Morti Bianche

Di seguito, il post di Beppe Grillo pubblicato oggi sulle morti bianche (www.beppegrillo.it).

L’Italia è un Paese pericoloso per chi lavora. Le mille possibili morti hanno il sapore del sangue e della tortura dell’Inquisizione spagnola. Sono delitti, non incidenti. Gli investimenti sulla sicurezza diminuiscono il fatturato. I caduti sul lavoro lo aumentano. Caduti di un’Italia piena di sindacati, di ispettori, di proclami, ma senza regole. Morti di profitto.
Come muore un lavoratore? I 246 morti nell'edilizia nel 2006 offrono un’ampia scelta:

- folgorato dall’alta tensione (Luigi Careddu, operaio, 29 anni)
- schiacciato dal camion (Luigi Cuomo, operaio, 40 anni)
- caduto da un’impalcatura (Michele Grauso, operaio, 55 anni)
- travolto dal treno (Victor Rotari, operaio, 48 anni)
- per il crollo di un balcone (Massimo Raffaele Pisacane, operaio, 22 anni)
- schiacciato da un nastro trasportatore (Salim Bedoui, operaio, 19 anni)
- schiacciato da un silos di malta (Francesco Casalicchio, operaio, 30 anni)
- inghiottito da uno smottamento (Carmelo Molino, operaio, 56 anni)
- colpito alla testa da una putrella (Nicolin Ndou, operaio, 42 anni)
- precipitato da un tetto (Davide Soldati, operaio al primo giorno di lavoro, 27 anni)
- per il crollo di una palazzina (Mircea Spiridon, operaio, 32 anni)
- schiacciato da un escavatore (Marco Cibin, operaio, 41 anni)
- schiacciato da un carico di lastre di granito (Daniele Tavarini, operaio, 43 anni)
- caduto dentro un silos per la lavorazione del cemento (Luigi Tunto, operaio, 53 anni)
- colpito dal braccio di una gru (Ye Hegen, carpentiere, 34 anni)
- precipitato nella tromba dell’ascensore (Pietro Novaldi, operaio, 50 anni)
- per un colpo di calore (C.Petru, operaio, 48 anni)
- schiacciato da una piattaforma di metallo (Maurizio Piteo, operaio, 37 anni)
- risucchiato dall’acqua piovana in un tombino (Bogdan Mihalcea, operaio, 24 anni)
- soffocata in un incendio di una fabbrica di materassi (Giovanna Curcio, operaia, 15 anni)
- per il crollo di un pilone autostradale (Antonio Veneziano, operaio, 25 anni)
- infilzato da un ferro (Andrea Cesario, operaio, 24 anni)
- stritolato dalle pale impastatrici di una betoniera (Salvatore Cordella, operaio, 33 anni)
- ferito alla testa da un chiodo sparato da una pistola (Luigi Bonis, operaio, 23 anni)
- caduto da una scala (Fernando Prete, imbianchino, 55 anni)
- investito da una barra di 10 quintali (Benedetto Saponaro, operaio, 28 anni)
- per inalazioni di gas (Gianni Truffa, operaio, 30 anni)
- sepolti vivi da una frana (Nuzio Minardi, 69 anni, Valentin Karri, 27 anni, operai)
- investito da un tronco d'albero(Maddalozzo Mauro, operaio, 35 anni)
- travolto da un carico di ghiaia (Marcello Tornado, imprenditore, 33 anni)
- colpito da una pala meccanica (Antonio Zeoli, operaio, 57 anni).

In Afghanistan e in Libano si rischia meno e si guadagna di più. E con una rapina in banca o al benzinaio (semplice o con omicidio) non si rischia addirittura nulla.

NON SO CHI ABBIA SCRITTO QUESTE RIGHE... SE CONOSCETE L'AUTORE INVIATEMI IL NOME. GRAZIE

Noi che fatichiamo ad arrivare in fondo al mese.
Noi che siamo sfruttati e malpagati.
Noi, che i nostri scioperi non vi toccano e non vi feriscono.
Noi, che i vostri scioperi interrompono le nostre ferie, o ci danneggiano il lavoro.
Noi, che le tasse ce le levano in busta.
Noi, che non ci date gli scontrini.
Noi, che “se non vuole fattura le metto meno”.
Noi, che niente mutuo se sei precario.
Noi, che arrampichiamo il futuro senza appigli e con mani stanche.
Noi, che interpretiamo le sicurezze del passato e ci chiediamo chi siamo.
Noi…

… che dormiamo!

Noi, che sogniamo un mondo diverso per i nostri figli,
che sogniamo di essere pari tra i pari.
Adesso ci siamo rotti i coglioni.
Perdavvero.
Persempre.

AGGIUNGO IO: NOI CHE MORIAMO... PER ARRICCHIRVI!
franca


una storia medioevale di franca rame

Una storia medioevale
di franca rame
Leggiamo frasi minacciose su vari quotidiani in questi giorni: “Guai a togliere il simbolo religioso dagli edifici pubblici!”. “E’ indegno definire una scorretta ingerenza l’intervento della Chiesa sulle questioni civili e morali che toccano i cittadini”.
Nel coro ecco papa Ratzinger che torna a lanciare strali che sono il vessillo inalienabile del suo pontificato. Ancora riecheggia l’eco di “Il padre celeste lo vuole… ed è fuori dalla grazia di Dio!”. La Chiesa tutta si pronuncia con una durezza tale, da produrre l’impressione che l’intento sia di far sentire sempre più il fiato sul collo del premier e di tutto il governo.
Tanto più che, come s’è letto sui quotidiani il papa si ritrova fiancheggiato dall’Osservatore Romano che si scaglia con violenza da Dies Irae contro la prospettiva che il governo presenti un disegno di legge sulle unioni di fatto, travolgendo e calpestando perfino le ragionevoli sollecitazioni di esponenti ecclesiastici a favore di una tutela dei diritti individuali dei partner conviventi.

Affacciandosi perentorio al pulpito del convegno dei Giuristi cattolici, il Papa ha detto: “Il concetto di laicità in Italia ha assunto quello d’esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro sconfinamento nell’ambito del privato.”
Le chiese sono quindi ambienti privati? Non pubblici? Ratzinger vuol farci credere che in Italia la Chiesa sia esclusa dalla vita sociale e pubblica?
Preoccupata, mi sono gettata a leggere i resoconti riguardo agli interventi finanziari in favore del clero e della Chiesa e ho scoperto che l’organizzazione ecclesiale gode ogni anno di un flusso esorbitante di denari dallo Stato italiano attraverso l’8 per mille (si parla di miliardi!!!). Qualche esempio: (Ndr. L'Espresso 7-12-2006) Finanziaria 2005: 15 milioni Centro San Raffaele del Monte Tabor di don Luigi Verzè.
1 milione Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria.

Dal 1929, l’Italia paga i 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio.
50 milioni, per l’Università Campus Bio-Medico, «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei».
2005 parrocchia dell’Addolorata di Tuglie (Lecce): 1 milione e 180 mila euro per un campo di calcetto, uno di bocce, spogliatoi e servizi.
2005: scuole cattoliche, la maggior parte delle private, contributi poco meno di 500 milioni . Inoltre il Vaticano gode di sovvenzioni, facilitazioni, televisioni, giornali, ospedali, istituzioni sociali di tutti i tipi. Gli aerei messi a disposizione del pontefice, non vorrei sbagliare, sono un gentile omaggio dello stato italiano.

Non badiamo a spese, tanto con un’economia disastrata come la nostra, qualche miliardo in più di debiti cosa volete che conti!?
Papa Ratzinger qualche giorno fa si è lamentato della completa separazione tra lo Stato e la Chiesa non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e ai comportamenti dei cittadini.
Forse l’alemanno pastore di anime vorrebbe avere il diritto di suggerire nonché ordinare il modo di vivere e pensare di tutta la comunità civile, credente e non credente.

Tutto questo clima ci fa venire in mente un episodio accaduto esattamente nel 1028, che coinvolse Milano e tutta la valle padana.
In quel tempo anche la potestà amministrativa, oltre quella religiosa, era nelle mani dei vescovi, investiti tanto dai pontefici che dagli imperatori.
Il protagonista del nostro racconto si identifica con l’arcivescovo di Milano Ariberto da Intimiano, santo uomo e guerriero (guerriero della libertà?).
È risaputo che nell’XI secolo in tutta Europa si viveva il fiorire di grandi movimenti cristiani che tracimavano spesso nell’eresia. Il più vivace fra questi era sorto a Monforte, nel Monferrato.

Questi anomali cristiani si rifacevano interamente ai Vangeli primordiali e agli Atti degli apostoli e aspiravano a una assoluta purezza della Chiesa e al rapporto diretto con Dio senza l’intervento intermediario del clero, troppo spesso sostenitore della classe dominante.
Naturalmente qualsiasi riferimento a una similitudine con i tempi nostri è severamente vietato!
Il pagamento delle decime, che oggi chiameremmo 8 per mille, era fortemente osteggiato dai rustici e popolani. Ciò che portava ad accogliere con grande simpatia il movimento dei monfortini era soprattutto la scelta che essi avevano compiuto di dedicarsi alla totale comunità dei beni. Di fatto quell’idea stava dilagando pericolosamente nell’ambiente dei rustici e dei rozzi e perfino presso le classi intermedie.
Il maggior storico del tempo, Landolfo, è testimone diretto della violenta repressione dei “novatori” di Monforte e ci racconta come essi oltretutto non accettassero come simbolo della loro cristianità la croce, in quanto quello strumento di morte era ancora usato dal potere in alcune province per inchiodarvi ladri e ribelli. Per questa ragione nei primi secoli dopo Cristo fino al decimo e oltre, la croce non appariva mai nelle pitture sacre e nei bassorilievi dei cristiani: essa per i seguaci di Gesù rappresentava ancora il patibolo statale per antonomasia.
In questo clima i maggiorenti di Milano e provincia, che temevano la confisca delle loro terre e dei loro immobili a favore di quei fanatici della antica cristianità, spinsero l’arcivescovo Ariberto perché bloccasse l’eresia, specie quella finanziaria. Ecco che l’arcivescovo guerriero partì per Monforte, catturò tutti i seguaci comunitardi che gli riuscì di abbrancare e se li portò incatenati a Milano.
Ariberto però non voleva martiri, quindi propose: “Vi offro una via d’uscita. Vi basterà abbracciare la grande croce che pianteremo nella piazza e sarete salvi. Se non lo farete dovrete gettarvi nel rogo che terremo acceso qualche passo più in là. Sta a voi scegliere”.
E i monfortini in gran numero scelsero di gettarsi tra le fiamme.

Il popolo di Milano non ha mai dimenticato quel gesto e ha dedicato al loro coraggio e al loro credo Piazza Monforte, Corso Monforte e tutto il rione dove è avvenuto il sacrificio porta il loro nome. Nei secoli, gestori della città hanno tentato in tutti i modi di cancellare e nascondere quella tradizione. Per ultima ci ha provato la Lega di Bossi e di Calderoli, ma non ce l’ha fatta. Vuol tentare Ratzinger? S’accomodi…


IX puntata "TROMBONI"!

PAM! PAM! FACCIAMO LA GUERRA!! EVVIVA GLI EROI... !!!!

... TANTO SONO GLI ALTRI CHE MUOIONO...

TROMBONI!

LEGGENDO I COSTI DELLA "DIFESA" , NON ho POTUTO FARE A MENO DI PENSARE CHE IL NOSTRO è UN Paese di pazzi. dovremmo cominciare a farne interdire qualcuno. spendiamo miliardi (in tutti i settori della società, ma proprio tutti, a cominciare dai NOSTRI stipendi) come fossimo ricchi, dimenticandoci che il nostro debito pubblico occupa il terzo posto nel mondo. è giusto dare l'anima per aiutare i paesi oppressi e martoriati, ma un occhio andrebbe dato anche ai martoriati del "nostro” di Paese: i pensionati da 500 euro al mese, i precari, quelli che accettano di lavorare in nero perché il contratto IN BIANCO NON GLIELO FANNO: “costa”, gli operai che con 800, 1000 €. devono campare, allevare i figli, farli studiare (e quanto servono sacrifici e lavoro delle mogli!);

LE FAMIGLIE - 7 mila (dal 2001) - che hanno perso il marito, un figlio in guerra o sul lavoro... e che devono, oltre al dolore vivere in ristrettezze, perché la pensione arriva dopo 18 mesi… E CHE PENSIONE! DA NABABBI!

Che si sa di quei 5 milioni, (dal 2001 a oggi), di infortunati sul lavoro? come sono stati curati?

Che tipo d’incidente hanno avuto? Hanno perso una mano? Una gamba? Tutte e due le gambe? Hanno ricevuto la protesi? Gliel’hanno applicata giusta, gli hanno messo la destra al posto della sinistra o gli è andata bene? sono in attesa di pensioni o l’hanno avuta? quanto al mese? Come se la cavano? Chi li segue? E se uno ha perso gli occhi? E i “Servizi” come vanno? Assistenza? Che aiuti abbiamo dallo stato, oltre alla televisione? Nessuno ne parla. E chi se ne fotte?

Potrei PROSEGUIRE per un mese di seguito.

Mi fareste un favore? Vogliamo compilare una lista, fa niente se sarà chilometrica, di tutto quello che servirebbe a questo Paese? A tutto quello che ci manca… che manca ai bambini, ai giovani, alle donne, agli uomini? Che ci serve per avere il mondo che vorremmo? Coraggio, proviamoci.

Già mi sono rovinata la giornata.

Il peso più grande della mia vita è: pensare, vedere, sentire… ed essere impotente.

Come vorrei incontrarvi. Organizzare con voi qualcosa di grandioso per tutti noi. Vorrei… vorrei… quanto vorrei!
Con tutta la rabbia e l’ardore che mi sento addosso vi abbraccio. Tutti.
franca

"DIFESA"
Il ministro della difesa Parisi non ha detto agli italiani che solo per tenere in navigazione la portaerei Garibaldi,

oggi in Libano, si è speso oltre un milione e mezzo di euro. Il suo costo mensile di esercizio ammonta a 3.080.650 euro, equivalenti a 5,8 miliardi delle vecchie lire. Questo e altri dati sulla spesa per la missione sono contenuti nel disegno di legge, presentato dal governo e approvato dalle commissioni esteri e difesa della Camera. Solo come «costo esercizio mezzi» si prevede in settembre-ottobre, oltre a quella per la Garibaldi, una spesa mensile di 1,2 milioni per i mezzi blindati e 1,8 per gli aerei che, insieme ad altre voci, portano il totale mensile a 12,6 milioni di euro. Aggiungendo le spese per alloggiamento, viveri e servizi, il «totale spese funzionamento» supera i 14 milioni di euro mensili. Vi sono poi gli «oneri una tantum», soprattutto per l’«approntamento in patria della marina militare», che ammontano a 15,5 milioni. Molto maggiori sono le spese per il personale. La «Early entry force» conta 295 ufficiali, 1.250 sottufficiali e 951 volontari. Essa è quindi composta per circa il 62% da ufficiali e sottufficiali, ossia dal personale meglio pagato. Ad esempio un maresciallo capo, la cui retribuzione mensile ammonta a circa 2.900 euro, costa quale «trattamento economico aggiuntivo» per la missione in Libano 9.450 euro al mese. Questo sottufficiale costa quindi allo Stato oltre 12mila euro al mese. Complessivamente, solo per il «trattamento di missione» dei 2.496 militari in Libano, si prevede una spesa mensile di 22,3 milioni. Il costo mensile della missione, nel periodo settembre-ottobre, sfiora quindi i 52 milioni di euro. E' salito ancora quando, a novembre, è subentrata la «Follow on force»,

composta da 2.680 militari: 335 ufficiali, 1.290 sottufficiali e 1.055 volontari. Solo per il loro «trattamento di missione» si spenderanno circa 24 milioni di euro al mese che, con gli oltre 14 del «costo esercizio mezzi», porteranno il totale a oltre 38 milioni mensili. Si aggiungeranno 18,4 milioni per gli oneri, inspiegabilmente definiti anche in questo caso «una tantum». Il costo della missione salirà così in novembre di 4,6 milioni, arrivando a 56,6 milioni mensili. Per dicembre invece, abolita l’«una tantum», dovrebbe scendere a circa 35 milioni mensili. Questo nelle previsioni. Ma se la situazione dovesse complicarsi, il costo sarebbe sicuramente maggiore. La missione in Libano e le altre (soprattutto in Afghanistan)

comportano, oltre alla spesa immediata, un costo indotto. L’Italia impegna all’estero nell’arco di un anno oltre 30mila militari su base rotazionale, più 3mila pronti a intervenire. Ma per mantenere e potenziare tale capacità occorre assumersi ulteriori oneri anche in termini di bilancio: come ha sottolineato Parisi, vi è una «carenza di risorse» che può incidere sulle capacità operative delle forze armate, il cui personale assorbe oltre il 70% del bilancio della difesa. Ciò può portare a «inaccettabili situazioni debitorie nei programmi internazionali», come quello del caccia statunitense Jsf cui partecipa l’Italia. Occorre quindi «un flusso di risorse costante e coerente con gli obiettivi», che farà crescere la spesa militare italiana, già al 7° posto mondiale con oltre 27 miliardi di dollari annui in valore corrente e 30 a parità di potere d’acquisto. Sommando la spesa militare al costo delle missioni si raggiunge una cifra annua equivalente a quella della finanziaria 2006. E poiché i soldi (denaro pubblico) da qualche parte devono venir fuori, occorre «tagliare» in altri settori. Come hanno documentato Cgil Cisl e Uil, la finanziaria 2006 prevede tagli alle spese sociali di 12,7 miliardi, che colpiscono soprattutto sanità ed enti locali. Si mettono così a rischio i servizi erogati ai cittadini nonché posti di lavoro. Sono previsti inoltre tagli per 27 miliardi per la costruzione e l’ammodernamento delle reti metropolitane, tranvie e passanti ferroviari. Nella finanziaria si propone inoltre, per il 2006, un drastico taglio dei fondi destinati agli aiuti per i paesi in via di sviluppo, 152 milioni di euro in meno rispetto ai 552 stanziati nel 2005. Siamo così intorno allo 0,1% del pil rispetto a un obiettivo dell’1%. E mentre nella finanziaria 2006 si destina un miliardo di euro per la «proroga» delle missioni militari all’estero, si stanziano nientemeno che 30 milioni annui per la cancellazione del debito dei paesi poveri altamente indebitati.

Quanto si spende in due settimane e mezzo per la missione militare in Libano.


VIII PUNTATA-FRANCA RAME tra i Lavoratori del MEF Lombardia - BERGAMO

Ieri è stata una bella giornata, incominciata male ma finita in gloria... QUASI.
Appuntamento alle 9,30 per andare a Bergamo all'incontro con i lavoratori del MEF (Ministero dell’ Economia e delle Finanze). AVEVO PAURA CHE LA SVEGLIA NON SUONASSE... OGNI TRE MINUTI GUARDAVO L'OROLOGIO. Alle 8 MI ALZO... Alle 9 sono pronta. ASPETTO. SARANNO QUI TRA POCO. MI METTO AL COMPUTER SUL BLOG. GIRONZOLO QUA E LA' … e SCOPRO QUALCOSA CHE MI HA EMOZIONATO. Cliccando sul diario dei tre mesi, vado a controllare da quanti è stato letto. 5300! Ma dai!
Ovunque vada mi trovo cifre esaltanti. E' la prima volta che mi capita di toccare con mano in quante persone mi stiano seguendo. Bello. Proprio un bell'inizio di giornata. Arrivano le 10. Non si vede nessuno. Arrivano le 10,30. Oh, bene... una telefonata. E' Carmine Gallo che si scusa ma è un po' in ritardo. Ore 11. Carmine ritelefona e si riscusa per il ritardo… Arriverà prima possibile.
"Son qui che non ho dormito per essere puntuale…” e via che mi borbotto addosso.
Bene. Sapete a che ora è arrivato? 11,50.
Devo dire che per metà viaggio gli ho detto di tutto. Ma proprio tutto. Ho detto anche: “Peccato. Sei una persona in gamba ma questi comportamenti non li ho mai potuti sopportare. Manco Marlon Brando giovane avrei aspettato 3 ore! Solitamente se uno ritarda 15 minuti, non mi trova più. Se non ci fosse gente ad aspettarmi ti giuro che non verrei. Lo faccio solo per rispetto loro. Che figura faccio, io? Mi vergogno moltissimo. Con te ho chiuso!” e non scherzavo niente.
Incazzata nera. Non tollero la mancanza di rispetto né per me né per gli altri. Sono ossessionata dalla puntualità. Nei miei 77 anni credo, per causa di forza maggiore, di essere arrivata in ritardo di pochi minuti, non più di tre volte. E mai per mia responsabilità.
Sono una che rompe i rapporti, ma non porta rancore. Ho proseguito il viaggio facendomi spiegare bene le ragioni dell’incontro dal momento che si era fatto tutto per telefono. Intanto pensavo: forse il ritardo sia stato causato dall’essersi svegliato tardi e poi ha trovato un traffico micidiale… maledizione, bastava che alla prima telef. mi dicesse, arrivo a mezzogiorno, no? Povero Carmine, forse sono stata un po’ troppo severa… va beh, poi lo perdonerò.

Entriamo nella sala riunioni del MEF piena di gente, donne e uomini che erano stati veramente pazienti. Iniziamo a conoscerci… problemi grossi i loro, si parla, si ride, si diventa amici. E’ da tanto mesi che non mi trovo tra lavoratori in difficoltà. Ci lasciamo abbracciandoci. Non so che mai potrò fare per loro… certo è che ce la metterò tutta! Verso le tre siamo andati a fare una mangiatina fantastica da Giuliana, che oltre al buon cibo (a proposito che formaggio metti sulla polenta? La voglio fare a Dario) ci ha pure invitati a pranzo.
Quanta gente bella c’è intorno.
E via di ritorno a Milano. Traffico. Troppo.
Ci arriviamo alle 17,10 (50 chilometri!!). Saluto Carmine, che è stato talmente bravo durante l’assembla, che l’ho perdonato davanti a tutti… Fabrizio e Mosè (ma che simpatici!). Sta piovendo. Se ne vanno… e mi resta addosso un po’ di malinconia.

RELAZIONE DI CARMINE GALLO:ATTENZIONE, E' UN PO' LUNGA MA IMPORTANTE. LEGGETE TUTTO.GRAZIE.

Relazione dell’INCONTRO tra i Lavoratori del MEF (Ministero dell’ Economia e delle Finanze)Lombardia e la Senatrice Franca Rame
(La prima data di un programma di collaborazione della Pub.Amm. con la Senatrice)

Il 6-12-2006 presso i locali del Dipartimento Economia e Finanze di Bergamo la RSU ha riunito i lavoratori di tutti i dipartimenti provinciali della Lombardia ad una assemblea cui ha presenziato la Senatrice Franca Rame.
I lavoratori del M.E.F. e la R.S.U. esprimono sentiti ringraziamenti alla Senatrice Franca Rame che rappresenta in Parlamento un esempio unico di modello di lotta agli sprechi.
La personalità e l’autorevolezza di una donna che si è sempre battuta per una più equa giustizia sociale, rappresenta per i lavoratori del M.E.F. un’opportunità unica per unire gli sforzi di molti intorno ad un obiettivo comune.
La senatrice (già attrice e autrice di teatro membro) della 8^ Commissione permanente (lavori Pubblici, Comunicazioni); Membro di varie commissioni, con la sua opera ha evidenziato i tratti salienti della cultura Italica per tutta la vita ed ora è stata chiamata a contribuire personalmente come parlamentare ad immettere nella Società Italiana un nuovo Humus di valori per moralizzare in senso positivo le adombrate Italiche virtù.

I lavoratori del MEF collaboreranno con la Senatrice per promuovere un’Associazione per la lotta agli sprechi (che collaborerà anche con “LIBERA” di Don Ciotti ed altre Associazioni) per contribuire alla ottimizzazione delle spese d’affitto degli Immobili della Pubblica Amministrazione, impedire una privatizzazione selvaggia dei Servizi Pubblici, ridurre al minimo le spese per le “CONSULENZE” anche tramite la predisposizione di un disegno di Legge che miri a rendere efficiente ed efficace l’azione della Corte dei Conti con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Rendere più trasparente e condivisa la spesa Pubblica a cominciare dalla razionalizzazione delle spese per la Difesa.
Promuovere le dovute “interpellanze parlamentari” riguardo le CONSULENZE che incidono corposamente nei bilanci del Paese, promuovere manifestazioni Nazionali per il monitoraggio della lotta agli sprechi e la corretta razionalizzazione della Spesa Pubblica.

All’ordine del giorno si è discusso ampiamente dei temi legati alla finanziaria e alla lotta agli sprechi che vede il nostro paese tra i primi al mondo ad avere accumulato un debito pubblico vertiginoso.
Le spese della Pubblica Amministrazione spesso hanno trovato UN CONFRONTO tra LE PARTI non all’altezza della situazione che, di fatto, procedendo ad una privatizzazione selvaggia dei servizi pubblici, ha più che aumentato lo spreco.
A questo va aggiunta la grave situazione determinata dal dibattito nell’ultima finanziaria, dove a fronte della previsione dello smantellamento di nuovi settori della Pubblica Amministrazione (ad es.: soppressione uffici provinciali del M.E.F.), non vi sono elementi concreti e sostanziali per poter affermare che si sia impostata una manovra di cambiamento di tendenza rispetto alle precedenti.

Fino ad oggi, inoltre, non vi è stato il segnale della volontà politica della risoluzione delle problematiche legate al CONFLITTO di INTERESSI.

continuazione intervento:

La Corte dei Conti ha più volte segnalato al passato Governo l’esigenza di impedire che si possano spendere immani risorse pubbliche per CONSULENZE quando non vi sono neppure i soldi per i contratti del PUBBLICO impiego e per la riqualificazione oltre per l’adeguamento del potere d’acquisto dei SALARI.
Siamo con le Forze Politiche, Sindacali, per difendere il PUBBLICO IMPIEGO dai soliti attacchi trasversali di tutti quei soggetti che hanno molto da guadagnare dalle consulenze e dal tenere in “scacco” un Pubblico Impiego che funzionando, adempirebbe al dettato dell’ articolo 53 della Costituzione Italiana:
TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITÀ CONTRIBUTIVA. IL SISTEMA TRIBUTARIO È INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITÀ.
Pertanto, chiediamo il ritiro del decreto legge 3 ottobre n. 262 (nella parte che fa riferimento alle “CONSULENZE” e\o esternalizzazioni-privatizzazioni) e chiediamo l’approvazione del disegno di legge in materia di Corte dei Conti (- Rame-).

DAL RAPPORTO DI CARMINE

CHIEDONO SACRIFICI...



Vittorio Grilli: 600 mila euro
Ex Ragionerie Generale dello Stato e attualmente Direttore Generale del Tesoro oltre che presidente dell'Istituto Italiano di Tecnologia, denuncia 511 mila euro all'anno guadagnati in Italia e 1 milione e 800 mila euro all'estero



Mario Draghi: 450 mila euro
Ex Direttore Generale del Tesoro, ora Governatore della Banca d'Italia, dichiara 450 mila euro l'anno



Mario Andrea Guaiana:350 mila euro
Il direttore generale dell'Agenzia delle Dogane guadagna 350 mila euro



Corrado Calabrò: 440 mila euro
Presidente dell'Authority delle Telecomunicazioni, guadagna 440 mila euro l'anno



Elio Catania: 2,5 milioni

Ex presidente e amministratore delegato di Fs, pare sia stato liquidato con una buonuscita di 7 milioni circa Da notare che sono di 1,3 miliardi le perdite dichiarate dalle Fs per il 2006, mentre nel 2003 l'utile era di 31 milioni



Vincenzo Pozzi: 438.000 euro

Ex presidente e amministratore unico dell'Anas, nel 2005 ha dichiarato 438mila euro di reddito.



Giancarlo Cimoli: 2 milioni 700 mila euro
Amministratore delegato e presidente di Alitalia ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro).
Il suo stipendio (si fa per dire) è aumentato in un anno del 23%. Per essere più precisi: dai 2 milioni e 269mila euro annui del 2004 è passato ai 2 milioni e 786mila del 2006 (esattamente quanto guadagnano 210 dipendenti a contratto standard). Se questo non è un manager...


Paolo Scaroni: 9,4 milioni di euro
Buonuscita dall'Enel prima di passare alla guida dell'Eni: 9,4 milioni di euro. Nel suoi tre anni di gestione della società elettrica le bollette sono salite del 3,5% e sono diventate le più care d'Europa.
Passato alla guida dell'Eni, Scaroni prende uno stipendio di 1,5 milioni di euro l'anno. Se dovesse lasciare, prenderebbe una buonuscita corrispondente a 3 anni di stipendio.


Massimo Sarmi 1,296 milioni
Amministratore delegato Poste Italiane, ha uno stipendio di quasi un milione e trecento mila euro.
Negli ultimi quattro anni, alle Poste in pratica è stata cambiata tutta la prima linea dirigenziale con una spesa per le buonuscite di almeno 8 milioni di euro, applicando a quasi tutti la regola del tre, cioè l'equivalente di tre anni di stipendio in cambio delle dimissioni.

PER OGGI, BASTA! CI SONO ALTRE NOTIZIE STREPITOSE!
CI SENTIAMO DOMANI...
CIAO FRANCA RAME


SPRECHI VII PUNTATA: I PRIVILEGI DELLA CHIESA

Preparando con Carlotta il blog di oggi, leggendo e rileggendo l’articolo dell’Espresso del 7 dicembre 2006 dal titolo “L’Italia dei Privilegi” al paragrafo sui denari e altro elargiti alla Chiesa, a un certo punto non ho potuto fare a meno di commentare con voce calma, molto calma (e quando mi esce questo tono vuol dire che sto per scoppiare), il mio sbigottimento: “….” No, non posso riportarvi quanto ho detto. Diciamo che il mio discorrere verteva sui risultati della follia che occupa “tutto” il cervello di chi arriva ai vertici dello stato, di chi “maneggia” il potere. Follia che annebbia le idee, ti fa sentire potente, grande, imperatore!… Padrone del mondo! Ti fa perdere ogni contatto con la realtà, a volte tragica, vissuta da molti nel nostro Paese… Megalomania acuta… Spendi, regali, offri… denari non tuoi, ma del contribuente. Cos’è, t’è scoppiata la fede santa? Qual’è la vera ragione di tanta generosità (ma non di tasca tua)?... Una barca di miliardi che hanno dato una bella botta al debito pubblico. Ma perché?! Viene un dubbio… che c’entrino le elezioni? Voti, voti… voti… quanti voti. “Oh grazie, grazie… non mi sono costati niente!”

Leggetevi le cifre elargite nel nostro passato prossimo, ma che purtroppo non differenziano molto da quelle del passato non tanto remoto, e vi sentirete esattamente come mi sento io… Sbigottita? E’ poco. Sono fuori dalla grazia di Dio.

SPERIAMO CHE QUESTO “NUOVO” GOVERNO, RIESCA A METTER uno stop a tanta indecenza!

Eccovi una parte dell’interessante articolo dell’Espresso:

Acqua benedetta

Scuole. Servizi. Ici. Radio. Parrocchie. Ecco tutti i privilegi che lo Stato italiano riserva alla Chiesa.
Il più noto è l’8 per mille, il più antico, l’extraterritorialità, garantita a tutte le proprietà della Santa Sede fuori dalle mura vaticane.

I privilegi della Chiesa, codificati specie nei due Patti Lateranensi, il Trattato e il Concordato, si nascondono più spesso tra le pieghe delle Finanziarie e nel corpus della normativa di casa nostra. Non tutti sanno che la manovra 2005 finanzia con 15 milioni di euro - il Centro San Raffaele del Monte Tabor di don Luigi Verzè. O che la stessa legge fissa a un milione il finanziamentocolor=blue> per «l’aggiornamento della tecnologia impiegata nel settore della radiofonia», limitandolo però a due emittenti: Radio Padania Libera, la radio della Lega Nord, e Radio Maria

(ndr ascoltando Radio Maria molto spesso si sente ringraziare la signora tale o talaltra per i denari inviati, pensavo che la radio vivesse di offertecolor=blue>). Dal 1985, l’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è «destinato a scopo di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica»; dal 1929, (anno dei patti Lateranensi, firmati da Benito Mussolini, ndr) è l’Italia a pagare i 5 milioni di metri cubi d’acqua

consumati in media ogni anno dallo Stato pontificio.color=blue>

Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all’Acea, ma non paga le bollette. Quando la società si quota in Borsa, nel ’99, i 44 miliardi di lire di debiti li ripiana il ministero dell’Economia (Giuliano Amato ndr). Da quel momento, i circa 4 miliardi di lire annui dovevano essere a carico della Chiesa.
La Finanziaria 2004 risolve il caso: stanzia 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprio.
La stessa manovra prevede 50 milioni, in due tranche per l’Università Campus Bio-Medico, «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei».
Nel 2003 il Parlamento aveva già riconosciuto come parificato l’Istituto di studi politici San Pio V, approvandone il finanziamento annuo di 1,5 milioni. color=blue>
È l’anno in cui si vara la legge sugli oratori: lo Stato riconosce la funzione educativa e sociale dei centri parrocchiali e ne finanzia l’attività. Il record per il 2005 spetta alla parrocchia dell’Addolorata di Tuglie (Lecce): un milione e 180 mila euro per un campo di calcetto, uno di bocce, spogliatoi e servizicolor=blue>.
I comuni sono obbligati a versare l’8 per cento degli oneri per l’urbanizzazione secondaria (asili nido, scuole, impianti sportivi di quartiere) alle chiese.
Quanto alle scuole cattoliche, che sono la maggior parte delle private, ricevono sussidi statali sotto forma di contributi per la gestione (pari a poco meno di 500 milioni nel 2005), di finanziamenti di progetti per «l’elevazione di qualità ed efficacia delle offerte formative».(un milione destinato alla «formazione del personale dirigente delle parificate») di contributi alle famiglie. Scelti dalla Cei, ma pagati dallo Stato, gli insegnanti di religione sono stati immessi in ruolo con una legge del 2003.
Infine, l’Ici: l’esenzione per gli immobili, anche destinati a uso commerciale, di proprietà della Chiesa cattolica, è diventata legge nel 2005.color=blue>

RIFLESSIONE: “PER ME, ALLA MANIFESTAZIONE DI BERLUSCONI… TRAVESTITO PER NON FARSI RICONOSCERE C’ERA PURE SUA SANTITà, RICOSCENTE!”


VI PUNTATA: AUTO BLU

27 ottobre 2006
I costi della politica
Di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

E il Cavaliere ereditò auto blu e superscorta
In cinque anni per la flotta di «auto blu», 115 nell'autoparco di Palazzo Chigi, sono stati spesi 7 milioni di euro.


Tutte le immagini sono tratte dallo spettacolo "Ubu Bas" disponibili anche su www.archivio.francarame.itsize=1>

Non si fidava, il Cavaliere, del suo successore. E così, mentre ancora stava a Palazzo Chigi in attesa di lasciare il posto a Romano Prodi, avrebbe deciso di darsela da solo, la scorta per il futuro: 31 uomini. Più la massima tutela a Roma, Milano e Porto Rotondo. Più sedici auto, di cui tredici blindate (facendo una breve ricerca su internet si trova che un’auto blindata costa circa 270,000 €). Il minimo indispensabile, secondo lui, di questi tempi.


Un po' troppo, secondo i nuovi inquilini della Presidenza del consiglio. Che sulla questione, a partire da Enrico Micheli, avrebbero aperto un (discreto) braccio di ferro con l'ex-premier. Guadagnando finora, pare, solo una riduzione del manipolo: da 31 a 25 persone.(…)


Certo, qualcuno ricorderà a Berlusconi quanto disse ai tempi in cui aveva deciso col ministro dell'Interno Claudio Scajola di tagliare il numero degli scortati. Tra i quali, come rivelarono mille polemiche e le intemerate di Francesco Saverio Borrelli, c'era anche il pm dei suoi processi, Ilda Boccassini, che si era esposta contro la mafia in Sicilia. Disse che per molti la scorta era "solo uno status symbol" usato "impropriamente, magari sgommando".


E si vantò, giustamente, di aver sottratto alla noia di certe inutili tutele "788 operatori di polizia dirottati così in altri settori per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini".


Né val la pena di ricordare che, ai tempi in cui le Br ammazzavano la gente per la strada e i politici erano esposti come mai prima, il presidente del consiglio Giulio Andreotti viaggiava con scorte assai più contenute: «Mia moglie a Natale faceva un regalino a tutti, e certo non erano molti».
(…).


Il 27 aprile, cioè diciassette giorni dopo il voto e prima che Romano Prodi si insediasse, la presidenza del consiglio stabiliva che i capi del governo "cessati dalle funzioni" avessero diritto a conservare la scorta su il tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Altri dettagli? Zero: il decreto non fu pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» e non sarebbe stato neppure protocollato. Si sa solo che gli uomini di fiducia "trattenuti" erano 31.



Quelli che con un altro provvedimento il Cavaliere aveva già trasferito dagli organici dei carabinieri o della polizia a quelli del Cesis. Trasferimento che l'allora presidente del Comitato di controllo sui servizi Enzo Bianco, appoggiato dal diessino Massimo Brutti, aveva bollato come "illegittimo".
Scoperta la cosa all'atto di insediarsi come sottosegretario con delega ai "servizi" al posto di Gianni Letta, Enrico Micheli avrebbe espresso sulla faccenda l'irritazione del nuovo governo. E dopo una lunga trattativa sarebbe riuscito a farsi restituire, come dicevamo, sei persone.


Quanto alle auto, quelle "prenotate" dall'allora presidente sarebbero come detto 16, delle quali 13 blindate. Quasi tutte tedesche. Resta la curiosità di sapere se vanno o meno contate tra quelle del parco macchine di Palazzo Chigi. Così stracarico di autoblu che il grande cortile interno non può ospitarne che una piccola parte. Il resto sta in via Pozzo Pantaleo 52/E, una strada fuori mano alle spalle di Trastevere, nel quartiere portuense. Serve una macchina? Telefonano: "Mandate un'auto, per favore". Se non c'è traffico, una mezz'oretta.
I ministri sparpagliati qua e là che fanno riferimento a Palazzo Chigi, non sono pochi: Linda Lanzillotta (Affari Regionali), Giulio Santagata (Attuazione del programma), Luigi Nicolais (Riforme e Innovazioni nella pubblica amministrazione), Barbara Pollastrini (Pari opportunità), Emma Bonino (Politiche europee), Vannino Chiti (Rapporti con il Parlamento) Rosy Bindi (Politiche per la famiglia) e Giovanna Melandri (Politiche Giovanili e Sport). Ma le autoblu a disposizione, comprese le due Maserati in dotazione a Prodi e Micheli, sono una marea: 115. E il bello è che sono già calate: fino al 17 maggio erano 124.


Costi? Una tombola. Nel solo 2005, per "acquisto, manutenzione, noleggio ed esercizio dei mezzi di trasporto nonché installazione di accessori, pagamento dei premi assicurativi e copertura rischi del conducente e dei trasportati, spese per permessi comunali di accesso a zone a traffico limitato", quel parco di autoblu ci è costato 2 milioni e 152 mila euro, 400 mila in più rispetto alle previsioni. Ai quali vanno sommati gli stipendi degli autisti, presumibilmente gravidi di straordinari. Un anno eccezionale?


Niente affatto: la fine di una rincorsa. Nel 2001, per le stesse cose, erano stati spesi 940 mila euro. Nel 2002 un milione e 389 mila. Nel 2003 un milione e 322 mila. Nel 2004 un milione e 800 mila. Una progressione inarrestabile. Fatte le somme, dal 2001 al 2005 dalle casse di palazzo Chigi sono usciti per le autoblu 7 milioni 603 mila euro. Pari a 14 miliardi e 721 milioni di lire. Eppure, per i viaggi appena più lunghi, devono aver anche volato.



Lo dicono i bilanci: per "noleggio di aeromobili per esigenze di Stato, di governo e per ragioni umanitarie e spese connesse all'utilizzo dell'aereo presidenziale" sono stati spesi nel solo 2005 due milioni e 150 mila euro. Il quadruplo del 2002, quando i voli della presidenza ci erano costati 577.810 euro. Sarà stata colpa del caro petrolio...