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Fontana: “Coronavirus in Lombardia? Rifarei tutto”

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 12:00

In un’intervista al Corriere della Sera il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana rivendica le sue scelte, “mi contesteranno qualsiasi cosa, ma rifarei tutto. Su Rsa non ho sbagliato, la Regione non ha competenza, forse avrei potuto coinvolgere le opposizioni, ricordiamoci però in che situazione ho dovuto decidere. Adesso bisogna ripartire, Lombard bond per di investimenti alle imprese”. 

“Sulle Rsa la Regione non ha competenza”

“Mi hanno accusato di tutto – ribadito Fontana – come delle zone rosse e delle Rsa. Sono in pace con la coscienza. Anche perché sulle Rsa la Regione non ha competenza, se non di controllo. E non c’è stata alcuna pressione, solo una lettera per chiedere di ospitare pazienti, ma solo nel caso di disponibilità di spazi separati e personale dedicato. Hanno risposto 15 strutture su oltre 700. E tra queste c’è il Pio Albergo Trivulzio di Milano“.

Il piano da tre miliardi e i “lombard bond” Il piano da investimento da tre miliardi di euro – “soldi veri”, come li definisce Fontana – rappresentano il primo passo per rimettere in piedi l’economia della Lombardia. “Saranno spesi in tempi brevi e arriveranno a tante imprese. E al tempo stesso riprendiamo i lavori necessari per strade, scuole e territorio”. Il presidente della Regione ha poi parlato dei cosiddetti ‘lombard bond’: “Il piano straordinario di investimenti è previsto a debito, utilizzando obbligazioni a seconda del tasso che il mercato offrirà. E i ‘lombard bond’ saranno autorizzati in base alla necessità di cassa, come farebbe un buon padre di famiglia. Tra l’altro la Lombardia ha già utilizzato questo strumento dopo la crisi economica seguita all’11 settembre 2001“.

L’ospedale alla Fiera di Milano? “La via giusta”.

Rafforzare la risposta strutturale della sanità lombarda è la “via giusta”, secondo Fontana. E “un passo in questa direzione è l’Ospedale alla Fiera di Milano“. A dispetto della grandiosità degli investi e dell’inaugurazione, l’ospedale però continua a ospitare pochi pazienti. Ai dubbi avanzati dal giornalista Fontana risponde: “Diciamo che se quell’ospedale non servirà mai a niente, sarò la persona più felice del mondo. Però è bene ricordare in quale momento è nata la decisione di realizzarlo: c’erano medici in lacrime che non sapevano dove mettere i malati e tremavano all’idea di dover scegliere a chi dare la priorità”.

“Certo, potevo coinvolgere le opposizioni ma ho ascoltato i tecnici e ho trascurato il resto”

“Sarei presuntuoso se dicessi che sicuramente non ho sbagliato niente”, ha ammesso il governatore lombardo. “Qualcosa mi sarà sfuggito sicuramente, ma francamente non le cose che adesso mi vengono contestate. In questo frangente non ho mai pensato alla politica mentre prendevo decisioni sulla salute dei cittadini. Forse lo hanno fatto altri. Ho ascoltato i tecnici, l’Unità di crisi, gli infettivologi e ho trascurato tutto il resto. Certo, potevo coinvolgere le opposizioni, ma in quei giorni ho trascurato persino qualche assessore pur di non rallentare il processo decisionale”.

Ripartire con i Lombard bond usando obbligazioni a tasso di mercato”

Soldi veri – dice Fontana – in arrivo alle imprese lombarde. “Saranno spesi in tempi brevi e arriveranno a tante imprese. E al tempo stesso riprendiamo i lavori necessari per strade, scuole e territorio”.

Il presidente della Regione ha poi parlato dei ‘lombard bond’: “Il piano straordinario di investimenti è previsto a debito, utilizzando obbligazioni a seconda del tasso che il mercato offrirà. E i ‘lombard bond’ saranno autorizzati in base alla necessità di cassa, come farebbe un buon padre di famiglia. Tra l’altro la Lombardia ha già utilizzato questo strumento dopo la crisi economica seguita all’11 settembre 2001″.

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Nonostante il lockdown, continua la strage di squali nel Mediterraneo

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 11:57

Se da un lato l’emergenza coronavirus sembra aver lasciato spazio al naturale svolgimento della vita animale e vegetale sul Pianeta, dall’altro l’uomo non riesce proprio a riunciare a pratiche molto discutibili e crudeli.

I mari sono limpidi e puliti come non mai e le creature marine sono libere di nuotare e godersi la loro casa liquida. Chi ci dà, quindi, il diritto di sterminare delle specie a rischio e, tra l’altro, innocue per l’uomo?

Tuttavia alcune cattive abitudini umane non sono facili da sradicare e la brama di sangue dell’uomo è ancora difficile da tenere a bada.

Nei giorni scorsi, l’associazione tunisina Houtyiat, che si occupa della tutela dei cetacei e della fauna marina, ha pubblicato delle foto terribili per denunciare la strage di squali avvenuta nelle acque del Mediterraneo che bagnano Kelibia, località costiera della Tunisia a nord di Hammamet, di fronte alla costa siciliana di Mazara del Vallo.

Fonte immagine: rasadar.com

Nelle immagini si vedono schiere di squali della specie capopiatto privi di vita sulla banchina del porto. Secondo i pescatori, i cetacei, che in genere vivono lontano dalla costa e in profondità superiori ai 200 metri, si erano avvicinati troppo alla costa, costringendo le autorità locali a chiudere i porti. Tuttavia, secondo le associazioni animaliste, questa versione dei fatti non è esatta e gli squali sono stati cacciati e uccisi nel canale di Sicilia e trasportati sulle coste di Kelibia.

Tra l’altro, questa specie non risulta essere pericolosa per l’uomo. Perché, allora, le stragi di animali marini nel Mediterraneo continuano nell’indifferenza generale? Secondo la World Conservation Union, il capopiatto è una specie in via d’estinzione, seppur non sia stato ancora inserito tra le specie protette. Ogni anno, infatti, nel mondo, un numero molto elevato di squali viene letteralmente sterminato; si parla di cifre che oscillano tra gli 80 e i 100 milioni di esemplari. Questa pratica mette in serio pericolo la conservazione della specie e l’equilibrio degli ecosistemi mediterranei.

Siamo così sicuri che la paura della pandemia ci abbia condotto a portare maggiore rispetto per tutte le creature viventi?

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Gusci di uova: prepariamo un estratto per le piante

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 10:00

Riusiamo gli scarti della nostra cucina nel giardino! Un modo ecologico e economico per prendersi cura delle nostre piante. L’estratto di gusci e aceto aiuta, tra gli altri benefici, a: prevenire il marciume apicale degli ortaggi (es. pomodori e peperoni) e la carenza di calcio delle piante. Cosa ci serve:

  • Gusci uova;
  • Aceto.
Natura è Bellezza

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Giornata della Terra, 12 ore di streaming su RaiPlay

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 09:55

Oggi la Giornata della Terra compie 50 anni, e la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è salita al massimo livello degli ultimi 650mila anni (dati Nasa): siamo a 413 parti per milione. L’accompagnano i cambiamenti climatici, con l’inverno appena trascorso da record: l’area del Mediterraneo ha visto salire la temperatura come mai negli ultimi 30 anni, segnando un aumento di 3 gradi centigradi.

Saremo anche reclusi e agghiacciati dalla pandemia in atto, ma non si placa la voglia di protestare contro lo stato delle cose. “Il coronavirus può costringerci a mantenere le distanze, non ad abbassare la voce”, hanno scritto gli organizzatori della Giornata della Terra.

Maratona online

Mercoledì 22 aprile maratona online in 193 Paesi collegati via internet che apre con l’udienza del Papa a 5 anni dalla sua enciclica ambientalista Laudato si’. La maratona #OnePeopleOnePlanet sarà trasmessa sul canale streaming di Rai Play, dalle 8 alle 20. L’iniziativa vede la collaborazione di Earth Day (qui tutti gli appuntamenti) e Movimento dei Focolari.

Da casa si può interagire via social, utilizzando gli hashtag #OnePeopleOnePlanet, #CosaHoImparato, #EarthDay2020, #iocitengo, #VillaggioperlaTerra, #focolaremedia.

Numerosi gli interventi, approfondimenti, testimonianze, performance e campagne, con collegamenti a numerosi programmi radio televisivi e la partecipazione per l’Italia di Anna Foglietta, Annalisa, Dolcenera, Edoardo Leo, Fiona May, Flavio Insinna, Heinz Beck, Luca Parmitano, Mario Tozzi, Nek, Pippo Baudo, Valentina Lodovini, Valentina Vezzali, Virginia Belvedere, Vittoria Puccini. 

50 anni e non sentirli

Nata nel 1970 nei campus americani, la Giornata della Terra è figlia del movimento pacifista che rivendicava un miglior uso delle risorse. Nel 2020 è un evento globale appoggiato dall’Onu con 75mila partner di 193 Paesi.

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Approfittare del Covid19: in arrivo supercommissario per i mari

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 08:00

È questione di giorni, entro maggio l’Italia avrà un supercommissario a garanzia della qualità delle acque dei mari e dei fiumi. La decisione, presa dal ministro per l’Ambiente Sergio Costa in accordo con l’Unione europea, nasce dalla necessità di avere «una figura di grande spessore tecnico d’intesa con Bruxelles» in grado di occuparsi «di tutte le criticità circa l’inquinamento marino e fluviale, anche per evitare le sanzioni della procedura d’infrazione» in maniera super partes. Ad annunciarlo è stato lo stesso Costa che in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno ha sottolineato come il supercommissario si occuperà dell’intero stivale, dall’acqua delle sorgenti alpine al mare delle isole.

Questa nuova figura, di cui ancora non è stata rivelata l’identità, «si raccorderà con le istituzioni locali e con l’Unione europea e potrà disporre interventi urgenti nella lotta all’inquinamento ambientale e per la prevenzione del patrimonio marino, fluviale e lacustre. È una svolta fondamentale perché contiamo di accelerare le procedure e anche di poter disporre in tal modo di un filo diretto per i relativi finanziamenti europei. Chiarisco che non si tratta di sostituire le istituzioni locali ma di affiancarle in sinergia».

Intanto, complice il lockdown e lo stop (o meglio, quasi stop) delle fabbriche, il mare italiano è tornato cristallino, e paradossalmente è proprio questo il momento ideale per agire. «Ora che siamo con la produttività delle aziende quasi azzerata abbiamo una base di partenza per ragionare e per scoprire quali elementi inquinanti sono venuti meno – spiega Costa – Si tratta, paradossalmente, di una occasione unica per migliorare il lavoro di indagine».

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Oggi è la Giornata Mondiale della Terra

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 07:00
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Diversi studi diffusi nelle ultime settimane sostengono ci sia una relazione causale tra l’attuale pandemia di Covid-19 e lo sviluppo industriale dell’umanità negli ultimi decenni.
Già nel lontano 2004, come ricorda Ángel Luis Lara in un articolo uscito su El Diario, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’Organizzazione mondiale della salute animale (Oie) e l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), avevano segnalato l’incremento della domanda di proteina animale e l’intensificazione della sua produzione industriale come principali cause dell’apparizione e propagazione di nuove malattie zoonotiche sconosciute, vale a dire di nuove patologie trasmesse dagli animali agli esseri umani. “La continua distruzione degli spazi naturali – denuncia il movimento ambientalista Fridays for future in una lettera aperta all’Italia – costringe infatti molti animali selvatici, portatori di malattie pericolose per l’uomo, a trovarsi a convivere a stretto contatto con noi”.

Che il mondo stesse precipitando inesorabilmente verso il baratro, prima che una pandemia ci costringesse a ripensare il nostro modo di vivere, lo ha denunciato con forza negli ultimi anni Extinction Rebellion, un movimento ambientalista non violento nato a Londra a fine 2018. Ad oggi, ne fanno parte migliaia di persone di 54 paesi del mondo.

Extinction Rebellion, o semplicemente XR, fa della disobbedienza civile una delle sue principali modalità di denuncia. Nell’aprile 2019 per undici giorni migliaia di persone hanno bloccato la capitale inglese, formando catene umane per bloccare ponti e incroci, sdraiandosi lungo le strade, incollandosi all’ingresso della Borsa di Londra e sulle porte delle metropolitane. Oltre mille persone sono state arrestate: molti attivisti lo giudicano necessario per dare risonanza a una campagna che chiede con urgenza di affrontare il collasso climatico prima che sia troppo tardi.

Sono tre gli obiettivi dichiarati del movimento: chiedono che i governi dichiarino l’emergenza climatica, azzerino le emissioni di co2 entro il 2025 e istituiscano assemblee popolari per legiferare sui cambiamenti climatici. Studiando i movimenti di Gandhi e Martin Luther King, Extinction Rebellion ha calcolato che per cambiare il mondo è sufficiente mobilitare il 3,5% della popolazione. Per riuscirci, nel 2020 ha deciso di cambiare strategia. Abbassando i toni della disobbedienza, e unendo le forze con le altre associazioni ambientaliste come Fridays for future, a fine febbraio Xr ha organizzato una manifestazione a Londra dal nome “Enough is enough”. L’obiettivo era di coinvolgere il maggior numero di persone di età, classi sociali e contesti differenti, per mostrare all’opinione pubblica e al governo britannico che il movimento è pacifico, aperto a tutti e in grado di raccogliere adesioni intergenerazionali. Soprattutto, per mandare un forte messaggio alla polizia londinese, che lo scorso anno ha inserito il movimento nell’elenco delle ideologie estremiste, accanto a fondamentalisti islamici ed estrema destra.

In queste settimane di lockdown, XR si sta interrogando su come trasformare la propria ribellione in una “ribellione digitale”. Nel frattempo, le parole d’ordine rimangono le medesime. “Due terzi delle malattie infettive dell’ultimo secolo sono di origine zoonotica, ovvero passate da un animale selvatico all’uomo, spesso tramite un ponte, che il più delle volte è un animale da allevamento intensivo – scrivono sui social -. Questo contatto tra specie così diverse è favorito da noi umani che deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo e uccidiamo questi animali e li priviamo del loro habitat naturale, sconvolgendo così gli ecosistemi naturali”. Per poi concludere: “Quando ci prenderemo finalmente la responsabilità di quanto sta accadendo e decideremo di invertire la rotta? Quando capiremo che, anche a livello economico, prevenire è meglio che curare? Chiediamo di pensare una nuova “normalità” verso cui andare, una normalità in cui sia l’essere umano al centro delle politiche”.

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I cani fiutano il Coronavirus | Oltre 20 neonati positivi | Slittano le vaccinazioni: è allarme morbillo

People For Planet - Mer, 04/22/2020 - 06:25

Leggo: I cani possono fiutare il coronavirus: «Se addestrati, testano 750 persone all’ora»;

Il Messaggero: Oltre 2,5 milioni di contagi nel mondo – Usa, 43 mila morti e 800 mila casi. Usa, Brasile e Giappone: errori fatali. Trump annuncia stop a immigrazione Coronavirus-Cina, Merkel chiede trasparenza. Pechino replica a Trump: «Il nemico è il virus, non noi»;

Il Sole 24 Ore: Zero contagi: nel Lazio il 12 maggio, in Lombardia il 28 giugno – La bomba degli asintomatici;

Il Mattino: Oltre 20 neonati in Italia con il virus;

Il Giornale: Slittano le vaccinazioni a causa del coronavirus. E ora è allarme morbillo;

Corriere della Sera: Perché il piccolo Portogallo ha contenuto l’epidemia (e perché la loro classe politica ci fa invidia);

Il Manifesto: Oltre 100mila aziende aperte, la Lombardia è la più insicura;

Tgcom24: Il coronavirus ferma la corsa dei tori di Pamplona e anche l’Oktoberfest;

Il Fatto Quotidiano: Le carceri – I mafiosi al 41 bis ritornano a casa: il colonnello di Provenzano va ai domiciliari. Di Matteo: “Lo Stato sembra cedere a ricatto”;

La Repubblica: Le polemiche lanciano la app concorrente: boom download per Sm-Covid-19.

Il diario di Federica, tornata in Cina dall’Italia assieme ai figli per sfuggire al coronavirus

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 19:00

Il settimanale francese Courrier International ha pubblicato il diario di Federica che racconta il suo viaggio di andata e ritorno Cina-Italia per sfuggire al coronavirus. Di seguito la traduzione di ampi stralci del suo diario

Federica e la sua famiglia

Mi chiamo Federica, vivo da 3 anni a Chengdu – 1.100 km da Wuhan – con i miei figli, Andrea (7 anni) e Sofia (9), e mio marito Massimiliano. In totale, qui 600 persone sono state infettate su 16 milioni di abitanti.

Sono pasticciera e consulente per ristoranti e scuole (consulenza sui prodotti, ecc.). Massimiliano è un pilota di aerei.

18 gennaio, lockout in Cina

Il 18 gennaio sono andata a lavorare munita di gel idroalcolico e una mascherina. I miei colleghi mi hanno avvisato: «Da domani non lavoreremo più». Ristoranti, bar, caffè stavano per essere chiusi causa coronavirus. Gli studenti erano già stati mandati in vacanza.

Dalla stessa sera ci siamo trovati confinati con l’autorizzazione per uscire solo per fare la spesa con la mascherina.

Virus o no, io ordino comunque di solito quasi tutto su Internet. In Cina le consegne a domicilio sono molto diffuse, ben organizzate e quasi la norma, quindi per me sotto questo aspetto non era cambiato niente. Ogni volta che scendevamo a ritirare la spesa, la guardia che sorveglia il palazzo – ai fattorini non era permesso di entrare nell’edificio – misurava la nostra temperatura.

I genitori di Federica: “Ritornate in Italia, qui non c’è il virus”

Non volevo tornare in Europa. Massimiliano però insisteva: «Dato che le scuole sono chiuse, non puoi lavorare e in Italia non ci sono malati, meglio che torni lì».

A migliaia di miglia di distanza, a Schio, la nostra città di circa 40.000 abitanti in provincia di Vicenza, i miei genitori erano preoccupati. Anche loro insistevano che salissi su un aereo.

Ritorniamo in Italia: nessun controllo a Malpensa

Il 30 gennaio, dopo dieci giorni di confino in casa, i bambini e io abbiamo preso un volo con scalo a Doha, mascherina sul naso. Mi sono presa cura di disinfettare frequentemente le mani dei bambini. Non avevamo avuto alcun contatto con l’esterno per dieci giorni, quindi ero piuttosto tranquilla riguardo al nostro stato di salute: nessuno di noi aveva la febbre. Siamo arrivati all’aeroporto di Milano Malpensa. Quando sono scesa dall’aereo ho informato l’equipaggio di cabina che stavamo venendo dalla Cina per sapere quali misure dovevano essere rispettate. Nessuna. Mi è stato detto che avrei potuto passare i controlli di polizia come al solito. Questa mancanza di cautele mi ha preoccupata.

Autoquarantena e ritorno a una vita quasi normale

All’arrivo, sono rimasta con i bambini per due settimane nella nostra casa sul Lago di Garda senza uscire, per essere sicura che nessuno di noi avesse sviluppato sintomi. Il 14 febbraio finalmente siamo arrivati a Schio dai miei genitori. Massimiliano si è unito a noi lo stesso giorno. Aveva smesso di lavorare il 6 febbraio perché la maggior parte dei suoi voli per l’Asia erano stati cancellati.

La mia principale difficoltà in Italia risiede nel fatto che i bambini, che prendono lezioni esclusivamente in cinese, difficilmente possono partecipare online a causa della differenza di fuso orario (la Cina è 6 o 7 ore avanti rispetto all’Italia). A volte potevano collegarsi con i loro insegnanti ma non sempre. Mi sono occupata dei compiti di matematica, che sono più facili da fare in italiano. Comunque ogni giorno ho dovuto inviare la loro temperatura alla scuola tramite un’app, un obbligo per tutti i bambini cinesi o i bambini che frequentano la scuola in Cina.

I nostri vicini avevano paura delle persone che venivano dalla Cina. Portavo i bambini a giocare nel parco ma quando arrivavano gli altri dovevamo andar via. Un’atmosfera pesante, alla quale si è aggiunta la mia paura di non poter tornare in Cina se i confini fossero stati chiusi.

Comunque, dal momento che nel Vecchio Continente l’atmosfera era piuttosto serena ho portato Andrea e Sofia al Carnevale di Colonia dal 20 al 25 febbraio. 

Il coronavirus esplode in Italia. Ritorniamo in Cina!

Quando siamo tornati da Colonia il numero di casi Covid-19 era esploso in Italia. Il 28 febbraio erano state registrate 530 persone infette. Ero andata via per fuggire dal coronavirus… Ho immediatamente guardato i voli di ritorno per la Cina.

Il 14 marzo siamo partiti. Ci siamo fermati per nove ore ad Addis Abeba, in Etiopia. Siamo stati accompagnati in un hotel per evitare qualsiasi rischio di contatto con i viaggiatori all’aeroporto. Il 16 marzo il nostro aereo è atterrato a Chengdu. Sull’aereo siamo stati divisi in gruppi in base alla nostra nazionalità. Abbiamo compilato un documento rispondendo a domande del tipo: Hai avuto la febbre negli ultimi giorni? Hai tosse?…”

Dopo che le autorità hanno terminato di esaminare i documenti, abbiamo lasciato l’aeroporto. Erano le 8 di sera. Siamo stati portati tutti in un hotel dove ci hanno fatto un test per misurare l’acido nucleico.  Non siamo potuti uscire dalla stanza.

Il ritorno a casa, a Chengdu, con il consenso dei vicini

Il giorno successivo siamo saliti a bordo di un piccolo autobus che ci ha portato a casa perché, per fortuna, i nostri esami erano negativi. In precedenza era stato richiesto l’accordo dei nostri vicini per il nostro rientro a casa nonostante il nostro passaggio in Italia. Noi, come le altre persone sottoposte a test in hotel, compresi i bambini, dovevamo rimanere a casa per quindici giorni.

Di nuovo in quarantena

Una volta tornati e confinati, abbiamo dovuto inviare via app la nostra temperatura ogni giorno alle 10 alle 15. In qualsiasi momento un agente statale avrebbe potuto effettuare un controllo a sorpresa per accertare che seguissimo la procedura. Due donne cinesi sono state incaricate per tutte e due le settimane di confino di assicurarsi che stessimo bene, che non avessimo bisogno di nulla. Sono state molto utili e incredibilmente gentili. Questo sistema si applica agli stranieri e ai cinesi di ritorno dall’estero.

Adesso possiamo uscire

Ora possiamo uscire. Ovunque ci spostiamo, la misurazione della temperatura è automatica. Dobbiamo anche presentare il documento dell’ospedale con la scritta “Covid negative“. Non sto ancora lavorando e la scuola non ha riaperto. Andrea e Sofia dovevano riprendere il 13 aprile. La data è stata spostata al 6 maggio. Almeno da qui i bambini possono guardare le lezioni tramite WeChat – l’app di messaggistica cinese – e in TV. Il recupero è lento. Usciamo sempre con maschera e gel idroalcolico. Qualche giorno fa siamo andati a cena in un ristorante indiano che ci piace molto. Dopo aver ovviamente superato il controllo della temperatura, ci siamo sistemati al tavolo. Intorno a noi solo altri due tavoli erano occupati, a due metri di distanza.

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Foto: Five Eyed Fox, Montague, United States per Unsplash

Petrolio in picchiata: la fine dei lockdown spaventa

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 18:52

Ieri sera, lunedì 20 aprile, un barile di greggio valeva -37 dollari: il valore minimo storico, sotto zero, che ha portato l’oro nero a costare insomma molto meno dell’acqua del rubinetto. A inizio pandemia il valore stava intorno a 60 USD/barile. Ovviamente questo non significa che ci sarà benzina gratis per tutti: a crollare è stato il crude oil, il contratto sulla gasoline, ovvero la benzina verde, ha chiuso invece ieri a 0,6683 dollari al gallone. Inoltre e soprattutto, sulla benzina incidono circa 0,7284 centesimi di accise e 0,2680 centesimi di IVA; sul gasolio le accise ammontano a 0,6174 e l’IVA a 0,2485; sul GPL si pagano rispettivamente 0,1472 d’accisa e 0,1112 di IVA (Dati MISE marzo 2020).

Mercati preoccupati

Il crollo, con i contratti sul Wti scesi in territorio negativo, ha pesato oggi sull’azionario, con le Borse europee tutte in deciso ribasso, nonostante nelle contrattazioni in Asia i prezzi del petrolio siano tornati sopra lo zero in mattinata. Il petrolio ha però fallito l’atteso tentativo di recupero ed è ancora in picchiata. Sui mercati pesano le preoccupazioni per la recessione – e il crollo della domanda di greggio -, ma anche le incertezze sulla fine del lockdown. L’Oms ha infatti già avvertito del pericolo per una riapertura troppo anticipata, pericolo sanitario ma naturalmente anche economico.

Prospettive future

“Il prezzo negativo è dovuto al fatto che la domanda è ovviamente crollata a causa del lockdown”, puntualizza Luigi Nardella, Ceresio Investors. “Se però si guarda oltre le scadenze di maggio e giugno, quindi presumibilmente quando l’America inizierà a tornare alla normalità, il prezzo del petrolio è a livelli più “normali”; ad esempio a marzo del prossimo anno è di circa $34”.

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Il diritto alla libertà personale è ancora un diritto?

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 17:00

Michela Murgia, scrittrice sarda, sabato scorso va a Roma davanti a un mercato rionale. Vuole comperare della frutta e incontra altre tre amiche, una si propone di fare la fila e comperare quello che serve a tutte, si fa dare la lista ed entra.

Le altre, compresa la Murgia restano fuori dal mercato, a distanza di sicurezza con mascherine e guanti, in attesa di recuperare quanto ordinato. La Murgia allora propone di fare una foto del momento.

A questo punto al gruppo si avvicina un carabiniere che dice: “Signora, basta, non mi pare il caso di fare foto”. E già qui uno si chiede perché non è il caso, dove sta il divieto di fare foto? Alle proteste della Murgia il carabiniere si indispettisce e probabilmente si incarognisce pure, chiama due colleghi e intima alle donne di andare a casa se han finito di fare la spesa. «Stiamo aspettando un’amica con la frutta» risponde la Murgia, per prima cosa non le credono, sia mai, ma in quel momento esce l’amica che distribuisce la spesa alle amiche. La Murgia aveva comperato 4 banane. «Solo 4 banane?», le chiede nervoso il carabiniere che sempre più indispettito intima alle donne di andare via pena un verbale di 400 euro di multa.

«Siamo andate via» scrive la Murgia in un post su Facebook: «ma io mi porto addosso la rabbia e la certezza di aver rischiato 400 euro di multa solo perché dopo un mese di lockdown un carabiniere ha trovato irritante persino la poca normalità che ancora non è vietata».

Prima necessità?

Un paio di settimane fa un uomo di Vigliano nel Biellese è stato multato perché ha comperato tre bottiglie di vino in quanto: «Non conta l’importo della spesa, si può acquistare anche solo un po’ di pane, della carne, o dell’acqua, ma tre bottiglie di vino non possono certo essere considerate una necessità».

Chi decide cosa è di prima necessità e cosa non lo è? Chi decide se quattro banane sono troppe o troppo poche?

Non si fa la spesa in skateboard

A Bologna un ragazzo è stato multato perché andava a fare la spesa in skateboard. Il motivo? “Può andare solo a piedi, in bicicletta o in macchina“. Chi lo ha deciso?

Scrive il Globalist: “Da poliziotti a sceriffi il passo è breve, specie se in questo momento le città italiane assomigliano al Far West. Non c’è un inquadramento preciso e, più o meno come succede con la gestione dell’emergenza sanitaria, ognuno interpreta i decreti come meglio gli aggrada. E questo vuol dire che ogni agente in divisa diventa giudice di ogni situazione: a lui spetta decidere se una violazione è grave oppure non lo è”.

Non sentite uno strano brivido lungo la schiena?

Ora abbiamo anche la nuova app: Immuni. Si tratta di una applicazione scelta dal Governo italiano che scaricata sul telefonino dovrebbe tracciare i nostri spostamenti. Il dowload sarà ovviamente gratis e su base volontaria. E qui ci fermiamo perché in questi giorni si dice tutto e il contrario di tutto: chi non la scarica avrà delle limitazioni della libertà personale – le ultime notizie dicono di no, ma probabilmente ci saranno degli incentivi per sollecitare il dowload –  e che succede se chi l’ha scaricata poi viene in contatto con il virus? Vedremo. Intanto un gruppo di 300 tra ricercatori, accademici e studiosi da tutto il mondo, fra i quali nove lavorano in Italia, ha lanciato un appello affinché non si perda di vista la giusta direzione da intraprendere.

L’art. 13 della nostra Costituzione rende inviolabile la libertà personale. L’emergenza non può cancellare il diritto, lo stesso Vladimiro Zagrebelsky avvertiva che la restrizione protratta anche dopo il 4 maggio della libertà degli anziani viola la Costituzione: “Secondo la Costituzione” si legge nell’articolo pubblicato da La Stampa “la legge può limitare la libertà di circolazione per motivi di sanità. Ma si tratta di sanità pubblica, messa a rischio dalla circolazione delle persone. Invece ora si vorrebbe imporre a un gruppo di persone un comportamento prudente per se stesse, non rispetto alla sanità pubblica. Si faccia invece opera di informazione sui rischi, si offra a chi ne ha bisogno opportunità di sostegno, come si fa consigliando agli anziani il vaccino antinfluenzale. Ma non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare.”

Ecco la frase che spiega tutto: “Non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare.

La storia ci insegna che a perdere i propri diritti ci si mette pochissimo, basta un’urgenza, poi per riprenderli ci vogliono anni.

E di questo ha parlato benissimo Stefano Massini nell’intervento a Piazza Pulita della settimana scorsa che potete vedere qui sotto, in un monologo che non a caso si chiama: Vendesi libertà

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Foto di Tumisu da Pixabay

Boom per gli audiolibri, ma quanto è importante l’interprete?

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 16:00

Gli audiolibri ci sono da anni, ma in effetti tra promozioni e isolamento, stanno vivendo un momento particolarmente fortunato. In realtà già a fine 2019 erano 4,08 milioni gli italiani che già li ascoltavano, segnando un decisivo +28,3% rispetto all’anno precedente. Pur non avendo un dato disponibile ad oggi, è facile immaginare come le settimane di reclusione casalinga abbiano dato un’ulteriore slancio al mercato di questi prodotti culturali. Un ruolo importante lo ha giocato Audible, leader nella produzione di contenuti audio entertainment di qualità (audiolibri e podcast), che ha lanciato l’iniziativa #ACASACONAUDIBLE, mettendo a disposizione di tutti gli italiani centinaia di titoli gratis. Per gli appassionati della saga, è da poco disponibile anche Harry Potter e la Pietra filosofale, letto da Francesco Pannofino. Tra i titoli disponibili si segnalano anche i candidati al Premio Strega 2020 La misura del tempo di Gianrico Carofiglio (letto dallo stesso autore) e Il Colibrìdi Sandro Veronesi (letto da Fabrizio Gifuni). Una vasta scelta c’è anche sulla più grande biblioteca di audiolibri italiana, ovvero la raccolta di Ad Alta Voce, il programma di Radio3 sempre disponibile su Rai Play Radio. Su Storytel, con 100mila titoli disponibili online e offline, è stato poi esteso il periodo di prova gratuito da 14 a 30 giorni. Insomma, per tutti coloro che hanno non riescono a leggere fino in fondo un libro durante questi giorni difficili, vengono in soccorso gli audiolibri, una forma di cultura a metà strada tra lettura e performance teatrale.

Maurizio Pellegrini

Attore, cantante e regista teatrale, attualmente direttore artistico di Epos Teatro, presta da anni la sua voce a programmi radiofonici e alla lettura ad alta voce di numerosi testi letterari. Le sue interpretazioni variano dalle letture corali parte del progetto AutoreVole: audiodrammi in teatro disponibili su Audible, come Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb, alle opere di Fredrik Sjöberg come L’arte della fuga o Il re dell’uvetta, reperibili su Storytel.

Se è pur vero che il titolo e l’autore del libro decretano la scelta dell’audiolibro da ascoltare, è la capacità del lettore e quindi dell’attore ad assicurarne la prosecuzione nell’ascolto. Che ne pensi, Maurizio?

«Sono d’accordo, questo lavoro devono farlo le persone che lavorano nel campo. Purtroppo capita che quando qualcosa va di moda la tendenza è quella di improvvisarsi, in questo caso, interpreti. Mai come in questo periodo si vedono sorgere tante case di produzione di audiolibri, e c’è anche chi legge gratuitamente e carica i propri video su piattaforme gratuite. Poi per carità ognuno ha i suoi gusti. Ma il ruolo di un interprete e di un attore è fondamentale per decretare il successo di un audiolibro. Molte case di produzione hanno a disposizione un nutrito corpus di titoli grazie a cui è possibile scoprire e appassionarsi all’interprete. È un’esperienza in più che manca a quella della lettura in sé. Per come funziona oggi il mondo dell’audiolibro, la novità sta proprio nella possibilità di innamorarsi di altri autori e scoprire la letteratura attraverso la voce dell’interprete».

Su Storytel ci sono molti titoli di letteratura scandinava letti da te, come mai?

«Sì, me ne hanno commissionati parecchi perché riesco a leggere bene gli accenti. Ho la fortuna di avere un’amica norvegese a cui chiedo spesso consiglio».

Su Audible invece ci sono titoli come Igiene dell’assassino che vengono letti da più attori, secondo te è più difficile leggere con altri?

«Dipende sempre dai casi, Igiene dell’assassino non nasce propriamente come audiolibro, ma come spettacolo pensato per la radiofonia. Il vero maestro in questo campo è Sergio Ferrentino, con cui lavoro da oltre 10 anni, che nel 2012 ha fondato a Milano Fonderia Mercury, una casa di produzione radiofonica specializzata proprio nell’adattamento di grandi opere letterarie o nella commissione di nuove opere per la radio. La registrazione che puoi acquistare su Audible è stata fatta in diretta, non proprio una passeggiata: eravamo sei attori, tra cui anche il grande doppiatore Dario Penne, e abbiamo registrato tutto live, inizialmente per una passata edizione di Bookcity, poi in giro per i teatri d’Italia. Quello che fa Sergio Ferrentino è la vera contaminazione tra teatro e radio, andiamo nei teatri d’Italia dove sul palco ci sono leggii, rumori, regista, mentre il pubblico in sala viene dotato di radiocuffia e assiste alla registrazione in diretta dell’opera».

In quanto tempo registri un audiolibro?

«Naturalmente dipende da quanto è lungo il libro. Diciamo che per 200-220 pagine di lettura ci metto almeno 4 turni di registrazione, ovvero circa 12-15 ore. Ma poi c’è tutto il lavoro di postproduzione del fonico da aggiungere. Purtroppo spesso non c’è abbastanza tempo di prepararsi a dovere, teoricamente bisognerebbe leggere tutto il libro prima, cosa che accade raramente, perciò la bravura sta nel dare senso già alla prima lettura, cosa a cui sono abituato grazie all’esperienza in radio».

Come immagini il tuo ascoltatore? Ce l’hai in mente? Non puoi vedere le prime file come quando ti esibisci sul palco…

«Non è semplice, non c’è il riscontro immediato come con il pubblico, a teatro vedi se il signore in prima fila si è addormentato o è attento. Quando sono in cuffia però immagino sempre di leggere concretamente a qualcuno e di essere il più chiaro possibile. Non è solo dire le frasi in modo pulito, anzi spesso è meglio sporcarle, interpretare per dare davvero il senso del testo. Non è sempre facile, ci sono scrittori che scrivono affinché la cosa venga detta, altri molto più verbosi, che amano i periodi lunghi, molto più complessi per l’interprete. Bisogna cercare questa qualità del dire quanto è stato pensato per essere letto. Tra il letto e il detto c’è molta differenza».

A parte quelli letti da te, se ti vengono in mente, hai degli audiolibri che consiglieresti per le performance degli attori che li leggono?

«Io amo Paolo Poli da sempre, ho comprato tutto quello che è stato letto da lui, ho avuto anche il piacere di conoscerlo di persona e lo porto sempre nel cuore. Lui ha sempre portato la grande letteratura a teatro, la libertà e l’importanza della parola è la sua grande lezione».

È una partita a due tra l’autore del libro e il lettore, il libro che ti piacerebbe leggere?

«Considerato che mi pagano a ore, ti direi l’enciclopedia! A parte gli scherzi, sono innamorato della letteratura russa, leggerei tutto indistintamente».

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Pompieri inglesi cantano Bella ciao: “La famiglia dei vigili del fuoco è senza confini”

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 15:00

Non se ne parla, ma in questa emergenza Covid19 il loro aiuto è prezioso.

“Fratelli e sorelle italiani, questo è un breve messaggio dai pompieri e dagli operatori del Fire Brigades Union, nel UK. La famiglia dei Vigili del Fuoco è una famiglia senza confini e in questo periodo molto difficile vi inviamo con tutto il cuore forza, amore, speranza, e questa canzone. Siamo sempre con voi. Solidarietà”.

Quando una crisi colpisce, sono i lavoratori che rispondono alla chiamata, è questo il messaggio da Fire Brigades Union, un sindacato inglese che conta circa 45mila iscritti.

Perché proprio Bella ciao?

Perché è una canzone di “rinascita e vicinanza” dicono oltre Manica. Peccato che da noi molti tentino di farla passare come una canzone “divisiva” e ogni anno, verso i primi di aprile, immancabile, si avanza la proposta di abolire la Giornata della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista. “Altro che Bella ciao, intoniamo la canzone del Piave e sostituiamo la Giornata della Liberazione con la Giornata dei caduti da Covid-19″: è questa l’ultima proposta lanciata dai politici Ignazio La Russa, Sylos Labini, Paola Frassinetti, Isabella Rauti e Daniela Santanché, tutti militanti nel partito guidato da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia.

La proposta, ovviamente, nasce da un equivoco: sostituire il 25 aprile con la giornata dei caduti da Covid19 significa intendere la ricorrenza alla stregua di un 4 novembre, giornata della Seconda Guerra mondiale. Inutile dire che così non è, né è questa la sede adatta per ribadire l’ovvio, ossia che liberarsi da chi fa scoppiare una guerra e perseguita milioni di ebrei è diverso dal cadere in guerra. Inoltre la proposta, altrettanto ovviamente, mira a cavalcare l’onda emotiva nei confronti delle vittime da Covid-19 e dei medici, infermieri e operatori sociosanitari, novelli “eroi”. Insomma, la “solita allergia stagionale”, come ha detto Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, di chi non riesce “a distinguere vittime da carnefici”.

Dai pazienti alle strade: l’aiuto silenzioso dei Vigili del Fuoco

Dall’apertura di una porta quando si deve soccorrere una persona, al trasferimento dei pazienti in un altro ospedale quando mancano i mezzi, i giornali non ne parlano, impegnati come sono dietro la continua bagarre dei politici, ma i Vigili del Fuoco stanno pagando un prezzo altissimo nell’emergenza Covid-19. Non solo medici, infermieri e Protezione Civile: a sacrificarsi con turni da 24 ore ci sono anche loro, i pompieri, spesso (l’ultima denuncia a Lecce) senza le dovute precauzioni. Un sacrificio sconosciuto ai più, che i pompieri condividono tra loro, al di là delle frontiere.

“Il dirigente locale non ha avviato una ricognizione per accertare l’esistenza di situazioni a rischio, ma ha imposto al personale le ferie, nonostante lo stesso legislatore abbia considerato inadeguato questo strumento rispetto alla particolare emergenza in atto”. La denuncia di Alessandro De Giorgi, segretario del sindacato dei Vigili del Fuoco, Uil Pa di Lecce, richiama l’attenzione sulle difficoltà con cui questo Corpo speciale sta prestando soccorso al Paese. Come? Con turni da 24 ore. Dalla prima disposizione ministeriale emessa a marzo, ogni vigile che entra in servizio deve restare in caserma per 24 ore così da ridurre da due a uno i turni al giorno e così limitare i contatti tra persone. Oltre a soccorrere e ad accompagnare pazienti e infetti, è proprio il Corpo dei Vigili del Fuoco, con il proprio personale permanente e volontario, a disinfestare le strade. Lo hanno fatto a Cascia, dove il Comune ha poi scritto una lettera aperta, in cui si legge: “rinsalda il sentimento di gratitudine e benevolenza che la cittadinanza sente nei confronti di questo Corpo, che si è prodigato generosamente fin dai primi istanti del terremoto del 2016”.

“Sta cagnanno tutte cose ma nun è cagnato niente”

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 14:00

Ogge è taleqquale a dimane, s’è arrevutato ‘o munno sano, stammo chiuse ‘a dinto e guardammo ‘a vita pe’ ‘e perziane. Coccheduno dice ca ‘sta vita nun sarrà cchiù comme a primma!

Il video di Fabio Quadro che ha emozionato il web.

Fabio Quadro

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Covid-19, lettera di 300 studiosi: attenzione alle app anti-contagio

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 12:05

In molti Paesi del mondo le hanno già adottate, in altri si stanno organizzando per adottarle al più presto. Eppure sono ancora discordanti i pareri circa le applicazioni per smartphone per tracciare i contatti tra le persone e cercare così di contenere la diffusione del contagio del nuovo coronavirus. Un gruppo di 300 tra ricercatori, accademici e studiosi da tutto il mondo, fra i quali nove lavorano in Italia, hanno lanciato un appello affinché non si perda di vista la giusta direzione da intraprendere.

Decentralizzare o centralizzare

Come si legge su Repubblica.it, i 300 esperti mettono in evidenza come il sistema di raccolta delle app di “contact tracing” potrebbero tradursi “in sistemi che consentirebbero una sorveglianza senza precedenti della società”. I firmatari della lettera sottolineano un aspetto secondo loro particolarmente preoccupante, ovvero quello del sistema di raccolta delle informazioni, che loro vorrebbero decentralizzato mentre alcuni Paesi, come Francia e Germania, vanno verso la centralizzazione.

“Dobbiamo garantire che (questi sistemi di tracciamento, ndr) preservino la privacy”, scrivono nel loro appello perché, come spiega Dario Fiore da Madrid, ricercatore 37enne siciliano dell’Imdea e uno dei portavoce della petizione, “solo un sistema decentralizzato impedirebbe un domani di usare queste informazioni nel modo sbagliato”. Nell’appello viene fatto riferimento alle linee guida della Commissione europea – sistema di tracciamento anonimo e senza geolocalizzazione, basato su bluetooth e volontarietà – ma il timore è che queste linee guida potrebbero non venir seguite. Il sospetto, si legge nell’articolo su Repubblica, nasce dal fatto che la scorsa settimana il consorzio il consorzio Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing (Pepp-PT), nato per sviluppare soluzioni di “contact tracing”, pare abbia accantonato senza spiegazioni il progetto Dp-3T che puntava alla decentralizzazione.

Leggi anche: Covid-19, arriva Immuni, la app governativaLa Lombardia invia sms per scaricare la app AllertaLom. E la privacy?

Le linee guida europee

Secondo le indicazioni dell’Unione europea il sistema di tracciamento, anonimo e senza geolocalizzazione, utilizzerà il bluetooth e la volontarietà di chi vorrà farsi tracciare, con “soluzioni che minimizzeranno il trattamento dei dati personali”. Il bluetooth servirà a “stimare con sufficiente precisione”, circa 1 metro, la vicinanza tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. “I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio”, sottolinea Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole” perché questo “creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy“.

Una volta installate queste app genereranno un codice alfanumerico indipendente dall’identità del possessore dello smartphone, e compileranno poi progressivamente un registro cifrato dei contatti ravvicinati avvenuti con altri smartphone (sfruttando il segnale bluetooth). Chi dovesse risultare positivo al Covid-19 riceverà il messaggio di allerta sull’app dal personale medico dopo il test: a quel punto verrà inviata un’allerta a tutti coloro che sono stati a contatto con il contagiato per un certo periodo di tempo ed entro una determinata distanza, e che quindi potrebbero essere a rischio infezione. Ma, conclude Fiore, “un conto è conservare queste informazioni su un server centrale, un altro è avere sul server solo il codice di chi è risultato positivo e poi gli altri smartphone si connettono periodicamente per controllare se lo abbiamo incontrato, senza trasferire alcun nostro dato“.

Fase 2, Milano a tutto smog

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 12:05

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia
People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

L’abbiamo detto e ripetuto, ed è confermato da autorevolissime fonti: l’inquinamento dell’aria ha probabilmente contribuito al diffondersi della pandemia a Milano e in tutta la Lombardia. Nonostante ciò, Milano si prepara alla riapertura eliminando le sue (già scarse) misure antismog. Via all’Area B e C – ora sospese – anche dopo il 4 maggio. Così, in alternativa ai mezzi pubblici – in cui è certamente importante limitare l’afflusso – Milano sceglie di potenziare le auto, piuttosto che la micromobilità o le biciclette. Nessun annuncio infatti riguarda il sostegno concreto a questi mezzi privati ma sostenibili. “Mi dispiace per il tema dell’inquinamento”, è stato tutto quello che Beppe Sala ha avuto da dire a commento.

Un terzo dei passeggeri sui mezzi

Ci sarà un accesso contingentato ai mezzi e segnali sulle carrozze di metro, tram e bus per garantire il distanziamento. La capacità potrebbe scendere del 10-15%. Ma si presuppone che chi potrà, continuerà a lavorare da remoto, riducendo quindi comunque in buona parte la folla sui mezzi. “Dobbiamo promuovere ancora di più lo sharing, e in particolare quello di bici e scooter elettrici», ha aggiunto il sindaco per placare le preoccupazioni insorte anche all’interno della sua maggioranza. Come quella espressa Carlo Monguzzi, consigliere PD, che ha fatto sapere: “Le ipotesi di riapertura puntano sull’uso massiccio dell’auto privata e sappiamo che lo smog può amplificare e peggiorare l’infiammazione prodotta dal coronavirus. Fermiamoci prima di andare verso il suicidio”.

L’economia lombarda

La Regione Lombardia dal canto suo pensa a risvegliare il tessuto economico, con un piano da 3 miliardi di euro. Di questi, 400 milioni andranno a Comuni e Province (60 per Milano) e saranno destinate alle opere pubbliche: scuole, strade, efficientamento energetico degli edifici, lotta al dissesto idrogeologico. Cinquanta milioni subito nelle casse dei 205 comuni bresciani, affinché possano far partire (entro il 31 ottobre) cantieri pubblici.

Le scuole nei teatri?

Aperture e chiusure scaglionate dei negozi permetteranno di diminuire le presenze, mentre per quanto riguarda la scuola, Sala ipotizza di trovare dimensioni adeguate al distanziamento necessario utilizzando “teatri, cinema, o altri spazi simili”.

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia – Gli articoli precedenti:

20 aprile: Il 74% dei residenti in Lombardia è contrario alla riapertura il 4 maggio
19 aprile: Lodi, in emergenza Covid-19 la Sindaca torna sulle mense: appello contro sentenza del giudice
18 aprile: Covid-19. Giorgio Armani: “Basta con gli sprechi della moda”
17 aprile: Divorzio lombardo: 72 ore di litigi tra Comune e Regione, e non solo
16 aprileLombardia: se centinaia di morti al giorno vi sembran pochi…
15 aprileLanciata una raccolta firme per commissariare la sanità della Lombardia

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Idea utile per riusare calzini (e non solo!) spaiati

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 10:00

Un’idea semplice per poter riutilizzare qualcosa che abbiamo già e di cui spesso non sappiamo che fare, vanno benissimo anche altri vecchi capi come magliette, felpe leggere, canotte intime ecc… che non utilizziamo più! Il video dei Viaggiatori Ecologici :

VIAGGIATORI ECOLOGICI

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Covid-19, Conte “Il 4 maggio riapre tutta l’Italia”. Ok a passeggiate, bar e lavoro

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 09:27

Secondo i dati diffusi ieri sera dalla Protezione Civile, per la prima volta dall’inizio dell’emergenza coronavirus il numero di chi è positivo è in calo rispetto al giorno prima. A ieri erano complessivamente 108.237 i malati in Italia mentre il giorno prima erano 108.257, dunque 20 in meno. Ieri l’altro l’aumento era stato di 486 rispetto al giorno precedente.

Le parole di Conte

“Dal 4 maggio partiremo con un programma nazionale di riaperture che tenga però conto delle peculiarità territoriali”, ha dichiarato quindi il premier Giuseppe Conte. “Farlo prima sarebbe irresponsabile. Fornirò tutti i dettagli entro questa settimana”.

Via social, Conte prosegue: “l’allentamento delle misure deve avvenire sulla base di un piano ben strutturato e articolato. Dobbiamo riaprire sulla base di un programma che prenda in considerazione tutti i dettagli e incroci tutti i dati. Un programma serio, scientifico. Non possiamo permetterci di tralasciare nessun particolare, perché l’allentamento porta con sé il rischio concreto di un deciso innalzamento della curva dei contagi e dobbiamo essere preparati a contenere questa risalita ai minimi livelli, in modo che il rischio del contagio risulti “tollerabile” soprattutto in considerazione della ricettività delle nostre strutture ospedaliere».

I lavoratori

“Come possiamo garantire all’interno dei mezzi di trasporto la distanza sociale? Come possiamo evitare che si creino sovraffollamenti, le famose “ore di punta”? Come favorire il ricorso a modalità di trasporto alternative e decongestionanti?”, sulla base di queste domande Conte annuncia un programma nazionale, che “deve offrire una riorganizzazione delle modalità di espletamento delle prestazioni lavorative, un ripensamento delle modalità di trasporto, nuove regole per le attività commerciali”. IL piano terrà conto “delle peculiarità territoriali. Perché le caratteristiche e le modalità del trasporto in Basilicata non solo le stesse che in Lombardia. Come pure la recettività delle strutture ospedaliere cambia da Regione a Regione e deve essere costantemente commisurata al numero dei contagiati e dei pazienti di Covid-19. È per questo che abbiamo gruppi di esperti che stanno lavorando al nostro fianco giorno e notte”.

Dettagli in arrivo

“Nei prossimi giorni – ha proseguito Conte – analizzeremo a fondo questo piano di riapertura e ne approfondiremo tutti i dettagli. Alla fine, ci assumeremo la responsabilità delle decisioni, che spettano al Governo e che non possono essere certo demandate agli esperti, che pure ci offrono una preziosa base di valutazione. Assumeremo le decisioni che spettano alla Politica come abbiamo sempre fatto: con coraggio, lucidità, determinazione. Nell’esclusivo interesse di tutto il Paese”.

Sì a passeggiate, bar e cene

Quel che si sa finora è che sarà consentito alle persone di uscire anche senza i comprovati motivi, anche solo per andare a trovare un parente o fare una passeggiata. “Stiamo lavorando perché il 4 maggio i cittadini possano uscire, sempre che i dati lo consentiranno”, ha detto ieri anche Roberto Speranza commentando i dati finalmente più positivi della Protezione Civile. Le riaperture saranno decise in base alle tipologie delle attività e anche all’età delle persone. Si potrà passeggiare anche lontano da casa e anche assieme a un conoscente non convivente, se si rispetta la distanza di sicurezzaMascherina e guanti serviranno anche per spostarsi a casa dei familiari quando non si può stare ad almeno un metro (questa la distanza ufficiale di sicurezza) uno dagli altri. Con queste stesse regole sarà possibile anche incontrarsi in bar e ristoranti. Il divieto di assembramento rimarrà a lungo – sia al chiuso che all’aperto – ma quando bar e ristoranti saranno “in sicurezza” con le regole attese entro domenica, si potrà tornare a fare aperitivi e cene con mascherine e guanti naturalmente anche per il personale, distanziamento dentro e fuori, e forse divisori tra i tavoli, come abbiamo già visto nei ristoranti asiatici. Per gli spazi comuni come mense aziendali e spogliatoi o servizi igienici deve essere prevista una ventilazione continua e una turnazione con un tempo massimo di permanenza, oltre al sempre presente distanziamento.

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Crollo del petrolio ai minimi storici | Fase2: al via il test psicologico | Covid-19: “si rifugia nei testicoli”

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 06:25

Il Sole 24 Ore: Petrolio per la prima volta sotto zero: Wti -305% a -37,6 dollari al barile. Wall Street chiude in calo: Dj -2,46%, Nasdaq -1,03% – Il piano B in caso di prezzi negativi- Usa o Europa? Chi vincerà la sfida delle Borse dopo Covid-19;

Il Messaggero: Test psicologici su 150 mila cittadini per la ripartenza della Fase 2 Il questionario;

Il Fatto Quotidiano: Mondo – Francia, superate le 20mila vittime. Lisbona: focolaio in centro richiedenti asilo. Wp: ‘Esperti avvisarono Trump su casi in Cina’;

Corriere della Sera: Cala il numero dei malati, è la prima volta: 454 morti, meno ricoveri in terapia intensiva Lombardia: frenano i contagi, non a Milano;

Il Giornale: Il rischio Covid per i testicoli “Perché muoiono più uomini”;

Il Mattino: Coronavirus, la svolta di Napoli:zero nuovi contagi e niente decessi;

La Repubblica: Bergamo, pronto soccorso vuoto per la prima volta dopo un mese e mezzo;

Tgcom24: Serie A, Spadafora frena: “Al momento non vedo la ripresa del calcio”;

Leggo: Cassazione, nozze annullate se la moglie diventa omosessuale;

Il Manifesto: A Genova la nave saudita Bahri Abha, a bordo carri armati.

Biodiversità, ri-scoperto il lupo rossastro della Somalia

People For Planet - Mar, 04/21/2020 - 06:00

“La conoscenza della letteratura zoologica e della geomorfologia e biogeografia (la distribuzione degli animali sul globo, ndr) rimangono aspetti importanti per comprendere la biodiversità del nostro pianeta”: così i due ricercatori che in questi giorni hanno riscoperto il lupo rossastro della Somalia. La specie era stata scoperta per la prima volta a fine del 19° secolo nell’allora Somalia britannica, e poi caduta nel dimenticatoio. L’incredibile vicenda vede protagonisti Spartaco Gippoliti, della Società Italiana per la Storia della Fauna, e la guida naturalistica Luca Lupi, uno dei massimi esperti multidisciplinari della regione della Dancalia (Afar). Forse complice il tempo libero a disposizione a causa della pandemia in corso, i due ricercatori hanno fatto fruttare le poche conoscenze disponibili per arrivare – da casa – a conclusioni di notevole importanza naturalistica.

Il lupo rossastro è tornato alla luce in un articolo pubblicato dal Bonn Zoological Bulletin e disponibile online.

Il nostro patrimonio, spesso sepolto

La storia inizia quando Luca Lupi scatta, durante una spedizione, nel gennaio 2018, la foto che vedete sopra.

“La foto di Luca è rimasta in una cartella del mio computer per un anno e mezzo sino a che mi sono deciso ad approfondire degli articoli tedeschi sulla variabilità degli sciacalli dorati africani” ricorda Gippoliti “ed è emersa l’interessante storia del Canis mengesi, lupo dalle dimensioni approssimative di una nostra volpe“.

Benché ci siano ancora moltissimi aspetti da approfondire con ulteriori studi morfologici e genetici, l’interpretazione dei pochi dati disponibili da parte dei due studiosi è stata valutata positivamente da quattro tra i maggiori studiosi di mammiferi a livello mondiale.

“Solo grazie a una accurata revisione della letteratura e a un preliminare confronto dello scarso materiale disponibile nei musei, è stato possibile capire che esiste nel Corno d’Africa questo piccolo sciacallo con una distribuzione geografica limitatissima e probabilmente frammentata, descritto scientificamente per la prima volta dallo zoologo tedesco Theodor Noack nel 1897 con il nome di Canis mengesi, dal nome dell’esploratore che lo aveva catturato, Joseph Menges”.

Il Canis mengesi sembra sicuramente assente dalle aree costiere e meridionali della Dancalia, le più conosciute, e si troverebbe limitato alle aree più interne, dove abbondano territori rocciosi di origine lavica. Questa ipotesi – si augurano i ricercatori – dovrebbe guidare le future ricerche in Somalia, per trovare anche le popolazioni da cui fu originariamente descritta la specie.

Covid-19, la fase 3 saranno i robot?

People For Planet - Lun, 04/20/2020 - 20:00

Che ci piaccia o no, pare che i robot sostituiranno in buona parte gli umani nel loro lavoro, e l’epidemia di coronavirus sta accelerando il processo.

Stiamo rivalutando i robot

Tutto lascia pensare che Covid-19 cambierà le preferenze dei consumatori e aprirà nuove opportunità per l’automazione. Già adesso, le piccole e medie imprese in giro per il mondo stanno espandendo il modo in cui usano i robot per aumentare le distanze sociali e ridurre il numero di dipendenti che devono arrivare fisicamente al lavoro: qualcosa che diminuirebbe la concentrazione negli uffici, nelle strade e sui mezzi pubblici. I robot vengono anche utilizzati per svolgere ruoli che i lavoratori non possono svolgere a casa, o non vogliono più svolgere. Pensiamo anche alle difficoltà che stiamo affrontando adesso per la raccolta della frutta.

Robot infermieri e inservienti

Walmart, il più grande rivenditore americano, sta usando i robot per pulire i pavimenti dei suoi mega-store. In Corea del Sud già prima della pandemia – e a maggior ragione dopo – i robot sono stati usati per misurare le temperature ai pazienti e distribuire disinfettante per le mani. Dato che le stime attuali parlano di lockdown a intervalli anche forse fino al 2025, i “lavoratori” robot potrebbero essere molto più richiesti. Ovunque. Anche perché in certi casi possono fare cose che nessun umano potrebbe fare.

I robot UVD

Ad esempio disinfettare nel modo più accurato conosciuto ad oggi: tramite i raggi ultravioletti. I produttori danesi di robot per la disinfezione attraverso l’uso della luce ultravioletta (UVD) hanno già spedito centinaia di macchine negli ospedali cinesi ed europei, ma anche in bar e ristoranti. Con l’approssimarsi della fase 2 potrebbe non essere lontano il giorno in cui vedremo robot che puliscono scuole o uffici, o catene di fast food come McDonald’s (che hanno già testato robot come cuochi e “camerieri”).

Intelligenza artificiale ovunque

Addirittura, si sta sviluppando l’intelligenza artificiale che potrà sostituire tutor scolastici, istruttori di fitness e consulenti finanziari. Sia Facebook che Google si affidano già all’intelligenza artificiale per rimuovere post giudicati inappropriati. E già nel 2017, un rapporto McKinsey ha previsto che un terzo dei lavoratori negli Stati Uniti sarebbe stato sostituito da automazione e robot entro il 2030. Ma eventi come una pandemia possono chiaramente accelerare moltissimo, proprio perché il principale ostacolo – il timore di ricadute sociali per la perdita di occupazione – va a sostituirsi con un vantaggio sociale di rischio diminuito rispetto alla probabilità di ammalarsi svolgendo lavori a rischio, come appunto pulizie, sanificazioni o la gestione dei rapporti con il pubblico. In sostanza, molto dipenderà da ciò che i governi considereranno essere il male minore.

Qualcosa che è già successo

“La prima rivoluzione industriale – ci ricorda Gabriele Corte, direttore generale di Banca del Ceresio – si mosse dall’Inghilterra di metà Settecento, già a quei tempi non più competitiva sul costo della mano d’opera se confrontata con l’allora concorrenza cinese e indiana. Dopo secoli di divieti all’utilizzo di molte invenzioni labour saving per timore di rivolte popolari, l’Inghilterra capì di dover recuperare competitività acconsentendo alla diffusione di svariate innovazioni, permettendo di fatto i primi sviluppi industriali in senso moderno. Il settore tessile fu il primo beneficiario di tale sviluppo. La risposta inglese al basso costo delle maestranze asiatiche nel XVIII secolo si basò quindi su competenze tecniche e su una riallocazione del capitale che ne permise la messa in opera”.

La storia si ripete

“A quasi tre secoli di distanza, l’Occidente si trova nella possibilità di riguadagnare una sua capacità produttiva, con tecniche tra l’altro radicalmente nuove di produzione, tipo la stampa tridimensionale. Dobbiamo dunque investire in mezzi moderni di produzione per ricondurre l’Occidente alla competitività”.

In questa prospettiva va letto il tentativo, fallito, del governo tedesco di vietare nel 2016 la vendita di Kuka AG, uno dei leader nella robotica industriale, ai cinesi di Midea. “Se i governi mostrano oggi la voglia di tornare a un controllo pubblico del diritto di proprietà, abbiano almeno la lungimiranza di capire cosa è “strategico” nel 2020”, continua Corte.

Una nuova industrializzazione: locale e quindi green

“Il tempo per una reindustrializzazione occidentale è arrivato, anche perché buona parte delle economie asiatiche, trasformate dalla globalizzazione in centri di produzione mondiali, ha sviluppato una classe di consumatori in grado di partecipare attivamente a un continuo sviluppo della propria economia locale. Questo non deve essere un processo no global; si tratta di mettere a regime competenze, oramai esistenti, per generare un vantaggio complessivo per tutto il pianeta.

Rivediamo quanto sopra: cosa vuol dire in termini economici ed ecologici produrre un computer in Europa rispetto a fargli fare 16mila km su una nave con un viaggio di due mesi? In questo contesto dobbiamo vivere anche la bellezza logistica della vecchia Europa: se puntassimo un compasso su Milano, con un raggio di 2mila km copriremmo tutta l’Europa, parte della Russia, i Paesi affacciati sul Mediterraneo e parte del Nord Africa atlantico. Ragioniamo ancora in termini di costi economici e ambientali e riflettiamo su cosa possa significare ridurre i trasporti a un ottavo rispetto alla provenienza asiatica”.

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