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La vicenda di Silvia, rapita in Kenia. Parliamo con altri volontari come lei

People For Planet - Mar, 12/04/2018 - 01:48

Poche ore fa il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi ha ricevuto alla Farnesina il vicepresidente del Kenya, William Ruto, al quale ha ribadito che l’Italia si aspetta la rapida liberazione di Silvia Costanza Romano, volontaria italiana rapita proprio in questo Paese.

Sulla vicenda della giovane volontaria si è discusso molto, anche troppo. Ed è giusto rispettare il silenzio della famiglia che aspetta il suo ritorno.

Possiamo però analizzare il tema dei tanti volontari che partono con gruppo piccoli o grandi. Così tanti, anche in Italia, che è difficile contarli. Cosa pensa chi ha in passato vissuto un’esperienza di volontariato? Cosa spinge una persona a partire? Cosa succede una volta fatta questa scelta? E’ tutto così semplice come traspare dai tanti commenti di coloro che hanno deciso di avere un’opinione netta in materia oppure è una questione molto complessa?

Abbiamo provato a fare alcune di queste domande a Emanuele Pini, insegnante di Latino a Como, che è stato negli ultimi anni molto spesso in Africa, in Uganda e in Congo dove è rimasto un anno.

Cosa pensi della vicenda di Silvia, se l’hai seguita, e dei tanti commenti che sono stati fatti in Italia?

“Beh, si potrebbero dire una marea di cose… la prima che mi viene in mente è legata a questa ondata di sdegno, di offese nei confronti di una persona che non ha fatto nulla di male, se non cercare di aiutare qualcuno. La generosità non si dovrebbe mai condannare. Il delitto è suo o dei sequestratori? Non credo che i volontari siano eroi, ma fanno piccoli grandi sacrifici (lasciare casa, perderci tempo, soldi, affetti), anche se poi vengono totalmente ripagati. Non so neppure quanto quella gente, piena di rabbia verso una ragazza, abbia mai avuto il coraggio di un atto inutile di generosità.

Certo, aiutare non è un gesto folle e incosciente, ma poi penso: ma quella zona era a rischio? Era sotto qualche minaccia? La verità è che è facile dirlo a posteriori. Non conosco quella zona, non ci sono mai stato, quindi non posso dare una mia opinione e non la do, per rispetto. So però che spesso i rischi di un territorio li puoi capire e conoscere solo in loco, sul campo. Io ho vissuto un anno in Congo, in un villaggio nel nord est dell’Ituri: qualche centinaio di km a Sud vi era (e vi è) un continuo scontro tra ribelli, mercenari per il controllo delle miniere del Kivu, eppure non ho mai avuto una sensazione di pericolo. Sembra quasi che su Silvia si sia abbattuta una tempesta di rabbia che però abbia le sue radici altrove, lontano, nella nostra piccola Italia di ogni giorno”.

Hai letto i commenti e gli articoli recenti? Anche la diatriba sul Caffè di Gramellini?

“Non so se volontariamente o meno, ma ha dipinto una persona come una sorta di avventuriera ingenua. Il volontariato è una realtà lontana da tutto ciò: ci sono incontri di formazione, confronti, progettazioni coi locali, rinvii e progetti interrotti per la priorità della sicurezza. Guardo nel mio piccolo alla situazione “di frontiera” che sta vivendo in questi anni Como e pare lampante come il volontariato sia stato e sia ad ora una risorsa importante (se non quella principale): è folle per una Paese problematico, fragile e impoverito (anche culturalmente) come l’Italia rigettare queste energie che in realtà la stanno tenendo a galla in varie situazioni. I valori sono i medesimi dall’Africa alla protezione civile, dagli alpini ai piedibus nei piccoli paesi, dagli oratori ai servizi per i senza tetto: nessun uomo è un’isola, nessuno può ritenersi ricco senza l’altro”.

E cosa penseresti se ti dicessi che c’è tanto da fare anche qui?

“Per prima cosa questa opposizione aiutare là/aiutare qui mi sembra un’antitesi innaturale e quantomeno propagandistica: se un uomo è abituato a porgere la mano, è abituato a farlo dovunque, qui, là o chissà dove. Nulla vieta ad aiutare a casa propria e a volere anche vedere un mondo “altro” da questo: non credo sia un reato, anzi piuttosto è la chiusura che fa degenerare progressivamente alcuni atteggiamenti umani. Nel mio specifico io, sì, vorrei tornare in Congo e ci tornerò, perché mi sono innamorato di questo mondo “altro” e dei valori che esso esprime. Questo non vuol dire rinnegare nulla della mia patria, della mia storia, di quanto io sia italiano, ma aprirmi all’altro, condividere con l’altro le nostre storie. Questo mi ha insegnato la cultura classica, la cultura cristiana, la cultura italiana fino a qualche anno fa: becero, gretto è invece fomentare, far vincere questa paura dell’altro, solleticando alla pancia l’egoismo più meschino. Qui o altrove”.

Tu hai scelto di andare a fare il volontario “da grande”, interrompendo il lavoro. Non è stata una scelta facile immagino, cosa ti ha spinto?

“Io ho conosciuto l’Africa per caso, a 32 anni, per un primo mese di volontariato in Uganda… è stata l’intensità di questa esperienza, la voglia di continuare questa ricerca che mi ha spinto a scegliere di mettermi in gioco, di mettere in gioco la mia vita per andare a conoscere quest’altro mondo che non solo è possibile, ma che c’è. Sai una cosa? Ci pensavo in questi giorni… in tutti quei mesi, a 10000 km di casa, l’unico bianco di tutta l’area, ne ho vissute un po’ di tutte i colori… una volta la polizia congolese (che non è certo famosa per la benevolenza, visto che si autofinanzia con multe, furti e violenze) mi ha sequestrato il cellulare. Ecco in questi momenti, nei momenti più duri e difficili giuro che non mi sono mai, MAI, preoccupato per me stesso, ma ho solo avuto paura che i miei cari, i miei parenti, i miei amici, potessero preoccuparsi per me. Sembra una follia, ma è tutto così umano”.

Qualcuno potrebbe non capire questo concetto di umanità: è una follia rischiare e mettere in pensiero i propri cari. Spiegami meglio perchè dici “è una follia ma è tutto così umano”.

“No, non è una follia andare, anche perché, parlando del mio caso specifico, ovviamente procediamo con la massima cautela: i rischi devono essere ridotti allo zero e non lo dico solo per me quanto anche per coloro che mi ospitano. È quasi una follia invece questa natura dell’animo umano capace di essere più in pensiero per le persone care che per le proprie giornate”.

Ma non ti è mai capitato di “pensare male”? …di pensare “arrangiatevi”?

“Qualche momento di frustrazione sì, ma mai stanchezza, mai voler tornare indietro. Dopo del tempo è come se divenissero un po’ il tuo mondo. L’Africa offre, a chi la conosce, una netta differenza rispetto all’Europa: qui abbiamo migliaia di problemi che, ne sono convinto, se lottassimo uniti e concordi, con fatica e impegno supereremmo. In Africa ci sono problemi, anzi tragedie, spesso portate esclusivamente dall’arrivo della colonizzazione, spesso di cui noi siamo inconsapevolmente i responsabili “a distanza”, che sembrano davvero insormontabili. Lavorare in un piccolo ospedale nella savana in cui alcuni giorni morivano anche tre bambini di malnutrizione, le ondate di violenze fomentate da interessi economici europei, lo schiavismo nelle miniere, la prostituzione e la pedofilia nelle grandi città: a volte sono così poveri che non hanno che la speranza, talvolta neppure questa”.

Tu dove sei stato e con che organizzazione? Hai detto che eri il solo bianco, ma c’erano altri volontari? Come li hai conosciuti e cosa facevate? 

“Sono stato col VOICA (volontariato internazionale canossiano, molto diffuso nella zona di Brescia) per alcune esperienze in Uganda a Bethlehem di Kyotera e poi più di un anno (e ci torno appena posso) ad Ariwara, nella regione dell’Ituri, nel nord est della Repubblica Democratica del Congo.

In Uganda ero sempre in gruppo, in Congo sono partito inizialmente con un gruppo che è rientrato dopo 3 settimane e poi sono rimasto l’unico volontario e l’unico europeo, perché poi c’era una suora argentina, ma non ho mai avuto paura. Ho conosciuto le suore canossiane perché lavoravo proprio in un loro istituto, a Como. In Congo hanno un piccolo ospedale e io, pur non avendo competenze nel campo sanitario, ho dato una mano dappertutto, dall’amministrazione, dalla contabilità alla farmacia, dal segretariato alla cassa, soprattutto per i supporti informatici. Ho veramente fatto di tutto ma, alla fine, quello che forse contava, ora che posso rileggere il passato, non era tanto quel poco che ho fatto, ma l’esserci stato, fisicamente, mostrare come il mondo non si gira da un’altra parte ma è presente con gli ultimi degli ultimi.

Mi dici un motivo per fare il volontario e un motivo per non farlo?

“Potrei dire che è un’esperienza che apre, attraverso un fare semplice, pratico, a tante conoscenze, e anche a una conoscenza più profonda di sé, ma credo che non ci sia una regola per fare il volontario. Non deve essere vissuto come un dovere: meglio concentrarsi su fare bene quello che si fa, con un animo accogliente e aperto agli altri. A quel punto buttarsi per piccoli gesti sarà totalmente naturale”.

Adesso cosa fai? Stai insegnando?

“Ora da un annetto sono tornato a insegnare latino e italiano al liceo, ma tengo fitti rapporti coi miei amici “di là”, ho creato anche una pagina solo in lingala (la lingua bantu parlata in Congo) per poter essere “presente”. Poi torno ogni estate, aiuto a organizzare progetti e aiuti nel mio piccolo. La scorsa pasqua con una vendita di uova abbiamo aiutato questo piccolo ospedale per l’ECG. Questo Natale, grazie anche agli altri volontari e a chi aderisce a tante piccole iniziative, riusciremo a fornire una piccola unità dentistica mobile. I problemi sono tanti, le tragedie ancora più grandi, ma cerchiamo di essere prossimi nel nostro piccolo”.

Racconti mai della tua esperienza ai tuoi alunni?

“Beh, parlare di Africa in una lezione di latino forse potrebbe spiazzare anche me, ma ogni tanto nelle lezioni qualche dettaglio emerge, perché fa parte di me e delle mie esperienze. talvolta mi capita invece di fare incontri ai miei alunni o ad altre scuole per informare sul Congo, il gigante dell’Africa, che muore a causa della sua grande ricchezza, e in quei momenti devo ammettere sono attenti come in nessun’altra”.

Il bollettino di guerra degli arbitri del calcio dilettanti

People For Planet - Mar, 12/04/2018 - 01:30
Ogni settimana

Fabio Serafini ha subito una testata alla tempia da un calciatore, ha accusato dei giramenti di testa. È stato aiutato dal papà presente in tribuna ed è rimasto al Pronto Soccorso fino a tarda sera. Era andato ad arbitrare Equicola 2015-Polisportiva Quintilianum, a Borgorose in provincia di Rieti. 

Riccardo Bernardini è stato preso a pugni da persone non identificate ed è caduto sbattendo la testa a terra. Aveva appena finito di arbitrare Virtus Olympia-Atletico Terranova. Ha avuto un principio di soffocamento che poteva costargli la vita, a salvarlo è stato il preparatore atletico del Terranova (ex ultrà della Lazio). È ovviamente finito all’ospedale, al Policlinico Umberto I, dove ha avuto tre punti di sutura alla testa ed è stato tenuto in osservazione la notte.

Simone Forina ha subito uno schiaffo da un calciatore che aveva appena espulso. Stava arbitrando, in provincia di Torino, l’incontro di calcio tra Perosa e Pralomo. L’arbitro ha sospeso il match.

Sara Semenzin, 19 anni, ha arbitrato a Bassano del Grappa l’incontro tra Marchesane e Real Stroppari. Ha espulso l’allenatore della squadra ospite e due calciatori. A fine partita è accaduto quanto riportato dal comunicato del giudice sportivo:

Il subbuglio, apparentemente raffreddato dalle due espulsioni, è ripreso con inaudita violenza e meschinità quando, entrata nello spogliatoio la Direttrice di gara, i facinorosi protagonisti si sono sentiti liberi di esternare senza limiti la loro violenza verbale contro la Direttrice stessa senza il rischio di essere identificati, trasformandosi addirittura in tumulto per l’assalto della tifoseria alla recinzione del campo e così sia dall’interno che dall’esterno degli spogliatoi sono volate queste letterali espressioni corali, replica comunque di quanto le tifoserie avevano urlato dagli spalti per buona parte della gara: Rincoglionita, stupida, troia, handicappata, pagliaccia, ritardata, femena de merda, stai a casa a fare i ferri, cretina, cambia lavoro, ti aspetto fuori casa, troia, vedrai dopo cosa succede

Comunicato che è stato ripreso anche da Gianni Mura nella consueta rubrica domenicale su Repubblica.

Sono soltanto pochi esempi di quel che abitualmente accade ogni fine settimana sui campi delle serie inferiori. L’aggressione a Riccardo Bernardini ha indotto l’associazione arbitri, tre settimane fa, a non inviare alcun direttore di gara per le partite dilettanti nel Lazio. Poco è cambiato. Alla ripresa, le vecchie abitudini sono riprese come se nulla fosse accaduto.

C’è chi sta peggio ma c’è anche chi sta meglio

Il clima attorno non accenna a migliorare. È stato il fine settimana delle scritte a Firenze sui morti dell’Heysel e su Scirea. Qualcuno può consolarsi pensando a chi sta peggio, all’Argentina dove lo Stato si è arreso e si è dichiarato incapace di ospitare una partita di calcio tra il River Plate e il Boca Juniors. Dopo l’aggressione al pullman del Boca, la partita di ritorno della finale di Coppa Libertadores – la Champions sudamericana – si giocherà addirittura in un altro continente: a Madrid. C’è chi sta peggio, ma c’è anche chi sta meglio. A Londra, derby Arsenal-Tottenham, la polizia ha immediatamente fermato uno spettatore che ha lanciato una buccia di banana all’indirizzo del calciatore di colore Aubameyang. L’uomo è stato individuato grazie alle telecamere dello stadio. Il Tottenham lo ha espulso a vita.

In Italia le telecamere non funzionano in tutti gli stadi di Serie A, figuriamoci negli impianti che ospitano le gare dilettanti. Dove non arrivano i riflettori dei media e dove pochi, imperterriti, giovani lodevolmente si ostinano ad andare ad arbitrare per seguire la loro evidentemente inestinguibile passione. Per una diaria che si aggira attorno agli ottanta euro, vanno a rischiare gli schiaffi – e anche peggio – su campetti polverosi. Spesso accompagnati da impauriti genitori. È l’incredibile fascino del calcio. Che, nonostante tutto, sembra ancora più forte di tutto, persino della deriva Rollerball del pallone made in Italy.

Eicma 2018: emozioni da bicicletta elettrica a pedalata assistita

People For Planet - Mar, 12/04/2018 - 01:08

Un modo diverso di affrontare le strade, una bici divertentissima, sicuramente è il futuro. Sono questi alcuni dei pareri dei visitatori dell’edizione 2018 dell’Eicma, Esposizione internazionale del ciclo e motociclo di Milano (6-11 novembre).

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Udine, il regolamento mette al bando i bambolotti con la pelle scura dall’asilo nido

People For Planet - Lun, 12/03/2018 - 09:25

A Codroipo le modifiche approvate dalla maggioranza in consiglio comunale eliminano dal testo ogni riferimento “alle diverse culture”. Insorge l’opposizione di centrosinistra.

Niente che possa ricordare ai bambini le altre culture o la propria cultura di provenienza, se diversa da quella italiana. Così, nel regolamento dell’asilo nido comunale di Codroipo, in provincia di Udine, è stato eliminato, con un emendamento approvato dalla maggioranza in consiglio comunale, ogni riferimento alle “diverse culture” o alle “culture di provenienza” degli alunni. Come racconta il Messaggero Veneto, questa decisione finirà per mettere al bando bambolotti con la pelle di colore diverso da quella bianca, strumenti musicali che vengono utilizzati in altri Paesi o giocattoli che possano ricordare, appunto, culture diverse.

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Giornata mondiale delle persone con disabilità

People For Planet - Lun, 12/03/2018 - 01:20

E’ dal 1981 che l’Onu ha proclamato la giornata internazionale delle persone disabili per promuovere l’inclusione sociale, politica ed economica di ogni cittadino, il potenziamento dei servizi sanitari ed educativi.

E dal 2006 è stata adottata la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge n. 18 del 2009.

Nessuno venga lasciato indietro“, questo il principio di base di questa giornata, sottolineato anche dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, che mira, in particolare, a un rafforzamento dei servizi sanitari nazionali e al miglioramento di tutte le strutture che permettano un effettivo accesso ai servizi.

Moltissime le iniziative in tutta Italia: ne riassume qualcuna un articolo su Repubblica.it. Vi consigliamo inoltre di guardare le edizioni locali dei quotidiani che senz’altro riportano le proposte della vostra città.

Per quanto ci riguarda vogliamo ricordare un progetto che vedrà la sua partenza il 7 dicembre nel Comune di Castelnovo ne’ Monti che si chiama “Adotta una barriera e abbattila”. La storia parte da qualche anno fa, a iniziare il tutto è stata Valeria Ferretti, una volontaria del Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili, disabile a sua volta che ci ha lasciato il 2 agosto del 2016.

L’idea era ambiziosa: chiedevamo agli italiani di individuare nel proprio Comune una barriera e di “adottarla” seguendo il progetto per eliminarla in tutte le sue fasi, se fosse stato necessario il Comitato stesso avrebbe aperto la raccolta fondi.

Iniziavamo con i Comuni del comprensorio montano di Reggio Emilia, dove viveva Valeria e dove ancora vive Doris Corsini, un’altra volontaria del Comitato Nobel per i Disabili fondato da Franca Rame e Dario Fo.

Dopo la scomparsa di Valeria sembrava che tutto si sarebbe fermato e invece, grazie alla tenacia di Doris e al suo desiderio di ricordare l’amica, ecco che anche se con un ritardo pazzesco si inizia, piccoli passi verso un mondo migliore. Come diceva qualcuno: non è mai troppo tardi.

 

In cover: una bella immagine per ricordare Valeria

 

I regali di Babbo Natale per le banche

People For Planet - Lun, 12/03/2018 - 01:19

Babbo Natale è già arrivato per le banche. Regali e doni inaccettabili da parte del governo giallo-verde per gli istituti di credito. Nulla di diverso rispetto al passato. Mentre il nostro paese è infatti attraversato da una tempesta politica, economica e finanziaria, il presunto “governo del cambiamento” sembra essere invece fedele ai principi del “difendere l’indifendibile” enunciati dall’economista Walter Block che da quarant’anni a questa parte ha deciso, nella sua concezione libertaria, di proteggere le figure, i comportamenti e le pratiche più discusse e considerate immorali.

L’ultimo regalo alla indifendibile casta bancaria è la modifica alla legge di bilancio approvata dal Parlamento la settimana scorsa per l’introduzione di un doppio scudo protettivo per le banche non quotate.

Il primo riguarda la concessione di una deroga del rispetto dei principi contabili internazionali (Ifsr9) che prevedono, al fine di tutelare il risparmio depositato dai cittadini, prudenziali e precalcolati accantonamenti per i crediti deteriorati e deteriorabili. Con questo emendamento invece le piccole banche, quelle maggiormente esposte al rischio della valutazione creditizia soggettiva e personalizzata, avranno la libertà di poter contabilizzare le perdite sui crediti (deteriorati e deteriorabili) con criteri “alla italiana” nascondendo praticamente ai cittadini e agli analisti la riduzione, secondo quanto riportato da BankItalia, di circa 47 (!!!)  punti di CET1, l’indice che ci dice con quali risorse, pronte per l’uso (dette anche primarie), l’istituto oggetto di valutazione riesce a garantire i prestiti concessi ai clienti e i rischi rappresentati dai crediti deteriorati, cioè non restituiti.

Il secondo “regalo” riguarda invece la sterilizzazione dell’effetto spread (oltre 300) sul patrimonio delle banche non quotate che, essendo piene titoli di Stato, vedono fortemente ridursi il valore degli attivi di bilancio.

Ovviamente BankItalia ha dato il suo ok. Si aspetta solo la conferma da parte della BCE che non dovrebbe tardare ad arrivare visto che per la Germania questi privilegi sono stati già approvati.

Ad ogni modo, in entrambi i casi si sta legittimando il falso in bilancio delle banche!

Per consentire alla banche di presentarsi con il vestito (bilancio) delle grandi occasioni, si consente alle stesse di acquistare l’abito al mercato del falso.

E allora, se proprio non riuscite a scontentare la lobby finanziaria, consentite, per par conditio, anche alle aziende (soprattutto piccole imprese) di rivalutare in bilancio le poste dell’attivo (immobili, partecipazioni, marchi, brevetti, disponibilità, ecc.) senza alcuna tassazione.

Altrimenti non meravigliamoci poi della piccola evasione fiscale delle piccole imprese.

Perché, in realtà, nei libri di Block “l’indifendibile” è la libertà degli esseri umani, considerata come valore assoluto anche quando porta a conseguenze che moralmente non approviamo.

Eicma 2018: la bici elettrica è uno sballo!

People For Planet - Lun, 12/03/2018 - 01:11

Innovazione ed ecologia, sono queste le caratteristiche principali delle biciclette a pedalata assistita, meglio conosciute come E-Bike, grandi protagoniste dell’edizione 2018 dell’Eicma, l’Esposizione internazionale del ciclo e motociclo di Milano (6-11 novembre). Sono adatte a tutti, divertenti, da provare.

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Il Bicicletterario – Parole in Bicicletta

People For Planet - Dom, 12/02/2018 - 03:55

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“Sperando di fare cosa gradita, vi invio questo messaggio per segnalarvi la V edizione de Il Bicicletterario – Parole in Bicicletta, l’unico premio letterario per poesia e narrativa interamente dedicato alla bicicletta e al suo splendido mondo!
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti (sezioni per bambini, ragazzi e adulti). Per tutte le informazioni circa il bando (e non solo!), vi invito a visitare il nostro sito, restando comunque disponibile per qualsiasi chiarimento http://bicicletterario.blogspot.com/.
Questo è, invece, il nostro video-spot di presentazione

Kekka Mekkanica

People For Planet - Dom, 12/02/2018 - 01:01
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A Natale famolo strano!

People For Planet - Sab, 12/01/2018 - 10:36

Hai creato o visto decorazioni e addobbi natalizi strani e bizzarri? Brutti? Bellissimi?
Mandaci la foto o un breve video, il migliore (a nostro insindacabile giudizio) vince un fine settimana gratuito (soggiorno per 2 notti per due persone + pasti) alla Libera Università di Alcatraz a Gubbio, in Umbria, nel periodo di Pasqua.

Per partecipare “A Natale famolo strano!” invia il tuo materiale a redazione@peopleforplanet.it. Hai tempo da oggi fino al 6 gennaio 2019.

Pubblicheremo le foto e i video migliori  durante le feste. Il vincitore assoluto sarà annunciato sui nostri social subito dopo la Befana! Segui tutti gli sviluppi sulla pagina di PeopleForPlanet.

Avvertenza
“A Natale famolo strano” non è soggetto alla disciplina prevista dal D.P.R. 430/2001 in quanto ha oggetto la produzione di opere per le quali il conferimento del premio rappresenta il riconoscimento di merito personale o un titolo di incoraggiamento nell’interesse della collettività (art. 6, comma 1, lettera a), D.P.R. 430/2001). Per quanto non espressamente previsto da questo regolamento, il concorso è regolato dal Codice civile.

La Terra è piatta! E non solo…

People For Planet - Sab, 12/01/2018 - 09:00

Mister X indossa una maschera perché ha paura delle conseguenze delle sue rivelazioni. Poi annuncia: “Tutti noi siamo stati ingannati fin dal primo giorno, il nostro pianeta Terra non è una sfera, non è tonda: è piatta”.
Terrapiattisti nel mondo sono migliaia e sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni sul web in America e in Europa. Il servizio di Gaston Zama li racconta, partendo dal loro convegno italiano ad Agerola, sulla Costiera Amalfitana.

VEDI QUI IL SERVIZIO

Lettera aperta la sindaco di Porto Empedocle Ida Carmina

People For Planet - Sab, 12/01/2018 - 01:29

Gentile Sindaco,
mi rivolgo a lei per proporle di valorizzare in senso artistico la galleria sovrastante la super strada “Asse Urbano” (vedi foto). La magnificenza in stile simil egizio mi ha ispirato questa decorazione che potrebbe essere una occasione di promozione artistico-culturale della vostra bella città in tutto il mondo, oltre che un esempio di riciclaggio etico.
Trasformiamo gli incompiuti in esempi di bellezza! E potrebbe essere anche un modo di denunciare lo scempio causato dalla mala politica che l’ha preceduta.
Se tale decisione fosse presa People For Planet, la rivista della quale sono fondatore insieme e Bruno Patierno, sarebbe lieta di appoggiare con ogni mezzo (lecito) la ribellione al brutto di Porto Empedocle.

Sperando che la mia proposta possa trovare consenso presso la vostra città Le auguro buon lavoro

Caro Governo, te li dò io gli 11 miliardi che ti mancano!

People For Planet - Sab, 12/01/2018 - 01:03

Riassumendo in due parole, la manovra del governo scatena le ire europee perché prevede un indebitamento dello 0,6% del pil in più del previsto.

Il pil Italiano nel 2017 è di 1.716 miliardi di euro. Lo 0,6% del pil sul quale si litiga sarebbero 10,2 miliardi di euro. Il pil nel 2018 è un po’ aumentato (circa dell’1,1%) quindi diciamo che la questione gira intorno a 11 miliardi di euro di indebitamento in più.

Servirebbe quindi che, mentre si preparano le Grandi Riforme, si riesca e mettere in campo un miglioramento, appunto, di 11 miliardi. Basterebbe aumentare un po’ il pil e tutto andrebbe a posto. Oppure potremmo ridurre un po’ le spese.

Il bello della situazione è che possiamo farlo alla svelta se riusciamo ad aumentare di un capello l’efficienza del sistema. Il ragionamento è semplice: intanto che si progettano le Grandi Riforme possiamo riuscire a far funzionare un po’ meglio quel che c’è? Ad esempio, il grande giurista Cassese ha dichiarato in tv che abbiamo 150 miliardi di euro stanziati dallo Stato e dall’UE che non si riesce a spendere e che rischiamo di perdere. Se riuscissimo a spenderne il 20% in più del previsto sarebbero già 30 miliardi di aumento del pil. Lo stato potrebbe incassare più soldi dalle tasse se finalmente si finisse di attuare la digitalizzazione dei dati, e fossero incrociate le informazioni del catasto, bancarie, societarie con le dichiarazioni dei redditi. È quasi tutto pronto ma ancora nessuno è riuscito a schiacciare il pulsantino che fa partire il sistema… Li incassiamo altri 5 miliardi?

E se si riuscisse ad abbassare del 5% il peso della burocrazia sulle piccole e medie imprese quanti investimenti si muoverebbero? La burocrazia è una tassa nascosta del 10%… Una decina di miliardi di pil li guadagneremmo?

I centri di assistenza per i disoccupati non funzionano. Non esiste neanche un censimento nazionale dei posti di lavoro disponibili e certi centri per l’impiego non sono neanche collegati. Se prima della grande riforma del sistema dell’assistenza ai disoccupati li colleghiamo riusciamo a ottenere un aumento dell’efficienza dell’1%? Quanto fa in pil?

E se facciamo come in Germania, Usa e Francia dove in farmacia ti danno le medicine nel numero esatto prescritto dal medico, è vero che risparmiamo almeno 2 miliardi di euro all’anno (è una campagna che da mesi ha lanciato www.peopleforplanet.it)?

E se si lanciasse una campagna di informazione che spiega che antibiotici e radiografie è meglio consumarli il meno possibile, quanti malati in meno per eccesso di antibiotici e raggi avremmo? Quanto si risparmierebbe?

E se organizziamo un sistema di sostegno alle nuove imprese con tutoraggio e formazione è vero che potremmo aumentare almeno dell’1% il numero delle imprese che sopravvivono?

E quanto risparmierebbe lo Stato se fosse finalmente reso operativo per tutte le spese della pubblica amministrazione un prezzario unico nazionale?

Fai le somme, caro Governo, e vedi che la rissa con l’UE dipende solo dal fatto che non si è messo mano ai piccoli miglioramenti ma solo al Grande Cambiamento. Ma non si è mai visto nella storia del mondo che un Grande Cambiamento avvenisse senza la realizzazione di tanti piccoli cambiamenti.

Oggi invece assistiamo a iniziative buone solo a suonare il trombone e la grancassa e che mirano alla parte irosa e disinformata degli italiani. C’è un solo modo di cambiare e andare nella giusta via: dimostrare agli italiani che apprezzano i fatti concreti una capacità artigianale di mettere assieme tanti piccoli miglioramenti che si possono realizzare realmente, ottimizzando e puntando sulle molte esperienze positive messe in campo da tanti dipartimenti dello stato che funzionano.

* * *

Una prima versione di questo articolo è comparsa su www.ilfattoquotidiano.it e ha già ricevuto oltre 3.800 condivisioni su facebook.

Noi, cacciatori di plastica sull’isola del tesoro

People For Planet - Ven, 11/30/2018 - 09:44

ROATAN (HONDURAS). Scaviamo da due ore senza sosta e viene fuori solo plastica. Sembra un pozzo senza fondo, eppure è la riva di un paradiso: una spiaggia turchese dei Caraibi, in Honduras, sull’isola di Roatan.
Leggenda vuole che qui il famigerato pirata Henry Morgan nascose i suoi dobloni, ma oggi la sabbia nasconde un altro “tesoro”: migliaia di tappi, bottigliette, monouso, infradito di gomma, gambe di Barbie, teste di pupazzi, contenitori, un mappamondo. Sopra e sotto, è sconsolante.
Al nostro fianco, Chris Jordan, fotografo che ha mostrato al Pianeta i danni della plastica inghiottita dagli albatros, sembra quasi arrendersi. «Basta, ce n’è troppa», esclama mentre un paguro ai suoi piedi si trascina a fatica nel tappo di un dentifricio.

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L’orto vuole l’uomo… vivo!

People For Planet - Ven, 11/30/2018 - 03:09

A Firenze, grazie agli orti biottivi della Cooperativa Semele è possibile coltivare frutta e verdure ricche di sostanze nutritive anche per chi non ha spazio a disposizione vicino a casa. Ogni famiglia riceve una cassetta di ortaggi alla settimana, con una media di 6 kg di prodotti ogni 7 giorni. Il tutto di stagione e a km zero.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Violenza sulle donne: approvato il disegno di legge “codice rosso”

People For Planet - Ven, 11/30/2018 - 01:47

Corsia preferenziale per le denunce, attuazione in tempi rapidi di provvedimenti protettivi e indagini più rapide in caso di violenza sulle donne. E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il cosiddetto “Codice rosso antiviolenza“, un disegno di legge per la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere che apporta alcune modifiche al Codice di procedura penale, introducendo nuove disposizioni.

Maggiori tutele

L’obiettivo dell’intervento, che porta le firme dei ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, è garantire maggiore tutela alle vittime: le denunce di maltrattamento, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni commessi in contesti familiari o di convivenza saranno quindi comunicate dalla polizia giudiziaria direttamente al pubblico ministero, e viene garantito il diritto della vittima di essere ascoltata dal pm entro tre giorni.

Non solo. Il nuovo disegno di legge assicura anche la rapidità dell’adozione degli interventi cautelari o di prevenzione al fine di preservare l’incolumità delle vittime di violenza, attuando in tempi rapidi provvedimenti “protettivi o di non avvicinamento”.

Formazione specifica per le forze dell’ordine

Tra le altre novità presenti nel Codice rosso antiviolenza, viene resa obbligatoria la formazione specifica per gli operatori di polizia, dell’arma dei carabinieri e del corpo di polizia penitenziaria affinché acquisiscano le cognizioni necessarie a trattare i casi di violenza domestica e di genere.

I numeri della violenza di genere

Secondo l’Istat, che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le regioni e il Consiglio nazionale delle ricerche, in Italia le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono state 49.152, vale a dire 135 al giorno. Numeri spaventosi. E, molto probabilmente, sono dati sottostimati perché c’è molto “sommerso”: non tutte le donne che subiscono soprusi, infatti, hanno la forza di denunciare.

I tifosi della Stella Rossa mi hanno ricordato la bellezza del calcio

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 18:44
Come nei sogni di bambino

Il calcio come lo ricordavo. Il calcio come nei sogni di bambino. I novanta minuti di tifo incessante dei tifosi della Stella Rossa mi hanno riempito il cuore e fatto tornare alla mente perché, da piccolo, mi innamorai perdutamente dello stadio con i suoi tamburi, le sue bandiere, le sue figure di varia umanità le cui emozioni dipendevano da quel che accadeva sull’abbagliante prato verde.

La diversità rispetto al campionato

La Champions è il pass per un ambiente esclusivo dove poter ammirare le squadre più forti del mondo, calciatori straordinari che altrimenti vedresti soltanto in televisione. Ma anche tifoserie di altri Paesi, che continuano a vivere il calcio come tu lo hai scolpito nella memoria – forse distorta – di piccolo appassionato. La diversità è innanzitutto fisica. Ai tifosi delle squadre ospiti, al San Paolo, è giustamente concesso la parte superiore di quella che un tempo era la Tribuna laterale. Non sono stipati sotto, quasi invisibili, come avviene nelle partite di campionato (quando alle tifoserie avversarie è permesso di venire in trasferta a Napoli). Con le bandiere e i tifosi avversari allo stadio, usciamo dalla dimensione di ghetto che ormai ha assunto il calcio italiano, dove il confronto con l’avversario non è mai arricchimento ma esclusivamente scontro e scambio di nefandezze. Ed è stato bello ieri, per tutta la giornata, attraversa Napoli e sentire parlare in serbo.

La prima tifoseria avversaria che mi colpi fu quella del Bayern, nel lontano 2011, in quella che resta la Champions più bella mai disputata dal Napoli. Riempirono le gradinate con le loro bandiere, le loro sciarpe e i loro cori. Mesi dopo, li vidi invadere pacificamente Madrid dopo aver vinto ai rigori la semifinale col Real. E pensai: chissà cosa sarebbe successo in Italia, a Napoli come altrove. Dopo aver vinto i rigori, tifosi avversari festeggiare nella piazza più importante della città avversaria. Lo scorso anno mi piacquero i tifosi del Besiktas. Ma ieri sera quelli della Stella Rossa mi hanno proprio aperto il cuore. Mi hanno riportato all’età di  sei-sette anni, quando era impossibile guardare il campo perché lo spettacolo sugli spalti era decisamente più affascinante.

Non c’è paragone con le tifoserie italiane

Ultimi in classifica nel girone di Champions – torneo che non giocavano da 27 anni -, al seguito della loro squadra che aveva poche speranze di vincere e che sul campo ha preso tre gol di cui il primo dopo dieci minuti. Nulla ha intaccato la loro performance. Tamburi (tra l’altro suonati anche con cambi di ritmo), bandiere, canti, cori. Canti stentorei, quasi mai nenie autoreferenziali come quelle che oggi si ascoltano negli stadi italiani. C’era gioia nel loro tifo, non c’era rancore, non c’era spirito di rivendicazione (che pure non manca da quelle parti). Hanno mortificato il tifo del San Paolo, lo avrebbero fatto in qualsiasi stadio d’Italia. Il silenzio li colpiva giusto nel momento del gol subito, come se fosse una stilettata. La certificazione che la partita la seguivano eccome. Un secondo dopo, erano di nuovo a cantare a suonare e a saltare. E nel secondo tempo, oltre al gol confezionato da Hamsik e Mertens, l’aspetto più emozionante è stata Bella Ciao intonata in serbo per cinque minuti buoni, se non di più. Hanno idee politiche ben definite, come tutti sanno.

Con una tifoseria così, è impossibile non dare in campo tutto quello che hai. Se non lo facessi, ti sentiresti un ladro. A fine partita, i napoletani sono andati via. Il San Paolo è rimasto vuoto. Loro, come da disposizioni della polizia, dovevano rimanere lì. Hanno continuato a cantare, dopo aver perso 3-1 e le residue speranze di passare il turno. E regalato l’ultima chicca: “Bandiera rossa” in serbo. Sarei rimasto per ore ad ascoltarli. 

Se torno a nascere, nasco tifoso della Stella Rossa.

(Su gentile concessione de ilnapolista © – riproduzione riservata)

L’Unesco ha deciso: il reggae diventa ‘patrimonio dell’umanità’

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 10:15

La musica reggae, il cui groove ha trovato la fama mondiale grazie a Bob Marley, ha conquistato un posto nella lista dei tesori culturali globali delle Nazioni Unite. L’Unesco ha infatti aggiunto il genere musicale originario della Giamaica alla sua lista di patrimoni mondiali immateriali dell’umanità, ritenuto quindi degno di protezione e promozione.

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Paesi Bassi: messa no stop per evitare l’espulsione di una famiglia armena

People For Planet - Gio, 11/29/2018 - 08:38

Una messa infinita, ma soprattutto un escamotage legale per evitare che una famiglia armena di cinque persone venga espulsa dopo che le autorità hanno rifiutato la loro richiesta di asilo, nonostante i cinque vivano in Olanda da nove anni.

In base alla legge olandese la polizia non può interrompere una funzione religiosa. Motivo per cui preti e fedeli provenienti da tutto il paese si alternano giorno e notte per continuare a celebrare la funzione e impedire alle autorità di avvicinarsi.

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