il business dei rimborsi elettorali

SPESI 16 MILA EURO, INCASSATI TRE MILIONI I PARTITI E IL BUSINESS DEI RIMBORSI ELETTORALI
II caso dei Pensionati, che per le ultime Europee hanno ottenuto centottanta volte quello che avevano investito. L'eccezione dei radicali.

dal Corriere della Sera del 14 novembre 2006, pag. 15

di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella



II radiotelegrafista Fatuzzo Carlo, giunto alla veneranda età di 43 anni, intercettò sulle onde elettromagnetiche un'ispirazione: datti alla politica. Detto fatto, fondò il partito dei pensionati.
Il più redditizio del mondo.
Basti dire che nella campagna per le ultime europee investì 16.435 euro ottenendo un rimborso centottanta volte più alto: quasi tre milioni. Un affare mai visto neanche nelle fiammate borsistiche della corsa all'oro di internet. Eppure, il suo è solo il caso più plateale. Perché, fatta eccezione per i radicali, quei rimborsi sono sempre spropositati rispetto alle somme realmente spese. E dimostrano in modo abbagliante come i partiti, negli ultimi anni, abbiano davvero esagerato.
Il referendum del 18 aprile '93 era stato chiarissimo: il 90,3% delle persone voleva abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Giuliano Amato, a capo del governo, ne aveva preso atto con parole nette: «Cerchiamo di essere consapevoli: l'abolizione del finanziamento statale non è fine a se stessa, esprime qualcosa di più, il ripudio del partito parificato agli organi pubblici e collocato tra essi». Certo, il voto era stato influenzato dal vento impetuoso della rivolta morale contro gli abusi della Prima Repubblica, travolta da mille scandali.

E magari è vero che conteneva una certa dose di antiparlamentarismo, trascinato da mugghianti mandrie di torelli giustizialisti che presto si sarebbero trasformati in pensosi bovi garantisti. Di più: forse era solo una illusione velleitaria l'idea che una democrazia complessa potesse reggersi sulla forza di partiti dalle opinioni forti e dai corpi leggeri come piume.
Ma anche chi da anni teorizza la necessità che la società si faccia carico di mantenere i partiti quali strumenti di democrazia, dovrà ammettere che la deriva fa spavento. Ve lo ricordate perché nacquero, i rimborsi elettorali? Per aggirare, senza dar nell'occhio, quel referendum del '93. E sulle prime l'obolo imposto era contenuto: 800 lire per ogni cittadino residente e per ognuna delle due Camere. Totale: 1.600 lire. Pari, fatta la tara all'inflazione, a un euro e 10 centesimi di oggi. Erano troppo pochi? Può darsi. Certo è che, via via che l'ondata del biennio '92/'93 si quietava nella risacca, i partiti si sono ripresi tutto. Diventando sempre più ingordi. Fino a divorare oggi, nelle sole elezioni politiche, dieci volte più di dieci anni fa.

Eppure, la prima svolta sembrò già esagerata. Era il 1999. L'idea transitoria del 4 per mille (volontario) sul quale i partiti prendevano degli anticipi, si era rivelata un fallimento. A marzo, con un pezzo della destra che denunciava l'ingordigia dei «rossi», passarono l'abolizione delle agevolazioni postali in campagna elettorale e l'eliminazione dell'anticipo: i partiti avrebbero dovuto restituire in 5 anni, nella misura del 20% annuo del totale, le somme «eventualmente ricevute in eccesso». Macché. Non solo la restituzione fu svuotata dalla scelta di non varare mai (mai) il decreto di conguaglio. Ma due mesi dopo, col voto favorevole d'una maggioranza larghissima e il plauso anche della Lega («Questa legge ci avvicina all'Europa», disse Maurizio Balocchi, coordinatore dei tesorieri dei partiti) passò un ritocco assai vistoso: da 800 a 4.000 lire per ogni elettore e per ogni camera alle Politiche. Più rimborsi analoghi per le Europee e le Regionali. Più un forfait, volta per volta, per le elezioni amministrative.



Una grandinata di soldi mai vista prima. Che avrebbe portato nel 2001 le forze politiche a incassare in rimborsi oltre 165 miliardi di lire, pari a 92.814.915 euro.

Una somma enorme. Eppure l'anno dopo, a maggioranza parlamentare ribaltata, mentre invitavano gli italiani a tenere duro perché dopo l’11 settembre i cieli erano foschi, i partiti erano ancora lì, più affamati di prima.Ricordate le risse di quel 2002? La destra irrideva agli anni del consociativismo cantando le virtù della nuova era dove mai i suoi voti sarebbero stati mischiati a quelli «comunisti». La sinistra barriva nelle piazze che mai si sarebbe lasciata infettare da un accordo con l'orrida destra.

Finché presentarono insieme una leggina, firmata praticamente da un rappresentante di ciascun partito perché nessuno gridasse allo scandalo (Deodato, Ballaman, Giovanni Bianchi, Biondi, Buontempo, Colucci, Alberta De Simone, Luciano Dussin, Fiori, Manzini, Mastella, Mazzocchi, Mussi, Pistone, Rotondi, Tarditi, Trupia, Valpiana) che portava i rimborsi addirittura a 5 euro per ogni iscritto alle liste elettorali e per ciascuna delle due Camere.

Una scelta discutibile con l'aggiunta di una indecente furberia: anche il calcolo dei rimborsi per il Senato andava fatto sulla base degli elettori della Camera. I quali sono, senza calcolare gli italiani all'estero, 47.160.244. Contro i 43.062.020 degli aventi diritto a votare per Palazzo Madama: 4.098.224 in meno. Risultato: si sono accaparrati, solo quest'anno, con quel trucchetto, 20.491.120 euro in più. Il triplo, per dare un'idea, di quanto è costata a Padova la «Città della speranza» che grazie alla generosità dei benefattori privati riesce a svolgere il ruolo di Centro diagnostico nazionale a disposizione di tutti gli ospedali italiani per l'individuazione e la cura delle leucemie infantili. O, se volete, quanto è stato investito in dieci anni nella ricerca dal centro patavino.

Totale dei rimborsi elettorali per il 2006: 200.819.044 euro. Una montagna di denaro destinata l'anno prossimo, dice la Finanziaria, a crescere ancora di altri 3 milioni e mezzo di euro. Confronti: i partiti assorbono oggi oltre il doppio (quasi 201 milioni contro quasi 93) di quanto assorbivano cinque anni fa. Il balzello è passato dal 1993 ad oggi, con l'appoggio, la complicità o il tacito consenso di tutti (salvo le eccezioni di cui dicevamo e un po' di distinguo) da 1,1 a 10 euro per ogni cittadino. E ogni ciclo elettorale (politiche, regionali, europee, amministrative...) ci costa ormai un miliardo di euro a lustro.



Per carità, qualcuno cui tutto questo sembra abnorme, c'è. Lo si è visto anche ieri con la richiesta di nuove regole di Cesare Salvi, Massimo Villone e Valdo Spini.
I quali hanno rilanciato in parte anche le proposte di Silvana Mura, la tesoriera del'Italia dei Valori che ha presentato due emendamenti alla Finanziaria per limitare i rimborsi almeno al calcolo di chi è andato a votare e abrogare una leggina approvata dal precedente parlamento che stabilisce lo scandaloso principio in base al quale i rimborsi elettorali (erogati in tranche annuali) sono dovuti anche nel caso di scioglimento anticipato delle Camere.

Scelte di pura decenza, eppure devastanti. Lo dice il confronto fra le somme spese effettivamente per le campagne elettorali, e accertate da un'indagine della Corte dei Conti (l'unico che ci permette di compilare tabelle omogenee) sulle Europee del 1999 e del 2004. La differenza, come si nota, è scandalosamente enorme. E non solo per il Partito dei pensionati, che già nel '99 aveva ricevuto 76 volte ciò che aveva speso. Basti vedere il guadagno della Fiamma Tricolore (che ha incassato 81 volte di più), di Rifondazione (13 volte di più), dei Comunisti Italiani (12 volte di più), dell'Ulivo (7,8 volte di più), di Alessandra Mussolini (6 volte di più), della Lega (5,9 volte di più) ma anche dei grandi partiti. Totale delle spese accertate: 88 milioni di euro. Totale dei rimborsi: 249. Quasi il triplo.




Manifesto elettorale contro l'astensionismo - dal sito www.ilmaestromagro.itsize=1>

attenzione! attenzione!!!!

Attenzione!Rettifica

il venerdi del 17-11-06, pagina 18, sezione APERTURA/Duemilasei

Costa, Costa figlio e i costi delle auto blu di Mastella

17 Novembre 2006 APERTURA/Duemilasei Costa, Costa figlio e i costi delle auto blu di Mastella Tale padre, tale figlio. Se Costa senior (Raffaele) era noto come Catone il Censore per la sua costante guerra agli sprechi nella pubblica amministrazione, Costa junior (Enrico, Forza Italia), alla sua prima legislatura ha confermato la passione di famiglia facendo i conti in tasca al ministro della Giustizia Clemente Mastella. Come? Prendendo di mira il Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che dipende appunto dal Guardasigilli. Il Dap vuole infatti acquistare trentasei nuove Bmw, per il valore complessivo di 1,7 milioni di euro. L'obiettivo è "rinnovare il parco auto di rappresentanza". Ma Costa (junior) accusa: "È una scelta votata al lusso e assolutamente inopportuna". (a.c.) color=blue>

ATTENZIONE! ATTENZIONE!!! SONO MOLTO SPIACENTE, PER AVER PUBBLICATO UNA NOTIZIA, SEPPUR RIPRESA DA UN IMPORTANTE SETTIMANALE, CHE NON RISPONDE A VERITA': IL MINISTRO MASTELLA NON HA ACQUISTATO 39 BMW.
QUESTO MIO E' UN ERRORE MOLTO GRAVE. SONO MOLTO AGITATA. CHIEDO SCUSA AL MINISTRO MASTELLA E A TUTTI VOI.
METTER0' MAGGIORE ATTENZIONE IN FUTURO.
UN ABBRACCIO
franca

lunedì andrò dal notaio per fondare l'associazione. indi, INVIERò email con proposte di lavoro
un abbraccio a tutti
franca

UN ESEMPIO POSITIVO: L'OSPEDALE DI FORLI'

Dopo l’inchiesta sconvolgente svolta dall’Espresso nelle settimane scorse sullo stato della sanità italiana, parliamo di un esempio positivo: L’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì. Dove a distribuire correttamente i farmaci c’è un grande robot.



Medici in reparto muniti di tablet PC, infermieri dotati di palmare e lettore a raggi infrarossi, medicinali erogati automaticamente da macchinari per il confezionamento della dose unitaria, pazienti che indossano braccialetti di riconoscimento con codice a barre, automatizzazione del magazzino delle scorte farmaci.

Non è il trailer dell’ ennesima fiction sull’ attività in prima linea al pronto soccorso di Chicago, bensì una scena di quotidiana assistenza sanitaria presso un ospedale pubblico nazionale, interpretata da medici in carne e ossa che sfuggono al gossip e, per una volta, ai luoghi comuni di un sistema sanitario in cui il cittadino, da semplice comparsa, assume finalmente il ruolo di paziente e protagonista.
L’Associazione Italiana di oncologia medica denuncia 90 morti al giorno per errori medici.
Dalla ricerca emerge anche che gli sbagli relativi allo scambio di farmaci con nomi simili, soprattutto in oncologia, sono elevatissimi. In Italia infatti su 8milioni di ricoverati all’anno, 320mila riportano danni alle dimissioni e, in molti casi, le cause sono da attribuirsi a scambi di medicinali, errori nell’interpretazione delle prescrizioni mediche, errate somministrazioni e dosaggi.
Nell’Ausl di Forlì, da maggio 2004, in coincidenza cioè con l’avvio delle attività nel nuovo ospedale, è attivo il «progetto dose unitaria».
Da allora centinaia di delegazioni di medici e farmacisti, provenienti da tutto il mondo, sono arrivati all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” per comprendere questo tipo di percorso innovativo che non si esaurisce nell’avveniristico robot “Pillpick”, ma che coinvolge tutti i processi ospedalieri.



(...) In pratica viene preparato un sacchetto, etichettato con nome e cognome, reparto e codice identificativo ospedaliero, contenente tutti i farmaci che quel paziente deve assumere durante la giornata, con le indicazioni sulle modalità di assunzione.
Questo consente una verifica continua da parte del farmacista dei dosaggi prescritti e un doppio controllo sulla prescrizione, oltre all’impossibilità di scambiare farmaci in reparto.

Il “Pillpick”, costato all’Ausl forlivese 600 mila euro, è installato nel padiglione “Allende” e non si tratta di un vero e proprio robot, ma di un sistema di stoccaggio delle confezioni dei medicinali quasi completamente automatizzato che gestisce circa 35mila farmaci. Il macchinario nato per lo stoccaggio di viti e bulloni è diventato un punto di forza del sistema ospedaliero. In un solo anno infatti, ha ridotto dell’83 per cento gli errori nella distribuzione dei farmaci.
L’unico processo non delegato alla macchina è l’apertura delle scatole di farmaci per prelevare le singole pillole o fialette.(…) Questo processo avviene manualmente, contestualmente alla registrazione della data di scadenza del farmaco.
«Il sistema monodose - spiega Vera Viti, responsabile del Programma farmaceutico dell’Ausl di Forlì - riduce enormemente il numero degli errori di distribuzione dei farmaci ai pazienti, decima l’onere per le spese dei singoli reparti ed elimina sprechi e rese. Non dobbiamo più comprare, come si fa in tutti gli ospedali, medicinali in eccesso e non siamo costretti neppure a buttare via confezioni parzialmente utilizzate di farmaci.
Inoltre tale sistema ci permette di elaborare importanti studi sull’efficacia dei farmaci».


Un processo innovativo che non si sarebbe realizzato senza la collaborazione di professionisti medici, tecnici e operatori sanitari che hanno accettato di essere coinvolti in una rivoluzione organizzativa, logistica e clinica senza paragoni.
Ma l’ospedale di Forlì ha aggiunto un altro elemento per aumentare il più possibile la sicurezza dei suoi pazienti, già garantita da questo sistema di distribuzione informatizzata dei farmaci in monodose.

Si tratta della gestione completamente informatizzata del paziente chirurgico che garantisce la tracciabilità di tutte le prestazioni, in elezione e in urgenza/emergenza, che vengono effettuate dai servizi che contribuiscono al processo.
«L’obiettivo della procedura - spiega Giorgio Gambale, direttore dell’U.O. di Anestesia e Rianimazione dell’Ausl di Forlì - è stato quello di descrivere tutte le attività eseguite dagli operatori medici, infermieristici e di supporto sul paziente ricoverato che necessita di intervento chirurgico, dal momento del suo ingresso nel Servizio di pre-ospedalizzazione alla sala operatoria, all’intervento, al momento del risveglio, fino al suo rientro in reparto. Lo scopo è assicurare che tutte le attività, eseguite per via informatica, siano svolte in condizioni controllate e permettano una tracciabilità completa del processo assistenziale. La procedura consente inoltre una corretta imputazione dei costi in ogni fase del processo».
La gestione informatizzata è stata applicata a tutti i pazienti, dal momento della prima visita chirurgica con proposta di intervento fino alla dimissione dalla sala operatoria e rientro in reparto e a tutti gli operatori coinvolti nel percorso del paziente chirurgico, secondo le rispettive competenze.
«Le prenotazioni delle visite e la gestione delle liste d’attesa operatorie sono completamente informatizzate - prosegue Gambale -. In più l’identificazione del paziente pre-intra- post operatorio avviene tramite la lettura del codice a barre presente nel braccialetto attaccato al polso o alla caviglia del degente. Anche i tempi inerenti al percorso del paziente chirurgico vengono rilevati da personale infermieristico o di supporto tramite la lettura del codice a barre del braccialetto».
Un dato importante che può essere ricavato da questa procedura è anche l’imputazione dei costi sul singolo paziente.
«Con questo processo - chiarisce Gambale - siamo in grado di rilevare, per singolo intervento, i costi di sterilizzazione del kit, sterilizzazione del materiale imbustato, presidiato ad alto costo in media utilizzato (set standard) e, considerato che l’infermiere professionale di sala aggiunge eventuali prodotti richiesti ulteriormente, il relativo costo per intervento viene calcolato in automatico».
Insomma si tratta di una rivoluzione copernicana per medici, infermieri e pazienti: niente più sprechi, farmaci inutilizzati o scaduti, ed “errori umani”. A dimostrazione che un’altra sanità esiste.

Audio intervento di Franca Rame incontro 13/01/2007

Ecco qui l'audio dell'intervento di Franca all'incontro di sabato 13
gennaio a Milano, all' associazione Chiamamilano. un grande ringraziamento al consigliere comunale Milly Moratti.

Scaricatelo sui vostri computer e ipod e... divertitevi!

clicca qui per scaricare il file audio mp3

Un ringraziamento a Carlo Montalti e Francesco Lato per l'aiuto!

INTERVENTO DI FRANCA RAME ALLA RIUNIONE DI MILANO DEL 13/01/07

GIOVEDI' 21 GENNAIO 2007

Scusatemi, ho avuto un serio problema di salute, e solo ora sono in grado di inviarvi la relazione scritta di quanto detto a soggetto alla riunione del 13 gennaio.

Oggi, per me è una bellissima giornata: dopo soli otto mesi essere riusciti a metter insieme un gruppo di persone, così motivate, da muoversi da Firenze, Torino, Venezia, Como, Bergamo, più le amiche e gli amici di Milano è una grande soddisfazione per me.
Mentre vi guardo il mio pensiero corre a tutte quelle persone che da mesi seguono il blog e che per svariati motivi non hanno potuto essere qui con noi. Mi sento intorno tanto calore… Di cui vi ringrazio. Finalmente è nata l’Associazione (nome provvisorio) “Facciamo i conti”, penso che quello definitivo sarà: “Basta con gli sprechi”.
Non ho dato notizia ai giornali perché è la prima riunione… E’ giusto che ci si veda tra di noi, che ci si conosca, che ci si scambino delle idee. Più avanti faremo una conferenza stampa.
Facciamo una camminata veloce da quando sono diventata senatrice ad oggi, anche per mettere a conoscenza, in parte, di quanto è avvenuto ai nuovi ospiti.

“Italia dei valori”
Alla prima riunione mi si offre la commissione cultura. Ho ringraziato, ma sono “un’analfabeta di ritorno”, ho detto ridendo. Preferisco il bilancio. Mi hanno guardata tutti a occhi spalancati. “BILANCIO?!”. “Sì. Se voglio capire i conti e vedermeli da vicino qual’ è il posto migliore? Il bilancio, no?”
E’ una commissione importantissima e molto impegnativa, si capiscono davvero molte cose, si lavora moltissimo, è capitato anche che si andasse a dormire dopo mezzanotte.
Oltre a questa avevo la commissione “lavori pubblici e comunicazione”.
Aula, commissioni, correvo dalla mattina alla sera, contemporaneamente portavo avanti inchieste…
Il primo passo concreto: con Jacopo decidiamo di fare un convegno contro lo spreco ad Alcatraz. Hanno partecipato esperti di alto livello (potete vedere il video sul mio blog). Qualche Nome: Pietro Laureano, Architetto Urbanista, Consulente Unisco, Marco Boschini, Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi, Maurizio Fauri – Univ. Di Trento: Risparmio Energetico Ed Economico, Corrado Giannone Della Conal, Francesco Zaganelli, Tutela Consumatore, Jacopo Fo, inquinamento e risparmio energetico.
Avv. Marco Marchetti
, che ha parlato della responsabilità degli amministratori pubblici, portando un’istanza della Corte dei conti. Non c’è una legge che dia loro l’autorità per intervenire nella cattiva gestione dei conti pubblici.
Da questo incontro è nato un disegno di legge che ho presentato, sulla responsabilità penale dei pubblici amministratori nella gestione del denaro pubblico. Ddl che è stato sottoscritto da molti senatori tra cui Verdi e sen D’Ambrosio, Casson e altri.
I miei primi tempi al senato ero completamente sperduta… mi sono anche resa conto che quello che pensi non interessa a nessuno, nessuno si preoccupa della tua esistenza. Importante è non mancare mai e VOTARE.
Senato: il frigorifero dei sentimenti.
IL PROBLEMA Più GROSSO?
IL VOTO.
VOTA ROSSO VOTA VERDE.
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Ma cosa sto votando??? Devo trovare il tempo d’informarmi. Tento: comma 3-b2-1000-1/ articolo… faccio molta fatica a capire… e quando chiedo spiegazioni, me le danno, ma hanno tutti una gran fretta. Mi serve tempo che non ho… Mi tocca fidarmi, per adesso. Poco per volta imparerò anche questo.
La prima grande crisi?
Rifinanziamento missione italiana in Afghanistan!C’è maretta. 16 parlamentari sono decisi a votare no. M’informo, studio… Parlo con loro, con la gente e con i giornalisti… Manlio Dinucci del Manifesto, Emergency, più LA MIA CRISI AUMENTA. Mi angoscio e non dormo… IN AFGHANISTAN C’è LA GUERRAcolor=red> e di fatto dipendiamo dal Pentagono. In quel Paese non viene rispettato nessun diritto umano: la popolazione è ridotta alla fame: migliaia di donne per mangiare, si prostituiscono. Sono morti migliaia di civili… oltre 300 mila. Mi preoccupano anche i costi, in cassa non c’è un euro. La “missione pace” dal 2002 al 2006, è costata oltre 600 milioni di euro. Più 488 milioni di euro per la proroga di altre 28 missioni. E dove li andiamo a prendere?
L’Italia occupa il terzo posto nella classifica mondiale con un debito pubblico astronomico: oltre 3 milioni di miliardi di lire. La spesa militare italiana è al settimo posto su scala mondiale 27 miliardi e 200 milioni di dollari annui.

Il regalo di Berlusconicolor=indigo>
Il suo governo ha contribuito con 1 miliardo di dollari a fondo perso, per entrare nel programma di sviluppo di nuovi aerei.
Cito solo una cifra: l’Italia si è impegnata a acquistare 220 caccia bombardieri da 84 e 50 milioni di dollari… l’uno.
Ultimi dati Istat: in Italia abbiamo 12 milioni di poveri. Molte famiglie al completo, e non solo nelle grandi città, il pasto del mezzogiorno lo fanno presso i centri di carità. allo smontare dei mercati di frutta e verdura vedi pensionati e non, che vanno frugando fra gli scarti.
E gli sfratti, il precariato, la disoccupazione, le regioni senza acqua, come si fa a votare “si” al rifinanziamento in Afghanistan?
Ero decisa a votare NO, ma quando è stata posta la fiducia ho ricevuto un gran numero di sms, email con la richiesta di non far cadere il governo Prodi.
Alla fine ho deciso di comportarmi come gli altri dissidenti. Non si poteva fare diversamente. Il governo Prodi correva un serio pericolo. Ho bisbigliato il mio sì, con il sangue agli occhi, rossa in faccia perché sentivo di votare contro coscienza. Mi è costato moltissimo.
La mazzata più grossa l’ho ricevuta con i 3 anni d’indulto. Ero basita! Parlavo con i miei colleghi, colleghe…
Era chiaro che avrebbero votato sì. Non capivo. Tutti mi dicevano: “Ma come? Proprio tu che ti sei occupata di carceri…Pensa ai poveri detenuti…” “Certo mi sono occupata di carceri per oltre 20 anni, ma l’indulto di tre anni... D’Ambrosio ha detto nel suo intervento: “mi avessero interpellato, ho fatto il magistrato per 44 anni…” Ma d’altro canto non poteva mettersi al lavoro con Pecorella…. Lui proponeva un anno e Di Pietro due: sarebbero usciti più o meno gli stessi detenuti.
La verita’ e’ che i veri beneficiati dai 3 anni d’indulto, sono stati quelli che in galera non c’erano…E che non ci andranno mai. Quattro giorni di discussione alla Camera… Il 29 di luglio l’indulto arriva in senato, si è risolto velocemente… Una mattinata di interventi poi voto: 245 “sì”… contro 56 “no” (IDV e Verdi) e 5 astenuti (Comunisti italiani). Mentre si vota il mio pensiero era rivolto a quelli che per l’Afghanistan (capisco la guerra, capisco tutto…) avevano fatto il diavolo a quattro ma per l’indulto a casa loro non hanno mosso un dito… Mi hanno molto delusa.

PAUSA ESTIVA
Alla ripresa dei lavori chiedo di essere sostituita al bilancio, troppo pesante. Ora ho 4 commissioni: dal bilancio e infrastrutture mi hanno passato alle “morti bianche”, “infanzia”, “uranio impoverito”, “affari costituzionali”.
In questa commissione ho preso il posto di Cossiga…che se me lo avessero raccontato 30 anni fa, non ci avrei creduto!
Arriviamo agli sprechi e alla ragione per cui siamo qui.
Indagine sprechi: difficile, molto difficile.
Ho avuto contatti con la ragioneria del senato, ministri, ministeri… promesse, tante, ma… tutto quello che abbiamo pubblicato è il risultato di ricerche individuali… articoli giornali (nomi giornalisti) …
Lo spreco…
Per capire fino in fondo di che si tratta realmente, occorre, partire un po’ da lontano.
Nel 1992 scoppia tangentopoli ed escono notizie talmente strabilianti tanto che Dario e io decidiamo di mette in scena lo spettacolo “Settimo: ruba un po’ meno, n° 2!”
In quel momento quello che sconvolgeva maggiormente erano le cifre folli che saltavano fuori. Prima fra tutte, il debito pubblico: 2 milioni di miliardi di lire!
Bisogna dirlo, noi italiani siamo dei "signori"... E non solo di sentimenti. Basta vedere come abbiamo mantenuto e manteniamo i nostri Governanti...
Gli altri popoli, al nostro confronto, sono tutti degli straccioni, meschini e stitici! (vedere sul blog spese Quirinale ecc.).
Nel 1861 la Presidenza del Consiglio non contava nessun dipendente, dal 1876 al 1921 i dipendenti sono in media 9. Nel 1931, con Mussolini, arrivano a 345. Nel 1988 3.521: nel 2005 comprese le segreterie e gabinetti si superano abbondantemente i 4.500 dipendenti.
Si racconta in un libro di Gian Antonio Stella che in quell’anno si spendevano 4 milioni di lire al secondo, 234 milioni al minuto, 14 miliardi l’ora, oltre 300 miliardi al giorno! Come venivano spesi tanti denari?
Vi faccio qualche esempio: nel ‘92 a Montecitorio (On. Costa), sono stati spesi 23 miliardi per la carta… Hanno disboscato l’Amazzonia. 8 miliardi di poste e telefono… 9 per le pulizie e disinfestazione (che non è servito a nulla perché sono ancora tutti lì!) 600 milioni di carta igienica… un milione e 643 mila lire al giorno di carta igienica … bisogna riconoscere che i nostri parlamentare… mangiano tanto, ma funzionano d’intestino che è un piacere.
E questo andazzo è continuato sino ad oggi.
Vi sembra il comportamento di gente normale? Responsabile? Chi dà l’ok a tutte queste spese?

QUALCHE STRAVAGANZA DEL GOVERNO BERLUSCONIsize=4>
Dal 2001 al 2005 dal palazzo della Presidenza del Consiglio, sono usciti per il parco macchine –115 auto comprese 2 Maserati - 2 milioni e 152 mila euro

E gli aerei "aereiblu” di Palazzo Chigi? (da un articolo di Rizzo e Stella) Una flotta di 13 aerei, che basterebbe a fare la fortuna di una media compagnia. Eppure, ahi ahi, insufficiente a supportare la frenesia aviatoria dei nostri ministri. Al punto di costringere il governo a spendere un altro pacco di soldi per prendere altri aerei a noleggio. Tutti privati, si capisce: i ministri non si mischiano coi passeggeri comuni. Questione di sicurezza. Questione di status. Fino a sborsare complessivamente, stando ai rendiconti del 2005, la bellezza di 65 milioni e mezzo di euro. Pari al costo medio di 818 mila voli Milano - Londra… Nel 2005 hanno volato 37 ore al giorno.
Quanto alla Camera e al Senato, hanno speso insieme nel 2005 meno di un terzo. Ma si tratta comunque di una somma sostenuta: 20.255.000 euro. Oltre il triplo di quello che abbiamo destinato alle 280 mila vittime dello tsunami nell'Estremo oriente del Natale 2004.
Fiumi di consulenze: nel 2003, secondo la corte dei conti, lo stato ha autorizzato quasi 200.000 incarichi di consulenze esterne, con un costo stimato in 680 milioni di euro.
Questa non la sapevate di certo:
La Finanziaria 2005 prevedeva un finanziamento spot per la presidenza del consiglio che si attribuisce ben 6 milioni di euro per sodare i cittadini sul proprio operato. Che se lo avesse chiesto a me gli avrei detto tutto per molto meno…
ALTRA NOVITÀ: Il cavaliere decide di darsi la scorta il 27 aprile, 10 giorni prima che si insedi Prodi, esce un’altra leggina ad personam, che prevede che gli ex capi di governo abbiano diritto alla scorta in grande dispiegamento di forze a Roma Milano e Porto Rotondo…. Il decreto non viene pubblicato sulla gazzetta ufficiale e non sarebbe stato neppure protocollato, l’unica cosa che si conosce è che gli uomini trattenuti sono 31 con 16 auto il cui costo è 270 mila euro circa ciascuna.
Il governo inizia una “contrattazione” con Berlusconi. Da 31 a 25 uomini. Forse.
Negli anni 90 le spese erano dettagliate. Ora invece è tutto in appalto ed è quindi difficile arrivare a sapere quanto si spende in carta igienica.

MA CHE SORPRESA!
Prodi appena arrivato a Palazzo Chigi si è trovato il conto da pagare. 10 giorni prima del voto sono stati stanziati 69 milioni di euro per restauri di vari palazzi. Era talmente sicuro di vincere che si era già fatto il programma per proseguire nella costruzione delle “sue grandi opere”.

Mi chiedo: Prodi cosa farà? Andra avanti a restaurare o dirà di no? Non c’è un euro in cassa.
Accidenti! Leggete più sotto…

Dopo che la destra aveva rosicchiato un mucchio di euro, anche dall’8 per mille, per Iraq e per tappare buchi dell’Alitalia, LA MAGGIORANZA ha fatto un piano triennale per ristrutturare alcune cose: palazzi, ascensori. La spesa preventiva 59.530 milioni (anche il finanziamento di un sottopassaggio da Montecitorio a palazzo Theodoli (5 passi di distanza) su via del Corso. stanziamento previsto: 5 milioni 220 mila euro (un milione a passo), di cui 560 mila per la sostituzione di arredi non ergonomici… speriamo che mi diano uno scranno più comodo!
Mastella ha acquistato per il suo dicastero 39 Bmw. (Mi voglio informare se il parco macchine dell’ex ministro Castelli era composto da catorci da buttare.) Come si fa a decidere spese eccezionali di questo tipo con un debito pubblico (dati Banca d’Italia 1.601.483 milioni di euro) che dal cambio di governo è in aumento?
Possibile che non sentano l’impellente necessità di fermarsi? Come bloccarli?
A questo punto, occorre tirare le fila: io, come molti italiani, mi aspettavo dei segnali chiari del CAMBIAMENTO DI GOVERNO.color=red> Dove è finita la legge sul conflitto di interessi?
E la “pulizia” nel governo e nei palazzi? Che ci fa Cirino Pomicino (e qualche altro…) nell’Unione e nell’antimafia? Nessuna reazione a sinistra?
Il carabiniere, il poliziotto, il bidello per poter essere assunto deve avere la fedina penale pulita… Il parlamentare, no!

Dal 60 al 92 la magistratura ha chiesto per 520 volte al parlamento, l'autorizzazione a procedere contro parlamentari, senatori, ministri. 485 respinte, concesse 35 di cui 8 riguardano l'ex on.Cicciolina, (ve la ricordate? bellissima con la sua tutina trasparente… Un seno al vento e il serpentone…) per atti osceni in luogo pubblico. Da questo si evince che nella nostra repubblica, l'unico crimine veramente perseguito è’ quello di far vedere la passerina.

Nel 1992, con tangentopoli, il 20% dei parlamentari italiani era inquisito, e il parlamento è stato costretto dall'opinione pubblica indignata, a concedere autorizzazioni a procedere contro ben 170 "onorevoli" e 70 senatori.

REATI 1992…
TRUFFA - FURTO
ABUSO D'UFFICIO
BANCAROTTA FRAUDOLENTA VIOLAZIONE NORME EDILIZIE
EVASIONE FISCALE PECULATO
FRODE IN COMMERCIO INQUINAMENTO
ASSOCIAZIONE MAFIOSA OMICIDIO.
E oggi?
REATI
BANCAROTTA FRAUDOLENTA
FAVOREGGIAMENTO
INQUINAMENTO DELLE FALDE ACQUIFERE,
ABUSO E OMISSIONE DI ATTI UFFICIO,
FALSO IDEOLOGICO,
DELITTI COLPOSI CONTRO LA SALUTE PUBBLICA
CONCUSSIONE,
CORRUZIONE
RICETTAZIONE
E FINANZIAMENTO ILLECITO,
ASSOCIAZIONE MAFIOSA

Conclusioni e riflessioni
Nel 47 la Repubblica aveva solo 4 palazzi. Ora sono 30, e da quanto ho letto se ne stanno affittando altri.
-Desidero sapere da chi sono occupati, metro per metro, nome e cognome. Mi farò dare le piantine.
-La Pivetti e i vari ex presidenti Senato e Camera hanno ancora uffici, scorte (devo verificare) e qualcuno, l’appartamento.
-Casini s’è scelto il più bell’attico del palazzo Chigi.
-Controllo delle bollette telefoniche dei palazzi. Camera e Senato.
-Spese viaggi parlamentari.
-Pensioni parlamentari.
-totale numero commessi e loro stipendi
-totale forze dell’ordine impiegate tra scorte, picchetti d’onore, ecc.
-nominativi personaggi scortati e personale impegnato
-e tutto quello che mi proporrete…

Il ddl per la responsabilità penale del pubblico amministratore c’è. In che maniera potremmo movimentarci per accelerare i tempi e divenga “legge”?
Io credo che il nostro sforzo dovrebbe essere quello di mettere assieme tutte le associazioni che condividono i nostri obiettivi.
“Vuoi che lo sfacelo finisca? Unisciti a noi.”

Sono stata a palazzo Chigi ad accompagnare Teresa Mattei che si doveva incontrare con l’On. Gianni Letta, e guardandomi intorno credo di aver capito perché chi arriva a “palazzo” va via di testa.
Saloni, commessi in frak, l’aria che respiri… ti fa riflettere su che tipo di rapporto può avere uno che vive lì, servito e riverito come fosse un re.
“Come? Ci sono operai da 800 euro al mese, pensionati da 500 euro? Ah sì?... Poveracci, non lo sapevo…”

Quando uno diventa ministro, o Presidente del
Consiglio, subisce una strana trasformazione che ricorda le metamorfosi di Ovidio: aveva un programma e lentamente tutto si capovolge e si deforma sino all’oblio.
Il progetto per i precari, lo sganciamento totale dalle guerre, la scuola pubblica e privata, le servitù militari (vedi VICENZA, ma anche la fine delle leggi vergona: ex Cirielli, ordinamento della giustizia Castelli, depenalizzaizone del falso in bilancio, legge Cirami, legge Pecorella, e il più importante e irrimandabile, lo ripeto ancora una volta, il conflitto d’interessi.
Insomma, il tutto diventa una specie di fuga dai reali bisogni dei cittadini.

CORREGGETEMI SE SBAGLIO…
franca

AMBASCIATE SECONDA PUNTATA

LA STAMPA, 02 Agosto 2005

DOPO L’INDAGINE SULLE SEDI ROMANE DELLE GIUNTE REGIONALI E SULLE «AMBASCIATE» EUROPEE A BRUXELLES


«Gli enti locali devono darsi una regolata»


Il ministro La Loggia: non ha senso che solo il governo rispetti il tetto del 2 per cento



il Ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia, nel giorno in cui la Corte dei Conti denuncia il nuovo picco delle spese sanitarie regionali, che effetto le fa sapere, ad esempio, che la Regione Liguria paga all’anno più di 100 mila euro di affitto per la sua sede a Roma da 380 metri quadrati?
«Gli sprechi in simili voci di spesa sono segnali che vanno nella direzione opposta all’oculatezza gestionale richiesta dal difficile momento del Paese. Dati come questo mi rafforzano nella preoccupazione e nella convinzione che avevo già espresso agli enti locali nella discussione dell’ultimo Documento di programmazione economica e finanziaria. In una fase in cui tutti facciamo uno sforzo enorme per contenere i costi dell’apparato pubblico, ci deve essere anche da parte delle Regioni una chiara assunzione di responsabilità. Serve un’attenzione in più e nessuno può esimersi dall’eliminare le spese eccessive. Per fare meglio le cose essenziali, al centro come in periferia, occorre tagliare quanto non sia strettamente necessario».
Lei presiede la conferenza Stato-Regioni. Dopo la discussione sul Dpef è stato accolto dai governatori il suo invito a moderare le spese?
«Non direi proprio. Anzi, invece di uno sforzo maggiore per tenere sotto controllo la spesa e non farla aumentare più del 2% previsto, ho registrato purtroppo decisioni e comportamenti tutt’altro che di risanamento. Un segno negativo è senza dubbio l’aumento dei consiglieri regionali proprio mentre cerchiamo di diminuire i costi della politica riducendo il numero dei parlamentari. In direzione opposta a una gestione rigorosa delle finanze regionali, va pure la moltiplicazione nelle giunte di collaborazioni, consulenze e supporti esterni. Se servono, nulla da eccepire, ma mi chiedo quante siano davvero utili. Certo, nulla di illegittimo, però urge un “surplus” di attenzione. Non ha senso che lo Stato risparmi e gli enti locali indulgano verso debolezze gestionali. Anche dal centrosinistra hanno opportunamente esortato i governatori a “darsi una regolata” e sono stati molti negli ultimi anni i moniti contro finanze allegre e costi eccessivi degli enti locali. Più c’è coralità e sinergia, meglio è per tutti».
Come giudica il boom di ambasciate, delegazioni, missioni diplomatiche delle Regioni all’estero?
«Capisco che ci siano mille esigenze (dalla promozione economica alla necessità di seguire l’evoluzione delle direttive comunitarie, dagli scambi alla verifica dei fondi assegnati), però gli eccessi sono ingiustificati. E va tenuto maggiormente presente l’impatto finanziario di queste iniziative, oltre alla loro effettiva produttività. Spesso su Bruxelles confluiscono iniziative comunali e regionali del tutto scollegate tra loro. Un conto è usare le sedi all’estero per far conoscere i propri prodotti, tutelare legittimi interessi e impegnarsi in prima persona come fanno molti governatori all’Unione europea. Un altro, invece, è muoversi ciascuno per proprio conto, in maniera disordinata e velleitaria. La via migliore per promuovere il “made in Italy” è agire in maniera organica, fare squadra tra governo ed enti locali. Invece, per gelosia di specifiche competenze e prerogative, si finisce per sfavorire il sistema paese. Entro settembre sarà pronto il protocollo per il raccordo delle attività internazionali delle Regioni, che potranno anche intervenire nell’iter dei provvedimenti Ue».
E il buco nella Sanità?
«Abbiamo stanziato una cifra enorme (190 mila miliardi delle vecchie lire), molto maggiore a quella destinata alla spesa sanitaria dal centrosinistra. Tocca alle Regioni spenderli meglio e controllare accuratamente come vengono utilizzati. Più rigore c’è nella gestione dei fondi, migliore è il servizio reso ai cittadini in un settore così importante. Affinché gli stanziamenti vadano a buon fine, senza sprechi le Regioni devono vigilare di più. Nessuno taglia, vediamo di farli bastare. Ormai l’80% delle leggi riguarda sia lo Stato sia le Regioni». 


Corriere Economia Reportage della Cina
SHANGHAI, PALAZZO LOMBARDIA E’ DESERTO. Di Giovanni Paci

E’ il fiore all’ occhiello del governatore Formigoni, Corridoi vuoti, porte chiuse, business zero.
Corridoi deserti, con lunghe file di porte – rigorosamente color verde- chiuse a chiave. Ognuna col il nome della società, in italiano e cinese, ma nessuno ad aprire, neppure bussando. Oltre le veneziane, verdi anche quelle, si intuiscono spazi vuoti o scatoloni, al piano terreno, il centro espositivo è pieno di tristezza e squallore, altro che made in Italy: le luci sono spente, gli stand attrezzati con tavoli e sedie di plastica da campeggio, e molti dei prodotti sono coperti col cellophane.

CAPANNONE: è questo che, da un decennio, nelle parole del Presidente della Regione e aspirante Senatore Roberto Formigoni, è il fiore all’occhiello della Lombardia in Cina.
“ Palazzo Lombardia”, recita la scritta verde su una palazzina rosa a sei piani, capannone ristrutturato in piena zona industriale. La scritta elimina il dubbio che l’autista si sia sbagliato: cercavamo quello che i politici regionali che si sono succeduti dal 1996 hanno sempre descritto come il cuore pulsante della più ricca regione italiana al centro di SHANGHAI. Qui però non pulsa nulla e non siamo neppure in centro, anche il centro di Pundong – il nuovo distretto degli affari- è lontanissimo. Per arrivarci ci vogliono una quarantina di minuti in auto, e non ci sono alternative più veloci: la metropolitana non arriva.
Regna la calma, come in campagna, dell’attivismo e della tipica operosità lombarda non c’è traccia.
L’unico segno di vita, il solo rumore, è quello di un autobus che parte- vuoto – verso il centro, a un’ora buona di viaggio.
Non un segno di traffico convulso di Shanghai e neppure del’energetica frenesia che pervade la metropoli. No, niente businessman in vista, cinesi o occidentali che siano, niente grattacieli, taxi, e neppure frenesia e rumore. Palazzo Lombardia è proprio qui, al 999 di NingQIao Road, a PuDong. Fuori c’è un vecchio Iveco – daily con il logo della Regione e la scritta Palazzo Lombardia. Il logo della regione è anche tre gradini più in alto sulle porte a vetri . Oltre, un’atrio buio, l’usciere che non sembra in grado di parlare neppure l’inglese, lasciamo perdere l’italiano. Poi l’elenco di paziente ed Enti che hanno qui i propri uffici: una sessantina, da Esselunga alle Camere di Commercio di Varese, Bergamo e Brescia, ed una miriade di piccole e medie aziende Lombarde.
ATTIVITA’:
dovrebbe esserci un fiorire di attività, con gente che entra ed esce. Invece non c’è anima viva a cui chiede informazioni, neppure nello show room: 1600 metri quadrati di prodotti lombardia per invadere il mercato cinese.
E’ quello tirato a lucido ad ogni vista di Formigoni e che in dirigente della regione ricorda come “pieno di gente, imprenditori e aziende” aggiungendo però di averlo vistato solo durante missioni ufficiali.
Il tre marzo non c’è nessuna missione, e non abbiamo neppure avvisato della visita. Così non c’è nessuno, neppure nell’ufficio al secondo piano sulla cui porta è scritto “RETE LOMBARDIA PER L’INTERNAZIONALIZZAIZONE DELLE IMPRESE”. Per tenerla aperta la regione paga 20.000 euro l’anno. All’interno, un computer un paio di tavoli, su uno due cartelli: uno del politecnico di Milano, l’atro della Bocconi.
Per trovare un italiano bisogna arrivare al quarto piano. Simone Colonnello, della SAATI di Appiano Gentile è qui da due anni e mezzo. “Aziende operative? Solo tre o quattro, noi, Osama, futura e uno spedizioniere – dice-. Gli altri sono uffici commerciali dove non c’è nessuno. Il nostro è un business industriale, non ci servono uffici di rappresentanza, quindi questa sede va bene, ma se vuoi vedere un prodotto con un’immagine, non è il posto adatto, devi andare in centro. Qui siamo lontani, anche i dipendenti cinesi dal centro non vogliono venire.”
A promuove Palazzo Lombardia è la società consortile Agenzia per la Cina. Con cui, sottolinea un portavoce di Formigoni, che prende le distanze anche da Palazzo Lombardia, “ la regione non c’entra. Non ci abbiamo messo soldi.” Ricorda diversamente il residente dell’Agenzia, Mario Tschang, che parla di un finanziamento di un miliardo di lire. “Il palazzo è costato 15 miliardi – dice Tschang – le aziende hanno comprato il diritto di proprietà per 50 anni a 500 dollari al metro. Gli uffici sono loro, che posso farci io se non li usano? E poi non è vero che non c’è nessuno: ci lavorano oltre 100 persone, solo che si chiudono negli uffici, per questo non li ha visti. Comunque ora ristruttureremo tutto”.

Non la pensano allo steso modo a Shanghai, dove Davide Cucino, presidente della camera di commercio italiana in Cina è netto: “Palazzo Lombardia ha danneggiato l’immagine dell’Italia
in Cina, e la business community italiana lo vive come uno scandalo: c’era un terreno a poco prezzo in una zona che era aperta campagna e qualcun l’ha offerta alla persona giusta. Ora Formigoni è molto attivo nella città autonoma di Tianjin. Speriamo la storia non si ripeta”.

LE AMBASCIATE REGIONALI PRIMA PUNTATA

richerche a cura Dott. Gisella e Sergio Catino

LA STAMPA, 01 Agosto 2005 Giacomo Galeazzi


UNA RICERCA DEL 2003 FOTOGRAFA LE USCITE DELLE AMMINISTRAZIONI PER LE «AMBASCIATE» NELLA CAPITALE: MOLTI PRIVILEGI APPAIONO POCO GIUSTIFICATI

A Roma le spese allegre delle Regioni

Sedi prestigiose, auto blu e corsi di aggiornamento
Che se ne fa il Molise dell’ultimo modello di circuito per videoconferenze malgrado lo utilizzi pochissimo? E’ proprio indispensabile che la sede della Regione Liguria sia ospitata in un palazzo storico del centro che costava già alla fine del 2003 oltre 100 mila euro di affitto per 380 metri quadri? E ancora, le cucine (vorremmo sapere se provviste di cuoco e camerieri) delle regioni Abruzzo, Liguria e Sicilia sono assolutamente necessarie?
Ufficialmente nei bilanci regionali non esistono, ossia sono spalmate in una pluralità di capitoli di spesa (da «organi istituzionali» a «funzionamento e strutture»). In realtà, le sedi a Roma delle Regioni, per costi e personale, si sono ormai trasformate, da punti di smistamento di pratiche burocratiche, in piccole «ambasciate» dei governatori a Roma. Intendiamoci, non è che queste strutture, alle dirette dipendenze dei presidenti delle giunte regionali, non abbiano una funzione importante. Anzi, dalla metà degli anni Settanta, da quando cioè le Regioni hanno messo radici a Roma, sono via via aumentati i loro compiti di acquisizione e trasmissione di informazioni, atti e documenti. E ciò di pari passo al crescente ruolo della Conferenza delle Regioni nei rapporti con governo, parlamento e Unione europea.
Però, in periodi di tagli generalizzati e «austerity» finanziaria, saltano all’occhio le ricche «dotazioni» garantite dalle Regioni ai loro punti d’appoggio nella capitale, stando almeno ai dati raccolti alla fine del 2003 dall’unico dossier esistente sull’argomento, realizzato da Riccardo Bellucci per Lapolis, il laboratorio di studi politici e sociali diretto ad Urbino da Ilvo Diamanti.
Sempre che per risparmiare non ne abbia dismessa una nell’ultimo biennio, lascia perplessi che il governatore della Lombardia Formigoni abbia a disposizione due auto blu e due autisti per le sue trasferte romane o che il Friuli possa contare su due maxi-sale riunioni o che la Campania abbia allestito nella capitale ben tre servizi regionali con a capo di ciascuno di essi un dirigente e sopra di loro un coordinatore generale. Oppure che, oltre a un salone-convegni da 120 posti, la Lombardia metta a disposizione dei suoi dieci dipendenti 4 fotocopiatrici e la Sardegna abbia 18 computer per tredici addetti. 
Tra affitti dei locali, stipendi, convegni, corsi di aggiornamento professionale, auto blu (alcune blindate a disposizione di presidenti e assessori in soggiorno a Roma), telefono, elettricità, riscaldamento, pulizie, spese di rappresentanza, manutenzioni, la «foto» che esce dall’indagine condotta nel 2003 sembra dar ragione all’ordine del giorno recentemente votato all’unanimità dal Consiglio nazionale dei Ds per richiamare chi amministra a «rigore morale e sobrietà nei comportamenti». Un monito che ricalca quello lanciato nel 2000 ai governatori dal ministro del Tesoro Visco («le vostre spese sono fuori controllo e gravano in modo preoccupante sul bilancio dello Stato») ma che non sembra aver trovato accoglienza. Un esempio? Tutte le sedi a Roma dei governatori hanno un numero di stanze superiore a quello degli impiegati, maxi-uffici, tutti nel centro, come quello da 1100 metri quadri della Lombardia.
Le dimensioni delle «ambasciate» dei governatori sono in genere notevoli (mille mq la Sicilia, 650 il Friuli). In un labirinto di «spese economali e di ordinaria amministrazione», «delegati alla rappresentanza» e «consegnatari cassieri», emerge una sproporzione tra costi ed effettive attività svolte dagli uffici di Roma. Nelle sedi di Abruzzo e Puglia (che hanno rispettivamente 10 e 11 dipendenti) si sono tenute fino al 2004 soltanto da 10 a 15 riunioni all’anno; la quantità di documenti protocollati negli uffici romani della regione Umbria (4 addetti) non raggiunge la quota annua di 300, cioè meno di uno al giorno. Campania, Sardegna e Valle d’Aosta hanno ospitato in un anno una ventina d’incontri tecnici ciscuna, quasi tutti in preparazione dei «briefing» che si tengono al Cinsedo, il Centro studi e documentazione della Conferenza dei presidenti delle Regioni. 
Eppure gli uffici romani delle giunte, a fine 2003, sfioravano i duecento addetti (16 la Campania, 15 la Sicilia, 14 la Sardegna) in un proliferare di strutture e servizi. Personale in abbondanza, dunque, e quasi tutto con qualifiche elevate. Ben due terzi di quanti lavorano nelle sedi romane, infatti, fanno capo alle categorie direttive, con una media molto superiore a quella degli altri dipendenti regionali. Su sedici dipendenti la Campania ha 4 dirigenti, 11 funzionari di qualifica superiore e un solo impiegato. Si registra, inoltre, un’alta anzianità di servizio nella funzione di responsabili degli uffici e uno scarso ricorso al turn-over. Da 17 anni sette Regioni hanno a Roma lo stesso capufficio. La percentuale, poi, dei dirigenti regionali presenti nella capitale (l’11% dell’intero organico) è da record così come l’attività di «aggiornamento e riqualificazione professionale» con un elevato numero di corsi di informatica, lingue, gestione dei protocolli e degli archivi, sicurezza sul posto di lavoro materie istituzionali e finanziarie, e, come si addice a funzionari di queste «piccole ambasciate», lezioni di comunicazione e sul cerimoniale.
La partecipazione massiccia ai corsi di aggiornamento prevede continui spostamenti da Roma alla sede centrale. Il personale di ogni ufficio romano, quindi, si reca frequentemente «in missione» nel capoluogo di provenienza, con notevoli costi a carico dell’amministrazione. Da Roma a Palermo o Torino, quindi, per studiare l’inglese e il «bon ton». Neppure un corso è stato organizzato a Roma congiuntamente dalle Regioni per tagliare le spese della riqualificazione. 
Gli uffici di Roma delle Regioni e delle Province autonome sono tutti a poche centinaia di metri dalle Camere e dai ministeri. Un’ubicazione di eccellenza, in molti casi in prestigiosi palazzi storici. In otto hanno acquistato la sede (Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli, Lombardia, Molise, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano) gli altri sono in affitto con importi tra i 60 mila e i 100 mila euro, tranne la Liguria che nel 2003 pagava un canone ancora superiore per 380 metri quadri. In media la dimensione supera i 300 mq, con stanza riservata per il governatore, sala riunioni, stanza degli assessori, in qualche caso cucina e foresteria, stanze dei funzionari, garage (di proprietà o in affitto) e posti macchina. In molte sedi i locali «accessori» includono postazioni «ad hoc» per i dirigenti centrali e gli immancabili impianti per le videoconferenze con la sede centrale. E pazienza se tante Regioni non li usano mai.

LA STAMPA, 01 Agosto 2005

DOPO LA LOMBARDIA, NEL ‘97, SONO ARRIVATE LE ALTRE: METÀ HA COMPRATO
E intanto hanno preso casa
a Bruxelles, tra feste e lobby 

La Sicilia, giunta per ultima, ha conquistato il primato dei ricevimenti 
più sfarzosi e rivendica il colpo grosso dei fondi europei per il Ponte

di Enrico Singer

La prima ad aprire, nel 1997, è stata quella della Lombardia che è anche la più strutturata e numerosa. Ma quella della Sicilia, arrivata per ultima nell'ottobre 2002, ha rapidamente recuperato il tempo perduto. Anzi, si è già conquistata il primato dei ricevimenti più sfarzosi e rivendica la sua parte in qualche colpo davvero grosso, come il sì ai fondi europei per costruire il ponte sullo Stretto. Quella della Campania ha organizzato anche una pizza-fest che ha attirato 12 mila visitatori in 4 giorni. La più leggera è senz'altro quella del Piemonte: una sola responsabile, due cococo e due stagisti. Quelle di Lazio, Toscana, Umbria e Marche si sono messe insieme per dividere, almeno, le spese di segreteria. Quella del Friuli-Venezia Giulia, invece, ha appena acquistato per due milioni e mezzo un palazzetto fine ‘800 per farne una «casa comune» aperta anche a Istria e Carinzia. E poiché esiste sempre l'eccezione alla regola, c'è anche chi non ce l'ha: la Basilicata.
Parliamo delle rappresentanze delle Regioni italiane a Bruxelles. Diciannove in tutto. Delle vere e proprie mini-ambasciate con un compito istituzionale ben preciso: far conoscere, ma soprattutto difendere, gli interessi regionali nella capitale dell'Unione europea. Da quando la legge 52 del febbraio 1996 ha concesso questa possibilità, che prima era negata alle autonomie locali ed era riservata soltanto allo Stato, la corsa ad aprire una sede di rappresentanza è stata vertiginosa. Ma che cosa fanno e quanto costano queste mini-ambasciate? La prima domanda ha una risposta che vale, più o meno, per tutte. Il rapporto con le istituzioni della Ue - Parlamento, Commissione, Consiglio - serve a far sentire la propria voce quando sono in gioco decisioni che riguardano da vicino le diverse Regioni. In una parola, serve a fare lobbying. A fare pressione. A influenzare. E, possibilmente, a ottenere quello che si vuole.
L'elenco dei successi è lungo, a sentire quello che spiegano nelle rappresentanze. E tutte ne sono fiere. Quella della Sicilia, oltre alla battaglia per il ponte, ha strappato degli aiuti, inattesi, anche al fondo europeo catastrofi per l'eruzione dell'Etna che costrinse alla chiusura l'aeroporto di Catania per la cenere. Quella della Campania ha al suo attivo il sì agli aiuti di Stato per l'emergenza zootecnica della bufala da latte. La rappresentanza dell'Emilia e Romagna ha contribuito alla vittoria di Parma nella gara per la sede dell'Agenzia per la sicurezza alimentare. La rappresentanza della Lombardia, guidata da Claude Scheiber, un efficiente manager franco-austriaco con moglie italiana e un passato in Telecom, è specializzata nella caccia ai progetti europei. Gli ultimi due che ha conquistato pesano diversi milioni di euro. «Quanto basta per ripagare con gli interessi i soldi spesi», dicono negli uffici al numero 3 della place du Champ de Mars. Ma quando si entra nel terreno dei costi, bisogna fare molta attenzione. E distinguere.
In questi tempi di polemica sui costi della politica - e, in particolare, sulle spese delle Regioni in Italia - le cifre ufficiali che circolano a Bruxelles sembrano una goccia nel mare. Anche le ambasciate più grandi assicurano di stare all’interno dei 500 mila euro l’anno. Ma ognuna ha il suo stile, i suoi numeri, i suoi metodi. C'è chi paga l'affitto per la sede e chi l'ha acquistata (ormai la metà sono di proprietà), c'è chi usa molto personale assunto a Bruxelles e chi lo distacca dalla Regione con costi maggiori. C'è chi si concentra nell'azione di lobbying e nell'organizzazione di convegni e chi non disdegna feste, ricevimenti e attività culturali. E, alla fine, le spese effettive si diluiscono sotto più voci nei bilanci delle Regioni.
Ma alcune regole sono generali. Cominciamo dal personale. Se c'è il distacco di un funzionario o di un dirigente dalla Regione scatta un'indennità pari a quella dei dipendenti del ministero degli Esteri. In pratica, tra 2500 e 4000 euro al mese per coprire tutte le spese: dall'abitazione ai viaggi. La legge prevede che l'indennità possa oscillare tra il 70 e il 100 per cento di quella degli Esteri. E ogni Regione si comporta a modo suo. L'Emilia-Romagna, per esempio, ha scelto il minimo. Il Piemonte il 90 per cento, ridotto, però, al periodo di effettiva permanenza a Bruxelles dell'unico dirigente che è a capo dell'ufficio e che lavora una settimana al mese a Torino. Tutti fanno notare, naturalmente, che gli stipendi dei distaccati non sono un costo aggiuntivo perché sarebbero pagati anche in Italia.
Ci sono, poi, i contratti dei dipendenti assunti sul posto: in genere degli italiani che hanno avuto esperienze nelle istituzioni europee. Qui le retribuzioni variano, ma non ci sono indennità. Il bilancio finale della voce «personale» dipende dal numero complessivo di chi lavora nelle ambasciate regionali. E anche questo è molto variabile. Si va dal minimo del Piemonte e dell'Emilia-Romagna - tre dipendenti - al massimo delle grandi rappresentanze come quella della Lombardia e della Sicilia che ne hanno undici, dodici. Complessivamente, comunque, per l’apparato delle diciannove rappresentanze lavorano più di cento persone. Di più dei diplomatici veri: di quelli che rappresentano l’Italia presso la Ue.
Una voce pesante di spesa, poi, è quella per la sede. Da un minimo di 50 mila euro all'anno, spese comprese, per un appartamento in affitto come quello del Piemonte, a una media di 80-90 mila per le sedi più grandi, come quella della Campania, che si affaccia sul Parco del Cinquantenario, e quella della Sicilia nella Tour Bastion al numero 5 della place du Champ de Mars. Ma molte Regioni, ormai, hanno comprato. Le quattro del Centro Italia - Lazio, Toscana, Umbria e Marche - hanno acquistato insieme, tre anni fa a meno di un milione di euro, nel cuore del quartiere europeo, proprio nel Rond Point Schuman di fronte a Commissione e Consiglio. Il Friuli-Venezia Giulia ha appena comprato una «maison de maitre» - in pratica un palazzetto - a due milioni e mezzo. L'Abruzzo si è sistemato nell'avenue Louise, una delle strade più eleganti di Bruxelles, in mille metri quadrati pagati un milione e mezzo di euro. Cifre importanti, ma pur sempre un investimento a fronte dei soldi a fondo perduto degli affitti.
Il bilancio complessivo, così, dipende da molte variabili. Francesco Attaguile, che guida l'ambasciata della Sicilia, ha dieci collaboratori e potrebbe contare su uno stanziamento della Regione di un milione di euro l'anno. «Me ne spendiamo la metà», dice soddisfatto. Ottantamila euro se ne vanno soltanto per l'affitto della sede, vicinissima a quella - comprata - della Lombardia. Poi ci sono telefoni e luce. Ma ci sono anche i ricevimenti che hanno reso famosa la rappresentanza siciliana. Quello per l'inaugurazione, nell'ottobre 2002, fu organizzato nel salone delle feste del Comune di Bruxelles, sulla Grand Place. Per la cena arrivarono da Trapani i fratelli Giuffrè che sono tra i più noti ristoratori siciliani. Portarono in aereo non soltanto i prodotti per preparare il menù, ma anche tutti i loro attrezzi di cucina.
Un trionfo per il presidente Totò Cuffaro sugellato da regali in bottiglie di vino per i 400 ospiti. In gennaio c'è stato un bis. In occasione della riunione straordinaria della giunta regionale a Bruxelles seguita da un seminario nel palazzo del Comitato delle Regioni e da una festa con musica e specialità siciliane organizzata nel Thé^atre de la Monnaie. Ma la festa più grande l'ha organizzata l'ambasciata della Campania. Una «pizza-fest» in Place de Espagne, a due passi dalla Grand Place: quattro giorni di kermesse con pizzaioli napoletani e un villaggio che presentava prodotti tipici, ma anche moda e artigianato. Tutto tra il 24 e il 30 maggio 2004 per festeggiare, alla presenza del governatore Bassolino, i due anni di attività della rappresentanza e la concessione del marchio di garanzia della «verace pizza napoletana». E, in questo caso, per guadagnarci anche: 120 mila euro. Perché la pizza e la birra (gemellaggio col prodotto tipico belga) erano a pagamento.

segue II puntata...

Spariti tutti i soldi delle pensioni degli Italiani! (Ecco perché andrai in pensione a 65 anni).

Spariti tutti i soldi delle pensioni degli Italiani! (Ecco perché andrai in pensione a 65 anni).
di Jacopo Fo

Foto da www.superba.it
Negli anni ho imparato che su ogni grande tema c’è una domanda semplice che nessuno si vuol porre perché è in grado di far saltare tutto la facciata di apparente buon senso del sistema. E’ un interrogativo che getta le persone nel panico perché è intellettualmente pericoloso.
Ho passato la mattina a porre questa semplice domanda sulle a economisti, avvocati, presidenti di associazioni consumatori, consulenti finanziari. Nessuno ha saputo rispondermi.
Quindi la giro a voi, straordinari lettori, nella speranza che qualcuno possa confermare la mia agghiacciante ipotesi.
Premessa.
Sulla questione delle pensioni assistiamo a un gran dibattito. Quasi tutti gli opinionisti sono concordi nel dire che non ci sono più soldi per le pensioni perché ci sono troppi vecchi in pensione e pochi giovani che lavorano in regola e pagano i contributi. Quindi i contributi di chi lavora non bastano a coprire l’importo delle pensioni in atto. E, si dice, questa situazione peggiorerà in futuro.
Questo è falso.
Il problema delle pensioni è che in Italia non esiste la separazione tra previdenza pensionistica (i soldi accantonati sulla paga dei lavoratori per pagare la loro pensione) e assistenza (cassa integrazione, prepensionamenti, pensioni minime eccetera).
Nei paesi civili i soldi dei lavoratori vengono investiti in modo che possano aumentare negli anni e pagare successivamente le pensioni mensili. In Italia i politici hanno usato questi soldi per finanziare l’assistenza. A volte questa assistenza era sacrosanta e meritoria, come nel caso delle pensioni minime. A volte è stata una regalia alle grandi aziende, come la cassa integrazione o i prepensionamenti per la Fiat. Ma comunque, se il governo decide che alcuni milioni di lavoratori atipici vari debbano versare solo il 20% dello stipendio per le pensioni (invece del 40%) dovrebbe anche tirare fuori i soldi per finanziare questa decisione. Invece il governo decide che tutti i lavoratori in regola devono finanziare il provvedimento e preleva i soldi delle loro pensioni senza neanche avvisarli.

at 17 Gen 2007 - 12:11 |