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Oggi creiamo: candele fai da te (senza cera!)

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 10:00

Per tutti gli amanti delle candele ecco un video tutorial dal canale YouTube SweetBioDesign ♥ DIY Tutorials per realizzare, passo dopo passo, candele profumate e colorate con ingredienti casalinghi a basso costo! Cosa mi serve:

  • Strutto;
  • Colori a olio o pastelli a cera;
  • Essenze profumate;
  • Contenitore in vetro;
  • Stoppini
Fonte: SweetBioDesign ♥ DIY Tutorials

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Italia nuova stretta. USA vuole riaprire. Da UE nessun accordo

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 09:40

Il Sole 24 Ore: Reclusione da 1 a 5 anni a chi viola l’obbligo di restare in casa e multe fino a 3.000 euro;

Corriere della Sera: Usa, via libera al piano da 2 mila miliardi. Borse su col bazooka di Trump: Tokyo +8%;

Repubblica: Coronavirus, primi risultati dai test sui farmaci;

Tgcom24: In Italia calano i nuovi contagi (3.612) e risalgono le vittime: 743 | In Lombardia 1.942 casi in più;

Il Messaggero: Coronavirus, svolta sulle mascherine made in Italy: due milioni al giorno;

Il Fatto Quotidiano: Bergamo, ospedale con pronto soccorso e terapia intensiva. Alpini, Emergency e anche virologi russi per popolare la “speranza”;

Leggo: Coronavirus, Trump vuole riaprire tutto: «L’isolamento distrugge il Paese». Ma gli Usa superano i 50mila contagiati e i 600 morti;

Il Mattino: Terremoto nella Kamcatka in Russia, scossa magnitudo 7.5: «Pericolo tsunami»;

Il Giornale: Il virus spacca ancora l’Ue: nessun accordo all’Eurogruppo;

Il Manifesto: «Tanti i soldi delle donazioni, ma mancano i macchinari».

Un torero che dorme sempre!

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Quando è buona, tutti la scartano. Cos’è?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Chi si spoglia quando fa freddo?
(Soluzione: L’albero)

Filastrocca del Sole

Una bella filastrocca sull’estate e il sole, una poesia per bambini scritta da Sabrina Giarratana, sul sito Cosepercrescere.it potete anche stamparla e colorarla.

Sole che ridi e mi baci la faccia
Sento il calore delle tue braccia
Con una mano mi copro gli occhi
Mentre mi tingi di scarabocchi
Macchie, lentiggini e piccoli nei
Tutti i tuoi segni saranno miei
Saran di tutti, saranno belli
Racconteranno che siamo fratelli
Figli del mondo, e come ogni gente
Nati dal tutto e dal niente.

Cantiamo insieme

Torero Camomillo

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

Covid-19: misure restrittive fino al 31 luglio? No, e spieghiamo perché

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 00:51

Da settimane la vita di tutti gli italiani è a dir poco stravolta, chi più chi meno stiamo tutti “tenendo botta” e, benché l’ultima decisa stretta su movimenti e attività lavorativa sia proprio di questi ultimi due giorni (ricordiamo che oggi, 25 marzo, è la data di chiusura delle attività produttive non essenziali) la tentazione di chiedersi quando potrà ripartire il “sistema Italia” è forte. In questo clima ieri alcuni siti web hanno ventilato la possibilità che le misure di contenimento che il Governo stava per adottare avrebbero avuto termine il 31 luglio.

Perché il 31 luglio? Da dove nasce questa data?

Ripercorriamo velocemente cosa accadde a fine gennaio:

  • Il 30 gennaio l’OMS dichiara che l’epidemia da COVID-19 è un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale
  • Il giorno successivo, il 31 gennaio, si riunisce il Consiglio dei ministri che, facendo propria la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (e quindi dichiarando lo stato di emergenza sanitaria per l’epidemia da nuovo coronavirus) «attiva gli strumenti normativi precauzionali previsti nel nostro Paese in questi casi» (queste le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine della seduta del Consiglio dei Ministri)
  • Lo stato di emergenza della durata di 6 mesi (quindi fino al 31 luglio) viene dichiarato con una Delibera pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 1 febbraio, nella quale si stanziano anche 5 milioni di euro per fronteggiare la situazione
Cosa significa “stato di emergenza”?

Lo stato di emergenza, regolato dal Codice della Protezione civile del 2018, è una misura eccezionale e, purtroppo, niente affatto rara, che consegue a calamità locali o nazionali che per essere fronteggiate richiedono il ricorso a mezzi e poteri straordinari. Ed è esattamente quanto deciso dal Consiglio dei Ministri di fine gennaio, proprio in considerazione del rischio sanitario connesso con l’epidemia di Covid-19.

Quindi?

Quindi per 6 mesi, cioè fino al 31 luglio 2020, il governo può utilizzare i mezzi e i poteri straordinari per emanare provvedimenti idonei a contenere l’epidemia. Che è quello che sta facendo: chi volesse avere una panoramica di quanto deciso finora (dal primo decreto del 23 febbraio a oggi) può trovare la raccolta completa degli atti in una pagina dedicata all’emergenza da Covid-19 pubblicata sul sito della Gazzetta Ufficiale.

Che è cosa ben diversa dall’affermare che le misure di contenimento con le quali tutti stiamo facendo i conti (personali, psicologici ed economici) non termineranno prima di 4 mesi.

Immagine: Aeronautica Militare

Palestinesi e israeliani assieme per combattere il virus

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 19:00

L’autore si firma su Liberation.fr con lo pseudonimo di Jwan Ghazal. Ha 35 anni, è operatore umanitario a Gaza e padre di quattro figli. Di seguito la traduzione di ampi stralci della sua testimonianza.

Il virus ha fermato il conflitto

Non avrei mai immaginato, tre mesi fa, che noi palestinesi e israeliani dovessimo fermarci nel nostro conflitto per un ospite microscopico. Da quando, il 5 marzo, è stata dichiarata la pandemia di coronavirus, sono stato sorpreso nel vedere gli sforzi colossali di coordinamento e collaborazione tra i due popoli al fine di rallentare la diffusione del virus. Anche se è mortale, spero che non uccida tanto quanto il nostro conflitto, che dura da generazioni.

Da più di 12 anni i palestinesi a Gaza sono sottoposti a un blocco imposto da Israele che invoca “minacce alla sicurezza”. Questo blocco paralizza la nostra vita quotidiana e frantuma i sogni di centinaia di migliaia di giovani. Questi giovani attendono la revoca del blocco senza sapere quando avverrà.

La sensazione di essere prigioniero

La situazione umanitaria a Gaza non ci consente di affrontare Covid-19, soprattutto quando vediamo che i paesi più sviluppati non sono ancora in grado di contenere questo virus. Il sistema sanitario di Gaza sta fallendo da anni e dipendiamo da Israele per i casi medici critici. Poiché la falda acquifera di Gaza è inquinata al 97%, non abbiamo accesso all’acqua potabile. Impossibile confinarsi in casa perché metà della popolazione riesce a malapena a vivere con lavori strani fuori casa che le permettono di nutrire l’altra metà. Otto abitanti di Gaza su dieci dipendono economicamente dagli aiuti umanitari.

Il mondo confinato, come essere un palestinese a Gaza

Per i residenti di Gaza è difficile immaginare che una parte del mondo sia attualmente confinata. Questo è un piccolo assaggio della punizione collettiva imposta a Gaza per anni. Per un periodo di tempo, il mondo intero sta scoprendo la sensazione di essere prigioniero e vedere le sue possibilità limitate. Come essere un palestinese a Gaza.

Il mondo e Gaza ora condividono destini simili. L’economia sta crollando e le persone più vulnerabili non possono essere curate a causa della carenza di forniture mediche. La sicurezza personale di tutti è minacciata. Mentre si stanno compiendo enormi sforzi per salvare l’economia mondiale e limitare gli effetti del coronavirus, a Gaza non si fa nulla per migliorare le condizioni di vita di due milioni di donne, bambini e uomini. Gaza è stata con un respiratore artificiale per anni: le Nazioni Unite hanno persino previsto che l’enclave palestinese sarebbe diventata invivibile nel 2020.

Pronti a rimanere uniti

Gaza ora ha i primi due casi ufficiali di coronavirus, due palestinesi di ritorno dal Pakistan messi in quarantena all’arrivo. Ancora una volta, viene fatto ogni sforzo per evitare il contagio. Ogni volta che sentiamo parlare di nuovi pazienti Covid-19 in Israele e in Cisgiordania, la nostra preoccupazione cresce. Stiamo monitorando attentamente il modo in cui Israele sta gestendo la pandemia e stiamo rafforzando la nostra preparazione, con i nostri mezzi modesti, per combattere il virus. A Gaza, volontari, ONG e imprese sono in allerta, pronti a rimanere uniti.

Palestinesi o israeliani, per il virus non c’è differenza

Palestinesi o israeliani, il coronavirus ci mette tutti su un piano di parità. A lui non importa chi sia stato il primo a sparare, che votassimo a destra o sinistra, delle nostre ideologie o delle nostre convinzioni. Siamo tutti vulnerabili. Siamo tutti esseri umani.

Per più di settant’anni abbiamo sofferto di un conflitto senza fine che ha provocato la morte di migliaia di persone e ha plasmato la vergognosa realtà in cui viviamo ogni giorno. Quando è stato raggiunto un accordo di pace nel 1993, palestinesi e israeliani speravano in un futuro migliore, in cui le violazioni dell’occupazione e dei diritti umani fossero un ricordo del passato. Ventisette anni dopo, nulla di tutto ciò è accaduto. Siamo tutti limitati, che ci piaccia o no.

Quando questo sarà finito…

Presto, quando il mondo avrà superato questa pandemia, saremo ancora uguali? Capiremo che le cose che ci uniscono sono molto più numerose di quelle che ci dividono? Ammetteremo che c’è abbastanza spazio su questo territorio per vivere insieme? Sono sopravvissuto a tre guerre a Gaza e spero di rimanere in vita abbastanza a lungo da testimoniare le nostre risposte a queste domande.

Photo by Dan Mayers

Covid-19: Tokyo 2020, Giochi Olimpici rimandati al 2021

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 17:49

L’evento, che sarebbe dovuto iniziare il 24 luglio, si svolgerà ora “non oltre l’estate 2021”.

“Ho proposto di rimandare di un anno e il presidente CIO Thomas Bach si è setto d’accordo al 100%”, ha affermato Shinzo Abe, primo ministro giapponese.

L’evento si chiamerà ancora Tokyo 2020 nonostante avrà luogo nel 2021.

In una dichiarazione congiunta, gli organizzatori di Tokyo 2020 e il CIO hanno dichiarato: “La diffusione senza precedenti e imprevedibile dell’epidemia ha visto il deterioramento della situazione nel resto del mondo.Ora ci sono più di 375.000 casi registrati in tutto il mondo e in quasi tutti i paesi, e il loro numero sta crescendo di ora in ora. Nelle circostanze attuali e sulla base delle informazioni fornite oggi dall’OMS, il presidente del CIO e il primo ministro del Giappone hanno concluso che i Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo devono essere riprogrammati per una data successiva al 2020, ma non più tardi dell’estate 2021, per salvaguardare la salute degli atleti, di tutti i partecipanti ai Giochi olimpici e la comunità internazionale “.

Mentre i Giochi sono il più grande evento sportivo internazionale a essere colpiti dalla pandemia, c’è stato un impatto enorme su una serie di altri importanti tornei e sport:

  • Nel rugby, la fine delle Sei Nazioni di quest’anno è stata rinviata
  • Nel calcio, Euro 2020 è stato posticipato e si giocherà nell’estate del 2021, rinviate anche a data da destinarsi le partire di Champions e Europa League
  • I primi otto gran premi della stagione di Formula 1 sono stati rimandati, con l’annullamento del Gran Premio di Monaco.
  • Tutte le forme di tennis professionistico sono state rinviate al 7 giugno, mentre gli Open di Francia – il secondo Grande Slam dell’anno, sono stati riprogrammati per settembre.

Il CIO si era concesso una scadenza di quattro settimane per considerare di ritardare i Giochi, ma c’era stata una crescente pressione da una serie di commissioni olimpiche e atleti che chiedevano una decisione più rapida.

Il presidente del Comitato Paraolimpico Internazionale Andrew Parsons ha dichiarato che il rinvio è “l’unica opzione logica”.  “La salute e il benessere della vita umana devono sempre essere la nostra priorità numero uno e mettere in scena un evento sportivo di qualsiasi tipo durante questa pandemia non è semplicemente possibile. Lo sport non è la cosa più importante in questo momento, preservare la vita umana invece è essenziale. Quindi, che vengano prese tutte le misure per cercare di limitare la diffusione di questa malattia.”

Il cielo ci è caduto sulla testa: morto Albert Uderzo

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 17:13

Albert Uderzo era il disegnatore dei fumetti di Asterix insieme a René Goscinny, morto nel 1977.

Anche se Uderzo era andato in pensione, il suo personaggio, Asterix, ha continuato a vivere: il disegnatore ha infatti continuato a mantenere la supervisione sugli albi della saga fino all’ultimo, il 38esimo, Asterix e la figlia di Vercingetorige – decisamente somigliante a Greta Thunberg – uscito lo scorso autunno e che festeggiava il 60esimo compleanno dell’albo.

Asterix nasce il 29 ottobre 1959 e se è Goscinny ad avere l’idea di fare di Asterix una sorta di antieroe, un piccolo ometto qualunque che diventa potentissimo grazie alla bevanda magica del druido Panoramix, è Uderzo che insiste per dargli una spalla, un personaggio grosso e gioviale, gran mangiatore di cinghiali (interi), la cui forza è sovrumana perché, essendo caduto da piccolo dentro il paiolo della bevanda, in lui i poteri sono permanenti.

Tra i mille giochi di parole, calembour, di cui sono densi i fumetti di Asterix, ricordiamo la famosa “traduzione” dell’acronimo SPQR che mentre in francese suonava come “IIs sont fous, ces Romains“, in italiano viene tradotto addirittura da Marcello Marchesi in “Sono Pazzi Questi Romani”, la frase preferita di Obelix.

Ciao, Albert, chissà che fumetti con Goscinny adesso!

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Caccia al canguro: l’Italia continua a tacere

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 17:00

Versace e Paul Smith l’hanno bandita di recente, a causa della pressione mediatica seguita ai violentissimi incendi che hanno colpito l’Australia nei mesi scorsi, facendo strage (anche) di canguri. Ma la pelle di questo animale straordinario è usata da praticamente da tutti i produttori di abbigliamento sportivo, specialmente per le scarpe da corsa, e quindi in particolare da Nike, Adidas (alla quale è addirittura appena stato abbassato il rating, vista la cronica carenza nel rispetto di standard ambientali e sociali) e Puma, ancora oggi, nonostante tutto.

Italia primo importatore

Controcorrente invece la sola Diadora, tra le aziende sportive, che da tempo non usa più questi pellami. L’Italia è il primo importatore d’Europa, per una strage che non teme rivali, ma la Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) non ci sta e pochi giorni fa ha lanciato una una petizione, mentre numerosi sit-in si sono svolti contro Dainese, azienda di abbigliamento moto, anch’essa sul banco degli imputati, assieme a Ducati, Gimoto, Alpinestars, Vircos. Nell’alta moda, restano grossi acquirenti Prada e Salvatore Ferragamo. Nel calzaturiero i meno noti Moreschi, Moma e Fabi, come ha denunciato LAV.

Una strage senza risposte

Anche un’interrogazione parlamentare (Pd) ha chiesto al premier italiano Giuseppe Conte di fermare o almeno limitare le nostre importazioni, almeno in questo delicato momento di recupero per la fauna australiana. Ma il nostro Paese continua a tacere.

Questo tipo di caccia è particolarmente cruenta, ed è bene ricordare che, ogni anno, tra 133.000 e 280.000 cuccioli “at-foot” (deambulanti) e tra 372.000 e 783.000 cuccioli “pouch” (ancora nel marsupio), sono vittime collaterali. Sei le specie prese di mira: Canguro Grigio Occidentale, Canguro Grigio Orientale, Canguro Rosso, Wallaroo Comune, Wallaby di Bennet e Pademelon della Tasmania.

Un documentario da vedere

La faccenda non è certo nuova, la strage è da anni paragonata per ferocia a quella delle foche in Canada, sebbene abbia numeri molto ma molto maggiori. Per saperne di più, è disponibile online il pluripremiato film Kangaroo.

Se poi la situazione australiana vi ha attratto e pensate a un’esperienza che potrebbe cambiarvi la vita, sappiate che il Paese è sempre a caccia di volontari per proteggere la sua fauna del tutto eccezionale.

Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

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Covid-19: allarme intossicati da disinfettanti

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 15:59

Il Centro Antiveleni dell’Ospedale Niguarda lancia l’allarme per il crescente numero di intossicazioni da disinfettati, di cui evidentemente abusiamo in questi giorni di emergenza nel tentativo di proteggerci dall’infezione da coronavirus, o covid-19.

Dall’inizio dell’emergenza, le richieste di consulenza per intossicazione da disinfettati è aumentata circa del 65%, e fino al 135% nella fascia di età inferiore ai 5 anni.

Piccoli chimici pericolosi

«C’è chi seguendo tutorial online e ricette fai-da-te, prepara miscele di sostanze chimiche non compatibili tra loro», spiega Franca Davanzo, Direttrice del Centro Antiveleni di Niguarda. “Chi imbeve le mascherine con quantità eccessive e poi le indossa, inalando un elevato dosaggio di sostanze chimiche. C’è anche chi, e sono purtroppo i casi più frequenti, riempie la casa di bottiglie di disinfettanti commerciali o preparati artigianalmente, e li lascia alla portata dei bambini».

Bambini a rischio

Proprio loro risultano i più esposti. L’aumento delle intossicazioni pediatriche è addirittura del 135%. «I più piccoli infatti trovano in casa questi contenitori non custoditi e li ingeriscono accidentalmente», continua l’esperta.

In questi casi valgono le raccomandazioni di sempre: non lasciare i contenitori dei prodotti alla portata dei bambini e in caso di ingestione prima di recarsi in pronto soccorso è bene chiamare il centro antiveleni allo 0266101029. In questo modo la gestione telefonica dell’emergenza consente di capire se è necessario o meno un successivo accesso al pronto soccorso.

Basta acqua e sapone

Ricordiamo che una delle poche certezze riguardo al coronavirus è che scompare con semplice acqua e sapone. È giusto usare la massima igiene in questi tempi, lasciare le scarpe fuori casa e pulire gli oggetti presi al supermercato, ma per pulire mani e superfici funziona egregiamente la sola acqua e sapone, o le salviette umidificate.

Il disinfettante, usato con buon senso e sempre lontano dalla portata dei bambini, può essere utile per oggetti che arrivano da fuori o per le mani se dobbiamo ad esempio andare in ospedale. Qui si spiega come comportarsi con gli animali domestici.

E bravo Giovanni Rana!

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 15:14

I privati non hanno i tempi lunghi della burocrazia, le aziende possono decidere di fare buone azioni nell’immediato, anzi, retroattivo.

È quello che ha fatto Giovanni Rana che ha aumentato lo stipendio dei 700 dipendenti dei suoi pastifici per ogni giorno lavorato e dato un ticket mensile straordinario di 400 euro per le spese di babysitting,

«Il Pastificio Rana vuole essere al fianco dei dipendenti e di sostegno alle loro famiglie in un momento di forte disorientamento, non solo lavorativo – si legge in un comunicato -. In quest’ottica, tra le misure previste vi sono una maggiorazione dello stipendio del 25% per ogni giorno lavorato e un ticket mensile straordinario di 400 euro per le spese di babysitting. Il piano, che decorre retroattivamente dal 9 marzo, coprirà anche il mese di aprile». L’amministratore delegato Gian Luca Rana, figlio di Giovanni, ha inoltre deciso di stipulare una polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti del Pastificio Rana, compresi quelli in smart working, in caso di contagio da Covid-19, a integrazione del rafforzamento delle procedure di sicurezza e prevenzione già messe in atto dall’azienda per fronteggiare l’emergenza in corso.

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Quarantena violenta: una parola in codice per le donne

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 15:00

Una proposta sull’esempio della Spagna: scegliere una parola in codice che ogni donna possa pronunciare in farmacia per denunciare la violenza e istituire un protocollo che scatti durante l’emergenza Covid19. Non tutte possono telefonare e denunciare durante la quarantena.

La violenza di genere ai tempi del coronavirus

Nell’alta Padovana ieri, 23 marzo, si è sfiorato il femminicidio: massacrata a colpi di martello dal marito, una 48enne, ora ricoverata all’ospedale di Camposampiero, è grave. Domenica scorsa, a Roma, una donna è stata accoltellata e decapitata dal figlio ventenne, e così a Brindisi, sempre per mano del figlio, un’altra donna è morta a colpi di pugnali.

Inutile sottolineare quanto in questi giorni è già stato detto da più parti: la quarantena aggrava la vita delle donne che già normalmente subiscono violenze in casa; ora, però, complice l’isolamento, i rischi sono più numerosi.

Non è sfuggito al governo, che proprio oggi lancia jna batteria di spot programmati fino al 3 aprile per promuovere il numero 1522, centro antistalking attivato dalla presidenza del consiglio e gestito dal Telefono Rosa, per offrire aiuto a chi in questo periodo potrebbe averne più bisogno.

Oltre al telefono rosa, per chi ha bisogno di supporto psicologico, ricordiamo che esiste un numero apposito per consulenze psicologiche durante l’emergenza sanitaria, questo: 

Associazione Psicologi per i popoli: 011 01137782
Attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

In Spagna: parola in codice

E chi non può parlare al telefono, che cosa può fare?
Se lo sono chiesto in Spagna, dove basta dire: “Mascherina 19” (in spagnolo “mascarilla 19”) in farmacia.

Una richiesta apparentemente normale ma che nasconde in realtà una parola in codice per denunciare il fatto di essere vittime di violenze e maltrattamenti dentro le pareti di casa.
Visti i tempi, le code, l’isolamento, l’impossibilità di fare affidamento a una rete sociale, l’aiuto deve essere immediato, ma la richiesta d’aiuto ancora di più.

“Mascherina 19”, e subito scatta il protocollo: il farmacista avvisa la polizia, che a sua volta informa la speciale sezione “violenza di genere” delle procure, che a loro volta attivano il sistema di protezione. Un’idea semplice ed efficace, nata dalla collaborazione del governo delle isole Canarie con l’associazione delle farmacie e in breve adottata anche nelle altre comunità autonome spagnole, da Madrid a Valencia.

Perché non farlo anche in Italia? Istituire un protocollo autonomo che scatti al suono di una parola apparentemente innocente.

Una parola che qualunque donna possa pronunciare senza timore né vergogna né rischio. Una parola che possa salvarla. 

Aumentano i TSO 

A lanciare l’allarme è Emiliano Bezzon, comandante della polizia municipale di Torino.
Solitamente, nel capoluogo piemontese si effettuano dai 180 ai 200 trattamenti all’anno (meno di uno al giorno). Ultimamente, invece, le chiamate di intervento “sono in preoccupante aumento”, denuncia Bezzon. «Solo ieri (ndr. 19 marzo) sono stati eseguiti nove Tso a Torino. Gli esperti parlano di aggressività e di fragilità estrema in rapido aumento a causa dell’isolamento e del domicilio forzato, in solitudine o in famiglia, al punto che le chiamate d’emergenza e i Tso (il ricovero forzato di pazienti con problemi psichiatrici potenzialmente pericolosi) sono un rischio non meno grave del Covid-19, ed è bene prevenire. Chi non ha più valvole di sfogo, può manifestare rabbia, violenza. Chi già normalmente manifesta rabbia e violenza, ha più probabilità di farlo a scapito di se stesso e di chi gli sta in casa durante la quarantena forzata.  

«Bisogna pensare a tutte quelle persone che stanno vivendo momenti di solitudine e costrizioni impattanti per la gestione dei nuclei familiari» ha detto di recente il Sindaco di Torino Chiara Appendino, che avrebbe preferito meno divieti e più controlli. La convivenza di nuclei familiari di quattro o cinque persone in magari 30 metri quadri può essere tutto fuorché idilliaca. Altro che Mulino Bianco, la “reunion” sta mettendo a dura prova la tenuta di molte unioni. 

Primi dati dalla Cina: boom di violenze e divorzi

Per adesso i primi dati arriva dalla Cina, dove la convivenza forzata per settimane, negli spazi abitativi ristretti tipici dell’urbanistica cinese, ha portato ad un’impennata delle denunce per violenza domestica e delle richieste di divorzio. Una legge introdotta nel marzo 2016 dal Congresso del popolo cinese riferisce che il governo “proibisce ogni forma di violenza domestica” e specifica che il riferimento normativo si riferisce anche alla violenza psicologica, non soltanto fisica. 

Stando a un articolo apparso l’11 febbraio scorso sul magazine online di Shanghai, “Sixth Tone”, nel solo mese di febbraio la stazione di polizia nella contea di Jianli, del distretto di Jingmen, ha ricevuto 162 segnalazioni di violenze domestiche, il triplo dei 47 casi denunciati nello stesso mese del 2019. E già a gennaio il numero dei casi denunciati era più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «L’epidemia ha avuto un impatto enorme sulla violenza domestica», ha spiegato un funzionario, «secondo le nostre statistiche, il 90% delle cause di violenza in casa sono legate all’epidemia di COVID-19».

Abbiamo imparato dalla Cina a tutelarci dal Covid-19, ma non sappiamo ancora come tutelarci dalla violenza.

Chris Martin dei Coldplay suona da casa sua

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 14:00

“Dovevo essere con la band ma siamo bloccati tutti in diversi Paesi, così ho pensato di stare con voi per i prossimi 20 minuti…” Così un emozionato Chris Martin comincia una diretta coi suoi fan

#TogetherAtHome Chris Martin

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Covid-19: malato il 9% di medici e infermieri (in aumento). In Cina il 3,8%

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 12:16

Il 9% di tutti i contagiati italiani è composto da medici e infermieri. Lo dice l’Istituto Superiore di Sanità. Per la precisione in Italia, dall’inizio dell’epidemia, sono 5.211 i professionisti sanitari che hanno contratto un’infezione da coronavirus. Finora 20 i morti in questa categoria.

Pochi tamponi e mascherine

È solo la conseguenza di quel che già sapevamo: medici e infermieri hanno una quantità insufficiente di mascherine, occhiali e guanti e, lavorando con i malati, cadono anche loro ammalati a una velocità non solo vergognosa per la categoria che si sta prodigando tanto coraggiosamente per gli altri, ma anche autolesionista, dato che senza medici e infermieri siamo ad armi impari con il coronavirus, o covid-19. Inoltre, ai medici e infermieri non vengono fatti tamponi a sufficienza, lamenta la categoria, e dunque possono trovarsi nella condizione di contagiare altro personale ospedaliero o altri ricoverati, persone quindi particolarmente deboli.

Il confronto con la Cina

Nessun altro Paese, neppure la Cina, si è lontanamente avvicinata a questi numeri: secondo i dati pubblicata su Jama, il contagio tra sanitari in Cina si è fermato a una percentuale massima di 3,8%.

Alla base di questo boom di contagiati – che secondo la fondazione Gimbe è sottostimato, c’è come detto anche la mancata esecuzione di tamponi, e l’utilizzo non adeguato delle mascherine, in particolare il ricorso a quelle chirurgiche che non proteggono a sufficienza gli operatori.

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Ricetta porridge cioccolato e pere! Vegan!

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 10:00

Dalla nostra lettrice Ilaria Vezzoli un’alternativa gustosa (e vegana) al classico porridge!

La ricetta di Ilaria Vezzoli

Molte altre idee sul canale Instagram assaggiare_la_vita! Buona visione e buon appetito!

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Coronavirus meno contagi, ma arrivano nuove strette, droni e scioperi

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 09:09

Coronavirus, Borrelli: per ogni contagiato ufficiale dieci non censiti. Il capo della Protezione civile: ci sono circa 600mila contagiati e non 63mila. “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”.Verosimilmente in Italia ad oggi ci sono circa 600mila contagiati dal nuovo coronavirus. Lo afferma il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, malgrado i numeri ufficiali parlino di 63mila. Borrelli ammette: “Il rapporto di un malato certificato ogni dieci non censiti è credibile”. E,  sui contagi in rallentamento per due giorni consecutivi, aggiunge: “Le misure di due settimane fa iniziano a sentirsi”. “Nelle prossime ore dovremmo vedere altri effetti, capiremo se davvero la curva della crescita si sta appiattendo”, dice il capo della Protezione civile, in una intervista a Repubblica.  Tra una settimana l’Italia, secondo le proiezioni matematiche supererà la Cina per numero di contagi.  Continua a leggere su tgcom24

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Coronavirus, via libera all’uso dei droni per monitorare gli spostamenti dei cittadini. Lo ha deciso l’Enac, l’ente di controllo del volo, che in un’ordinanza indica sia i dispositivi che possono essere utilizzati sia le modalità “per il contenimento dell’emergenza epidemiologica”. Fino al 3 aprile, dunque, la polizia locale potrà condurre i controlli “con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto con mezzi aerei di massa operativa al decollo inferiore a 25 kg”. (…) Nella nota dell’Enac si sottolinea che si potranno effettuare i controlli “anche su aree urbane dove vi è scarsa popolazione esposta al rischio di impatto” e dove “non sarà altresì necessario il rilascio di autorizzazione da parte di questo Ente e non sarà richiesto la rispondenza delle operazioni agli scenari standard Continua a leggere su Il Fatto Quotidiano

Da Leggo.it: Coronavirus, autocertificazione spostamenti: il nuovo modulo SCARICA IL PDF

Coronavirus, nuova stretta contro i furbetti: allo studio multe più salate e confisca auto. Una nuova stretta anti-furbetti, con multe salatissime per punire quelli che non rispettano le norme che costringono gli italiani a casa, ma anche confisca dei mezzi se vengono violate le misure varate dal governo nelle ultime settimane per fronteggiare il Covid-19. Questa una delle ipotesi alle quali lavora il governo e che vede impegnati, in prima linea, Viminale e ministero della Giustizia. Continua a leggere su Il Messaggero

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Coronavirus, ultime notizie: in Italia 50.418 casi positivi e 6.077 vittime (+601), rallentano i contagi. Gallera: «In Lombardia luce in fondo al tunnel» Sono 50.418 i pazienti contagiati da coronavirus in Italia, 4.789 in più rispetto a ieri. I decessi salgono di 601 unità a quota 6.077 mentre i pazienti guariti sono 7.432 (+408). Sono 50.418 i pazienti contagiati da coronavirus in Italia. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, nella conferenza stampa quotidiana. I decessi salgono di 601 unità a quota 6.077 mentre i pazienti guariti sono 7.432 (408 in più rispetto a ieri). I nuovi positivi sono 4.789 contro i 5.560 di ieri, si nota quindi un rallentamento dei contagi. “Non mi sento di sbilanciarmi, anche perché oggi vediamo gli effetti di quel che è avvenuto due settimane fa. Prendiamo atto che le misure funzionano ma è presto per parlare di trend in calo”. Così il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro. Continua  a leggere su Ilsole24ore

Decreto chiusure: sciopero in Lombardia. Cgil, Cisl, Uil: «Troppe aziende ancora aperte» Il sindacato confederale ha diffuso un comunicato unitario subito dopo l’uscita del decreto in cui si critica l’allungamento della lista delle attività che possono tenere aperto. (…) I metalmeccanici della Lombardia dichiarano per mercoledì 25 marzo lo sciopero regionale. Stessa cosa ha fatto anche la categoria dei chimici, sempre in Lombardia. Nel pomeriggio si sono aggiunti anche i metalmeccanici del Lazio. «Riteniamo che l’elenco sia stato allargato eccessivamente, ricomprendendovi settori di dubbia importanza ed essenzialità. Contemporaneamente, il decreto assegna alle imprese una inaccettabile discrezionalità per continuare le loro attività con una semplice dichiarazione alle Prefetture. Noi non ci stiamo!” Continua a leggere su Corriere.it

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Lucia Bosè morta di polmonite: addio alla star del cinema italiano e madre di Miguel. Lucia Bosé è morta di polmonite oggi a Segovia.  Qualche sito spagnolo, come il giornale El Mundo, parla di Coronavirus ma non c’è conferma ufficiale. Altri giornali riferiscono che i familiari non hanno voluto dire la causa precisa della morte; El Pais, dopo avere scritto della morte per coronavirus, ha corretto il tiro, limitandosi a citare la malattia polmonare “ricorrente in lei e in altri suoi familiari“. Lucia Bosè aveva compiuto 89 anni lo scorso gennaio. Continua a leggere su Il gazzettino

Ma chi si spoglia quando fa freddo?

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 06:30

L’indovinello di oggi

Chi si spoglia quando fa freddo?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Una scimmia, uno scoiattolo e un uccello stanno correndo verso la cima di un albero di cocco. Chi otterrà per primo la banana, la scimmia, lo scoiattolo o l’uccello?
(La soluzione: Nessuno, è un albero di cocco)

Primavera in città

Primavera è venuta in città
e nessuno ancora lo sa.
Lo sa solo quel bambino
che laggiù in periferia
ha trovato un fiorellino
nel bel mezzo della via.
Ma anche gli altri la vedranno
e nel cuor la sentiranno
e perfin la grossa gru
resterà col naso in su
per veder la primavera
che nel ciel passa leggera.

Cantiamo insieme

Nella Vecchia Fattoria – CanzoniPerBimbi.it 

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di aalmeidah da Pixabay 

Covid-19, dimesso il paziente 1. Il suo appello: «Restate a casa. Io sono stato fortunato»

People For Planet - Mar, 03/24/2020 - 03:57

Mattia, il 37enne di Codogno ritenuto il primo caso accertato di Coronavirus in Italia, è stato dimesso ieri dal Policlinico San Matteo di Pavia. Il giovane la sera del 19 febbraio era stato ricoverato nel presidio ospedaliero della cittadina del lodigiano per essere poi trasferito due giorni dopo nel reparto di rianimazione del San Matteo. Le sue condizioni all’arrivo nel policlinico pavese “erano gravissime”, ha sottolineato Francesco Mojoli, responsabile della Terapia Intensiva che lo ha seguito nei 18 giorni di ricovero in rianimazione: “Lo abbiamo stabilizzato ed è rimasto per diverso tempo in condizioni critiche“. È il 9 marzo che il “paziente 1” viene de-connesso dal ventilatore e trasferito in terapia sub intensiva, dove ha ricominciato a respirare autonomamente.

“Fondamentale restare in casa”

«Da questa mia esperienza le persone devono capire che è fondamentale restare in casa, la prevenzione è indispensabile per non diffondere l’infezione – ha detto in un audio trasmesso sulla pagina Facebook di Lombardia Notizie -. Questo può significare anche allontanarsi dai propri cari e dagli amici perché non sappiamo chi può essere contagioso. Io sono stato molto fortunato perché ho potuto essere curato, ora potrebbero non esserci medici, personale e mezzi per salvarti la vita».

«È difficile dopo questa esperienza fare un racconto di quello che mi è successo – ha detto il 38enne -. Ricordo il ricovero in ospedale a Codogno, mi hanno raccontato che per 18 giorni sono stato in terapia intensiva per poi essere trasferito nel reparto di malattie infettive dove ho ricominciato ad avere un contatto con il mondo reale e a fare la cosa più semplice e bella, che è respirare».

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Il modello cinese di lotta al virus spiegato bene

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 19:00

Il modello cinese di lotta al virus spiegato bene.

Dopo gli articoli dedicati a Corea e Giappone completiamo questa trilogia dedicata alle strategie asiatiche di lotta al coronavirus con la traduzione di ampi estratti di un articolo scritto per ElPais.com dallo scrittore coreano Byung-Chul-Han, profondo conoscitore del pianeta Cina.

Coreani e cinesi vogliono tornare in patria

Il coronavirus sta mettendo sotto stress il nostro sistema in Europa. L’Asia sembra avere un migliore controllo della pandemia. A Hong Kong, Taiwan e Singapore ci sono pochissimi infetti. Anche la Cina, il paese d’origine della pandemia, sembra ora avere la situazione sotto controllo. Né a Taiwan né in Corea è stato imposto il divieto di uscire di casa, né negozi e ristoranti sono stati chiusi. Nel frattempo è iniziato un esodo di asiatici che lasciano l’Europa. Cinesi e coreani vogliono tornare nei loro Paesi, perché si sentono più sicuri lì. I prezzi dei voli si sono moltiplicati. I biglietti aerei per la Cina o la Corea sono a malapena disponibili.

I vantaggi dell’Asia nella lotta alla pandemia

Rispetto all’Europa, quali vantaggi offre il sistema asiatico nella lotta contro la pandemia? Stati asiatici come Giappone, Corea, Cina, Hong Kong, Taiwan o Singapore hanno una mentalità autoritaria, che deriva dalla loro tradizione culturale (confucianesimo). Le persone sono meno riluttanti e più obbedienti che in Europa. Hanno anche più fiducia nello Stato. E non solo in Cina, ma anche in paesi democratici come Corea o Giappone, la vita quotidiana è organizzata molto più rigorosamente che in Europa.

Soprattutto, per affrontare il virus, gli asiatici sono fortemente impegnati nella sorveglianza digitale. Ritengono che i big data possano avere un enorme potenziale di difesa contro la pandemia. Si potrebbe dire che le epidemie in Asia non sono combattute solo da virologi ed epidemiologi, ma soprattutto anche da informatici e specialisti dei big data. Un cambio di paradigma che l’Europa non ha ancora imparato. Gli apologeti della sorveglianza digitale proclamerebbero che i big data salvano vite umane. La consapevolezza critica della sorveglianza digitale è praticamente inesistente in Asia. Si parla poco di protezione dei dati, anche in stati liberali come il Giappone e la Corea. Nessuno è scandalizzato dalla frenesia delle autorità per la raccolta di dati.

Né in Cina né in altri stati asiatici come la Corea del Sud, Hong Kong, Singapore, Taiwan o il Giappone esiste una consapevolezza critica della sorveglianza digitale o dei big data. La digitalizzazione li intossica direttamente. Ciò è dovuto anche a un motivo culturale. Il collettivismo regna in Asia. Non esiste un individualismo accentuato. L’individualismo non è uguale all’egoismo, che ovviamente è molto diffuso anche in Asia.

Il controllo capillare dell’individuo in Cina

La Cina ha introdotto un sistema di credito sociale inimmaginabile per gli europei, che consente una valutazione completa dei cittadini. Ogni cittadino è valutato di conseguenza nella sua condotta sociale. In Cina non c’è momento nella vita quotidiana che non sia soggetto a osservazione. Ogni clic è controllato, ogni acquisto, ogni contatto, ogni attività sui social network. Coloro che attraversano il semaforo rosso, quelli che hanno a che fare con i critici del regime o quelli che pubblicano commenti critici sui social network hanno punti sottratti. Quindi la vita può diventare molto pericolosa per chi non segue i dettami dello Stato. Al contrario, coloro che acquistano cibo sano online o leggono giornali legati al governo ricevono punti. Chiunque abbia abbastanza punti ottiene un visto di viaggio economico o crediti. Al contrario, chiunque cada sotto un certo numero di punti potrebbe perdere il lavoro. In Cina, questa sorveglianza sociale è possibile perché esiste uno scambio illimitato di dati tra Internet, i provider di telefonia mobile e le autorità. Non esiste praticamente alcuna protezione dei dati. Il termine “sfera privata” non appare nel vocabolario cinese.

Ci sono 200 milioni di telecamere di sorveglianza in Cina, molte delle quali dotate di una tecnica di riconoscimento facciale altamente efficiente. Catturano persino i nei sul viso. Non è possibile sfuggire alle telecamere di sorveglianza. Queste telecamere dotate di intelligenza artificiale possono osservare e valutare ogni cittadino negli spazi pubblici, nei negozi, nelle strade, nelle stazioni e negli aeroporti.

Sorveglianza digitale in Cina e pandemia

L’intera infrastruttura per la sorveglianza digitale si è ora rivelata estremamente efficace nel contenere l’epidemia. Quando qualcuno lascia la stazione di Pechino, viene automaticamente catturato da una telecamera che misura la temperatura corporea. Se la temperatura è preoccupante, tutti coloro che sono stati seduti nello stesso scompartimento ricevono una notifica sui loro telefoni cellulari. Non sorprende che il sistema sappia chi era seduto sul treno. I social network affermano che i droni vengono persino utilizzati per controllare le quarantene. Se uno rompe clandestinamente la quarantena, un drone vola verso di lui e gli ordina di tornare a casa sua. Una situazione che per gli europei sarebbe distopica, ma a cui apparentemente non c’è resistenza in Cina.

Tutti i dati individuali in mano allo Stato cinese

I fornitori di telefonia mobile e internet cinesi condividono i dati sensibili dei clienti con i servizi di sicurezza e con i ministeri della salute. Lo Stato quindi sa dove sono, con chi sono, cosa faccio, cosa cerco, cosa mangio, cosa compro, dove vado. È possibile che in futuro lo Stato controllerà anche la temperatura corporea, il peso, il livello di zucchero nel sangue, ecc. Una biopolitica digitale che accompagna la psicopolitica digitale che controlla attivamente le persone.

Le squadre investigative digitali

Migliaia di squadre investigative digitali sono state formate a Wuhan per cercare potenziali persone infette sulla base dei soli dati tecnici. Basandosi esclusivamente sull’analisi dei big data, scoprono chi è potenzialmente infetto, chi deve essere osservato e infine messo in quarantena. Anche per quanto riguarda la pandemia, il futuro sta nella digitalizzazione. In vista dell’epidemia, forse dovremmo ridefinire anche la sovranità. È sovrano chi ha dati. Quando l’Europa proclama uno stato di allarme o chiude i confini, continua ad aggrapparsi ai vecchi modelli di sovranità.

Il modello cinese è esportabile in Europa?

La Cina sarà ora in grado di vendere il proprio stato di polizia digitale come modello di successo contro la pandemia. La Cina mostrerà la superiorità del suo sistema con ancora più orgoglio. Lo stato di polizia digitale in stile cinese potrebbe persino raggiungerci in Occidente. Come ha già detto Naomi Klein, la confusione è un momento propizio che consente l’istituzione di un nuovo sistema di governo. L’istituzione del neoliberismo è stata spesso preceduta da crisi che hanno causato shock.  Eventualmente, dopo lo shock causato da questo virus, un regime di polizia digitale come quello cinese potrebbe essere adottato in Europa? Se ciò dovesse accadere, come teme Giorgio Agamben, lo stato di eccezione diventerebbe la situazione normale. Quindi il virus avrebbe realizzato ciò che persino il terrorismo islamico non ha raggiunto del tutto.

Speriamo in una rivoluzione umana

Non possiamo lasciare la rivoluzione nelle mani del virus. Speriamo che dopo il virus arrivi una rivoluzione umana. Siamo NOI, PERSONE dotate di RAGIONE, che dobbiamo ripensare radicalmente e limitare il capitalismo distruttivo e anche la nostra mobilità illimitata e distruttiva, per salvarci, per salvare il clima e il nostro bellissimo pianeta.

Byung-Chul Han è un filosofo e saggista sudcoreano che insegna all’Università delle Arti di Berlino. Autore, tra le altre opere, di L’espulsione dell’Altro: società, percezione e comunicazione oggi, editore nottetempo, Milano 2017

Photo by Aaron Greenwood

Coronavirus, rettore di Perugia : “Quando finirà vi voglio tutti ubriachi a pomiciare sui prati”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:31

Il rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Maurizio Oliviero, in un commuovente video messaggio agli studenti: “(…) Vi vogliamo bene, siete la nostra risorsa più importante. Quindi forza, vi voglio determinati, vi voglio ottimisti e vi voglio convinti che se noi siamo tutti insieme a combattere questa situazione, credetemi ne usciremo presto. Vi prometto che organizzerò una festa pazzesca, vi voglio tutti ubriachi tutti a pomiciare sui prati! Sarò ubriaco anch’io, lo prometto!”

Fonte: La Repubblica

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Covid-19: “Signor vigile, sono uscito per far fare un giro al gatto”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:19

Non siamo sempre ai livelli del 33enne di Firenze uscito di casa con tanto di regolare autocertificazione firmata nella quale spiegava di essere in giro per acquistare droga (che è stato denunciato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità). Ma anche nella Capitale la fantasia non manca, tra chi esce di casa per far fare un giro al gatto e chi approfitta del poco traffico – evento assai raro a Roma – per far esercitare con la scuola guida la figlia neodiciottenne con il foglio rosa.

La nuova ordinanza: controlli a imbuto, non più a campione

Dallo scorso fine settimana i vigili che operano nella Capitale hanno avuto disposizione, per contrastare il contagio da Coronavirus, di effettuare posti di controllo “a imbuto” fermando tutti i veicoli che si trovano sulla corsia, e non solo alcuni. Non più quindi i “semplici” controlli a campione, ma a tappeto. «I veicoli – si legge nell’ordinanza – devono essere tutti accodati e sottoposti al controllo, la eventuale fila di vetture deve interrompersi solo in presenza di evidente situazione di pericolosità per la sicurezza della circolazione». L’obiettivo della nuova disposizione è «far capire a tutti che la Polizia Locale e nazionale sta eseguendo in concreto controlli mirati, senza ovviamente ingenerare paura ingiustificata o altro ma timore e rispetto per i controlli certamente sì». 

La fantasia non conosce limiti

L’ordinanza emessa lo scorso giovedì 19 marzo parla chiaro: «Non uscite dalle vostre case se non per validi motivi come andare al lavoro, fare la spesa o assistere un familiare malato. I trasgressori saranno denunciati. Rispettate le regole, rispettate le distanze di sicurezza».

Ma la fantasia delle persone non ha limiti e, passando davanti a un posto di blocco effettuato a Roma, con tutte le auto incolonnate in attesa di essere controllate, è stato possibile ascoltare alcune motivazioni piuttosto originali addotte da alcuni automobilisti ai vigili.

Il gatto ha bisogno di fare un giro

Un signore è uscito con l’automobile per andare a fare spesa – considerato uno dei “validi motivi” per uscire di casa – portando con sé il gatto con tanto di trasportino. Alla domanda del vigile del perché portasse con lui l’amico a quattro zampe, l’uomo ha risposto che il gatto avesse bisogno di fare un giro perché da troppi giorni chiuso in casa a causa del virus e – ha poi concluso – si sa che i gatti non sono come i cani (alludendo – forse – al fatto che i gatti sono più delicati, e quindi non possono essere portati fuori con la stessa frequenza).

La neopatentata col foglio rosa

Una signora e la figlia neodiciottenne con il foglio rosa sono uscite di casa per andare a trovare un loro parente preoccupate del fatto che non rispondesse al telefono, lasciando intendere che temessero per la sua salute (altro “valido motivo” per uscire di casa). Alla domanda del vigile del perché a guidare fosse la figlia non ancora patentata, la madre ha risposto: «Che male c’è se faccio guidare mia figlia, con poche macchine in giro fa scuola guida senza ansia!».

Potere del guinzaglio

C’è anche la testimonianza di chi esce con il solo guinzaglio. Con l’aria un po’ preoccupata. E se dovesse essere fermata a un controllo, la risposta sarà di un’innocenza adamantina: «Mi è scappato il cane!»

E voi? Avete sentito motivazioni fantasiose o strampalate? Scriveteci a redazione@peopleforplanet.it