una serie di opere incompiute

Fonte La nuova ecologia – settembre 2006
Si ringrazia sentitamente “La nuova ecologia” per questa ricerca

“OPERE INCOMPIUTE” size=4>

Cosa sono le incompiute? Solenni ouverture musicali tipo la nona di beethoven? no, non esageriamo, si tratta di qualcosa di molto più profano…
A scuola non ce lo insegna nessuno, nessuno ne parla, meglio tenerle nascoste… sono delle indecenze, delle vergogne che dovrebbero fare arrossire i responsabili di questi scempi… che non pagano mai.

Sono quelle opere non ultimate o abbandonate, inutilizzate, lasciate alla rovina, ma tutte pagate dalla collettività .
con chi ce la possiamo prendere per queste follie?
chi sono i responsabili?
quanti pazzi fuori di testa, incompetenti, squilibrati, incapaci abbiamo avuto nella pubblica amministrazione?
Dopo che avrete letto col mio stesso stupore e incredibile amarezza questa sequela di sprechi, mi auguro che appoggerete il mio disegno di legge: “Delega al Governo per la redazione del “Codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti” augurandoci che possa diventare presto una “legge” efficace.
Ecco di seguito l'introduzione al disegno di legge
Onorevoli Senatori. La lotta allo spreco di risorse è un dovere giuridico per la Pubblica Amministrazione,
ed il nostro ordinamento sancisce reiteratamente tale concetto laddove impone il principio di economicità
dell’azione amministrativa - art.1 della legge 241/1990 - il principio del buon andamento - art. 97 Cost.- e
attraverso tutta una serie di norme che delineano un modello di amministratore e funzionario pubblico
virtuoso, la cui capacità ed efficienza passa anche, necessariamente, per la capacità di contenere la spesa e
di risparmiare risorse, fornendo così , oltre al risultato materiale, la possibilità di incentivare una cultura
diffusa del risparmio di risorse nella collettività intera.
Questo modello di funzionario, ben evidente dopo la riforma degli anni ’90, non avrebbe acquisito potere di
gestione della cosa pubblica se non avesse anche acquisito anche responsabilità per i suoi errori. E
nell’ambito delle varie responsabilità egli vede anche quella per danni arrecati alla sua o ad altra
amministrazione di appartenenza.
E’ la responsabilità per danno erariale, e cioè la responsabilità per lo spreco, in virtù della quale
l’amministratore o il funzionario pubblico, o il soggetto che svolge qualche attività per l’amministrazione
pubblica, risponde del danno arrecato qualora il suo comportamento attivo o omissivo abbia determinato la
mancata percezione di introiti o la illegittima uscita di somme. I casi che ricadono nell’ambito di questa
responsabilità sono tantissimi, e toccano tutti i settori di attività e tutta la pubblica amministrazione. Appalti
affidati a condizioni svantaggiose, mancata riscossione di crediti, progettazioni inutili ed irrealizzabili,
consumi ingiustificabili, mancata applicazione di sanzioni, contratti che avvantaggiano solo la controparte
della amministrazione, consulenze inutili, procedimenti amministrativi non eseguiti che hanno causato
danni e contenziosi inutili, insomma i casi eclatanti dello spreco, della illegalità e illiceità dannosa, della
gravissima trascuratezza nell’amministrare.
E’ ovvia la sua fondamentale utilità. E’ ovvia la sua giustificazione giuridica, giacché nel nostro ordinamento
non esiste potere che non abbia una parallela responsabilità. E’ ovvia la sua funzione di deterrente. Ed è
infine ovvio che essa debba essere oggetto di attenzione da parte del legislatore, consentendo una
elevazione qualitativa dell’azione amministrativa, e di generare un’ immagine positiva della pubblica
amministrazione.
Pur di fronte a tale ovvietà, il precedente governo ha introdotto un condono in materia. Gli articoli 231, 232,
233 della legge finanziaria per il 2006 – legge 23 dicembre 2005 n. 266 – hanno infatti previsto la possibilità
di sanare i danni arrecati alla pubblica amministrazione ed accertati con sentenza - non passata in giudicato -
mediante il versamento di una somma pari ad una percentuale variabile tra il dieci ed il trenta per cento. Un
vero colpo di spugna, con effetti defatiganti sulle Procure che hanno lavorano per accertare questi tipi di
danni e che quotidianamente tentano il recupero di queste somme; ed una vera offesa ai funzionari ed
amministratori onesti e competenti che operano quotidianamente con capacità e professionalità in ossequio al
principio di legalità ed al principio di buon andamento dell’art. 97 della Costituzione.
Questa scelta di sanare, di coprire, di mandare in fumo sentenze e soldi pubblici, di sprecare lavoro di interi
apparati pubblici, è agli antipodi del modello della pubblica amministrazione delineato dal legislatore e
immaginato dalla nostra coalizione.
Dunque bisogna dare segnali opposti, e fare scelte concrete che possano creare condizioni diverse. E tra
queste deve rientrare una nuova attenzione a questa forma di responsabilità la cui competenza è affidata alla
Corte dei Conti.
Il regolamento di procedura risale addirittura al 1933 - R.D. n. 1038/1933 - mentre con le leggi 14 gennaio
1994 n. 19 e 20 e 20 dicembre 1996 n. 639 si è deciso, tra l’altro, di attuare il decentramento mediante le
sezioni regionali e l’istituzione del doppio grado di giurisdizione.
Vorrà dunque darsi atto che un’attività giudiziaria così importante per il nostro ordinamento, e così rilevante
per tutto ciò che in essa viene coinvolto (recupero di denaro, funzione di deterrente allo spreco,
incentivazione di una cultura del risparmio, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa) merita una
attenzione diversa dal condono della passata legislatura. Merita infatti una disciplina specifica e finalmente
chiara della procedura, che possa consentire giudizi celeri, adeguati ai nostri tempi e soprattutto adeguati alle
dinamiche attuali delle pubbliche amministrazioni. Merita, infine, una disciplina improntata ai principi equi
del giusto processo, garantista dei diritti dell’indagato e rispettosa delle prerogative della difesa, in una
visione nuova del processo contabile.
Infatti, anche alla luce dei principi generali sul giusto processo, è ormai evidente ai più che l’attuale assetto
normativo è assolutamente insoddisfacente. La necessità di adeguare i principi citati a questo processo sono
assolutamente preminenti e sarebbe ora di raccogliere questa spinta , che proviene da giuristi, magistrati e
studiosi :
- Una riforma del processo, che darebbe finalmente risposta a tante aspettative, dovrebbe tenere in
considerazione i seguenti aspetti:
- La garanzia del contraddittorio tra le parti del processo secondo uno schema simile a quello penalistico, e
quindi dovrebbe innovare mediante la introduzione ed il riconoscimento:
1. del diritto di accesso al fascicolo del PM al momento della redazione della risposta all’invito a
dedurre, ferma rimanendo la segretezza della istruttoria nella fase delle indagini precedente, con i
limiti analoghi al processo penale;
2. del diritto di assistenza mediante difensore nel caso di audizione dell’indagato avanti al PM, delle
cui risultanze si potrà tenere conto nel giudizio;
3. di un giudice terzo che possa fungere da filtro per processi inutili e che al contempo svolga la
funzione di vaglio sugli atti preliminari (archiviazione, con garanzia del contraddittorio per
l’amministrazione danneggiata; obbligo di motivazione della richiesta di archiviazione; obbligo di
motivazione sulla richiesta di procedere a citazione);
4. delle prerogative difensive a livello probatorio simili a quelle del processo civile, compresa la
testimonianza;
5. di istituti che possano migliorare la capacità operativa di effettivo recupero delle somme (controllo
affidato ai magistrati sulla esecuzione delle sentenze di condanna);
6. di una modifica e aggiornamento delle norme afferenti il giudizio pensionistico.
******************

Per darvi un quadro immediato e spaventoso di quanto successo negli ultimi 20 anni, vi metto in fila le spese nude e crude, se avrete voglia e tempo leggetevi il capitolo al completo… e assimilate tutto con calma. Molta, CALMA.


PIEMONTE –size=4>
L'orfanotrofio Vercelli di dell' ex Istituto provinciale assistenza all' infanzia (Ipai), costruito tra il 1973 ed il 1975 è costato 30 miliardi di lire, ma mai utilizzato. (NON CI SONO PIU’ BIMBI DA OSPITARE) QUALCHE ABITANTE DI VERCELLI O DINOTRNI PUO’ COMPIERE UN SOPRALLUOGO? SI PUO’ SAPERNE QUALCOSA DI PIU’?

LOMBARDIAsize=4>
La città fantasma di Consonno (Lecco) QUESTA è UNA BELLA STORIA… GIURO!
Una cittadella fantasma sul lago, abbandonata da decenni, in stile Las Vegas: negli anni '70 attirava turisti. Fu trasformata nella “città dei balocchi” dal conte Mario Bagno, imprenditore. QUESTA PARADOSSALE CITTADELLA, PER FORTUNA NON C’è COSTATA NIENTE. ANDIAMO A VEDERCELA… CHISSA’ CHE NON SI POSSA RICAVARCI QUALCOSA?

CALABRIAsize=4>
La diga sul fiume Metrano in Aspromonte
Un' incompiuta di 423 milioni di euro
I lavori iniziarono nel 1972…
I lavori iniziarono nel 1972 e pareva ci volessero 6 anni e 15 miliardi di lire per renderla operativa al servizio del quinto centro siderurgico.
Il centro non fu mai realizzato e la diga, da 30 milioni di metri cubi, a cambiato più volte finalità. Doveva servire per irrigare le campagne di Gioia Tauro, prima, e per dissetare l'intera regione, poi.
L'unica certezza è che mancano le vie d'accesso e d'uscita dell'acqua e che non può non esserci la mano della 'ndrangheta dietro i 76 aumenti di prezzo, motivo per il quale la magistratura indaga da anni sulla diga.

SICILIA
Il Palazzo Trigona di Piazza Armerina (En)
Acquistato dalla Regione nel '59 oggi è un cantiere aperto
Il Palazzo Trigona della Floresta, risalente al 1700, uno degli esempi più rilevanti del Barocco Siciliano. E' stato acquistato dalla Regione nel 1959… MA CHE FRETTA C’E’? ABBIAMO TEMPO, NO?

SARDEGNAsize=4>
La Regione Sardegna stanziò nei primi anni 90, 4 miliardi di lire per costruire un ostello della gioventù ad Olbia.
Inizio lavori 1995, costo 2 milioni di euro
(…)
Risulta ultimata la parte costruita, 5.000 metri quadrati su due piani. (!!!) Composto da 2 edifici collegati da una galleria al cui interno si trovano un salone ristorante, una sala riunioni, 20 stanza con bagno, 30 stanza da letto, un ottimo impianto di riscaldamento e di condizionamento ormai in disuso. FACCIAMO UNA BELLA SOCIETA’ E CE LO COMPERIAMO… COSA PUO’ COSTARE? QUALCUNO PUO’ VISIONARLO? CAPACE CHE DIVENTIAMO RICCHI!


BASILICATAsize=4>
La ferrovia Matera-Ferrandina
Costo 250 milioni, inizio lavori 1984

dal 1986, sono stati spesi 530 miliardi di lire (270 milioni di euro.
(…) costruiti 2 ponti, valore di 100 miliardi ed inutilizzati.

(…)Lo scalo di Ferrandina, inaugurato il 15 dello scorso dicembre e chiuso il 21 gennaio (!!!)
(,,,)Per la stazione sono stati spesi 7 milioni di euro (500 milioni di lire per ogni giorno d'apertura).


ABRUZZOsize=4>
L'autoporto di Roseto (te)
OH, FINALMENTE UN’OPERA FINITA!!! MA…
Costo 5 milioni, fine lavori 2002, stanziati dalla regione Abruzzo che ne ha affidato la realizzazione alla Provincia di Teramo. (…) ed il luogo è diventato dimora di ortiche e lucertole, mentre Regione e Provincia litigano per chi e come deve essere gestito. (VI PREGO DI NON RIDERE!)




L'ex statale 447, in provincia di Salerno
Inizio lavori 1990, costo 12,5 milioni di euro
Si tratta di 4 chilometri di strada dissestata, la costiera del Cilento. Il tratto tra Ascea e Pisciotta, dal 1989… (…)
Ai primi di Novembre del 2005 (MA SIAMO NEL 2007!) la statale Ascea-Pisciotta sarà terminata.
L'opera risulterà finita ma fuori tempo. (UNA BELLA BEFFA!)


LAZIOsize=4>

Il centro intermodale di Latina Scalo


15 milioni euro ed oltre 10 anni di lavori, risulta incompiuta e sottoutilizzata.

(…) L'area di 24 ettari fu bonificata grazie a 24 miliardi di finanziamento concessi dall'Unione Europea
(…) Il progetto pareva destinato al fallimento, ma nel 2003 la Regione Lazio ha stanziato 7 milioni di euro per far ripartire i lavori.
(…) Per quanto riguarda la situazione finanziaria, sono stati fatturati 900 mila euro nel 2005, con una perdita di 375 mila euro dovuta agli ammortamenti. (…) NON SCORAGGIAMOCI ARRIVA l'alleanza strategica con Hangartner, società leader della logistica europea, ma per recuperare il tempo perso bisognerà aspettare ancora parecchi anni. (MA TI PAREVA?)


EMILIA-ROMAGNAsize=4>
Il nuovo ospedale di Cona (Ferrara)
Inizio lavori nel 1990, costo 250 milioni

La prima pietra fu posata nel 1990, (CHI HA POSTO LA PRIMA PIETRA?)
2000 primo stop per rischi cedimento terreno.
2002 un altro stop per il fallimento della Coop costruttutori, che aveva l'appalto fino al 2003, con un buco di circa un miliardo di euro.
L'inaugurazione era prevista per il 2006, ma ora si parla del 2009.

LIGURIAsize=4>
La messa in sicurezza del torrente Sturla in Provincia di Genova

Lavori iniziati nel 1992 e non ancora terminati (PAZIENZA, GENTE… SONO PASSATI SOLO 15 ANNI…)
Dopo l'alluvione del '93, arrivano i soldi dalla Regione che affida il progetto al Comune (QUANTO E’ COSTATO IL PROGETTO?). (…) Nel '99 il progetto è approvato con fondi per 6 milioni di euro.
2001, la inizio lavori
2004, il Comune va in causa con la ditta appaltatrice. (…)
2005 nuovo progetto (…) stanziati 9 milioni di euro.
Se tutto va bene il cantiere sarà riaperto nel 2006, però…
Il torrente attende ancora oggi di essere messo in sicurezza nel suo ultimo tratto, in zona urbana.


UMBRIA- MARCHEsize=4>
La quadrilatero umbro-marchigiana
Due statali senza copertura di fondi (…)

Si stima un costo di 2,2 miliardi di euro… MA C’è QUALCHE PROBLEMINO. (…) Il marchingegno per il finanziamento fu inventato dall'ex-viceministro all'Economia Mario Baldassari, (…) i soldi sono arrivati dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) che ha contribuito con circa 1 miliardo, coprendo il 51% dei costi… MI RENDO CONTO CHE è UN PO’ OSCURO, MA… ARRANGIATEVI UN PO’!


FRIULI VENEZIA GIULIAsize=4>
La diga Ravedis di Pordenone
Inizio lavori 1986, costo 154 milioni di euro

1982 progettazione
84 assegnato l'appalto
86 sono inizio lavori.
Stop con Tangentopoli
97 arrivano i finanziamenti dallo Stato.
'98 si riparte.
Primo stanziamento 106 miliardi di lire,
secondo 177, ma i soldi non sono stati sufficienti per rendere funzionale l'impianto. (!!) Saranno necessari altri 45 milioni di euro che il governo Berlusconi ha reperito trasferendo risorse dal Ministero delle politiche agricole.

MOLISEsize=4>
Il centro visite di Altilia (Campobasso)

871 milioni il costo, fine lavori 1990

Una c’è una strada che porta dal fondovalle Tammaro verso il centro abitato di Sepino, ed è pensata per collegare l'arteria a scorrimento veloce, che passa per Altilia, al parcheggio con centro visite del sito archeologico:Ad Altilia, c’è un importante sito archeologico: un abitato sannitico divenuto municipio romano nel I sec. a.c. e fortificato tra il II ed il IV d.c.. PENSATE VOI COS’HANNO Lì… inventati un commento
(…) la strada fu chiusa con blocchi di calcestruzzo. Alla chiusura contribui anche la mancanza d'idee sul come allestire lo spazio e cosa esporre all'interno. (un bel dramma!... E TUTTO VA IN MALORA!)


TRENTINO ALTO ADIGEsize=4>

La galleria tra la valle dell'Adige ed il lago di Garda
Progetto fermo dal 1999
E' incompiuta, ma non è mai cominciata.
Il 30 ottobre del 1999 i sindaci di Riva del Garda, Arco, Nago Torbole e Dro avevano sottoscritto un documento dal titolo: “Viabilità e mobilità dell'Alto Garda e Ledro: per un sistema razionale di interventi strutturali per l'ambiente e la qualità della vita”. (IL RESTO LEGGETEVELO…)
A bloccare l'opera, nessuno l'avrebbe pensato, è stato uno dei suoi firmatari.
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ricerche a cura di Davide Calabria

TESTO ORIGINALE

PIEMONTE

L'orfanotrofio di Vercelli
Costo 30 miliardi di lire, ma mai utilizzato
L'orfanotrofio dell' ex Istituto provinciale assistenza all' infanzia (Ipai), costruito tra il 1973 ed il 1975, costato 30 miliardi di lire, è il cruccio di ogni amministrazione di Vercelli.
L'aumento delle adozioni, avvenuto in coincidenza della fine dei lavori, a fatto si che non ci fossero più bambini da ospitare.
A causa della rigidità della struttura non è stata trovata un'altra destinazione.
Secondo l'assessore ai Lavori Pubblici alla Provincia, costerebbe troppo abbatterlo, ma lo spazio non si presta per degli appartamenti; potrebbe adattarsi ad una scuola o degli uffici, ma i costi di gestione sarebbero proibitivi. La ristrutturazione costerebbe troppo per la Provincia, 3 milioni di euro. Si è pensato ad una struttura per ultrasessantacinquenni disagiati o ad una caserma per i carabinieri. L'avrebbe voluto il Comando dei vigili del fuoco per fare dei corsi di formazione, ma pare verrà messa all'asta in quanto nessuno, alla fine, vuole addossarsi un edificio così fatiscente, con costi d'adattamento troppo alti per chiunque. L'unica soluzione pare sia quello d'abbatterlo , ma nessuna giunta se l'è sentita di farlo.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

LOMBARDIA

La città fantasma di Consonno
Una città abbandonata in stile Las Vegas
Consonno (Lecco), cittadina sul lago che negli anni '70 attirava famiglie, ragazzi, coppie di sposi , è una cittadella fantasma, abbandonata da decenni.
Fu trasformata nella “città dei balocchi” dal conte Mario Bagno, imprenditore che costruì autostrade ed aeroporti in tutta Italia, nella prima metà degli anni sessanta. Comprò terreni, distrusse le case dei contadini, spianò il promontorio ed in pieno stile Las Vegas costrui, al posto del paese, una galleria di negozi stile arabeggiante con minareto, una balera, sale da gioco, grand hotel, una piscina by night, tutto arricchito con sfingi egiziane pagode cinesi e torri medioevali.
Una frana sulla strada per raggiungerla ed il venir meno dell'effetto novità ne impedirono un ulteriore “sviluppo” con campi sportivi, da golf, zoo e luna park.
Nel corso degli anni mai nessuna ipotesi di recupero è andata in porto e la strada è ancora chiusa dalla frana del 1976.
Secondo Gianpiero Tentori di Legambiente, ripensare Consonno avrebbe costi proibitivi per il Comune e solo il capitale privato potrebbe accollarsi un progetto di riqualificazione.
Attualmente, in uno dei pochi edifici sopravvissuti al degrado vivono degli anziani in una casa di riposo, mentre, per il resto, il bosco sta lentamente riconquistando lo spazio al cemento armato.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

CALABRIA

La diga sul fiume Metrano in Aspromonte
Un' incompiuta di 423 milioni di euro
I lavori iniziarono nel 1972 e pareva ci volessero 6 anni e 15 miliardi di lire per renderla operativa al servizio del quinto centro siderurgico.
Il centro non fu mai realizzato e la diga, da 30 milioni di metri cubi, a cambiato più volte finalità. Doveva servire per irrigare le campagne di Gioia Tauro, prima, e per dissetare l'intera regione, poi.
L'unica certezza è che mancano le vie d'accesso e d'uscita dell'acqua e che non può non esserci la mano della 'ndrangheta dietro i 76 aumenti di prezzo, motivo per il quale la magistratura indaga da anni sulla diga.
Il completamento delle condutture va a singhiozzo.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

SICILIA

Il Palazzo Trigona di Piazza Armerina (En)
Acquistato dalla Regione nel '59 oggi è un cantiere aperto
Il Palazzo Trigona della Floresta , risalente al 1700, uno degli esempi più rilevanti del Barocco Siciliano. E' stato acquistato dalla Regione nel 1959 dal barone Ercole Trigona e il Comune di piazza Armerina chiede l'istituzione di museo e biblioteca. Dalla facciata discretamente conservata agli interni distrutti dal tempo, l' edificio è stato usato prima come sistemazione per gli ufficiali dell'esercito e poi come scuola confidando in un primo restauro che è risultato deludende ed incompleto. Oggi è ancora un cantiere aperto.
Finalmente, secondo Riccardo Calamaio, presidente locale del circolo di Legambiente, pare che ora siano stati trovati i primi finanziamenti.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

SARDEGNA

L'ostello della gioventù di Olbia
Inizio lavori 1995, costo 2 milioni di euro
La Regione Sardegna stanziò nei primi anni novanta 4 miliardi di lire per costruire un ostello della gioventù ad Olbia.
I soldi sono stati adoperati per i primi 2 lotti, ma non per il terzo (risanamento del terreno acquitrinoso; collegamenti con la viabilità, la rete fognaria o l'acquedotto), ne tanto meno per il quarto (arredamenti interni).
Risulta ultimata la parte costruita, 5.000 metri quadrati su due piani. Composto da 2 edifici collegati da una galleria al cui interno si trovano un salone ristorante, una sala riunioni, 20 stanza con bagno, 30 stanza da letto,
un ottimo impianto di riscaldamento e di condizionamento ormai in disuso.
Sia il Comune che la Regione, negli ultimi anni, non si sono mai occupati dell 'ostello che risulta pure lontano dalle rotte turistiche e dalle spiagge.
Senza riuscirci, si è cercato di si è tentato di darlo in gestione ad una cooperativa o di collocarci i locali della Facoltà di Economia delle imprese turistiche di Olbia. Per ora resta a disposizione dei vandali.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

BASILICATA

La ferrovia Matera-Ferrandina
Costo 250 milioni, inizio lavori 1984
Tra Matera e Ferrandina, nella Val Basento, ci sono 20 chilometri sui quali, dal 1986, sono stati spesi 530 miliardi di lire (270 milioni di euro),.La linea ferroviaria non funziona, ma sono stati costruiti 2 ponti , uno, il più lungo d'Italia, di 110 metri a campata unica, per un valore di 100 miliardi ed inutilizzati.
Per quanto riguarda Matera, la sua stazione è un casermone vuoto, con un enorme piazzale merci e nessun binario. Lo scalo di Ferrandina, inaugurato il 15 dello scorso dicembre e chiuso il 21 gennaio, è stato rimesso a nuovo con 6 binari, pensiline, bagni, sala d'aspetto, sotto-passi e scivoli per disabili. Per la stazione erano stati spesi 7 milioni di euro (500 milioni di lire per ogni giorno d'apertura).
Stando ad un protocollo sottoscritto nel '98 dal ministero dei Trasporti e dalle Regioni Puglia e Basilicata i treni avrebbero dovuto viaggiare dal 2005.In un secondo momento questa tratta avrebbe dovuto proseguire fino a Bari, ma, di fatto, i 32 milioni di finanziamenti regionali per realizzarla sono stati sospesi. Senza questo secondo tratto anche la Matera-Ferrandina avrebbe meno senso.
Eppure, per la sua posizione, Matera potrebbe rappresentare uno snodo di svincolo di traffici, turismo e merci tra Puglia, Basilicata e Calabria molto utile, ma,se si aggiunge che negli ultimi anni lo sviluppo economico si è spostato verso l'adriatico e sulla Fiat di Melfi, si capisce che la Ferrandina-Matera rischia di non servire più.
Dopo un sopralluogo del 2004 da parte dell' Uver (Unità di verifica degli investimenti pubblici), è stata rilevata la criticità della situazione , ma è stato assicurato che la linea sarà attiva nel 2008.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

ABRUZZO

L'autoporto di Roseto (te)
Costo 5 milioni, fine lavori 2002
A Roseto, l'autoporto doveva favorire il dirottamento sull'autostrada del traffico Tir lungo la statale che lambisce l'Adriatico.
La struttura, completata nel 2002, è dotata di vari servizi per mezzi e persone, , un' ampia area di sosta custodita per i mezzi pesanti pensata come fulcro di un sistema di trasporto intermodale delle merci che prevede quindi la combinazione del trasporto su gomma con quello su rotaia o via mare. Il costo dell'opera, 5 milioni di euro, è stato stanziato dalla regione Abruzzo che ne ha affidato la realizzazione alla Provincia di Teramo.
Ad oggi, l'autoporto di camion ne ha visti transitare pochi, ed il luogo è diventato dimora di ortiche e lucertole, mentre Regione e Provincia litigano per chi e come deve essere gestito.
Ora che entrambe le giunte sono di sinistra pare si siano accordate per affidare ad una società mista l'autoporto di Roseto più quello di Castellato, un'altra incompiuta, con una spesa prevista per avvio dell'attività di 300.000 euro.
Non essendo inserito in un sistema di scambio intermodale, l'autoporto rischia però di diventare una cattedrale nel deserto. L'autoporto non è infatti collegato con la ferrovia e la stazione di Roseto è stata smantellata. La cittadina è dotata solo da un piccolo porto turistico e sarà tagliata fuori dal traffico su gomma con il completamento dell'autostrada Roma-Teramo.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

L' ex statale 447, in provincia di Salerno
Inizio lavori 1990, costo 12,5 milioni di euro
Si tratta di 4 chilometri di strada dissestata ,la costiera del cilento. Il tratto tra Ascea e Pisciotta, dal 1989, è ciclicamente investito da frane e ciò ha reso necessario costruire una variante. Si tratta di un'opera urgente, ma che non è mai partita, mentre le auto continuano a viaggiare su un tratto rischioso.
I primi atti per la nuova strada risalgono al 1989,nel 1990 vengono aggiudicati i lavori alla Raiola-Icop-Icomez che prevede di effettuare i lavori entro 630 giorni. Innalzati i primi piloni, si fermano i lavori perchè manca il progetto esecutivo per la prevista galleria.
Nel '99 si rescinde il contratto e nel 2001 la 447 scivola sotto la giurisdizione della Provincia di Salerno e si deve ripartire da capo: dall'Anas non arrivano gli studi preliminari ed il Ministro Lunardi dichiara che la competenza è degli Enti Locali.
Alla fine del 2003, Francesco Alfieri, assessore provinciale, riesce ad ottenere 12,5 milioni dalla Regione e tutto si rimette in moto.
Ai primi di Novembre del 2005 il si al progetto preliminare, entro un paio di anni, facendo a meno della galleria grazie ad un percorso alternativo, la statale Ascea-Pisciotta sarà terminata.
L'opera risulterà finita ma fuori tempo. Il traffico turistico costiero sarà spostato sulla nuova direttrice, la statale 18 tra Funtani e Centola. L'Ascea- Pisciotta resterà comunque sicura per i residenti.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

PUGLIA

L'invaso di Pappadai a Nardo (Lecce)
Una cattedrale a secco
L'invaso di Pappadai, nel territorio di Monteparno, è nato per contenere 20 milioni di metri cubi d'acqua.
L'acqua, però, non c'è mai stata. Avrebbe dovuto irrigare 72.000 ettari di terra nel Salento e nel tarantino. I lavori sono cominciati nel 1984 e sono stati spesi 250 milioni di euro. L'opera fu commissionata al consorzio di bonifica dell' Arneo di Nardò senza sapere da dove sarebbe arrivata l'acqua. Inizialmente si pensava arrivasse da un invaso sul monte Cotugno in Basilicata, alimentato dal Sinni, ma ciò non era previsto dagli accordi tra le due regioni sottoscritti nel '99 e validi fino al 2015. Gli invasi della Lucania sono inoltre stati colpiti da siccità.
Per quanto riguarda i costi, 120 milioni di euro sono stati spesi per le tubature da parte di 50 Comuni pugliesi, quasi 40 milioni sono stati spesi per il primo ed il secondo lotto dell'invaso, 6,5 milioni per le opere di derivazione del sistema Chidro-Sinni e la vasca di regolazione di Monteparno, circa 30 milioni per portare l'acqua dal fiume Sinni. Si aggiungono, nel 2002, 26 milioni di euro arrivati dal ministero delle politiche agricole per opere integrative volte ad agevolare l'agibilità del Pappadai,, le opere di scarico del nodo idraulico di Monteparno, e per il completamento del nodo idraulico di Sava.
Non si contano più i soldi buttati per imponenti ed inutili opere irrigue nel Salento. Sono stati spesi 235 miliardi di lire per delle ingombranti tubature nelle campagne salentine mai entrate in funzione, impianti fantasma, idranti (fra attivi ed inattivi se ne contano 2.553) e pozzi, di cui 127 abbandonati.
L'Ente per la distribuzione dell'acqua nel Salento conta 270 mila consorziati, ma solo lo 0,4% degli associati la riceve.
Oltre lo spreco di denaro è da rilevare il danno ambientale: 73 chilometri di condotte, più di un terzo, sono costruite con cemento ed amianto rischiando, con il tempo, di avvelenare la falda ed il suolo.
Al consorzio non vogliono si parli di opera incompiuta e fanno notare che continuano ad ultimare i lavori per un avvio sperimentale dell'invaso.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

LAZIO

Il centro intermodale di Latina Scalo
15 milioni euro ed oltre 10 anni di lavori
Avrebbe dovuto diventare una piattaforma logistica in grado di garantire il traffico veloce e lo scambio delle merci , prevalentemente da gomma a rotaia, facendo decollare l'economia pontina, ma la struttura, dopo più di 10 anni di lavori e dopo aver speso oltre 30 miliardi di lire, risulta incompiuta e sottoutilizzata.
Situato tra Roma e Frosinone, vicino ad una stazione ferroviaria, nel distretto industriale centro-sud, ha visto l'inizio lavori nel 1995, quando, fu individuata dalla giunta di centro-destra di Latina l'ubicazione presso l'ex zuccherificio di Latina Scalo. L'area di 24 ettari fu bonificata grazie a 24 miliardi di finanziamento concessi dall'Unione Europea e la gestione dell'impianto fu affidata alla Società logistica merci (S.l.m.).
Nel 1999 il cantiere fini sotto sequestro in seguito ad un esposto di alcuni consiglieri di centro sinistra per verificare l'illecito di un presunto smaltimento di diverse tonnellate di amianto. Il progetto pareva destinato al fallimento, ma nel 2003 la Regione Lazio ha stanziato 7 milioni di euro per far ripartire i lavori.
Oggi, l' Intermodale è realizzato al 60%, sono presenti gli uffici della Dogana e dell' S.l.m., oltre i quali sorgono 3 capannoni rispetto ai 10 ospitabili dall'area. Nell'ultimo anno sono state registrate 18 mila unità di traffico movimentate, lontano dalle 50 mila unità necessarie per l'autosufficienza economica.
Per quanto riguarda la situazione finanziaria, sono stati fatturati 900 mila euro nel 2005, con una perdita di 375 mila euro dovuta agli ammortamenti.
Il Comune, azionista unico della S.l.m., è intenzionato ad uscire per far entrare i privati. Tra i vari fattori che hanno causato il mancato sviluppo del Centro troviamo sicuramente l'insufficiente rete viaria e ferroviaria della provincia.
Ora il futuro pare più roseo grazie, ad esempio, all'alleanza strategica con Hangartner, società leader della logistica europea, ma per recuperare il tempo perso bisognerà aspettare ancora parecchi anni.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

EMILIA-ROMAGNA

Il nuovo ospedale di Cona (Ferrara)
Inizio lavori nel 1990, costo 250 milioni
La prima pietra fu posata nel 1990, ma il nuovo ospedale di Cona non è ancora entrato in funzione.
L'inaugurazione era prevista per il 2006, ma ora si parla del 2009.
Alle iniziali opposizioni per la scelta di costruire l'ospedale a 20 chilometri dalla città, si aggiungono il primo stop nel 2000 per rischi cedimento terreno. Si procede installando 1.000 pali di supporto a 34 metri di profondità. Nel 2002 un altro stop per il fallimento della Coop costruttutori, che aveva l'appalto fino al 2003, con un buco di circa un miliardo di euro.
L'iter per il nuovo appalto si conclude nel marzo del 2006 e se lo aggiudica il Consorzio Cooperative costruttori di Bologna, l'unico ad aver fatto un'offerta.
Il progetto iniziale prevedeva 300 posti letto e 8 sale operatorie, ma nel 1999 viene approvato un primo ampliamento a 860 posti e 16 sale operatorie.
Nei 250 milioni dell'investimento iniziale era prevista una quota per il trasferimento dell'ospedale Sant Anna, ubicato in centro a Ferrara scatenando la ribellione dei cittadini per la lontananza del Cona dalla città. Morale della favola, il nuovo progetto prevede che il Sant'Anna mantenga i servizi e la chirurgia ambulatoriali mentre il Cona dovrebbe diventare il centro ad alta specializzazione rivolto anche alle utenze estrerne.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

LIGURIA

La messa in sicurezza del torrente Sturla in Provincia di Genova
Lavori iniziati nel 1992 e non ancora terminati
Dal 1992 si parla di un intervento urgente. In quell'anno il torrente Sturla travolse una nonna e la sua nipotina. Bastano poche ore di pioggia perchè il corso d'acqua si gonfi ed esca dagli argini. Il torrente attende ancora oggi di essere messo in sicurezza nel suo ultimo tratto, in zona urbana.
E' uno dei primi fiumi italiani ad avere un Piano di bacino redatto dalla Provincia di Genova nel '92. Dopo l'alluvione del '93, arrivano i soldi dalla Regione che affida il progetto al Comune. Viene fatto un progetto da un gruppo d' esperti che riguarda i primi 400 metri dalla foce. Nel '99 il progetto è approvato con fondi per 6 milioni di euro ed i lavori iniziano nel 2001. Nel 2004 il Comune va in causa con la ditta Cossi vincitrice dell'appalto per delle irregolarità, si rescinde il contratto per bandire una nuova gara. Nel 2005 è dedicato allo Sturla un nuovo progetto, che riguarda gli ultimi 800 metri e la bonifica di alcune aree del fiume, stanziando 9 milioni di euro.
Se tutto va bene il cantiere sarà riaperto nel 2006, però, ancora oggi un'alluvione potrebbe causare delle vittime.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

UMBRIA- MARCHE

La quadrilatero umbro-marchigiana
Due statali senza copertura di fondi
Senza nessuna garanzia sulla copertura dei fondi si vuole dare il via al Quadrilatero, un progetto che prevede la realizzazione, entro il 2010, di due assi viari per collegare Marche e Umbria: la statale 77 Foligno-Civitanova Marche e la 76 Perugia-Ancona, collegate da due direttrici perpendicolari. Si stima un costo di 2,2 miliardi di euro e l'opera è stata affidata alla Quadrilatero S.p.a, società a partecipazione pubblica, di proprietà per il 51% dell' Anas e per il 49% di Sviluppo Italia, presieduta da Gennaro Pieralisi.
Il marchingegno per il finanziamento fu inventato dall'ex-viceministro all'Economia Mario Baldassari e cammina su due binari: da un lato i soldi sono arrivati dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) che ha contribuito con circa 1 miliardo, coprendo il 51% dei costi; dall'altro, oltre sperare in un nuovo finanziamento pubblico, si prevede di catturare soldi dall'accresciuta capacità produttiva delle aree attraversate dalle nuove vie (Ici, canoni di concessione, oneri di urbanizzazione) per circa 360 milioni, pari al 16,7% da coprire.
Se le previsioni non si avverassero mancherebbero i soldi per realizzare l'opera.
I Comuni interessati, le Provincie d'Ancona e Macerata, le Regioni Marche ed Umbria, hanno paura di dover corrispondere l'Ici anche se l'opera non sarà terminata.
Alcuni parlamentari dell'Unione, marchigiani e non, hanno chiesto che ci siano risorse certe e che gli Enti locali recuperino la sovranità rispetto alla programmazione urbanistica e territoriale attualmente nelle mani della Quadrilaterero S.p.a..
Associazioni come Legambiente lamentano la mancanza di lungimiranza dell'opera proponendo il potenziamento delle linee ferroviarie e delle autostrade informatiche, metropolitane di superficie, la messa in sicurezza di strade già esistenti.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

VENETO

L'ospedale di Mezzaselva (Vicenza)
Costato quasi 12 milioni di euro e dismesso nel 2002
Sull'altopiano di Asiago, a Mezzaselva, in provincia di Vicenza, l'ospedale è stato completamente ristrutturato, è costato 23 miliardi di lire ed è stato inspiegabilmente chiuso dopo 9 anni, senza mai essere entrato a pieno regime.
Dismesso dalla regione Veneto nel 2002, l'ospedale risulta ora abbandonato.
Nato nel 1936 come istituto elioterapico, è stato ristrutturato tra l'87 ed il '95 divenendo un centro per la riabilitazione neuromotoria. Anche durante i lavori, l'ospedale funzionava non utilizzando mai più di 60 posti letto sui 110 disponibili.
L'istituto di Mezzaselva non era in passivo in quanto le casse erano rimpinguate dal 75% dei degenti che veniva da fuori regione.
Secondo il sindaco Mario Porto di Roana, comune di cui fa parte la frazione Mezzaselva, la regione ha riassettato la sanità tagliando i punti che portano pochi voti.
Secondo i documenti, comunque, qualora fosse venuto meno l'utilizzo della struttura a fini sanitari, l'ospedale sarebbe tornato al comune. In base a ciò, il sindaco si sta attivando con dei privati che vorrebbero farne una clinica, ma la Regione non vuole dare il suo consenso.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

FRIULI VENEZIA GIULIA

La diga Ravedis di Pordenone
Inizio lavori 1986, costo 154 milioni di euro
La diga del Ravedis è stata studiata per risolvere il problema delle piene del fiume, a valle, nella zona di Pordenone, per creare un bacino utile all'irrigazione e per la produzione di energia elettrica. La progettazione è stata completata nel 1982 , nell'84 è stato assegnato l'appalto e nel'86 sono iniziati i lavori. Con Tangentopoli arriva un stop e bisogna aspettare fino al '97 per riavere i finanziamento dallo Stato. I lavori ripartono nel '98. Il primo stanziamento fu di 106 miliardi di lire, il secondo di 177, ma i soldi non sono sufficienti per rendere funzionale l'impianto.
Saranno necessari altri 45 milioni di euro che il governo Berlusconi ha reperito trasferendo risorse dal Ministero delle politiche agricole.
Inoltre, oggi, sono necessarie opere collaterali di viabilità e di ripristino ambientale (barriere paramassi, consolidamenti, rinverdimento dei gradoni artificiali). Per quest'ultima voce si necessita di un milione di euro.
Da notare la mancanza di un Valutazione d'incidenza ambientale. Le opere sono in Aree di rilevante interesse ambientale (Aria), in un Sito di rilevanza comunitaria (Sic) e in una Riserva naturale.
Esistono inoltre perplessità sulla sicurezza. il progetto stanzia infatti 2 milioni di euro per il contenimento delle infiltrazioni. Come già evidenziato dai un gruppo di geologi nel 1986, in corrispondenza del Dosso del Castello, la tenuta del serbatoio non sarebbe così sicura.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

MOLISE

Il centro visite di Altilia (Campobasso)
871 milioni il costo, fine lavori 1990
Una strada asfaltata porta dal fondovalle Tammaro verso il centro abitato Sepino, parallelamente a quella che passa per Altilia, ed è pensata per collegare l'arteria a scorrimento veloce al parcheggio con centro visite del sito archeologico: un abitato sannitico divenuto municipio romano nel I sec. a.c. e fortificato tra il II ed il IV d.c..
Mentre la stradina è opera della Soprintendenza, il fabbricato è stato appaltato dalla Comunità montana beneficiando dei fondi della Cassa del Mezzogiorno prima che chiudesse. Il costo complessivo è stato di 1,687 miliardi di lire.
In seguito alle critiche del giornalista Antonio Cederna, dell'Espresso, che definì l'edificio un “archeogrill”, in quanto avrebbe favorito il “consumo” veloce della storia, e che suggerì come più conveniente il giro inverso al sito archeologico partendo dal paese di Sepino per poi scendere nella piana, la strada fu chiusa con blocchi di calcestruzzo. Alla chiusura contribui anche la mancanza d'idee sul come allestire lo spazio e cosa esporre all'interno.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006

TRENTINO ALTO ADIGE

La galleria tra la valle dell'Adige ed il lago di Garda
Progetto fermo dal 1999
E' incompiuta, ma non è mai cominciata. Il 30 ottobre del 1999 i sindaci di Riva del Garda, Arco, Nago Torbole e Dro avevano sottoscritto un documento dal titolo:”Viabilità e mobilità dell' Alto Garda e Ledro: per un sistema razionale di interventi strutturali per l'ambiente e la qualità della vita”. Anche gli ambientalisti guardarono con favore tale progetto che prevedeva una galleria di 3 chilometri a canna unica che avrebbe dovuto collegare la Valle dell'Adige con il lago di Garda, occupandosi anche di svincoli, circonvallazioni e bretelle per smistare il traffico dai centri turistici, e pure di parchi fluviali, piste ciclabili e parcheggi.
A 7 anni di distanza dalla firma dei 4 sindaci, che avrebbe dovuto costituire una garanzia, il tunnel non è neppure cominciato ed è restato lettera morta sulla scrivania del sindaco di Arco, Renato Veronesi. Nel frattempo due dei suoi colleghi hanno fatto carriera: il sindaco di Nago Torbole, Giuseppe Parolari, è passato al Consiglio Provinciale, mentre Claudio Molinare è approdato in Parlamento come senatore del centro sinistra. Veronesi non è mai riuscito a farsi appoggiare dalle sue maggioranze.
La proposta conteneva anche, in modo inedito, le cifre del costo ambientale ed economico di una viabilità inadeguata: nella zona del ponte di Arco si contavano tra i 33 e i 38 mila passaggi al giorno, per un totale di 1,116 milioni di ore l'anno spese nel traffico, con un danno stimato nei 25 anni d'esistenza della grande circonvallazione di oltre mille miliardi di lire.
Intanto sono sorte nuove ipotesi per tunnel più brevi, ma tutto è ancora fermo.
A bloccare l'opera, nessuno l'avrebbe pensato, è stato uno dei suoi firmatari.
Fonte La nuova ecologia – settembre 2006


caro accattone...

con la testa che ti ritrovi, le idee, la dignità, l'onestà che sprizzi da ogni poro, non sei un accattone, ma un gran signore che niente a che fare con i ricchi e che spero di conoscere.
ti sento giù di morale e non puoi che avere ragione.
ne conosco tante di persone come noi: deluse, infelici, schifate e a volte anche disperate.
però vedi, alla mia età, 77 anni, sto uscendo grazie a tutti voi dall'avvilimento del "non riuscire a combinar niente" che mi sono sentita addosso in tutti questi mesi.
Ho lavorato un sacco… sto frugando ovunque, cercando.
Quando avrò un po’ più di tempo e meno tosse, ti (vi) racconterò quello che ho passato per il furto che abbiamo subito: oltre un milione di euro perpetrato da un delinquente alle spalle dei disabili di cui ci occupavamo con il nostro comitato “un nobel per i disabili” (i denari che dario ha ricevuto con il nobel un miliardo e 689 milioni sono serviti per iniziare).
Dopo aver scoperto la truffa e lavorare per 3 mesi con commercialisti per venirne a capo, poi, fatta la denuncia, tutta la mia forza se ne è andata… mi sono fatta 10 mesi di letto. Dario e Jacopo erano convinti che stessi morendo. Sì, la voglia di vivere non c’era più, troppo grande la delusione e la responsabilità che mi sentivo addosso.
Ed ora, grazie a chi mi ha votato, son dovuto sortire dal letto… affrontare sta pazzia della senatrice, così lontana dalla mia vita. (Fatti un giro sul mio sito, cerca comitato nobel disabili, vedrai quanto abbiamo fatto). Sì, mi son tirata fuori.
. M’è tornata la voglia di fare. E questo è meraviglioso... alla mia età!
FARE! Non riusciremo a niente? Dipende da noi. Intanto questa sera sono felice come una pasqua! Una pasqua con la febbre.

E voglio che anche tu ti scaldi un po’ con questa mia felicità.
Alza la testa… e mandami un sorriso.

Attenzione: l’accattonaggio è proibito!
franca


Dario Fo: troppi ghetti in città e la sinistra non ha più coraggio

Da un'intervista di Giuseppina Piano a Dario Fo, la Repubblica, giovedì, 04 gennaio 2007 MILANO - Si sente tradito dalla sua città, Dario Fo, da quella Milano «in cui non mi riconosco più». Che ormai non fatica a chiamare «razzista, perché come dovremmo chiamare altrimenti il fatto di bruciare le tende per i rom?». Città che ha perso se stessa, la sua anima, quell´«attitudine all´accoglienza che un tempo non era un´idea, era una certezza». Non ha molto da dire a Letizia Moratti, il premio Nobel per la letteratura, perché «la destra fa il suo mestiere». È ad altri che vuole parlare: «La sinistra deve avere più coraggio nel difendere la solidarietà». Mentre ai milanesi, a tutti i milanesi, dice: «Indignatevi. La mancanza di indignazione è il solco profondo verso il seppellimento della coscienza».
Prima le tende per i rom bruciate a Opera, adesso le recinzioni del Comune per il campo nomadi. Cosa è diventata Milano? «Una città di ghetti. Una recinzione sarebbe indegna.
Ma i muri ci sono già nel linguaggio, nei gesti, barriere psicologiche molto più insormontabili e lugubri di una recinzione. Qualsiasi persona civile sarebbe contraria a recintare degli esseri umani». Però non la sorprende che a Milano possa accadere. «No, non mi sorprende. Ormai siamo su una china disumana. Milano si eccita e discute con passione se alla Scala un tenore canta bene o no e poi scompare davanti ai problemi civili». E Dario Fo come ci vive oggi a Milano? «Malamente. Non mi appartiene più. Davanti a quello che sta succedendo ai rom provo un´indignazione dolorosa. Perché ormai abbiamo proprio superato il limite dell´egoismo, andiamo verso un pericoloso clima di xenofobia. "Ma provate voi" dicono gli abitanti della zona invasa dai rom "a vivere sotto questo incubo di continue ruberie e immondizia!".
Un prete l’altro giorno rispondeva: "Io sono in mezzo a loro da anni e sono ancora qui, nei loro campi. Bisogna parlare, vivere la loro condizione. È la chiave di questo tragico problema, non si risolve solo con le guardie. Altrimenti non ci resterà che mandare a fuoco le loro baracche e ospitarli in un sano campo di concentramento. Non dimenticate quanti ne hanno ingabbiati e asfissiati i nazisti". Sa cosa mi indigna più di tutto? L´indifferenza della gente davanti a tutto questo». Non era questa la Milano del cuore in mano. «Quella città era vera, autentica. Non era retorica. Mi ricordo da ragazzo avevo la certezza che Milano fosse una città generosa, una città che si faceva carico dei problemi degli altri, una città che ha accolto tante persone che arrivavano qui con la speranza e che hanno dato prestigio a Milano. Oggi, invece, è disattenzione indispettita, spesso annoiata. E devo confidarvi: ciò che mi ha maggiormente rattristato è il comportamento della sinistra. Mi sento deluso: durante la campagna elettorale per il Comune a cui ho partecipato ho conosciuto proprio una politica di poco conto». Una sinistra troppo imbarazzata nel difendere la solidarietà perché preoccupata di difendere la sicurezza? «Certo, certo. Mi chiedo come si pone la sinistra davanti alla sua storia. Le cito solo un fatto: esattamente un anno fa ci fu il problema dei profughi africani, gente che fuggiva dalla guerra e dalle persecuzioni, accettati dal nostro Stato con diritto di assistenza e protezione, arrivati a Milano e abbandonati a se stessi. Ebbene allora a sinistra ci fu un´assoluta mancanza di attenzione per quel dramma civile, pochi vennero con noi, cani sciolti, a manifestare per loro. La sinistra ufficiale semplicemente non c´era. Ho trovato allora un vuoto terribile. E il vuoto poi si paga». Oggi il sindaco è Letizia Moratti e da 15 anni Milano è governata dalla destra. Questo non ha pesato sull´anima della città?
Certo. La destra continua a suonare da anni il flauto magico dell’oblio civile. La destra ha un unico assillo, i quattrini, business e mondanità, e si interessa solo di rendere sempre più evidenti e forti i privilegi. Ma c’è un dovere, una dignità: anche quando sei minoranza devi farti sentire. Nel campo della sinistra non si gioca al rilancio, ma solo all’acquattata! Si sta a guardare, stando attenti a farsi più in là quando passa una ruspa.

Si scava fino a quindici metri per costruire parcheggi, si cancellano boschi e prati, si requisiscono le case ai pensionati per trasformarle in palazzi da vendere ai “grandi furbi del quartiere”. La città è da cento e più giorni sopra il livello dell’intasamento respiratorio, ma c’è qualcuno che urla la propria rabbia e il proprio terrore? No… ognuno sta nel suo brodo a bagnomaria, a grattarsi il prurito. Un morto, due morti, un vecchio, due bambini che asfissiano… ma chissenefrega, hanno trovato un tenore col do di petto e le banche hanno ripreso a marciare!
Ho assistito qualche tempo fa a una Messa officiata da un alto prelato nelle carceri di san Vittore. Al centro delle cinque navate dove sono le celle era stato approntato l’altare. Tutto intorno a cerchio si levavano le grate. I detenuti stavano arrampicati sui traversoni della gabbia. Veniva subito in mente il recinto dello zoo con scimmie ed altri animali quasi umani, curiosi di un rito officiato perché l’intiera città possa sentirsi con la coscienza a posto. Amen.


dal blog di jacopo

PER IL RILANCIO A COSTO ZERO DEL PAESE (Lettera aperta sul Cip6) Di Francesco Meneguzzo coordinatore tecnico Energia e Innovazione dei Verdi e Jacopo Fo presidente della Libera Università di Alcatraz XX dicembre 2006 (Aderisci a questa lettera aperta utilizzando lo spazio dei commenti a questa news) Mentre ci si affannava sulle virgole delle cifre di una manovra Finanziaria in cui, come sempre, gran parte dei flussi di denaro prescindono dalla produzione materiale dei beni, un piccolo gruppo di Senatori, guidato da Loredana De Petris e Tommaso Sodano, riusciva a ottenere quello che era impensabile fino a pochi mesi fa: che fossero finalmente cancellate le illegittime – perché in contrasto con le norme Comunitarie – incentivazioni alla produzione di energia elettrica da fonti che non siano rinnovabili, come le così dette fonti “assimilate”, per esempio i rifiuti non biodegradabili, i bitumi e gli scarti di raffineria, lo stesso gas naturale fossile purché si utilizzi il calore generato nella produzione elettrica (cogenerazione). Uno scherzo, questo, che non è durato poco: iniziato nel 1992 con la delibera “CIP 6”, fondata sulla Legge 10 del 1991, ha consentito in 15 anni la destinazione di circa 40 miliardi di Euro attualizzati a fonti che niente hanno a che vedere con il sole, il vento, l’acqua, la geotermia, riservando a queste fonti soltanto il 20 per cento circa delle risorse complessive. Ogni due mesi i cittadini italiani hanno sovvenzionato senza fiatare, per mezzo della bolletta elettrica, gli inceneritori di rifiuti e i gassificatori degli scarti del petrolio, quasi 4 miliardi di Euro nel solo anno 2005: tutto questo, credendo in buona fede di finanziare le fonti rinnovabili!!! Intanto, dato che funzionava, la truffa si è fatta ancora più raffinata, concedendo all’elettricità prodotta dai rifiuti di plastica e gomma, il così detto CDR o combustibile derivato dai rifiuti, e perfino all’idrogeno prodotto a partire da qualsiasi fonte, petrolio, gas e carbone, l’accesso ai Certificati Verdi, titoli negoziabili che in pratica raddoppiano o perfino triplicano il valore dell’energia elettrica prodotta, mettendo impropriamente in competizione le fonti fossili con le fonti rinnovabili. By Jacopo Fo at 29 Dic 2006 - 10:53 | Ecologia e Ambiente | blog di Jacopo Fo | 22 comments | leggi tutto | cliccato 1206 volte

Argomento: 

URGE RIUNIONE!

In questi giorni stanno arrivando molte mail, adesioni, commenti e proposte. Sarebbe bello potersi incontrare qui a Milano, sabato 13 gennaio 2007 attorno alle 15,00. Preghiamo coloro che sono interessati a partecipare all'incontro di inviare una mail per adesione all'indirizzo facciamoiconti@gmail.com (se ci fossero molte richieste è possibile modificare l'orario) con nome e numero di telefono per poter trovare un luogo adatto a contenerci... Per contatti Carlotta 334/6700512


saluti da Forlì

Ciao!
Dalla mia Forlì vi porto la grande contentezza di Franca e mia, per il sostegno all'iniziativa con mail e numeri di telefono, che stanno arrivando in gran numero in questi giorni...

Nelle prossime giornate Franca sarà impegnata e purtroppo non potrà "essere presente" sul blog, ma sarà sempre aggiornata su quanto succede: adesioni, contatti, comunicazioni.

Coraggio dunque, rimbocchiamoci le maniche con i migliori propositi per il nuovo anno!

Un abbraccio, carlotta