ammazzali, CHE CIFRE!

e anche il maxiemendamento è andato!
ma che giornata! urla, insulti, schiamazzi, discesa minacciosa opposizione con lanci di decine di fogli di carta, corrono i commessi a bloccare lassù qualcuno che si sta lanciando contro qualcun’altro.
Il peggio del peggio.
Dalla mattina alle 21,30.
Manco ho mangiato perché nell’intervallo c’era commissione. Me ne sono andata a casa con un gran mal di testa.
Il cuore stretto.
Venerdì sono stata a letto tutto il giorno… (mi è permesso dire che ero stanca senza affliggere nessuno?) pensierosa… piena di dubbi e di scontento.
Mi sono letta tutti i giornali.
Di tutto un po':
"Tagli: la rivolta dei rettori"
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“il cavaliere: mantenere la ferita aperta
Fassino: atteggiamento irresponsabile”
"il canone rai aumenta a 104 euro"
"l'unione convince la cdl - Previti, via alla decadenza" (buona
notizia, era ora! farò il conto di quanto ha intascato da quando è andato in carcere a oggi. Ma secondo voi in quale altre Paese può avvenire un fatto simile? Arrestato, condannato seppur in prima istanza, ma condannato!, e sempre stipendiato! MA CHE BEL PAESE!)

"la Bce promuove la finanziaria (...) ma il debito resta il più alto"

"CANCELLATI I REATI CONTRO LO STATO".

porco qua

e poco là…

ma come possono capitare sviste così macroscopiche?!

Il fatto, pardon… IL FATTACCIO!

IMPORTANTE LEGGERE TUTTO!
da Repubblica, 15/12/2006

CORTE DEI CONTI: prescritto il 70 per cento dei processi. Berlusconi: norme ad Personam.

Una legge Cirielli con la prescrizione breve anche per i reati contabili e i danni all’erario. Il sospetto di un colpo di spugna soprattutto sulle inchieste calabresi.
Centinaia di dipendenti della pubblica amministrazione o di società a capitale misto o partecipato liberi da indagini (ricordo ai lettori che ho presentato il 29 giugno 2006 un disegno di legge – n° 702, che prevede la responsabilità penale per chi compie questi reati).
Lo scandalo del comma 1346 del maxiemendamento alla finanziaria, che ha scatenato i fulmini del pg della Corte dei Conti Claudio de Rose esplode alla commissione giustizia del Senato. Lì arriva una secca missiva del pg. indirizzata al Presidente Cesare Salvi (DS):

Sen. Cesare Salvi (DS)size=1>


venti righe di fuoco perché il 70% dei processi andrebbe in fumo.
De Rose scrive che se la norma passasse “causerebbe l’estinzione della maggior parte dei provvedimenti di responsabilità amministrativa in corso, e per il futuro, inciderebbe sulle possibilità concrete di dare avvio all’azione di responsabilità per danno alle pubbliche finanze”.

La prescrizione è ancorata al reato commesso e non al momento in cui si materializza il danno all’erario. Così il compimento della prescrizione li anticipa notevolmente. Una modifica che il pg considera incostituzionale.
Salvi protesta con il Presidente del Senato Franco Marini, chiede che il comma sia abolito. Altrettanto fa il diellino Roberto Manzione che vede favoriti “amministratori scorretti” e parla di norma vergognosa.
Ma chi è il responsabile? La caccia parte subito, mentre la Finocchiaro punta i piedi; Quando l’ho letta sono caduta dalle nuvole perché il 12 dicembre sera stata bocciata. Me lo ricordo perché avevo chiesto un appunto tecnico.

Sen. Pietro Fuda (Misto)size=1>


L’emendamento è del calabrese Piero Fuda, ex presidente forzista della provincia di Reggio, confluito nell’Unione, unico eletto al Senato della lista Consumatori, politico molto vicino al governatore della Calabria Agazio Loiero, uscito dalla Margherita per fondare il partito democratico meridionale. Ancora ieri Fuda difendeva la propria proposta perché “la prescrizione era e resta di cinque anni e non incide sui processi in corso”.

Le rassicuranti parole di Fuda non hanno però convinto i senatori dell'Ulivo, che all'unanimità, nel corso della riunione di questo pomeriggio, hanno ribadito in maniera netta che in un modo o in un altro dovrà essere cancellata dal maxiemendamento, anche a costo di far tornare la finanziaria in quarta lettura, nel bel mezzo delle feste, al Senato.
Fatto sta che in Calabria sono numerosi gli amministratori nel mirino della Corte. LA stessa inchiesta sulla sanità che coinvolge Loiero potrebbe avere riflessi del genere. Ma Fuda era solo il primo firmatario dell’emendamento sottoscritto da Zanda, Sinisi, Boccia, Bruno, Ladu, tutti diellini, e dal DS Iovene. Una volta soppresso com’è finito nel maxi emendamento?
E’ stato un errore ha ammesso il relatore diellino Morgando. “In una notte di confusione, tra mille modifiche, il comma è comparso ed è finito dentro. L’ho scoperto stamattina”. Ora è impossibile cancellarlo. Rifondazione vorrebbe toglierlo alla Camera e andare a una quarta lettura della Finanziaria, la Finocchiaro replica:

Sen. Anna Finocchiaro (DS)size=1>


“Sulla mia parola d’onore quella norma non entrerà in vigore. C’è l’impegno totale del governo. La elimineremo nel decreto di fine anno.”
Un errore, l’ennesimo. Non di poco conto, se si considera che la «cabina di regia» maggioranza-governo aveva bocciato l’emendamento proposto dal senatore Pietro Fuda del Partito Democratico Meridionale. Il perchè non si sa. I maligni suggeriscono che in questo modo il governo abbia cercato un po’ furbescamente di ingraziarsi Fuda, chiudendo un occhio sull’emendamento che stava tanto a cuore al senatore calabrese, allo scopo di ottenere un voto in più in Senato.

Sì, è successo anche questo. Si può sperare in un futuro migliore?

INTANTO, BECCATEVI QUESTI ARTICOLI PRESI DA "L'ESPRESSO" del 7-12 2006.

INDIGNATEVI, FA BENE ALLA SALUTE!

OTTIMI CONSIGLIERIsize=4>

Evviva il federalismo, evviva le regioni: ogni capoluogo si sente
capitale, ogni assemblea vuole imitare


Montecitorio size=1>

Ma che bel mestiere fare il consigliere: Lombardia, Lazio, Abruzzo, Emilia Romagna, Calabria gli elargiscono il 65 per cento del compenso riconosciuto al deputato. E più si sentono autonomi, più si premiano.
I sardi,

infatti portano a casa l’80 per cento dell’indennità nazionale a cui vanno aggiunte tutte le voci previste alla Camera: la diaria, i rimborsi, la segreteria. A conti fatti si superano i 10 mila euro. E non è finita qui. I consiglieri isolani hanno inventato anche i fondi per i gruppi: 2 mila e 500 euro per ogni consigliere più altri 5 mila al gruppo di almeno cinque persone. Inoltre, quando sono a Roma, hanno diritto a un auto blu con autista

In passato la Sardegna si distingueva anche per le sue generose buonuscite: 117 mila euro per consigliere.




La chiamavano “indennità di reinserimento”, come si fa con i tossici usciti da San Patrignano.

Ora è stata ridotta a 48 mila euro, speriamo che non ricadano nel vizio. Quella del reinserimento è una moda diffusa. Il Molise ha appena varato un sostanzioso «premio di reinserimento nelle proprie attività di lavoro» a tutti i consiglieri trombati o non ricandidati:
così l’onorevole Aldo Patricello dell’Udc, dimessosi per diventare europarlamentare, si prende più di 72.700 euro ed è primo della speciale classifica, al pari dei diessini Nicolino D’Ascanio (attuale presidente della Provincia di Campobasso) e Antonio D’Ambrosio e a Italo Di Sabato di Rifondazione. Ai privilegi infatti ci si affeziona.


Raffaele Fitto size=1>


L’ex governatore pugliese Raffaele Fitto di Forza Italia aveva ottenuto l’auto blu per alleviare i primi cinque anni senza

carica.
La delibera è stata cambiata dopo le contestazioni, ma la giunta di sinistra non si è dimenticata degli ex: le pensioni sono state ritoccate. Al rialzo. Perché in Puglia il benefit è ecumenico: anche alcune delle 19 Lancia Thesis noleggiate dalla Regione sono a disposizione dei 12 assessori uscenti.


Le strade del bonus sono infinite. Un’altra veste giuridica per coprire l’ennesima erogazione va sotto il nome di indennità di funzione per i vertici di giunte e commissioni su misura. Per questo ogni giorno ne nasce una nuova. La Campania deteneva il record nazionale: l’anno scorso le commissioni erano 18.

Ognuno dei presidenti intasca 1.650 euro in più al mese, oltre allo stipendio di consigliere regionale (circa 7 mila euro). Poi ci sono le spese di rappresentanza (in media 400 euro mensili) e quelle per il personale distaccato (9.550 euro al mese per un massimo di sei dipendenti a organismo): totale, 180 mila euro. La settimana scorsa, dopo un’ondata di indignazione, la Regione ne ha abrogate sei. Ma dal 2000 al 2005 le indennità dei consiglieri sono passate da 18 milioni a 30 milioni di euro all’anno mentre i benefit sono saliti da 18 a 30 milioni. Nella regione dell’emergenza perenne quei fondi potevano trovare impiego migliore.

DOBBIAMO DECIDERE COME MUOVERCI, COSA FARE. COME FERMARE L'IRA DI DIO DEL NOSTRO PAESE.


Dies Irae, senza autore, pittura di stradasize=1>

CAMERE A CINQUE STELLE da L’Espresso 7/12/2006 L’Italia dei Privilegi size=4>

Stipendi smisurati e una vita spesata, questo è il bello del rappresentare i cittadini.

Forse troppo, tanto che, come dimostra il sondaggio Swg per “L’Espresso”, gli italiani sarebbero felici di limare questo montepremi. Già, perché deputati e senatori incassano ogni mese più di 14 mila

euro tra indennità, diaria e rimborsi vari. Allo stipendio di 5 mila e 500 euro bisogna aggiungere il rimborso di 4 mila euro per il soggiorno a Roma e altre 4 mila e 200 euro per “le spese inerenti il rapporto tra il deputato e l’elettore”. Al Senato questa voce è aumentata di circa 500 euro al mese. Poi c’è il capitolo trasporti: il parlamentare si muove come l’aria nel territorio nazionale.


Infila la porta del telepass in autostrada
senza ricevere nessun estratto conto, al check-in prende posto in business senza mettere mano al portafoglio e all’imbarco del traghetto non fa fila né biglietto. E i taxi? Niente paura. È previsto un rimborso trimestrale pari a 3 mila e 300 euro. Mentre per i deputati che abitano a più di cento chilometri dall’aeroporto più vicino, il rimborso sale a 4 mila euro.



L’angelo custode del bonus non abbandona il parlamentare nemmeno quando varca i confini nazionali per “ragioni di studio o connesse alla sua attività”: gli spettano fino a 3.100 euro all’anno. Per avere un’idea del costo degli “onorevoli viaggi” basti un dato: i soli deputati nel 2005 sono costati alla collettività 40 milioni.


Non paga nemmeno il telefono, fisso o mobile, fino a una bolletta massima di 3.100 euro. E ha diritto a un computer portatile e alla fine della legislatura (per tutelare la riservatezza dei dati) può tenerselo.

Di tutti i privilegi, però quello che costa di più è il dopo. Ossia il trattamento pensionistico. Deputati e senatori, anche se in carica per una sola legislatura, maturano il diritto a una pensione straordinaria. Si chiama vitalizio e dovrebbe maturare al compimento dell’età di 65 anni.
In realtà, se ha fatto più legislature il deputato, come un lavoratore usurato, può andare in pensione a 60 anni (che scendono a 50 per quelli delle precedenti legislature).

Il vitalizio varia da un minimo del 25 per cento dell’indennità (2.500 euro circa) per chi ha versato solo i canonici cinque anni di contributi della singola legislatura.





Ma arriva fino a un massimo dell’80 per cento dell’indennità per chi ha più legislature alle spalle. Comunque, per maturare il diritto alla pensione non è necessario restare in carica cinque anni.
In passato bastavano pochi giorni. Ora ci vogliono due anni, sei mesi e un giorno.
E gli eletti dal popolo contano doppio: possono sommare la pensione dovuta per la loro attività professionale a quella ottenuta per rappresentare i cittadini.

La liquidazione parlamentare, poi, non è meno regale: 80 per cento dell’indennità moltiplicato per gli anni della legislatura, ossia minimo 35 mila euro.

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risposta ai commenti negativi sul voto di fiducia missione afghanistan E NOVITà

RISPONDO A TUTTE LE LETTERE RICEVUTE, USANDO QUELLA DI DANIEL, COME LETTERA CAMPIONE.
Caro Daniel, riporto qui quanto da lei scritto a proposito della trasmissione di santoro di ieri sera.

"..il giornalista che le andava contro (ndr. testata il giornale) sul discorso del finanziamento alla missione di "pace" aveva più che ragione.
La giustificazione che il governo ha posto la fiducia a mio parere non regge per il semplice fatto che in quel caso lei ha preferito tenere il governo in piedi piuttosto che portare avanti le sue idee e fare il bene dei cittadini."
SE LEI HA VOGLIA DI LEGGERSI QUELLO CHE HO SCRITTO IN QUEI GIORNI FORSE POTRà FARSI UN'IDEA DEL "TRAVAGLIO" PASSATO. ERO DECISA A VOTARE NO. L'HO DETTO E RIPETUTO.
LEI SA QUANTE MAIL SONO ARRIVATE ALLA MIA CASELLA E PRIVATA E SENATO? OLTRE 2000: NON FARE CADERE IL GOVERNO". E SMS? MI SI SONO INTASATI 2 CELLULARI. E NON BASTA. LA GENTE PER LA STRADA A FERMARMI, A RACCOMANDARMI. AMICI E NEMICI: ATTENTA A QUELLO CHE FAI. HAI UNA GROSSA RESPONSABILITA'... VUOI FAR TORNARE BERLUSCONI?
SE LO RICORDA, LEI, CHE IL GOVERNO PRODI ALLA SUA PRIMA ESPERIENZA CADDE PER 1 VOTO?
NON ERO CERTO CONTENTA DELLA RICHIESTA DA PARTE DEL GOVERNO DI DARE LA FIDUCIA.... MA TUTTI GLI ALTRI COMPAGNI (CON MAGGIOR ESPERIENZA DELLA MIA) CHE STAVANO SULLE MIE IDENTICHE POSIZIONI, HANNO DECISO PER IL Sì.

POTEVO IO SOLA PRENDERMI UNA RESPONSABILITà COSì PESANTE?
LEI, è CERTO CHE AL POSTO MIO SE LA SAREBBE PRESA?

e prosegue: "Se il governo pone la fiducia su tante altre cose che a lei non vanno bene e che non vanno bene al resto del paese che farà?

SEMPLICE CARO AMICO: DARò LE DIMISSIONI.

NON MI VANNO BENE MOLTE DELLE COSE CHE STANNO AVVENENDO CON QUESTO GOVERNO. NON SONO STATI DATI SEGNALI ALLA GENTE DEL CAMBIAMENTO... LA LEGGE SUL CONFLITTO D'INTERESSI TANTO PROMESSA... L'INFAMITà DELLA CIRIELLI...

E IL GRAVE, PER ME, AVENDO VISSUTO UNA VITA ONESTA E ONORATA, DI NON ESSERE NELLA POSSIBILITà DI POR RIMEDIO A NULLA.
NESSUNO TI INTERPELLA, TI CHIEDE COME LA PENSI, SE SEI D'ACCORDO O NO.
TU, RAPPRESENTI SOLO UN VOTO. SEI UNO STRUMENTO CHE DEVE ESSERE CIECO, MUTO E SORDO. STO MALE MA COSì MALE...
MI Dà INFELICITà PENSARE A 77 ANNI DI ESSERE UNO "STRUMENTO".
ME NE VERGOGNO ANCHE UN PO'!
NON CREDO DI POTER REGGERE A LUNGO QUESTA "PROFESSIONE" IN UNA SITUAZIONE COSì FRUSTRANTE. NON DESIDERO FARE CARRIERA POLITICA.
I 15 MILA EURO CHE PERCEPISCO MENSILMENTE MI FANNO SOLO ARROSSIRE. (NELLA MIA PROFESSIONE NON SONO CIFRE CHE STRAVOLGONO...SONO NORMALI COMPENSI PER UNA SERATA) SE NON MI è DATA LA POSSIBILITà DI DECIDERE "IN COSCIENZA" EH Sì... LASCIO. MI DIMETTO. PENSO PURE CHE SARà A TEMPI BREVI.

POSSO SERENAMENTE DIRE DI AVER PASSATO I 7 MESI PIù TRISTI E PRECARI DELLA MIA VITA.

NELLA MIA FAMIGLIA MI CHIEDONO COME POSSA AVERCELA FATTA... COME SOPRATTUTTO SIA RIUSCITA A SUPERARE I PRIMI MESI, VISSUTI IN UNA SOLITUDINE TOTATE.

IN QUESTI ULTIMI TEMPI L'ATMOSFERA è IN PARTE CAMBIATA. SENTO COLLEGHI CHE HANNO IMPARATO A CONOSCERMI E A STIMARMI. HANNO APPREZATO IL MIO IMPEGNO. NON SONO MANCATA MAI Né A UNA SEDUTA D'AULA Né A QUELLE DI COMMISSSIONI. COMINCIANO NASCERE AMICIZIE... O QUALCOSA DI SIMILE...
C'è CHI NON SALUTA... PEGGIO PER LORO, AVRANNO ACQUISITO POTERE MA PERSO IN UMANITà.
ODDIO, VEDO CHE SONO LE 13,10. ALLE 14 HO LA I COMMISSIONE, E DEVO CORRERE... RIPRENDERò IL DISCORSO QUESTA SERA O DOMATTINA. COL MAXI EMENDAMENTO DOVREMMO FINIRE TARDI.

UN SALUTO A TUTTI

SCUSATEMI, NON HO TEMPO DI RILEGGERE...
franca rame
By Franca Rame at Ven, 2006-12-15 13:06 | padre | elimina | modifica | rispondi

SABATO 16 DICEMBRE
ultime novità... siamo ricchissimi ma non lo sappiamo... PARDON: NON LO SANNO!
CASERME DISMESSE, facciamone ospedali e uffici
di Antonio Rossitto
29/11/2006
La caserma Monte Pasubio, a Cervignano (Ud): non è più utilizzata dai militari da una decina di anni.
In Friuli-Venezia Giulia sono 407. Nell'elenco c'è di tutto: palazzi storici, terreni enormi, edifici in pieno centro. Valgono molti miliardi di euro. E ai sindaci farebbero comodo.
Prendete il Palazzo Cordero Lanza di Montezemolo, a Palmanova, in provincia di Udine: cominciarono a costruirlo nel 1616, e fu finito nel 1630. Una bellissima fortezza di pietra bianca squadrata che si affaccia su Porta Aquileia, uno degli ingressi alla città famosa per la forma a stella.
L'edificio è stato la fastosa sede della Brigata Pozzuolo fino al 1997. Da quell'anno è abbandonato. La casermetta napoleonica all'interno è sepolta da erbacce e incuria. Il comune, per avere il palazzo, ha scritto al governo, alla regione, alla provincia. La risposta è stata sempre picche. Il ministero della Difesa dice che, prima o poi, potrebbe tornare utile.

Storia sorprendente, ma che in Friuli-Venezia Giulia è un caso di ordinario spreco, da moltiplicare per il numero di 407: tanti lì sono, secondo un'inchiesta della Procura militare di Padova, i beni delle forze armate lasciati nell'abbandono. È la prima indagine del genere fatta in Italia, visto che sull'argomento non ci sono numeri ufficiali.
Nell'elenco della procura c'è di tutto: ex caserme, arsenali, depositi, ospedali, basi, poligoni, polveriere, alloggi. Un patrimonio di svariati miliardi di euro. Strutture enormi nella maggior parte dei casi. Non servono più a scopi militari, ma restano lì a marcire: monumento a un potere che non c'è più, ma che continua a pesare, anche sulle tasche degli italiani.

I 407 beni della Difesa sono sparsi in ogni angolo della regione. A Pontebba, in provincia di Udine, ci sono 1.768 abitanti e 7 caserme non più in funzione. A Travesio, in provincia di Pordenone, che di abitanti ne fa dieci in meno, ce n'è solamente una, il deposito munizioni, che però è grande quasi 667 mila metri quadrati, all'incirca quanto 93 campi di calcio.
Le situazioni più eclatanti sono però quelle delle città, dove c'è una grave carenza di spazi e sia i terreni sia gli immobili hanno prezzi altissimi.
A Trieste e dintorni ci sono ben 12 strutture abbandonate. L'ex Distretto militare, un bel palazzo con vista panoramica, è invaso dai topi: si trova a due passi dal Castello di San Giusto, una delle zone più belle della città. Nei quartieri di San Giovanni, Roiano, Santa Maddalena e all'Ippodromo vanno in malora interi complessi che erano usati dalle forze armate.

Sempre restando in zona, un mausoleo allo sperpero è la caserma Ferruccio Dardi di Sgonico: nell'area furono costruite nel 1994 alcune palazzine per i militari in servizio, dotate di ogni comfort. Pochi mesi dopo però venne decisa la dismissione. Uscito l'ultimo soldato e interrotta ogni sorveglianza, entrarono in azione ladri e vandali, che in tempi record fecero sparire tutto l'arredamento (pure gli stipiti delle porte) e le apparecchiature elettroniche. A pagare, tanto, era stato Pantalone.
La vecchia polveriera di via Brigata Casale occupa invece un'intera collina. Foto Ettari a ridosso di pregiate zone residenziali: i terreni valgono oro, ma sono abbandonati dal 1987. Stessa storia per il deposito munizioni di Borgo Grotta Gigante, vasto 149.741 metri quadrati e abbandonato dal 1994. Qualcuno ha mai pensato di vendere? In teoria sì, in pratica però al ministero della Difesa non hanno mai mosso una matita.

Nella frazione di Opicina, una delle zone più esclusive della città, c'è invece la splendida villa di Banne. Una volta ospitava l'Ottavo gruppo di artiglieria semovente Pasubio; chiusa nel 1995, oggi i tetti dei quattro edifici sono stati divelti, l'enorme pineta che circonda la villa è un immondezzaio e i carabinieri ci trovano periodicamente clandestini e tossicodipendenti. Foto Il comune vorrebbe costruirci una cittadella del divertimento con cinema, negozi e centri sportivi. Da otto anni chiede di avere l'area, non ha mai avuto risposta.
«Sono situazioni inaccettabili: qui ci sono spazi molto ristretti, e poter utilizzare le caserme in disuso sarebbe fondamentale: potremmo veramente cambiare l'aspetto della città» sostiene Piero Tononi, assessore al Patrimonio di Trieste. Per ognuna di queste aree, assicura, sono già pronti progetti e finanziamenti per farne parcheggi, asili, giardini pubblici, case, scuole. «Eppure, in otto anni siamo riusciti a rilevare appena due complessi.

Per gli altri eravamo pronti a pagare la cessione, anche tramite l'intervento dei privati. Invece niente. In conclusione non ci guadagna nessuno: lo Stato non incassa un centesimo e questi edifici e terreni vengono abbandonati a un'incuria che ne diminuisce il valore. Un'assurdità».
A Udine, l'altra grande città della regione, sono in capo al ministero della Difesa almeno un centinaio di ettari. Risultano dismessi dieci immobili, alcuni di enormi dimensioni. Come l'ex caserma Ferruccio Dardi, che potrebbe ospitare tutti gli uffici della provincia. «Abbiamo cercato di sbloccare le cose in ogni modo, ma non c'è stato niente da fare» lamenta Giorgio Cavallo, assessore all'Urbanistica di Udine. «Uno spreco enorme, che pesa sullo sviluppo della città».


fogne

SE AVETE FOTO O DISEGNI SPIRITOSI DA ALLEGARE AI VARI INTERVENTI, FORZA, INVIATELI!

La Repubblica (19 settembre 2006)
Settanta dipendenti per censire le bocchette delle fognature

Quattrocento nuovi ingressi in tre anni tutti assunti senza concorso

Palermo, pagati per contare i tombini
Nelle ex municipalizzate mogli e figli
di ATTILIO BOLZONI
Settanta dipendenti per censire le bocchette delle fognature

PALERMO - C'è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c'è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini. Tutti hanno la qualifica di ispettori ambientali. Sono una settantina solo a Palermo e guadagnano 800 euro al mese. Prima erano precari, adesso hanno un lavoro fisso. Come quei 397 assunti senza concorso nelle aziende comunali. I loro nomi sono stati tenuti segreti per un po'.

Gli interessati e i loro sponsor si erano appellati alla tutela della privacy, il presidente per la protezione dei dati personali però ha preferito renderli pubblici per la legge sulla trasparenza. Non è stata una gran sorpresa: sono tutti parenti di uomini politici.

Nella Sicilia degli sprechi e degli imbrogli, degli accordi sottobanco, della Regione idrovora con i suoi stellari costi sanitari e i suoi debiti miliardari, si continuano a buttare soldi e a moltiplicare poltrone e compensi e consulenze.
È sempre festa a Palermo.
Si cancellano 1700 posti letto negli ospedali pubblici, si chiudono guardie mediche, ma quando c'è da assumere figli e mogli e cognati non si bada a spese. L'ha fatto anche il neo presidente dell'Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Nello stesso giorno in cui annunciava tagli a Palazzo dei Normanni - venerdì 15 settembre - ha chiesto anche due autisti in più: voleva uomini di fiducia per i suoi spostamenti nell'isola per i prossimi quattro anni. E siccome le auto blu della Regione le possono guidare solo i dipendenti, il presidente del parlamento siciliano prima o poi sarà accontentato.

Con 15mila e 500 dipendenti e quasi 100mila stipendi pagati ogni mesi, la bancarotta della Regione non ci sarà certo per i due prossimi fortunati autisti.
È un circolo vizioso. Denaro investito per sperperare denaro. È il caso di quei settanta lavoratori di "Palermo Ambiente", azienda costituita tra la Provincia e i comuni di Palermo e Ustica per la gestione integrata dei rifiuti. Formati in un corso finanziato in parte dalla Comunità europea, per sette anni sono stati precari e poi - nove mesi fa - l'assunzione a tempo indeterminato. Una cinquantina di loro ogni mattina esce dall'ufficio, sale in auto e va verso un quartiere. Lì cominciano a contare i tombini e le feritoie sui marciapiedi, quelle per il deflusso delle acque piovane. Poi tornano in ufficio con un foglio zeppo di numeri: la lista dei tombini di Palermo.

A volte ricevono l'ordine di fotografarli, uno per uno, rione per rione. Fino a qualche mese fa gli ispettori ambientali andavano in giro per le vie della città a intervistare i palermitani. Dovevano fare solo una domanda, sempre la stessa: "Palermo è sporca o pulita?". Quell'altra ventina di ispettori ambientali è invece "distaccata" negli uffici con un compito specifico: controllare le presenze dei cinquanta che stanno fuori a contare tombini. L'amministratore delegato di "Palermo Ambiente" ha fatto sapere che "si tratta di una situazione temporanea e che le attività della società devono essere ancora delineate".

Molto tracciate invece le scelte di quelle che una volta erano chiamate le "municipalizzate", oggi società a partecipazione pubblica come l'Amg (azienda del gas), l'Amia (ambiente), l'Amat (trasporti), l'Amap (acquedotti) la Sispi (servizi informatici) e la Gesip (gestione dei lavoratori precari). Queste aziende hanno fatto 397 assunzioni negli ultimi tre anni, tutte per chiamata diretta. Lo scandalo (non c'è nulla di penalmente rilevante se non per quegli 11 reclutati senza titoli), era esploso una prima volta nell'agosto dell'anno scorso. In un'interrogazione al sindaco Diego Cammarata, il consigliere dei ds Diego Faraone voleva conoscere l'elenco dei lavoratori ingaggiati senza concorso.
Dalle società era arrivato un secco rifiuto: "Per ragioni di privacy noi quei nomi non ve li diamo". E spiegava il vice sindaco Giampiero Cannella: "Io li renderei pubblici, ma si rischia la gogna mediatica, un clima da Unione Sovietica, mi sembra una violenza ingiusta verso chi era disoccupato e ora ha finalmente un posto di lavoro".

Dopo un anno di polemiche qualcuno aveva chiesto anche al difensore civico Antonino Tito un suo intervento, l'avvocato Tito però si è defilato: "Non ho il potere di fare questa richiesta". Si è scoperto poi che il figlio e la figlia del difensore civico erano anche loro in quell'elenco dei 397 assunti, il primo preso alla Sispi e la seconda alla Gesip. Il commento dell'avvocato a liste note: "È tutto regolare, i ragazzi hanno un lunghissimo curriculum".

Tutto regolare, tutto secondo legge. E per tutti assunzione assicurata da parente. Proprio per tutti.
Qualche giorno fa il Garante della privacy si è pronunciato: "In nome della trasparenza, divulgate gli elenchi".
E così ora i nomi della lista stanno per uscire, uno dopo l'altro. Non ce n'è uno solo che non sia parente di qualcuno. Tantissimi sono anche i personaggi minori della politica cittadina che si sono autosistemati, che hanno fatto in modo di essere assunti loro stessi nelle aziende finanziate per intero o per quote maggioritarie dal Comune di Palermo.

Ogni ex municipalizzata è un feudo. Per esempio all'azienda del gas ha trovato posto Cinzia Ficarra, moglie di Alberto Campagna, assessore comunale con la delega alle "risorse umane" e alle "risorse non contrattualizzate", cioè i precari che attendono un lavoro stabile. Gli altri favoriti dalla sorte all'Amg: Antonino D'Arrigo, figlio del consigliere comunale dell'Mpa Leonardo D'arrigo; Eva Benzi, che è la nuora del direttore dell'azienda; Stefano Mileci e Michele Avvinti, tutti e due candidati trombati alle ultime elezioni provinciali, il primo di Forza Italia e il secondo di An.

All'Amap è stato assunto Giovanni Puleri, genero dell'assessore regionale al Bilancio Guido Lo Porto di An. All'Amia sono entrati in organico Giuseppe Milazzo, presidente forzista della VI circoscrizione e il compagno di partito Giuseppe Federico, consigliere della II circoscrizione. E poi anche Debora Civello, cognata di Francesco Scoma, il primo degli eletti di Berlusconi alla Regione.

La Sispi ha un marchio molto Udc. Il primo degli assunti è stato Antonino Pisano, fedelissimo del governatore Cuffaro. E poi c'è Zaira Cintola, figlia dell'ex assessore regionale al Bilancio Salvatore. Alla Gesip altra infornata di Udc. Tra i figli fortunati di Palermo anche quello di un sindacalista. Si chiama Tiberio Cantafia, suo padre Francesco era il segretario della Camera del lavoro di Palermo fino a quando a giugno è stato eletto deputato per i Ds a Palazzo dei Normanni.


Morti Bianche

Di seguito, il post di Beppe Grillo pubblicato oggi sulle morti bianche (www.beppegrillo.it).

L’Italia è un Paese pericoloso per chi lavora. Le mille possibili morti hanno il sapore del sangue e della tortura dell’Inquisizione spagnola. Sono delitti, non incidenti. Gli investimenti sulla sicurezza diminuiscono il fatturato. I caduti sul lavoro lo aumentano. Caduti di un’Italia piena di sindacati, di ispettori, di proclami, ma senza regole. Morti di profitto.
Come muore un lavoratore? I 246 morti nell'edilizia nel 2006 offrono un’ampia scelta:

- folgorato dall’alta tensione (Luigi Careddu, operaio, 29 anni)
- schiacciato dal camion (Luigi Cuomo, operaio, 40 anni)
- caduto da un’impalcatura (Michele Grauso, operaio, 55 anni)
- travolto dal treno (Victor Rotari, operaio, 48 anni)
- per il crollo di un balcone (Massimo Raffaele Pisacane, operaio, 22 anni)
- schiacciato da un nastro trasportatore (Salim Bedoui, operaio, 19 anni)
- schiacciato da un silos di malta (Francesco Casalicchio, operaio, 30 anni)
- inghiottito da uno smottamento (Carmelo Molino, operaio, 56 anni)
- colpito alla testa da una putrella (Nicolin Ndou, operaio, 42 anni)
- precipitato da un tetto (Davide Soldati, operaio al primo giorno di lavoro, 27 anni)
- per il crollo di una palazzina (Mircea Spiridon, operaio, 32 anni)
- schiacciato da un escavatore (Marco Cibin, operaio, 41 anni)
- schiacciato da un carico di lastre di granito (Daniele Tavarini, operaio, 43 anni)
- caduto dentro un silos per la lavorazione del cemento (Luigi Tunto, operaio, 53 anni)
- colpito dal braccio di una gru (Ye Hegen, carpentiere, 34 anni)
- precipitato nella tromba dell’ascensore (Pietro Novaldi, operaio, 50 anni)
- per un colpo di calore (C.Petru, operaio, 48 anni)
- schiacciato da una piattaforma di metallo (Maurizio Piteo, operaio, 37 anni)
- risucchiato dall’acqua piovana in un tombino (Bogdan Mihalcea, operaio, 24 anni)
- soffocata in un incendio di una fabbrica di materassi (Giovanna Curcio, operaia, 15 anni)
- per il crollo di un pilone autostradale (Antonio Veneziano, operaio, 25 anni)
- infilzato da un ferro (Andrea Cesario, operaio, 24 anni)
- stritolato dalle pale impastatrici di una betoniera (Salvatore Cordella, operaio, 33 anni)
- ferito alla testa da un chiodo sparato da una pistola (Luigi Bonis, operaio, 23 anni)
- caduto da una scala (Fernando Prete, imbianchino, 55 anni)
- investito da una barra di 10 quintali (Benedetto Saponaro, operaio, 28 anni)
- per inalazioni di gas (Gianni Truffa, operaio, 30 anni)
- sepolti vivi da una frana (Nuzio Minardi, 69 anni, Valentin Karri, 27 anni, operai)
- investito da un tronco d'albero(Maddalozzo Mauro, operaio, 35 anni)
- travolto da un carico di ghiaia (Marcello Tornado, imprenditore, 33 anni)
- colpito da una pala meccanica (Antonio Zeoli, operaio, 57 anni).

In Afghanistan e in Libano si rischia meno e si guadagna di più. E con una rapina in banca o al benzinaio (semplice o con omicidio) non si rischia addirittura nulla.

NON SO CHI ABBIA SCRITTO QUESTE RIGHE... SE CONOSCETE L'AUTORE INVIATEMI IL NOME. GRAZIE

Noi che fatichiamo ad arrivare in fondo al mese.
Noi che siamo sfruttati e malpagati.
Noi, che i nostri scioperi non vi toccano e non vi feriscono.
Noi, che i vostri scioperi interrompono le nostre ferie, o ci danneggiano il lavoro.
Noi, che le tasse ce le levano in busta.
Noi, che non ci date gli scontrini.
Noi, che “se non vuole fattura le metto meno”.
Noi, che niente mutuo se sei precario.
Noi, che arrampichiamo il futuro senza appigli e con mani stanche.
Noi, che interpretiamo le sicurezze del passato e ci chiediamo chi siamo.
Noi…

… che dormiamo!

Noi, che sogniamo un mondo diverso per i nostri figli,
che sogniamo di essere pari tra i pari.
Adesso ci siamo rotti i coglioni.
Perdavvero.
Persempre.

AGGIUNGO IO: NOI CHE MORIAMO... PER ARRICCHIRVI!
franca


una storia medioevale di franca rame

Una storia medioevale
di franca rame
Leggiamo frasi minacciose su vari quotidiani in questi giorni: “Guai a togliere il simbolo religioso dagli edifici pubblici!”. “E’ indegno definire una scorretta ingerenza l’intervento della Chiesa sulle questioni civili e morali che toccano i cittadini”.
Nel coro ecco papa Ratzinger che torna a lanciare strali che sono il vessillo inalienabile del suo pontificato. Ancora riecheggia l’eco di “Il padre celeste lo vuole… ed è fuori dalla grazia di Dio!”. La Chiesa tutta si pronuncia con una durezza tale, da produrre l’impressione che l’intento sia di far sentire sempre più il fiato sul collo del premier e di tutto il governo.
Tanto più che, come s’è letto sui quotidiani il papa si ritrova fiancheggiato dall’Osservatore Romano che si scaglia con violenza da Dies Irae contro la prospettiva che il governo presenti un disegno di legge sulle unioni di fatto, travolgendo e calpestando perfino le ragionevoli sollecitazioni di esponenti ecclesiastici a favore di una tutela dei diritti individuali dei partner conviventi.

Affacciandosi perentorio al pulpito del convegno dei Giuristi cattolici, il Papa ha detto: “Il concetto di laicità in Italia ha assunto quello d’esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro sconfinamento nell’ambito del privato.”
Le chiese sono quindi ambienti privati? Non pubblici? Ratzinger vuol farci credere che in Italia la Chiesa sia esclusa dalla vita sociale e pubblica?
Preoccupata, mi sono gettata a leggere i resoconti riguardo agli interventi finanziari in favore del clero e della Chiesa e ho scoperto che l’organizzazione ecclesiale gode ogni anno di un flusso esorbitante di denari dallo Stato italiano attraverso l’8 per mille (si parla di miliardi!!!). Qualche esempio: (Ndr. L'Espresso 7-12-2006) Finanziaria 2005: 15 milioni Centro San Raffaele del Monte Tabor di don Luigi Verzè.
1 milione Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria.

Dal 1929, l’Italia paga i 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio.
50 milioni, per l’Università Campus Bio-Medico, «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei».
2005 parrocchia dell’Addolorata di Tuglie (Lecce): 1 milione e 180 mila euro per un campo di calcetto, uno di bocce, spogliatoi e servizi.
2005: scuole cattoliche, la maggior parte delle private, contributi poco meno di 500 milioni . Inoltre il Vaticano gode di sovvenzioni, facilitazioni, televisioni, giornali, ospedali, istituzioni sociali di tutti i tipi. Gli aerei messi a disposizione del pontefice, non vorrei sbagliare, sono un gentile omaggio dello stato italiano.

Non badiamo a spese, tanto con un’economia disastrata come la nostra, qualche miliardo in più di debiti cosa volete che conti!?
Papa Ratzinger qualche giorno fa si è lamentato della completa separazione tra lo Stato e la Chiesa non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e ai comportamenti dei cittadini.
Forse l’alemanno pastore di anime vorrebbe avere il diritto di suggerire nonché ordinare il modo di vivere e pensare di tutta la comunità civile, credente e non credente.

Tutto questo clima ci fa venire in mente un episodio accaduto esattamente nel 1028, che coinvolse Milano e tutta la valle padana.
In quel tempo anche la potestà amministrativa, oltre quella religiosa, era nelle mani dei vescovi, investiti tanto dai pontefici che dagli imperatori.
Il protagonista del nostro racconto si identifica con l’arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano, santo uomo e guerriero (guerriero della libertà?).
È risaputo che nell’XI secolo in tutta Europa si viveva il fiorire di grandi movimenti cristiani che tracimavano spesso nell’eresia. Il più vivace fra questi era sorto a Monforte, nel Monferrato.

Questi anomali cristiani si rifacevano interamente ai Vangeli primordiali e agli Atti degli apostoli e aspiravano a una assoluta purezza della Chiesa e al rapporto diretto con Dio senza l’intervento intermediario del clero, troppo spesso sostenitore della classe dominante.
Naturalmente qualsiasi riferimento a una similitudine con i tempi nostri è severamente vietato!
Il pagamento delle decime, che oggi chiameremmo 8 per mille, era fortemente osteggiato dai rustici e popolani. Ciò che portava ad accogliere con grande simpatia il movimento dei monfortini era soprattutto la scelta che essi avevano compiuto di dedicarsi alla totale comunità dei beni. Di fatto quell’idea stava dilagando pericolosamente nell’ambiente dei rustici e dei rozzi e perfino presso le classi intermedie.
Il maggior storico del tempo, Landolfo, è testimone diretto della violenta repressione dei “novatori” di Monforte e ci racconta come essi oltretutto non accettassero come simbolo della loro cristianità la croce, in quanto quello strumento di morte era ancora usato dal potere in alcune province per inchiodarvi ladri e ribelli. Per questa ragione nei primi secoli dopo Cristo fino al decimo e oltre, la croce non appariva mai nelle pitture sacre e nei bassorilievi dei cristiani: essa per i seguaci di Gesù rappresentava ancora il patibolo statale per antonomasia.
In questo clima i maggiorenti di Milano e provincia, che temevano la confisca delle loro terre e dei loro immobili a favore di quei fanatici della antica cristianità, spinsero l’arcivescovo Ariberto perché bloccasse l’eresia, specie quella finanziaria. Ecco che l’arcivescovo guerriero partì per Monforte, catturò tutti i seguaci comunitardi che gli riuscì di abbrancare e se li portò incatenati a Milano.
Ariberto però non voleva martiri, quindi propose: “Vi offro una via d’uscita. Vi basterà abbracciare la grande croce che pianteremo nella piazza e sarete salvi. Se non lo farete dovrete gettarvi nel rogo che terremo acceso qualche passo più in là. Sta a voi scegliere”.
E i monfortini in gran numero scelsero di gettarsi tra le fiamme.

Il popolo di Milano non ha mai dimenticato quel gesto e ha dedicato al loro coraggio e al loro credo Piazza Monforte, Corso Monforte e tutto il rione dove è avvenuto il sacrificio porta il loro nome. Nei secoli, gestori della città hanno tentato in tutti i modi di cancellare e nascondere quella tradizione. Per ultima ci ha provato la Lega di Bossi e di Calderoli, ma non ce l’ha fatta. Vuol tentare Ratzinger? S’accomodi…


IX puntata "TROMBONI"!

PAM! PAM! FACCIAMO LA GUERRA!! EVVIVA GLI EROI... !!!!

... TANTO SONO GLI ALTRI CHE MUOIONO...

TROMBONI!

LEGGENDO I COSTI DELLA "DIFESA" , NON ho POTUTO FARE A MENO DI PENSARE CHE IL NOSTRO è UN Paese di pazzi. dovremmo cominciare a farne interdire qualcuno. spendiamo miliardi (in tutti i settori della società, ma proprio tutti, a cominciare dai NOSTRI stipendi) come fossimo ricchi, dimenticandoci che il nostro debito pubblico occupa il terzo posto nel mondo. è giusto dare l'anima per aiutare i paesi oppressi e martoriati, ma un occhio andrebbe dato anche ai martoriati del "nostro” di Paese: i pensionati da 500 euro al mese, i precari, quelli che accettano di lavorare in nero perché il contratto IN BIANCO NON GLIELO FANNO: “costa”, gli operai che con 800, 1000 €. devono campare, allevare i figli, farli studiare (e quanto servono sacrifici e lavoro delle mogli!);

LE FAMIGLIE - 7 mila (dal 2001) - che hanno perso il marito, un figlio in guerra o sul lavoro... e che devono, oltre al dolore vivere in ristrettezze, perché la pensione arriva dopo 18 mesi… E CHE PENSIONE! DA NABABBI!

Che si sa di quei 5 milioni, (dal 2001 a oggi), di infortunati sul lavoro? come sono stati curati?

Che tipo d’incidente hanno avuto? Hanno perso una mano? Una gamba? Tutte e due le gambe? Hanno ricevuto la protesi? Gliel’hanno applicata giusta, gli hanno messo la destra al posto della sinistra o gli è andata bene? sono in attesa di pensioni o l’hanno avuta? quanto al mese? Come se la cavano? Chi li segue? E se uno ha perso gli occhi? E i “Servizi” come vanno? Assistenza? Che aiuti abbiamo dallo stato, oltre alla televisione? Nessuno ne parla. E chi se ne fotte?

Potrei PROSEGUIRE per un mese di seguito.

Mi fareste un favore? Vogliamo compilare una lista, fa niente se sarà chilometrica, di tutto quello che servirebbe a questo Paese? A tutto quello che ci manca… che manca ai bambini, ai giovani, alle donne, agli uomini? Che ci serve per avere il mondo che vorremmo? Coraggio, proviamoci.

Già mi sono rovinata la giornata.

Il peso più grande della mia vita è: pensare, vedere, sentire… ed essere impotente.

Come vorrei incontrarvi. Organizzare con voi qualcosa di grandioso per tutti noi. Vorrei… vorrei… quanto vorrei!
Con tutta la rabbia e l’ardore che mi sento addosso vi abbraccio. Tutti.
franca

"DIFESA"
Il ministro della difesa Parisi non ha detto agli italiani che solo per tenere in navigazione la portaerei Garibaldi,

oggi in Libano, si è speso oltre un milione e mezzo di euro. Il suo costo mensile di esercizio ammonta a 3.080.650 euro, equivalenti a 5,8 miliardi delle vecchie lire. Questo e altri dati sulla spesa per la missione sono contenuti nel disegno di legge, presentato dal governo e approvato dalle commissioni esteri e difesa della Camera. Solo come «costo esercizio mezzi» si prevede in settembre-ottobre, oltre a quella per la Garibaldi, una spesa mensile di 1,2 milioni per i mezzi blindati e 1,8 per gli aerei che, insieme ad altre voci, portano il totale mensile a 12,6 milioni di euro. Aggiungendo le spese per alloggiamento, viveri e servizi, il «totale spese funzionamento» supera i 14 milioni di euro mensili. Vi sono poi gli «oneri una tantum», soprattutto per l’«approntamento in patria della marina militare», che ammontano a 15,5 milioni. Molto maggiori sono le spese per il personale. La «Early entry force» conta 295 ufficiali, 1.250 sottufficiali e 951 volontari. Essa è quindi composta per circa il 62% da ufficiali e sottufficiali, ossia dal personale meglio pagato. Ad esempio un maresciallo capo, la cui retribuzione mensile ammonta a circa 2.900 euro, costa quale «trattamento economico aggiuntivo» per la missione in Libano 9.450 euro al mese. Questo sottufficiale costa quindi allo Stato oltre 12mila euro al mese. Complessivamente, solo per il «trattamento di missione» dei 2.496 militari in Libano, si prevede una spesa mensile di 22,3 milioni. Il costo mensile della missione, nel periodo settembre-ottobre, sfiora quindi i 52 milioni di euro. E' salito ancora quando, a novembre, è subentrata la «Follow on force»,

composta da 2.680 militari: 335 ufficiali, 1.290 sottufficiali e 1.055 volontari. Solo per il loro «trattamento di missione» si spenderanno circa 24 milioni di euro al mese che, con gli oltre 14 del «costo esercizio mezzi», porteranno il totale a oltre 38 milioni mensili. Si aggiungeranno 18,4 milioni per gli oneri, inspiegabilmente definiti anche in questo caso «una tantum». Il costo della missione salirà così in novembre di 4,6 milioni, arrivando a 56,6 milioni mensili. Per dicembre invece, abolita l’«una tantum», dovrebbe scendere a circa 35 milioni mensili. Questo nelle previsioni. Ma se la situazione dovesse complicarsi, il costo sarebbe sicuramente maggiore. La missione in Libano e le altre (soprattutto in Afghanistan)

comportano, oltre alla spesa immediata, un costo indotto. L’Italia impegna all’estero nell’arco di un anno oltre 30mila militari su base rotazionale, più 3mila pronti a intervenire. Ma per mantenere e potenziare tale capacità occorre assumersi ulteriori oneri anche in termini di bilancio: come ha sottolineato Parisi, vi è una «carenza di risorse» che può incidere sulle capacità operative delle forze armate, il cui personale assorbe oltre il 70% del bilancio della difesa. Ciò può portare a «inaccettabili situazioni debitorie nei programmi internazionali», come quello del caccia statunitense Jsf cui partecipa l’Italia. Occorre quindi «un flusso di risorse costante e coerente con gli obiettivi», che farà crescere la spesa militare italiana, già al 7° posto mondiale con oltre 27 miliardi di dollari annui in valore corrente e 30 a parità di potere d’acquisto. Sommando la spesa militare al costo delle missioni si raggiunge una cifra annua equivalente a quella della finanziaria 2006. E poiché i soldi (denaro pubblico) da qualche parte devono venir fuori, occorre «tagliare» in altri settori. Come hanno documentato Cgil Cisl e Uil, la finanziaria 2006 prevede tagli alle spese sociali di 12,7 miliardi, che colpiscono soprattutto sanità ed enti locali. Si mettono così a rischio i servizi erogati ai cittadini nonché posti di lavoro. Sono previsti inoltre tagli per 27 miliardi per la costruzione e l’ammodernamento delle reti metropolitane, tranvie e passanti ferroviari. Nella finanziaria si propone inoltre, per il 2006, un drastico taglio dei fondi destinati agli aiuti per i paesi in via di sviluppo, 152 milioni di euro in meno rispetto ai 552 stanziati nel 2005. Siamo così intorno allo 0,1% del pil rispetto a un obiettivo dell’1%. E mentre nella finanziaria 2006 si destina un miliardo di euro per la «proroga» delle missioni militari all’estero, si stanziano nientemeno che 30 milioni annui per la cancellazione del debito dei paesi poveri altamente indebitati.

Quanto si spende in due settimane e mezzo per la missione militare in Libano.