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7 trucchi per sgonfiare la pancia

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 10:00

Dal canale Youtube Detective Salute 7 utili consigli per una pancia tonica e piatta!

Ecco come raggiungere questo obiettivo senza grandi rinuncie seguendo un’alimentazione corretta durante i nostri pasti.

Fonte: Detective Salute

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Giraffe, elefanti e leoni: li vedi ovunque ma quelli veri spariranno a breve

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 08:00

…ancora al cinema, come peluche o nelle pubblicità. Ma in realtà sono condannati all’estinzione.

Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. La giraffa masai, la più nota, ha perso il 97% dei suoi esemplari nel giro di qualche anno, “il che è quasi un genocidio quando si parla di una specie e dei suoi geni”, ha spiegato il ricercatore Franck Courchamp su CNRSLeJournal. Per gli elefanti va un pelo meglio, hanno una popolazione minore ma il commercio di parti del loro corpo è proibito anche negli Usa, e la loro dipartita genetica è prevista in 50 anni.

Eppure ogni anno vengono venduti più peluche di giraffe di quanti bambini nascono in Francia (più di 700.000 nel 2016) e sicuramente ben più delle giraffe che vivono sul nostro pianeta. Negli Usa, 10 tra le specie considerate più famose o carismatiche corrispondono al 48% dei peluche venduti ogni anno su Amazon. Li vediamo molto, li vediamo ovunque, ma non sappiamo che stanno sparendo. Il ghepardo affronta un declino che arriva al 70% in Africa, mentre in Asia va molto peggio.

Si calcola che i rinoceronti saranno estinti in natura entro il 2025, tra sei anni. Poco migliore la situazione per i leoni, attualmente ne restano circa 20mila in natura, ed erano 200mila un secolo fa: l’estinzione sarà reale in meno di vent’anni. Secondo una recente indagine della Bbc stanno sulla stessa barca gli scimpanzé, i pinguini, i licaoni (un lupo un tempo diffuso nell’Africa sub-sahariana) e le tigri.

Come risolvere il problema? Probabilmente il problema non ha soluzione, sebbene l’uso dei big data e in generale l’approccio con tecnologie avanzate abbia dato alcuni frutti, il destino degli animali più famosi del mondo, quelli che popolano da sempre l’immaginario infantile e non solo, è segnato. Paradossalmente, pare essere proprio la loro fama a rovinarli. Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Biology, e intitolato proprio “The paradoxical extinction of the most charismatic animals”, è proprio la loro costante presenza nei media, nel cinema, nei giochi e nella pubblicità a indurre la gente a dare per scontato che questi grandi animali stiano prosperando, o comunque se la cavino, allo stato selvatico. Ecco, niente di più sbagliato.

Immagini/Fotomontaggio di Armando Tondo

Isole Svalbard al caldo: ecosistema a rischio| Scozia: la pandemia rafforza la voglia d’indipendenza

People For Planet - Dom, 07/26/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il sindaco di Lampedusa: «Troppi sbarchi, dichiaro io lo stato d’emergenza»;

Il Giornale: Il governo ha già finito i soldi Task force Ue per controllarci;

Il Manifesto: I pericolosi ritardi del governo, Bruxelles-Roma, andata e ritorno;

Il Mattino: Isole Svalbard al caldo:ecosistema a rischio;

Il Messaggero: Sorelle gemelle partoriscono due figli nello stesso giorno: entrambi maschietti;

llsole24ore: Regno Unito? Così la pandemia rafforza la voglia d’indipendenza della Scozia;

Il Fatto Quotidiano: “È una questione d’orgoglio”. Così il comandante di Piacenza spingeva i carabinieri a fare più arresti. Procura militare: “Basta encomi solo per questo”;

La Repubblica: Fontana indagato, i sospetti dei pm sull’eredità della madre;

Leggo: Bimbo di un anno precipita dal balcone e muore. La mamma: «E’ caduto dal letto» ;

Tgcom24: Super Lukaku, l’Inter torna seconda: Juve, per il titolo dovrai battere la Samp | Vincono Napoli e Parma;

Salva un delfino dalle microplastiche del tuo calzino

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 17:00

Abbiamo iniziato con una proposta, un manifesto (clicca qui https://www.peopleforplanet.it/manifesto-people-for-planet/) e alla fine siamo arrivati a chi un filtro per le lavatrici in grado di bloccare le microplastiche che altrimenti finirebbero in mare lo sta studiando veramente, l’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli. Intervista alla Dottoressa Mariacristina Cocca.

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Alexandria Ocasio-Cortez in Italia verrebbe fatta ancora più a pezzi

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 15:56

“Non mi hanno cresciuta per accettare abusi dagli uomini”: in dieci minuti di intervento in aula, la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha prima distrutto l’attacco violento del repubblicano Ted Yoho, che lo scorso lunedì l’aveva apostrofata con un insulto sessista, bitch, “puttana”, poi ha sbugiardato il tentativo di scusarsi – o meglio, di non scusarsi – di lui. Nel discorso di “scuse” il deputato Yoho si era infatti appellato al proprio status di pater familias lasciandosi andare a un’arringa goffa e oltremodo retorica anche per il gusto degli americani, che quanto a retorica, notoriamente non scherzano.

discorso integrale della deputata Ocasio-Cortez

Ventotto anni, origini portoricane, proveniente dal Bronx e dichiaratamente socialista, un profilo in netta discontinuità col passato, atipico, non soltanto per i repubblicani di Donald Trump, ma anche per molti democratici del suo partito. “L’ostacolo più grande a una donna in politica non è all’opposizione, è nel proprio partito”, disse una una volta Tina Anselmi intervistata da Enzo Biagi, e mai frase fu più puntuale, perché ogni donna che faccia politica, sa che prima di tutto deve pararsi dal fuoco amico, è la regola, e per la Ocasio non ci sono state eccezioni o sconti dal suo partito.

Ciò nonostante, con una scalata inedita persino nella patria del self-made (sì, meglio se man però), Alexandria Ocasio-Cortez sta rivoltando il dibattito politico come un calzino. Non senza incongruenze, intendiamoci: pubblicamente protesta contro Nancy Pelosi, ma politicamente le dà il proprio voto alla camera. Presenta un Green New Deal talmente utopico da risultare palesemente irrealizzabile anche agli occhi di un bambino, al punto che i più maliziosi dicono lo abbia fatto per farsi un po’ di pubblicità in stile Al Gore ai tempi d’oro, tanto più che il Green New Deal della Ocasio mira a un’economia a zero emissioni (carbon neutral) nel giro di dieci anni, ma presuppone un’attuazione in deficit, e senza vietare il fossile. Chiede Aliquote al 70% per i patrimoni superiori ai 10mln e sanità pubblica per tutti, ma non dice come realizzarli, e così via.

Al netto di queste incongruenze, però, AOC (come viene definita da media e supporters) oltre ad assumersi il pesante fardello di next big thing della politica americana, sta portato avanti ideali socialisti come mai era avvenuto prima. Un socialismo, quello di Alexandria Ocasio-Cortez (e di Bernie Sanders) del tutto inedito per gli elettori americani, che invece complici fatti, accadimenti e rivolte, sono chiamati forse per la prima volta a una radicalità che, se dovesse funzionare, deflagrerebbe nel resto del mondo. Una radicalità così potente, da, magari, un giorno, portarsi via frasi come “fai più sesso” e “Stai zitta o ti violento”. Perché se è vero che in Italia manca una Alexandria Ocasio-Cortez, è altrettanto vero che, forse, è meglio. Meglio per lei. Perché qui alle donne ree di lanciarsi in politica si dà della puttana un giorno sì e l’altro pure, tanto nei bagni del Parlamento, magari in sottovoce, quanto nei consigli comunali delle province più sperdute, come quella di Frasi, in Puglia, dove il consigliere comunale Vito Zocco, alla collega Francesca Sodero, ha rivolto, nell’ordine, le seguenti frasi: “Fai troppo poco sesso”, “Sodero, se non stai zitta ti violento”, “Te ne sei andata a Roma a cercare i negretti”. Da noi le Ocasio-Cortez non avrebbero speranza di sopravvivere. O forse no, stiamo a vedere.

Come piegare i vestiti per fare la valigia?

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 13:00

Dal canale YouTube Vivi con Letizia scopriamo come piegare i vestiti per fare la valigia perfetta. Attraverso la messa in pratica del metodo Konmari di Marie Kondo, impariamo a risparmiare spazio senza stropicciare i vestiti!

Consiglio: per evitare inutili consumi e sprechi di plastica è consigliabile sostituire i cosmetici con prodotti solidi e/o plastic free, oggi facilmente reperibili online e in negozi specializzati.

Prendiamoci cura e rispettiamo il nostro pianeta anche quando andiamo in vacanza.

Fonte: Vivi con Letizia

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I marchi della moda coinvolti nello sfruttamento dei lavori forzati in Cina

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 10:00

Più di 190 organizzazioni per i diritti umani di 36 paesi giovedì 23 luglio hanno invitato i principali marchi della moda a tagliare i legami con i fornitori coinvolti, direttamente o indirettamente, con i campi in Cina dove sono detenuti gli uiguri e altre minoranze etniche costrette ai lavori forzati per produrre cotone destinato ai capi di vestiario.

“I marchi della moda complici dei lavori forzati delle minoranze etniche in Cina”

L’accusa è molto grave. “Quasi l’intero settore della moda pronta beneficia del lavoro forzato di uiguri e musulmani di lingua turca” , afferma, in una dichiarazione rilasciata giovedì 23 luglio e ripresa da The Guardian , una coalizione di gruppi per i diritti umani.

In altre parole, aggiunge il New York Times , “uno su cinque capi di cotone venduti nel mondo contengono cotone o filati prodotti nello Xinjiang”.

Lì, in questa regione della Cina nord-occidentale, le autorità sono accusate di aver, in nome della lotta al terrorismo, istituito programmi di lavoro forzato e internamento su larga scala “che mirano a trasformare gli uiguri, i kazaki e le altre minoranze musulmane in lavoratori schiavi”.

I campi di “trasformazione attraverso l’educazione”

Ne sarebbero colpiti da uno a due milioni di persone. Molti dei detenuti sono costretti a lavorare in campi o fabbriche per i salari da fame, o addirittura senza nessuna retribuzione.

I campi di lavoro forzato sono chiamati in Cina campi “di trasformazione attraverso l’educazione”

Nel suo appello, riferisce The Guardian, la coalizione delle organizzazioni dei diritti umani afferma che “il sistema di lavoro forzato in atto nella regione è il più grande programma di internamento per minoranze etniche e religiose dalla seconda guerra mondiale” . Internamenti che sono spesso accompagnati da torture, separazioni forzate e persino sterilizzazioni forzate di donne uiguri.

Il più grande produttore di cotone al mondo

La Cina è il più grande produttore di cotone al mondo e l’84% della sua produzione totale proviene dallo Xinjiang, secondo il quotidiano britannico. Un cotone che viene spesso trasportato in fabbriche dove vengono confezionati i capi di abbigliamento in Bangladesh, Cambogia o Vietnam. Alcuni giorni fa, il New York Times ha rivelato che da queste fabbriche arrivano anche mascherine e altre attrezzature mediche a tutto il mondo .

I marchi coinvolti

Tra i marchi coinvolti secondo questa denuncia ci sono Gap, C&A, Adidas, Muji, Tommy Hilfiger, Lacoste e Calvin Klein. Ancor prima della pubblicazione del comunicato stampa, PVH , il gruppo che possiede Tommy Hilfiger e Calvin Klein, ha annunciato che stava rispondendo a questa denuncia “cessando tutti i rapporti commerciali con fabbriche e filature che producono abbigliamento e tessuti nello Xinjiang”, secondo il New York Times.

Ma l’elenco è lungi dall’essere esaustivo, sottolinea  The Guardian , citando Chloe Cranston di Anti-Slavery International: È molto probabile che molti marchi, anche del lusso, siano collegati a ciò che sta accadendo al popolo uiguro e alle altre minoranze oppresse in Cina”.

Foto:l’ingresso di un campo per l’internamento di uiguri  fotografato  il 4 settembre 2018.  PHOTO / REUTERS / Thomas Peter

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Riforestare il mondo

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 08:00

…che si mette in campo di fronte ai problemi legati al cambiamento climatico e alla deforestazione per motivi economici che affligge buona parte del Pianeta.

Si tratta anche di una pratica che sta prendendo piede nelle attività di utilizzo della biomassa, come l’uso della legna da ardere, l’estrazione della polpa di cellulosa per la carta e altre attività che prevedono lo sfruttamento del legno.
In Svezia, per esempio, dove vi sono imponenti foreste utilizzate a livello industriale, la legge impone la piantumazione di tre alberi ogni volta che se ne abbatte uno; in Italia, grazie a misure di protezione che vanno avanti da decenni, nell’ultimo secolo la superficie boschiva è raddoppiata (dati Ispra) e il 33% del nostro territorio è coperto da boschi. Si tratta di un quadro positivo che coinvolge anche altri paesi industrializzati e che tuttavia non è ancora sufficiente a invertire la tendenza inversa a livello mondiale: la diminuzione dei territori boschivi interessa quattro miliardi di ettari di foreste: nel solo 2016 sono stati abbattuti 29,7 milioni di ettari di foreste (quanto tutto il territorio italiano) con gravi effetti sulla biodiversità, sui cambiamenti climatici (le foreste sono uno dei grandi “sequestratori” di CO2 dall’atmosfera), e sull’inquinamento anche a livello locale (le piante sono in grado, in parte, di assorbirlo e renderlo innocuo). A livello mondiale la deforestazione avanza e uno studio del 2017 sulla rivista Science Advances ha verificato che, solo tra il 2000 e il 2013, la superficie delle foreste primarie è diminuita del 7,2% in tutto il Pianeta.
In Italia si abbattono meno piante ma sussiste il problema degli incendi, e anche alla luce di ciò che è successo nel Nord Europa durante l’estate 2018, dove vi sono stati incendi di vaste proporzioni a ridosso del circolo polare Artico a causa delle alte, e inusuali, temperature, dobbiamo correre ai ripari. Nel solo 2017 sono andati distrutti 150 mila ettari di boschi, in massima parte nel Sud Italia e nelle isole, zone che saranno sempre più a rischio, visti gli effetti già evidenti dei cambiamenti climatici a livello mondiale.

Fermare gli abbattimenti
Di fronte a questa situazione gli imperativi sono due.
Il primo: fermare la deforestazione alla radice scardinandone le cause; e il secondo: provvedere alla riforestazione per ripristinare le foreste.
Tropical Forest Alliance 2020, un’istituzione creata da Olanda, Norvegia e Regno Unito, punta su piani integrati per arginare la deforestazione indotta dalla produzione di materie prime d’origine vegetale quali l’olio di palma, la carne, la soia e la polpa di cellulosa. Un argomento che però è da utilizzare con attenzione. Se infatti è necessario limitare il consumo di olio di palma, specialmente nel settore della mobilità – visto che la soluzione esiste ed è l’auto elettrica -, una posizione troppo spinta potrebbe portare a limitare la bioeconomia fondata sulle materie prime vegetali che oggi stanno arrivando a una buona maturità tecnologica e di mercato.
Secondo la Fao per mettere a punto tutto ciò serve una pianificazione integrata del territorio nella quale si faccia sistema tra i vari attori. E in questo quadro è necessario mettere a punto politiche e tecniche di riforestazione. A parte il nord Europa, dove si utilizza l’imposizione legislativa per un utilizzo sostenibile degli alberi e i paesi dell’Europa meridionale, come l’Italia, dove l’aumento delle foreste è dovuto alla protezione del territorio attraverso le aree protette e all’abbandono dei terreni da coltivazione, sono diverse nel mondo le esperienze di riforestazione. Vediamone alcune.

Rinverdire Amazzonia e Africa
La principale riguarda il progetto brasiliano della Ong statunitense Conservation International che prevede nel giro di sei anni la piantumazione di 73 milioni di alberi in Amazzonia. L’operazione si svolgerà nella zona dove si è presente il 50% della deforestazione mondiale e dove la foresta pluviale è stata abbattuta per far posto a coltivazioni e pascoli. Una degli elementi più interessanti del progetto è il fatto che sarà utilizzata una nuova tecnica di piantumazione chiamata “muvuca” – dal portoghese “molte persone” – che prevede la semina di oltre cento semi nativi di varie specie per ogni metro quadrato. Si tratta di una tecnica che riproduce il meccanismo della selezione naturale, perché sarà la natura e non l’uomo a selezionare quale specie sia la più adatta a quella singola porzione del terreno. Con i sistemi tradizionali si riescono a piantare circa 200 piante per ettaro, mentre con la “muvuca” si arriva nella fase iniziale a 2.500 piante e dopo dieci anni a 5.000, mentre le specie vegetali seminate con questo metodo possono resistere fino a sei mesi di siccità. Una migliore copertura del terreno oltretutto a costi inferiori.
Non scherza nemmeno il governo del Kenia che vuole riforestare il paese, specialmente nelle zone montane, con venti milioni di nuovi alberi. L’iniziativa è stata presa dopo che si è calcolato che l’8% delle foreste keniote era andata perduta nel giro di un paio di decenni a causa dell’utilizzo energetico del legname. Cosa abbastanza comprensibile se si pensa che nel paese il 50% della popolazione è priva di elettricità. Gli alberi, tutti di specie autoctone, saranno piantati coinvolgendo le comunità locali, privilegiano i siti più degradati.

India da record
L’India invece punta al Guinness dei primati in tema riforestazione. Il 2 luglio 2017, in un solo giorno, il paese asiatico ha piantato 66.750.000 alberi, grazie alla straordinaria mobilitazione di 1,5 milioni di cittadini, nello stato di Madhya Pradesh. E’ stato così battuto il proprio precedente record, stabilito nel 2016, che era di “soli” 50 milioni di alberi, sempre in un giorno e con l’ausilio di “soli” 800 mila cittadini, nello stato dell’Uttar Pradesh. Totale: 116,75 milioni. Con questa cifra totale l’India rispetta uno degli impegni presi nel 2015 durante l’Accordo di Parigi: piantare 95 milioni di alberi al 2030. Obiettivo raggiunto con largo anticipo, che indica al paese asiatico quale sia la strada da seguire sul fronte del clima, visto che l’India produce oltre l’80% dell’elettricità utilizzando carbone. E se pensate che una mobilitazione di questa vastità sia stata semplice visto il numero di persone che popolano l’India – 1.324 milioni di persone – immaginate di mobilitare nel concreto 70 mila persone per la riforestazione in Italia nello stesso giorno.

Vichinghi abbattitori
Ma l’esperienza più particolare in materia di riforestazione arriva dall’Islanda, luogo che è stato quasi interamente disboscato dai vichinghi per questioni energetiche e dove non sono più ricresciute le piante a causa delle pecore, introdotte sempre dai vichinghi. All’arrivo di quel popolo, infatti, il 40% del territorio islandese era coperto da boschi mentre oggi lo è solo al 2%, nonostante sia quasi un secolo che si stia riforestando. Ora il governo islandese intende dare una svolta e ha deciso di intensificare l’opera rimboschimento con l’obiettivo del 12% di territorio boschivo entro il 2100, e lo fa piantando tre milioni di alberi ogni anno. Il processo sta andando a rilento perché le piante autoctone non sono più adatte al territorio a causa dei cambiamenti climatici; verranno quindi piantate specie non native, come gli abeti rossi, i pini e i larici, selezionati in regioni dai climi simili come l’Alaska. Il progetto, infine, è lo strumento che consentirà di abbattere le emissioni di CO2 dell’Islanda assorbendo il 15% residuo delle emissioni dovuto alla produzione di energia da fossili. Percentuale bassa visto che la nazione dei ghiacci produce da oggi l’85% dell’energia che usa da rinnovabili.

Imm: fotomontaggi di Armando Tondo, settembre 2018

Zanardi, ancora in ospedale | AOC: il discorso è virale | Covid: morta bimba di 3 anni, è la vittima più giovane

People For Planet - Sab, 07/25/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Film porno sullo schermo di piazza Maggiore: denunciato 24enne;

Il Giornale: Zanardi è di nuovo in ospedale “Sue condizioni sono instabili”;

Il Manifesto: Erdogan, il Sultano atlantico e i misteri di Santa Sofia;

Il Mattino: Covid, nuova ordinanza di De Luca: mille euro di multa senza mascherinaSei contagiati e tre guariti in 24 ore;.

Il Messaggero: Festini in caserma a Piacenza l’allegro lockdown dei carabinieri Montella, l’appuntato «sopra la legge»;

llsole24ore: Coronavirus, Rezza: molti focolai causati dagli arrivi da paesi a rischio – Oggi 252 nuovi casi e 5 morti – I dati e la mappa – Contagi dalla Romania, in Italia scatta l’allarme badanti;

Il Fatto Quotidiano: “Nella strategia stragista c’era anche la ‘ndrangheta”. Condannati all’ergastolo i boss Graviano e Filippone. “Nel 1994 fecero uccidere due carabinieri in Calabria”;

La Repubblica: Ocasio-Cortez: “Mi ha chiamato ‘fucking bitch’“. Il bellissimo discorso di AOC diventa virale;

Leggo: Belgio choc, bimba di 3 anni muore di Covid: è la vittima più giovane. «Nessuno è immune»;

Tgcom24: Milano, sparatoria in supermercato: colpita di striscio bimba di 4 anni;

Una bici in bamboo dura più di quelle in acciaio

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 17:00

A Brescia si costruiscono biciclette in bamboo. Si chiama Bamboo Bicycle Club e People for Planet è andato a intervistare uno dei fondatori, Suami Rocha.
La bicicletta in bamboo si può autocostruire con un corso di formazione oppure si può acquistare online un kit.

Sito internet Bamboo Bicycle Club https://www.bamboobicycleclub.org/
Sezione di Brescia https://www.facebook.com/bamboobicyclebrescia/

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Concimi naturali per l’orto!

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 13:00

Oggi, con il video dal canale Youtube La campagna di Francesca, parliamo di come concimare il nostro orto utilizzando concimi naturali di origine vegetale e animale! Una lezione interessante per tutti gli appassionati pollice verde (e non), molto utile per prenderci cura al meglio dei nostri ortaggi.

In questo video ci concentreremo principalmente sulla pianta di pomodoro, melanzana e peperone.

Fonte: La campagna di Francesca

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Bombe d’acqua, morti, danni. La colpa è degli immigrati?

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 11:59

Una fortissima perturbazione ha fatto esondare il fiume Seveso bloccando tutta la zona Nord Est di Milano – viale Zara, Niguarda e viale Sarca. Diversi gli allagamenti anche in altre parti della città. Tra le più colpite Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. Le strade stamani erano affrontabili solo in muta. C’è allerta arancione su tutta la Lombardia: con temporali sparsi su Milano, Brescia e Bergamo, grandinate ad esempio nel Varesotto, forti raffiche di vento con blackout, alberi abbattuti, allagamenti.

Milano come Palermo

Il riferimento è alla bomba d’acqua che ha colpito Palermo, solo pochi giorni fa, e che ha letteralmente sommerso parte della città, allagando strade e abitazioni. Due i morti, annegati nella propria auto. Alcuni automobilisti, tra cui anziani, a nuoto hanno cercato di raggiungere un luogo sicuro, abbandonando i propri mezzi. Particolarmente ingenti i danni. Tra l’altro si deve a un immigrato se la conta dei morti non è stata peggiore (leggi qui la storia). Eppure Matteo Salvini è riuscito a scrivere: “A furia di pensare solo agli immigrati, il sindaco Orlando dimentica i cittadini di #Palermo: basta un temporale e la città finisce sott’acqua”, suscitando indignazione sui social e da parte di molti esponenti della maggioranza ma anche di diverse personalità dello spettacolo come Roy Paci o Pif.

Lo studio internazionale

Ma certa politica insieste: “Dunque è colpa di Sala!” avanza il capogruppo della Lega Boari, senza forse capire la sua involontaria ironia. E anche oggi si torna a fare dell’esondazione del Seveso un fatto di schieramenti, com’è tradizione a Milano.

Silenzio sul parere della scienza

Eppure solo ieri sera è giunta dalla rivista Nature la pubblicazione di un ampio e prestigioso studio sulla frequenza delle esondazioni di fiumi in Europa, che non lascia dubbi. I danni stimati nel mondo in oltre 100 miliardi di dollari l’anno, in continuo aumento, si ascrivono direttamente ai cambiamenti climatici in atto e dunque alle emissioni inquinanti che non vogliamo ridurre.

Palermo: mentre Salvini twittava, Sufien Saghir salvava vite

Clima: le piene dei fiumi sono davvero cambiate?

Spagna: la corrida diventa patrimonio culturale

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 11:00

Se pensavamo che la diffusione della pandemia di coronavirus fosse servita a bloccare definitivamente le corride ci sbagliavamo. Come vi abbiamo spiegato in quest’articolo, quest’anno circa 120 tori sono stati salvati dal letterale martirio a causa dell’interruzione di tutte le attività che implicano qualsiasi tipo di assembramento.

Nonostante le pressioni esercitate dalle associazioni animaliste per chiedere l’interruzione immediata della cessione di fondi statali ed europei alle corride, in Spagna questo spettacolo sanguinario viene ancora considerato una pratica culturale legata a una tradizione centenaria. Per questo motivo, lo scorso 17 luglio, la presidentessa della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha firmato, insieme al sindaco della capitale, José Luis Martínez-Almeida, un protocollo in base al quale entrambe le amministrazioni si impegnano a difendere la tauromachia come patrimonio culturale.

La tradizione che si fonda sulla violenza può essere definita cultura?

Come può una pratica disumana e sanguinaria basata sulla violenza e sulla supremazia degli esseri umani sugli animali essere considerata cultura? Come può un tale atto assassino essere considerato spettacolo? Come ci si può esaltare facendo intrattenimento sulla pelle degli animali?

Le nostre domande retoriche sembrano essere in totale disaccordo con le autorità madrilegne, secondo la cui opinione la Piazza dei Tori di Las Ventas è “un luogo emblematico, un segno distintivo di ciò che la Comunità è e ciò che la città di Madrid è, cioè libertà, pluralità, apertura, avanguardia ma anche radici e tradizioni“.

A noi più che avanguardia la corrida sembra un tuffo nel Medioevo!

Nonostante gli sforzi della precedente amministrazione madrilegna per chiudere i luoghi culto in cui si svolgono le corride, il nuovo governo municipale ha fatto un passo indietro, riaprendo anche la scuola di corrida Marcial Lalanda, con l’obiettivo di promuovere, attraverso campagne istituzionali, il turismo e la cultura della tauromachia nella regione.

Nonostante l’84% dei giovani spagnoli disapprovi questo show, la corrida è il secondo spettacolo, dopo il calcio, con il più grande afflusso di pubblico e ha un impatto economico annuale di 414 milioni di euro nella regione.

Basta fondi europei alle corride

Secondo una recente inchiesta dell’Unità Investigativa LAV (Lega Anti Vivisezione), dietro questa terribile pratica si cela un giro di soldi notevole.

Nonostante le pressioni a livello internazionale per dire basta a questo show, ancora oggi la corrida è finanziata con i fondi europei destinati all’agricoltura. Come si legge sul sito della LAV,

La corrida beneficia di finanziamenti pubblici europei nonostante la volontà contraria del Parlamento UE: a fine ottobre 2015, infatti, il Parlamento Europeo (con 438 sì, 199 no e 50 astensioni) ha approvato un emendamento al bilancio 2016 che prevede che non si debbano utilizzare fondi della PAC (politica agricola comune) né di qualsiasi altra linea di finanziamento europeo per sostenere economicamente attività taurine che implichino la morte del toro. Le sovvenzioni della PAC costituiscono il 31,6% delle entrate per gli allevamenti di animali destinati alla Corrida, senza questi difficilmente riuscirebbero ad andare avanti. Questi fondi sono gestiti e distribuiti dalle comunità autonome.”

Inoltre, gli investigatori della Lav hanno scoperto una frode legata al commercio della carne di toro, un prodotto venduto in esclusiva ad alcune macellerie, a dispetto delle più elementari norme igienico-sanitarie. Tuttavia, piatti tipici come la coda di toro vengono reperiti facilmente in molti ristoranti turistici… ma nella maggior parte dei casi a essere servita è carne di mucca o manzo e il consumatore viene letteralmente truffato.

LAV chiede, quindi, che i fondi europei destinati all’agricoltura non vengano più utilizzati per perpetuare questa pratica.

Fino a che gli allevamenti riceveranno il sostegno dell’Europa, le porte delle arene rimarranno aperte. Fermare la corrida significa cambiare la percezione di un paese che permette ad adulti e bambini di esultare di fronte alle sofferenze di un animale e che permette di chiamare tutto questo cultura. Ma la tortura non è mai cultura.”

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La Cina chiude l’ambasciata Usa di Chengdu

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 09:50

Sempre più guerra e sempre meno fredda, quella che lega Stati Uniti e Cina. Le parole del Segretario di Stato Mike Pompeo non hanno precedenti: “il popolo cinese cambi il comportamento del Partito comunista. Gli Stati Uniti faranno il possibile per dare forza al popolo cinese” contro il proprio governo. Il presidente Xi Jinping è un “vero fedele della fallimentare ideologia totalitaria”, ha aggiunto. Il capo della diplomazia americana si è spinto a chiedere agli alleati – Italia compresa – di formare un cordone per isolare Pechino.

Una svolta

Non era mai successo nulla di simile, nella diplomazia di facciata, ma pur sempre diplomazia, che negli ultimi anni aveva caratterizzato la politica di Trump. Ogni riferimento o critica al premier cinese era ad esempio esclusa, e gli Usa mantenevano un accordo sul commercio, nonostante la guerra dei dazi. Tutto questo soprattutto al fine di mantenere una sponda di sostegno alla gestione del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, che oggi non sembra più così pericoloso, sparito com’è dalla retorica trumpiana.

Dopo il duro attacco verbale di Pompeo, la Cina si è decisa a reagire alla chiusura del consolato cinese a Houston di qualche giorno, definito dagli Usa “una base per lo spionaggio militare, industriale e scientifico”. Questa notte è stata disposta la chiusura del consolato americano a Chengdu.

Ben oltre la chiusura del consolato

Adesso pare che l’amministrazione Trump stia addirittura pensando a un divieto generale di viaggiare negli Stati Uniti per i 92 milioni di cinesi membri del Partito comunista, e di espellere dal paese tutti quelli attualmente presenti: altra azione che probabilmente provocherebbe ritorsioni contro i soggiorni americani in Cina.

Una “spirale pericolosa”

“Siamo in una spirale pericolosa e precipitosa verso il basso, non senza causa, ma senza le adeguate competenze diplomatiche per arrestarlo”, ha detto Orville Schell, direttore del Centro per le relazioni USA-Cina presso l’Asia Society. La severità del confronto, ha aggiunto, “ha fatto saltare il muro da sfide specifiche e risolvibili a uno scontro di sistemi e valori“.

Sconto che tuttavia sembra sotto ogni punto di vista scaturito dalla pochezza politica di Donald Trump, che ha creato l’attuale situazione a pesanti colpi di razzismo, supremazia e celodurismo.

La questione Coronavirus

Prendiamo solo gli ultimi mesi. Allo scoppio della pandemia, Trump e i suoi subordinati hanno direttamente e ripetutamente incolpato la Cina per la nascita e la diffusione del coronavirus, identificato per la prima volta a Wuhan a dicembre dell’anno scorso. Hanno più volte descritto il virus in termini razzisti e stigmatizzanti, definendolo il “virus Wuhan”, il “virus China” e  anche “Kung Flu”.

Il 4 luglio, Trump ha dichiarato che la Cina “deve essere ritenuta pienamente responsabile” per le morti nel mondo. L’amministrazione ha anche disconosciuto e svilito l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), accusandola di aver colmato le carenze cinesi nella risposta iniziale allo scoppio del virus. Giorni fa, ancora, il Dipartimento di Giustizia americana sta cercando di arrestare i due presunti hacker che avrebbero tentato di infiltrarsi nei sistemi informatici delle due aziende americane più vicine all’individuazione di un vaccino, la Moderna di Cambridge, in Massachussetts, e la Novavax, nel Maryland, sulle quali l’amministrazione federale ha appena investito circa due miliardi di dollari.

Da parte sua, la Cina ha respinto gli attacchi e ha piuttosto criticato la scarsa risposta del governo americano allo scoppio. Da alcune parti si è anche levata la contro-teoria che i soldati americani siano stati la vera fonte del virus, durante una visita a Wuhan lo scorso ottobre.

I conflitti nel Pacifico

L’amministrazione Trump allora si è spinta a contestare la sovranità e il controllo cinese su gran parte del Mar Cinese Meridionale, comprese le rotte marittime fondamentali. Proprio la scorsa settimana, sempre il segretario di Stato Pompeo ha descritto la Cina come “una grave minaccia alla sicurezza”, definendo “completamente illegali” le azioni cinesi in quelle acque, stabilendo potenziali scontri militari tra le forze navali cinesi e statunitensi nel Pacifico.

La lotta tecnologica

Da anni ormai – almeno dall’inizio dell’amministrazione Trump in modo così evidente – la Cina è accusata di rubare la tecnologia americana. Principale vittima delle ritorsioni Usa è Huawei, inserita in una lista nera internazionale e definita “il mezzo della Cina per infiltrarsi nell’infrastruttura di telecomunicazioni di altre nazioni al fine di ottenerne un vantaggio strategico”. Il responsabile della tecnologia della società, Meng Wanzhou, è detenuto in Canada dal dicembre 2018 con un mandato di estradizione agli Stati Uniti con accuse di frode. La scorsa settimana la Gran Bretagna ha dichiarato di schierarsi con gli Stati Uniti nel bloccare i prodotti Huawei dalla sua rete wireless ad alta velocità, il 5G, come pure l’Italia e altri fedeli alleati dell’America.

La ricercatrice in fuga

Ieri nuovi sviluppi. Una scienziata cinese si è rifugiata nel consolato del suo Paese a San Francisco, in fuga da un mandato di cattura dell’Fbi. Juan Tang è una specialista della ricerca sul cancro: stava partecipando a un programma di scambio nell’Università pubblica della California, a Davis, ed è accusata di aver falsificato la domanda per ottenere il permesso di soggiorno, ma in modo alquanto particolare. Tang aveva dichiarato di non aver avuto alcun collegamento con l’esercito cinese. Ma il 20 giugno gli agenti del Federal Bureau hanno perquisito la sua abitazione, trovando foto della ricercatrice in divisa e scoprendo che aveva lavorato per l’esercito militare. Così Tang si è rifugiata negli uffici del Console a San Francisco e lì è tuttora. Insomma, una lunga serie di casi dal sapore sempre più amaro.

L’Fbi ormai quasi ci scherza su. Giorni fa un suo alto esponente ha dichiarato che il controspionaggio americano sta lavorando su circa 5mila dossier che riguardano la Cina, “ormai ne apriamo uno ogni 10 ore”, ha aggiunto.

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Le pecorelle tosaerba di Silvia, filosofa pastore

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 08:00

… Silvia vive a Lodi e da qualche anno ha avviato il progetto Pecorelle con una quarantina di pecore di Ouessant, pecore nane originarie della Francia, che grazie alla piccola mole brucano e fertilizzano la terra senza danneggiarla.

Come preferisci essere chiamata, pastora, pastoressa…?
Mah, è indifferente, “pastore” va bene, la “e” finale si presta a tutto, anche “pastora” va bene, tutto fuorché “pastorella”.

Tu prima facevi la giornalista. Perché hai deciso di fare il pastore?
Volevo un lavoro che mi consentisse di vivere all’aperto e secondo ritmi più distesi. Ho sempre amato gli animali, e l’idea di fare il pastore è balenata all’improvviso, è stata quasi un’illuminazione. Mi piaceva l’idea di pascolare delle pecore nella Pianura Padana, in luoghi che amo. In un certo senso è stata una scelta prima estetica, poi etica.

L’utilizzo delle pecore per tosare l’erba è tornato alla ribalta con la proposta della sindaca di Roma Virginia Raggi. Cosa dici al riguardo?
Proprio a Roma, nel parco dell’Appia Antica, si tiene il Seminario Internazionale di Pastorizia Urbana e Periurbana; in Francia e altrove la manutenzione verde si pratica da anni senza nessun scalpore, anzi, desta simpatia e fa da aggregante sociale. Sulla manutenzione del verde però bisogna puntualizzare: sicuramente non è un metodo risolutivo, l’operato di un animale non può essere paragonato con quello di un tosaerba, e per fortuna!

Quali sono i valori aggiunti della tosatura a quattro zampe rispetto alla tosatura meccanica?
I valori aggiunti sono di tipo etico, nel senso che tu scegli un’alternativa, fai una scelta, rinunci al prato all’inglese livellato al millimetro per una manutenzione del verde che non inquina (niente pesticidi, niente benzina), aiuta gli animali e li riavvicina alle persone, anche in contesti urbani. E di tipo economico, perché salvo il costo del trasporto sulle lunghe distanze, il noleggio di una singola pecora è di un euro al giorno. Se i ricoveri e le recinzioni sono in loco tanto meglio.

Questo tipo di manutenzione ha risvolti sociali positivi?
Certo. Ad esempio, proprio di recente, durante l’open day dell’azienda L’Erbolario i visitatori hanno potuto farsi un’idea del valore degli animali rispetto all’ambiente. E in generale i Comuni, le aziende e le fattorie didattiche spesso organizzano attività formative che coinvolgono i bambini.

Quali terreni si prestano meglio alla tosatura con le pecore?
Si prestano meglio i terreni ampi, incolti, i prati rustici. Non certo il giardino della villetta.

E le tue pecore quali preferiscono?
A dispetto di quel che si può pensare le pecore non amano l’erba troppo alta, perché la schiacciano e poi per loro è difficile mangiarla. L’altezza ideale è quando l’erba non supera il polpaccio. Mangiano con gusto il tarassaco, la gramigna, la piantaggine… l’ortica no.

La tosatura con le pecore funziona anche in città?
Sì, nelle città ci sono delle aree, dei tratti incolti che anziché diventare ricettacoli di sporcizia possono essere destinati alle pecore. In questo caso si parla di vera e propria riabilitazione del verde.

Il tuo lavoro desta alcune perplessità a causa dei risvolti sanitari. Quali sono i rischi?
Questo è un pregiudizio di chi si è “inurbato” e ha dimenticato tutto, anche cose ovvie come ad esempio che la zecca è un animale e non si può cancellarne l’esistenza, ma si può limitarne la presenza somministrando alle pecore trattamenti sanitari, che non fanno parte dei vaccini obbligatori.

Sono costosi?
Tutti i trattamenti degli ovini sono costosi, possono costare anche centinaia di euro perché vengono venduti in formato gregge, ma sono cure che salvaguardano loro e il mio lavoro, quindi ben vengano.

Qualche episodio divertente?
Ce ne sono molti, in generale le situazioni destabilizzanti mi divertono. Una volta, quando ero ancora inesperta, mi hanno chiamato per avvisarmi che quattro pecore erano uscite dal terreno che si trovava in una zona industriale vicino a Lodi. Sono corsa in macchina a recuperarle sul luogo dove erano state avvistate, e le ho trovate mentre attraversavano la strada, come i Beatles nella copertina di Abbey Road.

Gli studi in filosofia ti aiutano nel tuo lavoro?
La filosofia mi aiuta in qualsiasi cosa faccio. Per filosofia intendo la capacità di sguardo, sapere che si hanno sempre a disposizione più possibilità, lasciarsi stupire dall’inatteso, dal possibile, anticipandolo o assecondandolo.

 

 

Trump a Putin: “Evitare corsa alle armi” |App Immuni scaricata da pochi | Pensione invalidità, assegno triplicato

People For Planet - Ven, 07/24/2020 - 00:25

Corriere della Sera: Pisano: «L’app Immuni scaricata da 4 milioni e 300 mila italiani». Lontano il target utile ;

Il Giornale: Virus, ora si indaga su Conte: denuncia per epidemia colposa;

Il Manifesto: Italia sempre più nel cemento persi 2 metri quadri al secondo;

Il Mattino: Pensione di invalidità, assegno triplicato;

Il Messaggero: Sudan, cade la Sharia: ecco cosa cambia per le donne (e i gay non rischieranno più la morte);

llsole24ore: Pensioni, prosegue la frenata degli assegni anticipati e l’età di ritiro scende a 61 anni – Perché l’Italia è il Paese con la più bassa età pensionistica in Ue;

Il Fatto Quotidiano: Catania, il sindaco Pogliese (Fdi) condannato per spese pazze: sospeso per la Legge Severino;

La Repubblica: Quel festino con due prostitute dentro la caserma Levante;

Leggo: Manuel Bortuzzo, ridotta a 14 anni e otto mesi la condanna ai due aggressori;

Tgcom24: TRUMP CHIAMA PUTIN: “EVITARE CORSA ALLE ARMI A TRE FRA CINA, RUSSIA E USA” ;

Và dove ti porta la montagna

People For Planet - Gio, 07/23/2020 - 19:30

I Sentieri senza barriere sono percorsi di montagna adatti anche alle persone con disabilità. Hanno pochi ostacoli, sono semplici da percorrere anche in carrozzina e ne possono usufruire anche persone con ridotta capacità motoria.
People For Planet ha intervistato Paolo Valoti, presidente del Club Alpino Italiano di Bergamo.

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Link di approfondimento:  http://geoportale.caibergamo.it/it/sentieri-senza-barriere

Clima: le piene dei fiumi sono davvero cambiate?

People For Planet - Gio, 07/23/2020 - 17:00

Gli ultimi trent’anni sono stati il periodo più ricco di alluvioni in Europa degli ultimi 500 anni. Inoltre, questi ultimi tre decenni differiscono dagli altri periodi ricchi di piene fluviali in termini di durata, estensione spaziale, temperatura dell’aria e stagionalità delle alluvioni. Rispetto al passato, l’attuale periodo delle alluvioni è più esteso, la stagionalità delle piene è variata, e il rapporto tra occorrenza delle alluvioni e temperatura dell’aria si è invertito: in passato, i fenomeni alluvionali si verificavano più frequentemente in decenni caratterizzati da basse temperature, mentre oggi il riscaldamento globale è uno dei motori del loro aumento. Tutto questo in uno studio internazionale pubblicato oggi sulla rivista “Nature”.

100 miliardi di dollari spazzati via

Le piene fluviali possono causare problemi enormi: in tutto il mondo, il danno annuale causato dalle alluvioni è stimato in oltre 100 miliardi di dollari e continua a salire. Finora non era stato però possibile dimostrare scientificamente, secondo una prospettiva a lungo termine, che l’Europa si trovi effettivamente in un periodo particolarmente ricco di piene fluviali.

L’ampio studio internazionale che adesso non lascia più dubbi ha coinvolto un totale di 34 gruppi di ricerca tra i quali quello del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino. Relatore è il professor Günter Blöschl della Università Tecnica di Vienna (TU Wien), esperto austriaco di rischio idraulico. 

Un mutamento mai avvenuto prima

“Avevamo già rilevato l’influenza del cambiamento climatico sulle alluvioni in Europa negli ultimi 50 anni”, afferma Alberto Viglione del Politecnico di Torino, uno dei principali autori della pubblicazione. “Tuttavia, è anche importante capire se quanto visto negli ultimi 50 anni è una situazione completamente nuova o se si tratta solo di una ripetizione di qualcosa che si è già verificato in passato. Finora, i dati disponibili non erano stati sufficienti a dare una risposta alla questione. Grazie al lavoro fatto in questo studio possiamo ora dire con fiducia che sì, le caratteristiche delle alluvioni degli ultimi decenni sono diverse da quelle dei secoli precedenti”.

L’analisi

Per lo studio, sono state analizzate decine di migliaia di documenti storici coevi alle alluvioni dal 1500 al 2016. Il team alla TU Wien ha lavorato con storici provenienti da tutta Europa. “La sfida di questo studio consisteva nel rendere comparabili testi molto diversi tra loro per tipologia, datazione e aree di provenienza”, spiega Andrea Kiss dell’Università Tecnica di Vienna, lei stessa ricercatrice e storica, nonché uno dei principali autori della pubblicazione. “Siamo riusciti a raggiungere questa comparabilità contestualizzando tutti i testi nei relativi periodi storici, con un’attenta cura ai dettagli.”

Prima più frequenti con il freddo, oggi il contrario

L’analisi dei dati ha identificato nove periodi ricchi di alluvioni e le regioni ad essi associate. Tra i periodi più rilevanti spiccano il 1560–1580 (Europa occidentale e centrale), il 1760–1800 (la maggior parte dell’Europa), il 1840–1870 (Europa occidentale e meridionale) e il 1990–2016 (Europa occidentale e centrale). Il confronto con i dati ricostruiti di temperatura atmosferica ha mostrato che questi periodi alluvionali sono stati sostanzialmente più freddi dei periodi intermedi. “Questa scoperta sembra contraddire l’osservazione secondo cui, in alcune zone, come nel nord-ovest dell’Europa, il recente clima più caldo sia associato ad alluvioni più estese”, afferma Günter Blöschl“Il nostro studio mostra per la prima volta che i meccanismi sono cambiati: mentre in passato le alluvioni si sono verificate più frequentemente in condizioni di maggior freddo, ora è il contrario. Le condizioni idrologiche del presente sono molto diverse da quelle del passato”.

Anche la stagionalità delle alluvioni è cambiata. In precedenza, il 41% delle piene fluviali dell’Europa centrale avveniva in estate, rispetto al 55% di oggi. Anche nell’Europa meridionale, dove le piene autunnali sono le più frequenti, la loro proporzione è passata dal 42% al 54% del totale. Questi mutamenti sono connessi a mutamenti nelle precipitazioni, nell’evaporazione e nello scioglimento delle nevi e sono un indicatore importante per distinguere il ruolo del cambiamento climatico rispetto a quello di altre cause come la deforestazione e la regimazione dei fiumi. Queste scoperte sono state rese possibili grazie al nuovo database creato dagli autori dello studio, che include la datazione esatta di quasi tutti gli eventi alluvionali riportati dalle fonti negli archivi storici. Lo studio è il primo al mondo a valutare i periodi storici ricchi di alluvioni per un intero continente in maniera così dettagliata.

Dati migliori, previsioni migliori

A causa del cambiamento nei meccanismi di formazione delle alluvioni, Günter Blöschl sostiene sia necessario l’uso di strumenti per la valutazione del rischio alluvionale basati sui meccanismi fisici coinvolti e strategie di gestione che possano tenere conto dei recenti cambiamenti nel rischio. “Nonostante gli sforzi necessari per mitigare i cambiamenti climatici, vedremo comunque gli effetti di questi cambiamenti nei prossimi decenni”, afferma Blöschl, che conclude: “La gestione delle alluvioni deve adattarsi a questa nuova realtà”.

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Clima: piantare alberi è veramente la risposta?

Torture, orge, spaccio, prove false, ritorsioni: cosa avveniva alla caserma di Piacenza

People For Planet - Gio, 07/23/2020 - 15:00
Di tutta la caserma, solo un militare non è coinvolto nelle indagini

Per la prima volta in Italia si sequestra un’intera caserma, la “Levante” di via Caccialupo, a Piacenza, perché all’interno si commetteva ogni tipo di reato, anche durante il lockdown, anche quando a Piacenza si contavano i morti al termine di ogni giornata. Di tutta la caserma, solo un militare non è rimasto coinvolto nell’indagine. Solo uno. Chissà com’era per lui lavorare lì.

Sei carabinieri, insieme ad altre sei persone, al termine di un’inchiesta senza precedenti svolta dalla Procura della città e dalla Guardia di finanza. Secondo il neo procuratore Grazia Pradella sono contestati “reati impressionanti, dalla tortura alle lesioni personali, ma soprattutto l’attività di spaccio di droga durante il lockdown mentre la città emiliana piangeva i suoi morti”.

A quanto è finora emerso, i reati contestati sono numerosi e gravissimi: si parla di traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, arresti illegali e tortura su cittadini, anche innocenti, con particolare predilezione per le vittime straniere. Una vera e propria organizzazione criminale che dal 2017 poteva permettersi di fare qualunque cosa nel più totale silenzio omertoso.

Orge, torture, prove false, droga rivenduta: la lista degli orrori

Tra le ipotesi di accusa c’è una certificazione falsa fornita da un carabiniere ad uno spacciatore piacentino, che l’ha usata per rifornirsi di droga a Milano durante la quarantena. Gli investigatori hanno anche ricostruito diversi pestaggi, tra cui quello di un cittadino arrestato ingiustamente e accusato di spaccio con prove false costruire ad arte. Un altro militare della stazione avrebbe addirittura gestito un’attività di spaccio attraverso un pusher di fiducia. E poi selfie con i pusher, orge, droga sequestrata e rivenduta, falsi arresti, false testimonianze, persone incastrare con false prove. Una lista infinita, “un colpo al cuore”, ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Massimo Savo, sottolineando una “totale disponibilità” alla collaborazione con gli inquirenti. Di collaborazione e trasparenza, finora, ben poca, anzi, il quadro che ne esce riporta un clima di totale omertà. “Faccio fatica a definire questi soggetti ‘carabinieri’,” ha commentato Pradella.

Censurati come se fossero minorenni

Se ci fosse stato l’extracomunitario accusato di qualche piccolo reato, anche con il segreto istruttorio in corso, avremmo avuto subito nomi, volti, abitazioni, tutti gli identificativi, invece dei carabinieri già in carcere e del loro comandante agli arresti domiciliari ha iniziato a emergere qualcosa solo oggi. Circola una loro foto sui giornali, in cui sfoggiano banconote con atteggiamenti da ‘gomorristi‘, come li ha definiti il Manifesto, ma i volti sono censurati, come se si trattasse di minorenni, e non di ‘servitori dello Stato’ con ruoli pubblici.

Soccorriamo i miliardari che soffrono!

People For Planet - Gio, 07/23/2020 - 15:00

Ci sono decine di migliaia di associazioni impegnate nella solidarietà verso ogni sorta di diseredati. Non esiste nessuna onlus che abbia l’obiettivo di portare conforto ai miliardari. Mi sembra una grave carenza: tutti hanno diritto alla felicità!

L’idea che i miliardari non abbiano bisogno di aiuto perché possiedono miliardi (non milioni, miliardi!) è un retaggio cattocomunista.
Il dolore psicologico non è commisurato al livello di sofferenza reale, ognuno patisce il proprio dolore in modo assoluto. Il fatto che sia meglio piangere su una Roll Royce che piangere in tram è inoppugnabile ma non lenisce la sofferenza degli uomini più ricchi del pianeta.

Un libro appena uscito alza la cortina che nasconde questo mal de vivre.
Ashley Mears è una sociologa dell’Università di Boston che ha un passato da fotomodella di successo. Ha frequentato per anni i locali più alla moda del pianeta, dove i paperoni passano la serata spendendo dai 5mila ai 100 mila dollari a botta. Ashley Mears nel suo libro si concentra sulle modelle che sono la vera attrattiva di questi locali, magrissime, non sono pagate e frequentano questi luoghi per sentirsi importanti, lusingate dal lusso che viene offerto loro gratis. Il libro si concentra sui meccanismi psicologici che inducono le modelle a fare da esca per i ricconi e i ricconi a gasarsi per la presenza di queste magrissime fanciulle, simbolo dell’essere alla moda, e a fare a gara tra loro per vedere chi spende di più. Il titolo del volume è molto esplicativo: «Very Important People: Status and Beauty in the Global Party Circuit» (Persone molto importanti: status e bellezza nel party globale).

Pone varie domande tipo: come mai i miliardari godono nell’essere circondati da modelle anoressiche, che generalmente non cercano di portarsi a letto?
Come mai invece le cameriere di questi locali sono formose e (si sospetta) che siano invece bersaglio sessuale dei magnati suddetti?

Ma a me interessa un altro aspetto della questione: come mai un bipede, apparentemente ragionante e pure apparentemente sveglio (visti i soldi che ha fatto) decide di buttare via 100mila dollari in una sera, pagando una bottiglia di champagne 50 volte il suo prezzo? Come mai si bea di avere intorno modelle che poi non desidera sessualmente? E se gli piacciono le cameriere formose perché non si rivolge direttamente a loro ottenendo prezzi molto più competitivi?
Quale turba psicologica li porta a sentire il bisogno di affermarsi socialmente buttando i soldi dalla finestra?
Per gratificare la loro autostima e il loro senso di dominio non gli basta leggere i numeri sui loro estratti conto bancari e sfogare la propria insicurezza insultando o licenziando qualche subalterno o chiudendo interi settori produttivi e mettendo sul lastrico migliaia di famiglie?

Mi viene in mente il diario di una playgirl di Playboy degli anni settanta. Allora andava forte un certo Kassogi, finanziera arabo specializzato in traffico d’armi e di qualunque altro prodotto in grado di arricchirlo in modo spaventoso. Questo signore era solito incontrare ricchissimi clienti e soci di mezzo mondo ospitandoli sul suo yacht esageratamente grande, ancorato al argo di Montecarlo. Per ravvivare l’ambiente richiedeva a un’agenzia di New York i servizi delle ragazze che apparivano sul paginone centrale di Playboy. Gli costavano uno sproposito, parliamo, in denaro di oggi, di 2 o 300mila euro per una settimana al mare in compagnia di miliardari, mangiando solo vero caviale, qualità oro, e altra roba che solo l’1% della popolazione mondiale può permettersi.

Nel suo diario la ragazza raccontava che insieme ad altre bellezze perfette, tutte omologate dalla rivista patinata, era stata per 7 giorni sul panfilo, con addosso solo un po’ di filo interdentale camuffato da due pezzi, e nessuno aveva fatto sesso con lei. Dal gruppo di magnati colà convenuti aveva ricevuto solo un paio di palpatine en passant. E questo non perché non fosse abbastanza bella o troppo altera. La stessa sorte era toccata alle altre playgirl. La ragazza diceva che le era dispiaciuto perché a lei fare sesso piaceva e alla fin fine si era un po’ annoiata.

Spero che tu abbia afferrato la questione. I ricchi hanno gravi problemi.
E il fatto che non tutti abbiano comportamenti così dissennati come quelli che ho qui descritti ci funge da prova al contrario di questa tragica realtà.

Ad esempio Richard Charles Nicholas Branson, il fondatore della Virgin, è un miliardario che sta bene. E lo so perché le sue trovate demenziali sono chiaro segno di uno spirito che sa come dare valore alla propria esistenza. Appena guadagnò i primi dieci milioni di sterline si tolse la soddisfazione di atterrare di persona, sulla piazza antistante la borsa di Londra, vestito da Uomo Ragno, utilizzando un complesso e costosissimo sistema di funi di kevlar, ultra sottili, che gli permisero di scendere dalla finestra di un palazzo esattamente nello stesso modo che Spider Man avrebbe utilizzato.
Non sazio creò una linea aerea dotata di un senso dell’ospitalità fuori dal comune, riuscì a dimostrare in tribunale, grazie ad un’ armata di investigatori privati che la British Airplane aveva commesso parecchi reati cercando di sabotare la Virgin, incassò decine di milioni di sterline di risarcimento, comprò linee ferroviarie, costruì radio e palestre e spese una cifra vergognosa per fare di persona il giro del mondo con una super mongolfiera e il più grande esperto planetario di volo in pallone, il che peraltro rischiò di ammazzare tutti e due. Non sazio decise pure di strappare ai marinai Usa il primato per l’attraversamento dell’Oceano Atlantico in super motoscafo.
Arrivato a metà percorso disse che per sabotarlo gli avevano messo a bordo bidoni di carburante sbagliato. Ma risolse la questione facendosi rifornire da un aereomobile, munito di lunghissimo tubo, in pieno oceano. E comunque stracciò il record Usa facendo andare in estasi gli inglesi.
Ecco questo è uno che sa divertirsi!

Sono anni che propongo riflessioni sulla vita grama che vivono i miliardari, che annegano nell’assenza di significato delle loro vite. I soldi non possono da soli diventare lo scopo di una vita. E ne è riprova il fatto che non c’è differenza di aspettativa di vita tra un direttore di banca e un super miliardario. Il che dimostra che la ricchezza oltre un certo livello di grandezza, non fa la differenza: uno dei fratelli Mc Donald un giorno chiese all’altro: “Cosa puoi comprare con 20 milioni di dollari che non puoi comprare con 5 milioni di dollari’”. Ed erano gli anni sessanta e i milioni di dollari erano ben più pesanti di oggi.

Temo il fatto che tu sia tra i pochi lettori che siano arrivati a leggere fino a qui. Grazie. So che la maggioranza mi ha mandato a culo dopo le prime 20 righe.
E spero anche che tu abbia colto il profondo significato strategico di questo articolo; per costruire di una società più giusta e felice dobbiamo aiutare i miliardari a trovare un loro senso della vita che sia appagante!

Se ci riusciamo potrebbero mettersi a realizzare imprese grandiose per il bene di loro stessi e dell’Umanità.
Lasciare miliardi nelle mani di depressi ossessivi senza cercare di guarirli è uno spreco che non possiamo permetterci. La depressione dei ricchi è una malattia sociale che riguarda tutti. Pensa cosa potrebbero fare i ricchi se fossero un po’ più contenti di vivere…

PS – Per completezza devo citare il fatto che nella nostra epoca abbiamo visto, per la prima volta nella storia del mondo, dei miliardari che hanno speso in beneficenza, curando di persona progetti veramente incisivi, cifre di denaro impensabili: Bill Gates ha investito addirittura 35 miliardi di dollari, una cifra con la quale, quando ha fatto questa donazione a una fondazione, ci si poteva comprare tutta la Fiat. Ha creato anche un club dove puoi entrare solo donando un miliardo di dollari. E hanno aderito in parecchi con cifre anche molto superiori al cip di ingresso.

PPS – Tra le idee che ha avuto per affrontare il dolore dei miliardari segnalo anche il “Catalogo delle Merci Impossibili a prezzi ragionevoli” realizzato insieme a Eleonora Albanese. I miliardari hanno fatto a pugni per aggiudicarsi alcuni dei pezzi di maggior prestigio.
E chi non ha voglia di ridere peggio per lui.
Vedi http://www.enciclopediauniversale.it/catalogoimpossibile/index.html

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