People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 37 min 14 sec fa

Bar di Bologna ricarica borracce gratis contro la plastica, l’idea di Tito

Gio, 03/28/2019 - 07:00

L’idea è dei tre giovani gestori di un bar di Bologna, che hanno prodotto borracce personalizzate con il logo del bar (ingoiato da una balena): “Qui potete fare rifornimento gratis”

BOLOGNA – Borracce personalizzate per limitare il consumo delle ‘famigerate’ bottiglie di plastica. Ma anche un posto pubblico dove è sempre possibile rifornirsi di acqua gratuitamente, anche con una bottiglia riutilizzabile o borraccia portata da casa. È l’idea dei tre giovani gestori del bar ‘Tito’, in Cirenaica a Bologna, che nei giorni scorsi hanno lanciato sui loro canali social (Faceboook e Instagramun’idea all’insegna dell’ecologia e del risparmio: il bar ha prodotto una serie di borracce personalizzate con il logo del locale e le propone ai proprio clienti come mezzo per portare con sè acqua al lavoro, al parco, in bicicletta e non consumare più le classiche bottigliette di plastica che poi costituiscono una fonte di inquinamento. Un tema quanto mai attuale, in queste settimane in cui tanto si è parlato di clima, ambiente, inquinamento dei mari e oggi, che è la Giornata mondiale dell’acqua, anche per l’appunto di acqua.

Spiega ancora Jacopo: “Chiunque abbia una borraccia, che sia la nostra o un’altra non importa, può fermarsi da noi e chiedere che gliela riempiamo. Ci sembra un’iniziativa bella per l’immagine del bar e importante per limitare responsabilmente il consumo di plastica. Il bar può diventare un punto di riferimento per un motivo in più e l’abitudine a ricorrere alle borracce anzichè alle bottiglie- prosegue il 36enne- è una scelta che sta sempre più prendendo piede, tra turisti e non solo”.

Come bottiglie e borracce vengono riempite gratuitamente, allo stesso modo l’acqua al baretto della Cirenaica è gratis, non viene più fatta pagare da quando è stato installato il depuratore. E il bar ha abolito il consumo delle bottiglie di plastica grandi, quelle da 1,5 litri. Quelle da mezzo litro per il momento da Tito è ancora possibile acquistarle, anche se questa iniziativa va proprio nella direzione di limitarne la vendita il più possibile.

“Credeteci o no, ma al bar, oltre al Bologna, al basket, al vino, ai panini e a playboy, abbiamo a cuore anche l’ecologia”, è il testo del messaggio con cui il bar Tito ha lanciato l’iniziativa. Il bar si è poi mosso in questi giorni anche per essere inserito in una ‘rete’ mondiale dei punti di ‘rifornimento’ gratuito di acqua. C’è una app che li censisce e li segnala, si chiama ‘Refill my bottle‘. A breve il bar verrà inserito nella lista: proprio oggi è arrivato l’adesivo da esporre sulla porta del bar.

FONTE: DIRE.IT

Da Bassora a Genova

Gio, 03/28/2019 - 02:57

Torniamo all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova per conoscere il piccolo Hussam, di Bassora, in Iraq.
Nel video interviste a Paolo Petralia, Direttore Generale Istituto Scientifico Giannina Gaslini, Carlo Dufour, Direttore Polo Ematologia e Trapianto Istituto Giannina Gaslini, Stefano Avanzini, Chirurgo Pediatra.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_287"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/287/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/287/output/Gaslini-P4P-2.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/287/Gaslini-P4P-2.mp4' } ] } })

E’ possibile risparmiare benzina guidando in un certo modo?

Gio, 03/28/2019 - 02:27

Dal rilassarsi al volante al conoscere il regime di coppia della propria auto. Lo sapevi che a 130 km/h consumi il 25% in più di carburante rispetto ai 110 km/h?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Creare, includere, costruire: il progetto CRIB

Gio, 03/28/2019 - 02:00

Uno dei progetti portati avanti dall’associazione-cooperativa Kilowatt di Bologna si chiama CRIB (to Create, to Include, to Build) e insegna agli immigrati che si stabiliscono in Italia a fare impresa, sviluppare le proprie idee imprenditoriali, generare fatturato.

Intervista a Samanta Musarò.

Per maggiori informazioni https://kilowatt.bo.it/

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_277"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/277/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/277/output/Progetto-CRIB-Bologna.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/277/Progetto-CRIB-Bologna.mp4' } ] } })

Giornata mondiale del teatro

Mer, 03/27/2019 - 16:33

Allergie primaverili: cause e rimedi naturali

Mer, 03/27/2019 - 15:00

La stagione primaverile, contraddistinta dai suoi profumi e colori, per i meno fortunati è l’inizio di fastidiose giornate accompagnate da starnuti a causa dei pollini liberati dalle piante durante il periodo di fioritura.
L’allergia è un problema da non sottovalutare e che sembra essere in continua crescita, con il numero di persone colpite che aumenta di anno in anno. “I numeri parlano chiaro: nel 2025 quasi il 50% della popolazione europea soffrirà di una qualche allergia, mentre nel nostro Paese circa il 40% della popolazione dichiara già di soffrire di disturbi di questo tiporiporta AssosaluteAssociazione Nazionale farmaci di automedicazione – che fa parte di Federchimica.

A fronte di questi numeri la spiegazione (e previsione) futura non è troppo rassicurante: il cambiamento climatico e le alte temperature aumentano i livelli dei pollini.  A seguito di uno studio condotto dal team del professor Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica – e Direttore della clinica malattie respiratorie e allergologia dell’Università di Genova, è stato dimostrato che in 27 anni le giornate all’anno in cui la parietaria (pianta della famiglia dell’ortica) diffonde i suoi pollini è aumentato di 85 giorni. «Una maggior esposizione significa un peggioramento dei sintomi e un aumentato rischio di sensibilizzazione» – spiega Canonica. A ciò si aggiunga l’inquinamento outdoor e indoor che aumenta l’infiammazione delle mucose, indebolendole. Complice, oltre alla predisposizione genetica soggettiva, è anche il nostro stile di vita: “E’ lo scotto che dobbiamo pagare per aver introdotto norme e comportamenti che da una parte ci preservano da infezioni e malattie, ma dall’altra ci rendono più sensibili”, continua l’esperto. Trascorriamo molto più tempo al chiuso, in ambienti spesso poco areati e questi fattori aumentano la concentrazione di allergeni. “I bambini giocano molto poco all’aperto e quindi sono meno esposti alle sollecitazioni durante l’età dello sviluppo, e quindi sono più esposti allo sviluppo di allergie” – spiega ancora l’allergologo.

Quali sono i rimedi naturali contro le allergie?
Se si vuole provare una strada alternativa ai medicinali ci sono molti rimedi naturali che possono venire in soccorso. Premessa: dobbiamo conoscere con certezza l’elemento scatenante della nostra allergia e agire anche sulla prevenzione rendendo meno acuta la manifestazione della nostra allergia.

Quali cibi mi aiutano a combattere l’allergia?
Ricordiamo che gli antistaminici naturali non servono per curare le allergie, ma possono aiutare il corpo a moderare la sua reazione allergica.

Quali alimenti da evitare?
Vino, birra e bevande fermentate; formaggi stagionati, insaccati e cibi in scatola; tonno, sgombro, salmone, molluschi, crostacei, e frutti di mare in generale; pomodori, banana, fragole, fave e la frutta con il guscio (noci, nocciole e mandorle); cioccolato, cacao e caffè, che contengono infatti un tasso elevato di istamina.

Diversamente alimenti come come camomilla, tè verde e carote inibiscono il rilascio di istamina e possono quindi essere considerati antistaminici naturali. Tra i più comuni ricordiamo anche:

  • Aglio (allium sativum): ottimo rimedio per tenere sotto controllo gli allergeni e alcune cariche batteriche, ma sul quale bisogna fare attenzione. Le sue caratteristiche lo rendono utile per il controllo del livello di glicemia nel sangue, per cui il suo impiego dev’essere moderato in caso di soggetti diabetici o ipoglicemici.
  • Té verde: La quercetina, il pigmento che conferisce all’ uva nera e al tè verde il colore, blocca la produzione di istamina.
  • Vitamine: La vitamina D è molto utile per difendere l’apparato respiratorio, e per assumerla basta ingerire cibi come uova, burro, formaggi grassi, aringhe, sgombri e sardine. Comunque, anche le vitamine C ed E, contenute nella frutta e nella verdura, aiutano a rinforzare il sistema immunitario.
  • Il ginkgo biloba: Conosciuto per le sue virtù sulla memoria, può essere efficace anche per le allergie. Contiene alcune molecole efficaci contro le infiammazioni allergica chiamate FAP (fattore di attivazione piastrinica).

Gli aborigeni Larrakia riconquistano le loro terre.

Mer, 03/27/2019 - 15:00

Dopo una battaglia durata quasi 40 anni il popolo aborigeno australiano dei Larrakia ha finalmente riottenuto le sue terre ancestrali.

Il 21 giugno si è conclusa la più lunga rivendicazione territoriale nella storia dell’Australia, quella di Kenbi (Kenbi land claim). Questa data segna la fine della battaglia, durata 37 anni, del popolo aborigeno Larrakia contro il governo australiano: una lotta per riottenere la titolarità delle loro terre tradizionali.

La vittoria dei Larrakia

Per i Larrakia, un popolo aborigeno di duemila anime, questa importantissima vittoria prevede la restituzione di 52mila ettari di terra nel Territorio del Nord, inclusa la contea di Wagait, nei pressi di Darwin. La richiesta di rivendicazione era stata rifiutata nel 2006, ma nonostante ciò hanno continuato a lottare per i loro diritti fino al 6 aprile di quest’anno, quando è stato raggiunto un accordo.

Durante la cerimonia ufficiale, tenutasi il 21 giugno, il primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha affermato che la battaglia è stata una “storia che rappresenta la sopravvivenza e la resilienza dei nostri indigeni australiani”. L’accordo prevede anche la cessione di altri 13mila ettari di terra che “fornisce i mezzi necessari per lo sviluppo economico di questa popolazione aborigena”, come ha affermato il ministro per gli Affari indigeni Nigel Scullion. Inoltre, il governo australiano ha promesso 31,5 milioni di dollari australiani (circa 21 milioni di euro) per il recupero dei terreni che sono stati contaminati dalle sue attività.

CONTINUA SU LIFEGATE.IT

Tarassaco, tonico di primavera

Mer, 03/27/2019 - 11:04

Tra le erbe che annunciano la primavera c’è il tarassaco che col suo sapore spiccato, leggermente amarognolo, e il bel colore verde, non solo arricchisce i piatti di gusto ma regala anche un’azione depurativa e disintossicante

Tutti conoscono i fiori gialli e i soffioni che questa pianta dei prati produce nella primavera inoltrata, ma per l’uso alimentare occorre raccoglierla prima della fioritura. Il sapore amarognolo del tarassaco arricchisce le altre verdure a foglia come lattuga e spinaci o bietola per misticanze crude o cotte.

Proprietà del tarassaco

Il tarassaco contiene oltre ai salutari flavonoidi, ottime quantità di vitamina A, B1, B2 e C. depurativo, disintossicante, diuretico, è ideale per le diete primaverili, sia ipocaloriche che per eliminare tossine. Stimola delicatamente la produzione di bile, aiutando fegato e intestino nelle difficoltà digestive.

Consigli per l’acquisto

Il tarassaco è diffusissimo nei campi, è però da evitare la raccolta spontanea se c’è rischio di inquinamento, in quanto è una delle erbe che assorbe maggiormente piombo. In questo periodo si può trovare anche in vendita, come cespo verde, “immaturo”, senza fiori. Le foglie devono essere umide al tatto, integre, senza macchie brune, in particolare lungo la parte chiara centrale, che dal momento indicherebbero un lungo tempo trascorso dalla raccolta.

CONTINUA SU CUCINA-NATURALE.IT

Due oggetti per spargere in giro meno microplastiche

Mer, 03/27/2019 - 11:00

La settimana scorsa i paesi membri del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEA) si sono accordati su un impegno comune a «ridurre significativamente» l’uso di plastica usa e getta entro il 2030. Da molti mesi l’Unione Europea sta lavorando per vietare la commercializzazione di prodotti come stoviglie e cotton fioc di plastica. Questi sono solo alcuni esempi di come in tutto il mondo si stia cercando di limitare la diffusione della plastica, che è tra le principali cause di inquinamento dei fiumi e degli oceani. Secondo uno studio del 2017 più dell’85 per cento della plastica nei mari proviene da 10 fiumi, tutti in Asia o in Africa, ma questo non significa che una parte non arrivi anche da paesi come l’Italia: succede ad esempio attraverso le lavatrici.

In mezzo alle cosiddette microplastiche, cioè quei piccolissimi frammenti di plastica che si trovano a galleggiare sulle superfici degli oceani e che sono perlopiù formate dallo sgretolamento di rifiuti più grossi, ci sono infatti anche microfibre provenienti dai tessuti sintetici. Come ha scoperto a malincuore anche il blogger del Post Stefano Tartarotti, quando certi indumenti fatti di tessuti sintetici (dunque di derivati del petrolio, come la plastica) vengono lavati in lavatrice, perdono microfibre che finiscono nell’acqua di scarto delle case e da lì nei fiumi e poi nei mari. Succede ad esempio con gli indumenti fatti di tessuto pile. L’Università della California ha collaborato con l’azienda Patagonia per uno studio su 4 giacche sintetiche diverse, tre di pile e una di nylon con un’imbottitura di poliestere: in media ognuna delle giacche ha perso più di un grammo di microfibre a lavaggio, in quantità maggiori dopo essere state sottoposte a un trattamento di invecchiamento artificiale.

Per risolvere il problema della dispersione delle microfibre si potrebbero pensare tante diverse soluzioni. I produttori di lavatrici potrebbero integrare nelle proprie macchine filtri fatti apposta, ma di certo questa non è la soluzione più semplice né la più facilmente applicabile, anche considerando la durata di vita di una lavatrice e quante ce ne sono al mondo. Da qualche anno però chiunque può provare a ridurre la propria diffusione di microfibre nelle acque di scolo grazie a un paio di oggetti ideati a questo scopo. Uno dei due si può comprare in semi-esclusiva sul sito di Patagonia, che ha deciso di impegnarsi così per ridurre l’inquinamento causato dai propri prodotti.

Il sacco Guppyfriend
Il primo dei due prodotti in questione è un sacco bianco, largo 50 centimetri e lungo 74, in cui inserire i propri indumenti sintetici prima di metterli in lavatrice: l’acqua passa, le microfibre restano all’interno del sacco – per più del 90 per cento secondo tre test indipendenti fatti fare dai produttori a istituti di ricerca. Una volta finito il lavaggio le microfibre si possono raccogliere dal sacco e smaltire nell’indifferenziato. Guppy Friend, il nome del sacco, significa “amico della poecilia reticulata“, cioè di un piccolo pesce d’acqua dolce tipico delle zone tropicali: le microplastiche negli oceani vengono assorbite dagli animali che ci vivono, per questo sono dannose.

CONTINUA SU IL POST.IT

VEDI ANCHE QUI

Torna Rugby nei Parchi 2019 (se potete portateci i vostri figli)

Mer, 03/27/2019 - 07:00

Fino al 18 maggio torna “Rugby nei Parchi 2019”, ottava edizione di una manifestazione dedicata ai bambini e ragazzi tra i 5 e i 12 anni che porta la palla ovale e il gioco del rugby nei parchi e nelle aree urbane di alcune città italiane (vedi sotto il calendario).

Un’occasione per conoscere i parchi verdi della propria zona e fare uno sport che insegna umiltà, sacrificio e gioco di squadra, diventando un’ottimo strumento per combattere il bullismo.

L’iniziativa è aperta a tutti, maschi e femmine, vi dirò di più… all’ultimo 6 Nazioni di Rugby la nazionale italiana femminile è arrivata seconda, un risultato storico.

Chi scrive gioca a rugby. Nell’ambiente si dice spesso che l’amore per il rugby nasca dal fatto che è una straordinaria metafora della vita: si avanza nel campo passando la palla all’indietro, sono richiesti coraggio e forza ma anche rispetto per l’avversario, per i compagni e per l’arbitro. Quando finisce la partita si diventa amici nel Terzo tempo, un’amicizia che magari dura solo qualche ora, il tempo del terzo tempo, appunto, ma si ride e si scherza insieme, si mangia e si va via sempre con ricordi positivi.

Nel rugby si gioca nel rispetto dello sport stesso, se fai lo stupido offendi generazioni di piloni di mischia che hanno giocato prima di te e se conosci il rugby sai che i piloni non vanno mai fatti arrabbiare troppo.

Parte integrante del gioco è il “sostegno”, il rugby è un gioco molto di squadra, capita che un giocatore riesca a bucare la difesa a fare meta con una corsa personale ma sono casi rari: il grosso di una partita di rugby è avanzamento di squadra, conquista metro su metro del campo avversario.

Il rugby insegna a lottare poi nel mondo del lavoro, ti insegna che se cadi, ti rialzi subito e rincominci a spingere perché la squadra ha bisogno di te.

A volte la vita è dura ma a te passa, perché domenica hai la partita.

Mi è capitato di giocare con ragazzi che avevano appena perso un parente, minuto di silenzio prima della partita, e poi alla fine venivano a ringraziarti con le lacrime agli occhi per avergli regalato una bella partita, un po’ di distrazione, il coraggio di andare avanti. Ne girano tante di queste storie negli spogliatoi…

Quindi portate i vostri bambini a Rugby nei Parchi 2019 o cercate la società sportiva di rugby più vicina a voi e fate conoscere ai vostri figli questo meraviglioso sport.
Sempre nell’ambiente si dice che “rugbysti una volta, rugbysti per sempre”, non si dimentica.

Rugbyneiparchi.com

Prossime tappe Rugby nei Parchi 2019

Sabato 30 Marzo – Parma PARCO DELLA CITTADELLA
Sabato 13 Aprile – Ancona PARCO BELVEDERE POSATORA
Sabato 4 Maggio – Milano PARCO ALDO ANIASI (Parco di Trenno)
Sabato 11 Maggio – Padova PARCO IRIS
Sabato 18 Maggio – Genova FORTE BEGATO – PARCO DELLE MURA

Immagine copertina: Piazzadellenotizie

Il divieto di utilizzo della plastica monouso conquista una parte dell’Arcipelago Toscano

Mer, 03/27/2019 - 02:13

Si diffonde tra i Comuni italiani la volontà di preservare le nostre coste e i nostri mari da quella che è ormai definita “emergenza plastica”; ultimi, in termini temporali, di una lista che si sta per fortuna allungando sono i Comuni dell’Isola d’Elba che hanno bandito la plastica monuoso sul proprio territorio: Marciana Marina e Porto Azzurro prima e più di recente Campo nell’Elba e Capoliveri.

Dal divieto proclamato con delibera comunale, a partire dal 1 maggio 2018, di utilizzo e vendita su tutto il territorio comunale di oggetti di plastica monouso nel territorio delle Isole Tremiti (le prime, e di cui si era dato notizia), altri Sindaci di isole italiane hanno seguito il buon esempio e legiferato analogamente.

Il Sindaco di Malfa, Isole Eolie, Patrimonio Unesco, Clara Rametta ha firmato un’ordinanza con la quale, a partire dal 15 luglio 2018 nel Comune di pertinenza è stata vietata la vendita e l’utilizzo di stoviglie monouso: bicchieri, posate, piatti, cannucce e sacchetti dovranno essere in materiale biodegradabile e compostabile.

E successivamente sono arrivate Lampedusa e Linosa. Salvatore Martello, sindaco delle due isole, ha annunciato infatti poco dopo: «Dal 30 agosto 2108 nelle isole è vietata la vendita e l’utilizzo di contenitori e stoviglie monouso non biodegradabili e degli shopper, i sacchetti per asporto merci in polietilene».

Torniamo alla Toscana: dal 1 gennaio 2019 è già in vigore il divieto di distribuire materiale plastico monouso su tutto il territorio comunale di Castiglione della Pescaia; poi, come si accennava, Marciana Marina, Comune dell’Isola d’Elba, che ha deliberato il divieto a partire da aprile 2019e, poco dopo, anche Campo nell’Elba che sarà plastic-free per il monouso da maggio 2019 e di recente (febbraio 2019) Capoliveri, dove il sindaco Ruggero Barbetti ha bandito la vendita di plastica monouso dal territorio del comune elbano a partire dal prossimo novembre.

I provvedimenti sono in linea – e anticipano – con le ultime direttive votate dal Parlamento europeo, tra e quali ricordiamo quella del 24 ottobre scorso che ha stabilito il divieto totale degli oggetti in plastica monouso a partire dal 2021 in tutta l’UE.

Bruxelles cerca in questo modo di arginare il flusso senza fine di inquinamento plastico che, una volta in mare, percorre anche grandi distanze grazie alle correnti oceaniche, inquinando luoghi anche lontani. Di certo c’è la pericolosità di questi rifiuti per la vita marina in tutte le sue forme, con conseguenze sull’uomoancora non del tutto chiare.

La plastica può essere mangiata dai grandi mammiferi come le balene, bloccando il loro sistema digestivo e uccidendole. Ma tutte le tipologie di animali marini ne subiscono pesanti conseguenze: per tartarughe e uccelli marini, per citarne due, sacchetti e reti abbandonate diventano vere e proprie trappole in cui rimangono impigliati.

Quando invece i rifiuti di plastica si rompono, i piccoli frammenti vengono ingeriti da altri pesci. Se sono sotto una certa dimensione, si parla di microplastiche (<5 micron), che sono state trovate anche nell’acqua che beviamo e nel cibo. Gli scienziati hanno trovato microplastichein 114 specie acquatiche e più della metà di quelle analizzate finisce sulle nostre tavole.

Per avere un’idea anche “visiva” delle dimensioni del fenomeno, basti ricordare una delle campagne d’informazione di Greenpeace fra le più efficaci (e allarmanti): “Ogni minuto, l’equivalente di un camion di plastica finisce in mare, sulle spiagge e sui fondali”.

Non vi è dubbio che ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte nella quotidianità, con l’attenzione ai packaging al momento dell’acquisto dei beni, soprattutto alimentari, per esempio prediligendo i prodotti sfusi o confezionati con materiali totalmente biodegradabili.

Ma anche vietare il monouso è quanto mai urgente, ed è importante che non sia solo un’idea di Bruxelles o una buona pratica lasciata alla sensibilità dei singoli. Se ne stanno rendendo conto sempre più amministratori di territori sul mare o isole in Italia e in Europa. Sia per l’inquinamento, sia perché questi luoghi vivono di turismo e di pesca e il mare inquinato danneggia la loro economia.

Fonti:

Plastica monouso addio, il Parlamento europeo ha votato per il suo divieto dal 2021

https://www.lifegate.it/persone/news/stop-plastica-monouso-lampedusa-linosa

Immagini di Armando Tondo

Da Genova a Bassora

Mer, 03/27/2019 - 01:01

Tra i progetti internazionali che vedono tra i suoi protagonisti l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova ce n’è uno legato al miglioramento della struttura sanitaria di Bassora, in Iraq, realizzato in collaborazione con Eni. Il progetto prevede corsi di formazione per il personale, telemedicina, missioni periodiche sul territorio.
Nel video interviste a Paolo Petralia, Direttore Generale Istituto Scientifico Giannina Gaslini, Baldo Rosati, Direttore Dipartimento Staff Istituto Giannina Gaslini, Filippo Uberti, Responsabile Salute in Eni, Stefano Avanzini, Chirurgo Pediatra, Maurizio Miano, Medico Ematologo, Carlo Dufour, Direttore Polo Ematologia e Trapianto Istituto Giannina Gaslini, Sonia Bianchi, Coordinatore infermieristico Reparto di Ematologia Istituto Giannina Gaslini.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_286"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/286/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/286/output/Gaslini-P4P-1.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/286/Gaslini-P4P-1.mp4' } ] } })

Lorenzo Orsetti in Italia sarebbe stato un “sorvegliato speciale”

Mar, 03/26/2019 - 15:00

Il valore di persone come Lorenzo Orsetti non è argomento da snocciolare in 3500 battute. Forse, il valore di chicchessia non dovrebbe proprio diventare argomento di articoli di giornali o presunti tali.

Lorenzo è stato un combattente italiano delle Unità di protezione popolare (YPG) che rientrano nell’inquadramento delle Forze siriane democratiche (SDF). È morto in uno scontro a fuoco ravvicinato nell’area di Baghuz, in Siria, pochi giorni prima che venisse liberato dalle ultime tracce del sedicente Stato Islamico. Ancora due giorni e avrebbe festeggiato la liberazione di Baghuz.

Mustafa BaIi, portavoce delle Forze democratiche siriane, ha dedicato la vittoria alle «migliaia di martiri» e a tutti quelli che in questi anni hanno lottato assieme ai curdi siriani contro gli jihadisti dello Stato islamico.
Si stima che siano centinaia i combattenti stranieri che si sono uniti alle YPG nella guerra contro l’ISIS,  donne e uomini provenienti da diverse parti degli Stati Uniti e dell’Europa; ma intorno a loro l’opinione pubblica è divisa e molti, troppi, insinuano che non ci siano differenze tra loro e gli altri foreign fighters. La speranza è che i mezzi d’informazione nazionali che in questi giorni hanno fatto girare sulle pagine dei giornali o sui servizi in TV il testamento video di Lorenzo non soltanto mantengano viva l’attenzione su Lorenzo, ma approfondiscano i profili, i contesti e le differenze dei foreign fighters, perché ci sono. Nel suo video testamento, Lorenzo Orsetti si dice pronto a morire «con il sorriso». Nessuno muore con il sorriso, la morte è orrenda, sempre, e la sua continua reiterazione in ogni angolo non le toglie un grammo di orrore. È però con il sorriso che alcuni uomini andrebbero tenuti nel proprio animo. Non eroi, non morti, non fiori come canta quella certa canzone, ma uomini.

Se Lorenzo fosse tornato in Italia vivo, una procura avrebbe richiesto per lui la sorveglianza speciale con l’accusa di essere un soggetto «socialmente pericoloso».

Sfugge il motivo. Lorenzo Orsetti non ha violato nessuna legge dello stato italiano né alcuna legge europea. Le truppe del YPG con cui Lorenzo combatteva non rientrano fra le organizzazioni considerate terroristiche, né in Italia, né altrove. Le YPG non compaiono nella lista compilata dall’Italia, dall’Unione Europea o dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Le YPG fanno parte delle Forze siriane democratiche, alleate dell’Italia nella guerra contro l’Isis attraverso la Combined Joint Task Force voluta proprio dagli Stati Uniti che hanno lanciato la missione internazionale Inherent Resolve con l’obiettivo di distruggere l’Isis.

I successi dei combattenti curdi hanno però messo in allarme il Presidente turco Erdogan, che teme l’autonomia e l’unificazione dei territori curdi, da anni in lotta contro le forze di sicurezza di Ankara, alleata degli Stati Uniti. Recentemente Donald Trump ha annunciato  una drastica riduzione delle proprie forze militari a sostegno dei curdi (circa duemila uomini), e il timore è che lo abbia fatto per dare buon gioco a Erdogan per chiudere “la questione dei curdi”. Chiuderla con rappresaglie come quella del 2018 ad Afrin, nella Siria del Nord, quando l’esercito turco pro-jihadista, che fa parte della Nato, ha assalito la città violando qualsiasi legge territoriale siriana e trattato internazionale con l’obiettivo di distruggere proprio quelle YPG che si sono rivelate così indispensabili nella lotta contro l’Isis. Per tutti noi. L’Isis che combatteva Lorenzo e che continuano a combattere le forze del YPG è l’Isis che rivendica gli attacchi terroristici che tanto ci scuotono quando avvengono in Europa.

Perché l’Italia tratta come terroristi coloro che hanno combattuto e combattono contro i terroristi?

Lorenzo Orsetti, se fosse rientrato in Italia, sarebbe stato sottoposto a sorveglianza speciale. La sorveglianza speciale rappresenta una serie di provvedimenti estremamente limitanti: al sorvegliato speciale viene proibito di dimorare presso la propria città, viene ritirato il passaporto e la patente di guida, viene revocata qualunque licenza o iscrizione ad albo professionale, non può incontrare più di tre persone alla volta (non può partecipare a riunioni, conferenze, presentazioni di libri, manifestazioni, in una parola, gli è preclusa la collettività), ha il divieto di frequentare persone che abbiano avuto condanne (anche minori), ha l’obbligo di coprifuoco, eccetera.

Non ultimo, per chi ha rischiato la vita in nome della libertà del prossimo, la sorveglianza speciale è un tentativo di infamia.

Soltanto un semplice tentativo.

Perché a Lorenzo Orsetti, a Jacopo Bindi, a Davide Grasso, a Fabrizio Maniero, e a Eddi Marcucci diciamo grazie.  

Allo Stato italiano, chi per esso, diciamo invece che aspettiamo che faccia una telefonata al padre di Lorenzo.

E no, non è una questione di stile. 

Autostrada elettrica: Brebemi a scuola tedesca.

Mar, 03/26/2019 - 15:00

“Faremo meglio di Svezia e Germania dove l’autostrada elettrica è già una realtà, ma ribadisco che noi  faremo di più perché l’energia sulla nostra infrastruttura sarà auto-prodotta con il fotovoltaico”. A parlare è Francesco Bettonipresidente di Brebemi, la società di gestione della A35 Brescia-Milano, durante una visita a Francoforte per imparare dall’esperienza dei tedeschi.

FiloTir sulla Brescia-Milano

Proprio sulla Brebemi, infatti, sta per essere realizzata la prima e-Highway d’Italia che consentirà ai camion di viaggiare agganciati a una linea elettrica aerea. Insomma, una sorta di filoTir, l’equivalente dei filobus per il trasporto merci, che nella fattispecie saranno mezzi pesanti, con alimentazione ibridae dotati di pantografi, prodotti dalla Scania.  

Autostrada pulita al 100%

L’iniziativa prevede la sperimentazione dei primi 6 chilometri dell’autostrada (3 chilometri su ognuna delle due direzioni di marcia) che entreranno in funzione nel 2021, nel tratto compreso tra Romano Lombardo e Calcio. “Proprio per questo abbiamo deciso di costituire una sorta di gemellaggio con Francoforte: vogliamo prendere spunto e copiare da chi ha già avviato questo progetto e magari fare anche di meglio perché, ripeto, l’elettricità che farà muovere i camion sulla nostra infrastruttura è da fonti rinnovabili“.

Esempio da Germania e Svezia 

In Germania, in particolare in Assia, l’autostrada elettrica è entrata in funzione da dicembre scorso: è stata realizzata nell’arco di circa 18 mesi, su 10 chilometri della A5, tra Francoforte e Darmstadt, una tratta dove il traffico merci rappresenta il 10% su un totale che si aggira intorno ai 130 mila veicoli al giorno. La sperimentazione durerà fino al 2022, dopodiché si deciderà se renderla definitiva ed estenderla ulteriormente (il governo federale ha dichiarato l’intenzione di elettrificare 4 mila chilometri di autostrade del Paese).

In Svezia, invece, la e-Highway dove i camion possono muoversi agganciati a un filo è in fase di sperimentazione dal 2016, su 2 chilometri della E16, tra Sandviken e Gavle.

Al lavoro team d’eccezione 

“Per questa prima sperimentazione spenderemo intorno ai 15 milioni di euro“, sottolinea il presidente Brebemi, “se otterremo i risultati sperati, l’idea è di estendere l’elettrificazione su tutti i 62 chilometri della Brescia-Milano nell’arco dei prossimi 5 anni, con un investimento di circa 130 milioni di euro (intorno ai 2 milioni a chilometro). Per il progetto, possiamo contare su un team d’eccezione, tra i cui componenti figurano il Politecnico, la Bocconi e l’Università Roma 3“.

Modello di sviluppo e ambiente

“Ovviamente sosteniamo appieno il progetto della Brebemi”, dichiara Claudia Terziassessore alle Infrastrutture della Lombardia, “in un territorio come il nostro, ad alto tasso d’inquinamento, ogni iniziativa che riduce le emissioni è la benvenuta”.

“Dobbiamo poi considerare che un quarto delle merci del Paese, circa 370 milioni di tonnellate l’anno, passa per la Lombardia”, conclude l’assessore, “quindi, un’opera innovativa come l’elettrificazione di questa autostrada è fondamentale perché sostiene lo sviluppo del territorio e al tempo stesso salvaguarda dell’ambiente“.

FONTE: LAUTOMOBILE.ACI.IT

Quali frutti e verdure sono di stagione in Primavera? (VIDEO)

Mar, 03/26/2019 - 12:26

Oltre al vox populi abbiamo anche intervistato un agronomo che ci spiega come funziona la stagionalità degli ortaggi.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_129"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/129/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/129/output/agronomo-primavera.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/129/agronomo-primavera.mp4' } ] } })

 

Per vedere tutti i video con l’agronomo clicca qui

Cosa sta succedendo in Mozambico dopo il ciclone

Mar, 03/26/2019 - 12:10

Dalla pagina Facebook di Medici con l’Africa Cuamm

«La rete sanitaria è gravemente compromessa: l’ospedale centrale di Beira, di 800 posti letto, funziona come un centro sanitario, tutta l’attività chirurgica e ortopedica è paralizzata. Il Cuamm si sta attivando su due versanti: l’aiuto umanitario, da una parte, portando cibo, acqua, protezione e riparo agli sfollati. Dall’altra parte abbiamo cominciato anche ad aiutare i servizi sanitari, mantenendo la nostra presenza con dei medici nella neonatologia dell’ospedale, dove i piccoli bambini appena nati sono stati trasferiti d’urgenza dal reparto che è a cielo aperto, dove piove, in pediatria».
Giovanni Putoto, responsabile della programmazione Cuamm che ha raggiunto il nostro team a Beira.

I terrapiattisti verso l’Antartide alla scoperta del «bordo della terra»

Mar, 03/26/2019 - 11:00

Come nei migliori libri di Jules Verne, i terrapiattisti sono pronti a un viaggio di scoperta per arrivare ai confini della terra in Antartide dove una barriera di ghiaccio permetterebbe a cose e persone di non cadere oltre il bordo

Non c’è niente da fare: la terra è e continuerà a rimanere piatta per i terrapiattisti. Proprio non ne vogliono sapere di riconoscere la sfericità del nostro pianeta. Per dimostrare che la loro convinzione ha un fondamento, i terrapiattisti hanno deciso di usare tutte le carte a loro disposizione: un viaggio in Antartide per «vedere il bordo della terra». 

A prendere questa decisione è stato il controverso youtuber Logan Paul che ha deciso di intraprendere un viaggio ai confini del mondo. Il tutto accompagnato da un documentario chiamato: La terra piatta: ai confini e ritorno. Uno dei maggiori sostenitori della teoria della terra piatta ha recentemente partecipato, a Denver, a un incontro intitolato: Conferenza internazionale sulla terra piatta. Di recente ha dichiarato a Forbes di ritenersi «un uomo di verità, qualcuno che odia essere ignorante». 

«Non mi vergogno di dire che il mio nome è Logan Paul. Se voglio mettere il mio nome tra coloro che appoggiano la teoria della terra piatta, voglio conoscere i fatti. Ovvero, che non siamo mai stati sulla Luna e che la Luna emette luce propria». Presente alla conferenza anche uno dei maggiori credenti della teoria terrapiattista, Robert Davidson: «Quando guardi all’Antartide – ha detto – e prendi un globo e lo schiacci, l’Antartide finisce intorno alla Terra. È un pò come una spiaggia di ghiaccio molto, molto grande».

Insomma, stando alle sue parole, l’Antartide sarebbe come una grande barriera di ghiaccio che permette a cose e persone di non cadere fuori dai bordi della Terra, esattamente come quella di Jon Snow nel Trono di spade. Un altro illustre collega dei due luminari, Earther Jay Decasby, avrebbe aggiunto che i primi marinai erano in grado di dimostrare il modello di terra piatta prima che le Nazioni Unite istituissero il trattato Antartico che «essenzialmente rendeva illegale l’esplorazione indipendente e privata dell’Antartide».

FONTE: OPENONLINE

Immagine copertina: Beppegrillo.it

Cucinelli ai dipendenti: staccate e vivete

Mar, 03/26/2019 - 11:00

Solomeo (Perugia), 25 marzo 2019 – Se c’è una persona che può discettare con cognizione di causa di come si può essere felici e disconnessi, di come liberarsi dall’ossessione dello smartphone senza rimpianti, questi è Brunello Cucinelli, il re del cachemire. Basta ascoltare uno dei suoi haiku preferiti: “Bisogna avere una parte di vita che sia segreta per il tuo smartphone”. 

Cucinelli, è questo il consiglio che dà a tutti, non solo ai suoi dipendenti?

“Certo. Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua”.

Continua a imporre ai collaboratori della sua azienda il divieto di usare le mail nel weekend?

“A dir la verità il divieto scatta dalle 17,30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1.700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

Il divieto non provoca effetti sui fatturati e sul lavoro?

“Se c’è qualcosa di urgente mi possono telefonare. Sa quante mail ci vogliono per chiarire una cosa che con una telefonata diventa molto più semplice? Einstein diceva che si può essere concentrati al massimo 6 ore al giorno. In tutti i reparti io ripeto che basta pensare al lavoro nelle 8 ore del turno. Se non ti riposi, sei molto meno geniale”.

CONTINUA SU QUOTIDIANO.NET

Imperia ha il clima migliore in Italia, Pavia il peggiore

Mar, 03/26/2019 - 09:00

Sul podio del clima migliore in Italia ci sono Imperia, Catania e Pescara, con sei città del Sud e delle Isole nella top ten. Pianura Padana agli ultimi posti con Pavia, Vercelli, Novara e Lodi. Lo rivela una ricerca del quotidiano economico Il Sole 24 Ore, che ha messo a confronto le performance climatiche delle 107 città capoluogo di provincia in Italia. Il risultato è un indice del benessere climatico che tiene conto di 10 indicatori, come ore di sole, ondate di calore, umidità relativa, raffiche di vento, brezza estiva, giorni freddi, piogge e nebbia.

La top ten della classifica per il tempo più mite, accanto a Catania e Pescara, vede la presenza di altre sette città del sud e delle isole: Bari, Crotone, Barletta-Andria-Trani, Cosenza e Siracusa. Premiato in generale il clima marino e penalizzato quello continentale. Nella top ten tutte città che si trovano sulle coste italiane: oltre alle prime tre, anche Livorno, Bari e Barletta-Andria-Trani, Savona, Crotone e Siracusa.

Ad aggiudicarsi lo “scettro” di capitale del clima peggiore è Pavia: in generale la Pianura Padana si posiziona agli ultimi posti della classifica con Vercelli, Novara e Lodi.

Siracusa si distingue per le ore di sole, Perugia per la brezza estiva e le città liguri per minori ondate di calore.

Aosta e Sondrio tra le prime classificate (insieme alla già citata Imperia) per l’assenza di giorni di nebbia; Trend negativo legato alle città nelle valli e nelle pianure, in particolare negli indicatori legati al caldo: tra zone penalizzate c’è la valle interna di Caserta, la piana di Grosseto, il tavoliere di Foggia. Mantova, che si trova al 99posto, è la provincia che negli ultimi 10 anni ha registrato l’aumento più significativo della temperatura media dal 2008 al 2018, pari a quasi un grado centigrado.

Milano è tra le ultime dieci (96 posto), ultima tra le grandi metropoli, dietro Bologna (75), Roma (21), Napoli (43) e Firenze (51).

FONTE: ANSA.IT

Trova le differenze tra il nuovo stadio della Roma e il nuovo stadio del Tottenham

Mar, 03/26/2019 - 08:01

“Trova le differenze” è il titolo di uno storico gioco de La Settimana enigmistica. I responsabili della pubblicazione non accetterebbero mai una puntata dedicata alle differenze tra il nuovo stadio della Roma e il nuovo stadio del Tottenham. Sarebbe troppo facile la soluzione. In realtà, le differenze sarebbero tra la realizzazione di un nuovo impianto in Italia e di uno in Inghilterra, a Londra.

Era il 4 settembre 2014 quando la giunta romana del sindaco Ignazio Marino approvava la delibera di interesse pubblico per il progetto che prevedeva la realizzazione dello stadio a Tor di Valle.

Cinque anni dopo, quasi cinque anni dopo, siamo più o meno fermi ancora a quella delibera. Sono cambiate molte cose. È cambiata anche l’amministrazione comunale: ora governano i Cinque Stelle e la sindaca Virginia Raggi ha modificato il progetto iniziale. Sono cambiate le cubature previste e anche i lavori previsti per l’area circostante. Non ci addentriamo nel progetto, sarebbe inutile. Fermo era cinque anni fa; fermo è adesso.

In più, la scorsa settimana è stato arrestato il presidente del consiglio comunale di Roma Marcello De Vito: è accusato di aver intascato un accomodamento in contanti per i Magazzini generali di Ostiense. Soprattutto, lo scriviamo qui incidentalmente, De Vito è protagonista di una intercettazione telefonica che potremmo definire spartiacque, al livello di quella di Ricucci per i furbetti del quartierino. Questa passerà alla storia come l’intercettazione della “congiunzione astrale” che ha dato anche il nome alla relativa inchiesta della Procura della Repubblica di Roma.

Fin qui, Roma l’Italia. A Londra, fronte Tottenham, le cose sono andate diversamente. Leggermente. Appena appena. Il Tottenham ha pensato bene di rifare lo stadio. Anche lì hanno incontrato qualche intoppo. Intoppi inglesi, ovviamente. Avevano previsto diciotto mesi per realizzare il nuovo impianto e invece ne hanno impiegati addirittura ventiquattro. Non ci sono più gli inglesi di una volta.

Sono partiti nel 2017, con due anni e mezzo di ritardo rispetto al progetto della Roma di Pallotta. Con la piccola differenza che mercoledì 3 aprile ci sarà l’inaugurazione ufficiale per la partita di Premier League tra Tottenham e Crystal Palace.

Lo stadio è costato circa 800 milioni di euro. L’impianto avrà 62mila posti a sedere e si sviluppa su nove piani.

Udite udite, ci sono due terreni di gioco. Entrambi retrattili. Uno utilizzato per il calcio. L’altro per il football americano. Il Tottenham ha stipulato un accordo con la Nfl – il campionato di football americano – che giocherà nel nuovo stadio almeno due partite all’anno. E non ci saranno polemiche per l’eventuale deterioramento del terreno di gioco: ne hanno realizzati due apposta.

Le novità non finiscono qui: il nuovo White Hart Lane sarà uno stadio in cui non circolerà denaro contante. Si pagherà soltanto con carte di credito o prepagate del Tottenham.

I bar non si contano, ce ne sarà uno col bancone più lungo d’Europa: 65 metri. Un sistema tecnologico all’avanguardia consente di riempire le birre inserendo il boccale sotto il rubinetto. Il sistema in grado di versare diecimila litri di birra al minuto.

Ovviamente – ci vergogniamo a sottolinearlo – il wi-fi è libero e gratuito, ed è garantita la copertura mobile dei quattro principali fornitori di reti del Regno Unito.

Ci sono sei maxi-schermi: quattro all’interno e due all’esterno. Due tra quelli all’interno sono di 325 metri quadrati: i più grandi esistenti in uno stadio occidentale.

Forse la differenza è che non sappiamo chi sia il presidente del consiglio comunale di Londra.

Fonte imm copertina: Calcio e Finanza