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People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 07:14
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10 film sulla bicicletta per riflettere sulla vita

People For Planet - Mer, 09/04/2019 - 07:00

Anche in Bikes, sulla falsa riga di Cars, le biciclette vengono umanizzate, ma rispetto al cartoon della Pixar questa produzione ispano-cinese ha uno scopo puramente educativo e si sofferma su questioni come la tutela dell’ambiente. Protagonista è Speedy, una mountain bike che percorre a tutto ritmo le strade di Spokesville, popolate ovviamente soltanto da biciclette. Tutto scorre tranquillo finché non fa ritorno a casa il campione locale Rock Bikeson, che fa in realtà gli interessi di uomini d’affari e banchieri e vorrebbe convincere tutti ad introdurre il motore. Seguirà una sfida, in ballo c’è la salvaguardia della natura.

Prendiamo spunto da questa nuova uscita per rivedere insieme altre pellicole nelle quali la bicicletta è fulcro della trama. Alcuni di questi film apparentemente possono sembrare “leggeri” e poco impegnati, ma in realtà ci mostrano uno spaccato di società attuale o dei decenni passati e ci fanno riflettere su grandi tematiche e questioni ancora aperte. La lista non è assolutamente esaustiva… quanti altri film conoscete in cui senza le biciclette mancherebbe qualcosa di fondamentale?

Breaking away – 1979

Questo film di Peter Yates è ambientato in Indiana ma profuma molto di Italia. Quattro amici da poco diplomati trascorrono il tempo insieme, sapendo di non avere abbastanza denaro per iscriversi all’università. Dave, uno di loro, è appassionato di biciclette e adora l’Italia, conosce la musica lirica e le espressioni italiane, si finge persino italiano per amore. Proprio a una gara di ciclismo però riceverà una delusione amorosa, la stessa gara durante la quale gareggia la squadra italiana Cinzano, che lo fa andare fuori di pista e lo spinge a confessare alla ragazza corteggiata le sue reali origini. Dave, sconsolato, inizia a odiare l’Italia e anche la bicicletta, ma grazie al padre riacquista fiducia, con i vecchi amici si iscrive a una gara di ciclismo, che vincono. Dulcis in fundo, si iscriverà al College. Oscar per la migliore sceneggiatura originale a Steve Tesich

Appuntamento a Belleville – 2003

“Les Triplettes de Belleville” è un film d’animazione francobelgacanadese che, nonostante sia recente, cattura grazie alla sua fotografia volutamente vintage. Il protagonista è Champion, cresciuto da Madame Souza, che ad un certo punto gli regala un triciclo, capace di farlo sorridere. È questo triciclo che lo porterà ad appassionarsi al ciclismo e a partecipare persino al Tour de France. In quest’occasione però Champion viene rapito e portato a Belleville da alcuni gangster che vorrebbero utilizzarlo in un giro di scommesse clandestine costringendolo a pedalare insieme ad altri malcapitati in una macchina che simula una gara ciclistica. A risolvere la situazione penserà Madame Souza.

Ladri di biciclette – 1948

Impossibile non inserire in questa lista uno dei capolavori del neorealismo italiano, di cui Vittorio de Sica, oltre che regista, è anche produttore e in parte sceneggiatore. 

Siamo a Roma. Antonio Ricci, disoccupato, riesce a trovare lavoro come attacchino comunale, ma ha bisogno di una bicicletta, così sua moglie dà in pegno le lenzuola per procurargliene una. La bicicletta però viene rubata. La polizia, denunciato il furto, non può fare molto, quindi Ricci si mette alla ricerca della bici insieme a un compagno del partito comunista, ai colleghi netturbini e al figlio Bruno. Ma della bici nessuna traccia. Ricci riconosce però il ladro. Accade a Porta Portese. Il ladro è insieme a un barbone, che Ricci segue fino ad una mensa dei poveri, ma con scarsi risultati, visto che il barbone scapperà. Ricci prova persino a rivolgersi a una specie di veggente, che gli dà una risposta del tutto inutile e beffarda. Il ladro ricompare in un quartiere poco raccomandabile, dove i residenti ne prendono le difese. Sulla via di casa, stanchi e delusi, Ricci e Bruno intravedono una bici incustodita. Un segno del destino? Il tentativo di appropriarsene è maldestro, Ricci rischia persino il carcere per questo gesto, lo evita grazie ai pianti del figlio. Nulla di fatto, si fa sera su Roma.

La bicicletta verde – 2012

Celebre anche perché girato dalla prima regista donna in Arabia Saudita, Haifaa Al-Mansour. La Bicicletta Verde ha come protagonista Wadjda, una bambina Saudita che tenta di sfidare le tradizioni e gli ostacoli culturali che non le permettono di vivere come vorrebbe. Di nascosto, usa la bicicletta del suo amico Abdullah ma, quando decidono di fare una gara, lei non ha una bicicletta. Ecco allora che compare quella verde del titolo, avvistata da Wadjda dapprima durante il tragitto verso la scuola ancora imballata nel cellophane, poi in un emporio. La bambina offre come “pegno” al negoziante una musicassetta e inizia a mettere da parte un gruzzoletto per poterla un giorno comprare. L’occasione arriva quando Wadjda vince il denaro messo in palio dal concorso scolastico annuale di conoscenza del Corano, impegnandosi duramente nonostante il poco interesse per le questioni religiose. Ma i professori non trovano moralmente corretto che spenda quel denaro per l’acquisto di una bicicletta, così lo danno in beneficenza. Gliela donerà sua madre in un momento particolare. Essendo la donna ormai sterile, il marito ha deciso di sposarsi con un’altra donna; il giorno del matrimonio Wadjda riceve in regalo dalla mamma la sua tanto desiderata bicicletta, simbolo anche della vittoria del mondo femminile quando agisce coeso.

American Flyers – Il vincitore – 1985

Morto il padre per aneurisma cerebrale, i due fratelli Marcus (Kevin Costner) e David Sommers si allontanano finché la madre – che vive con David – organizza un incontro riscontrando nel figlio i sintomi della stessa malattia. Soltanto il ciclismo è l’argomento comune. In realtà Marcus, medico sportivo, visita il fratello e si rende conto che è perfettamente sano, mentre lui stesso ha già quei sintomi tanto odiati. Ma tiene il segreto per se stesso. La malattia si manifesterà tempo dopo, quando i due fratelli si iscrivono a una gara di ciclismo (L’inferno del West) e Marcus viene colto da un malore, precipitando in un burrone e finendo in ospedale. David dovrà correre da solo il giorno dopo, ovviamente vincerà ma non senza prima recuperare eroicamente lo svantaggio e subire i colpi bassi degli avversari.

Senza freni – 2012

Film moderno, con protagonista un rider newyorkese, Wilee, al quale la giovane Nima affida il compito di consegnare entro 90 minuti una busta a un indirizzo di Chinatown. Il titolo non è casuale: la bici di Wilee ha un telaio di acciaio, a scatto fisso ed è proprio senza freni. Wilee corre, corre, corre, in mezzo al traffico di New York. Ma deve correre ancora più veloce quando scopre che un poliziotto corrotto vuole raggiungerlo per sottrargli la busta. L’attore che ha interpretato il protagonista ha davvero corso a tutta velocità, tanto da scontrarsi contro il retro di un taxi durante le riprese e riportare una ferita al braccio: se l’è cavata con 31 punti di sutura. Si intravede nei titoli di coda.

Quicksilver – 1986

Film con attori del calibro di Kevin Bacon (che sembra ballare anche mentre compie acrobazie varie sulla sua bici) e Laurence Fishburne sicuramente da rivedere. Racconta la storia di Jack Casey, giovane broker di successo, che dopo grandi guadagni finisce con il perdere tutto a causa di un investimento poco attento. La delusione lo spinge a ritirarsi e a cambiare vita. Inizia così a fare il bike messenger a Wall Street. Inizia però a lavorare per Lo Zingaro e per la malavita, che cerca corrieri. Conosce anche il messicano Hector, il cui sogno è comprare un carretto per hot dog per dare vita ad una catena. Jack lo aiuta ad investire i suoi risparmi in borsa e il guadagno è talmente grande che alla fine Jack riesce a recuperare quanto perduto. Ma non è finita. Lo Zingaro vorrebbe tra i suoi corrieri anche Terri, una ragazza senza denaro e senza speranze. Un giorno Terri si rifugia a casa di Jack perché capisce che l’intenzione è quella di farla prostituire. Lo scontro tra Jack e Lo Zingaro ha così inizio, ovviamente in sella ad una bicicletta.

Allez Eddy!

In un mondo in cui “gli eroi sono ancora eroi”, nel Belgio degli anni Settanta del secolo scorso, il piccolo Freddy vorrebbe tanto conoscere il suo idolo, il ciclista Eddy Merckx. L’occasione si presenta quando il paese si appresta a vivere l’apertura del primo supermercato e promuove una gara ciclistica il cui premio per il vincitore è proprio un incontro con il campione. Freddy partecipa in gran segreto, essendo suo padre contrario all’avvento della modernità che potrebbe distruggere le piccole realtà come la sua macelleria. Altro ostacolo: l’incontinenza di Freddy, che non gli ha consentito di avere finora una vita semplice ma non gli impedisce di allenarsi per tutta l’estate.

Pantani: The Accidental Death Of A Cyclist

È un documentario ma merita di essere citato, questo lavoro di James Erskine che ripercorre le gesta del nostro Marco Pantani e i retroscena oscuri che l’hanno portato alla morte. Non soltanto, quindi, le vittorie e la popolarità ma un racconto anche della vita privata e del drammatico uso di droghe, sino allo scandalo doping, alla depressione e alla morte in solitudine per overdose in un albergo di Rimini. Per tutti Pantani resta un eroe, capace di vincere nello stesso anno sia il Tour de France che il Giro d’Italia, ma un eroe solo e probabilmente incompreso che merita comunque rispetto. La sua storia farà riflettere ancora a lungo.

The Armstrong Lie – 2013

Altro documentario che fa riflettere. Il registra Alex Gibney segue Lance Armstrong e ne racconta il tentativo di ritorno all’attività agonistica, seguito dalla squalifica per doping. Ma, a dire il vero, questo documentario ha una genesi più articolata. Gibney era stato incaricato nel 2009 di realizzare un film sul ritorno di Armstrong, ma fu proprio lo scandalo doping a bloccare il progetto. Dopo la confessione pubblica del ciclista tutto viene ripreso e il risultato viene ottenuto da una prospettiva completamente diversa, quella del 2013, quando ormai le vittorie di Armstrong suonano come una grande bugia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Le curiosità sullo Spazio più digitate in rete

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 15:00

Dall’alimentazione degli astronauti alle intenzioni degli alieni. E la Regina Elisabetta e Justin Bieber sono Rettiliani?

Lo spazio è da sempre uno degli argomenti in grado di suscitare enorme interesse, nonché moltissimi interrogativi. Ad oggi, l’uomo conosce solo una piccola parte dell’universo, che si pensa sia in continua espansione e composto da una moltitudine di galassie. Sono in molti, dunque, scienziati e comuni cittadini, ad interrogarsi su cosa ci sia lassù e sulla possibilità di altre forme di vita.

(…) Ecco le risposte alle 10 curiosità sullo spazio più digitate in rete dagli italiani.

Cosa mangiano gli astronauti nello spazio? L’assenza di gravità provoca anche assenza di fame. Creare dei pasti sani, nutrienti e gustosi è, in realtà, una cosa abbastanza complicata. Per questo, il cibo degli astronauti è creato da ingegneri alimentari degli Space Food System Laboratories della NASA, rispettando rigidi parametri, che sono continuamente all’opera per individuare soluzioni innovative per migliorare l’alimentazione delle persone in orbita. Tutto il cibo che va nello spazio con gli astronauti deve, ovviamente, essere già cucinato e pronto per essere consumato.

Cosa fa una donna incinta nello spazio? Al momento nessuno è stato nello spazio mentre si trovava in stato interessante. Esiste una startup olandese che vorrebbe inviare in orbita terrestre una donna incinta in procinto di partorire per far nascere il primo bambino nello spazio in condizioni mediche speciali.

Come si dorme nello spazio? Il passaggio dalla notte al giorno è un argomento poco interessante per gli astronauti, che in un giorno vivono 16 albe e tramonti. In media, ogni astronauta dorme circa 6 ore al giorno, in zone chiamate Tranquillity, con un sacco a pelo ancorato al muro.

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Uragano Dorian: servono altre catastrofi per riconoscere il global warming?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 15:00

L’uragano Dorian ha lasciato le Bahamas e ora si dirige verso la FloridaA passo d’uomo, 1,6km/h. Questo perché – spiegano gli esperti – avendo trascorso la notte sulla porzione occidentale dell’arcipelago caraibico, ha potuto rallentare la corsa e ritardare l’arrivo in Florida, ora previsto tra la sera di oggi, martedì, e la mattina di domani. Nonostante Dorian sia stato declassato alla categoria 3, continuano le attività di precauzione e salvaguardia nelle zone che si presume toccherà lungo il tragitto, nel frattempo modificato. La preoccupazione è infatti ancora rivolta alla costa meridionale degli Stati Uniti, ma i modelli dei meteorologi al momento non prevedono impatti devastanti in Florida, dove comunque l’evacuazione non è stata ritirata nelle zone più a rischio, inclusa la residenza del presidente Trump a Mar a Lago. È più a nord che si prevedono gli effetti di Dorian: l’uragano al momento minaccia maggiormente la Georgia e la Carolina del Sud e del Nord, dove l’evacuazione è obbligatoria. Gli esperti non hanno ancora indicato con precisione dove la tempesta toccherà terra, ma la speranza è che l’uragano continui a perdere forza nella risalita dalle Bahamas verso nord.

La NASA ha blindato il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, che si trova proprio sulla traiettoria dell’uragano. Per giorni gli oltre 8mila dipendenti del centro hanno lavorato per la messa in sicurezza delle apparecchiature. La piattaforma di lancio mobile, indispensabile per i futuri lanci dei sistemi che la Nasa sta sviluppando e che è costata 650 milioni di dollari, è stata spostata all’interno del Vehicle Assembly Building, un edificio progettato in modo da resistere a venti superiori a 201,1 km/h, soglia che l’uragano Dorian ha però superato abbondantemente. Secondo le misurazioni del Centro nazionale per gli uragani (Nhc) degli Stati Uniti, Dorian è accompagnato da venti che raggiungono i 295 km/h, con raffiche che possono toccare i 350 km/h. Si tratta dunque di un fenomeno più potente di Gilbert (1988), Wilma(2005) e dell’uragano del Labor Day del 1935. Soltanto Allen, nel 1980, lo ha superato con 305 km/h. 

A Grand Bahama, l’isola settentrionale dove ha toccato terra ed è rimasto oltre 24 ore, Dorian ha provocato inondazioni tra 5 e 7 metri di acqua, «non si riusciva a distinguere l’inizio dell’oceano dalla strada». È commosso il premier delle Bahamas, Hubert Minnis, che ha aggiunto: «Questo è il giorno più triste e peggiore della mia vita per rivolgermi al nostro popolo». Il bilancio provvisorio è di almeno cinque vittime ma è destinato a salire, si parla infatti di centinaia di persone intrappolate tra le macerie in attesa di soccorsi che procedono a rilento a causa del maltempo e della inagibilità di molte strade e aree, rese praticamente irraggiungibili, soprattutto a New Providence, l’isola più popolosa delle Bahamas, dove si è verificato un black out totale. 

Si stima che nelle isole che si trovano tra la Florida e Cuba Dorian abbia distrutto almeno 13mila case con una violenza che è il risultato di una serie di concause: l’atmosfera instabile, i venti omogenei, l’aria umida e soprattutto l’innalzamento della temperatura dell’oceano Atlantico di ben due gradi centigradi superiore alla media

Gli uragani nascono tra i 10 e i 30 gradi di latitudine, dove le acque dell’oceano sono molto calde. Poiché le temperature delle acque sono aumentate di un grado, con picchi locali di 2 e 3, si stanno formando uragani sempre più frequenti e distruttivi.  Al di là delle discussioni politiche, chi ancora cercasse prove del surriscaldamento globale, è bene che dia uno sguardo alle immagini degli sfollati e delle case distrutte. L’origine di Dorian sta lì, nel riscaldamento che molti, troppi, ancora non riconoscono.

Photo Credit: Alexandre Meneghini

Tristezza da rientro?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 14:00

Scarsa energia, ansia, mancanza di concentrazione e una sensazione generale di infelicità. Se oggi, al vostro rientro a lavoro, sentite di avere questi sintomi niente paura: è tutto parte del post-holiday blues, quella malinconia successiva alla vacanza che assale al rientro in ufficio. Per contrastarlo è meglio fare leva sui punti di forza: ad esempio il fatto che si è più creativi, che la mente dopo le ferie è più ‘fresca’ per trovare soluzioni. Se si può, è il momento adatto per nuovi progetti di lavoro o per esplorare modi per svolgere le attività in modo più efficiente. È importante anche ritrovare un legame con i colleghi, magari lavorando insieme a qualcosa o scegliendo un nuovo posto in cui andare a pranzo. Altra regola è pensare al proprio benessere, concedersi tempo, che sia una passeggiata nella natura da programmare con gli amici o una sessione di allenamento. Questi i consigli indicati su Forbes dalla dottoressa Franziska Alesso-Bendisch, fondatrice di Well Work Solutions, una società di consulenza sulle performance e il benessere sul posto di lavoro.

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Tokyo è la città più sicura del mondo. Come si vive in Italia?

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 11:12
Fonte: TG2000

Dalla stampa nazionale:

La metropoli giapponese è l’ideale sotto molti punti di vista tra cui, servizi sanitari d’emergenza, accesso ai trasporti, alle cure, assicurazioni sanitarie, piani di gestione rischi e preparazione sulla cyber-sicurezza, minaccia terroristica.

È Tokyo la città più sicura al mondo. Caotica, sovraffollata, psichedelica, la capitale giapponese conferma per il terzo anno consecutivo il suo primato nella Safe Cities Index messa a punto dall’Economist Intelligence Unit (EIU). Tokyo è l’ideale sotto molti punti di vista tra cui, servizi sanitari d’emergenza, accesso ai trasporti, alle cure, assicurazioni sanitarie, piani di gestione rischi e preparazione sulla cyber-sicurezza, minaccia terroristica. La metropoli nipponica, la più popolata della terra, ottiene 92 punti su 100. Sul podio anche Singapore, al secondo posto, e un’altra città giapponese: Osaka. E se Tokyo si distingue per sicurezza digitale, Singapore fa leva su sicurezza personale e infrastrutture.Continua a leggere (Fonte: Tokyo è la città più sicura al mondo. Milano e Roma fuori dalla top 20 AGI.IT di Sonia Montrella)

(…) Ma l’Europa non manca. Al quarto posto infatti sfila a sorpresa Amsterdam, grazie alla sua capacità di mantenere l’ordine cittadino, seguita da un’altra grande metropoli, Sydney, che, nonostante le dimensioni, si dimostra una meta tranquilla. Non sorprende invece il Canada, in lista al sesto posto con Toronto, più volte citato dagli esperti di rating come paese esemplare, migliore dell’americana Washington DC (settima) che a sua volta supera la tanto ammirata Copenaghen all’ottavo posto (nominata ogni anno come la città più felice al mondo). Nonostante l’Europa sia la migliore quanto a strutture sanitarie, è molto indietro nel campo della sicurezza digitale e innovazioni verdi”, motivano gli esperti dell’Economist Intelligence Unit. Non tutto è perduto però. E al Vecchio Continente restano comunque in classifica quattro città, tra la decima e la ventesima posizione. A partire da Stoccolma, che segue l’undicesima Chicago, sfilando alla frizzante San Francisco il dodicesimo posto.

Londra batte New York, e si classifica 14esima, subito prima della Grande Mela. Con telecamere a ogni angolo e controlli all’avanguardia, la capitale inglese ha fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ma non è solo questo a renderla tra le venti città più sicure al mondo. Londra ha investito anche in infrastrutture e sostenibilità: lo dimostra il suo ultimo progetto, il Tide, sulla Greenwich Peninsula, immenso parco sopraelevato progettato da Diller Scofidio + Renfro, che offre tranquilli sentieri a piedi o in bici. Continua a leggere (Fonte: Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica – REPUBBLICA.IT di Micol Passsariello)

Classifica delle 10 Città più Pericolose del Mondo – Ci sono infatti luoghi che, come saprai, respirano climi di tensione: criminalità, violenza e stupri sono solo alcuni degli amari temi che scandiscono l’orrore odierno (per non parlare di guerre che vengono ancora oggi combattute).
Dato che teniamo all’incolumità dei nostri lettori, offriamo qui di seguito la classifica delle 10 città più pericolose del mondo, poiché divenute esse stesse vere e proprie capitali mondiali di violenza ed omicidi.

10 – Cali, Colombia: Cali ha iniziato a distinguersi negli anni per essere classificata sempre tra le peggiori località della Colombia. A causa del predominio del narcotraffico, Cali gode (si fa per dire) della presenza di gruppi di guerriglia corrotti come la FARC, pertanto la criminalità è dilagante in tutta la metropoli. Sulla base delle più recenti statistiche disponibili, Cali ha registrato un tasso di omicidi di 83 morti per 100.000 abitanti.

9 – Cape Town, Sud Africa: Pur essendo uno dei luoghi più belli da visitare in tutto il mondo, è anche uno dei più pericolosi. Cape Town è stata recentemente discussa per avere il tasso di criminalità peggiore nel paese con 8.428 reati ogni 100.000 abitanti. Tutto ciò risulterà incredibile se consideriamo che Cape Town ha una popolazione di 3,75 milioni di abitanti.
I numeri sembrano ancora più folli se parliamo di omicidi: ne avvengono ogni anno 50,94 ogni 100.000 abitanti, il che porta Cape Town ad aggiudicarsi anche il triste primato per essere la più violenta del continente. 

8 – Karachi, PakistanKarachi è la capitale della provincia del Sindh, tra le più grandi del Pakistan.
Si è aggiudicata un posto nella nostra classifica poiché è anche considerata come uno dei luoghi più rischiosi da visitare in Pakistan. Karachi è alle prese con instabilità politica ed ostili conflitti tra gruppi terroristici stranieri ed indigeni. Nelle vicinanze delle belle spiagge e località turistiche che caratterizzano questo luogo, si verificano giorno dopo giorno rapine, rapimenti, atti di terrorismo ed omicidi. Continua a leggere (Fonte: TRAVEL365.IT)

#MagnateOLimone

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 10:00

Sorrento Pride è la manifestazione dell’orgoglio di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer. Con Sorrento Pride celebriamo la libertà di espressione e di determinazione di ogni individuo.

#MagnateOLimone (“Mangiati il limone”) è lo slogan del #SorrentoPride che ci sarà il prossimo 14 settembre; è un’espressione napoletana ironica, utilizzata per dire a qualcuno di accettare la realtà, anche se appare scomoda.
Ci sono tante realtà sul nostro territorio (e non solo) che non vengono accettate a causa dei pregiudizi. Abbiamo deciso di non concentrarci soltanto sulla comunità LGBT+, perché la discriminazione colpisce varie forme di diversità.

Con questa campagna vogliamo dire (col sorriso sulle labbra) a chi è ancora oggi omobitransfobico, sessista, razzista, abilista o ageista che i tempi sono cambiati, e che non siamo più dispost* a nasconderci, nè ad adeguarci a qualunque forma di oppressione.

Vi invitiamo a condividere queste foto, a seguirci sui nostri canali e, se volete, a sostenere il nostro Pride con una donazione (al link https://www.sorrentopride.com/sostieni-sorrento-pride/ )

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Missione cinese su lato nascosto della Luna

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 09:23

La sostanza rinvenuta in fondo ad un piccolo cratere era “significativamente diversa rispetto al suolo lunare circostante”. Come un “gel” dai “colori affascinanti” e dalla “misteriosa lucentezza”, attualmente sottoposto all’analisi dei ricercatori. Le autorità cinesi ne devono ancora pubblicare immagini

PECHINO – Sul lato nascosto della Luna, il robottino cinese Yutu-2 ha scoperto una strana sostanza presentata come un “gel” dai “colori affascinanti” e dalla “misteriosa lucentezza”, attualmente sottoposto all’analisi dei ricercatori. A diffondere la notizia della misteriosa scoperta è il team della missione cinese dallo scorso gennaio alla conquista del lato nascosto della Luna, nel cinquantenario del primo allunaggio da parte di Apollo 11, la missione della Nasa. In base al diario di bordo di Yutu-2, pubblicato da Our Space, la sostanza rinvenuta in fondo ad un piccolo cratere era “significativamente diversa rispetto al suolo lunare circostante”.

Dopo aver diffuso quelle del cratere in cui il rover lo ha prelevato, le autorità cinesi devono ancora pubblicare immagini del materiale in questione e l’esito delle analisi chimiche. Il prelievo risale allo scorso 28 luglio, quando Yutu-2 stava entrando nella fase obbligata di ‘letargo’, operazione necessaria per proteggere i macchinari dal surriscaldamento delle potenti radiazione del Sole alto nel cielo. Poco prima del suo spegnimento il team del Centro di controllo aerospaziale di Pechino ha notato una strana sostanza luccicante nel cratere che differiva da quella circostante per forma, colore e consistenza.

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Toglietemi tutto ma non i biglietti omaggio. La protesta del Coni

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 07:10

Lo sport è interessante perché racconta storie di vita. E a volte accade anche quando non si sfocia sul terreno dell’agonismo. C’è una vicenda di questi giorni che è un meraviglioso spaccato dell’Italia. Lo scontro tra Coni e governo – anzi ex governo – di cui si è molto discusso in questi mesi, è sfociata nella riforma dello Sport che ha provocato la reazione persino del Comitato olimpico internazionale (Cio) che ha minacciato di escludere il tricolore dalle prossime Olimpiadi (Tokyo 2020).

Questo è l’aspetto più evidente. Ci sono poi una serie di conseguenze apparentemente significative. Una di esse, però, fotografa perfettamente l’Italia. Ed è la questione legata alla gestione biglietti omaggio della Tribuna dello stadio Olimpico di Roma. L’Italia è una Repubblica fondata sui biglietti omaggio. Da noi acquistare un biglietto equivale a essere considerato un paria della società civile. Mettere mano al portafogli è roba da poveracci. Mogli, mariti, figli, nipoti, vi giudicano dal numero di biglietti omaggio che riuscite a portare a casa.

In un articolo che andrebbe declamato nelle scuole, Matteo Pinci su Repubblica ha raccontato la querelle tra Coni e la nuova società – Sport&Salute – che di fatto ha svuotato il Comitato olimpico sia della cassa sia di gran parte delle proprie prerogative. Tra cui – dettaglio certamente secondario ma poi non così irrilevante – la gestione dei biglietti omaggio. Al Coni ne sono stati lasciati in dotazione appena dodici. Erano cinquecento. Cinquecento omaggi da gestire sono un potere. Dodici sono uno smacco. Uno schiaffo che il Coni ha rifiutato. La busta con i tagliandi è rimasta vuota. E la tribuna desolatamente vuota nonostante il tradizionale e immancabile appuntamento del derby romano.

Dell’articolo di Repubblica ci sono dei passaggi da riportare: dipingono l’Italia meglio di un rapporto del Censis.

«Biglietti che significano potere per chi amministra, se imprenditori e affini erano pronti a scambiare gli ingressi vip con favori come hanno documentato le intercettazioni dell’inchiesta su Tor di Valle. Al Coni, che fino a oggi ha avuto il potere di gestire la tribuna Autorità, hanno lasciato la miseria di 12 posti: un’umiliazione rigettata con il rifiuto di ritirarli e con l’assenza quasi ostentata dello stesso Malagò. Non l’unico. C’erano una volta le file del giovedì pomeriggio davanti agli uffici del Coni per ritirare il tagliando e assicurarsi una poltronissima in favore di fotografi. Da giorni, chi telefonava per ottenere un ingresso privilegiato si sentiva rispondere la stessa cosa: “Non è più roba nostra”».

Toglietemi tutto ma non i biglietti omaggio. Altro che Breil. Peccato che non ci siano più registi corrosivi. E che non ci siano più italiani in grado di apprezzare un film intitolato “Biglietti omaggio”, oppure “La busta è pronta”. Ovviamente non otterrebbe nemmeno i finanziamenti pubblici. 

Risparmiare energia grazie alle etichette energetiche

People For Planet - Mar, 09/03/2019 - 07:00

Il risparmio energetico è indiscutibilmente un argomento di grande importanza per tutti noi, poiché ogni giorno ci affidiamo all’energia elettrica per far funzionare la maggior parte dei nostri piccoli e grandi elettrodomestici.

Ci sono 2 principali ragioni per cui dovremmo controllare i consumi dei piccoli e grandi elettrodomestici nelle nostre case:

  • la prima è quella di risparmiare denaro diminuendo i costi della bolletta elettrica;
  • la seconda, la più importante, è ridurre l’inquinamento;

Una buona abitudine per raggiungere questo grande obiettivo è imparare a leggere una delle documentazioni più importanti per un elettrodomestico: l’etichetta energetica.

Marcello Brunaldi, autore del portale Nnhotempo.it, conferma come: «Le etichette energetiche aiutano a scegliere gli elettrodomestici più virtuosi, ossia quelli che consumano meno energia; imparare a leggerle significa risparmiare denaro! » E aggiunge: «Non dimentichiamoci come le etichette possano incoraggiare le aziende a impiegare nuove soluzioni rispetto alla concorrenza, investendo maggiori risorse nella progettazione di prodotti più efficienti e rispettosi dell’ambiente.»

Nei paesi dell’Unione Europea l’etichetta energetica è diventata obbligatoria dal 1998. I primi elettrodomestici a essere interessati dalla nuova normativa furono i frigoriferi e i congelatori, a seguire poi si sono aggiunte le asciugatrici, le lavatrici, le lavasciuga, le lavastoviglie, i forni elettrici, le lampade, i condizionatori e infine i televisori nel 2011.

Da allora la commissione UE aggiorna di anno in anno le direttive e formalizza nuovi regolamenti, con test di laboratorio sempre più precisi e sofisticati, in grado di valutare accuratamente l’efficienza energetica di queste apparecchiature. Le informazioni contenute nelle etichette, si basano su prove realizzate in condizioni di laboratorio, pertanto – avverte Marcello Brunaldi – bisogna fare attenzione: «Il reale consumo energetico di un elettrodomestico può dipendere da una serie di fattori, come la frequenza di utilizzo, l’ambiente e le condizioni climatiche. Ciò significa che nelle nostre case i consumi effettivi possono variare rispetto ai valori indicati nell’etichetta.»

Se cerchi gli alieni, guarda i coralli

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 15:00

Secondo una nuova ricerca le forme di vita extraterrestri potrebbero vivere anche sui pianeti che orbitano intorno a stelle turbolente, usando un trucco molto terrestre

Lisa Kaltenegger e Jack O’Malley-James sono due astronomi presso il Carl Sagan Institute della Cornell University (Stati Uniti). Vorrebbero scoprire presto forme di vita aliene e sono convinti che il modo migliore per farlo sia partire dai coralli, qui sulla Terra. In una loro ricerca, da poco pubblicata sulla rivista scientifica Monthly Notices of the Royal Astronomical Societyspiegano che la capacità delle barriere coralline di resistere alle radiazioni ultraviolette potrebbe offrire indizi su come ipotetiche forme di vita si siano sviluppate su pianeti diversi dal nostro, in orbita intorno a stelle un po’ diverse dal nostro Sole. Confusi? Per capirci qualcosa di più, dobbiamo fare un piccolo viaggio di circa 40mila miliardi di chilometri (4,2 anni luce).

Dopo il Sole, Proxima Centauri è la stella più vicina a noi ed è facilmente osservabile con i telescopi dall’emisfero australe, nella costellazione del Centauro. Nonostante la relativa vicinanza in termini astronomici, la luce di Proxima Centauri impiega 4,2 anni per raggiungere la Terra: questo significa che la luce che ha emesso al momento della pubblicazione di questo articolo arriverà a noi solo nel novembre del 2023, e che quella che vediamo ora fu emessa nel giugno del 2015.

A differenza del nostro Sole – una nana gialla (di tipo spettrale G2 V) – Proxima Centauri è una nana rossa (di classe spettrale M5 Ve): è più piccola, meno luminosa e più fredda della nostra stella. Ha anche un’altra caratteristica, comune alle stelle di questo tipo: produce di frequente brillamenti di radiazioni ultraviolette piuttosto intensi, dai quali è consigliabile tenersi a debita distanza.

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«La sai l’ultima?» Indennizzi, Consap e risparmiatori truffati

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 15:00

L’Italia ha, dopo la Grecia, la peggiore burocrazia d’Europa. Basti pensare agli adempimenti fiscali o a quelli per l’accesso alle prestazioni sanitarie che ciascuno di noi deve eseguire prima di ottenere quanto dovuto. Lungaggini amministrative, documenti ridondanti, procedure informatiche preistoriche, personale di bassa qualità sono tra le principali cause del “male assoluto” che ritarda lo sviluppo del nostro paese. Lo snellimento e la modernizzazione della burocrazia dovrebbero essere punti fondamentali di un piano politico (non solo teorico) ma finora tutti i tentativi di riforma della macchina burocratica sono falliti. Nel nostro paese il vero potere non è nelle mani della classe politica ma in quelle della burocrazia e della finanza che agiscono nell’ombra e nell’impunità.

Ma ormai gli italiani, coerentemente con il loro profilo antropologico, ci convivono serenamente, senza più lamentarsi. O meglio si lamentano, ma non più di tanto, solo se la macchina burocratica rallenta qualche processo necessario al soddisfacimento di qualche interesse personale. Siamo sempre figli di Guicciardini, più che di Machiavelli.

È quanto sta accadendo in queste ore al popolo dei risparmiatori truffati, l’agglomerato sociale con cui sono stati identificati i cittadini danneggiati dai crac delle banche finite in risoluzione o in liquidazione coatta. È stato infatti pubblicato in Gazzetta ufficiale l’ultimo decreto con le norme per la presentazione delle istanze, che da ieri (e per i prossimi 180 giorni) possono essere inviate attraverso il sito https://fondoindennizzorisparmiatori.consap.it.

Ecco il punto. Provate a entrarci in questo sito gestito da Consap, una delle macchine burocratiche più complesse del paese, e scoprirete quanto sia difficile e macchinoso completare la procedura. Immaginate le migliaia di cittadini – anziani, poco scolarizzati, per niente tecnologici – che, dopo una odissea politica e giudiziaria durata oltre 5 anni per vedersi riconosciuto il diritto di riottenere quanto gli era stato sottratto con l’inganno, devono cimentarsi con l’ennesimo intralcio che mette a dura prova anche la pazienza dei più tranquilli, già sfiniti dal braccio di ferro con le banche che fanno ostruzionismo nella consegna della documentazione da allegare alla domanda. Una prova di nervi che ha fatto scatenare l’ira di centinaia di risparmiatori che hanno inondato le associazioni che li rappresentano di domande, chiarimenti, dubbi, perplessità.

Qualche esempio?

Nel form, in un casella, viene chiesto il nome dell’attuale istituto depositante dei titoli. Ma le azioni della vecchia Etruria sono stati cancellate dai dossier titoli su richiesta del liquidatore nel maggio 2017. Cioè i titoli non ci sono più e di conseguenza non può esserci banca che detiene il deposito di quei titoli!

Nelle discussioni con il governo questa “anomalia” era stata fatta presente da parte delle associazioni dei consumatori. In un primo momento la paradossale condizione che bisognava detenere i titoli nel momento della richiesta di indennizzo fu cancellata ma poi, ecco il potere della burocrazia, questa condizione è stata nuovamente inserita.

In un’altra casella poi bisognerebbe indicare la data d’acquisto dei titoli. Ma tanti hanno comprato (meglio dire: sono stati obbligati a comprare) più volte. Quale data va messa? I furboni della Consap ci hanno pensato?

Ancora. In un riquadro viene richiesta la “quantità residua” dei titoli. A cosa si riferisce? Perché se si riferisce all’ammontare delle azioni risultanti al giorno della presentazione della domanda d’indennizzo … Stanlio & Ollio erano dilettanti.

Infine, in un altra sezione, viene poi chiesto di indicare il “valore nominale residuo” dei titoli. Secondo voi un risparmiatore con scarsa cultura finanziaria è in grado di capire quale sarebbe il valore di un’azione che era quotata, poi è stata tolta dalla borsa, poi azzerata nel novembre 2015 e infine cancellata dai dossier titoli su richiesta del liquidatore?

Se non vi ha fatto ridere, non preoccupatevi. Non si sforzeranno tanto per darci ulteriore materiale ancora più comico.

Photo by Jordan Whitfield on Unsplash

Continuano gli omicidi degli ambientalisti nel mondo

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 11:36

(…) Roberto Antonio Argueta è stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco lo scorso mercoledì in Honduras, nella regione di Aguan, a circa 300 chilometri dalla capitale Tegucigalpa. Era residente nel comune di Cieibita di Rocoa e insieme a ad altre trentuno persone era stato messo sotto accusa per avere difeso i fiumi San Pedro e Guapinol nella zona di Colon dalla costruzione di una grossa diga che, secondo gli attivisti, avrebbe fatto scempio della natura locale.

(…) L’assassinio di Argueta ha riportato alla mente un altro assassinio, quella dell’attivista Berta Caceres uccisa nel marzo del 2016: la madre di quattro figli aveva guidato le proteste degli indigeni contro la costruzione di una diga pianificata nel nord-ovest del Paese centroamericano. Come mandanti dell’omicidio furono riconosciuti in tribunale i dirigenti della compagnia energetica che volevano costruire la diga.

L’omicidio pone anche un serio interrogativo nazionale: siamo sicuri che la difesa dei diritti umani sia cosa tanto distante dalla difesa della salute del pianeta in quei Paesi in cui il capitalismo sfrenato detta legge e distrugge il territorio in nome del profitto? Continua a leggere (Fonte:Un attivista per l’ambiente assassinato in Honduras. Ma nessuno ne parlaTPI.IT di Giulio Cavalli)

Dalla stampa nazionale:

Più di tre persone sono state uccise in tutto il mondo ogni settimana nel 2018 per aver difeso la loro terra e l’ambiente in cui viviamo. Un totale di 164 cittadini comuni (il report contiene l’elenco completo dei nomi) assassinati per aver provato a difendere le loro case, foreste e fiumi da lobby considerate colpevoli di volerne sfruttare le risorse per fini speculativi. Una cifra senza dubbio sottostimata e per ovvie ragioni approssimativa, dal momento i governi o le ONG non monitorano o documentano sistematicamente gli abusi, e pertanto un conteggio si può basare soltanto sulle storie che emergono, sulle dichiarazioni di morte da parte di organizzazioni, famiglie, amici.

 Continua a leggere (Fonte: Climate change vs climate war: tre ambientalisti uccisi ogni settimana  ILSOLE24ORE.IT di Cristina Da Rold)

Ghepardi a rischio estinzione, sotto accusa gli ultra-ricchi

People For Planet - Lun, 09/02/2019 - 10:00

I paperoni della penisola arabica che lo acquistano illegalmente online per sfoggiarlo come uno status symbol nelle loro sfarzose dimore. “Oggi ci sono meno di 7.500 ghepardi allo stato brado

Se nel Corno d’Africa il ghepardo è a rischio estinzione la colpa è soprattutto degli ultra-ricchi della penisola arabica che lo acquistano illegalmente online per sfoggiarlo come uno status symbol nelle loro sfarzose dimore. Ogni anno, rivela la Cnn, 300 cuccioli di ghepardo vengono trafficati illegalmente dalla Somalia. E il numero è lo stesso dell’intera popolazione giovane e adulta del big cat nell’area non protetta del Corno d’Africa, assicura il Cheetah Conservation Fund (CCF). La moda si dilaga a macchia d’olio e se le cose non cambiano, sostiene il fondo, presto la popolazione di ghepardi nella regione si estinguerà.

La Somalia è la principale tappa del traffico illegale di ghepardi del Corno d’Africa. Gli animali vengono introdotti clandestinamente attraverso il confine, ammassati in casse anguste o in scatole di cartone, caricati a bordo di barche e spediti al Golfo di Aden verso la loro destinazione finale: la penisola arabica. Oggi ci sono meno di 7.500 ghepardi allo stato brado, secondo CCF. Altri 1.000 ghepardi sono stati tenuti prigionieri in mani private nei paesi del Golfo. Sebbene molti di questi stati – compresi gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita – vietino il possesso e la vendita di animali selvatici, l’applicazione è lenta.

Intanto il felino più a rischio d’Africa fa la sua comparsa in post sui social network. In alcuni scatti i ghepardi giacciono su auto di lusso, in altri vengono spinti in pozze, ricevono gelati e lecca lecca e vengono provocati da un gruppo di uomini. Per i ghepardi, una vita in isolamento può essere mortale, se il viaggio non li ha già uccisi. Molti cuccioli di contrabbando arrivano nel Golfo con gambe storte e rotte dopo un duro viaggio. Secondo Maker, tre ghepardi su quattro muoiono durante il trasferimento.

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Pagaiare in canoa a Milano

People For Planet - Dom, 09/01/2019 - 15:52

Il canottaggio è uno straordinario sport per sviluppare corporatura e muscoli, è adatto a tutti, anche i bambini, e poterlo fare in città, nel nostro caso Milano, è un piacere unico.

Conosciamo la Canottieri San Cristoforo, con interviste a Simone Lunghi, Responsabile settore Canoa, e alcuni dei ragazzi presenti alla lezione.

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Kibera, la baraccopoli che vuole correre verso una nuova rivoluzione ambientale

People For Planet - Dom, 09/01/2019 - 15:00

Nonostante la mancanza di materiali tecnici, nonostante le strade sconnesse, nonostante la scarsità di acqua potabile, di cibo a disposizione, il Kenya continua a sfornare campioni del mezzofondo mondiale da oltre cinquant’anni. Non è da meno la sua capitale, Nairobi, che grazie anche a una situazione politica relativamente stabile, si segnala una metropoli in crescita oltre che in fermento culturale e capace di fare massa critica.

Nelle strade di Kibera, la più popolata baraccopoli della città (400 mila abitanti circa), si sono ritrovati per una 10 km competitiva una selezione di 200 runner kenioti.  La corsa è riuscita a segnalarsi nel panorama mondiale per varie ragioni: è  la prima volta che l’organizzazione governativa Athletics Kenya inserisce nel proprio calendario ufficiale una gara che avviene dentro la bidonville di Kibera.  La gara, affiancata da una passeggiata benefica di 3 km aperta a tutti, si è offerta da calcio d’inizio per un progetto di rimboschimento della baraccopoli. 

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Gli strani casi dell’animo umano: “I mezzucci per non finire a letto al primo appuntamento” …

People For Planet - Dom, 09/01/2019 - 11:00

La fate facile, voi. Ma la prima volta in cui si esce con qualcuno non è semplice per nulla. È una partita a scacchi, è testo e sottotesto. È scoprire se l’altro prediliga un 4-3-3 aggressivo o un approccio difensivista; se si schieri a specchio o punti a imporre la propria filosofia.

Lui ha detto agli amici, spiccio e misterioso: «stasera c’ho una». Manco avesse prenotato un motel sulla statale sotto falso nome. #ComplimentiUnaRobaRomantica #EvitateLeDocceCheFannoMoltoPsyco

Lei, dopo un lungo giro di parole denso di estenuanti dettagli, ha concluso: «ho un appuntamento». Mentre qualche amica aveva già infilato in borsa un paio di scarpe comode, per poter bruciare le altre in velocità al lancio del bouchet.
#LaPartenzaIntelligente #IlMeniscoDellaLavandaia

È la prima uscita, insomma: c’è il fascino dell’attesa… scoprire se l’altro sia davvero così attraente… godersi la suspense del mostrarsi e non mostrarsi… vedere a cosa sia davvero interessato il potenziale partner… #TipoAppuntamento #TipoCHoUna

Vi piacete, insomma, ma volete andar piano.
Ecco, allora, qualche piccolo consiglio spot, per rendere meno inevitabile il ritrovarsi, fin dalla prima sera, improvvisamente nudi dentro un fienile.

a) Evitate la campagna. In città è molto più raro incappare in un fienile.

b) Evitate che il vostro abbigliamento gridi: «ho fatto di tutto per essere figa, sono già tua, a saperlo manco andavamo a cena». Meglio qualcosa di più casual: anche un jeans.
(Io, anni fa, mi sono presentata con delle infradito di gomma, ma forse è un briciolino troppo).
#NonProvateARifarloACasa #EraMoltoAltoForseFinoAiPiediNonArrivavaAVedermi

c) Questo non è un buon motivo per indossare le ballerine.

d) L’equivalente maschile delle ballerine sono i mocassini senza calzini
#CosìNonLoFareteMai #NonSoloAlPrimoAppuntamento

e) Muovetevi ognuno con la propria macchina. Ritrovarsi a chiedersi “da me o da te” per decidere di farlo in Panda o in Duna dicono sia abbastanza spoetizzante.

f) Estremo, ma sempre un grande classico. Quello che potremmo chiamare “il metodo della nonna”. Non farsi la ceretta (che ai tempi della nonna – poro nonno – probabilmente non esisteva).
Nessuna donna concepisce di farsi vedere da un uomo in certe condizioni. O almeno così dovrebbe essere. Certo, a quel punto, si consiglia di evitare la gonna. (vedi voce a)
#MaCheTiPagaLaLevis #AridajeCoStiJeans

Il punto è che tutti questi consigli appaiono assolutamente ineccepibili. #DiciamoTutti #AhSìSìProprioIneccepibili

Ma la vita vera, si sa, eccepisce eccome.

Il risultato empirico di ogni personale statistica dimostra, infatti, che ognuno di noi può ricordare primi appuntamenti con gente improponibile ai quali ci siamo presentati al meglio. Preoccupati di piacere, forse proprio perché l’altro non ci aveva colpiti abbastanza.

Per fortuna, invece, l’amore della nostra vita solitamente è un altro. Quello con cui ci siamo ritrovati: in giro con due macchine, i peli sulle gambe, un paio di jeans impossibili da togliere se non con delle cesoie da giardiniere (che, a quel punto…). Tutto ciò – per essere certe di non cadere in tentazione – in quei giorni in cui ti senti un palloncino tutto rosso, hai i nervi a fior di pelle e vorresti trascinare il mondo all’inferno con te.

In conclusione, allora, non c’è primo appuntamento che tenga.
Se lui ti piace e tu gli piaci anche così… beh, amatevi, ragazzi!

Foto di gasa da Pixabay

Tornare in forma dopo le vacanze (senza traumi): dallo sport alla tavola

People For Planet - Dom, 09/01/2019 - 07:00

‘Da domani, dieta e palestra’. Quanto a buoni propositi, settembre è un po’ come Capodanno. Ma passare dal mojito in spiaggia al caffè in ufficio è più facile a dirsi che a farsi: cinque modi per tornare in città carichi di energia senza stress e senza (troppe) rinunce

1. A tavola tanto verde (e qualche mandorla)

Una frittura di pesce, la spaghettata di mezzanotte, qualche drink di troppo ed ecco che a settembre la linea presenta il conto. «La soluzione non sta nello stravolgere tutto, ma nell’inserire gradualmente abitudini più salutari», spiega il professor Tiziano Gemelli, docente di Scienze Motorie all’università di Paviae preparatore atletico. Cioè ridurre gli alcolici e la carne rossa, preferendo pesce azzurro e piatti di verdura, da condire con l’olio d’oliva. I carboidrati non sono da bandire, ma è meglio scegliere quelli a base di farine integrali, perché, spiega l’esperto «sono ricche di triptofano, l’ormone che regola l’umore e regala una sensazione di appagamento e serenità». Durante il giorno bere acqua, spremute di agrumi, oppure delle centrifughe di verdure e frutta, da bere subito. E come snack spezzafame, una manciata di mandorle: «Sono ricche di magnesio, che aiuta a combattere la stanchezza fisica e mentale e a migliorare il tono dell’umore».

2. Contro lo stress? Una bella corsa
C’è chi anche in vacanza si è tenuto in allenamento, tra arrampicate, trekking o nuotate al mare, ma per chi ha preferito il totale relax passare dal lettino alla sala pesi può essere una prospettiva tutt’altro che allettante: «Ma è ampiamente dimostrato che l’attività fisica diminuisce lo stress stimolando la produzione di endorfine», precisa il prof. Gemelli. Per cui, tutti giù dal divano: «La ripresa deve essere graduale, anche negli allenamenti ‘fai da te’ come la corsa continua. Ci si può far consigliare da un personal trainer un programma che alterni tre allenamenti diversi, per non annoiarsi». L’ideale è farlo senza la musica in cuffia, ma imparando ad ascoltare il proprio corpo, aggiunge l’esperto. E non lasciarsi scoraggiare dal brutto tempo: «Correre con il freddo aumenta le difese immunitarie e temprato il fisico: ma prima di affrontare certi allenamenti la visita medica è obbligatoria».

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Ue: -19% di generazione elettrica da carbone nel primo semestre del 2019

People For Planet - Sab, 08/31/2019 - 15:00

Secondo il report del think tank Sandbag, il consumo dell’oro nero per la generazione elettrica sarebbe in forte calo quasi ovunque in Europa, sostituito sempre più da fonti rinnovabili e gas naturale.

La generazione elettrica alimentata a carbone in Europa è calata del 19% nei primi 6 mesi del 2019: secondo i dati forniti dal think thank londinese Sandbag, il consumo dell’oro nero per produrre elettricità in Europa avrebbe visto un vero e proprio crollo verticale spinto soprattutto dalla grande produzione di energia garantita da fonti rinnovabili e gas naturale.

Secondo il documento elaborato da Sandbag sulla base dei dati ENTSO-E, l’elettricità generata dalla combustione di carbone ha fornito circa 50 TWh in meno tra gennaio e giugno 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Al contempo, le rinnovabili (fotovoltaico ed eolico su tutte) e il gas naturale hanno immesso in rete ciascuna  circa 30 TWh in più rispetto ai primi 6 mesi dello scorso anno.

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L’Indonesia vuole chiudere l’isola di Komodo ai turisti

People For Planet - Sab, 08/31/2019 - 10:00

Dal prossimo gennaio, per almeno un anno e per consentire ai famosi draghi e alle loro prede di ripopolarla

Il governo dell’Indonesia vuole chiudere ai turisti a partire dal prossimo gennaio l’isola di Komodo, habitat dei leggendari draghi di Komodo, le lucertole giganti simili a dinosauri che attraggono ogni anno decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo. La decisione sembra definitiva: pur non essendo ancora stata annunciata ufficialmente nei dettagli, ne hanno parlato diversi politici locali, spiegandone le ragioni. È stata presa per provare a ridurre il bracconaggio, favorendo il ripopolamento dei draghi di Komodo e delle loro prede abituali come cervi, cinghiali e bufali.

La chiusura dell’isola, nei piani del governo, dovrebbe essere temporanea e potrebbe durare anche solo un anno: ma interromperà comunque quello che da qualche decennio è diventato uno dei principali mezzi di sostentamento per gli abitanti dell’isola. Si stima che ogni anno oltre 175mila turisti visitino il Komodo National Park, l’area protetta che si estende per circa 1.700 chilometri quadrati tra l’isola di Komodo e quelle di Sumbawa e Flores. Il governo progetta di ricollocare le circa duemila persone che vivono sull’isola, e sono in corso trattative con i leader delle comunità locali per decidere dove trasferirle: l’iniziativa ha però incontrato molta opposizione tra gli abitanti dell’isola, comprensibilmente.

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