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Stupro di Vallerano: basta consenso politico sul corpo delle donne

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 14:58

Quando a fare notizia sarà l’atto criminale violento su una donna anziché le generalità del criminale potremo dirci un Paese civile. Per ora siamo un Paese cialtrone, spregiudicato, in mano a politici e aspiranti tali che cercano il consenso politico sul corpo delle donne. Molti dell’opposizione oggi usano la tragedia di una donna di 36 anni picchiata fino a farla svenire e abusata sessualmente (il tutto ripreso con il telefonino) per riguadagnare una manciata di voti in più e per riuscire a dare il colpo all’estrema destra tenuto a lungo tempo in canna. Grottesco. Gli aggressori, come ormai noto, sono il consigliere comunale Francesco Chiricozzi di 21 anni e un militante di Casapound di 19 anni, entrambi di Vallerano, entrambi di estrema destra. Un crimine è un crimine e per natura ha una vittima. I media, per natura, devono denunciare le subculture criminali che sono o potrebbero essere causa di quel crimine. Quello a cui stiamo asssitendo in questi giorni però non ha niente a che fare con l’informazione e il dibattito sociale, è piuttosto un’operazione di sciacallaggio politico, stavolta per mano della sinistra e del centro sinistra, che stanno comportandosi esattamente come hanno fatto Salvini&Co, che sulle generalizzazioni e gli slogan ci hanno costruito un governo.

Una democrazia matura dovrebbe avere antidoti a fenomenologie di questo tipo di spettacolarizzazione politica, invece si assiste al vergognoso disinteresse per la vittima e per il tema della violenza di genere in tutte le sue declinazioni e ci si concentra sugli aggressori, dei quali si vuole sapere tutto, minuziosamente, così da trarne argomento politico a favore del proprio schieramento. Lo hanno fatto sempre a destra, gli stessi aggressori erano soliti veicolare messaggi razziali sulla falsa riga del “migrante uguale stupratore”, lo sta facendo la sinistra. E per cosa? Per chiedere lo sgombero di CasaPound, che invece va fatto per ragioni costituzionali, nemmeno politiche, figurarsi di cronaca. CasaPound va sgomberata perché abusiva e in aperto contrasto con i principi della Costituzione italiana. Invece, anziché chiedere conto alla politica tutta, senza partigianerie, di come intende affrontare l’emergenza della violenza di genere, chiediamo lo sgombero di Casapound. Si strumentalizza un fatto di cronaca che è l’ennesimo segnale di un problema apolitico, del tutto apartitico, che pertiene la società e l’educazione civile, a scopi elettorali. Grottesco. Doppiamente grottesco perché stavolta a farlo è la sinistra, che per recuperare terreno decide di adottare gli stessi mezzucci della destra, un livellamento generale verso il basso che con i principi di progresso e civiltà della «costituzione più bella del mondo» non hanno niente a che fare.  È indubbio che il fascismo di ritorno, del terzo millennio o edulcorato, il fascismo comunque lo si voglia chiamare, si basa su principi di vilirismo, forza e aggressività preoccupanti, sui quali riflettere, purché con i dovuti strumenti e nelle giuste sedi.  Come è altrettanto evidente che se prima, qualche settimana fa, l’ormai ex-consigliere di Vallerano, condivideva il manifesto fascista «Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia», e poi si macchia di un crimine violento su una donna, i media hanno il dovere di dare risalto alla contraddizione. Che l’attenzione morbosa nei confronti dell’aggressione diventi strumento politico della sinistra per ripartire, eludendo il decoro, il rispetto della vittima, e il dovere di dare risposte concrete e condivise in parlamento a un problema culturale e sociale, invece, è semplicemente vergognoso.

No, la sinistra non riparta da qui.

La plastica usata ora finisce nel sudest asiatico

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 12:00

Il bando all’importazione di rifiuti in plastica introdotto dalla Cina nel 2018 ha fatto emergere le criticità del sistema di riciclo. Nonostante nel 2018 le esportazioni mondiali siano calate fino a raggiungere la metà dei volumi registrati nel 2016, nuovi Paesi, principalmente del Sud-est asiatico e non dotati di regolamentazioni ambientali rigorose, sono diventati le principali destinazioni dei rifiuti occidentali. L’Italia risulta tra i principali esportatori mondiali. È quanto emerge dal rapporto “Le rotte globali, e italiane, dei rifiuti in plastica”, diffuso da Greenpeace.

Nel rapporto viene effettuata un’analisi del commercio mondiale dei rifiuti in plastica, relativa ai 21 maggiori Paesi esportatori e ai 21 maggiori importatori nel periodo compreso tra gennaio 2016 e novembre 2018.

Lo scorso anno l’Italia si è collocata all’undicesimo posto tra gli esportatori di rifiuti in plastica in tutto il mondo, con un quantitativo di poco inferiore alle 200 mila tonnellate, pari a 445 Boeing 747 a pieno carico, passeggeri compresi.

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Caso Regeni: dall’omicidio nel 2016 al vuoto in aula oggi

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 11:48

La triste vicenda di Giulio Regeni ci ha toccato tutti profondamente. A circa tre anni di distanza dal brutale omicidio del giovane ricercatore, tra depistaggi e resistenze, la magistratura non ha portato a nessun risultato soddisfacente. Troppo delicato il tema, troppo da perdere in termini di relazioni internazionali tra Italia e Egitto e, come ha spiegato il premier Conte, troppo netti i confini d’intervento tra i due stati: “L’Italia non ha strumenti per ottenere una verità giudiziaria: anche la nostra magistratura ha avviato una inchiesta che però da quanto ho capito non ha ancora portato a risultati. Non possiamo intervenire e sostituirci alla magistratura egiziana”.

Dopo tre anni di agonie e battaglie, arriva un altro colpo basso con cui fare i conti: presenti oggi alla Camera per “l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni”erano solo in 19 deputati su 630: : 8 del Pd, 2 di Leu, 5 del M5s, nessuno di Fratelli d’Italia, 2 della Lega e 2 di Forza Italia.

Così sono bastati i ponti per la Pasqua, la Pasquetta , il 25 aprile e anche il primo maggio per trasformare una giornata potenzialmente importante per la ricerca della verità in un affronto?

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Caso Regeni: le tappe dell’inchiesta a tre anni dalla morte di Giulio.Tra gennaio e febbraio 2016 Giulio Regeni venne torturato e ucciso al Cairo. In tre anni la magistratura egiziana non ha indicato i colpevoli della morte del ricercatore italiano. Ricostruiamo i passaggi dell’inchiesta in Egitto e in Italia, fino alla lettera dei genitori di Giulio, sabato 28 aprile su Repubblica, per chiedere al premier di incalzare il presidente egiziano Al Sisi e alla risposta insoddisfatta e insoddisfacente di Giuseppe Conte. Guarda il video

Fonte: VIDEO.REPUBBLICA.IT

La lettera dei genitori di Giulio Regeni a Conte. “Presidente Conte, si ricordi di Giulio mentre stringerà la mano del Generale Al Sisi e pretenda, senza ulteriori dilazioni o distrazioni di sorta, la verità sulla sua uccisione”. Paola e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore rapito, seviziato e ucciso al Cairo, in Egitto, oltre tre anni fa, si rivolgono al premier Conte una lettera aperta, che la Repubblica mette in evidenza in prima pagina, alla vigilia dell’incontro fissato con il Presidente egiziano Al Sisi, a lato dei lavori del GT7 Forum, in Cina. I genitori di Giulio Regeni tornano a chiedere giustizia per il figlio assassinato e “di sapere i nomi di tutti i soggetti coinvolti e di vederli assicurati alla giustizia italiana”. “Le chiediamo – scrivono – di essere determinato ed incisivo con il Presidente egiziano, di andare oltre ai consueti proclami e promesse, di ricordargli che la procura romana ha già inserito cinque persone nel registro degli indagati, in base alle indagini effettuate superando gli enormi ostacoli posti da parte degli stessi egiziani”. “È giunto il momento di ricevere una risposta concreta, vera e definitiva” perché “senza questa risposta la dignità del nostro paese e delle istituzioni che Lei rappresenta risulterebbe irrimediabilmente mortificata. Giulio, che ricordiamo era un ricercatore, ha subito su di sé la violazione di tutti i diritti umani, anche del diritto di difesa”. Continua a leggere…

Fonte: AGI.IT – Alberto Ferrigolo

Conte su caso Regeni: l’Italia non avrà pace fino a quando non ci sarà la verità sulla morte. PECHINO – È stato il primo tema sollevato dal premier italiano, Giuseppe Conte nell’incontro bilaterale con il presiedente egiziano, Al Sisi subito dopo la cena di questa sera con il presidente cinese Xi Jinping a conclusione del secondo Forum sulla nuova Via della Seta. In mattinata Conte aveva letto la lettera dei genitori di Giulio Regeni pubblicata su Repubblica e ne era rimasto molto colpito. Così quando ha incontrato in serata il presidente egiziano ha chiesto nuove informazioni. «Perché l’Italia – ha detto il premier – non può avere pace fino a quando non avrà la verità. Non c’è alcun concreto passo avanti che ci lasci intravedere un accertamento dei fatti plausibile ma il Governo non verrà mai meno a questo impegno: arrivare a una verità giudiziaria che sia plausibile e che abbia risconti oggettivi e inoppugnabili»  Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM –  Ge.P

Caso Regeni, l’Aula è vuota quando si discute della commissione d’inchiesta: sono presenti appena 19 deputati. Diciannove. Tanti erano i deputati presenti alla discussione generale per l’istituzione della Commissione d’inchiesta sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso in Egitto. Otto i parlamentari del Pd, 5 del Movimento Cinque Stelle, 2 di Leu, altrettanti di Lega e Forza Italia. Nessuno di Fratelli d’Italia. I pochi presenti annunciano che daranno il via libera all’istituzione della Commissione, che avrà 12 mesi di tempo per “chiarire le responsabilità che hanno portato alla morte di Giulio Regeni” e dovrà “verificare fatti, atti e condotte commissive e omissive che abbiano costituito o costituiscano ostacolo, ritardo, o difficoltà”. Il primo via libera era arrivato il 16 aprile da parte della commissione Esteri, dopo l’appello del presidente della Camera Roberto Fico. Vota a favore anche la Lega, mentre il forzista Pierantonio Zanettin pone dei distinguo dicendo “no a velleità, no alla propaganda, no allo spreco di risorse e energie”. Mentre dal dem Massimo Ungaro arriva la denuncia forte sulla “presa in giro” dell’Egitto.Continua a leggere…

Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT –  Ge.P

La nostra lingua «sente» anche gli odori

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 09:48

Nuove conferme. In prospettiva secondo gli scienziati aggiungere odori dolci al cibo potrebbe ridurre l’assunzione di zuccheri e aiutare a combattere l’obesità.

Il gusto si sente nella bocca e l’odore nel naso e poi separatamente le due informazioni arrivano al cervello che compone l’impressione di sapore di un determinato cibo. O no? Sembra che le cose siano un po’ più complesse di così, o meglio, che i nostri sensi siano un po’ più «multitasking», versatili.

Assaggi e sapori

Si sa da tempo che la lingua rileva se qualcosa ha un sapore dolce, acido, salato, amaro o umami («saporito») grazie alle cellule che trasportano i recettori del gusto (proteine che interagiscono con particolari molecole nel cibo), ma una ricerca recente ha indagato le potenzialità della lingua scoprendo che potrebbe avere più muscoli di quanto si pensasse in precedenza e che potrebbe essere in grado di rilevare gli odori. «Non è esattamente come “sentire” un profumo aprendo la bocca», specifica il dottor Mehmet Hakan Ozdener del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, che ha guidato la ricerca. «Invece potrebbe essere che le molecole dell’odore attivano anche una risposta in bocca, ad esempio modificando un assaggio».

Lo studio

Gli studiosi hanno scoperto che le cellule del gusto umano contengono proteine note per essere in grado di rilevare gli odori: rispondevano alle fragranze, compreso un composto profumato di chiodi di garofano chiamato eugenolo. Tuttavia, Ozdener ha detto che non è ancora chiaro se i segnali dei recettori olfattivi vengano inviati direttamente al cervello o se l’informazione sia prima combinata in bocca.

I «cinque» sensi?

Non è esattamente una novità il fatto che i sensi non siano esattamente cinque ma soprattutto non siano «confinati» negli organi appunto «di senso». Sappiamo ad esempio che i recettori olfattivi possono essere trovati in molti tessuti diversi dalla mucosa del naso. E le cellule del gusto si trovano anche nel sistema respiratorio, nel tubo digerente, nell’uretra e nell’intestino crasso. Sebbene la loro precisa funzione in aree diverse dalla bocca non siano completamente note, si ritiene che queste cellule sensoriali svolgano un importante ruolo di «guardiano», proteggendo il corpo da batteri e sostanze potenzialmente dannose.

Prospettive future

I ricercatori di Philadelphia, parlando di prospettive future indicano come scenario quello della lotta all’obesità infantile: utilizzare cioè gli odori per indurci a mangiare in modo più sano, ad esempio aggiungendo una concentrazione molto bassa di un odore a un cibo per far pensare sia più dolce di quello che è, riducendo così il bisogno di zucchero.

FONTE: CORRIERE.IT


Le assurde sneaker Nike per portare il cane a fare i bisognini

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 08:00

Che abbiate in casa un chihuahua o un mastino napoletano poco importa: anche per portare a passeggio il vostro cane servono le giuste scarpe. O almeno devono aver pensato così i creativi di Nike, che per rendere omaggio ai nostri amici a quattro zampe hanno messo a punto le nuove Nike SB Dunk High Dog Walker: speciali sneaker al momento disponibili sul mercato statunitense, con dettagli che esplorano il mondo canino sotto ogni possibile punto di vista. Anche il più assurdo.

Come è possibile notare dalle immagini nella nostra gallery, infatti, queste scarpe presentano una serie di inserti in simil-pelo sintetico di vari colori, manto di Dalmata compreso.

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Le finali Atp di tennis a Torino valgono più di Allegri e Adani

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 05:05

Ha ragione Allegri o ha ragione Adani? Il calcio italiano, e non solo il calcio, è appeso allo scontro televisivo tra l’allenatore della Juventus e uno dei commentatori di Sky Sport. I due non si amano e sono portatori di idee diverse. Banalizzando, e adeguandosi alla sintesi giornalistica imperante, rappresentano la divisione tra i cultori del risultato e quelli del gioco anzi del bel gioco.

Allegri ha mostrato insofferenza e di fatto non ha accettato di poter essere messo in discussione o comunque criticato da un ex calciatore che fondamentalmente nella sua vita professionistica non ha mai raggiunto risultati di livello. E che, diciamolo, non brilla per simpatia. Entrambi, però, non possono essere considerati temi di discussione.

La reazione di Allegri, uno piuttosto fumantino, denota nervosismo. Si sente messo in discussione pur avendo vinto cinque scudetti consecutivi. E da sempre critica i teorici del cosiddetto bel calcio, si batte contro i fautori della complessità del gioco del pallone.

Potremmo proseguire a lungo, però questa volta vorremmo andare oltre la polemica imperante. Ed evidenziare che l’Italia è anche altro. Nella settimana precedente, l’Italia dello sport (e non solo) ha raggiunto un risultato se non storico quantomeno molto importante: l’assegnazione delle finali Atp di tennis per il quinquennio dal 2021 al 2025. Le ha vinte Torino.

E’ un evento senza precedenti. L’Italia del tennis organizza il torneo di Roma che ha una sua nobiltà e ha anche una sua importanza: rientra tra i più ambiti tornei sulla terra rossa. Le finali Atp sono un salto di qualità. Possono in qualche modo essere paragonati all’assegnazione dei giochi olimpici. E’ come se un’agenzia di rating avesse promosso l’economia italiana. Vuol dire che gli sponsor e un sistema economico di lusso si fidano della nostra organizzazione e della nostra affidabilità.

E’ una notizia in controtendenza. Se n’è scritto sui giornali, se n’è parlato in tv. Ma, forse è stata una nostra impressione, non con la stessa enfasi data alle scaramucce tra Adani e Allegri. La verità è che nonostante la nostra pessima pubblicità, il made in Italy funziona ancora e ha presa sul pubblico e sugli sponsor. Se solo fossimo meno autolesionisti.

Gli Empori di Comunità, cosa sono e come funzionano

People For Planet - Mar, 04/30/2019 - 02:02

A Bologna ha aperto Camilla, un emporio di Comunità, ne abbiamo parlato in un precedente video.
Siamo tornati da Giovanni Notarangelo per farci spiegare meglio da dove arrivano alcuni dei prodotti venduti e se ci sono realtà simili nel mondo.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Le piante d’appartamento depurano l’aria?

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 19:00

Sono arredanti, mettono di buon umore e aumentano esponenzialmente il numero di viventi tra le mura di casa. Sicuri, però, che le piante da appartamento riescano anche a purificare l’aria che respiriamo? Un articolo pubblicato sull’Atlantic fa scricchiolare le convinzioni di un esercito di pollici verdi: la scienza su questo è piuttosto chiara – se un effetto c’è, è praticamente impercettibile, considerando il numero di piante e la densità di possibili inquinanti nelle nostre case. 

L’ORIGINE DI UN FALSO MITO. L’equivoco nasce da uno studio della fine degli anni ’80, in cui uno scienziato della NASA, Bill Wolverton, volle verificare se le piante potessero depurare un ambiente chiuso dai composti organici volatili (VOCs), molecole che si sollevano regolarmente da pitture e rivestimenti, smalti per le unghie, shampoo, e da qualunque cosa abbia un odore o un profumo. Diversamente da altri inquinanti come il particolato atmosferico, i composti organici volatili non vengono catturati dai comuni filtri dell’aria. Per la ricerca spaziale, la possibilità di sbarazzarsene non è cosa da poco: in un ambiente completamente sigillato dall’esterno, è facile che queste sostanze si accumulino.

UNA BELLA DIFFERENZA. Le conclusioni di Wolverton furono positive. Nel suo rapporto, pubblicato nel 1989, stabilì che le piante sono “una soluzione promettente ed economica all’inquinamento domestico. Se l’uomo si sposterà in habitat chiusi, sulla Terra e nello Spazio, dovrà portare con sé un sistema naturale di supporto alla vita“. Non c’è nulla di sbagliato in quello studio; piuttosto, è l’interpretazione che ne è stata data in seguito, che ha creato il mito dei “polmoni verdi” di casa.

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Questo Paese ha raggiunto l’uguaglianza di genere?

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 16:00

In Italia il tasso di occupazione è tra i più bassi d’Europa e a parità di mansioni, le donne percepiscono stipendi inferiori. Restano squilibri di genere in molte giunte comunali, con solo il 18% di consigliere. Pesano la carenza dei servizi sociali, soprattutto nel Mezzogiorno, ed un insufficiente sostegno alla maternità. Sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne siamo uno dei fanalini di coda, i servizi per assicurare il rispetto dell’interruzione volontaria della gravidanza sono molto carenti in alcune Regioni del Sud, a causa dell’obiezione di coscienza. Però c’è un progetto – che si chiama Obiettivo 2030 – che chiede l’impegno di istituzioni, associazioni e cittadini per raggiungere un’effettiva parità e una piena uguaglianza a tutti i livelli: difendiamo le conquiste del passato e facciamo di nuove.

A 61 milioni di bambine è ancora negato l’accesso all’istruzione. Ogni giorno più di 20mila bambine sono costrette a sposarsi.

Oltre il 30% delle donne italiane subisce nell’arco della vita qualche forma di violenza fisica e sessuale.

L’Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa per occupazione femminile. Le donne guadagnano il 30% in meno degli uomini.

Se ci chiedessero: ha il vostro Paese raggiunto la parità di genere? Dovremmo rispondere no. Un sonoro no che fa eco in tutto il mondo.

Obiettivo 2030 è un progetto che nasce allo scopo di diffondere il più possibile la conoscenza dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu per accrescere la consapevolezza di azioni e scelte che cittadini, comunità e istituzioni sono chiamati a intraprendere per realizzarli.

Sconfiggere la povertà e la fame, promuovere la salute e il benessere, puntare su un’istruzione di qualità per tutti e tutte. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica duratura e sostenibile. Incrementare imprese eque, favorire l’innovazione e la nascita di infrastrutture resilienti, ridurre le disuguaglianze. Avere città e comunità sostenibili con consumo e produzione responsabili. Lottare contro i cambiamenti climatici- come Greta Thunberg ci insegna – preoccuparsi degli oceani, dei mari e conservare le risorse marine, allo stesso modo proteggere, ripristinare e tutelare l’ecosistema terrestre. Società pacifiche e più inclusive, rette da istituzioni solide e responsabili che garantiscano a tutti la giustizia. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

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Il sesto senso potrebbe esistere davvero

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 15:00

Uccelli, pesci e alcune altre creature percepiscono il campo magnetico terrestre, in un fenomeno chiamato magnetorecezione, che usano anche per navigare. Gli scienziati si sono chiesti a lungo se anche gli umani fossero dotati di questo “sesto senso”.

In un laboratorio del California Institute of Technology, i ricercatori hanno scoperto che le persone, quando sono esposti a un campo magnetico, uguale a quello della Terra, le loro onde celebrali creano un modello particolare, ma solamente quando questo campo si muove in una certa direzione. Questa scoperta ha portato alla luce che le persone hanno una risposta al campo magnetico terrestrema non è chiaro come il cervello possa usare queste informazioni.

Durante un esperimento, 26 persone sono state bendate e fatte sedere in una stanza circondata da bobine elettriche in grado di creare un campo magnetico come quello della Terra. Il team si è focalizzato sulle onde alfa del cervello, le onde che sono presenti quando stiamo fermi, ma che tendono a svanire quando si usano i propri sensi. 

All’accensione del campo magnetico, l’attività di queste onde alfa erano cambiate. La cosa interessante è che il cambiamento è stato innescato quando il campo magnetico è stato puntato come quello dell’emisfero settentrionale della Terra (verso l’alto), mentre non è stato generato alcun segnale quando il campo magnetico è stato puntato in direzione dell’emisfero australe della Terra (verso il basso).

Le persone in questo studio provenivano tutte dall’emisfero settentrionale, per questo motivo, affermano gli scienziati, dovrebbero sentire i campi magnetici rivolti verso il basso (come quello dell’emisfero australe) come campi innaturali. Per avere altre certezze è importante testare l’esperimento con persone dell’emisfero australe.

Ci sono ancora molti punti interrogativi sull’esperimento: come fa il cervello a captare queste onde elettromagnetiche? Per quale motivo la nostra materia grigia risponde ai campi magnetici che ruotano a sinistra ma non a destra? Solamente de test futuri potranno risolvere questi dubbi.

FONTE: TECH.EVERYEYE.IT

Happycracy: un nuovo modello di governo delle masse dei lavoratori

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 15:00

L’obiettivo primario della vita è la felicità, diventata una vera e propria divinità.

Ma a che costo? Sacrificando parti di noi.

A spingermi in questa riflessione sono stati alcuni articoli e studi recenti circa la tendenza delle aziende, grandi o piccole che siano,  ad assumere, selezionare, formare persone positive. Be happy! È il nuovo mantra.

Nel lontano 2007 ho partecipato io stesso a un percorso di formazione istituito dalla banca per la quale ho lavorato 22 anni. Si chiamava “Leadership for result” e portava con sé uno slogan che sostanzialmente sintetizzava il concetto “se sei felice con te stesso, stai bene in azienda”.

Tutti quanti noi, i manager partecipanti, ci chiedevamo, meravigliati, come mai la banca ponesse tanta attenzione alla nostra felicità. Come mai ci portava in aula (per la prima volta) per fini diversi dall’imparare tecniche di persuasione e di gestione delle risorse umane (venditori) ?

All’ultimo forum economico mondiale, a Davos, si è discusso ampiamente del tema. In quella occasione il CEO di Alibaba, Jack Ma, lo ha detto apertamente: le persone ideali da assumere non sono quelle più qualificate, affatto. Le più ideali sono le più positive.

Perché? Perché non si lamentano. Ecco perché la felicità sul posto di lavoro è il massimo per le aziende.

Dietro ai claime, ai programmi di formazione, ai capitali crescenti investiti dalle aziende in servizi di consulenza, ai seminari motivazionali, ai mental coach d’azienda, ai psicologi d’azienda, agli esperti professionisti della felicità, sapete cosa c’è?

Solo un tornaconto economico, parliamo di miliardi di euro, miliardi di euro di risparmio.

Iniziamo con il dire che l’equazione dipendenti felici = dipendenti più produttivi non assicura un risultato costante, è tutto da dimostrare. È, di certo, solamente fuorviante e aiuta le imprese a sbandierare un ideale esteticamente bello, formalmente piacevole. Insomma, addolcisce la pillola.

Ciò che ci dicono le ricerche è che un’atmosfera positiva sul posto di lavoro aiuta sicuramente gli individui a intraprendere attività più pesanti. Si, perché li rende più sicuri e quindi più superficiali e incoscienti.

Inoltre la felicità, chiamiamola positività, sembrerebbe anche influenzare in negativo l’interesse verso gli altri, portando semplicemente a un calo di empatia. Questo dato ci sembra abbastanza oggettivo, quando siete carichi a mille e felici vi interessano gli altri? Rispondete sinceramente. No, quando si è davvero contenti si è al centro del proprio interesse, diventiamo egoisti.

Continuo ad analizzarvi gli studi in merito. Sembrerebbe, anche, che i dipendenti più felici siano quelli più fragili emotivamente, maggiormente inclini a cali emotivi: dipendono, infatti, dai riconoscimenti e dalle rassicurazioni e vivono male, molto male, un mancato raggiungimento di un obiettivo.

Ciò che è confermato è che i lavoratori contenti e motivati sono quelli che si ammalano di meno e accettano di buon grado la perdita dei propri diritti personali.

Siamo arrivati al nocciolo della questione. Ecco perché le aziende ricercano la felicità come interpretassero Chris Gardner (Will Smith), nella “Ricerca della felicità” di Gabriele Muccino.

“Tesoro, tu sei felice? Perché se sei felice tu, io sono felice ed è questo quello che conta!”

Conta perché quelli felici sono i dipendenti meno costosi, più stai bene, più stai bene, fisicamente e mentalmente. Più stai bene, più ti presti, aumentano i livelli di dedizione. Questo vuol dire taglio dei costi del turnover del personale, della compensazione e del reclutamento. Secondo Gallup negli Usa tali costi si aggirano tra i 438 mila e i 4 milioni di dollari all’anno per una ditta con 100 impiegati.

E, ultimo ma non ultimo, non esiste strumento migliore della felicità per controllare le persone e sottometterle. Un dipendente felice farà meno caso alle condizioni di lavoro, al salario, e tollererà maggiormente lo sfruttamento attraverso l’autosfruttamento.

Meccanismo complesso la mente, che le aziende hanno imparato (da decenni e più) a regolare.

Riescono a trasformare ciò che è necessario, necessità di lavoro,  in  una fonte di libido e consacrazione personale.

È la sottomissione, mai citata a voce alta, ciò a cui mirano attraverso la felicità. Il culmine della felicità, per dirla alla Michel Houellebecq, consista, allora nella sottomissione più assoluta.

L’oblio di sé stessi che rende veramente felici le aziende. Rinunciare a sé stessi, alla libertà, per essere felici è ciò che dicono. Stanno sviluppando l’happycracy, un nuovo modello di governo delle masse

Sembra follia.

Erano felici anche le folle dei regimi totalitari, questo fa riflettere.

Foto di Pexels da Pixabay

Banksy, il nuovo murale contro i cambiamenti climatici a Londra

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 12:00

…e questa volta dedica un murale in difesa dell’ambiente contro i cambiamenti climatici. Il nuovo graffito attribuito al celebre street artist è comparso a Marble Arch, nei pressi di Hyde Park, a Londra.

La zona è il centro della protesta del movimento ambientalista Extinction Rebellion. Nel murale si vede un bambino con in mano un cartello di Extinction Rebellion e accanto una pianta che spunta dal terreno con la scritta “Da questo momento finisce la disperazione e iniziano le tattiche”.




Fonte articolo TPI.IT

Caso maratona di Trieste: Cos’è successo veramente?

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 11:33

L’organizzazione del Trieste Running Festival ha annunciato che per la mezza maratona di Trieste del prossimo 5 maggio saranno ingaggiati anche atleti africani, a differenza di quanto aveva inizialmente deciso. L’annuncio è arrivato dopo le numerose critiche e polemiche della giornata di sabato, con accuse nei confronti degli organizzatori di avere discriminato gli atleti africani escludendoli dalla competizione. Fabio Carini, presidente della società che organizza il Trieste Running Festival, ha detto che si era trattato di “una provocazione” per portare l’attenzione sul tema degli ingaggi degli atleti africani, che avvengono a prezzi molto inferiori rispetto a quelli per gli atleti europei.

Le iscrizioni alla mezza maratona sono libere e aperte a tutti, ma come avviene spesso in questi casi gli organizzatori avevano deciso di avere anche corridori professionisti, che vengono ingaggiati tramite un contratto e pagati, di solito con la mediazione di un manager. Secondo Carini: “Gli atleti del Kenya e del Nord Africa pedine di manager sfruttatori senza scrupoli. Questi atleti sono sottopagati e trattati in maniera indecente rispetto a quello che è il loro valore. Questo poi va a discapito di atleti italiani ed europei che chiaramente rispetto al costo della vita non possono essere ingaggiati, perché hanno costi di mercato”.

In seguito all’esclusione degli ingaggi per gli atleti africani, gli organizzatori del Trieste Running Festival avevano ricevuto molte critiche, da politici, atleti e semplici appassionati. La Federazione Italiana Atletica Leggera aveva annunciato di voler verificare scelte e motivazioni dell’esclusione, esprimendo la propria contrarietà. Continua a leggere… [Fonte: ILPOST.IT] 

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

“Africani esclusi dalla maratona”, poi il dietrofront. Bufera a Trieste.Nessun atleta africano alla mezza maratona di Trieste in programma il prossimo 5 maggio. È bufera sulla manifestazione con la questione che, prima del dietrofront degli organizzatori, finisce in Parlamento e la Procura della Fidal che apre un’inchiesta.

Trieste Running Festival dice no al mercimonio di eccellenti corridori africani sfruttati da manager che si arricchiscono sulla pelle e sulle gambe altrui. Questa è l’unica verità che deve aprire una nuova era dello sport fondato sul rispetto dei valori” le parole di Fabio Carini, presidente dell’Apd Miramar, organizzazione che promuove la 24esima edizione della corsa triestina e che annuncia così la decisione di non ingaggiare alcun atleta africano. “L’ingaggio non dipende da noi, è chiesto dai rappresentanti degli atleti e purtroppo molto spesso ci sono disparità. Con un gesto eclatante abbiamo denunciato fortemente questa situazione e adesso gli organi competenti mi auguro che vadano a fondo a tutto ciò”.

Dopo ore di polemiche, arriva però il dietrofront dell’organizzazione sempre attraverso le parole di Fabio Carini che “apre” all’invito nei confronti atleti africani. “Dopo avere lanciato una provocazione che ha colto nel segno, richiamando grande attenzione su un tema etico fondamentale, contrariamente a quanto comunicato ieri, inviteremo anche atleti africani, come abbiamo fatto con quelli europei, lavorando con quei procuratori che siano in grado di garantire e certificare un comportamento trasparente e tracciabile”. Continua a leggere… 

[Fonte: ILTEMPO.IT ]

Dagli scafisti del mare agli scafisti dello sport: che figuraccia la maratona di Trieste. Gli scafisti della politica navigano nelle acque sicure dove sanno che la pesca è buona. Verificano le paure della gente e poi, individuatane una la ripropongono in tutte le salse sperando di poter ottenere sempre il solito effetto: quel misto di rabbia e indignazione che li elegge uomini forti al comando di un Paese che rischia sempre di sbandare e che finirebbe certo male se non ci fossero loro. Questo fanno gli scafisti della politica. Così nella nostra politica attuale, quella che ha individuato il mare come portatore unico di qualsiasi rischio e qualsiasi sfiga, hanno pensato che per accarezzare la xenofobia (e più sotto il razzismo, strisciante e unto) qualcuno deve avere pensato che se funzionano gli scafisti del Mediterraneo allora funzioneranno anche gli scafisti nello sport, e, che ne so, gli scafisti del commercio all’ingrosso, gli scafisti del succo d’arancia, gli scafisti dei pantaloncini corti oppure gli scafisti del trasporto pubblico.

Nella loro banalità (e nella nostra) credono che basti infarcire con la parola qualsiasi tema, senza nemmeno prendersi la briga di analizzarlo con un po’ di serenità per ottenere sempre il medesimo successo. Poi, ovviamente, sbagliano, e dicono che era tutto solo una provocazioneContinua a leggere…

[Fonte: TPI.IT]

Caso Maratona Trieste, Roberti: “Non è stato escluso nessuno. “Non è stata vietata l’iscrizione a nessuno. Anche un atleta africano, anche keniano, può partecipare e vincere la Trieste Half Marathon il 5 maggio prossimo. Se vuole venire qua, si porta anche a casa il premio in denaro”.L’assessore alla sicurezza del Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti, ha replicato durante lo stesso giorno alla (presunta) polemica dell’esclusione degli atleti africani dalla Trieste Running Festival, divieto motivato dagli organizzatori dalla volontà di non continuare quant’è stato definito uno sfruttamento degli atleti dal continente. La diretta Facebook dell’assessore è stata poi citata dall’Agi e dalla maggior parte delle testate giornalistiche nazionali. Continua a leggere…

[Fonte: TRIESTEALLNEWS.IT – Zeno Saracino]

Un dispositivo che trasforma l’attività del cervello in parole

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 09:34

Prima legge l’attività del cervello per estrapolare una mappa dei movimenti del sistema vocale, e poi traduce questi in parole.

n maniera del tutto spontanea, praticamente senza che ne abbiamo coscienza, quando parliamomuoviamo qualcosa come cento muscoli. Un intero sistema – dalla laringe, alla mascella, alla lingua alle labbra – si coordina per produrre i suoni che nascono nel cervello. Alcune malattie (come ictus o sclerosi laterale amiotrofica), possono compromette tutto questo, rendendo difficile se non impossibile a chi ne soffre parlare. E così esprimersi, comunicare, interagire. Esistono sistemi che in qualche misura permettono di recuperare queste abilità, sfruttando i movimenti della testa o degli occhi e interfacce cervello-computer per controllare un cursore, selezionare delle lettere e permettere così di esprimersi (cosiddetti spelling-based approaches). Ma si tratta di dispositivi lontani dal mimare il naturale flusso di un discorso. Oggi, sulle pagine di Nature, un team di ricercatori presenta i primi risultati relativi a un sistema che promette di ristabilire la capacità di parlare, in modo più fluente e naturale. L’idea arriva dal team di Edward Chang della University of California di San Francisco che è riuscito a mettere a punto un sintetizzatore vocalein grado di trasformare l’attività del cervello in parole e frasi.

I partecipanti allo studio hanno ripetuto decine di frasi ad alta voce mentre in contemporanea veniva registrata la loro attività cerebrale corrispondente, che è stata utilizzata per creare unarappresentazione dei movimenti del tratto vocale associati, grazie all’utilizzo di una rete neurale artificiale (e grazie alle informazioni provenienti da una libreria di dati simili collezionati in precedenza). Ed è stato dunque a partire dalla decodifica di questi movimenti, spiegano i ricercatori, che è stato possibile sintetizzare le frasi corrispondenti, trasformando in voce i segnali acustici estrapolati dalla lettura dell’attività cerebrale, in un processo appunto a due fasi. La caratteristica distintiva del loro decoder, puntualizzano infatti gli scienziati, è la rappresentazione articolare intermedia, che fa come da ponte tra l’attività neurale e quella acustica.

Non mancano certo tentativi e strategie per mettere insieme parole direttamente a partire dalla registrazione delle attività cerebrale (e persino le conversazioni interne), ricordano Chethan Pandarinath e Yahia Ali della Emory University e del Georgia Institute of Technology di Atlanta, in un commento al paper. L’approccio di Chang e colleghi a due fasi però, continuano i due, risponde alle osservazioni secondo cui“l’attività nelle aree del cervello collegate al parlare sono più legate ai movimenti dell’apparato vocale che ai segnali acustici prodotti mentre si parla”.

La rappresentazione acustica risultante dall’approccio di Chang e colleghi è stata abbastanza soddisfacente, come è possibile ascoltare. Tanto che alcuni se le frasi venivano fatte ascoltare ad alcuni volontari questi riuscivano a identificare e trascrivere quanto ascoltato.

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5 consigli pratici per passare ad uno stile di vita “plastic-free”

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 07:00

Hanno proprietà utilissime – sono leggere, resistenti all’umidità e alle alte temperatura, sono durevoli ed economiche. Svolgono, inoltre, un ruolo fondamentale in alcuni campi, come in ambito ospedaliero, per le attrezzature industriali, i computer e i cellulari. Le plastiche sono importanti e liberarsene del tutto è impossibile. Tuttavia nella maggior parte dei casi sono dannose e per questo dobbiamo imparare al più presto a eliminarle nei settori nei quali non c’è bisogno: è la tesi di Chantal Plamondon e Jay Sinha, due imprenditori che hanno fondato una società con lo scopo di combattere l’inquinamento da plastica e di cui è appena uscito il libro Vivere felici senza plastica. La guida definitiva. Non ci sono più scuse (Sonda edizioni).

Più di 900 Empire State Building al giorno: tanta è la plastica che viene prodotta nel mondo. Ogni anno nel mondo vengono utilizzate 500 miliardi di buste di plastica, mentre si acquistano 1 milione di bottiglie di plastica ogni minuto, il 10% dei rifiuti di tutto il mondo. Abbiamo 5.25 trilioni di pezzi di plastica galleggianti nei nostri oceani, l’1% di quella nelle acque marine visto che il 99% è sotto la superficie. Le conseguenze sugli animali sono drammatiche: nello stomaco del 60% degli uccelli marini c’è plastica, mentre si stima che il 90% degli uccelli ancora vivi abbia mangiato plastica in qualche sua forma. Insomma la plastica è ovunque, nell’aria, nella terra, nell’acqua, anche a livello microscopici. Sfuggire ad essa è impossibile, bisogna produrne di meno.

Un altro punto che gli autori “sfatano” è il mito del riciclaggio della plastica. “Tutti i consumatori”, scrivono gli autori, “pensano che buona parte della plastica sia riciclabile. In realtà, non è così: in Italia solo 961mila dei 7 milioni di tonnellate di plastica prodotte sono riciclate, anche perché la plastica può essere convertita solo in prodotti di minore qualità”. Da questo punto di vista, ad esempio, è sbagliato lavare più volte le bottiglie usa e getta, perché quella plastica è economica e deperibile e rischia di far filtrare nelle bevande pezzettini microscopici di plastica e sostanze chimiche.

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Biogas e le innovazioni dell’agricoltura di precisione

People For Planet - Lun, 04/29/2019 - 02:28

Questo è ciò che emerge dall’ultimo rapporto dell’Ippc, pubblicato nell’ottobre del 2018. Quindi non basta avviarsi verso una società, e un’economia, senza emissioni ma è necessario levare CO2 (l’anidride carbonica) dall’atmosfera, e diventare una società “carbon negative“, diminuendo in maniera assai drastica, rispedendola al mittente, ossia sottoterra, la CO2 estratta con le fonti fossili. E i metodi per fare ciò non sono poi molti. Ci sono i carbon sink naturali, piante, oceani e suolo, mentre tra quelli artificiali c’è la molto discussa Carbon Capture Sequestration (CCS) che utilizza le stesse tecnologie dell’estrazione delle fonti fossili.

Un’altra strada per “sequestrare” la CO2 e confinarla nel terreno è possibile ed è “Made in Italy“. E oltretutto si coniuga con una delle nostre massime eccellenze: il cibo. Non si tratta della scoperta del secolo che viola la seconda legge della Termodinamica, ma di un’ottimizzazione delle coltivazioni in chiave energetica che utilizza come integrazione l’energia del Sole, usata con il più antico dei metodi: la fotosintesi clorofilliana. Questo metodo antico è stato assemblato sotto il profilo tecnologico, metodologico e agricolo tramite il sistema del Biogasfattobene messo a punto dal Consorzio Italiano Biogas (Cib).

Si tratta di un sistema con il quale gli scarti delle coltivazioni agricole, i reflui zootecnici e le doppie colture – che non intaccano le coltivazioni alimentari – sono utilizzate per la produzione di biogas ottenuto da matrici organiche a base di carbonio.

E oltre a ciò c’è l’uso del digestato come biofertilizzante, a chilometro zero, che usato con continuità sul terreno evita il ricorso di fertilizzanti classici, blocca l’impoverimento del suolo apportandovi materia organica e così fissa la CO2 nel terreno in grandi quantità.

Le potenzialità non sono poche. In Francia hanno fatto i conti usando il progetto Afterre2050, simile al Biogasfattobene. Il tasso di crescita delle riserve di carbonio nel terreno è del 4 per mille annuo e usando questo sistema in maniera diffusa si potrebbero produrre tra i 130 e i 150 TWh (terawattora, equivalente a un miliardo di chilowattore) di elettricità da biogas, abbattendo le emissioni nel settore agricolo di CO2e NOx (gli ossidi di azoto) del 55%, diminuendo l’utilizzo di acqua e di fertilizzanti del 70% e quello d’energia del 40%.

Lo studio di Ecofys voluto dal Cib sulle potenzialità e sui vantaggi del Biogasfattobene è significativo perché osserva la sostenibilità ambientale sotto la lente dei processi produttivi, in questo caso quelli dell’agricoltura, coniugandoli con l’innovazione che sta entrando in maniera importante nel settore. Si tratta di uno studio sul metodo di processo, che coniuga la produzione agricola ed energetica con la tutela ambientale e che proprio per questo motivo ha una notevole valenza. Nella ricerca si analizzano questioni come la disponibilità e il risparmio di risorse idriche, il rischio da cambiamenti indiretti nell’uso del suolo (Indirect land use change: ILUC) definiti con precisione nelle ultime direttive europee sui biocarburanti, le colture sequenziali e il modello di business collegato, la qualità del terreno, la riduzione di CO2 e gli indicatori sulla biodiversità. Il tutto anche verificato sul campo in una serie di aziende agricole della Pianura Padana.

L’approccio del Biogasfattobene, oltre a essere adattabile a realtà molto diverse, è un sistema conservativo in grado di collegare l’energia rinnovabile programmabile con la produzione alimentare, in maniera sinergica e con un alto tasso di sostenibilità ambientale.

In Argentina l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agroeconomica ha osservato che l’adozione di colture sequenziali e l’utilizzo dei reflui zootecnici e dei sottoprodotti agricoli su nove milioni di ettari abbatterebbe del 50% le importazioni di gas naturale fossile del paese, sostituendolo con gas rinnovabile. Negli Stati Uniti, presso la Pennsylvania State University, è stato stimato che le colture sequenziali possono essere applicate su 35 milioni di ettari negli Stati Uniti, anche grazie al fatto che le agricolture di precisione e conservative lì sono molto diffuse. Il che significa che, sommando le colture sequenziali agli effluenti zootecnici e ai sottoprodotti agricoli, si potrebbe produrre biometano pari al 21%, del metano di origine fossile consumato dal paese.

In Italia il potenziale di biometano producibile al 2030 è stimato in otto miliardi di metri cubi l’anno, cosa che consente il raggiungimento degli obiettivi della nuova direttiva europea sulle rinnovabili, la Red II.

E se ora abbiamo parlato solo delle questioni ambientali, bisogna evidenziare anche questioni come l’integrazione del reddito agricolo grazie alla produzione energetica e dell’innovazione.

La vendita dell’energia, infatti, consente una differenzazione degli utili, una valorizzazione degli scarti che da costo diventano una risorsa, con un conseguente aumento della produzione agricola a cui si deve aggiungere l’efficienza energetica indotta dall’utilizzo, presso la stessa azienda agricola, del calore cogenerato.

Gli elementi per un’economia circolare ci sono tutti: e a questo si affianca l’innovazione legata all’agricoltura di precisione che consente d’iniettare il digestato liquido in punti precisi del terreno grazie alla memorizzazione della posizione Gps dei semi piantati in precedenza e grazie all’utilizzo di una seminatrice di ultima generazione in grado di seminare centinaia di migliaia di semi ricordando per ognuno la posizione. Stiamo parlando del fatto che ogni seme di mais ha delle coordinate geografiche satellitari univoche – la distanza tra un seme e l’altro è di circa venti centimetri – mentre l’iniezione del digestato avviene alla distanza ottimale dal seme stesso: quattro centimetri. Quando si parla di agricoltura di precisione si parla di una cosa “precisa” e non ci riferiamo a tecnologie “sperimentali” ma a tecniche usate oggi in Italia e nello specifico in Pianura Padana.

In tal modo si evita sia lo spargimento inefficiente del digestato sul terreno sia le conseguenze di un’aratura che rimette in atmosfera la CO2 presente nel suolo e fa perdere sostanza organica impoverendolo. Si semina a sodo, in pratica, ottenendo risultati sia ambientali, sia produttivi, molto migliori di quelli a cui siamo abituati da secoli. Si manda in soffitta l’aratro. E si salvaguardano anche le risorse idriche: la conoscenza delle posizioni delle piante consente infatti di stendere sistemi d’irrigazione goccia a goccia che permettono di risparmiare circa il 40% di acqua. E infine: ciliegina sulla torta. La produzione è biologia, visto che si usa come fertilizzante il digestato uscito dai digestori anaerobici che hanno come materia prima in ingresso le colture vegetali sequenziali e le deiezioni animali provenienti dagli allevamenti. Che molto spesso fanno parte della stessa azienda agricola. Ecco quindi che la sostenibilità ambientale a tutto tondo si sposa con la produttività agricola e la qualità.

Le prospettive sul medio periodo sono ancora maggiori rispetto alla produzione energetica. Sono stati messi a punto processi per ottenere dal biometano carburanti liquidi destinati all’aviazione, e le bioraffinerie alimentate da questo gas potranno realizzare prodotti simili a quelli petrolchimici odierni. Rendendo molti processi assolutamente circolari.

Alberi da leggere, vecchi tronchi si trasformano in librerie

People For Planet - Dom, 04/28/2019 - 16:00

In un tronco troveranno spazio i libri per bambini, le favole più conosciute e i volumi con i disegni e le figure. In un altro, invece, saranno messi in fila tutti i grandi classici della letteratura. Mentre nel terzo ci saranno testi che raccontano la storia locale. Ad Arcidosso, borgo medievale di poco più di quattromila abitanti ai piedi del Monte Amiata, in provincia di Grosseto, tra pochi giorni nascerà una libreria all’aperto. La biblioteca  sarà ospitata nel parco del Pero, che sorge nel centro della città tra due palazzi ottocenteschi: Pastorelli e la Greca. A fare da scaffale tre grossi tronchi di pino che lo scorso anno il Comune ha dovuto abbattere perché pericolanti. Ma che non sono andati perduti. Anzi, sono diventate opere d’arte.

A trasformare i fusti dell’altezza di tre-quattro metri in “librerie artistiche” è stato un giovane scultore romano, Andrea Gandini, che per quattro settimane ha scolpito il legno. Su ogni albero ha rappresentato alcune scene. In uno ha inciso la storia di una favola tibetana in cui un elefante sorregge una scimma che a sua volta sostiene un coniglio e una colomba. La sommità di un altro albero, invece, ha preso la forma di quattro libri: la Divina Commedia, Pinocchio, Il piccolo principe e i Fratelli Karamazov. Mentre sul terzo è stata scolpita la rocca aldobrandesca e il profilo del centro storico di Arcidosso. In ogni tronco sarà scavata una piccola mensola, dove troveranno posto i libri, che adulti e bambini potranno prendere e leggere. Per poi rimetterli a posto al termine della lettura.

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L’appello: la storia è un bene comune, salviamola

People For Planet - Dom, 04/28/2019 - 10:00

La storia è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi nella loro diffusione. 

Ci appelliamo a tutti i cittadini e alle loro rappresentanze politiche e istituzionali per la difesa e il progresso della ricerca storica in un momento di grave pericolo per la sopravvivenza stessa della conoscenza critica del passato e delle esperienze che la storia fornisce al presente e al futuro del nostro Paese. 

Sono diffusi, in molte società contemporanee, sentimenti di rifiuto e diffidenza nei confronti degli “esperti”, a qualunque settore appartengano, la medicina come l’astronomia, l’economia come la storia. La comunicazione semplificata tipica dei social media fa nascere la figura del contro-esperto che rappresenta una presunta opinione del popolo, una sorta di sapienza mistica che attinge a giacimenti di verità che i professori, i maestri e i competenti occulterebbero per proteggere interessi e privilegi. 

I pericoli sono sotto gli occhi di tutti: si negano fatti ampiamente documentati; si costruiscono fantasiose contro-storie; si resuscitano ideologie funeste in nome della deideologizzazione. Ciò nonostante, queste stesse distorsioni celano un bisogno di storia e nascono anche da sensibilità autentiche, curiosità, desideri di esplorazione che non trovano appagamento altrove. È necessario quindi rafforzare l’impegno, rinnovare le parole, trovare vie di contatto, moltiplicare i luoghi di incontro per la trasmissione della conoscenza. 

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Fonte immagine copertina Il Post

Lavorare dalle 9 di mattina alle 9 di sera è una benedizione

People For Planet - Dom, 04/28/2019 - 07:02

L’ha definita la formula 996. Lavorare dalle 9 di mattina alle 9 di sera per 6 giorni alla settimana. Il settimo si riposò pure Dio, e magari Jack Ma ha pensato che non poteva esagerare.

72 ore di lavoro alla settimana, altro che le 28 della Germania o le 35 della Grecia o le 33 del nostro Paese.

Jack Ma afferma che il messaggio è rivolto ai giovani che vogliono arrivare al successo, guadagnare tantissimo e probabilmente, pensiamo noi, spendere poi quei soldi per risolvere i problemi creati dal superlavoro.

Come dice giustamente Bruno Contigiani, scrittore e fondatore de L’Arte del vivere con lentezza nel suo blog sul Il Fatto Quotidiano.it: «Ci sono tantissime persone che lavorano 12 ore al giorno, non solo in Cina, basta pensare ai piccoli esercizi a conduzione familiare anche nel nostro Paese, quindi non è tanto il numero di ore che colpisce, quanto il sostenere che questa sia la strada che conduce al successo e soprattutto l’obbligatorietà di un orario del genere.»

E, aggiungo, l’idea che questo orario sia per sempre. Può capitare di avere un periodo della propria vita lavorativa particolarmente intenso, ma davvero si può lavorare per 40 anni a quei ritmi? E poi per che cosa? Lavorare così tanto significa rinunciare a tutto: rapporti sociali, famiglia, cultura, divertimento.

Se lavori 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana la domenica la passi in coma sul divano e al massimo puoi vedere in tv Barbara D’Urso eleggendola a tuo guru di riferimento.

Scherzi a parte, l’Asia non è nuova al superlavoro. I giapponesi ne sanno qualcosa.

Ultimamente i lavoratori nipponici sono andati in crisi perché per festeggiare l’incoronazione del nuovo imperatore Naruhito il parlamento ha decretato ferie obbligatorie dal 27 aprile al 6 maggio (quella che per noi, fannulloni italici, è un’infilzata di ponti come non si vedeva da tempo).

Il cielo giapponese per poco non è caduto sulla testa di questi poveri lavoratori costretti al riposo e si possono capire: se si è abituati a lavorare sempre, trovarsi improvvisamente in ferie può essere un choc terribile.

Da un sondaggio del quotidiano Asahi  pubblicato da Agi, il 45% degli intervistati si è dichiarato “infelice” e solo il 35% è contento della pausa, il restante 20% probabilmente è rassegnato.

Il parlamento giapponese inoltre ha approvato nuove leggi per regolamentare gli orari di lavoro onde cercare di arginare il fenomeno del “karoshi”: lavoratori che muoiono per troppo lavoro.

Forse anche Jack Ma sta cercando di controllare in questo modo l’aumento demografico cinese? D’altra parte così si controllano pure le nascite, lavorando 72 ore alla settimana dove lo trovi il tempo e soprattutto la voglia di fare l’amore?

Doccia o bagno? Il metodo per ‘salvare la pelle’ senza sbagliare

People For Planet - Sab, 04/27/2019 - 16:00

Con il cambio di stagione e di temperature anche la pelle va incontro a esigenze e bisogni differenti, specialmente per quanto riguarda l’idratazione. Se durante l’inverno il freddo ha messo a dura prova la pelle, di per se più secca e con maggiore richiesta di protezione e nutrimento, con le belle giornate servono acqua e sostanze antiossidanti. Ma è importante anche scegliere bene i detergenti e la modalità con cui ci laviamo perché a volte si rischia di danneggiare la cute. Ecco i consigli dell’esperto. 

Meglio il bagno in vasca o la doccia?

“Il cambio di temperatura anche se ancora graduale determina anche un cambiamento nella naturale respirazione cutanea con un aumento della sudorazione ed in generale una maggiore perdita di acqua dovuta ad una diversa gestione della termoregolazione”, spiega Leonardo Celleno, dermatologo e presidente di AIDECO – Associazione Italiana Dermatologia. “Ecco perché durante i periodi più caldi, le creme leggere sono da preferire alle formulazioni più ricche e corpose”.

Ma per quanto riguarda la detersione, visto che l’obiettivo primario è non far seccare eccessivamente la pelle del corpo, meglio la doccia o il bagno? In realtà, siamo liberi di scegliere entrambe le soluzioni perché l’unica differenza, almeno per la pelle, sta nella durata e nella temperatura dell’acqua utilizzata. “Bagni e docce prolungate o a temperature elevate – chiarisce il dermatologo – possono alterare la fisiologica idratazione cutanea attraverso lo squilibrio di due meccanismi fondamentali: la traspirazione, nota come “perspiratio insensibilis” e la TEWL-Trans Epidermal Water Loss, ovvero la normale perdita di acqua cutanea. Queste alterazioni si traducono nell’immediato con un indebolimento del film idrolipidico cutaneo e poi a distanza di qualche ora, attraverso una secchezza generale della cute, con fastidiose sensazioni di pelle che tira e possibili, ma lievi, desquamazioni” conclude Celleno.