II PUNTATA - SESSO? GRAZIE, TANTO PER GRADIRE di Franca Rame e Dario Fo

Come ci possiamo salvare da quello che ci sta capitando intorno?

Siamo profondamente convinti, dicevo, che l'unica nostra salvezza sia ritrovare, attraverso un rapporto d'amore, amore a tutto tondo: amore dei sentimenti e amore fisico... la gioia di vivere che si è perduta... e un po' della "morale" e dell'onestà che purtroppo è andata perdendosi.

A proposito dell'amore fisico non si può non parlare del problema tragico di questi anni: l'Aids. È indispensabile dire che di Aids si può anche non morire, ci sono ammalati che da anni stanno resistendo. Il sieropositivo poi, può campare sino a cento anni e più. Però non posso fare a meno di ricordare che nel mondo, seimila persone, ogni giorno, muoiono per infezione da H.I.V. In Italia bel ventisei ragazzi e ragazze, dai quattordici ai ventidue anni, ogni giorno, vengono infettati. Quindi genitori, attenzione: fate capire ai vostri figli che il rapporto deve essere assolutamente protetto e quando escono la domenica con la ragazza... con le dieci o ventimila lire... mettetegli in tasca anche un profilattico... magari anche due... che non si può mai sapere come va la giornata!

Parleremo d'amore...

Ma come si tiene vivo un rapporto d'amore?

Non lo sappiamo. Nessuno ce lo insegna. Non ci sono corsi speciali.

Cosa si deve fare? Il tagliando ogni diecimila chilometri... zappettarlo, concimarlo in primavera?... Non lo sappiamo. E amori meravigliosi che credevamo eterni... ad un tratto finiscono.

Di sesso, poi, siamo convinti di sapere tutto... con il costante bombardamento pornografico che ci arriva da ogni parte ci sentiamo maestri. Invece non è così: c'è una grande disinformazione, ignoranza e mistificazione.

Questa mancanza di conoscenza  sul sesso e sull'amore, nasce da molto lontano.Ritroviamo quest'assenza d'informazione, perfino nella Bibbia, sin dall'apparire di Adamo ed Eva.

E noi, eccoci qui, dopo un milione d'anni a domandarci ancora: "Ma sarà proprio il diavolo?"

Siamo pieni di paure, di mancanza di confidenza col nostro corpo... e la responsabilità è nostra, di noi genitori. Quante volte abbiamo detto al bambino... alla bambinetta "Via le manine di lì!... Girati, che la sorellina è senza mutandine!"

Molti di noi hanno problemi sessuali. Ma non demoralizziamoci... Tutti hanno problemi sessuali: le star, le pornostars, gli idraulici... i terroristi... i re, i principi... Pensate al principe Carlo d'Inghilterra che scriveva a Camilla: "Vorrei essere nelle tue mutande! Vorrei essere il tuo Tampax!". Se non ha problemi sessuali quello!

Anche i presidenti della Repubblica hanno problemi sessuali... il nostro poi...

Sì, siamo pieni di problemi sessuali, per di più di sesso ne sappiamo pochissimo... In teoria forse tutto, nella pratica un po' meno.

Questa nostra chiaccherata vuole essere proprio d'informazione... Senza presunzione... vuole essere una "lezione d'amore".


UNA STELLA SUL LETTO?!

Una volta mi piaceva guardare il cielo di notte. Specie in inverno. Sottozero il blu è più intenso. Lestelle spiccano come brillanti.

Preziose.

Ieri notte niente. Ce ne erano poche ma una ha attirato la mia attenzione era una stella senza luce, piatta come fosse di plastica opaca.

“Vieni qui” le ho detto… hai dei problemi? Ti vedo giù….” In un attimo eccola sul mio letto, senza nemmeno rompere i vetri della finestra.

La guardo incredula… non so come comportarmi…

UNA STELLA SUL LETTO?!

L’astro si rizza su una punta… prendendo colore lentamente.

Una luce iridescente illumina la mia stanza…ma non smargiassa di chi vuol strafare…appena appena per farsi notare.

“E’ così facile avere una stella vera in casa? Basta chiamarla?” penso. “E’ facile per forza… – mi risponde – sono te.”

“Sono una stella?” – dico senza meraviglia, anzi un po’seccata – mi stai prendendo per il sedere?” Avrei detto volentieri culo, ma non volevo darle confidenza.

“Dì pure culo cara, non mi scandalizzo…” e fa una risata a piena gola.

Una stella che dice culo e mi sghignazza dietro!

Ero scandalizzata! Non c’è più religione!

“Bigottona! Son qui per aiutarti… sono te, quindi la tua più grande amica. Sei giù di morale…hai pensieri fissi che ti fan dormire male. Perché vuoi ammazzarti?”

Mi manca il respiro. Un qualcosa mi sale lento dallo stomaco alla gola: un magone che mi soffoca.

“Lasciati andare… non trattenere le lacrime…ci sono io vicino a te…sono scesa apposta da lassù…tutta per te!”

Le lacrime non si fanno pregare, si rincorrono sulle mie guance una dopo l’altra. I singhiozzi escono strazianti anche se in realtà non si sentono.

Allunga una punta, quella di sinistra e mi fa una carezza.

Ma dai…sto sognando…la stella sul letto in punta di stella che mi accarezza con la sinistra…una stella mancina…Mio dio…ha pure 5 punte!

Una stella delle Brigate Rosse!

“Non stai sognando…conosco la ragione della tua voglia di morire ma solo se ne parli, se svisceriamo il problema insieme, lo risolviamo. Parola di Stella!”

Respiro profondamente. Sto per dire qualcosa che mi costa.

“Sono tanto triste perché sono disoccupata. Ho perso il mio lavoro.”

“Come hai perso il tuo lavoro? Sei dalla mattina alla sera al computer…scrivi, scrivi, scrivi senza alzare nemmeno gli occhi.”

“Sì lo so, ma questo non è il mio lavoro. Sono nata il teatro, a 8 giorni ero già in scena…ho sempre recitato. Da 8 giorni a 81 anni… avevamo in scena “L’anomalo bicefalo” una satira su Berlusconi. Ci divertivamo un sacco! Ma eravamo nell’’83… quanti anni son passati?”

“Ti stai dimenticando di Mistero buffo,….L’avete fatto tanto…”

“Sì hai ragione…ma ora non si fa più nemmeno quello.

Poi uno spettacolo ogni morte di vescovo, che ne muoiono pochissimi.

Sono felice di aiutare Dario che è il MIO TUTTO, curare i suoi testi, prepararli per la stampa, ma mi manca qualcosa… quel qualcosa che non mi fa amare più la vita.

È per questo che voglio morire.

Ma non so come fare.

Immersa nella vasca da bagno e tagliarmi le vene?

Poi penso allo spavento di chi mi trova in tutto quel rosso.

Buttarmi dalla finestra, ma sotto ci sono gli alberi e finisce che mi rompo tutta senza morire: ingessata dalla testa ai piedi.

Avvelenarmi con sonniferi…ci ho già provato una volta…tre, quattro pastiglie e acqua… avanti così per un po’ e mi sono addormentata con la testa sul tavolo…

Insomma, morire è difficilissimo!

A parte che mi ferma anche il dolore che darei a Dario a Jacopo alla mia famiglia, Nora, Mattea, Jaele(la più bella della famiglia) e tutto il parentado…alle amiche, amici.

Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche… vestite di rosso che cantano “bella ciao”.

Che tristezza essere disoccupata. “Hai messo in scena molti spettacoli che hanno avuto gran successo ed eri sola – prosegue la Stella…Tutta casa letto e chiesa, Parliamo di DonneSesso? Grazie tanto per gradire, Legami pure che tanto spacco tutto lo stesso, Il funerale del padrone, Il pupazzo giapponese, Michele ‘Lu Lanzone e altri ancora che non mi ricordo… dovrei andare su internet ma non ne ho voglia.

Perché non ne rimetti uno in scena?”

Ma…sono abituata con Dario…

L’ho conosciuto in palcoscenico nel ’51… abbiam fatto tourné, avuto successo… anche troppo. Dopo anni di fermo abbiam debuttato per due soli spettacoli in settembre del 2012 con “Picasso desnudo”.

E adesssssso? Ci metto sei S per sottolinearti bene il concetto. Adesso nulla! Nessun programma futuro. Deglutisco per mandar giù il magone

Dovresti aiutarmi tu Stella, dammi la forza… la voglia.

“Che piagnona! – mi urla, mi hai proprio rotto i…No, non lo posso dire perché lassù si incaz…Mamma mia solo parolacce mi vengono…è perché sono scesa in terra…qui ci si sporca!

Potresti mettere in scena un testo da recitarti tutto da sola…hai un mare di materiale a disposizione. Li conosco tutti i tuoi monologhi mai rappresentati.”

“Ma smettila, conosci i miei monologhi….”

“Certo, sono te!”

“Ah sì…Hai ragione…Sì, potrei farlo…ma poi penso a Dario la sera sperduto davanti alla tv… che se ne va a letto senza chiudere né tapparelle, né porta. Lo sento che si gira e rigira tra le lenzuola pensandomi…preoccupandosi e…quindi sto qui, accanto a lui. Lo amo tantissimo…ma sono proprio triste… infelice…ciao me ne vado…”

“Ma dove vai? Ti vuoi nascondere a piangere? Piangi qui piccola…tra le mie braccia…”All’improvviso si ingrandisce a vista d’occhio si trasforma in una coperta di lana morbida lucente e mi avvolge tutta. Un brivido di piacere attraversa il mio corpo… mi sento via via rilassata e sulla bocca mi spunta un sorriso…il più dolce della mia vita

Caro Dario tutto quanto ho scritto è per dirti che se non torno in teatro muoio di malinconia. Un bacio grande…


Lettera d’amore a Dario

CHI È DI SCENA…
Sono nata nel 1929.

Quando ero piccola, sette, otto anni, mi veniva in testa un pensiero che mi esaltava: morire.
Quando morirò?
Com’è quando si muore?
Come mi vestirò da morta?
Forse mamma mi metterà quel bel vestito che m’ha cucito lei di taffetà lilla pallido orlato da un bordino di pizzo d’oro.
“Sembri un angelo! Quanto è bella la mia bimba che compie gli anni!” mi diceva.
A volte mi stendevo sul lettone di mamma: vestito, calze, scarpe, velo bianco in testa, una corona del rosario tra le mani poste sul petto (tutta roba della Cresima), felice come una pasqua aspettavo che qualcuno mi venisse a cercare e si spaventasse…scoppiando in singhiozzi. “E’ mortaaa! Franchina è mortaaaaa?!” E tutti a corrermi intorno piangendo… arrivavano i vicini, il prete e tutti rosariavano in coro.
Arrivasse un cane di un cane. Nessuno spuntava.
Nell’attesa mi addormentavo.
Al risveglio ero incazzata nera.
“La prossima volta vi faccio vedere io!” bisbigliavo minacciosa.
Poi mi sgridavo: “Cattiva, sei cattiva!!! Dare un dolore così grande alla tua mamma. Vergognati! Con tutti il bene che ti vuole…”
“Ascoltami Franchina… – mi diceva mamma – ci sono delle regole nella vita che vanno rispettate, ogni giorno: non poltrire nel letto, la prima cosa che devi fare, come apri gli occhi è sorridere. Perché? Perché porta bene. La seconda correre in bagno, lavarti con l’acqua tiepida, orecchie comprese, velocemente, vestirti. Far colazione e via di corsa a scuola. Salutare con un sorriso le persone che conosci, se aggiungi al sorriso un ciao-ciao con la manina è ancora più gentile. Non dare confidenza ai maschi. Tenerli a rispettosa distanza. Non accettare dolci o regali da nessuno…specie se uomini. Non parlare mai con gli estranei. Mi raccomando bimba, non prendere freddo, d’inverno sempre la cuffietta di lana all’uncinetto con i pom-pom rosa che ti ha regalato la zia Ida…gli stivaletti rossi di Pia (mia sorella maggiore) che non le entrano più. Ti voglio bene-bene-bene.” Lo ripeteva tre volte con ardore perché mi si inculcasse bene nel cervello. “Fai attenzione a tutto… come attraversi la strada…guai se vai sotto a una macchina. Ti rompi tutta…ricordati che ci ho messo nove mesi a farti!”
Me ne andavo felice…Un po’ soprappensiero per quei nove mesi di lavoro per la mia mamma a farmi. E’ stata impegnata per un bel po’ di tempo…tutti quei mesi!
La vedevo intenta a mettere insieme i pezzi.
Ma dove li prendeva?
Forse c’eran dei negozi nascosti che li vendevano: “Vorrei due gambette con i piedini, due braccine con le manine, un corpicino, la testolina no…ho una bellissima bambola lenci di quando ero piccola…ci metto quella. “Chiederò a mamma, quando sarò più grande che mi spieghi come ha fatto a confezionarmi.
Ora siamo nel 2013. Da allora sono passati molti anni. Sono arrivata agli 84 il 18 luglio. Faremo una bella festa tutti insieme.
Quando Jacopo era piccolo, a Natale arrivavano regali da ogni parte…più i nostri.
Li posavamo tutti sul tavolone della sala da pranzo. Come il bimbo si svegliava lo si portava tenendolo in braccio davanti a tutto quello che aveva portato il Bambin Gesù. Ci si incantava a guardarlo.
Meraviglia, felicità, grida, risate. “Grazie Bambin Gesù…grazie!!!” gridava guardando verso il soffitto come fosse il cielo…poi seduto sul tappeto a scoprire e godersi i suoi giochi.
All’arrivo della torta con le candeline, non riuscivamo a convincerlo a soffiare per spegnerle.
“Lo devi fare! Soffia!!”
“Perché?”
“Perché cresci più in fretta! Soffia!”

Era un bimbo molto curioso e pensoso. Chiedeva sempre: e cosa vuol dire questo e perché no…Una volta sui 5 anni, stava appoggiato al davanzale del balcone su di una sedia con un filo in mano che agitava. “Che fai Jacopino?”
“Do da mangiare al vento…”
Ero un po’ preoccupata.

Mi diverto molto con le mie nipotine. Quando Mattea (la figlia di Jacopo) era piccola, sui sei anni e veniva a trovarci a Sala di Cesenatico a passare l’estate con noi, le preparavo una festa alla grande. Compravo al mercato di tutto…non che spendessi tanto. Nascondevo i regalini spargendoli nel giardino tra alberi e cespugli e via con il gioco del “freddo e caldo”: si girava di qua e di là…davo segnali dei nascondigli dicendo “fredddo… freddo… tiepidino caldino… caldo, caldissimo… oddio brucia!” Mattea infilava la manina nel cespuglio, trovava il pacchetto, si sedeva su prato e lo scartava mandando grida di gioia.
Una mia cara amica, Annamaria Annicelli aveva un grande negozio dove vendeva di tutto e mi regalò per Mattea un mare di Barbie con fidanzato Ken. Cartoncini con guardaroba completo: abiti per tutte le occasioni.
Come ogni estate per anni, arrivò la mia dolce bimba più bella che mai. Le sbatto un uovo con zucchero e cacao – la rusumàta si chiama a Milano – che le piace tanto. Se la mangia leccandosi i baffi.
“Vieni, andiamo a fare il gioco del caldo-freddo.”
Lancia un urlo di felicità.
Le avevo preparata una festa alla grande. E via che si parte: freddo… freddo… tiepidino… caldo… caldissimo! E dal cespuglio estrae una Barbie…poi un’altra…poi il fidanzato Ken, cartelle con abiti…ad un certo punto si lascia andare sull’erba sfinita: “E’ troppo nonna… è troppo!” Quando Jacopo, dopo tre mesi, veniva a prenderla era un momento triste per tutte e due. Ce ne stavamo abbracciate e silenziose in attesa della partenza. Saliva in macchina. La salutavo con la mano e mi scendevano le lacrime…pure lei piangeva. Cercavamo tutte e due di sorridere… ma si faceva fatica.
Una gran fatica.
Una volta, quando eravamo più giovani Dario ed io ci si faceva festa ai compleanni. Festa? Una festicciola…nulla di speciale. La torta, le candeline…dell’anno prima, qualche amica, amici…Ricordo invece un fantastico compleanno, il mio settantesimo a Sala di Cesenatico. Non mi aspettavo nulla di speciale. Invece…
Quella mattina mi svegliai un po’ tardi, Jacopo venne a prendermi in camera dicendomi che Dario aveva bisogno di me…Neanche la mattina del mio compleanno posso restare disoccupata…scendo le scale, esco in veranda, e lì mi trovo una folla con i musicisti che suonavano, clown e maschere e tanta gente, amici venuti da ogni parte, ci saranno state cento persone, tutti a cantare tanti auguri a te…Mi sono messa ad abbracciare tutti uno per uno…Erano veramente tanti, che a un certo punto mi sono dovuta sedere…Anche per l’emozione. Poi siamo andati a mangiare fuori, sul porto canale di Cesenatico, e anche lì c’erano parecchi amici che erano venuti a festeggiarmi. Ogni tanto mi stupisco di quanta gente mi voglia bene. È proprio una grande fortuna…

 


Grillo, Casaleggio e Dario Fo: dialogo a tre in un libro

il grillo canta sempre al tramontoROMA – Beppe Grillo, Dario Fo e Gianroberto Casaleggio hanno scritto un libro, “Il grillo canta sempre al tramonto”, pubblicato da Chiarelettere editore, in vendita dall’11 febbraio.

Il titolo sul libro è tutto maiuscolo, per cui non è ben chiaro se grillo è l’animale o è Grillo Beppe. Si tratta, spiega il Fatto Quotidiano che ne pubblica una ricca anticipazione, di un dialogo ideale su come superare la crisi tra i tre personaggi, pomposamente paragonati a Luciano da Samosata, filosofo sofista greco (di origine siriana) del secondo secolo d.C.. Proprio così scrive il Fatto: “Una passeggiata ideale dal porto del Pireo….

leggi l'articolo su blitzquotidiano.it

Anno: 

TUTTO QUELLO CHE LA MAMMA NON VI HA DETTO... E NEPPURE IL VOSTRO GINECOLOGO I PUNTATA

Care amiche e amici, ho deciso di pubblicare a puntate "SESSO? GRAZIE, TANTO PER GRADIRE!"

 È una chiacchierata  che ha superato le 5.000 repliche in Italia e all’estero… e che è recitato da altre attrici  in ogni angolo del mondo.

Leggetelo… e mi vorrete più bene!

Un bacio franca

di Jacopo, Franca e Dario Fo

DA

"LO ZEN E L'ARTE DI SCOPARE"

di Jacopo Fo

Scenografia: un fondale raffigurante il "Paradiso terrestre" con grandi piante e molti animali. Le quinte sono formate da giganteschi ceri che ricordano quelli di Gubbio e Catania e i gigli di Nola

Franca entra in scena.

Il momento più bello per chi fa questa professione è quando si entra in scena e si viene accolti da un applauso caloroso. Grazie!

"Sesso? Grazie, tanto per gradire!" Com'è nata l'idea di questo spettacolo su un argomento così insolito?

Mi trovavo a Bolzano, nella scorsa stagione, e sono arrivati degli studenti, ragazze e ragazzi, con la fotocopia di un libro che ha scritto nostro figlio Jacopo... Jacopo ha pubblicato quindici testi ma non ne abbiamo mai parlato pubblicamente... di questo dobbiamo parlarne per forza perché è quello da cui abbiamo tratto la nostra chiacchierata... Chiedevano un autografo. "Come mai le fotocopie?" - "È esaurito. Ci interessava averlo... ci ha fatto conoscere molte cose che non sapevamo..." e una ragazza mi ha addirittura detto: "Mi ha salvato il rapporto col mio ragazzo...".

L'ho ripreso in mano... l'ho letto e riletto... "Sì, si può fare!" Dario: "Sei fuori di testa! Non potrai mai portare in palcoscenico un discorso così esplicito su un tema così insolito, intimo... Perdipiù sei anche una donna..." - "Cercherò di mediare! Devo farcela. Se è servito a tanti giovani... portandolo in teatro potrà servire ad altri giovani e perché no?... anche a degli adulti."

 

Il titolo di questo libro è un po' biricchino... e io, che sono figlia della mia mamma... e poi vi racconterò com'era la mia mamma... ho sempre qualche imbarazzo a pronunciarlo davanti a tanta gente: "Lo zen e l'arte di scopare" (mostra il libro) Mi sembra di essere al Costanzo-show.

 

Parleremo quindi d'amore... parleremo di sesso. Soprattutto d'amore. Perché?

Perché siamo profondamente convinti che in un momento tragico come quello che tutto il mondo sta vivendo... guerre, razzismo, corruzione... delinquenza, violenza... Violenza sessuale su bambini, donne... Un giovane a vent'anni ha già visto in televisione centinaia di migliaia di omicidi, stupri... In Italia nel '94: settemila stupri!... In America uno stupro ogni due minuti.

Caro-vita, miseria, poveri e barboni in aumento, inflazione, milioni di disoccupati in tutto il mondo... solitudine, oltre tre milioni di depressi, ragazzi che s'ammazzano... e potremmo continuare tutta la notte a elencare la difficoltà di vivere...

Siamo in ginocchio, accettiamo tutto.

L'unico fermento, l'unica voce che si alza è contro la prostituzione. A Milano, per esempio, sono nati dei comitati di quartiere contro la prostituzione, da ogni parte si sente gridare: "Torniamo alle case chiuse... al ghetto!". Sono state già raccolte mezzo milione di firme per l'abrogazione della legge Merlin. Quindi vedrete che riapriranno i postriboli.

Ma sì... visto come stanno andando le cose nel nostro governo, avremo finalmente un bel bordello chiuso, in un gran casino tutto all'aperto!

Comunque, va riconosciuto che il progetto di legge per la riapertura delle case chiuse é stato ragionato molto bene: le lavoratrici del sesso avranno un luogo confortevole dove svolgere la loro professione... godranno del controllo medico gratuito... 17 mensilità come i bancari... verseranno le ritenute di legge, avranno diritto alla pensione, alle ferie pagate. Ed ecco il milione di posti di lavoro promessi da Berlusconi! (Grande applauso)

Questo grande applauso viene dalle donne: siete contente di avere il futuro assicurato, eh!

 

Anno: 

Federico: il primo caso di bambino ucciso in Italia in ambito protetto – Assolti tutti i soggetti incaricati della sua tutela

Antonella Penati di San Donato Milanese: una donna, una madre che per anni ha subito stalking (quando ancora non si chiamava così), che ha avuto il coraggio di denunciare ciò che stava vivendo con il suo bambino, non è stata ascoltata né protetta ed un innocente bimbo di 8 anni e mezzo ha pagato con la vita. Come donna,  impegnata anche nel sociale e che credeva nelle istituzioni, si era rivolta alla polizia, ai  servizi sociali, al tribunale dei Minori per farsi aiutare e per  proteggere il proprio bambino , ma tutto è stato orrendamente vano.

 

Si chiamava Federico Barakat ed è stato ucciso, a poco più di otto anni e mezzo, da suo padre. Il delitto è stato commesso il 25 febbraio del 2009 all’interno di una struttura protetta: il centro socio sanitario di San Donato (Milano). Il padre  di Federico, era un uomo aggressivo e pericoloso. Da anni, la sua mamma subiva violenze e molestie che regolarmente denunciava. Nonostante questo (e nonostante Federico si rivelasse ansioso e preoccupato prima di incontrare il padre), il Tribunale dei Minori di Milano ha imposto delle visite protette.  E’ proprio durante una di queste visite protette che il piccolo Federico è stato assassinato da suo padre che subito dopo si è tolto la vita. Federico è stato ucciso in modo orribile, in pieno pomeriggio, dentro all’interno di una ASL, da numerose e crudeli coltellate e da uno sparo. Il delitto è durato quasi un’ora e nessuno dei soggetti preposti alla sua tutela è intervenuto.

Il padre di Federico è potuto entrare tranquillamente nella struttura preposta,  armato di pistola e coltello e sotto l’effetto di stupefacenti.

 

La mamma di Federico ha iniziato una lunga battaglia per far emergere non solo le responsabilità. Il Giudice competente ha assolto tutti gli imputati (dipendenti comunali).  Uno Stato che tollera questo tipo di giustizia non è uno stato civile. Ognuno è pagato per svolgere il proprio dovere. Gli assistenti sociali e i Giudici coinvolti hanno sottovalutato una serie di evidenze, per altro tutte denunciate dalla madre e tuttora agli atti.

 

Decine di denunce, disposizioni del Tribunale non ottemperate, sentenze passate in giudicato, dichiarazioni del piccolo Federico messe a verbale, sette anni di continue e regolari molestie fisiche (tra cui un’aggressione che ha portato a un ricovero ospedaliero presso l’Ospedale di San Donato) e psicologiche…non sono servite a proteggere Federico - che ha pagato con la sua vita.

 

La protezione dei minori e delle donne non è solo una questione di burocrazia e di livello culturale e morale della società; anche un aspetto molto legato alla “superficialità” di buona parte delle istituzioni può concorrere a drammi come l’omicidio di un bambino, lasciando i responsabili impuniti al loro posto a fare altri danni.

 

Quanti bambini devono essere uccisi o distrutti psicologicamente prima che si ascolti ciò che le donne e i bambini denunciano ?

 

La voce di Federico e quella di una madre che subiva aggressioni e minacce, non sono state ascoltate ed il 25 Febbraio 2009 veniva ucciso davanti alle persone alle quali la madre stessa si era rivolta.  Quella stessa madre che,  come cittadina e come persona che per anni aveva ha praticato politica attiva nel comune di Milano, credeva che spettasse alle istituzioni proteggere almeno un  bambino. 

 

Non hanno ASCOLTATO – NON HANNO VERIFICATO – NON SONO INTERVENUTI – NON HANNO PROTETTO – NON HANNO SALVATO il piccolo Federico. Un omicidio molto scomodo proprio perché è stato compiuto all’interno di un ufficio pubblico  e in presenza delle persone preposte che avevano il dovere di proteggere il minore. Questo è accaduto presso gli uffici del Comune responsabile del piano zonale per i servizi sociali di altri sette comuni dell’hinterland milanese. Comune che riceve dalla Regione Lombardia milioni di euro all’anno per i servizi dedicati alla famiglia.

 

Il processo si è svolto con rito abbreviato (scelta legittima degli imputati che, tuttavia, ha escluso la possibilità di sentire i testimoni del fatto e si è concluso con le parole del Procuratore Forno : “ l’unica responsabile della morte del bambino è sua madre perché doveva fuggire….andarsene ad esempio in Francia … ma non lo ha fatto… e poi diciamolo: il bambino sarebbe stato ucciso comunque” … (dichiarazioni apparse sui giornali nei giorni successivi all’udienza del 12 Febbraio scorso).

 

Il Giudice di primo grado ha accolto questa tesi assolvendo tutti gli imputati.

Fortunatamente, non la pensa così la Procura Generale che, unitamente alla difesa della madre ha prontamente impugnato la pronuncia di assoluzione chiedendo un nuovo giudizio del caso che, ad oggi, non è stato ancora fissato.

 

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