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Lacoste adotta il logo temporaneo per aiutare le specie in via di estinzione

People For Planet - Mer, 02/13/2019 - 17:00

Lacoste ha sostituito temporaneamente il logo del suo coccodrillo con le immagini di 10 specie in via di estinzione per contrastare la minaccia di estinzione.Le magliette, che fanno parte di una tiratura limitata a supporto della campagna “Save Our Species” lanciata durante la settimana della moda di Parigi il 1 marzo, sono esaurite.Sostituendo il coccodrillo sopra il seno sinistro della camicia ci sono la focena del Golfo di California, la tartaruga birmana, la tigre di Sumatra, l’iguana terrestre di Anegada e il lemure sportivo del nord, tra gli altri.

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Completa estinzione degli insetti in 100 anni

People For Planet - Mer, 02/13/2019 - 15:14

Tra circa 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più.

Soffermandosi sul titolo della notizia qualcuno potrà anche tirare un sospiro di sollievo e confondere la gravità della cosa con una bella notizia, ma la realtà dei fatti è decisamente preoccupante per l’ecosistema e la sopravvivenza dell’uomo.

Secondo una ricerca globale contenente 73 studi storici in materia, la popolazione mondiale degli insetti è a rischio estinzione. Nello studio, pubblicato sulla rivista Biological Censervation, si legge di un “catastrofico collasso degli ecosistemi della natura” e l’allarme dagli esperti non sembra aver bisogno di delucidazioni aggiuntive: tra circa 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più. Tra i più colpiti in prima linea ci sono: lepidotteri, imenotteri e scarabei stercorari. Per quanto riguarda gli insetti acquatici, il rischio è maggiore per odonati, plecotteri, trichotteri ed epemerotteri.

I conti tornano se si pensa che la riduzione annua degli insetti, facendo una stima in un’ottica ottimistica, è pari al 2,5%. Un tasso di estinzione otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. Secondo il Wwf, dal 1970 ad oggi, per mano dell’uomo la fauna selvatica ha avuto una perdita di miliardi di esemplari.

Se mettessimo gli insetti tutti insieme su una bilancia, arriverebbero a pesare 17 volte più degli esseri umani, i quali, come già appurato costituiscono solo 0,01% della vita sulla Terra. Insomma, in termini di vita sulla Terra siamo insignificanti ma conti alla mano dalla nostra comparsa sul pianeta abbiamo provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici, metà delle piante e gli insetti sono l’ultima certezza di una situazione che sta diventando irreversibile.

Le cause?

Agricoltura intensiva e urbanizzazione al primo posto. Secondo i ricercatori è necessario ripensare alle “attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica, per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani“. Inquinamento, pesticidi, fertilizzanti, erbicidi e così via… che inevitabilmente si vanno a sommare al progressivo cambiamento climatico e alle altrettanto inevitabili cause che ne conseguono.

Gli insetti hanno un valore ecologico importantissimo e ricoprono un ruolo fondamentale nella pulizia ed equilibrio dell’ambiente. «Se non fermiamo la moria di insetti andremo incontro a conseguenze catastrofiche per la nostra stessa esistenza» avverte il prof. Francisco Sánchez-Bayo, relatore dello studio. Fa eco Dave Goulson, dell’università britannica del Sussex: «Sono il cuore di ogni rete alimentare, controllano i parassiti e molto altro ancora. Amateli o detestali, noi umani non possiamo sopravvivere senza».

Allora cominciamo dalle nostre abitudini quotidiane per fare la nostra doverosa parte. Dall’acquisto del cibo a, mettendo le mani avanti in vista del ritorno del caldo e al conseguente invitabile ritorno di insetti, all’uso e abuso di spray, zampironi e quant’altro avvelena l’ambiente in cui viviamo.

I bambini hanno bisogno di microbi non di antibiotici per sviluppare l’immunità

People For Planet - Mer, 02/13/2019 - 12:00

Sì, è importante lavarsi le mani.È fondamentale durante la stagione fredda e influenzale e soprattutto se visiti qualcuno all’ospedale.Il problema è che, almeno in Occidente, i genitori si sono impegnati a mantenere delle  attività decisamente troppo pulite.La nuova scienza mostra che spazzare via piccoli organismi chiamati microbi con i nostri disinfettanti per le mani, saponi antibatterici e dosi di liberi antibiotici sta avendo un impatto profondamente negativo sul sistema immunitario dei nostri bambini, dice la microbiologa Marie-Claire Arrieta, co-autrice di un nuovo libro chiamato  Lascia che si sporchi : salvare i nostri bambini da un mondo over sanitizzato .L’assistente professore all’Università di Calgary, insieme al suo coautore, stimato microbiologo Brett Finlay, sostiene che stiamo allevando i nostri figli in un ambiente più pulito e iper-igienico che mai.
Dicono che esagerando in questo modo, stiamo contribuendo a una serie di condizioni croniche che vanno dalle allergie all’obesità.

Ho chattato recentemente con Arrieta per saperne di più:Cosa ti ha ispirato a lei e a Finlay a scrivere Let Them Eat Dirt ?Siamo entrambi microbiologi e abbiamo studiato la comunità dei microbi che vivono nelle nostre viscere – ciò che chiamiamo il nostro microbioma intestinale.
Negli ultimi anni le ricerche del nostro laboratorio e di altri laboratori hanno dimostrato che la salute di questo microbioma nella prima fase della vita è davvero cruciale per la nostra salute permanente.
Non siamo solo scienziati, ma siamo entrambi genitori.
Pensavamo che i genitori e gli assistenti avrebbero tratto beneficio da noi portando questa conoscenza al pubblico.Abbiamo sentito da tempo che l’uso eccessivo di antibiotici può portare a infezioni ospedaliere resistenti agli antibiotici, qualcosa che possiamo associare agli anziani e ad altre persone immunocompromesse. 
Ma ho capito che le implicazioni sono molto più immediate e individuali di così. 
Qual è la connessione tra i microbi e lo sviluppo del sistema immunitario durante l’infanzia?Quando nasciamo non abbiamo alcun microbo.
Il nostro sistema immunitario è sottosviluppato.
Ma non appena i microbi entrano in scena, attivano il nostro sistema immunitario per poter funzionare correttamente. Senza i microbi il nostro sistema immunitario non può combattere bene le infezioni.Non è solo la presenza di questi microbi ma quello che producono.Producono molecole e sostanze che interagiscono direttamente con le cellule del rivestimento nelle nostre budella, ma anche con le cellule immunitarie che si trovano sull’altro lato del rivestimento del nostro stomaco.
Li addestrano letteralmente.
È solo dall’incontro con queste sostanze microbiche che una cellula immunitaria ottiene le informazioni per fare ciò che dovrebbe fare.
Quindi queste cellule nel nostro intestino hanno la capacità di trasportarsi in altre parti del corpo per fare più allenamento.

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Fonte: THESTAR.COM

Come il decreto Salvini sta affondando un’azienda di africani a Palermo

People For Planet - Mer, 02/13/2019 - 09:58

Producono giochi educativi ispirati dalla loro cultura. Dopo una lunghissima serie di riconoscimenti, rischiano di rimanere senza documenti. Per colpa del “decreto sicurezza”.

Alcuni venivano da famiglie benestanti, sterminate per ragioni politiche. Altri hanno trascorso un’infanzia di abbandono e povertà. Sono un gruppo di giovani migranti nati in Guinea, Mali, Gambia. Due anni fa sono arrivati a Palermo ancora minorenni. In poco tempo hanno creato una start up, “Giocherenda”, che produce giochi educativi ispirati alla cultura e ai colori africani.

Nulla di assistenziale. Al contrario, vogliono creare posti di lavoro anche per gli italiani. I risultati? Straordinari. I giovani imprenditori, tra le altre cose, sono stati ricevuti al Parlamento Europeo, hanno vinto un premio dell’agenzia Erasmus e collaborano con aziende di alta moda.

Tutto questo potrebbe finire. Per colpa del governo giallo-verde. Da quando è entrato in vigore il provvedimento firmato da Salvini, i loro documenti rischiano di diventare carta straccia, a causa del “decreto sicurezza”. Per convertirlo, serve il passaporto. Per capire cosa significa andare prendere un passaporto in Guinea, per chi è scappato dalla Guinea dopo che gli hanno sterminato tutti i parenti, dobbiamo raccontare la storia dall’inizio.

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Produzione agricola: cresce il valore, ma crescono anche i prezzi

People For Planet - Mer, 02/13/2019 - 09:06

A fine anno si tirano le somme dei valori delle produzioni agricole. Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha reso noti i valori delle produzioni nel settore primario relativi al 2017.

I dati in Europa 

Il valore della produzione agricola totale dell’Ue è stato di 432,6 miliardi di euro, con un aumento del 6,2% rispetto al 2016.

Eurostat spiega che l’aumento di valore viene generato da un aumento del volume di produzione o da un aumento dei prezzi, oppure da una combinazione di questi due elementi. La crescita del valore della produzione del 2017 rispetto al 2016 è da attribuirsi, secondo l’ufficio statistico UE, soprattutto al fatto che sono aumentati i prezzi e non il volume della produzione totale. A creare l’aumento del 6,2% infatti concorre soprattutto la produzione animale (+10,3%), che a sua volta riflette un aumento dei prezzi anch’esso del 10,3%.
Anche il valore della produzione dei raccolti è aumentato in tutta l’Unione Europea, con una crescita di volume del 1,7% è una crescita dei prezzi e del 1,9%.

La crescita di valore nei vari Paesi

La Francia si è confermata anche nel 2017 il maggior produttore agricolo nell’Unione Europea, con un valore di 72,6 miliardi di euro (pari al 17% del totale UE). Seconda la Germania (56,2 miliardi), mentre l’Italia mantiene la sua terza posizione (55,1 miliardi), prima della Spagna (50,6 miliardi). Seguono Regno Unito (31,8 miliardi), Paesi Bassi (28,9 miliardi), Polonia (24,9 miliardi) e Romania (17,5 miliardi).

In quasi tutti gli Stati membri dell’UE il valore della produzione agricola nel 2017 è aumentato. Tra i primi quattro maggiori produttori agricoli europei, a registrare la maggior crescita è stata la Germania, (+8,6%) a seguire la Spagna  (+4,5%), la Francia (+3,2%) e in ultimo l’Italia (+2,2%). Una crescita di valore decisamente contenuta, con il fattore dell’aumento di prezzo da tenere ben presente. Come ha ribadito anche nelle analisi di maggio il nostro Istituto di Statistica, l’Istat, la produzione del 2017 aveva infatti subito un netto crollo, dovuto alle difficili condizioni climatiche.

Attendiamo i valori per il 2018, incrociando le dita, viste le ondate di calore dell’estate scorsa e il maltempo autunnale.

In questa gallery di fotomontaggi realizzati da Armando Tondo alcuni esempi di design in agricoltura, di orti urbani e mobili

Mangia che ti riuso (Video)

People For Planet - Mer, 02/13/2019 - 01:33

La Dottoressa Melissa Finali ci spiega come riutilizzare in modo creativo e nutriente alcuni scarti alimentari. Come si riciclano le bucce?

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Se il popolo ha fame, dategli Sanremo

People For Planet - Mar, 02/12/2019 - 14:55

Succede che un ragazzo italiano, Alessandro Mahmoud, figlio di madre sarda e di padre egiziano, vince il sessantanovesimo Festival di Sanremo a fronte di un regolamento chiaro a tutti, partecipanti e telespettatori, che prevede la valutazione proporzionale da parte di tre sezioni: telespettatori, giuria e giornalisti musicali.
Putiferio.

«Per il prossimo anno solo televoto a Sanremo» ha tuonato Luigi di Maio, che dalle sue plurime cariche pubbliche incarna perfettamente il concetto di oligarchia su cui poggia la fantomatica élite, termine di gran voga pressoché ovunque, anche dal salumiere, “mi dia la parte interna della coscia, l’élite”.

Il popolo ha fame e in salumeria si accontenta di qualche etto di mortadella bolognese. Recessione? Crescita allo 0.02%? Spread in impennata? Miliardi di interessi in più da pagare? Produzione industriale a meno 5 e rotti per cento come non accadeva dalla crisi del 2011? Non importa, se il popolo ha fame, dategli Sanremo. La linea del Governo procede spedita sulla via del trend topic e del thread, del commento, della distrazione di massa. E i giornalisti dietro a scrivere della fetta di pane e Nutella di Matteo Salvini, della relazione finita con Elisa Isoardi, dei consigli non richiesti al Milan, dei congiuntivi di Maio, dei suoi lapsus, della solenne sua convinzione che la democrazia francese sia nata millenni addietro. Perché guardare la luna indicata dal dito se si può intingere il dito nella Nutella?

Il Codacons, quello del mercurio nei vaccini, quello delle scie chimiche, quello che ti promette di risarcirti del biglietto di un concerto previo un anticipo di 50 euro, ebbene, quel Codancos ha presentato un esposto all’Antitrust lamentando che “il pubblico è stato umiliato”.
Nientemeno.
Ad essere stato umiliato pare piuttosto il regolamento, nero su bianco fin dall’inizio. Gran parte del rock, del progressive e della sperimentazione musicale in genere in Italia la dobbiamo a Mauro Pagani, presidente della giuria di Sanremo, quest’anno bislaccamente composta da cuochi, presentatrici e da giornalisti: gli stessi accusati di megalomania dal cantante Ultimo, che evidentemente all’atto di scegliersi il nome d’arte non aveva fatto i conti con l’imperscrutabile fatalità del nomen omen. Gli incauti che avevano osato sollevare dubbi sulla scelta di Lino Banfi si sono beccati del radical chic, il sorriso vale più della competenza, dicevano, ma se c’è Beppe Severgnini in giuria a Sanremo, ah! Signora mia, mala tempora currunt.

Il commento di Pagani a Radio Capital è stato: «L’anno scorso Ultimo ha vinto il Festival dei giovani con lo stesso regolamento. Quando si vince va bene, quando si perde, si chiede di cambiare le regole?». Game, set, match.

La polemichetta è il pane di Sanremo, ma in questa ultima edizione ad alzare i toni ci ha pensato l’isteria collettiva che vorrebbe il popolo squisitamente onesto intelligente competente eccetera soltanto perché sovrano.
Restringendo a Sanremo il tavolo di un paio di osservazioni semplici e fattuali, va detto che ci sono stati anni in cui era il solo televoto a decretare il vincitore. È successo così che hanno vinto Giuseppe Povia, Valerio Scanu e Marco Carta. Ha rischiato di vincere anche Pupo, che per altro ammise candidamente di avere pagato un call center outband. Se a decidere è soltanto il popolo e il suo strumento si riduce alla votazione telefonica, può succedere che una casa discografica si compri il Festival affittando un paio di call center e cavandosela con un paio di migliaia di euro. Succede in occasioni più piccole. Figuriamoci dentro una macchina sputa-soldi come Sanremo.

Non poteva infine mancare la sinistra, agonizzante sì ma non al punto di lasciarsi scappare l’occasione di fare bella figura e di sfruttare la vittoria di Alessandro Mahmoud per fare propaganda politica, alla stessa stregua della Lega, come se avessero qualche plausibilità le fesserie dette sulle origini di un cantante la cui canzone vince il festival della canzone.

Chernobyl, la fauna si sta risvegliando

People For Planet - Mar, 02/12/2019 - 14:49

Nonostante tutto, la fauna selvatica è di nuovo fiorente a Chernobyl. Come noto, vittima di un incidente nucleare nel 1986. Gli scienziati, qualche giorno fa, hanno scoperto una lontra che si aggira nella Zona di esclusione che circonda la centrale nucleare esplosa nel 1986.

Uno studio di un mese ha utilizzato telecamere nascoste per trovare 15 specie di mammiferi e uccelli nella regione in quarantena. I ricercatori hanno utilizzato carcasse di pesce per esporre la fauna selvatica al litorale di fiumi e canali nella zona contaminata. Questo studio fornisce ulteriori prove che la fauna selvatica è fiorente nella zona di esclusione di Chernobyl (CEZ).
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Natalità in calo? La soluzione si chiama “modello Svezia”

People For Planet - Mar, 02/12/2019 - 13:00

Nel 2017 in Italia sono nati 458 mila bambini, meno della metà dei nati durante il “baby boom”. Un trend che, al contrario, la Svezia è riuscita a invertire con un massiccio investimento sulla spesa pubblica tra “bonus bebé”, congedo parentale e asili nido.

In Italia si fanno sempre meno figli e il trend non sembra destinato a invertire la rotta. Nel 2017 ha toccato un nuovo minimo storico con soli 458 mila bambini iscritti in anagrafe. Meno della metà delle nascite durante il “baby boom”, con 1.016 nuovi arrivati nel 1964. La soluzione? A detta del ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, l’aborto sarebbe tra le cause principali di questa tendenza negativa tant’è che, poco dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi, esortava lo Stato ad «aiutare le donne a non farlo».

Ma se si dà un’occhiata ai numeri nel contesto internazionale, appare evidente che più aborti non significa necessariamente meno nascite. Secondo dati Eurostat, infatti, rispetto a tutti gli Stati membri, i tassi di natalità netti più alti del 2016 sono stati registrati in Irlanda (13,5 per 1.000 residenti), Svezia e Regno Unito (11,8‰), e Francia (11,7‰). Al contrario i più bassi si registrano negli Stati membri del Sud, tra cui Italia (7,8‰), Portogallo (8,4‰) e Spagna (8,7‰). Analogamente, nello stesso anno il maggior tasso di abortività ogni 1.000 donne in età fertile (15-44 anni) si è registrato in Svezia (20,8‰), Regno Unito (15,6‰), Francia (14,9‰), mentre i più bassi in Italia (7,9‰), Portogallo (8,1‰) e Spagna (10,5‰).

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Ristrutturazioni e bonus mobili

People For Planet - Mar, 02/12/2019 - 10:43

Interessato chi ha effettuato lavori di risparmio energetico e acquistato elettrodomestici. Ricevuta dell’invio da esibire al Caf per la detrazione.

Ancora pochi giorni a disposizione per l’invio all’Enea dei dati sugli interventi di ristrutturazione legati al risparmio energetico effettuati nel 2018 tramite il sito dedicato. Dopo la scadenza non si potranno più inviare comunicazioni relative allo scorso anno. Senza la ricevuta non si potrà avere la detrazione.

Quali interventi e quali impianti. L’obbligo di comunicazione riguarda chiunque ha pagato delle fatture per lavori classificati come risparmio energetico utilizzando il bonifico per ristrutturazione, sia nel caso in cui la fattura riguardi solo l’acquisto dei beni elencati, sia nel caso in cui si tratti di fatture per interventi più ampi che elencano, però, anche l’installazione degli impianti in questione. La lista è tassativa e comprende :

  • coibentazione (interventi su tetti e/o pareti e/o pavimenti);
  • solare termico;
  • installazione di infissi completi di finestre;
  • caldaie a condensazione;
  • climatizzatori a condensazione;
  • pompe di calore;
  • sistemi ibridi (caldaie a condensazione e pompe di calore);
  • microcogeneratori;
  • scalda acqua a pompa di calore;
  • impianti a biomasse;
  • impianti fotovoltaici;
  • sistemi di Building Automation per il controllo a distanza degli impianti energetici.

In caso di bonus mobili. Va compilata la scheda per l’Enea anche in caso di acquisto di elettrodomestici nell’ambito del bonus mobili. In questo caso, come indicato sul sito dell’Enea, l’obbligo riguarda i seguenti elettrodomestici:

  • forni,
  • frigoriferi,
  • lavastoviglie,
  • piani cottura elettrici,
  • lavatrici,
  • lavasciuga,
  • asciugatrici.

La lista anche in questo caso è tassativa.

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Bici contromano e “case” per ciclisti. Regole anche per i monopattini

People For Planet - Mar, 02/12/2019 - 08:48

Dopo tanta attesa è finalmente arrivata una riforma del codice della strada che, prima di tutto, sottolinea il valore e l’importanza delle biciclette, il cui uso verrà così – finalmente – incentivato anche garantendo al ciclista priorità e privilegi, per sostenere un’abitudine che, se diffusa, potrebbe non solo cambiare la qualità dell’aria di un paese deferito alla commissione europea per questo motivo, ma anche cambiare il volto delle città rendendole più sicure e quindi più vive, riempiendo strade e piazze di persone e bambini.

Il testo di legge è stato presentato in Commissione Trasporti alla Camera.

La riforma presentata dal Movimento 5 stelle prevede che, nei centri abitati, ma purtroppo solo dove il limite di velocità è di 30 chilometri orari, le bici potranno circolare anche contromano “indipendentemente dalla larghezza della carreggiata e dalla massa dei veicoli autorizzati al traffico”. Cosa diffusa invece in tutte o quasi le strade delle altre capitali europee, da Parigi ad Amsterdam: pedalare è faticoso e al ciclista deve essere concessa la scorciatoia. La norma, appunto molto diffusa all’estero, non ha portato un aumento di rischi per gli incidenti stradali, ma solo una maggior diffusione del mezzo sostenibile per eccellenza. La possibilità di “circolare anche in senso opposto a quello di marcia rispetto agli altri veicoli” dovrà essere segnalata da un pannello.

Ancora, i ciclisti avranno la precedenza rispetto ai mezzi a motore sia agli stop che ai semafori. Non è ancora chiara con precisione la modalità, ma saranno disposte versioni nostrane delle cosiddette “case” nella segnaletica orizzontale, come avviene nel resto d’Europa. In pratica le bici superano le auto in fila a un semaforo e si dispongono in testa (anche ai motorini) in un rettangolo bianco o colorato (la casa simbolica, vedi foto) posto in terra ai piedi del semaforo. Questo spazio ad hoc sarà comunque “una striscia di arresto avanzata” e i Comuni dovranno indicare sempre almeno una doppia linea davanti ai semafori e agli stop. Ne esistono in diverse città italiane, ad esempio a Latina, ma sono eccezioni sporadiche.

La “casa” non dà ai ciclisti solo la precedenza nel ripartire con il semaforo verde, ma evita che i ciclisti stiano dietro o a fianco delle auto, a respirarne i miasmi, suggerendo anche una ripartenza “dolce” agli automobilisti (le accelerazioni in partenza sono grossa fonte di emissioni).

Ancora, le biciclette potranno circolare anche sulle corsie preferenziali riservate agli autobus e ai taxi. Un modo veloce ed economico per rimediare alla drammatica scarsità di piste ciclabili. Si sta anche pensando di introdurre l’obbligatorietà dell’utilizzo del casco e incentivi per l’acquisto.

Per quanto riguarda il “parcheggio” delle biciclette, in caso di assenza di stalli adibiti dal Comune, si potranno legare ai pali sui marciapiedi e nelle zone pedonali, come già veniva tollerato.

Infine, nel disegno di legge è previsto l’obbligo per i Comuni di creare “parcheggi rosa” per le donne in gravidanza. Un modo intelligente non solo di sostenere una donna incinta, ma soprattutto di contrastare l’infondato luogo comune secondo il quale non si può usare la bicicletta durante la gravidanza, invece raccomandata se non ci sono particolari impedimenti medici.

La riforma tratta anche di nuovi mezzi: skate, hoverboard e monopattini saranno infatti inseriti per la prima volta nel codice della strada, e dovranno quindi giustamente avere delle regole e rispettarle. Si discute in questi giorni se potranno circolare solo nelle piste ciclabili: si spera di no. Il monopattino, almeno, è il primo mezzo sostenibile utilizzato dai bambini, e sparirebbe se si dovesse confinarlo nelle ciclabili.

Per quanto riguarda gli automobilisti, è stata fortunatamente confermata la stretta sull’uso di smartphone alla guida e il divieto di fumare in auto se sono presenti bambini.

Rivoluzione poi in tema limiti di velocità: se il testo sarà approvato così com’è, sulle autostrade a tre corsie si potrà viaggiare fino a 150 chilometri orari.

Altra buona notizia per la mobilità sostenibile: in autostrada potranno circolare anche le moto elettriche con cilindrata superiore ai 150 cm3, se il testo verrà approvato.

Se non vinci, non vengo a vederti. Accade persino nel rugby

People For Planet - Mar, 02/12/2019 - 02:02

Da ormai 19 anni anni (dall’anno 2000), l’Italia del rugby è stata ammessa al più prestigioso torneo europeo. Che un tempo si chiamava Cinque NazioniFrancia, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Galles – e poi è diventato Sei Nazioni

Solo che da diciannove incontri, l’Italia perde sempre. L’’ultima vittoria è datata 28 febbraio 2015, in Scozia. È uno strano fenomeno quello rugbistico italiano. Oddio strano fino a un certo punto. Un attento osservatore del rugby, Sebastiano Pessina, ha perfettamente fotografato la situazione: “è come l’Africa col calcio. È dal 1990 che si dice che prima o poi una Nazionale africana vincerà i Mondiali e invece non accade mai. Quando arrivano ai quarti di finale, è una festa”.

È quel che accade con l’Italia del rugby. Ma non è questo l’argomento della rubrica. L’argomento è legato al titolo di giornale: “Col Galles un’altra delusione. Attenta Italia, il pubblico cala”. “Meno di 40mila all’Olimpico, mai così pochi”. 

Ma che vuole dire? Che cos’è questo modo di descrivere i fenomeni sportivi, se non dittatura del risultato? Per l’Italia è un onore partecipare al Sei Nazioni di rugby. Riuscire ad assistere dal vivo alle performance dei più bravi atleti europei della palla ovale, vale da solo il prezzo del biglietto. Sarebbe come andare a vedere una squadra di Nba impegnata contro una squadra italiana di basket e poi disertare il palazzetto all’ennesima sconfitta. Come se lo sport in sé non ci interessasse. 

Sì, diciannove sconfitte consecutive sono tante, troppe. Certificano che il rugby italiano non riesce a progredire. O che magari altri hanno ripreso a correre più velocemente rispetto a noi. Ma che ragionamento è legare la presenza del pubblico alla possibilità di vincere? È una logica che denota, appunto, la totale assenza di cultura sportiva. Come avviene in tante tifoserie calcistiche italiane. O si vince, o subentra l’assuefazione. 

Accade a Napoli dove lo stadio è semideserto a ogni partita. Persino alla Juventus dove non pochi tifosi reclamano la vittoria della Champions come se nello sport la competizione fosse un accessorio. Questo desiderio della vittoria a tutti i costi sta snaturando il rapporto con lo sport. La vittoria, o comunque il miglioramento delle proprie performance, è il naturale obiettivo di ciascun atleta e di ciascuna formazione. Ma per il pubblico dovrebbe esserci anche un’altra componente: il piacere di assistere a uno spettacolo, a un evento. Forse questo vale meno per il calcio, visto il rapporto perverso che si ha in Italia col gioco del pallone. Ma se il principio viene meno anche per il rugby, vuol dire che siamo quasi senza speranze. Che non esiste più l’educazione allo sport. Che non c’è più il riconoscimento della superiorità dell’avversario. Diventa esclusivamente una questione di partigianeria.

Roma ospita ogni anno gli Internazionali di tennis. Ovviamente non capita mai che vinca un italiano. Nemmeno un’italiana, anche le donne fino a qualche anno fa sono state decisamente più competitive degli uomini. Non per questo gli spettatori diminuiscono. Si sfrutta un’occasione più unica che rara: assistere dal vivo ai più forti giocatori del mondo. Questo vale il prezzo del biglietto. Ciascun atleta compete secondo le proprie possibilità. È l’architrave dello sport. Il resto – o vinci o non vengo a vederti – equivale all’atteggiamento di quei bambini che dopo aver portato il pallone pretendono di vincere altrimenti non si gioca più. È l’aberrazione dello sport.

Imola, le cabine elettriche diventano una galleria d’arte a cielo aperto

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 15:34

Da strutture grigie e anonime a superfici per una galleria d’arte a cielo aperto: è stato completato a Imola il progetto di Hera e Noi Giovani che ha trasformato otto cabine elettriche in opere d’arte grazie al contributo di artisti nazionali e internazionali. Un intervento di rigenerazione urbana: per ogni cabina elettrica è stato scelto un tema e un artista responsabile dell’intervento, a ogni street artist è stata fornita una documentazione completa con informazioni, foto, video e testimonianze relative alla zona, garantendo al progetto completezza e uno stretto legame con il territorio e le sue tradizioni

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Un mese e mezzo alla Brexit. Senza accordo con l’Unione Europea succederà che…

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 15:00

Il 29 marzo è prevista la cessazione della partecipazione del Regno Unito all’Unione Europea e attualmente non c’è un accordo che regoli la Brexit, dopo che quello raggiunto dalla premier britannica May con l’UE è stato bocciato dal Parlamento del suo Paese.

Si materializza la possibilità quindi che scatti il 29 marzo il “no deal”, cioè una Brexit senza accordo. Tutti si interrogano sulle sue eventuali conseguenze.  Ci sarebbero sicuramente effetti negativi sui rapporti sociali, economici e anche sull’ambiente e cresce la preoccupazione.

E’ sintomatico in tal senso che il Times di Londra abbia rivelato che, addirittura,  nel caso di divorzio dall’Ue senza accordo, la regina Elisabetta II e il resto della famiglia reale saranno portati via da Londra e trasferiti in un luogo segreto per timore che possano scoppiare dei disordini.

Il piano, studiato da Whitehall, il ministero dell’Interno britannico, doveva rimanere segreto ed è simile al piano che era stato predisposto durante la Guerra Fredda, per mettere in salvo la famiglia reale in caso di un attacco nucleare dell’Unione Sovietica.

Adesso si replica: Elisabetta II e il marito, Filippo di Edimburgo, sarebbero portati in un luogo segreto. Con loro, i componenti di maggior spicco della famiglia reale, a cominciare dal principe del Galles, con la moglie Camilla, e le famiglie dei suoi figli, William ed Harry.

Secondo uno studio commissionato dal governo britannico, il “no deal” potrebbe costare al Paese più del 10 per cento del suo PIL in 15 anni.

Insomma, il “no deal” non sembra promettere rose e fiori per il Regno Unitoanche se non mancano i britannici ottimisti. Tra i più accaniti sostenitori della Brexit prevale la visione di un “no deal” come opportunità per la Gran Bretagna che permetterebbe di sviluppare in un futuro senza vincoli le sue potenzialità economiche.

Ma cosa significherebbe, concretamente, per il Regno Unito e gli altri Paesi europei, compresa l’Italia, uscire dall’Unione senza un accordo?

Una definizione formale si trova nel documento prodotto dalla Commissione Europea, in cui si legge che se non sarà raggiunto un accordo alla mezzanotte del 29 marzo 2019 «il Regno Unito diventerà una terza parte rispetto all’Unione, e le leggi dell’Unione smetterebbero di applicarsi sia nei confronti del Paese che al suo interno». E quindi:

  • 1 – I cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nell’Unione si troverebbero ad essere tecnicamente extracomunitari. In Gran Bretagna si trovano attualmente 700.000 italiani.
  •  2-  Persone e merci non potrebbero più viaggiare liberamente tra Unione Europea e Regno Unito. Rinascerebbero le frontiere nei porti e negli aeroporti, ma anche via terra tra Irlanda e Irlanda del Nord e tra Gibilterra e Spagna, come quelle che separano l’Unione da paesi terzi. E quindi controlli di documenti delle persone e, soprattutto, controlli sanitari e di aderenza alle norme rispettivamente britanniche o europee nei confronti delle merci, con rallentamenti e problemi anche nel settore della salute per la distribuzione dei farmaci.
  • 3 – Il Regno Unito perderebbe l’accesso al mercato unico europeo, l’area economica dentro alla quale non ci sono barriere agli scambi di beni e servizi e viceversa i prodotti europei verso il Regno Unito. Le merci sarebbero quindi sottoposto a tariffe e controlli aggiuntivi previsti in questi casi con conseguenze a volte ai limiti del paradosso. Per esempio, senza accordi aggiuntivi, il “no deal” annullerebbe gli attuali accordi sull’aviazione civile e quindi renderebbe impossibile agli aerei britannici entrare nell’UE e viceversa.
  • 4 – Possibili problemi anche per l’export italiano.  Mentre alcuni Paesi europei come la Germania, il Belgio e la Francia si sono già dotati di una legislazione di emergenza per affrontare i rapporti con il Regno Unito in caso di uscita senza alcun tipo di accordo con l’Unione europea, non ha fatto altrettanto finora il Governo italiano.  Gli scambi commerciali tra i due Paesi hanno raggiunto nell’ultimo anno quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l’Italia, con un saldo positivo per l’Italia di quasi 20 miliardi. L’export italiano verso il Regno Unito è rappresentato innanzitutto dai prodotti agroalimentari, sia trasformati sia freschi, e dal vino. L’assenza di una legislazione di sostegno da parte dell’Italia in caso di “no deal” potrebbe comportare seri problemi per l’export italiano.

Insomma, viene da dire:

Hey English, do you really want Brexit?

Fonti:
Commissione Europea
Times
Aise.it
Ilpost.it
Wallstreetitalia.com

Fonte immagine: MilanoFinanza.it

I poveri sono grassi, dovrebbero mangiare meno.

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 12:00

Non ci sono più i poveri di una volta. I 10 milioni di indigenti italiani non sono più scheletrici ed emaciati. Questi sbafano a 4 palmenti quantità fantascientifiche di proteine e grassi idrogenati incazzati. E poi si ammalano e si lamentano che non hanno i soldi per comprarsi le medicine!”

Capita di sentire discorsi come questi in certi ambienti. E fa impressione. Dare addosso ai poveri è facile quanto imbecille. Trump sta dimostrando che è anche una strategia che paga. Dare la colpa ai profughi, a quelli che muoiono di fame nel terzo mondo è di moda.

Ma anche tra i progressisti c’è qualcuno che fa la morale a chi è sul lastrico.

“L’Italia andrebbe meglio se i poveri si impegnassero di piu’ in politica”.

Piu’ della metà degli italiani o non andrà a votare o non ha ancora capito per che cosa voterà.

“Ma perché non si informano? Perché non studiano la riforma costituzionale? Non capiscono che è in gioco il loro futuro?”

No. Non lo capiscono.

E forse noi che siamo impegnati politicamente, noi progressisti, dovremmo iniziare a chiederci se non è un po’ anche colpa nostra: abbiamo voltato le spalle agli “interessi del popolo“?

Secondo me la risposta a questa domanda è:. Ci siamo dimenticati di quei cambiamenti che realmente migliorerebbero la situazione degli italiani.
Attratti dai temi di grande spessore morale e politico lontani dalla quotidianità della gente.

Certo difendere la costituzione è giusto e necessario ma ci sono urgenze drammatiche che sono passate in secondo piano.

Tutti sono d’accordo che l’Italia non può ripartire se non ci liberiamo dell’oppressione burocratica, se non si fa funzionare la giustizia e se non si razionalizza il sistema (lotta agli sprechi, ecotecnologie e digitalizzazione). E solo se si ottengono risultati su questo fronte si potranno trovare le risorse per compiere le azioni sociali più urgenti.

Non basta una legge, per riuscirci ci vuole una rivoluzione culturale, un cambiamento di metodo…

Il problema è che se iniziamo a parlare di burocrazia ed efficenza dobbiamo discutere di questioni tecniche complesse e la gente fa fatica a seguirle. E così si parla d’altro.

Tempo fa, durante un dibattito televisivo con Giachetti, candidato sindaco al comune di Roma per il PD, ho posto il problema: “Ve la pigliate, giorno e notte, con la Raggi e non vi rendete conto che durante gli anni dell’amministrazione di sinistra non siete riusciti neanche a fare un bilancio analitico del comune!”

Al che il buon Giachetti si è messo a sghignazzare. E mi ha risposto come se fossi un matto, che il comune di Roma deve presentare i bilanci alle autorità competenti… Quindi ce l’ha il bilancio! Il conduttore e un giornalista del Manifesto, ridacchiavano anche loro della mia coglionaggine.

Non sapevano cosa sia un bilancio analitico, che non centra nulla con un bilancio ordinario.

Il bilancio fiscale ti dice quanto spendi e quanto guadagli, suddividendo i costi per aree: sanità, educazione, cultura, assistenza eccetera.
Il bilancio analitico invece è in grado di dirti quanti metri quadrati di immobili si riscaldano e quanto costa riscaldarli al metro quadrato.

Vuol dire sommare tutte le spese per spostamenti dei vari settori, e poi calcolare costi a km e costi in termini di ore lavoro. Tutti questi dati ci sono nei bilanci ma sono divisi per settori e quindi non si capisce nulla. Oppure non sono forniti in modo valutabile.

Che una palestra costi 500 euro all’anno per l’acqua non vuol dire nulla se non so quante persone la frequentano. Cioè, se ci sono 50 persone che si fanno una doccia o 5mila. E poi devo confrontare questi numeri con esempi relativi ad altre città ed ad altre nazioni per capire se i costi sono giusti o esosi. E poi devo raccontare tutto in modo che qualunque cittadino possa capire e dare giudizi e contributi. La democrazia è creare una app con la quale puoi fare le pulci al bilancio del tuo Comune, standotene comodamente in poltrona a casa tua.

Torna a soffiare il vento di Riace

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 11:14

Il legame con Riace nasce in occasione del campo di lavoro che abbiamo fatto da quelle parti, i primi dieci giorni dell’agosto scorso, con un gruppo del Gim (Giovani impegno missionario) dei missionari comboniani. In breve tempo, siamo entrati in sintonia con i migranti, con Mimmo Lucano e con l’esperienza di Riace. Quando lo abbiamo invitato a parlare ai giovani, Mimmo si è commosso e ci ha detto che avrebbe iniziato un digiuno a oltranza per sollecitare il ministero degli interni a erogare i fondi dovuti per il funzionamento dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Siamo rimasti sempre in contatto e abbiamo vissuto da vicino l’iniziativa giudiziaria della Procura di Locri sulla gestione dei progetti d’accoglienza dei migranti e gli arresti domiciliari che Mimmo ha dovuto subire in ottobre. In seguito ha avuto il divieto di dimora a Riace e ora vive a Caulonia, piccolo centro dell’Alta Locride. È inconcepibile che un uomo che ha fatto del bene sia stato trattato in questo modo e la sua opera devastata. In questi mesi molti migranti se ne sono andati da Riace – dei trecento che erano ne sono rimasti una sessantina – e l’opera di accoglienza e di integrazione, che è stata e che può tornare a essere un esempio per tante realtà italiane, è stata di fatto smantellata.

Tuttavia è accaduto che molte realtà e associazioni, in giro per l’Italia, non si sono arrese a questa situazione e stanno provando a fare ripartire l’esperienza che è antitetica alle scelte che la politica italiana sta facendo.

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Foto: Riace 2018. Foto di Roberta Ferruti

M’illumino di Meno

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 08:47

M’illumino di Meno è la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili, ideata nel 2005 da Caterpillar e Rai Radio2 per chiedere ai propri ascoltatori di spegnere tutte le luci che non sono indispensabili. Un’iniziativa simbolica e concreta che fa del bene al pianeta e ai suoi abitanti.

M’illumino di Meno torna il primo Marzo 2019 ed è dedicata all’economia circolare. L’imperativo è riutilizzare i materiali, ridurre gli sprechi, allontanare “il fine vita” delle cose. Perché le risorse finiscono, ma tutto si rigenera: bottiglie dell’acqua minerale che diventano maglioni, carta dei giornali che ritorna carta dei giornali, una cornetta del telefono diventa una lampada, fanghi che diventano biogas. Dall’inizio di M’illumino di Meno, in 15 anni, il mondo è cambiato.

L’efficienza energetica è diventata un tema economico rilevante e le lampadine ad incandescenza che Caterpillar invitava a cambiare con quelle a risparmio energetico, adesso, semplicemente, non esistono più. Ma spegnere le luci e testimoniare il proprio interesse al futuro dell’umanità resta un’iniziativa concreta, non solo simbolica, e molto partecipata.

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Pedalare come un fumatore turco

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 01:57

4.000 biciclette distribuite finora ad altrettanti bambini, 15.000 l’obiettivo finale. È  questa la bella iniziativa di Hasan Kara, sindaco di Kilis, città turca al confine con la Siria, circa 260mila abitanti, la metà dei quali sono profughi siriani.

L’amministrazione regala biciclette nuove e fiammanti ai bambini se uno dei due genitori smette di fumare. Per avere e tenere la bicicletta i piccoli devono controllare che mamma o papà non riprendano a fumare, mantenere buoni voti a scuola e impegnarsi a pedalare almeno un’ora al giorno.

Il lancio dell’iniziativa è avvenuto in contemporanea con l’inaugurazione di una nuova pista ciclabile di 6,5 km in città (altri 30 km sono in cantiere).

Le biciclette ridurranno il traffico di auto e motorini (alcuni trasportano anche 3-4 persone e i caschi protettivi sono una rarità), sono uno straordinario strumento di promozione di uno stile di vita sano e sono un simbolo di coesistenza, ha dichiarato il sindaco Hasan Kara.

Fonte: https://www.theguardian.com/cities/2018/dec/11/cycles-for-cigarettes-turkish-city-gives-children-bikes-if-relative-quits-smoking-kilis

Immagine di copertina: Armando Tondo

Le biciclette più pazze del mondo (photogallery di Armando Tondo)

Il ricambio aziendale non è solo un affare padre-figlio

People For Planet - Lun, 02/11/2019 - 01:29

Abbiamo già iniziato a discutere dei rischi insiti nella successione aziendale, ma forse, per questione di spazio e di battute, non abbiamo fatto ben comprendere che la continuità aziendale è un problema che riguarda non solo la proprietà (i rappresentanti delle due generazioni che originano il cambio), ma anche altri attori che sono portatori di interessi esterni all’azienda che, è bene ricordarlo, nel momento del passaggio generazionale, esce quasi sempre profondamente mutata.

Chi sono i tanti attori in scena?

Parliamo degli eventuali manager dell’azienda che non sono membri del gruppo proprietario, tutti i collaboratori, i consulenti standard (commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro) dei protagonisti della successione, le loro famiglie e, all’esterno dell’azienda, tutti i portatori di interessi in azienda come le banche, i fornitori e i clienti e, sia pure in maniera molto indiretta, le associazioni industriali di appartenenza e gli enti locali.

La successione imprenditoriale può essere infatti concepita anche come un processo di scambio e selezione di competenze tra i due protagonisti principali che, oltre a garantire il fisiologico alternarsi alla guida dell’azienda, permetta il mantenere o il variare di valori, metodi, procedure e tecniche manageriali (competenze critiche) coerenti con le esigenze proprie dell’impresa.

Se queste competenze critiche per l’efficace conduzione dell’azienda rimangono inalterate nel tempo ed è presumibile possa durare anche per il futuro, risulta chiaro che, da un lato, il percorso formativo del successore potrà ricalcare quello seguito a suo tempo dall’attuale imprenditore e, dall’altro, che la delega tra i due protagonisti potrà essere esclusivamente operativa cioè limitata allo svolgimento di attività in misura più o meno ampia a seconda dei casi.

Differente e più complesso è il caso in cui il processo di successione non si deve limitare a concludere un avvicendamento fisiologico ai vertici dell’azienda, ma deve anche favorire la riformulazione del ruolo imprenditoriale richiesto dalle mutate condizioni aziendali.

In presenza di nuove funzioni critiche, di emergenti strategie di evoluzione aziendale, di rapida crescita dell’azienda o al contrario, di involuzioni nel processo di sviluppo, l’imprenditore deve, oltreché percepire queste novità, sapervi adattare i modi e i tempi del proprio contributo all’azienda.

In questo quadro occorre soffermarsi sul ruolo degli altri attori coinvolti.

Escludendo le banche di cui abbiamo parlato tanto su queste colonne e che, tranne casi eccezionali, sono portatori dei soli propri interessi, è il caso di soffermarci sugli altri protagonisti.

Con riferimento all’ambito familiare e amicale il principale obiettivo che questi ultimi devono perseguire è quello di garantire un clima favorevole alla successione: ciò non significa evidentemente evitare che, influenzati dalla morale cattolica della ‘famiglia del Mulino Bianco’, determinati e oggettivi conflitti si manifestino.

Il ruolo positivo della famiglia e di eventuali amici coinvolti come esterni nel processo di successione, tranne alcune eccezioni, si svolge soprattutto nella sfera della mediazione interpersonale e della creazione di spazi di confronto.

Specialmente per i membri della famiglia che possiedano quote o azioni dell’azienda e che non sono coinvolti nella gestione, il momento della successione può rappresentare l’occasione traumatica di divisioni e contrapposizioni: anche per questo l’abitudine al confronto regolare nell’ambito di un consiglio di famiglia può essere molto utile.

Infine, va ricordato che la famiglia per sua natura tende a smembrarsi e a creare nuovi nuclei; poiché non sempre per l’azienda è efficace seguire la stessa prospettiva si fondano, per esempio, piccoli ‘sottogruppi’ familiari: questo fenomeno tende di per sé ad aumentare la complessità del processo successorio.

E quindi a maggior ragione occorrono forze di mediazione che sicuramente possono svolgere i familiari e gli amici.

Gli attori che invece agiscono in ambito aziendale (dirigenti, commercialista e tutti gli altri collaboratori) possono e devono contribuire alla creazione di una visione realistica e approfondita dell’azienda: ciò a beneficio immediato dei protagonisti della successione.

Questi attori dovrebbero essere attentamente ascoltati da entrambi in ordine alle attese dell’evoluzione futura dell’azienda e coinvolti nei tempi e nei modi più opportuni laddove l’avvento di uno o più successori possa bloccare significativamente le aspettative di carriera e le motivazioni al lavoro di ognuno di essi.

In alcuni casi di successione imprenditoriale impossibile da realizzare in ambito familiare, collaboratori e consulenti, come precedentemente rilevato, possono svolgere un ruolo più attivo rilevando la proprietà dell’azienda o, nel caso di successione traumatica e quindi improvvisa, supportando l’eventuale periodo di interregno.

Normalmente questo è l’unico polo da cui, nell’intero processo di successione, possano provenire informazioni aggiuntive sulla gestione aziendale rispetto a quelle già conosciute dai protagonisti.
L’unica alternativa può essere rappresentata da clienti e fornitori che possono rilevare l’azienda.

Fatte queste premesse, il ruolo dell’onnipresente commercialista non appare ancora pronto ad affrontare, tranne casi eccezionali (significa statisticamente una percentuale bassissima del totale degli iscritti all’ordine), il fenomeno della successione in azienda.
Il consulente deve essere autorevole e meritare la piena fiducia dell’imprenditore e della famiglia comprendendo le diverse esigenze della famiglia e dell’impresa e gli equilibri in gioco. E fin qui ci siamo.
Ma il passaggio generazionale non ha regole e soluzioni standardizzate e precostituite. Occorre gestire e coordinare aspetti eterogenei in una soluzione personalizzata e armoniosa.
E qui si evidenziano i limiti della categoria.

L’ordinamento giuridico italiano offre diversi strumenti per il passaggio generazionale, ma l’esperienza dimostra che la soluzione del caso concreto richiede spesso l’impiego congiunto ed equilibrato di più strumenti, conciliando la trasmissione della proprietà e la definizione delle regole di corporate governance senza mai perdere di vista la strategia di continuità e crescita dell’impresa.

La strutturazione di un trust o di un patto di famiglia, la stesura di un testamento, la definizione di una carta dei valori della famiglia, la costituzione di comitati di famiglia con relativa condivisione delle regole di funzionamento o la negoziazione di patti parasociali sono esempi di attività che un passaggio generazionale può richiedere unitamente a una razionalizzazione dello schema societario e/o alla scelta dei veicoli societari più adatti.

Ma soprattutto l’attività del consulente dovrebbe essere mirata alla pianificazione (dal punto di vista organizzativo, legale, fiscale, contabile e amministrativo) della successione.

Mettersi sulla scena e non occupare la casella del suggeritore che, pur fiutando aria di default, non entra direttamente sul tema, ma allestisce e vende servizi-tampone o progetti-ponte.

Non se ne risenta l’ordine dei commercialisti. Confrontarsi con le differenze non significa voler eliminare quelle differenze.

La questione migranti che portò Roma al collasso

People For Planet - Dom, 02/10/2019 - 16:00

La cattiva gestione dell’ondata migratoria di Goti, nel quarto secolo, generò le ostilità alla base della Battaglia di Adrianopoli, l’inizio della fine per l’Impero Romano d’Occidente. 

l 9 agosto del 378 d.C., ad Adrianopoli, in Tracia – nella moderna provincia turca di Edirne – si consumava una delle peggiori sconfitte militari mai subite dai romani: il massacro di 30 mila soldati dell’impero, guidati da Flavio Giulio Valente, perpetrato dai Goti, al seguito del re guerriero Fritigerno. Secondo gli storici, quella disfatta segnò l’inizio della catena di eventi che avrebbe portato alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476. 

Ripercorrere oggi gli eventi che portarono alla battaglia di Adrianopoli è interessante: secondo una lettura dei fatti di allora pubblicata su Quartz, all’origine della strage ci sarebbe stata la cattiva gestione, da parte dei romani, di un’imponente ondata migratoria di Goti avvenuta due anni prima. Gli stessi Goti che si sarebbero trasformati nei carnefici delle legioni dell’Urbe.
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