Pazza e sensibile, un ricordo di Franca Rame

 

Dopo un giro di chiavi nella toppa mi si aprì la porta della casa di Franca e Dario.

Non ebbi tempo di mettermi a sedere che lei cominciò subito a parlarmi della sua vita, delle persone che aveva incontrato e della rabbia per non essere riuscita a fare abbastanza.

Ero arrivato lì quasi per caso: “manda una lettera a Franca, cerca collaboratori”, “sì sì, nel pomeriggio lo faccio, appena ho un minuto, dopo aver scritto l’ennesimo noioso articolo sulle esportazioni di vino argentino”. Non ci credevo.
Poi un giorno Franca mi fece chiamare e cominciò per me una delle più intense avventure della mia vita, professionale ed emotiva.

Franca amava raccontare, mi offriva di nascosto da Dario le sue sigarette leggere, quasi fossi un suo amico di sempre. “Dai Francesco, fumiamo; ne prendi una delle mie? Oggi abbiamo lavorato tanto, ce lo meritiamo proprio”.

Era così Franca, pazza e sensibile, forte e debole, feroce e geniale. Sapeva sempre trovare le parole giuste, “all’improvvisa” come amava dire, e come aveva imparato da suo padre Domenico, nell’Arca di Noè, quell’ingegnoso teatro smontabile che prima della guerra itinerava, estate e inverno, autunno e primavera, per le piazze della sua Lombardia: 365 giorni all’anno, e la domenica la compagnia si divideva in due e si faceva doppio spettacolo.

Nata su di un palcoscenico non vi scese mai, era un’attrice, nel senso più limpido del termine. Nella vita di tutti i giorni, durante i picchetti davanti alle fabbriche, negli ospedali e nelle carceri, tra i più deboli e con i potenti, dal parrucchiere e fino sulle poltrone del Senato, si poneva sempre dal punto di vista dell’attore che ‘inquadra’ il pubblico, ne sente il respiro e le reazioni, alla ricerca di una relazione non casuale. «Se non sai individuare chi hai davanti, in platea, è meglio che cambi mestiere» diceva suo padre, e Franca lo imparò bene, prendendosi tutte le responsabilità del caso.
Tutte le responsabilità perché, se da una parte questa sua capacità la rendeva più forte, dall’altra le creava a volte dolore nell’accorgersi che il suo interlocutore o non la stava ascoltando o fingeva, come un attore, ma nel senso più indegno e spietato del termine.

Nata donna riusciva a essere donna in ogni istante. E non si tratta qui solo della sua grande bellezza, dei modi gentili, della capacità di ascoltare, si tratta anche della finezza con cui sapeva comporre i suoi testi.
Tra le pagine di In fuga dal Senato, opera da molti definita soprattutto come un testamento civile, si trovano piccoli cammei di poesia, dolcezza e autoironia. Così Franca senatrice, sola nella sua casa davanti al Pantheon, si accorge una sera di parlare con la lampadina della sua abat-jour. Anche lei è un’amica: «Me la sono tenuta tra le braccia tutta la notte, col terrore di schiacciarla nel sonno e tagliuzzarmi con le schegge di vetro. Guarda cosa ti fa fare la solitudine...»

Nata nel secolo delle più grandi evoluzioni tecnologiche Franca ci si trovava bene e voleva contribuire. Seguendo il ritmo della scena progettava ogni giorno la memoria di quanto lei e Dario avevano fatto e continuavano instancabilmente a fare. Conservava ogni cartiglio, ogni fattura, ogni abito di scena, e già negli anni Novanta ebbe la favolosa idea di digitalizzare tutto, proprio quando ai più sarebbe sembrato fantascienza creare un archivio elettronico così consistente.

E poi sapeva chiedere scusa. Tutti sbagliano e soprattutto quelli che non stanno mai fermi, perché “qualcosa si deve pur fare”, perché ci sono i testi di Dario da rivedere, la prossima tournée da organizzare, le lettere cui rispondere e le persone cui mandare un aiuto economico, o anche semplicemente un “ciao”.

L’ultima volta che vidi Franca era già sera e stava preparando le valige per raggiungere, il giorno seguente, Alcatraz. Partiva alla volta dell’ennesima fatica della sua vita, l’ennesimo corso di teatro, l’ennesimo motivo per trasmettere agli altri quello amava fare.
Mi salutò di fretta. Ammetto che ci rimasi male, ma il giorno seguente sentì squillare il telefono: “Ciao Francesco, scusami per ieri, nemmeno ti ho salutato, vieni presto a trovarmi, ti aspetto”.

Oggi, quando mi capita di passare nei pressi del Cimitero Monumentale, mi fermo, raggiungo la tomba di Franca e dopo essermi assicurato che non ci sia nessun commesso nei dintorni, sfilo dalla tasca le sigarette: “Franca, ne prendi una delle mie? Ce la meritiamo.”

Francesco Emanuele Benatti
(amico e collaboratore di Franca, curatore del libro In Fuga dal Senato, Milano, Chiarelettere 2013)
 

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RAI SPORT1: DARIO FO RICORDA BEPPE VIOLA A POMERIGGIO DA CAMPIONI

“Pomeriggio da Campioni”, il nuovo contenitore di RaiSport 1 (canale 57 DTT) in onda alle 16.30 e condotto – questa settimana – da Andrea Fusco e Monica Matano dedicherà martedì 22 ottobre, un’ampia pagina a Beppe Viola, giornalista sportivo ma anche paroliere, umorista ed attore. In collegamento da Milano interverranno il premio Nobel Dario Fo, il giornalista de “La Repubblica” Gianni Mura e l’ex arbitro Paolo Casarin. Alla loro testimonianza si aggiungerà il ricordo della figlia di Viola, Marina, autrice del libro “Mio padre è stato anche Beppe Viola”.

 


“Il disordine è la polvere del potere”. Intervista a Dario Fo di PierLuigi Mele, RaiNews24, 20 ottobre 2013

 

E’ uscito, postumo per Chiarelettere, un libro di Franca Rame. Dario Fo porterà in scena la sua Franca attraverso le parole e aneddoti di ‘In Fuga dal Senato’, il libro a cui la Rame ha lavorato fino alla fine, e guardando all’attualità. Il libro è già in ristampa a 14 giorni dall’uscita, è il racconto della sua esperienza di senatrice e delle battaglie di una vita. ”Sarà un insieme di monologhi e dialoghi. Recitero’ con tre attori, farò dei commenti e racconterò episodi legati al libro” dice Fo che debutta il 7 novembre a Genova. Sul libro abbiamo intervistato Dario Fo, è stata l’occasione, anche, per riflettere sugli ultimi avvenimenti della politica.

 

Maestro Fo, a leggere il diario di Franca, “In fuga dal Senato”, sulla sua esperienza, breve ma intensa, da senatrice c’è da rimanere amareggiati sulla qualità umana dell’ambiente. Infatti scrive Franca: “In Senato non c’è traccia di amicizia e si fa fatica a ricevere un saluto”. Insomma un luogo “malato”. Stando così le cose non c’è speranza di “salvezza”?

Ma no! Franca denuncia come un gruppo di persone che si sentono “importanti”, che si danno un certo “tono” e che credono che l’essere importanti sia determinato da quei comportamenti. L’umiltà, invece, è sempre una dote eccezionale posseduta da ogni persona veramente importante e che possiede un senso straordinario dell’umano.

C’è una frase, nel libro di Franca, che mi ha colpito: “Il disordine è la polvere costante distribuita tra gli ingranaggi del potere”. …

Nel libro ci sono un sacco di intuizioni sul piano del comportamento collettivo, dell’atteggiamento della macchina del potere e soprattutto della gestione del potere, attraverso giochi bassi, molte volte presuntuosi e incredibilmente incivili.

Guardiamo ancora alla politica di oggi. Il premier Letta ha affermato, durante una intervista televisiva, “Un ventennio è finito”. Si riferiva a Berlusconi, e al berlusconismo. Per lei, invece, come stanno le cose?

Io ho scritto pochi giorni fa un articolo, sul Fatto Quotidiano, dove cercavo, con un gioco dell’assurdo, di dipingere il Cavaliere come un “Re Vichingo”. Che qui voglio riprendere, una parte, per darle il senso della metafora che ho usato per descrivere la situazione del berlusconismo. Come si sa i satrapi dei popoli del Nord al momento della fine si portavano con sé tutti i familiari e i sodali più stretti. Infatti Berlusconi è circondato da frotte di fanatici, individui che campano e stanno in vita solo grazie a lui. Egli li ha scelti, donne e uomini, spesso grazie alla loro straordinaria piaggeria, dando loro amore, stipendio, regalie e titoli. Gente che ieri era nessuno e oggi, grazie alla generosità del capo vichingo, o se preferite del satrapo, è tutto. Per lui, per salvarlo dalle grinfie di giudici famelici estremisti di sinistra, hanno giurato il falso. Si sono travestiti da allocchi pur di favorirlo. E per salvarlo sono giunti oggi a formare un governo abbracciando gli ex-comunisti, e a gestire l’esecutivo accettando compromessi che lo stesso Berlusconi dichiara inaccettabili. Tutto purché il loro padrone sia graziato. Ora, cosa può succedere a quei fedeli adulatori se all’istante il loro Salvatore decide o è costretto ad abbandonare e a sparire dalla vita politica e quindi dalla ribalta della storia? Chi si salva fra di loro? All’improvviso ecco che tutti, o quasi tutti quei senatori, deputati, sindaci, consiglieri, governatori, tutti coloro che grazie a lui hanno fatto collezione di cariche, di stipendi da nababbo, di macchine blu e di pensioni straordinarie, si ritrovano sotto il classico ponte dei barboni. Perdono tutto, sono ridotti al nulla. Ma ecco che il Cavaliere ha una idea geniale: Berlusconi ha fatto costruire, da anni ormai, un mausoleo nel quale farsi inumare al momento della sua fine. È un sacello monumentale in cui sono previsti un numero elevato di loculi dentro i quali possano trovare posto le salme di gran parte dei suoi seguaci che, morto lui, saranno disposti a tenergli compagnia nell’aldilà. Anzi, da una recente inchiesta si è scoperto che in questi ultimi anni Silvio l’Eterno ha allargato enormemente il numero di posti-tomba. E soprattutto si è venuti a conoscenza del fatto che nella parte centrale del mausoleo, quella sotterranea, è sistemato un enorme generatore di corrente elettrica. A che serve? Basta consultare un testo che Giuseppina Manin ha scritto a quattro mani con me, Il paese dei misteri buffi. Eccovi la parte che ci interessa: “Un motore diesel Ruggerini situato nel grande bunker sotterraneo con serbatoio di trenta litri di carburante assicura energia anche in mancanza di rete elettrica. Il tecnico che l’ha installato ci ha confidato: ‘Non ho capito perché lo volessero così potente. Una cosa spropositata senza senso. A meno che lui non voglia farsi ibernare’. Ibernare. Ecco qua la geniale soluzione del problema! Difatti, in tutta segretezza, nell’ultimo mese della costruzione, il Cavaliere ha fatto installare nel sotterraneo, nell’atrio del bunker, in un’ampia stanza, un vero e proprio complesso di alta tecnologia, attraverso il quale si può arrivare a ibernare esseri umani ancora vivi”. Meraviglioso! Esseri umani ancora vivi! Tutti uniti, tutti insieme come nella grande barca dei pirati del nord.

Uno scenario da incubo…Parliamo del PD. Adesso questo partito farà il Congresso. C’è qualcuno che le piace tra i leader del PD?

Non parlerei di personaggi, ma piuttosto di progetti che mi davano speranza, ma poi tutto è stato, come al solito, sotterrato. Ho visto i responsabili scantonare, cancellare la propria memoria, questo partito ha tradito una storia (quella del Pci). Si sono fidanzati con Berlusconi e adesso ci vanno a letto insieme.

Matteo Renzi le piace?

Matteo Renzi non mi piace, questo gruppo di nuovi politici è un ritrovamento straordinario fra cattolici apostolici romani. Dicevamo, una volta, non moriremo democristiani, qui puntiamo a vivere da democristiani.

Veniamo al Movimento 5 Stelle: non le sembra che stia rischiando, sempre di più, di essere una occasione perduta? 

Quello che mi spaventa è insistere su menzogne, smentite dopo poco dalla stampa, sul fatto delle loro risse. Quello che sta succedendo è una routine per un partito normale. È sicuro, siccome questo partito fa paura, che un singolo momento anche di dibattito, che dovrebbe essere simbolo di vitalità e di diversità, inquieti gli osservatori. Certo, nel folto gruppo di questi giovani politici ci sono delle personalità che cercano di esprimere se stesse, spesso creando dibattito anche feroce con i due fondatori del movimento. Ma questa contrapposizione viene vista come mancanza di democrazia, addirittura come fascismo, è lì che non si capisce il nesso.

Lei e Franca vi siete sempre battuti per gli ultimi. Sono note le vostre posizioni sugli immigrati. Ha parlato con Grillo dopo che si è espresso contro l’abolizione del reato di clandestinità?

La clandestinità, così come viene percepita, cercando di creare la paura, il terrore, “arrivano i barbari, ci portano via tutto, ci portano via il lavoro”, è stata montata oltre ogni misura, non certo da Grillo, ed è veramente incivile il modo con cui si attaccano questi poveri cristi e non si pensa mai che l’interesse, o meglio il grande guadagno che lo Stato italiano ha ogni anno è di 11 miliardi. E sapete da che provengono questi utili? Del fatto che c’è una grande quantità di migranti che lavorano per qualche anno in Italia e che poi l’abbandonano e lasciano quei denari che dovrebbero servire per quando si va in pensione. Questa gente regala soldi allo stato italiano. Questo è qualcosa che pochi sanno ma bisogna dirlo. Spesso anche Grillo si dimentica di situazioni come questa.

Torniamo al libro di Franca. Quei 19 mesi passati in Senato per Franca furono, pur nella difficoltà, una occasione, però, per fare battaglie importanti. Ricordiamo quella sui militari morti a causa dell’utilizzo dell’Uranio “impoverito”. Battaglia coraggiosa che ha squartato l’opacità su questo tema. Insomma a volte, se si è caparbi, si possono vincere battaglie importanti. Mi sembra un messaggio positivo: a volte, non sempre purtroppo, è avvenuto nella storia: il piccolo Davide vince contro Golia. Qual’ è la “fionda”, oggi, che consente di far vincere la politica buona?

Prima di tutto bisogna insistere, non bisogna avere il solito atteggiamento: chi me lo fa fare. Franca ha insegnato che chi continua, lotta, vince. Infatti il governo italiano oggi è stato obbligato da una sentenza a pagare una multa altissima alle famiglie di tutte le vittime dell’uranio impoverito. Sono stati uccisi dall’imbecillità dei dirigenti che continuavano a dire che morivano non per colpa dell’uranio ma a causa di vaccini infetti e di altre amene ragioni paradossali.

 

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Dario Fo: porto in scena la mia Franca, debutto il 7 novembre a Genova.

 

L’appuntamento con la presentazione-spettacolo di Dario Fo, introdotta da Margherita Rubino, è il 7 novembre alle 20.30 al Politeama Genovese.

Lo stesso Fo reciterà brani del libro di Franca Rame “In fuga dal Senato”, edito da Chiarelettere, e racconterà episodi della vita della coppia. Con lui gli attori Roberta De Stefano, Maria Chiara Di Marco e Jacopo Zerbo.

"In fuga dal Senato" libro postumo di Franca Rame uscito il 3 ottobre in libreria, in ristampa a 14 giorni dall'uscita, è il racconto della sua esperienza di senatrice e delle battaglie di una vita. Un racconto di passione civile in cui Franca ripercorre la sua esperienza a Palazzo Madama tra il 2006 e il 2008. Dario Fo, che ha realizzato la copertina del libro (un quadro raffigurante Franca Rame che fugge in bicicletta dalla sede istituzionale) ricorda come la moglie avesse accettato l’incarico convinta di poter essere utile a quella stragrande popolazione che da anni si aspetta leggi non ad personam, fino alle sofferte dimissioni.

Il biglietto dello spettacolo costa 10 euro e vale come sconto di 4 euro per l’acquisto del libro

-Clicca qui per vedere il discorso delle dimissioni di Franca Rame al Senato.

-Clicca qui per vedere il video di presentazione del libro

-Clicca qui per la rassegna stampa

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DARIO FO CENSURATO DA GASPARRI IN SENATO

In Senato il Movimento 5 Stelle sta dando battaglia in difesa della Costituzione e contro il disegno di legge del Governo Letta che violenta l'articolo 138, la valvola di sicurezza della nostra Carta contro colpi di mano.

Ognuno dei nostri portavoce interviene per il tempo massimo consentito: 20 minuti. In questo modo, contro il volere della maggioranza Pd-Pdl-Scelta Civica, riusciremo a far slilttare il voto sul provvedimento a mercoledì prossimo.

Lo facciamo per accendere il riflettori su un momento importantissimo per il nostro Paese di cui la stampa, a parte qualche rara eccezione, non si occupa come dovrebbe.

Oggi, 16 ottobre 2013, il Movimento 5 Stelle composto da portavoce dei cittadini nelle Istituzioni lo fa dando la parola in Senato al Premio Nobel per la letteratura Dario Fo tramite un nostro portavoce.

Queste le parole di Dario Fo lette in Senato:

"Che strano, abbiamo sempre detto che la nostra è la Costituzione più bella del Mondo ed ecco che all'improvviso qualcuno vuole cambiarla perché, dicono, in quel testo ci sono delle incongruenze e degli errori e, guarda caso, questi senatori e deputati sono gli stessi che hanno voluto e imposto le leggi ad personam. Strane coincidenze della storia."

Questo poi l'appello finale di Fo al Parlamento: permettete di darvi un consiglio: cercate di ricordare in ogni momento che siete tutti al servizio della gente e NON ad interessi particolari di qualcuno o di qualcosa.

Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, ha impedito l'ascolto integrale del contributo di Dario Fo.

 

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/10/per-la-costituzione-dario-fo-parla-in-senato.html

 

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Passaparola - In fuga dal Senato - Dario Fo

Franca, la donna con la quale ho trascorso quasi tutta la mia vita e che da qualche mese mi ha lasciato, ha detto e ripetuto, nei suoi scritti e negli interventi sia in teatro che in dibattiti pubblici, che noi stiamo vivendo in una società il cui programma fondamentale è: disinformare. Cioè attraverso la gran parte degli interventi televisivi, radiofonici, giornalistici, arrivare a ubriacare un pubblico a forza di fandonie e notizie scandalistiche ad effetto per giungere a ipnotizzare la gente dentro una caterva di interventi banali, vuoti di ogni valore culturale e soprattutto manipolati, cioè falsi. Perciò Franca ha voluto lasciare soprattutto ai giovani e in particolare alle donne questo scritto, frutto di un'esperienza che parte dalla sua giovinezza, dalle lotte sociali, gli interventi contro lo sfruttamento del lavoro spesso mafioso, contro le guerre di conquista camuffate da battaglie per la pace ma tempestate di cadaveri... Fino alla sua ultima esperienza, quella in Senato, e alle sue sofferte dimissioni. 

Dario Fo

 

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