Aggregatore di feed

Una casa in 3D per tutti

People For Planet - Gio, 12/19/2019 - 09:52

Saranno 50 le famiglie che presto si traferiranno nella nuova zona residenziale costruita interamente in 3D a  Nacajuca, cittadina nella regione di Tabasco, in Messico.

Grazie a un progetto sociale promosso dall’organizzazione no-profit New Story andranno a vivere in queste case nuclei familiari con reddito mensile medio di 76 dollari e pagheranno 21 dollari al mese di affitto per 7 anni.

A Natale regala un libro!

People For Planet - Gio, 12/19/2019 - 07:00
Storia e futuro

Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell’umanità e Homo Deus: Breve storia del futuro. Entrambi di Yuval Noah Harari
Harari è uno storico, saggista e professore universitario israeliano.
In questi due libri ci racconta com’è stato e come sarà il nostro mondo. La scrittura è scorrevole, divertente e il suo punto di vista decisamente interessante.
Per uno sguardo sul nostro presente consigliato anche The Game di Alessandro Baricco.

Bambini

Storie della buonanotte per bambine ribelli 1 e 2 di Francesca Cavallo ed Elena Favilli, edizioni Mondadori.
Alle bambine (e ai bambini) ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi.
200 storie che raccontano le donne del nostro tempo, quelle che ci hanno creduto.

Naturalisti

All’amico vegano che non smette di celebrare le proprietà benefiche delle piante, che parla con il sedano e coccola la cicoria: La schiuma dei giorni di Boris Vian, edizione Marcos y Marcos.
Dopo la lettura di questo libro guarderà il ficus benjamin con altri occhi. E forse diventerà pure carnivoro.



Per farvi perdonare insieme regalategli anche La vita segreta delle piante di Peter Tompkins e Christopher Bird, edizioni Il Saggiatore e/o Plant Revolution di Stefano Mancuso, Giunti Editore, in cui lo scienziato esplora il mondo vegetale per immaginare il futuro dell’umanità.



Con la scusa del giallo…

Si può parlare di libri e ridere un sacco con Alice Basso. Cominciando da L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, edizioni Garzanti, per seguire le avventure di una ghostwriter dark che si trova suo malgrado invischiata nelle indagini della polizia.
Scrittura bella e personaggi divertente anche nei libri di Valeria Corciolani iniziando da Acqua Passata, edizioni Amazon Publishing, che racconta le avventure di una colf dai fianchi robusti e dalla mente sottile capace di leggere la realtà più lucidamente di Sherlock Holmes.

Combatti l’ansia con i colori

Perfetti per gli amici ansiosi e stressati i libri da colorare, meglio se ci si può pure sfogare un po’.
Quindi consigliamo: Ho deciso di usare il sarcasmo perché uccidere è illegale: Un libro da colorare irriverente per adulti, oppure Vaffanculo. Colora via l’ansia. 40 insulti da colorare con animali carini ma stronzi e se non basta: Ti saluta stocazzo! Ignora e colora. 40 nuove parolacce da colorare.
E se non bastano a calmare gli amici stressati nemmeno questi tre virate su una scatola di cioccolatini.

Foto di Ylanite Koppens da Pixabay

Uk, la morte di una bambina per smog tira in causa il governo

People For Planet - Mer, 12/18/2019 - 17:00

Ella Kissi-Debrah ha solo 9 anni quando muore nel 2013, a Londra (mentre era sindaco Boris Johnson), per un fatale attacco d’asma, dopo 3 anni di convulsioni e ben 27 visite in ospedale per problemi respiratori. Nel 2014, l’inchiesta incentrata sulle sue cure mediche stabilisce le cause della morte: “insufficienza respiratoria acuta”. Nel 2019 il caso viene riaperto, la sentenza viene annullata dai giudici dell’Alta Corte perché sono emerse nuove prove riguardanti i livelli di inquinamento dell’aria londinese. Nel 2020 l’inchiesta cercherà di venire a capo di un solo quesito: l’alto livello di inquinamento atmosferico di Londra è stata la causa della morte della bambina? Sul caso verrà interrogato ufficialmente il governo inglese, per diretta applicazione della legge che tutela il diritto alla vita ed esamina il ruolo degli enti pubblici nella morte di una persona.

Ella viveva a 25 metri dalla South Circular Road a Lewisham, nel sud-est di Londra, una delle strade più trafficate della città. Il rapporto del prof. Stephen Holgate del 2018 ha rilevato che i livelli di inquinamento atmosferico nella stazione di monitoraggio di Catford a un miglio dalla casa di Ella hanno “costantemente” superato i limiti legali dell’UE nei tre anni precedenti la sua morte.

Nonostante gli scienziati inglesi abbiano sinora collegato almeno 40mila decessi all’alta percentuale di smog in Regno Unito, Ella potrebbe essere la prima per cui legalmente viene accertato che l’inquinamento atmosferico è la causa di morte. 

Leggi anche:
L’aria inquinata aumenta il rischio di bronchiolite nei bambini
L’inquinamento uccide i bambini: nel 2016 seicentomila decessi a livello globale

Foto: The Ella Roberta Family Foundation

Parmitano in collegamento dallo spazio col Bambin Gesù: “Buon Natale ai piccoli pazienti”

People For Planet - Mer, 12/18/2019 - 16:00

Si è video-collegato dalla stazione spaziale internazionale per regalare ai piccoli degenti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù un momento speciale in vista delle imminenti festività natalizie: riuniti in ludoteca, i piccoli ospiti della struttura hanno potuto porre all’astronauta Luca Parmitano ogni sorta di domanda per capire com’è la vita degli astronauti.

Trenta minuti di video chiamata, tante domande curiose

Quando non lavorate, cosa fate? Com’è la terra da lassù? Hai visto gli alieni? Qual è la cosa più bella della tua giornata? Come sono le stelle cadenti viste da lassù? Nei 30 minuti di videochiamata organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea Parmitano ha risposto a ogni quesito mostrando tanti dettagli della stazione orbitante, compresa una splendida vista della Terra attraverso uno degli oblò.

Che regalo chiedono gli astronauti a Babbo Natale?

I bambini hanno quindi fatto domande su Babbo Natale e su cosa avessero chiesto gli astronauti come regalo. «Babbo Natale può arrivare ovunque, anche se non è facile raggiungerci perché viaggiamo spediti – ha detto Parmitano spostandosi, “volando” per la stazione orbitante per mostrare gli addobbi come le calze appese e l’albero di Natale a testa in giù -. Per regalo ho chiesto di poter essere vicino alle persone a cui voglio bene e ho scoperto che se vuoi bene a una persona le sei sempre vicino».    

«Potrai fare come Samantha Cristoforetti»

Prima di chiudere il collegamento l’astronauta ha chiesto ai bambini se qualcuno di loro volesse fare l’astronauta. Alla piccola Letizia che ha alzato la mano, precisando però di star valutando anche altre opzioni, il comandante della missione spaziale ha risposto: «La mia collega Samantha Cristoforetti è ingegnere, pilota e astronauta, quindi anche tu puoi fare tante cose e poi diventare astronauta». 

Leggi anche:
Satelliti, cosa vedono e come
Turismo spaziale: avremo uno spazioporto in Italia

Useresti l’immagine di una scimmia per combattere il razzismo?

People For Planet - Mer, 12/18/2019 - 15:00

La Lega Calcio ha usato una immagine che raffigura il volto di 3 scimmie per la sua campagna contro il razzismo negli stadi.

La scelta ha sollevato una valanga di critiche, sia in Italia sia sui media internazionali.

Volendo interpretare la scelta in modo benevolo, si può immaginare (con molta immaginazione) che l’intento fosse dire ai razzisti da stadio, come ha sostenuto l’autore: “smettetela di fare i razzisti, siamo tutti uguali, siamo tutti scimmie”.

E, pur volendo adottare questa interpretazione benevola, già sembra di sentire l’ultrà razzista di turno dire: “se siamo tutti scimmie, che male faccio a chiamare un nero scimmia, a lanciargli delle banane, a fargli buuuu quando tocca la palla? Tanto anche lui è una scimmia…”

Il calcio italiano è alle prese con un problema persistente: una serie di giocatori è stata nuovamente vittima di abusi razzisti negli stadi del Paese, gruppi di ultrà hanno difeso il loro presunto diritto di maltrattare chiunque scelgano e alcuni club hanno negato che il razzismo sia persino un problema.

Quindi la Lega Serie A, l’organizzazione che sovrintende alla massima serie di calcio del Paese, ha risposto lanciando una serie di iniziative contro il razzismo. Quasi immediatamente, una di queste – una serie di immagini di scimmie con i colori dei club – è stata criticata come razzista. “In un paese in cui le autorità non riescono a gestire il razzismo settimana dopo settimana #SerieA ha lanciato una campagna che sembra uno scherzo da malati”, ha dichiarato la rete antidiscriminazione europea  Football Against Racism. “Queste immagini sono un oltraggio, saranno controproducenti e continueranno la disumanizzazione delle persone di origine africana.”

Le tre immagini realizzate dal pittore Simone Fugazzotto, che saranno appese all’ingresso del quartier generale della Serie A a Milano, raffigurano tre scimmie, ognuna decorata con colori diversi. Fugazzotto – che usa regolarmente immagini di scimmie nel suo lavoro – ha scritto su Instagram di aver avuto l’idea per le immagini dopo una partita allo stadio di San Siro di Milano tra Inter e Napoli. Durante quella partita, dei fan interisti avevano diretto versi da scimmia contro il difensore senegalese del Napoli Kalidou Koulibaly.

Avevo una tale rabbia che ho avuto un’idea“, ha scritto Fugazzotto. “Perché non smettere di censurare la parola scimmia nel calcio, ma girare il concetto e dire invece che alla fine siamo tutti scimmie?”

Dato il contesto, tuttavia, l’utilizzo di tali immagini sembra essere un errore sorprendente. Diversi giocatori della massima serie sono stati vittime di versi di scimmie negli stadi italiani anche in questa stagione: tra gli altri, Romelu Lukaku è stato maltrattato mentre giocava per l’Inter a Cagliari, il terzino sinistro brasiliano della Fiorentina Dalbert ha subito canti simili sul campo dell’Atalanta e Ronaldo Vieira della Sampdoria è stato preso di mira dai tifosi della Roma mentre giocava nello stadio di casa. Mario Balotelli, vilipeso come gli altri, durante una partita a Verona ha preso la palla e l’ha calciata tra la folla. Poi gli altri giocatori e gli ufficiali di gara hanno convinto l’attaccante a rimanere in campo.

La risposta delle società calcistiche e delle autorità è stata questa: il Cagliari non è stato penalizzato per l’incidente di Lukaku e inizialmente i funzionari del Verona si sono rifiutati di riconoscere che fosse successo qualcosa che spiegasse la rabbia di Balotelli. In tutti i casi, gli ultrà (razzisti) delle squadre hanno negato che i loro fossero comportamenti razzisti, per la serie “non siamo noi razzisti, è lui che è nero”.

Il Corriere dello Sport ha avuto la bella idea di annunciare una partita tra Inter e Roma che si giocava il venerdì usando le immagini di due calciatori neri,  Lukaku e Smalling e il titolo “Black Friday”. Quando anche i due giocatori hanno criticato la decisione, il giornale ha detto di essere vittima di un “linciaggio”.

De Siervo, a.d. della Lega di serie A, ha inizialmente respinto l’osservazione che l’uso di immagini di scimmie per convincere a evitare cori razzisti potrebbe contribuire al problema, piuttosto che risolverlo. “I dipinti di Simone riflettono appieno i valori del fair play e della tolleranza, quindi rimarranno nella nostra sede”, ha detto.

Successivamente, sotto il montare delle critiche, ha trasmesso una dichiarazione che rappresenta una parziale retromarcia: «Ci scusiamo con tutti coloro che si sono sentiti offesi per l’opera realizzata da Simone Fugazzotto. Nonostante l’artista avesse spiegato che il senso della sua creazione fosse proprio un messaggio contro il razzismo, l’opera è apparsa però a molti discutibile. Ciò che non può essere oggetto di discussione è la forte e costante condanna da parte della Lega Serie A contro ogni forma di discriminazione e razzismo, fenomeni che siamo impegnati a sradicare dal nostro campionato. La Lega Serie A sta lavorando alla campagna ufficiale antirazzismo, che non può essere identificata con l’opera di Fugazzotto, e che sarà presentata entro fine febbraio». (Fonte: Lega Serie A)

Infarto e ictus: il peperoncino dimezza il rischio

People For Planet - Mer, 12/18/2019 - 10:42

Consumare peperoncino abitualmente riduce il rischio di morire di infarto e di ictus. La notizia arriva da uno studio italiano pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology dai ricercatori dell’IRCCS Neuromed di Pozzilli (Isernia) in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, con l’Università dell’Insubria di Varese e con il Cardiocentro Mediterraneo di Napoli.

Quattro volte a settimana

Dallo studio emerge che a fare la differenza è la frequenza di consumo della spezia piccante: rispetto a chi non ne fa uso abitualmente: il peperoncino se assunto 4 volte a settimana riduce il rischio di morte per infarto e ictus rispettivamente del 40% e del 60%, oltre che di morte per qualunque causa del 23%.

Leggi anche: A tavola contro i tumori? Con zenzero e peperoncino, insieme

Effetti benefici anche per chi mangia male

Per giungere ai loro risultati i ricercatori hanno osservato le abitudini alimentari e lo stile di vita di 22.811 molisani per un tempo medio di otto anni. Marialaura Bonaccio, epidemiologa del Neuromed e prima firma dello studio spiega che – sebbene serviranno ulteriori studi per chiarire i meccanismi protettivi del peperoncino – l’aspetto più interessante della ricerca è che la protezione assicurata da questa spezia è indipendente dal tipo di alimentazione seguita: l’effetto protettivo del peperoncino risulta uguale per tutti, sia per chi mangia in modo equilibrato che per chi adotta invece uno stile alimentare sregolato.

Leggi anche: Le ricette di Angela Labellarte: composta di pesche, zenzero e peperoncino

Natale senza glitter per diminuire le microplastiche

People For Planet - Mer, 12/18/2019 - 07:00

Natale opaco e senza glitter quest’anno. Una delle più grandi catene inglesi di vendita al dettaglio e online, la Mark & Spencer ha deciso di eliminare ogni singola presenza di glitter ( i brillantini) dalle decorazioni dei negozi, dai prodotti e dagli impacchi natalizi. Combattere le microplastiche e incoraggiare i consumatori al riciclaggio? Lo stanno facendo bene.
I glitter contengono microplastiche, particelle piccolissime di plastica non riciclabile che vengono trasportate dal vento e dalle correnti e finiscono in ogni parte del mondo, dai mari alle vette delle montagne, fino agli stomaci di pesci (che a causa di questa dieta a base di plastica non crescono), animali ed esseri umani. In un’università australiana è stato calcolato che ogni settimana ingeriamo 5 grammi di microplastica con acqua e cibi. Come mangiare una carta di credito. Le iniziative e petizioni in attivo sono tantissime, ma la strada è ancora lunga.

Fondata a Leeds nel 1884 da Michael Marks e Thomas Spencer, più che una catena di negozi, la Marks & Spencerè un colosso: multinazionale britannica con sede a Londra, quotata nella Borsa di Londra nell’indice FTSE 100, la prima compagnia legata alla vendita dettaglio ad avere ottenuto già nel 1998 un risultato ante imposte superiore a 1 miliardo di sterline. Specializzata nella vendita al dettaglio di prodotti per l’abbigliamento, accessori e alimentari di lusso, la Marks & Spencer plc, meglio conosciuta come M&S, ha 852 negozi nel Regno Unito, 52 in India, 48 in Egitto, 37 in Russia, 27 in Grecia, 17 in Irlanda, 14 in Francia, 11 in Polonia, 6 in Finlandia e Ungheria e 5 in Spagna.

L’azienda inglese non è però l’unica a essersi impegnata a eliminare l’uso dei glitter dai loro prodotti. Waitrose, una delle più importanti catene di supermercati britannici, ufficialmente ha dichiarato che metterà al bando i glitter a partire dal Natale 2020, sostituendoli con alternative biodegradabili. Nella stessa direzione si sta muovendo Aldi, catena internazionale di supermarket con punti vendita presenti anche in Italia.

Leggi anche:
Se fai l’albero di Natale a settembre sei più felice
La tregua di Natale
Decoriamo il Natale dando una seconda vita ai nostri rifiuti

Tobin Tax, mercato libero energia, educazione finanziaria nelle scuole

People For Planet - Mar, 12/17/2019 - 16:00

Non solo la liberalizzazione della Cannabis light, di cui abbiamo già parlato qui: anche altri sono gli interventi, in fase di approvazione della legge di bilancio al Senato, che sono stati stralciati dal maximendamento alla manovra.

Tobin Tax

Si tratta di un’imposta sulle transazioni finanziarie, che prevede una tassazione differente a seconda dell’operazione finanziaria che viene effettuata (trasferimento di azioni, operazioni sui derivati e il c.d. trading ad alta frequenza, vale a dire commercio con elaboratori in grado di effettuare operazioni in pochi millesimi di secondo).
Concepita nel lontano 1972 dal Premio Nobel per l’Economia James Tobin, è stata introdotta da pochi anni in alcuni Paesi europei con requisiti e aliquote diverse.
L’imposta avrebbe dovuto avere un incremento dello 0,04% ma ad avviso degli operatori il meccanismo, così come oggi congegnato, rischiava di produrre effetti finanziari nulli se non negativi: vero o no che sia, anche in forza di questa levata di scudi l’intervento è uscito dalla manovra.

Mercato libero dell’energia

La fine del mercato tutelato dell’energia avrebbe dovuto slittare al gennaio 2022. E invece l’intervento è stato dichiarato inammissibile e pertanto stralciato dalla manovra di bilancio. Con l’effetto che già a partire dal 1. luglio 2020 verrà meno la tutela della tariffa base determinata ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
Al momento sono circa 18 milioni gli utenti del settore elettrico e 10 milioni quelli del settore gas che si troveranno in balìa di un mercato fortemente concorrenziale, non sempre agevole da comprendere e dunque non automaticamente più conveniente, anzi.

Gli altri “stralci”

Il Sole 24 ore offre una perfetta sintesi di cosa altro è saltato: tra i tanti piccoli interventi ricordiamo qui le norme per introdurre l’educazione finanziaria ed economica nelle scuole, quelle per l’informatizzazione dell’Inail e delle banche di credito cooperativo.

Introdotte invece, dopo l’approvazione in Commissione Bilancio, le modifiche alla plastic tax, che scende a 45 centesimi al chilo e scatta a luglio, e la tassazione del tetrapack, mentre restano fuori la plastica riciclata, e i dispositivi medici.

Famiglie del Congo denunciano Apple, Google e gli altri colossi del tech

People For Planet - Mar, 12/17/2019 - 15:00

Diciassette genitori della Repubblica democratica del Congo hanno fatto causa ad AppleGoogleDellMicrosoft Tesla accusandole di essere complici nella morte e nella mutilazione di bambini costretti a estrarre cobalto nelle miniere in condizioni pericolose, illegali, inaccettabili.

A riportare la notizia è il «The Guardian», che riferisce l’eccezionalità del caso, è infatti è la prima volta che un’azione legale del genere viene mossa contro i colossi mondiali del tech. Davide contro Golia.

La causa è stata presentata a Washington dall’ong locale International Rights Advocates esponendo le richieste delle famiglie che chiedono danni e ulteriori indennizzi per una serie di reati quali lavoro forzato, ingiusto arricchimento, supervisione negligente, imposizione intenzionale di stress emotivo. 

La denuncia ha carattere eccezionale per un’altra novità: è la prima volta, infatti, che si esplicitano le corresponsabilità delle società minerarie locali come Glencore, incoraggiate dalle compagnie tecnologiche a massimizzare i profitti calpestando diritti sindacali, diritti dell’infanzia, e diritti umani. 

Uno sfruttamento del lavoro minorile alla base della crescita esponenziale dei mercati dei cellulari, tablet, e dispositivi elettronici, tutti alimentati a batterie al litio, per le quali è indispensabile il cobalto. Baby minatori che per due dollari al giorno lavorano fino a 14 ore al giorno in tunnel pericolanti, in condizioni disumane. 

Nonostante le promesse per un futuro cobalt free, per produrre le batterie al litio serve ancora il cobalto, e la situazione, specie con la domanda delle auto elettriche in continua crescita, esige una risoluzione urgente. Il 50% del cobalto mondiale viene estratto in Congo per conto di multinazionali, (tra cui le citate Apple, Sony, Microsoft, eccetera) che nonostante i richiami dell’ONU non controllano la propria filiera, al contrario, giocano con le imprese locali al rimpallo delle responsabilità, complice, uno Stato instabile e in preda alla corruzione. 

Oggi la Repubblica democratica del Congo attraversa una delicata fase post-elettorale in cui il neo eletto presidente Felix Tshisekedi fa scambi sottobanco con l’ex dittatore Kabila, confermando i sospetti di chi parla di golpe elettorale a danno del candidato Martin Fayulu, arrestato più volte in passato perché inviso al regime dell’ex presidente Kabila, durato 18 anni. Nella zona orientale del Paese, dove il morbillo ha fatto più vittime dell’Ebola, i terroristi, composti da ugandesi e congolesi, continuano ad attaccare i civili. L’ultimo attacco risale a pochi giorni fa. Le autorità hanno confermato che durante la notte del 15 dicembre sospetti miliziani islamici hanno ucciso almeno 22 persone. Attacchi simili hanno ucciso almeno 179 civili, da quando l’esercito congolese, lo scorso 30 ottobre, ha lanciato un’offensiva contro le forze alleate democratiche (ADF), un gruppo islamista ugandese attivo nel Congo orientale. Massacri notturni dettati dalla brama assoggettare le zone più ricche di minerali che si trovano, appunto, nelle zone orientali. Si stima che 160 gruppi ribelli con oltre 20.000 combattenti siano attivi nella parte orientale della RDC, la religione è un pretesto, come sempre, in gioco c’è il controllo delle risorse naturali della regione.

Tra questi c’è l’ADF, originario dell’Uganda, responsabile del massacro di migliaia di persone, inclusi i peacekeeper delle Nazioni Unite. Una instabilità politica che, come da prassi, spiana la strada agli investitori esteri, da anni in competizione per il monopolio delle batterie a litio, Cina in primis. 

Chicza, il chewing gum che non c’era

People For Planet - Mar, 12/17/2019 - 11:35

I chewing gum sono fatti di vera e propria plastica. Per la precisione si tratta di un polimero derivato dal petrolio, mentre ciò che li rende elastici è il polisobutene, un lubrificante dannoso per l’ambiente non biodegradabile e altamente inquinante, unito a biossidi usati come coloranti, edulcoranti chimici usati come dolcificanti. Il problema ambientale riguarda anche le cicche sparse come chiazze nere sui marciapiedi, piazze e strade, mentre il costo per la rimozione è pari a dieci volte il costo del prodotto. Lo ha raccontato tra gli altri un film, uscito qualche anno fa al Festival CinemAmbiente di Torino.

Un’idea dal Messico

Un’idea alternativa arriva dal Messico, dove i chicleros messicani hanno riportato in auge il chicle Maya (Gomma 100% naturale) creando il loro chewing-gum Chicza. Fatto di lattice naturale estratto dagli alberi, bollito fino a renderlo elastico, Chicza rispetta il ritmo naturale degli alberi: la raccolta del lattice avviene solo ogni sei-sette anni, per dare loro il tempo di ricostruire la parte danneggiata. L’area di raccolta del lattice, quasi 1,3 milioni di ettari di foresta nello Yucatan, è stata certificata FSC (Forest Stewardship Council) per la gestione ragionata delle risorse naturali.

Il risultato è un’eccezione nel mondo altamente chimico del chewing gum: una pasta composta al 40% di gomma bio, profumata con essenze naturali di frutta, erbe e spezie, naturalmente biodegradabile. Mentre un classico chewing gum richiede diversi anni per scomparire ed è molto difficile rimuoverne il bitume, Chicza si decompone in poche settimane, come una foglia morta. Se ingerito, è un nutrimento per gli animali. Non è pericoloso per i cani, perché non contiene xilitolo.

Pluripremiati, vegan e molto altro

Premiati a Londra nel 2009 alla fiera del biologico, in soli 6 anni e mezzo Chicza ha ricevuto altri 26 riconoscimenti in Italia e all’estero.

Oltre alla certificazione biologica e biodegradabile al 100%, Chicza è anche senza glutine, senza lattosio, vegan e kosher.

Oltre a proteggere la nostra salute e l’ambiente, a contribuire attivamente al decoro urbano e alla salvaguardia degli animali, Chicza sostiene il lavoro delle comunità rurali del Messico.

Vissani e le donne alla riscossa

People For Planet - Mar, 12/17/2019 - 10:35

Lo chef Gianfranco Vissani ha dato il meglio di sé in un’intervista a Radio Radio. Parlando del ruolo delle donne in cucina è stato lapidario: «Non ce la fanno fisicamente, io quelle che ho le metto in pasticceria». Le mette in pasticceria perché ci sono i “pentolini” e quindi non devono sollevare carichi pesanti: «Non ci sono più le tedesche e loro hanno due cosce che sembrano due tamburelli».

Decisamente misogino il cuoco. E allora invece di rispondere con rabbia, il sito di Puntarella Rossa ha deciso di fare un calendario di donne chef che che invece di essere in deshabillé come vuole la peggiore tradizione sollevano pentoloni, enormi zucche e si misurano con microscopici pentolini. E dicono a Vissani, con un misto di orgoglio e di ironia: We can do it!.

E sono bellissime.

Vedi anche:
Sotto stress le cellule degli uomini si suicidano, quelle delle donne resistono
Ironia, sono più simpatici gli uomini o le donne?
Violenza sulle donne: il Codice Rosso è legge. Il revenge porn diventa reato

Manovra di bilancio: stop all’emendamento sulla cannabis light

People For Planet - Mar, 12/17/2019 - 10:28

L’emendamento alla manovra di Bilancio che prometteva di dare il via libera alla vendita di cannabis light è stato bloccato. Approvato dalla Commissione Bilancio del Senato appena 4 giorni fa, è stato stralciato dopo che la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha comunicato la sua inammissibilità in quanto estraneo alla materia in discussione.

La richiesta della Lega

Il provvedimento che porta la firma dei senatori Loredana De Petris e Paola Nugnes (Liberi e Uguali), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Partito democratico) e di Francesco Mollame e Matteo Mantero (Movimento 5 Stelle) prevedeva che la canapa industriale con un contenuto di Thc non superiore allo 0,5% non venisse più considerata come una sostanza stupefacente e quindi che potesse esserne liberalizzata la produzione e la vendita. Lo stralcio per “estraneità di materia” è arrivato dopo una richiesta della Lega.

La petizione

Su Change.org, il prode Fabio Roggiolani ha lanciato una petizione con lo stralcio dell’emendamento. A rischio ci sono 12mila posti di lavoro.

Leggi anche:
Cannabis light, il via libera alla vendita è più vicino
Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Purificatori d’aria indoor. “Acquistarli è inutile. Se non dannoso”

People For Planet - Mar, 12/17/2019 - 07:00

«Non si è sviluppato nulla: mi sembra importante essere trasparenti e sottolineare che per come è attualmente la tecnologia dei purificatori d’aria, acquistarli è assolutamente inutile, se non dannoso» Angelo Manenti, del CSM, Centro Sicurezza e Medicina del Lavoro, da molti anni fa ricerca sui filtri per purificare l’aria.

Non usa giri di parole per commentare la possibilità di acquistare uno di quei gingilli anche molto costosi che il mercato offre a chi si preoccupa del pesante inquinamento atmosferico a cui siamo sottoposti, soprattutto in alcune parti d’Italia (ma anche il resto non se la passa bene). Ne avevamo già diffusamente parlato un anno fa, con conclusioni simili: la tecnologia ancora non c’è.

«Le cose non sono cambiate – conferma anche Ettore Guerriero, esperto di inquinamento del Cnr, che per lavoro testa l’efficacia di sistemi di purificazione indoor – e ad oggi azionare in casa alcuni tipi di purificatore d’aria può aggravare la situazione. Queste macchine sostanzialmente funzionano con un ventilatore e un filtro, e quindi trattengono le particelle. Ma lì proliferano i batteri e si possono presentare problemi gravissimi come salmonelle e legionelle. I filtri in fibra di carbone attivo (presente in alcuni dei purificatori più sofisticati, ndr) fermano i composti organici più grandi ma non i più piccoli. Non fermano la formaldeide, ad esempio, che tra gli inquinanti indoor è il più pericoloso. Se è vero che fermano composti più grandi come benzene o toluene, tuttavia questi esauriscono molto velocemente il filtro, e se ad esempio usi una vernice, in poche ore hai saturato il filtro. Consideriamo che questi filtri sono molto costosi e si raccomanda infatti di cambiarli una volta l’anno: cosa assolutamente insufficiente».

«Ci sono poi dubbi sul fatto che le fibre di carbonio attivo possano essere addirittura molto dannose, assimilabili alle fibre di amianto in particolari condizioni», continua Guerriero. Ipotesi che la ricerca sta ancora vagliando.

Infine, se per ovviare alla proliferazione dei batteri si usano sistemi fotocatalitici, ovvero raggi UV che uccidono i batteri, «il problema è che possono creare composti molto più tossici degli originali, ancora una volta. Prendiamo un solvente organico: andando a ossidare (con lampada uv o scarica elettrica) si arriva a composti ossigenati spesso più tossici del prodotto di partenza. Una lampada può addirittura produrre formaldeide: abbatto i Voc (Volatile Organic Compounds), a favore di sostanze più tossiche», conclude Guerriero.

Leggi anche:
E’ possibile difendersi dall’inquinamento dell’aria con un purificatore?
La “bufala” mondiale delle piante da interni che purificano l’aria

Contro la malinconia natalizia evitare i dolci

People For Planet - Lun, 12/16/2019 - 16:00

Mangiare dolci a Natale potrebbe acuire la sensazione di malinconia mista a depressione che diverse persone già sperimentano durante queste particolari festività. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Medical Hypotheses da un gruppo di ricercatori dell’Università del Kansas (Stati Uniti), secondo i quali mangiare quantità eccessive di zuccheri aggiunti – cosa altamente probabile durante le feste natalizie, soprattutto per l’elevato consumo di dolci – può innescare processi metabolici, infiammatori e neurobiologici che a loro volta possono favorire lo scatenarsi di sintomi depressivi innescando quello che è stato ribattezzato l'”effetto Grinch“, dal nome del personaggio fantastico che odia il Natale.

Attenzione ai troppi zuccheri

I ricercatori spiegano che durante le festività l’alto consumo di zucchero potrebbe provocare – insieme alla diminuzione delle ore di luce tipiche del periodo e ai corrispondenti cambiamenti nei modelli di sonno – una “tempesta perfetta” che influisce negativamente sul benessere mentale.

Leggi anche: Attenzione alle bevande zuccherate: berne troppe potrebbe aumentare il rischio di morte

Depressione e zuccheri, circolo vizioso

Il problema riguarda in particolare quelle persone – circa una su tre – che, pur non soffrendo di depressione, manifestano in inverno – complice soprattutto la ridotta esposizione alla luce solare che comporta cambiamenti nei ritmi del sonno – sintomi depressivi vari come malumore, spossatezza, irritabilità e tristezza. Il problema è che sono proprio questi sintomi – spiega Stephen Ilardi, professore associato di psicologia clinica dell’Università del Kansas e autore dello studio – a spingere al consumo maggiore di dolci e caramelle, perché l’effetto immediato cui danno vita è quello di indurre il buonumore, in una sorta di effetto drogante. “Ma a dosi elevate possono avere una paradossale conseguenza a lungo termine peggiorando l’umore, riducendo il benessere psicologico, aumentando l’infiammazione all’interno dell’organismo e causando un aumento di peso”, in una sorta di circolo vizioso, aumentando il rischio di sviluppare la depressione: “Circa la metà delle persone che soffre di depressione – conclude lo studioso – mostra infatti elevati livelli di infiammazione nell’organismo”.

Leggi anche: Alimenti confezionati per bambini: troppi grassi e zuccheri in 7 su 10

Pellet: gli scienziati li condannano, l’Italia continua a incentivarli

People For Planet - Lun, 12/16/2019 - 15:16

Davanti al carbonio il mondo ha fallito. È un’evidenza, alla chiusura della COP25, durante la quale, nonostante 2 giorni extra di lavori, non si è trovato l’accordo tra le potenze mondiali proprio su mercato e tagli alle emissioni di carbonio. Mentre si fa strada nella comunità internazionale la delusione per l’esito della conferenza ONU che si è chiusa venerdì, il gruppo di scienziati di Sandbag avverte sui rischi di una virata totale sull’utilizzo del pellet (combustibile ricavato dagli scarti di segatura) come materiale sostitutivo del carbone per produrre energia.

Secondo gli esperti del clima, i principali progetti di combustione di biomassa in Europa richiederanno da soli 36 milioni di tonnellate di pellet di legno ogni anno, pari all’intera produzione globale attuale di pellet di legno. Ciò richiederebbe l’abbattimento di foreste di 2.700 km quadrati ogni anno, l’equivalente di metà della Foresta Nera in Germania. Il disastro ambientale che ne consegue è dietro l’angolo, dunque. Ma non solo, le conversioni di biomassa pianificate – con Finlandia, Germania e Paesi Bassi in testa – emetterebbero 67 milioni tonnellate di CO2 nell’atmosfera.

I parametri UE considerano la biomassa (i pellet) un’alternativa rinnovabile a emissioni zero, senza considerare che invece portano nella direzione della deforestazione. Anche l’Italia si avvale di questo materiale. Un bonus del 50% o del 65% per le stufe a pellet, è indicato nella legge di Bilancio 2020: un grosso incentivo quindi al loro utilizzo.

Alex Mason, dell’ufficio UE del WWF, ha affermato che bruciare le foreste è “letteralmente l’opposto di ciò che dovremmo fare” per aiutare ad affrontare la crisi climatica, “come hanno sottolineato già 800 scienziati l’anno scorso, la conversione delle centrali a carbone in biomassa avrà l’effetto di aumentare le emissioni per decenni, se non per secoli. Questo nuovo rapporto è ancora una prova in più che l’UE deve utilizzare il nuovo Green Deal per fissare le norme sulla bioenergia dell’Unione prima di procurare ulteriori danni”.

Leggi anche:
Risparmiare energia grazie alle etichette energetiche
Riforestare il mondo

Foto: Pellets by elblogdelaenergia/Flickr

Sardine: il giorno dopo

People For Planet - Lun, 12/16/2019 - 15:00

Lo striscione esposto allo SpinTime, il centro sociale occupato all’Esquilino – lo stesso dove l’elemosiniere del Papa riallacciò la corrente nel maggio scorso –  parla chiaro: “Sardine ribelli, orizzonti comuni“.

Sono 160 i ragazzi che si sono incontrati per la prima volta dal “vivo” per ascoltare quanto uscito dai tavoli regionali e per cercare di mettere insieme una linea comune che tenga conto anche delle esigenze dei vari territori.

E proprio nei territori si ritorna, dopo la manifestazione a Roma che ha riempito Piazza San Giovanni, i bolognesi tornano in Emilia Romagna per altri flash mob in vista delle regionali di fine gennaio.

Mattia Sartori, il frontman delle Sardine però frena gli entusiasmi di chi chiede di schierarsi apertamente per il candidato Pd Stefano Bonaccini: «Non ci candideremo. Come comportarsi alle urne? Non indichiamo chi votare». Ovvio comunque che il movimento guarda a sinistra e con la sinistra cerca di confrontarsi ma con pazienza, con tutta la pazienza «che occorrerà per dare un’identità politica a questo fenomeno».

Alcuni obiettivi però sembrano essere già molto chiari: innanzitutto tornare nelle piazze, poi superare il 25% dei consensi per avere la possibilità di poter aprire un dialogo con le altre forze politiche: non tutte, anzi forse solo una: il Pd.

E con il Pd la discussione partirà dai decreti sicurezza che le Sardine vogliono abrogare: a loro risponde Giuseppe Conte: «La richiesta delle Sardine sui decreti sicurezza le abbiamo già ascoltate. Tra i punti del programma di governo c’era l’impegno a raccogliere le raccomandazioni del presidente Mattarella per ritornare a quella che era la versione originale del secondo decreto, per come era uscita dal Consiglio dei ministri».

L’assemblea continua per tutto il giorno, ma siccome non si vive di sola politica, a pranzo lasagne al forno e patate arrosto e siccome non si vive di solo cibo, anche un concerto di melodie pop siriane della violoncellista Leila Shirvani e della sorella pianista Sara.

Un comunicato apparso sul profilo social a fine giornata poi racconta:  

«Per riassumere in una parola cosa è successo nel primo “congresso” delle Sardine basta una parola. Che passa dall’ascolto, dall’empatia, dalla non violenza, dall’accettazione delle diversità. E da un obiettivo comune, tornare sui territori subito. Continuare a presentare un’alternativa alla bestia del sovranismo e alle facili promesse del pensiero semplice. Continueremo a difendere la complessità. E lo faremo in maniera semplice, gratuita, creativa. L’obiettivo delle persone che vedete in questa foto non è decidere o comandare. Ma coinvolgere. Se lo vorrete ci rivedremo presto. Basterà accettare ancora una volta l’invito. Basterà uscire dal mondo digitale. Basterà decidere chi volete ascoltare».

Vedi anche:
Sciopero, il FridaysforFuture cerca le sardine
Benvenuti in mare aperto
Sei anche tu una sardina?

Ottimizzare gli investimenti: la regola n. 2

People For Planet - Lun, 12/16/2019 - 12:00

Il “constant mix”, visto la settimana scorsa, da solo non basta.

Nel processo di controllo dei propri investimenti, anche il risparmiatore alle prime armi deve approfittare del “mix in caduta”.

Di cosa si tratta?

Il monitoraggio dei portafogli va fatto cogliendo le opportunità che il mercato offre lungo il percorso di investimento. Se applicate il constant mix in automatico a determinate scadenze (almeno ogni dodici mesi, come già visto la settimana scorsa), il mix in caduta si attiva ogni qualvolta un vostro asset subisce un calo importante (nel caso dell’azionario, superiore al 30%; nel caso dell’obbligazionario, superiore al 10%) riequilibrando il portafoglio secondo la regola del constant mix di cui sopra, o in alternativa investendo nuove risorse (nel rispetto dei vostri obiettivi e del profilo di rischio, naturalmente).

Spieghiamo il perché

Abbiamo detto a più riprese che l’economia globale cresce sempre e che noi, investendo in strumenti efficienti, siamo in grado di incorporare questa crescita. Ma abbiamo anche sottolineato che i mercati finanziari non crescono in modo costante e lineare, perché nel breve periodo sono condizionati da fattori emotivi e speculativi che generano oscillazioni incontrollabili.

Ogni volta che il mercato crolla abbiamo un’opportunità unica di acquisto

È un po’ come durante i saldi, ma su prodotti di lusso: chi si farebbe sfuggire l’occasione di acquistare a metà prezzo una Mercedes, un iPhone, una borsa di Louis Vuitton o un Rolex?

Ebbene sì: quando crolla la Borsa abbiamo l’occasione unica di comprare a metà prezzo le azioni di tutte queste aziende, quindi perché non farlo?

Se non lo fate è perché il vostro sguardo non è rivolto lontano, all’orizzonte temporale giusto, ma è concentrato sul breve periodo, sulla piccola tragedia che state vivendo in quel momento. Vi impantanate a rimuginare che state momentaneamente perdendo il 30-40%! È solo questione di prospettiva.

Mi direte: «E come faccio a seguire i mercati in caduta? Non ho tempo e competenze per poterlo fare!»

Non lo accetto piu. Si tratta dei vostri soldi e un minimo di attenzione dovere averlo.

La soluzione smart c’e’ !

In questo i media contribuiscono parecchio a spaventarvi.

Se per almeno una settimana sentite al telegiornale o nei talk televisivi o leggete sul giornale commenti del tipo: «La Borsa sta crollando», «I mercati non reagiscono» e altre frasi a effetto negativo, allora è il momento di sedersi al tavolo con il vostro consulente e verificare se è il caso di approfittare del mix in caduta.

E comunque è venuto il momento di non fare l’italiano figlio di Guicciardini perché dietro quelle notizie ci potrebbe essere anche l’opportunità per il vostro investimento.

Senza scarpe vince tre ori

People For Planet - Lun, 12/16/2019 - 10:06

Corre tanto veloce Rhea, così veloce che ha vinto i 400 metri, gli 800 e i 1500 metri nei campionati  studenteschi.

Tre ori che non farebbero notizia se non fosse che Rhea ha gareggiato praticamente scalza. Ha fasciato i piedi con dei cerotti e poi ci ha disegnato sopra con un pennarello il logo della Nike.

Non è la solita storia di miseria, anche se probabilmente la famiglia della piccola non può permettersi le scarpette chiodate per la corsa in pista, ma Rhea dichiara che proprio non le vuole quelle scarpette lì, che preferisce correre scalza e che il bendaggio le è stato imposto dall’allenatore, sennò non voleva nemmeno quello.

Probabilmente la verità sta, come al solito nel mezzo, comunque la storia di Rhea è diventata virale e tantissimi si sono attivati per comperare le scarpette a tutta la squadra.

Vedremo se le metterà nelle prossime gare.

Vedi anche:
Chi ha l’artrosi non può fare attività fisica: falso. Ecco tre fake news sullo sport
Svezia, le aziende impongono un’ora di sport obbligatorio ai dipendenti: “Chi non la fa, se ne può andare”
Sport e disabilità: il basket in carrozzina

Ciclisti e runners, vestiti ipertecnologici per aumentare la sicurezza

People For Planet - Lun, 12/16/2019 - 07:00

Sono capi di abbigliamento comodi da indossare, sicuri, e allo stesso tempo dotati di sistemi elettronici, ottici e sensoristici, in grado di rilevare condizioni dell’ambiente esterno come luminosità, umidità, qualità dell’aria e temperatura. L’obiettivo è garantire la massima sicurezza di chi li veste: adatti per ciclisti e runners, potranno essere utilizzati anche in determinati ambienti di lavoro poiché potranno ad esempio segnalare l’accesso in zone pericolose. La produzione di questi speciali capi di abbigliamento è l’obiettivo del progetto WE LIGHT (WEarable LIGHTing for smart apparels) finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, che vede tra i partner l’ENEA (Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica), l’Università di Modena e Reggio Emilia, il Consiglio nazionale delle ricerche, l’Istituto nazionale di fisica nucleare e il Laboratorio di ricerca industriale e trasferimento tecnologico in Meccatronica, Biomedicale e ICT MIST E-R.

Raccolgono dati su prestazioni atletiche e qualità dell’aria

Questi capi d’abbigliamento “smart” sono progettati per essere integrati con sistemi microelettronici e sensori incapsulati che consentiranno sia di attivare fibre ottiche e LED per aumentare la visibilità di chi li indossa al variare della luminosità, sia di acquisire i dati delle prestazioni atletiche e della qualità dell’aria. Un’applicazione sul proprio smartphone consentirà quindi di raccogliere i dati delle proprie performance fisiche e di consultare un archivio open source – e quindi realizzato e condiviso da tutti gli utenti – sulla qualità dell’aria, da cui si potranno estrapolare informazioni sulle aree più o meno “green” in base ai livelli di inquinamento rilevati nei vari percorsi effettuati.

Maggiore sicurezza negli ambienti di lavoro

Non solo per ciclisti e runners. Come spiega Sergio Petronilli del Laboratorio Cross Technologies per Distretti Urbani e Industriali dell’ENEA che si occupa della progettazione e della realizzazione degli inserti che fungeranno da contenitore per i sensori e i componenti elettronici, «i vestiti accessoriati con questi dispositivi intelligenti potranno essere funzionali e utili anche in altri settori della moda o negli ambienti di lavoro, poiché potranno ad esempio segnalare l’accesso in zone pericolose tramite l’attivazione automatica di fibre ottiche o LED anche in relazione alle condizioni dell’ambiente esterno come luminosità, umidità e temperatura».

Leggi anche: Tecnologia BEACON: dispositivi wireless per la sicurezza e per la tracciabilità di cose o persone

Guarda l’infografica: Dispositivi indossabili e sicurezza sul lavoro

Riscaldamento: il centralizzato conviene! Ecco 10 regole per risparmiare sui termosifoni

People For Planet - Dom, 12/15/2019 - 07:00

Come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termosifoni? La prima sorpresa di questo decalogo è che il riscaldamento condominiale fa risparmiare: «Da quando sono state introdotte le valvole termostatiche», spiega Ettore Guerriero, dell‘Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr-Iia, «è sensibilmente più conveniente il riscaldamento centralizzato, mentre l’autonomo ormai conviene solo per le seconde case». Cade dunque il pregiudizio che sia economicamente ed ecologicamente vantaggioso il riscaldamento autonomo.

Ma come usare le valvole per ottenere questo vantaggio?

1) Abbassandole al massimo quando usciamo al mattino, o se lasciamo la casa per un week end o una vacanza, per poi rialzarle al ritorno, abbattiamo molto il costo dei consumi e ci resta solo il costo della manutenzione della caldaia, diviso tra i condomini. Questa è la situazione ideale – spiega Guerriero – perché la caldaia comune non deve partire da zero ad ogni accensione: mantiene un regime fisso perché nel condominio ci sarà sempre qualcuno che tiene acceso, e dunque la caldaia consuma di meno perché ha sempre un minimo di utilizzo. Al contrario, se sei autonomo e ti stacchi, oltre al costo iniziale della caldaia e alla sua costosa manutenzione (che attenzione: è obbligatoria, proprio perché non farla ci fa consumare, e spendere, di più) le poche accensioni richiedono uno sforzo maggiore, e alla lunga rendono poco conveniente il rendimento.

2) Come conseguenza, è sbagliato lasciare le valvole a un regime basso (diciamo al punto 1) se la casa rimane vuota anche solo mezza giornata. «Conviene spegnere del tutto: si risparmia di più e la casa si riscalderà velocemente una volta rialzate le valvole: si tratta di aspettare poche decine di minuti. Lasciando al 2, invece, va a finire che paghiamo anche per la normale dispersione di calore dai muri e dalle finestre mentre non ci siamo. Fare tutto questo comporta «un risparmio sensibile: se si usa il riscaldamento dalle 7 di sera in poi, e al mattino, conviene comunque il condominiale perché il rendimento dell’autonomo è sempre inferiore. Questa è una diretta conseguenza dell’obbligo delle valvole, perché si calcolano solo le calorie consumate».

Le regole di buon senso generale

3) Usiamo una centralina intelligente, che imposti una temperatura fissa per l’appartamento, o, meglio, per la zona giorno e la zona notte, in modo da non dover fare la spola da termosifone a termosifone: cosa che alla lunga, per pigrizia, poi non si fa.

4) Apriamo sempre le imposte al mattino, lasciando che la luce entri in tutte le stanze, aprendo tapparelle e tende: la luce naturale aiuta a riscaldare l’appartamento. Facciamo prendere aria alla casa nelle ore più calde della giornata, se possibile, e per non più di 15 minuti. Non copriamo i termosifoni con i panni umidi o con mensole che non siano almeno a 30 centimetri di distanza.

5) Schermiamo sempre invece le finestre con tapparelle e tende durante la notte: piccolo trucco che evita buona parte della dispersione.

Le regole dell’Enea

Manutenzione impianti: altra regola base per capire come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termosifoni. «È la regola numero uno in termini di sicurezza, risparmio e attenzione all’ambiente – scrive l’Enea – tra le sue regole per risparmiare sul riscaldamento –. Un impianto consuma e inquina meno quando è regolato correttamente, con filtri puliti e senza incrostazioni di calcare».

2) Controllo temperatura ambienti
Si deve «controllare la temperatura degli ambienti», perché una casa con temperature oltre i 22 gradi non è solo contro la legge, ma è anche «uno spreco», che notoriamente «nuoce alla salute». (Le alte temperature interne influiscono sugli aspetti della salute umana, con le prove più evidenti sulle malattie respiratorie, gestione del diabete e sintomi schizofrenici e demenza di base, come ha riportato di recente l’Associazione Culturale Pediatri sulla propria pagina Facebook). La normativa prevede una temperatura fino a 22 gradi, ma 19 gradi sono sufficienti a garantire il comfort necessario. «Ogni grado in più – spiega l’Enea – comporta consumi di energia significativi, con conseguente aggravio in bolletta».

3) Ore di accensione
«In un’abitazione efficiente, il calore che le strutture accumulano quando l’impianto è in funzione garantisce un sufficiente grado di comfort anche nel periodo di spegnimento. Il tempo massimo di accensione giornaliero varia per legge a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia: da un massimo di 14 ore giornaliere per gli impianti in zona E (nord e zone montane) alle 8 ore della zona B (fasce costiere del Sud Italia)».

4) Un aiutino ai Termosifoni
«È opportuno – scrive l’Enea – inserire un pannello riflettente tra parete e termosifone, specie nei casi in cui il calorifero è incassato nella parete riducendone spessore e grado di isolamento. Anche un semplice foglio di carta stagnola contribuisce a ridurre le dispersioni verso l’esterno» e dunque a compiere un piccolo passo avanti e capire come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termisifoni.

5) Check up dell’immobile
Chiaro che un cappotto alle mura e le finestre con doppi vetri e ben isolate possono fare la parte del leone. Fate valutare da un tecnico il grado di efficienza dell’immobile, per capire gli interventi più convenienti per contenere consumi e costi. Allo stesso modo, è sempre opportuno valutare la sostituzione della vecchia caldaia con nuovi generatori di calore dal rendimento più elevato. Anche per questo la normativa prevede che le nuove caldaie installate siano “a condensazione” o “a pompe di calore ad alta efficienza”. Sono disponibili anche caldaie abbinate a impianti solari termici per scaldare l’acqua e fotovoltaici per produrre energia elettrica. Tra l’altro, anche per questi interventi è possibile usufruire degli sgravi fiscali del 50 e del 65%.

Leggi anche:
Efficienza (energetica) low cost
Abitare bene, risparmiando