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Aggiornato: 40 min 13 sec fa

L’uccello “più raro del mondo” torna in natura

Mer, 01/02/2019 - 09:08

L’uccello definito il “più raro del mondo” torna nel suo ambiente naturale: ne sono stati rilasciati 21 esemplari vicino ad un lago nel Nord del Madagascar. Si tratta della moretta del Madagascar, (nome scientifico Aythya Innotata), un’anatra tuffatrice che per 15 anni è stata ritenuta estinta. Prima della sua riscoperta nel 2006, infatti, l’ultimo avvistamento era stato fatto nel 1991. Dodici anni fa sono stati rinvenuti gli ultimi 25 esemplari della specie in un piccolo lago sperduto, dove si erano ritirati quando il loro habitat naturale era diventato troppo inquinato: ma erano solo “aggrappati all’esistenza in un luogo non proprio adatto a loro”, spiega alla Bbc Rob Shaw, responsabile dei programmi di conservazione presso Wildfowl e Wetlands Trust (WWT).

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Gli integratori alimentari: la grande illusione

Mer, 01/02/2019 - 01:39

Per chi gode di buona salute e segue un’alimentazione mediterranea varia ed equilibrata gli integratori alimentari non servono a nulla. A nulla. “Lo possiamo dire chiaramente e senza timore di venire smentiti”, spiega a People For Planet Giuseppe Fatati, Direttore della Struttura Complessa di Diabetologia e Dietologia dell’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni. “Per una persona in salute che mangia in modo equilibrato non è necessaria alcuna integrazione. E questo per diversi motivi: perché l’alimentazione mediterranea da sola è sufficiente a fornirci tutti gli elementi di cui abbiamo bisogno; perché i micronutrienti contenuti nel cibo vengono assorbiti meglio e non presentano effetti avversi; e perché una dieta equilibrata fornisce una varietà di sostanze nutrizionali in quantità biologicamente ottimali rispetto alla loro assunzione isolata in concentrazioni elevate”. E il discorso vale anche per due categorie particolarmente sensibili all’argomento, gli sportivi e gli anziani, che da sole trainano buona parte di questo mercato in continua espansione, che solo lo scorso anno è cresciuto del 5,9% sfiorando i 3 miliardi di euro.

Effetto nutritivo o fisiologico

Gli integratori alimentari – si legge sul sito del ministero della Salute – sono “prodotti alimentari destinati a integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”.

Nessuna certezza

Rinforzare il sistema immunitario, ridurre la stanchezza, aumentare tono ed energia (35%), gestione di situazioni specifiche (28%) tra cui disturbi intestinali, ai genitali femminili o delle vie urinarie, prevenzione (22%) in particolare nell’ambito cardiovascolare e osteoarticolare, promozione del benessere (15%): sono queste le motivazioni che più frequentemente spingono gli italiani ad acquistare integratori alimentari. “Ma sono indicazioni non confermate dalla scienza poiché, attualmente, non c’è letteratura scientifica univoca su questi prodotti”, spiega Fatati. “Alcuni integratori vengono poi acquistati pensando che siano in grado di prevenire l’insorgenza di malattie importanti come tumori e patologie cardiovascolari, ma non c’è nulla di dimostrato”.

Uso improprio ed effetti avversi

Non solo. Secondo il Position Statement “Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze” redatto dalla Fondazione Gimbe, che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario: “relativamente all’assunzione degli integratori alimentari le evidenze scientifiche mostrano che nella stragrande maggioranza dei casi il loro uso non solo è improprio, in quanto una dieta bilanciata sarebbe molto più efficace per ‘sanare’ eventuali carenze, ma che spesso questi prodotti si associano a effetti indesiderati sia per la concomitanza di patologie o di trattamenti farmacologici con cui possono interferire, sia per i potenziali effetti avversi quando oligoelementi e vitamine vengono assunti in dosi superiori rispetto ai reali bisogni”.

Certificata la buona manifattura, ma non l’efficacia

Certo è che, per quanto riguarda gli integratori che si vendono nei canali professionali come farmacie e parafarmacie, sono prodotti sicuri dal punto di vista del ciclo produttivo perché validati dal ministero della Salute con controlli che assicurano che ogni singolo articolo soddisfi una corretta applicazione della “Good manufacturing practice” (buona prassi di produzione), ovvero quell’insieme di regole, procedure e linee guida che garantiscono l’assenza di contaminanti viventi (virus, batteri, ecc.) e sostanze tossiche (metalli pesanti, impurità chimiche, ecc.) al proprio interno. Ma non sono sottoposti ad alcun obbligo di dimostrazione di efficacia, e anche le indicazioni relative al loro impiego sono basate sui claim ammessi dal Regolamento Europeo, e non su evidenze reperibili dalla letteratura scientifica.

No a lunghi periodi di assunzione

“Presi occasionalmente – precisa Fatati – non fanno male, ma attenzione a seguire le indicazioni anche e soprattutto per i periodi di assunzione. Assumere integratori per lunghi periodi può nuocere. Inoltre l’automedicazione, se non guidata, porta più danni che benefici, anche perché possono esserci diverse interazioni con terapie farmacologiche eventualmente in atto, ad esempio del gynkgo biloba con gli antiaggreganti e gli anticoagulanti, del ginseng con i farmaci contro la pressione alta, del magnesio e del potassio con alcuni farmaci della pressione”, spiega Fatati. E poi, continua l’esperto, se stiamo bene non ha alcun senso assumere un integratore, qualsiasi esso sia. E se invece ci sentiamo stanchi o stressati, “la soluzione non è certamente in un integratore che ci auto-prescriviamo. Meglio andare dal medico e fare un quadro completo della situazione”.

Adulti in salute: integrazioni non raccomandate

A fronte del legittimo entusiasmo dei produttori per un mercato in continua crescita, “le evidenze scientifiche sugli integratori vanno in tutt’altra direzione – si legge nel documento redatto dalla Fondazione Gimbe -. La maggior parte dei trial controllati randomizzati su integratori di vitamine e minerali non ha dimostrato chiari benefici per la prevenzione di patologie croniche non correlate a specifiche carenze nutrizionali. In particolare le evidenze sono insufficienti per valutare il profilo rischio-beneficio di integratori singoli o multipli per la prevenzione di malattie cardiovascolari e neoplasie. Di conseguenza, negli adulti in buona salute l’integrazione di supplementi multivitaminici e multimineralici non è raccomandata”.

Quando servono davvero

Anche se l’utilizzo di integratori alimentari non è raccomandato per la popolazione generale, l’assunzione di specifici supplementi può essere raccomandata in determinate fasi della vita e in alcuni sottogruppi a rischio nei quali il fabbisogno nutrizionale può non essere soddisfatto attraverso la sola dieta. Che è il caso, ad esempio, di pazienti sottoposti a terapie farmacologiche lunghe che comportano malassorbimento di alcuni nutrienti, di persone con particolari patologie, di individui che sono stati sottoposti a chirurgia bariatrica o ad altri interventi invasivi: “In questi casi i supplementi sono necessari per facilitare un buon recupero “. Un altro caso in cui gli integratori servono davvero riguarda le donne in gravidanza, che hanno bisogno di acido folico. Quanto agli anziani, soprattutto i cosiddetti “giovani anziani” di 65-75 anni, se sono in salute e mangiano in modo corretto non hanno bisogno di alcun supplemento. “Le integrazioni possono essere necessarie in soggetti che hanno problemi a masticare e/o a deglutire e non riescono ad alimentarsi in maniera completa, o che seguono terapie particolari: ma sono tutte situazioni in cui le integrazioni sono mirate e prescritte dal medico curante, non ‘auto-prescritte’ e acquistate in autonomia”, precisa Fatati. 

Gli sportivi

Per quanto riguarda la categoria degli sportivi, che insieme a quella degli anziani trainano buona parte del mercato degli integratori, l’acqua è l’unica sostanza da integrare di cui hanno realmente bisogno. “L’unica integrazione necessaria dopo una sessione di allenamento è una buona dose di acqua per reintegrare i liquidi persi con il sudore. Chi pratica sport agonistico ad alto livello può avere necessità di integrare alcuni nutrienti, ma deve essere il medico dello sport a valutare la situazione”. Spesso però nelle palestre molti tendono al “fai da te”, soprattutto quando l’obiettivo è aumentare la massa muscolare. “In questo settore ‘far da sé’ è molto pericoloso. Particolare attenzione va prestata alle integrazioni di amminoacidi o di sostanze che dovrebbero migliorare le prestazioni, che spesso vengono assunte in autonomia e in dosi massive, che possono portare a problemi di salute anche importanti”.

 

16 miliardi di euro di sussidi dannosi per l’ambiente non verranno tagliati nel 2019

Mer, 01/02/2019 - 01:23

Sul filo del rasoio e a poche ore dall’esercizio provvisorio, il 30 dicembre scorso è arrivato con 313 sì e 70 no (astenuti Pd e Leu, sia pure presenti in aula) il via libero definitivo alla manovra 2019, che però si è scordata di includere il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi.

A febbraio 2017, in un rinnovato esercizio di trasparenza a seguito degli Accordi di Parigi che avevano visto la partecipazione dell’Italia, il ministero dell’Ambiente italiano aveva pubblicato un documento dal titolo “Catalogo dei sussidi ambientali favorevoli e dei dei sussidi dannosi 2016” dove era messo nero su bianco che dei 41 miliardi di euro di sussidi versati, l’equivalente di circa il 2,5% del prodotto interno lordo nazionale, 9 avevano un impatto incerto o nullo sull’ambiente e 32 si dividevano tra sussidi favorevoli e sfavorevoli all’ambiente.

Cosa sono precisamente i sussidi sfavorevoli all’ambiente? L’Ocse li definisce così: sono sfavorevoli quei sussidi che “aumentano i livelli di produzione tramite il maggior utilizzo della risorsa naturale con un conseguente aumento del livello dei rifiuti, inquinamento e dello sfruttamento della risorsa naturale e distruzione della biodiversità.” Al netto della difficoltà di individuare con precisione i nessi tra un sussidio e i suoi effetti dannosi, il ministero aveva stabilito che l’Italia nel 2016 aveva versato 16,6 miliardi di euro di sussidi dannosi, di cui 11,5 miliardi finiti a beneficio delle fonti energetiche fossili. Miliardi, non bastanti a risolvere i problemi dell’Italia, ma pur sempre utili a risollevarla dall’impasse economico ed ambientale in cui versa. Soldi che sarebbero stati utili in questo nuovo anno, se il Governo avesse mantenuto la promessa di tagliargli, e invece così non è stato, il taglio dei famosi 16 miliardi discusso in campagna elettorale non è stato incluso nella Manovra 2019 né è comparso nella colonnina delle cose fatte all’interno della tabellina sfoggiata via Facebook da Luigi di Maio a chiusura del 2018 (e tutta da verificare). E sì che, lo ricorda bene Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, il ministro dell’economia e dello sviluppo era andato in Europa proprio per esigere “più coraggio sulle politiche energetiche e i cambiamenti climatici”, dimenticandosi, una volta rientrato in Italia, di “aumentare gli incentivi alle rinnovabili e all’efficientamento energetico, tagliando i sussidi diretti e indiretti ai combustibili fossili”.

Per quanto riguarda l’ecobonus previsto sull’acquisto delle auto ecologiche, forse anche a seguito del clamore scatenato dai gilet gialli, fatta eccezione per i cosiddetti Suv, il Governo non è stato capace di  elaborare delle azioni che disincentivassero l’acquisto di auto inquinanti con un sistema basato sul reddito, così da non gravare sulle famiglie meno abbienti. E nulla si è fatto per incentivare chi vuole rottamare la propria auto inquinante senza acquistarne una nuova, per ridurre il sovradimensionato parco circolante italiano, per agevolare gli abbonamenti ai trasporti pubblici e collettivi, per facilitare la sharing mobility e l’utilizzo delle e-bike e degli altri veicoli elettrici quali ad esempio i tricicli e quadricicli.

Sia detto senza partigianeria, e accodandoci alla voce di Ciafani, “dalla manovra per il popolo e contro le lobby ci aspettavamo molto di più su ambiente, energia e clima”. Soprattutto a fronte dei successi benauguranti ottenuti dall’Italia nel 2018 e registrati da REN21, la rete globale che riunisce rappresentanti governativi, scienziati, istituzioni pubbliche, ONG ed associazioni industriali. L’Italia è infatti quinta nel mondo per potenza solare installata e quarta per la capacità fotovoltaica procapite, che rispetto al 2016 è aumentata del  29%, raggiungendo i 98 GW, superando le aggiunte nette di carbone, gas naturale e energia nucleare messi insieme, e sperimentando tecnologie sempre più avanzate, come quella del fotovoltaico a film sottile. Perché non non recuperare quei 16 miliardi di euro e spenderli piuttosto a beneficio di ambiente ed economia?

Oroscopo 2019: le previsioni per l’anno nuovo

Mar, 01/01/2019 - 01:36

Quali sorprese regalerà il nuovo anno e quali segni torneranno finalmente alla riscossa? Tutte le anticipazioni secondo le stelle.

L’arrivo del nuovo anno offre l’occasione giusta per dare uno sguardo alle stelle: come sarà il 2019? E quali sorprese ci riserverà? Se per alcuni segni, come per il Leone, è tempo di riscossa, per altri, come per lo Scorpione, è giunto il momento di raccogliere i frutti di quanto seminato in passato. Ad ogni componente dello Zodiaco, in ogni caso, il 2019 regalerà qualcosa. Paolo FoxSimon and The StarsBranko e Rob Brezsny hanno già studiato gli astri per fornire qualche anticipazione sui doni che il nuovo anno porterà con sé. Ecco tutte le previsioni, segno per segno.

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Cosa è successo in Italia nel 2018: la cronaca degli eventi più importanti

Mar, 01/01/2019 - 01:07

Disastri ferroviari, femminicidi, crolli e incidenti. Le immagini dei fatti di cronaca che hanno contrassegnato il 2018, a partire dal deragliamento di Pioltello del 25 gennaio fino alla tragedia di Corinaldo, dell’8 dicembre. Senza dimenticare la morte della giovane Pamela Mastropietro e la strage di Macerata per mano di Luca Traini il 3 febbraio. Ad agosto il drammatico crollo del Ponte Morandi a Genova e ancora l’omicidio di Desirée a San Lorenzo a Roma il 19 ottobre.

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Capodanno nel mondo: le tradizioni più particolari e originali

Mar, 01/01/2019 - 01:04

Cominciamo dall’Oriente: in Giappone la tradizione buddista prevede il Joya no Kane. Alla mezzanotte del 31 dicembre i templi di tutto il Paese suonano le campane con 108 ritocchi a simboleggiare altrettanti peccati originali (così tanti?!?). In questo modo vengono perdonate le trasgressioni dell’anno appena trascorso. Una sorta di indulgenza plenaria.

Il Capodanno Cinese di Hong Kong è stato dichiarato dalla rivista Usa Forbes una tra le celebrazioni più spettacolari del mondo. La fine dell’anno si festeggia tra gennaio e febbraio, alla fine del calendario lunare cinese e a Taiwan si liberano in cielo centinaia di lanterne di carta con dentro preghiere.

La tradizione prevede che si inizi con la danza del leone, un’usanza risalente a 2000 anni fa. La danza è accompagnata da urla e schiamazzi vari per allontanare il mostro Nian.

In Nepal alcuni uomini si forano la lingua con un lungo ago in onore del dio Shiva.

In Thailandia, dove il Capodanno cade ad aprile, la gente si riversa in strada per farsi spruzzare addosso acqua, meglio se a farlo è un elefante. Un gavettone impressionante!

Passando poi in Sudamerica ecco che in Equador si costruiscono i pupazzi del vecchio anno che poi vengono bruciati in piazza. Addio al Viejos Anos! In Italia esiste una tradizione simile ma viene realizzata in piena Quaresima. In pratica si “brucia” l’inverno per celebrare l’inizio della primavera e propiziare buone cose. In origine la pira veniva benedetta dal sacerdote con acqua benedetta e si diceva che lo scoppiettare dell’acqua sul fuoco stava a significare la rabbia del demone che fuggiva.
Lasciamo a voi tutte le considerazioni sul fatto che la vecchia è una femmina…

Torniamo al Capodanno, in Brasile le persone si vestono di bianco e gettano fiori in mare per omaggiare la dea Yemaja.

E arriviamo alla nostra cara, vecchia Europa: a Edimburgo, in Scozia, è possibile ammirare una lunga fiaccolata dove uomini in abiti celtici con kilt d’ordinanza passano per le vie della città. Qualche temerario si getta poi nelle acque gelide del Forth Estuary.

In alcuni villaggi della Romania gli uomini si travestano da capre e altri personaggi per celebrare la morte del vecchio e l’arrivo del nuovo.

E in Italia? Anche le nostre tradizioni potrebbero essere viste dagli altri come strane o particolari.
Noi ci baciamo sotto il vischio, mangiamo le lenticchie per auspicare un anno di abbondanza insieme al maiale grasso, simbolo anch’esso di abbondanza, e poi 12 chicchi d’uva per chiamare la fortuna – usanza, questa, anche spagnola -, il melograno per la fecondità e l’amore, e per lo stesso motivo indossiamo biancheria rossa: e in pochi sanno che affinché funzioni davvero bisogna buttarla via il giorno dopo.

I fuochi d’artificio e i botti servono, con il loro rumore, a scacciare  gli spiriti cattivi.

In alcune regioni si gettano dal balcone le cose vecchie per liberarsi degli oggetti inutili e cominciare l’anno con nuove energie.

E a Capodanno usciamo di casa con un po’ di soldi in tasca. E’ un buon inizio.

Riti, giochi, scaramanzie: ognuno ha quelli del proprio Paese, e magari – per un giorno ritenuto così importante, per il momento che dà inizio a un nuovo anno – vi aggiunge qualcosa di personale.

Se avete voglia scriveteci le vostra “tradizione”, e in tutti i casi:

Auguri di buon 2019 a tutti!!!

Le 70 foto simbolo del 2018: lacrime, muri ed errori dei potenti

Lun, 12/31/2018 - 09:00

Comincerei dagli occhi sbarrati della donna nera salvata dalle acque, occhi che hanno visto la Medusa mentre navigava alla deriva su una zattera di fortuna. Il Carnevale del potere con il leader nordcoreano Kim Jongun che incontra il detestato, e da lui più volte insultato, presidente americano: un summit dell’ipocrisia di una autorità che non risolve nulla e batte su Twitter l’avvenuto evento mediatico. Mark Zuckerberg davanti alla commissione del Senato americano a rendere conto delle manipolazioni attuate dalla sua preziosa creatura, Facebook.

VEDI LA GALLERY SU REPUBBLICA.IT

Ora è tempo di Oradesign!

Lun, 12/31/2018 - 01:31

Oradesign è un’azienda di Messina specializzata nella creazione a mano di complementi di arredo e altri oggetti da materiali riciclati. Vecchi pneumatici, barattoli, stoffe, tutto può rinascere come oggetto di design.
Intervista a Lucy Fenech, fondatrice di Oradesign.

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Per maggiori informazioni http://www.oradesign.it/it/index.html

 

Zootecnia sempre più green: Ue vieta l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti

Lun, 12/31/2018 - 01:18

La zootecnia in Europa sta compiendo nuovi passi nella direzione del benessere degli animali d’allevamento: il Parlamento europeo ha infatti approvato un nuovo regolamento che vieta l’uso preventivo degli antibiotici negli allevamenti, riservandone l’utilizzo solo in caso di necessità e dopo parere del veterinario.

Indispensabile parere del veterinario

Il nuovo testo sui farmaci veterinari, che per diventare legge dovrà passare l’approvazione formale da parte del Consiglio dell’Unione, limita l’uso degli antibiotici negli allevamenti come misura preventiva in assenza di segni clinici di infezione e specifica che il trattamento dell’intero gruppo di animali in caso di un solo esemplare infetto sarà consentito solo quando il rischio di diffusione della malattia è elevato e non esistono alternative. Tutte decisioni che, comunque, devono essere prese solo dopo visita e diagnosi di un veterinario.

Importante vittoria

Secondo CIWF (Compassion In World Farming) Italia, membro dell’Alliance to Save our Antibiotics, coalizione di organizzazioni sanitarie, mediche, agricole, ambientali e della società civile di tutta l’Unione europea che organizzano campagne per fermare l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti, si tratta di un’importante vittoria per il benessere degli animali, ma anche per la salute dei cittadini europei, che arriva dopo anni di campagne di sensibilizzazione sull’argomento. L’approvazione del nuovo regolamento da parte del Parlamento europeo “segna un importante passo avanti verso un uso più responsabile degli antibiotici negli allevamenti di animali – afferma Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia -. Quello dell’abuso di antibiotici negli allevamenti è un problema gravissimo e molto diffuso anche in Italia, come dimostra l’enorme quantità di antibiotici ancora destinato agli animali d’allevamento in Italia. Ci aspettiamo dunque che una volta arrivata la conferma da parte del Consiglio dell’Unione questo divieto dell’uso preventivo di antibiotici venga applicato rigorosamente dal nostro Paese”.

 

Ricetta elettronica per farmaci veterinari: Italia apripista

Intanto anche il nostro Paese si sta muovendo in favore di un maggior benessere degli animali, sia di allevamento che da compagnia: l’Italia si appresta infatti, a partire dal gennaio 2019, a fare da apripista nell’Unione europea nell’adozione della ricetta elettronica per l’acquisto dei farmaci veterinari. L’obiettivo, si legge nel nuovo provvedimento del ministero della Salute che entrerà in vigore dal 1gennaio 2019, prevede la tracciabilità dei medicinali e delle terapie cui vengono sottoposti sia gli animali da compagnia che quelli destinati alla catena alimentare. “Oltre alla possibilità di una tracciabilità completa del farmaco – spiega Arianna Bolla, presidente di Aisa (Associazione nazionale imprese salute animale) di Federchimica – avremo completa disponibilità di informazione sull’uso antibiotico, compreso il consumo per specie animale: particolare non da poco, perché a partire dalle caratteristiche del consumo per specie si potranno avviare maggiori controlli, più mirati, ma soprattutto maggiore formazione agli allevatori e ai veterinari. Tutte misure per allevare animali più sani“.

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Diritto alla vita e obblighi di soccorso e sbarco

Dom, 12/30/2018 - 08:00

Continuano le partenze dalle coste libiche: migliaia di persone, uomini, donne e minori, in fuga dagli “orrori inimmaginabili” – come sono stati definiti in un rapporto dell’ONU dello scorso 18 dicembre – che si ripetono ogni giorno nei centri di detenzione in Libia, e dagli abusi delle milizie che controllano le rotte migratorie, a terra e nel Mediterraneo. Quel che ormai da tempo si mostra agli occhi indifferenti dell’opinione pubblica italiana ed europea – uomini torturati, donne abusate, ragazzi resi ciechi per le botte, schiavi venduti all’asta – non può più essere chiamato “inimmaginabile”: avviene con il supporto dell’Italia e dell’Unione Europea al Dipartimento libico per il contrasto dell’immigrazione (DCIM) e alla sedicente Guardia costiera libica, organismo fittizio in uno Stato privo di un’unica autorità centrale di coordinamento e di governo.

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Foto tratta da Comune-info.net

Cop24, dall’inazione (politica) alla rivolta (sociale)

Dom, 12/30/2018 - 01:36

Sono numerose nel mondo le prese di posizione, gli scioperi e le manifestazioni organizzate per dire no ai risultati del summit contro i cambiamenti climatici, particolarmente timido, che si è appena concluso in Polonia. Azioni previste il 26 gennaio e dal 25 aprile, in tutto il mondo

La Conferenza Onu sul clima si è conclusa a Katowice senza grosse novità. I quasi 200 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi – compresi Usa, Cina e Unione europea – avrebbero dovuto rendere operativi gli impegni presi, ma, con enorme fatica, tante pause e molti dubbi, compreso quello che riguarda la permanenza nell’accordo dell’America trumpiana (resterà teoricamente tra i firmatari almeno fino al 2020), nulla di decisivo è stato sancito. Salvo, al solito, rimandare: “faremo di meglio entro il 2020, quando presenteremo piani più rigorosi”, si è detto. Qualcosa che, più che inutile, suona derisorio, anche alla luce degli ultimi, catastrofici, allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.

In sostanza il summit polacco ha detto “faremo il possibile per contenere l’aumento di temperatura il più possibile vicino al grado e mezzo”, ma di impegni esatti nessuna traccia, mentre la strada che stiamo percorrendo porta dritta a un aumento di addirittura 3 gradi centigradi, che sarebbe uno scenario apocalittico. Ondate di calore, alluvioni e tempeste sono già oggi fenomeni estremi in buona parte del mondo.

Come ha detto May Boeve di 350.org al Guardian, l’unica speranza resta la società civile, la nostra voce sopra quella di una politica totalmente disinteressata a ciò che avverrà al di fuori del proprio mandato. E la società civile si muove a partire dai bambini, dalla svedese Greta Thunberg che ha parlato ai grandi del mondo e che scioperando da scuola ha dato vita a un movimento che ha mobilitato molte città in Australia, un Paese altrimenti piuttosto sordo, politicamente, al problema dei cambiamenti climatici e dell’ambiente in generale. Ma anche tra gli adulti, nella finanza, molto si muove: basti guardare al movimento gofossilfree che celebra ad oggi l’impegno di oltre mille istituzioni in giro per il mondo che hanno rinunciato a investire negli idrocarburi (carbone, petrolio e gas).

Xrebellion sta organizzando un giorno di protesta in 35 paesi del mondo, il 26 gennaio 2019, mentre la settimana dal 15 aprile sarà un altro appuntamento globale per chi sente di dover fare qualcosa per proteggere e migliorare la propria vita e quella degli altri. Purtroppo l’Italia non primeggia in consapevolezza ambientalista, siamo anche forse l’unico Paese d’Europa a non avere un partito di riferimento, che porti in Parlamento tematiche così urgenti e attuali, mentre invece già lo scorso week end le piazze in Gran Bretagna hanno ospitato manifestazioni di ogni tipo, anche per chiedere che l’ambiente abbia lo spazio che merita sui media: dal gesso gettato contro un edificio governativo a Bristol, alle dimostrazioni di massa a Cambridge, con volontari stesi a terra a fingersi morti, alla distribuzione di alberi a Glasgow, in Scozia. A Sidney i bambini hanno bloccato il traffico, e l’impatto è stato tale che il primo ministro australiano ha aperto bocca per invitare i giovani “ad essere meno attivisti”.

Quella dei bambini australiani ha dato energia ad altre proteste, e domenica scorsa una convention democratica è stata interrotta nella capitale dalle proteste contro le trivelle nei mari australiani. Secondo Abc News, il movimento che si prepara per l’ambiente sta per esplodere con enfasi paragonabile a quelli correlati alla guerra in Vietnam negli anni ’70. Sta a noi decidere se partecipare.

Agroalimentare italiano top green in Europa, anche per la biocircolarità

Dom, 12/30/2018 - 01:03

L’agricoltura e l’agroalimentare sono i settori più green d’Europa. Lo sostiene il Rapporto GreenItaly2018 di Fondazione Symbola e Unioncamere (http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2018), che rileva i punti di forza di questo primato sintetizzabili in: minor impiego di prodotti chimici irregolari, fatturato record di prodotti agroalimentari esportati (di cui parte rilevante appartiene ai prodotti biologi), grandi quote di recupero dagli scarti e primato anche per le indicazioni geografiche riconosciute.

Secondo il Rapporto, infatti, l’Italia:

  • è tra i grandi Paesi europei con la quota maggiore di materia circolare (la cosiddetta “materia prima seconda”) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%);
  • è tra i Paesi al mondo con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,4%), inferiore di 3 volte alla media UE (1,2%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (4,7%);
  • è stata la seconda nazione al mondo per export di prodotti biologici (1.910 milioni di euro) dietro agli USA (2.400 milioni di euro) e nettamente avanti ai competitor dei Paesi Bassi (928 milioni di euro), Vietnam (817 milioni di euro) e Spagna (778 milioni di euro);
  • è l’unico Paese al mondo che può vantare 296 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario per i prodotti alimentari, 37 per le bevande spiritose e 526 per il comparto dei vini.

L’agricoltura italiana inoltre si posiziona al primo posto in Europa in termini di valore aggiunto prodotto: 31,5 miliardi di euro, e pari al 18% del valore complessivo dell’UE a 28. Dati che collocano l’Italia al vertice in Europa davanti alla Francia (28,8 miliardi) e alla Spagna (26,4 miliardi), con la Germania distanziata di oltre 14 miliardi (17,5 miliardi).

Come certifica Eurostat, l’Italia con il suo 18,5% di materia recuperata dagli scarti (la c.d. materia prima / seconda) si colloca nettamente davanti alla Germania (10,7%), unico Paese più forte di noi nella manifattura. Con 256,3 tonnellate per milione di euro, dato quasi dimezzato rispetto al 2008 e molto minore rispetto a quello della Germania (423,6), siamo il più efficiente tra i maggiori Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza).

Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato alla carta da macero di Lucca, all’uso sempre più intenso che si fa degli scarti agricoli o agroalimentari nelle industrie cosmetiche, farmaceutiche o tessili, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di ri-uso della materia più efficienti, più intelligenti e innovative. Con l’economia circolare – gli scarti di un’impresa diventano la materia prima di un’altra – si intrecciano le filiere tra loro e si definiscono nuovi rapporti: dando nuove opportunità a quella capacità collaborativa già insita nei nostri distretti.

La maggiore efficienza che caratterizza le aziende “circolari” che recuperano materia “buona” dagli scarti” si traduce per l’Italia in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le risorse e maggiore competitività e innovazione.

Per avere un’idea delle quantità recuperabili dal comparto agroalimentare, secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve. dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti: di questi, la frazione esclusivamente organica ammonta a 9 milioni di tonnellate. Sono quantitativi importanti, reperibili spesso vicino e a bassissimi costi, che se trovano applicazione in altre filiere o comparti, forniscono materia prima di qualità ed evitano impatti ambientali significativi; anche perché in molti processi la frazione recuperabile è molto elevata.

Gli investimenti per il recupero di questi scarti stanno aumentando, e aumentano al contempo i settori in cui questi scarti trovano impiego, grazie anche alla Ricerca e Sviluppo (R&S) delle nostre aziende più innovative. Si riportano di seguito due esperienze interessanti di riuso degli scarti agricoli e agroalimentari, premiate entrambe per la loro innovazione Green: Pigmento, che produce coloranti naturali e Lajatica, linea di cosmetici a base di vinacce.

Pigmento – coloranti naturali

La start up Pigmento, azienda italiana che produce colorante al 100% naturale da scarti agricoli e scarti alimentari, ha partecipato alla fiera internazionale Ecomondo 2018, dedicata all’economia circolare, appena conclusa, ed è stata premiata tra le vincitrici del Bando Start2BeCircular 2017, grazie al sostegno di Fondazione Bracco e Fondazione MAI di Confindustria,.

“I nostri coloranti provengono da scarti agricoli e agroalimentari: da bucce di cipolla, spinaci, vinaccia e fondi di caffè” racconta Miriam Mastromartino, CEO e fondatrice di Pigmento “tutte matrici vegetali che per le aziende del comparto agroalimentare sono rifiuto da smaltire, con costi significativi e impatti sull’ambiente”.

Un ritorno all’applicazione di colorante naturale, come in passato, possibile perché l’azienda ha messo a punto una tecnica estrattiva di pigmenti che permette di velocizzare i tempi di produzione e ridurre i costi. I coloranti estratti dagli scarti vengono commercializzati in polvere o liquido e numerose sono le possibilità applicative; i coloranti possono essere destinati a vari settori tra cui: tessile, bioedilizia, alimentare e cosmetica. “La nostra azienda ha già attive collaborazioni con aziende del settore cosmetico e della detergenza per la casa, ma molte altre sono le applicazioni possibili e i settori che intenderemo coinvolgere” spiega Miriam Mastromartino.

Tra le applicazioni possibili, per dirne alcune, possono trovare spazio: le pitture murarie, le vernici ecologiche, la colorazione dei tessuti, i prodotti per la bellezza. Grazie alle modalità innovative di estrazione sviluppate da Pigmento, l’impiego in tutti questi contesti diventa attuabile anche perché riesce ad essere intenso e duraturo nel tempo. Infine, precisa Mastromartino: “la sostenibilità di questo processo è davvero significativa, il residuo della nostra produzione, in ultimo, può essere utilizzato come bioenergia o compost”, per un recupero totale dello scarto.

Lajatica – cosmetici dalle vinacce

Ha vinto il Concorso Oscar Green, il premio promosso da Coldiretti Giovani Impresa arrivato alla dodicesima edizione che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani agricoltori: si chiama Matteo Bacci, è un imprenditore agricolo discendente da una famiglia di farmacisti, e insieme al celebre tenore Andrea Bocelli e alla sua impresa vitivinicola, in collaborazione con il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa e supportati dall’esperienza del laboratorio Speziali Laurentiani, ha sviluppato un accordo per la produzione di una linea di prodotti antietà.

La linea che si chiama Lajatica Bocelli 1831, nasce nel 2017, e prende il nome dal territorio della tenuta di Bocelli, contiene sostanze antiossidanti, rappresentate da bioflavonoidi e polifenoli, e le concentrazioni di queste, estratte dalle vinacce, è tale da poter considerare le vinacce stesse una vera e propria fonte di giovinezza. La linea utilizza il resveratrolo, un potentissimo anti-età estratto dalle vinacce e uno scarto di distillazione di rosmarino, che è appunto l’acqua aromatica.

E così, dallo scarto che diventa prezioso, nasce una linea agricosmetica a km zero, e anche questo è importante perché la produzione in sito dei cosmetici consente l’approvvigionamento delle vinacce entro poche ore dalla vendemmia. E la fase dell’incameramento rapido permette di lavorare le vinacce prima dello sviluppo della fermentazione alcolica, evitando l’alterazione dei principi attivi.

Presto il team che ha messo a punto Lajatica potrebbe presentare un’altra linea che sfrutta le proprietà dell’olio di oliva igp toscano. Lajatica è attualmente venduta in Spa internazionali e possono trovarla a bordo i clienti delle navi Msc crociere.

Infatti, grazie ad un accordo siglato dall’azienda di Bocelli (una multinazionale di molte società ormai che operano in svariati settori, non solo nel vino) con la compagnia di crociere MSC, quest’ultima propone ai suoi clienti trattamenti definiti “Vinotherapy” accorpando la linea LAJATICA ad altri derivati dai vini di Bocelli. Alcuni trattamenti prevedono l’uso di semi e acini di uva, altri una combinazione della pianta di Verbasco e olio essenziale di cipresso, altri ancora sfruttano le proprietà degli agrumi e degli impacchi di semi d’uva e vite rossa per allentare le tensioni e nutrire la pelle con un massaggio. Insomma, o scarti o derivati da materie prime di qualità, tutti ingredienti sempre da materie prime vegetali ottenute da processi produttivi rispettosi dell’ambiente, dove non sono ammessi prodotti irritanti o inquinanti come parabeni, solfati, paraffine, tensioattivi.

Altre Fonti:

http://www.symbola.net/html/article/100italiancirculareconomy

http://www.symbola.net/html/article/greenitaly2018

http://giovanimpresa.coldiretti.it/

https://openinnovation.startupitalia.eu/57932-20171227-sios17-le-vincitrici-start-to-be-cicular-fondazione-bracco

http://www.oscargreen.it/aziende/toscana/lajatica-il-cosmetico-a-km-zero-che-solca-i-mari/

http://www.bocelli1831.com/it/healthebeauty.html

http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2018/11/19/news/lajatica-i-cosmetici-alla-vinaccia-prodotti-dai-bacci-e-firmati-da-bocelli-1.17478074

https://techprincess.it/vinotherapy-vino-spa/

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Botti di Capodanno, cosa fare e cosa non fare per salvaguardare la salute di cani e gatti

Sab, 12/29/2018 - 07:48
Capodanno e le paure degli animali

Ogni anno, la notte di San Silvestro rischia di diventare un incubo per cani e gatti, preda del terrore e tremanti per i botti e i fuochi d’artificio di Capodanno. Si stima che ogni anno, almeno 25 mila animali rimangano vittime – dirette o indirette – di quei rumori improvvisi e per loro assordanti

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Scontri alla partita Inter-Napoli: nulla cambierà

Ven, 12/28/2018 - 23:53
Nulla cambierà

L’importante è che sia chiara una cosa: nulla cambierà e quel che sta avvenendo sotto i nostri occhi è solo una delle tante pagliacciate che periodicamente contraddistinguono il calcio italiano. Domenica sera si è assistito all’ennesimo scempio razzista in uno stadio italiano: l’arbitro Mazzoleni non ha pensato di fermare la partita (il primo stop spetta al direttore di gara), il questore ha detto che è stato meglio non sospendere, la copertura giornalistica televisiva di Sky Sport durante la cronaca è stata deficitaria: quasi mai il focus è stato sugli ululati razzisti; chi era a casa, non ha potuto rendersi conto del clima che si respirava a San Siro. In ossequio al principio base che è quello di minimizzare sempre e comunque oppure, per dirla alla Caressa, non fare da cassa di risonanza a certi atteggiamenti. Questa è la premessa per chiarire qual è la sensibilità italiana alla piaga del razzismo.

Un patto di non belligeranza

Come ha giustamente scritto Fabio Avallone: gli stadi italiani sono ormai una zona franca e lo Stato non ha la benché minima intenzione di intervenire. La differenza non è tra juventini, milanisti, napoletani, interisti. La differenza è tra chi va allo stadio disarmato e per assistere a una partita di calcio e chi invece ci ha costruito un’ideologia che comprende la violenza e vive la partita come un rito non si sa bene di cosa. L’ideologia è trasversale, accomuna tutti gli appartenenti a questi gruppi. Al di fuori delle battaglie, sono persino solidali tra di loro. Sono i padroni incontrastati delle curve. Decidono loro dove ci si può sedere, quali bandiere portare, quali cori cantare. Lo Stato ha evidentemente ritenuto che fosse più comodo così: una sorta di patto di non belligeranza, addio scontri sanguinosi con loro in cambio di una modica libertà d’azione negli impianti. Ogni tanto, però, la situazione scappa di mano. Come per la finale di Coppa Italia che a Roma costò la vita a Ciro Esposito, oppure l’altra sera a Milano.

Ogni tanto nei discorsi fa capolino Margaret Thatcher il primo ministro inglese che all’indomani dell’Heysel cominciò ad approvare una serie di provvedimenti repressivi. Arrivò poi la strage di Hillsborough: tragedia non imputabile agli hooligans, ma alla disorganizzazione e all’insipienza delle forze dell’ordine che stiparono i tifosi del Liverpool su una gradinata troppo piccola e che non resse. Novantasei furono i morti. Uno shock per il calcio, non solo inglese, che non fermò la politica thatcheriana. Anzi. Un modello che ovviamente ha diviso: alcuni lo hanno apprezzato, altri no. Possiamo dire che oggi la violenza è stata completamente sradicata dagli stadi inglesi che secondo alcuni sono diventati luoghi più simili ai teatri. Per picchiarsi, i tifosi si danno appuntamento altrove.

Il Salvini quotidiano

Si può apprezzare o meno la politica Thatcher in merito al calcio, possiamo però paragonarla alle prime reazioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Che conferma qual è la percezione che il governo e lo Stato italiano hanno del fenomeno violenza negli stadi. Con Salvini, ma anche prima di Salvini. In venti e passa anni, nulla è cambiato. E ieri, con le sue dichiarazioni a Tiki Taka, il leader leghista si è inserito perfettamente nel solco dei suoi predecessori. Col vantaggio di essere anche conosciuto nell’ambiente, come evidenzia la sua foto con il capo ultras del Milan Luca Lucci con precedenti per droga.

Salvini ha innanzitutto promesso che incontrerà i responsabili delle tifoserie organizzate. E già restiamo sconcertati. Li riconosce, conferisce loro uno status politico. Sarà interessante capire se saranno perquisiti al loro ingresso al Viminale, oppure no. Poi ha proseguito con la tiritera sulle società di calcio che devono investire nei sistemi di controllo. Una pagliacciata che va avanti da anni. Basta ricordare le parole di Andrea Agnelli in commissione Antimafia: spiegò come la Juventus – il più importante club italiano – si sentì sotto ricatto da parte degli ultras e avallò il bagarinaggio per non avere problemi negli stadi. E aggiunse che lo Stato li lasciò soli. Gli si può credere o meno, ma questa fu la sua versione.

Non è razzismo

Capitolo razzismo. Degli ululati, Salvini ha detto che “negli stadi cantano anche Milano in fiamme: è razzismo questo? Anche Bonucci, che è bianco, è stato ricoperto di buu a San Siro. Il razzismo non c’entra niente, è sano sfottò tra le tifoserie». Una linea, quella del sano sfottò, che spesso è stata sposata anche da commentatori nazionali di calcio. Una perfetta linea all’italiana. Leggerissima, impercettibile, la differenza con la Gran Bretagna dove i tifosi che si rendono protagonisti di episodi di razzismo, vengono individuati ed espulsi a vita dagli stadi.

A proposito di Koulibaly, Salvini ha saputo dire soltanto che lo vorrebbe al Milan. E ha aggiunto che Mazzoleni ha fatto benissimo a non fermare la partita: «Meno male, altrimenti pensate cosa sarebbe successo». Una difesa a spada tratta dell’esistente. Il morto di Milano, evidentemente, per lui è un incidente di percorso. Domani si gioca, tutto sarà dimenticato. Del modello Thatcher e delle omertà diffuse nel sistema calcio – dai tesserati ai media – si tornerà a parlare al prossimo casus belli.

Pubblicato per gentile concessione de Il Napolista – www.ilnapolista.it

Foto copertina: Spada/LaPresse

Affetto da Sma, Cristian cerca amici su Facebook disposti a fargli compagnia

Ven, 12/28/2018 - 01:38

Poco prima di Natale l’annuncio, quasi provocatorio, lanciato su Facebook: “Cerco ragazzi della mia età che mi facciano compagnia. Sono disposto a pagare 7 euro l’ora”. Diventato in poco tempo virale, al post di Cristian Viscione, ventenne di Reggio Emilia affetto da Sma, rara malattia neuromuscolare caratterizzata dalla perdita progressiva dei motoneuroni che lo tiene immobile a letto, hanno risposto in tanti: oltre 1500 richieste di amicizia virtuali e più di tremila messaggi. E in molti si sono resi disponibili ad andarlo a trovare, gratis, per trascorrere un po’ di tempo con lui.

Una gara di solidarietà

Una vera gara di solidarietà in cui, forse, lo stesso Cristian – che a causa della malattia è costretto a letto e può comunicare solo grazie all’ausilio di una tastiera virtuale collegata a un computer sul quale naviga grazie a una sorta di joystick – non sperava. “Per fortuna qualcuno ancora di sano ancora esiste. Voglio ringraziare tutti”, ha detto Cristian in un’intervista al Resto del Carlino, in cui viene raccontata la sua storia.

Fonte Immagine: Facebook

La Sma

L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia neuromuscolare rara caratterizzata dalla perdita dei motoneuroni, ovvero quei neuroni che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ai muscoli, controllandone il movimento. Di conseguenza la patologia provoca debolezza e atrofia muscolare progressiva che interessa, in particolar modo, gli arti inferiori e i muscoli respiratori. Colpisce una persona su diecimila.

 

 

L’Europa saluta il diesel e punta sull’elettrico

Ven, 12/28/2018 - 01:13

Lo afferma lo Studio 2018 di Alix Partners, società di consulenza aziendale presentato alla filiera della mobilità in occasione di #FORUMAutoMotive di Roma a ottobre.

Lo studio ha evidenziato inoltre il declino delle auto diesel e il poco interesse degli automobilisti per la guida autonoma.

Entro il 2030 si stima che il gasolio sarà un carburante usato solo da grandi veicoli per chilometraggi elevati mentre le immatricolazioni delle auto elettriche mostrano un trend che può portare al raggiungimento della quota 20% entro il 2025. Questo malgrado ad oggi le colonnine di ricarica in Europa siano solo 424.000.

La previsione di questo importante traguardo è anche legata ai forti investimenti che le case automobilistiche stanno attuando per produrre modelli sempre più appetibili al grande pubblico: si parla di 255 miliardi di dollari per i prossimi 8 anni per 200 nuovi modelli.

I consumatori sembrano invece poco interessati alla guida autonoma e dallo studio di Alix Partners risulta che il 57% degli intervistati non è interessato all’acquisto degli autonomous vehicle che, per ora richiedono un investimento di oltre 20mila dollari in più per un’auto autonoma di livello 4, che prevede la gestione autonoma di accelerazione, frenata, direzione e controllo traffico, ma è possibile per il pilota riprendere il pieno e totale controllo dell’auto quando vuole.

 

Fonti:

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/mobilit%C3%A0-sostenibile-diesel-avviato-verso-il-declino-tutta-europa-elettrico-al-20-entro-il

http://www.ansa.it/canale_motori/notizie/componentie_tech/2018/10/30/guida-autonomaok-57-automobilisti-ma-se-si-puo-controllare_50a890b3-0f45-4f77-bc91-d88a95dd8272.html

 

Respiro più pulito grazie a un tessuto: The Breathe®

Ven, 12/28/2018 - 01:12

Ha un nome che ben rende l’idea di quello che fa il primo tessuto che assorbe polveri sottili presenti e nell’aria e le disaggrega, attira gli odori sgradevoli e i batteri (in un’area circoscritta) per poi reintrodurre in circolo aria pulita e, ovviamente, più sana.

Si chiama The Breath ® e a inventarlo è stata la startup Anemotech S.r.l., nata a Milano nel 2014 e facente parte del gruppo Ecoprogram, che opera nei settori dell’automotive e delle facility aziendali.
La tecnologia, adatta sia agli ambienti interni che esterni, può essere applicata in quadri, cartelloni e molte altre soluzioni sia domestiche che per uffici ed edifici pubblici e ha tre principali azioni:

  1. azione assorbente: attira le molecole inquinanti all’interno della propria struttura fibrosa, impedendone il rilascio;
  2. azione pulente: l’utilizzo di the Breath in un’area circoscritta abbatte in modo sistematico la carica batterica dell’aria a contatto con la fibra;
  3. azione antiodore: il sistema non copre solo o mitiga gli odori derivanti dalle molecole inquinanti presenti nei nostri habitat, ma li assorbe liberando l’aria dalle emissioni moleste.

Le tre azioni sono possibili grazie alla particolare progettazione del tessuto fatto da tre strati: i due esterni in materiale idrorepellente con proprietà battericide, antimuffa e anti-odore e quello intermedio in fibra assorbente con nanomolecole. In particolare, il primo strato esercita un’azione assorbente, attirando le molecole inquinanti all’interno della propria struttura fibrosa e impedendone il rilascio; il secondo pulisce letteralmente l’aria, abbattendo la carica batterica e il terzo ha un’azione anti-odore.

Secondo i suoi ideatori, 10 mq di tessuto assorbono la quantità annua di NO2 (biossido di azoto) emessa da 1.450 auto diesel, VOC (composti organici volatili) da 3.625 auto a benzina e NO2 (biossido di azoto) generato da 15 caldaie. Di semplice applicazione anche perché la tecnologia non necessita di alcuna alimentazione, ma sfrutta il naturale movimento dell’aria per ridurre l’inquinamento.

La società ha di recente siglato anche un accordo con la società ENGIE, operante nel settore energetico, per la diffusione di questa innovativa tecnologia anti-inquinamento.

L’accordo permetterà a Engie di offrire i tessuti multistrato The Breath ad amministrazioni pubbliche, aziende, esercizi commerciali, ospedali, trasporti pubblici e a tutte le altre realtà interessate al miglioramento del proprio ambiente, con l’obiettivo di abbattere in maniera sempre più efficacie e diffusa:  polveri sottili, particolato, clorofluorocarburi, benzene, formaldeide (mobilio, moquette e piastrelle sintetiche), idrocarburi aromatici (fumo di sigarette, locali con stampanti), ossidi di azoto, ossidi di zolfo, ozono inquinante.

Libri al posto dei cannoni, Dante Alighieri arriva in Libano

Gio, 12/27/2018 - 07:38

Le casse vengono sistemate sul volo militare in partenza dall’aeroporto di Pratica di Mare per il Libano. È il primo «contingente» con cento speciali munizioni destinate a combattere una guerra tutta particolare in una delle aree più calde del mondo. Non è dunque un caso che l’operazione scatti a pochi giorni dal Natale. Ed è solo l’inizio. Le casse sono state riempite a Palazzo Firenze, a Roma, dove ha sede la Società Dante Alighieri, fondata nel 1889 da Giosuè Carducci e da allora impegnata nella missione di diffondere la lingua e la cultura italiane all’estero. Negli ultimi anni, sotto la spinta del presidente Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio) e del segretario generale Alessandro Masi, si è arricchita di un’ulteriore vocazione: fare della lingua italiana uno strumento della diplomazia di pace.

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I sali minerali: fondamentali per il nostro organismo

Gio, 12/27/2018 - 04:51

Continua il nostro ciclo di infografiche (https://www.peopleforplanet.it/tag/nutrienti/) per conoscere meglio le sostanze nutritive indispensabili per il nostro benessere fisico. Oggi parliamo di sali minerali, a cosa servono, quanto è il fabbisogno giornaliero e dove si trovano.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

Il Global Compact mette a rischio la sovranità?

Gio, 12/27/2018 - 01:18

ll testo del Global Compact non chiarisce i vincoli legali né mina apertamente le sovranità nazionali, ma l’Italia decide di non decidere.

È arrivato il sì dalle Nazioni Unite sul Global Compact for Migration, il documento che dovrebbe regolare il fenomeno delle migrazioni e regolare una ridistribuzione globale delle responsabilità fra gli Stati che accolgono. L’accordo, che lo scorso 12 dicembre durante la Conferenza Intergovernativa tenutasi a  Marrakech, Marocco, aveva avuto l’appoggio di 164 Paesi a favore, è stato infine approvato con 152 voti a favore, 5 contrari (oltre a Stati Uniti e Israele, i cosiddetti Paesi di Visegràd), e 12 astenuti, fra cui l’Italia.

“Appoggiando il Global Compact for Migration abbiamo davanti a noi un’opportunità storica di collaborare, scambiare buone pratiche e imparare reciprocamente, in modo che le migrazioni, come fenomeno che ha segnato la storia dell’umanità, siano di beneficio a tutti”, ha esultato via Twitter la presidente dell’Assemblea generale Onu, Marìa Fernanda Espinosa Garcés.

Indecifrabile come nel suo stile, il premier Giuseppe Conte ha detto di non ritenere il Global Compact lo strumento adatto “per dire se l’Italia è nel consesso dei grandi”, senza specificare quale altro strumento sarebbe invece più adatto. Intanto alla Camera la confusione rimane, con il Carroccio e Fratelli d’Italia fermi sul no, e il Movimento 5 stelle diviso al suo interno tra chi si dice favorevole al Global Compact e si accoda a Roberto Fico, refrattario alle logiche del consenso (“la politica non si fa con i sondaggi”), e chi pensa che la risposta all’immigrazione debba spettare alla legislazione dei singoli Stati, senza interferenze esterne in grado di indebolire le sovranità nazionali. L’oggetto del contendere, neanche a dirlo, ancora una volta, la sovranità nazionale, potenzialmente a rischio dal Global Compact.

Ne è sicuro il magistrato sottosegretario Luciano Barra Caracciolo, che tuona e abbrevia via Twitter: “NON PUO’ ignorarsi che il global migration compact è applicativo di dich Assemblea NU, onde rafforza formazione del dir internazionale generale che, ai sensi art. 10 Cost, finirebbe per essere assai vincolante, portando alla dich di incostituzionalità delle leggi ITA contrastanti”.

Al solito, fuori da Twitter e dai media, la realtà presenta il profilo meno fotogenico, e il testo del Global Compact pure. Chi volesse leggerlo per intero, eludendo così le possibili forzature di “pennivendoli e puttane” andando direttamente alla fonte – ad esempio ai punti 7 e 15, lettera C – si stupirebbe forse nello scoprire che l’ennesimo documento ONU sfoggia proclami roboanti, parole importanti, persino belle, ma dal valore simbolico piuttosto che legale. Con tutto che il campo giuridico italiano è un dedalo lastricato di buone intenzioni verso uscite tortuose, e che quanto a competenza la figura di Caracciolo è fuori discussione, sorge un dubbio: come può avere effetto coercitivo l’accordo del Global compact, se il suo testo nega espressamente l’elemento della coercizione, all’infuori dell’ipotesi, tutta da verificare, di un “effetto combinato delle leggi nazionali e l’implemento dell’accordo”?

E ancora, se davvero il testo del Global Compact mette a rischio le sovranità nazionali, come è possibile che tra i suoi firmatari compaiano Paesi non esattamente democratici, anzi, piegati all’autocrazia quando non addirittura alla dittatura? Esattamente come, a dispetto delle dichiarazioni faziose provenienti da sinistra, fra i contrari, gli astenuti e i firmatari più riluttanti, compaiono Paesi distanti da Visegrad&Co, basti pensare alla Svizzera, all’Australia, alla Danimarca, dove il dibattito che ha preceduto il sì è stato a dir poco infuocato, e al Belgio, dove è addirittura caduto il Governo.

A fare i maliziosi, infine, andrebbe ricordato che prima dell’accordo di Marrakech ci fu la Dichiarazione di New York, firmata allora da ben 193 nazioni, tutte concordi nel volere tutelare i diritti fondamentali dell’uomo ed eliminare il traffico di esseri umani, tutte, quasi tutte, rivelatesi poi incapaci di mettere in pratica i proclami firmati, al punto che c’è stato bisogno dell’ennesimo accordo.

Quello delle migrazioni è un fenomeno storico e proprio perciò delicato, di difficile comprensione a meno di semplificare, come pare fare il punto 8 del testo del Global Compact, dove non si capisce bene il discrimine tra gli spostamenti dei lavoratori qualificati, i cosiddetti migranti economici, e le migrazioni di massa storiche. Senza contare che dietro ogni disastro, sia esso guerra, carestia, eccetera, c’è sempre un’economia che presta il suo profilo peggiore, quello meno fotogenico.

In tutto ciò, Italia, decide (ancora) di non decidere, rinvia l’appuntamento con la realtà inseguendo un “qui e ora” sotto l’illusione che possa risolversi tutto in eterno, e borbotta, simile al Nano di Così parlò Zarathustra: “Tutte le cose dritte mentono. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è circolo”. Ignorando il penoso eterno ritorno dell’uguale che l’attende.