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Coronavirus, rettore di Perugia : “Quando finirà vi voglio tutti ubriachi a pomiciare sui prati”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:31

Il rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Maurizio Oliviero, in un commuovente video messaggio agli studenti: “(…) Vi vogliamo bene, siete la nostra risorsa più importante. Quindi forza, vi voglio determinati, vi voglio ottimisti e vi voglio convinti che se noi siamo tutti insieme a combattere questa situazione, credetemi ne usciremo presto. Vi prometto che organizzerò una festa pazzesca, vi voglio tutti ubriachi tutti a pomiciare sui prati! Sarò ubriaco anch’io, lo prometto!”

Fonte: La Repubblica

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Covid-19: “Signor vigile, sono uscito per far fare un giro al gatto”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:19

Non siamo sempre ai livelli del 33enne di Firenze uscito di casa con tanto di regolare autocertificazione firmata nella quale spiegava di essere in giro per acquistare droga (che è stato denunciato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità). Ma anche nella Capitale la fantasia non manca, tra chi esce di casa per far fare un giro al gatto e chi approfitta del poco traffico – evento assai raro a Roma – per far esercitare con la scuola guida la figlia neodiciottenne con il foglio rosa.

La nuova ordinanza: controlli a imbuto, non più a campione

Dallo scorso fine settimana i vigili che operano nella Capitale hanno avuto disposizione, per contrastare il contagio da Coronavirus, di effettuare posti di controllo “a imbuto” fermando tutti i veicoli che si trovano sulla corsia, e non solo alcuni. Non più quindi i “semplici” controlli a campione, ma a tappeto. «I veicoli – si legge nell’ordinanza – devono essere tutti accodati e sottoposti al controllo, la eventuale fila di vetture deve interrompersi solo in presenza di evidente situazione di pericolosità per la sicurezza della circolazione». L’obiettivo della nuova disposizione è «far capire a tutti che la Polizia Locale e nazionale sta eseguendo in concreto controlli mirati, senza ovviamente ingenerare paura ingiustificata o altro ma timore e rispetto per i controlli certamente sì». 

La fantasia non conosce limiti

L’ordinanza emessa lo scorso giovedì 19 marzo parla chiaro: «Non uscite dalle vostre case se non per validi motivi come andare al lavoro, fare la spesa o assistere un familiare malato. I trasgressori saranno denunciati. Rispettate le regole, rispettate le distanze di sicurezza».

Ma la fantasia delle persone non ha limiti e, passando davanti a un posto di blocco effettuato a Roma, con tutte le auto incolonnate in attesa di essere controllate, è stato possibile ascoltare alcune motivazioni piuttosto originali addotte da alcuni automobilisti ai vigili.

Il gatto ha bisogno di fare un giro

Un signore è uscito con l’automobile per andare a fare spesa – considerato uno dei “validi motivi” per uscire di casa – portando con sé il gatto con tanto di trasportino. Alla domanda del vigile del perché portasse con lui l’amico a quattro zampe, l’uomo ha risposto che il gatto avesse bisogno di fare un giro perché da troppi giorni chiuso in casa a causa del virus e – ha poi concluso – si sa che i gatti non sono come i cani (alludendo – forse – al fatto che i gatti sono più delicati, e quindi non possono essere portati fuori con la stessa frequenza).

La neopatentata col foglio rosa

Una signora e la figlia neodiciottenne con il foglio rosa sono uscite di casa per andare a trovare un loro parente preoccupate del fatto che non rispondesse al telefono, lasciando intendere che temessero per la sua salute (altro “valido motivo” per uscire di casa). Alla domanda del vigile del perché a guidare fosse la figlia non ancora patentata, la madre ha risposto: «Che male c’è se faccio guidare mia figlia, con poche macchine in giro fa scuola guida senza ansia!».

Potere del guinzaglio

C’è anche la testimonianza di chi esce con il solo guinzaglio. Con l’aria un po’ preoccupata. E se dovesse essere fermata a un controllo, la risposta sarà di un’innocenza adamantina: «Mi è scappato il cane!»

E voi? Avete sentito motivazioni fantasiose o strampalate? Scriveteci a redazione@peopleforplanet.it

“Va pensiero”: il coro virtuale dedicato ai medici

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 18:00

Come si legge sulla pagina Facebook del International Opera Choir – Coro Internazionale Lirico Sinfonico: “La situazione di criticità in cui ci troviamo ha mutato profondamente la quotidianità di noi tutti, costretti in casa per contrastare l’emergenza virologica. Anche il mondo del Teatro e della Musica accusa il colpo e musicisti, cantanti, direttori, ecc. pagano un prezzo enorme poiché impossibilitati a lavorare e obbligati ad annullare esibizioni ed attività concertistiche, danno economico e morale inquantificabile”.

International Opera Choir – Coro Internazionale Lirico Sinfonico

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Covid-19, “Chiudere tutto è positivo per l’economia”

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 15:43

I duri effetti economici del virus si sono abbondantemente rivelati. La ripresa sarà aiutata dalle politiche di bilancio e monetarie, e le opportunità di investire si trovano nel crollo delle quotazioni di società liquide e redditizie. Ma anche nei “mutamenti sociali radicali causati dall’epidemia. Nel new-normal: meno mobilità e automobili, più sanità, più on-line (per lavoro, acquisti, studio, divertimento). Qualcosa che potrebbe avere enormi impatti positivi sull’ambiente. Lo spiega tra gli altri l’ultimo approfondimento a tema coronavirus, o covid-19, messo a punto qui, da Ceresio Investors. E quindi? Saremo meno inquinati, più sani e più poveri?

Saremo più poveri?

Sappiamo che il nuovo coronavirus ha infettato l’economia mondiale: il Pil sta cadendo verticalmente e “la recessione sarà più dura di quella del 2008-9, con un arretramento dell’attività globale, non un semplice azzeramento del tasso di crescita”, scrive l’economista Luca Paolazzi, partner di REF Ricerche ed ex direttore del Centro Studi Confindustria

La durata della discesa è però breve, proprio perché concentrata in un mese o un po’ di più per ciascuna economia. L’asincronia dei paesi fa sì che a livello mondiale sia di due-tre mesi.

Il momento della ripartenza è legato all’arresto dei contagi e al conseguente allentamento delle restrizioni delle attività sociali, professionali e ludiche. È collocabile tra maggio e giugno se le persone resteranno a casa, volenti o costrette. Così ha fatto la Cina in Hubei, ma con la forza dell’imposizione militare.

Perché è giusto, economicamente, che l’economia si fermi

“Se non si fermasse tutto ora, sarebbe elevato il rischio che la guerra contro il virus si allunghi, con danni economici maggiori e rinvio all’estate inoltrata del risveglio di produzioni e domanda”, scrive Paolazzi. 

La ripresa sarà lenta per 6 ragioni
  1. prudenza delle autorità nel diminuire le restrizioni e delle persone a tornare alla vita normale (lo si sta osservando in Cina)
  2. permanenza di limiti allo spostamento internazionale di beni e persone, per evitare di reimportare il contagio
  3. gradualità nel riavvio degli impianti di conserva alla disponibilità di semilavorati e dell’arrivo di ordini;
  4. caduta non simultanea della produzione nei vari paesi e uscita non sincrona dalla crisi;
  5. reddito perso ingente e conseguente diminuzione della capacità di spesa;
  6. crollo delle borse che induce maggiore parsimonia per ricostituire il risparmio distrutto.
Lenta, ma in arrivo a luglio

“Le misure di contenimento della pandemia vengono rapidamente aggiustate, anche con funambolici esercizi linguistici (come nel Regno Unito) o con sfacciati dietro front (USA). Ciò accorcia la durata della recessione e della crisi e avvicina i tempi della ripartenza. Che, pur con il caveat sopra sottolineato, potrà essere nel terzo trimestre”: quindi luglio, continua Paolazzi. “Seconda luce, le politiche economiche vengono calibrate in fretta sulla reale portata del disastro. Questo consente al sistema di essere resiliente e di ripartire appena possibile”.

Perché, per l’economia, è meglio chiudere le imprese

Salvare le vite umane o l’economia, il presente o il futuro? “Fino a qualche giorno fa tutti pensavano che si dovesse decidere tra le une e l’altra. Ora è chiaro: salvare le vite umane viene prima di tutto. E va insieme con il salvare l’economia. Prima anticipiamo la dolorosa decisione di ordinare la chiusura totale e imporre il tutti a casa, con l’esercito a farci obbedire, se necessario, più vite salviamo e più economia salviamo. E finalmente ieri la regione Lombardia prima e il Governo dopo si sono mossi ordinando la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali”, prosegue l’economista.

Come mai? “Semplice: uno ad uno i settori stanno comunque spegnendosi, ma è una lenta agonia. E chi ha dovuto chiudere per primo, per dettato di legge giuridica o di ferrea legge economica (comunque sia dura lex sed lex), soffre di più e più si avvicina al baratro del fallimento. Pensiamo agli alberghi e alle compagnie aeree, solo per citarne due di una lunga e buia lista. 

Mentre se decretiamo la chiusura immediata, come ha fatto la Cina e come è stato deciso ieri anche da noi, di ogni attività, accorciamo il tempo della ferma e avviciniamo il momento della ripartenza. Che, diciamolo con sincerità, non sarà a «V», una discesa ardita e una risalita, e nemmeno a «U», che tra la fase discendente e quella ascendente mette una pausa di riflessione. Se va bene sarà a «J» rovesciata, dove il recupero risulterà parziale e graduale”. 

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Buonismo e sciacallaggio, per le banche, sono sinonimi
Covid-19: Le banche, ora, devono fare la loro parte

Buonismo e sciacallaggio, per le banche, sono sinonimi

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 15:00

Il neologismo “buonismo”, creato dal prof. Ernesto Galli della Loggia, è solo un tentativo di provare a essere buoni e pietosi, nel momento in cui una epidemia si manifesta interclassista, verso i poveri e i disperati.

Il mondo della finanza, ad esempio, negli ultimi decenni, ha sempre evidenziato un modo estremamente efficiente di speculare sulle tragedie naturali.

I catastrophe bond (in gergo cat bond), strumento finanziario per investire in catastrofi naturali (!!!), non sono una invenzione dell’ultimo momento.

I cat bond, tanto per dare un’idea del fenomeno, emessi ad agosto 2018 avevano tranquillamente superato gli 11 miliardi di dollari, su un totale di mercato di oltre 36 miliardi di dollari.

Avete capito bene: si specula sulle disgrazie altrui

Ma nessuna meraviglia, la macchina ha sempre funzionato così.

È vero, il governo nel decreto “Cura Italia” ha imposto al sistema bancario l’attribuzione di alcune eccezionali, straordinarie e storiche agevolazioni a favore dei cittadini in difficoltà economiche e in cambio ha concesso alle banche un vantaggio in termini di defiscalizzazione di alcuni asset (di cui parleremo nelle prossime settimane).

Ora arriva il bello, però.

Tutte queste disposizioni necessitano di provvedimenti attuativi che disciplinino le modalità di richiesta e di accesso alle agevolazioni previste.

Ecco il punto: le modalità di richiesta!

Devono essere semplici e accessibili dato che a causa dell’emergenza sanitaria gli italiani non possono andare né ai Caf né dal commercialista e non possono recarsi neppure negli uffici pubblici. E quindi nelle banche.

È qui che il governo deve far valere la sua voce nei confronti del sistema bancario che, ricordiamolo, ha una capacità intrinseca di complicare anche la semplice richiesta di un estratto conto al solo scopo di dissuadere l’interessato ad avanzarla.

Il sistema bancario è sempre stato, in altre simili occasioni (crollo delle Twin Towers, fallimento di Lehman Brothers, crack Parmalat, ecc.) orientato a «distrarre» il cliente, rendergli la vita difficile, stancarlo sulla possibilità di richiedere le facilitazioni al solo scopo di spingerlo a rinunciare (e nel frattempo le rate di mutuo vengono addebitate) se non, ancora più subdolamente, costringerlo, nel caso di accettazione della misura, a sottoscrivere un “qualche prodotto”  che non ha niente a che fare con l’agevolazione.

Solo con i clienti più ostili, arrabbiati, poco concilianti, si abbassano le braghe e ti concedono il tuo diritto.

Un ossimoro, vero, ma state attenti perché già mi arrivano notizie di atteggiamenti di bancari che, infastiditi dalle richieste dei clienti, hanno assunto il solito atteggiamento dilatorio.

Basta con le sceneggiate

Siamo dentro la sofferenza, quindi bisogna ricominciare dai fatti.

E se nessuno vuole concedere più la parola “buono” a chi si sforza di esserlo, vada per sciacallo che in fondo è lo stesso di buonista.

Covid-19: «Scarpe fuori dalla porta, e pulite la spesa!»

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 14:45

Il contagio sta veramente diminuendo? Com’è l’andamento al Sud? Possiamo fare un tampone privatamente? Dopo l’interesse suscitato dall’intervista rilasciata a People For Planet dall’infettivologo Luigi Toma, esperto di riferimento per molti ospedali sulle gestione dei pazienti affetti da coronavirus, o covid-19, gli abbiamo posto qualche nuova domanda su aspetti che coinvolgono la vita di tutti noi.

Se, come si diceva, non è necessario disinfettare le superfici o le mani, ma basta acqua e sapone, perché disinfettano le strade?

È una misura di cautela ulteriore.

Ha senso lasciare le scarpe fuori casa?

Sì assolutamente. In alcuni Paesi particolarmente attenti fanno un’attenta pulizia delle scarpe. Il rischio è minimo, ma è assolutamente importante lasciare fuori le scarpe. In Cina – dove hanno avuto la possibilità di studiare a fondo il fenomeno – uno studio ha dimostrato che un paio di pazienti su 70 possono ammalarsi non per via del contatto inter-umano, ma per aver toccato oggetti contaminati. Si è visto nello studio che la persistenza del virus nelle feci arriva addirittura a 35-50 giorni dall’esito negativo del tampone, dunque dal momento della guarigione (come sappiamo i batteri fecali si nascondono nelle mani di chi va in bagno senza poi lavarsi bene bene le mani, ndr). Sono dati non statisticamente significativi, quindi non tali da indurci a procedure contro il trasferimento delle tracce fecali, ma sono dati pubblicati, validi, e che ci invitano a tenere particolarmente alta l’attenzione.

Ha senso pulire gli oggetti presi al supermercato?

Assolutamente sì e per lo stesso motivo di cui sopra. Tra l’altro è una misura valida anche a prescindere dalla pandemia in atto. Adesso è particolarmente raccomandabile.

Ci sono nuove disposizioni per la raccolta dei rifiuti infatti…

Per i rifiuti valgono gli stessi rischi delle superfici e degli oggetti. Per questo si chiede alla cittadinanza di chiuderli bene e in più sacchetti, uno dentro l’altro.

Si fanno pochi tamponi. Ma ai calciatori a tappetto, anche se asintomatici (cosa che sta sollevando polemiche)…

I tamponi vengono fatti a tutti quelli che hanno dimostrato contatto con altra persona positiva. È successo in molti ospedali o squadre di calcio, succede o dovrebbe succedere anche ai colleghi positivi di un dipendente che ad esempio sia stato riconosciuto come positivo al tampone, se le caratteristiche del lavoro comportavano rapporti ravvicinati.

Si fanno i tamponi a tutti i sintomatici?

Dipende. La definizione di caso sospetto non è solo febbre sopra i 37.5 ma anche tosse stizzosa. Sulla base di questo la regola prevede di avvertire il medico di base. Lui farà una piccola indagine (anche su eventuali altre persone frequentate). Deciderà se inviare esperti a fare tamponi, se non è un caso grave. Oppure suggerirà di chiamare il 118 e andare in pronto soccorso per sospetto caso covid. Lì il paziente passa un pre-triage molto efficiente anche se non abituale: si tende al momento nella maggior parte degli ospedali a dedicare alla cosa uno spazio fuori dai pronto soccorso. Dopo una visita e l’indagine dei parametri vitali, dopo avere auscultato il torace per verificare possibile presenza di polmonite, solo allora si procede a fare il tampone.

Perché facciamo meno tamponi del necessario?

Non ci sono risorse per fare tamponi a tappeto, anche se sarebbe la scelta ottimale. Servirebbero risorse umane inimmaginabili, impossibili a seguito dei costanti tagli al servizio sanitario: non ci sono sufficienti risorse.

I tamponi si possono fare privatamente?

No, non ci sono ancora strutture private accreditate.

Stanno diminuendo i contagi?

È ancora presto per dirlo. I dati di ieri fanno pensare che si incomincino a vedere i risultati delle restrizioni a cui siamo sottoposti, ma è ancora presto. Sarebbe opportuna una decrescita costante fino a sabato e domenica. Se ci sarà – e mi riferisco alle aree più colpite come la Lombardia – una riduzione dei casi costante fino a domenica, allora saremo certi che ne stiamo lentamente uscendo.

Come sta andando il Sud?

Al Sud non c’è una crescita esponenziale come in Lombardia, Veneto e Piemonte, ma una crescita costante. Se non diventa esponenziale lo sapremo nelle prossime due settimane: il tempo minimo necessario per capire l’andamento al Sud.

Perché dobbiamo prepararci ad altre epidemie?

Le epidemie non si sa se e quando arriveranno. Si sa che nascono per la rottura dell’equilibrio che c’è tra esseri viventi su questo pianeta. Ce ne sono di molto più antichi di noi ed è necessario rispettarli, e non combatterli più del necessario. Mi riferisco ai microbi, spore, lieviti e virus, che  su questo pianeta sono nati 3,2 miliardi di anni fa e da loro ci siamo evoluti fino a sapiens sapiens. Incredibilmente ci siamo evoluti mantenendo un equilibrio delicatissimo tra cellule umane e microbiche. Se questo equilibrio si rompe, ci sono mutazioni che ci fanno più fragili (o rendono loro più aggressivi). Come è successo con il coronavirus.

Quindi è vero che questa pandemia è collegata all’eccessivo sfruttamento del pianeta? Al mancato rispetto delle regole della natura (ma anche della logica, ad esempio quando consumiamo più di quanto sia disponibile)?

Il covid-19 in qualche modo potrebbe essere un modo con cui la natura decide di riequilibrare un sistema troppo deformato dalla nostra mentalità legata al profitto. Dobbiamo renderci conto che la natura può tranquillamente eliminarci e continuare poi a vivere serenamente senza di noi, come è sopravvissuta alla scomparsa dei dinosauri.

In qualche modo non ne usciremo mai quindi…

Ne usciremo con una percezione diversa della socialità, e spero che comunque sarà sempre solidale.

Come mai il virus non ha toccato l’Africa, per il momento?

Non lo sappiamo. Non può essere legato al clima, perché non è la temperatura ambientale che modifica il virus. Modifica i nostri comportamenti, che con il caldo stiamo mediamente meno vicini, e questo potrebbe aiutarci con l’arrivo dell’estate.

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Addà passà ‘a nuttata, il video dei The Jackal

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 14:00

Un video poetico, ideato dai The Jackal con qualche partecipazione “vip” e qualche perla di saggezza. “C’è da dire che si è fermato tutto il mondo ma non è detto che stesse andando nella direzione giusta”

The Jackal

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Covid-19, cosa devi pretendere dal tuo condominio

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 13:00

È fondamentale, in questa emergenza legata al continuo propagarsi del coronavirus o covid-19, che anche gli amministratori di condominio si impegnino a rispettare le restrizioni imposte e a divulgare le informazioni necessarie per sensibilizzare condòmini, dipendenti e fornitori.

Avvisi in bacheca

Gli amministratori di condominio hanno il dovere di divulgare tutte le informazioni necessarie da adottare per prevenire la trasmissione del coronavirus. L’amministratore dovrebbe dunque stampare una copia delle raccomandazioni elencate sotto e affiggerla in bacheca, in modo che tutti i condòmini e i fornitori vengano messi al corrente sulle istruzioni date dal Ministero della Salute, dato che alcune, come ad esempio la seguente sui rifiuti, risultano ancora in gran parte sconosciute.

Le nuove regole sui rifiuti

Trovate qui tutte le regole, che ognuno poi deve consultare nel sito della propria azienda municipale, ma vi anticipiamo che per quanto riguarda i sani o asintomatici, la grossa novità è che tutta l’indifferenziata va chiusa con doppio nodo in due o tre sacchetti di plastica resistente, a tutela di una categoria tanto preziosa in questo periodo quanto a rischio (leggi qui le minacce di sospensione del servizio dopo i primi contagiati tra i netturbini).

In ascensore uno alla volta

È importante che l’amministratore affigga cartelli che ricordino l’obbligo di evitare assembramenti in cortile, se presente nello stabile, o negli spazi comuni. Vale la pena ricordare di lavare molto frequentemente le mani, ma anche affiggere cartelli che vietino l’uso contemporaneo dell’ascensore a più persone, proprio per evitare i contatti stretti e rispettare l’obbligo di mantenere la distanza di 1 metro tra le persone.

Un particolare avviso a chi è malato

Come recita il Dpcm del 9 marzo, “è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multi-morbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”. Anche un cartello che ricordi questa importantissima regola sarebbe utile.

Custodi e pulizie straordinarie

Spetta all’amministratore assicurarsi che custodi, addetti alle pulizie, giardinieri, e tutti coloro che prestano servizio nel condominio siano tutti dotati dei dispositivi di protezione (guanti e mascherine).

L’impresa di pulizia

È poi fondamentale che l’amministratore concordi con gli addetti alle pulizie i prodotti da utilizzare per sanificare periodicamente tutti gli spazi e le superfici dell’edificio.

Le assemblee

Lo stesso Dpcm del 9 marzo ricorda che «sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati», quindi sono ovviamente vietate anche le assemblee di condominio in tutto il Paese.

Purtroppo, sono previste sanzioni solo nel caso di inadempienza rispetto a questo ultimo punto (per violazione dell’art. 650 del codice penale, quindi con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206). Per tutti gli altri punti, possiamo però certamente fare pressione sullo stesso amministratore e sui consiglieri, affinché siano diffuse le nuove regole per la sicurezza di tutti.

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Socchiudi Italia

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 11:31
Molti dubbi

Dei paradossi, tra aperture e chiusure in Italia per coronavirus, avevamo già parlato qui (parchi aperti, fabbriche di armi chiuse), prima che arrivasse l’altra sera la comunicazione via Facebook del presidente del consiglio Conte il quale annunciava la chiusura di tutti i servizi e le produzioni “non essenziali”. Ma, come purtroppo accade spesso in questi casi, è iniziato il tira e molla con le lobby, e il decreto che è stato emanato, chiamato dal governo “Chiudi Italia”, solleva molti dubbi sul fatto che effettivamente le attività “non essenziali” siano chiuse.

I call center commerciali sono attività essenziali? E l’industria delle armi leggere?

Dalla lettura del decreto sembrerebbe (e il fatto che dobbiamo scrivere “sembrerebbe” è già fonte di preoccupazione, significa che non c’è la chiarezza indispensabile in questa fase) che siano considerate “attività essenziali” tra le altre, ad esempio, quella dei call center commerciali che ci chiamano per offrirci servizi di telefonia e quant’altro; l’industria delle armi leggere (pistole e simili) e delle munizioni, 220 imprese solo in provincia di Brescia, la zona di massimo focolaio.

La protesta dei sindacati

Cgil Cisl e Uil hanno trasmesso una nota in cui “invitano e sostengono le proprie categorie e le Rsu, appartenenti ai settori che non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali e, in ogni caso, in tutti quei luoghi di lavoro ove non ricorrano le condizioni di sicurezza definite nel Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, a mettere in campo tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione fino alla proclamazione dello sciopero.” “Chiediamo, inoltre, un incontro urgente al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’economia e delle finanze per chiedere misure più rigorose di sospensione delle attività non essenziali alla luce della consistente progressione dei contagi”.

La prova del 9

Le misure di chiusura delle attività produttive proposte dal governo entreranno in vigore da mercoledì 25 marzo. Se nulla cambierà, mercoledì se ne potranno vedere tangibilmente gli effetti. Speriamo che non si ripetano, tra l’altro, fenomeni di sovraffollamento dei mezzi pubblici che abbiamo già denunciato e che vanificano, di fatto, le misure tanto invocate di “distanziamento sociale”.

Covid-19: Italia ferma (a metà)

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 10:55

Come noto e ampiamente annunciato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sabato sera, è entrato in vigore oggi il decreto che comporta la sospensione delle attività economiche (“produttive, industriali e commerciali”) essenziali. L’elenco allegato al provvedimento prevede un’ottantina di eccezioni, 80 attività che non possono essere interrotte per ragioni “tecniche”, legate cioè alla necessità di garantire i servizi essenziali al Paese.

Partorire il decreto non è stato affare semplice, con un Governo schiacciato per tutta la giornata dalle pressioni di Confindustria da un lato e dalle richieste di maggior sicurezza dei sindacati dall’altro lato.

Confindustria vs Sindacati

All’accusa di aver ceduto agli industriali, Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo economico, risponde oggi in un’intervista a Repubblica: «Abbiamo analizzato le richieste e siamo giunti ad una sintesi soddisfacente. A guidarci sono il principio di precauzione e la tutela della salute pubblica». E, no, nessuno ha ceduto alle pressioni degli industriali «perché c’è un grandissimo senso di responsabilità di tutti i settori produttivi e dei singoli imprenditori.»

Sull’altro fronte i sindacati sono però sul piede di guerra e pronti a proclamare la mobilitazione: troppe – secondo i leader di Cgil, Cisl e Uil – le 80 attività consentite, anche “settori come l’edilizia, il tessile, la meccanica e il commercio all’ingrosso che nulla hanno a che vedere con la produzione di prodotti elettromedicali e anticoronavirus. Non era questo quello che avevano profilato al tavolo di palazzo Chigi.»

Cosa rimane in attività: le Aziende

Sintetizza in una scheda IlCorriere.it: «Sarà chiusa l’industria del tabacco, le fabbriche che producono autovetture, abbigliamento, computer e mobili. Fermate anche le attività immobiliari, le società di leasing e noleggio, le agenzie di viaggio, i servizi investigativi privati. A queste imprese è però consentito proseguire l’attività in smart working. Bloccate le imprese di costruzione. Possono invece rimanere aperte le industrie farmaceutiche e alimentari, i servizi postali e le attività di corriere. E ancora lavoreranno: i servizi di vigilanza privata e quelli connessi ai sistemi di vigilanza, chi effettua attività di pulizia e disinfestazione, i call center, chi si occupa di imballaggio e confezionamento conto terzi, le agenzie di distribuzione di libri, giornali e riviste. Porte aperte per alberghi e residence. In funzione chi si occupa della gestione delle reti fognarie, della raccolta, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti, del recupero dei materiali. Possono lavorare tutti coloro che si occupano dell’installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di installazione, oltre agli ingegneri civili. I commercianti all’ingrosso di prodotti agricoli e mezzi di trasporto, strumenti e attrezzature ad uso scientifico, articoli antincendio, prodotti petroliferi»

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Il Commercio

Quanto ai servizi ecco l’elenco aggiornato: Restano aperti i supermercati, i discount, gli ipermercati e tutti i negozi di alimentari. Alcune Regioni hanno prodotto ordinanze per ridurre gli orari di apertura (domenica sono chiusi in Emilia Romagna e nel Veneto). Restano aperte regolarmente farmacie e parafarmacie, e sono attivi il trasporto ferroviario di persone e merci, quello dei passeggeri in aree urbane ed extraurbane, i taxi, il noleggio di auto con conducente, il trasporto marittimo e quello aereo. Regolare anche il trasporto delle merci su gomma.
Rimangono aperti i tabaccai e le edicole.

Sono regolari anche le attività bancarie e assicurative e restano aperti gli uffici postali.

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Ulteriore stretta agli spostamenti

Mentre il Governo si apprestava a definire le chiusure di aziende e imprese, i ministri Lamorgese e Speranza (rispettivamente Interni e Salute) hanno anticipato le misure restrittive della produzione emanando un nuovo decreto che limita ulteriormente gli spostamenti della popolazione.

Questo ha comportato anzitutto il blocco dei passeggeri in partenza dalle città del nord (120 sono stati i viaggiatori fermati alla stazione ferroviaria di Milano). Ma non solo: come raccontato da LaStampa vi è stato l’assalto ai traghetti per la Sicilia e Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana, alla mezzanotte di ieri, 22 marzo, ha postato la foto di lunghe code all’imbarcadero dei traghetti a Villa San Giovanni, corredate da un post che suona come un appello: «Mi segnalano appena adesso che a Messina stanno sbarcando dalla Calabria molte persone non autorizzate. Non è possibile e non accetto che questo accada. Noi siciliani non siamo carne da macello!»

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In cover: Sospesa la filiera dei vivai – Foto di Uwe Driesel

Realizzare rose con nastri di raso

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 10:00

Dalla nostra lettrice Patrizia da Torino, un omaggio per tutte le persone che in questi giorni sono costrette a casa. Un augurio affinché tutto diventi più roseo!

L’arte di Patrizia

Vuoi sperimentarti con altre creazioni? Visita il gruppo Facebook Noi Unite Per Creare e dai sfogo alla tua creatività!

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a:redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

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Che guai per un ditino nel telefono!

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Una scimmia, uno scoiattolo e un uccello stanno correndo verso la cima di un albero di cocco. Chi otterrà per primo la banana, la scimmia, lo scoiattolo o l’uccello?
(La soluzione domani)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Sulla torre di Trallerallera,
c’è una vecchia nera nera,
sempre le tentenna un dente,
per chiamar tutta la gente.
No, non è una cosa strana, è soltanto…
(Soluzione: la campana)

Il Gattino Goloso

C’era una volta un piccolo gatto che amava molto mangiare le sardine, ma era raro che le trovasse. Un giorno, un mercante viaggiatore, che vendeva pesce, arrivò nel villaggio con un’intera cassa piena di sardine! Tormentato dalla fame, e con l’acquolina in bocca, il gatto cominciò a osservare venditore. Appena l’uomo si girò dall’altra parte, il gatto saltò sul banchetto e rubò una bella sardina. Furioso, il mercante si mise ad inseguire il gatto che corse via veloce. Arrivò fino ad un ruscello che scorreva pigramente in mezzo ad un prato.
Nelle sue acque limpide, il gatto vide qualcosa che lo rese molto invidioso: un gatto come lui che teneva in bocca una sardina più grande della sua. Com’era possibile? Era una cosa inaccettabile!
Senza esitare neanche un secondo, il gatto saltò in acqua per afferrare quella sardina che sembrava così succulenta. Si rese conto troppo tardi che non c’erano né gatti né sardine… Era solo la sua immagine riflessa e ingrandita!
Dovette usare tutte le sue forze per uscire dall’acqua e mettersi in salvo; nel frattempo, la sardina era scomparsa nelle profondità del torrente.
Il nostro amico gatto, si ricordò per sempre di questa dura lezione: invece di essere soddisfatto della sardina che aveva ottenuto, si era lasciato prendere dall’ingordigia.

Cantiamo insieme

PER UN DITINO NEL TELEFONO – 9° Zecchino d’Oro 1967 –

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Il Giappone, il meno colpito dal coronavirus tra i paesi G7. Come mai?

People For Planet - Lun, 03/23/2020 - 06:19

Di seguito la traduzione di ampi stralci dell’analisi comparsa sul giornale giapponese japantimes.co.jp

Il Giappone è stato il primo paese colpito dopo la Cina

Il Giappone è stato uno dei primi paesi al di fuori della Cina colpiti dal coronavirus e ora è uno dei paesi meno colpiti tra le nazioni sviluppate. Questo è sconcertante secondo gli esperti di salute.

Quasi nessun blocco alla vita sociale

A differenza delle draconiane misure di isolamento della Cina, la quarantena di massa in gran parte dell’Europa e delle grandi città statunitensi che ordinano alle persone di rifugiarsi in casa, il Giappone non ha imposto quasi alcun blocco. Mentre è stata disposta la chiusura delle scuole, la vita continua normalmente per gran parte della popolazione. I treni dell’ora di punta di Tokyo sono ancora affollati e i ristoranti rimangono aperti.

Aggressivo subito all’insorgere dei primi casi

La domanda incombente è se il Giappone ha schivato un proiettile o sta per essere colpito. Il governo sostiene di essere stato aggressivo nell’identificare i primi casi e contenere la diffusione. I critici sostengono che il Giappone ha realizzato pochi test, forse cercando di mantenere bassi i numeri di infezione in quanto è destinato a ospitare le Olimpiadi di Tokyo a luglio.

I passi compiuti per contenere il virus – come chiudere le scuole e annullare alcuni eventi di grandi dimensioni – ora sembrano misure modeste rispetto a ciò che altri hanno fatto.

1.000 casi e 44 morti

Il Giappone ha avuto finora poco più di 1.000 casi confermati e 44 morti

A Tokyo, tra le aree metropolitane più fitte del mondo, i casi costituivano lo 0,0008 percento della popolazione. L’Hokkaido, la zona più colpita dal Giappone, ha già eliminato lo stato di emergenza a causa del rallentamento di nuovi casi.

La risposta iniziale del Giappone al virus

La vicinanza del Giappone alla Cina potrebbe aver contribuito a far scattare l’allarme quando la malattia si trovava in una fase più controllabile. Alla fine di gennaio, poco dopo la prima infezione del Giappone da parte di una persona che non era stata in Cina, i disinfettanti per le mani iniziarono a spuntare negli uffici e nei negozi, le vendite delle mascherine aumentarono e le persone iniziarono ad accettare le regole di base per proteggere la salute pubblica. Ciò potrebbe anche aver contribuito ad appiattire la curva delle infezioni nel paese.

Nonostante la contagiosità del virus, un rapporto del 9 marzo di un gruppo nominato dal governo affermava che circa l’80% dei casi identificati in Giappone non aveva trasmesso l’infezione ad altri.  “Molti cluster di infezione sono stati identificati in una fase relativamente precoce”, ha detto il gruppo di esperti scientifici in un rapporto di questo mese. Il primo ministro Shinzo Abe ha citato tali risultati quando ha detto sabato che il Giappone non ha ancora avuto bisogno di dichiarare lo stato di emergenza.

In Giappone non si usano strette di mano e abbracci

Il Giappone può avere alcuni vantaggi specifici, come una cultura in cui le strette di mano e gli abbracci sono meno comuni rispetto ad altri gruppi di sette paesi. Ha anche tassi di lavaggio delle mani superiori a quelli in Europa.

I casi di influenza stagionale sono in calo da sette settimane consecutive, proprio mentre il coronavirus si stava diffondendo, indicando che i giapponesi potrebbero aver preso a cuore la necessità di adottare alcune misure di base per arginare le malattie infettive. I dati del Tokyo Metropolitan Infectious Disease Surveillance Center mostrano che i casi di influenza quest’anno sono ben al di sotto dei livelli normali, con i casi a livello nazionale che hanno raggiunto un minimo dal 2004 ad oggi.

I funzionari giapponesi affermano di essere fiduciosi nel loro regime di test mirati. “Non vediamo la necessità di utilizzare tutta la nostra capacità di test, solo perché ce l’abbiamo“, ha detto il funzionario del ministero della salute Yasuyuki Sahara durante un briefing martedì. “Né pensiamo che sia necessario testare le persone solo perché sono preoccupate.”

Giappone e Italia

“Il tasso di letalità in Italia è quasi triplo del Giappone”, ha dichiarato Yoko Tsukamoto, professore di controllo delle infezioni presso l’Università di Scienze della Salute di Hokkaido. “Parte del motivo è che in Italia se vieni testato, ti tengono in quarantena, quindi significa che non hanno abbastanza letti per pazienti relativamente non gravi.”

Il Giappone ha circa 13 letti d’ospedale per 1.000 persone, il più alto tra le nazioni del G7 e più del triplo rispetto a Italia, Stati Uniti, RegnoUnito e Canada, secondo i dati della Banca Mondiale.

Gli ospedali non si stanno affollando e non c’è stato alcun picco nei casi di polmonite, hanno detto i funzionari sanitari. Un gruppo di esperti del governo ha affermato giovedì che potrebbe essere possibile riaprire le scuole in aree senza nuovi casi confermati all’inizio di aprile.

Nella foto un parco di Tokio sabato – fonte Japan Times

Covid-19: le fabbriche del nord chiudono, vietati i viaggi di rientro

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 19:03

Mentre si è in attesa del decreto che indichi in dettaglio le misure anticipate ieri sera, 21 marzo, da Giuseppe Conte, i ministri della salute Speranza e dell’Interno Lamorgese hanno firmato un’ordinanza che fa «divieto fa divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative», di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute».

È facilmente intuibile come la nuova restrizione sia diretta a impedire, a fabbriche e aziende chiuse, i viaggi di rientro dei lavoratori verso le regioni di provenienza.

Storie di ordinaria pandemia

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 16:00

Ci vogliono almeno due/tre settimane per vedere gli effetti delle misure restrittive. Ma la gente – si sa – non ha pazienza, vuole risultati, proiezioni, dati.

E allora mi lascio andare anch’io a un bilancio dei primi giorni di “quarantena”:

1) Ho acquistato una ciclette professionale, un set di quattro piante da interno che depurano l’aria, un imperdibile collezione di oli d’oliva aromatizzati, quattro colonscopie a soli 19 euro e 90 – non cedibili e usufruibili entro i prossimi 60 giorni, – un aspiratore per foglie, un bonsai nano gigante, un corso online di ikebana e un abbonamento a “i segreti della salsamenteria”. Questo il primo giorno.

2) Ho ascoltato una ventina di volte “Beata te che lavori in Protezione Civile e puoi uscire” (senza reagire).

3) Ho ascoltato una ventina di volte “Beata te che sei da sola e non hai nessuno in casa” (senza reagire)

4) Ho visto sui vostri terrazzi le vestaglie più brutte del mondo. Ma anche una mamma e un figlia che fanno la corsa coi sacchi, gente che pianta fiori e rende il quartiere più bello, persone che sorridono, finalmente si guardano e si salutano.

5) Ho ascoltato 39 volte l’Inno italiano, 27 Volare, 11 Ma che ce frega ma ce ‘mporta, 6 ore e 25 minuti (non consecutivi, per fortuna) di mestoli che sbattono sui coperchi. E mi è piaciuto.

6) Ho assistito a fuochi d’artificio a mezzanotte. Forse qualcuno è riuscito a fare la spesa online su Amazon.

7) Ho seguito il tutorial “come cucinare con quel che c’è” di Barbieri, “inventa una cena con gli avanzi “di Cannavacciuolo” e “il feng shiu e l’arte di impiattare di Orecoshi Qualcheccòsa”. La limonata che ho fatto con l’unico limone che troneggiava nel frigo vuoto, presentata nel sottovaso di ceramica Raku, era stupenda.

8) Ho rifiutato 37 video chiamate. Di cui 4 di ex fidanzati. Fate un gruppo e ditevi tra di voi che sono magnifica e avete sbagliato tutto. Io sono qui, non nel “troppo tardi” dove vivete voi.

9) Ho pensato “che carino questo bimbo che impara a suonare il pianoforte”. Poi “che determinazione questo bambino che insiste a suonare il pianoforte”. Poi “quanto diamine ci vuole ad imparare il pianoforte?”

10) Ho ringraziato il gatto per avermi portato dal terrazzo quattro lucertole, tre piccioni, due gerani – evidentemente considerati aggressivi – e una mano.

11) Ho imparato come si cucina il tofu. Ma non perché. D’altra parte, ci sarà un motivo se il T9 insiste a correggerlo in “tufo”.

Al solito, è un decalogo in 11 punti. 
Se uno vi sta più antipatico degli altri, eliminatelo. 
Anche se sono così interessanti, questi “tempi e modi dispari” che ci troviamo a vivere nella difficoltà… Resistiamo e facciamo il nostro, intanto.

Per il prossimo bilancio, ci “vediamo” tra 7 giorni.

Cover: Roma, Piazza di Spagna – Immagine da webcam, 22 marzo, ore 14.20

Havana, cittadini applaudono i medici in partenza per l’Italia: nessuno dice “prima i cubani”

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 14:18

Bravi” dicono i cittadini cubani che salutano e applaudono all’aeroporto dell’Havana i medici in partenza per l’Italia, nessuno dice “prima i cubani”.

“Coronavirus, l’applauso ai medici in arrivo in Italia”, titola il Corriere. “I cubani applaudono i medici in viaggio per l’Italia”, avremmo preferito leggere. Già, perché in questo caso è bene sottolineare che la solidarietà non è soltanto da parte dei medici ma dell’intera popolazione cubana. Non “prima i cubani”, non “producetevi i tamponi da soli” ma “aiutiamoci l’un l’altro. Il diritto alla vita è universale.

Non è tempo delle polemiche, dunque, oggi, limitiamoci a sottolineare questo:

Polonia e Repubblica Ceca, paesi del Gruppo di Visegrád che tanto piace al sovranismo nostrano ed europeo, bloccano e sequestrano il materiale sanitario inviato dalla Cina all’Italia: materiale non soltanto urgente, visto il primato italiano dei contagi e dei decessi, ma già acquistato e pagato dal Sistema Sanitario Nazionale italiano. Materiale recante i sigilli con le bandiere cinesi e italiane, a scanso di equivoci, come si vede qui.

Cuba, Cina e Vietnam mandano in Italia medici e materiale sanitario per aiutarci nell’emergenza, come del resto hanno fatto Emergency e altre ONG (come spiegato in questo articolo).

Sovranisti e buonisti, a confronto.

La prima settimana di isolamento, il bilancio di Zerocalcare

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 14:00

Il bilancio di una settimana di quarantena, visto da Rebibbia dal fumettista Zerocalcare

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Coronavirus: un giorno nella vita degli italiani a casa

Covid-19: le mascherine con valvola non devono essere usate dalla popolazione

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 11:40

Le ormai famose mascherine FFP2 e FFP3 con valvola non devono essere utilizzate dalla popolazione “normale“: il rischio è di aumentare al diffusione del contagio. È quanto si legge nel “Vademecum utilizzo mascherine” per l’emergenza Covid-19, predisposto da un’agenzia formativa accreditata della regione Piemonte, Asso.forma, e condiviso in una circolare dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco della provincia di L’Aquila, in Abruzzo, regione che sta conoscendo un importante incremento del numero di contagi.

La spiegazione risiede nel fatto che “dalla valvola di queste due tipologie di mascherine fuoriescono le esalazioni“, il che “equivale a diffondere il possibile contagio, è come non averle”, si legge nel documento. È per questo che, oltre alla popolazione “normale”, tutti gli esponenti delle forze dell’ordine che sono costretti a un contatto ravvicinato tra colleghi, gli addetti ai reparti di alimentari o banchi del fresco e gli addetti agli uffici aperti al pubblico non devono indossarle: il rischio è di contaminarsi gli uni con gli altri, peggiorando la situazione.

Si raccomanda quindi di scegliere le mascherine secondo queste priorità:

Chi deve indossare le FFP2 e FFP3 con valvola di esalazione

Devono avere le FFP2 e le FFP3 con valvola di esalazione tutti coloro che lavorano nei reparti di terapia intensiva e infettivologia, i soccorritori (118, croce verde, croce rossa, o assimilati), “perché queste categorie si presume avranno contatti con persone o pazienti certamente contagiati e/o devono tenerle per lungo tempo”, si legge nel documento.

Chi deve indossare le FFP2 e FFP3 senza valvola

Devono invece avere le FFP2 e FFP3 senza valvola:

  • le forze dell’ordine, avendo cura di usarle solo ed esclusivamente per interventi di emergenza o interventi in assistenza ai soccorritori, perché devono essere protetti ma non rischiare di contagiarsi tra di loro, in abbinamento a occhiali e guanti monouso.
  • i medici di famiglia e guardie mediche. In alternativa con valvola (ma ricordiamo che la valvola è di aiuto a chi è costretto a utilizzarla per lungo tempo in presenza di pazienti potenzialmente malati). I medici potranno apporre una mascherina chirurgica sopra alla mascherina FFP2 con valvola per limitare la diffusione delle loro esalazioni dalla valvola.
Mascherine chirurgiche o fatte in casa

Devono indossare mascherine chirurgiche o fatte in casa:

  • tutta la popolazione circolante, tutte le persone che lavorano o sono costrette a lavorare, le stesse forze dell’ordine, gli uffici aperti al pubblico, gli addetti alla vendita di alimentari e, in ogni caso, tutte le persone o lavoratori in circolazione (si ricorda alla popolazione che è meglio restare casa).

Per gli addetti all’ospedale, infermieri e/o gli stessi medici, quando non in reparto si potrebbe consigliare di usare le chirurgiche (oppure se disponibili le FFP2 o FFP3 ma senza valvola o con aggiunta della mascherina chirurgica davanti alla valvola) per limitare al massimo la diffusione del contagio.

La bruttissima figura dello sport di fronte al coronavirus

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 11:00

Marina Hyde scrive sul Guardian che “nella bolla rarefatta in cui il calcio galleggia, il rinvio degli Europei è stato annunciato come una notizia sconvolgente. Al di fuori della bolla, però, in un mondo in chiusura causa pandemia, la “breaking news” è stata accolta con l’attenzione che si riserva all’infortunio della riserva del terzino destro della squadra per cui tifiamo. È l’irrilevanza inconsapevole in cui è piombato lo sport, in un momento di crisi sistemica globale. Eventi che fino a un attimo fa sembravano enormi ora rimpiccioliscono di fronte all’emergenza, ma non se ne accorgono”.

Su El Paìs Jorge Valdano, ex stella del calcio oggi scrittore, scrive che il coronavirus ha trasformato i calciatori in semplici cittadini, hanno perso la loro forza simbolica, la luminosità che veniva loro trasmessa dallo stadio. Che il calcio “come spettacolo e scala delle nostre illusioni sono scomparsi, è rimasta una sola evidenza: la precarietà dell’industria. Se non ci sono partite, i biglietti non vengono venduti, i contratti televisivi non sono soddisfatti e i fan non sono più clienti. Addio all’incantesimo”. 

Nessuno pagherà

Sono due tra le analisi più interessanti lette in queste giorni sul ridimensionamento dello sport e della sua industria. Il calcio è arrivato con vergognoso ritardo – non c’è altro termine – a comprendere che stavolta lo show non poteva andare avanti. La Uefa avrebbe fatto giocare le partite all’infinito. Da giorni in Italia si discute quanto la partita di Champions Atalanta-Valencia abbia inciso sul contagio che poi si è diffuso nel Bergamasco e ha provocato centinaia di morti che vediamo portati via dai camion dell’esercito. La partita zero, l’hanno soprannominata. A pandemia proclamata dall’Oms la Uefa ha fatto disputare un turno di Europa League. Non solo un comportamento disgustoso ma soprattutto gravissimo dal punto di vista sanitario. Ovviamente nessuno pagherà.

Più o meno lo stesso è accaduto in Formula Uno. Si sono fermati soltanto all’ultimo momento e perché avevano i contagi in casa. 

E le Olimpiadi?

Oggi uguale comportamento sta avendo il Cio, Comitato olimpico internazionale, che proprio non vuole rassegnarsi al rinvio delle Olimpiadi. Ovviamente tutto ciò di decoubertiniano non ha nulla. E non c’è nulla di male. Lo sport è un business molto ricco che però ha scoperto la propria fragilità e non vuole fare i conti con la realtà. È come se fosse un bambino capriccioso che non si rassegna di fronte al giocattolo rotto o alla fine del gioco. La verità è che, essendo un’industria, ha i suoi bilanci, i suoi contratti da rispettare. Proprio come nel Bergamasco dove, ovviamente, non ha inciso soltanto Atalanta-Valencia (giocata a Milano ma piena di bergamaschi) ma soprattutto la mancata chiusura delle industrie. Non hanno voluto. Ma lo sport è un’industria strana, non può imporsi a dispetto della realtà. Ha anche una cornice ipocrita da rispettare. Gli eroi non possono contribuire alla diffusione dell’epidemia (sempre che vogliano, ovviamente) altrimenti che eroi sarebbero?

È finita l’illusione

Sin dalle prime notizie relative al coronavirus, i gerarchi dello sport hanno scelto la strada della negazione. Come se quel che accadesse al genere umano, a loro non dovesse interessare. Come se fossero immuni e come se abitassero in un’altra dimensione. 

Hanno dapprima provato a negare la realtà, ordinando lo “show must go on”. E adesso, dopo essersi piegati alla realtà, si ostinano a considerare l’emergenza coronavirus come una brutta parentesi che quanto prima sarà chiusa e poi tutto tornerà come prima. 

È come se fosse crollato il castello di carta. È finita l’illusione, come l’ha definita Valdano. E oggi appaiono ridicoli nel continuare a litigare sulle date in cui ripartirà il calcio, sui diritti tv, sui contratti, sugli stipendi da decurtare ai calciatori. 

Probabilmente lo sport, o meglio l’industria che ruota attorno allo sport, dovrà rimodularsi sul mondo post covid-19. Non è affatto detto che tutto tornerà come prima. Nessuno lo sa. Resterà certamente una ferita. Resteranno il dolore e il ricordo e forse questo comporterà anche un sovvertimento delle gerarchie nella vita delle persone. Chi può dirlo?

L’unica cosa certa è che da questa emergenza l’immagine dello sport è uscita con le ossa rotte. Una brutta figura che non tutti dimenticheranno.

Origami passatempo per grandi e piccoli #iorestoacasa

People For Planet - Dom, 03/22/2020 - 10:00

L’arte degli origami, che trova le sue antiche radici nel Giappone, è una tecnica strettamente collegata alla religiosità dello Zen, motivo per cui, a questa pratica, si riconoscono anche proprietà benefiche contro stress e ansia.

Dal canale YouTube ArtPaper condividiamo un breve video alla portata di tutti: realizzazione di un cigno. Cosa ci occorre? Solo un pezzo di carta quadrato!

Fonte: YouTube ArtPaper

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