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Cosa succede al nostro corpo nello Spazio? (VIDEO)

People For Planet - Sab, 07/20/2019 - 06:45

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Area 51, oltre un milione di persone pronte ad invadere la base segreta

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 21:05

Nato su Facebook come uno scherzo, ora l’appuntamento del 20 settembre con il “Storm Area 51. They Can’t Stop All of Us”,  vedere se davvero là ci sono Ufo e alieni, inizia a preoccupare l’esercito.

L’appuntamento è fissato il 20 settembre, e l’evento si chiamerà “Storm Area 51. They Can’t Stop All of Us”. Sul web vola questa nuova pazza idea: invadere in migliaia la zona militare super controllata dell’esercito americano nel deserto del Nevada dove le leggende metropolitane vogliono siano tenuti nascosti alcuni alieni, le loro astronavi e le armi batteriologiche segrete, e vietate.

Uno scherzo, forse, ma sta di fatto che ormai si parla di oltre un milione e 200 mila disposti ad aderire all’invasione più improbabile della storia. L’idea della folle corsa verso il mistero è nata per giocare su Facebook, ma ora la carica alla zona meno accessibile del pianeta, e per questo ha alimentato da sempre la narrazione cinematografica e dei romanzi di fantascienza, ora rischia di diventare luogo di un raduno pop e dissacrante. 

Il gruppo che ha lanciato l’evento, in un periodo dove lo spazio è di attualità, è stato fondato un giovane web designer, e con un intento semplice: vedere l’effetto che avrebbe fatto. E l’effetto sembra esserci stato, e molto oltre le sue aspettative, visto che hanno risposto in più di un milione, un numero che non poteva non allarmare le forze armate.

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Chernobyl, si suicida uno degli eroi del disastro nucleare dopo aver visto la serie tv

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 16:00

Nagashibay Zhusupov, uno dei liquidatori del reattore, si è tolto la vita a 61 anni: “Ha rivissuto le umiliazioni subite”

La serie capolavoro di Hbo dedicata al disastro nucleare di Chernobyl avrebbe portato al suicidio di Nagashibay Zhusupov, uno degli eroi liquidatori del reattore.

L’uomo, infatti, si sarebbe tolto la vita a 61 anni in seguito alla visione dello sceneggiato, che gli ha fatto rivivere quegli anni da incubo e le umiliazioni subite.

Zhusupov nel 1986 intervenne in prima persone per limitare il più possibile le radiazioni del reattore numero 4 della centrale, dopo la sua stessa esplosione.

A lui, che fu uno degli eroi del disastro, era stato peraltro negato dallo Stato l’alloggio popolare, che era stato invece assegnato agli altri veterani, costringendo lui e la sua famiglia a stabilirsi in un dormitorio. Zhusupov si è suicidato buttandosi dal quinto piano di un palazzo ad Aktobe in Kazakistan.

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Dalla Guerra Fredda a oggi, 60 anni di missioni lunari

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 13:00

Sono oltre 100 le missioni organizzate verso il nostro satellite. Dalla grande corsa tra Stati Uniti e Unione Sovietica al recente interesse di Pechino, passando per il disinteresse degli anni ‘80.

Il 21 luglio del 1969, esattamente 50 anni fa, l’uomo metteva piede sulla Luna (LO SPECIALE). Lo sbarco di Neil Armstrong e Buzz Aldrin nel corso della missione Apollo 11 rappresentava il culmine di una corsa, scientifica, tecnologica e politica, verso il nostro satellite. Il culmine, appunto. Perché la gara per raggiungere il corpo celeste e le relative spedizioni, che per decenni ha visto come concorrenti solo Stati Uniti e Unione Sovietica, era iniziata ben prima di quella data. Ed è continuata anche in seguito. Anzi, dopo qualche decennio di stasi, sembra ora vivere una nuova fase di interesse. 

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foto: Foto di Free-Photos da Pixabay

Sesso: gli alimenti “alleati” del desiderio per lui

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 10:02

Non solo scoiattoli e super-Pippo, con le sue ‘magiche’ noccioline: nocinocciole e mandorle sembrano rivelarsi un insospettabile alleato del desiderio sessuale, almeno di quello maschile. E’ quanto emerge da uno studio spagnolo supportato da dall’International Nut and Dried Fruit Council (Inc). Il lavoro, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Nutrients‘, si è posto come obbiettivo quello di evidenziare come una dieta ‘arricchita’ dal consumo di 60 grammi di frutta secca in guscio possa portare a un significativo miglioramento del desiderio sessuale.
Questo è il più grande studio clinico randomizzato, ad oggi, che analizza l’effetto dell’integrazione di noci sulla funzione erettile e sessuale in soggetti senza disfunzione erettile“, ha dichiarato Mònica Bulló, ricercatrice dell’Universitat Rovira i Virgili (Spagna), che ha condotto la ricerca insieme ad Albert Salas-Huetos. Il trial, svoltosi nell’arco di 14 settimane, ha coinvolto 83 uomini tra i 18 e i 35 anni, che non presentavano questa patologia. In tutto 43 ‘cavie umane’ hanno seguito una dieta in stile occidentale, integrata dal consumo giornaliero di 60 g di frutta in guscio al naturale (30 g di noci, 15 g di mandorle e 15 g di nocciole); i restanti 40, identificati come gruppo di controllo, hanno seguito la stessa dieta, escludendo però la frutta secca in guscio per tutta la durata dello studio.

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Foto di Jonny Lindner da Pixabay 

Agricoltura urbana Fuori dal Seminato

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 08:31

Conosciamo l’associazione Fuori dal Seminato nata nel 2015 a Portici (Napoli) per promuovere la creazione di orti urbani e l’educazione ambientale e alimentare.

“Attraverso gli orti ci impegniamo a moltiplicare spazi verdi in città e nelle scuole con funzioni allo stesso tempo educative e ricreative e promuoviamo lo scambio di buone pratiche all’insegna della Permacultura e di principi equità e inclusione.”

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http://www.fuoridalseminato.org/

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 4

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 08:23

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Una nuova puntata ogni giorno!

Tutto quello che (non) volete sapere sull’uso che Faceapp fa delle vostre foto

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 08:00

Dietro la popolare app che invecchia il viso c’è una società russa, con server negli Usa e poche informazioni su come userà i dati. La privacy non rispetta il Gdpr

Dal vip al vicino di casa, sembra che la tentazione di condividere un nostro selfie con il filtro “nonno” sia irresistibile. Sui social network è montata in pochi giorni la Faceapp Challenge, complici le nuove funzioni di Faceapp, un’applicazione per modificare i tratti del viso, tornata alla ribalta per via del filtro che invecchia. L’intelligenza artificiale modifica i tratti del volto in modo sorprendentemente naturale. Circa 80 milioni di persone hanno già scaricato il programmino dal debutto a gennaio 2017.

L’uso che Faceapp fa di dati e foto, però, non è chiaro e i documenti ufficiali, sulla privacy e sulle condizioni d’uso, lasciano molti punti interrogativi.

Dove vanno a finire le foto

Quando elaborate un selfie con Faceapp, questo passa dai server dell’azienda, la russa Wireless Lab OOO, sede a San Pietroburgo. “Per generare questi filtri, come la faccia che invecchia, si usano reti neurali generative avversarie, che devono girare su computer potenti”, commenta a Wired Luca Sambucci, esperto di Eset, società di sicurezza informatica. La potenza di calcolo di uno smartphone, insomma, non basta. La prova del nove? “Se sei in modalità aereo, la app non funziona e ti segnala di collegarti a internet. Dimostra che l’immagine va sul loro server”, prosegue Sambucci.

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I Beatles non sono mai esistiti

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 07:00

Il 13 febbraio scorso mi arriva un messaggio da mia figlia Rosa, 14 anni, beatlesiana militante: “Segnati questo film. Dobbiamo vederlo”. Annesso il link che annuncia il nuovo film di Danny Boyle, “Yesterday”, basato sull’idea che all’improvviso il mondo perde qualsiasi ricordo o conoscenza della presenza dei Beatles sul nostro pianeta. Il regista di Trainspotting grazie a una sceneggiatura di Richard Curtis immagina una commedia in cui un aspirante musicista in seguito a un incidente in bicicletta scopre di essere l’unica persona che conosce i favolosi quattro musicisti. Occasione ghiotta per diventare una rockstar che lancia inediti hit come “Hey Jude” e “Let it be”.

Al lancio dei trailer chi ha capelli bianchi si ricorda subito di Massimo Troisi che in “Non ci resta che piangere” – vicenda di due contemporanei italiani (per i più giovani l’altro era Benigni) che finiscono nel Rinascimento – canta a cappella Yesterday per poter conquistare Amanda Sandrelli. 

Ho regalato a mia figlia un viaggio promozione a Liverpool e quindi senza dover aspettare l’uscita italiana nel prossimo settembre abbiamo visto “Yesterday” dove tutto ebbe origine. 

Dopo la visita sui luoghi beatlesiani mattina e pomeriggio, alle 18 abbiamo proseguito il nostro tour al multiplex Odeon nel centro della città dove in una delle 12 sale la multiprogrammazione offriva il film da noi agognato. 

Molti i genitori con figli in sala per un buon numero di spettatori. Per me e mia figlia un cineturismo intenso e mai vissuto. La mattina in visita ai luoghi beatlesiani che appaiono anche nel film. 

Ho trovato gli attori bravi, intrecci e soluzioni indovinate grazie a una buona sceneggiatura, la rielaborazione musicale di valore per grande spettacolo in un film inglese godibile e spassoso che, grazie al marchio Beatles, ancora oggi molto attuale dovrebbe conquistare un pubblico globale trasversale alle generazioni. 

Sergio Fabi, dopo aver visto il film in anteprima alla kermesse per esercenti a Riccione, ha scritto su “Cinemotore” che non si tratta di un film musicale ma di  “una commedia con tanta musica e molto sentimento con tante trovate molto divertenti e tra i camei anche un Ed Sheeran perfetto”. Non sono convinto del primo giudizio ma sicuramente condivido tutto il resto. 

Reduce del viaggio non ho resistito alla curiosità di leggere le riflessioni di Rosa nel suo diario dove ho trovato scritto: “Yesterday è un viaggio nella musica attraverso l’amore. Pur se l’ho visto in inglese, la storia si segue bene anche come racconto per immagini. Molto bravo l’attore protagonista Himesh Patel, credibile nelle interpretazione delle canzoni dei Beatles. Il film fa comprendere anche quanto è fantastica ma anche complicata la vita di una rockstar”.

Magari a fine settembre, tornati dalle  vacanze, prendete in considerazione di vedere “Yesterday” con i vostri figli per poter risentire i Beatles insieme. 

I sacchetti biodegradabili sono un flop totale?

People For Planet - Ven, 07/19/2019 - 07:00

Dopo lo scandalo dei sacchetti biodegrabili fuorilegge, arrivano seri dubbi anche su quelli certificati. Uno studio dell’Università di Plymouth, in Inghilterra, apparso su Environmental Science & Technology di ACS, mostra che le borse biodegradabili non si degradano più velocemente del normale polietilene (la plastica tradizionale).

Sono circa 100 miliardi le buste di plastica che entrano nel mercato dell’Unione Europea ogni anno, secondo dati della stessa Commissione. Molti di questi finiscono trasportati dal vento in laghi o oceani, contribuendo a danneggiare animali ed ecosistemi. Per questo, come sappiamo, sono state introdotte, e rese obbligatorie, le plastiche compostabili e oxo-biodegradabili: queste ultime contengono additivi pro-ossidanti per accelerare il processo di degradazione, mentre è compostabile la plastica che – grazie alla biodegradabilità dei materiali organici – si degrada in compost.
Ma prima di introdurle nessun test ha valutato la loro reale efficacia nel lungo periodo.

Ci hanno pensato adesso i ricercatori britannici, che hanno messo sacchetti di plastica etichettati come biodegradabili, oxo-biodegradabili o compostabili, così come i tradizionali sacchi in polietilene, all’aperto, seppelliti nel terreno o immersi nell’acqua di mare. A parte l’ambiente marino, che ha degradato il sacchetto compostabile in 3 mesi, frammenti o campioni interi di ciascun tipo di borsa sono riemersi intatti o quasi dopo 27 mesi. Dopo 3 anni nel suolo, le borse convenzionali, proprio come quelle biodegradabili e oxo-biodegradabili, potevano ancora trasportare circa 5 chili di spesa. I ricercatori hanno concluso che nessuno di questi sacchi si è deteriorato in modo affidabile in tutti gli ambienti entro 3 anni e che i sacchetti biodegradabili non si sono deteriorati costantemente più velocemente del polietilene convenzionale.

Un recente studio italiano, tra l’altro, aveva mostrato che anche quando i sacchetti bio si decompongono, rilasciano nel terreno sostanze tossiche per le piante, causando anomalie e ritardi nella crescita, intaccando soprattutto le radici. Lo studio condotto dall’Università di Pisa, e pubblicato su ‘Ecological Indicators’, ha esaminato l’impatto sulla germinazione delle piante delle tradizionali shopper non-biodegradabili realizzate con polietilene ad alta densità (Hdpe) e di quelle di nuova generazione, biodegradabili e compostabili, realizzate con una miscela di polimeri a base di amido. Esaminando gli effetti fitotossici della soluzione acquosa che si forma in seguito all’esposizione delle buste alla pioggia, è emerso che entrambe le tipologie rilasciano in acqua sostanze chimiche fitotossiche che interferiscono nella germinazione dei semi.

Instagram rimuove il numero di Mi Piace: è ufficiale

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 21:00

La decisione era nell’aria da tempo anche se la società di proprietà di Facebook aveva preso tempo. Instagram ha rimosso ufficialmente il numero di Mi Piace dai post nella versione mobile (rimangono, per il momento nella versione desktop). L’aggiornamento è lato server e quindi sarà applicato a tutti gli utenti nel corso delle prossime settimane a iniziare da queste ore (è quindi possibile per alcuni utenti riuscire ancora a vedere il numero di Mi Piace anche tramite l’app).

Si tratta di una decisione “pesante” per alcune tipologie di utenti che potranno mostrare direttamente il successo di un post. La società, nella versione di prova, aveva scritto “vogliamo che i tuoi follower si concentrino su ciò che condividi, non sul numero di like che il tuo post ottiene. Durante questo test, solo la persona che ha condiviso il post vedrà il numero totale di Mi piace”.

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Stop alle vendita degli oggetti monouso, anche il Vaticano diventa plastic free

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 17:00

Oltretevere hanno raggiunto un alto grado di riciclo: il 55 per cento dei rifiuti viene infatti differenziato, con l’obiettivo di arrivare al 70-75 per cento in tre anni

È il più piccolo stato sovrano del mondo sia per popolazione (circa 600 abitanti) sia per estensione territoriale (0,44 km²). E ha deciso, forte soprattutto della spinta che viene dall’enciclica “verde” Laudato Sì, di diventare entro fine anno completamente plastic free. La Città del Vaticano ha infatti disposto lo stop alla vendita della plastica monouso. Insieme, dopo aver raggiunto un alto grado di riciclo – il 55 per cento dei rifiuti viene differenziato – si pone l’obiettivo di arrivare al 70-75 per cento nel giro di tre anni.

Una piccola isola verde nel cuore di Roma, il Vaticano. Se giri per le sue strade non trovi per terra un pezzo di carta, nulla. Ci sono alcuni cassonetti della spazzatura, ma sempre puliti e nascosti nelle nicchie laterali. In sostanza, ci sono ma non li vedi.

Racconta il responsabile del Servizio giardini e nettezza urbana, Rafael Ignacio Tornini: “Nel 2016 è stata creata un’isola ecologica che ormai chiamiamo eco-centro, nel 2018 è stata rafforzata con lavori di ristrutturazione”. 

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“Potete pure tornare nei Paesi fallimentari da cui siete venute”. La camera condanna Trump

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 16:00

La Camera americana a maggioranza democratica approva la risoluzione che condanna i commenti razzisti del presidente Donald Trump contro le deputate progressiste appartenenti a minoranze. Il via libera è arrivato al termine di una seduta convulsa, durante la quale la speaker Nancy Pelosi è stata ripresa dai colleghi per aver violato le regole vigenti, che vietano di definire il presidente razzista o dire dichiarare razzisti i suoi commenti. La risoluzione è stata approvata con 240 voti a favore e 187 contrari. Ai democratici compatti che hanno votato a favore si sono uniti quattro repubblicani e un indipendente. (Fonte: La Camera americana condanna commenti razzisti di TrumpANSA.IT) 

Dalla stampa nazionale:

USA, LA CAMERA CONDANNA I COMMENTI RAZZISTI DEL PRESIDENTE TRUMP. “Potete pure tornare nei Paesi fallimentari da cui siete venute“. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si rivolgeva a quattro neopedutate democratiche.

Ora, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che condanna i “commenti razzisti” del presidente, perché “hanno legittimato e aumentato la paura e l’odio dei nuovi americani e della gente di colore“.

Lo scorso lunedì, Trump aveva detto ai giornalisti: “Queste socialiste odiano gli Stati Uniti. Se ne possono pure tornare dai Paesi fallimentari da cui sono venute“. Poi, ieri, aveva aggiunto su Twitter: “Le deputate democratiche hanno vomitato alcune delle cose più vili, piene di odio e disgustose mai dette da un politico nella Camera o al Senato eppure hanno ancora libero accesso e un grande abbraccio dal partito democratico. Io non sono un razzista. Non c’è un singolo osso del mio corpo che sia razzista“.

Puntuale è arrivata anche la riposta delle quattro deputate prese in causa. Come riporta il Corriere della Sera, Alexandria Ocasio-Cortez ha ribattuto: “Questo Paese appartiene a tutti. Non ce ne andremo: non si lasciano le cose che si amano“. Ilhan Omar, invece, ha accusato Trump di razzismo e Rashida Tlaib di andare contro la Costituzione, specificando che “non ci faremo distrarre”. Infine, Ayanna Pressley ha precisato: “Non siamo solo quattro: stanno con noi tutte le persone che vogliono costruire un mondo più giusto“. Continua a leggere (Fonte: ILGIORNALE.IT di Francesca Bernasconi)

  • ELEZIONI USA 2020, POPOLARITÀ TRUMP IN ALZA NEI SONDAGGI. La strada per la rielezione di Donald Trump è stretta ma reale. Aiutato dal boom economico, il presidente ha visto salire il suo indice di approvazione al livello più alto della sua presidenza: dal 39% di aprile al 44% di luglio, secondo un sondaggio di Washington Post-Abc News realizzato alla fine del mese scorso, durante il G20 giapponese.

Tra gli elettori registrati, la percentuale passa dal 42% al 47%. A disapprovare il suo operato è ancora la maggioranza: il 53%, ma tra gli elettori registrati la percentuale scende al 50%. A spingerlo è soprattutto l’ottimo stato di salute dell’economia, l’unico terreno su cui supera il 50% (51%). Su altri temi rilevanti ha solo la minoranza: dall’immigrazione (40%) alla sanità (38%), dalla politica estera (40%) alle questioni che preoccupano le donne, aborto compreso (32%). Non a caso gli uomini preferiscono nettamente il magnate, mentre le donne sostengono i principali candidati democratici. Più di sei americani su 10 ritengono inoltre che abbia agito in modo non presidenziale da quando si è insediato.

In un ipotetico duello elettorale, Trump è in vantaggio su tutti i maggiori rivali democratici, tranne Joe Biden, che lo distacca di 10 punti: 53% contro il 43%. Ma non è un divario incolmabile e il tycoon dà il meglio negli scontri diretti. Continua a leggere (Fonte: LAREGIONE.CH)

  • LE MIGRAZIONI DI IERI E DI OGGI, IL RAZZISMO DI TRUMP E L’IPOCRISIA SOVRANISTA CHE CI FA TORNARE SCIMMIE. (…) Bene: nei giorni scorsi il presidente americano Trump ha invitato alcune deputate statunitensi, cittadine americane, ma non proprio bianche e bionde come lui, a tornare nel loro paese d’origine. Perché se vogliono difendere i diritti degli immigrati, lo facciano a casa loro. Le quattro deputate si chiamano Alexandria Ocasio Cortez, Rashida Tlaib, Ayanna Presley e Ilhian Omar.

La cosa è buffa però, perché anche Trump, seppur bianco e biondo, è di origine straniera. E negli Stati Uniti gli americani-americani sono solo gli indiani, sterminati a milioni e adesso ridotti a poca cosa. Tutti gli altri sono immigrati di prima, seconda, terza, quarta o quinta generazione. Negli Usa ormai si parla più spagnolo che inglese. Oppure una via di mezzo che chiamano spainglish…  Lo stesso Donald Trump è di origini tedesche. Suo nonno, arrivato in America su un”barcone”, come migliaia e migliaia di italiani, si chiamava Drumpf, che in effetti è poco americano come cognome, e scappò negli Usa per evitare di arruolarsi, quindi per disertare la leva. Era dunque un ricercato come il garibaldino chiusino Rizieri o il “terrorista mazziniano” Charles Di Rudio citati anche loro nello spettacolo di cui sopra… Un  immigrato irregolare, insomma. Ma l’America è un grande Paese. Offre a tutti una possibilità. Tanto che l’immigrato di terza generazione Donald Trump non solo ha fatto milioni a palate, ma è diventato presidente degli Stati Uniti. Così come Kennedy e Obama anche loro di origine non proprio statunitense.

E Trump vuole alzare, allungare e potenziare il muro al confine con il Messico. Vuole dare la caccia agli immigrati. E vuole rispedire nel proprio paese d’origine Alexandria Ocasio Cortez e le altre sue 3 colleghe nere o diversamente bianche, perché colpevoli di difendere i diritti degli immigrati, di voler permettere ad altre famiglie di avere le stesse opportunità di cui ha goduto la famiglia di Donald Trump. E Donald Trump stesso.

Le deputate in questione sono tutte nate negli Stati Uniti. Come Trump. E sono tutte di origini straniere. Come Trump. Ma per Trump e i suoi elettori  le 4 deputate hanno ancora un “paese d’origine” in cui dovrebbero tornare. Trump no. Lui è americano. E come usa dire: Gli americani prima di tutto! Continua a leggere (Fonte: PRIMAPAGINACHIUSI.IT di Bruno Patierno)

Carola Rackete è stata scagionata: “La situazione è chiara. Il porto più vicino era Lampedusa”

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 15:59
Fonte: LAREPUBBLICA

Dalla stampa nazionale:

CAROLA RACKETE INTERROGATA DAI GIUDICI: “SALVINI? NULLA DA DIRE”

“Sono stata molto contenta di avere avuto l’opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno. Spero che la nuova Commissione europea faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni”. Lo ha detto l’ex capitana della “Sea Watch3“, all’uscita dal palazzo di giustizia di Agrigento dove è stata interrogata dai pm. All’uscita le è stato chiesto un commento su Salvini: “Non ho nulla da dire”, ha risposto.

“Spero che la Commissione europea dopo l’elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili”, ha aggiunto la giovane tedesca che è stata ascoltata per quasi quattro ore dai magistrati di Agrigento. Rackete è stata sentita nell’ambito del primo fascicolo di inchiesta aperto a suo carico: quello in cui viene ipotizzato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra.

Rackete, all’uscita dal Palazzo di giustizia di Agrigento, è stata accolta una applausi e slogan, come “Brava Carola, brava”, da attivisti che per tutta la mattinata hanno atteso, lungo via Mazzini, l’uscita della giovane tedesca. Continua a leggere (Fonte: TGCOM24)

  • MIGRANTI IN CALO MA “SBARCHI FANTASMA” IN AUMENTO, ECCO IL VERO PROBLEMA

Fonti ufficiali del Ministero degli Interni riportano i seguenti dati a proposito dei migranti sbarcati in Italia: 85.207 sbarchi nel 2017, 16.935 nel 2018, e 3.073 nel 2019. A scanso di equivoci, al di là delle strumentalizzazioni politiche e della distanza, legittima, tra la realtà dei fatti e la percezione dei cittadini, il calo degli sbarchi in Italia è incontestabile. In particolare a Lampedusa, si è passati dagli 11000 del 2017 ai 3900 del 2018 ma oggi, a inizio estate, nel 2019 sono già 1084, segno evidente che “i porti chiusi” pubblicizzati dall’attuale governo non sono affatto chiusi.

L’audizione in commissione antimafia portata dal procuratore della Repubblica di Agrigento dott. Patronaggio mette sul banco fatti molto distanti dalla narrazione della propaganda di Salvini. Se è vero che gli sbarchi registrati nella provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, sono crollati, il procuratore mostra preoccupazione per i cosiddetti sbarchi fantasma: imbarcazioni di piccole dimensioni, che giungono soprattutto dalla Tunisia, non dalla Libia, con a bordo poche decine di persone, delle quali si sa poco o nulla. Sugli “sbarchi fantasma” a inizio anno il Sole 24 Ore scriveva che ogni anno arrivano in Italia fra le 3.500 e le 5.000 persone, ma in realtà quanti siano nessuno lo sa esattamente, i dati in possesso non sono certi.

Persone che sbarcano senza che si sappia chi sono, cosa portano con sé e dove sono dirette, perché i riflettori sono tutti puntati sulle Ong, responsabili di trarre in salvo e accompagnare soltanto il 10% dei migranti che giungono in Italia. Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Stela Xhunga)

Perché non ci parliamo più? La paralisi del linguaggio (e delle emozioni) ai tempi di WhatsApp

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 12:15

Oggi comunichiamo solo tramite sms, WhatsApp e note vocali. E non parliamo più. I dialoghi, anche quelli più profondi e importanti, avvengono incredibilmente perlopiù in forma scritta. Tramite codici che corrispondono a parole. Col risultato, però, che il linguaggio si è appiattito, il nostro vocabolario impoverito e il modo di esprimere i nostri sentimenti gravemente limitato. E che noi umani ci capiamo sempre meno

Nel giorno della morte di Andrea Camilleri, ho letto una frase che mi ha colpito. Questa: “Gli innamorati non perdono tempo a scrivere ‘ti voglio bene’, mandano una sigla, tvb. E se si vuole far partecipi gli amici di un dolore o di una gioia, basta inviare loro il disegnino che mostra un faccino triste o sorridente. L’omologazione assoluta. Spero che i poeti, gli scrittori, gli artisti, gli scienziati continuino a scrivere lunghe lettere agli amici, ai colleghi, alle loro donne. Altrimenti i nostri posteri non capiranno nulla dei nostri sentimenti, di com’eravamo” (da Segnali di fumo).

Mi ha fatto venire in mente una cosa. E cioè che oggi dai 13-18enni, nati tra il 2006 e il 2001, ai 35-40enni nati tra il 1984 e il 1980 c’è un’intera generazione che comunica in larghissima parte non più con le parole ma tramite una serie di codici che digita su una tastiera e che corrispondono a parole. Non più parlate, ma scritte. Quasi esclusivamente scritte.

Non più parole scritte per intero, non più concetti argomentati, ma la loro sterilizzazione. Col risultato che il linguaggio di tutti si è appiattito in modo considerevole, il nostro vocabolario fortemente impoverito e il modo di esprimere i nostri sentimenti gravemente limitato. Di lì una serie di abbreviazioni, stravolgimenti e forzature. Tutte in nome della brevità e della sintesi estrema, che spesso sfocia in privazione del significato stesso di ciò che scriviamo o, peggio, nel totale stravolgimento di ciò che intendiamo.

E quindi giù di incomprensioni che da lì scaturiscono, visto e considerato che chi legge non interpreta quella stessa serie di codici così come noi magari li interpretiamo. È la crisi della comunicazione allo stato brado.

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Violenza sulle donne: il Codice Rosso è legge. Il revenge porn diventa reato

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 11:00

Nella serata di ieri il Senato ha approvato con 197 voti favorevoli il cosiddetto “Codice rosso”, il ddl che prevede pene più severe e tempistiche di giustizia più rapide per le donne vittime di violenza. Non solo, la tutela si esprime anche con l’introduzione di nuovi reati come il revenge porn e lo sfregio al volto.

Il Codice rosso è diventato legge dello stato, manca soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Astenuti soltanto gli esponenti di Leu e Pd, 47 in totale, che contestano la mancata approvazione di alcuni emendamenti e mettono in dubbio gli effetti positivi invece ribaditi dalla maggioranza, oltre al fatto che si tratti di una legge a costo zero che non stanzia risorse. Contraria anche Lucia Annibali, vittima di due uomini inviati dall’ex che le sfregiarono il volto con l’acido e oggi deputata Dem.

Polemiche e scontri politici a parte, ecco cosa contiene il decreto.

Perché “Codice rosso?

Il nome Codice rosso evoca proprio il codice che viene registrato al pronto soccorso in presenza di situazioni critiche. Significa che le donne possono avere la precedenza in presenza di pericolo, di reati gravi, per i quali occorre agire in fretta. Codice rosso significa che se una donna denuncia un pericolo e chiede aiuto avrà di fronte alla legge una corsia preferenziale, un contatto immediato con un magistrato che possa fissare eventuali misure di tutela una volta accertato un pericolo.

Codice rosso significa non lasciare mai le donne da sole a seguito di una denuncia. Maltrattamento, stalking, violenza sessuale, lesioni aggravate in contesti familiari: è chiaro che, a seguito di una denuncia, occorre un’azione tempestiva per evitare conseguenze ancora peggiori. Il tempo che passa, come hanno dimostrato casi concreti, può portare a un aggravarsi della situazione e delle violenze.

Azione immediata dopo la denucia

La polizia giudiziaria è tenuta a comunicare immediatamente al pm le notizie di reato, anche in forma orale, perché si attivi subito senza una valutazione ulteriore dell’effettiva urgenza, che viene quindi presunta. Come dicevamo, il fine ultimo è evitare che trascorra altro tempo e che le conseguenze diventino ancora più gravi. La vittima di reato avrà il diritto di essere ascoltata dal magistrato entro 3 giorni dalla iscrizione della notizia di reato. Si allunga poi a un anno – oggi è di 6 mesi – l’arco di tempo concesso ad una donna per la denuncia di una violenza sessuale.

Nuovi reati: sfregio del volto

Anche alla luce dei numerosi episodi degli ultimi anni, viene introdotto nel codice penale il nuovo reato di sfregio del volto. Chi provoca una deformazione del volto, e quindi dei tratti, utilizzando acido viene punito conreclusione da 8 a 14 anni. Se la vittima muore la pena prevista è l’ergastolo.

Pene più severe

Inasprimento della pena in caso di reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi. Si passa da 3 a 7 anni di reclusione (finora la pena prevista variava da 2 a 6 anni). Inoltre, la pena aumenta fino alla metà nel caso in cui il reato viene commesso in presenza o danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, o se il reato è commesso tramite utilizzo di armi.
Pena più severa anche per chi commette il reato di stalking: si passa da una pena che va dai 6 mesi ai 5 anni di reclusione ad una pena da 1 anno a 6 anni e 6 mesi.
Carcere da 6 a 12 anni per chi commette violenza sessuale, con pena aggravata se la vittima è un soggetto con meno di 14 anni e si accerta la promessa di denaro o altra utilità (anche solo promessa, dunque).
Nel caso di condanna per reati sessuali la pena può essere sospesa a fronte della partecipazione da parte del condannato a percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per reati sessuali. Ma sarà il condannato stesso a doversi fare carico economicamente della frequenza a percorsi di recupero, in mancanza di una convenzione dell’ente con lo stato.

Revenge porn

Per revenge porn si intende la condivisione pubblica di immagini o video intimi a mezzo Internet senza il consenso dei protagonisti (consenzienti o meno alla realizzazione degli scatti o dei video).

Il reato di revenge porn prevede come pena la reclusione da 1 a 6 anni e multe da 5 mila a 15 mila euro per la diffusione di contenuti a sfondo sessuale come vendetta sul partner a seguito della fine del rapporto. Stessa pena per chi ha ricevuto contenuti di questo tipo e li diffonde senza il consenso dei protagonisti. Si configurano come aggravanti il fatto che il reato sia commesso dal partner o da un ex che utilizza i social come canali di diffusione. Tutelate in maniera particolare disabili e donne in gravidanza.

Foto di copertina: il progetto “Scarpette rosse in ceramica” delle Città italiane della Ceramica

Salute: primo studio su coppette mestruali, sono sicure

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 10:12

Salute: primo studio su coppette mestruali, sono sicure

Roma, 17 lug. (AdnKronos Salute) – Coppetta batte assorbente e tampone? Sembrerebbe di sì, almeno secondo la prima metanalisi sull’uso internazionale di coppette mestruali, che ha incluso 43 studi e dati relativi a 3.300 donne. I risultati appaiono su ‘The Lancet Public Health’ e suggeriscono che si tratta di dispositivi riutilizzabili sicuri, che oltretutto producono perdite ematiche simili o inferiori rispetto ai prodotti usa e getta. Quattro fra gli studi considerati, per un totale di 293 partecipanti, hanno infatti approfondito proprio questo aspetto, che preoccupa molte donne scettiche nei confronti delle coppette.

Le coppette mestruali raccolgono il flusso sanguigno, invece di assorbirlo. Come i tamponi, vengono inseriti nella vagina, e devono essere svuotati ogni 4-12 ore. Ne esistono due tipi: una coppa vaginale, a forma di campana, e una coppa cervicale, che viene posizionata intorno alla cervice uterina come un diaframma anticoncezionale. I materiali utilizzati per realizzarle sono silicone, gomma, lattice o elastomero medicale, e possono durare fino a 10 anni.

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Foto di PatriciaMoraleda da Pixabay 

Inquinamento da microplastiche, e se bastasse la luce per eliminarlo?

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 08:00

Da un team di scienziati svedesi arriva una nuova tecnologia economica per ripulire l’ambiente marino dai minuscoli frammenti di polietilene a bassa densità

Le microplastiche rappresentano una minaccia globale per la biosfera. Le piccole dimensioni e la lunga persistenza nell’ambiente, unitamente ad una diffusione capillare e alle ancora poche conoscenze scientifiche in materia, rendono questi contaminati un serio problema (leggi anche Un’abbuffata di microplastica: trovata per la prima volta nell’uomo). E cercare di arginare a valle l’inquinamento di queste minuscole particelle non è facile. Gli attuali metodi di bonifica per contrastarle – tra cui filtrazione, incenerimento o processi di ossidazione avanzati come l’ozonizzazione – richiedono tutti un elevato consumo energetico o rilasciano sottoprodotti indesiderati.

Un team di scienziati svedesi è convinto, tuttavia, di aver trovato una soluzione più semplice, economica e sostenibile per rimuovere queste particelle contaminanti dall’ambiente. L’inovazione messa a punto dai ricercatori del KTH Royal Institute of Technology consistete in tecnologia di nanocoating, letteralmente rivestimento su scala nanometrica. Lo studio, pubblicato su Environmental Chemistry Letters (testo in inglese), ha testato la degradazione dei residui di polietilene a bassa densità (LDPE) mediante catalisi indotta dalla luce visibile. L’elemento clou del processo sono dei minuscoli bastoncini (nanorods) in ossido di zinco, un composto chimico inorganico in grado di accelerare diverse reazioni chimiche quando attivato dalla luce.

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Il made in Italy. Anche in guerra

People For Planet - Gio, 07/18/2019 - 07:00
In Yemen la guerra dura da oltre 4 anni e ancora non si vede una fine.

nostri ricercatori si sono recati nelle zone bombardate diverse volte per raccogliere prove e testimonianze. Per denunciare che in Yemen non vengono colpiti solo obiettivi militari, ma anche bambini, ospedali, scuole, case.

E poi sono riusciti a provare una verità ancora più atroce: alcune delle bombe che usa la coalizione guidata dall’Arabia Saudita per colpire obiettivi civili sono prodotte in Italia.

Abbiamo più volte chiesto al governo italiano di bloccare questo commercio illegale e immorale. 

Finalmente, pochi giorni fa, il Parlamento ha votato per fermare queste vendite. Si tratta di un primo passo importante, ma non ci fermeremo: dobbiamo essere sicuri che il voto venga rispettato, che non arrivino più armi italiane in Yemen.

Stiamo presidiando i porti come Genova, Livorno, Cagliari per bloccare le operazioni di carico delle armi sulle navi saudite. Ci siamo riusciti per diverse volte: le navi sono andate via vuote. Ma torneranno.

Con il tuo aiuto possiamo continuare questa battaglia.

Grazie

Laura Perrotta – Direzione raccolta fondi – Amnesty International Italia

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