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Alex Bellini la denuncia: “Guanti e mascherine non sono fiori di primavera”

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 14:00

Diverse settimane fa, piccole macchie colorate hanno iniziato a punteggiare il paesaggio delle città. No, non sono i fiori di primavera, neppure i pettirossi o le cince, o i gufi. Sono guanti e mascherine di plastica! E’ il prodotto derivato dell’emergenza sanitaria, che con l’aggiunta della nostra inciviltà si è trasformato nell’ennesima crisi ambientale.

È possibile che in poco meno di due mesi abbiamo perso quasi tutte le regole di buon comportamento che a fatica abbiamo conquistato negli ultimi 5/10 anni?

Guanti e mascherine ai tempi del coronavirus – alex bellini

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Fase2, il 10 maggio tutti a messa?

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 13:00

Rimangono inascoltate le richieste del settore accoglienza, con bar e ristoranti in ginocchio, per un settore del food che da solo varrebbe il 25% del Pil:  la prima fonte di ricchezza d’Italia. Ma piangono anche i parrucchieri, i restauratori, le autoscuole, i circoli di tennis, la Federmobili, tutto il settore eventi, i venditori ambulanti e molti altri.
La Chiesa invece, tanto cara al premier “fedele a Padre Pio”, come scrive Wikipedia, è l’unica a ottenere subito una risposta, con il governo che oggi torna a lavorare solo per Lei: del resto di rado, nelle cronache della Repubblica, si erano ascoltati toni così perentori – parole come “inaccettabile” o “esigiamo” – provenire dall’altra sponda del Tevere. Considerato anche il forte legame, forse senza precedenti, che da sempre unisce il governo Conte alla Chiesa, è arrivata zelante la risposta, e si parla già di una data: il 10 maggio. Domenica! Neanche lunedì 11. Perché sì, il rischio di contagio sarà maggiore la domenica, tra età media dei partecipanti e ostie in bocca, ma vuoi mettere il simbolismo della rinascita nel giorno santo del Signore?

La richiesta del Vaticano si fa pretesa

Ha iniziato forse “Avvenire” chiedendo che si riprendesse “l’esercizio pubblico dell’umana pietà per i morti, e dell’accoglienza alla vita per i neonati”: funerali e battesimi, insomma. E poi le messe. Già il 17 aprile lo stesso Papa, in streaming da Santa Marta, ha sottolineato: “Così non è Chiesa”, anzi: “è un pericolo!” celebrare la messa senza popolo. Parole al vento, che fanno rabbrividire nella loro irresponsabilità a fronte dei morti che abbiamo pianto, e di quelli che ancora stiamo piangendo. Ma dopo il “no” alle messe del comitato scientifico e la conseguente conferenza stampa di Conte, è arrivata la nota: “I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”. Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno ha promesso allora al presidente della Cei Gualtierio Bassetti il massimo impegno per chiudere presto l’incidente.

Il Governo al lavoro per la pace dell’anima

E infatti arriva subito la risposta dal governo, ieri sera: “Lavoreremo per definire un protocollo di massima sicurezza per garantire a tutti i fedeli di partecipare alle celebrazioni liturgiche, in pieno spirito di collaborazione con la Cei”, ha detto Giuseppe Conte. Il premier ha spiegato di aver cominciato a lavorare con il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi. Ma “sottotraccia”, scrive il Corriere della Sera stamattina.

Perché la Chiesa sì e il teatro no?

Come qualcuno ha chiesto a Matteo Renzi: perché la Chiesa sì e il Teatro no? E anche il cattolicissimo Renzi, pur di dar contro al rivale, ha saputo magistralmente riassumere il concetto: “Non siamo uno stato etico dove i vigili chiedono se la persona che stai per vedere è una fidanzata stabile o saltuaria”, e allo stesso modo non dovremmo essere uno stato confessionale dove tutto può attendere: scuole, negozi, ristoranti. Ma l’assembramento in Chiesa no.

L’unica viralizzazione che teme il papa

Perché è troppo “estremo” il rischio del “viralizzare”, ha detto il Papa, cioè di fare della Chiesa “una Chiesa che rischia di essere viralizzata”, ridotta allo streaming virtuale della rete.

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Covid-19, nasce numero verde di supporto psicologico

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 12:34

Sarà attivo tutti i giorni dalle 8 alle 24. A rispondere al telefono oltre duemila professionisti specializzati

Timore del contagio, misure di distanziamento fisico, impossibilità di vivere i lutti, incertezze economiche: sono tanti in tempi di pandemia da Coovid-19 gli elementi che possono far nascere disagi psicologici, stress, paure e attacchi d’ansia. Per fornire supporto psicologico alla popolazione il ministero della Salute e la Protezione civile hanno attivato un numero verde, l’800 833 833, che è possibile contattare tutti i giorni dalle 8 alle 24 per ricevere sostegno emotivo da psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti.

Possibile chiamare anche dall’estero

Il numero, attivato con il sostegno tecnologico offerto gratuitamente da Tim e scelto rendendo omaggio alla legge 23 dicembre 1978 numero 833, istitutiva del servizio sanitario nazionale, sarà raggiungibile anche dall’estero allo 02.20228733 e prevede modalità di accesso anche per i non udenti.

“È una risposta strutturata e importante messa in atto accanto a tutti gli sforzi della sanità italiana per fronteggiare al meglio la sfida del Coronavirus – spiega il ministro della Salute Roberto Speranza. – In questo momento è fondamentale essere vicini alle persone che hanno bisogno di un sostegno emotivo, dare ascolto alle loro fragilità, affrontare insieme le paure”.

Due livelli di intervento

L’iniziativa è sicura, gratuita e organizzata su due livelli di intervento: il primo livello è di ascolto telefonico, si risolve in un unico colloquio e si propone di rispondere al disagio derivante dal Covid-19, fornendo rassicurazioni e suggerimenti per aiutare ad attenuare l’ansia davanti ad una quotidianità travolta dall’arrivo dell’epidemia.

Per rispondere all’esigenza di una eventuale richiesta di ascolto più approfondita e prolungata nel tempo, le chiamate saranno indirizzate verso il secondo livello di cui fanno parte, oltre ai servizi sanitari e sociosanitari del Ssn, molte società scientifiche in ambito psicologico. Le richieste di aiuto saranno inoltrate dal primo livello anche in base alle loro specificità: psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza, dipendenze, psico-oncologia. I professionisti del secondo livello offriranno colloqui di sostegno, ripetuti fino a 4 volte, via telefono oppure online.

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Biancaneve e i sette congiunti

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 11:00

Il web è scatenato su chi sia congiunto e chi no, cosa si intenda per affetti stabili e così via.

Se Conte avesse immaginato il disastro che avrebbe scatenato con la parola “congiunti” probabilmente ci avrebbe pensato due volte e avrebbe deciso che la fase 2 non si sarebbe aperta e stop. Oppure sarebbe passato direttamente alla fase 3.

Al di là dell’ironia che si è scatenata sui social il problema rimane e non è da poco: cosa si intende per “affetto stabile”?, e soprattutto che immagine ha il Governo dei “congiunti”?

Inizialmente Conte era stato chiarissimo: si parla di parenti, si può andare a trovare i consanguinei che non si vedono dall’inizio della quarantena, attenzione però: se avete una famiglia numerosa fate dei turni, non tutti insieme, altrimenti diventa una festa e non va bene. Visite sì, feste no, insomma, ironizzarono alcuni: si può andare a trovare i parenti ma non si può sorridere.

Poi ieri, 27 aprile, il Presidente del Consiglio specifica che per congiunti si intendono oltre ai parenti anche i fidanzati, il coniuge, insomma: gli affetti stabili: non per forza solo persone con cui si hanno legami di sangue.

E gli amici? C’è un affetto più stabile di un’amicizia che magari dura da decenni? Si può considerare affetto stabile? Non si sa, ma ci hanno promesso che ci sapranno dire.

Chi decide chi è congiunto e chi no?

Chi controllerà che si tratti di un affetto stabile? Oggi Makkox scriveva su Twitter: “Ora immagino questa scena, tra boh un mese? un agente della ps o dell’arma, a una scrivania. Davanti a sé ha un telefono e una catasta alta fino al soffitto di autocertificazioni di affetti stabili, di cui deve verificare l’autenticità. Lo immagino che piange in silenzio”.

E i controlli? Verranno i droni dentro le case a controllare se si tratta di una visita contrita e seria tra parenti o di una festa?

E Barbara D’Urso? Qui scatenate la fantasia e non sarà mai come la realtà perché lei è oltre.

I numeri

Al di là delle ironie sui social, i numeri sono indicativi di come sono veramente composte le famiglie italiane. Scrive Wired: “L’Italia ha il 32% di famiglie unipersonali, in 15 anni oltre due milioni di abitanti del Sud Italia hanno abbandonato il Meridione per trasferirsi a Nord dove studiano, o lavorano, e hanno costruito affetti e amicizie con persone che non sono legalmente la loro famiglia, che non hanno sposato, con cui spesso non vivono assieme. Allo stesso modo, milioni di over 65 in Italia vivono lontani dai loro figli, ma hanno forti legami con i vicini di casa, gli amici, le persone con cui condividono vita quotidiana e hobby… E ancora: i figli di due mamme e due papà il cui rapporto filiale non è ancora riconosciuto dallo Stato – migliaia – non possono incontrare i nonni, se i loro genitori sono divorziati, questi ultimi devono violare la legge per incontrarli”.

La mia amica Valeria mi scrive: “Posso incontrare mia zia che detesto ma non la mia amica Francesca, allora le ho chiesto se si vuole fidanzare con me». Laura invece su Facebook posta: “Ehilà, zio Fernando, tu che stai al mare, è un po’ che non ci si sente, magari ti vengo a trovare!”

Ok, ridiamoci su, c’è chi sta peggio, in alcune città della Cina sono state montate delle telecamere di sorveglianza davanti alle case delle persone positive al virus.

Noi intanto teniamo chiuse le finestre, sia mai che ci entri un drone della polizia, ci vuole un attimo a finire su Canale 5.

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Foto di Mabel Amber da Pixabay

Riuso & riciclo le scatole della pasta!

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 10:00

Un’idea creativa e anche un consiglio per organizzare il disordine nei nostri cassetti: in questo video riutilizziamo le scatole della pasta per sistemare, in questo caso, la cancelleria!

Un progetto semplicissimo a basso costo e totalmente personalizzabile, che può essere applicata anche a molti altri casi: per riordinare la bigiotteria, i trucchi, gli oggetti piccoli in cucina (elastici, tappi, stuzzicadenti ecc…)

Dal canale YouTube di Tati’s Things

Tati’s Things

Un nostro consiglio: per essere 100% green puoi rifoderare le scatole con pagine di vecchie riviste o giornali vecchi!

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Il teatro educazione dei Maestri di Strada non si ferma

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 10:00

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Da otto anni nella periferia orientale di Napoli in seno alle attività educative dei Maestri di Strada è nato un laboratorio territoriale di teatro-educazione che forma al teatro come esperienza di conoscenza di sé e di costruzione di comunità, i giovani a rischio di esclusione sociale coinvolgendo insieme a loro anche educatori, psicologi, attori che vogliano adoperare il teatro anche nella loro professione.

Come fare educazione in quarantena, come rimanere vicini ai giovani in situazioni di maggiore fragilità se ragazzi ed educatori devono “restare a casa “, come continuare un lavoro di prossimità come quello teatrale anche attraverso i freddi mezzi della multimedialità? Queste sono le domande che ci hanno affollato la mente di noi Maestri di Strada quando le nostre attività di teatro educazione sono state interrotte improvvisamente dal virus che ha stravolto le nostre vite personali e professionali.

Proprio all’inizio dell’emergenza coronavirus la compagnia intergenerazionale di giovani e educ-attori (educatori e psicologi formati al teatro che accompagnano nel loro percorso educativo i giovani coinvolti nel nostro laboratorio teatrale) era pronta per rimettere in prova un nostro spettacolo dal titolo “Che sia l’ultimo compleanno di guerra!” tratto da Morso di Luna Nuova di Erri De Luca e Guerra Totale di Gabriella Gribaudi e poi partire per Genova per rappresentarlo nel magnifico Teatro della Tosse.

“Che sia l’ultimo compleanno di guerra” narra di un altro momento di sconvolgimento della quotidianità, la convivenza di una piccola comunità di quartiere dentro un rifugio antiaereo nella Napoli della Seconda Guerra Mondiale. La situazione vissuta attraverso la finzione teatrale è stata il filo narrativo per dare un senso alla nostra quotidianità attuale raccontandocela come se rivivessimo in parte le vite dei personaggi che lo spettacolo ci aveva fatto interpretare.

Abbiamo capito che anche in questo caso il teatro poteva essere la maniera di restare uniti e abbiamo deciso di continuare a provare stralci di spettacolo e fare laboratorio a distanza anche attraverso gli strumenti di videoconferenza e ricreando i nostri momenti di incontro e divertendoci a sperimentare nuovi linguaggi.

Da questa coincidenza è nata questa nuova fase di laboratori e incontri con i giovani del territorio e delle scuole con cui non perdiamo il contatto, alternando chiamate e video conferenze in cui ci rincontriamo virtualmente, chiacchieriamo, ascoltiamo, confrontiamo le nostre vite in quarantena per poi sperimentare esercizi teatrali adatti a questa situazione “speciale“. La nostra relazione continua anche in piccoli gruppi realizzando video-frammenti teatrali che vanno a comporre video-opere collettive che riescono a restituirci il senso del nostro lavoro corale e della nostra impresa comune.

www.maestridistrada.it

Decreto Liquidità: alle aziende non è arrivato neppure un euro!

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 08:00

Nel valutare l’inefficacia del decreto liquidità nei confronti del popolo degli imprenditori, avevo previsto, sulla base dei numeri forniti da Bankitalia, una copertura massima del 30% delle piccole imprese del nostro paese che, ricordiamolo, rappresentano circa il 80% del tessuto produttivo italiano.

In altri termini, a fronte di circa 4,3 milioni di imprese registrate dall’Istat, soltanto un milioncino di piccole aziende avrebbero beneficiato dei prestiti “veloci” (!!), cioè quelli fino a 25.000 euro, previsti dal decreto liquidità.

Ma la mia preoccupazione riguardava (e riguarda) anche “i tempi di erogazione” che potrebbero essere fatali per la sopravvivenza di quelle imprese che, per ultime, vedranno l’accredito sul proprio conto corrente.

A nulla valgono le dichiarazioni del ristoratore o della titolare della agenzia di viaggi, entrambi ormai conosciuti mediaticamente, che dichiarano in tv che loro hanno ricevuto una risposta (non l’erogazione) entro 24 ore.

Non fanno testo perché, in quel caso, le banche stanno, a loro insaputa, investendo in marketing pubblicitario.

La verità è un’altra: nessuno ha ancora ricevuto un euro

Al momento sto ancora aspettando il “primo” imprenditore che mi mostri con soddisfazione il “trofeo” (copia dell’estratto conto con l’accredito) della erogazione del finanziamento previsto dal decreto liquidità.

Finora solo dichiarazioni roboanti e populiste (“soldi subito a tutti gli imprenditori ”), impegni disattesi (“da lunedì 20 aprile in 48 ore le banche erogheranno i finanziamenti”) e tentativi di ribaltare il piano delle responsabilità (“metteremo l’esercito a difesa delle filiali assaltate dai clienti”) sono state le parti della sceneggiatura della più grande farsa politica degli ultimi anni.

Ho la sensazione che Pinocchio al cospetto dei nostri attuali politici sia stato un profeta.

Volete una ulteriore conferma?

Secondo i dati forniti quotidianamente dallo stesso Fondo di Garanzia, dopo una settimana dalla emanazione del decreto, il sistema bancario aveva inoltrato al Fondo di Garanzia solo 5.200 domande di finanziamento fino a 25.000 euro (non di 25.000 euro) pari al 0,12% del totale delle imprese.

Voi pensate che in questi giorni siano entrati in banca solo 5.200 imprenditori per avanzare la richiesta?

E’ chiaro che le banche, come volevasi dimostrare, stanno filtrando, setacciando e respingendo le centinaia di migliaia di domande e soprattutto, aspetto da non sottovalutare, non hanno nel loro DNA la possibilità di switchare sul tasto “velocità di esecuzione in caso di emergenza”.

Giusto per non confonderci, se volessimo fare una artigianale simulazione statistica basata sulla rilevazione della prima settimana di lavoro, per arrivare a quel 30% erroneamente preventivato, occorrerebbero 250 settimane!

Volendo supporre un improvviso cambio di marcia nella produttività del sistema bancario che, addirittura, raddoppiasse la lavorazione delle pratiche oggetto del decreto (cioè circa 10.000 a settimana), avremmo bisogno di oltre due anni!

Fate presto perché a settembre già conteremo i morti

Racconti del lockdown nel mondo (Video)

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 07:46

I nostri videomaker Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino hanno intervistato tre amici che vivono in tre diverse zone del mondo per farsi raccontare come si vive lì il lockdown. La parola ad Andrea, Mike e Caroline.

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Bufale sul Covid-19

Fase 2: Ira dei gay | Depresso 1 adolescente su 3 | Parrucchieri protestano: “vogliamo aprire”

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 06:25

Il Sole 24 Ore: Perché i millennials usciranno ancora più poveri da questa crisi;

Il Messaggero: Depressione, un adolescente su tre ha sintomi: «Sentono la mancanza della scuola»;

Leggo: Coronavirus: 333 morti e 1.739 casi in più, mille ricoverati in meno. Brusaferro: «Ora attenzione massima» MAPPA;

Il Fatto Quotidiano: Conte in Lombardia: “Non cerchiamo consenso facile. Il ritorno alla normalità? Non ci sono le condizioni”. Colao: “La Fase 2 coinvolge 4,5 milioni di lavoratori”;

La Repubblica: Il Fai sul rilancio dei borghi: “Sono il 50% dell’Italia, vanno aiutati sempre”;

Tgcom24: Fase 2, a Padova parrucchieri si incatenano al negozio per protesta: “Non possiamo rimanere chiusi ancora”;

Il Mattino: Campania, il wedding è in ginocchio: «Un’intera filiera rischia il collasso»;

Corriere della Sera: Quanto filtrano le mascherine fatte in casa? La classifica dei materiali: primi carta e jeans;

Il Giornale: ‘Cosa si intende per congiunti’. L’ira gay e Conte fa dietrofront;

Il Manifesto: Gas, Covid-19 e jihad. Tre maledizioni per il Mozambico.

Buone notizie per i tori: sospese le corride e l'”encierro” di Pamplona

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 19:22

Nell’emergenza globale causata dalla diffusione del Coronavirus, almeno per gli animali ci sono buone notizie.

In Spagna tutte le corride in programma per i prossimi mesi sono state cancellate. Anche i festeggiamenti di San Firmino, a Pamplona, sono stati annullati. Per chi non lo sapesse, la festa di San Firmino si svolge ogni anno tra il 6 e il 14 luglio nella capitale della regione spagnola di Navarra e una delle attività più famose e importanti che si snoda lungo le strade della città è l’“Encierro”, che consiste in una corsa di tori di circa 800 metri, seguite da un gruppo di giovani che si assicurano che i tori non invertano la rotta. La discutibile e pericolosa cerimionia si conclude con l’altrettanto discutibile corrida.

Quest’anno, però, centinaia di tori sono temporaneamente salvi. Si tratta di un evento raro, in quanto l’interruzione della festa non si verificava dalla guerra civile spagnola (1936-1939).

Esultano le associazioni animaliste e Anima Naturalis España, un organizzazione che si batte per la protezione degli animali, chiede anche l’immediata sospensione di queste pratiche disumane e che l’industria della corrida non riceva aiuti di stato che compensino le cancellazioni subite, lanciando una petizione sui propri canali online:

Ogni anno, quasi 10.000 tori muoiono dopo essere stati torturati nelle arene e altre migliaia, insieme a mucche e giovenche, vengono maltrattati nelle città spagnole. Ma ora, in pieno allarme, tutti i festeggiamenti previsti per marzo, aprile e maggio sono stati cancellati. Valencia, Castellón, Madrid, Siviglia, Murcia … Più di 200 corride annullate e 1.684 celebrazioni popolari sospese. Ma il settore della corrida, consapevole che il coronavirus sarà un duro colpo, ha iniziato a reagire per chiedere al governo il salvataggio economico della corrida. Non lo permetteremo!

Per le associazioni animaliste, questa è un occasione unica per mettere fine a tutti gli spettacoli di tauromachia; il settore, infatti, privato degli incentivi che ogni anno riceve, smetterebbe di esistere e ciò consentirebbe di dire finalmente addio alla spettacolarizzazione costruita sul corpo di animali innocenti.

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Il covid-19 è un ottimo pretesto per le svolte autoritarie

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 19:00
L’alibi del covid-19

I governanti di tutto il mondo hanno capito che ora è il momento perfetto per fare cose che riducono i diritti e le libertà individuali, nella consapevolezza che il resto del mondo le noterà a malapena e che i loro governati, attanagliati dalla paura, le subiranno come misure necessarie per combattere la pandemia.

Ovunque le persone hanno paura. Molti desiderano essere guidati verso la sicurezza. Gli aspiranti uomini forti stanno adottando strumenti coercitivi che hanno sempre desiderato per, dicono, proteggere la salute pubblica

Ecco una piccola rassegna esemplificativa su cui ci aiuta The Guardian.

Cina e Hong-Kong

Da quando la Gran Bretagna ha restituito il territorio alla Cina nel 1997, Hong Kong è stata governata con la formula di “un paese, due sistemi”. In generale i suoi cittadini godono dei benefici della libertà di parola, della libera assemblea e dello stato di diritto. Le società straniere si sono sempre sentite al sicuro lì, motivo per cui Hong Kong è un centro finanziario importante. Ma il Partito Comunista cinese brama da tempo di schiacciare la cultura della protesta di Hong Kong. L’articolo 22 della Legge fondamentale (una sorta di mini-costituzione) vieta agli uffici governativi cinesi di interferire negli affari interni di Hong Kong. Si è sempre capito che includeva il suo ufficio di collegamento a Hong Kong. Ma il 17 aprile l’ufficio, il principale organo rappresentativo della Cina sul territorio, ha dichiarato di non essere vincolato dall’articolo 22 e questo potrebbe essere il grimaldello per scardinare le libertà fondamentali a Hong-Kong.

Ungheria

Il primo ministro, Viktor Orban può governare con decreto, sulla base di una nuova legge varata ufficialmente per combattere il coronavirus. È diventato, in effetti, un dittatore e rimarrà tale fino a quando il parlamento revocherà i suoi nuovi poteri. Dal momento che il parlamento è controllato dal suo partito, ciò potrebbe continuare all’infinito, nonostante l’Ungheria sia un membro dell’Unione Europea, un “club” di paesi democratici.

Togo

Per votare i cittadini hanno bisogno di un “ID elettore” distribuito dalle autorità e tendono ora stranamente a mancare ai sostenitori dell’opposizione che hanno boicottato una recente elezione.

India

Il partito al potere sta alimentando il sostegno indù raffigurando i musulmani come vettori di covid-19.

Zimbabwe

Quanti, secondo il governo, diffondono fake news rischiano ora fino a 20 anni di carcere. A decidere cosa sia “falso” sono le autorità.

Emirati Arabi, Giordania, Oman, Yemen

Tutti questi paesi hanno vietato la stampa e la diffusione di giornali, sostenendo che potrebbero trasmettere il virus.

Coronavirus e libertà

In molti paesi covid-19 renderà le persone più povere, più malate e più arrabbiate. Anche se alcuni leader sfruttano la pandemia, la loro incapacità di affrontare la sofferenza popolare potrebbe agire contro il mito secondo cui loro e i loro regimi sono inespugnabili. Il coronavirus è impermeabile alla propaganda e alla polizia segreta. Nei paesi in cui la polizia è felice di poter imporre in modo arbitrario punizioni e blocchi il regime potrebbe perdere il potere per la rabbia popolare. Per il momento, tuttavia, la tendenza è nella direzione opposta. Gli autocrati senza scrupoli stanno sfruttando la pandemia per fare ciò che fanno sempre: aumentare il loro potere a spese delle persone che governano.

E non è una cosa che riguarda solo gli altri. Come ricordava Gabriella Canova su queste colonne qualche giorno fa: “La storia ci insegna che a perdere i propri diritti ci si mette pochissimo, basta un’urgenza, poi per riprenderli ci vogliono anni.”

Covid-19 – Il governo dimentica la scuola, i bambini, i ragazzi e le loro famiglie

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 16:01
In Italia no, negli altri paesi europei sì

Danimarca: il 15 aprile hanno riaperto scuole elementari e asili nido

Norvegia: il 20 aprile hanno riaperto gli asili nido. Dal 27 riapriranno anche le altre scuole.

Germania: le scuole riaprono a seconda delle regioni dal 27 aprile al 3 maggio

Francia: la scuola riaprirà a partire dall’11 maggio

Spagna: l’obiettivo è riaprire a giugno

Regno Unito: probabile ma non ancora definita la riapertura dall’11 maggio

Islanda: asili e scuole elementari non hanno mai chiuso

Svezia: le scuole non hanno mai chiuso ad eccezione delle superiori e delle università che riapriranno a breve

Italia: secondo il governo la scuola riaprirà, forse, a settembre

Le ragioni della scelta negli altri paesi di riaprire le scuole

La scelta negli altri paesi di riaprire (o, in alcuni casi, di non chiudere affatto) le scuole è dettata dall’ovvia necessità di aiutare le famiglie ad affrontare la crisi del coronavirus senza scaricare su di loro anche la gestione dei bambini e dei ragazzi, soprattutto nel momento in cui i genitori sono chiamati a tornare a lavorare. Ovviamente in tutti i paesi sono state organizzate e programmate misure per rendere sicuro il rientro.

Italia, il messaggio alle famiglie: “arrangiatevi”

In Italia niente di tutto questo e il messaggio che molti genitori percepiscono è: “arrangiatevi”

Si può discutere (e molti sono contrari, come ha indicato una indagine in Lombardia di People For Planet) dell’opportunità di riaprire altre iniziative economiche e commerciali da maggio nelle zone dove il covid-19 sembra tutt’altro che domato ma sembra assurdo aprire le fabbriche e lasciare chiuse le scuole. Chi dovrebbe pensare ai bambini ed ai ragazzi mentre i loro genitori vanno al lavoro?

Non certo ai nonni che sono i soggetti più a rischio virus.

Le scuole non rientrano nel piano di riaperture per la “fase 2” perché – si dice – gli alunni non sono in grado di rispettare le regole sul distanziamento sociale, non esistono strutture adeguate per permetterlo e non c’è personale a sufficienza per gestirlo. Tutti aspetti a cui una buona programmazione avrebbe potuto e potrebbe ovviare come hanno fatto negli altri paesi europei.

Tra l’altro uno studio del Politecnico di Milano indicherebbe il modo di riaprire almeno le materne e le elementari.

La situazione attuale

Bambini e ragazzi sono isolati in casa, senza scuola da circa due mesi e alcuni anche senza la didattica a distanza che secondo i dati del ministero dell’istruzione non ha raggiunto il 20 per cento degli studenti.

Didattica a distanza che del resto può funzionare con i bambini più piccoli solo se hanno l’aiuto e la vicinanza di un adulto che li affianchi.

10 milioni di under 18 che non possono andare a scuola. Di questi quasi 8 milioni di under 14 che oltre che dal punto di vista logico anche legale non possono essere lasciati da soli a casa.

Secondo Franco Locatelli, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, per la stessa ragione bisogna dimenticarsi anche della possibilità “dei campi estivi e degli oratori. Questo deve essere chiarissimo”.

Secondo l’Isat le famiglie con figli in cui entrambi i genitori lavorano sono circa 3 milioni e mezzo. A queste si sommano le famiglie con un solo genitore o dove i genitori si alternano che sono oltre 2 milioni e mezzo. Un totale di 6 milioni di famiglie particolarmente esposte al problema.

Cosa ha fatto il governo finora

Il governo cosa ha fatto finora? La ministra dell’istruzione Lucia Azzolina ha nominato l’ennesimo “comitato di esperti” composto da 18 persone (un altro comitato di esperti? Sì un altro). Con le scuole chiuse, a seconda delle zone, a partire da fine febbraio o dai primi di marzo, la prima riunione del comitato è avvenuta il 23 aprile (sì, il 23 aprile!).

La ministra della famiglia, Elena Bonetti ha proposto tre misure di sostegno alle famiglie: un bonus baby sitter da 600 euro (domanda: è previsto il controllo della salute della baby sitter? Risposta: non è previsto); un assegno mensile fino a dicembre variabile da 160 a 80 euro, a seconda dell’ISEE, per ogni figlio con meno di 14 anni; l’estensione dei congedi parentali di altri 15 giorni per chi ha figli fino a 12 anni, con lo stipendio ridotto al 50% (beninteso solo per chi ha un lavoro dipendente e uno stipendio e sempre che possa rinunciare a metà stipendio).

Comuni e associazioni del volontariato cercano soluzioni

A macchia di leopardo, in assenza di direttive da parte dello stato e delle regioni, diversi comuni stanno cercando, insieme ad organizzazioni di volontariato, di mettere a disposizione alcuni spazi pubblici per organizzare attività didattiche e di svago, servendosi di operatori comunali e di volontari. Ma al momento non esiste un protocollo di sicurezza nazionale per queste attività. Potranno riaprire i servizi educativi, gli asili nido, gli spazi gioco, le ludoteche? E come? Non si sa.

Arciragazzi ha proposto un progetto che si basa sulla collaborazione tra enti territoriali e terzo settore: chiede che vengano individuati luoghi, come biblioteche, parchi, oratori e musei, che possano servire per l’attività ludica e di socializzazione e che in inverno possano affiancare le scuole nelle lezioni.

La ministra Bonetti ha dichiarato che metterà a disposizione 35 milioni di euro per enti del terzo settore, associazioni di volontariato, oratori e centri estivi, per organizzare attività per i bambini. Quando? Come? Al momento non si sa.

La scuola fattore per la ripartenza

La scuola dovrebbe essere un fattore fondamentale per la ripartenza. Non considerare la scuola in questa ottica è un errore e significa lasciare ancora il carico della gestione dei minori tutto addosso alle famiglie. E non va dimenticato che soprattutto i bambini e i ragazzi hanno bisogno di relazioni sociali per il loro sviluppo.

Giuseppe Conte canta Neffa

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 14:00

Il Presidente del Consiglio, grazie all’abilità Federico Ferretti, conosciuto anche come DjStile, si ritrova a cantare la celebre hit italiana di fine anni 90′.

Dj Stile – Rome Zoo Dj’s

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Ospedale Cotugno di Napoli: igiene e sicurezza hanno azzerato i contagi tra medici

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 13:36

Nel 2009 Salvini a Pontida, cantava con un coro di leghisti: “Napoletani colerosi, terremotati, con il sapone non vi siete mai lavati”.

Oggi i razzisti settentrionali rosicano perché è sotto gli occhi di tutti il disastro della sanità lombarda mentre i partenopei hanno mostrato di saper rispettare igiene e isolamento e sono quasi usciti dalla pandemia.

E mentre ci si rende conto che forse la sanità lombarda non è la migliore possibile, balza all’onore delle cronache il successo del Cotugno, dovuto non a fortuna ma a grande professionismo.

In questo ospedale, specializzato in malattie infettive e un’eccellenza mondiale ha svolto le sue ricerche il professor Giulio Filippo Tarro, più volte candidato al Premio Nobel per la Medicina.

Arrivati al Cotugno si vede innanzi tutto un lenzuolo ornato da un arcobaleno di pon pon, dipinto con una scritta: “Grazie!” la firma è quella di Ivan, 12 anni.

Poi, si viene bloccati all’ingresso dove guardie private indirizzano le persone verso due tendoni coibentati, esterni dove personale completamente coperto dalle tute anti contagio vengono sottoposti a test rapidi e si svolgono una serie di accertamenti diagnostici, grazie a tutte le apparecchiature in dotazione a queste due postazioni esterne.

Dall’ingresso ai tendoni ci sono un centinaio di metri e prima delle strutture mediche si incontra una testa di San Gennaro di colore nero, alta almeno 3 metri. Una scritta incisa nella grande targa sotto il viso del santo recita: “Gli occhi di San Gennaro”. Poco più in là una teca di vetro contiene una piccolissima Vergine Maria di stile settecentesco, coloratissima. Come dire: la scienza va bene ma ci serve anche un po’ di fortuna, o meglio l’intercessione dei Santi.

L’importanza dei dettagli

Chiedo al dottor  Punzi: Ma come mai siete così bravi?

Lui mi sorride (siamo in video conferenza e a casa sua non porta la mascherina): «Il primo punto nel protocollo operativo del Cotugno sottolinea che è fondamentale l’attenzione maniacale ai dettagli.

Non siamo bravi, siamo una struttura specializzata in epidemie, quindi abbiamo esperienza. I nostri dipendenti sono continuamente allenati a gestire malati con patologie infettive.

Il poco tempo di scarto che abbiamo avuto rispetto alla Lombardia, prima che l’epidemia arrivasse in Campania ci ha permesso di prepararci al meglio».

Nel vostro ospedale gli operatori sanitari hanno anche la possibilità di utilizzare docce disinfettanti?

«Sì, quando escono dai reparti di terapia intensiva passano sotto una doccia clorata che permette di disinfettare le tute anti contagio impedendo di portare fuori il virus

Punzi non si vanta ma un servizio della Rai fa vedere nel dettaglio come funziona il sistema di sicurezza. In una stanza dedicata avviene la vestizione: tuta, copriscarpe, cappuccio, mascherina e occhialoni maschera trasparente tipo sub.

Meglio quattro occhi che due

Il dottor Punzi chiarisce: «Il segreto credo che sia fare le procedure di vestizione e di svestizione sempre in presenza di un’altra persona, perché un’altra persona ci consente di fare più attenzione a quello che stiamo facendo».  Cioè l’essere osservati serve ad aumentare l’attenzione ed evitare distrazioni.

Infermieri e medici bardati con le tute totali sono irriconoscibili quindi hanno scritto sul petto i loro nomi.

Percorsi separati

Punzi spiega: «C’è la necessità di un’attenzione maniacale rispetto al percorso pulito e al percorso sporco. Il percorso pulito non è stato contaminato da pazienti che hanno l’infezione da coronavirus né tantomeno da operatori che sono stati in contatto con pazienti con infezione da coronavirus. Nel percorso sporco gli operatori che assistono i malati vengono in contatto con il virus. Di conseguenza i due percorsi devono essere completamente separati.»

Nelle camere dove ci sono i malati infetti si entra solo con le tute ermetiche. Ma nei corridoi ci sono operatori con protezioni solo parziali. Quindi quando il personale esce da una stanza dove c’è un malato viene disinfettato con acqua e candeggina, prima che possa camminare di nuovo lungo il corridoio, evitando così che chi non indossa tute ermetiche ma solo camici e mascherine, possa entrare in contatto con il virus.

Alla fine del percorso sporco c’è una stanza di decontaminazione, dove si viene irrorati da una doccia disinfettante. Da qui si passa a una seconda stanza dove si tolgono le protezioni. Un secondo operatore osserva da dietro un vetro il procedimento. Nella parete ci sono due fori con due guanti che arrivano ai gomiti, saldati al muro. L’operatore che sta dietro il vetro ci infila le mani e così può aiutare il collega a togliersi la tuta e soprattutto i guanti. Non puoi toglierti da solo i guanti contaminati perché rischieresti di toccarli con la mano che hai denudato.

Chiedo a Punzi: Ma anche gli altri ospedali italiani avrebbero dovuto essere preparati e avere scorte di materiali come le mascherine, protocolli per affrontare epidemie e svolgere esercitazioni per eventuali emergenze pandemiche. Da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di prepararsi. Perché la maggioranza degli ospedali non lo ha fatto?

Punzi glissa la domanda ripetendo che il Cotugno era preparato perché sono specializzati in malattie infettive. Insisto ma non ottengo nessuna risposta. Noblesse oblige.

Aumentare i tamponi

Cambio argomento: Secondo lei è necessario aumentare il numero dei tamponi?

«Sì, sarebbe importante, è l’unico modo per individuare le persone che non hanno sintomi o ne hanno pochi e individuare quindi le persone con cui sono entrate in contatto e verificare se c’è stato il contagio».

Lei pensa che sia possibile organizzare tamponi in grande quantità? Abbiamo laboratori in grado di analizzare i tamponi?

«Sì, certamente, abbiamo molti laboratori pubblici e si potrebbero coinvolgere anche strutture private».

Niente test in casa

Sarebbe utile che nelle farmacie fossero in vendita test rapidi sierologici?

«Assolutamente no! Si tratta di test che hanno un alta percentuale di errore. Farsi il test da soli a casa creerebbe ansia e non fornirebbe indicazioni utili. Questi test hanno senso per il personale ospedaliero perché permettono di verificare se gli operatori sono entrati in contatto con il virus e monitorare quindi l’efficacia dei protocolli applicati. Nei prossimi giorni tutto il personale del Cotugno farà queste analisi sierologiche.»

In pratica, i test non segnalano se la persona è contagiosa ma solo se nel passato è entrata in contatto con il covid-19, quindi non sono utili per individuare chi va isolato; il che secondo il dottor Punzi potrebbe provocare pericolose sicurezze in persone che si credono non infette dopo il test.

I malati sono solo anziani?

Avete riscontrato un numero importante di malati non anziani?

«La prima ondata era composta da persone in età avanzata. Successivamente hanno cominciato ad arrivare anche persone più giovani.

Questo è normale perché via via che l’epidemia si è diffusa anche i più giovani sono venuti in contatto più volte con il virus.

Un aspetto che ci ha sorpreso un poco è invece che le persone, diciamo così, appartenenti a fasce sociali meno abbienti sono arrivate in ospedale in numero minore di quel che si poteva pensare. Abbiamo avuto una prevalenza di pazienti appartenenti a fasce sociali benestanti, professionisti, avvocati, architetti. Probabilmente perché queste persone hanno una vita sociale più intensa, vanno al ristorante, a teatro, hanno una mobilità maggiore e quindi più occasioni di entrare in contatto con il virus».

Quando finirà?

Che previsioni si possono fare sullo sviluppo dell’epidemia? È vero che il coronavirus potrebbe mutare e diventare più pericoloso? Oppure potrebbe finire l’epidemia con l’estate?

«Penso sia improbabile che il virus diventi più aggressivo. D’altra parte non credo che l’epidemia potrà spegnersi di colpo. Arriveremo ad una diminuzione dei contagi graduale ma continueranno a esserci dei casi. Non ci sarà un momento preciso nel quale l’epidemia si spegne. Quindi dovremo continuare a mantenere le distanze e le precauzioni per limitare i contagi. Questa manifestazione polmonare è veramente diversa da tutte le altre. Non lo dico solo io lo dicono tutti i colleghi».

Fa paura?

Sì, fa paura.

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Covid-19, visoni contagiati in allevamenti olandesi

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 13:00

Contagiati dall’uomo, potrebbero forse a loro volta essere contagiosi. Succede in Olanda ai visoni di due allevamenti che sono risultati positivi al nuovo coronavirus. Il sospetto è che l’abbiano contratto da alcuni dipendenti, che hanno mostrato sintomi di Covid-19 e sono poi risultati positivi. Lo ha comunicato il ministero dell’Agricoltura olandese, spiegando appunto che si ritiene si tratti di “infezioni trasmesse da essere umano ad animale“.

20mila esemplari assembrati

I visoni si trovano nel Noord-Brabant, a sud dell’Olanda, e sono complessivamente oltre 20mila esemplari. I primi sintomi per gli animali sono stati disturbi gastrointestinali e problemi respiratori. Sottoposti a tampone sono risultati positivi e quindi, come precauzione, sono state chiuse tutte le strade nel raggio di 400 metri dalle aziende agricole interessate.

Nel 2015 l’Olanda ha vietato gli allevamenti dei visoni ma con un ampio margine di tempo per i 160 allevatori olandesi per riconvertire le loro attività senza accusarne un danno economico. La chiusura definitiva degli allevamenti entrerà in vigore solo nel 2024.

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: MUSCOLI E EMOZIONI PARTE II

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°10 – Muscoli e emozioni

Pillole di Yoga Demenziale N.10: MUSCOLI E EMOZIONI – II° parte

Pillola di Yoga Demenziale numero 10 – II parte1 prima parte e seconda parte Ridere fa bene (15 marzo)2 Il respiro (lunedì 16 marzo)3 Il movimento rallentato (17 marzo)4 sesso: la penetrazione morbida (18 marzo)5 Migliora la tua voce (19 marzo)6 meditazione Pigra (20 marzo)7 Lo zen e l’amore romantico (lunedì 23 marzo)8 Dove gode il maschio (24 marzo)9 Muscoli e emozioni (25 marzo)10 Muscoli e emozioni seconda parte. (26 marzo) 22 pillole in 22 giorni per spostare il tuo punto di osservare bene alcuni aspetti della realtà che hai davanti agli occhi ma potresti non avere identificato

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 26 marzo 2020

Lezione n°10 – Discussione Muscoli e emozioni

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.10: Muscoli e emozioni – II° parte

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 26 marzo 2020

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Sostieni la Brigata Franca Rame!

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 11:08

Racconta il comunicato stampa: “Siamo un gruppo di giovani volontari/e che sentono la necessità di aiutare la cittadinanza in questo momento di grande difficoltà“.

Ed era la stessa urgenza che sentiva Franca Rame quando le raccontavano un problema, un’ingiustizia. Era solita dire: «Non si può essere indifferenti, bisogna fare qualcosa!»

Quell’ingiustizia, quel problema diventavano un suo problema personale, ci si buttava anima e corpo – letteralmente perché si sfiniva di lavoro fino a rimetterci la salute – e nella sua lunga vita le battaglie sono state tantissime, nel video i ragazzi citano Soccorso Rosso, ma poi per il riconoscimento delle vittime dell’uranio impoverito, e prima per gli operai delle fabbriche occupate e altri centinaia di casi singoli, in particolare per le persone con disabilità a cui insieme a Dario ha dedicato il premio del Nobel.

Continuano i ragazzi della Brigata: “Offriamo sostegno concreto a chi viene escluso dai diritti e dai servizi essenziali sacrificati in nome del profitto. Alla solitudine di chi vive in difficoltà abbiamo sempre risposto attraverso la solidarietà concreta.
Lunedì 6 Aprile 2020 abbiamo ufficialmente inaugurato l’azione della Brigata Franca Rame, con base operativa alla Camera del Non Lavoro (CdNL) nell’ex casello di Porta Volta (via Alessandro Volta 22, Milano).

Vuoi aiutare i ragazzi della Brigata Franca Rame? Puoi…

– Acquistare beni di prima necessità per chi non riesce ad usufruire dei buoni comunali o altri sussidi.
– coprire le spese logistiche per la sanificazione della sede e per l’acquisto delle protezioni individuali per i/le volontari/e.

Hai bisogno?

La Brigata Franca Rame insieme alla CdNL è parte della rete aiutArci a Milano , per garantire i seguenti servizi:
– Servizio di consegna spesa a domicilio per il Municipio 1.
– Distribuzione aiuti alimentari in diversi municipi della Città
Per usufruirne chiama lo: 0282396260 o 0282396262
Per richiedere il servizio, o per donare cibo chiama lo 0240705564.

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Dai puma ai cigni, gli animali conquistano le città

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 10:26

Meritano un sorriso, qualche volta uno spavento, sempre ci consolano della desolazione nelle nostre città e dell’angoscia che stiamo vivendo a causa della pandemia di Coronavirus, o Covid-19. Gli animali più o meno selvatici si allargano e invadono piazze e cortili, parchi e strade in tutto il mondo.

A LLandudno, in Galles, le capre che vivono sulle montagne sopra la cittadina sono arrivate in centro, prendendo coraggio dalla mancanza di persone in strada.

In Italia pavoni e volpi

In Italia, località Pasina, Riva del Garda, uno splendido pavone bianco è stato avvistato su un viale libero da automobili.

I cinghiali si vedevano in strada già prima dell’emergenza Covid-19, ma adesso capita di trovare anche le volpi.

In Giappone i cervi del Nara Park sono entrati in città, tranquillizzati dal silenzio, alla ricerca di quelle mani che normalmente li nutrivano nel parco.

Nella stazione sciistica francese di Courchevel, ormai completamente deserta, sono stati avvistati branchi di lupi, mentre a Santiago, le forze speciali della capitale cilena hanno dovuto addirittura catturare un puma, sceso dalle colline circostanti e libero per le strade del centro.

Chissà dove arriveremo!

“Le quarantene mondiali potrebbero continuare a influenzare la fauna selvatica in modi inaspettati. Sarà interessante sapere se creature come i coyote e le volpi si spingeranno anche molto oltre rispetto alle zone dove solitamente vivono ai margini delle nostre città”, ha commentato Paige Warren, ecologa presso l’Università del Massachusetts Amherst.

Milano per ora si limita alle lepri che scorrazzano fuori dai parchi, ci sono i tassi a Firenze e in Sardegna sono tornati i delfini, vista l’assenza di traghetti e navi da crociera.

Thailandia invasa dalle scimmie

In Thailandia, a Lopburi, le scimmie si scannano per dividersi il cibo, perché improvvisamente non ci sono più turisti ad allungare spuntini.

Torniamo in Italia, dove a Termini Imerese, Palermo, un maiale è stato fotografato mentre passeggiava in via Falcone-Borsellino.

A Madrid ormai solo i tacchini popolano le strade, mentre gli abitanti di Ventanueva, una piccola città delle Asturie, sono riusciti a immortalare la sagoma di un orso bruno sceso tra i vicoli al crepuscolo.

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Ortica: come usarla in cucina e nell’orto

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 10:00

L’ortica può farci paura, ricca di peli urticanti, contenenti un liquido caustico, a chi non è capitato di pizzicarsi con le sue foglie? Basta un decimo di milligrammo della sua sostanza urticante per produrre il noto prurito.

Pianta perenne presente in diverse varietà, cresce spontaneamente praticamente ovunque, è consigliato indossare dei guanti per raccoglierla.

Usi e benefici

Le ortiche giovani sono ricche di vitamine e minerali e sono indicate nella cura delle anemie, nel rachitismo e negli stati di debolezza generale. Possono essere consumate crude, bollite o sotto forma d’infuso e decotto. L’infuso di foglie d’Ortica è un ottimo antireumatico, depurativo e antidiarroico, mentre il succo della pianta fresca spremuta è emostatico e vasocostrittore.

L’uso in cucina dell’ortica è davvero molto ampio: dai risotti, alle frittate a polpette vegetariane… insomma questa pianta dalle mille proprietà ci riserva molte sorprese! Qui una ricetta semplicissima per assumere l’ortica: il decotto e come usarla contro gli insetti.

Fonte: Celeste Romano

Tra agosto e ottobre si possono raccogliere anche i semi di Ortica. Tostati, sono una prelibatezza: un “superfood” molto nutriente da provare con il miele.

Per uso esterno, le radici di Ortica bollite in un po’ di aceto sono un tonico del cuoio capelluto e vengono anche usate per combattere la caduta dei capelli.

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Covid-19, Oms: no ai “passaporti per l’immunità”

People For Planet - Lun, 04/27/2020 - 09:15

Non c’è a oggi alcuna prova che chi abbia già avuto l’infezione Covid-19 e l’abbia sconfitta sia immune al nuovo coronavirus Sars-Cov-2 e sia quindi certamente al riparo dal riammalarsi nuovamente. Dunque il conferimento del cosiddetto “patentino” o “passaporto” di immunità che molti governi stanno pensando di conferire, tramite la somministrazione dei test sierologici, alle persone che hanno livelli di anticorpi tali da dimostrare che abbiano debellato l’infezione, non solo non ha basi scientifiche su cui posarsi, ma potrebbe addirittura aumentare il rischio di diffusione del nuovo coronavirus.  

Il monito dell’Oms

L’avvertimento arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo cui è molto probabile che le persone che riceveranno il patentino di immunità dal Covid-19 (Coronavirus disease 2019), sentendosi ormai fuori pericolo, potrebbero smettere di attuare comportamenti prudenti come usare la mascherina e mantenere la distanza di sicurezza fisica, costituendo un pericolo per sé e per gli altri.

Quasi tre milioni di infezioni nel mondo

Più di 2,8 milioni di casi di Covid-19 sono stati confermati a oggi in tutto il mondo, per un totale di circa 200 mila decessi. Le restrizioni imposte nei vari Paesi ai movimenti dei cittadini nel tentativo di arginare la diffusione del virus hanno paralizzato l’economia globale, e ora Governi e cittadini premono per tornare, seppur gradualmente, alla normalità. Molti paesi tra cui Germania, Italia e Regno Unito stanno iniziando a testare la presenza di anticorpi contro il nuovo coronavirus nelle loro popolazioni e alcuni Governi stanno prendendo in considerazione la possibilità di consentire alle persone che hanno sconfitto la malattia di tornare a muoversi e a lavorare. La scorsa settimana, ad esempio, il Cile ha dichiarato che inizierà a rilasciare “passaporti sanitari” per le persone che si ritiene siano guarite dalla malattia.

Patentino immunità fuori luogo

Purtroppo, però, “attualmente non ci sono prove che le persone che si sono riprese dal Covid-19 e hanno anticorpi siano protette da una seconda infezione“, ha affermato l’Oms in una nota informativa. Di conseguenza il “patentino per l’immunità” non avrebbe alcun valore scientifico. Come ha ben spiegato in un articolo su Peopleforplanet Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e dell’Unità operativa complessa di Microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera, “non abbiamo ancora dati a sufficienza per stabilire se la rilevazione degli anticorpi tramite test sia un segnale di immunità o parte della patologia – spiega l’esperto -. Ci sono molte malattie infettive in cui gli anticorpi aggravano la malattia. La verità è che non si può dire nulla. Non sappiamo nemmeno se questi anticorpi siano neutralizzanti, non sappiamo quanto durino, non sappiamo se siano parte del problema e se siano specifici. Ciò che stiamo facendo è un esercizio di proiezione per analogia: poiché in altre malattie avvengono determinati processi, si ritiene che lo stesso debba accadere anche in questa infezione. Ma di questa patologia non conosciamo nulla e dunque la prudenza è d’obbligo”, precisa lo studioso.
Secondo l’esperto, quindi, parlare di “patentino di immunità” è per lo meno prematuro, se non fuori luogo.

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