Ritorno a Fallujah

Tre anni dopo il devastante attacco degli Stati Uniti il nostro corrispondente è entrato nella città irachena sotto assedio, trovandola senza acqua pulita, corrente elettrica e medicine.

8 febbraio 2008 - Patrick Cockburn
Fonte: Indipendent on-line - http://www.independent.co.uk - 28 gennaio 2008, e 
 Associazione PeaceLink. Tradotto da Annamaria Arlotto

E' più difficile entrare a Fallujah che in qualsiasi altra città del mondo. Per la strada proveniente da Bagdad ho contato 27 posti di blocco, tutti sorvegliati da soldati e poliziotti ben armati . "L'assedio è totale" dice, scuro in volto, il dott. Kamal all'ospedale di Fallujah, mentre stila la lista di ciò che gli occorrerebbe, che comprende di tutto, dalle medicine all'ossigeno e dall'elettricità all'acqua pulita.
L'ultima volta che tentai di entrare a Fallujah in macchina, diversi anni fa, rimasi coinvolto nell'imboscata ad un convoglio americano che trasportava carburante, e dovetti uscire dall'auto a carponi e sdraiarmi sul ciglio della strada insieme all'autista, mentre tra soldati americani e guerriglieri si era aperto il fuoco. La strada adesso è molto più sicura ma a nessuno è concesso di entrare a Fallujah fuorché ai residenti in grado di comprovare che vivono là mediante documenti d'identità dettagliati. La città è isolata dal novembre del 2004, quando i Marines americani vi irruppero con un attacco che l'ha lasciata per la maggior parte in rovina.
Le strade, con i muri butterati dai segni delle pallottole e con gli edifici ridotti ad un cumulo di lastre di cemento, appaiono ancora come se il combattimento fosse cessato da poche settimane.
Sono andato a vedere il vecchio ponte sull'Eufrate dalle cui travi d'acciaio i falluiani avevano impiccato i corpi bruciati di due guardie private americane addette alla sicurezza, uccise dai guerriglieri - l'incidente che fu la scintilla che provocò la prima battaglia di Fallujah. Il ponte, a corsia unica, c'è ancora ed è sovrastato dalle rovine di un edificio bombardato o colpito da granate, il cui tetto, in frantumi, si allunga sulla strada mentre una rete di ferro arrugginita tiene insieme lastroni di cemento.
Il capo della polizia di Fallujah, il colonnello Feisal Ismail Hassan al-Zubai, ha cercato di far vedere che la sua città sta facendo progressi.
Mentre guardavamo il ponte una piccola folla si è radunata . Un anziano col cappotto marrone ha strillato: "non abbiamo l'elettricità, non abbiamo l'acqua!"
Altri hanno confermato che a Fallujah la corrente elettrica c'è per un'ora al giorno. Il colonnello Feisal ha detto che non poteva far molto riguardo ad acqua ed elettricità, ma ha promesso ad un uomo di togliere lo sbarramento fatto col filo metallico davanti al suo ristorante.
Fallujah se la passa forse meglio di prima, ma di strada da fare ne rimane tanta. I medici dell'ospedale confermano che sono diminuiti gli arrivi di vittime di sparatorie o esplosioni di bombe da quando il Movimento Awakening ha espluso al-Qa'ida dalla città negli ultimi sei mesi, ma la gente cammina ancora con cautela per le strade, come se si aspettasse che da un momento all'altro una sparatoria abbia inizio.
Il colonnello Feisal, un ex ufficiale delle Forze Speciali di Saddam Hussein, ammette gioiosamente che prima di essere a capo della polizia "combatteva gli americani". Suo fratello Abu Marouf, un tempo al comando della guerriglia, controlla 13.000 combattenti del Movimento anti al-Qa'ida Awakening, dentro e attorno a Fallujah. Il colonnello ha precisato che le strade di Fallujah non sono proprio sicure, ma il suo convoglio marcia veloce ed è condotto da un poliziotto con il volto coperto da un passamontagna bianca, che da sopra il veicolo e con in mano il fucile intima ai veicoli in arrivo di togliersi di mezzo gesticolando in modo frenetico.
Il commissariato di polizia è un locale ampio e protetto da barriere fatte con cemento e terra. Appena raggiunto il cortile interno abbiamo visto dei cartelli che dicevano che se la battaglia contro al-Qa'ida era finita non li erano però gli arresti. Da un'altra parte del commissariato è apparsa una fila di venti prigionieri, ognuno con gli occhi coperti da una benda bianca e aggrappato ai vestiti del prigioniero davanti. Quei prigionieri mi hanno ricordato le fotografie degli uomini che furono accecati dal gas durante la Prima Guerra Mondiale e che arrancavano dietro un uomo che invece ci vedeva e che era, in quel caso, un secondino della prigione.
Ci sono edifici nuovi sulla via principale. A mangiare andavo in un locale che fa kebab che si chiamava HajiHussein ed era uno dei migliori in Iraq. Ma col perdurare dell'occupazione ho cominciato ad attirare sguardi ostili, e il proprietario mi ha consigliato di mangiare al piano di sopra, in una stanza vuota, per sicurezza; poco dopo il locale è stato distrutto da una bomba americana. Adesso è stato ricostruito e dipinto con colori sgargianti, e sembra che gli affari vadano bene.
Un tempo Fallujah contava 600.000 abitanti: nessuno degli ufficiali in città sembra essere a conoscenza del numero attuale. Il colonnello Feisal è speranzoso riguardo agli investimenti e ci ha portato a vedere un nuovo edificio bianco chiamato Fallujah Business Development Centre, finanziato in parte da una divisione dello US State Department . Alcuni soldati americani alti stavano presidiando una conferenza sullo sviluppo economico. "Ha attratto un investitore americano finora" mi ha detto un consulente americano in divisa, con tono di speranza. "Io sono Sarah e mi occupo di interventi psicologici" mi ha detto un'altra funzionaria statunitense, che ci ha mostrato tutta fiera la nuova Radio Fallujah che aveva appena preso il via.
Dall'altra parte della città abbiamo attraversato il ponte di ferro costruito intorno al 1930 , che rappresenta adesso l'unico collegamento con l'altra sponda dell'Eufrate. Esiste un ponte moderno mezzo miglio in giù sul fiume ma l'esercito americano se ne è impossessato e lo usa, a sentire la gente del posto, come parcheggio per i veicoli. Dall'altra parte del ponte, passate le file di alti giunchi dove coloro che scappavano dalla città durante gli assedi del 2004 provavano a nascondersi, c'è un edificio sventrato dalle bombe dal lato della strada. Dall'altro c'è l'ospedale i cui dirigenti sono stati accusati dai comandanti americani di gonfiare sistematicamente il numero delle vittime del bombardamento americano.
Quando ho domandato cosa manca all'ospedale il dott. Kamal mi ha risposto: "medicine, combustibile, elettricità, generatori di corrente, un sistema per il trattamento delle acque, ossigeno e attrezzatura medica." Difficile non pensare che l'aiuto americano sarebbe stato meglio diretto verso l'ospedale anziché il centro per lo sviluppo economico...
Il colonnello Feisal ha detto che le cose stavano andando meglio, ma intanto era accerchiato da donne vestite di nero che gridavano che i loro bambini non erano stati curati.
"Ogni giorno 20 bambini muoiono qua" , ha detto una di loro, "Sette proprio in questa stanza."
I medici hanno detto che si prendono cura dei loro pazienti meglio che possono. "Gli americani non ci procurano nulla" ha detto una madre che cullava un bambino, "portano solo distruzione".

Note:
Tradotto da Annamaria Arlotta per www.peacelink.it


Commenti

Quando venne chiesto a Gandhi cosa pensasse della civilizzazione occidentale rispose: "Penso sarebbe una buona idea".

In "Cronache mediorientali" ha scritto una cosa molto indicativa in merito ai bombardamenti USA in Iraq:

"Una potenza occupante di un paese, diviene automaticamente RESPONSABILE della sicurezza dei civili."

Fisk era a Baghdad nei primi giorni dell'invasione USA-GB e NON vide soldati americani farsi garanti della sicurezza dei cittadini inermi.
Vide torme di sciacalli e assassini aggirarsi per le strade a saccheggiare e ammazzare.
Vide i soldati USA che guardavano e ridevano.

I comandanti USA ordinarono di presidiare solo DUE MINISTERI.

Quali saranno stati secondo voi?
1) Ministero dell'Interno con tutti i documenti di intelligence e informazioni utili per governare.
2) Il ministero del PETROLIO. Li' NESSUNO poteva entrare a saccheggiare.

Da "Cronache mediorientali" Robert Fisk pagine 1036-37

Pensate che qualcuno si facesse scrupoli ad usare il fosforo?
Avevano altre priorità ...

Un saluto
Tubal

Caro Tubal,
sai sulle armi al laser usate nella battaglia dell'areoporto di Bagdag. Io lo visto su RaiNew24. Uonini che diventavano alti 80 cm.
Per forza che dopo nasce il terrorismo. L'ho registrato. Ho visto che c'è anche su internet.
http://www.rainews24.it/ran24/inchieste/guerre_stellari_iraq.asp
Dopo che l'hai visto ti consiglio di fare un giro...

Salvatore Quasimodo. Uomo del mio tempo.

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t’ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
- Andiamo ai campi. - E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Per Tubal: oggi ho sentito un napoletano che lavora a Pescara. Al call center dell'Agenzia delle Entrate. Una persona squisita. Ha detto che chi puo' scappa da Napoli. Anche qua da me stanno vendendo in parecchi. Io non voglio arrendermi. La casa che ho mi ha aiutato anche mio padre. Perché la devo svendere ?

Domani andrò a vedere il filmato che hai linkato.
Una cosa che gli strateghi esportatori di democrazia hanno ben capito è che le vittime di bombardamenti e massacri vari devono essere enunciate come NUMERO e mai come PERSONA.

Un numero è astratto, impersonale e non coinvolge.
Una foto, un filmato toccano nel profondo e chi VEDE capisce che
si va bombardando esseri UMANi come NOI.

Esempio degli ultimi cinegiornali italioti:

GAZA: bombardamenti israeliani contro i terroristi islamici.
Morti 125 arabi.

ISRAELE attentato kamikaze contro STUDENTI RABBINICI.

Nel secondo caso ti hanno presentato l'immagine di ragazzi innocenti che studiavano.
Nel primo caso ti hanno presentato l'immagine di assassini terroristi che meritavano di morire.

Ma è proprio così?

Un saluto
Tubal

Caro Tubal, domani andrai a vedere il filmato se il post ci sarà ancora !!!

L'hoi già postato una volta questo link, a parte non arrivare l'informazione grazie all'indice "corto", mi piacerebbe verificare se c'è ancora. Forse chi toglie i post non si è accorto...

Caro Tubal,
scrupoli? quali scrupoli? C'è dell'altro: Il timore che il fosforo bianco possa avere gli stessi effetti dell'uranio impoverito.
Non si impara mai dagli errori. O forse si, ma poi, mettendo una mano in tasca e trovandola piena...
redazione
 

http://209.85.135.104/search?q=cache:WXR7Cv3B7acJ:www.socialpress.it/IMG...

Non fossero bastate le descrizioni atroci delle condizioni delle vittime colpite da foforo bianco in Iraq a Falluja.
Aggiungo questo link :

http://209.85.135.104/search?q=cache:Rb_5Yf5ecUwJ:www.galileonet.it/Maga...

Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vo' la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujrmone
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co' le zeppe,
co' le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucilli
de li popoli civilli...

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza...
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe' li ladri de le Borse.

Fa' la ninna, cocco bello,
finché dura 'sto macello:
fa' la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So' cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe' quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

ottobre 1914 - Carlo Alberto Salustri

Caro GT, popolo cojone perchè matenuto cojone

Il potere tiranno in realtà ha paura del popolo. Altrimenti lo lascerebbe libero di esprimersi, di parlare, di crescere, di volare.

Invece il potere ignorante lo mantiene cojone e poi glielo rinfaccia anche al popolo di essere cojone. Ed il popolo si sente in colpa perché e' cojone!!!

Ed il gioco è fatto !!!

PS: io però andrei a letto...buona notte GT. E quando voli lassù in alto, e magari fai delle belle picchiate che fanno sentì l'adrenalina, dai un'occhiata ai post, vedi un po' de scova li furbi che fanno sparì le opinioni degli altri e in più cercano di creare un gran casino (questo te lo dimostrerò in seguito)

Un abbraccio. Mi mancavi.

http://www.unponteper.it/informati/article.php?sid=1551

Pubblicato 13 03 2008 da ufficio stampa

In occasione del 5° anniversario dell’invasione dell’Iraq, Un ponte per… aderisce al sit-in del 15 marzo a Roma per rinnovare l’impegno contro la guerra.

5 ANNI DI TROPPO!
FUORI LE TRUPPE DALL’IRAQ!

10 giorni di disobbedienza civile a Washington

A Roma, Sit-in per le idi di marzo: “Et tu, Congresso?”

Largo Argentina - sabato 15 marzo - ore 16.30-18.30

In occasione del 5° anniversario dell’invasione dell’Iraq, negli Stati Uniti si preparano 10 giorni di azioni di disobbedienza civile di massa a Washington DC. L’intenzione è interrompere il “business as usual” prendendo di mira i “pilastri della guerra”: il Congresso e la Casa Bianca, ma anche le istituzioni, le agenzie governative e le corporation che fanno sì che la guerra continui. Inoltre, ci saranno più di 375 iniziative in 40 stati negli USA alle quali si aggiugono altre in tante città del mondo.

A Roma, gli “Statunitensi per la pace e la giustizia” organizzano un sit-in “movimentato” con teatro di strada, video registrazioni, un faxblast, filmati e altro, non solo per ricordare ai turisti e passanti di questa guerra che ha causato oltre un milione di morti civili in questi 5 anni, ma anche per coinvolgerli e consentire loro di esprimersi e partecipare attivamente.

Il giorno 15, le idi di marzo, ricorda un grande tradimento e ci si chiede “Et tu, Congresso?” È passato più di un anno da quando la maggioranza democratica si è insediata al Congresso degli Stati Uniti con un chiaro mandato per porre fine alla guerra. Negli ultimi dodici mesi si è assistito, invece, all’approvazione di una legge dopo l’altra per continuare a finanziare la guerra.

Due candidati alla Casa Bianca, Obama e Clinton, dicono di voler ritirare le truppe una volta vinte le elezioni. Perché aspettare? Al sit-in ci sarà il “Filibuster Faxblast”, che permette di inviare un fax ai due candidati per esigere che agiscano nel loro ruolo di Senatori per bloccare ora -- e non tra un anno -- le leggi che finanziano la guerra.

I turisti e passanti non statunitensi che non possono votare nelle elezioni USA ma che vivono le conseguenze delle sue politiche, saranno invitati a registrare un video messaggio per gli elettori nell’ambito della campagna “Dear American Voter” della LinkTV, canale satellitare statunitense.

Al sit-in di Roma sarà anche possibile seguire in contemporanea la Winter Soldier Investigation, organizzata a Washington dai “Veterani dell’Iraq contro la guerra”. L’evento illustrerà, con testimonianze in prima persona, la vera natura dell’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan.

Senza l’appoggio logistico fornito da tante nazioni, inclusa l’Italia con più di 120 installazioni militari statunitensi le politiche di guerra dell’amministrazione Bush non sarebbero possibili. Durante il sit-in saranno raccolte le firme per la campagna italiana per la legge di iniziativa popolare sulle basi e le servitù militari.

Invitiamo a tutte/i a partecipare al sit-in del 15 marzo a Roma per rinnovare tutti insieme il nostro impegno contro la guerra.

Per adesioni: info@peaceandjustice.it
Per informazioni: www.peaceandjustice.it - 333 11 03 510

Per informazioni sulle manifestazioni negli Stati Uniti e nel mondo:
http://www.resistinmarch.org
http://www.5yearstoomany.org
http://theworldagainstwar.org