[STAMPA] Dario Fo e Franca Rame tornano con “Mistero Buffo”

MISTERO BUFFO 2011: BRANI INEDITI

A 42 anni di distanza dalla “prima” di uno degli spettacoli che hanno fatto la storia del teatro, Modena avrà l’occasione di rivederli di nuovo insieme.

 

Regalo di Natale imperdibile, per chi riuscirà ad accaparrarsi i biglietti, di Forum Eventi, la rassegna organizzata dalla Banca popolare al Forum Monzani. Il 10 dicembre a sorpresa Dario Fo e Franca Rame porteranno in città il “Mistero Buffo”, il loro spettacolo più famoso che concluderà la stagione autunnale della manifestazione di presentazioni librarie, spettacoli e musica gratuiti che finora è stata seguita da 10mila spettatori tra ottobre e novembre.

Dario Fo, per la sua ricerca teatrale e linguistica sui secoli medievali ha ottenuto nel 1997 il premio Nobel con questa motivazione: «A Dario Fo… che nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati…» e il mistero Buffo, inaugurato 42 anni fa ne è la massima espressione con le rievocazioni storiche di Fra Dolcino e della fame dello Zanni. Era infatti il 1969 quando Dario Fo e la moglie Franca andavano in scena a Milano per la prima volta e ora tocca a Modena, con i biglietti dello spettacolo già in prevendita presso tutte le filiali della Banca Popolare dell'Emilia Romagna. E' lo stesso Fo – protagonista pochi anni fa di una lettura del Duomo e della Ghirlandina in piazza Grande – a spiegare la ragione del successo di “Mistero Buffo”: «Nel 1969, in occasione della prima, recitavamo in un capannone di una piccola fabbrica dismessa,in via Colletta, che avevamo trasformato in una sala di teatro con il nostro gruppo. Franca ed io ci alternavamo sul palcoscenico eseguendo monologhi di tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo, non solo italiane, ma provenienti da tutta Europa. Lo spettacolo ottenne grande successo e venne replicato centinaia di volte nel capannoe di via Colletta, in palazzetti dello sport, chiese sconsacrate, locali cinematografici, in balere e perfino in teatri normali».

E il teatro popolare che con le sue storie, spesso reali, e il suo linguaggio popolare – poi da Fo trasformato in grammelot, la lingua dei giullari – non aveva nulla da invidiarea quello erudito. «Non esiste – continua Fo – una forma espressiva popolare autonoma perché l'unica cultura autentica e di pregio è quella espressa dal potere dominante. L'altra, quella cosiddetta popolare, in verità è solo risultato di scopiazzature (...) - conclude l'attore – scoprimmo dei ricercatori di grande valore che ci davano ragione, a cominciare da Pitrè, Toschi e De Bartholomeis, Tullio de Mauro e Gianfranco Folena».

Il Mistero Buffo è stato rappresentato anche in Inghilterra, Spagna, Grecia, Russia e Francia. Al centro della rievocazione teatrale c'è il giullare, l'espressione teatrale del popolo con la propria cultura e i propri sentimenti di rivolta, resi da Fo e Rame con modi espressivi tipici di chi si esibiva nelle piazze, nei mercati e la recitazione in grammelot, articolazione di suoni e di azione assieme, nato poiché gli “attori” viaggiavano in luoghi in cui si parlavano lingue diverse e dovevano farsi intendere da tutti con testi satirici che sbeffeggiavano i potenti in modo grottesco. Lo stesso titolo dello spettacolo deriva dalla scelta di Fo di trattare l’espressione popolare nella sua forma ironico-grottesca come mezzo di provocazione, di diffusione e di agitazione delle idee. Già dal III-IV secolo dopo Cristo il termine “mistero” indicava uno spettacolo, una rappresentazione sacra e l'aggiunta di “buffo” conduce dunque a una “rappresentazione di temi sacri in chiave grottesco-satirica”. Per info: 059.2021093 e www.forumguidomonzani.it.
Stefano Luppi

fonte: gazzettadimodena.it

 

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