XXXVI PUNTATA - SESSO?

 

La Repubblica 15.10.94

RATZINGER: NIENTE COMUNIONE PER CHI SI RISPOSA

"Niente comunione per divorziati, risposati e conviventi". Il durissimo diktat è stato definitivamente pronunciato ieri dal cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione della dottrina della Feda. Il porporato ha messo così a tacere quelle speranze emerse nei mesi scorsi su iniziative di numerosi vescovi, in particolare tedeschi e del nord Europa, che avevano prospettato la possibilità per le coppie cattoliche divorziate e risposate con rito civile di poter accedere al sacramento della comunione dopo un giudizio di "coscienza" da parte di un sacerdote confessore. 

I fedeli che vivono in una condizione matrimoniale "irregolare", si legge nel documento, "non sono scomunicati, anzi, non si dovrà usare nei loro confronti alcuna discriminazione". Per loro, però, il prefetto dell'ex Sant'Ufficio vieta tassativamente la comunione, pur lasciando aperta una sola possibilità: alla comunione, sancisce il documento vaticano, si potranno ammettere solo i divorziati risposati che "pentiti, si confessano e vivono per sempre senza rapporti sessuali. In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitaro lo scandalo". Frequentando cioè parrocchie di altri quartieri dove i divorziati risposati non sono conosciuti. Un "consiglio" obiettivamente poco evangelico, se si considera che stando agli insegnamenti di Gesù Cristo il cristiano non deve mai vergognarsi della sua fede. Ma è l'intero spirito della lettera che farà fatica ad essere accolto dal cosiddetto popolo di Dio, che ogni anno scopre quanto sia alto il numero dei matrimoni cattolici annullati dalla Rota Romana. Lo scorso anno tra le cause di nullità matrimoniali indicate dai giudici vaticani ci fu ad esemprio: l'appartenenza all'ideologia sessantottina dei due coniugi, l'assunzione di stupefacenti, malattie mentali o semplici disturbi psicologici, immaturità psico-affettiva e indisponibilità alla procreazione.

 

Corriere 12.09.94

"RIPETETE CON ME: SESSO, SESSO, SESSO"

Per le scolaresche del Regno Unito un nuovo esercizio in classe: si riperterà in coro e a squarciagola per almeno due minuti la parola "sesso". Il ritornello ha in apparenza capacità taumaturgiche: aiuta a esorcizzare imbarazzi, ritrosie, complessi nei confronti dell'eros. Anche il gioco delle associazioni sarà presto impiegato a mani basse: la professoressa getterà lì parole come "erezione" "masturbazione" "fellatio" e per i ragazzi il compito in classe consisterà nella ricerca di altre espressioni che indichino gli stessi concetti. Dopo parecchie controverse sperimentazioni l'educazione sessuale diventa materia obbligatoria nella "secondary school", la ascuola media cui si ha accesso a undici anni. Il ritornello con la parola "sesso" ripetuta a noia e il gioco delle associazioni sono caldeggiati da un manuale "Predere il sesso sul serio" che un gruppo di scuole ha già adottato come libro di testo tra lo sconcerto delle associazioni dei genitori e della destra conservatrice. Il manuale non lascia proprio nulla al caso, non ci sono teorie e prassi dell'amore fisico che rimangano in ombra, le tendenze sado-masochistiche vengono spiegate accuratamente, c'è da farsi una cultura su diciannove diversi tipi di rapporto (compresi quelli "multipli" con più partner e lo "scambio delle coppie").

Un approccio tutto diverso e con effetti opposti è invece segnalato dall'America. Qui i programmi educativi contro le molestie sessuali insegnano ai bambini ad aver paura di tutti, compresi i genitori. Lo denuncia un libro intitolato "Con le migliori intenzioni" che sta spingendo gli educatori americani a domandarsi se non abbiano sbagliato tutto. Due terzi dei bambini americani frequentano corsi di prevenzioni delle molestie sessuali. Tuttavia quando alcuni di queste classi sono state messe a confronto con altre cui gli insegnati non avevano mai parlato di sesso è risultato che i bambini "addestrati" non avevano la minima idea sul modo in cui difendersi da un maniaco sessuale. Avevano soltanto una maggiore paura degli adulti in generale.

 

 

L'Indipendente 12.09.94

IL SESSO, QUESTO SCONOSCIUTO

Caro direttore,

sulla terra non esistono mostri nati come tali, ma vengono creati dopa da un'errata educazioni. Anche chi frequenta le lucciole lo sa che riaprire le "case chiuse" non è proprio la soluzione migliore. Se è umiliante per la donna che si fa pagare, lo è anche per l'uomo che paga. Se c'è qualcuno che può meglio gestire l'educazione sessuale, questi è la donna. È lei che deve insegnare all'uomo come deve comportarsi. Nel nostro Paese vi sono dei ragazzi di 17/18 anni già fidanziati che non sanno cosa sia il clitoride della donna. Guai: parlarne è tabù. Soprattutto in famiglia o nella scuola. Così nascono le incomprensioni e i litigi tra le coppie, la donna si arrabbia perché non raggiunge l'orgasmo e il più delle volte tace per pudore o timidezza.

Luciano Mazzoni, Bologna.