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Aggiornato: 1 ora 6 min fa

Matera: Capitale europea della cultura, ma non conoscono la loro storia

Sab, 01/19/2019 - 17:58

Fare la figura del fesso a Matera

È una delle città più belle del mondo, unica.

Non a caso è diventata Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco e Capitale Europea della Cultura 2019.
Ci sono andato con Eleonora per una vacanza romantica. La vista sulla città vecchia (i Sassi) all’alba è qualche cosa che si sposa deliziosamente con sdilinquimenti emozionali… Sublime.

Meraviglioso! E il cibo pure. All’Osteria Pico ho assaggiato i peperoni secchi fritti nell’olio d’oliva vero che sono da arresto immediato!
Cammini per le stradine, in mezzo alle case scavate nel tufo, ed è una specie di massaggio al cervello. Tutto perfetto.

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La vera storia dei sassi di Matera (Video)

La città di Matera è unica al mondo, è un elaborato sistema di grotte, la mentalità e il pensiero della Preistoria che si sono tramandati fino a nostri giorni. Tutta la città serve a raccoglie l’acqua piovana attraverso un sistema di pozzi e canalette. Parola di esperto: Pietro Laureano!

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Desertificazione, clima, rinnovabili e l’egoismo generazionale

Sab, 01/19/2019 - 14:17

Sul clima in Italia c’è una scarsa attenzione. E ciò nonostante il fatto che ogni anno ci si trova di fronte ad appuntamenti, spesso considerati e non a torto rituali, come quelli delle varie Cop che sono considerati dalla maggioranza degli esperti ambientali, appuntamenti “cruciali” nel quale si decidono, forse, i destini delle prossime generazioni, per le quali definiremo se l’aumento di temperatura al 2100 possa essere di “soli” 2°C – quest’anno la soglia si è abbassata a 1,5°C alla ultima COP 24 di Katowice – oppure maggiore. Eppure i segnali netti circa il fatto che l’effetto serra dovrebbe interessare anche noi italiani ci sono.

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“Bohemian Rhapsody” in napoletano: la versione delle EbbaneSis è perfetta

Sab, 01/19/2019 - 10:04

Un lavoro sinergico e complesso, quello di Viviana Cangiano e Serena Pisa, che hanno tradotto e armonizzato in napoletano il testo di uno dei brani rock più famosi del mondo.

Una nuova marcia antirazzista a Milano: “Mobilitiamoci contro la politica della paura”

Sab, 01/19/2019 - 07:51

La prima marcia antirazzista, due anni fa, portò in strada a Milano oltre 100mila persone. Adesso un appello – già sottoscritto da 25 associazioni da tutta Italia – invita al nuovo appuntamento: una nuova mobilitazione nazionale, dal titolo ‘People-prima le persone’, convocata a Milano per il 2 marzo. “Il nostro è un appello a tutte e a tutti: diamo vita a una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone – scrivono gli organizzatori -. La politica della paura e la cultura della discriminazione vengono sistematicamente perseguite per alimentare l’odio e per creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà”.

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La rivincita dei riders di Foodora

Sab, 01/19/2019 - 01:58

Una buona notizia per i riders di Foodora, i fattorini in bici che lo scorso anno, come vi abbiamo già raccontato, avevano fatto causa all’azienda chiedendo, invano, che il loro lavoro fosse paragonato a quello di un dipendente: la corte d’appello di Torino ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha dato ragione ai ragazzi, sostenendo che vada loro riconosciuta la parità economica ai lavoratori subordinati della logistica, con tutte le retribuzioni dirette, indirette e differite.
Foodora dovrà ora pagare ai ragazzi le differenze retributive rispetto al livello 5 del contratto collettivo nazionale.

Anche se i giudici non hanno avallato le loro richieste di reintegro dopo il licenziamento, la sentenza ha lasciato piuttosto soddisfatti gli avvocati dei riders, perché riporta il loro inquadramento economico all’interno di un contratto collettivo nazionale. Un passo avanti nel riconoscimento di una garanzia di salario minimo e un contratto di riferimento per i riders, che l’azienda – oggi acquisita dalla spagnola Glovo – paragonava a liberi professionisti.

Una sentenza che potrebbe fare scuola o comunque cambiare gli equilibri.

Il Fatto Quotidiano riporta le parole di Sergio Bonetto, uno degli avvocati dei ragazzi: ”Credo che questo modificherà un po’ questi meccanismi. Perché, secondo me, il motivo essenziale per cui queste storie funzionavano così è che riuscivano a pagare pochissimo. Se sono pagati come normali fattorini, inquadrati secondo il contratto collettivo, tutto torna alla normalità e alla legalità da un lato, ma sparisce anche questa concorrenza infame di salari da 5 euro l’ora. Al di là del risultato complessivo, che è comunque positivo, il messaggio che conta di più è che non si può far lavorare per 5 euro l’ora”.

Il quotidiano la Repubblica riporta anche i commenti positivi dei sindacati, che chiedono nuovamente al governo di regolamentare questo tipo di lavori, di riaprire il tavolo sui rider in modo da generalizzare i principi stabiliti nella sentenza di Torino.

Foto di copertina: Claudio Furlan/LaPresse

 

Giraffe, elefanti e leoni: li vedi ovunque ma quelli veri spariranno a breve

Sab, 01/19/2019 - 01:56

Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. La giraffa masai, la più nota, ha perso il 97% dei suoi esemplari nel giro di qualche anno, “il che è quasi un genocidio quando si parla di una specie e dei suoi geni”, ha spiegato il ricercatore Franck Courchamp su CNRSLeJournal. Per gli elefanti va un pelo meglio, hanno una popolazione minore ma il commercio di parti del loro corpo è proibito anche negli Usa, e la loro dipartita genetica è prevista in 50 anni.

Eppure ogni anno vengono venduti più peluche di giraffe di quanti bambini nascono in Francia (più di 700.000 nel 2016) e sicuramente ben più delle giraffe che vivono sul nostro pianeta. Negli Usa, 10 tra le specie considerate più famose o carismatiche corrispondono al 48% dei peluche venduti ogni anno su Amazon. Li vediamo molto, li vediamo ovunque, ma non sappiamo che stanno sparendo. Il ghepardo affronta un declino che arriva al 70% in Africa, mentre in Asia va molto peggio.

Si calcola che i rinoceronti saranno estinti in natura entro il 2025, tra sei anni. Poco migliore la situazione per i leoni, attualmente ne restano circa 20mila in natura, ed erano 200mila un secolo fa: l’estinzione sarà reale in meno di vent’anni. Secondo una recente indagine della Bbc stanno sulla stessa barca gli scimpanzé, i pinguini, i licaoni (un lupo un tempo diffuso nell’Africa sub-sahariana) e le tigri.

Come risolvere il problema? Probabilmente il problema non ha soluzione, sebbene l’uso dei big data e in generale l’approccio con tecnologie avanzate abbia dato alcuni frutti, il destino degli animali più famosi del mondo, quelli che popolano da sempre l’immaginario infantile e non solo, è segnato. Paradossalmente, pare essere proprio la loro fama a rovinarli. Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Biology, e intitolato proprio “The paradoxical extinction of the most charismatic animals”, è proprio la loro costante presenza nei media, nel cinema, nei giochi e nella pubblicità a indurre la gente a dare per scontato che questi grandi animali stiano prosperando, o comunque se la cavino, allo stato selvatico. Ecco, niente di più sbagliato.

 

Immagini/Fotomontaggio di Armando Tondo

Il CIOCCOLATO è più efficace dello sciroppo per combattere la tosse!

Ven, 01/18/2019 - 14:01

Chocolate is better! Nel malaugurato caso siate alle prese con una fastidiosissima tosse è a una tavoletta di cioccolato che dovrete puntare. Al posto dello sciroppo tradizionale, c’è chi giura, infatti, che la cioccolata faccia miracoli e sia un rimedio del tutto naturale.

Lui è Alyn Morice, un professore della inglese Hull Cough Clinic, che già tempo fa dedicò le sue attenzioni alla teobromina contenuta nel cacao, considerandola un’arma naturale ed efficace contro i sintomi della tosse.

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Pensioni dopo il decreto, ecco come ottenere l’assegno nel 2019

Ven, 01/18/2019 - 12:30

Quota 100 (sperimentale per tre anni), blocco dell’aumento dell’aspettativa di vita per le pensioni anticipate, proroga dell’Ape sociale e di opzione donna. Il provvedimento arriva dopo che la manovra ha stanziato i fondi per finanziare la nuova quota 100- 4,7 miliardi nel 2019, 8 nel 2020 e 7 nel 2021 -, introdotto un taglio alle pensioni d’oro a partiredai 100mila euro lordi annui (interessati 24mila assegni), modificato i sette scaglioni di rivalutazione (con un recupero pieno fino a 1.522 euro) e introdotto una flat tax al 7% per i pensionati che decidono di trasferirsi dall’estero in una delle regioni del Mezzogiorno.

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Reddito di cittadinanza, come funziona in 10 punti chiave

Ven, 01/18/2019 - 12:22

I dettagli operativi sono invece contenuti nel decreto legge varato dal Consiglio dei ministri di oggi 17 gennaio. L’articolo 1 del decreto prevede che è istitutio dal mese di aprile 2019 il reddito di cittadinanza, «quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro». Una partita, quella del reddito di cittadinanza, che si gioca su almeno dieci passaggi-chiave

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La vignetta di Makkox sul 14enne morto in mare con la pagella cucita in tasca è la sola cosa che dovete vedere oggi

Ven, 01/18/2019 - 08:00

Una vignetta che ritrae un ragazzino, immerso nelle profondità del mare insieme a simpatiche creature marine e alla sua pagella scolastica: ecco il disegno realizzato da Makkox che racconta una storia dal triste epilogo. Il vignettista, infatti, ha rappresentato la vicenda di un migrante 14enne proveniente dal Mali e morto nell’aprile 2015, mentre cercava di attraversare il Mediterraneo su un barcone. Un totale di 58 vittime accertate e tantissimi dispersi (si stima un totale di 700-900 morti).

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Disabilità: i Percorsi Tattili di Capodimonte

Ven, 01/18/2019 - 01:43

Garantire a tutti l’accesso ai musei e alle opere d’arte. E’ questo il significato dei “Percorsi Tattili e Narrativi” messi a punto nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, per permettere, ad esempio ai non vedenti, di toccare le opere d’arte (originali, non riproduzioni), sentendo i diversi tipi di materiali usati.
Nel video intervista a Maria Rosaria Sansone e Giovanna Garraffa.

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Per maggiori informazioni: http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/percorsi-tattili/

Agricoltura di precisione per l’ambiente e la biocircolarità

Ven, 01/18/2019 - 01:31

“Un sistema che fornisce gli strumenti fondamentali per fare la cosa giusta, nel posto giusto, al momento giusto” è il concetto espresso da Pierce e Novak (1999) per sintetizzare quelle attività che sono alla base dell’agricoltura di precisione.

Il National Research Council americano (1997) la definisce invece: “Una strategia che usa le tecnologie d’informazione per integrare dati provenienti da più strati informativi ai fini decisionali per la gestione dei sistemi agricoli”.

Quale che sia la definizione più puntuale dell’agricoltura di precisione, termine noto a chi appartiene al settore e meno ai più, forse più semplicemente si può spiegare,  come una strategia gestionale dell’agricoltura in cui si impiegano tecnologie innovative volte all’esecuzione di pratiche e interventi agronomici che tengano conto delle specifiche esigenze di ogni singola coltura.

Il tema è tanto complesso quanto interessante perché attraverso queste tecniche le aziende agricole possono aumentare la loro efficienza produttiva e qualitativa, ridurre i costi e ottimizzare gli input, minimizzando gli impatti ambientali. Ecco perché se ne parla sempre più nel mondo agricolo e nuove aziende nascono proprio per sviluppare queste tecnologie.

Agricolus è una startup che nasce a febbraio del 2017 il cui ambito di operatività è proprio l’agricoltura di precisione. La sua innovazione è un ecosistema cloud di applicazioni pensato per ottimizzare le pratiche agronomiche e supportare così il lavoro di agricoltori, imprese agricole e agronomi. In concreto Agricolus è una piattaforma composta da strumenti per la raccolta e analisi dati: Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS), modelli previsionali, lotta intelligente alle fitopatie e telerilevamento.

L’azienda progetta e realizza Strumenti di Supporto alle Decisioni, il cui utilizzo consente anche di definire politiche di fertirrigazione di precisione: ciò significa che l’impiego delle risorse non è “standard”, ma viene calcolato in base al reale fabbisogno. I trattamenti e le irrigazioni vengono così programmati e realizzati solo quando e dove serve.

Andrea Cruciani, CEO di Agricolus, entra nel merito di come e quanto questa tecnologia consenta minori impatti ambientali e risparmi di costi: “In questo modo, alcuni studi calcolano che si può raggiungere oltre un 40% di risparmio sui costi dei trattamenti, anche se nell’operatività ci aggiriamo ancora intorno al 20%. Ne deriva di conseguenza un pari risparmio sul lato dell’impatto ambientale: utilizzare meno risorse come acqua, pesticidi e fertilizzanti non si traduce solo in una diminuzione dei costi, ma anche nella salvaguardia dell’ambiente che ci circonda”.

La storia dell’azienda viene da più lontano: “L’idea nasce infatti già nel 2010, quando inizia l’attività di ricerca e sviluppo sull’applicazione di tecnologie innovative per l’agricoltura all’interno di un’azienda informatica in cui siamo stati incubati prima di diventare ufficialmente una startup” racconta Cruciani. “La decisione di conferire ad Agricolus una sua “autonomia” arriva dopo la realizzazione di diversi progetti, soluzioni customizzate per grandi clienti e importanti riconoscimenti europei in ambito Smart Agriculture”.

Agricolus ha un team multidisciplinare che intreccia le competenze per soddisfare le esigenze del cliente finale: agrononomi, sviluppatori, analisti e tecnici GIS, ma anche figure che si occupano di comunicazione e web marketing. Il team dei fondatori è composto da Andrea Cruciani (CEO) insieme a Antonio Natale (COO) e a Diego Guidotti (R&D).

La parte più significativa della loro innovatività consiste nell’avere tutti gli strumenti a disposizione all’interno di un’unica piattaforma, attraverso cui gestire gli interventi colturali da effettuare e dove registrare tutte le operazioni relative ai propri campi. “Inoltre i nostri modelli sono basati su diverse fonti di dati: sensori sul campo; satellitari; operazioni di  scouting sul campo (automatiche e non), macchinari agricoli” spiega Cruciani “e una delle caratteristiche principali di Agricolus è di essere un collettore di dati eterogenei che attraverso i nostri modelli matematici vengono uniti (data fusion) per fornire previsioni e stime di alcuni fenomeni: questi modelli non vengono usati solo per prevedere, ma anche per evidenziare delle caratteristiche importanti al fine del supporto alle decisioni”.

Lo scorso anno sono stati tra i vincitori della competizione Start2beCircular, promossa da Fondazione Bracco, Fondazione Giuseppina Mai di Confindustria e Banca Prossima per promuovere la transizione a favore di una crescita sostenibile attraverso iniziative imprenditoriali innovative.

Sul tema biocircolarità in particolare, Cruciani dà notizia di un progetto attualmente in corso: “Stiamo portando avanti diverse iniziative e progetti sperimentali come quello che abbiamo da poco accreditato presso il Large Scale Pilot IoF (internet of farming) che ci vede alle prese con un progetto di economia circolare tra la produzione di foraggio per allevamento e l’utilizzo del letame dell’allevamento nella concimazione del foraggio stesso. Il tutto per un controllo preciso della gestione sia in campo che in stalla che conduca ad una produzione di maggiore qualità”.

Immagine: https://www.agricolus.com/

I diesel Euro 6 inquinano meno delle auto elettriche: vero o falso?

Ven, 01/18/2019 - 01:01

In base ai parametri che decidiamo di considerare, auto elettriche e auto diesel inquinano più o meno le une delle altre.

Se considerassimo soltanto la fonte di alimentazione concluderemmo che le auto elettriche generano praticamente zero emissioni. Su questa certezza i produttori e i sostenitori dell’elettrico fanno leva da anni. Ma entrano in gioco altri elementi, che periodicamente riaccendono il dibattito al punto da rimettere in discussione l’impatto ambientale dei veicoli elettrici a favore dei diesel più moderni. Negli ultimi mesi è accaduto ancora, quando una serie di notizie annunciava la disfatta dell’elettrico e osannava i diesel Euro 6. Cosa c’è di vero?

Adac: le elettriche meno inquinanti su lunghi chilometraggi e se si usano fonti rinnovabili

A inizio 2018 uno studio dell’Adac, l’Automobil Club Tedesco faceva finire la partita con un pareggio. Le elettriche sono meno inquinanti rispetto a diesel e benzina se consideriamo le emissioni di CO2 ma soltanto su lunghi chilometraggi, in media 150mila km nell’arco di vita del veicolo. Su chilometraggi dell’ordine dei 50mila km invece vincono i motori termici tradizionali.

Secondo l’Adac le auto elettriche con grandi batterie e autonomia tendono ad avere scarso rendimento. Si può migliorare la performance ambientale con l’uso di elettricità da fonti rinnovabili. Nella classe medio-bassa, il veicolo elettrico mostra il miglior bilancio di CO2 anche quando si utilizza un mix energetico come quello tedesco, meglio dell’ibrido plug-in e dell’ibrido, dice lo studio. Ma considerando un chilometraggio totale di 50mila km i diesel risultano migliori perché i veicoli elettrici non riescono a compensare le elevate emissioni di CO2 derivanti dalla produzione di elettricità.

Come si produce una batteria?

Altro tema cruciale: la produzione delle batterie destinate ai veicoli elettrici. Se queste auto generano meno emissioni nocive rispetto a quelle del passato, non è detto che abbiano un basso impatto ambientale. Anzi, nel caso delle auto elettriche le questioni irrisolte sono più di una per poter dire che si tratta di veicoli a impatto zero. Innanzitutto, va risolto il problema della provenienza dei materiali che occorrono a produrre una batteria, i minerali rari come litio, nichel e cobalto, spesso ottenuti in condizioni non sostenibili per lavoratori e territori: basti pensare alla nuova “corsa all’oro” che vede protagonista l’Africa e i suoi nuovi schiavi. Cosa accadrà se la produzione di batterie, spinta dalla domanda di auto elettriche, aumenterà? Occorre assicurare un volto sostenibile a questa produzione.

Va poi risolto il problema dell’energia che alimenta questi veicoli. Energia che, appunto, se viene prodotta in vecchie centrali a carbone va a creare un paradosso: un veicolo che dovrebbe aiutare a ridurre l’inquinamento finisce per servirsi di fonti altamente inquinanti.

Il parere del CNR

Si è espresso più volte sul tema anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche per bocca dei suoi ricercatori ed esperti. Qualche mese fa, il fisico Valerio Rossi Albertini precisava che il parco auto elettrico attualmente circolante in Italia si potrebbe interamente alimentare con circa lo 0,1% della produzione fotovoltaica del nostro Paese. Le batterie delle auto elettriche sono comunque molto meno inquinanti di quelle dei veicoli tradizionali, a piombo, un metallo pesante pericoloso certamente più del litio. Riguardo poi l’inquinamento atmosferico, l’emissione di CO2 da combustione altera il clima del pianeta, ma non stiamo parlando di un gas tossico. Al contrario, è tossica “la produzione di gas di scarico e di polveri sottili che si concentrano nei grandi centri urbani, proprio dove è alta la densità di popolazione“, aggiunge il fisico, che ribadisce la particolarità delle auto elettriche di non emettere polveri sottili da combustione e di produrne quantità trascurabili dai freni, che basano il loro funzionamento su campi magnetici che non generano particolato.

Il problema, dunque, non è il veicolo in sé. Dobbiamo spostarci altrove per valutare in maniera globale l’impatto di un’auto elettrica. Dobbiamo cioè spostarci là dove viene prodotta l’energia che la alimenta e là dove viene prodotta una batteria.

Sempre dal CNR, Carlo Beatrice, ricercatore, riassume così la questione: “L’auto elettrica non darà grandi effetti benefici sul clima globale: sposterà le emissioni dalla fase di uso a quella di produzione dell’energia. Sarebbe invece necessario considerare l’intero ciclo di vita di un veicolo, includendo quindi la produzione, l’uso e la dismissione dello stesso. A questo proposito il CNR mostra un recente studio tedesco che ha comparato le emissioni di CO2 totali, su un veicolo di segmento C di circa 1400 kg di peso. A 168mila chilometri percorsi la differenza tra un’auto elettrica e un’auto diesel diventa pari a zero”.

Attenzione però: nel corso dei mesi, queste dichiarazioni sono state trasformate fino a renderle affermazione certa che le auto elettriche siano più inquinanti dei motori diesel più moderni. In realtà Beatrice intendeva puntualizzare soltanto il rischio di trascurare lo spostamento dell’inquinamento dalle strade alle centrali e ai luoghi di produzione di energia e componenti. È anche vero, allo stesso tempo, che i motori diesel di nuova generazione nel giro di una decina d’anni saranno migliorati per ridurre le emissioni di ossidi di azoto attuali. Nessuno ha concluso in maniera affrettata che i diesel inquineranno meno dell’elettrico: per approfondire è possibile visionare nel dettaglio i materiali presentati dallo stesso Beatrice nel corso dell’intervento dal quale poi sono state estrapolate una serie di dichiarazioni che hanno fatto il giro del Web ma non risultano del tutto aderenti alle sue considerazioni.

Quindi le auto elettriche inquinano meno dei diesel Euro 6?

Per dare una risposta dobbiamo interpretare proprio i materiali di Beatrice, forse non comprensibili al grande pubblico e a una prima lettura, e tuttavia molto interessanti. Come dicevamo, se in questo momento decidessimo tutti di acquistare un’auto elettrica ci ritroveremmo con uno spostamento dell’origine dell’inquinamento che dai centri urbani si concentrerebbe là dove l’energia viene prodotta.

Se ci soffermiamo su questa immagine notiamo subito che il livello di emissioni di CO2 dei motori diesel risulta minore. Ed è questo il parametro che in futuro dovremo considerare per un vero confronto sulle performance ambientali, a patto che sia mantenuta la promessa di un lavoro costante che farà sì che i diesel Euro 6 – i più numerosi a quel punto sul mercato – raggiungano un livello di emissioni di circa 10 mg/km. Divenuto trascurabile quest’ultimo parametro, dunque, e considerando l’entrata in vigore della normativa sulle emissioni RDE – Real Driving Emission (la misurazione degli inquinanti rilasciati durante test su strada), non è detto che i veicoli elettrici siano la soluzione migliore per ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti, in particolare per veicoli di medie e grandi dimensioni che viaggiano su strade extraurbane e sulle autostrade.

Dipende, insomma, dall’utilizzo che si fa di un veicolo e dall’evoluzione che nel prossimo futuro interesserà il comparto della produzione di energia.

La risposta era già stata svelata all’inizio di questo articolo: dipende dalla prospettiva scelta per osservare la questione.

In copertina: Disegno di Armando Tondo

Alcol, sigarette e gioco d’azzardo: per i minori l’accesso è quasi libero

Ven, 01/18/2019 - 00:07

Il 65% dei commercianti non controlla l’età dei ragazzi a cui vende alcolici.
Il 40% del tabacco ai minorenni viene venduto nelle tabaccherie e, rispetto al gioco d’azzardo, al 62% degli under18 non è stato mai chiesto il documento per verificare l’età.

Insomma: ai prodotti come alcol, tabacco e giochi d’azzardo, vietati ai minorenni dalla legge, i ragazzi italiani con meno di 18 anni hanno un accesso piuttosto semplice, in diversi casi quasi libero.  I dati arrivano dall’indagine “Venduti ai minori” promossa dal Moige (Movimento italiano genitori), organizzazione che agisce per la protezione e la sicurezza dei bambini attraverso azioni di intervento e prevenzione sui problemi dell’infanzia e dell’adolescenza.

L’alcol

Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori guidati da Tonino Cantelmi dell’Università Europea di Roma su un campione di 1.388 minori tra gli 11 e i 17 anni frequentanti scuole secondarie di primo e secondo grado italiane, ha messo in evidenza che pub, discoteche e bar (64%) sono il principale accesso all’alcol degli under18, e che la maggior parte dei rivenditori non presta attenzione al rispetto della normativa vigente a tutela di chi non è ancora maggiorenne: se il 65% degli esercenti non controlla l’età dei ragazzi, il 38% – anche quando la verifica – non si rifiuta di somministrare comunque le bevande alcoliche. Inoltre sembrerebbe che nel 48% dei casi i commercianti abbiano continuato a vendere alcolici nonostante il visibile stato di ubriachezza dei giovani acquirenti.

Tabacco, sigarette e cannabis

Anche nel caso della vendita di sigarette e di tabacco nel 63% dei casi il documento ai giovani acquirenti non viene chiesto e, secondo i dati raccolti, il 45% dei venditori non si rifiuta di vendere sigarette nonostante abbia accertato la minore età. Riguardo alla vendita tramite i distributori automatici, gli adolescenti intervistati affermano di aver aggirato il problema della verifica dell’età tramite tessera sanitaria chiedendo a un amico più grande (66%) o utilizzando la tessera di un genitore o un fratello (19%), mentre il 15% dichiara di avere accesso a distributori che vendono senza chiedere la tessera, e quindi illegali.
Stesso copione anche per quanta riguarda la sigaretta elettronica: i giovani hanno dichiarato che nel 78% dei casi non è stato chiesto loro un documento prima dell’acquisto e che 3 volte su 4 il rivenditore non si è rifiutato di vendere il prodotto nonostante avesse accertato la loro minore età. E per quanto riguarda la vendita di cannabis light, dall’indagine è emerso che tra i cannabis shop 7 rivenditori su 10 (68%) hanno venduto il prodotto nonostante gli acquirenti fossero under18.

Il gioco d’azzardo

Rispetto al gioco d’azzardo, al 62% dei minori non è stato mai chiesto il documento per verificare l’età e in un caso su due il rivenditore non si è rifiutato di farlo malgrado la conoscenza della minore età. ‘’Sono dati molto gravi e preoccupanti che fanno emergere un grande pericolo per la tutela dei nostri figli – ha affermato Antonio Affinita, direttore generale del Moige -. Occorre ripensare e ridefinire il sistema di sanzioni, controlli e formazione. L’impegno a proteggere  i minori non può essere confinato solo in famiglia, ma riguarda tutti coloro che producono tali prodotti nocivi, che devono attivarsi fattivamente per garantire che non vadano a finire nelle mani dei nostri ragazzi’’.

Agire con urgenza per tutelare i minori

“Occorrono – ha commentato la senatrice Licia Ronzulli, Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza -. interventi normativi più stringenti verso chi compie atti così miserabili verso un minore. L’indagine del Moige apre uno squarcio molto ampio e decisamente preoccupante ed evidenzia la necessità di agire con urgenza per la tutela dei minori, rilanciando anche il tema dei controlli. Dobbiamo ricordarci che la tutela dei minori non è un optional”.

 

La solidarietà che fa bene (anche) al portafoglio

Gio, 01/17/2019 - 14:25

«Il Villaggio Solidale è come un gol al 90° minuto. Un luogo che ti ribalta la partita, cioé la vita, quando sei in difficoltà» racconta Francesco Fossati, con il piglio deciso di chi questo progetto l’ha voluto con tutte le sue forze.

Siamo a Lurano, in provincia di Bergamo. Un paese di 3mila anime, immerso nel verde. Qui, il Consorzio Famiglie e Accoglienza (Fa), che fa parte del gruppo cooperativo Cgm, ha dato vita al Villaggio Solidale, inaugurato l’estate scorsa.

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Quando l’incompetenza è inconsapevole

Gio, 01/17/2019 - 07:53

La sindrome è nota, ma qualche recente fatterello di cronaca mi suggerisce che non se ne è ancora parlato abbastanza. Inoltre, oggi che la rete dà voce e visibilità globale (sto citando Umberto Eco) a legioni di imbecilli, l’effetto Dunning Kruger sembra essere diventato pervasivo.

Eppure il fenomeno non è così nuovo, se già Socrate – e siamo nel quinto secolo avanti Cristo – avverte che è “sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza”. E se il faraone Akhenaton (qui siamo nel quattordicesimo secolo avanti Cristo) afferma che “il folle è ostinato e non ha dubbi. Conosce tutto tranne la propria ignoranza”.

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Ricette della cucina di Gela: Sarde a Beccafico Fritte

Gio, 01/17/2019 - 01:59

Ingredienti per 4 persone:

800 gr di sarde
80 gr di pangrattato
100 gr di pecorino
un trito di aglio e prezzemolo
5 uova sbattute (tre per la farcia e due per passare nell’uovo le sarde)
100 gr di farina bianca
aceto
olio di oliva
sale e pepe

 

Procedimento

Per preparare le sarde a beccafico cominciate a pulire tutte le sarde squamandole, svuotandole delle interiora e privandole di testa e lisca, ma lasciando la coda. Lavatele, asciugatele delicatamente e apritele a libro stando attenti a non dividere le due metà attaccate dal dorso.

Mettete le sarde a macerare nell’aceto rosso in modo che copra del tutto i pesci.
Il bagno nell’aceto serve a eliminare le squame, che si scioglieranno in maniera naturale e delicata. Serve inoltre a insaporire le sarde.
L’ammollo deve durare da venti minuti circa, a massimo mezz’ora, ma non deve andare oltre, altrimenti il pesce si potrebbe sfaldare.

Preparate il composto. Sbattete 3 uova, insaporite con sale e pepe, quindi unite il trito di prezzemolo e aglio e il pangrattato ed infine aggiungete il pecorino.

Prendere una sarda e fatela aderire nella mano e disponete questo composto, in modo che la pelle resti all’esterno, e, in seguito, chiudete con l’altra sarda “a chiappa”, cercando di sigillare i bordi più che potete.

Sbattete le 2 uova e procedete a una panatura , ma in questo caso utilizzate la farina anziché il pangrattato, avendo cura di panare, oltre fronte e retro, anche le parti laterali delle sarde.

A questo punto potrete procedere alla cottura. Fatele friggere in abbondante olio extravergine d’oliva caldo per pochi minuti e, solo a fine cottura, aggiustatele di sale.

Potete servirle calde o lasciarle riposare e servirle successivamente.

ALTRE FOTO DELLA RICETTA: https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/sarde-a-beccafico-fritte/

 

In calo gli incidenti sulle strade ma in aumento quelli mortali

Gio, 01/17/2019 - 01:36
Le cifre: morti e feriti sulle strade italiane

Nel 2017 sono stati 174.933 gli incidenti stradali con lesioni a persone, in leggero calo rispetto al 2016. Le vittime sono state 3.378, morte entro 30 giorni dall’evento. I feriti 246.750.

Rispetto al 2016, si registra un aumento del numero dei decessi (95 in più, +2,9%). Tra le vittime sono in aumento i pedoni (600, +5,3%) e soprattutto i motociclisti (735, +11,9%), stabile invece il numero degli automobilisti deceduti (1.464, -0,4%) e in calo quello dei ciclomotoristi (92, -20,7%) e ciclisti (254, -7,6%).

Sull’aumento del numero di morti incide soprattutto quello registrato su autostrade (intese anche come tangenziali e raccordi autostradali) e strade extraurbane (296 e 1.615 morti; +8,0% e +4,5%). L’aumento è più contenuto sulle strade urbane (1.467 morti; +0,3%). Nei grandi Comuni però l’Istat evidenzia una tendenza opposta: un -5,8% del numero di vittime nell’abitato.

Rispetto al 2016 gli incidenti e i feriti registrano una lieve diminuzione (-0,5% e -1,0%). Stabile il numero dei feriti gravi, che secondo i dati di dimissione ospedaliera sono stati 17.309 (-0,1%). Il rapporto tra feriti gravi e deceduti è sceso a 5,1 da 5,3 dell’anno precedente. Il tasso di lesività grave sulla popolazione residente è di 28,6 feriti gravi per 100mila abitanti (40,1 per gli uomini e 17,7 per le donne).

Tutto questo mentre nel 2017 crescevano del 7% le prime iscrizioni di veicoli e il parco veicolare cresceva dell’1,7%; in aumento anche le percorrenze autostradali (+2,2%) con quasi 84 miliardi di km percorsi.

Anche l’uso del cellulare tra i comportamenti fatali

Distrazione alla guida, mancato rispetto della precedenza e velocità troppo elevata (nel complesso il 40,8% dei casi) sono tra le cause di incidenti segnalati dall’Istat. Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate sono l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso di telefono cellulare alla guida.

Confronto con l’Unione Europea

In Ue diminuisce di poco il numero delle vittime di incidenti stradali (-1,6% rispetto al 2016). Sono stati registrati 25.315 decessi (25.720 del 2016). Nel confronto tra il 2017 e il 2010 – anno di benchmark della strategia europea per la sicurezza stradale – i decessi si riducono del 19,9% a livello europeo e del 17,9% in Italia. Si parla comunque di 49,7 morti per incidente stradale ogni milione di abitanti in Ue e 55,8 nel nostro Paese. L’Italia in questa macabra classifica scende dal 14° al 18° posto.

Contraddizioni soltanto apparenti

Alcuni dati meritano una riflessione più approfondita. Innanzitutto, mentre spesso si tende a parlare di strade pericolose soprattutto per chi viaggia in bicicletta, pare che invece siano soprattutto motociclisti e pedoni a essere coinvolti in incidenti. Come mai?
In realtà cresce il numero delle vittime tra i pedoni, ma non in un contesto urbano. Non solo. Nel 79% dei casi, le vittime sono over 65, quasi tutte sono state travolte da auto ma cresce il numero di moto coinvolte. Sicuramente questa fascia d’età è più a rischio perché cammina molto a piedi, ma dobbiamo anche considerare un altro dato contrario le aspettative: non è sempre colpa della velocità elevata di auto e moto, come si potrebbe affermare senza esitazioni.

La velocità eccessiva è la terza causa di incidente con lesioni (10,3%). La causa primaria risulta essere infatti la distrazione (16%), seguita dal mancato rispetto di precedenze e dei semafori (14,5%). Seguono poi il non rispetto della distanza di sicurezza, manovre scellerate e in certi casi anche i comportamenti del pedone stesso, che magari non presta abbastanza attenzione prima di attraversare la strada, o lo fa con gli occhi fissi sul cellulare e così via. In altre parole, se sommiamo l’età avanzata delle vittime ai comportamenti non corretti dei guidatori, ecco spiegata la gran parte degli incidenti sulle strade italiane. E vale anche per i motociclisti, che sono vittime dei propri comportamenti ma anche di quelli di altri guidatori o di azioni improvvise dei pedoni, ai quali non riescono a reagire al meglio fronteggiando l’imprevisto con prontezza di riflessi.

Se non basta più educare, la tecnologia può salvarci

Si può educare forse ad un maggiore rispetto delle regole e a moderare la velocità, ma contro la distrazione è più complicato agire. Non tutto è perduto però. Le auto stesse, sempre più tecnologiche, possono aiutare a ridurre il numero degli incidenti. Ormai guidare è un’esperienza, le auto non sono più soltanto un mezzo di trasporto: quando si sale a bordo si entra in un mondo iperconnesso, in cui i nostri device – a partire dallo smartphone – interagiscono con la vettura, rispondono a seconda delle nostre preferenze e ci garantiscono una guida personalizzata nel dettaglio. Ma tecnologia significa anche maggiore sicurezza. Le auto del prossimo futuro sono dotate di sensori, di sistemi di frenata automatica, di avvisi in caso di uscita dalla carreggiata e riconoscono quando il semaforo diventa rosso rallentando progressivamente la vettura. E, naturalmente, riconoscono i pedoni sulle strade e gli altri veicoli in movimento, tutto preziosissimo se guardiamo ancora ai dati Istat e teniamo conto del fatto che la maggior parte degli incidenti avviene su strade non urbane, dove la visibilità magari si riduce, così come l’attenzione da parte del guidatore.

I produttori mettono in evidenza proprio queste novità per proporre sul mercato nuovi modelli, sempre più tecnologici e sofisticati, ma è importante non lanciare messaggi controproducenti che potrebbero spingere il guidatore a preoccuparsi meno del proprio comportamento, nella certezza assoluta che il proprio mezzo rimedierà alla sua crescente distrazione. Proprio per questo, ad esempio, all’inizio di un video della Toyota che  illustra le soluzioni installate a bordo in tema sicurezza c’è un avviso: “I guidatori devono sempre essere responsabili delle proprie condizioni di sicurezza. Guidate con prudenza e fate attenzione a ciò che vi circonda. A causa delle condizioni delle strade, degli altri veicoli, del meteo… il sistema potrebbe non funzionare come si immagina”.

Fonte: https://www.istat.it/it/archivio/219637

http://www.fmweek.it/download/853/

 

 

Come combattere lo stress senza stressarsi (Infografica)

Gio, 01/17/2019 - 01:33

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