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Aggiornato: 1 ora 10 min fa

Ci sei? Ce la fai? Sei (dis)connesso?

Gio, 05/16/2019 - 15:14

Il titolo parafrasa un tormentone di una decina di anni fa del comico Pino Campagna per raccontare una nuova tendenza (o una nuova necessità?): a Corinaldo (Ancona) hanno spento smartphone e tablet per vivere una giornata senza l’ossessione di social e mail. Un esempio da seguire.

Disconnettersi dal mondo virtuale per riconnettersi col mondo reale. Spegnere smartphone e tablet per una giornata e impiegare il tempo “salvato” dall’uso dei social per svolgere attività che fino a pochi anni fa erano all’ordine del giorno: guardarsi intorno, passeggiare con le mani vuote e a testa alta, incrociare lo sguardo di chi ci passa accanto.

Il primo esperimento di questo genere è stato organizzato dall’Associazione nazionale contro le dipendenze tecnologiche (Di.Te.) lo scorso sabato a Corinaldo, uno dei borghi più belli d’Italia, piccolo comune di cinquemila abitanti in provincia di Ancona: spenti e messi via in apposite buste tutti gli smartphone,  dalle 9 alle 19 giovani e adulti si sono cimentati nel primo “disconnect day” (#dDayDite19) d’Italia. L’obiettivo? Passare alcune ore senza interferenze o distrazioni tecnologiche, e ritrovare una dimensione sociale non dominata dai social.

Un “esperimento”

Il mondo virtuale attraverso i social è ormai così radicalmente entrato nella vita di tutti i giorni che pensare di trascorrere una giornata senza telefono appare davvero inconsueto. Al punto che il termine più appropriato per descrivere questa situazione sembra essere “esperimento“: a pensarci potrebbe far sorridere, ma basta riflettere su quando è successo l’ultima volta di guardare un amico negli occhi anziché leggere un suo post su uno schermo, di aver manifestato la propria approvazione con un sorriso vero anziché cliccando sul pollice alto di Facebook, di aver dato un abbraccio dal vivo al posto di un cuoricino virtuale.

Il rischio-dipendenza

L’iniziativa, spiega l’associazione promotrice, è stata lanciata per farci riflettere su quanto – spesso inconsapevolmente – siamo dipendenti da smartphone e tablet. Leggere un libro o un giornale in metropolitana, scambiarsi sguardi e sorrisi, chiacchierare con chi è in fila con noi alla posta o al supermercato: sono azioni ormai considerate fuori dall’ordinario perché tutti i ritagli di tempo – e spesso non solo quelli – vengono riempiti con l’uso di questi dispositivi con le loro diverse funzioni tra social network, messaggistica istantanea, internet.

Cinque ore al giorno davanti agli schermi

Un problema che riguarda molti adulti, ma che rischia di assumere proporzioni preoccupanti soprattutto in riferimento alle nuove generazioni: secondo l’ultima ricerca dell’associazione Di.Te. realizzata in collaborazione con il portale Skuola.net i dispositivi tecnologici tra cui smartphone e tablet tengono incollati sugli schermi tra le 4 e le 6 ore al giorno tre ragazzi su dieci tra gli 11 e i 26 anni. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Di.Te, ribadisce che «non riusciamo a stare più di tre ore senza guardare il cellulare, e lo tocchiamo più di 150 volte al giorno» e che per gli adolescenti (ma anche per molti adulti) il rischio-dipendenza è piuttosto elevato dal momento che «non riescono a stare più di dieci minuti senza guardare lo smartphone».

Più sociali, meno social

Il primo disconnect day di Corinaldo prevedeva un fitto programma tra incontri, attività e laboratori per adulti e bambini cui ognuno ha potuto partecipare solo dopo aver sigillato il proprio telefono o tablet in un’apposita busta e averlo consegnato a uno degli infopoint sparsi in città, impegnandosi a non rientrarne in possesso per almeno tre ore. Un modo per staccare la spina dal mondo virtuale, per lavorare con persone e sensazioni dal vivo, per entrare in connessione con se stessi e con gli altri. «L’obiettivo del primo disconnect day – spiega Lavenia – non è demonizzare la tecnologia, ma prendere consapevolezza dell’utilizzo che ne facciamo, per imparare ad usarla senza, però, farci usare».

Un esempio da seguire

Un esempio da seguire, nelle nostre città così come nelle nostre case e nella vita di tutti i giorni, per imparare a disconnettersi dal virtuale e a riconnettersi con il reale. Per tornare, mentre si passeggia, a guardare le nuvole perché, come ha detto l’attore Paolo Ruffini che ha partecipato all’evento esibendosi in un suo spettacolo teatrale, «col cellulare in tasca ci si può accorgere di cose straordinarie e difficilmente replicabili, come le nuvole».

Photo by Orlando Leon on Unsplash

Iva con aliquota ridotta al 4% per i prodotti vegetali surgelati

Gio, 05/16/2019 - 15:00

…che presentano le caratteristiche merceologiche classificate nell’ambito del Capitolo 07 della Tariffa doganale, alla voce 0710

Una associazione ha presentato una richiesta di consulenza giuridica in merito al corretto trattamento, ai fini Iva, degli ortaggi grigliati surgelati con aggiunta di olio. L’Agenzia delle entrate chiarisce che le verdure e i legumi congelati che hanno le caratteristiche merceologiche classificate nell’ambito del Capitolo 07 della Tariffa doganale, alla voce 0710, scontano l’Iva con aliquota ridotta al 4% (risposta n. 16/2019).

Il quesito
L’istante, nella richiesta fa presente di aver già ottenuto un parere da parte dell’Amministrazione finanziaria in merito all’applicazione della corretta aliquota Iva relativamente agli ortaggi grigliati surgelati e che in tale sede non era stato affrontato il caso in cui questi contengano una minima quantità di olio utilizzato come coadiuvante tecnologico. Poiché nella risposta precedente l’Agenzia ha stabilito che alla fattispecie prospettata fosse applicabile “l’aliquota IVA del 4 per cento di cui alla Tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972, che, al punto 6), richiamando la voce 07.02, menziona espressamente “ortaggi e piante mangerecce, anche cotti, congelati o surgelati” ritiene che avendo l’aggiunta di olio la sola funzione di anti agglomerante anche a queste verdure possa essere applicata l’Iva con l’aliquota ridotta del 4%.

Il parere dell’Agenzia
L’associazione, così come previsto dalla circolare 32/2010, ha preventivamente interpellato l’Agenzia delle dogane che ha determinato il corretto inquadramento doganale del prodotto attraverso un parere tecnico espresso dalla direzione centrale Legislazione e Procedure doganali – Ufficio tariffa doganale, dazi e regimi dei prodotti agricoli.

Continua a leggere su FISCOOGGI.IT

La Nasa annuncia la missione Artemide

Gio, 05/16/2019 - 13:54

“Stiamo andanto sulla Luna, e questa volta per restarci”. A rivelare al mondo i nuovi progetti della Nasa finanziati dal presidente Trump è stato l’amministratore delegato della Nasa Jim Bridenstine. Che ha annunciato: “Manderemo la prima donna sulla Luna nel 2024”. Il 20 luglio 2019 cadrà l’anniversario dei 50 anni sulla Luna, e la Nasa intende omaggiare l’uguaglianza di genere:ecco quindi nascere la Missione Artemide, dea della caccia e sorella gemella di Apollo.

FONTE E VIDEO SU BUSINNESSINSIDER.COM

Sherpa scala Everest per 23/a volta

Gio, 05/16/2019 - 12:00

Lo sherpa Kami Rita ha scalato il monte Everest per la 23/a volta, battendo il suo stesso record di ascensioni complete alla montagna più alta del mondo. Il portavoce del governo nepalese Gyanendra Shrestha ha riferito che Rita ha raggiunto la vetta questa mattina con altri alpinisti e che stanno tutti bene. I suoi più stretti compagni di scalata hanno raggiunto gli 8.850 metri 21 volte ciascuno, ma entrambi si sono poi ritirati.

In tutto sono 41 le squadre, per un totale di 378 alpinisti, autorizzate a scalare l’Everest durante questa primavera. Un numero analogo di guide napalesi li aiutano a raggiungere la vetta.

Fonte: ANSA.IT

L’Alamaba vieta l’aborto violando i diritti delle donne

Gio, 05/16/2019 - 10:21

L’Alabama vieta l’aborto approvando la legge più restrittiva d’America. Una legge choc, che di fatto mette fuori legge l’interruzione di gravidanza anche di fronte a uno stupro o a un incesto. L’unica eccezione contemplata è quella del rischio «serio» per la vita della futura mamma. E in tutto il Paese riesplode la polemica, proiettando il tema dell’aborto al centro della campagna elettorale per la Casa Bianca.

Con i candidati democratici che attaccano all’unisono la norma e assicurano che si batteranno per difendere i diritti delle donne davanti alla Corte Suprema. L’obiettivo della legge è proprio quello di arrivare di fronte ai nove saggi dell’Alta Corte e approfittare della maggioranza conservatrice con le nomine dei giudici Brett Kanavaugh e Neil Gorsuch per infliggere una spallata alla ‘Roe v. Wadè, la storica sentenza del 1973 che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Proprio con l’obiettivo di finire in Corte Suprema è stata messa a punto la legge, che si spinge ben oltre le misure anti-aborto approvate in altri Stati americani nell’era Trump, durante la quale si è assistito al proliferarsi di leggi anti-abortiste. La norma dell’Alabama, oltre a vietare di fatto l’interruzione di gravidanza in ogni circostanza, stabilisce che i medici che la praticano rischiano fino a 99 anni di carcere. Mentre quelli che solo tentano di praticarla possono finire in carcere per 10 anni.

 [L’articolo completo: L’Alabama vieta l’aborto anche in caso di incesto e stupro, bufera sulla legge choc su Il Messaggero]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

> In Alabama una legge vieta l’aborto. Anche in caso di stupro: Incostituzionale; ma è solo l’ultima di misure varate in quasi 20 Stati dell’Unione, appositamente per riportare la questione aborto davanti alla Corte Suprema di Washington: nella speranza di cancellare la storica sentenza Roe vs. Wade.

Sono tutti repubblicani, uomini e bianchi i 25 senatori che in Alabama nella notte italiana hanno votato una legge che vieta l’aborto praticamente in tutti i casi, anche per le vittime di stupro e incesto. Li vedete uno ad uno in questo articolo del Guardian […]

Hanno votato a favore 25 repubblicani, due si sono astenuti; hanno votato contro sei democratici del Senato, uno si è astenuto. Il testo è passato dopo furiosi dibattiti; ma è un fatto che al Senato ci sono sono quattro donne… tutte democratiche.

Sembra un incubo da Racconto dell’Ancella e invece è tutto vero; e proprio con i vestiti rossi delle ancelle del romanzo di Margaret Atwood si sono vestite le manifestanti di fronte al Senato dell’Alabama.

Un’immagine, quella delle donne vestite di rosso con la cuffia a velare il viso, ormai sempre più frequente man mano che si moltiplicano gli attacchi al corpo delle donne. Quella dell’Alabama è solo l’ultima, anche se la più restrittiva, delle leggi che in vari Stati dell’Unione dominati dai conservatori cercano di mettere fine all’aborto; ben sedici degli Stati Uniti hanno già passato o stanno lavorando a un testo che impedisca l’interruzione di gravidanza quando il medico può percepire il battito cardiaco del feto, cioè ad appena sei settimane dal concepimento. Continua a leggere… [Fonte: IODONNA.IT – Alessandra Quattrocchi]

>“Roe contro Wade”, la sentenza sull’aborto che ha cambiato l’America: Si chiamava Norma McCorvey e lavorava come cameriera in un bar. Era bisessuale. Era alcolizzata e tossicodipendente. Nel 1971 si era rivolta al Tribunale di Dallas sostenendo di essere rimasta incinta a seguito di uno stupro: aveva chiesto di essere autorizzata ad abortire, nonostante la legge del Texas vietasse l’aborto sanzionandolo come un crimine.
Nacque così la mitica causa “Roe contro Wade”, che esattamente quarant’anni fa, il 22 gennaio del 1973, si concluse con quella che ancora oggi rimane la più controversa sentenza mai pronunciata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti […]

Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema, con una maggioranza di 7 a 2, decretò l’incostituzionalità della legge del Texas che vietava l’aborto. La donna, scrissero i giudici, ha un diritto costituzionale ad interrompere la gravidanza: ha diritto ad abortire “per qualsiasi ragione” per tutto il primo semestre di gravidanza, mentre negli ultimi tre mesi solo “per ragioni di salute”.  Quello stesso giorno, contemporaneamente a “Roe contro Wade”, la Corte Suprema decise anche il caso gemello “Doe contro Bolton”, stabilendo che nel verificare le “ragioni di salute” che giustificavano l’aborto, il medico avrebbe dovuto considerare rilevanti non solo le questioni attinenti la salute in senso stretto, ma anche tutti gli altri fattori rilevanti per il benessere della paziente, inclusi quelli “emozionali, psicologici, familiari”. Continua a leggere… [Fonte: LINKIESTA.IT – Alessandro Tapparini]

> Il duro commento di Chiara Ferragni sul divieto di abortire in Alabama: […]“Quello che sta succedendo in Alabama è pazzesco”, ha scritto l’influencer di Cremona “Una donna è responsabile del suo corpo e lei è l’unica che può prendere delle decisioni. Da adesso una donna che vuole abortire in Alabama dopo aver subito uno stupro avrà una condanna peggiore di chi supra. È inquietante”. Queste le parole dure della fashion blogger, che appare quasi scioccata per la nuova legge entrata in vigore nello stato dell’Alabama.

La legge approvata in Alabama stabilisce che l’aborto è vietato anche in caso di incesto o di stupro. Interrompere la gravidanza sarà permesso solo in determinate circostanze e unicamente per salvaguardare la salute della madre. 

Pene pesanti anche per i medici che violano la legge, che rischiano fino a 99 anni di carcere. In realtà, al contrario di quanto scrive la Ferragni, la donna che si sottopone ad aborto non è considerata penalmente responsabile.

Nel testo della proposta di legge si sottolinea che il numero di feti abortiti è superiore a quello delle persone uccise nei gulag di Stalin o nei campi di sterminio della Cambogia. Continua a leggere… [Fonte: TPI.IT – Cristiana Mastronicola]

Fonte immagine copertina: The New Yorker

Il cuore delle donne, troppo spesso trascurato

Gio, 05/16/2019 - 09:54

Un problema diffuso, soprattutto in menopausa. L’incontro per parlare di prevenzione. L’esperto: “La prima cosa da fare è agire sul proprio stile di vita”

Il cuore delle donne al centro della scena. Nel senso letterale del termine. La scena è infatti quella del teatro di Villa Sordi, l’abitazione dell’Albertone nazionale oggi gestita dalla Fondazione che porta il suo nome. Sul palco si alternano pazienti e artiste, in un dialogo con il pubblico sapientemente punteggiato dagli interventi del cardiologo che ha fortemente voluto questo incontro, Massimo Romano, oggi responsabile del reparto di Cardiologia e riabilitazione cardiologica presso l’Istituto Clinico Cardiologico di Roma e titolare della Cardiologia domiciliare della Asl RM C. Nell’incontro sostenuto da Fidapa, la Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, si parla dunque di cuore e di donne, di prevenzione e di guarigione, ma anche di malattia. E di un rischio che troppo spesso è sottovalutato proprio dalle signore, troppo impegnate a gestire le malattie dei familiari per capire che qualcosa non va anche nel loro organismo, soprattutto dopo la menopausa. “Per sensibilizzare le donne sulle cardiopatie ho scelto di utilizzare non numeri e grafici, ma la pittura, la poesia e il canto”, spiega Romano, “volevo far comprendere che ci sono diverse forme di comunicazione in campo medico, tutte ugualmente importanti. L’obiettivo è quello di far passare un messaggio: le innovazioni scientifiche non sono pienamente sfruttabili se non sono adattate a ogni singolo essere umano nella sua unicità”. 

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«Mammoni», Italia primatista Ue: la metà vive ancora con mamma e papà

Gio, 05/16/2019 - 08:00

L’Italia è prima fra i big europei per “mammoni” o “bamboccioni” ancora a casa. Lo attesta la fotografia scattata da Eurostat, l’Istituto europeo di statistica su dati 2017. I “giovani adulti” tra i 25 e i 34 anni quasi per la metà – esattamente il 49,3% – vive ancora con i genitori. E in media chi riesce a uscire di casa lo fa dopo i 30 anni.

E questo mentre nella media dei 28 Paesi Ue vive ancora con i genitori solo il 28,5% di questa fascia della popolazione. In Europa si esce di casa in genere a 26 anni.

Ecco cosa rallenta l’emancipazione
Le motivazioni di questo ritardo vanno però cercate non solo nelle difficoltà economiche, ma anche nelle caratteristiche socio-culturali di vario genere del Paese e delle famiglie italiane, che rallentano l’emancipazione dal nucleo familiare. E fanno salire l’Italia in vetta, tra i grandi Paesi dell’Unione europea, in questa classifica stilata da Eurostat.

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La lana delle pecore da formaggio è ancora oggi un rifiuto speciale

Gio, 05/16/2019 - 05:51

La tosa delle pecore da formaggio non viene utilizzata perché è considerata di bassa qualità. Quindi finisce in discarica, trattata tra l’altro come rifiuto speciale. Secondo i dati dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha condotto uno studio sul tema, sono 7 milioni in Italia le pecore destinate alla produzione di latte per formaggi e la cui lana tosata – circa 8.700 tonnellate – viene buttata. Un dato probabilmente sottostimato, visto che molti operatori, spiega sempre l’Ispra, la distruggono in vario modo per evitare i costi di smaltimento. Esistono tuttavia percorsi sostenibili per recuperarla.

Studi condotti dal CNR stimano che dal totale della lana proveniente dalla tosa non utilizzata si potrebbero ricavare oltre 5 mila tonnellate di fibra e 15 milioni di metri quadri di tessuto, creando una filiera sostenibile del tessile. E ci sono anche buone pratiche tutte italiane per il riciclo della lana.

Un esempio è Donne in Campo, che ha creato una rete attiva di donne sul territorio rurale che hanno contribuito a questo studio sulla sostenibilità della filiera. I processi produttivi messi in atto implicano anche la conservazione di piante tintorie – vegetali che forniscono pigmenti naturali – e di antiche varietà di fibre tessili che, assieme al recupero della lana, comportano la valorizzazione di un’importante eredità culturale e sociale. “Le attività che si descrivono nello studio dimostrano che la sostenibilità in questa filiera esiste e che può essere un mezzo di tutela ambientale e valorizzazione del territorio attraverso l’impiego intelligente delle risorse locali”, conclude l’Ispra.

Un altro esempio recente in risposta a questo spreco arriva da San Casciano dei Bagni, in Toscana, dove una cooperativa di comunità appena nata, Filo&Fibra, ha vinto un contributo della Regione Toscana pari a 50mila euro per iniziare un’attività di recupero della lana di pecora locale, per realizzare capi di sartoria e vari prodotti di consumo.

In questo modo si valorizza un materiale destinato appunto ad essere trattato come un rifiuto speciale, con un piano di riuso articolato. La lana sarà utilizzata ad esempio anche per restaurare le vetrine dismesse dei centri storici locali, esponendo i materiali creati. Ma non è tutto: in un centro messo a disposizione dal Comune verrà realizzato un museo attivo della macchina da cucire e uno spazio di coworking dotato di strumenti tecnologici necessari per la lavorazione dei tessuti, che sarà a disposizione di tutti.

La cooperativa di comunità, che nasce da una legge dalla Regione Toscana, è stata subito sostenuta dal Comune di San Casciano dei Bagni, per contrapporsi al pericolo di spopolamento del paese e diffondere opportunità di lavoro, soprattutto tra i giovani e le donne. In gioco ci sono quindi aspetti sociali ed economici rilevanti, oltre all’implicito vantaggio ambientale. «La Regione Toscana – ha detto in merito la vicesindaca Agnese Carletti – dimostra una crescente attenzione alle piccole comunità, considerandole non per il numero di abitanti ma per il loro valore intrinseco di cultura, tradizioni, umanità. La spinta a progetti di questo tipo è fondamentale per dare risposte ai problemi che vivono i nostri piccoli borghi.»

Immagine: foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

E-Mobility sostenibile in 8 città italiane (Infografica)

Gio, 05/16/2019 - 03:38

Quante auto elettriche circolano a Roma, Milano, Torino… e quante colonnine sono a disposizione dei cittadini?
E soprattutto: quali sono le previsioni a breve termine?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

In Olanda la prima auto elettrica ad energia solare

Mer, 05/15/2019 - 21:00

dall’Olanda arriva la notizia che il prototipo del primo veicolo elettrico solare nativo sarà presentato il prossimo 25 giugno.

L’annuncio arriva  da Lightyear, pioniere olandese nella mobilità sostenibile. Lightyear Oneproof of concept dell’auto, rappresenta il primo passo concreto verso la missione di Lightyear di rendere la mobilità sostenibile disponibile per tutti, ovunque.

Progettato per massimizzare l’autonomia solare e della batteria

L’approccio di Lightyear è quello di avvalersi di numerose innovazioni per rendere libero l’automobilista e portare l’auto ovunque. Lightyear One è stato progettato da zero per risolvere due dei maggiori svantaggi delle auto elettriche: autonomia e ricarica.

L’auto a 4 ruote motrici è stata ideata per percorrere lunghe distanze senza la necessità di ricarica via cavo. La batteria da sola ha un’autonomia di 600-800 chilometri, a seconda dell’utilizzo. Quando deve essere ricaricata, l’efficienza energetica di questo modello consente di ricaricarla due o tre volte più velocemente di qualsiasi altra auto elettrica presente sul mercato.

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Plastica nella Fossa delle Marianne

Mer, 05/15/2019 - 18:00

Una busta di plastica e alcuni involucri di caramelle. È quello che è stato trovato negli abissi della Challenger Deep, estremità meridionale della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico.

A fare la scoperta l’esploratore americano Victor Vescovo. Con il suo sottomarino Limiting Factor è rimasto quattro ore sul fondale per quella che è ritenuta la più profonda immersione con equipaggio mai realizzata. ”Il materiale sarà analizzato per accertarne la composizione”, ha spiegato Stephanie Fitzherber, portavoce della spedizione Five Deeps Expedition, che mira alla scoperta delle profondità marine del Pianeta. La prossima tappa sarà nel Molloy Deep, nell’Oceano Artico.

Guarda il video della scoperta su VIDEO.REPUBBLICA.IT

Music of the Plants

Mer, 05/15/2019 - 15:32

Music of the Plants da anni ricerca, progetta e realizza soluzioni che rendono tangibile il principio che tutta la vita è collegata.
Grazie a questo dispositivo possiamo stabilire una comunicazione diretta con il mondo vegetale attraverso il linguaggio della musica.
Il dispositivo si connette alla pianta percependo il suo segnale elettromagnetico e lo traduce in armonie musicali, aprendo la porta allo sviluppo di nuove forme di comunicazione.
La melodia, secondo i parametri di ritmo, altezza e intonazione, cambia da pianta a pianta a seconda della specie, dell’età, delle stagioni, delle ore del giorno e della situazione logistica stessa.
La ricerca a tutto campo continua ancora oggi e stiamo diventando profondamente consapevoli della capacità innata della natura di comunicare con noi se abbiamo gli strumenti per ascoltare.

E-commerce: https://shop.musicoftheplants.com/

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La sezione “Consigli per gli acquisti” ospita tramite il metodo dell’affiliazione prodotti ritenuti validi da People For Planet e che pensiamo possano risultare interessanti anche per i nostri utenti. Per questo servizio People For Planet riceve un compenso in denaro dalle imprese presenti nella sezione senza che questo comporti maggiorazioni di prezzo per l’utente che acquisti.

Alexandria Ocasio-Cortez è una supereroina!

Mer, 05/15/2019 - 15:21

Alexandria Ocasio-Cortez, giovane neosenatrice di New York (ne abbiamo parlato su People for Planet in questi articoli), è il più grande personaggio dei fumetti del 2019? La sua storia ha tutte le suggestioni tipiche di un fumetto: è una ex cameriera di un bar di tapas divenuta membro del Congresso; è una grande oratrice pubblica e una maga dei social media; è una paladina dei temi progressisti e dell’ambiente, autrice del programma “Green New Deal” che tanto sta facendo discutere in Usa e fuori.

Oggi esce negli Stati Uniti un’antologia di graphic novel che ha lei come protagonista.

I racconti di questa antologia includono situazioni molto diverse tra loro. In uno, scritto da Nick Accardi e disegnato da Travis Hymel, il mondo della politica viene trasferito in un ring di wrestling – dove Ocasio-Cortez partecipa a un match contro “diabolici gruppi di interesse industriale”.  In un altro i personaggi più noti della politica Usa (Hillary Clinton, Barack Obama…) sono raffigurati in una festa danzante in cui ciascuno, attraverso le sue movenze, svela anche caratteri della propria personalità.

Il progetto, della Devil’s Due Comics, ha ricevuto molta attenzione da parte dei media quando è stato annunciato a febbraio. Nella sua prefazione Josh Blaylock, il fondatore dell’azienda, ha dichiarato di aver creato il fumetto perché ispirato dalla ventata di novità rappresentata da Ocasio-Cortez e da altri membri del Congresso neoeletti. Il risultato è un libro di 52 pagine, al prezzo di $ 5,99, che ha anche pin-up, giochi e storie. Il tema comune è il potenziale di cambiamento dei nuovi membri del Congresso e il loro “portare finalmente un’ondata di speranza e di novità”, ha scritto Blaylock .

Il fumetto di Ocasio-Cortez non è la prima o l’ultima incursione in politica di Devil’s Due. Blaylock ha pubblicato “Barack the Barbarian” nel 2009. E il 3 luglio la casa editrice pubblicherà un’antologia dedicata a Bernie Sanders , “Talk Bernie To Me!“.

A febbraio, quando un reporter di TMZ ha chiesto a Ocasio-Cortez del suo debutto a fumetti, ha detto di apprezzare che una parte di tutte le vendite andrà a RaicesTexas.org, che offre servizi legali gratuiti ai bambini immigrati, alle famiglie e ai rifugiati. Il giornalista ha anche chiesto a Ocasio-Cortez come si sentisse nei panni di una supereroina. «Sono solo una persona normale che cerca di fare del suo meglio», ha detto, aggiungendo che il suo personaggio a fumetti potrebbe ispirare le ragazze, mostrando loro che «tutti abbiamo un supereroe dentro di noi».

Fonte: New York Times

Il koala è funzionalmente estinto. Che cosa significa?

Mer, 05/15/2019 - 15:00

Secondo le stime dell’Australian Koala Foundation in Australia sarebbero rimasti appena 8omila koala. Cambiamenti climatici, scomparsa dell’habitat e incapacità riproduttive rendono la specie “funzionalmente estinta”

Non sono scomparsi, non ancora. Ma secondo l’Australian Koala Foundation (Akf) il destino dei pigri marsupiali australiani è ormai segnato: i koala sono funzionalmente estinti. Dalle stime dell’organizzazione infatti ne sarebbero rimasti appena 80mila nel continente – un numero insufficienteperché possano svolgere un ruolo significativo nell’ambiente e a garantire la sopravvivenza di nuove generazioni. E, se ci aggiungiamo la minaccia che deriva dai cambiamenti climatici e dalla costante perdita delle foreste di eucalipto (di cui si cibano in modo esclusivo), beh, la conclusione non ci piacerà affatto.

Contiamo i koala

Se le stime della Akf fossero accurate, il calo della popolazione complessiva di koala sarebbe davvero sconcertante. L’ultima indagine ufficiale risale al 2016, quando un team di 15 esperti aveva tentato di stimare le dimensioni delle popolazioni di koala in quattro stati australiani (Queensland, New South Wales, Victoria e Australian Capital Territory). Da quel difficile lavoro (i koala non sono animali stanziali, si distribuiscono in modo irregolare in territori molto ampi e molto diversi tra loro, e non sono così facili da scovare) sembrava che il numero dei koala si aggirasse sui 329 milaesemplari, e che complessivamente il declino demografico fosse del 24%

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Roma, Domus Aurea: torna alla luce dopo duemila anni la sala della Sfinge

Mer, 05/15/2019 - 13:42

I tecnici stavano restaurando la volta di un ambiente attiguo, quando si sono accorti di questa eccezionale stanza nascosta da XX secoli

Roma non smette mai di stupire, offrendo delle inaspettate, eccezionali sorprese, testimonianze silenziose dei fasti del passato e della sua grande storia. Come l’eccezionale ed emozionante scoperta nella quale i tecnici restauratori e architetti si sono imbattuti durante il restauro della volta della sala 72 della Domus Aurea, una delle 150 attualmente conosciute della dimora che Nerone si fece costruire nel 64 d.C.,  dopo il grande incendio di Roma. La scoperta risale alla fine del 2018: grazie ad una apertura all’imposta nord della sala e alle lampade che i tecnici avevano a portata di mano per illuminare i ponteggi,  è apparsa  l’intera volta a botte di una sala adiacente completamente affrescata. All’ interno  una finestra a bocca di lupo che si apre sulla lunetta di fondo dove si trova la figura della sfinge che dà il nome allo stanza e cheè collocata  al di sopra di un probabile oggetto sacro. Intorno ci sono elementi architettonici immaginari fra piatti cerimoniali e ghirlande. Visibile e ben conservata la decorazione pittorica della sommità: sul fondo bianco si  possono ammirare riquadri segnati di rosso purpureo, intorno linee giallo ocra e fasce dorate fra una fitta vegetazione e universi animali: pantere, centauri rampanti, in un quadrato il dio Pan, in un altro un personaggio armato di spada, faretra e scudo che combatte con una pantera. Il  tipo di decorazione porta gli esperti ad attribuire la Sala della Sfinge alla cosiddetta Bottega A, operante tra il 65 ed il 68 d.C. 

La sala nonostante i secoli  racconta ancora molto di sè: la scelta del fondo bianco dimostra che era poco illuminata anche ai tempi di Nerone. L’ambiente è stato messo in sicurezza, ma una larga parte è ancora interrata, sepolta sotto quintali di terra per ordine degli architetti di Traiano, che proprio qui, sopra la reggia dell’odiato Nerone, fece costruire un complesso termale. In quarant’anni, la Domus Aurea fu completamente sepolta sotto nuove costruzioni, ma la sabbia ha paradossalmente protetto gli affreschi delle pareti e della volta dal loro eterno nemico, l’umidità, restituendoceli oggi dopo duemila anni.

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Casamonica: abbattono le loro stesse case abusive

Mer, 05/15/2019 - 12:02

Mafia capitale ha risvegliato tante coscienze e istituzioni dormienti e dice quello che molti sapevano già: a Roma le mafie operano e fanno affari – Nello Trocchia

[…] «E nello scenario del territorio romano, diverso, per conformazione e politica, da tutti gli altri, volevo soffermarmi proprio su un clan autoctono, stabilito e radicato a Roma, che ha delle peculiarità interessanti. Un clan che, oltre a restare troppo spesso impunito, ha una caratteristica distintiva che lo unisce anche alle mafie straniere: la lingua. È un unicum che diventa essenziale quando i componenti di questa famiglia devono nascondere affari, contatti, relazioni e reati. I Casamonica parlano il sinti e lo incrociano con il dialetto, formando un codice incomprensibile anche per gli interpreti più bravi, impauriti, tra l’altro, dall’assenza di sicurezze e tutele. Questo clan è diventato una cassaforte impenetrabile: sono romani ma parlano straniero, decidono loro quando e come apparire, costruiscono edifici e acquistano case rendendo alcune vie della capitale inaccessibili e sorvegliate.»

In un sentenza del 26 gennaio 2013, il Gup del Tribunale di Roma scriveva che “si tratta di uno dei gruppi malavitosi più potenti e radicati nel Lazio, i cui affiliati dichiarano in forma costante, quasi indefettibile, un reddito inferiore alla soglia di povertà ma vivono in ambienti protetti da recinzioni, videocamere, vigilanza armata”.

Prima zingari, poi mafiosi. Estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, spaccio di stupefacenti. L’operazione Gramigna del luglio 2018 aveva inferto un primo duro colpo al clan: 37 le ordinanze di custodia cautelare eseguite su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia per reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Un’operazione della procura proseguita il 15 aprile scorso (Gramigna bis) con un altro schiaffo al sistema del clan: 23 misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti soggetti appartenenti alle famiglie Casamonica, Spada e Di Silvio.

 [L’articolo completo: Casamonica, ecco perché sono il clan più pericoloso di Roma (e lo sono da sempre) diMartina di Pirro su Linkiesta]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Roma, dopo la prova di forza del Comune ora i Casamonica abbattono i loro stessi abusi edilizi: demolite due ville > I Casamonica ora si abbattono gli abusi edilizi da soli. A loro spese, senza attendere le ruspe del Comune di Roma. Due ville, una alla Romanina e l’altra a Capannelle (quadrante est della città) ridotte in macerie nel giro di 6 mesi, la cui demolizione è stata certificata dai verbali della Polizia di Roma Capitale. Un’altra dove le ruspe sono attualmente in azione. Una strana novità per la Capitale, dove il clan si è parecchio indebolito sotto i colpi degli arresti degli ultimi 2 anni, delle inchieste della procura di Roma, dei sequestri. A questi si aggiunge l’azione del Campidoglio e, soprattutto, del Municipio VII, con il blitz del novembre scorso al Quadraro e l’abbattimento di 8 villini intestati a Luciano Casamonica e ai suoi familiari diretti. Di certo, in 40 anni di contestazioni e ordinanze di demolizione notificate dal Municipio agli appartenenti del clan, pare non esserci notizia di auto-abbattimenti, specie nelle roccaforti come La Romanina. Se si tratta di casi isolati, di un cambio di strategia del clan per evitare clamori mediatici e multe salate o, semplicemente, del segno di un cambiamento di rotta, sarà solo il tempo a dirlo. Continua a leggere… [Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO – Vincenzo Bisbiglia]

Casamonica, tra demolizioni e quartieri in mano al clan 

Le ruspe lavorano senza sosta per l’abbattimento delle otto villette abusive di alcuni esponenti dei Casamonica a Roma. Ma la guerra al clan e alle famiglie che gravitano loro intorno è solo iniziata. Spada, Spinelli e Bevilacqua hanno messo le mani su molti quartieri della Capitale, per lo più nella zona sud est, dalla Romanina a Porta Furba. Qui la tensione è altissima. E’ cosa ormai nota che Comune e Ministero dell’Interno siano pronti a entrare nella fase due: la demolizione di altri 50 edifici. Il racconto del nostro Fabio Trappolini. [Servizio di Agorà – RAI]

Presentazione del libro “Casamonica, la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma” di Floriana Bulfon> Registrazione video del dibattito dal titolo “Presentazione del libro “Casamonica, la storia segreta. La violenta ascesa della famiglia criminale che ha invaso Roma” di Floriana Bulfon”, registrato a Roma lunedì 13 maggio 2019 alle 18:27. Guarda la diretta ufficiale… [Fonte: RADIORADICALE.IT]

Nessuno sa come se la passa YouTube

Mer, 05/15/2019 - 12:00

Ogni giorno un miliardo di ore di video viene visto su YouTube, uno dei siti più visitati al mondo, ma nonostante la sua enorme popolarità, si continua a sapere pochissimo dei suoi risultati economici. Alphabet, la holding statunitense che controlla YouTube (oltre a Google e innumerevoli altre società), è quotata in borsa ed è tenuta a fornire dati sul proprio andamento complessivo ogni tre mesi, ma non è obbligata a offrire informazioni nel dettaglio sulle sue singole controllate.

Come scrive il Wall Street Journal, è praticamente impossibile farsi un’idea precisa dell’andamento economico di YouTube: sappiamo che frutta svariati miliardi di dollari ad Alphabet ma poco altro, e questa segretezza è un problema ricorrente per gli investitori.

Nelle sue trimestrali di cassa, Alphabet mette insieme i risultati di YouTube con quelli del motore di ricerca di Google, il browser Chrome, Google Maps e Android, il sistema operativo per gli smartphone. È una raccolta talmente ampia di servizi da rendere impossibili stime accurate sulle singole attività.

Quelle più accurate ritengono che YouTube porti ricavi ad Alphabet per circa 15 miliardi di dollari all’anno, grazie alla pubblicità che viene mostrata sul sito e attraverso le sue applicazioni. È uno dei servizi online più redditizi che esistano e proprio per questo motivo gli investitori vorrebbero avere qualche informazione in più. Questa esigenza è diventata ancora più evidente la scorsa settimana, quando Alphabet ha pubblicato i suoi ultimi dati trimestrali, segnalando un rallentamento della crescita che non registrava in quelle dimensioni da quasi 4 anni. Molti si chiedono se YouTube sia una delle cause delle minori entrate, e se ci sia quindi da rivalutare qualche investimento.

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L’estate è alle porte: i consigli per proteggere i bambini dalle infezioni della pelle

Mer, 05/15/2019 - 09:41

Nonostante siamo a metà maggio, le temperature sono ancora piuttosto basse. A breve, si aspetta comunque l’arrivo della tanto desiderata estate. I bambini sono spesso vittime di infezioni batteriche della pelle che proprio con l’arrivo della stagione calda e del clima caldo-umido si manifestano con ancora maggiore frequenza. I rischi di queste infezioni variano a seconda della loro localizzazione: da quelle che coinvolgono solo la parte più superficiale della cute (l’epidermide) a quelle che colpiscono la parte più profonda (il derma).

Anche una piccola ferita, un graffio o una puntura d’insetto possono facilitare l’accesso dei batteri all’interno della pelle e generare un’infezione che può diffondersi ad altre zone della cute – afferma la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia –Per evitare i rischi di un’eventuale degenerazione dell’infezione è necessario valutare da quanto tempo è insorta la lesione, quanto è estesa e quali sono i sintomi associati, come ad esempio febbre, dolore e prurito. Inoltre, è importante considerare quali possano essere stati i fattori predisponenti, tra cui l’assunzione di farmaci, l’esposizione alla luce solare, il contatto con allergeni o animali”.

Con l’avvicinarsi della stagione estiva, WAidid quindi raccomanda di mantenere la pelle dei bambini pulita e ben idratata in modo da difenderla dai batteri e dai funghi e consiglia una moderata esposizione al sole nei primi anni di vita per favorire la sintesi della vitamina D, ricordando di evitare sempre le ore più calde e di non prolungarla troppo nel tempo. Nel caso di infezione batterica della pelle il primo riferimento è sempre il pediatra (specialmente quando i bambini sono piccoli) che, a seconda del caso e della gravità, eventualmente evidenzierà ai familiari la necessità di una visita dermatologica.

Tra le infezioni cutanee dell’età pediatrica, quelle più comuni nel periodo estivo sono le seguenti:

  • L’impetigine è una delle più comuni infezioni cutanee tra i 2 e i 5 anni1 e si stima che colpisca a livello mondiale circa il 12% dei bambini2. Tra i fattori di rischio, la dermatite atopica, traumi della pelle, morsi di insetto, l’alta umidità e la scarsa igiene. Si distingue in due forme: non bollosa e bollosa. La prima forma è generalmente provocata dallo Staphylococcus aureus (nel 70% dei casi) e dallo Streptococcus pyogenes1,3 e si presenta con piccole vescicole o pustole che evolvono rapidamente in croste di color giallo. Anche la seconda forma, quella bollosa, è causata dallo Staphylococcus aureus e si manifesta con bolle flaccide e trasparenti sotto le ascelle, sul collo e nell’area del pannolino.

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Lego lancia i mattoncini in braille per tutti i bambini con disabilità visive

Mer, 05/15/2019 - 08:00

Le costruzioni hanno attirato e continuano ad attirare i bambini di tutte le età, così la Lego ha voluto unire la passione per questo tipo di gioco, con un progetto educativo che attraverso l’utilizzo della tecnica Braille, che da anni consente ai non vedenti di leggere, aiuterà i bambini con gravi problemi di vista ad apprendere l’alfabeto braille, giocando e divertendosi.

“Le vie del gioco e dell’apprendimento sono infinite, e devono esserlo anche per i bimbi non vedenti. I mattoncini li aiuteranno a imparare in modo non passivo”

Ecco il motto dell’azienda danese che con la progettazione dei braille brick, che saranno in commercio ad inizio del prossimo anno, conclude un progetto d’inclusione avviato nel 2011, su cui la sua fondazione ha lavorato insieme all’ associazione danese dei non vedenti e l´associazione brasiliana sempre di persone non vedenti, Dorina Nowill foundation.

E con la partecipazione di Morten Bonde, Senior Art Director di Lego che soffre di un disturbo genetico agli occhi che lo sta gradualmente portando alla cecità e che lo ha spinto a lavorare sul progetto come consulente interno.

I bambini con problemi di vista potranno giocare sviluppando fantasia e creatività con i mattoncini Lego, e allo stesso tempo usare i mattoncini in braille per unire il gioco all’apprendimento dell’alfabeto braille della propria lingua, oppure di una lingua straniera.

In più i bambini non solo leggeranno, ma costruiranno il loro testo, ovviamente i lego braille sono compatibili con i mattoncini tradizionali, quindi ci si potrà giocare insieme, da soli o con i compagni

Prototipi delle confezioni di mattoncini Braille sono già in via di sperimentazione in istituti per l’aiuto ai bambini non vedenti in Danimarca, Norvegia, Regno Unito e Brasile.

Dall’associazione francese delle persone non vedenti arrivano parole di approvazione:

“appoggiamo l´iniziativa di Lego e attendiamo con ansia il suo varo. Ci sembra un´idea giusta, adeguata al livello intellettuale e creativo spessissimo molto alto dei bimbi non vedenti, per aiutare i bambini ad imparare in modo attivo”

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Salute, il titolo di studio conta: in Italia chi è poco istruito vive meno

Mer, 05/15/2019 - 06:34

Chi è meno istruito ha una minore speranza di vita alla nascita. La notizia arriva dall’Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione realizzato dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp) che per la prima volta ha raccolto, in collaborazione con l’Istituto nazionale di statistica (Istat), i dati su scala nazionale sulla mortalità degli italiani negli anni compresi tra il 2011 e il 2014.

Disuguaglianze: socio-economiche e non solo

Negli ultimi anni il servizio sanitario nazionale ha compiuto molti passi in avanti per cercare di colmare le disuguaglianze a livello regionale nella distribuzione delle misure di prevenzione e dei percorsi di cura, nel tentativo di migliorare l’offerta sanitaria e garantire un progressivo aumento della speranza di vita in tutto il Paese. A oggi, però, ancora permangono molte disuguaglianze nell’ambito dell’assistenza sanitaria, e lo stato di salute degli italiani tuttora subisce importanti cambiamenti a seconda delle condizioni socio-economiche e delle zone in cui si vive. A determinare le condizioni di salute delle persone è anche un altro fattore, il grado di istruzione, che può influenzare lo stile di vita e la possibilità di accedere a misure di prevenzione adeguate e a percorsi di cura più appropriati.

Titolo di studio e stato di salute

Dall’Atlante emerge che in Italia il 18,3% della mortalità generale tra gli uomini e il 13,4% tra le donne è dovuta a un basso livello d’istruzione. In particolare gli uomini meno istruiti hanno una speranza di vita inferiore di tre anni rispetto a quelli con un titolo di studio più elevato, mentre per le donne la differenza si attesta a un anno e mezzo.

Speranza di vita: cos’è

La speranza di vita è il numero di anni che, statisticamente, un individuo può aspettarsi di rimanere in vita. Se si fa riferimento alla nascita, la speranza di vita alla nascita (detta anche aspettativa di vita alla nascita o vita media) è uguale al numero di anni che mediamente una persona ha di rimanere in vita. È un valore che dipende dalla popolazione di cui fa parte l’individuo ed è diverso per uomini e donne. 

Rischi maggiori per chi vive al Nord

Un livello di istruzione inferiore spiega dunque una quota rilevante dei rischi di mortalità, sia pure con effetti differenti per area geografica e cause di morte. Quanto all’area geografica, il pericolo è maggiore per chi vive al Nord, mentre è minore al Centro-Sud. «Le disuguaglianze di mortalità – si legge nell’Atlante – rappresentano un mancato guadagno di salute possibile nel nostro Paese e suggeriscono spunti per una valutazione delle priorità e per la definizione di target di salute. A 40 anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale, c’è ancora spazio per guadagnare equità nella salute».

Tumori, diabete e malattie respiratorie

Quanto alle cause di morte maggiormente legate a un grado di istruzione non elevato, sono il tumore dello stomaco, il diabete e le malattie del fegato, sia per gli uomini che per le donne. Differenze significative per la popolazione maschile si osservano anche relativamente ai tumori del polmone, delle vie aeree e degli organi digestivi superiori, alle malattie respiratorie, agli incidenti stradali e alle cadute, mentre per la popolazione femminile relativamente alle malattie dell’apparato urinario e genitale.

Morti evitabili: programmare politiche utili

Le differenze nella salute determinate da fattori sociali come l’istruzione sono, almeno in parte, prevenibili e modificabili. Secondo l’Atlante si potrebbe evitare fino al 25% dei decessi, portando i tassi di mortalità della popolazione con titolo di studio medio-basso ai valori di quelli della popolazione con titolo di studio alto. Avere consapevolezza di questo può servire per programmare politiche utili a prevenire morti evitabili. Un obiettivo ambizioso per raggiungere il quale, ha spiegato il ministro della Salute Giulia Grillo, non si può prescindere da un maggior coordinamento a livello nazionale: «In Italia la percezione delle ricadute delle disuguaglianze sociali sulla salute e sui costi sanitari è ancora modesta e l’obiettivo di riduzione delle disuguaglianze di salute non è ancora stato inserito organicamente in un piano di sviluppo del settore sanitario. La capacità di risposta varia da regione a regione e occorre un maggiore coordinamento a livello nazionale, poiché non può esserci salute senza una maggiore uguaglianza sociale in ogni angolo del Paese”.

Foto di Sabine van Erp