[LIBRI] Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano

Uno sguardo smaliziato e anticonvenzionale su una straordinaria figura della cristianita'.

Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano

Ambrogio, vescovo della citta' di Milano, viene festeggiato il 7 dicembre; in memoria della sua nascita viene dedicata la premiere musicale al Teatro alla Scala; in quei giorni si inaugura in suo onore la fiera degli O bej o bej, le persone meritevoli vengono premiate con l'Ambrogino d'oro, una moneta su cui e' riprodotto il ritratto del santo, e a lui e' persino dedicato un piatto. Nonostante questo non si sa molto di sant'Ambrogio. Da dove viene? dove nasce? come si e' fatto vescovo? Per quale motivo era rispettato e temuto sia dai barbari germanici che dai sapienti greci? Dario Fo, in modo del tutto originale, ci racconta di quest'uomo che all'eta' di trentacinque anni circa si ritrova con sua meraviglia acclamato vescovo e implorato dalla popolazione ad accettare, a buttare alle ortiche l'abito di uomo del potere imperiale (amministratore, giudice, governatore, cioe' al culmine della carriera), a calzare la stola e a impugnare il bastone del pastore d'anime. Ci racconta di come Ambrogio, che prima del gran volo non professava alcuna fede, completamente estraneo al problema religioso, si sia buttato nel nuovo ruolo con un impegno e una passione stupefacenti. Di come abbia rischiato di essere ammazzato decine di volte, di come abbia sollevato la gente contro l'imperatore e contro la trivialita' dei ricchi.

Ambrogio giunge a Milano nel 370; ha appena ricevuto un ulteriore incarico dall'imperatore Valentiniano I: si tratta, oltre che di amministrare la giustizia dell'Urbe e mantenere l'ordine fra i dipendenti imperiali e il popolo, di occuparsi dei delicati affari politici dello Stato. In quel tempo a Milano si stava vivendo una situazione di fermento riguardo il problema della conduzione religiosa. Il seggio vescovile, per molti anni tenuto da un vescovo di fede ariana, Aussenzio, era da poco vacante. I cattolici pretendevano di porre un proprio rappresentante alla direzione liturgica della citta'. Ambrogio, forte della sua carica e del prestigio di cui godeva, si accollo' il compito di gestire e risolvere con equanimita' il problema della scelta. Ambrogio inizio' con l'ascoltare i vari interventi che designavano i due proposti concorrenti al seggio... Alla fine prese la parola per esprimere il suo punto di vista riguardo ai valori e alle carenze che personalmente egli rilevava in entrambi. Doveva di certo possedere una grande dote di intrattenitore e la facolta' di farsi ben comprendere da chiunque... Non aveva ancora finito di parlare al popolo quando tutti i presenti, abbandonata ad un tratto la collera reciproca, si trovavano a convergere, nella scelta del nuovo vescovo, proprio su quel consigliere di concordia. Al termine della relazione di chiusura esposta da Ambrogio esplose un applauso straordinario, contrappuntato da grida d'entusiasmo. Gridavano che egli fosse subito battezzato "E' lui che dovete eleggere a nostro vescovo: non ci sara' mai un unico popolo cristiano se non ci darete per pastore questo uomo".

 

Libro, 222 pagine, anno 2009
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