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Dalla Germania un tettuccio fotovoltaico che promette 10 km di autonomia al giorno

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 15:00

Il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ha sviluppato una nuova soluzione con celle fotovoltaiche ravvicinate e invisibili

Si parla sempre più di fotovoltaico sulle automobili, ovviamente come ausilio alla ricarica di batterie di auto ibride ed elettriche. Sono diversi i progetti in fase avanzata di auto che utilizzano i pannelli come fonte energetica ausiliaria, come la Sion di Sono Motors, o come la Lightyear One, che abbiamo visto dal vivo durante la sua prima ricarica solare.

Ora il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems (ISE) ha sviluppato una soluzione che può essere adattata ad ogni auto, per integrare celle fotovoltaiche nel tettuccio. L’istituto dichiara una potenza di 210 W per metro quadro, che sarebbe l’equivalente di 10 km al giorno di autonomia elettrica, considerando le radiazioni solari di Friburgo (dove ha sede l’istituto) e un consumo della vettura pari a 17 kWh per 100 km.

La particolarità del nuovo tettuccio è anche la possibilità di nasconderlo alla vista grazie a un procedimento che hanno chiamato Morpho-Color, ovvero una patina che può essere realizzata in qualsiasi colore, che nasconde le celle solari ma non ne altera la resa.

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Vecchie mummie e seguaci di Mussolini. il Conte 2 visto dall’estero

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 15:00
AGENCE FRANCE PRESS (Francia)

Dopo un dibattito alla Camera dei deputati che si è svolto in un’atmosfera di partita di calcio con urla e fischi degli avversari del Governo, principalmente i rappresentanti della Lega, la situazione al Senato non è stata diversa.
Nel suo discorso programmatico, Conte ha promesso di impegnare l’Italia in “una nuova era di riforme”.
Matteo Salvini ha accusato il signor Conte di essere “inchiodato alla sua sedia” di capo del governo “come una vecchia mummia della prima repubblica”. “Sei la minoranza nel paese (…) puoi fuggire per alcuni mesi, ma non all’infinito”, ha continuato, riferendosi alle elezioni regionali che si terranno nei prossimi mesi in Italia. Salvini ha continuato in attacchi personali contro Mr. Conte, accusandolo di aver presentato un proprio CV “abbellito”.
Senza mai nominare il lombardo, Conte ha denunciato nella sua risposta “l’arroganza di colui che rivendicava il pieno potere”, come il dittatore Benito Mussolini.

CENITAL (Argentina)

Da un governo di ultradestra a un governo di centrosinistra, con lo stesso capo del Governo. Il nuovo governo italiano sarà guidato dallo stesso primo ministro, Giuseppe Conte, ma con un cambio di timone.
Secondo quanto affermato da Conte, il nuovo governo avrà come priorità il progresso dell’agenda verde, il rafforzamento dei diritti sociali, una nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei legislatori e l’alleviamento delle misure contro gli immigrati. L’Italia ha fatto notizia nell’ultimo anno a causa del suo ostacolo al salvataggio di migranti impedendo alle ONG di sbarcarli nel territorio italiano nonostante fossero bloccati nel mezzo del Mediterraneo senza acqua e cibo.
Con i 169 voti a favore del Senato oggi, Conte continuerà nella stessa posizione di primo ministro ma con un diverso orientamento. L’inversione di tendenza nella condotta dell’avvocato 55enne è una buona notizia per gran parte dei membri dell’Unione europea poiché il premier ha rivendicato la sua adesione al blocco NATO e ha avvertito che avrà un tono più moderato, differenziandosi da Salvini che aveva generato più di un mal di testa per i funzionari dell’UE.

THE GUARDIAN (Gran Bretagna)

I senatori appoggiano il nuovo governo amico dell’UE dopo la crisi provocata da Salvini. Giuseppe Conte sta cercando di cambiare pagina dopo il crollo dell’alleanza tra M5S e la Lega. Il voto ha seguito un acceso dibattito durante il quale i senatori dei partiti dell’opposizione hanno urlato insulti contro Conte.
Salvini, che è stato vice premier sotto Conte per 14 mesi: “Non so cosa sia successo, cosa hanno promesso a Conte. È un uomo allineato al potere, senza dignità.
Conte in riferimento a Salvini: “Non vedo dignità nel tuo volto. Attribuire i propri difetti agli altri è il modo più lineare per evitare le responsabilità della vita, un modo sicuro, ma non il migliore, per salvare la propria leadership”.
Molte sfide attendono il nuovo Governo. La scorsa settimana le parti hanno pubblicato un programma in 26 punti destinato a sostenere il governo. In cima alla lista c’è l’impegno a utilizzare il prossimo budget per aiutare a stimolare la crescita economica, ma anche la promessa di non mettere in pericolo le finanze pubbliche.
L’Italia ha il secondo più grande debito nell’UE in proporzione alla produzione economica e il programma richiederà una maggiore flessibilità da Bruxelles per superare la “rigidità eccessiva” delle norme di bilancio esistenti.
Molti analisti hanno messo in dubbio che la nuova coalizione possa durare a lungo. Altri sostengono invece che la prospettiva che Salvini possa formare un governo di estrema destra con Fratelli d’Italia, un partito con un lignaggio neofascista, terrà unita la coalizione. Secondo i sondaggi, la Lega è ancora la più grande forza in Italia nonostante abbia perso parte della sua popolarità nelle ultime settimane.

La vittima può picchiare i suoi persecutori? Può “non essere reato”

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 11:02

Dare un pugno a un bullo può “non essere reato”: una sentenza che farà discutere quella emessa dalla Corte di Cassazione col verdetto 22541. A scanso di equivoci va subito tuttavia chiarito che gli ermellini non vogliono in qualche modo legittimare le vittime di bullismo a difendersi da sé, ma sottolineare come l’orientamento dei giudici debba essere “sensibile” verso gli adolescenti vittime di bullismo che hanno reazioni aggressive dopo essere state lasciate sole “dalla scuola e dalle istituzioni” e che non hanno avuto sostegno pubblico e sociale.

Nel merito la Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori di un adolescente calabrese che era stato condannato a risarcire un bullo a cui aveva fatto saltare un dente con un pugno.

La reazione della vittima è da capire – afferma la Cassazione – poiché l’adolescente che era stato vittima di bullismo per molto tempo“. Il giudice, in questi casi, non può limitarsi a condannare la violenta reazione con la quale il ragazzo ha rotto denti e labbro al suo persecutore, ma va inserita nel contesto.” (Fonte: TODAY.IT – Bullismo, la vittima può picchiare i suoi persecutori? Cosa dice la sentenza)

Dalla stampa nazionale:

Più del 50% degli 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nei precedenti 12 mesi, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. È quanto emerge da una rilevazione  effettuata dall’Istat sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, i cui risultati sono stati illustrati oggi dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica Gian Carlo Blangiardo nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Una percentuale significativa, quasi uno su cinque (19,8%), dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese. In circa la metà di questi casi (9,1%), si tratta di una ripetizione degli atti decisamente asfissiante, una o più volte a settimana. Le ragazze presentano una percentuale di vittimizzazione superiore rispetto ai ragazzi. Più bulli al Nord Le differenze sono sostanziali a livello territoriale: le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord del Paese, dove le vittime di atti di bullismo rappresentano il 23% degli 11-17enni (24,5% nel Nord-est, 21,9% nel Nord-ovest). Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), oltre il 57% dei ragazzi al Nord ha subìto qualche prepotenza nel corso dell’anno precedente l’intervista, contro una quota inferiore al 50% nelle regioni centrali e in quelle meridionali. Continua a leggere (Fonte:RAINEWS.IT Bullismo: vittima un adolescente su due, più colpite le ragazze)

  • BULLISMO A SCUOLA, CONSIGLI PER GESTIRLO – Con l’inizio della scuola, oltre agli effetti positivi sulla socialità e sull’apprendimento, ritornano anche eventuali problematiche connesse alla vita tra i banchi: una di queste è, appunto, il bullismo. L’American Academy of Pediatrics (AAP) ha voluto identificare e divulgare una serie di consigli per gestire situazioni di bullismo a scuola nel modo più corretto possibile, per garantire la salute e la sicurezza di bambini e ragazzi.

 Purtroppo nell’ambito della vita scolastica ci possono essere varie forme di bullismo o di cyberbullismo, che si verificano quando un bambino attacca ripetutamente un altro bambino. Inoltre, il bullismo può essere fisico, verbale o sociale ed episodi ad esso legati possono manifestarsi a scuola, nel parco giochi, sullo scuolabus, nel quartiere, su Internet o mediante dispositivi mobili come i telefoni cellulari. Ma, per fortuna, ci sono molti modi per affrontare e gestire il bullismo, soprattutto se si verifica a scuola.  

Ecco, dunque, come comportarsi se ci si accorge che il proprio bambino è preso di mira dai bulli

  1. Avvisate i funzionari scolastici dei problemi e lavorate con loro sulle soluzioni.
  2. Insegnate a vostro figlio a sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto a un adulto di fiducia. Chiedetegli di identificare preventivamente la persona cui può chiedere aiuto.
  3. Riconoscete la natura grave del bullismo e i sentimenti di vostro figlio in relazione all’essere vittima di bulli. Continua a leggere (Fonte: NOSTROFIGLIO.IT  di Sara De Giorgi)

VESTITO DA BATMAN ACCOMPAGNA A SCUOLA UNA BIMBA VITTIMA DI BULLISMO – Mentre la nemesi di Batman, a Milano, seminava il panico in metropolitana con un uomo alquanto ubriaco vestito da Joker, all’altro capo del mondo il Crociato Incappucciato dava dimostrazione di tutte le migliori qualità di un vero supereroe. Jack Asbury, un uomo del posto che spesso veste i panni del Cavaliere Oscuro e conosciuto come The Batman of Spring Hill, si è precipitato a difendere una bambina di 3 anni di Crystal River vittima di bullismo.

La madre della bambina, accortasi che la figlioletta era tornata da scuola con vari lividi e con un occhio nero, ha scoperto che la bambina era stata picchiata da alcuni compagni di classe.

Rivoltasi immediatamente al dirigente della scuola materna al quale ha denunciato l’accaduto, la donna ha purtroppo dovuto assistere all’atteggiamento noncurante della direzione scolastica che non ha preso nessun provvedimento per questi atti di bullismo. Continua a leggere (Fonte: JUSTNERD.IT di Salvatore Miccoli)

Ecco Rev Ocean, lo yacht più grande del mondo nato per salvare il pianeta

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 10:00

Si chiama Rev Ocean ed è lungo quasi 183 metri: è quasi pronto lo yacht più grande del mondo e porterà sul mare 55 scienzati e 35 membri dell’equipaggio per studiare la salute dei nostri mari. Costruito da Fincantieri nel cantiere Vard di Tulcea, in Romania, è la nave di ricerca e spedizione più avanzata del mondo.

Fonte: REV Ocean

Una volta perfezionata in Norvegia, l’imbarcazione sarà attrezzata per lo svolgimento di missioni che coprono l’intero sistema marino: raccoglierà dati sull’impatto delle emissioni di anidride carbonica sull’oceano, l’inquinamento da plastica e la pesca sostenibile con reti da traino scientifiche, sistemi sonar, laboratori, auditorium e aule scolastiche. 

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La vita sotto il turbante: dalle detenute alle pazienti, la solidarietà è di moda

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 07:00

La vita sotto il turbante è il frutto della collaborazione tra l’associazione Go5-per mano con le donne, onlus che si dedica alle pazienti del reparto di Ginecologia Oncologica dell’Istituto dei Tumori di Milano, e il brand Sartoria SanVittore nato dall’esperienza della Cooperativa sociale Alice nel carcere di San Vittore a Milano dove ai detenuti viene data la possibilità di un riscatto sociale attraverso il lavoro.

Obiettivo di La vita sotto il turbante? Creare turbanti e copricapi sartoriali per le donne che si sottopongono a cure oncologiche. Tutto nasce quando nel 2018 la stilista Rosita Onofri disegna un modello di copricapo pensato per le pazienti del reparto di Ginecologia oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Sulla base del modello disegnato, le detenute di San Vittore si sono poi messe all’opera realizzandolo in tessuti naturali declinati in stoffe pregiate e tinte provenienti da Marocco, India e Mauritania, il tutto nel pieno rispetto dell’artigianato locale e internazionale.

L’iniziativa si è meritata il patrocinio della Camera penale di Milano e del Comune: il primo cittadino della città, Beppe Sala, era infatti presente alla cerimonia di debutto di Una vita sotto il turbante tenutasi a metà giugno nella Sala Alessi di Palazzo Marino.  

Una solidarietà, quella tra pazienti oncologiche e donne detenute, sancita da un mutuo scambio: le donne detenute contribuiscono a far sentire sicure e belle le pazienti, le quali, a loro volta, acquistando i turbanti, sostengono la ricerca scientifica per la diagnosi precoce del tumore ovarico.

Creare circoli virtuosi è del resto il tratto distintivo della cooperativa sociale Alice, che non a caso ha ricevuto il Premio Europeo Donna Terziarioindetto da Confcommercio Milano e destinato alle imprenditrici che si sono maggiormente distinte per la loro attività. La menzione speciale, però, è per Luisa Della Morte, responsabile della Cooperativa Alice. È lei che per prima ha creduto nell’importanza di formare e dare lavoro all’interno del carcere di San Vittore.

E credere, ultimamente, non è impresa da poco.

Immagine di copertina: fonte Repubblica.it

Lo smartphone etico attento alle persone e al pianeta

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 15:00

È giunto ormai alla terza incarnazione il Fairphone, dispositivo che si autodefinisce «il telefono che si cura delle persone e del pianeta».

L’omonima azienda che lo produce si premura di adottare un comportamento strettamente “etico” sia per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori che partecipano alla filiera produttiva sia per quanto riguarda i materiali adoperati, che sono in buona parte riciclati e tutti sostenibili.

Tale filosofia interessa anche la progettazione: il risultato è uno smartphone modulare, in cui le parti che dovessero danneggiarsi possono essere sostituite facilmente senza dover cambiare l’intero telefono.

Il Fairphone 3 debutta a distanza di poco più di quattro anni dal suo predecessore, e si presenta come uno smartphone dual SIM di fascia media.

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Versare l’acqua radioattiva di Fukushima nel Pacifico

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 14:20

Pronti a versare l’acqua radioattiva della centrale nucleare di Fukushima nell’Oceano Pacifico. Preoccupano le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente giapponese Yoshiaki Harada sulla sorte dell’enorme quantitativo di acqua venuta a contatto con il combustibile sfuggito ai tre reattori nucleari danneggiati durante il disastro nucleare, secondo solo a quello di Chernobyl.  

Dopo il sisma del marzo 2011 che causò lo tsunami e il danneggiamento dei reattori nucleari, la società Tokyo Electric Power ha preso in carico la gestione della centrale nucleare, stoccando all’interno di 900 serbatoi un milione di tonnellate di acqua radioattiva, ma non ha più spazio per immagazzinarne altra. “L’unica soluzione è quella di versarla in mare e diluirla”, ha detto il ministro durante una conferenza stampa a Tokyo. 

L’annuncio ha destato preoccupazioni tali nell’opinione pubblica da spingere il segretario di gabinetto giapponese Yoshihide Suga a indire una seconda conferenza stampa, in cui ha precisato che i commenti di Harada sono “la sua personale opinione”. La situazione rimane ferma, con il governo che attende un rapporto degli esperti e la Tepco in attesa di istruzioni governative sottolinea: “Lo spazio per immagazzinare l’acqua termineràdefinitivamente entro il 2022”.

Fino a poco tempo fa, la Tepco dichiarava che l’unico elemento radioattivo presente nell’acqua contenuta nei serbatoi era il trizio, la cui pericolosità si manifesterebbe solo in grandi quantità. Poi, a settembre 2018, qualcosa cambiò e la società ammise che l’acqua stoccata necessita effettivamente di ulteriori trattamenti di purificazione, prima di poter essere rilasciata nell’Oceano. 

“Se il processo di decontaminazione è in grado di rimuovere gran parte delle impurità radioattive eccetto il trizio, secondo gli esperti sicuro solo in piccole dosi – dichiarò il portavoce della Tepco – recenti studi hanno rivelato che oltre l’80% delle 920mila tonnellate di acqua accatastata nei grossi recipienti racchiude un ammontare di sostanze radioattive che eccedono i limiti consentiti dalla legge per la salvaguardia dell’ambiente”. 

Lo stesso portavoce ammise che i livelli di stronzio 90 trovati in 65mila tonnellate di acqua passata attraverso il sistema di depurazione superavano di 100 volte i livelli consentiti dalla legge. Secondo il quotidiano britannico si tratta di una veritàdi cui operatore e governo erano giàa conoscenza da tempo. The Telegraph riporta, infatti, alcuni documenti consultati che dimostrano come questo sistema non abbia affatto eliminato altri elementi radioattivi, tra cui iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio, cobalto e anche lo stronzio. Nessun commento né da Hitachi, né dal governo giapponese.

Sulla trasparenza dell’operatore Tepco e del governo giapponese sono molti gli aspetti che non tornano. Già nel 2018, il quotidiano britannico The Telegraph aveva diffuso un’inchiesta in cui si citavano documenti ufficiali che dimostravano che non solo il governo era da tempo a conoscenza della bomba a orologeria rappresentata dall’acqua radioattiva, ma che a causa di alcune falle, oltre allo stronzio, il sistema di depurazione non ha eliminato altri elementi radioattivi, tra cui iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio e cobalto.

Dopo il disastro, con il sostegno del governo, la Tepco prima iniziò a pompare milioni di litri di acqua nei reattori per mantenerli freschi, poi prese a destinare 160 tonnellate di acqua al giorno al combustibile fuso della centrale, creando nei serbatoi un mix sospetto tra l’acqua pompata per raffreddare i reattori e quella sotterranea che scorre dentro i reattorinel suo corso, dalle colline intorno alla centrale verso l’Oceano. Già nel 2015, tra le proteste dei pescatori che lavorano nella prefettura di Fukushima, la Tepco aveva iniziato a versare in mare acque provenienti dalla falda radioattiva e più volte, anche a seguito delle pressioni dei residenti locali, delle organizzazioni ambientaliste, ma soprattutto della Corea del Sud e del Taiwan, che temono che l’acqua contaminata arrivi sulle loro coste, il governo giapponese ha provato a mostrarsi estraneo al piano di versare acqua contaminata nell’Oceano. 

Certo alcuni episodi  – come la gestione dei 52mila sfollati, ai quali il governo giapponese tagliò i sussidi finanziari già nel 2016, prima della divulgazione dei dati che invitavano gli evacuati a tornare nelle aree non più soggette a livelli pericolosi di radiazione  – tutto fanno intendere meno che trasparenza. 

OffGrid: la comunità che costruisce l’edilizia circolare

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 11:30

Scollegati dalla rete, vivi fuori dagli schemi” è il motto di OffGrid Italia, associazione che a Torino promuove un nuovo modello di vivere a basso impatto ambientale attraverso la bioarchitettura, il design e il riuso creativo. In che modo? Coinvolgendo i cittadini in progetti collettivi di autocostruzione e fai da te, creando reti che sul territorio collaborino promuovendo recuperi e scambi di materiali e realizzando un parco innovativo interamente dedicato ai temi del riuso e dell’economia circolare. Ce ne parla Marco Mangione, mente e cuore di una realtà che ogni giorno reinventa in chiave innovativa il concetto di “spreco”.

Il termine anglosassone “Off the Grid” ha molteplici significati: scollegati dalla rete, vivere fuori dagli schemi. L’associazione OffGrid a Torino sta creando un movimento di persone accomunate dal sogno di vivere in un mondo a basso impatto ambientale.  «In italia basta poco per avere un atteggiamento off the grid!» ci racconta Marco Mangione, che incontriamo sempre con molto piacere e che riesce ogni volta a stupirci con la sua forte energia improntata al cambiamento.

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Come funziona il riciclo dei pannolini?

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 07:00

Pannolini, pannoloni, assorbenti sono rifiuti molto particolari, difficili da riciclare, a Treviso, l’azienda di gestione servizi ambientali Contarina ci sta provando con un primo impianto industriale sperimentale. Scopriamo come si riciclano questi prodotti.

Intervista a Franco Zanata, Presidente di Contarina.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

I razzisti negli stadi sono ovunque ma solo in Italia spadroneggiano

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 07:00

Il razzismo esiste a tutte le latitudini. Non solo. Ma, tristemente, è un fenomeno che non accenna diminuire. Nemmeno nell’osservatorio calcistico. Le cronache sono sempre contraddistinte da episodi di razzismo. Nella Supercoppa europea il centravanti del Chelsea ha sbagliato un rigore e i tifosi – se così possiamo definirli – lo hanno attaccato per il colore della sua pelle. Lo stesso trattamento è stato riservato da alcuni supporter del Manchester United a Paul Pogba anche lui colpevole di aver sbagliato un rigore decisivo in campionato. In Francia, da alcune settimane, si discute molto dei cori omofobi che infestano gli stadi. Le partite vengono interrotte, non sospese.

In questa cornice sembra non fare alcuna differenza il contributo italiano. È razzismo quello inglese, è razzismo quello italiano nei confronti di Lukaku e di altri calciatori di colore: lo scorso anno, a memoria, furono bersagliati Kean, Matuidi, Koulibaly. Qualcun altro certamente lo abbiamo dimenticato.

In realtà la differenza c’è ed è significativa. Nel Regno Unito, così come in Francia, ma vale anche per altri Paesi, è chiara la linea di demarcazione tra il comportamento civile e quello incivile. A testimoniarlo sono le reazioni delle cosiddette autorità. Che non comprendono soltanto istituzioni e forze dell’ordine, ma anche e soprattutto i club, i dirigenti del calcio. Il Chelsea, il Manchester United hanno reagito in maniera inequivoca. Si sono definiti disgustati e più volte i club inglesi hanno espulso a vita dagli stadi chiunque si sia reso protagonista di simili episodi.

La reazione del sistema-calcio rende chiaro che ci sono comportamenti che non sono ammessi. Ecco, una simile reazione in Italia non esiste. È questa la macroscopica differenza tra il calcio italiano e il calcio europeo. Da noi c’è sì stato il comunicato del Cagliari dopo i buu a Lukaku, ma un comunicato in cui la parola di razzismo non compariva (sarà stata una dimenticanza, il testo condannava l’episodio) e molto attento a preservare la probità del popolo sardo.

Nulla, però, rispetto a quel che è accaduto all’Inter. Dopo i buu razzisti nei confronti di Lukaku, i tifosi organizzati della curva nerazzurra hanno preso carta e penna e hanno espresso un concetto che è molto più condiviso di quanto si possa presumere. “Non sono cori razzisti. In Italia funziona diversamente, da noi sono solamente un modo per aiutare la propria squadra. Non è come nel resto d’Europa. Non c’entra niente col razzismo”. Comunicato cui ha fatto seguito l’assordante silenzio dell’Inter di Suning. Che ha taciuto anche di fronte alla coreografia con cui la curva dell’Inter ha omaggiato la morte di Diabolik leader degli Irriducibili, dal casellario giudiziario piuttosto consistente, ucciso a Roma con un colpo di pistola.

La differenza, affatto sottile, tra l’Italia e il resto d’Europa è che da noi la legge dei razzisti impera col connivente silenzio del sistema calcio – al di là di qualche periodica ipocrita dichiarazione di facciata – mentre all’estero i razzisti agiscono sapendo di correre un rischio (essere bannati a vita dal proprio club e anche incorrere nella giustizia) non con la certezza di chi sa di spadroneggiare. 

Il riuso di abiti da sposa per il riscatto di tutte le donne

People For Planet - Lun, 09/09/2019 - 18:00

Il riuso dell’abito da sposa può trasformare il matrimonio, evento spesso legato a consumismo ed eccessi, in una buona causa. È quanto succede grazie alla onlus Sowed che promuove il riutilizzo dei vestiti e gli accessori da cerimonia per sostenere progetti rivolti a donne con svantaggi economici e sociali, vittime di violenza, detenute o ex detenute.

Sowed è una Onlus che ha slegato il mondo della moda da uno stereotipo di frivolezza, facendolo incontrare con l’ecologia e con l’impegno sociale. Il nome nasce dall’unione di Social e Wedding, e l’idea consiste nel raccogliere abiti e accessori da matrimonio, ridarli a persone interessate a partire da una donazione minima e impiegare il ricavato per sostenere progetti in favore di donne provenienti da esperienze difficili.

«Cerchiamo di incentivare il riutilizzo degli abiti, anche perché vengono indossati una sola volta per poi finire in armadio», ci ha raccontato Veronica Bello, presidente dell’Onlus Sowed. Abiti dunque usati, ma anche abiti nuovi di zecca donati da vari atelier. C’è un regolamento da rispettare: i capi devono essere lavati e in buono stato. Una volta ricevuti Sowed li classifica e stabilisce un prezzo minimo di donazione.

Le donazioni vanno a sostenere progetti per donne svantaggiate: vittime di violenza domestica, donne uscite dalla tratta, detenute o ex detenute, con disagi socio/economici… Per molte di loro le disavventure sono iniziate da un matrimonio pericoloso. È dunque interessante come l’abito da sposa possa, attraverso Sowed, cambiare significato, diventando uno strumento di speranza e di ricostruzione del futuro.

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«Come faccio a risparmiare?!?»

People For Planet - Lun, 09/09/2019 - 15:00

Si tratta di una domanda che ci poniamo costantemente, soprattutto quando il reddito ce lo consente.

Premetto che capisco ed è giustificabile che non leggeranno neppure un rigo di questo articolo coloro che a stento riescono ad arrivare a fine mese.

Ma indipendentemente da coloro che, ovviamente e inevitabilmente, devono dapprima pensare a garantire i consumi basici della loro famiglia, esiste anche una larga fetta di cittadini italiani che fa fatica a rispondere alla domanda di cui sopra per una insana abitudine che, verificata sulla base della  pluriennale esperienza nel mondo della finanza, mi fa pensare che noi siamo un popolo di formichine inconsapevoli.

La maggior parte dei risparmiatori non si pone, infatti, consapevolmente questo obiettivo e risparmia indirettamente, cioè prima spende e poi controlla se è riuscito a mettere da parte qualcosa.

Questo comportamento non favorisce la consapevolezza delle proprie spese e rende difficile accantonare un risparmio periodico costante, poiché induce a spendere finché ci sono soldi disponibili. Anzi, senza freni inibitori spesso ci si spinge oltre e si inizia a comprare prendendo capitale a prestito. La costruzione di un budget familiare deve servire proprio a programmare un risparmio mensile decidendo da subito quanto volete mettere da parte, compatibilmente con le vostre esigenze e i vostri redditi.

Dobbiamo capovolgere la logica con cui gestiamo le nostre finanze, soprattutto se siamo spendaccioni. Non bisogna partire dai consumi – spendere e poi vedere se si è riuscito a risparmiare qualcosa – ma dal risparmio. Dobbiamo domandarci: Qual è la somma minima che intendo risparmiare ogni mese?

Una volta definita la cifra, la si toglie dal conto materialmente (o comunque da qualsiasi strumento di custodia), come se fosse una vera e propria spesa mensile, e la si accantona su un diverso strumento (conto deposito, fondo, libretto di risparmio, cassetta di sicurezza, cassaforte a casa, eccetera), in modo da sottrarla alla propria disponibilità e quindi agli eventuali impulsi consumistici. Dopodiché, con ciò che resta sul conto corrente, si programmano le spese mensili.

Attraverso questo processo avrete introdotto una nuova, fondamentale abitudine finanziaria, perché sarete passati da «risparmiatori occasionali» a «risparmiatori sistematici». Due modelli di comportamento così sintetizzabili:

Il risparmiatore sistematico è uno che ogni mese dà un premio a se stesso e alla sua famiglia: risparmiando, dichiara di volersi bene perché accantona per rendere più sereno il suo futuro.

Foto di USA-Reiseblogger da Pixabay

Raccolta differenziata, in Calabria c’è il “Modello-Catanzaro”: funziona alla grande, raggiunto il 67% in 2 anni con un sistema intelligente

People For Planet - Lun, 09/09/2019 - 10:00

Il sindaco Sergio Abramo: “grazie a CONAI e ai catanzaresi, il merito è soprattutto loro”

Un risultato che ha superato le aspettative, il cui merito va in primis ai nostri cittadini”. Sono queste le prime parole con cui il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo commenta i risultati green che la sua città ha raggiunto nei primi sette mesi del 2019: se il 2018 aveva visto crescere la raccolta differenziata con un dato che superava il 66%, oggi si sfiora il 67% (66,77%).
“La partenza di un grande progetto di raccolta differenziata, quasi quattro anni fa, è stata una novità per i catanzaresi” continua il sindaco Abramo, “eppure hanno risposto da subito con entusiasmo. Le politiche ambientali, del resto, sono sempre state a cuore alla nostra amministrazione. Per fare solo un esempio, Catanzaro è stata la prima città a dotarsi, già sei anni fa, di lampade LED per tutta l’illuminazione pubblica“.

Nel 2013 in città non si differenziava nemmeno il 5%, due anni dopo non si era ancora arrivati al 10%. Dal 2016, dopo l’inizio della collaborazione con CONAI, la crescita è stata costante, e Catanzaro si è imposta come modello virtuoso non solo per la sua regione, ma per tutto il sud Italia: dal 2013 a oggi, infatti, il capoluogo della Calabria ha ottenuto una percentuale di crescita della raccolta pari al 1.699,73%.
L’aiuto di CONAI è stato fondamentale dal primo giorno dell’operazione: senza il Consorzio una campagna e un’attività di questo calibro non sarebbero state possibili» aggiunge Abramo. «Il mio ringraziamento va a CONAI e a tutti coloro che ci hanno aiutato in questo percorso virtuoso, come la società che ha vinto l’appalto di gara, Sieco. Ma soprattutto, ancora una volta, il grazie dell’amministrazione di Catanzaro va ai cittadini e al loro impegno”.

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Scienza divertente: il meglio del meglio

People For Planet - Lun, 09/09/2019 - 07:00

Cosa ci fa ridere? E perché ci fa ridere? Secondo una delle ultime delle teorie scientifiche in merito, il senso dell’umorismo nasce quando una persona realizza la violazione di una norma etica, sociale o fisica, ma non valuta questa violazione poi così offensiva. Quindi, chiunque giudichi questa violazione non così importante, riderà, mentre una minoranza che la riterrà scandalosa non lo farà. Ipotizziamo, per capirci, una chiesa che arruoli fedeli promettendo in cambio l’iscrizione a una lotteria con un suv in premio. Tutti trovano la situazione incongrua, ma solo chi non crede la troverà divertente.

Assunto ciò, possiamo forse capire meglio il top dell’ilarità condotta proprio in nome della scienza, e perfetta perché – oltre che derivare dal pilastro delle nostre società, la comunità scientifica internazionale, pilastro per una volta rovesciato e derisibile in perfetto stile carnevalesco – questo umorismo è stato sempre realizzato involontariamente da esimi studiosi, con articoli talvolta anche pubblicati su riviste scientifiche autorevoli.

Stiamo parlando degli IgNobel, fiore della Improbable Reserch, assegnati annualmente a dieci ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde“, quel tipo di lavori improbabili che “prima fanno ridere e poi danno da pensare“, per “premiare l’insolito, l’immaginifico, e stimolare l’interesse del pubblico generale alla scienza, alla medicina, e alla tecnologia“, ma ridendo. Ecco una lista dei migliori:

Nel 1992, per la categoria Arte ricordiamo la vittoria di Jim Knowlton, moderno homo universalis, per il suo poster di anatomia classica “Peni del Regno Animale”. Nominato anche il Sovvenzionamento Nazionale per le Arti degli Stati Uniti, per aver incoraggiato il signor Knowlton a presentare il proprio lavoro anche in forma di libro pop-up.
Sempre in tema peni, tema amatissimo dai ricercatori, l’anno successivo l’IgNobel per la Medicina fu assegnato a James F. Nolan, Thomas J. Stillwell e John P. Sands Jr., compassionevoli curatori, per la loro accuratissima ricerca “Come gestire intelligentemente un pene intrappolato nella zip dei pantaloni“.
Quell’anno si guadagnò l’Ig-Nobel per la Pace la Pepsi-Cola Company, che nelle Filippine pubblicizzò una lotteria per diventare milionari ma poi annunciò i numeri vincenti sbagliati, causando una rivolta di 800.000 presunti vincitori che ebbe il merito, per la prima e unica volta nella storia della nazione, di riunire insieme bande rivali fino ad allora acerrime nemiche.

Per lo studio delle probabilità, ricordiamo la vittoria di Bert Tolkamp e Marie Haskell, responsabili di due scoperte correlate riguardanti la pastorizia. Prima di tutto hanno stabilito che più a lungo una mucca starà sdraiata, maggiore sarà la probabilità che si alzi. Secondariamente, hanno chiarito che, una volta in piedi, non sarà facile stabilire quando si sdraierà nuovamente.
Le mucche sono decisamente prese di mira dalla scienza: nella categoria Medicina veterinaria un IgNobel è stato vinto pochi anni dopo da ricercatori della Newcastle University, per aver dimostrato che le mucche con un nome fanno più latte delle mucche anonime.
Completiamo il regno animale ringraziando due biologi americani che hanno scoperto che le pulci dei cani saltano più in alto rispetto alle pulci dei gatti.

Ancora vogliamo citare l’IgNobel per la Psicologia agli studiosi che hanno notato, e quindi poi scientificamente comprovato, che inclinando la testa a sinistra la Torre Eiffel pare più piccola.

E come non citare l’IgNobel per la Pace finalmente meritato per Alexander Lukashenko, presidente della Bielorussia (dal 1994), per aver reso illegale applaudire in pubblico.

Per l’Economia, grazie a Karl Schwärzler e all’intero Liechtenstein, per aver reso possibile noleggiare tutto il Paese per convegni, matrimoni, bar mitzvahs e ogni altro genere di festa.

Per la Tecnologia un applauditissimo IgNobel se l’è guadagnato John Keogh, Australia, per aver pensato – e ottenuto! – il brevetto sulla ruota, Anno Domini 2001. Menzione speciale naturalmente anche all’ufficio brevetti australiano che ha sottoscritto questo traguardo dell’innovazione umana con il brevetto numero #2001100012.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Zao, l’app cinese per scambiare il volto diventa il nuovo “caso FaceApp”

People For Planet - Dom, 09/08/2019 - 15:00

A qualche mese dal caso FaceApp, l’app del 2017 che questa estate è diventata virale grazie alla sua capacità di sfruttare le reti neurali per invecchiare il volto dell’utente, creando qualche grosso dubbio riguardo la sicurezza dei dati personali trattati, oggi torniamo a parlare di un fenomeno simile, questa volta proveniente dalla Cina.

Protagonista è questa volta Zao, un’applicazione cinese per iOS che permette all’utente di scambiare il proprio volto con quello di una celebrità del mondo del cinema, dello sport o quant’altro, all’interno dei video, sfruttando il potenziale delle reti neurali.

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Seattle ha scelto di non combattere la guerra alla droga

People For Planet - Dom, 09/08/2019 - 10:00

Alla giustizia penale ha anteposto il sistema sanitario: sta funzionando, ma è una soluzione solo parziale.

Nicholas Kristof, giornalista di lungo corso e opinionista del New York Timesha raccontato come secondo lui la città di Seattle, nello stato di Washington, ha «capito come far finire la guerra alla droga», intesa come l’approccio repressivo nei confronti dei consumatori di sostanze stupefacenti. Kristof ha scritto che «Seattle sta decriminalizzando l’uso delle droghe pesanti» e anziché sul carcere, e quindi sulla repressione, sta puntando più sull’assistenza medica e il reinserimento di chi è dipendente. Secondo Kristof è un «approccio pionieristico che dovrebbe essere preso a modello dal resto degli Stati Uniti».

L’approccio di cui si parla è pioneristico soprattutto per gli Stati Uniti, visto che è usato da decenni in molti paesi europei (come il Portogallo da quasi vent’anni): come ha detto la Global Commission on Drug Policy, «criminalizzare chi usa le droghe è inefficace e nocivo». Ma è interessante che l’approccio inizi a essere adottato anche negli Stati Uniti, storicamente focalizzati sulla repressione più che sul recupero dei tossicodipendenti. Per aiutare chi legge a farsi un’idea della situazione, Kristof scrive che «negli Stati Uniti ogni 25 secondi viene arrestata una persona per possesso di droga» e che «oggi gli americani che muoiono ogni anno per overdose sono più di quelli morti nelle guerre in Vietnam, Afghanistan e Iraq». Secondo alcune stime, quasi un americano su due ha un parente o un amico con un problema di dipendenze.

Nel suo articolo Kristof fa in genere riferimento alle cosiddette droghe pesanti, come l’eroina o le metanfetamine, ma parla anche di sostanze per ora meno presenti in Italia, come il fentanyl, un oppioide cento volte più forte della morfina. Oltre alle droghe “tradizionali”, quindi Kristof fa riferimento anche a sostanze più recenti, in certi casi persino legali (in certe dosi e a certe condizioni).

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che … Ci penso io, baby”

People For Planet - Dom, 09/08/2019 - 07:00

Eppure, nella tendenza a strafare propria dei tempi recenti, sembra che la cifra stilistica contemporanea sia diventata una sorta di iper-partecipazione, a prescindere dalla competenza, dalla sensibilità o anche dalla semplice opportunità di fare o dire la propria.

Vediamo una manciata di situazioni delle quali potremmo tranquillamente fare a meno.

1. “Io non ho visto la partita ma…” 
Ma vorrebbero dire ugualmente la loro. Sulla posizione del terzino, l’atteggiamento del mediano e la nonna del tornante. Vorrebbero e la dicono, ovviamente. A te che la partita l’hai vista. Benissimo. Seduto a fianco della nonna del tornante.
#AVolteRitornano

2. Votare “non so” ai sondaggi. 
Rispettabile, per carità. Si manifesta l’interesse per il tema. Ma si manifesta onestamente l’incapacità di avere una opinione definita. Bene. Bravo. Bis. Ma vorrei comunque essere nella testa di uno che impiega così il proprio tempo: apre un articolo, lo legge (se lo legge), seleziona convinto la voce “vota ora”, consulta le opzioni possibili e poi, orgoglioso, dice la sua: “non so”.
#Respect

3. “Posso dare un consiglio non richiesto?”
Amico, non senti anche tu il forte retrogusto di retorica risposta negativa? No. Non puoi darlo. Indovina perché… bravo: perché NON richiesto. #GraziePerLaCorteseAttenzioneEBuonasera

4. Quello che “ti aiuta” a parcheggiare.  
“Venghi… venghi, signò… tranquilla…”
#TranquilloTu #RicordaCheCartaBatteSassoEMacchinaSchiacciaPiede

5. “Il parere dei famosi”. 
Gli esperti sono così desueti, signora mia. Perché, allora, non chiedere a Chiara Ferragni un’opinione sulla Brexit o ad Albano la sua sul protezionismo?
#VenghiSignòTranquillaPureQui

6. “Gli influencer de casa mia”. 
Non basta indossare delle orrende ciabatte e sembrare sempre un pizzico in differita per essere Lapo Elkann.
Smettete di farvi quelle cacchio di foto con la bocca a culo di gallina e osservatevi un attimo da fuori. Esatto: quell’imbecille siete voi. 

7. “Quelli che mentre cucini passano e aggiungono un ingrediente”. 
Che so: un pizzico di sale, dell’invadente prezzemolo. L’inspiegabile curcuma o dell’insondabile timo.
E quando, poi, si mangia, ti dicono «Eh? Ci stava proprio bene!» Come a dire che è tutto merito loro e che, senza, quel piatto che hai cucinato per mezzora non avrebbe saputo di nulla.
#ÈArrivatoBastianichÈArrivato

8. 9. 10. …e così via: 
Commentare con aggressività sui social.
Accettare incarichi istituzionali se non si sa nulla della materia. 
Fare figli se non si ha la vocazione all’altro.
Parlare se non si conosce l’italiano (un bel suono gutturale come certi montanari emiliani e ci si capisce al volo, via!). 
Non viaggiate se non sapete rispettare i luoghi che visitate.
Non guidate se non vi sapete collocare nello spazio.
E, soprattutto, non scrivete articoli se non avete dormito la notte precedente.

Foto di Ryan McGuire da Pixabay

Stadi più ecologici, sbarcano a Pontedera i primi seggiolini al mondo in plastica riciclata

People For Planet - Sab, 09/07/2019 - 10:00

La rinconversione ecologica del mondo del calcio passa da Pontedera. Questa mattina infatti il sindaco Matteo Franconi ha presentato i nuovi spalti dello stadio Mannucci, primo impianto al mondo ad essersi dotato di seggiolini in plastica riciclata.

“La città di Pontedera rivendica con soddisfazione ed orgoglio – afferma il sindaco Matteo Franconi – la scelta di aver dotato il proprio stadio comunale con i primi seggiolini al mondo realizzati con le plastiche miste delle raccolte differenziate toscane, selezionate da Revet e riciclate da Revet Recycling. Si tratta di una applicazione concreta di quell’economia circolare davvero a km zero in cui i rifiuti raccolti, i cittadini che li hanno conferiti, e gli impianti industriali che li hanno ulteriormente selezionati e poi riciclati, sono interamente del nostro territorio: lo stadio Mannucci li utilizza oggi come ri-prodotti. Credo che le pubbliche amministrazioni abbiano oggi il compito di migliorare e sostenere concretamente l’economia circolare assicurando commesse di questo tipo ed i necessari spazi di mercato per supportare i prodotti derivanti da riciclo. Qui a Pontedera la presenza del polo ambientale e di società che si occupano del ciclo integrato dei rifiuti costituiscono un punto di riferimento che l’amministrazione comunale intende valorizzare e capitalizzare con operazioni di questo tipo. Concludo ricordando che nei giorni passati abbiamo anche completato la ristrutturazione dell’impianto di illuminazione dello stadio a led: un investimento complessivo importante per circa 300.000 euro che ammoderna il nostro stadio e si incardina a buon titolo nelle politiche legate alla “transizione verde” ed alla “green economy”. Spero che questi interventi strutturali allo stadio siano pure di buon auspicio per l’US Città di Pontedera e per il campionato di serie C iniziato da poco.

A rendere ancora più virtuoso il progetto è il fatto che la plastica utilizzata per fare i nuovi seggiolini è quella derivata dagli imballaggi delle raccolte differenziate toscane, che sono state selezionate e riciclate nello stabilimento Revet che ha sede proprio a Pontedera, a pochi chilometri dallo stadio Mannucci. E’ quindi in un’ottica di economia circolare che i circa 3000 seggiolini dello stadio di Pontedera (squadra toscana che attualmente milita nel campionato di Lega pro) sono stati sostituiti da seggiolini realizzati riciclando il plasmix toscano.

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Il teatro e la lotta

People For Planet - Sab, 09/07/2019 - 07:00

Vedi la prima parte qui

Insieme a Giustino Durano e Franco Parenti mio padre e mia madre avevano fatto uno spettacolo che si chiamava I Sani da legare.
L’anno dopo la compagnia mise in scena Il dito nell’occhio e Parenti e Durano dissero a mio padre che lo avrebbero ripreso in compagnia ma da solo. Senza Franca. Mio padre non sapeva come dirglielo e quindi le ha chiesto: “Mi vuoi sposare?” e immediatamente dopo: “Però non reciti l’anno prossimo”. Quindi io modestamente arrivo per un problema di recitazione. E immaginatevi come sono messo.
Questo fatto di raccontare i cavoli propri oggi è ancora poco diffuso e si trova in particolare nel cabaret americano. Ai tempi è stata una novità assoluta inventata da mia madre. E’ chiaro che ogni attore racconta se stesso, ma mia madre è stata una delle prime grandi attrici – probabilmente la prima grande attrice a livello mondiale – che ha iniziato a raccontare la sua vita per filo e per segno: da quando aveva 4 anni e ha incontrato il primo maniaco sessuale che le ha mostrato il membro e lei non capiva perché questo signore le mostrasse una salsiccia ansimando, via via tutte le esperienze della sua vita. E la comicità che riusciva a sviluppare partiva proprio dal fatto che raccontava episodi esilaranti che le erano successi veramente.
Certo che per poter raccontare episodi esilaranti della propria vita, bisogna viverli.
In uno spettacolo in particolare, Sesso, grazie, tanto per gradire, Franca Rame racconta proprio la sua storia, il suo rapporto con la sessualità con i maschi, e questa è stata la grande rivoluzione di quel momento.
Come si fa a diventare attori di questo tipo? Molti affermano che oggi non c’è spazio per nuovi attori e hanno ragione: per far la parte dell’attor giovane dovete aspettare che l’attore giovane di quella compagnia stabile muoia perché continua a fare l’attor giovane anche passati gli ottant’anni! Non c’è modo di sradicarli, è tutto un gioco di reciproci accreditamenti che non hanno niente a che fare con il numero di spettatori che uno porta a teatro… è abbastanza imbarazzante.
Malgrado questo ci sono enormi possibilità, ci sono settori che permettono di fare gli attori che generalmente non vengono considerati. Ad esempio, la guida turistica. E’ un mestiere che viene fatto fare a gente che non è capace di raccontare.
La mia più grande storia di teatro è stata portare le gite scolastiche nel bosco. Avevo anche fatto un corso ma avevo anche capito che parlare di licheni a dei 14enni con gli ormoni a mille era una partita persa, non gliene poteva fregare di meno.
Se poi li metti a contare i licheni su un quadratino di terra 10 cm per 10, ti odiano proprio. E hanno ragione.
Per cui piano piano mi sono costruito il mio primo spettacolo che aveva l’obiettivo di ottenere l’attenzione di 50 ragazzi in un bosco. Vi garantisco che è una scuola di teatro, di scrittura teatrale e di regia, che non ce n’è uguali.
Sapete che si ride per il sesso e per la merda e nelle gite scolastiche non potevo parlare di sesso quindi avevo preparato tutto un discorso sulla merda partendo dalla cacca di cavallo. Cercavo di far stabilire agli studenti da quanti giorni era stata cagata quella cacca di cavallo, tipo addestramento Sioux, e nessuno voleva annusare… e così di seguito raccontavo tutta la storia della merda. In questo modo riuscivo a ottenere la loro attenzione.
Quindi vi consiglio di fare qualunque cosa per avere la possibilità di recitare, ci sono davvero tantissime occasioni, non è facile perché di base niente è facile ma se un ragazzo vuole fare il protagonista di una commedia del teatro stabile di Vicenza il livello di difficoltà è un milione a uno. Se volete fare la guida turistica a Roma già scendiamo a delle percentuali accettabili.
Avete poi la grande possibilità di fregarvene del mercato e degli inciuci, prendere il vostro smartphone e andare in diretta su Facebook. Se avete delle storie da raccontare, qualche cosa da dire, qualcosa che vi appassiona, con questi mezzi potete raggiungere milioni di persone facendo cose strepitose.
Quando quelli della mia generazione non riuscivano a sfondare potevano dire: è tutto un magna magna, se non metti parti intime a disposizione dei potenti non fai carriera – e anche per fare quello bisogna essere abili e determinati perché c’è un sacco di gente che dà il proprio corpo senza ricevere alcuna contropartita, bisogna essere abilissimi, ci sono migliaia di persone che cercano di far carriera scopando, anche lì ce la fa uno su cento, gli altri 99 vengono trombati senza ottenere grandi risultati  – e questo ci rendeva dei privilegiati.
Voi non avete nemmeno questa scusa perché – dati 2015 – il record di incasso in Italia, nel mondo dello spettacolo, è di un ragazzino di 16 anni che ha incassato due milioni di euro commentando i videogame, costo dell’operazione: zero. Il cellulare ce l’aveva, Facebook è gratis, e allora…  se qualcuno ha qualcosa da dire lo dica.
Se non riuscite a fare nulla sulla rete andate a casa: non ci sono scuse. Purtroppo avete il problema che siete una generazione che non ha scuse: se sei capace passi, se non sei capace non passi e quindi fai un altro mestiere.

C’è una buona ragione per guardare video porno su Pornhub

People For Planet - Ven, 09/06/2019 - 15:00

La piattaforma ha lanciato un video hot per sostenere la raccolta fondi a favore di un’associazione che si impegna nella pulizia di oceani e spiagge

Un video a luci rosse per raccogliere fondi per la pulizia dei mari. È questa l’ultima trovata di Pornhub. Il portale erotico ha pubblicato The Dirtiest Porn Ever, un video di 11 minuti in cui una coppia di attori hard (gli amatoriali Leolulu) è impegnata su una spiaggia ricoperta di spazzatura, che durante il filmato viene ripulita.

Ogni volta che plastica e altri rifiuti vengono rimossi, si libera la visuale sui due attori porno.

Continua a leggere su WIRED.IT di Gabriele Porro