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A 12 anni inventa robot che ci salverà dalle microplastiche in mare

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 16:00

Le microplastiche in mare stanno distruggendo silenziosamente l’ecosistema del pianeta terra. Una speranza di salvezza arriva dall’idea di una dodicenne.

Tracciare la posizione delle microplastiche in mare per salvare l’ecosistema. È l’obiettivo di una dodicenne, Anna Du, che ha progettato un dispositivo volto a liberare gli oceani da uno dei più terribili flagelli che stanno uccidendo flora e fauna marine.

Ecco di che cosa si tratta.

Microplastiche in mare: il killer silenzioso che distrugge l’ecosistema

Sono milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono in mare. Di queste, la maggior parte non si sa esattamente che fine faccia. Una porzione si trasforma in ammassi galleggianti, come il Great Pacific Garbage Patch. Un’altra parte viene mangiata da piccoli uccelli marini, pesci, tartarughe o balene, per poi entrare nella catena alimentare ed essere ingerita dall’uomo. Possiamo dire, però, che non si conosce la posizione di almeno il 99% dei rifiuti gettati in mare.

Combattere un mostro invisibile è pressoché impossibile. A questa problematica ha cercato di dare una risposta una ragazzina di 12 anni. La sua invenzione, una sorta di robot capace di spostarsi attraverso l’oceano per identificare le microplastiche in mare, si è posizionata tra i dieci finalisti della 3M Young Scientist Challenge.

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Habemus commissione! Il Presidente ha firmato

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 15:00

La commissione bicamerale d’inchiesta sugli istituti di credito è realtà. Il Paese si munisce di un organo, regolato dall’articolo 82 della Costituzione italiana, che svolgerà le stesse funzioni della magistratura (indagare su argomenti di interesse pubblico) non potendo, però, sentenziare. L’output finale, infatti, consisterà in una relazione conclusiva da presentare al parlamento, il quale a sua volta potrà approvare o meno gli atti necessari a riparare possibili questioni d’emergenza.

Ma c’è un però. Che la commissione “non sconfini dai suoi compiti e rispetti l’autonomia delle authority”, è stato l’avvertimento, alquanto irrituale di Mattarella. Irrituale tanto quanto il monito della Casellati – “i componenti della commissione siano scelti tra gli esperti del settore” – che manda la Costituzione al bar.

Il documento è firmato. Il Presidente ha firmato ma c’è preoccupazione. C’è la preoccupazione di BankItalia (organo di vigilanza, il quale si ritroverà esso stesso vigilato), c’è la preoccupazione della casta, che ha paura di ritrovarsi uomini del governo gialloverde (su tutti Gianluigi Paragone, possibile Presidente della futura commissione) a intralciare le proprie sacrosante attività di lobbying.

Ciò che traspare, infatti, dalla lettera inviata da Mattarella ai Presidenti delle Camere è che l’appoggio del Capo dello Stato sia solo apparente, formale. In sostanza ci si nasconde dietro il pericolo dell’antieuropeismo, suscitato dalle intemperanze populiste del nuovo governo, per non essere gli artefici della fine dell’età d’innocenza.

In pratica la gestione ordinaria degli istituti di credito non va influenzata, così come la Ue e la Bce vanno trattate con serenità e moderazione.  Sembrerebbe quasi un premio di consolazione per il M5S, però con la promessa, da mantenere, di fare “i bravi”.

Promesse tuttavia che il Paragone di cui sopra, senatore, esponente del M5S e uomo scelto da Di Maio per la presidenza della commissione, non sembra voler mantenere, tanto da urtare anche la Lega che vorrebbe trattare ancora sulla nomina.

Paragone non può mantenere questa promessa, perché è uno dei pochi che conosce il sistema bancario da sempre, anche da giornalista, e ne combatte, e ne ha combattuto, le storture con competenza e coraggio.

Non può perché “la sovranità appartiene al popolo”, ha scritto egli stesso su Facebook e ancora “la commissione d’inchiesta serve per capire le dinamiche di alcune crisi bancarie”; e punire, aggiungiamo, chi ha fatto finta di non vedere, chi non ha vigilato, chi le ha causate. Punire molti dei preoccupati, quelli chiusi nelle segrete stanze dove nessuno è mai potuto entrare (o non ha mai voluto) e dove ora dalle finestre della commissione potrà entrare l’aria del cambiamento.

Aria che dovrà dare respiro a una commissione che non dovrà essere inutile come quella presieduta da Casini e che potrà farlo lavorando sui successivi aspetti.

Limitare l’autoreferenzialità delle governance bancarie, introducendo magari un limite ai mandati dei consiglieri. Una regola semplice che sola potrebbe ridurre i rischi degli organismi chiamati alle scelte di governo di un’azienda, come quelli della creazione di vincoli e legami, tra nominante e nominati, difficili da sciogliere. Mettiamo il caso di un gruppo dirigente che mostra tolleranza verso prassi negative, il membro del cda può essere indotto ad accettarle perché scelto o semplicemente perché può essere difficile nel breve, se non dotati di attitudini investigative, rendersi conto di cosa stia succedendo davvero. Alcuni documenti possono essere di un elevato formalismo e di difficile lettura, possono essere resi opachi.

Rendere le scelte strategiche trasparenti. La reputazione si costruisce attraverso un processo collettivo a cui partecipano soci, clienti, opinione pubblica. Ecco perché le scelte strategiche in materia di operazioni finanziarie, di tesoreria e di credito vanno rese trasparenti. Vogliamo valutare l’etica di una banca, bene, deve poterci dire su quale progetti sta investendo i propri fondi, che fine hanno fatto i soldi depositati, il risparmiatore ha il diritto di sapere se i suoi risparmi sono stati impiegati per finanziare l’economia reale o per fare speculazione finanziaria.

Tetto agli stipendi dei top manager. Gli stipendi dovrebbero sempre essere proporzionali alle responsabilità, agli obiettivi da assolvere e anche alle skill e alle competenze oggettive. Nel nostro sistema bancario tra lo stipendio più alto e quello più basso c’è il rapporto di 1 a 50. L’equità, care banche, non si raggiunge scrivendo una mission ma attraverso policy dei compensi, fissando limiti alle remunerazioni e stabilendo che lo stipendio del direttore generale (ad esempio), non possa essere superiore a sei volte quello del collaboratore con inquadramento più basso.

Controllo dei sistemi d’incentivazione. Gli incentivi non devono essere il fine ultimo dei collaboratori. La storia ci insegna che sono stati i benefit a favorire la vendita al pubblico di prodotti finanziari sporchi. Che la commissione indaghi anche sulla corretta applicazione della Mfid nella disciplina dei benefit al management. Consob e Bankitalia non l’hanno mai fatto.

Certificazione dell’etica del venditore/consulente. Si è sempre premiato chi vendeva di più, mai che vendeva meglio. Basterebbe un esame basato sulla qualità della vendita attraverso una indagine di customer satisfaction fatta da un organismo terzo per risolvere la questione.

Pluralismo professionale nei Cda. L’Eba sta andando verso il criterio che imporrà a tutti gli amministratori di banca di essere esperti di finanza. Peccato, però, che in certi casi siano anche quelli che hanno maggiori abilità e chance per potere ingarbugliare meglio la finanza. La soluzione è stabilire nei consigli di amministrazione un buon mix di professionalità e competenze. Un consiglio con una buona biodiversità senza dubbio è maggiormente in grado di garantire un buon governo dell’azienda attraverso una sana dialettica. La seconda barriera riguarda l’onorabilità, un passo in più rispetto al casellario giudiziale si può fare. Una buona reputazione può essere evidenziata dal curriculum o da soggetti terzi, si potrebbe valutare se questa persona ha manifestato in passato attitudini che la rendano degna del compito, se ha esperienze nel no-profit, nel volontariato o in iniziative filantropiche oppure se ha un consenso popolare positivo.

Habemus commissione e habemus uomini (tipo Paragone) capaci. Se i paletti non andranno di traverso alle ruote del cambiamento potremmo assistere a una nuova stagione del sistema bancario italiano, fresca per risparmiatori e le persone oneste; calda, quasi infernale, per quelli delle lobby, i tiratori delle fila.

Celiachia, triplicate le diagnosi in 40 anni

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 15:00

Da malattia rara a malattia cronica: quarant’anni fa la celiachia era sconosciuta, poteva passare molto tempo prima di arrivare alla diagnosi e veniva riconosciuto appena un caso su mille. Ora le diagnosi sono triplicate, si identifica un caso ogni 286 e in questi quattro decenni 200.000 italiani hanno potuto dare un nome a dolori quotidiani trovando finalmente una cura per la loro malattia. Ma c’è ancora molto da fare: sono infatti 400mila gli italiani celiaci che non sanno ancora di esserlo.

A puntare i riflettori su questi pazienti “sommersì” è l’Associazione Italiana Celiachia (Aic), che celebra il suo quarantesimo compleanno con l’Assemblea annuale. «Negli ultimi quarant’anni le storie dei celiaci sono per fortuna molto cambiate. Quattro decenni fa erano storie di persone che lottavano per anni con sintomi che nessuno sapeva riconoscere: bambini che non crescevano, donne che non riuscivano ad avere figli senza un perché, persone in costante lotta con il sottopeso – spiega Giuseppe Di Fabio, presidente Aic -. Oggi, invece, i pazienti con i sintomi classici vengono riconosciuti molto velocemente, nei bambini a volte si pone la diagnosi anche prima di un anno di vita. Ciò significa poter vivere in modo normale e senza disturbi con la dieta di esclusione, ovvero con prodotti senza glutine presenti non più solo in farmacia ma in abbondanza in tutti i supermercati e nei negozi specializzati».

Tuttavia non mancano le ombre: la diagnosi non è ancora un nodo risolto e solo il 30% dei pazienti risulta diagnosticato rispetto a una popolazione attesa di 600.000 celiaci. La diagnosi precoce di celiachia «è una forma indispensabile di prevenzione ed è perciò fondamentale: il celiaco inconsapevole che assume glutine si espone a complicanze anche gravi, spesso irreversibili, che ne compromettono la salute e gravano sull’intera collettività per i costi sanitari e sociali che ne derivano – precisa Marco Silano, Coordinatore del Comitato Scientifico di Aic -. Purtroppo oggi esiste il fenomeno dei ‘pazienti camaleontè e sono quelli che dobbiamo scovare: si tratta di persone con sintomi non classici della celiachia e inizialmente non riconducibili a questa patologia, dall’osteoporosi all’infertilità, e i medici devono essere ‘allenatì a sospettare la celiachia di fronte a questi sintomi».

Anche per questo Aic sta promuovendo un ambizioso progetto di formazione e aggiornamento in tutta Italia che coinvolge circa 2000 medici di famiglia, pediatri, specialisti e dietisti. Come ogni anno, inoltre, Aic sarà impegnata nella Settimana della Celiachia, in programma dall’11 al 19 Maggio, per informare e sensibilizzare i cittadini sulla malattia. «Le tante iniziative di informazione non ci distraggono però da un altro obiettivo fondamentale di Aic, ovvero far sì che i pazienti vedano garantito il loro diritto alla diagnosi precoce ma anche alla terapia dietetica – conclude Di Fabio -. È necessario per questo garantire la sostenibilità dell’assistenza, creando un modello digitale con buoni elettronici in tutta Italia (sistema già attivo in 7 regioni), più razionale e più economico, verificando ogni possibilità di riduzione del costo dei prodotti, già in calo negli ultimi anni».

FONTE: ILMESSAGGERO.IT

Cani fiutano tumori nel sangue dell’uomo

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 12:00

I cani hanno recettori olfattivi 10.000 volte più accurati rispetto a quelli umani e per questo sono altamente più sensibili nei confronti di odori che noi non possiamo nemmeno percepire. Un nuovo studio dimostra ora che i nostri amici a quattro zampe possono usare il loro ‘super-naso’ per individuare la presenza di tumori nei campioni di sangue umano con un’accuratezza del 97% circa. I risultati potrebbero portare ad approcci di screening del cancro davvero innovativi, poco costosi, precisi e non invasivi, sono convinti gli esperti di BioScentDx guidati da Heather Junqueira, che presenterà questa ricerca alla riunione annuale dell’American Society for Biochemistry and Molecular Biology in corso a Orlando, in Florida (Usa).

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Calolziocorte in “zone rosse” e “zone blu”: no migranti vicino a scuole, stazioni e biblioteche

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 10:19

Non si arresta la polemica sul nuovo regolamento del Comune Calolziocorte (Lecco), approvato dall’attuale maggioranza guidata dal sindaco leghista Marco Ghezzi, che prevede una regolamentazione delle strutture di accoglienza dei migranti in zone rosse e zone blu.

L’opposizione scende in piazza: “Stabilire che i centri d’accoglienza non possano sorgere a meno di 150 metri dai luoghi sensibili come le scuole significa di fatto equiparare i migranti alle slot machine ed etichettarli come minaccia sociale” dichiara Diego Colosimo, consigliere comunale del gruppo Cambia Calolzio “Quello adottato dall’amministrazione è un provvedimento discriminatorio ed escludente.”

Il Senatore Paolo Arrigoni: “Dove amministra la Lega c’è piena integrazione con le comunità straniere, perché questa si fonda sulle regole e sul rispetto reciproco. Il regolamento approvato lunedì sera dal Consiglio comunale di Calolziocorte altro non fa che prevedere norme che tutelano gli stessi richiedenti asilo, dando disposizioni sulla conformità delle strutture di accoglienza”

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Calolziocorte, no ai migranti vicino alle scuole: è bufera sul provvedimento. Migranti tenuti lontani da scuole e biblioteche. Fa già discutere il regolamento che sarà presto operativo a Calolziocorte dove la città verrà divisa in zone: quelle rosse dove sarà vietata l’apertura di centri di accoglienza e quelle blu dove sarà necessario il nullaosta da parte dell’amministrazione comunale. Un po’ come succede con il gioco d’azzardo e i mini casinò che vengono combattuti da alcuni comuni a suon di ordinanze come queste. Questa volta però ad essere ritenuti pericolosi per la popolazione sono i centri di accoglienza che non potranno essere vicini a luoghi pubblici frequentati dai residenti. Le opposizioni sono già sul piede di guerra e intendono appellarsi alla prefettura per chiedere se sia legittimo o meno un provvedimento del genere. Continua a leggere…

Fonte: ILGIORNO.IT

Razzismo: ritorno al passato. […] La delibera sulla zona rossa e zona blu di Calolziocorte ci riporta drammaticamente indietro nel tempo, all’apartheid sudafricana dove i neri e i bianchi erano divisi in ogni attività quotidiana della società civile: i neri non potevano salire sull’autobus dei bianchi; i supermercati erano distinti tra quelli per bianchi e quelli per i neri, le scuole diverse, gli hotel pure, si mangiava in ristoranti separati. La segregazione razziale praticata in Sudafrica e negli Stati Uniti fu poi sconfitta grazie alla lotta di intere generazioni impegnate contro la mancanza di diritti nei riguardi dei neri. Una lotta cui hanno partecipato politici, scrittori, giornalisti, attori e milioni di semplici cittadini americani.  Continua a leggere…

Fonte: ULTIMAEDIZIONE.EU – Giuseppe Careri  

Calolzio, le zone rosse «anti-migranti». Il sindaco Ghezzi: nessuna limitazione. […] Dopo la manifestazione di sabato 13 aprile contro il provvedimento, che ha visto partecipare circa 200 persone al presidio silenzioso organizzato dal gruppo di opposizione «Cittadini uniti per Calolziocorte», interviene il sindaco Marco Ghezzi. Il primo cittadino risponde al presidio organizzato dall’opposizione: «Meglio consentire di posizionare la struttura dei richiedenti asilo presso la stazione ferroviaria, rischiando che le forme di degrado già presenti siano attribuite dai cittadini a questi ultimi, oppure collocarla in un luogo diverso, meno problematico? Si favorisce l’integrazione nel primo caso o nel secondo?»Continua a leggere…

Fonte: ECODIBERGAMO.IT

Fonte immagine copertina Sky Tg24

“Può esserci vita su Proxima b, il pianeta fuori dal Sistema solare”

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 09:47

Potrebbe avere le condizioni per ospitare la vita il pianeta roccioso Proxima b, che ruota intorno alla stella più vicina a noi, Proxima Centauri, distante solo 4,5 anni luce dal Sistema Solare. La pioggia di raggi ultravioletti (Uv) alla quale è esposto è infatti inferiore a quella subita dalla Terra primitiva nel periodo in cui la vita cominciava a evolversi, quasi 4 miliardi di anni fa. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society dal gruppo della Cornell University americana.

Il nuovo risultato arriva dopo l’ipotesi che inizialmente aveva escluso la possibilità di vita su Proxima b a causa di una gigantesca eruzione solare avvenuta sulla sua stellae, in seguito rivista dopo che la Nasa aveva scoperto acqua nell’atmosfera del pianeta.

Utilizzando modelli al computer, il gruppo guidato da Lisa Kaltenegger e Jack O’Malley-James ha ricostruito il bombardamento di raggi Uv che subiscono Proxima b e altri pianeti esterni al Sistema Solare. “Si tratta di pianeti che orbitano intorno alle cosiddette nane rosse, stelle piccole e relativamente fredde, le più diffuse dell’universo. Queste stelle – spiegano i ricercatori – bombardano continuamente i pianeti vicini con radiazioni ultraviolette, più di quanto non faccia il nostro Sole con la Terra”.

I ricercatori hanno analizzato il tasso di sopravvivenza a dosi crescenti di raggi Uv di batteri terrestri, i cosiddetti estremofili, in grado cioè di sopravvivere in condizioni estreme, come in presenza di radiazioni. Hanno poi confrontato i loro dati con le condizioni presenti sulla Terra circa 4 miliardi di anni fa, quando ancora la sua atmosfera era priva di ossigeno e ozono, e quindi più esposta ai raggi Uv. La conclusione è che “questo bombardamento di raggi Uv non dovrebbe essere un fattore limitante per l’abitabilità di pianeti che orbitano intorno a stelle come le nane rosse”.

FONTE: HUFFINGTONPOST.IT

Quanto saranno sostenibili le auto volanti del futuro?

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 08:00

Secondo una ricerca americana, le auto volanti, chiamate Vtol, potrebbero svolgere un ruolo importante per una mobilità più sostenibile nei viaggi più lunghi e non per brevi tragitti. Lo studio su Nature Communications.

Chi si ricorda i Jetsons (in italiano “I pronipoti”), quel simpatico cartone animato degli anni ’60 in cui il padre di famiglia, George Jetsons, saliva ogni giorno su un auto volante per andare a lavorare? Per chi fin da piccino desiderava salirci sopra e sfrecciare tra gli edifici di una grande città, ci sarà, purtroppo, ancora da aspettare. Tuttavia, sempre più aziende stanno mettendo a punto alcuni prototipi delle macchine volanti del futuro, e ora un nuovo studio del team di ricercatori dell’Università del Michigan, appena pubblicato su Nature Communications, ha per la prima volta valutato la fattibilità e la sostenibilità ambientale di queste auto volanti, conosciute anche come Vtol (Vertical Take-Off and Landing).

Secondo le loro analisi, le auto volanti non sarebbero adatte a piccoli spostamenti e brevi tragitti, proprio come quelli tra casa e lavoro che vedevamo nel cartone animato. Piuttosto i Vtol potrebbero svolgere un ruolo importante per una mobilità più sostenibile nei viaggi più lunghi, o in città particolarmente trafficate, come servizio di taxi volanti per viaggi condivisi. “È stato molto sorprendente constatare che in determinate situazioni i Vtol sono efficienti in termini di utilizzo di energia e di emissioni di gas serra, ha spiegato Gregory Keoleian, co-autore dello studio. “I Vtol, per esempio, potrebbero superare le nostre automobili per i viaggi da San Francisco a San Jose o da Detroit a Cleveland”.

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Fonte immagine copertina: Dave Brenner/University of Michigan School for Environment and Sustainability

Biometano su strada

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 07:00

Ora ci si può muovere sul serio a zero emissioni.

E senza aspettare le, per ora, costose auto elettriche: queste infatti, a meno che non si riforniscano dal pannello solare sopra il tetto di casa, funzionano a rinnovabili per il 36% – che è la percentuale di fonti verdi presenti nell’elettricità italiana -; oppure l’idrogeno da rinnovabili, che è una chimera attesa da quasi venti anni.

Anzi, si può fare usando anche autovetture datate, come le euro 2 e 3 a benzina purché modificate a metano. Già, perché è iniziata la distribuzione nei fatti del biometano per l’autotrazione.

È stata inaugurata di recente, a Rapolano Terme, in Toscana, infatti, la prima stazione di servizio che distribuisce biometano al 100% alle autovetture e ai mezzi pesanti. Il distributore, realizzato da Snam e Ip, distribuisce esclusivamente biometano prodotto dagli scarti organici.

«Siamo arrivati a un momento storico – afferma Andrea Ricci, Vice Presidente di Snam4Mobility – Il metano bio, completamente rinnovabile, sta cominciando ad arrivare sul mercato. A Rapolano eroghiamo per la prima volta biometano su veicoli convenzionali. Le prestazioni delle vetture sono le stesse di quelle alimentate a combustibili fossili, ma con consumi e costi ridotti, andando ad abbattere completamente le emissioni di gas serra. Siamo all’inizio di una nuova era, in futuro potremmo far circolare a metano un terzo del parco veicolare italiano. Entro il 2025 vogliamo realizzare circa 300 stazioni di servizio, portando il numero totale, sul territorio nazionale, oltre le 2.000 unità».

L’utilizzo del biometano è rinnovabile perché la singola molecola di carbonio contenuta nella molecola del gas – la cui formula è CH4, identica a quella del metano d’origine fossile – emessa dopo la combustione nel motore endotermico, è stata, in precedenza, “sequestrata” dall’atmosfera dai vegetali che costituiscono la base dei rifiuti organici utilizzati dalla produzione del biometano.

Uno studio commissionato a Ecofys dal consorzio europeo Gas for Climate, ha stimato che la produzione e l’utilizzo di biometano e altri gas rinnovabili nelle infrastrutture gas esistenti, consentirebbe all’Europa di centrare gli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi, risparmiando circa 140 miliardi di euro l’anno entro il 2050.

«Una giornata importante che aspettiamo da tempo – ha detto Marco Piccini, gestore della stazione di servizio – Vogliamo dimostrare che un ciclo virtuoso è possibile da realizzare. Questo per noi è il futuro, sviluppando la filiera corta di produttori locali potremo presto sganciarci dai grandi distributori di metano internazionale, abbattendo costi ed emissioni».

Il piano strategico al 2022 di Snam, con il progetto Snamtec, prevede investimenti per 850 milioni di euro in innovazione tecnologica e nuove linee di business legate alla transizione energetica, e circa 100 milioni di euro per la realizzazione di infrastrutture per la produzione di biometano.

Ricordiamo che il biometano ha anche altre caratteristiche di pregio. Per prima cosa si tratta di un combustibile che, oltre a essere rinnovabile, è a filiera corta, visto che può essere prodotto da impianti a biometano realizzati dove si producono gli scarti organici, come città, aziende di trasformazione agroalimentare e agricole, valorizzando scarti, producendo biometano e compost che altrimenti dovrebbero essere smaltiti in discarica.

Il secondo vantaggio è quello di allungare il ciclo di vita di automezzi endotermici, rendendoli rinnovabili, evitando esborsi eccessivi ai cittadini. E anche i vecchi diesel, in attesa di andare in pensione, possono essere parzialmente migliorati con il biometano. L’alimentazione dual fuel, ossia con una miscela di gasolio e biometano, se utilizzata dai motori diesel consente un abbattimento dl 35% delle emissioni inquinanti e dei consumi. E sulle tecnologie di conversione dei motori endotermici a metano, anzi a questo punto a biometano, siamo tra i primi al mondo.

In copertina: immagine di Rapolano Terme (Fonte Sienanews.it)

Emilia Romagna e mobilità pubblica

People For Planet - Lun, 04/15/2019 - 02:14

Sai che in Emilia Romagna chi ha l’abbonamento del treno viaggia gratis in autobus?
I bolognesi conoscono gli incentivi che il Comune ha stanziato in favore della mobilità urbana sostenibile?
E cosa pensano della mobilità nella loro città? Cosa migliorerebbero?

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

“La nazionale italiana sembra africana”

People For Planet - Dom, 04/14/2019 - 15:00

Si chiama “No hate speech” la campagna realizzata da Astoria Wines con la collaborazione di Ciai e il patrocinio del Coni, per accendere i riflettori sul linguaggio d’odio che si veicola attraverso i social network e che prende di mira anche gli atleti della nazionale di origine straniera. E sono proprio loro i protagonisti del video “Speak out against hate speech – atleti contro il razzismo”: partendo dagli insulti ricevuti rispondono raccontando in modo positivo il loro essere italiani e la loro passione per lo sport e la maglia azzurra. Gli atleti sono Eyob Faniel, Najla Aqdeir, Yohanes Chiappinelli, Yassin Bouih, Eusebio Haliti della nazionale di atletica leggera  e la tuffatrice Noemi Batki.

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Il Consorzio del prosecco Conegliano Valdobbiadene vieta l’uso del glifosato

People For Planet - Dom, 04/14/2019 - 11:00

Tutto ciò è riportato (e imposto alle aziende aderenti) all’interno di un nuovo Protocollo Viticolo, il documento che propone e promuove un sistema virtuoso di difesa integrata della vite e che è giunto a questo importante traguardo. Verrà messo in atto quest’anno da tutti i produttori il divieto di uso del glifosato, sebbene le normative italiane ed europee ne consentano ancora l’impiego.

Il glifosato è il nome del principio attivo contenuto nei più diffusi erbicidi al mondo: la sostanza, nel 2015, è stata inserita nell’elenco di quelle “probabilmente cancerogene” dall’Organizzazione mondiale della sanità. Più recentemente la Corte di giustizia dell’Unione europea ha riconosciuto legittimo “l’interesse pubblico ad accedere alle informazioni” in materia di ambiente e chi produce questi diserbanti dovrà mettere a disposizione delle autorità le informazioni e gli studi fatti.

Nello scorso mese di febbraio, un gruppo di ricercatori delle Università di Berkeley e Seattle, assieme alla Icahn School of Medicine di New York, ha pubblicato un’analisi sulla rivista scientifica ScienceDirect. Secondo questa il rischio di linfomi cresce del 41% tra i lavoratori più esposti al glifosato. La materia è dunque molto dibattuta, alcune città come Miami hanno recentemente bandito l’uso del glifosato dai propri terreni, in altre parti del mondo alcune sentenze hanno disposto – in specie per colture molto vaste – la sospensione dell’uso in attesa di prove di innocuità, seguendo il principio della precauzione, ma in Europa e in Italia la sostanza può essere utilizzata.

Il risultato nel nostro territorio è importante perché il territorio Conegliano Valdobbiadene è la più estesa zona in Europa che ha vietato l’uso della sostanza chimica più discussa degli ultimi anni.

A Treviso durante la presentazione del nuovo Protocollo, il Presidente del Consorzio di Tutela, Innocente Nardi, ha affermato: «Questa edizione del Protocollo Viticolo riveste per noi una grande importanza. Innanzitutto perché il divieto dell’uso del glifosato rende sempre più necessarie le nostre indicazioni alle aziende circa la gestione alternativa del vigneto, come ad esempio lo sfalcio meccanico. Ma soprattutto consideriamo il no al glifosato, imposto dalle amministrazioni della Denominazione, un traguardo raggiunto grazie al dialogo costante tra il Consorzio e queste ultime».

Fonti:
https://www.trevisotoday.it/green/prosecco-glifosate-consorzio-2-aprile-2019.html
https://www.lifegate.it/persone/news/brasile-stop-glifosato
https://www.lifegate.it/persone/news/miami-vieta-glifosato

Fonte immagine: Prosecco.it

Il Comune intitola una via a Dario Fo e una a Rita Levi Montalcini

People For Planet - Dom, 04/14/2019 - 10:00

Domenica 14 aprile, alle ore 10, verrà inaugurata la mostra “Un Pittore Recitante” di Dario Fo presso la Galleria Meeting Art in corso D’Adda 7, realizzata in collaborazione con l’Archivio Rame Fo e con il patrocinio del Comune di Vercelli.

Così il critico Cesare Lisandria: “Se Dario Fo è universalmente conosciuto come uomo di teatro e Premio Nobel per la letteratura nel 1997, non altrettanto nota è la sua appartenenza al mondo della pittura. Eppure Dario Fo nasce artisticamente come pittore, ha sempre fatto il pittore: ha realizzato scenografie, bozzetti di costumi, ma anche opere pittoriche dotate di una loro autonomia espressiva. Nascere pittore vuol dire vedere la realtà attraverso le immagini, con la matita fissare le idee, catturare l’ispirazione e, infine, trasportare sul foglio di carta un preciso momento di pensiero. In questa mostra è evidente quanto i lavori di Dario Fo, essendo uno sperimentatore di forme, linguaggi e colori, oscillino tra un recupero delle tradizioni artistiche italiane ed europee e un’arte che si ispira alla ricerca, sia ideologica che spirituale.”

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12 minuti di gentilezza al giorno e il mondo ti sorride

People For Planet - Dom, 04/14/2019 - 07:01

Più di 30 anni fa (era il 1985) in Rai andò in onda una serie di Renzo Arbore dal titolo “Quelli della notte”: divenne un programma “cult”, nel quale partecipava – tra gli altri altrettanto esilaranti – un personaggio interpretato da Massimo Catalano che diceva ovvietà imbarazzanti, tanto che quando tra amici qualcuno diceva una banalità si rispondeva che era una “catalanata”.

Famosa rimase la frase:  «E’ meglio sposare una donna bella, ricca, simpatica e intelligente invece di una brutta, povera, antipatica e stupida». Monsieur Lapalisse sarebbe stato orgoglioso di lui.

E sembra una banalità anche il risultato a cui è giunto lo studio della Iowa State University e pubblicato sul Journal of Happiness Studies che dimostra che qualche minuto di gentilezza migliora l’umore di chi la pratica.

Come è stato condotto l’esperimento? I ricercatori hanno chiesto a circa 500 studenti di fare una passeggiata di 12 minuti nel campus universitario, suddividendosi in quattro gruppi.

Scrive Repubblica: «Al primo gruppo è stato chiesto di concentrarsi su pensieri gentili e amorevoli: guardando le persone che incontravano durante la passeggiata, dovevano pensare “desidero che questa persona sia felice”. Al secondo gruppo, invece, è stato chiesto di pensare a cosa potevano condividere con le persone che incontravano, come gusti, sentimenti e paure. Il terzo gruppo era, invece, basato sul “confronto sociale verso il basso”: incontrando altri studenti dovevano pensare al modo in cui potevano essere migliori di loro. Infine, il quarto e ultimo gruppo era quello di controllo. In questo caso, agli studenti è stato chiesto di pensare solamente ai dettagli estetici, come ai vestiti o altri accessori, senza giudicare chi incontravano.”

Sia prima che dopo la passeggiata i ragazzi hanno compilato dei questionari che misuravano lo stato di ansia, felicità, empatia, ecc.

Bene, gli studiosi hanno constatato così che gli studenti del primo gruppo, quello dei “pensieri gentili”, erano più felici e meno ansiosi di prima del test. In compenso il gruppo che si paragonava agli altri era meno empatico e premuroso in quanto la competitività è collegata a maggior stress e ansia.

Ma quanto poi incide in tutto questo il carattere di una persona? I ricercatori dicono che non ha importanza la personalità dello studente. In tutti, i pensieri gentili hanno provocato maggior buonumore, indipendentemente dal carattere. Gli studiosi di aspettavano, per esempio, che le persone narcisiste avrebbero avuto difficoltà a desiderare che gli altri fossero felici. Differentemente da quanto previsto, hanno scoperto che la personalità degli studenti non ha giocato alcun ruolo nel trarre beneficio dai diversi comportamenti. «Questa semplice pratica è valida indipendentemente dal tipo di personalità», scrivono i ricercatori. «Avere pensieri gentili nei confronti degli altri ha ridotto l’ansia e aumentato la felicità e l’empatia in tutti i partecipanti».

Una “catalanata”? Mica tanto, a ben pensarci. Siamo più propensi a ritenere che le persone contente siano più gentili e non che sia la gentilezza stessa a migliorare l’umore.

Poi si tratta di 12 minuti al giorno, per gli 1428 della giornata potrete pure ingrugnirvi come vi pare.

Questo non significa che per quei 12 minuti dovete andare in giro saltellando e abbracciando tutti, atteggiamento questo che in me, per esempio, stimola istinti omicidi anche se di solito sono un persona pacifica. No, si tratta solo di dire “grazie”, “prego”, sorridere alla commessa che ci passa la spesa alla cassa e trattare gli altri con simpatia.

Hai visto mai…

Vitamina D, il segreto del benessere

People For Planet - Dom, 04/14/2019 - 02:52

La vitamina D è una vitamina molto particolare, che a differenza delle altre funziona come un ormone, e ogni singola cellula del nostro corpo ha dei recettori dedicati. Questa preziosa vitamina tra l’altro regola la quantità di calcio nel sangue, e migliora il suo assorbimento. È dunque vitale per rinforzare le ossa a ogni età, e specialmente nei bambini e negli anziani. Un recente studio ha inoltre verificato che aiuta anche a prevenire l’asma causata dall’inquinamento atmosferico, mentre sono noti i suoi influssi sull’umore. La vitamina D si trova in pochissimi alimenti, ma è prodotta naturalmente dal corpo, che estrae la vitamina D dal colesterolo se la luce colpisce direttamente la pelle almeno mezz’ora al giorno. La luce che filtra attraverso le finestre è invece inutile allo scopo. 

A causa di uno stile di vita sedentario o comunque sempre circoscritto al chiuso di casa, scuola, auto o palestra, si stima che circa la metà della popolazione mondiale ne assuma o ne produca troppo poca, mentre un miliardo di persone ne è gravemente carente. 

I sintomi più comuni sono stanchezza, malattie frequenti, dolori agli arti e alla schiena, depressione, perdita di capelli.

Se dell’assunzione di integratori non è bene fare un’abitudine, visti gli effetti collaterali anche molto gravi a cui sono associati (ne abbiamo parlato anche su People For Planet), si può tener conto di alcuni fattori. Prima di tutto il tempo di esposizione minimo di mezz’ora varia a seconda dell’inquinamento dell’aria, naturalmente dalla latitudine in cui viviamo e dunque dalla media di giornate soleggiate, e anche dalla quantità di melanina nel nostro corpo: più siamo scuri di carnagione e meno vitamina D assorbiamo. Allo stesso modo lavorano le creme solari, bloccando i raggi solari e dunque anche questo effetto positivo sul nostro organismo (comunque è giusto usarle in estate, oppure dopo una mezz’ora di esposizione diretta negli altri periodi dell’anno). 

Se siamo costretti a uscire poco, possiamo aiutarci con l’alimentazione: il pesce grasso come il salmone e il tonno, l’uovo e l’olio di fegato di merluzzo sono tutti ricchi di questa vitamina. Tra le alternative vegetariane ci sono i funghi, gli spinaci, la soia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Come compiere miracoli e altre cose facili da fare

People For Planet - Sab, 04/13/2019 - 15:00

Prima puntata

Grazie alle scoperte della medicina e della scienza più in generale, abbiamo oggi un modello dei rapporti tra mente e corpo decisamente diverso da quello accademico degli anni ’70.
Quarant’anni fa si discuteva ancora sulla possibilità che emozioni e pensieri influenzassero la salute del corpo. Oggi nessuno ha più dubbi. 

Bruce H. Lipton, in La biologia delle credenze, riassume in modo chiaro e appassionante queste scoperte e spiega che perfino a livello cellulare, corpo e informazioni sono inscindibili. Lipton però non si limita a questo, cerca di descrivere anche alcune caratteristiche del rapporto tra mente umana e salute fisica. Egli racconta (a pagina 151) la storia di Albert Mason, un giovane dottore inglese che usa l’ipnosi. Un giorno l’ipnotista visita un uomo e compie un errore grossolano di diagnosi: scambia una malattia genetica mortale per una semplice epidemia di verruche. Siccome ha guarito con l’ipnosi molte persone dalle verruche è sicuro di riuscirci anche con questo nuovo paziente. E in effetti ci riesce. Poi il medico curante del paziente lo informa che è riuscito a guarire un malanno che si considerava inguaribile. L’evento ha un grande risalto nel mondo medico perché sulla diagnosi si erano espressi vari specialisti, quindi non c’erano dubbi sul fatto che il paziente fosse realmente affetto da quella malattia mortale. Forte di questo risultato stupefacente il medico inizia a curare con l’ipnosi altre persone colpite dalla stessa malattia ma con suo grande stupore non ottiene nessun’altra guarigione.

Una situazione analoga è mostrata, alla rovescia, da una serie di ricerche che raccolgono documentazioni ospedaliere su migliaia di casi di decorsi positivi e anormali di svariate malattie gravi.
In sostanza questi ricercatori vanno a caccia di guarigioni miracolose certificate da diagnosi affidabili.
Si sa che questi casi esistono, anche se hanno un’incidenza bassissima, ad esempio ho letto che le remissioni spontanee dei tumori sarebbero 1 ogni 10.000 casi (fonte Odifreddi).

Dopo aver individuato le guarigioni improbabili questi ricercatori vanno a intervistare i miracolati e scoprono che hanno utilizzato centinaia di sistemi diversi per guarire.
Alcuni sistemi sono assolutamente assurdi, come buttarsi nell’acqua ghiacciata all’alba o frequentare imbroglioni conclamati. Altri ex malati non hanno fatto nulla di particolare, hanno seguito le cure standard che i medici avevano prescritto (pur sapendo che non avrebbero funzionato).
Ma tutti questi pazienti che per la medicina NON avevano nessuna speranza di guarigione, avevano però una caratteristica in comune: erano convinti di aver trovato il sistema perfetto per guarire.
Visto che i sistemi usati per guarire sono stati tantissimi e che nessun sistema ha guarito più di una manciata di casi, vuol dire che non importa tanto che cosa fai per curarti, quanto invece il tuo livello di convinzione di aver trovato la cura giusta, il medico giusto, il mago giusto.
L’importante è il livello e la qualità della convinzione. Incredibilmente la cura scelta è secondaria… Guarisce la medicina vera quanto un placebo (una medicina finta).
Ovviamente questo non vuol dire che se sei assolutamente convinto di non morire non morirai. Sarà certamente morta molta gente che era convintissima di farcela. Prima o poi si muore, finora nessuno dei grande maestri mistici che vendevano l’immortalità è sopravvissuto (questo è un fatto).
Però sappiamo che NESSUNA persona che pensava che non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere è poi sopravvissuta!
La convinzione di aver trovato la cura giusta non dà la certezza di guarire ma è una condizione indispensabile perché ci sia una possibilità di guarigione.

Entrambi gli esempi concorrono a buttare al cesso il Pensiero Positivo che sostiene che è sufficiente pensare che tutto vada bene perché non ti possa capitare niente di male.
Non solo pensare positivo non dà la certezza che le cose vadano bene, perché c’è sempre l’entropia e la sfiga statistica con le quali fare i conti, ma per giunta limitarsi a sorridere e a dire “tutto va bene” non serve a un cazzo se non impari a fare una cosa ben più complessa che pensare positivo.
Ed è interessante capire che nessuno è in grado di spiegare come sia esattamente questo qualche cosa che DEVI fare con la mente. Chi ha sperimentato questo stato forse è in grado di riconoscerlo ma appare difficilissimo spiegare a un altro essere umano cosa si fa.
È da notare poi che questo stato della mente, che influisce positivamente sulla salute, non è sovrapponibile automaticamente con l’estasi mistica, il nirvana, il satori, l’illuminazione…
Le persone che guariscono inaspettatamente sono di tutti i tipi e i religiosi non sono più numerosi rispetto al resto della popolazione.
Per indicare questo stato mentale che può far guarire possiamo dire che si tratta di focalizzare il tuo atteggiamento positivo in modo esatto. Ma non sappiamo spiegare cosa voglia dire di preciso questa definizione.
Questo è molto importante: nella nostra cultura mancano proprio le parole e i concetti per descrivere le particolarità di questo stato mentale (e qui potremmo aprire una grande parentesi filosofica, che non aprirò sennò ci perdiamo).

Possiamo solo cercare di tracciare i confini di questo stato mentale grazie a un gran numero di ricerche. Ad esempio, alcuni scienziati cattivi hanno preso tre gruppi di topolini. Il primo gruppo viene lasciato vivere in pace.
Alla gabbia dove vive il secondo gruppo di topolini ogni tanto viene somministrata, a caso, una scossa elettrica.
Un terzo gruppo di topi subisce anch’esso scosse elettriche random ma ha la possibilità di bloccare le scosse elettriche salendo su un grosso pulsante.
Il fatto curioso è che questo terzo gruppo di topi, che sono sottoposti a ripetute esperienze traumatiche e dolorose, vivono più a lungo sia dei topi elettrificati senza possibilità di reagire che dei topi che vengono lasciati in pace a rosicchiare sementi e formaggio.
Quindi la possibilità di affrontare le difficoltà e superarle è un fattore determinante per il benessere. Ed è determinante per la salute il livello si successo che ottieni nella vita. Gli attori che vincono l’Oscar vivono mediamente 5 anni di più di quelli che non l’hanno vinto.
Ormai sono molte le ricerche che dimostrano che le persone socievoli, collaborative e ottimiste vivono mediamente più a lungo dei rissosi solitari.
E la categoria sociale che vive più a lungo non sono i miliardari ma gli artisti e gli scienziati, probabilmente perché hanno meno paura di essere derubati, sono meno competitivi e continuano a far lavorare il cervello e ad avere intense relazioni umane anche in tarda età.
Un’altra caratteristica di artisti e scienziati è che la loro esistenza, per quanto possa essere competitiva, non ha al centro scontri diretti con concorrenti e avversari ma la capacità di superare i propri limiti e sviluppare le proprie capacità, quindi si tratta di professioni meno stressanti degli imprenditori che hanno sfondato. Se faccio ridere ho successo e non sono danneggiato in nessun modo da un altro attore capace di far ridere.

Alcuni uomini hanno poi vissuto esperienze che sembrano smentire tutte le idee su come sia possibile vivere in buona salute.
E come hanno fatto Mandela e Pepe Mujica, il presidente uruguaiano, a sopravvivere a detenzioni lunghissime in condizioni spaventose?
Secondo i dettami della macrobiotica o del veganesimo dovevano morire alla svelta.
E non sono casi unici: i sopravvissuti dai campi di sterminio e dalle tante carceri inumane della storia ci testimoniano che il potere della mente è enorme.

È ovvio che se voglio mantenere in buona salute il mio corpo e la mia mente è molto importante che io respiri correttamente aria pura, mangi lentamente cibi equilibrati e naturali e tenga il mio corpo in movimento.
Ma è interessante osservare che una persona posta in una situazione estrema riesce a volte a sopravvivere mangiando schifezze e respirando aria fetida.
Ovviamente questa capacità di sopravvivere a condizioni disastrose dipende da molti fattori: costituzione fisica, predisposizione genetica, differenze comportamentali, alimentazione e altre concause. Se vivo a Taranto, mangio solo fast food, 3000 calorie al giorno, sono disoccupato, mia moglie m’ha lasciato, fumo 40 sigarette senza aprire mai la finestra e ho i mobili di casa che trasudano colla alla formaldeide le mie probabilità di sopravvivere sono inferiori.
Al momento la ricerca medica non è ancora stata in grado di tracciare identikit comportamentali, sociali e psicologici. Quando la ricerca sulla salute si libererà della dittatura chimica delle case farmaceutiche scopriremo molte cose. Ma, fin d’ora, possiamo osservare che il ruolo della mente è potente.

Come ho detto il discorso fin qui fatto è una mappa degli atteggiamenti mentali che sono indispensabili per focalizzare la propria mente in modo positivo. Ma è una mappa che indica solo i contorni di una foresta sconosciuta.
Molti ricercatori si sono spremuti le meningi per trovare il modo di portare le persone a far lavorare il proprio cervello nel modo migliore, ottenendo così vantaggi per la salute, le relazioni e la felicità della gente.
Ma è evidente che nessuno c’è ancora riuscito.
Se ci fosse un metodo che funziona veramente la notizia farebbe il giro del mondo in pochi giorni.
Invece tutti i percorsi di guarigione fisica, psicologica o spirituale hanno lo stesso limite: nel migliore dei casi offrono reali vantaggi solo a una microscopica minoranza di persone.
In sostanza oggi l’Umanità sta sperimentando migliaia di ipotesi diverse senza averne ancora trovata una che dia risultati consistenti. Comunque questo è già un risultato. Visto che oggi i percorsi possibili sono migliaia e visto che ogni diverso approccio qualche manciata di risultati li offre, nel complesso è grandemente cresciuto il numero di persone che riesce a trovare una strada che calza a pennello e che alla fine porta dove vogliono andare.

Spero di aver creato in te un briciolo di interesse. Entrerò nei dettagli di questo discorso la prossima settimana.

Arriva il pane all’acqua di mare. E’ senza sale, ma saporito e povero di sodio

People For Planet - Sab, 04/13/2019 - 15:00

 E’ preparato senza aggiunta di sale, ma è molto saporito perché fatto con acqua di mare, ricca di minerali naturali. E’ il pane all’acqua di mare già proposto con successo da alcuni panifici vesuviani, e approdato ora nella grande distribuzione, per il momento solo nei supermercati napoletani della catena Sole 365.

Un alimento che suscita grande curiosità, che porta con sè tutta la suggestione della cultura mediterranea. I vantaggi rispetto al pane comune sono notevoli. In primo luogo, la drastica riduzione del sodio, che lo rende ideale per chi deve seguire una dieta povera di sale, ma anche la presenza di minerali essenziali: magnesio, iodio, potassio, ferro e calcio.

E considerato che è il cibo più basilare, può fornire una preziosa integrazione all’alimentazione quotidiana, andando incontro al tempo stesso ad una platea di consumatori sempre più attenta alla salute.

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Ortopedia e riabilitazione muscolare: gli ospedali a cui rivolgersi

People For Planet - Sab, 04/13/2019 - 08:25

Leggi qui gli altri articoli sulle eccellenze sanitarie in Italia

Rappresenta l’apparato più voluminoso del corpo umano, con il suo 80% circa di peso complessivo: è il sistema muscoloscheletrico (o locomotore), è costituito da ossa, cartilagini, muscoli, tendini e legamenti e le sue funzioni principali sono quelle di sostenere il corpo e di permettergli di muoversi, facendo al contempo anche da scudo difensivo. Diverse sono le aree specialistiche che si occupano di questo apparato: ortopedia e traumatologia, reumatologia, chirurgia vertebrale e riabilitazione motoria. Quest’ultima è l’area terapeutica che si occupa in particolare di seguire persone con disabilità e pazienti che necessitano di un processo di rieducazione mirato al recupero delle facoltà motorie e alla prevenzione di ulteriori complicanze in seguito a traumi, lesioni o interventi chirurgici.

Per sapere quali sono in Italia i migliori ospedali per quanto concerne le aree dell’ortopedia, della traumatologia e della riabilitazione abbiamo stilato una breve classifica dopo aver consultato il portale www.doveecomemicuro.it, motore di ricerca sulla salute a cui i cittadini possono far riferimento per mettere in fila le strutture migliori in base a specifici parametri (tra cui la vicinanza della struttura a casa propria).

Valutazioni istituzionali e parametri dettagliati

Nello stilare le classifiche delle strutture sanitarie migliori alle quali rivolgersi per una certa patologia oppure per sottoporsi a una visita specialistica o a uno specifico intervento chirurgico, il portale incrocia diverse informazioni (più di 800 mila) e si basa su valutazioni istituzionali (come quelle effettuate dal Programma nazionale valutazione esiti realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute), di certificazioni provenienti da fonti scientificamente accreditate (tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Breast Center Certification), e su parametri dettagliati (numero dei ricoveri, tassi di mortalità, casi in cui è stato necessario un secondo intervento, ecc).

La classifica dei migliori centri per ortopedia e riabilitazione

Quali sono allora le migliori strutture per ortopedia, traumatologia e riabilitazione? La classifica dei primi 10 centri che vi proponiamo tiene conto, oltre che dei parametri già descritti, delle valutazioni sulle aree specialistiche effettuate dagli utenti (e, quindi, suscettibili di variazioni nel tempo anche frequenti). 

1. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

2. Casa di Cura Giovanni XXIII Casa di Cura Giovanni XXIII, Casa di Cura privata accreditata SSN 

  • via Giovanni XXIII, 7 – 31050 Monastier di Treviso (TV) 
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0422 896739
  • sito web https://www.giovanni23.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica

3. Casa di Cura Villa Serena di Città Sant’Angelo, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • viale L. Petruzzi, 42 – 65013 Città Sant’Angelo (PE)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 085 95901
  • sito web https://www.villaserena.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica

4. Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, Ospedale privato equiparato pubblico

5. Humanitas Gavazzeni Humanitas Gavazzeni, Ospedale privato accreditato SSN

  • via Mauro Gavazzeni, 21 – 24125 Bergamo (BG)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 035 4204111
  • sito web https://www.gavazzeni.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia; chirurgia vertebrale

6. Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Ospedale privato equiparato pubblico

  • via Don Semprebon, 5 – 37024 Negrar (VR)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 045 6013111
  • sito web https://www.sacrocuore.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia

7. Casa di Cura Policlinico di Monza, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • via Amati, 111 – 20900 Monza (MB)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 039 2027222
  • sito web https://www.policlinicodimonza.it/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia

8. Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi, Azienda Ospedaliera

9. Casa di Cura Villa Igea di Acqui Terme, Casa di Cura privata accreditata SSN

  • strada Moirano, 2 – 15011 Acqui Terme (AL) 
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0144 311034
  • sito web http://www.villaigea.com/
  • aree specialistiche: ortopedia e traumatologia; riabilitazione ortopedica; reumatologia

10. Ospedale Paolo Dettori, Ospedale a gestione diretta

Fonte immagine: fernando zhiminaicela da Pixabay

Stop plastica, a studenti Roma Tre 30.000 borracce in acciaio

People For Planet - Sab, 04/13/2019 - 07:00

All’Università degli Studi Roma Tre arriva la borraccia per salvaguardare l’ambiente e dire addio alla plastica. L’Ateneo capitolino è così tra le prime università italiane a distribuire gratuitamente a tutti i suoi studenti ben 30.000 borracce di acciaio inossidabile per l’acqua ribadendo un sonoro “stop all’uso delle bottigliette di plastica“, circa 10.000 consumate ogni giorno nell’Ateneo.

Da oggi ogni studente potrà ritirare la sua nuova ‘bottiglietta ecologica’ negli 8 punti di distribuzione allestiti presso l’università. L’iniziativa “The message is the bottle”: Roma Tre dice stop alla plastica, pensata proprio giocando sul titolo del celebre brano dei Police, è stata lanciata questa mattina nell’Aula Magna di Roma Tre dal Rettore Luca Pietromarchi alla presenza dell’attore Neri Marcorè, dell’inviato della trasmissione ‘Le Iene’ Giorgio Romiti e del Direttore di Greenpeace Giueseppe Onufrio.

“Durante gli esami – spiega Luca Pietromarchi, Rettore dell’Università Roma Tre – abbiamo visto che gli studenti tirano fuori il telefonino, un libro e l’immancabile bottiglietta di plastica d’acqua e automaticamente le nostre aule sono diventate delle foreste di plastica: così e’ nata questa nostra iniziativa, seguendo inoltre la Strategia Europea sulla plastica che vieterà a partire dal 2021 la vendita di moltissimi articoli in plastica monouso”. “Invitando a non usare bottigliette di plastica miriamo ad un risparmio di circa 10mila bottigliette ogni giorno” per Pietromarchi infatti “l’università ha la missione di pensare al futuro dei suoi studenti” e “Roma Tre questo futuro lo vuole pensare più sostenibile e più pulito”.

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Torino in bici: meno scossoni con i “cuscini berlinesi” in zona 30

People For Planet - Sab, 04/13/2019 - 02:35

I “cuscini berlinesi” sono dissuasori della velocità che svolgono la tradizionale funzione di rallentamento delle auto in arrivo, ma senza intralciare le biciclette. È così proprio grazie alla loro forma, solitamente quadrata, che permette di posizionarli al centro della carreggiata senza quindi occuparla tutta. Torino ha avviato la sperimentazione in una nuova Zona 30.

I nuovi dossi stradali saranno installati in via San Quintino, in corrispondenza dell’attraversamento pedonale di via XX Settembre. La nuova Zona 30 è quella del quadrilatero tra i corsi Vittorio Emanuele II, Re Umberto, Matteotti e via Volta e si inserisce nel progetto più ampio di collegamento ciclabile tra le stazioni di Porta Nuova e Porta Susa.

Si legge nel Comunicato stampa del Comune: «Questi elementi di moderazione del traffico – spiega l’assessora alla Viabilità Maria Lapietra – verranno sperimentati a seguito del parere positivo del Ministero che ne ha autorizzato la messa in opera. Intendiamo utilizzarli per le nuove zone 30 e nella ridefinizione di quelle di vecchia istituzione dove la sola segnaletica quasi mai è sufficiente a limitare la velocità dei veicoli. Si tratta di un’importante innovazione sul tema della sicurezza stradale e verso la costruzione di una città sempre più attenta alla mobilità dolce».

Il nome dei cuscini deriva dal fatto che sono stati sperimentati per la prima volta a Berlino, si sono poi diffusi soprattutto nelle strade dei Paesi del Nord Europa, per fare la loro comparsa negli ultimi anni anche nei comuni italiani. Possono essere posizionati singolarmente o in coppia in base alla sezione stradale, in modo da agire sulle varie categorie di veicoli. Le auto non possono evitarli quindi sono costrette a rallentare, ma le biciclette possono farlo transitando a lato dei cuscini; stesso discorso per gli autobus, ad esempio, che possono transitare posizionando le ruote ai due lati di esso riducendo il disagio per i passeggeri, e per i mezzi di soccorso come le ambulanze, che evitando il dosso possono così proseguire senza rallentamenti.

Le caratteristiche di questi dossi li rendono particolarmente efficaci appunto nelle Zone 30, dove purtroppo spesso non è sufficiente un cartello ad assicurare a cittadini, commercianti e ciclisti una città più vivibile e una mobilità esclusivamente lenta in cui il traffico motorizzato è notevolmente ridotto, se non del tutto escluso, a favore e tutela di pedoni e biciclette.

Immagine di copertina: fonte : Flickr

Efficienza energetica in casa: quali lavori realizzare

People For Planet - Ven, 04/12/2019 - 19:00

Risparmiare energia è oggi sempre più importante, per imprese e privati. Grazie ad interventi edili e altri semplici lavori è possibile realizzare diversi miglioramenti e consumare meno energia, tutto questo senza rinunciare al comfort. Quali sono questi interventi? In questo articolo vediamo insieme alcune soluzioni utili per la tua casa.

I pannelli solari per energia pulita

Un modo per contribuire alla riduzione di CO2 e produrre energia pulita è installare dei pannelli solari. Grazie a questa tecnologia è possibile utilizzare i raggi solari per trasformarli in energia elettrica per la casa. Questi impianti hanno un elevato investimento iniziale che, però, potrà essere ripagato nel giro di pochi anni grazie alla riduzione delle bollette. Consigliata la versione con accumulo, che ti permette di immagazzinare l’energia prodotta durante il giorno e utilizzarla anche in assenza di sole.

Il solare termico per acqua calda

Un altro progetto collegato ai pannelli solari è il solare termico. Con questo impianto è possibile utilizzare l’energia solare per produrre acqua calda sanitaria ecosostenibile. È possibile collegare a questo sistema anche gli impianti di riscaldamento e non dover più consumare energia per riscaldare l’acqua necessaria nella tua abitazione.

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