Mirate bene? Desistete

di Tommaso Di Francesco, il Manifesto del 3 luglio 2007
 

Dopo le minacce di attentati a Londra, l'autovettura con i kamikaze che si frantuma sui tornanti dell'aeroporto di Glasgow, domenica un massacro di civili in Afghanistan, l'ennesimo, ad opera della coalizione occidentale, e ieri l'attentato nel mucchio che uccide sette ignari turisti spagnoli in Yemen. La lunga scia di sangue non si ferma. Torna d'estate, ma non era mai cessato, il pendolo di sangue tra guerra e terrorismo. Mentre promettono a man bassa politiche di sicurezza a destra e a sinistra, ci resta una sola certezza: la guerra, in Iraq e in Afghanistan, ci lascia sicuri da morire.
 
A Roma, da questo punto di vista, si è aperta una verifica ineludibile, con la conferenza su giustizia e stato di diritto in Afghanistan, dove l'Italia è impegnata a ricostruire le regole della vita civile, ma poi, in guerra insieme alla coalizione Isaf-Nato, contribuisce a violare con le stragi i diritti umani. Apparteniamo alla genia che attribuisce alle parole tutto il peso che hanno. Sentire un'autorità del mondo, un potente, un governante - e il ministro della difesa italiano Parisi appartiene a questa schiera - gridare: «O miriamo bene o ci asteniamo» precipita l'immaginario nella farsa più crudele. Siamo, più o meno consapevolmente, dei criminali che forse «non sanno sparare» e comunque «non si astengono». Stavolta il massacro è di 80 civili, ma forse sono più di cento, ancora una volta nel sud dell'Afghanistan.
 
Dall'alto dei cieli, coraggiosamente, piovono sui villaggi afghani tonnellate di bombe. «Mirate o desistete», chiede il ministro. Si fa presto a dire di mirare: bombardiamo con F-15, F-16, con bombardieri pesanti B-52H e B-1B che sganciano per ogni missione - ce ne sono 1200 a settimana - 51 bombe a grappolo con circa 11mila bomblet, 30 bombe da mille libbre, 20 missili da crociera e 40 bombe a guida di precisione. Già, la precisione. Provate a essere precisi, a scartare il bambino e la donna dal talebano che nel villaggio opera perché magari ci vive. «Sparate bene» chiede il governo italiano. Bene come? In una realtà nella quale la guerra di terra, non solo delle cattive truppe americane ma di quelle dell'Isaf-Nato, non dà risultati, non è «meglio», com'è stato dal novembre 2001, fare terra bruciata per tagliare appoggi e legami? Quali comandi militari occidentali, consapevoli di utilizzare un tale potenziale distruttivo, possono raccontare la favola dei «dolorosi effetti collaterali»? Non ci sono effetti collaterali, ma solo obiettivi mirati a seminare terrore, con lo scopo di separare a forza i civili dai ribelli armati che non si sconfiggono e che, anzi, si moltiplicano.
 
«Imparate a sparare o lasciate perdere», non sembra lo stesso rimprovero che potrebbe pronunciare l'immancabile Al Zawahiri o il digitalissimo Osama bin Laden, i leader di Al Qaeda impegnati a declinare il terrore contro i civili occidentali e non, alle guerre irachene e afghane? «Impariamo a mirare o desistiamo» chiede il ministro Parisi. A questo punto della missione italiana, non è forse meglio uscire dalla guerra. E desistere.


Commenti

Lo dicevamo da tempi non sospetti e continuiamo a sostenerlo ora che i fatti ci danno ragione: il terrorismo non si combatte con una guerra territoriale. Sarebbe come bombardare la Sicilia per contrastare la mafia.
Altri devono essere gli strumenti per fermare le stragi terroristiche, è stato detto e ridetto, ma poco ascoltato: intelligence e cultura della pace in primo luogo.
Ma l'intelligence di casa nostra preferisce occuparsi di delegittimazione di magistrati scomodi (come l'inchiesta sul Sismi di Pollari e Pompa sembra dimostrare) e la cultura ha le sue difficoltà costretta com'è fra le logiche violente della guerra e quelle disumanizzanti del mercato.
In questo squallido panorama di sfiducia, la passività, la rassegnazione e il nichilismo prosperano, e così pure le conflittualità, le divisioni, i rancori.
Il nulla nulleggia, come diceva un noto fiolosofo.
Riusciremo, nonostante tutto, a trovare le forze umane e politiche per affrancarci definitivamente dalla logica perversa del conflitto in corso?
Riusciremo a farci ascoltare?

caro Garga, mi piacciono le tue rilessioni, davvero! sono gran belle riflessioni decisamente condivisibili e per questo ancor più apprezzabili, ma non riesco a capire il senso di alcune domande che fai.
chiedi se troveremo forze umane e politiche, chiedi se avremo ascolto e lo fai qua nel blog della senatrice.
perchè hai una così incondizionata fiducia nella senatrice? (attento ho detto senatrice no Franca Rame)
davvero mi interessa comprendere, forse io commetto qualche errore di valutazione che la tua risposta potrebbe far emergere
un grazie per la risposta
peace&love

filippo

"La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza" W. Blake "Non litigare mai con un idiota, la gente che guarda potrebbe non capire la differenza"

laura

Caro Filippo, il senso delle mie domande è così semplice che significano esattamente ciò che esprimono: l'incertezza di fronte a un'escalation, che pare inarrestabile, della conflittualità nel mondo.
Sono le stesse domande che si ponevano - così mi raccontano donne e uomini che hanno vissuto quel tragico periodo - nell'imminenza dello scoppio della seconda guerra mondiale. Purtroppo la risposta che quelle domande ebbero allora fu infausta, come ben sappiamo.
Le ripropongo qui e ora perchè le considero essere tornate di scottante attualità, nella speranza che questa volta, grazie all'insegnamento della storia, non si reiterino gli stessi nefasti e sciagurati errori.
Spero di avere chiarito i tuoi dubbi (che a me rimangono un po'oscuri) e le mie intenzioni.

caro Garga i miei dubbi non sono sulla validità delle tue domande, ma sul fatto che le poni alla senatrice.
non vorrei sembrati insistente ma per favore Garga mi dici perchè tu hai incondizionata fiducia nella senatrice?

filippo

Caro Filippo, la mia fiducia in Franca Rame (o nella Senatrice, se preferisci) è la diretta conseguenza del suo essere una donna sensibile ai problemi degli ultimi e dei dimenticati, coraggiosa, sempre pronta a mettersi in gioco in prima persona, profondamente onesta, intuitiva, creativa.
Ho fiducia in Franca perchè sta dando un esempio di politica partecipata, così diversa da quella delle segreterie di partito, così lontana dalle tresche di palazzo, dagli interessi personali, dalla sete di potere.
Una personalità davvero rara e mi dispiace che il tuo dogmatico concetto di coerenza non ti permetta di cogliere questi aspetti.
Non credo sia necessario stare a decantare qua tutte le cose che ha fatto e che, anche se qualcuno sembra non accorgersene, sta facendo per migliorare (per quel che è possibile nella profonda crisi politica e sociale che stiamo vivendo), le condizioni di molti di quegli ultimi e quei dimenticati di cui ho appena detto.
Mi pare siano ragioni sufficienti. Non so a quante altre persone potere attribuire gli stessi meriti e accordare la stessa fiducia e stima.

caro Garga, le nostre posizioni sono uguali, ma la direzione in cui guardiamo è diametralmente opposta
i motivi della tua fiducia nei confronti di Franca sono gli stessi che mi fanno apprezzare Franca ma censurare la senatrice.
il mio dogmatico concetto di coerenza, non mi pare così dogmatico, ma dovrebbe essere la guida di una persona che si candidi a rappresentare una fetta del paese, e sinceramente non vedo molta coerenza nel comportamento della senatrice, aggravato ancor di più da tutto il bakgraund di Franca

"Ho fiducia in Franca perchè sta dando un esempio di politica partecipata, così diversa da quella delle segreterie di partito, così lontana dalle tresche di palazzo, dagli interessi personali, dalla sete di potere."
come pensi che tutto questo possa cambiare se nessuno denuncia questo stato di cose?
se nemmeno Franca Rame ha il coraggio di denunciare questo stato quali speranze potremmo mai avere noi "poveri mortali"?
Franca continuerà a moversi fuori dalle loggiche partitiche mentre la senatrice contribuisce alla grande alla fortificazione di queste logiche?
quanta coerenza ci vedi in questo?

peace&love

filippo

Non si può limitarsi a dire stupidamente "mirate bene", quando sono anni che gli americani si comportano così e non gliene frega niente dei morti che fanno e delle città o villaggi che distruggono.
Rimanendo alleata l'Italia è complice di questi stermini.
Gli americani portano avanti una depravata cultura di morte nella quale crescono i loro figli (basti vedere i film americani) che poi diventano soldati assassini, incapaci di disobbedire a ordini disumani come quelli di bombardare villaggi abitati da molte donne e bambini. Spero solo che quei soldati paghino con la giustizia divina, se non in questa vita, nell'aldilà.

andrea cognetta

cara Franca come faccio a condividere quello che scrivi? come faccio a fare mia questa tua visione delle cose?
come faccio a darti appoggio incondizionato?
e pensare al contempo che la senatrice ha contribuito fattivamente a che tutto ciò accadesse?
la non ascesa del cavaliere vale davvero la vita di queste persone?

peace&love
filippo

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/07_Luglio/05/australia_pe...
La dichiarazione del ministro della Difesa australiano Australia: «Siamo in Iraq per il petrolio» «Ma anche per evitare la guerra tra sciiti e sunniti e il radicamento di Al Qaeda». Il premier Howard: «Terrorismo prima minaccia» CANBERRA - «La protezione delle risorse petrolifere è una delle ragioni per le quali le nostre truppe sono in Iraq». La clamorosa dichiarazione è del ministro della Difesa australiano, Brendan Nelson, effettuata davanti ai microfoni della radio nazionale Abc. «Altre due motivazioni sono evitare che la crisi umanitaria non degeneri nella guerra tra sciiti e sunniti, ed evitare il radicamento di Al Qaeda nel Paese. Per questi e altri motivi è estremamente importante che l'Australia non abbandoni prematuramente l'Iraq prima di una stabile sicurezza», ha detto Nelson che poi ha aggiunto: «Il Medio oriente, non solo l'Iraq, è un importante fornitore di energia, e gli australiani devono riflettere su cosa succederebbe se ci fosse un prematuro ritiro dall'Iraq».
(segue sul sito del corriere)

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/07_Luglio/05/francia_mini...
qualcuno ha dei dubbi, altri hanno certezze
peace&love

filippo