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Covid-19: Perché le relazioni uomo-animale devono cambiare

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 11:40

La distruzione o l’invasione degli equilibri ecosistemici, che porta al cosiddetto “salto di specie”, è la prima causa dell’attuale pandemia del virus SARS COV2, e questo ci porta a dover ripensare molte attività economiche e pratiche che hanno parecchio a che fare con il cambiamento climatico e l’uso dei suoli.

Il salto di specie, o spillover, dai pipistrelli all’uomo senza ospite intermedio, è stata la prima causa alla quale i ricercatori hanno pensato relativamente alla malattia COVID-19: infatti i primi casi infettati erano collegati all’esposizione diretta al mercato all’ingrosso di frutti di mare di Huanan a Wuhan. Tuttavia, i casi successivi non sono stati associati a questo meccanismo di esposizione ed è rimasto comunque da dimostrare se avvenuto per spillover o se solo da trasmissione da uomo a uomo.

11 miliardi di persone nel 2030

La crescita della popolazione nel 2030 si attesterà su circa 11 miliardi di persone e l’attuale modello di crescita di moltissimi paesi prevede che per sfamare tutti si debba procedere con un uso sempre più massivo delle produzioni animali e agricole, e di conseguenza di antibiotici, acqua, pesticidi e fertilizzanti; al contempo questa presenza così diffusa e quasi ubiquitaria dell’uomo faciliterà aumento e tassi di contatto tra questi e gli animali selvatici e domestici: il tutto comporterà l’emergere e la diffusione di agenti infettivi. La conclusione appartiene allo studio di Jason R. Rohr, Malattie infettive umane emergenti e collegamenti con la produzione alimentare globale, per il quale il contatto sempre più spinto e frequente tra uomo e animali selvatici è tra le cause principali di questo passaggio.

Anche lo studio di Andersen K.G. pubblicato pochi giorni fa su Nature Medicine, L’osservazione sistematica delle sequenze genetiche di SARS COV-2, fa vedere, senza ombra di dubbio, l’origine naturale e zoonotica, in particolare derivante da pipistrelli e pangolini. È dunque dimostrata anche la falsità di un’origine del virus in laboratorio o che sia stato appositamente manipolato. Ma è soprattutto dimostrato quanto sia fondamentale per tanti aspetti, che poi riportano comunque tutti alla salute, mantenere il delicato equilibrio tra ecosistemi diversi e dentro questi.

Questa pandemia può davvero rappresentare un’opportunità per molti aspetti, e la risposta non può essere solo “reattiva”, cioè limitata ai farmaci, vaccini, sussidi, o peggio, solo al buonismo dei balconi. Di certo la risposta deve riguardare anche gli investimenti nella sanità pubblica a 360 gradi, ovvero su quelle risorse che possono salvarci la vita, e su quelle persone, e quindi categorie, che oggi stanno cercando di salvare vite e sono in prima linea. Ma non solo.

Attività economiche ad alto impatto ambientale

In questi tempi pieni di incertezze che vanno sotto il nome di Antropocene e di Capitalocene, dove appunto la distruzione, il mutamento o comunque l’invasione di nuovi ecosistemi fanno purtroppo parte di molte attività economiche ad alto impatto ambientale presenti ancora e consentite, la svolta per garantire il funzionamento e il rispetto degli ecosistemi della Terra non può che avvenire anche a livello di cambiamento climatico e di cura dell’ambiente, a livello sociale, a livello economico. Il rischio, altrimenti, è che il disastro si ripresenti sotto questa forma o un’altra.

Potranno essere eventi metereologici estremi, saranno incendi di tundra e foresta, o lo scioglimento dei ghiacciai che libera permafrost, virus e batteri sconosciuti, o ancora l’innalzamento dei livelli marini su tempi più lunghi, certo, ma non così lontani o infine, appunto, una nuova pandemia.

Gli animali selvatici quindi possono essere portatori sani di virus, e se vi fosse il rispetto della natura e di questi equilibri, non ci sarebbe contatto con l’uomo e quindi non passerebbero su larga scala a infettare così tante persone. A ciò si aggiunge che, anche là dove non sia l’uomo per primo invasore degli habitat o distruttore, lo stesso cambiamento climatico costringe le specie a venire a contatto con altre specie che potrebbero essere vulnerabili alle infezioni.

Anche la caccia e il cambiamento di uso del suolo, come la trasformazione di boschi in campi coltivati per assicurare mangimi agli allevamenti intensivi o per bio-carburanti, possono essere responsabili di un contatto alterato con la fauna. Al contrario mantenendo gli ecosistemi intatti, riducendo al massimo gli allevamenti intensivi – un vero flagello per il pianeta anche per molti altri aspetti – si riducono le probabilità di contatto e trasmissione di agenti patogeni tra uomo, bestiame e fauna selvatica.

Secondo Moreno Di Marco (et al. “Opinione: lo sviluppo sostenibile deve tenere conto del rischio di pandemia-PNAS”, 25 febbraio 2020 117 (8) 3888-3892), circa il 70% delle malattie infettive emergenti e quasi tutte le pandemie recenti, hanno origine negli animali (la maggior parte nella fauna selvatica) e la loro emergenza deriva da complesse interazioni tra animali selvatici e/o domestici e umani. L’emergenza della malattia si correla con la densità della popolazione umana e la diversità della fauna selvatica, ed è guidata da cambiamenti antropogenici come la deforestazione e l’espansione dei terreni agricoli (cioè, il cambiamento nell’uso del suolo), l’intensificazione della produzione di bestiame e un aumento della caccia e del commercio della fauna selvatica.

«L’umanità sta gravando pesantemente sulla Terra. Abbiamo enormemente aumentato la nostra ‘Impronta ecologica’. Perturbando i sistemi che supportano la vita sulla Terra mettiamo in pericolo la nostra stessa salute e le possibilità di sopravvivere. E il percorso non potrà essere ancora lungo finché continueremo a lasciare ‘impronte’ come quelle che hanno fin qui caratterizzato il nostro sviluppo».
Tratto dal saggio: Malattia, uomo, ambiente. La storia e il futuro. Di Tony Mc Michel.

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Mascherine Creative

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 10:52

Stiamo assistendo allo svilupparsi impetuoso della creatività in rete come antidoto alla noia, all’isteria e anche come vitamina super per rafforzare le difese immunitarie (ridere fa benissimo!)

Ognuno si protegge come può Lo sapevano già ai tempi della Regina Vittoria

Distorsione della realtà

La burocrazia è più forte degli antibiotici Parenti serpenti Allucinazioni erotiche Come saremo finita la quarantena? vedi qui il video Ligi alle regole (e meno male che il cane è piccolo) vedi qui il video

Come fare una spesa intelligente ai tempi del Coronavirus?

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 10:00

Come si legge sulla sua pagina ufficiale Facebook: “Stiamo vivendo un periodo difficile, l’epidemia non è ancora arrivata al suo picco e ci viene chiesto di restare in casa per un lungo periodo per evitare il contagio che sta mettendo in ginocchio la nostra sanità”

Fonte: Italia a Tavola

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Tg Leonardo, video del 2015: virus creato in laboratorio? Intanto, Spagna e USA record contagi

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 09:17

Corriere della Sera: Tendenza in calo per il quarto giorno: al 7,5% | I pazienti guariti sono oltre 9 mila;

Tgcom24: Conte scrive ai cittadini delle Regioni più colpite: “Ancora presto per dire quando ne usciremo”;

Il Sole 24 Ore: Draghi: “Agire subito senza preoccuparsi dell’aumento del debito pubblico. Proteggere cittadini ed economia”;

Repubblica: Il nuovo decreto: ad aprile fino a 50 miliardi, tasse rinviate e Cig per 6 mesi;

Il Messaggero: Aiuti anti-virus, l’Europa ora è a pezzi | In Italia «l’epidemia è vicina al picco»;

Il Mattino: Coronavirus, deficit e zero tasse: così gli altri Paesi affrontano la crisi;

Il Fatto Quotidiano: Spagna, vicepremier contagiata e 3400 morti. Negli Usa 60mila casi: la metà è a New York. Positivo anche il principe Carlo d’Inghilterra;

Leggo:  Coronavirus negli Usa: «Niente respiratori per i disabili». Più di dieci stati decidono chi salvare;

Il Giornale: Il caso del video Rai del 2015: virus da un laboratorio cinese?;

Il Manifesto: «Detenuti liberati: 200» Bonafede senza scuse.

Outsider Art: gli artisti italiani moderni

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 07:00

Guido Boni, Marcello Chiorra, Gilda Domenica, sono alcuni dei nomi del panorama outsider art contemporaneo. Scopriamo le loro opere.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Outsider Art prima parte clicca qui

Il cane di città

People For Planet - Gio, 03/26/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Vengo dal cielo e scappa la gente, eppure mi amano tutte le piante. Cos’è?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Quando è buona, tutti la scartano. Cos’è?
(Soluzione: la caramella)

Poesia: Il testamento di un albero di Trilussa

Un albero d’un bosco
chiamò gli uccelli e fece testamento
“Lascio le foglie al vento,
i frutti al sole e poi,
tutti i semetti a voi,
a voi, poveri uccelli,
perché mi cantavate la canzone
nella bella stagione …
E voglio che gli stecchi
quando saranno secchi,
facciano fuoco per i poverelli. 

Cantiamo insieme Virgola!

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di ptra da Pixabay

Sindaco di Ferrara accoglie le salme di Bergamo: la dignità non ha partito

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 19:57

Finalmente oggi hanno riaperto le camere del Parlamento. Finalmente i partiti hanno potuto fare ciò per cui sono pagati: servire il Paese. È stata una bella occasione per portare contributi alla gestione dell’emergenza, ma il partito della Lega, rappresentato da Guido Guidesi, ha preferito polemizzare (di nuovo) su Codogno. “Siamo stati i primi ad essere abbandonati”, ha detto Guidesi. Peccato, Guidesi, per l’occasione persa. 

Per un Guido Guidesi che perde occasioni, c’è però un Sindaco, quota Lega, che coglie l’occasione per restituire dignità ai morti, e, sia pure parzialmente, virtualmente, dare “la possibilità alle famiglie delle vittime di accompagnare i propri cari nell’ultimo passaggio”. 

Alle 14 circa di sabato 21 marzo, erano arrivate sui mezzi dell’Esercito le prime bare partite dal cimitero monumentale di Bergamo. La città non riesce più a cremare un numero così alto di salme e Ferrara ha reso disponibili i propri crematori. Ad attendere le salme, c’era il Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri. E anche oggi, 25 marzo, all’arrivo di altre salme da Bergamo, c’era lui, in funzione ufficiale. 

Il video della cerimonia è disponibile a questa pagina Facebook.

“Gentile Sindaco, Gentile Alan,
Ti ringrazio per la vicinanza che hai dimostrato nei confronti dei miei concittadini e dei loro cari che hai accolto nel cimitero della tua Città con affetto e grande rispetto. Non ti nascondo che questo gesto mi ha commosso. Ti prego di estendere i ringraziamenti, miei e dei miei concittadini, a tutta la Città di Ferrara: gesti come il tuo sono molto significativi soprattutto in questo tragico momento” 

Queste le commosse parole che il Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, quota Pd, ha rivolto al Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, quota Lega.

Fortunatamente, fuori dal Parlamento, le occasioni di umana praticità non vengono sprecate. Siamo tutti dalla stessa parte della barricata.

Usa: molte persone e imprese non applicano le misure anti-coronavirus

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 19:50
Trump: “se fosse per i medici il mondo sarebbe chiuso”

In queste settimane è stato registrato un atteggiamento ondivago dell’amministrazione Trump nei confronti della questione coronavirus.

Nonostante negli ultimi giorni si siano registrati negli Usa più di 100 morti al giorno Trump continua a seminare ottimismo.

“Se fosse per i medici il mondo intero sarebbe chiuso”, ha detto in una delle sue ultime dichiarazioni con tono sarcastico.

Trump vuole “riaprire l’America” in 15 giorni, decidendo di cancellare le regole sul distanziamento sociale e consentire la riapertura delle imprese non “business essenziale”. L’obiettivo è evitare che “la cura sia peggio della malattia”, dice riferendosi ai danni all’economia per le restrizioni da coronavirus.

Spiagge e casinò affollati

E così, racconta il New York Times, molti non rispettano le regole di “distanziamento sociale”

Turisti e residenti della Florida ammassati a Clearwater Beach in Florida, il 18 marzo.
Foto Eve Edelheit per il New York Times

Dalle spiagge della Florida alle montagne della California, dai casinò ai parchi nazionali, la scorsa settimana legioni di persone hanno dissatteso le crescenti raccomandazioni di isolarsi e di smettere di radunarsi mentre il coronavirus si diffondeva attraverso il paese.

Chi sono queste persone

Tra loro c’erano persone desiderose di infrangere l’autorità assieme a quelli che non credono nelle raccomandazioni alla cautela, scrive il NYT, visto che quelli che dovrebbero dare il buon esempio si fanno fotografare ammucchiati sul podio della sala riunioni della Casa Bianca.

“Se avrò il corona, avrò il corona, pazienza!”, ha detto un ragazzo in Florida in un’intervista televisiva ampiamente condivisa. “Non lascerò che mi impedisca di fare festa.”

Sotto la pressione, sia sociale che governativa, i numeri delle persone che si rifiutano di prendere precauzioni si riduce di giorno in giorno, ma restano tanti. Il loro impatto sulla diffusione del virus potrebbe non essere mai noto.

I più sprezzanti sono per lo più giovani, liberati dagli impegni della scuola e degli uffici che hanno chiuso, forse nuovi al concetto di responsabilità sociale. Ma molti sono anche vecchi che confidano che il numero sempre minore di posti ancora aperti al pubblico possa essere sanificato abbastanza da tenere lontana la malattia.

Uno strip club è un “business essenziale”? E la vendita di videogiochi?

Non per tutti radunarsi è stata una scelta. Per molti è stato un obbligo richiesto da un datore di lavoro più preoccupato dalle mancate entrate che dalla diffusione dei virus. Le indicazioni delle autorità di lasciare aperte solo le attività di “business essenziale” è stata lasciata all’interpretazione dei datori di lavoro.

Nel Rhode Island, tra le aziende citate per aver ignorato gli avvisi di distanza sociale c’è stato Wonderland, uno strip club che i clienti hanno continuato a frequentare lo scorso fine settimana. 

GameStop, la catena di videogiochi, ha provocato le proteste dei suoi dipendenti perché ha ordinato alle sue migliaia di negozi di rimanere aperti in contrasto con le richieste di chiusura da parte delle autorità locali, perché, secondo una nota della direzione, riteneva di essere “classificato come vendita al dettaglio essenziale.”

Anche Tesla…

In California, Tesla, la casa automobilistica di auto elettriche di lusso, ha sfidato temporaneamente gli ordini della Bay Area di chiudere tutte le attività non indispensabili, mantenendo i suoi 10.000 operai in fabbrica. Ora ha chiuso.

Se avete sintomi, non ditelo ai colleghi, gli abbasserebbe il morale

E nel Midwest, Uline, un importante distributore di materiali da imballaggio e forniture industriali, ha mantenuto la sua forza lavoro durante tutta la settimana, nonostante le lamentele dei dipendenti, compresi quelli affollati nei suoi call center, che lavorano fianco a fianco nei cubicoli.

Uline è di proprietà dalla famiglia Uihlein, titolari della compagnia da 5,8 miliardi di dollari e grandi donatori alle cause repubblicane

Lo stesso giorno, un manager di un call center Uline ha inviato una nota ai dipendenti.

“Se tu o i tuoi familiari avete sintomi come il raffreddore o l’influenza senza che si sappia sicuramente che è Covid-19”, si legge, “per favore, non dite ai vostri colleghi dei sintomi e dei vostri timori. In questo modo potreste causare un panico inutile in ufficio.”

Nella foto, turisti e residenti della Florida ammassati a Clearwater Beach in Florida, il 18 marzo. Foto Eve Edelheit per il New York Times

Tessuti naturali e artificiali? Ecco i migliori

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 18:15

Tra le fibre naturali più famose c’è il cotone – prodotto soprattutto in Cina, Stati Uniti, Pakistan, India, Uzbekistan, Turchia e Brasile, ma anche in Mali, Benin, Burkina Faso, Ciad. Segue la juta, prodotta soprattutto in India e Bangladesh, e altre ottime fibre come il sisal, la canapa, la fibra di cocco, il lino, la seta, il ramiè o filato di ortica (una via di mezzo tra il cotone e il lino, molto lucente), e ancora: ginestra, ibisco, manila, paglia, bamboo, sughero. Tra quelle di origine animale abbiamo: la lana merinos (di cui abbiamo ampiamente parlato qui), la shetland, la bluefaced Leicester, l’angora, il cachemire, il cammello, il mohair, l’alpaca, la lana lama, la vigogna, la lana di bisonte, il quivut, il crine, il bisso.

Un mondo migliore

Tra gli innumerevoli vantaggi delle fibre naturali c’è l’eco-compatibilità: sono materiali biodegradabili, quindi non contribuiscono a quell’immane danno ambientale e sanitario che sono le microplastiche. Microplastiche che dagli scarichi della lavatrice finiscono al mare e tornano ai nostri piatti, ma che anche frequentemente respiriamo se scegliamo per noi e per l’arredamento di casa tessuti sintetici. Oltre alla salute e all’ambiente, le fibre naturali poi sono estremamente morbide e piacevoli, traspiranti e, soprattutto nel caso di abbigliamento sportivo, molto più igieniche e libere da cattivi odori.

Sia chiaro che scegliere naturale non significa avere un impatto zero: anche in questo ambito è importante non sprecare, non esagerare, perché la produzione di questi materiali implica un sensibile consumo di terreni, acqua e sostanze chimiche (a meno che non si scelga, anche qui, il biologico).

La Canapa

Merita un discorso a parte, la canapa. È meno diffusa di quanto dovrebbe per via del proibizionismo che ancora oggi la collega al fumo di cannabis. Eppure, è una delle poche fibre naturali che non richiede solventi chimici per essere sbiancata, la si ottiene dai fusti delle piante di Cannabis sativa. Molto resistente, si usa anche per produrre corde. Coltivabile più volte sullo stesso terreno, questa pianta arriva anche a 7 metri di altezza dopo solo tre mesi dalla semina. La sua produzione è particolarmente sostenibile.

Il Bamboo

Il bamboo è una fibra altamente traspirante, morbida e liscia. Sempre più spesso utilizzata nel settore moda, seppure sia necessario stare attenti alle certificazioni tessili di cui parleremo più avanti e ai paesi di provenienza: sfrutta molte risorse idriche durante la produzione. Una caratteristica unica di questa fibra è la sua qualità antibatterica. Per questa qualità il suo uso si sta diffondendo anche per le spugne e gli stracci da cucina: nessuna microplastica, ottime performance e zero cattivi odori (si trova facilmente online). 

Fibre sintetiche

Tutte derivati dalla lavorazione del petrolio, le fibre sintetiche (da non confondere con le artificiali) non esistono in natura, e sono ad esempio: nylon, poliestere, elastan, poliuretano, e meno noti newlife (ricavato dalle bottiglie di plastica riciclate ) ed econyl (composta da reti da pesca recuperate negli oceani). Sono quasi sempre molto dannosi per l’ambiente, sia per l’utilizzo del petrolio come materia prima, ma anche per i trattamenti chimico tossici che vengono effettuati dalle aziende tessili nella lavorazione del prodotto. L’abbigliamento in tessuti sintetici ha superato l’abbigliamento naturale e questo è un grande problema perché le fibre disperse in natura non sono biodegradabili e continuano a crescere.

Anche per questo, si calcola che ognuno di noi ogni giorno mangi microplastiche pari al peso di una tessera bancomat (leggi qui come ridurre l’emissione di microplastiche dai tuoi lavaggi).

I tessuti sintetici hanno preso il sopravvento per via di costi di produzione e vendita molto bassi, dovuti anche al fatto che è più facile realizzare molte varianti dello stesso prodotto. In più, essendo sintetici, non sono amati neppure da tarme e muffe. Il loro svantaggio peggiore è che sono poco traspiranti, facilitano la proliferazione di batteri e necessitano di lavaggi frequenti (e dunque producono molte microplastiche). Sono altamente infiammabili e sempre più spesso causano allergie e problemi alla pelle, oltre al fatto che accumulano cariche elettrostatiche molto fastidiose.

Fibre artificiali

Sono prodotte da materie prime naturali, ma sono lavorate con processi chimici più o meno impattanti per modificarne le caratteristiche. Sono fibre artificiali: il rayon o viscosa, il cupro, il modal, le fibre polinosiche, il nitrato, l’acetato, il triacetato, il ricino, il modal, il lyocell

I vantaggi sono che non disperdono microplastiche e garantiscono la stessa resistenza e traspirabilità dei tessuti naturali, mantenendo allo stesso tempo costi di produzione e vendita più bassi. In più spesso utilizzano materiali di scarto altrimenti destinati agli inceneritori, in una perfetta ottica di economia circolare.

La viscosa

Gli svantaggi dei tessuti artificiali sono un unico grande svantaggio: quando non certificati, utilizzano processi chimici anche molto dannosi per l’ambiente. Per fare la viscosa, ad esempio, forse il più diffuso dei tessuti artificiali, si tratta la cellulosa di base con una soluzione di soda caustica. Poi si aggiunge solfuro di carbonio e si discioglie ulteriormente con altra soda caustica. Tutto questo viene disperso in fiumi e torrenti, specie se il prodotto è venduto da una grande catena di abbigliamento che produce in Paesi in via di sviluppo. In questi casi, succede anche che le sostanze chimiche utilizzate vengono assorbite dalla nostra pelle, o da quella ancora più delicata dei bambini. Se in etichetta trovate l’importante riferimento alle certificazioni tessili, primo tra tutti il famoso Oeko-Tex, possiamo considerare molto buona la nostra scelta.

Ricino, Modal, Lyocell

Tra i migliori tessuti artificiali, ricordiamo: il ricino. Estremamente traspirante e leggero. Spesso miscelato alla fibra di bamboo è un naturale termoregolatore che previene i cattivi odori e la proliferazione di batteri. Il Modal è una fibra artificiale estratta dalla cellulosa degli alberi di faggio, naturalmente morbida sulla pelle ed estremamente ecologica grazie ai suoi processi di lavorazione meccanici. Leggera, fresca e traspirante. Il Lyocell è una fibra artificiale estratta dalla cellulosa degli alberi di eucalipto, ed è molto ecologica. Simile alla seta, è super traspirante e resistente.

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Gli strani numeri del coronavirus nelle Regioni

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 17:00
Le strane statistiche della Protezione Civile

Scorrendo le statistiche fornite dalla Protezione Civile, uno degli aspetti più singolari è dato dal rapporto tra casi accertati e morti da coronavirus Regione per Regione. In base ai dati ufficiali forniti al 24 marzo, le percentuali sono molto dissimili da una Regione all’altra.

Percentuale di morti rispetto al numero di casi accertati

(Regioni con più di 1.000 casi accertati al 24 marzo)

  • Puglia, Veneto 4%
  • Campania, Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige 5%
  • Marche 7%
  • Emilia Romagna, Liguria 11%
  • Lombardia 14%

Si passa quindi dal 4% di Puglia e Veneto (percentuale sostanzialmente vicina a quella indicata dalle statistiche a livello mondiale) a un clamoroso 14% della Lombardia

Le possibili spiegazioni

Visto che le autorità preposte non forniscono informazioni rispetto a questa anomalia (com’è possibile che da una Regione all’altra si passi dal 4% al 14% di morti rispetto ai casi accertati?) proviamo a fare delle ipotesi:

1) Il coronavirus ha in particolare antipatia i residenti in Lombardia, in Emilia Romagna, in Liguria
oppure
2) Il coronavirus per ragioni sue ha problemi personali ad uscire da alcune Regioni e quindi arrabbiato si accanisce particolarmente sulla popolazione che vive lì
oppure
3) I casi accertati di affetti da coronavirus in alcune Regioni sono assolutamente sottostimati. Così per esempio mentre nel Veneto, dove si stanno facendo tamponi a tappeto, si accertano tanti casi, in altre regioni come la Lombardia – dove i casi sospetti spesso neanche sono sottoposti a test – la quantità reale di contagiati è molto superiore a quella ufficiale. Se fosse così, la percentuale di morti in Lombardia potrebbe non essere dissimile da quella del Veneto perché gli affetti da coronavirus sarebbero molti di più di quanto ci viene detto

In Lombardia tamponi neanche ai medici

È di qualche giorno fa, del resto, l’intervista rilasciata a Radio Popolare di Milano dal direttore di una ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) della Lombardia in cui diceva che i tamponi ai medici degli ospedali si fanno solo in presenza di sintomi evidenti, e ciò per non sguarnire i reparti dai medici asintomatici, i quali comunque – proseguiva il direttore – proteggono chi entra in contatto con loro attraverso l’uso di mascherine e guanti.

Se si fanno pochi tamponi ai medici è verosimile che se ne facciano pochi anche al resto della popolazione

A che servono i numeri?

I numeri servono a conoscere la realtà per programmare le strategie più adatte. Se sono numeri corretti, ovvio. Altrimenti sono controproducenti. Provocano solo confusione e disorientamento.

Covid-19: Arriva dalle distillerie gel disinfettante e alcol

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 16:00

Dopo le numerose (e ripetute) richieste, il Governo ha deciso di eliminare le limitazioni esistenti alla produzione di alcool denaturato. L’Agenzia delle dogane ha attivato un protocollo semplificato che favorisce la denaturazione con sostanze alternative a quelle classiche, la cui produzione, avveniva, anche qui, per la maggior parte all’estero. Per questo – si spera – l’alcool, bianco o rosa, sarà di nuovo disponibile nei negozi entro qualche giorno e tanti potranno tornare a usarlo per disinfettare mani oggetti e superfici, ove necessario, così da combattere la possibile presenza del coronavirus sugli oggetti. Ricordiamo subito tuttavia, che acqua e sapone sono sufficienti a lavare via il covid-19, mentre un uso indiscriminato dei disinfettanti sta aumentando le intossicazioni, soprattutto tra i bambini.

Il nuovo alcol arriva dai liquori

produttori di alcolici e le distillerie hanno quindi deciso di contribuire nella lotta al coronavirus iniziando a produrre alcol disinfettante, ormai introvabile.

«L’Agenzia Dogane e Monopoli ha autorizzato venerdì scorso la produzione di alcol denaturato idoneo alla realizzazione di gel specifici, e sono già stati stretti degli accordi con la Protezione Civile che ovviamente è il nostro primo interlocutore», così Antonio Emaldi, presidente di Assodistil, l’associazione di categoria che raccoglie una sessantina di aziende per un totale di circa il 95% di tutto l’alcol etilico prodotto sul suolo nazionale.

La domanda decuplicata

«La domanda di alcol è praticamente decuplicata nelle ultime settimane – continua Emaldi – e il nostro vuole essere un piccolo gesto che speriamo possa aiutare concretamente a superare questa situazione di emergenza, ma anche un segnale verso la comunità italiana: andrà tutto bene se resteremo uniti».

Tra le distillerie operative, una delle prime è la Mazzari di Ravenna, che effettuerà già nei prossimi giorni i primi test sul gel che sarà successivamente confezionato da un’azienda partner e messo infine a disposizione della Protezione Civile.

All’estero già effettiva la produzione extra

All’estero la procedura è in fase più avanzata. Alcune aziende di superalcolici hanno deciso di offrire la propria “materia prima” per produrre disinfettanti. Succede nel birrificio scozzese Brewdog, che è anche distilleria, e ha messo a punto – e offerto gratuitamente – un gel disinfettante per le mani. Iniziative simili anche da Pernod Ricard Usa e nel gruppo francese Lvmh. A Portorico, la Bacardi, la più grande distilleria di rum al mondo, è attiva dallo scorso 17 marzo e produce alcol etilico a titolo gratuito.

Jacopo Fo: Ode agli italiani

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 15:48

In detenzione per pandemia (innocente) mi accorgo di cambiamenti apparentemente microscopici. Nel film che sto guardando a un certo punto vedo un gruppo di persone in un salotto sedute le une vicine alle altre; sento una sensazione d’allarme: non stanno osservando le distanze di sicurezza!

Assurdo, ma è un segnale di una mutazione mentale.
Quanto durerà?
Ci si chiede con gli amici al telefono.
Il sistema collasserà?
Ma no! Scherzi?

Siamo italiani, quando la situazione si fa seria scopriamo una capacità bestiale di schierarci e combattere. Da dove ci viene?
Siamo magnifici cialtroni. Anarchici con la passione di fare quadrato. Ogni tanto.

Mi passano per la testa le frasi del libro Cuore letto alle elementari: La piccola vedetta lombarda, Lo scrivano fiorentino, L’infermiera di Bergamo, Il grasso camionista di Bari con la barba sfatta che corre sull’autostrada deserta, La giovane cassiera umbra che non ha avuto una mascherina decente e neanche una visiera trasparente. Eroi…

Ma la foto si smaglia quando la signora ti tossisce in faccia al supermercato. Che punteggio fa???
È reato sbatterle in testa una padella pigliata sullo scaffale dei casalinghi?
Facile bersaglio, lei, gli spacciatori di Amuchina, gli accaparratori di mascherine e quei 50mila che sono scappati dalla Pianura Padana per tornare dalla mamma al Sud. Quanti erano già febbricitanti?

Poi ci sono i 300 di Crotone, personale sanitario imboscato (eran 300, eran giovani e forti e non sono morti).

Bersagli facili del disprezzo nazionale. E mentre l’Italia s’indigna e si stringe intorno alle sue bare quanti miliardari, nell’ombra, invisibili agli occhi delle telecamere di sorveglianza, stanno guadagnando cifre inimmaginabili speculando sul crollo della borsa, quanti stanno comprando a metà prezzo ristoranti, alberghi, aziende collassate con le banche alla gola? Ma non è un reato? Non ci sono pene fisiche?

No. È il capitalismo bimbo! È cattivo!

Mi viene il dubbio che non mi ero sbagliato: il capitalismo fa proprio schifo. L’insieme si spezza, riesco a vedere solo singoli frammenti.
Un sintomo dello stress. Comunque a stare da soli a casa non si impazzisce!
Ne parlavo giusto ieri sera con il mio frigorifero.

Che sarà dei bambini cosa capiranno del coronavirus? Così piccolo che non lo puoi vedere ma ti morde lo stesso. Che incubi avranno? Cresceranno con la paura degli abbracci?

E la donna chiusa in un monolocale con un uomo che la prende a pugni? Dove può scappare, con l’esercito che pattuglia le strade?

E dove si mette in quarantena il senzatetto che dorme alla stazione?Abbiamo un milione di case, caserme e uffici di proprietà dello Stato, inutilizzati e non si sa dare un tetto a cinquantamila persone.

Abbiamo seminato assurdità nelle megalopoli illuminate per tutta la notte. Adesso che il virus vola sulle nano particelle dello smog si scopre che l’inquinamento della pianura padana fa male alla salute, ce lo dice la geografia dei morti. E qualcuno a bassa voce si chiede: ma allora era vero che per l’inquinamento delle città morivano 70mila persone all’anno? E la gente a Milano apre la finestra, respira, e dice: ecco questo è l’odore dell’aria, me l’ero scordato!

Quando l’aria tornerà a fare schifo staranno ancora zitti un’altra volta?

Come faranno adesso gli amanti lontani che si possono vedere solo sul telefono, immagini tremolanti di un amore rubato. Giulietta e Romeo digitali. Anime che bruciano. Renzo e Lucia in mezzo alla Peste Nera dei sentimenti, perduti sui cavi della fibra ottica della dorsale appenninica… Non c’è campo… non c’è scampo… Sei connesso?

Non sono connesso più a niente.
Ma tanto d’amore non si muore!
Questo lo dici tu, coglione!

C’è quello che scopre che non aveva mai più parlato con sé stesso.
Chi capisce che ha sposato la persona sbagliata, chi scorge la possibilità di fare un po’ di conversazione col vicino di casa, a distanza di sicurezza, da balcone a balcone.

Quello che ha giurato che se suonano la tarantella ancora una volta con le pentole e i secchi di plastica apre la finestra e spara a pallettoni.
Chi scopre che i drogati del piano di sopra gli hanno portato la spesa e non gli hanno chiesto niente, non hanno neanche voluto entrare per un caffè.
La prostituta con l’acqua alla gola per via del blocco delle attività non strategiche, come se fare sesso non fosse strategico.

Il politico che si chiede perché non gli è venuto in mente che bisognava aumentare e non ridurre il numero delle vetture del trasporto pubblico e un po’ gli viene il rimorso ma poi pensa ai generali del passato che mandavano al macello i soldati in fila indiana.

Bill Gates 4 anni fa diceva che bisognava diminuire le spese militari per prepararsi alle pandemie. Pensa che coglione! Tutti l’hanno ascoltato e poi hanno chiesto: dove andiamo a mangiare stasera?

Adesso non venirmi a dire che l’epidemia c’entra con la globalizzazione senza controlli, con il cibo spazzatura, con l’agricoltura chimica, con la medicina speculativa, con lo spreco, coi migranti che annegano, con le guerre che abbiamo portato contro gli stati canaglia… E non dirmi che le difese immunitarie sono state indebolite dal fatto che la pubblicità ha convinto milioni di mamme a sterminare tutti i batteri domestici, nostri simbiotici. Ti prego! Ti prego! Non ricominciare con questa storia che avevamo a disposizione miliardi di miliardi di batteri buoni che ci difendevano dai virus e molti hanno speso soldi per sterminarli coi disinfettanti per la casa!!!

Non ne posso più!
Non puoi sempre mischiare tutto! È un virus, solo un virus! Un caso sfortunato, una mutazione genetica.
È colpa dei pipistrelli e quando avremo finito di sterminarli il problema non si presenterà più.
E comunque Dio non ci sta punendo per i nostri peccati…
È solo una fatalità. Una triste, orrenda, fatalità!

Finirà tutto bene.

Chi non morirà sarà ancora vivo.
Chi si ama si amerà.
I bambini potranno giocare i loro giochi scemi e quando torneranno a casa li disinfetteremo di più.
I cani pisceranno in salotto.

E avremo la sensazione di aver vissuto la nostra guerra.
Però quando annoieremo i nostri pronipoti raccontandogli per la decima volta di quanto ce la siamo vista brutta nella Prima Pandemia Mondiale e quanto era terribile il bollettino dei morti e la coda al supermercato, ricordiamoci che prima, molto prima, avevamo di fronte tutti i segnali d’allarme e non siamo riusciti ad attaccarci al freno di emergenza. Avevamo qualche cosa di più urgente da fare. Non mi ricordo cosa ma non si poteva rimandare.

Viaggio “Nella mente dello smart worker”

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 15:13

Che poi in italiano suona ancora meglio: lavoro ganzo #smartworking

Fonte: Giovanni Scifoni

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Covid-19, lavare le zampe dei cani con acqua e sapone. E non solo: le risposte a 4 domande frequenti

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 14:00

Al rientro a casa è buona norma lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene. È uno dei consigli che arriva dall’Istituto superiore di sanità per contrastare il diffondersi del Covid-19.

Nel pieno dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo coronavirus tanti sono i dubbi e le richieste di chiarimento che arrivano da parte dei cittadini sulle modalità di contagio. L’Istituto superiore di sanità ha sottoposto ai suoi esperti quattro domande frequenti che riguardano alimenti e animali cui dare risposta per fugare ogni dubbio. Ecco le risposte fornite dall’Iss.

Se torno da una passeggiata con il mio cane devo pulirgli le zampe?

“La sopravvivenza del nuovo coronavirus negli ambienti esterni non è al momento nota con certezza. Se il cane viene a contatto con le zampe con secrezioni respiratorie espulse a terra da persone infette è teoricamente possibile che possa trasportare il virus, anche se non vi sono al momento evidenze di contagi avvenuti in questo modo”. Al rientro a casa è buona norma “lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene, ed è opportuno evitare di farlo salire con le zampe su superfici con le quali veniamo a contatto (ad esempio letti o divani)”, continua l’Iss. Ovviamente è importante mantenere sempre una corretta igiene personale e della casa lavando i pavimenti e le altre superfici con soluzioni a base di cloro (la comune candeggina o varechina) e le mani con acqua e sapone per oltre 20 secondi o con soluzioni/gel a base alcolica.

Il pane fresco o le verdure crude possono essere contaminate da nuovo coronavirus e trasmettere l’infezione a chi li mangia?

Allo stato attuale non vi sono informazioni sulla sopravvivenza del virus sulla superficie degli alimenti, ma la possibilità di trasmissione del virus attraverso il pane fresco, o altri tipi di alimenti è poco probabile, visto che la modalità di trasmissione è principalmente attraverso le goccioline che contengono secrezioni respiratorie (droplets) o per contatto. Ovviamente, scrive l’Iss, è importante che “manipolando il pane, come altri alimenti, sia rispettata l’igiene delle mani, che consiste nel  lavaggio accurato con acqua e sapone per almeno 20 secondi, e in caso di tosse o starnuti si usi un fazzoletto usa e getta per coprire le vie respiratorie e poi si lavino subito le mani prima di toccare il pane o le verdure”.

La suola delle scarpe può portare il virus in casa contaminando le superfici e esponendo al contagio?

“Il tempo di sopravvivenza del virus in luoghi aperti non è attualmente noto – si legge sul documento dell’Iss -. Teoricamente se si passa con la suola delle scarpe su una superficie in cui una persona infetta ha espulso secrezioni respiratorie come catarro, ecc. è possibile che il virus sia presente sulla suola e possa essere portato in casa. Tuttavia, il pavimento non è una delle superfici che normalmente tocchiamo, quindi il rischio è trascurabile.  In presenza di bambini si può mantenere un atteggiamento prudente nel rispetto delle normali norme igieniche, togliendosi le scarpe all’ingresso in casa e pulendo i pavimenti con prodotti a base di cloro all’0,1%, ovvero con semplice candeggina”.

Se si è dovuti uscire, al rientro in casa bisogna lavare i capelli e gli indumenti indossati? Il virus sopravvive su capelli e indumenti?

“Con il rispetto della distanza di almeno un metro dalle altre persone è poco plausibile che i nostri vestiti, o noi stessi, possano essere contaminati da virus in una quantità rilevante. Tuttavia – conclude l’Iss – sempre nel rispetto delle buone norme igieniche, quando si torna a casa è opportuno riporre correttamente la giacca o il soprabito senza, ad esempio, poggiarli sul divano, sul tavolo o sul letto”.

Per saperne di più: Sito nuovo coronavirus  Sito Iss 

“Bella Ciao” suonata dalla Serbian National Theater Orchestra per l’Italia

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 14:00

Un altro “Bella Ciao” suonato per incoraggiamento all’Italia, da tutti i musicisti dell’Orchestra del Teatro Nazionale Serbo, ognuno collegato da casa sua in una grande videochiamata di gruppo

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Il poeta al telefono

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 12:29

Franco Arminio ha 60 anni e vive a Bisaccia, in provincia di Avellino.

È un poeta, ma anche documentarista e promotore di battaglie civili: si è battuto, ad esempio, contro l’installazione delle discariche in Alta Irpinia e contro la chiusura dell’ospedale del suo paese.

Da venerdì 13 marzo ogni mattina dalle 9 alle 12 riceve decine di telefonate per lo più da sconosciuti e chiacchiera con loro. E questo accade perché quel giorno Arminio ha pubblicato nella sua pagina Facebook il suo numero di telefono con un messaggio: «Se qualcuno vuole chiamarmi per farsi due chiacchiere, sono a disposizione tutte le mattine dalle nove a mezzogiorno».

E lo chiamano, eccome, in continuazione, lui ascolta, racconta, ogni telefonata dura una decina di minuti.

Lo ha intervistato Mario Calabresi per il suo sito Altre Storie e al giornalista Arminio ha spiegato il perché della sua iniziativa:

«Dobbiamo aprirci all’impensato, anche perché l’impensato ha travolto le nostre vite e allora è sterile illudersi di continuare con lo stesso ritmo, facendo le stesse identiche cose. Dobbiamo aprire la nostra testa all’immaginazione, ognuno di noi dovrebbe fare un piccolo gesto che si discosta dalla normalità. Io ho pubblicato il mio numero di cellulare». E che cosa puoi dare a chi ti telefona? Ha chiesto il giornalista «Io, da vecchio ipocondriaco, posso mettere a disposizione l’esperienza di anni di panico e di nervi tesi. Mi contatta chi ha qualcosa da dire, chi si sente solo, chi ha bisogno di condividere. Una signora da Bergamo mi ha detto una frase terribile, che spiega tutto il dramma di questi giorni: “Qui adesso non si muore soltanto, si sparisce”».

E Franco Arminio ascolta chi è spaventato, chi si sente solo, chi ha magari solo voglia di sentire una voce diversa che è certo sia amica.

La poesia salverà il mondo? Magari no, ma aiuta

E allora vi proponiamo una bella poesia di Wislawa Szymborska ricordata anche da Gabriele Romagnoli stamattina su Repubblica.

Sulla morte senza esagerare

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più d’un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo ingrato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
e, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c’è vita
che almeno per un attimo non sia stata immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.

Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

Traduzione di Pietro Marchesani

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In copertina: Franco Arminio

Per potenziare il wifi spegni il forno a micronde

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 12:18

Con i fornitori di banda larga sotto pressione, un po’ ovunque, visto il dilagare di smart-working ed e-learning, arrivano i consigli per migliorare la resa e la velocità del nostro wi-fi.

Per mantenere la velocità, il garante per la comunicazione britannico Ofcom ha messo a punto un elenco di suggerimenti per ottenere il massimo da casa.

Consigli base

Scarica i film in anticipo piuttosto che trasmetterli in streaming quando qualcun altro potrebbe provare a fare una videochiamata.

No ai forni a micronde

I forni a microonde possono ridurre i segnali Wi-Fi, “quindi non usare il microonde quando fai videochiamate, guardi video HD o fai qualcosa di importante online”, scrive Ofcom. Se stai effettuando videochiamate o riunioni, disattiva il video e utilizza l’audio: richiederà molto meno della tua connessione Internet.

La riunione perfetta

Proponi riunioni in orari meno comuni, e non all’ora esatta o all’ora e mezza. Un appuntamento alle 10.15 avrà molto più successo di uno alle 11. Per migliorare la velocità della banda larga, è meglio ove possibile utilizzare un cavo Ethernet per collegare il computer direttamente al router anziché utilizzare il wifi. Non utilizzare un cavo di prolunga del telefono, poiché potrebbero causare interferenze che potrebbero ridurre la velocità

Dove mettere il router

Un buon suggerimento è anche posizionare il router Internet il più lontano possibile da altri dispositivi che potrebbero interferire con il segnale, compresi telefoni cordless, baby monitor, lampade alogene, dimmer, altoparlanti stereo e per computer, TV e monitor. Il router va posto su un tavolo o uno scaffale anziché sul pavimento.

Usate il fisso, se lo avete

Fare chiamate su rete fissa, laddove possibile, libera un po’ l’intasamento dovuto all’alta domanda sulle reti mobili. “Se è necessario utilizzare il cellulare, provate a utilizzare le impostazioni per attivare le chiamate Wi-Fi”, ha affermato Ofcom. “Allo stesso modo, puoi effettuare chiamate vocali su Internet utilizzando app come FaceTime, Skype o WhatsApp.”

Disconnettere i dispositivi che non sono in uso

Più dispositivi sono collegati alla tua rete Wi-Fi, minore è la velocità che ottieni: semplice e sempre valido. Se stai lavorando al pc e il tuo tablet è lì acceso ma in stand-by, potrebbe rallentarti. Tablet e smartphone infatti funzionano in background, quindi è importante disattivare la ricezione Wi-Fi su questi quando non li usi.

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Oggi creiamo: candele fai da te (senza cera!)

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 10:00

Per tutti gli amanti delle candele ecco un video tutorial dal canale YouTube SweetBioDesign ♥ DIY Tutorials per realizzare, passo dopo passo, candele profumate e colorate con ingredienti casalinghi a basso costo! Cosa mi serve:

  • Strutto;
  • Colori a olio o pastelli a cera;
  • Essenze profumate;
  • Contenitore in vetro;
  • Stoppini
Fonte: SweetBioDesign ♥ DIY Tutorials

Hai dei video tutorial che vuoi condividere con noi e i nostri lettori? Inviaceli a: redazione@peopleforplanet.it o al (+39) 3914799964 (WhatsApp)

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Italia nuova stretta. USA vuole riaprire. Da UE nessun accordo

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 09:40

Il Sole 24 Ore: Reclusione da 1 a 5 anni a chi viola l’obbligo di restare in casa e multe fino a 3.000 euro;

Corriere della Sera: Usa, via libera al piano da 2 mila miliardi. Borse su col bazooka di Trump: Tokyo +8%;

Repubblica: Coronavirus, primi risultati dai test sui farmaci;

Tgcom24: In Italia calano i nuovi contagi (3.612) e risalgono le vittime: 743 | In Lombardia 1.942 casi in più;

Il Messaggero: Coronavirus, svolta sulle mascherine made in Italy: due milioni al giorno;

Il Fatto Quotidiano: Bergamo, ospedale con pronto soccorso e terapia intensiva. Alpini, Emergency e anche virologi russi per popolare la “speranza”;

Leggo: Coronavirus, Trump vuole riaprire tutto: «L’isolamento distrugge il Paese». Ma gli Usa superano i 50mila contagiati e i 600 morti;

Il Mattino: Terremoto nella Kamcatka in Russia, scossa magnitudo 7.5: «Pericolo tsunami»;

Il Giornale: Il virus spacca ancora l’Ue: nessun accordo all’Eurogruppo;

Il Manifesto: «Tanti i soldi delle donazioni, ma mancano i macchinari».

Un torero che dorme sempre!

People For Planet - Mer, 03/25/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Quando è buona, tutti la scartano. Cos’è?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Chi si spoglia quando fa freddo?
(Soluzione: L’albero)

Filastrocca del Sole

Una bella filastrocca sull’estate e il sole, una poesia per bambini scritta da Sabrina Giarratana, sul sito Cosepercrescere.it potete anche stamparla e colorarla.

Sole che ridi e mi baci la faccia
Sento il calore delle tue braccia
Con una mano mi copro gli occhi
Mentre mi tingi di scarabocchi
Macchie, lentiggini e piccoli nei
Tutti i tuoi segni saranno miei
Saran di tutti, saranno belli
Racconteranno che siamo fratelli
Figli del mondo, e come ogni gente
Nati dal tutto e dal niente.

Cantiamo insieme

Torero Camomillo

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Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay