LE AMBASCIATE REGIONALI PRIMA PUNTATA

richerche a cura Dott. Gisella e Sergio Catino

LA STAMPA, 01 Agosto 2005 Giacomo Galeazzi


UNA RICERCA DEL 2003 FOTOGRAFA LE USCITE DELLE AMMINISTRAZIONI PER LE «AMBASCIATE» NELLA CAPITALE: MOLTI PRIVILEGI APPAIONO POCO GIUSTIFICATI

A Roma le spese allegre delle Regioni

Sedi prestigiose, auto blu e corsi di aggiornamento
Che se ne fa il Molise dell’ultimo modello di circuito per videoconferenze malgrado lo utilizzi pochissimo? E’ proprio indispensabile che la sede della Regione Liguria sia ospitata in un palazzo storico del centro che costava già alla fine del 2003 oltre 100 mila euro di affitto per 380 metri quadri? E ancora, le cucine (vorremmo sapere se provviste di cuoco e camerieri) delle regioni Abruzzo, Liguria e Sicilia sono assolutamente necessarie?
Ufficialmente nei bilanci regionali non esistono, ossia sono spalmate in una pluralità di capitoli di spesa (da «organi istituzionali» a «funzionamento e strutture»). In realtà, le sedi a Roma delle Regioni, per costi e personale, si sono ormai trasformate, da punti di smistamento di pratiche burocratiche, in piccole «ambasciate» dei governatori a Roma. Intendiamoci, non è che queste strutture, alle dirette dipendenze dei presidenti delle giunte regionali, non abbiano una funzione importante. Anzi, dalla metà degli anni Settanta, da quando cioè le Regioni hanno messo radici a Roma, sono via via aumentati i loro compiti di acquisizione e trasmissione di informazioni, atti e documenti. E ciò di pari passo al crescente ruolo della Conferenza delle Regioni nei rapporti con governo, parlamento e Unione europea.
Però, in periodi di tagli generalizzati e «austerity» finanziaria, saltano all’occhio le ricche «dotazioni» garantite dalle Regioni ai loro punti d’appoggio nella capitale, stando almeno ai dati raccolti alla fine del 2003 dall’unico dossier esistente sull’argomento, realizzato da Riccardo Bellucci per Lapolis, il laboratorio di studi politici e sociali diretto ad Urbino da Ilvo Diamanti.
Sempre che per risparmiare non ne abbia dismessa una nell’ultimo biennio, lascia perplessi che il governatore della Lombardia Formigoni abbia a disposizione due auto blu e due autisti per le sue trasferte romane o che il Friuli possa contare su due maxi-sale riunioni o che la Campania abbia allestito nella capitale ben tre servizi regionali con a capo di ciascuno di essi un dirigente e sopra di loro un coordinatore generale. Oppure che, oltre a un salone-convegni da 120 posti, la Lombardia metta a disposizione dei suoi dieci dipendenti 4 fotocopiatrici e la Sardegna abbia 18 computer per tredici addetti. 
Tra affitti dei locali, stipendi, convegni, corsi di aggiornamento professionale, auto blu (alcune blindate a disposizione di presidenti e assessori in soggiorno a Roma), telefono, elettricità, riscaldamento, pulizie, spese di rappresentanza, manutenzioni, la «foto» che esce dall’indagine condotta nel 2003 sembra dar ragione all’ordine del giorno recentemente votato all’unanimità dal Consiglio nazionale dei Ds per richiamare chi amministra a «rigore morale e sobrietà nei comportamenti». Un monito che ricalca quello lanciato nel 2000 ai governatori dal ministro del Tesoro Visco («le vostre spese sono fuori controllo e gravano in modo preoccupante sul bilancio dello Stato») ma che non sembra aver trovato accoglienza. Un esempio? Tutte le sedi a Roma dei governatori hanno un numero di stanze superiore a quello degli impiegati, maxi-uffici, tutti nel centro, come quello da 1100 metri quadri della Lombardia.
Le dimensioni delle «ambasciate» dei governatori sono in genere notevoli (mille mq la Sicilia, 650 il Friuli). In un labirinto di «spese economali e di ordinaria amministrazione», «delegati alla rappresentanza» e «consegnatari cassieri», emerge una sproporzione tra costi ed effettive attività svolte dagli uffici di Roma. Nelle sedi di Abruzzo e Puglia (che hanno rispettivamente 10 e 11 dipendenti) si sono tenute fino al 2004 soltanto da 10 a 15 riunioni all’anno; la quantità di documenti protocollati negli uffici romani della regione Umbria (4 addetti) non raggiunge la quota annua di 300, cioè meno di uno al giorno. Campania, Sardegna e Valle d’Aosta hanno ospitato in un anno una ventina d’incontri tecnici ciscuna, quasi tutti in preparazione dei «briefing» che si tengono al Cinsedo, il Centro studi e documentazione della Conferenza dei presidenti delle Regioni. 
Eppure gli uffici romani delle giunte, a fine 2003, sfioravano i duecento addetti (16 la Campania, 15 la Sicilia, 14 la Sardegna) in un proliferare di strutture e servizi. Personale in abbondanza, dunque, e quasi tutto con qualifiche elevate. Ben due terzi di quanti lavorano nelle sedi romane, infatti, fanno capo alle categorie direttive, con una media molto superiore a quella degli altri dipendenti regionali. Su sedici dipendenti la Campania ha 4 dirigenti, 11 funzionari di qualifica superiore e un solo impiegato. Si registra, inoltre, un’alta anzianità di servizio nella funzione di responsabili degli uffici e uno scarso ricorso al turn-over. Da 17 anni sette Regioni hanno a Roma lo stesso capufficio. La percentuale, poi, dei dirigenti regionali presenti nella capitale (l’11% dell’intero organico) è da record così come l’attività di «aggiornamento e riqualificazione professionale» con un elevato numero di corsi di informatica, lingue, gestione dei protocolli e degli archivi, sicurezza sul posto di lavoro materie istituzionali e finanziarie, e, come si addice a funzionari di queste «piccole ambasciate», lezioni di comunicazione e sul cerimoniale.
La partecipazione massiccia ai corsi di aggiornamento prevede continui spostamenti da Roma alla sede centrale. Il personale di ogni ufficio romano, quindi, si reca frequentemente «in missione» nel capoluogo di provenienza, con notevoli costi a carico dell’amministrazione. Da Roma a Palermo o Torino, quindi, per studiare l’inglese e il «bon ton». Neppure un corso è stato organizzato a Roma congiuntamente dalle Regioni per tagliare le spese della riqualificazione. 
Gli uffici di Roma delle Regioni e delle Province autonome sono tutti a poche centinaia di metri dalle Camere e dai ministeri. Un’ubicazione di eccellenza, in molti casi in prestigiosi palazzi storici. In otto hanno acquistato la sede (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli, Lombardia, Molise, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano) gli altri sono in affitto con importi tra i 60 mila e i 100 mila euro, tranne la Liguria che nel 2003 pagava un canone ancora superiore per 380 metri quadri. In media la dimensione supera i 300 mq, con stanza riservata per il governatore, sala riunioni, stanza degli assessori, in qualche caso cucina e foresteria, stanze dei funzionari, garage (di proprietà o in affitto) e posti macchina. In molte sedi i locali «accessori» includono postazioni «ad hoc» per i dirigenti centrali e gli immancabili impianti per le videoconferenze con la sede centrale. E pazienza se tante Regioni non li usano mai.

LA STAMPA, 01 Agosto 2005

DOPO LA LOMBARDIA, NEL ‘97, SONO ARRIVATE LE ALTRE: METÀ HA COMPRATO
E intanto hanno preso casa
a Bruxelles, tra feste e lobby 

La Sicilia, giunta per ultima, ha conquistato il primato dei ricevimenti 
più sfarzosi e rivendica il colpo grosso dei fondi europei per il Ponte

di Enrico Singer

La prima ad aprire, nel 1997, è stata quella della Lombardia che è anche la più strutturata e numerosa. Ma quella della Sicilia, arrivata per ultima nell'ottobre 2002, ha rapidamente recuperato il tempo perduto. Anzi, si è già conquistata il primato dei ricevimenti più sfarzosi e rivendica la sua parte in qualche colpo davvero grosso, come il sì ai fondi europei per costruire il ponte sullo Stretto. Quella della Campania ha organizzato anche una pizza-fest che ha attirato 12 mila visitatori in 4 giorni. La più leggera è senz'altro quella del Piemonte: una sola responsabile, due cococo e due stagisti. Quelle di Lazio, Toscana, Umbria e Marche si sono messe insieme per dividere, almeno, le spese di segreteria. Quella del Friuli-Venezia Giulia, invece, ha appena acquistato per due milioni e mezzo un palazzetto fine ‘800 per farne una «casa comune» aperta anche a Istria e Carinzia. E poiché esiste sempre l'eccezione alla regola, c'è anche chi non ce l'ha: la Basilicata.
Parliamo delle rappresentanze delle Regioni italiane a Bruxelles. Diciannove in tutto. Delle vere e proprie mini-ambasciate con un compito istituzionale ben preciso: far conoscere, ma soprattutto difendere, gli interessi regionali nella capitale dell'Unione europea. Da quando la legge 52 del febbraio 1996 ha concesso questa possibilità, che prima era negata alle autonomie locali ed era riservata soltanto allo Stato, la corsa ad aprire una sede di rappresentanza è stata vertiginosa. Ma che cosa fanno e quanto costano queste mini-ambasciate? La prima domanda ha una risposta che vale, più o meno, per tutte. Il rapporto con le istituzioni della Ue - Parlamento, Commissione, Consiglio - serve a far sentire la propria voce quando sono in gioco decisioni che riguardano da vicino le diverse Regioni. In una parola, serve a fare lobbying. A fare pressione. A influenzare. E, possibilmente, a ottenere quello che si vuole.
L'elenco dei successi è lungo, a sentire quello che spiegano nelle rappresentanze. E tutte ne sono fiere. Quella della Sicilia, oltre alla battaglia per il ponte, ha strappato degli aiuti, inattesi, anche al fondo europeo catastrofi per l'eruzione dell'Etna che costrinse alla chiusura l'aeroporto di Catania per la cenere. Quella della Campania ha al suo attivo il sì agli aiuti di Stato per l'emergenza zootecnica della bufala da latte. La rappresentanza dell'Emilia e Romagna ha contribuito alla vittoria di Parma nella gara per la sede dell'Agenzia per la sicurezza alimentare. La rappresentanza della Lombardia, guidata da Claude Scheiber, un efficiente manager franco-austriaco con moglie italiana e un passato in Telecom, è specializzata nella caccia ai progetti europei. Gli ultimi due che ha conquistato pesano diversi milioni di euro. «Quanto basta per ripagare con gli interessi i soldi spesi», dicono negli uffici al numero 3 della place du Champ de Mars. Ma quando si entra nel terreno dei costi, bisogna fare molta attenzione. E distinguere.
In questi tempi di polemica sui costi della politica - e, in particolare, sulle spese delle Regioni in Italia - le cifre ufficiali che circolano a Bruxelles sembrano una goccia nel mare. Anche le ambasciate più grandi assicurano di stare all’interno dei 500 mila euro l’anno. Ma ognuna ha il suo stile, i suoi numeri, i suoi metodi. C'è chi paga l'affitto per la sede e chi l'ha acquistata (ormai la metà sono di proprietà), c'è chi usa molto personale assunto a Bruxelles e chi lo distacca dalla Regione con costi maggiori. C'è chi si concentra nell'azione di lobbying e nell'organizzazione di convegni e chi non disdegna feste, ricevimenti e attività culturali. E, alla fine, le spese effettive si diluiscono sotto più voci nei bilanci delle Regioni.
Ma alcune regole sono generali. Cominciamo dal personale. Se c'è il distacco di un funzionario o di un dirigente dalla Regione scatta un'indennità pari a quella dei dipendenti del ministero degli Esteri. In pratica, tra 2500 e 4000 euro al mese per coprire tutte le spese: dall'abitazione ai viaggi. La legge prevede che l'indennità possa oscillare tra il 70 e il 100 per cento di quella degli Esteri. E ogni Regione si comporta a modo suo. L'Emilia-Romagna, per esempio, ha scelto il minimo. Il Piemonte il 90 per cento, ridotto, però, al periodo di effettiva permanenza a Bruxelles dell'unico dirigente che è a capo dell'ufficio e che lavora una settimana al mese a Torino. Tutti fanno notare, naturalmente, che gli stipendi dei distaccati non sono un costo aggiuntivo perché sarebbero pagati anche in Italia.
Ci sono, poi, i contratti dei dipendenti assunti sul posto: in genere degli italiani che hanno avuto esperienze nelle istituzioni europee. Qui le retribuzioni variano, ma non ci sono indennità. Il bilancio finale della voce «personale» dipende dal numero complessivo di chi lavora nelle ambasciate regionali. E anche questo è molto variabile. Si va dal minimo del Piemonte e dell'Emilia-Romagna - tre dipendenti - al massimo delle grandi rappresentanze come quella della Lombardia e della Sicilia che ne hanno undici, dodici. Complessivamente, comunque, per l’apparato delle diciannove rappresentanze lavorano più di cento persone. Di più dei diplomatici veri: di quelli che rappresentano l’Italia presso la Ue.
Una voce pesante di spesa, poi, è quella per la sede. Da un minimo di 50 mila euro all'anno, spese comprese, per un appartamento in affitto come quello del Piemonte, a una media di 80-90 mila per le sedi più grandi, come quella della Campania, che si affaccia sul Parco del Cinquantenario, e quella della Sicilia nella Tour Bastion al numero 5 della place du Champ de Mars. Ma molte Regioni, ormai, hanno comprato. Le quattro del Centro Italia - Lazio, Toscana, Umbria e Marche - hanno acquistato insieme, tre anni fa a meno di un milione di euro, nel cuore del quartiere europeo, proprio nel Rond Point Schuman di fronte a Commissione e Consiglio. Il Friuli-Venezia Giulia ha appena comprato una «maison de maitre» - in pratica un palazzetto - a due milioni e mezzo. L'Abruzzo si è sistemato nell'avenue Louise, una delle strade più eleganti di Bruxelles, in mille metri quadrati pagati un milione e mezzo di euro. Cifre importanti, ma pur sempre un investimento a fronte dei soldi a fondo perduto degli affitti.
Il bilancio complessivo, così, dipende da molte variabili. Francesco Attaguile, che guida l'ambasciata della Sicilia, ha dieci collaboratori e potrebbe contare su uno stanziamento della Regione di un milione di euro l'anno. «Me ne spendiamo la metà», dice soddisfatto. Ottantamila euro se ne vanno soltanto per l'affitto della sede, vicinissima a quella - comprata - della Lombardia. Poi ci sono telefoni e luce. Ma ci sono anche i ricevimenti che hanno reso famosa la rappresentanza siciliana. Quello per l'inaugurazione, nell'ottobre 2002, fu organizzato nel salone delle feste del Comune di Bruxelles, sulla Grand Place. Per la cena arrivarono da Trapani i fratelli Giuffrè che sono tra i più noti ristoratori siciliani. Portarono in aereo non soltanto i prodotti per preparare il menù, ma anche tutti i loro attrezzi di cucina.
Un trionfo per il presidente Totò Cuffaro sugellato da regali in bottiglie di vino per i 400 ospiti. In gennaio c'è stato un bis. In occasione della riunione straordinaria della giunta regionale a Bruxelles seguita da un seminario nel palazzo del Comitato delle Regioni e da una festa con musica e specialità siciliane organizzata nel Thé^atre de la Monnaie. Ma la festa più grande l'ha organizzata l'ambasciata della Campania. Una «pizza-fest» in Place de Espagne, a due passi dalla Grand Place: quattro giorni di kermesse con pizzaioli napoletani e un villaggio che presentava prodotti tipici, ma anche moda e artigianato. Tutto tra il 24 e il 30 maggio 2004 per festeggiare, alla presenza del governatore Bassolino, i due anni di attività della rappresentanza e la concessione del marchio di garanzia della «verace pizza napoletana». E, in questo caso, per guadagnarci anche: 120 mila euro. Perché la pizza e la birra (gemellaggio col prodotto tipico belga) erano a pagamento.

segue II puntata...


Spariti tutti i soldi delle pensioni degli Italiani! (Ecco perché andrai in pensione a 65 anni).

Spariti tutti i soldi delle pensioni degli Italiani! (Ecco perché andrai in pensione a 65 anni).
di Jacopo Fo

Foto da www.superba.it
Negli anni ho imparato che su ogni grande tema c’è una domanda semplice che nessuno si vuol porre perché è in grado di far saltare tutto la facciata di apparente buon senso del sistema. E’ un interrogativo che getta le persone nel panico perché è intellettualmente pericoloso.
Ho passato la mattina a porre questa semplice domanda sulle a economisti, avvocati, presidenti di associazioni consumatori, consulenti finanziari. Nessuno ha saputo rispondermi.
Quindi la giro a voi, straordinari lettori, nella speranza che qualcuno possa confermare la mia agghiacciante ipotesi.
Premessa.
Sulla questione delle pensioni assistiamo a un gran dibattito. Quasi tutti gli opinionisti sono concordi nel dire che non ci sono più soldi per le pensioni perché ci sono troppi vecchi in pensione e pochi giovani che lavorano in regola e pagano i contributi. Quindi i contributi di chi lavora non bastano a coprire l’importo delle pensioni in atto. E, si dice, questa situazione peggiorerà in futuro.
Questo è falso.
Il problema delle pensioni è che in Italia non esiste la separazione tra previdenza pensionistica (i soldi accantonati sulla paga dei lavoratori per pagare la loro pensione) e assistenza (cassa integrazione, prepensionamenti, pensioni minime eccetera).
Nei paesi civili i soldi dei lavoratori vengono investiti in modo che possano aumentare negli anni e pagare successivamente le pensioni mensili. In Italia i politici hanno usato questi soldi per finanziare l’assistenza. A volte questa assistenza era sacrosanta e meritoria, come nel caso delle pensioni minime. A volte è stata una regalia alle grandi aziende, come la cassa integrazione o i prepensionamenti per la Fiat. Ma comunque, se il governo decide che alcuni milioni di lavoratori atipici vari debbano versare solo il 20% dello stipendio per le pensioni (invece del 40%) dovrebbe anche tirare fuori i soldi per finanziare questa decisione. Invece il governo decide che tutti i lavoratori in regola devono finanziare il provvedimento e preleva i soldi delle loro pensioni senza neanche avvisarli.

at 17 Gen 2007 - 12:11 |


l'incontro di sabato: i contributi dei partecipanti

Cari amici,
anche oggi Franca non è in grado di scrivere a causa dell’allergia agli occhi.
Vi ringraziamo di cuore per la partecipazione all’incontro di sabato, dove si è percepito il calore e l’umanità dei presenti oltre che il vivo interesse e la voglia di FARE. Si è creato un gruppo di persone che condividono ideali e intenti. Una nuova costola di società civile, al di là dei partiti e delle ideologie.
Speriamo che si metta in moto per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Pubblichiamo quest’oggi i riassunti che sono stati postati qua e là, ringraziando gli autori.
Domani pubblicheremo l’intervento di Franca per intero, assieme al file audio.
Chiadiamo a coloro che sono intervenuti di postare o inviare a [email protected] un abstrac del loro intervento.
Grazie!
carlotta

LAPACE
Franca Rame presenta l'Associazione STAMINALE "Facciamo i Conti"
L’incontro è stato partecipatissimo, interessantissimo (il locale era stracolmo), le 3 ore e mezza sono passate velocissime (e purtroppo diverse persone non hanno fatto in tempo a parlare, sarà per la prox).
Franca Rame ha provveduto a fare un breve resoconto sulle spese (sprechi). Franca Rame, nonostante l'influenza, ci ha parlato del suo disegno di legge avente come scopo proprio il taglio agli sprechi. Ci ha messo al corrente dei Conti della Pubblica Amministrazione, della difficoltà di far sentire la propria voce, in seno al Parlamento, poiché in pochi vogliono davvero contenere la spesa pubblica: il clientelismo crea posti di lavoro assolutamente fittizi e l'attaccamento al potere fa si che si spendano milioni di euro per auto ministeriali, bonus ed indennità di cui il comune cittadino sa poco o nulla (specie dopo anni di berlusconismo).
Con umiltà, dolcezza e gioia Franca Rame ha salutato chiunque le si accostato per stringerle la rimproverando affettuosamente chi la chiamasse "senatrice" ed evidenziando l'importanza di non restare indifferenti, perché da soli non si può vincere, ma uniti si possono smuovere montagne.
Nel 1992, anno di inizio di Mani Pulite, il debito pubblico italiano era alle stelle, lo Stato spendeva 4.000.000 (4 milioni) di lire al secondo, vennero spesi 23.000.000.000 (23 miliardi) per la carta, 9.000.000.000 (9 miliardi) per disinfestazioni e servizi igienici e 600.000.000 (600 milioni) per la carta igienica.
Oggi il debito italiano è di oltre tre milioni di miliardi di lire (ho provato a scrivere tutti gli zeri ma erano troppi), cioè 1 miliardo e 580 milioni di € (terzo posto nella classifica mondiale).
Tra le altre cose ci è stato detto che il governo italiano ha stanziato 600.000.000 di euro (600 milioni) per la guerra in Libano, e ancor più sconvolgente, siamo stati informati sul fatto che Berlusconi, durante gli anni del suo governo, ha ordinato 80+120 (200) caccia bombardieri (di alcuni miliardi di € di costo cadauno..). Ma questi 200 caccia bombardieri, come potranno aiutarci a rispettare il dettato dell’articolo 11 della Costituzione italiana…
Ma non è tutto, sarebbe troppo bello, tra gli altri sprechi elencati troviamo 69.068.000 euro destinati dal governo Berlusconi in data 29/3/2006 (cioè dieci giorni prima delle elezioni) al restauro di alcuni palazzi, probabilmente l’ex presidente del consiglio pensava di vincere le elezioni, così non è stato ed ora chi li dovrà pagare questi soldi? Forse il governo Prodi? Vedremo…
La notizia che 10 giorni dopo le elezioni il governo Berlusconi (in carica provvisoriamente) con un decreto stabilì che gli ex presidenti del consiglio possono mantenere la scorta (una trentina di persone) e le macchine ufficiali, ha letteralmente scioccato me e alcuni dei presenti.
Sia mai che il Silvio nazionale non si può permettere di pagare la propria sicurezza personale o qualche auto, e quindi la fa pagare a noi? Ma la notizia più “tragica” è che gli uomini di scorta previsti erano di più, ma Prodi è intervenuto non abolendo la scorta (che sarebbe stata scelta più ovvia) bensì cercando un accordo e riducendola di numero.
La sorpresa, e lo sdegno, hanno raggiunto l’apice quando la senatrice ci ha informato che nel 2005 sono stati stanziati finanziamenti per alcuni spot per la presidenza del consiglio per 6.000.000 di euro con lo scopo di sondare l’opinione pubblica. Questi spot sono stati trasmessi su tutte le televisioni, ebbene si cari lettori, avete intuito bene, Berlusconi ha pagato anche le sue televisioni perché trasmettessero i suddetti spot, con soldi pubblici; e poi veniva a raccontarci che il conflitto di interessi non esisteva.
Tra il 2001 e il 2005 poi sono stati spesi 7.600.000 euro per il parco macchine di palazzo Chigi, dotato anche di due Maserati, che sono bellissime auto molto potenti non ci sono dubbi, però la domanda che sorge spontanea è: cosa se ne fanno di due maserati? Se amano le auto sportive, che per i viaggi ufficiali sono inutili, non possono comprarsele con i loro soldi visti i lauti stipendi che percepiscono?
Ma la passione per le auto sembra non riguardare solo palazzo Chigi, infatti Mastella per il suo dicastero ha acquistato 39 bmw, e non credo che si facciano 39 viaggi ufficiali al giorno solo per il dicastero della giustizia.
Oltre ai suddetti sprechi di denaro pubblico denunciati dalla senatrice, la stessa ci ha raccontato altre cose interessanti, ci ha raccontato ad esempio, che tra il 1960 e il 1992 la magistratura chiese per 520 volte al parlamento l’autorizzazione a procedere contro qualche parlamentare, e 485 furono rifiutate, solo 35 furono accettate 32 delle quali riguardavano l’on. Cicciolina per atti contrari al pubblico decoro, segno che in quegli anni l’unico reato perseguibile era quello di mostrare la “Passerina”.
Ci ha raccontato poi dell’ambiente del Senato che lei stessa ha definito “il frigor dei sentimenti” perché ognuno pensa agli affari suoi e li dentro conti solo per il voto che dai (PER FORTUNA POCHE MA CI SONO STAMINALI!).
Al termine della relazione si sono susseguiti alcuni interventi, tra i più curiosi quello di un commercialista, che ci ha informato dell’esistenza di una neonata associazione che raccoglie alcuni professionisti che si battono contro gli sprechi pubblici, per arrivare ad una minore tassazione, il Commercialista si è sentito sollevato della presenza di Franca Rame e dell’Associazione “Facciamo i Conti”.
Ciò che ha colpito è stato che queste persone per giungere alla riduzione delle tasse hanno individuato La via da percorrere, cioè il taglio degli sprechi elencandone alcuni:
• 70 miliardi di euro l’anno il costo della corruzione (IL PIL della MAFIA)
• 13 miliardi di euro l’anno il costo dell’assenteismo nelle amministrazioni
• 115 miliardi di euro anno 2006 il costo dell’evasione fiscale (200 nel 2005)
La parte piu’ consistente della cifra deriverebbe dal mancato versamento di contributi previdenziali, circa 40 miliardi e dall’evasione dell’IRPEF, 28-30 miliardi.
Proviamo un attimo ad interpretare questi numeri. 115 miliardi sono tre volte la finanziaria 2006. La finanziaria degli aumenti delle tasse, la finanziaria della reintroduzione del ticket, la finanziaria che ridurra’ i trasferimenti agli enti locali con conseguente aumento di ICI e imposte comunali. Il 16% del PIL recuperato, ci farebbe diventare il paese piu’ virtuoso in Europa. 40 miliardi di contributi previdenziali in meno all’anno, equivalgono a milioni di persone che si troveranno senza pensione e ai quali dovremo provvedere comunque, a meno che non accetteremo l’idea di avere persone per strada che muoiono di fame. 30 miliardi di IRPEF evasi sono milioni di nostri connazionali che sfruttano le risorse di questo paese quali strade, ferrovie, sanita’, senza dare contributo pur avendone la possibilita’. Poi magari criticano gli ospedali e si lamentano se i treni sono in ritardo. Noi dobbiamo incominciare a pensare alle persone che evadono le tasse e contributi come a dei “ladri”.
Sono loro che per pagarsi le loro macchine di lusso e i loro appartamenti al mare ci obbligano a stare a casa la sera a guardare la televisione invece di uscire a cena o a teatro. Sono loro che non versando i contributi ai loro dipendenti stanno mangiando il futuro dei vostri bambini. Sono loro, i furbi, quelli che cercano di convincersi che se non si evade non si lavora, quelli che hanno sempre la scusa pronta.
Basta pensare che siano dei dritti o delle vittime, bisogna “combatterli”. Denunciare, pretendere sempre le ricevute, evitare di servirsi di loro. Abbiamo bisogno di norme che ci avvantaggino quando chiediamo le ricevute e che ci proteggano dalle ritorsioni.
In Italia esistono circa 165.000 leggi contro le 15.000 della Francia IL DISEGNO DI LEGGE RAME MIRA ALLA APPLICAZIONE delle LEGGI SUL RECUPERO DEGLI INTROITI della MALA-AMMINISTRAZIONE partendo proprio dalla FILOSOFIA che DI LEGGI E MEGLIO AVERNE POCHE MA BUONE E APPLICABILI !
L’intervento di Luca Assirelli che ha parlato di energia informandoci che l’Italia è attualmente il secondo paese come capacità di stoccaggio di Gas, dicendoci quindi che la crisi energetica nel nostro paese non esiste. Ha parlato anche del quotidiano on-line comincialitalia (www.comincialitalia.net) dove gli articoli li scrive la gente.
Infine su tutte spunta un’opportunità: quella di convogliare gli INVESTIMENTI TFR-TFS-FTS nelle ENERGIE RINNOVABILI (circa 20 miliardi di €). Attualmente i fondi che il sindacato sponsorizza sono una ventina MA INSIEME A JACOPO FO POTREMMO con la STAMINALE “FACCIAMO I CONTI” riuscire a confluire questi soldi nelle ENERGIE RINNOVABILI E IN FONDI (finanza ETICA) che assicurino all’Italia di recuperare il ritardo di 15 anni negli INVESTIMENTI SULLE ENERGIE RINNOVABILI un ottimo modo per garantire oltre alla pensione UNA QUALITA’ dell’aria a misura di POLMONE…

Giorgio Galofaro
Raccolgo volentieri l’invito di Franca per un contributo sull’incontro di sabato 13 gennaio della neo costituenda associazione Facciamo i Conti.
Siamo coscienti degli sprechi e degli sperperi che fanno governo e pubblica amministrazione, siamo coscienti che questo fiume di denaro direttamente ed indirettamente va a finanziare i partiti, con poche eccezioni, e le loro clientele. Quindi non possiamo sperare che il sistema politico possa riformare se stesso riducendo sperperi e privilegi, taglieranno i servizi e le spese sociali, ma non i loro privilegi.
La malavita organizzata controlla e condiziona buona parte della classe politica e del nostro territorio, vedi quanto descritto da Roberto Saviano nel suo libro Gomorra, un libro che rappresenta l’Italia di oggi e che andrebbe letto in ogni classe (Beppe Grillo). Franca nel suo intervento lamentava una solitudine nel suo lavoro in Senato, una non collaborazione da parte degli altri parlamentari nel cercare e denunciare gli sprechi e gli abusi.
Dobbiamo essere coscienti che dalla società civile devono sorgere le nuove associazioni, e movimenti per cambiare le cose, per non perdere la speranza per una società giusta e solidale. Attualmente siamo molto dispersi fra varie realtà, spesso lavoriamo in compartimenti stagni. La nostra costituenda Associazione deve relazionarsi con quanto di meglio emerge dalla società civile, fra queste Lega Ambiente e le associazioni nate attorno al blog di Beppe Grillo, che sono oltre 150 in tutta Italia, che hanno molte migliaia di iscritti, che spesso nelle loro realtà fanno un piccolo, prezioso ma oscuro lavoro, da portare alla luce.
Dobbiamo fare iniziative anche clamorose su temi specifici sentiti dalla gente, conseguire piccole ma significative vittorie. soprattutto NON DOBBIAMO lasciare Franca da sola, ha bisogno del nostro sostegno coi fatti, quindi dopo questo primo incontro dovremmo rivederci al più presto e fare un piano di lavoro, darci degli obiettivi concreti e raggiungibili.
Come primo obiettivo concreto suggerirei di partire dall’annuncio di Prodi di stanziare altri 100 miliardi di Euro per il sud, riporto il commento di Beppe Grillo “I meridionali quei soldi non li vogliono. Anche perchè non li avranno. Si fermeranno prima. Alla stazione Termini di Roma, destinazione partiti e ministeri. E quello che rimane nelle tasche delle varie mafie. La Cassa del Mezzogiorno ha impoverito il Sud e ingrassato i partiti. La storia si ripete. Senza il ripristino della legalità il Mezzogiorno non riparte. 100 miliardi sono tre finanziarie. TRE FINANZIARIE”
Un grande abbraccio.


Draculia:
Ieri pomeriggio, nei locali di Chiama Milano, messo a disposizione da Milly Moratti per la riunione organizzata da Franca Rame, eravamo circa una cinquantina di persone; cittadini giovani e un po' più maturi, rappresentanti di associazioni di cittadini e amici e sostenitori della Rame e di Dario Fo presente a sua volta. C'era anche qualche portavoce della sezione giovanile dell' Italia dei Valori, e dell'informazione libera on line . 
Sembrava di essere in una sorta di enclave: fuori decine e decine di persone intente a guardare le vetrine dei primi saldi invernali, e noi dentro ad ascoltare di risorse energetiche di cui i media tradizionali riportano poco, se non quello che è funzionale ad un discorso economico.

Franca Rame, nonostante l'influenza, ci ha parlato del suo disegno di legge avente come scopo proprio il taglio agli sprechi. Ci ha messo al corrente dei conti della Pubblica Amministrazione, della difficoltà di far sentire la propria voce, in seno al Parlamento, poiché in pochi vogliono davvero contenere la spesa pubblica: il clientelismo crea posti di lavoro assolutamente fittizi e l'attaccamento al potere fa si che si spendano milioni di euro per auto ministeriali, bonus ed indennità di cui il comune cittadino sa poco o nulla.

Si è discusso della necessità di rialzare la testa e monitorare la spesa pubblica per non lasciare che gente avvezza a rubare con nonchalance ed abituata a farla franca continui a tirare le fila della politica italiana, a discapito di chi è onesto. La spesa pubblica è alta perché serve a finanziare il clientelismo a discapito dei servizi e delle infrastrutture che, invece, pur essendo fondamentali per la comunità, subiscono tagli ulteriori.
Franca Rame ha posto l'accento sull'unità degli intenti, più che sulle varie appartenenze politiche, affinché la lotta agli sprechi sia il comune denominatore di un movimento che partendo dalla società civile, arrivi fino alle Istituzioni.

Si è parlato di come, abituati a conquistare la gente con due parole e qualche pacca di spalla, i gran ciambellani della politica dettino legge nel Parlamento, ottenendo ministeri ed incarichi, forti delle loro clientele e di un'Italia spezzata in tante piccole frazioni.

Si è parlato di quanto sia necessario affidarsi al passaparola, alla propria volontà, smettendo di delegare ad individui che, palesemente, non hanno alcun interesse a limitare la spesa pubblica: ne andrebbe dei loro voti.

Si è parlato di come la politica italiana pare non avere interesse ai progetti che privilegiano risorse naturali, cosicché scienziati come Carlo Rubbia devono recarsi in Spagna, per veder realizzata la prima Centrale Solare.
Si è parlato delle falsità spacciate come verità, riguardo alle risorse energetiche: l'Italia non è costretta ad importare dai Paesi dell'Est , poiché esportatrice di gas in Francia e Germania.
Si è parlato di come governi di destra e sinistra siano, ormai, simili , poiché aventi come unico obiettivo la massimizzazione del profitto, affidando a manager senza scrupoli e ad aziende private la gestione ed appalti di aziende dello Stato (Trenitalia, Alitalia), con conseguente speculazione alle spalle del cittadino, ben sapendo che lo Stato dovrà, in ogni caso, intervenire per salvarle( col consueto giochetto profitti privati-perdite pubbliche.)

Si è parlato della mentalità arraffona e menefreghista, e dell'assoluta necessità di un impegno collettivo per combatterla.

Si è parlato del monopolio dell'informazione e del fondamentale impegno che deve partire dall'individuo convergendo in una comunità, poiché solo un'unità di comuni intenti potrà permettere la divulgazione di notizie che oramai bisogna andare a cercare nei siti "alternativi", in qualche blog, nei giornali online della libera informazione.

Si è parlato di etica, personale e di un popolo, che se non vuole affondare sotto il peso dei debiti, della disoccupazione, della mancanza delle infrastrutture, deve tornare a partecipare alla vita politica italiana, tralasciando il proprio tornaconto personale, per realizzare qualcosa a favore del bene pubblico, pensando anche alle generazioni future.

Infine, ciò che mi preme sottolineare è con quanta umiltà, dolcezza e gioia Franca Rame salutasse chiunque le si accostasse per stringerle la mano ( tra cui la sottoscritta, che si è presentata come Draculia e non come Cristina, sorprendendola un po' per il nome!), rimproverando affettuosamente chi la chiamasse "senatrice" ed evidenziando l'importanza di non restare indifferenti, perché da soli non si può vincere, ma uniti si possono smuovere montagne.

Insomma, è stato davvero bello.

Un primo passo, che spero, sarà seguito da tanti altri, compiuti non da una persona, ma da tante; una sorta di marcia dell'Etica e della Pace( perché il ricorso a risorse alternative energetiche implica anche la non partecipazione a guerre per l'approviggionamento delle stesse!)..magari sulle vie del web.


una serie di opere incompiute

Fonte La nuova ecologia – settembre 2006
Si ringrazia sentitamente “La nuova ecologia” per questa ricerca

“OPERE INCOMPIUTE” size=4>

Cosa sono le incompiute? Solenni ouverture musicali tipo la nona di beethoven? no, non esageriamo, si tratta di qualcosa di molto più profano…
A scuola non ce lo insegna nessuno, nessuno ne parla, meglio tenerle nascoste… sono delle indecenze, delle vergogne che dovrebbero fare arrossire i responsabili di questi scempi… che non pagano mai.

Sono quelle opere non ultimate o abbandonate, inutilizzate, lasciate alla rovina, ma tutte pagate dalla collettività .
con chi ce la possiamo prendere per queste follie?
chi sono i responsabili?
quanti pazzi fuori di testa, incompetenti, squilibrati, incapaci abbiamo avuto nella pubblica amministrazione?
Dopo che avrete letto col mio stesso stupore e incredibile amarezza questa sequela di sprechi, mi auguro che appoggerete il mio disegno di legge: “Delega al Governo per la redazione del “Codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti” augurandoci che possa diventare presto una “legge” efficace.
Ecco di seguito l'introduzione al disegno di legge
Onorevoli Senatori. La lotta allo spreco di risorse è un dovere giuridico per la Pubblica Amministrazione,
ed il nostro ordinamento sancisce reiteratamente tale concetto laddove impone il principio di economicità
dell’azione amministrativa - art.1 della legge 241/1990 - il principio del buon andamento - art. 97 Cost.- e
attraverso tutta una serie di norme che delineano un modello di amministratore e funzionario pubblico
virtuoso, la cui capacità ed efficienza passa anche, necessariamente, per la capacità di contenere la spesa e
di risparmiare risorse, fornendo così , oltre al risultato materiale, la possibilità di incentivare una cultura
diffusa del risparmio di risorse nella collettività intera.
Questo modello di funzionario, ben evidente dopo la riforma degli anni ’90, non avrebbe acquisito potere di
gestione della cosa pubblica se non avesse anche acquisito anche responsabilità per i suoi errori. E
nell’ambito delle varie responsabilità egli vede anche quella per danni arrecati alla sua o ad altra
amministrazione di appartenenza.
E’ la responsabilità per danno erariale, e cioè la responsabilità per lo spreco, in virtù della quale
l’amministratore o il funzionario pubblico, o il soggetto che svolge qualche attività per l’amministrazione
pubblica, risponde del danno arrecato qualora il suo comportamento attivo o omissivo abbia determinato la
mancata percezione di introiti o la illegittima uscita di somme. I casi che ricadono nell’ambito di questa
responsabilità sono tantissimi, e toccano tutti i settori di attività e tutta la pubblica amministrazione. Appalti
affidati a condizioni svantaggiose, mancata riscossione di crediti, progettazioni inutili ed irrealizzabili,
consumi ingiustificabili, mancata applicazione di sanzioni, contratti che avvantaggiano solo la controparte
della amministrazione, consulenze inutili, procedimenti amministrativi non eseguiti che hanno causato
danni e contenziosi inutili, insomma i casi eclatanti dello spreco, della illegalità e illiceità dannosa, della
gravissima trascuratezza nell’amministrare.
E’ ovvia la sua fondamentale utilità. E’ ovvia la sua giustificazione giuridica, giacché nel nostro ordinamento
non esiste potere che non abbia una parallela responsabilità. E’ ovvia la sua funzione di deterrente. Ed è
infine ovvio che essa debba essere oggetto di attenzione da parte del legislatore, consentendo una
elevazione qualitativa dell’azione amministrativa, e di generare un’ immagine positiva della pubblica
amministrazione.
Pur di fronte a tale ovvietà, il precedente governo ha introdotto un condono in materia. Gli articoli 231, 232,
233 della legge finanziaria per il 2006 – legge 23 dicembre 2005 n. 266 – hanno infatti previsto la possibilità
di sanare i danni arrecati alla pubblica amministrazione ed accertati con sentenza - non passata in giudicato -
mediante il versamento di una somma pari ad una percentuale variabile tra il dieci ed il trenta per cento. Un
vero colpo di spugna, con effetti defatiganti sulle Procure che hanno lavorano per accertare questi tipi di
danni e che quotidianamente tentano il recupero di queste somme; ed una vera offesa ai funzionari ed
amministratori onesti e competenti che operano quotidianamente con capacità e professionalità in ossequio al
principio di legalità ed al principio di buon andamento dell’art. 97 della Costituzione.
Questa scelta di sanare, di coprire, di mandare in fumo sentenze e soldi pubblici, di sprecare lavoro di interi
apparati pubblici, è agli antipodi del modello della pubblica amministrazione delineato dal legislatore e
immaginato dalla nostra coalizione.
Dunque bisogna dare segnali opposti, e fare scelte concrete che possano creare condizioni diverse. E tra
queste deve rientrare una nuova attenzione a questa forma di responsabilità la cui competenza è affidata alla
Corte dei Conti.
Il regolamento di procedura risale addirittura al 1933 - R.D. n. 1038/1933 - mentre con le leggi 14 gennaio
1994 n. 19 e 20 e 20 dicembre 1996 n. 639 si è deciso, tra l’altro, di attuare il decentramento mediante le
sezioni regionali e l’istituzione del doppio grado di giurisdizione.
Vorrà dunque darsi atto che un’attività giudiziaria così importante per il nostro ordinamento, e così rilevante
per tutto ciò che in essa viene coinvolto (recupero di denaro, funzione di deterrente allo spreco,
incentivazione di una cultura del risparmio, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa) merita una
attenzione diversa dal condono della passata legislatura. Merita infatti una disciplina specifica e finalmente
chiara della procedura, che possa consentire giudizi celeri, adeguati ai nostri tempi e soprattutto adeguati alle
dinamiche attuali delle pubbliche amministrazioni. Merita, infine, una disciplina improntata ai principi equi
del giusto processo, garantista dei diritti dell’indagato e rispettosa delle prerogative della difesa, in una
visione nuova del processo contabile.
Infatti, anche alla luce dei principi generali sul giusto processo, è ormai evidente ai più che l’attuale assetto
normativo è assolutamente insoddisfacente. La necessità di adeguare i principi citati a questo processo sono
assolutamente preminenti e sarebbe ora di raccogliere questa spinta , che proviene da giuristi, magistrati e
studiosi :
- Una riforma del processo, che darebbe finalmente risposta a tante aspettative, dovrebbe tenere in
considerazione i seguenti aspetti:
- La garanzia del contraddittorio tra le parti del processo secondo uno schema simile a quello penalistico, e
quindi dovrebbe innovare mediante la introduzione ed il riconoscimento:
1. del diritto di accesso al fascicolo del PM al momento della redazione della risposta all’invito a
dedurre, ferma rimanendo la segretezza della istruttoria nella fase delle indagini precedente, con i
limiti analoghi al processo penale;
2. del diritto di assistenza mediante difensore nel caso di audizione dell’indagato avanti al PM, delle
cui risultanze si potrà tenere conto nel giudizio;
3. di un giudice terzo che possa fungere da filtro per processi inutili e che al contempo svolga la
funzione di vaglio sugli atti preliminari (archiviazione, con garanzia del contraddittorio per
l’amministrazione danneggiata; obbligo di motivazione della richiesta di archiviazione; obbligo di
motivazione sulla richiesta di procedere a citazione);
4. delle prerogative difensive a livello probatorio simili a quelle del processo civile, compresa la
testimonianza;
5. di istituti che possano migliorare la capacità operativa di effettivo recupero delle somme (controllo
affidato ai magistrati sulla esecuzione delle sentenze di condanna);
6. di una modifica e aggiornamento delle norme afferenti il giudizio pensionistico.
******************

Per darvi un quadro immediato e spaventoso di quanto successo negli ultimi 20 anni, vi metto in fila le spese nude e crude, se avrete voglia e tempo leggetevi il capitolo al completo… e assimilate tutto con calma. Molta, CALMA.


PIEMONTE –size=4>
L'orfanotrofio Vercelli di dell' ex Istituto provinciale assistenza all' infanzia (Ipai), costruito tra il 1973 ed il 1975 è costato 30 miliardi di lire, ma mai utilizzato. (NON CI SONO PIU’ BIMBI DA OSPITARE) QUALCHE ABITANTE DI VERCELLI O DINOTRNI PUO’ COMPIERE UN SOPRALLUOGO? SI PUO’ SAPERNE QUALCOSA DI PIU’?

LOMBARDIAsize=4>
La città fantasma di Consonno (Lecco) QUESTA è UNA BELLA STORIA… GIURO!
Una cittadella fantasma sul lago, abbandonata da decenni, in stile Las Vegas: negli anni '70 attirava turisti. Fu trasformata nella “città dei balocchi” dal conte Mario Bagno, imprenditore. QUESTA PARADOSSALE CITTADELLA, PER FORTUNA NON C’è COSTATA NIENTE. ANDIAMO A VEDERCELA… CHISSA’ CHE NON SI POSSA RICAVARCI QUALCOSA?

CALABRIAsize=4>
La diga sul fiume Metrano in Aspromonte
Un' incompiuta di 423 milioni di euro
I lavori iniziarono nel 1972…
I lavori iniziarono nel 1972 e pareva ci volessero 6 anni e 15 miliardi di lire per renderla operativa al servizio del quinto centro siderurgico.
Il centro non fu mai realizzato e la diga, da 30 milioni di metri cubi, a cambiato più volte finalità. Doveva servire per irrigare le campagne di Gioia Tauro, prima, e per dissetare l'intera regione, poi.
L'unica certezza è che mancano le vie d'accesso e d'uscita dell'acqua e che non può non esserci la mano della 'ndrangheta dietro i 76 aumenti di prezzo, motivo per il quale la magistratura indaga da anni sulla diga.

SICILIA
Il Palazzo Trigona di Piazza Armerina (En)
Acquistato dalla Regione nel '59 oggi è un cantiere aperto
Il Palazzo Trigona della Floresta, risalente al 1700, uno degli esempi più rilevanti del Barocco Siciliano. E' stato acquistato dalla Regione nel 1959… MA CHE FRETTA C’E’? ABBIAMO TEMPO, NO?

SARDEGNAsize=4>
La Regione Sardegna stanziò nei primi anni 90, 4 miliardi di lire per costruire un ostello della gioventù ad Olbia.
Inizio lavori 1995, costo 2 milioni di euro
(…)
Risulta ultimata la parte costruita, 5.000 metri quadrati su due piani. (!!!) Composto da 2 edifici collegati da una galleria al cui interno si trovano un salone ristorante, una sala riunioni, 20 stanza con bagno, 30 stanza da letto, un ottimo impianto di riscaldamento e di condizionamento ormai in disuso. FACCIAMO UNA BELLA SOCIETA’ E CE LO COMPERIAMO… COSA PUO’ COSTARE? QUALCUNO PUO’ VISIONARLO? CAPACE CHE DIVENTIAMO RICCHI!


BASILICATAsize=4>
La ferrovia Matera-Ferrandina
Costo 250 milioni, inizio lavori 1984

dal 1986, sono stati spesi 530 miliardi di lire (270 milioni di euro.
(…) costruiti 2 ponti, valore di 100 miliardi ed inutilizzati.

(…)Lo scalo di Ferrandina, inaugurato il 15 dello scorso dicembre e chiuso il 21 gennaio (!!!)
(,,,)Per la stazione sono stati spesi 7 milioni di euro (500 milioni di lire per ogni giorno d'apertura).


ABRUZZOsize=4>
L'autoporto di Roseto (te)
OH, FINALMENTE UN’OPERA FINITA!!! MA…
Costo 5 milioni, fine lavori 2002, stanziati dalla regione Abruzzo che ne ha affidato la realizzazione alla Provincia di Teramo. (…) ed il luogo è diventato dimora di ortiche e lucertole, mentre Regione e Provincia litigano per chi e come deve essere gestito. (VI PREGO DI NON RIDERE!)




L'ex statale 447, in provincia di Salerno
Inizio lavori 1990, costo 12,5 milioni di euro
Si tratta di 4 chilometri di strada dissestata, la costiera del Cilento. Il tratto tra Ascea e Pisciotta, dal 1989… (…)
Ai primi di Novembre del 2005 (MA SIAMO NEL 2007!) la statale Ascea-Pisciotta sarà terminata.
L'opera risulterà finita ma fuori tempo. (UNA BELLA BEFFA!)


LAZIOsize=4>

Il centro intermodale di Latina Scalo


15 milioni euro ed oltre 10 anni di lavori, risulta incompiuta e sottoutilizzata.

(…) L'area di 24 ettari fu bonificata grazie a 24 miliardi di finanziamento concessi dall'Unione Europea
(…) Il progetto pareva destinato al fallimento, ma nel 2003 la Regione Lazio ha stanziato 7 milioni di euro per far ripartire i lavori.
(…) Per quanto riguarda la situazione finanziaria, sono stati fatturati 900 mila euro nel 2005, con una perdita di 375 mila euro dovuta agli ammortamenti. (…) NON SCORAGGIAMOCI ARRIVA l'alleanza strategica con Hangartner, società leader della logistica europea, ma per recuperare il tempo perso bisognerà aspettare ancora parecchi anni. (MA TI PAREVA?)


EMILIA-ROMAGNAsize=4>
Il nuovo ospedale di Cona (Ferrara)
Inizio lavori nel 1990, costo 250 milioni

La prima pietra fu posata nel 1990, (CHI HA POSTO LA PRIMA PIETRA?)
2000 primo stop per rischi cedimento terreno.
2002 un altro stop per il fallimento della Coop costruttutori, che aveva l'appalto fino al 2003, con un buco di circa un miliardo di euro.
L'inaugurazione era prevista per il 2006, ma ora si parla del 2009.

LIGURIAsize=4>
La messa in sicurezza del torrente Sturla in Provincia di Genova

Lavori iniziati nel 1992 e non ancora terminati (PAZIENZA, GENTE… SONO PASSATI SOLO 15 ANNI…)
Dopo l'alluvione del '93, arrivano i soldi dalla Regione che affida il progetto al Comune (QUANTO E’ COSTATO IL PROGETTO?). (…) Nel '99 il progetto è approvato con fondi per 6 milioni di euro.
2001, la inizio lavori
2004, il Comune va in causa con la ditta appaltatrice. (…)
2005 nuovo progetto (…) stanziati 9 milioni di euro.
Se tutto va bene il cantiere sarà riaperto nel 2006, però…
Il torrente attende ancora oggi di essere messo in sicurezza nel suo ultimo tratto, in zona urbana.


UMBRIA- MARCHEsize=4>
La quadrilatero umbro-marchigiana
Due statali senza copertura di fondi (…)

Si stima un costo di 2,2 miliardi di euro… MA C’è QUALCHE PROBLEMINO. (…) Il marchingegno per il finanziamento fu inventato dall'ex-viceministro all'Economia Mario Baldassari, (…) i soldi sono arrivati dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) che ha contribuito con circa 1 miliardo, coprendo il 51% dei costi… MI RENDO CONTO CHE è UN PO’ OSCURO, MA… ARRANGIATEVI UN PO’!


FRIULI VENEZIA GIULIAsize=4>
La diga Ravedis di Pordenone
Inizio lavori 1986, costo 154 milioni di euro

1982 progettazione
84 assegnato l'appalto
86 sono inizio lavori.
Stop con Tangentopoli
97 arrivano i finanziamenti dallo Stato.
'98 si riparte.
Primo stanziamento 106 miliardi di lire,
secondo 177, ma i soldi non sono stati sufficienti per rendere funzionale l'impianto. (!!) Saranno necessari altri 45 milioni di euro che il governo Berlusconi ha reperito trasferendo risorse dal Ministero delle politiche agricole.

MOLISEsize=4>
Il centro visite di Altilia (Campobasso)

871 milioni il costo, fine lavori 1990

Una c’è una strada che porta dal fondovalle Tammaro verso il centro abitato di Sepino, ed è pensata per collegare l'arteria a scorrimento veloce, che passa per Altilia, al parcheggio con centro visite del sito archeologico:Ad Altilia, c’è un importante sito archeologico: un abitato sannitico divenuto municipio romano nel I sec. a.c. e fortificato tra il II ed il IV d.c.. PENSATE VOI COS’HANNO Lì… inventati un commento
(…) la strada fu chiusa con blocchi di calcestruzzo. Alla chiusura contribui anche la mancanza d'idee sul come allestire lo spazio e cosa esporre all'interno. (un bel dramma!... E TUTTO VA IN MALORA!)


TRENTINO ALTO ADIGEsize=4>

La galleria tra la valle dell'Adige ed il lago di Garda
Progetto fermo dal 1999
E' incompiuta, ma non è mai cominciata.
Il 30 ottobre del 1999 i sindaci di Riva del Garda, Arco, Nago Torbole e Dro avevano sottoscritto un documento dal titolo: “Viabilità e mobilità dell'Alto Garda e Ledro: per un sistema razionale di interventi strutturali per l'ambiente e la qualità della vita”. (IL RESTO LEGGETEVELO…)
A bloccare l'opera, nessuno l'avrebbe pensato, è stato uno dei suoi firmatari.
************
ricerche a cura di Davide Calabria

TESTO ORIGINALE

PIEMONTE

L'orfanotrofio di Vercelli
Costo 30 miliardi di lire, ma mai utilizzato
L'orfanotrofio dell' ex Istituto provinciale assistenza all' infanzia (Ipai), costruito tra il 1973 ed il 1975, costato 30 miliardi di lire, è il cruccio di ogni amministrazione di Vercelli.
L'aumento delle adozioni, avvenuto in coincidenza della fine dei lavori, a fatto si che non ci fossero più bambini da ospitare.
A causa della rigidità della struttura non è stata trovata un'altra destinazione.
Secondo l'assessore ai Lavori Pubblici alla Provincia, costerebbe troppo abbatterlo, ma lo spazio non si presta per degli appartamenti; potrebbe adattarsi ad una scuola o degli uffici, ma i costi di gestione sarebbero proibitivi. La ristrutturazione costerebbe troppo per la Provincia, 3 milioni di euro. Si è pensato ad una struttura per ultrasessantacinquenni disagiati o ad una caserma per i carabinieri. L'avrebbe voluto il Comando dei vigili del fuoco per fare dei corsi di formazione, ma pare verrà messa all'asta in quanto nessuno, alla fine, vuole addossarsi un edificio così fatiscente, con costi d'adattamento troppo alti per chiunque. L'unica soluzione pare sia quello d'abbatterlo , ma nessuna giunta se l'è sentita di farlo.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

LOMBARDIA

La città fantasma di Consonno
Una città abbandonata in stile Las Vegas
Consonno (Lecco), cittadina sul lago che negli anni '70 attirava famiglie, ragazzi, coppie di sposi , è una cittadella fantasma, abbandonata da decenni.
Fu trasformata nella “città dei balocchi” dal conte Mario Bagno, imprenditore che costruì autostrade ed aeroporti in tutta Italia, nella prima metà degli anni sessanta. Comprò terreni, distrusse le case dei contadini, spianò il promontorio ed in pieno stile Las Vegas costrui, al posto del paese, una galleria di negozi stile arabeggiante con minareto, una balera, sale da gioco, grand hotel, una piscina by night, tutto arricchito con sfingi egiziane pagode cinesi e torri medioevali.
Una frana sulla strada per raggiungerla ed il venir meno dell'effetto novità ne impedirono un ulteriore “sviluppo” con campi sportivi, da golf, zoo e luna park.
Nel corso degli anni mai nessuna ipotesi di recupero è andata in porto e la strada è ancora chiusa dalla frana del 1976.
Secondo Gianpiero Tentori di Legambiente, ripensare Consonno avrebbe costi proibitivi per il Comune e solo il capitale privato potrebbe accollarsi un progetto di riqualificazione.
Attualmente, in uno dei pochi edifici sopravvissuti al degrado vivono degli anziani in una casa di riposo, mentre, per il resto, il bosco sta lentamente riconquistando lo spazio al cemento armato.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

CALABRIA

La diga sul fiume Metrano in Aspromonte
Un' incompiuta di 423 milioni di euro
I lavori iniziarono nel 1972 e pareva ci volessero 6 anni e 15 miliardi di lire per renderla operativa al servizio del quinto centro siderurgico.
Il centro non fu mai realizzato e la diga, da 30 milioni di metri cubi, a cambiato più volte finalità. Doveva servire per irrigare le campagne di Gioia Tauro, prima, e per dissetare l'intera regione, poi.
L'unica certezza è che mancano le vie d'accesso e d'uscita dell'acqua e che non può non esserci la mano della 'ndrangheta dietro i 76 aumenti di prezzo, motivo per il quale la magistratura indaga da anni sulla diga.
Il completamento delle condutture va a singhiozzo.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

SICILIA

Il Palazzo Trigona di Piazza Armerina (En)
Acquistato dalla Regione nel '59 oggi è un cantiere aperto
Il Palazzo Trigona della Floresta , risalente al 1700, uno degli esempi più rilevanti del Barocco Siciliano. E' stato acquistato dalla Regione nel 1959 dal barone Ercole Trigona e il Comune di piazza Armerina chiede l'istituzione di museo e biblioteca. Dalla facciata discretamente conservata agli interni distrutti dal tempo, l' edificio è stato usato prima come sistemazione per gli ufficiali dell'esercito e poi come scuola confidando in un primo restauro che è risultato deludende ed incompleto. Oggi è ancora un cantiere aperto.
Finalmente, secondo Riccardo Calamaio, presidente locale del circolo di Legambiente, pare che ora siano stati trovati i primi finanziamenti.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

SARDEGNA

L'ostello della gioventù di Olbia
Inizio lavori 1995, costo 2 milioni di euro
La Regione Sardegna stanziò nei primi anni novanta 4 miliardi di lire per costruire un ostello della gioventù ad Olbia.
I soldi sono stati adoperati per i primi 2 lotti, ma non per il terzo (risanamento del terreno acquitrinoso; collegamenti con la viabilità, la rete fognaria o l'acquedotto), ne tanto meno per il quarto (arredamenti interni).
Risulta ultimata la parte costruita, 5.000 metri quadrati su due piani. Composto da 2 edifici collegati da una galleria al cui interno si trovano un salone ristorante, una sala riunioni, 20 stanza con bagno, 30 stanza da letto,
un ottimo impianto di riscaldamento e di condizionamento ormai in disuso.
Sia il Comune che la Regione, negli ultimi anni, non si sono mai occupati dell 'ostello che risulta pure lontano dalle rotte turistiche e dalle spiagge.
Senza riuscirci, si è cercato di si è tentato di darlo in gestione ad una cooperativa o di collocarci i locali della Facoltà di Economia delle imprese turistiche di Olbia. Per ora resta a disposizione dei vandali.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

BASILICATA

La ferrovia Matera-Ferrandina
Costo 250 milioni, inizio lavori 1984
Tra Matera e Ferrandina, nella Val Basento, ci sono 20 chilometri sui quali, dal 1986, sono stati spesi 530 miliardi di lire (270 milioni di euro),.La linea ferroviaria non funziona, ma sono stati costruiti 2 ponti , uno, il più lungo d'Italia, di 110 metri a campata unica, per un valore di 100 miliardi ed inutilizzati.
Per quanto riguarda Matera, la sua stazione è un casermone vuoto, con un enorme piazzale merci e nessun binario. Lo scalo di Ferrandina, inaugurato il 15 dello scorso dicembre e chiuso il 21 gennaio, è stato rimesso a nuovo con 6 binari, pensiline, bagni, sala d'aspetto, sotto-passi e scivoli per disabili. Per la stazione erano stati spesi 7 milioni di euro (500 milioni di lire per ogni giorno d'apertura).
Stando ad un protocollo sottoscritto nel '98 dal ministero dei Trasporti e dalle Regioni Puglia e Basilicata i treni avrebbero dovuto viaggiare dal 2005.In un secondo momento questa tratta avrebbe dovuto proseguire fino a Bari, ma, di fatto, i 32 milioni di finanziamenti regionali per realizzarla sono stati sospesi. Senza questo secondo tratto anche la Matera-Ferrandina avrebbe meno senso.
Eppure, per la sua posizione, Matera potrebbe rappresentare uno snodo di svincolo di traffici, turismo e merci tra Puglia, Basilicata e Calabria molto utile, ma,se si aggiunge che negli ultimi anni lo sviluppo economico si è spostato verso l'adriatico e sulla Fiat di Melfi, si capisce che la Ferrandina-Matera rischia di non servire più.
Dopo un sopralluogo del 2004 da parte dell' Uver (Unità di verifica degli investimenti pubblici), è stata rilevata la criticità della situazione , ma è stato assicurato che la linea sarà attiva nel 2008.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

ABRUZZO

L'autoporto di Roseto (te)
Costo 5 milioni, fine lavori 2002
A Roseto, l'autoporto doveva favorire il dirottamento sull'autostrada del traffico Tir lungo la statale che lambisce l'Adriatico.
La struttura, completata nel 2002, è dotata di vari servizi per mezzi e persone, , un' ampia area di sosta custodita per i mezzi pesanti pensata come fulcro di un sistema di trasporto intermodale delle merci che prevede quindi la combinazione del trasporto su gomma con quello su rotaia o via mare. Il costo dell'opera, 5 milioni di euro, è stato stanziato dalla regione Abruzzo che ne ha affidato la realizzazione alla Provincia di Teramo.
Ad oggi, l'autoporto di camion ne ha visti transitare pochi, ed il luogo è diventato dimora di ortiche e lucertole, mentre Regione e Provincia litigano per chi e come deve essere gestito.
Ora che entrambe le giunte sono di sinistra pare si siano accordate per affidare ad una società mista l'autoporto di Roseto più quello di Castellato, un'altra incompiuta, con una spesa prevista per avvio dell'attività di 300.000 euro.
Non essendo inserito in un sistema di scambio intermodale, l'autoporto rischia però di diventare una cattedrale nel deserto. L'autoporto non è infatti collegato con la ferrovia e la stazione di Roseto è stata smantellata. La cittadina è dotata solo da un piccolo porto turistico e sarà tagliata fuori dal traffico su gomma con il completamento dell'autostrada Roma-Teramo.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

L' ex statale 447, in provincia di Salerno
Inizio lavori 1990, costo 12,5 milioni di euro
Si tratta di 4 chilometri di strada dissestata ,la costiera del cilento. Il tratto tra Ascea e Pisciotta, dal 1989, è ciclicamente investito da frane e ciò ha reso necessario costruire una variante. Si tratta di un'opera urgente, ma che non è mai partita, mentre le auto continuano a viaggiare su un tratto rischioso.
I primi atti per la nuova strada risalgono al 1989,nel 1990 vengono aggiudicati i lavori alla Raiola-Icop-Icomez che prevede di effettuare i lavori entro 630 giorni. Innalzati i primi piloni, si fermano i lavori perchè manca il progetto esecutivo per la prevista galleria.
Nel '99 si rescinde il contratto e nel 2001 la 447 scivola sotto la giurisdizione della Provincia di Salerno e si deve ripartire da capo: dall'Anas non arrivano gli studi preliminari ed il Ministro Lunardi dichiara che la competenza è degli Enti Locali.
Alla fine del 2003, Francesco Alfieri, assessore provinciale, riesce ad ottenere 12,5 milioni dalla Regione e tutto si rimette in moto.
Ai primi di Novembre del 2005 il si al progetto preliminare, entro un paio di anni, facendo a meno della galleria grazie ad un percorso alternativo, la statale Ascea-Pisciotta sarà terminata.
L'opera risulterà finita ma fuori tempo. Il traffico turistico costiero sarà spostato sulla nuova direttrice, la statale 18 tra Funtani e Centola. L'Ascea- Pisciotta resterà comunque sicura per i residenti.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

PUGLIA

L'invaso di Pappadai a Nardo (Lecce)
Una cattedrale a secco
L'invaso di Pappadai, nel territorio di Monteparno, è nato per contenere 20 milioni di metri cubi d'acqua.
L'acqua, però, non c'è mai stata. Avrebbe dovuto irrigare 72.000 ettari di terra nel Salento e nel tarantino. I lavori sono cominciati nel 1984 e sono stati spesi 250 milioni di euro. L'opera fu commissionata al consorzio di bonifica dell' Arneo di Nardò senza sapere da dove sarebbe arrivata l'acqua. Inizialmente si pensava arrivasse da un invaso sul monte Cotugno in Basilicata, alimentato dal Sinni, ma ciò non era previsto dagli accordi tra le due regioni sottoscritti nel '99 e validi fino al 2015. Gli invasi della Lucania sono inoltre stati colpiti da siccità.
Per quanto riguarda i costi, 120 milioni di euro sono stati spesi per le tubature da parte di 50 Comuni pugliesi, quasi 40 milioni sono stati spesi per il primo ed il secondo lotto dell'invaso, 6,5 milioni per le opere di derivazione del sistema Chidro-Sinni e la vasca di regolazione di Monteparno, circa 30 milioni per portare l'acqua dal fiume Sinni. Si aggiungono, nel 2002, 26 milioni di euro arrivati dal ministero delle politiche agricole per opere integrative volte ad agevolare l'agibilità del Pappadai,, le opere di scarico del nodo idraulico di Monteparno, e per il completamento del nodo idraulico di Sava.
Non si contano più i soldi buttati per imponenti ed inutili opere irrigue nel Salento. Sono stati spesi 235 miliardi di lire per delle ingombranti tubature nelle campagne salentine mai entrate in funzione, impianti fantasma, idranti (fra attivi ed inattivi se ne contano 2.553) e pozzi, di cui 127 abbandonati.
L'Ente per la distribuzione dell'acqua nel Salento conta 270 mila consorziati, ma solo lo 0,4% degli associati la riceve.
Oltre lo spreco di denaro è da rilevare il danno ambientale: 73 chilometri di condotte, più di un terzo, sono costruite con cemento ed amianto rischiando, con il tempo, di avvelenare la falda ed il suolo.
Al consorzio non vogliono si parli di opera incompiuta e fanno notare che continuano ad ultimare i lavori per un avvio sperimentale dell'invaso.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

LAZIO

Il centro intermodale di Latina Scalo
15 milioni euro ed oltre 10 anni di lavori
Avrebbe dovuto diventare una piattaforma logistica in grado di garantire il traffico veloce e lo scambio delle merci , prevalentemente da gomma a rotaia, facendo decollare l'economia pontina, ma la struttura, dopo più di 10 anni di lavori e dopo aver speso oltre 30 miliardi di lire, risulta incompiuta e sottoutilizzata.
Situato tra Roma e Frosinone, vicino ad una stazione ferroviaria, nel distretto industriale centro-sud, ha visto l'inizio lavori nel 1995, quando, fu individuata dalla giunta di centro-destra di Latina l'ubicazione presso l'ex zuccherificio di Latina Scalo. L'area di 24 ettari fu bonificata grazie a 24 miliardi di finanziamento concessi dall'Unione Europea e la gestione dell'impianto fu affidata alla Società logistica merci (S.l.m.).
Nel 1999 il cantiere fini sotto sequestro in seguito ad un esposto di alcuni consiglieri di centro sinistra per verificare l'illecito di un presunto smaltimento di diverse tonnellate di amianto. Il progetto pareva destinato al fallimento, ma nel 2003 la Regione Lazio ha stanziato 7 milioni di euro per far ripartire i lavori.
Oggi, l' Intermodale è realizzato al 60%, sono presenti gli uffici della Dogana e dell' S.l.m., oltre i quali sorgono 3 capannoni rispetto ai 10 ospitabili dall'area. Nell'ultimo anno sono state registrate 18 mila unità di traffico movimentate, lontano dalle 50 mila unità necessarie per l'autosufficienza economica.
Per quanto riguarda la situazione finanziaria, sono stati fatturati 900 mila euro nel 2005, con una perdita di 375 mila euro dovuta agli ammortamenti.
Il Comune, azionista unico della S.l.m., è intenzionato ad uscire per far entrare i privati. Tra i vari fattori che hanno causato il mancato sviluppo del Centro troviamo sicuramente l'insufficiente rete viaria e ferroviaria della provincia.
Ora il futuro pare più roseo grazie, ad esempio, all'alleanza strategica con Hangartner, società leader della logistica europea, ma per recuperare il tempo perso bisognerà aspettare ancora parecchi anni.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

EMILIA-ROMAGNA

Il nuovo ospedale di Cona (Ferrara)
Inizio lavori nel 1990, costo 250 milioni
La prima pietra fu posata nel 1990, ma il nuovo ospedale di Cona non è ancora entrato in funzione.
L'inaugurazione era prevista per il 2006, ma ora si parla del 2009.
Alle iniziali opposizioni per la scelta di costruire l'ospedale a 20 chilometri dalla città, si aggiungono il primo stop nel 2000 per rischi cedimento terreno. Si procede installando 1.000 pali di supporto a 34 metri di profondità. Nel 2002 un altro stop per il fallimento della Coop costruttutori, che aveva l'appalto fino al 2003, con un buco di circa un miliardo di euro.
L'iter per il nuovo appalto si conclude nel marzo del 2006 e se lo aggiudica il Consorzio Cooperative costruttori di Bologna, l'unico ad aver fatto un'offerta.
Il progetto iniziale prevedeva 300 posti letto e 8 sale operatorie, ma nel 1999 viene approvato un primo ampliamento a 860 posti e 16 sale operatorie.
Nei 250 milioni dell'investimento iniziale era prevista una quota per il trasferimento dell'ospedale Sant Anna, ubicato in centro a Ferrara scatenando la ribellione dei cittadini per la lontananza del Cona dalla città. Morale della favola, il nuovo progetto prevede che il Sant'Anna mantenga i servizi e la chirurgia ambulatoriali mentre il Cona dovrebbe diventare il centro ad alta specializzazione rivolto anche alle utenze estrerne.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

LIGURIA

La messa in sicurezza del torrente Sturla in Provincia di Genova
Lavori iniziati nel 1992 e non ancora terminati
Dal 1992 si parla di un intervento urgente. In quell'anno il torrente Sturla travolse una nonna e la sua nipotina. Bastano poche ore di pioggia perchè il corso d'acqua si gonfi ed esca dagli argini. Il torrente attende ancora oggi di essere messo in sicurezza nel suo ultimo tratto, in zona urbana.
E' uno dei primi fiumi italiani ad avere un Piano di bacino redatto dalla Provincia di Genova nel '92. Dopo l'alluvione del '93, arrivano i soldi dalla Regione che affida il progetto al Comune. Viene fatto un progetto da un gruppo d' esperti che riguarda i primi 400 metri dalla foce. Nel '99 il progetto è approvato con fondi per 6 milioni di euro ed i lavori iniziano nel 2001. Nel 2004 il Comune va in causa con la ditta Cossi vincitrice dell'appalto per delle irregolarità, si rescinde il contratto per bandire una nuova gara. Nel 2005 è dedicato allo Sturla un nuovo progetto, che riguarda gli ultimi 800 metri e la bonifica di alcune aree del fiume, stanziando 9 milioni di euro.
Se tutto va bene il cantiere sarà riaperto nel 2006, però, ancora oggi un'alluvione potrebbe causare delle vittime.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

UMBRIA- MARCHE

La quadrilatero umbro-marchigiana
Due statali senza copertura di fondi
Senza nessuna garanzia sulla copertura dei fondi si vuole dare il via al Quadrilatero, un progetto che prevede la realizzazione, entro il 2010, di due assi viari per collegare Marche e Umbria: la statale 77 Foligno-Civitanova Marche e la 76 Perugia-Ancona, collegate da due direttrici perpendicolari. Si stima un costo di 2,2 miliardi di euro e l'opera è stata affidata alla Quadrilatero S.p.a, società a partecipazione pubblica, di proprietà per il 51% dell' Anas e per il 49% di Sviluppo Italia, presieduta da Gennaro Pieralisi.
Il marchingegno per il finanziamento fu inventato dall'ex-viceministro all'Economia Mario Baldassari e cammina su due binari: da un lato i soldi sono arrivati dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) che ha contribuito con circa 1 miliardo, coprendo il 51% dei costi; dall'altro, oltre sperare in un nuovo finanziamento pubblico, si prevede di catturare soldi dall'accresciuta capacità produttiva delle aree attraversate dalle nuove vie (Ici, canoni di concessione, oneri di urbanizzazione) per circa 360 milioni, pari al 16,7% da coprire.
Se le previsioni non si avverassero mancherebbero i soldi per realizzare l'opera.
I Comuni interessati, le Provincie d'Ancona e Macerata, le Regioni Marche ed Umbria, hanno paura di dover corrispondere l'Ici anche se l'opera non sarà terminata.
Alcuni parlamentari dell'Unione, marchigiani e non, hanno chiesto che ci siano risorse certe e che gli Enti locali recuperino la sovranità rispetto alla programmazione urbanistica e territoriale attualmente nelle mani della Quadrilaterero S.p.a..
Associazioni come Legambiente lamentano la mancanza di lungimiranza dell'opera proponendo il potenziamento delle linee ferroviarie e delle autostrade informatiche, metropolitane di superficie, la messa in sicurezza di strade già esistenti.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

VENETO

L'ospedale di Mezzaselva (Vicenza)
Costato quasi 12 milioni di euro e dismesso nel 2002
Sull'altopiano di Asiago, a Mezzaselva, in provincia di Vicenza, l'ospedale è stato completamente ristrutturato, è costato 23 miliardi di lire ed è stato inspiegabilmente chiuso dopo 9 anni, senza mai essere entrato a pieno regime.
Dismesso dalla regione Veneto nel 2002, l'ospedale risulta ora abbandonato.
Nato nel 1936 come istituto elioterapico, è stato ristrutturato tra l'87 ed il '95 divenendo un centro per la riabilitazione neuromotoria. Anche durante i lavori, l'ospedale funzionava non utilizzando mai più di 60 posti letto sui 110 disponibili.
L'istituto di Mezzaselva non era in passivo in quanto le casse erano rimpinguate dal 75% dei degenti che veniva da fuori regione.
Secondo il sindaco Mario Porto di Roana, comune di cui fa parte la frazione Mezzaselva, la regione ha riassettato la sanità tagliando i punti che portano pochi voti.
Secondo i documenti, comunque, qualora fosse venuto meno l'utilizzo della struttura a fini sanitari, l'ospedale sarebbe tornato al comune. In base a ciò, il sindaco si sta attivando con dei privati che vorrebbero farne una clinica, ma la Regione non vuole dare il suo consenso.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

FRIULI VENEZIA GIULIA

La diga Ravedis di Pordenone
Inizio lavori 1986, costo 154 milioni di euro
La diga del Ravedis è stata studiata per risolvere il problema delle piene del fiume, a valle, nella zona di Pordenone, per creare un bacino utile all'irrigazione e per la produzione di energia elettrica. La progettazione è stata completata nel 1982 , nell'84 è stato assegnato l'appalto e nel'86 sono iniziati i lavori. Con Tangentopoli arriva un stop e bisogna aspettare fino al '97 per riavere i finanziamento dallo Stato. I lavori ripartono nel '98. Il primo stanziamento fu di 106 miliardi di lire, il secondo di 177, ma i soldi non sono sufficienti per rendere funzionale l'impianto.
Saranno necessari altri 45 milioni di euro che il governo Berlusconi ha reperito trasferendo risorse dal Ministero delle politiche agricole.
Inoltre, oggi, sono necessarie opere collaterali di viabilità e di ripristino ambientale (barriere paramassi, consolidamenti, rinverdimento dei gradoni artificiali). Per quest'ultima voce si necessita di un milione di euro.
Da notare la mancanza di un Valutazione d'incidenza ambientale. Le opere sono in Aree di rilevante interesse ambientale (Aria), in un Sito di rilevanza comunitaria (Sic) e in una Riserva naturale.
Esistono inoltre perplessità sulla sicurezza. il progetto stanzia infatti 2 milioni di euro per il contenimento delle infiltrazioni. Come già evidenziato dai un gruppo di geologi nel 1986, in corrispondenza del Dosso del Castello, la tenuta del serbatoio non sarebbe così sicura.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

MOLISE

Il centro visite di Altilia (Campobasso)
871 milioni il costo, fine lavori 1990
Una strada asfaltata porta dal fondovalle Tammaro verso il centro abitato Sepino, parallelamente a quella che passa per Altilia, ed è pensata per collegare l'arteria a scorrimento veloce al parcheggio con centro visite del sito archeologico: un abitato sannitico divenuto municipio romano nel I sec. a.c. e fortificato tra il II ed il IV d.c..
Mentre la stradina è opera della Soprintendenza, il fabbricato è stato appaltato dalla Comunità montana beneficiando dei fondi della Cassa del Mezzogiorno prima che chiudesse. Il costo complessivo è stato di 1,687 miliardi di lire.
In seguito alle critiche del giornalista Antonio Cederna, dell'Espresso, che definì l'edificio un “archeogrill”, in quanto avrebbe favorito il “consumo” veloce della storia, e che suggerì come più conveniente il giro inverso al sito archeologico partendo dal paese di Sepino per poi scendere nella piana, la strada fu chiusa con blocchi di calcestruzzo. Alla chiusura contribui anche la mancanza d'idee sul come allestire lo spazio e cosa esporre all'interno.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

TRENTINO ALTO ADIGE

La galleria tra la valle dell'Adige ed il lago di Garda
Progetto fermo dal 1999
E' incompiuta, ma non è mai cominciata. Il 30 ottobre del 1999 i sindaci di Riva del Garda, Arco, Nago Torbole e Dro avevano sottoscritto un documento dal titolo:”Viabilità e mobilità dell' Alto Garda e Ledro: per un sistema razionale di interventi strutturali per l'ambiente e la qualità della vita”. Anche gli ambientalisti guardarono con favore tale progetto che prevedeva una galleria di 3 chilometri a canna unica che avrebbe dovuto collegare la Valle dell'Adige con il lago di Garda, occupandosi anche di svincoli, circonvallazioni e bretelle per smistare il traffico dai centri turistici, e pure di parchi fluviali, piste ciclabili e parcheggi.
A 7 anni di distanza dalla firma dei 4 sindaci, che avrebbe dovuto costituire una garanzia, il tunnel non è neppure cominciato ed è restato lettera morta sulla scrivania del sindaco di Arco, Renato Veronesi. Nel frattempo due dei suoi colleghi hanno fatto carriera: il sindaco di Nago Torbole, Giuseppe Parolari, è passato al Consiglio Provinciale, mentre Claudio Molinare è approdato in Parlamento come senatore del centro sinistra. Veronesi non è mai riuscito a farsi appoggiare dalle sue maggioranze.
La proposta conteneva anche, in modo inedito, le cifre del costo ambientale ed economico di una viabilità inadeguata: nella zona del ponte di Arco si contavano tra i 33 e i 38 mila passaggi al giorno, per un totale di 1,116 milioni di ore l'anno spese nel traffico, con un danno stimato nei 25 anni d'esistenza della grande circonvallazione di oltre mille miliardi di lire.
Intanto sono sorte nuove ipotesi per tunnel più brevi, ma tutto è ancora fermo.
A bloccare l'opera, nessuno l'avrebbe pensato, è stato uno dei suoi firmatari.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006


caro accattone...

con la testa che ti ritrovi, le idee, la dignità, l'onestà che sprizzi da ogni poro, non sei un accattone, ma un gran signore che niente a che fare con i ricchi e che spero di conoscere.
ti sento giù di morale e non puoi che avere ragione.
ne conosco tante di persone come noi: deluse, infelici, schifate e a volte anche disperate.
però vedi, alla mia età, 77 anni, sto uscendo grazie a tutti voi dall'avvilimento del "non riuscire a combinar niente" che mi sono sentita addosso in tutti questi mesi.
Ho lavorato un sacco… sto frugando ovunque, cercando.
Quando avrò un po’ più di tempo e meno tosse, ti (vi) racconterò quello che ho passato per il furto che abbiamo subito: oltre un milione di euro perpetrato da un delinquente alle spalle dei disabili di cui ci occupavamo con il nostro comitato “un nobel per i disabili” (i denari che dario ha ricevuto con il nobel un miliardo e 689 milioni sono serviti per iniziare).
Dopo aver scoperto la truffa e lavorare per 3 mesi con commercialisti per venirne a capo, poi, fatta la denuncia, tutta la mia forza se ne è andata… mi sono fatta 10 mesi di letto. Dario e Jacopo erano convinti che stessi morendo. Sì, la voglia di vivere non c’era più, troppo grande la delusione e la responsabilità che mi sentivo addosso.
Ed ora, grazie a chi mi ha votato, son dovuto sortire dal letto… affrontare sta pazzia della senatrice, così lontana dalla mia vita. (Fatti un giro sul mio sito, cerca comitato nobel disabili, vedrai quanto abbiamo fatto). Sì, mi son tirata fuori.
. M’è tornata la voglia di fare. E questo è meraviglioso... alla mia età!
FARE! Non riusciremo a niente? Dipende da noi. Intanto questa sera sono felice come una pasqua! Una pasqua con la febbre.

E voglio che anche tu ti scaldi un po’ con questa mia felicità.
Alza la testa… e mandami un sorriso.

Attenzione: l’accattonaggio è proibito!
franca


Dario Fo: troppi ghetti in città e la sinistra non ha più coraggio

Da un'intervista di Giuseppina Piano a Dario Fo, la Repubblica, giovedì, 04 gennaio 2007 MILANO - Si sente tradito dalla sua città, Dario Fo, da quella Milano «in cui non mi riconosco più». Che ormai non fatica a chiamare «razzista, perché come dovremmo chiamare altrimenti il fatto di bruciare le tende per i rom?». Città che ha perso se stessa, la sua anima, quell´«attitudine all´accoglienza che un tempo non era un´idea, era una certezza». Non ha molto da dire a Letizia Moratti, il premio Nobel per la letteratura, perché «la destra fa il suo mestiere». È ad altri che vuole parlare: «La sinistra deve avere più coraggio nel difendere la solidarietà». Mentre ai milanesi, a tutti i milanesi, dice: «Indignatevi. La mancanza di indignazione è il solco profondo verso il seppellimento della coscienza».
Prima le tende per i rom bruciate a Opera, adesso le recinzioni del Comune per il campo nomadi. Cosa è diventata Milano? «Una città di ghetti. Una recinzione sarebbe indegna.
Ma i muri ci sono già nel linguaggio, nei gesti, barriere psicologiche molto più insormontabili e lugubri di una recinzione. Qualsiasi persona civile sarebbe contraria a recintare degli esseri umani». Però non la sorprende che a Milano possa accadere. «No, non mi sorprende. Ormai siamo su una china disumana. Milano si eccita e discute con passione se alla Scala un tenore canta bene o no e poi scompare davanti ai problemi civili». E Dario Fo come ci vive oggi a Milano? «Malamente. Non mi appartiene più. Davanti a quello che sta succedendo ai rom provo un´indignazione dolorosa. Perché ormai abbiamo proprio superato il limite dell´egoismo, andiamo verso un pericoloso clima di xenofobia. "Ma provate voi" dicono gli abitanti della zona invasa dai rom "a vivere sotto questo incubo di continue ruberie e immondizia!".
Un prete l’altro giorno rispondeva: "Io sono in mezzo a loro da anni e sono ancora qui, nei loro campi. Bisogna parlare, vivere la loro condizione. È la chiave di questo tragico problema, non si risolve solo con le guardie. Altrimenti non ci resterà che mandare a fuoco le loro baracche e ospitarli in un sano campo di concentramento. Non dimenticate quanti ne hanno ingabbiati e asfissiati i nazisti". Sa cosa mi indigna più di tutto? L´indifferenza della gente davanti a tutto questo». Non era questa la Milano del cuore in mano. «Quella città era vera, autentica. Non era retorica. Mi ricordo da ragazzo avevo la certezza che Milano fosse una città generosa, una città che si faceva carico dei problemi degli altri, una città che ha accolto tante persone che arrivavano qui con la speranza e che hanno dato prestigio a Milano. Oggi, invece, è disattenzione indispettita, spesso annoiata. E devo confidarvi: ciò che mi ha maggiormente rattristato è il comportamento della sinistra. Mi sento deluso: durante la campagna elettorale per il Comune a cui ho partecipato ho conosciuto proprio una politica di poco conto». Una sinistra troppo imbarazzata nel difendere la solidarietà perché preoccupata di difendere la sicurezza? «Certo, certo. Mi chiedo come si pone la sinistra davanti alla sua storia. Le cito solo un fatto: esattamente un anno fa ci fu il problema dei profughi africani, gente che fuggiva dalla guerra e dalle persecuzioni, accettati dal nostro Stato con diritto di assistenza e protezione, arrivati a Milano e abbandonati a se stessi. Ebbene allora a sinistra ci fu un´assoluta mancanza di attenzione per quel dramma civile, pochi vennero con noi, cani sciolti, a manifestare per loro. La sinistra ufficiale semplicemente non c´era. Ho trovato allora un vuoto terribile. E il vuoto poi si paga». Oggi il sindaco è Letizia Moratti e da 15 anni Milano è governata dalla destra. Questo non ha pesato sull´anima della città?
Certo. La destra continua a suonare da anni il flauto magico dell’oblio civile. La destra ha un unico assillo, i quattrini, business e mondanità, e si interessa solo di rendere sempre più evidenti e forti i privilegi. Ma c’è un dovere, una dignità: anche quando sei minoranza devi farti sentire. Nel campo della sinistra non si gioca al rilancio, ma solo all’acquattata! Si sta a guardare, stando attenti a farsi più in là quando passa una ruspa.

Si scava fino a quindici metri per costruire parcheggi, si cancellano boschi e prati, si requisiscono le case ai pensionati per trasformarle in palazzi da vendere ai “grandi furbi del quartiere”. La città è da cento e più giorni sopra il livello dell’intasamento respiratorio, ma c’è qualcuno che urla la propria rabbia e il proprio terrore? No… ognuno sta nel suo brodo a bagnomaria, a grattarsi il prurito. Un morto, due morti, un vecchio, due bambini che asfissiano… ma chissenefrega, hanno trovato un tenore col do di petto e le banche hanno ripreso a marciare!
Ho assistito qualche tempo fa a una Messa officiata da un alto prelato nelle carceri di san Vittore. Al centro delle cinque navate dove sono le celle era stato approntato l’altare. Tutto intorno a cerchio si levavano le grate. I detenuti stavano arrampicati sui traversoni della gabbia. Veniva subito in mente il recinto dello zoo con scimmie ed altri animali quasi umani, curiosi di un rito officiato perché l’intiera città possa sentirsi con la coscienza a posto. Amen.


dal blog di jacopo

PER IL RILANCIO A COSTO ZERO DEL PAESE (Lettera aperta sul Cip6) Di Francesco Meneguzzo coordinatore tecnico Energia e Innovazione dei Verdi e Jacopo Fo presidente della Libera Università di Alcatraz XX dicembre 2006 (Aderisci a questa lettera aperta utilizzando lo spazio dei commenti a questa news) Mentre ci si affannava sulle virgole delle cifre di una manovra Finanziaria in cui, come sempre, gran parte dei flussi di denaro prescindono dalla produzione materiale dei beni, un piccolo gruppo di Senatori, guidato da Loredana De Petris e Tommaso Sodano, riusciva a ottenere quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: che fossero finalmente cancellate le illegittime – perché in contrasto con le norme Comunitarie – incentivazioni alla produzione di energia elettrica da fonti che non siano rinnovabili, come le così dette fonti “assimilate”, per esempio i rifiuti non biodegradabili, i bitumi e gli scarti di raffineria, lo stesso gas naturale fossile purché si utilizzi il calore generato nella produzione elettrica (cogenerazione). Uno scherzo, questo, che non è durato poco: iniziato nel 1992 con la delibera “CIP 6”, fondata sulla Legge 10 del 1991, ha consentito in 15 anni la destinazione di circa 40 miliardi di Euro attualizzati a fonti che niente hanno a che vedere con il sole, il vento, l’acqua, la geotermia, riservando a queste fonti soltanto il 20 per cento circa delle risorse complessive. Ogni due mesi i cittadini italiani hanno sovvenzionato senza fiatare, per mezzo della bolletta elettrica, gli inceneritori di rifiuti e i gassificatori degli scarti del petrolio, quasi 4 miliardi di Euro nel solo anno 2005: tutto questo, credendo in buona fede di finanziare le fonti rinnovabili!!! Intanto, dato che funzionava, la truffa si è fatta ancora più raffinata, concedendo all’elettricità prodotta dai rifiuti di plastica e gomma, il così detto CDR o combustibile derivato dai rifiuti, e perfino all’idrogeno prodotto a partire da qualsiasi fonte, petrolio, gas e carbone, l’accesso ai Certificati Verdi, titoli negoziabili che in pratica raddoppiano o perfino triplicano il valore dell’energia elettrica prodotta, mettendo impropriamente in competizione le fonti fossili con le fonti rinnovabili. By Jacopo Fo at 29 Dic 2006 - 10:53 | Ecologia e Ambiente | blog di Jacopo Fo | 22 comments | leggi tutto | cliccato 1206 volte

Argomento: 

URGE RIUNIONE!

In questi giorni stanno arrivando molte mail, adesioni, commenti e proposte. Sarebbe bello potersi incontrare qui a Milano, sabato 13 gennaio 2007 attorno alle 15,00. Preghiamo coloro che sono interessati a partecipare all'incontro di inviare una mail per adesione all'indirizzo [email protected] (se ci fossero molte richieste è possibile modificare l'orario) con nome e numero di telefono per poter trovare un luogo adatto a contenerci... Per contatti Carlotta 334/6700512


saluti da Forlì

Ciao!
Dalla mia Forlì vi porto la grande contentezza di Franca e mia, per il sostegno all'iniziativa con mail e numeri di telefono, che stanno arrivando in gran numero in questi giorni...

Nelle prossime giornate Franca sarà impegnata e purtroppo non potrà "essere presente" sul blog, ma sarà sempre aggiornata su quanto succede: adesioni, contatti, comunicazioni.

Coraggio dunque, rimbocchiamoci le maniche con i migliori propositi per il nuovo anno!

Un abbraccio, carlotta


vedo che vi state svegliando!

vedo che vi state svegliando! era ora! GRAZIE. ORA OCCORRE TROVARE IL MODO DI INCONTRARCI. PARLARCI, DISCUTERE, ORGANIZZARCI.
COME FARE? DOVREI AVERE LA VOSTRA MAIL PER POTERVI CONTATTARE.
NON POSSO METTERE A DISPOSIZIONE NESSUN TELEFONO, Né INDIRIZZO MAIL. PENSIAMO INSIEME COME RISOLVERE IL PROBLEMA.
CIAO A TUTTI E GRAZIE!!

QUANDO ORGANIZZAI IL SOCCORSO ROSSO NEGLI ANNI 70, IN UN SOLO MESE OLTRE 10 MILA PERSONE ADERIRONO... VERO CHE ERANO MOMENTI DIVERSI E AVEVO A DISPOSIZIONE TUTTE LE SERE MIGLIAIA DI PERSONE A CUI PARLARE... MA ANCHE QUESTI CHE STIAMO VIVENDO SONO MOMENTI "MOLTO SPECIALI". STO STENDENDO UN PROGRAMMA, STO RAGIONANDO SU LEGGI NUOVE INDISPENSABILI PER NOI TUTTI, MA PRIMA DI RENDERLE PUBBLICHE VOGLIO DISCUTERLE, FACCIA A FACCIA CON CHI CI STA.
ASPETTO IDEE E POSSIBILI SOLUZIONI.
BASTA PARLARCI ADDOSSO!... CERCIAMO DI ESSERE CONCRETI. MUOVIAMOCI!!!
RUSCITE A SCOPRIRE QUANTI BLOG SONO LINKATI CON IL MIO? IO NON SO PROPRIO COME SI POSSA FARE.
BACI
franca


COMUNICATO IMPORTANTE

IL FATTO CHE GENTILMENTE ABBIA "CONCESSO" AL SIGNOR NESSUNO l' OSPITALITA' SUL MIO BLOG, NON VUOL DIRE, PER DECENZA, CHE LUI LO DEBBA OCCUPARE IN MODO ECCESSIVO...

VI SAREI ANCHE MOLTO GRATA SE POTESTE RESISTERE ALLA TENTAZIONE DI RISPONDERGLI.
CHISSA' CHE LASCIANDOLO NEL SUO BRODO, ALLA FINE SI STANCHI.

QUESTO è UN BLOG DI LAVORO, SIGNOR NESSUNO,
DOVREBBE RISPETTARLO.
franca rame


comunicato

oggi ho qualche problema... troppa posta (e cartacea famiglia, e mail famiglia - oggi mi sono trovata 64 lettere - e blog) e molte altre cose in arretrato (continuo ovviamente a occuparmi del lavoro di dario, in più mia sorella è ammalata da un anno... ho fatto pure la spesa). è il mio primo giorno a milano dopo un'eternità. sto cercando anche di fare il punto su quanto pubblicato sino ad oggi. ho stampato le prime 4 pagine: 90 fogli. un lavorone analizzare e sintetizzare il tutto.

avevo chiesto aiuto a voi, ma non si è fatto vivo nessuno. sono anche un po' delusa. sto riflettendo sul lavoro che sto svolgendo... non sono molto soddisfatta.

vorrei concludere qualcosa. mi scrivete, ma non sento la vostra tensione verso qualsiasi tipo di collaborazione.
che si fa?
comunque, un bacio

franca

qualche anno fa...

vi pregherei di non scrivere più di una lettera al giorno (a testa) scusatemi.. ma ho anche carlotta in vacanza.

un ribacio


lettera per ILMIONOMEèNESSUNO...

Buongiorno! E’ arrivato il momento di scambiare quattro chiacchiere con lei, come fossimo amici.
Non tutto quello che le dirò, le farà piacere. Ma, a volte un po’ di sincerità può servire a far riflettere sui propri comportamenti… e chissà, magari a uno viene anche la tentazione di provare a mutare atteggiamento…
Ho sempre avuto una grande tensione verso il mio prossimo, bello o brutto che sia.

Partiamo? Viaaaa!

Una domanda signor "nessuno" (che pseudonimo banale ha scelto, mi scusi… l’ha colpita tanto Ulisse?) com’è che lei riesce a vedere tutto in negativo?
Ma che brutta vita deve avere! Se l’è fatta da solo, o qualcuno le ha dato una mano?
Nulla le va bene. Nulla e nessuno!
E dà dei punti a GRILLO e a questo e a quello… nessuno conosce i problemi come lei… Tutti sono incompetenti... E’ un gran sputar sentenze.
Tutti fregano, tutti sono furbi…
Io vado alle terme “SPESATA” (ci vado da quando sono stata investita da una macchina nel 77 e i conti me li sono sempre pagati di tasca mia. Non ho portaborse addetti al blog né ad altro, ce la caviamo Carlotta e la sottoscritta. (A proposito di Carlotta: le HO FATTO UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO… Deluso eh?)

Non ho in testa €. e $ come lei: dello stipendio che mensilmente mi passa lo stato (che è inferiore al cachet che percepivo per un solo spettacolo… Accidenti, sono proprio fortunata!! Certamente penserà che non mi merito tanto… pazienza!) non ho ancora speso un euro (se non per l’appartamentino che sono stata costretta ad affittare a Roma più acqua-luce-gas-riscaldamento) e al momento opportuno saprò cosa farne… Non tema, non spenderò quei denari in profumi, balocchi e Maldive.

Qualche altra notizia che possa darle un po’ di fiducia nella vita?
Mi pago la bolletta del cellulare, uso il telefono dell’ufficio solo per problemi di lavoro… e vado via via spegnendo tutte le luci che trovo sul mio cammino.
Così faccio a casa mia, così in senato.

Una cattiva notizia? Sono una persona onesta.

A lei credo che questa mia onestà alla fine rompa il gioco pessimistico che la tiene in vita.
Lei, sotto sotto, si esalta all'idea che ci siano tanti farbacchioni… finge di disprezzarli invece credo li ammiri… ci va pazzo!
Vorrebbe essere al posto loro?
Lei, NON PIACE A NESSUNO DEI bloggari.
Peccato!
Questa antipatia che lei suscita nella gente, non le dispiace?
A me sì.
Per lei.
È bello sa, quando le persone si affiatano tra di loro… nascono amicizie, sì, anche sul blog.
La sento arido, infelice e SOLO.
Deluso dalla vita… Forse il lavoro che fa non la soddisfa?
L’unico suo sfogo sono i blog dai quali viene regolarmente cacciato. E anche questo mi dispiace. Forse non piacciono i suoi scritti, a volte un po' sbrodolosi... confusi e lapidari.

Comunque sia, continui pure a occupare il mio spazio.
La ospito volentieri.
Chissà che il frequentarci non la migliori un po’.

Buon anno, signor “nessuno”… spero che il 2007 le porti un po’ di fiducia nel suo prossimo.
C’è in giro della gran brava gente generosa, sa… forse non abbondanti come i mascalzoni, ma ci sono!

Suvvia… sorrida… farà contento chi le sta attorno. Si alleni… all’inizio farà un po’ di fatica, ma col tempo sarà un piacere anche per lei. Mi creda.

Ma ha qualcuno attorno a sé?

Molti auguri sinceri e di cuore, per un futuro che spero lucente, brillante, felice e …. positivo!
Un abbraccio con simpatia.
franca rame

Ps. Si domanderà il perché di questa lettera e del "parlare di me" che ho fatto:
1) per evitarle altre gaffes rispetto al mio comportamento da senatrice.
2) Per comunicarle un po’ della mia generosità. Sì, senza presunzione lo dico: sono una persona generosa… in tutti i sensi, ma soprattutto di sentimenti... che sono quelli che, a volte, costano di più.
E parlo molto seriamente.
Senza rancore.