LE DUE GUERRE

l'autore della foto è Tano D'Amico.

 

Di Antonietta M. Gatti

 Laboratorio dei Biomateriali,

 Dipartimento Integrato di Neuroscienze, Testa e Collo e Riabilitazione

 Università di Modena e Reggio Emilia

  Se negli anni Sessanta la responsabilità di qualsiasi comportamento umano aberrante era allegramente scaricato sulla società, oggi il nostro approccio al problema è decisamente più scientifico: la colpa sta nel DNA. Nel 2003 un professore di Neuroscienze, tale Evan Deneris della Case Western Reserve University, scovò il gene dell’aggressività e dell’ansia e, dunque, a ben vedere, della guerra. Se è così, la guerra è inevitabile perché la portiamo scritta dentro di noi e, se la portiamo dentro di noi, cercare di eliminarla è fatica sprecata. Ma, al di là della genetica, giustificazioni per fare a botte ce n’è a iosa, da ideali politici a istanze religiose, da classifiche stilate in base all’etnia a pretese territoriali comunque giustificate, e chi più ne ha, più ne metta. In aggiunta, senza che ce lo vogliamo confessare perché questo svilirebbe la nobiltà degl’intenti bellicosi, sotto sotto ci potrebbe stare anche un disegno più grande di cui noi non siamo che protagonisti inconsci: il contenimento dei numeri. Quando animali della stessa specie e, dunque, con le stesse esigenze, si trovano a condividere aree troppo piccole, l’unica possibilità che hanno è di liberarsi del concorrente. La Natura è crudele? Fate voi. Comunque, la Natura sfugge ad ogni giudizio morale: la si deve accettare perché non c’è alternativa.

Però, se la guerra ce l’abbiamo scritta in ogni cellula e, dunque, è una caratteristica della nostra specie, forse sarebbe meglio non esagerare e dare un’occhiata ai rischi che un’attività del genere comporta al di là del puro, semplice e scontato ammazzare il nostro simile occasionalmente nemico. A mero titolo di riflessione, prendiamo

la prima Guerra del Golfo, quella del 1991. Finito il loro periodo di servizio, alcuni militari tornano dall’Iraq o dal Kuwait portandosi a casa strani sintomi, anzi, strane collezioni di sintomi non descritti nei libri o, comunque, apparentemente non in relazione tra loro. La cosa dà fastidio ai comandi militari, non per i malati in quanto tali: in fondo, si tratta solo di soldati e, se un soldato muore, il tutto rientra nell’ordine delle cose; ma per il possibile impatto che un fatto del genere potrebbe esercitare sulla popolazione che, con le proprie tasse, paga i costi della guerra e il cui consenso o, comunque, non dissenso, è indispensabile. Così, come è prassi consolidata da sempre, si decide di negare fatti pure evidentissimi, e questo anche con la complicità di media e di accademici accomodanti.

Passa un quindicina d’anni abbondante, sul Golfo Persico si combatte un’altra guerra, se ne combatte una anche in quella che fu la Jugoslavia e i malati di queste strambe malattie aumentano. E mica si tratta solo di soldati: c’è anche un sacco di civili e, cosa seccante e imbarazzante, ci sono anche tanti bambini, alcuni dei quali non ancora nati, ma che quando riescono a nascere hanno malformazioni più o meno orrende, alcune delle quali incompatibili con

la vita. Non ci sarà, per caso, un lato “oscuro” della guerra? E, visto che ad ammalarsi non sono solo i “cattivi”, ma anche i “buoni”, non ci sarà un lato della guerra che non guarda in faccia a nessuno?

Io, per mestiere, di militari ammalati ne incontro parecchi e, con l’aiuto di un microscopio elettronico un po’ particolare, vado a guardare che cosa c’è nei loro tessuti patologici. Uno di questi militari è Herbert Reed, americano, la cui storia si può leggere all’indirizzo (http://thirdestatesundayreview.blogspot.com/2006/08/herbert-reed-blood-in-his-urine-and.html)

Insieme con lui ho conosciuto due suoi commilitoni, anche loro ammalati, e le storie si accavallano e si ripetono con martellante ripetitività per loro, americani, per i francesi, per gl’inglesi e per gl’italiani che ho incontrato di persona o le cui peripezie mi sono state raccontate dai genitori o dalle mogli perché loro non c’erano più. Bene, prendiamo allora Herbie Reed. Già in Iraq sta male e si fa visitare: non è niente. Torna a casa e sta peggio, con tutta una serie di sintomi che vanno dalla stanchezza cronica a difficoltà ad urinare, dall’insonnia a dolori lancinanti in tutto il corpo a gravissime difficoltà respiratorie. Lo mandano in un ospedale militare da dove lo dimettono senza una diagnosi ma con una documentazione che nega che le malattie, vere o presunte che siano, abbiano a che fare con guerra. Eppure, i sintomi ci sono: io stessa l’ho visto prendere antidolorifici e viaggiare trascinando perennemente dietro di sé una valigia montata su ruote contenente un respiratore senza il quale non potrebbe vivere. E se c’è un effetto, ci sarà pure una causa ma, evidentemente, questo concetto così apparentemente banale è stato pensionato come pure, almeno stando alle apparenze, pare sia stato pensionato il cervello pensante. Sia come sia, Herbert viene trasferito ad altre attività con la speranza che, non potendo di fatto lavorare, si dimetta e si tolga dai piedi, magari andando a morire altrove, non più in carico all’Esercito e, dunque, fuori da ogni statistica.

Guardiamo le cose freddamente: dal loro punto di vista, i militari hanno perfettamente ragione. L’unico rischio che la guerra deve comportare è essere ferito o magari anche morire per una bomba, una pallottola (è consentita anche quella da fuoco amico), durante il servizio, e se la cosa è particolarmente vistosa per qualche motivo, allora c’è un’ottima occasione per organizzare dei bei funerali con le bare ricoperte dalla bandiera che poi viene ripiegata in modo preciso, forse anche un po’maniacale, e consegnata ai famigliari. Ma militari che tornano senza una ferita apparente e che poi muoiono in un letto d’ospedale, dopo un’imbarazzante, magari lunghissima, agonia, condita di diagnosi incerte, spesso emesse dopo lunghi indugi, e di cure inefficaci, non sono contemplati: questo non è morire da soldato. Morire in patria fra monitor, pillole, flebo e padelle di una malattia neanche ben chiara non fa parte del copione, e poi, se la voce si diffonde, tra pacifisti e richieste di risarcimenti, c’è da stare freschi. Bisogna negare, e questo a dispetto di ogni evidenza.

E’ sempre stato così? Non saprei, ma vediamo che cosa sono le guerre moderne. Il protocollo inizia bombardando scientificamente, chirurgicamente, se non viene troppo da ridere con questo avverbio, con gli ultimi ritrovati della tecnologia. Per prima cosa occorre distruggere tutto ciò che di “nevralgico” era stato costruito ed è solo dopo questa prima azione di distruzione che i soldati, in genere i fanti, vanno fisicamente su quella terra distrutta, a prenderne possesso. Dappertutto ci sono solo “brandelli di muro”, come avrebbe detto Ungaretti, ma attenzione: tutto il muro che non si vede più c’è ancora, eccome. Le bombe lo hanno sminuzzato a polveri sottilissime, del tutto invisibili all’occhio ma ben evidenti se si hanno gli strumenti adatti e, ahimé, ancor meglio rilevate dai tessuti umani e dalle cellule che reagiscono male a simili indebite presenze. E queste polveri, i fantasmi di quelle che furono delle costruzioni, aleggiano nell’aria per tempi impossibili da pronosticare ma, comunque, lunghissimi. Un inquinamento, insomma, indotto in un  attimo e destinato a durare forse per sempre. Per sempre perché la maggior parte di queste polveri non è degradabile né dalla Natura né da qualsiasi tecnologia di cui oggi possiamo disporre. E’ da lì che comincia l’altra guerra, quella combattuta a ben altri livelli, e questa ha regole ferree, con cui non si può discutere, per cui non ci sono azioni diplomatiche che tengano. Con le nostre bombe supertecnologiche abbiamo alterato l’equilibrio naturale inquinando aria, acqua, terreno, vegetali, animali e uomini. Va da sé che gli uomini sono uomini qualsiasi abito vestano e, perciò, non ha importanza se si tratta di militari o di civili o di quei volontari che vanno a prestare il loro soccorso. Ma se i militari qualche mezzo di protezione ce l’hanno: maschere antigas e contatori Geiger, per esempio, e i civili sono i nemici e, dunque, devono essere uccisi per la logica stessa della guerra, i volontari sono, in un certo senso, trasparenti. Non appartengono ad una nazionalità precisa, non sono schierati e, dunque, non sono catalogabili né come amici né come nemici, e, a ben guardare, a volte sono pure d’intralcio, se non altro perché vedono certe cose e non tengono la bocca chiusa. Questi vanno lì, mangiano ciò che mangia la gente, bevono la stessa acqua, respirano la stessa aria e quasi mai sono informati dei reali pericoli che corrono. Io ne ho incontrati: ti guardano stupefatti della loro malattia, come se il loro slancio di generosità dovesse obbligatoriamente renderli immuni da tutto. Invece non è così:

la Natura non ha regole morali o, almeno, non quelle che ci aspetteremmo o che vorremmo. Se noi ne alteriamo l’equilibrio, la Natura ne riprende subito un altro senza curarsi del fatto che questo nuovo equilibrio sia o no compatibile con le esigenze di una specie piuttosto che di un’altra. Ovviamente, l’uomo non gode di alcun privilegio e, da signore del creato come con presuntuosa ingenuità ama autodefinirsi, può tranquillamente trasformarsi nella più debole delle creature.

Nessuno strumento è buono o cattivo in sé, ma tutto dipende dall’uso che se ne fa e il cervello non è diverso da qualsiasi altro strumento. Chi è saggio lo usa per il meglio che, poi, di solito coincide con il bene di tutti. Se i politici, i militari e, perché no?, anche la gente comune, volessero soffermarsi un attimo su questa ovvietà, forse sarebbe la specie umana a ricavarne vantaggi, non ultimo, uno economico. Di fatto, tentare di ripulire le aree inquinate dalla guerra comporta spese elevatissime a fronte di risultati che non si possono altro che definire modesti quando non del tutto nulli. L’ho detto: le polveri inorganiche generate dai bombardamenti moderni sono in gran parte eterne e così piccole e sfuggenti da eludere ogni possibilità di cattura. Per di più, oggi sappiamo perfettamente che queste polveri causano un’infinità di malattie, moltissime delle quali inguaribili per la medicina odierna. E allora, che cosa si fa? Negli anni Cinquanta, in una cittadina americana, furono sotterrate scorie radioattive provenienti da un ospedale. Poi, su questa zona, fu costruito un bel parco in cui andavano a giocare i bambini. Malauguratamente, parecchio tempo dopo, insorsero nei frequentatori abituali di quel parco patologie tali da far capire che quella zona era contaminata e lo sarebbe stata ancora per tempi lunghissimi, anzi, in termini di generazioni umane, tempi infiniti. In maniera non dissimile, quando un poligono militare raggiunge un livello d’inquinamento troppo elevato, si regala il terreno alla comunità, senza, però, stare troppo a fare i pignoli sui rischi dell’operazione. Insomma, una patata bollente passata furbescamente ad altre mani tutte contente di tanta generosità.

Ormai è un dato di fatto inoppugnabile: negli ultimi, pochissimi anni abbiamo inquinato il nostro pianeta più di quanto abbiamo fatto nei due milioni di anni precedenti, così valicando ogni limite di sostenibilità e, in certe zone, le guerre moderne sono le responsabili maggiori di questo problema. Che cosa vogliamo fare? E se, non sapendo risolvere i problemi con l’ausilio della ragione, tornassimo a risolvere le guerre con il sistema degli Orazi e dei Curiazi?

 

 


Commenti

Quando siamo di fronte a questioni del tipo se far parte o no di una guerra più o meno giusta, anche qualora questo avesse un senso, e decidere se mandare i nostri concittadini a prendere malattie agonizzanti o se va "bene" morire, in tal caso dovrebbero essere tutti gli italiani a decidere di conseguenza di modo che nessuno possa incolpare semplicemente i politici e politicanti di ciò. Sono venuto a sapere da un video di Beppe Grillo su youtube che in provincia di Bolzano esiste una associazione che si batte da tempo per avere degli strumenti di democrazia diretta. Con democrazia diretta intendo nè più nè meno potere decisionale ai cittadini. Sono state raccolte 13mila firme per costringere il consiglio pronviciale a varare una legge per la democrazia diretta. Molto spesso ci si appella all'articolo 11 della costituzione italiana tanto che le conclusioni che se ne traggono sono 2 ed entrambe non gradevoli: il presidente della repubblica garante primo della costituzione italiana non fa bene il proprio lavoro oppure ci riesce ma è la costituzione stessa a non avere alcun valore effettivo. Ma allora perchè non raccogliere firme per obbligare il parlamento a varare una legge speciale che faccia decidere di volta in volta il popolo italiano se entrare o meno a far parte di un intervento militare di qualsiasi tipo? La gente vuole decidere sulle grandi questioni e non mi si dica che non è possibile semplicemente perchè l'Italia è una repubblica parlamentare. Allora in questo caso dovrebbero esser vero che la costituzione abbia qualche valore...
La gente è disposta a pagare di tasca propria per sostenere tali iniziative.
Voglio le primarie almeno sulle grandi questioni.

Se ci fosse qualcuno che promuovesse un simile referendum sarei la prima a piazzarmi in strada a raccogliere firme....il popolo deve poter decidere direttamente sulle questioni importanti!!!!!

Dott. Gatti mi permetta un commento. Sono ovviamente d'accordo sul fatto che le guerre generano sofferenze specie tra i piu' deboli, che le cosiddette azioni chirurgiche lo sono probabilmente solo perchè poco trapela sui mezzi di informazione delle reali conseguenze ed effetti "collaterali", però... però.... qualcosa mi stona nel Suo intervento, è stonato il ricondurre tutto e sempre alla questione delle nanopolveri, dell'"inquinamento" generato delle azioni belliche... quasi come se, una volta eliminati questi "spiacevoli" effetti collaterali ( ci arriveremo, non ne dubiti, alla guerra "pulita"...), tutto sommato gli "altri" effetti delle guerre, giuste o ingiuste che siano, passano in secondo piano.
Insomma il Suo mi pare un intervento un po' troppo "di marketing" se mi passa il termine, volto a richiamare l'attenzione su un aspetto particolare che è poi quello che Lei segue per professione. Nulla di male, potrebbe essere solo una mia impressione, ma tant'è. Inoltre rimango sempre allibito dal leggere cose come la frase "... Per di più, oggi sappiamo perfettamente che queste polveri causano un’infinità di malattie, moltissime delle quali inguaribili..." ebbene tutte le Sue dichiarazioni in sedi ufficiali (commissioni parlamentari) parlano di "possibilità di concausa..." e mettono in guardia dal trarre conclusioni, portando la sola constatazione della presenza di teli residui nei tessuti. E qui mi torna il mente il marketing, la pubblicità....
Cordiali saluti e buon lavoro
Vincenzo

Bel post, fa riflettere su tanti aspetti della vita moderna...Grazie per lo spunto!
Ma mi scuso ho bisogno di uscire dal tema perchè ieri è stato condannato Dell'Utri a due anni per estorsione, e nessuno l'ha detto, nessun giornale, nessun tg...Ho cercato con google e solo Adnkronos e Reuters davano la notizia! E tutti parlano d'altro, e i politici di sinistra che non dicono niente, e come al solito imperano le ricette i cagnolini e i vip nei tg...In una democrazia vera sarebbe scattato il finimondo, il fondatore del primo partito d'Italia (come voti) condannato per mafia, e invece tutto passa liscio come l'olio! Scusate per questo sfogo ma la democrazia mi sembra molto lontana! Ancora un pò e dobbiamo temere i bombardamenti di Bush che vuole riportare la democrazia!

ok ma non facciamo come nel blog di Grillo, dove un posta sulla fame nel mondo e l'altro gli risponde che ha un problema con il gatto... altrimenti viene fuori il solito minestrone!! Scusa e ciao!

Vincenzo

Grazie Antonietta per il lavoro che svolgi, che reputo molto importante, oltre che a livello fisico, anche a livello di coscienza individuale e collettiva...... Grazie inoltre per questo post, che fa riflettere e ci dà l'ennesima conferma che ci stiamo rovinando con le nostre mani, e tutto questo solo per il potere e il denaro.....
Il mondo ha bisogno di coscienza, e siamo noi che con le nostre azioni e il nostro amore possiamo contribuirvi.....

Grazie ancora a Franca a Dario ad Antonietta e al dott. Montanari

Andrea Gentile