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Il Parlamento Europeo vota lo stop alla plastica usa e getta

People For Planet - Sab, 03/30/2019 - 14:58

Il Parlamento ha da poco approvato in via definitiva una nuova legge che vieta l’uso di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini cotonati, introduce nuove responsabilità per i produttori e pone degli obiettivi di riciclo agli Stati Membri.

La direttiva è stata approvata con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni. Il testo, che è ora in attesa della lettura del Consiglio Europeo, prevede alcune norme molto chiare riguardo ai prodotti in plastica.

I prodotti vietati

Dal 2021 saranno vietati: posate e piatti di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette); cannucce di plastica; bastoncini di plastica per palloncini; contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso; plastiche ossi-degradabili (cioè quelle che si degradano polverizzandosi a contatto con determinati elementi, ma che non si biodegradano completamente perchè non sono fatti di materiale di provenienza vegetale). Infine, saranno vietati i bastoncini cotonati (cotton-fioc) fatti di plastica. Quest’ultimo è un divieto che in Italia è già in vigore dal 1 gennaio di quest’anno 2019, e che abbiamo adottato per primi in tutta l’Unione.

Nuovi obiettivi di raccolta e riciclaggio

La legge fissa anche nuove soglie da raggiungere per la raccolta dei rifiuti in plastica e per il loro riciclaggio: entro il 2029 gli Stati dovranno raccogliere per il riciclo il 90% delle bottiglie di plastica. Inoltre le bottiglie dovranno avere almeno il 25% di contenuto riciclato entro il 2025 e il 30% entro il 2030.

“Chi inquina paga”: maggiore responsabilità per i produttori

L’accordo rafforza anche l’applicazione del principio della “responsabilità estesa del produttore”, che tradotto in soldoni significachi inquina paga”, uno dei pilastri della strategia europea sull’Economia Circolare, e che già si applica su alcuni prodotti come i rifiuti elettronici (RAEE).

Significa sostanzialmente che coloro che producono oggetti che hanno un forte impatto ambientale contribuiscano a studiare soluzioni per renderli sempre più riciclabili o riutilizzabili e che si facciano carico, già dall’inizio, dei costi dello smaltimento futuro che questi avranno.

Queste azioni dovranno anche comprendere attività di sensibilizzazione e di informazione del pubblico sulla pericolosità di disperdere i prodotti nell’ambiente, pericolo che dovrà essere anche chiaramente indicato in etichetta.

Questo nuovo regime si applicherà ad esempio anche ai filtri di sigaretta e agli attrezzi da pesca persi in mare, per garantire che i produttori sostengano i costi della raccolta.

La relatrice del provvedimento Frédérique Ries (del gruppo liberale ALDE), ha dichiarato: «Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da plastica in Europa fino al 2030. L’Europa dispone ora di un modello legislativo da difendere e promuovere a livello internazionale, data la natura globale del problema dell’inquinamento marino causato dalle materie plastiche. Ciò è essenziale per il pianeta.»

Secondo la Commissione europea, oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. I prodotti coperti da questa legge costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini e si spera di poter vedere presto i primi risultati.
Se volete leggere direttamente la direttiva, che è tradotta anche in Italiano, la trovate qui, pubblicata sul sito del Parlamento Europeo.

Legittima difesa, cosa cambia?

People For Planet - Sab, 03/30/2019 - 11:00

A Otto e mezzo, programma di Lilly Gruber e Paolo Pagliaro su La 7 si parla del Decreto Sicurezza

Le cose di cui avrei avuto bisogno per la mia famiglia

People For Planet - Sab, 03/30/2019 - 09:00

La mia famiglia è composta da un amato compagno di vita, un figlio piccolo e una gatta grassoccia, oltre ad alcuni meravigliosi amici.
Non siamo sposati, lavoriamo tutti e due, nostro figlio va alla scuola materna. Probabilmente di figli ne avremmo fatti volentieri più di uno, se fossimo stati in condizioni economiche migliori.

Le cose di cui avrei avuto bisogno, se mi avessero chiesto, sono semplici:

Un congedo di maternità decente, possibilmente più lungo, sicuramente non decurtato al 30%. A me è andata bene perché ho un datore di lavoro davvero invidiabile, ma per tutte ci vorrebbe la possibilità di scegliere, senza essere ricattate, senza il rischio di perdere il lavoro. Servirebbe, per tutti i padri, anche un congedo di paternità umano, non di quindici ridicoli giorni.
Un contributo economico decente per le spese indispensabili. Per esempio pannolini non tassati al 22% come i diamanti (Edit, avevo scritto tartufi in origine, ma giustamente mi fanno notare che loro sono tassati al 5%), magari una fornitura di pannolini lavabili, che aiuterebbero anche l’ambiente.
Un numero congruo di asili nido, prezzi decenti, una certa flessibilità nella scelta.
Un’assistenza più umana anche dopo il parto, per esempio con delle visite a domicilio, anche a prezzi agevolati, per consigli sul benessere della madre, sull’allattamento, sulle tante domande dei primi giorni.
– Per tutte ci vorrebbero la possibilità di tornare al lavoro a tempo parziale se così si desidera, un aiuto economico concreto se si preferisce liberamente restare a casa per curare i figli, una maggiore semplicità nel reperire le informazioni su quello cui si ha diritto e su come si può ricevere aiuto. 
Non apro nemmeno il capitolo dei genitori con figli disabili, perché so che la situazione è piuttosto drammatica.

Le cose di cui non ho mai sentito il bisogno, per aiutare la mia famiglia, sono ugualmente semplici:

– Non mi serve e non mi aggiunge niente negare ad altri tipi di coppie gli stessi diritti, che siano persone sposate in chiesa, coppie omosessuali, madri o padri single, famiglie arcobaleno. 
– Non desidero una piccola mancia per aver fatto il mio ‘lavoro’ di madre per la patria, né mi interessa un ‘reddito di maternità purché me ne stia a casa’. Quello che mi serve è poter scegliere se, come e quando avere figli, e poterlo fare senza andare in rovina, perdere il lavoro o essere costretta a parcheggiare mio figlio in un asilo per dodici ore perché devo per forza lavorare per vivere.
– Non mi serve negare il diritto di tutte le donne alla loro autodeterminazione. Se una donna decide di abortire deve poterlo fare in sicurezza, secondo le leggi di uno stato laico, con medici non obiettori, senza ramanzine, predicozzi e giudizi morali. Se una donna decide di avere dieci figli o decide di non averne nessuno, è e rimane una questione sua. Se una donna ha delle difficoltà ad avere figli e ne vorrebbe, dovrebbe poter essere assistita in un percorso medico, senza spenderci i risparmi di una vita. Se una famiglia, qualunque sia la sua composizione, desidera adottare dei figli ed è idonea a farlo, dovrebbe poterlo fare senza le assurde tempistiche, i costi apocalittici e le difficoltà che ci sono ora.

Vedete, sarebbe stato semplice pensare alla famiglia in maniera normale. Un partito di sinistra, se esistesse, ci farebbe le barricate, per aiutare chi nonostante tutto, incredibilmente, tra milioni di difficoltà e in un tripudio di giudizi altrui non richiesti, decide di far nascere nuove vite e di prendersi cura degli uomini e delle donne di domani.
Sarebbe stato semplice, ma in Italia il battaglione della destra riconosce un’unica famiglia, bianca, italiana, cattolica, sposata, eterosessuale. Non fa niente nemmeno per lei, ma in compenso si affanna a negare diritti a tutte le altre, e per farlo meglio si riunisce insieme ai peggio oscurantisti mondiali e alle altezze reali. Un partito di sinistra normale, d’altro canto, in Italia non esiste.

Grazie a Paola Ronco per averci concesso di pubblicare il suo post che potete vedere in orIginale QUI

Clima, Ocasio-Cortez scuote i deputati: “Tema elitario? Ditelo a chi muore avvelenato”

People For Planet - Sab, 03/30/2019 - 09:00

Non ha passato neppure il voto procedurale al Senato Usa il ‘Green New Deal’, risoluzione sospinta dalla giovane deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez per rendere ‘verde’ l’economia Usa e combattere il cambiamento climatico.

Intervendendo in aula, la deputata ha puntato il dito contro chi mette banche e compagnie petrolifere davanti alla salute dei cittadini: il suo discorso accorato, che partendo dai problemi ambientali arriva alle disuguaglianze sociali e al modo in cui queste vengono affrontate dalla politica, è diventato virale sui social media.

”Un anno fa ero una cameriera in un ristorante di tacos, da un mese ho avuto la mia prima assicurazione sanitaria”, ha spiegato. ”Voi dite che i problemi climatici sono elitari, ma pensate che siano elitari anche i bambini con rare forme d’asma del South Bronx? O i bambini di Flint, con il piombo nel sangue?”, ha detto, riferendosi a una delle città più contaminate del Midwest americano.

Nata nel Bronx da una famiglia di migranti portoricana, Alexandria Ocasio ha 29 anni ed è la più giovane dei rappresentanti democratici al Congresso.

FONTE: REPUBBLICA.IT

Legittima difesa, ecco la nuova legge in cinque punti

People For Planet - Ven, 03/29/2019 - 17:00

Via libera definitivo alla legittima difesa, che dopo l’approvazione alla Camera ha avuto anche il via libera dal Senato. Provvedimento bandiera della Lega, il testo, redatto in 9 punti, non riguarda solo la nuova formulazione dell’articolo 52 del codice penale, che regola, appunto, la legittima difesa, ma prende in esame anche i reati contro il patrimonio e il delitto di violazione di domicilio, inasprendo le pene previste. Vediamo cosa cambia nello specifico.

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Un Congresso contro le donne

People For Planet - Ven, 03/29/2019 - 15:35

Ci sono molte cose da dire per spiegare il Congresso Mondiale delle Famiglie, al via oggi a Verona, Italia. Qui trovate anche un sunto della storia delle organizzazioni, dei partiti politici e degli Stati che storicamente appoggiano questo movimento internazionale. Due aspetti tuttavia di questo congresso rappresentano il cuore del discorso, e caso vuole che siano anche gli aspetti che conosco meglio: il femminismo e la comunicazione.

Il Congresso è il tentativo di abbassare o magari annullare i diritti e le libertà delle donne, che da sempre fanno sentire minacciata una certa tipologia d’uomo. Purtroppo in genere una tipologia d’uomo potente, politicamente ed economicamente. I loro tentativi trovano conferma e sostegno nelle persone perché viviamo in società patriarcali, quelle in cui siamo cresciuti con un’idea netta sulla divisione dei ruoli, senza tener conto delle infinite sfumature che invece caratterizzano l’essere umano. Lo vediamo ovunque: nelle pubblicità, nelle sit-com, nei programmi tv, nei giochi per bambini, e di conseguenza nel numero di iscritti femmina alla Facoltà di Fisica o Matematica; o di iscritti maschi alle facoltà di Lettere o Pedagogia; ma anche nel numero di parlamentari donna o in quello di sindaca, amministratrice delegata e via dicendo. È poi il motivo per cui il significato delle parole cambia livello di prestigio a seconda che siano declinate al maschile o al femminile: maestra o maestro, ad esempio. Come sappiamo, poi, le poche donne che hanno ruoli di potere oggi in Italia guadagnano il 30% in meno dei pari-ruolo maschi. Su questo terreno sorge la lotta al femminismo: un terreno che considera le donne per forza materne e comprensive e gli uomini padri lucidi e autoritari.

Il WCF infatti riunisce «il movimento globale» antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI per sua stessa definizione: è chiaro quindi che è prima di tutto un movimento contro le donne e contro gli uomini che non assecondino le credenziali richieste da una società patriarcale (e siano dunque troppo femminili). Ne troviamo conferma nella stizza diffusa, nel sentire comune, verso la parola “femminista”, che invece è una parola che dovrebbe suonarci dolce come l’odore di primavera. Attacco, senza aggiunta di ulteriori commenti, il perché, scritto nel blog spagnolo http://mulheresrebeldes.blogspot.com/2011/04/agradecelo-una-feminista.html, divenuto virale e tradotto per noi da Anita Silviano:

  • Se sei donna e puoi votare, ringrazia una femminista.
  • Se ricevi un salario uguale a quello di un uomo che fa lo stesso tuo lavoro, ringrazia una femminista.
  • Se sei potuta andare all’Università invece di lasciare gli studi dopo la maturità, perché i tuoi fratelli potessero studiare mentre “tu devi solo pensare a sposarti”, ringrazia una femminista.
  • Se puoi fare qualsiasi lavoro, non solamente un “lavoro per donne”, ringrazia una femminista.
  • Se puoi ricevere e dare informazioni sul controllo della fertilità senza andare in galera per questo, ringrazia una femminista.
  • Se sei una donna medico, avvocata, giudice, ministra, legislatora, ringrazia una femminista.
  • Se puoi giocare professionalmente in uno sport, ringrazia una femminista.
  • Se puoi indossare i pantaloni senza essere scomunicata dalla tua chiesa o messa al bando dalla società, ringrazia una femminista.
  • Se al tuo datore di lavoro è proibito molestarti affinché tu vada a letto con lui, ringrazia una femminista.
  • Se sei violentata, però il giudizio non riguarda la lunghezza del tuo vestito o il tuo fidanzato precedente, ringrazia una femminista.
  • Se inizi un’attività commerciale e puoi ottenere prestiti spendendo il tuo nome, ringrazia una femminista.
  • Se stai sotto processo e ti è permesso di testimoniare in tua difesa, ringrazia una femminista.
  • Se possiedi una proprietà che è solamente tua, ringrazia una femminista.
  • Se hai diritto al tuo salario anche se sei sposata o convivi con un uomo, ringrazia una femminista.
  • Se ottieni la custodia dei/delle tuoi /tue figli e figlie dopo un divorzio o una separazione, ringrazia una femminista.
  • Se voti per chi credi migliore, senza che nessuno ti dica per chi, ringrazia una femminista.
  • Se hai voce su come educare e curare i/le figli e figlie piuttosto che subire il controllo completo di tuo marito o di suo padre, ringrazia una femminista.
  • Se tuo marito ti picchia e ciò è reato e viene arrestato, invece di subire una predica su come deve essere una buona sposa, ringrazia una femminista.
  • Se ottieni un master dopo l’università, ringrazia una femminista.
  • Se puoi allattare il tuo bebé discretamente in un luogo pubblico e non essere arrestata, ringrazia una femminista.
  • Se ti sposi e i tuoi diritti umani non scompaiono dentro i diritti di tuo marito, ringrazia una femminista.
  • Se hai il diritto di rifiutare di avere rapporti sessuali con tuo marito, ringrazia una femminista.
  • Se hai il diritto a che le tue registrazioni mediche confidenziali non siano divulgate agli uomini della tua famiglia, ringrazia una femminista.
  • Se hai il diritto di leggere i libri che desideri, ringrazia una femminista.
  • Se puoi testimoniare in tribunale sui crimini o danneggiamenti commessi da tuo marito, ringrazia una femminista.
  • Se decidi di essere madre o no, senza dover seguire i dettami di un marito o di uno stupratore, ringrazia una femminista.
  • Se puoi sperare di vivere fino ad ottanta anni (o più) invece di morire a 20 0 30 a causa delle innumerevoli gravidanze, ringrazia una femminista.
  • Se puoi vederti come un essere umano completo e non come una eterna minore che ha bisogno di essere controllata da un uomo, ringrazia una femminista.

Sul diritto all’aborto, non credo siano necessarie troppe parole, visto che anche Matteo Salvini stamattina ha accantonato questo aspetto super-estremo – diciamo così – del Congresso, lasciandolo in bocca ad altri e commentando lapidario: «Aborto e divorzio non si toccano». Perché è poi vero che si è tradizionalisti – specialmente nella destra italiana – solo fino al punto in cui fa loro comodo (Salvini ha divorziato dalla prima moglie, ad esempio, e ha avuto una figlia nel corso di una successiva convivenza). Diverso il parere di Massimo Gandolfini, leader del Family day, che sempre stamani all’apertura dei lavori ha detto: «L’aborto è un omicidio, la legge 194 non aiuta”». Legge fortemente sotto attacco anche dal Ddl Pillon, sul quale servirebbe un discorso a parte.

Comunque, l’odio dei congressisti verso le donne va molto oltre l’infangare la parola femminista. Un esempio su tutti lo spiega bene questo post de Le Amazzoni Furiose, già virale in questi tristi giorni.

«Anche noi donne colpite dal cancro al seno siamo nel mirino del Congresso Mondiale delle Famiglie. Nel corso di ogni edizione la nostra malattia viene indicata come il risultato del non avere figli da giovani, del non averli allattati o di aver abortito volontariamente. Babette Francis, fondatrice dell’organizzazione Endeavour Forum, sarà presente a Verona a ripetere quanto già detto nel 2016 a Tblisi dove, rivolgendosi alle donne che “si vantano di preferire la carriera alla famiglia” le ha invitate ad essere “consapevoli che se non avete figli avete un rischio parecchio più alto di ammalarvi di cancro al seno”. Un discorso conclusosi con la sua personale “risposta” al problema del cancro al seno: “fate tanti bambini, a 20 anni invece che a 30, e allattateli il più a lungo possibile”». Firmato Tovarisch Graziuschka.

Non credo sia necessario spiegare che una donna che fa figli a 20 anni e li allatta il più a lungo possibile non potrebbe mai diventare, ad esempio, una Giorgia Meloni, che sta partecipando al congresso, e anzi non potrebbe se non con estrema difficoltà proprio lavorare o anche solo terminare gli studi. È quindi implicito che l’obiettivo del Congresso è ridurre la donna a un essere limitato, chiuso e pre-cluso, sottomesso. Ma: per il nostro bene, su base strettamente inventata (ovvero a-scientifica).

Qui parte e si sviluppa il discorso comunicazione. Prendiamo Elena Donazzan, assessora all’Istruzione e al Lavoro della Regione Veneto. Alla conferenza stampa di presentazione del WCF, ha detto: «Guardate le donne… eccole le donne. Noi siamo a favore di tutte le donne». «Mi dispiace per chi tenta di trasformare questo nostro incontro (…) in un incontro “contro” quando si tratta di un incontro “per” i genitori e i loro figli», ha aggiunto Toni Brandi, presidente di ProVita (che appunto non si chiama ControL’aborto, come dovrebbe). «Si parlerà di diritti, salute e dignità di tutte le donne, che lavorino o che abbiano deciso di essere madri, e dei diritti e della salute dei bambini». «Senza la famiglia, la società intera viene a perdere le sue fondamenta, per questo è necessario incentivarla sia dal punto di vista culturale e educativo, sia attraverso aiuti economici e agevolazioni fiscali».

Capito? Loro parlano dei diritti di tutti, anche delle donne che lavorano, e che – ci informano – sono un’altra categoria rispetto alle madri, e, poverine, con maggiori probabilità moriranno di una brutta malattia perché hanno figliato tardi e allattato poco. Oltre al fatto che se tutte facessero come loro, la società “perderebbe le sue fondamenta”: morirebbe implodendo su stessa! Insomma, dietro una comunicazione aperta e inclusiva, si cela la mannaia. E un’altra minaccia:

«Vigileremo sui contenuti delle campagne elettorali dalle elezioni europee e non transigeremo sui valori che porteranno avanti», ha aggiunto Coghe, vicepresidente del XIII Congresso.

Il linguaggio del Congresso è, in una parola, un linguaggio melenso, destinato a persone culturalmente non raffinate, fatto di slogan teoricamente aperti e nei fatti sessisti, e tutto il racconto è insomma impostato in termini positivi: nessuno è contro nessuno, noi vi amiamo, siamo belli e colorati e lavoriamo per il vostro benessere. Voi da parte vostra non dovete però scegliere il male, ecco.

La strategia comunicativa è chiara: rovesciare le parole tipiche dei diritti umani dando loro un significato opposto e così modificando il vocabolario tipico di chi veramente lotta per i diritti, intorbidendo le acque, facendo confusione. Al Congresso partecipano persone che non fanno altro che dissimulare i loro veri obiettivi, costruiscono false teorie scientifiche, genuine fake-news, per attaccare i diritti esistenti, passando invece con un’immagine angelica di redentori, perseguitati e discriminati.

Questo è stato ad esempio il senso dell’intervento di questa mattina di un giornalista famoso come Giuseppe Cruciani, povero lui, che ha sottolineato proprio questo aspetto: «Io non sono uno di voi perché quello in cui credete non lo condivido, ma oggi mi sento uno di voi perché qualcuno vorrebbe fermare questo Congresso, impedirvi di parlare», ha detto. Insomma, si tenta di far passare dalla parte della ragione questi poveri perseguitati che nella realtà invece minano la nostra democrazia e i diritti civili delle persone, il progresso, la libertà e il rispetto reciproco tra individui. Tra l’altro, le critiche più diffuse a questo evento non attaccano tanto il Congresso delle Famiglie, quanto la significativa partecipazione di tre ministri del governo italiano (il ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti). E, appunto, di Giorgia Meloni, ma anche del senatore della Lega Simone Pillon, del presidente della Regione Veneto Luca Zaia e del sindaco di Verona Federico Sboarina. Persone elette per rappresentare tutti, per sostenere e difendere le fondamenta della democrazia, e che invece qui portano avanti l’esatto contrario.

Padova: doppio tumore (fegato e polmone) bruciato con il calore

People For Planet - Ven, 03/29/2019 - 15:03

Si chiama tecnica di termoablazione con microonde e consente di distruggere le cellule tumorali senza intervento chirurgico. La particolarità sta nel fatto che in questo caso le due metastasi sono state bruciate in contemporanea su due organi diversi

Ne abbiamo parlato con il prof. Emilio Quaia, direttore Istituto Radiologia; dott. Michele Battistel, radiologo interventista; dott. Giulio Barbiero, radiologo interventista 

VEDI L’INTERVISTA SU RAINEWS.IT

Arriva in Italia l’app antispreco da oltre otto milioni di utenti

People For Planet - Ven, 03/29/2019 - 10:55

Con oltre otto milioni di utenti in 9 paesi europei, in vetta alle classifiche sul App Store e Google Play, arriva anche in Italia l’app danese antispreco Too Good To Go. L’app permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati e hotel di recuperare e vendere online – a prezzi ribassati – il cibo invenduto “troppo buono per essere buttato”. I ristoranti biologici EXKi e i negozi Carrefour Italia sono tra i primi punti vendita aderenti al progetto. Anche Eataly partecipa con un pilota dedicato al punto vendita di Milano Smeraldo. Ogni anno solo in Italia si sprecano oltre 10 milioni di tonnellate di cibo, pari a circa 15 miliardi l’anno.

I ristoratori e i commercianti di prodotti freschi iscritti all’applicazione possono mettere in vendita le Magic Box, delle “bag” con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi, rimasti invenduti a fine giornata e che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. D’altra parte, i consumatori possono acquistare con un semplice tap sull’applicazione pasti a prezzi minimi, tra i 2 e i 6 euro, impegnandosi allo stesso tempo nella lotta agli sprechi e nella tutela dell’ambiente, considerando che ogni Magic Box acquistata permette di evitare l’emissione di 2 chilogrammi di Co2: basta geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l’app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c’è dentro.

Per limitare l’uso di imballaggi, i negozi aderenti a Too Good To Go incoraggeranno i clienti stessi a portare da casa contenitori e sacchetti propri. 
“Il nostro obiettivo è creare la più grande rete antispreco in Italia: a oggi sono state oltre 11 milioni le Magic Box acquistate in Europa, il che ha permesso a livello ambientale di evitare l’emissione di più di quasi 23 milioni di tonnellate di CO2”, spiega Eugenio Sapora, Country Manager di Too Good To Go per l’Italia. “Punto di partenza è Milano, dove hanno già aderito numerosi ristoratori, bar e pasticcerie”.

“La lotta allo spreco alimentare è da sempre al centro di numerose iniziative concrete, promosse a livello mondiale da Carrefour Gruppo nella strategia della Transizione Alimentare. Fondamentale è che sempre più persone siano consapevoli dell’importanza della riduzione degli sprechi, oltre che di una corretta alimentazione”, afferma Alfio Fontana, responsabile Csr Carrefour Italia. “È importante inoltre il coinvolgimento di tutti gli stakeholder, con particolare attenzione ai nostri clienti. La proposta di soluzioni pratiche come l’app Too Good To Go consente di accelerare il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dello spreco alimentare, esigenza non solo sociale, ma anche ambientale”.

Nel capoluogo lombardo, a preparare le Magic Box sarà anche to.market, con l’obiettivo di affrontare la lotta allo spreco alimentare in una logica di sistema e coinvolgendo l’intera filiera, dalla produzione al consumatori, passando per la distribuzione. Tra gli altri, nella rete di Too Good To Go presenti anche i Tramezzini Veneziani di Tramè e i prodotti del micropanificio artigianale Le Polveri.

Ogni anno sono circa 1,3 miliardi le tonnellate di cibo che vengono gettate nella pattumiera: se gli sprechi alimentari fossero un paese, sarebbero il terzo più grande produttore di gas serra, considerando che anche tutte le risorse necessarie per produrlo. Le inefficienze nel settore indicano inoltre che la perdita e lo spreco di cibo nel mondo arriveranno, entro il 2030, a quota 1,2 trilioni l’anno. “Too Good To Go è nato dalla semplice intenzione di risolvere il problema quotidiano dello spreco di cibo, che ha delle ripercussioni importanti dal punto di vista sociale, economico e ambientale. L’app offre a ciascuno di noi l’opportunità di impegnarsi nella lotta agli sprechi, permettendo ai ristoratori di conquistare nuovi clienti e ai consumatori di provare nuovi prodotti a prezzi minimi”, sottolinea Mette Lykke, ceo di Too Good To Go.

FONTE: ILSOLE24ORE.COM

Perché caleranno le bollette di gas e luce

People For Planet - Ven, 03/29/2019 - 08:00

Dal primo aprile le bollette di luce e gas si ridurranno del 10 per cento circa. Lo ha fatto sapere Arera, l’Autorità di regolazione per l’energia, spiegando che «le riduzioni sono prevalentemente legate alla contrazione dei prezzi delle materie prime nei mercati all’ingrosso dell’energia, nazionali ed internazionali».

Arera ha precisato che il calo delle bollette dell’elettricità sarà dell’8,5 per cento e che quello del gas sarà del 9,9 per cento. I dati sono stati calcolati sulla “famiglia tipo”, che ha consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW; per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi annui. Gli effetti concreti: al lordo delle tasse e nell’anno scorrevole, cioè compreso tra il primo luglio 2018 e il 30 giugno 2019, per l’elettricità la spesa per la famiglia-tipo sarà di 565 euro; nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta del gas sarà di circa 1.157 euro. L’Unione Consumatori ha spiegato che il calo delle bollette si tradurrà in un risparmio di 168 euro annui: 50 per la luce, 118 per il gas. Ma, dice Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Consumatori, va comunque calcolato che «il calo del prezzo del riscaldamento è un risparmio solo teorico, visto che dal 15 aprile i caloriferi saranno spenti in quasi tutta Italia».

motivi della riduzione dell’energia elettrica sono dovuti a un calo della spesa per l’energia (-12,2 per cento), che deriva a sua volta da una riduzione del prezzo di acquisto dell’elettricità rispetto alle stime utilizzate dall’Arera nel precedente aggiornamento tariffario (l’Arera fissa e aggiorna il “prezzo energia” ogni tre mesi tenendo conto di quanto viene speso per gli approvvigionamenti sul mercato all’ingrosso e delle stime su quanto prevede di spendere nei mesi successivi). Il calo effettivo in bolletta, però, non sarà del 12,2 per cento ma inferiore, perché sono aumentati gli oneri di sistema, altra voce che compone la bolletta: gli oneri generali di sistema, imposti dalla legge, prevedono sussidi di vario genere, tra cui incentivi alle rinnovabili, promozione dell’efficienza energetica, messa in sicurezza del nucleare e sussidio alle Ferrovie dello Stato.

Per quanto riguarda il gas naturale, la variazione complessiva della spesa è legata soprattutto alla diminuzione della componente CMEM, che corrisponde al costo previsto per l’acquisto del gas che verrà poi rivenduto ai clienti. Questa diminuzione riflette il calo delle quotazioni all’ingrosso nei mercati sia in Italia che in Europa.

Le associazioni dei consumatori hanno riconosciuto la buona notizia della riduzione delle bollette, ma giudicano ancora insufficiente il calo: un po’ per i precedenti incrementi delle tariffe e un po’, come dice Federconsumatori, per «l’aumento della spesa per gli oneri di sistema del 3,72 per cento che invece di diminuire come ripetutamente abbiamo richiesto, aumenteranno nuovamente». Per Federconsumatori, infatti, gli oneri di sistema sono «una vera e propria tassa occulta attraverso la quale gli utenti continuano a sostenere i costi per gli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili, alle agevolazioni dirette alle imprese energivore, per lo smantellamento delle centrali nucleari e per le tariffe speciali a favore delle ferrovie».

Commentando le riduzioni, il Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio ha parlato di «un segnale importante per le famiglie italiane che incoraggia verso scelte di politica energetica che fanno bene all’ambiente e non danneggiano il portafoglio». Dando la notizia dei cali in bolletta e della reazione di Di Maio, oggi Repubblica ha pubblicato in prima pagina il titolo “La bolletta elettorale”. E nell’articolo che lo accompagna si sostiene che la diminuzione delle tariffe sia un «regalo» fatto al governo «dall’Autorità per l’Energia (il cui presidente, Stefano Besseghini, è stato scelto da questa maggioranza)».

Su questo è intervenuto su Twitter Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni e a capo della segreteria tecnica della ex ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi, durante il governo Renzi. A quel tempo, Stagnaro si era occupato, tra l’altro, del decreto “taglia bollette”. Per Stagnaro l’attacco di Repubblica è «scorretto per almeno due ragioni». Perché Arera «non ha agito per compiacere» il governo, ma «ha solo svolto correttamente il suo lavoro (nel rispetto di quanto previsto dalle leggi e dalla disciplina di settore)» (i motivi della riduzione, dice, sono di natura tecnica) e perché Repubblica «tratta Arera come se fosse il braccio operativo del ministero dello Sviluppo economico. Ma l’Autorità è un organismo indipendente, la cui autonomia deriva dalle direttive europee e che deve al Parlamento, non al Governo, la sua legittimazione». Il presidente di Arera Stefano Besseghini e gli altri membri del collegio, ricorda infine Stagnaro, hanno ricevuto il via libera bipartisan per la nomina «dai due terzi delle Commissioni parlamentari competenti, non dal governo».

FONTE: ILPOST.IT

Desertificazione e cambiamenti climatici

People For Planet - Ven, 03/29/2019 - 02:43

Un suolo desertificato, infatti, perde quasi completamente la propria biodiversità, perde la possibilità di essere coltivato e viene abbandonato; la conseguenza è sotto gli occhi di tutti: migliaia di “profughi climatici”.

Si tratta di un processo irreversibile se misuriamo il tempo secondo le logiche umane. E si tratta di un fenomeno in crescita, che riguarda vaste zone del Pianeta e che si tenta di limitare, anche perché la sua diffusione sta incrementando l’inurbamento e la povertà di nazioni spesso già in precario equilibrio economico.

La desertificazione è un fenomeno che interessa oltre cento paesi minacciando la sopravvivenza di circa un miliardo di persone. La situazione è particolarmente seria nelle zone aride dove è minacciato circa il 70% delle aree, corrispondenti a un quarto dell’intera superficie terrestre emersa.

Ma il problema è largamente presente anche nelle aree temperate. Il fenomeno è noto dal 1992 quando durante il vertice di Rio sullo stato del Pianeta si posero le basi per la creazione della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCCD), partita poi con la prima conferenza mondiale tenutasi a Roma nel 1997.

La lotta alla desertificazione si articola in una serie di azioni che riguardano sia il livello locale, sia quello internazionale ma una questione deve essere chiara: l’azione contro la desertificazione deve essere messa in atto ora, senza aspettare, se mai avverrà, la riduzione delle emissioni climalteranti.

Si tratta di operazioni, quindi, di adattamento ai cambiamenti climatici e non di mitigazione. Una delle zone più interessate ai processi di desertificazione è l’Africa sub-sahariana dove si sta tentando di arginare il fenomeno con la realizzazione di una striscia arborea, lunga 7000 chilometri e larga 15, che dovrebbe attraversare tutto il continente africano interessando undici paesi, dall’Oceano Atlantico a quello Indiano.

Ma la lotta alla desertificazione è complessa. In alcuni casi, per esempio, l’utilizzo agricolo massiccio dei terreni può portare all’accelerazione dei processi di desertificazione perché se vengono utilizzate cattive pratiche d’irrigazione si può aumentare la salinità del suolo aggravando la situazione. Per questa ragione è necessario un mix di soluzioni che vanno dal rimboschimento all’agricoltura, magari utilizzando tecniche d’irrigazione derivate da quelle tradizionali.

«Le conoscenze tradizionali e locali fanno sempre parte di un sistema complesso e quindi non possono essere ridotte a una lista di soluzioni tecniche e circoscritte a un insieme di applicazioni distinte secondo i risultati da ottenere. La loro efficacia dipende da interazioni tra più fattori. Questi vanno accuratamente considerati se si vuole comprendere i successi storicamente realizzati tramite le conoscenze tradizionali e comprenderne la logica per una riproposizione contemporanea», scrive Pietro Laureano, architetto e urbanista, consulente Unesco per le zone aride, la civiltà islamica e gli ecosistemi in pericolo. In questo senso è necessario un approccio olistico, che non lasci nulla al caso e che studi le tecniche utilizzate in passato coniugandole, con la dovuta attenzione, con le nuove tecnologie. «I metodi tecnologici moderni procedono per separazione e specializzazione i saperi tradizionali uniscono e integrano. Nella concezione moderni foresta, agricoltura e città sono tre insiemi completamente separati che rispondono a bisogni distinti: legname, cibo, abitazione. Ad essi corrispondono sistemi scientifici specializzati: la silvicoltura, l’agricoltura, l’urbanistica», prosegue Laureano. Ed è chiaro un esempio citato dallo studioso italiano.

A Shibam, una città-oasi di terra cruda, nello Yemen del sud, la planimetria della città è organizzata per poter raccogliere, tramite un apposito sistema, gli escrementi degli abitanti, indispensabili per trasformare le sabbie in terreno fertile. È un principio simile a quello che vediamo in natura, dove ogni residuo di un sistema è utilizzato da altri sistemi e non esiste il concetto di rifiuto o la possibilità di ricorrere a risorse esterne. «Le tecniche polifunzionali, il multiuso, hanno garantito occasioni di riuscita anche nelle avversità. La collaborazione e la simbiosi attraverso il riuso di tutto quello che viene prodotto all’interno del sistema ha permesso l’autopoiesi, l’autoriproduzione, lo sviluppo autopropulsivo, indipendente da fattori esogeni o occasionali» aggiunge ancora Laureano.

Detto ciò non è detto che si debbano escludere tecnologie più moderne, da affiancare a quelle tradizionali, come per esempio i sistemi d’irrigazione per l’agricoltura con prelievi da fiume grazie a fonti rinnovabili come il fotovoltaico. Succede in Senegal, per esempio, dove la Ong italiana Green Cross Italia ha avviato un progetto di irrigazione agricola tramite il fotovoltaico nel quale è prevista anche la formazione per la manutenzione di questi sistemi, e ciò consente alle persone di acquisire capacità in grado di aprire nuovi sbocchi nel mondo del lavoro. E di moltiplicare l’applicazione delle metodologie d’irrigazione tramite le rinnovabili, aumentando così il raggio d’azione delle attività di contrasto alla desertificazione.

Immagine di copertina: Armando Tondo

E’ definitivo: l’Europa conferma il divieto per la plastica usa e getta entro il 2021

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 15:01

Il Parlamento ha approvato in via definitivala nuova legge che vieta l’uso di articoli in plastica monouso.

La direttiva è stata approvata con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni.

L’accordo rafforza inoltre l’applicazione del principio “chi inquina paga”, introducendo una responsabilità estesa per i produttori.Questo nuovo regime si applicherà ad esempio ai filtri di sigaretta dispersi nell’ambiente e agli attrezzi da pesca persi in mare, per garantire che i produttori sostengano i costi della raccolta.

“Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da plastica in Europa fino al 2030. L’Europa dispone ora di un modello legislativo da difendere e promuovere a livello internazionale, data la natura globale del problema dell’inquinamento marino causato dalle materie plastiche. Ciò è essenziale per il pianeta”, ha dichiarato la relatrice Frédérique Ries (ALDE, BE).

Le nuove norme stabiliscono anche che l’etichettatura informativa sull’impatto ambientale di disperdere per strada le sigarette con filtri di plastica sarà obbligatoria.

Ciò dovrà valere anche per altri prodotti come bicchieri di plastica, salviette umidificate e tovaglioli sanitari.

La lista dei prodotti vietati nell’UE entro il 2021:

posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette)
piatti di plastica monouso
cannucce di plastica
bastoncini cotonati fatti di plastica
bastoncini di plastica per palloncini
plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso

FONTE: GREENME.IT

Gastroenterologia: i 10 migliori ospedali in cui curarsi

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 13:15

L’apparato digerente è un lungo canale formato da diversi organi che hanno il compito di trasformare ciò che mangiamo e beviamo in sostanze utili (da assorbire) e non utili (da scartare ed espellere) per il nostro corpo. Mal di stomaco, problematiche intestinali, affezioni a carico del pancreas, del fegato e della bocca: sono diversi i disturbi che possono interessare gli organi che compongono questo apparato, al trattamento dei quali è deputata l’area specialistica della gastroenterologia.

Quali sono in Italia i migliori ospedali per quanto concerne la gastroenterologia? A rispondere alla domanda è il portale www.doveecomemicuro.it, attivo dal 2016, attualmente l’unico motore di ricerca sulla salute in Italia a cui i cittadini possono far riferimento per mettere in fila le strutture migliori e avere una guida specifica su ospedali e cliniche accreditate.

Valutazioni e parametri

Nello stilare le classifiche delle strutture sanitarie migliori alle quali rivolgersi per curare per una certa patologia oppure per sottoporsi a una visita specialistica o a un determinato intervento chirurgico, il portale incrocia diverse informazioni (più di 800 mila) e si basa su valutazioni istituzionali (come quelle effettuate dal Programma nazionale valutazione esiti realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute), di certificazioni provenienti da fonti scientificamente accreditate (tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Breast Center Certification), e su parametri dettagliati (numero dei ricoveri, tassi di mortalità, casi in cui è stato necessario un secondo intervento, ecc).

La classifica dei migliori 10 centri per la cura dell’apparato digerente

Quali sono allora le migliori strutture sanitarie per le patologie dell’apparato digerente? La classifica che vi proponiamo dei primi 10 centri tiene conto, oltre che dei parametri già descritti, delle valutazioni sulle aree specialistiche (chirurgia generale e gastroenterologia) effettuate dagli utenti.

1.Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

2. Casa di Cura Giovanni XXIII Casa di Cura Giovanni XXIII, Casa di Cura privata accreditata SSN 

  • via Giovanni XXIII, 7 – 31050 Monastier di Treviso (TV)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0422 8961
  • sito web https://www.giovanni23.it/

3. Casa di Cura Villa Serena di Città Sant’Angelo, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • viale L. Petruzzi, 42 – 65013 Città Sant’Angelo (PE)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 085 95901
  • sito web https://www.villaserena.it/

4. Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, Ospedale privato equiparato pubblico

5. Humanitas Gavazzeni Humanitas Gavazzeni, Ospedale privato accreditato SSN

  • via Mauro Gavazzeni, 21 – 24125 Bergamo (BG)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 035 4204111
  • sito web https://www.gavazzeni.it/

6.Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Ospedale privato equiparato pubblico

  • via Don Semprebon, 5 – 37024 Negrar (VR)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 045 6013111
  • sito web https://www.sacrocuore.it/

7. Ospedale Infantile Regina Margherita, Azienda Ospedaliera integrata con l’Università

8. Casa di Cura Policlinico di Monza, Casa di Cura privata accreditata SSN

9. Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi, Azienda Ospedaliera

10. Casa di Cura Villa Igea di Acqui Terme Casa di Cura privata accreditata SSN

  • strada Moirano, 2 – 15011 Acqui Terme (AL) 
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0144 311034
  • sito web http://www.villaigea.com/

“I bimbi non ti lasciano mai solo’

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 12:00

In occasione dell’uscita, l’11 aprile, di ‘Cafarnao’, il film di Nadine Labaki che ha vinto il premio della giuria allo scorso festival di Cannes, il disegnatore Makkox offre il suo particolare punto di vista sul film. Sulle musiche del film, firmate da Khaled Mouzanar, Makkox ripercorre quello che secondo lui è il cuore del film.

FONTE: REPUBBLICA.IT

Economia verde, entro il 2023 sarà in grado di creare mezzo milione di posti di lavoro.

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 09:40

Secondo un focus Censis-Confcooperative ogni 5 nuovi posti, uno sarà generato da aziende eco-sostenibili. Oltre il 50 per cento in più di quelli del digitale

Entro il 2023 l’economia verde sarà in grado di creare mezzo milione di posti di lavoro. Anzi, già oggi vale il 2,4 per centodel Prodotto interno lordo. A sostenerlo è un focus di Censis e Confcooperative (“Smart&green, l’economia che genera futuro”). Nel rapporto “il green” viene definito “il nuovo eldoradodell’occupazione italiana”. I dati raccontano di come, “da oggi al 2023, ogni cinque nuovi posti di lavoro creati dalle imprese attive in Italia uno sarà generato da aziende eco-sostenibili; oltre il 50 per cento in più di quelli del digitale (che non riuscirà ad andare oltre 214mila nuovi occupati), e il 30 per cento in più di quelli prodotti dalla tutte le imprese della filiera salute e benessere (che si attesterà a 324mila assunzioni).

L’occupazione in ambito eco-sostenibile – tenendo conto delle stime di crescita del Pil italiano elaborate dal Fondo monetario internazionale, e delle previsioni del Sistema informativo excelsior (cioè di un fabbisogno, tra il 2019 e il 2023, di nuovi posti di lavoro pari a 2 milioni e 542 mila) – coprirebbe una quota del 18,9 per cento del totale fino al 2023. In termini assoluti, “il volume di lavoro con questo profilo di competenze sarebbe pari a 481mila unità, poco meno di 100mila all’anno”.

La transizione verso un’economia pulita – viene spiegato – “sta determinando una modifica strutturale all’interno dell’occupazione nei Paesi avanzati e in quelli emergenti. Il bisogno di competenze green e l’adozione di tecnologie nuove nel campo della sostenibilità stanno accompagnando la generale riconversione dei modi di produrre e l’orientamento della crescita economica a livello globale”. “Nel 2017 – osserva Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – la stima economica degli effetti disastrosi di eventi collegati al cambiamento climatico ha raggiunto i 290 miliardi di euro. Evitare tali costi, potrebbe incrementare, entro il 2050 il Pil dei Paesi G20 del 4,7 per cento netto”.

FONTE: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Bar di Bologna ricarica borracce gratis contro la plastica, l’idea di Tito

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 07:00

L’idea è dei tre giovani gestori di un bar di Bologna, che hanno prodotto borracce personalizzate con il logo del bar (ingoiato da una balena): “Qui potete fare rifornimento gratis”

BOLOGNA – Borracce personalizzate per limitare il consumo delle ‘famigerate’ bottiglie di plastica. Ma anche un posto pubblico dove è sempre possibile rifornirsi di acqua gratuitamente, anche con una bottiglia riutilizzabile o borraccia portata da casa. È l’idea dei tre giovani gestori del bar ‘Tito’, in Cirenaica a Bologna, che nei giorni scorsi hanno lanciato sui loro canali social (Faceboook e Instagramun’idea all’insegna dell’ecologia e del risparmio: il bar ha prodotto una serie di borracce personalizzate con il logo del locale e le propone ai proprio clienti come mezzo per portare con sè acqua al lavoro, al parco, in bicicletta e non consumare più le classiche bottigliette di plastica che poi costituiscono una fonte di inquinamento. Un tema quanto mai attuale, in queste settimane in cui tanto si è parlato di clima, ambiente, inquinamento dei mari e oggi, che è la Giornata mondiale dell’acqua, anche per l’appunto di acqua.

Spiega ancora Jacopo: “Chiunque abbia una borraccia, che sia la nostra o un’altra non importa, può fermarsi da noi e chiedere che gliela riempiamo. Ci sembra un’iniziativa bella per l’immagine del bar e importante per limitare responsabilmente il consumo di plastica. Il bar può diventare un punto di riferimento per un motivo in più e l’abitudine a ricorrere alle borracce anzichè alle bottiglie- prosegue il 36enne- è una scelta che sta sempre più prendendo piede, tra turisti e non solo”.

Come bottiglie e borracce vengono riempite gratuitamente, allo stesso modo l’acqua al baretto della Cirenaica è gratis, non viene più fatta pagare da quando è stato installato il depuratore. E il bar ha abolito il consumo delle bottiglie di plastica grandi, quelle da 1,5 litri. Quelle da mezzo litro per il momento da Tito è ancora possibile acquistarle, anche se questa iniziativa va proprio nella direzione di limitarne la vendita il più possibile.

“Credeteci o no, ma al bar, oltre al Bologna, al basket, al vino, ai panini e a playboy, abbiamo a cuore anche l’ecologia”, è il testo del messaggio con cui il bar Tito ha lanciato l’iniziativa. Il bar si è poi mosso in questi giorni anche per essere inserito in una ‘rete’ mondiale dei punti di ‘rifornimento’ gratuito di acqua. C’è una app che li censisce e li segnala, si chiama ‘Refill my bottle‘. A breve il bar verrà inserito nella lista: proprio oggi è arrivato l’adesivo da esporre sulla porta del bar.

FONTE: DIRE.IT

Da Bassora a Genova

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 02:57

Torniamo all’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova per conoscere il piccolo Hussam, di Bassora, in Iraq.
Nel video interviste a Paolo Petralia, Direttore Generale Istituto Scientifico Giannina Gaslini, Carlo Dufour, Direttore Polo Ematologia e Trapianto Istituto Giannina Gaslini, Stefano Avanzini, Chirurgo Pediatra.

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E’ possibile risparmiare benzina guidando in un certo modo?

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 02:27

Dal rilassarsi al volante al conoscere il regime di coppia della propria auto. Lo sapevi che a 130 km/h consumi il 25% in più di carburante rispetto ai 110 km/h?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Creare, includere, costruire: il progetto CRIB

People For Planet - Gio, 03/28/2019 - 02:00

Uno dei progetti portati avanti dall’associazione-cooperativa Kilowatt di Bologna si chiama CRIB (to Create, to Include, to Build) e insegna agli immigrati che si stabiliscono in Italia a fare impresa, sviluppare le proprie idee imprenditoriali, generare fatturato.

Intervista a Samanta Musarò.

Per maggiori informazioni https://kilowatt.bo.it/

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Allergie primaverili: cause e rimedi naturali

People For Planet - Mer, 03/27/2019 - 15:00

La stagione primaverile, contraddistinta dai suoi profumi e colori, per i meno fortunati è l’inizio di fastidiose giornate accompagnate da starnuti a causa dei pollini liberati dalle piante durante il periodo di fioritura.
L’allergia è un problema da non sottovalutare e che sembra essere in continua crescita, con il numero di persone colpite che aumenta di anno in anno. “I numeri parlano chiaro: nel 2025 quasi il 50% della popolazione europea soffrirà di una qualche allergia, mentre nel nostro Paese circa il 40% della popolazione dichiara già di soffrire di disturbi di questo tiporiporta AssosaluteAssociazione Nazionale farmaci di automedicazione – che fa parte di Federchimica.

A fronte di questi numeri la spiegazione (e previsione) futura non è troppo rassicurante: il cambiamento climatico e le alte temperature aumentano i livelli dei pollini.  A seguito di uno studio condotto dal team del professor Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica – e Direttore della clinica malattie respiratorie e allergologia dell’Università di Genova, è stato dimostrato che in 27 anni le giornate all’anno in cui la parietaria (pianta della famiglia dell’ortica) diffonde i suoi pollini è aumentato di 85 giorni. «Una maggior esposizione significa un peggioramento dei sintomi e un aumentato rischio di sensibilizzazione» – spiega Canonica. A ciò si aggiunga l’inquinamento outdoor e indoor che aumenta l’infiammazione delle mucose, indebolendole. Complice, oltre alla predisposizione genetica soggettiva, è anche il nostro stile di vita: “E’ lo scotto che dobbiamo pagare per aver introdotto norme e comportamenti che da una parte ci preservano da infezioni e malattie, ma dall’altra ci rendono più sensibili”, continua l’esperto. Trascorriamo molto più tempo al chiuso, in ambienti spesso poco areati e questi fattori aumentano la concentrazione di allergeni. “I bambini giocano molto poco all’aperto e quindi sono meno esposti alle sollecitazioni durante l’età dello sviluppo, e quindi sono più esposti allo sviluppo di allergie” – spiega ancora l’allergologo.

Quali sono i rimedi naturali contro le allergie?
Se si vuole provare una strada alternativa ai medicinali ci sono molti rimedi naturali che possono venire in soccorso. Premessa: dobbiamo conoscere con certezza l’elemento scatenante della nostra allergia e agire anche sulla prevenzione rendendo meno acuta la manifestazione della nostra allergia.

Quali cibi mi aiutano a combattere l’allergia?
Ricordiamo che gli antistaminici naturali non servono per curare le allergie, ma possono aiutare il corpo a moderare la sua reazione allergica.

Quali alimenti da evitare?
Vino, birra e bevande fermentate; formaggi stagionati, insaccati e cibi in scatola; tonno, sgombro, salmone, molluschi, crostacei, e frutti di mare in generale; pomodori, banana, fragole, fave e la frutta con il guscio (noci, nocciole e mandorle); cioccolato, cacao e caffè, che contengono infatti un tasso elevato di istamina.

Diversamente alimenti come come camomilla, tè verde e carote inibiscono il rilascio di istamina e possono quindi essere considerati antistaminici naturali. Tra i più comuni ricordiamo anche:

  • Aglio (allium sativum): ottimo rimedio per tenere sotto controllo gli allergeni e alcune cariche batteriche, ma sul quale bisogna fare attenzione. Le sue caratteristiche lo rendono utile per il controllo del livello di glicemia nel sangue, per cui il suo impiego dev’essere moderato in caso di soggetti diabetici o ipoglicemici.
  • Té verde: La quercetina, il pigmento che conferisce all’ uva nera e al tè verde il colore, blocca la produzione di istamina.
  • Vitamine: La vitamina D è molto utile per difendere l’apparato respiratorio, e per assumerla basta ingerire cibi come uova, burro, formaggi grassi, aringhe, sgombri e sardine. Comunque, anche le vitamine C ed E, contenute nella frutta e nella verdura, aiutano a rinforzare il sistema immunitario.
  • Il ginkgo biloba: Conosciuto per le sue virtù sulla memoria, può essere efficace anche per le allergie. Contiene alcune molecole efficaci contro le infiammazioni allergica chiamate FAP (fattore di attivazione piastrinica).