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Cos’è l’Economia circolare? Lo abbiamo chiesto al Professor Andrea Segrè

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 03:57

L’economia della Natura è ben rappresentata da un cerchio, ci spiega Andrea Segrè, professore e fondatore del Last Minute Market, da qui il concetto di economia circolare, un modo diverso di vivere, crescendo in modo sostenibile e occupando il suolo nel rispetto dei cicli naturali e non andando dritti per dritti nel solo concetto di produrre, produrre, produrre.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Milano e Pianura Padana tra le zone più inquinate d’Europa

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 02:47

La notizia è un po’ datata, dicembre 2017, ma l’immagine mostra la prima mappa satellitare dell’inquinamento in Europa. E spicca tutto il nord Italia!
Scrive l’Ansa: “Pianura Padana, Paesi Bassi, regione tedesca della Ruhr e alcune zone della Spagna: sono le aree più inquinante d’Europa, secondo le mappe in Hd dell’inquinamento atmosferico inviate dal satellite Sentinel 5P.
Una delle prime mappe riguarda le concentrazioni di biossido di azoto emesso dal traffico automobilistico e dalle attività industriali. Per Josef Aschbacher, direttore dei programmi di osservazione della Terra dell’Esa, queste immagini ”sono una pietra miliare per l’Europa”.
Spetta alla Pianura Padana e in particolare a MIlano la maglia nera per le concentrazioni elevate di monossido di carbonio.”

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Fonte imm: Ansa.it

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Da domani a Gela il terzo Palio dell’Alemanna

People For Planet - Ven, 08/31/2018 - 02:16

Una straordinaria iniziativa alla sua terza edizione che nasce dal basso, nasce dalla comunità associativa di Gela, che vuole scommettere sul proprio futuro valorizzando il glorioso passato. La festa sarà animata da una moltitudine di sbandieratori, tamburieri. giocolieri, artisti di strada e giullari lungo le vie del centro storico.

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Accogliere i migranti è solo buon senso

People For Planet - Gio, 08/30/2018 - 10:56

Parla così Ivano Ciccarelli, conosciuto ormai come Ivano di Marino, divenuto in poche ore star del web grazie a una intervista rilasciata ai microfoni de La7 durante il sit in antifascista davanti al centro di accoglienza Mondo Migliore di Rocca di Papa. “Sono una persona semplice che probabilmente ha detto quello che tanti avevano bisogno di sentirsi dire, sono stupito da tutta questa fama“, osserva.

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Meno ruote, più rotaie: togliere i camion dalle strade si può

People For Planet - Gio, 08/30/2018 - 09:40

L’idea è geniale: un vagone ferroviario con una pedana da cui camion e autobus possono salire e scendere in totale autonomia. Il treno viaggia trasportando i mezzi con meno inquinamento e traffico sulle strade, meno usura dei mezzi, maggiore sicurezza.


Il vagone si chiama Flexiwaggon, è prodotto dall’azienda svedese Flexiwaggon AB e importato in Italia da Greenova Italia.
L’autista del mezzo pesante può fare tutto da solo, paga con carta di credito, riceve un telecomando con cui estrae la pedana, ci sale con il camion e la fa rientrare. Un computer avvisa la motrice del treno dell’operazione in corso.
All’arrivo estrae la pedana dal lato opposto a quello da cui è salito, scende e se ne va. Nessuna manovra, nessuna retromarcia, circa 7 minuti il tempo necessario a fare tutto. E non servono nemmeno particolari infrastrutture ferroviarie per la salita/discesa dei mezzi.

Qualche dato sul trasporto merci su gomma
Secondo un comunicato stampa di Greenova Italia le merci su gomma in Italia costituiscono l’80% di tutti i trasporti, contro il 73% della media europea e citano un recente articolo del Messaggero a firma di Andrea Giuricin.
Un Dossier dell’Ansa parla di una media europea del 71,1% e conferma il dato dell’80%.
Secondo IlSole24Ore, che cita dati Eurostat, in Italia l’86,5 % delle merci viaggia su gomma, dieci punti percentuali in più rispetto alla media europea.
Il trasporto merci su rotaia è in crescita ma costituisce solo il 6% del totale.

Fonti:
http://www.flexiwaggon.se/
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-08-07/incidente-bologna-tir-sotto-accusa-orari-nodo-sicurezza-ecco-perche-settore-e-crisi-153802.shtml?uuid=AEEryHYF&refresh_ce=1
https://www.greenovaitalia.it/transporti

Foto: Ufficio Stampa Greenova Italia press@leonardomiliti.eu

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Gli italiani mangiano gli squali

People For Planet - Gio, 08/30/2018 - 02:27

Come ogni estate si susseguono le segnalazioni di avvistamenti di squali, squaletti e potenziali predatori sulle coste italiane. In Sicilia, a Sciacca, si segnala uno degli ultimi avvistamenti, uno squalo che poi qualcuno avrebbe provveduto anche a uccidere, come hanno denunciato le sezioni ambientaliste locali.

Sono gli squali che in effetti dovrebbero avere paura di noi, specialmente di noi italiani. Qualche giorno fa il quotidiano Il Secolo XIX ha pubblicato un’intervista a una biologa, Francesca Reinero, vice-coordinatrice del Centro Studi Squali di Massa Marittima, in Toscana, che rilanciava l’allarme: “L’Italia è tra i primi quattro Paesi del modo per il consumo delle carni di squalo, spacciate sul mercato come tonno e spada. Viene meno la catena trofica marina. Loro sono alla sommità della piramide: sterminandoli, spariranno anche gli altri pesci e resteranno solo alghe e meduse”.
Parallelamente la biologa confermava che se già gli squali raramente attaccano l’uomo, quelli nostrani sono davvero poco pericolosi.

In effetti anche il WWF da tempo insiste sul problema e spiega sul suo sito che un quarto delle specie di squalo presenti negli oceani di tutto il mondo rischia di estinguersi. Nel Mar Mediterraneo sono 47 le specie presenti ma più della metà di queste è sul punto di scomparire per sempre. La pesca accidentale è una delle principali minacce per la sopravvivenza degli squali, ma in Italia questi animali vengono anche pescati volontariamente, e finiscono sulle tavole.

Si legge, sempre sul sito del WWF: “L’ Italia è uno dei maggiori mercati al mondo per il consumo di carne di squalo. Molto spesso si tratta di vere e proprie frodi alimentari, poiché nemmeno i consumatori sono consapevoli di mangiare carne di squalo. In particolare, sono tre le principali cause di frode alimentare: la commercializzazione scorretta di specie commerciabili per aumentarne il prezzo (ad esempio la verdesca venduta come pesce spada); specie protette illegalmente vendute sul mercato o specie protette vendute involontariamente, a causa di una scorretta identificazione”.

Il WWF per tutelare gli squali nel mediterraneo ha attivato il progetto SafeSharks, in collaborazione con associazioni di pescatori e altre ONG. Gli squali vengono monitorati e si cerca di creare aree sicure per loro e per la loro riproduzione. Anche le altre associazioni ambientaliste italiane ed internazionali hanno all’attivo programmi di sensibilizzazione, tutela e monitoraggio.

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C’è un uomo in tutù rosa che gira per il mondo

People For Planet - Mer, 08/29/2018 - 02:30

Lui si chiama Bob Carey e dal 2003 è salito agli onori della ribalta per il suo “Tutù Project“: farsi fotografare in tutù rosa da ballerina per dare un po’ di gioia e svago alla moglie, malata di tumore dal seno. Oggi il progetto è diventata una fondazione non-profit.

Clicca qui per vedere altre foto di Bob

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Una “sniffata” di caffè accende il cervello

People For Planet - Mer, 08/29/2018 - 02:29

Per “accendere” il cervello e ottenere un aumento in fatto di concentrazione e attenzione, non è (più) necessario bere caffè: basta sentirne l’odore. Proprio così: secondo uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology il solo profumo del caffè sembrerebbe sufficiente a sortire un vero e proprio potenziamento cognitivo in campo matematico al punto di migliorare i risultati nel Graduate Management Admission Test (o GMAT), un test utilizzato per determinare l’attitudine personale agli studi aziendali a livello universitario e post-universitario e utilizzato come uno dei criteri di ammissione nelle più importanti università del mondo.

Due esperimenti

Lo studio è stato realizzato dai ricercatori dello Stevens Institute of Technology di Hoboken (New Jersey, Stati Uniti) guidati da Adriana Madzharov, docente della Stevens School of Business, in collaborazione con i colleghi della Temple University di Filadelfia (Pennsylvania, Stati Uniti) e del Baruch College di New York City (Stati Uniti). I ricercatori hanno somministrato un test GMAT a circa 100 studenti divisi in due gruppi: dopo aver fatto svolgere il test a un primo gruppo in una stanza pervasa da un profumo simile a quello del caffè e all’altro gruppo in una stanza inodore, i ricercatori hanno rilevato che gli studenti del primo gruppo avevano ottenuto punteggi significativamente più alti. Da un secondo esperimento, condotto su altri 200 studenti, è poi emerso che per la maggior parte dei partecipanti l’odore del caffè rende le persone più vigili ed energiche (a differenza, ad esempio, del profumo di fiori o dell’assenza di profumo).

Effetto placebo, ma non solo

Gli studiosi hanno quindi messo in evidenza che gli studenti universitari che avevano la possibilità di odorare il caffè durante lo svolgimento del GMAT avevano ottenuto punteggi molto più alti, “dato già interessante di per sé”, come ha sostenuto la stessa Madzharov, e che il miglioramento delle prestazioni sembrerebbe dipendere dalla convinzione che il solo odore del caffè possa rendere le persone più vitali, in una sorta di effetto placebo.

Nuovi studi

“L’olfatto è uno dei nostri sensi più potenti”, spiega Madzharov. La studiosa, che si occupa soprattutto di marketing sensoriale, è ora alle prese con nuove ricerche per capire se gli odori simili al caffè possono avere un effetto placebo anche su altri tipi di performance mentali, come il ragionamento verbale.

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Le “Vie del Mare” vincono il confronto

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 09:16

Il 10 marzo 2004 partiamo da Livorno alla volta di Palermo. I due TIR forniti dall’IVECO, hanno sulla fiancata del semirimorchio il marchio della sfide con l’ippopotamo e il rinoceronte che si confrontano.
Lo straordinario lavoro organizzativo fu coordinato da tutti i collaboratori del Gruppo Verdi-Toscana Democratica della Regione Toscana ed in particolare da Giuseppe Bonanno, poi divenuto Presidente del Parco de “La Maddalena”.

L’interesse scaturito dopo la Conferenza Stampa di presentazione di Roma fu enorme, per cui decine di giornalisti e di operatori televisivi seguirono il TIR imbarcato sulla nave ed altrettanti seguirono a bordo di un pulmino, il TIR via terra.

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Un’eccellenza italiana: il Centro Antiveleni di Pavia

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 04:39
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Lignina da competizione

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 02:42

Non è una sostanza che utilizziamo a nostra insaputa ma uno scarto di lavorazione che deriva dalla produzione di alcune tra le cose che usiamo di più: la carta in tutte le sue forme, l’ovatta, gli imballaggi a base di cellulosa e gli assorbenti. Stiamo parlando della lignina che è, o meglio era fino a oggi, uno scarto della lavorazione del legno, e che oggi una delle più grandi imprese del mondo attive nell’estrazione della polpa di cellulosa – alla base di tutti i prodotti ai quali abbiamo accennato – ha deciso di nobilitare, attraverso un processo dell’economia circolare chiamato upcycling, a materia prima a tutti gli effetti.

Per vedere tutto ciò siamo andati in Svezia, dove ha sede il gruppo svedese-finlandese Stora Enso (nel 2016 ha fatturato 9,8 miliardi di euro, con 25 mila dipendenti in 35 paesi) che ha deciso di trasformarsi in un’azienda che utilizza materie prime rinnovabili di seconda generazione. Ossia non in competizione con gli alimenti destinati a noi umani. Stora Enso ha come materia prima gli alberi, utilizzati in maniera molto sostenibile, visto che per ogni pianta abbattuta se ne piantano tre. Il che è nella logica delle cose, visto il tipo di attività dell’impresa. «Il nostro business è e rimane nelle foreste – ci dice Andreas Birmoser, vicepresidente per il business e le strategie del settore biomateriali di Stora Enso – Siamo convinti che già oggi sia possibile fare con gli alberi tutto ciò che facciamo con il petrolio». Frase che riprende una famosa intervista di Henry Ford, convinto assertore della validità dei biocarburanti, rilasciata nel 1925 al New York Times.

Dal 2012 l’azienda ha creato la divisione dei biomateriali innovativi e da allora ha intrapreso un percorso per utilizzarli al meglio, producendone inoltre diversi in sostituzione di quelli di derivazione fossile. «Oltre due terzi della nostra attività undici anni fa erano legati alla carta» prosegue Birmoser, illustrandoci presso il laboratorio di ricerca sui biomateriali di Stoccolma, la nuova strategia industriale. «Oggi è poco meno di un terzo. E i biomateriali innovativi ora rappresentano il 14% della nostra attività».

Vediamo il processo nel dettaglio.
Nel processo di estrazione della polpa di cellulosa si utilizza meno del 50% della massa legnosa degli alberi, con un 35-45% di cellulosa, mentre il restante 50% è rappresentato da un 20-30% di lignina e un 25-35% di emicellulosa, sostanze il cui destino fino a ieri era “insostenibile” sul fronte dei materiali, anche se è neutro sul fronte della emissione di CO2: l’incenerimento a scopi energetici. Uno spreco destinare all’incenerimento un materiale nobile come quello che proviene da alberi che hanno un’età media di 80 anni.

Dal 2015, nello stabilimento di Sunila in Finlandia, Stora Enso produce 50.000 tonnellate di lignina all’anno, attraverso il processo kraft, utilizzato normalmente per la conversione del legno in polpa di legno; e così l’azienda è diventata il più grande produttore di lignina al mondo e ha lanciato, di recente, un nuovo prodotto, chiamato Lineo, in grado di sostituire in tutto per tutto il fenolo di origine fossile.

I materiali fenolici a base di petrolio che vengono utilizzati nelle resine per il compensato, per i pannelli a scaglie orientati (OSB), il legno laminato multistrato (LVL), la laminazione di carta e il materiale isolante, possono essere infatti sostituiti in tutto e per tutto dal nuovo materiale a base di lignina. E la Lignina, rispetto al fenolo, oltre ad avere un impatto ambientale molto minore, è più facile da lavorare e da conservare, visto che è essiccata. Ma ha anche un’altra caratteristica che la rende molto appetibile per il mondo delle imprese: la stabilità del prezzo. I biomateriali non risentono delle crisi geopolitiche che affliggono l’energia fossile e la loro stabilità di quotazione nel tempo consente una programmazione industriale migliore. Tutte caratteristiche, queste, che rendono la lignina più economica del fenolo, a parità di prestazioni.

L’azienda non si ferma alla lignina ed è convinta che si possa fare di più. «Siamo attenti alla tecnologia» prosegue Birmoser. «E siamo convinti che l’inserimento delle nuove filiere nelle strutture esistenti sia anche un elemento per abbassare il rischio degli investimenti». E oltre a intervenire sulle filiere esistenti l’impresa sta investendo anche su ricerca e sviluppo su questi materiali. Stora Enso, infatti, ha completato la realizzazione di un centro di ricerca a Stoccolma dedicato ai biomateriali di 4.900 metri quadrati, dei quali 1.600 sono di laboratori dove lavorano oltre settanta ricercatori, che sono quasi il 50% degli addetti alla ricerca e sviluppo dell’impresa, a livello mondiale.

Una delle linee di prodotto che si sta studiando ora nel centro di ricerca, per esempio, è quella relativa alle possibili metodologie di fabbricazione per la fibra di carbonio partendo alla combinazione tra la lignina e la cellulosa. Oltre a trovare un nuovo materiale, l’intenzione è quella di smentire la credenza che i biomateriali siano prodotti dai quali non è possibile ottenere prodotti d’alto livello qualitativo, vista la loro origine organica.

Immaginatevi in un futuro la prossima autovettura da competizione vincitrice della Formula E – quella elettrica – che taglia il traguardo rivestita in una fibra di derivazione vegetale.

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Le donne per gli ultras della Lazio e per il Manchester City

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 02:10

Era l’ottobre del 2009, quasi dieci anni fa, quando Fabio Capello disse chiaro e tondo: «Nel calcio italiano comandano gli ultrà. In Italia allo stadio si può insultare tutto e tutti. All’estero no». Una riedizione in versione pallonara del morettiano: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”, gridato una sera di febbraio del 2002 in piazza Navona davanti a due esterrefatti Fassino e Rutelli.

Capello non ha mai più allenato in Italia, si limita a fare il commentatore. E gli ultras spesso fanno notizia. Quelli della Lazio più di altri. Le figurine con Anna Frank con la maglia della Roma fecero tristemente il giro del mondo. Così come l’audio rubato in cui Lotito annunciava la visita alla sinagoga: “Annamo a fa’ sta sceneggiata”. Finì con 50mila euro di ammenda e nessuna squalifica per il club.

Il volantino della Curva della Lazio

Stavolta i signori della Curva Nord – il settore dei tifosi della Lazio – hanno voluto mettere in chiaro i rapporti di genere allo stadio:  “Le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. Moglie e fidanzate pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla decima in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori”.

Anche in questa occasione “ohhhh” di disappunto hanno accolto la notizia. Come in un film di Buñuel, i cummenda del calcio hanno scosso l’opinione pubblica con le loro roboanti dichiarazioni. La Procura della Federcalcio ha persino aperto un’inchiesta. Il mondo ultras si è talmente spaventato che in Sicilia, a Siracusa, hanno deciso di adottare il modello Lazio e le tifose locali, le Arutesee, hanno abbandonato il movimento per protesta.

Il documentario sul Manchester City

Sui media italiani non si è andati oltre qualche corsivo di maniera. È andata diversamente al Guardian dove la giornalista Marina Hyde ha paragonato l’attenzione e lo sdegno che i media hanno riservato al volantino maschilista laziale (da lei ovviamente definito sconvolgente), agli elogi che hanno accompagnato il documentario sul Manchester City. E, soprattutto, ai silenzi sul trattamento riservato alle donne negli Emirati Arabi il Paese dei proprietari del club allenato da Guardiola: “lì – scrive – ai mariti è concesso picchiare le loro mogli; lo stupro coniugale non è un crimine; centinaia di vittime di stupro sono frustate o imprigionate ogni anno in base a leggi che vietano il sesso extra-coniugale”.

E ancora: “Il calcio – scrive Hyde – è un veicolo per il riciclaggio della reputazione. Nessun documentario dovrebbe tacere che il proprietario della squadra fa parte di un regime di orribili autocrati, e ogni tentativo di trascurare l’attenzione da quello è un’azione compiuta nel servizio di quel regime”.

Problemi – conclude la giornalista – non meno importanti di quelli sollevati dal volantino della Lazio. Eppure non si direbbe dalla copertura mediatica. La spiegazione è nel titolo del suo articolo che suona più o meno così: “Se gli ultras della Lazio avessero le riserve di denaro del Manchester City”.

Il sindaco di Napoli in prima fila

Gli ultras sono protagonisti anche a Napoli. Più che altro nel ruolo di attori non protagonisti. La copertina va senza dubbio al sindaco Luigi de Magistris da tempo in battaglia con il presidente del club Aurelio De Laurentiis per la gestione dello stadio. Lite che si combatte a colpi di comunicati, continue dichiarazioni, acquisti di pagine di quotidiani. Il tutto in un clima di perenne contestazione a De Laurentiis da parte degli ultras che hanno invitato il primo cittadino a disertare la tribuna d’onore e a guardare la partita con loro in curva. De Magistris non se l’è fatto dire due volte: “Sarò in curva con voi per la prossima partita in casa con la Fiorentina. Del resto dopo i reiterati e offensivi attacchi alla Città e ai napoletani ho deciso di non sedermi più accanto ad Aurelio De Laurentiis”. Il genere è quello giusto.  

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Ponte Morandi: il danno e la beffa

People For Planet - Mar, 08/28/2018 - 00:39

La mattina del 14 agosto 2018 è crollato il Ponte Morandi. Conosciuto anche come il piccolo ponte di Brooklyn, simbolo di Genova e importante punto di passaggio e collegamento per persone e merci.

Il crollo del ponte ha causato 43 vittime e centinaia di sfollati. Sono quasi 300 le famiglie che sono state evacuate e molte di loro non potranno più rientrare nella propria abitazione, come quelle le cui case si trovano sotto il moncone, per queste è già previsto l’abbattimento.

Il paradosso di questo evento drammatico che ha scosso tutta Italia è che le famiglie dovranno continuare a pagare il mutuo anche se la propria casa non esiste più. Questo è quanto prevede il nostro ordinamento. Come si evince dalla Gazzetta Ufficiale dove è stato anche dichiarato per 12 mesi, a partire dal 15 agosto 2018, lo stato di emergenza, ai proprietari delle abitazioni direttamente interessate si garantisce la possibilità di richiedere la sospensione dei mutui della quota capitale o dell’intera rata del mutuo ipotecario fino ad un massimo di 12 mesi. Una misura temporanea quindi, a meno che il Governo non approvi l’annullamento dei mutui.

Ma le case non esistono più o, se ancora in piedi ma pericolanti, verranno abbattute. Come sembra essere quasi una normalità per il nostro paese, siamo di fronte ad una situazione paradossale e, come spiega Aldo Bissi, collaboratore di Ridare, portale di Giuffré Francis Lefevbre che affronta tutte le tematiche in materia di risarcimento del danno e responsabilità: “l‘obbligo di restituzione del mutuo è indipendente rispetto alla perdurante esistenza del bene che si è acquistato impiegando la somma mutuata; nel caso che ci occupa, dunque, il mutuatario rimane obbligato a provvedere al pagamento delle rate di mutuo anche nell’ipotesi di perimento totale del bene immobile”. Anche la banca subirebbe un danno dall’abbattimento della casa, in quanto ipotecata, e quindi potrebbe ” in caso di sospensione dei pagamenti, rivalersi su eventuali altri beni del debitore o sulle sue fonti di reddito (per esempio pignorando lo stipendio)”.

Al termine del tempo di sospensione concesso, le famiglie sfollate di Genova dovranno quindi ricominciare a pagare le rate del mutuo.

Unico modo per evitare che questo avvenga sarebbe aver sottoscritto una polizza assicurativa ad hoc che copra il rischio di “perimento dell’immobile”, assicurazioni molto rare che quasi nessuno stipula.

Oppure, data la natura dell’evento e considerando che sono sempre i cittadini a rimetterci, altra ipotesi sarebbe quella di un decreto del governo che, coordinato con l’ABI (Associazione Bancaria Italiana) e le banche interessate, intervenga affinché venga annullato l’obbligo di restituzione del mutuo per quelle case che non ci sono e non ci saranno più.

Ma in questo paese è difficile fare ipotesi logiche su cosa si deciderà e succederà, quindi, come troppo spesso succede staremo a vedere, da spettatori inermi.

Clicca qui per leggere tutti gli articoli sul Ponte Morandi

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Campi Aperti: comprare da mangiare e sentirsi bene

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 05:07

Campi Aperti è “un’associazione per la sovranità alimentare”, un mercato ortofrutticolo dove si trovano solo ed esclusivamente prodotti locali di altissima qualità.
Cos’è la “sovranità alimentare”? Il diritto di ogni cittadino di scegliere cosa mangiare, di conoscere la provenienza e il ciclo produttivo dei propri alimenti, di avere accesso a prodotti agricoli sani.

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Link di approfondimento: http://www.campiaperti.org/

Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino.

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Risparmiatori, occhio al ciclone autunnale: consigli per le vendite

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 04:51

E’ un suggerimento che fornisco innanzitutto a me stesso: se avessi titoli del debito pubblico italiano e/o titoli delle banche del nostro paese (che sono i principali acquirenti di bot, btp e cct), soprattutto sotto forma di risparmio gestito (fondi, gestioni, hedge, etf, fiduciarie, ecc.), venderei tutto, lascerei i soldi sul conto e aspetterei il passaggio del ciclone autunnale.

Il pericolo di un declassamento del rating sul nostro paese nel prossimo autunno è molto probabile per vari motivi. Cosi come rilevato dal Bollettino economico della Banca centrale europea, l’Italia è il Paese nell’area dell’euro a 18, esclusa la Grecia, con i più elevati squilibri macroeconomici ed è sotto osservazione speciale. Non è sicuramente una responsabilità diretta ed esclusiva di questo governo. E’ una incapacità endemica di governare il cambiamento visto che già dalla fine del 2013 l’Italia era stata retrocessa nel club dei paesi con “eccessivi squilibri macroeconomici”, assieme a Croazia e Slovenia che, nel frattempo, sono ritornati nel gruppo dei paesi senza squilibri.

Qualcosa di determinante però sta per succedere.

Innanzitutto l’Italia perderà la protezione di San Mario Draghi.

Il governatore della BCE ha già programmato la graduale riduzione delle misure di Quantitative easing che sostanzialmente, in questi anni, ha sostenuto la domanda di titoli di stato che, in tal modo, dovrebbe essere quindi maggiormente supportata dalle banche.

Ma quella tra le banche private e lo Stato è stata finora una relazione incestuosa e pericolosa (soprattutto per noi risparmiatori).

Con il finanziamento del debito pubblico sappiamo infatti che le banche forniscono una “stampella” allo Stato. Così facendo, i governi hanno finanziato il proprio debito – anche se non gratuitamente, certo – e le banche, acquistando titoli a “rischio e rendimento zero”, attraverso indici edulcorati all’uopo, hanno raggiunto gli obiettivi di solidità patrimoniale richiesti dalla vigilanza anche a costo di impoverire maggiormente il loro bilancio.

In Sacco Bancario (Chiarelettere) mi sono chiesto: come mai così tanta generosa “accoglienza” delle banche nei confronti dello Stato? Il mio dubbio è stato fugato dalle risposte di alcuni coraggiosi top manager dei nostri istituti di credito: lungi dall’essere paladine di una causa sociale o morale, le banche sono state finora più prosaicamente interessate, per convenienza e per opportunismo, a tenere una poltrona riservata nel salotto buono delle lobby.

Patti chiari, amicizia lunga: la banca compra i titoli di Stato e in cambio lo Stato, cioè anche Bce, Banca d’Italia, Consob e commissioni parlamentari, non rompe le scatole sugli affari meno nobili, chiamiamoli così, dell’istituto.

Ma il mandato di Draghi sta per scadere e il governatore della BCE si guarderà bene dal fare mosse sospettabili di essere favori al suo Paese d’origine, soprattutto nel momento in cui finirebbero per sostenere un governo così apertamente ostile alle regole Ue.

Tra l’altro Draghi ha sempre detto che, attraverso il QE, iniettando denaro nelle banche comprava solo tempo perché senza interventi e riforme sull’economia reale la leva monetaria non sarebbe bastata. La deflazione non è stata creata dai soldi di Draghi ma dalla mancanza di domanda e di crescita.

Ecco il punto: i mercati sono in attesa di capire le mosse del governo che finora è stato percepito come incoerente e poco stabile con un ministro dell’economia dalla limitata forza persuasiva nei confronti di Bruxelles e scarsamente sostenuto dal suo esecutivo. E soprattutto pesa come un macigno la bomba Savona, ancora inesplosa, con la sua manovra da 50 miliardi, che, in caso di deflagrazione, sancirà il definitivo distacco del Paese dalla Commissione Ue.

E lo spread salirà.

Mettetevi liquidi e buon rientro dalle vacanze

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La pasticceria di New York che assume chiunque voglia lavorare

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 04:21

Niente curriculum, lettere di motivazione, colloqui o test di selezione. Chi arriva primo prende il posto e poi impara a lavorare. Succede a New York, nell’azienda Greyston Bakery, che sforna 16 mila chili di brownies al giorno. Al motto di “Tutti meritano una buona opportunità“, la pasticceria ha registrato il marchio “Open hiring“, una pratica di assunzioni aperte che ora vuole diffondere anche altrove.
Perché la realtà è che l’idea funziona. Fondata nel 1982, Greyston Bakery ha ora un fatturato annuo di oltre venti milioni di dollari, ha creato opportunità di lavoro per oltre 3.500 persone e impiega oggi 176 dipendenti.

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Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire? (Infografica)

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 02:23

Cosa significa “Di origine controllata”? E “Indicazione geografica tipica”? Che differenza c’è con la “Denominazione di origine protetta”? Scopriamolo!

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Sigle alimentari: come orientarsi?

People For Planet - Lun, 08/27/2018 - 02:13

Dop, Doc, Igp… sono tantissime le sigle che leggiamo sulle etichette degli alimenti. Come possiamo orientarci nella marea di acronimi che arriva nelle nostre tavole? Innanzitutto bisogna sapere cosa significano e per questo trovate le principali sigle, con una breve spiegazione, nell’infografica “Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire?“. Tutte, a prima vista, ci garantiscono qualcosa. Ma quali ci sono più utili nella scelta di un prodotto? Cosa dobbiamo controllare maggiormente? Quale sigla ci “garantisce di più”? Poiché il mondo delle sigle è molto ampio, concentriamoci al momento solo sulle indicazioni di origine, cioè le sigle che identificano una produzione e la associano a­­­ un territorio circoscritto. 

Tra le sigle associate all’origine geografica dei prodotti, quali sono quelle che ci danno più informazioni come consumatori?

Quale, quindi, è meglio cercare su una etichetta?
“Le principali sigle di riferimento in materia di indicazioni geografiche sono le DOP e le IGP. Sono entrambe riconosciute a livello europeo e sono soggette a un regime di tutela esclusivo. Nel senso che sono le uniche corroborate da un regime di controlli pubblici che deve venire garantito nell’intero mercato interno dell’Unione Europea“, spiega l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale e fondatore di Great Italian Food Trade e del sito Fare, che contiene anche informazioni sulle regolamentazioni dei prodotti alimentari. “Ciò premesso la DOP (Denominazione di Origine Protetta) è l’unica tra le indicazioni geografiche a garantire che l’intera produzione – a partire dalla fase agricola primaria – abbia avuto luogo in un territorio circoscritto. Questo significa, sostanzialmente, che quando noi scegliamo – ad esempio – un prosciutto Dop, sappiamo che anche il luogo di nascita e di allevamento del suino è quello precisamente definito nel territorio previsto dal disciplinare di quella Dop“. Ogni Dop per essere tale deve essere dotata di un disciplinare che regolamenta la produzione e anche la provenienza delle “materie prime” con cui si crea un prodotto alimentare lavorato.

“Le produzioni che si caratterizzano invece per la sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta), si distinguono rispetto alle Dop perché è sufficiente che una significativa parte del processo di produzione abbia avuto luogo nell’area del territorio identificato. Ad esempio: un salume IGP può avere questa denominazione perché lavorato in una determinata zona dell’Italia dove la sua produzione è caratteristica, ma può venire realizzato anche a partire da cosce di suini allevati e macellati in un altro Paese, laddove il disciplinare della relativa Igp lo consenta“.

Dop e Igp quindi sono i marchi di riferimento in Europa, ma vediamo anche molte etichette Doc, Docg, che riguardano i vini: “La denominazione Doc, Denominazione di Origine Controllata, per un vino è equivalente alla Dop di un prodotto alimentare e anche questa è riconosciuta a livello europeo. Anche la Docg, Denominazione di Origine Controllata e Garantita è riconosciuta a livello europeo e si applica ad un vino che può considerarsi una ulteriore selezione di qualità rispetto al vino Doc“, spiega l’avvocato.

Sono poi tanti altri i marchi che si trovano ancora sulle nostre tavole, ma i principali da “tenere d’occhio” sono questi, che hanno regole ferree stabilite nel disciplinare.

Cosa significa seguire un disciplinare? 

Spiega di nuovo Dongo: “La regola di base per accedere a una procedura di registrazione di una Dop o di una Igp è quella di dimostrare che si tratti di una produzione radicata sul territorio da decine di anni. Nel caso dell’Italia spesso si tratta produzioni radicate da secoli e secoli. I processi produttivi sono definiti nel disciplinare e vengono assoggettati ad apposite autorizzazioni, oltre ad essere sottoposti a controlli specifici. 

Il rispetto del disciplinare costituisce garanzia delle regole in esso previste, che in buona parte si basano sulla tradizione, ma il discorso della qualità è più ampio. Pensiamo che spesso molti disciplinari non considerano l’origine dei mangimi, né la loro natura ‘non-ogm’, con il paradosso che l’Italia è il primo produttore in Europa di soia ‘non ogm’ e tuttavia importa soia ogm per nutrire gli animali anche quelli a base di diverse produzioni Dop. Alcuni produttori aderiscono volontariamente a disciplinari o marchi che certificano ancora più nel dettaglio la qualità di un prodotto, facendo passi di ulteriore garanzia rispetto alla legge. Ma la questione è complessa e merita ulteriori approfondimenti. Il biologico, dal mio umile punto di vista, merita un apprezzamento per il minor impatto ambientale e le maggiori informazioni in etichetta per quanto riguarda l’origine delle materie prime agricole, la cui origine si può cogliere in un colpo d’occhio”. Nell’etichetta bio infatti viene indicata la provenienza da agricoltura Ue/non Ue e il luogo dove il prodotto è stato realizzato.

Tutti temi che approfondiremo al più presto, intanto un pezzetto di etichetta siamo riusciti a leggerla.

Altre info su

https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ogm-tra-proclama-e-realtà-il-paradosso-italiano
https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/biologico-reg-ue-2018-848.

Siti di riferimento:
https://www.foodagriculturerequirements.com/
https://www.greatitalianfoodtrade.it/
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3338

 

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In natura sopravvivono i più pigri

People For Planet - Dom, 08/26/2018 - 04:52

La forza motrice dell’evoluzione potrebbe essere la pigrizia.
A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, che ha messo a confronto una serie di molluschi che popolano l’Oceano Atlantico con i fossili dei loro antenati ormai estinti.
Nonostante il lavoro a firma della University of Kansas abbia preso in esame solo una piccola fetta del regno animale, i risultati raccolti sembrano indicativi del fatto che, in generale, “battere la fiacca” sia una strategia fruttuosa per la sopravvivenza della specie.

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