Controinformazione

Dai giornali gli articoli i controinformazione

Ponte sullo stretto, il pasticcio continua

di Simone Verde,  il Manifesto 26/10/07
Maggioranza divisa e battuta in Senato sul ponte sullo Stretto di Messina. Con un emendamento alla Finanziaria in cui l'Italia dei Valori ha votato a fianco del centro-destra per impedire la chiusura della società responsabile della grande opera pubblica. Primo strascico politico, la defezione di Franca Rame dal gruppo di Antonio Di Pietro, per protesta «contro dichiarazioni contraddittorie e l'incapacità a perseguire una linea politica chiara e coerente con il programma».
Ma anche «contro un progetto irrealizzabile, servito soltanto a sperperare denaro pubblico in una delle più grandi truffe degli ultimi anni». Al centro della polemica, la Stretto di Messina Spa, creata nel 1981 proprio per la realizzazione del ponte. Una struttura costata finora oltre 150 milioni di euro e, come dimostrato da varie inchieste
della procura di Messina, ripetutamente al centro di attenzioni della mafia. Società, però, il cui scioglimento chiesto dalla maggioranza avrebbe obbligato lo stato a versare oltre 350 milioni di euro di rimborsi agli azionari. Spesa che il ministro Di Pietro dichiara da tempo di voler evitare, proponendo di non procedere alla oppressione della società e di assorbirla nell'Anas per incaricarla di nuove infrastrutture in Sicilia e in Calabria.
Un compromesso, però, che non è riuscito a convincere la maggioranza. Innanzitutto - sostengono alcuni - poiché mantenere in vita una struttura già responsabile di sprechi, alla lunga potrebbe portare a spese superiori alla penale stessa. Poi, poiché i rischi di infiltrazione mafiosa suggeriscono di chiudere quello che sta diventando un vero e proprio carrozzone. Infine, poiché appare inaccettabile finanziare una società per progetti non in programma e dalla fattibilità ancora da dimostrare. A rinforzare queste perplessità, un'inchiesta apparsa sulla Repubblica nel novembre 2006, in cui venivano rese note spese faraoniche per progetti e studi tanto surreali quanto inconcludenti. Ricerche sul «Flusso dei cetacei fra Scilla e Cariddi» o su «L'impatto antropologico dei lavori sulla popolazione locale». Tutti elementi ribaditi e ricordati in Senato da Natale Ripamonti, relatore di maggioranza per il provvedimento. «Non si capisce - afferma Ripamonti - perché una società dal passato così discusso debba rimanere in piedi. Il problema è che Di Pietro non si vuole rassegnare all'idea che il ponte non si farà. E per questo propone l'assorbimento in Anas. per lasciare una porta aperta, in futuro, alla realizzazione del progetto».
Secondo il senatore dei Verdi, a motivare l'ostinazione di Di Pietro sarebbe nnanzitutto «l'esigenza di distinguersi politicamente all'interno del governo. Tanto più che il ministro è uscito perdente dallo scontro con Clemente Mastella». Un'esigenza resa ancora più pressante dall'eventualità di elezioni anticipate e dalla presenza, tra i deputati dell'Italia dei Valori, di Aurelio Misiti, da sempre potente e convinto ostenitore del ponte. Un deputato cresciuto nelle file del Pci, ex segretario nazionale della Cgil-Scuola e passato nelle file berlusconiane nel 1994. Un salto che gli permise di
essere nominato nel 1994 Presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici e Commissario straordinario per le grandi opere del sud nel 2003. Una tortuosa vicenda politica per il momento conclusasi con l'elezione delle file del partito di Di Pietro con l'ambizione di rappresentare quella parte di elettorato calabrese che spera di trarre vantaggi dalla costruzione del ponte.
 


INTERPELLANZA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA di ITALIA DEI VALORI

 
I senatori dell'IdV hanno presentato  un' 'interpellanza, sulla linea di quella  presentata dalPrc eSinistra Democratica al Senato per uno stop alla richiesta di trasferimento di Luigi De Magistris. I senatori Formisano, Rame, Caforio e Giambrone  condividono l'interpellanza dei senatori Iovine, Palermo, Di Siena e Giannini. 'L'esigenza e' - di evitare che possa determinarsi alcun dubbio nell'opinione pubblica, circa un intervento del ministro volto a privare il giudice naturale di un'indagine che veda interessati esponenti politici'. La conclusione - spiegano i senatori dipietristi, e' la richiesta al ministro della Giustizia di revoca della richiesta di trasferimento d'ufficio del dottor De Magistris, al fine di consentire allo tesso di completare la sua indagine, eliminando i dubbi che stanno turbando gli italiani.
 
INTERPELLANZA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

 
Premesso che:
fonti di stampa hanno dato notizia che il procuratore generale facente funzioni presso la Corte d'Appello di Catanzaro, dottor Dolcino Favi,  ha avocato l'indagine "Why not" condotta dal titolare PM dottor Luigi De Magistris;
che, sempre secondo tali fonti, il motivo dell'avocazione risiederebbe nell'incompatibilità derivante dal fatto che il ministro della Giustizia ha chiesto al CSM il trasferimento d'ufficio del dottor Luigi De Magistris e che il ministro medesimo risulterebbe iscritto nel registro degli indagati nel procedimento avocato;
che il CSM ha rinviato la decisione di merito sulla richiesta del ministro al prossimo 17 dicembre;
che oggettivamente c'è il serio rischio di ingenerare nell'opinione pubblica il convincimento o il dubbio che l'iniziativa del ministro potesse avere l'obiettivo di sottrarre al dottor De Magistris un'indagine in cui è parte, e che vede interessati altri esponenti politici compreso il presidente del consiglio;
che presso il CSM pendeva, e tutt'ora pende, un procedimento disciplinare nei confronti del dottor Luigi De Magistris, e in quella sede sarà valutata la correttezza o meno sotto il profilo disciplinare della sua attività;
se non ritenga opportuno:
revocare la richiesta di trasferimento d'ufficio del dottor Luigi De Magistris, onde consentire al magistrato di portare a compimento la sua indagine, eliminando in tal modo tutti i dubbi che stanno turbando l'opinione pubblica e minando in tal modo la fiducia nella giustizia.
           
            Sen. Aniello FORMISANO
            Sen. Franca RAME
            Sen. Giuseppe CAFORIO
            Sen. Fabio GIAMBRONE


IN CERCA DELL'URANIO IMPOVERITO

di Antonietta Gatti e Stefano Montanari
D’improvviso la tragedia dei soldati malati delle sindromi cosiddette del Golfo e dei Balcani è diventata interessante per l’opinione pubblica e, come sempre accade in circostanze simili, ognuno dice la sua in base non si sa bene a quali conoscenze e competenze. Va da sé che tra chi dice la propria ci sia anche qualcuno che ha interesse a che certe informazioni arrivino nella maniera che fa più comodo per raggiungere certi obiettivi. Noi non abbiamo alcun vantaggio a manipolare i dati, ci occupiamo del problema da anni e questo nostro interesse puramente scientifico ci ha portato ad esaminare i reperti bioptici (o autoptici quando il proprietario di quei tessuti non c’era più) di un’ottantina (ma il numero è in crescita costante) di militari prevalentemente italiani, ma qualcuno anche francese, canadese o statunitense. Ciò che abbiamo trovato in tutti questi tessuti malati, e non solo nei tessuti ma in qualche circostanza anche nello sperma, è stata della polvere inorganica di dimensioni variabili da qualche micron (millesimo di millimetro) giù fino a qualche decina di nanometri (un nanometro è un milionesimo di millimetro). La chimica di queste particelle, una chimica spesso insolita quando non del tutto nuova, è caratteristica di materiali non biodegradabili e non biocompatibili. Da che l’esistenza di queste malattie è cominciata a trapelare, l’uranio impoverito usato in una certa classe di bombe e proiettili è sempre stato indicato tra i maggiori imputati come agente d’innesco delle malattie dei soldati, eppure noi di questo uranio non abbiamo mai trovato traccia nei tessuti. Nella su forma impoverita dell’isotopo chiamato 235, l’uranio ha una radioattività piuttosto bassa, comunque, se presente nell’ambiente, non sufficiente per provocare malattie come quelle tipiche delle “sindromi”. Altra cosa potrebbe essere se l’uranio impoverito in forma di particella fosse presente in discreta quantità nell’organismo ma, come detto, noi questo uranio non lo abbiamo trovato. A questo punto qualcuno ha voluto credere che questo mancato ritrovamento assolvesse l’uranio, il che non corrisponde alla realtà. Nei fatti, le armi che si servono di questo metallo ne impiegano pochi chilogrammi e quei pochi chilogrammi sono sufficienti, una volta colpito il bersaglio, a far vaporizzare tonnellate di materiale, un materiale la cui composizione dipende ovviamente dal bersaglio. Questa specie di vapore ricondensa entro pochi secondi sotto forma di polveri finissime, queste polveri se ne stanno sospese in aria per tempi anche lunghissimi e chi è presente in zona non può evitare d’inalarle insieme con l’aria che respira. Sono proprio quelle le polveri che noi troviamo nei reperti patologici. Il perché non abbiamo mai trovato l’uranio è semplice: come dovrebbe risultare evidente facendo la proporzione tra i pochi chilogrammi di uranio e le molte tonnellate di polvere che questi pochi chilogrammi producono, si tratta di quantità davvero minime del famigerato uranio rispetto a tutti gli elementi chimici che sono coinvolti nell’esplosione e, dunque, trovarne traccia è ben più improbabile di quanto non sia trovare il classico ago nel pagliaio. Naturalmente non è detto che uranio non ce ne sia. Anzi, la sua presenza nell’organismo è assolutamente probabile, ma il problema è solo la quantità. A questo punto, se tutto quanto spiegato fin qui è stato compreso, risulterà chiaro che l’uranio non è l’agente patogeno, ma senza l’uranio un’esplosione di quella portata così devastante sia per massa di materia coinvolta sia per temperatura, una temperatura che supera la bellezza di 3.000 °C, non sarebbe potuta avvenire. E per quanto riguarda la temperatura, bisogna sapere che più questa è alta, più piccole e di gran lunga più aggressive per l’organismo sono le particelle prodotte. Dunque, per chiarire al di là di ogni dubbio, l’uranio è sicuramente colpevole della patologia, essendo l’elemento che provoca la formazione dell’agente patogeno che è la polvere finissima. Insomma, non l’assassino ma il mandante, per riciclare un’immagine che abbiamo già usato decine di volte in libri, articoli e interviste in ogni mezzo di comunicazione, sempre sperando di non essere più o meno volontariamente fraintesi. Può essere interessante, pur senza destare sorpresa, notare come le malattie non siano limitate ai militari dispiegati, ma colpiscano ugualmente anche ai civili che vivono nelle zone teatro di guerra, così pure come a chi risiede o lavora nell’intorno di certi poligoni di tiro dove si svolgono esercitazioni belliche. A parer nostro, è piuttosto improbabile imputare quelle malattie alle vaccinazioni multiple e alla somministrazione di certi farmaci sperimentali cui i militari possono essere stati sottoposti, e questo perché non tutti coloro che si sono ammalati le hanno subite, non tutti gli eserciti ne hanno usato gli stessi cocktail e con le stesse modalità, e, in genere, i civili coinvolti non sono stati sottoposti a vaccinazione né mai hanno assunto quei farmaci. Stessa cosa si può affermare per l’esposizione a certi preparati chimici con i quali alcune tende e teloni di camion sono stati irrorati. Certo, vaccini, farmaci e sostanze velenose possono aver ricoperto il ruolo di concausa in qualche modo facilitando il manifestarsi della malattia, ma non di più. Dunque, stando alle nostre indagini, l’uranio è colpevole, anche se non con i meccanismi, peraltro mai dimostrati, sostenuti da qualcuno. Da ultimo, non va dimenticato come le polveri fini e finissime, comunque prodotte, siano patogeniche, come ormai dimostra un’amplissima letteratura scientifica.


bambine, bambini... e la violenza in famiglia!

ho ricevuto questa lettera, che volentieri pubblico
Testimonianza Anna
Sono stata violentata da mio  padre a 10 anni,  una volta sola. Dico,  "violentata",  ma il termine è errato.
Più giusto dire:"Ho avuto un rapporto sessuale con mio padre,  senza nessun trauma,  senza capire quello che mi stava capitando. Ripeto,  avevo 10 anni. Volevo molto bene a mio padre e lui voleva molto bene a me. Troppo... Non c'è stata violenza alcuna... non pensavo fosse "male",  solo da adulta ho capito tutto l'orrore di quell'atto: una terribile violenza alla mia innocenza.
Molte volte ci ho pensato da grande. Allora,  in quel momento forse incoscientemente,  mi son detta: "E' mio padre,  mi vuole bene,  da lui male non me ne può arrivare. E' mio padre,  se l'ha fatto vuol dire che è naturale,  che doveva farlo. L'ho accettata come la varicella,  la scarlattina,  le mestruazioni. E' mio padre.  E non ci ho pensato più. In un attimo avevo rimosso,  cancellato tutto. E chi si ricorda della varicella,  del morbillo? 


TANGENTOPOLI NON E’ MAI FINITA

Intervista a Furio Pasqualucci, Procuratore Generale della Corte dei Conti

di Roberto Turno, Il Sole 24 Ore , 10/10/2007

 
Tangentopoli vive e lotta con noi. Non è finita, anzi, e la guardia va tenuta a alta. Furio Pasqualucci, 72 anni, da fine agosto Procuratore Generale della Corte dei conti, lancia l’allarme corruzione nella Pubblica Amministrazione. Ma anche quello delle consulenze, sui cui il Governo in Finanziaria ha negato un giudizio preventivo ai magistrati contabili.
E sui costi della politica chiede di ridurre i Ministeri secondo la “Legge Bassanini”.
Ma la Corte ha in serbo altre novità: una circolare che rafforza l’obbligo di denuncia per danno erariale dei dipendenti, esteso ad enti pubblici ed economici, società partecipate e danno ambientale.
 
Furio Pasqualucci, dall’alto dei suoi 42 anni in Corte dei Conti, non soffre il fatto che le vostre denuncie restino spesso inattese?
 
C’è qualche problema, naturalmente. Ma siamo pur sempre in Italia. Le segnalazioni frutto dei nostri controlli richiedono di essere raccolte dagli organi competenti affinché siano messi in atto i correttivi necessari. Così avviene in Inghilterra, in Germania, nella stessa Comunità europea. Da noi invece non c’è una risposta immediata.
 
Sarà causale, ma lei si insedia e trova l’eredità del suo predecessore con una nota interpretativa sull’obbligo di denuncia di danno erariale a tutte le amministrazioni. Come mai adesso? C’è forse, troppo lassismo?
 
Può esser che la nuova circolare sia nata da una rilevazione di non adempimento delle denunce da parte delle amministrazioni. Ma c’è sicuramente una giustificazione tecnica. Perché dopo la circolare del 1998 ci sono state diverse novità. La Cassazione ha riconosciuto la giurisdizione della Corte sugli enti pubblici economici e sulle società partecipate. Così, adesso le nuove note interpretative lo prevedono.
La stessa cosa accade per la giurisdizione in materia ambientale. Anche se, va detto, è bene tornare su questi argomenti: una circolare di dieci anni fa potrebbe essere caduta nel dimenticatoio.
 
Quali sono le patologie di danno erariale che la preoccupano di più?
 
A me preoccupa di più il fenomeno delle tangenti e della corruzione negli apparati dello Stato, che bisogna assolutamente stroncare. Nel 2006 per tangenti, corruzione e concussione abbiamo registrato 170 sentenze di condanna su 638 in totale. E’ un numero significativo e un fenomeno costante.
Dopo quello che si considerava il momento purificatore di Tangentopoli, i casi sono diminuiti. Probabilmente hanno assunto solo forme più sofisticate.
 
Tangentopoli non è finita, la guardia va tenuta alta…
 
Senz’altro. Dai concorsi universitari alla vendita degli immobili, dalla sanità agli appalti. Non c’è quella austerità di costumi che sarebbe necessaria e doverosa. Oggi nessuno più crede che un concorso sia serio…
 
Anche le consulenze rientrano in questa categoria?
Certo, spesso possono essere una forma di erogazione illecita di denaro pubblico. LE consulenze non sempre si giustificano né per il tipo dei problemi da esaminare, né per le professionalità alle quali ci si rivolge.
 
Al Governo avevate chiesto di inserire in Finanziaria una norma per poter esprimere un parere preventivo sugli incarichi di consulenza. Il Governo non vi ha ascoltato.
 
L’obiettivo era bloccare a priori una spesa non giustificata, e non, come adesso, di intervenire a cose fatte. Diciamo che la nostra collaborazione non è stata recepita. Faremo comunque la nostra parte.
 
Le consulenze sono uno degli aspetti dei costi della politica oggi nel mirino. Con quali aspetti dei costi della politica avete oggi più a che fare?
 
La nostra attività giurisdizionale ha risvolti concreti riportabili in senso lato ai costi della politica. Uno degli aspetti principali è senz’altro quello delle società partecipate, che stanno proliferando in maniera spaventosa. Poi c’è l’uso di poteri discrezionali, che potenzialmente produce danno erariale.
Ma attenzione, sparare nel mucchio è sbagliato, si genera solo sfiducia. Certo molto costi possono essere limitati
 
Da cosa comincerebbe?
 
Dal riaccorpamento dei ministeri come previsto dalla “Bassanini”. Meno apparati, meno spese. Sarebbe una cosa utile.
 
 


CIRO CRESCENTINI:DENUNCIA MORTI BIANCHE TRA I CANTIERI EDILI NAPOLETANI E VIENE LICENZIATO

Caro Segretario Generale Guglielmo Epifani,
Spett.le Segreteria Nazionale Cgil,
 
siamo lavoratori e e cittadini di tutte le estrazioni politiche e sindacali.
Vi chiediamo di intervenire a favore di Ciro Crescentini perchè sia reintegrato al più presto al suo posto di lavoro.
Non possiamo credere che sia stato licenziato perchè svolgeva il suo dovere, denunciando i cantieri irregolari all'Ispettorato del lavoro.
E' una cosa sconcertante!
Abbiamo bisogno di sindacalisti come Ciro Crescentini.
Stranamente il sindacato (come del resto i partiti politici) non applica l'articolo 18 ai suoi dipendenti.
E incredibile che chi lo difende non lo applichi.
Comunque la nostra richiesta rimane: la Fillea Cgil di Napoli DEVE ritirare il licenziamento e reintegrare Ciro Crescentini.
Cordiali saluti.
 
Marco Bazzoni-Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
 
CHI VUOLE ADERIRE ALL'APPELLO, INSERISCA IL SUO NOMINATIVO, AZIENDA, QUALIFICA, CITTA' E GIRI L'ADESIONE A : [email protected]
 
 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
 
Al Ministro del Lavoro e della previdenza sociale, per sapere - premesso che:
 
Ciro Crescentini ha lavorato per venticinque anni come sindacalista della Fillea-Cgil di Napoli;
 
il 24 settembre scorso la Fillea ha comunicato a Crescentini la decisione, non motivata né argomentata, di rescindere il suo contratto di lavoro;
 
Crescentini ritiene che all’origine del suo licenziamento vi sia una denuncia, da lui presentata nel novembre 2006 presso l’Ispettorato del Lavoro di Napoli, per richiedere – come ha affermato in un’intervista recentemente rilasciata ad un organo di stampa nazionale – «tempestivi interventi ispettivi in determinati cantieri mai oggetto di precedenti denunce»;
 
tale denuncia non ha avuto alcun esito e nessun ispettore ha mai visitato i cantieri segnalati;
 
al contrario, Ciro Crescentini ha ritrovato, nelle scorse settimane, l’esposto presentato (e protocollato, come risulta dalla segnatura in calce al documento stesso) sulla scrivania di Giovanni Sannino, segretario della Fillea-Cgil di Napoli, che ha riferito di averlo ricevuto da Luigi Petricciuolo, componente della segreteria provinciale della Camera del Lavoro, il quale, a sua volta, lo avrebbe ricevuto dal Responsabile dell’Ispettorato di Napoli, il quale – riferisce Crescentini – si sarebbe lamentato del numero eccessivo di denunce presentate dal sindacalista;
 
pare discutibile, a giudizio dell’interrogante, che Sannino, invece di presentare una denuncia per violazione del segreto istruttorio, abbia diffuso una circolare per precisare che, da quel momento in poi, qualsiasi iniziativa verso le istituzioni sarebbe dovuta essere sottoposta alla conoscenza preventiva della segreteria generale;

Crescentini, in un’intervista al quotidiano Liberazione, afferma di aver ricevuto da parte della Fillea-Cgil una offerta di buonuscita pari a 150.000 euro con l’intenzione di convincerlo ad accettare di buon grado l’interruzione del rapporto di lavoro;
 
nella stessa intervista, Ciro Crescentini afferma di aver ricevuto anche un’offerta di lavoro, da parte della Cgil, per un posto di impiegato alla Cassa Edile, notoriamente un organismo paritetico non di proprietà della Cgil;
 
il sindacalista ha immediatamente impugnato, sul piano legale, il licenziamento – :
 
quale sia il giudizio del Ministro interpellato in relazione alla vicenda in parola e alla richiesta, avanzata da numerosi lavoratori e delegati sindacali in un appello recentemente prodotto, di reintegrare Ciro Crescentini al proprio posto di lavoro.
 
On. Alberto Burgio

Argomento: 

Taranto, l'incubo è la diossina

Di Stefania Divertito

 

 

«Il 35% della diossina europea viene prodotto a Taranto»: si sostanzia dei nuovi dati della rilevazione Arpa la battaglia che vede in prima linea l¹associazione Peacelink. Nella città pugliese è emergenza sociale per l¹incremento di tumori, più volte segnalato dagli oncologi.

Tanto che è di qualche giorno fa la diagnosi della “sindrome del fumatore incallito” in un bambino di appena 10 anni.

La ricerca Arpa - che la regione Puglia ha fatto sua e che vuole portare all'attenzione nazionale - mostra un¹Italia divisa in due. A Taranto infatti sono in vigore - grazie a una legge approvata in extremis dal governo Berlusconi - i limiti per emissione di diossina previsti da una legge dello scorso governo, superiori di mille volte a quelli europei, applicati invece in Friuli Venezia Giulia. L¹Ilva tarantina sarebbe quindi fuori legge a Trieste. Le associazioni ambientaliste - Peacelink in testa - ora chiedono il rispetto dei limiti europei anche nel resto d’Italia.

 

Con il contributo di www.peacelink.it e www.tarantosociale.it

Anno: 

Per non dimenticare Anna Politkovskaja

di Andrea Riscassi
Il 7 ottobre sarà un anno che Anna Politkovskaja è stata uccisa sul portone di casa sua a Mosca. Chi, a volto scoperto, le ha sparato quattro colpi di pistola è ancora impunito, così come quanti hanno ordinato di far fuoco sulla più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi.  Anna in patria era sconosciuta, come ha opportunamente (e delicatamente) ricordato il presidente Putin poche ore dopo l’esecuzione. Lì infatti i libri di Anna sulla Cecenia e sull’involuzione democratica russa faticavano a esser pubblicati. La libertà di stampa è minacciata in Russia da quando il Cremlino è guidato da un ex tenente colonnello del Kgb. Eppure, malgrado minacce e avvelenamenti, Anna non aveva voluto abbandonare la sua terra, la sua Russia. I suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani a Groznj come a Mosca erano noti in Occidente.  Ma nessun rappresentante dell’Unione europea si è sentito in dovere di partecipare ai suoi funerali. Nessun capo di Stato. Nessun premier del mondo che parla di esportare la libertà.  Se la politica è stata disattenta (partecipe invece alla gara per pagare il gas russo qualche spicciolo in meno), il mondo della cultura non può dimenticare Anna Politkovskaja. Chiediamo quindi che, in tutta Europa, giornali, teatri, filarmoniche, orchestre o singoli artisti organizzino per il 7 ottobre 2007 iniziative per ricordare Anna.  Per dire a chi l’ha fatta uccidere: noi non dimentichiamo! 
Per aderire: [email protected]


GLI SPRECHI DELLA RAI:quesito a risposta immediata alla societa` concessionaria del servizio radiotelevisivo

Quesito a risposta immediata alla societa` concessionaria del servizio radiotelevisivo, a norma dell’atto di indirizzo approvato il 25 ottobre 2005 (ex artt. 17 e 18 del Regolamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi)
RAMEPremesso che:
il settimanale L’Espresso del 12 luglio 2007 ha pubblicato un articolo dal titolo “Va in onda tele spreco. Mezzo milione di euro a puntata per il flop Parietti. Quasi altrettanti per 'Votantonio'. Un dossier rivela le spese folli di RaiDue” di Riccardo Bocca:
Sintesi articolo – Esposto Associazione dei consumatori Codacons, presentato lunedì scorso alla Procura di Roma e alla Corte dei conti del Lazio: costo per costo, tutti i denari che Rai 2 diretta da Antonio Marano ha investito tra il 2006 e il 2007 per costruire la sua offerta catodica.  'Balls of steel' ('Palle d'acciaio'). Costo: “Due milioni 900 mila euro.   programma notturno a base di burle trash che il critico Aldo Grasso ha definito nell'ordine "campione d'insulsaggine", "uno scandalo" e "un modo per buttar via budget e risorse umane".Assurdo? Soprattutto mentre la tv si evolve e punta ai grandi scenari del futuro? C'è molto di più, 'Votantonio', la trasmissione di fantapolitica prodotta da Einstein Multimedia e condotta da Fabio Canino, il 7 maggio scorso ha fatto il suo esordio ed è stato un flop: 4,96 per cento di share con un milione 174 mila spettatori. Dopodiché il programma ha chiuso i battenti, costando però a RaiDue "1 milione 350 mila euro". Anche perché oltre alla puntata trasmessa ne sono state realizzate altre due.'Wild West', il reality prodotto con Grundy Italia e presentato da Alba Parietti, dopo tre puntate ha tolto il disturbo. A che prezzo? "2.722,22 euro al minuto" - "pari a 490 mila euro a puntata e a complessivi 1 milione 470 mila euro". 'Donne', condotto da Monica Leofreddi e prodotto con Endemol,è costato ben 489 mila euro a puntata per un tottale di 2 milioni 934 mila euro.   'La sposa perfetta', format senza troppa fortuna in Italia, prodotto con Magnolia e presentato da Cesare Cadeo e Roberta Lanfranchi: 530 mila euro a puntata – totale: 5 milioni 830 mila euro.  Da queste e altre cifre, scrive nel suo esposto il Codacons, risultano "evidenti danni al bilancio della rete (RaiDue), finanziato come ben si conosce in buona parte dal canone pagato dai cittadini consumatori". Non solo: "A fronte di questi dati", prosegue l'Associazione dei consumatori, "ciò che stupisce è la condotta editoriale tenuta dai vertici di RaiDue (...). Non si comprende bene, per quale motivo spesso non si sia provveduto a interrompere la messa in onda di programmi (...) di scarso gradimento (...). O viceversa perché alcuni programmi siano stati interrotti immediatamente, nonostante fossero state già acquistate e pagate ulteriori puntate".Un attacco, quello del Codacons, dritto al direttore di RaiDue Antonio Marano che di prodotti televisivi se ne intende, come gli riconoscono amici e nemici. Resta il fatto che a colpire, nell'esposto, non è soltanto il costo dei flop, ma anche quello dei programmi di successo. Basti pensare alle serate de 'L'isola dei famosi' (Magnolia), sostenute con 5 milioni 800 mila euro, cioè 193 mila 330 all'ora. O agli appuntamenti con 'Quelli che il calcio...', 7 milioni 953 mila euro complessivi, 203 mila a puntata.In confronto, Michele Santoro fa la figura del poverino. Al suo 'Annozero' sono stati riservati 65 mila euro all'ora: 130 mila euro a puntata, 1 milione 950 mila in totale.”
si chiede di sapere
se quanto riportato nell’articolo in oggetto corrisponda al vero e, in caso positivo, quali ragioni di strategia aziendale abbiano indotto la Rai alla scelta di tali produzioni;se, oltre ai criteri di spettacolarità, che pure secondo i dati Auditel in alcuni casi sono mancati, nello scegliere tali produzioni si siano tenuti presenti i principi dettati alla Rai dal Contratto di servizio, sottoscritto in quanto concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo.
 


INTERVENTO DI FRANCA RAME AL CONVEGNO DI SIENA SULLA SCLEROSI MULTIPLA

La S.M. è una delle tante malattie neurologiche degenerative. Oggi  sono in grande aumento e coinvolgono 50 milioni di europei su 466 milioni di cittadini (10 per cento). Il costo totale delle malattie neurologiche è di 130 miliardi di euro in Europa, per un costo pro capite di € 2.600 all’anno.  Questa è solo la punta dell’iceberg della spesa: bisogna pensare all’ assistenza domiciliare dei familiari: badanti, assistenti, spesa farmaceutica privata, giornate lavorative perse ecc.. Le famiglie vengono lasciate senza sostegno e sono le fasce “economicamente disagiate”, quelle impossibilitate a frequentare i grandi centri medici privati, che subiscono maggiormente la malattia. 

Ecco il testo della lettera letta da Franca al convegno tenuto il 9 luglio a Siena, sulla lotta alla sclerosi multipla. 

 

 

Sono una ragazza di 30 anni, vivo in provincia di Venezia e da sei anni sono ammalata di Sclerosi Multipla. 

Ti scrivo perché da quando mi sono ammalata mi sono vista catapultare in un mondo che è assurdo e solo ora dopo 6 anni, sento la forza e la necessità di provare a farmi sentire… Ora che ho accettato mio malgrado la malattia e che il mio carattere è tornato  quello di una volta, vorrei che le persone conoscessero questo Mondo fatto di tante realtà purtroppo tristi… le nostre malattie ci consumano tante energie e forze, ma questo Mondo rimane indifferente, silenzioso troppo… 

I nostri pianti, le umiliazione che ci vengono inflitte ci tolgono dignità… e un po’ alla volta ci viene da pensare che noi non abbiamo diritto a nulla e che quello che ci viene dato è un dono di Dio… 

Raccontare tutta la mia storia via lettera sarebbe troppo lunga, ma vedrò di scrivere il necessario perché ci mi possa aiutare a farci sentire…  Prima di ammalarmi lavoravo in uno studio dentistico come assistente alla poltrona, ma ovviamente da quando c’è anche lei, la malattia, ho dovuto e sottolineo  dovuto lasciare (le mie mani non funzionano bene, ed è impensabile per me stare in piedi un’ora… si provi ad immaginare 8 ore!!!). 

Da quando nel Giugno del 2000 è cominciata questa mia nuova vita, ho visto ahimé tanti ospedali e tanti dottori… e stare male e sentire questa sensazione strana che cammina nel tuo corpo e che tu non capisci e non sai come spiegare… 

Nel primo ospedale in cui sono stata si metteva in dubbio quello che io dicevo!!! In 15 giorni non mi hanno fatto una risonanza e per fortuna che ero nel settore e tramite il mio datore di lavoro sono andata in un altro ospedale dove mi hanno fatto subito le risonanze e dopo i risultati sono stata ricoverata. Immediatamente   accertamenti e cure in Agosto… ho dovuto aspettare tre mesi, vi rendete conto?! 

Un passo di rito sono le visite di invalidità. Il motivo per cui ho presentato domanda è che volevo entrare nelle famose liste speciali di collocamento. La prima visita d’invalidità l’ho fatta nel 2001 e mi hanno riconosciuto il punteggio di 60%,e cosi con questo punteggio sono entrata nella famosa lista!!! Nel 2002 ho fatto domanda di aggravamento e mi hanno ricociuto il 75%… 

 Facendola breve in 4 anni e mezzo che sono iscritta a questa lista sono stata chiamata 304 volte per posti lontanissimi da dove abito. 

Causa malattia ho problemi alla vescica e lunghi viaggi non posso farli. Sempre causa malattia ho problemi agli occhi e non posso guidare e poi non posso permettermi né di comprarmi una macchina né di mantenerla… quindi ho dovuto rinunciare. 

In pratica ho lavorato solo 11 mesi nel mio vecchio posto di lavoro per sostituire una mia ex collega che era in maternità… ma sempre perchè io mi sono fatta avanti, e comunque mi è sembrata una cosa fatta perché gli facevo pena. 

Grazie ai miei genitori che oltre a seguire me nei mie ricoveri e visite seguivano pure la burocrazia… e cosi via altre visite e altre commissioni e grazie a queste visite sono riuscita ad avere una pensione di inabilita al lavoro di €420.00 circa mensili. Ma tutte queste visite comportano che ogni tre anni devo fare una visita di revisione per vedere se sono migliorata. Magari! La mia è una malattia progressiva non  regressiva…ma del resto pure i bambini down ogni tre anni devono presentarsi alla visita di revisione. 

Ma vi rendete conto!!??? 

E mi creda, ogni volta che si va a queste visite per me è molto umiliante, sembra di andare a chiedere la carità, hai di fronte dottori sempre diversi che a fatica ti guardano in faccia, e se ti guardano lo fanno dall’alto al basso e tu ti senti piccola piccola… E poi ti fanno domande a cui tu resti un po’ interedetta perché non sai cosa voglia dire. 

Non capisci. 

Oppure domande del tipo perché non guidi? Perché non ti compri una macchina? Ascolti musica? Pensi di sposarti? 

Queste le capisci eccome… e sono domande che fanno male. Molto male. Esci chiedendoti: sono io che non capisco, fraintendo…forse sono io sbagliata…e via cosi. 

Vivo sola da settembre. Io e i miei genitori abbiamo cambiato casa, ora abitiamo al piano terra e abbiamo 2 appartamenti comunicanti. 

Da un anno circa ho cominciato tramite l’Ulss un Tirocinio di formazione dove prendo €130.00 mensili per fare 24 ore settimanali… Una volta questa cosa si chiamava sfruttamento ed era illegale, ora con la scusa di occupare il tempo a un invalido è diventato legale!!! 

Quindi io a fine mese vengo a prendere €550.00 con i quali mi pago le bollette, il mangiare e pure alcune medicine… eh già, altro tasto dolente di questo nostro Mondo! Al mese di medicine spendo €76.00 purtroppo 2 farmaci che prendo abitualmente uno da due anni l’altro da uno, me li devo pagare perché non sono riconosciuti per la sclerosi multipla. Un altro farmaco l’ Uraplax che serve per la vescica e costa € 25.00 a scatola  a me ne servivano due scatole al mese. Al momento non lo uso più ma in compenso vado ogni 6 mesi a fare un interventino alla vescica. 

E poi c’è il Mantadan che serve per la stanchezza fisica e costa €7.00 a scatola e a me servono tre scatole al mese. 

Pensa che un farmaco che usavo lo scorso anno per la vescica perché diventasse di fascia “A” anche per la sclerosi sono passati 9 anni e intanto la proposta passava dai senatori ai deputati… e chi come me ne aveva bisogno pagava!!! 

Io mi chiedo come delle persone che non hanno i nostri problemi possono permettersi di decidere su cosa noi abbiamo bisogno… Ad esempio la legge 5 Febbraio 1992, n 104”legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicapate” una delle tante cose a cui serve, è che dà la possibilità alla persona che è stata dichiarata invalida o a un famigliare di usufruire di tre giorni al mese retribuiti per salute, o per accompagnare l’invalido a visite/ day ospital…e va più o meno bene perché con questa legge si da per scontato che una persona invalida che occupa un posto di lavoro non abbia bisogno di essere accompagnato!!! Non è cosi perché io anche se dovessi avere un lavoro, per certi esami e per i day ospital ho bisogno di essere accompagnata e pure che mi vengano a prendere… quindi mia mamma o mio papà (sempre se io lavorassi) dovrebbero prendersi un giorno di permesso che non è retribuito alla stessa maniera, e non finisce mica qui nel caso la persona invalida fosse ricoverata e mettiamo caso avesse bisogno di assistenza ciccia non vale!!!?? 

Penso che al ministero della Salute sarebbe giusto che ci  fossero i diretti interessati (e per diretti interessati intendo chi fa parte di questo nostro Mondo) non chi ci studia. Ni nostri bisogni. 

La sclerosi Multipla è una malattia strana… la gente non la conosce, e chi la studia ha difficoltà nel capirla. Chi ci convive impara a conviverci e posso dire che se la gente non sa della tua malattia,  a fatica dice di me che sono ammalata. 

Il fatto di camminare a fatica varia, va un po’ meglio a volte peggio, ma chi mi vede non sa che mi faccio due cateteri al giorno, che devo stare attente alle cose calde perché non ho sensibilità a parte sulla testa per fare il bagno io uso un acqua che va dai 40° ai 45°, che faccio fatica a vedere non lo capiscono. Dicono mettiti gli occhiali, ma non servirebbero… perché sono gli stimoli nervosi che non arrivano o arrivano tardi, credetemi è pesante sapere che la gente pensa di te che fai finta, che stai bene e invece tu vivi un sacco di disagi, dolori, formicoli, vari tipi di impacci motori… e ci si arrangia. “di necessità si fa virtù”. 

Ti ringrazio della tua attenzione… mi auguro di avere il tuo aiuto per far sentire la mia voce. 

Un abbraccio

Argomento: 

FRANCA RAME: AIUTIAMO LIBERA E SPAZIO APERTO A SALVARE IL BAR ANTIMAFIA DI BUCCINASCO!

E' un errore pensare che la mafia, anzi le mafie, siano una fatto locale.

 A Buccinasco, un tranquillo e ricco comune del Sud-ovest milanese, la ‘Ndrangheta calabrese ha instaurato un avamposto per il Nord Italia. Il precedente sindaco, Maurizio Carbonera, con il supporto della sua giunta, decide di iniziare una seria battaglia per la legalità: quando, con una grande operazione di polizia vengono sequestrati una serie di immobili alla malavita, stabilisce che il Comune si occupi del riutilizzo dei beni per la collettività. In particolare una villa, che viene messa a disposizione della Croce Rossa, e un bar, prima utilizzato come luogo d’incontro per ‘ndranghetisti, per un progetto assolutamente innovativo.

 L’idea è quella di dare vita ad una pizzeria sociale, che offra lavoro a persone disagiate, ex carcerati ed ex tossicodipendenti, gestito da Libera e da un’associazione locale, Spazio Aperto. Tanto è importante questo progetto, che la Provincia mette a disposizione un fondo di 35 mila euro per l’avvio del programma.

 Il Sindaco Carbonera subisce una serie di atti intimidatori: incendio dell’auto, invio di un proiettile; ma lui non demorde, fino a quando, con le nuove elezioni, la sua giunta cade. Purtroppo però, la pizzeria sociale non è stata ancora aperta.

 La nuova giunta, retta dal neosindaco Cereda, nonostante le sollecitazioni, sembra aver intenzione di non procedere con l’iniziativa. Viene quindi organizzato un presidio di fronte al bar-pizzeria, per chiedere la definitiva approvazione del progetto. Domani, giovedì 19, la giunta si riunirà per deliberare, e tra la gente, è forte il timore che vada tutto all’aria.

 Nel tentativo di sostenere il progetto di riutilizzo dei beni mafiosi per la collettività, Franca Rame ha diramato il sottostante comunicato.

 Siamo ancora in tempo, se vorrete, a scrivere una lettera all'assessore competente per il Sindaco Loris Cereda!

 [email protected]

 FRANCA RAME: A BUCCINASCO NON SI OSTACOLI IL PROGETTO DELL'ASSOCIAZIONE LIBERA-CONTRO TUTTE LE MAFIE E SPAZIO APERTO

 

   Nel comune di Buccinasco, Sud-ovest milanese, molti cittadini temono il blocco del progetto di Associazione Spazio Aperto  e Libera, l’emerita associazione contro tutte le mafie. Si tratta di un bar, sottratto alla ‘Ndrangheta calabrese, che avrebbe dovuto diventare una pizzeria sociale, per l’impiego di persone disagiate, per cui sono stati già stanziati 35 mila euro da parte della Provincia.

 E’ probabile infatti che giovedì 19 la Giunta di centro-destra blocchi l’iter di assegnazione, per “vederci chiaro, per verificare se tutto è stato fatto regolarmente”, senza però fornire delucidazioni confortanti sulle previsioni di destinazione e buttando all’aria una proposta innovativa.

 “La restituzione alla collettività dei beni confiscati alle mafie deve essere tempestiva e dovrebbe avere per oggetto il miglior utilizzo per la società – afferma la Senatrice Franca Rame – e l’associazione Libera è senz’altro in prima linea, come testimoniano i molti interventi in tutta Italia.  Sono certa che il sindaco Cereda – prosegue la Senatrice – abbia a cuore il benessere dei suoi concittadini, e mi permetto di consigliargli di non annullare la delibera della precedente giunta, accettando l’illustre consulenza di Don Ciotti, la cui esperienza va oltre le diatribe politiche”.   

 

  

Argomento: 

Dal Club delle Vecchiacce - Di Lidia Menapace

Il vecchio continente invecchia e i vecchi gli pesano, figurarsi le vecchie!
Vorrei fare qualche riflessione in merito, a nome del Club delle Vecchiacce, fondato da Mila Spini e da me anni fa, quando incominciammo a stufarci di sentirci apostrofare con protettiva sufficienza: "nonnina, nonnetta, vecchietta, vecchina" da qualsiasi giovanotto appena sotto i 70.
Orbene, noi del Club delle Vecchiacce chiediamo:
1) che ci si consulti, noi vecchi e vecchie prima di decidere che fare di noi e se siamo o no "sostenibili" da un qualsiasi bilancio demografico;
2) che non si diano per buone le argomentazioni di banche, fondazioni promosse da BMW, da istituti di previdenza e da assicurazioni: le loro sono argomentazioni corporative e non politiche.
3) che se si prende per buona l’affermazione che il problema esiste in tutta Europa e anzi in tutto il mondo detto "avanzato", la questione non è di settore, ma è una grande questione politica generale: da affrontare cioè dai governi con le parti sociali.
Intanto avanziamo qualche osservazione e anche desiderio. Noi del citato Club tenderemmo a rifiutare la soluzione con metodi violenti, tipo Nerone (tutti gli anziani alle arene per essere sbranati) o Erode (ammazziamoli tutti al di sopra di tale età ecc.) o anche nativi del Nuovo mondo (riempiamoli di whiski e di fucili) o anche Hitler (campi di sterminio per la soluzione finale): e ciò non per buon cuore o umanitarismo, (figurarsi! le Vecchiacce hanno come livre de chevet Swift), ma solo perchè tali soluzioni si sono dimostrate antieconomiche, il massino sforzo con il minimo risultato: infatti i cristiani ci sono ancora, come i bambini e le bambine, persino i Nativi e addirittura gli Ebrei.
Ci spiacciono anche le soluzioni violente soft, tipo esporci al solleone, oppure indurci a sport faticosi, ad esperienze stressanti, oppure a maratone erotiche. Non sempre sono rimedi efficaci; anche l’idea di usare le tecnologie avanzate per saper dire a ogni bambino o bambina che nasce di quanto allunga la vita del nonno, non ci va a genlo. Ci piace che bambini e bambine nascano per gioia speranza futuro avventura.
Troviamo dunque finora non convincenti le ricette emesse da economisti bancari ministri ecc. Continuano a dire che bisogna abbassare le pensioni, ridurre i servizi, tagliare la spesa sanitaria, e aiutare le famiglie. Cioè far morire i vecchi con pensioni basse, aiutarli ad andarsene in fretta, non potendo acquistare i medicinali e affidare alle donne -che siamo più longeve- la cura dei superstiti rientrando a domicilio in forma di "servizio sociale onnicomprensivo gratuito", che -come è noto- è la definizione scientifica di casalinga.
Tra le spese da tagliare non troviamo mai le spese militari, ciò ci stupisce e abbiamo pensato che questa larghezza e generosità sottintenda il seguente "ragionamento": non possiamo mandare in guerra i giovani e le giovani che sono merce scarsa e si sa che la guerra fa male soprattutto a loro. Mandiamoci dunque i vecchi e così pigliamo due piccioni con una fava. E se poi le bombe, sia pure intelligenti, beccano magari donne e bambini, pazienza, si tratta pur sempre, nei paesi dove si esporta la guerra, di donne e bambini, che -essendo prolifiche e numerosi- minacciano il nostro bilancio demografico.
A noi sembra rischioso e insicuro: e la sicurezza è una cosa cui questa società non può rinunciare.
Non sarebbe meglio, magari, abolire la guerra o almeno ridurre le spese militari a vantaggio di un bel servizio di medicina preventiva, di città accoglienti a pro’ degli anziani in solitudine, di una società solidale dove vecchi e vecchie possano, se vogliono, agire, aiutare a conservare e trasmettere la memoria storica recente, raccontando anche fiabe o ricette o tecniche, o lavori o saggezza, giochi socialità e politica, il che serve magari a ridurre il consumismo futile, ma incrementa il consumo utile e intelligente?
Attendiamo risposta, grazie. (siamo vecchiacce, ma abbiamo pur sempre avuto una buona Kinderstube)


interrogazione sulla presenza di ordigni nucleari in Italia nelle basi americane di Ghedi e Aviano

RAME. - Al Ministro della Difesa

 Premesso che

 l´Italia  ha sottoscritto il 1° luglio 1968 il Trattato di Non Proliferazione per garantire   uno  sviluppo  pacifico,  privo  di  escalation  militari  alle generazioni  future, ed in seguito con il referendum abrogativo del 1987 fu di fatto sancito l' abbandono da parte dell' Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento  energetico per usi civili, preservando quindi lo stato italiano dagli enormi rischi causati dallo stoccaggio di materiale radioattivo;

 

 

 

   nel  febbraio  del  2005  il  Natural Resources Council, Washington D.C., pubblica  il  rapporto  "U.S.  Nuclear Weapons in Europe", per segnalare la presenza   di   armi  nucleari  USA  presenti  in  Europa:  viene  riferita l´esistenza in Italia di 90 ordigni atomici, di cui 50 nella base di Aviano e le restanti 40 Ghedi (BS);

 

 

 

   il  rapporto  informa  che  si  tratta  si   bombe  atomiche B-61 in tre versioni,  la  cui  potenza  va  da  45 a 170 Kiloton (13 volte maggiore di Hiroshima),  ma  è  chiaro che la pericolosità di questo arsenale in Italia non  consiste  semplicemente  nella  nuda cifra  di ordigni qui depositati, quanto  piuttosto  nel  fatto  che  il  nostro Paese, ospitandoli, offre un appoggio alla politica bellica statunitense, esponendo i propri cittadini a gravi pericoli legati al terrorismo internazionale anti-americano;

 

 l’interrogante chiede di sapere

 

 

 

  quale  posizione  intenda  prendere  il Governo in merito alla presenza di ordigni  nucleari  americani  sul nostro territorio, garantendo il rispetto del Trattato di Non  Proliferazione, e quali misure intenda attuare per assicurarne l´applicazione;

 

 

 quali risposte si intenda dare alle crescenti preoccupazioni in relazione alla grave mancanza di informazione sulla presenza dell'arsenale atomico e della relativa  gestione, e quali misure di trasparenza debbano essere garantite alla cittadinanza, con  particolare riferimento agli abitanti delle zone limitrofe ai due depositi nucleari americani.

 

 

 

 

 


Mirate bene? Desistete

di Tommaso Di Francesco, il Manifesto del 3 luglio 2007
 

Dopo le minacce di attentati a Londra, l'autovettura con i kamikaze che si frantuma sui tornanti dell'aeroporto di Glasgow, domenica un massacro di civili in Afghanistan, l'ennesimo, ad opera della coalizione occidentale, e ieri l'attentato nel mucchio che uccide sette ignari turisti spagnoli in Yemen. La lunga scia di sangue non si ferma. Torna d'estate, ma non era mai cessato, il pendolo di sangue tra guerra e terrorismo. Mentre promettono a man bassa politiche di sicurezza a destra e a sinistra, ci resta una sola certezza: la guerra, in Iraq e in Afghanistan, ci lascia sicuri da morire.
 
A Roma, da questo punto di vista, si è aperta una verifica ineludibile, con la conferenza su giustizia e stato di diritto in Afghanistan, dove l'Italia è impegnata a ricostruire le regole della vita civile, ma poi, in guerra insieme alla coalizione Isaf-Nato, contribuisce a violare con le stragi i diritti umani. Apparteniamo alla genia che attribuisce alle parole tutto il peso che hanno. Sentire un'autorità del mondo, un potente, un governante - e il ministro della difesa italiano Parisi appartiene a questa schiera - gridare: «O miriamo bene o ci asteniamo» precipita l'immaginario nella farsa più crudele. Siamo, più o meno consapevolmente, dei criminali che forse «non sanno sparare» e comunque «non si astengono». Stavolta il massacro è di 80 civili, ma forse sono più di cento, ancora una volta nel sud dell'Afghanistan.
 
Dall'alto dei cieli, coraggiosamente, piovono sui villaggi afghani tonnellate di bombe. «Mirate o desistete», chiede il ministro. Si fa presto a dire di mirare: bombardiamo con F-15, F-16, con bombardieri pesanti B-52H e B-1B che sganciano per ogni missione - ce ne sono 1200 a settimana - 51 bombe a grappolo con circa 11mila bomblet, 30 bombe da mille libbre, 20 missili da crociera e 40 bombe a guida di precisione. Già, la precisione. Provate a essere precisi, a scartare il bambino e la donna dal talebano che nel villaggio opera perché magari ci vive. «Sparate bene» chiede il governo italiano. Bene come? In una realtà nella quale la guerra di terra, non solo delle cattive truppe americane ma di quelle dell'Isaf-Nato, non dà risultati, non è «meglio», com'è stato dal novembre 2001, fare terra bruciata per tagliare appoggi e legami? Quali comandi militari occidentali, consapevoli di utilizzare un tale potenziale distruttivo, possono raccontare la favola dei «dolorosi effetti collaterali»? Non ci sono effetti collaterali, ma solo obiettivi mirati a seminare terrore, con lo scopo di separare a forza i civili dai ribelli armati che non si sconfiggono e che, anzi, si moltiplicano.
 
«Imparate a sparare o lasciate perdere», non sembra lo stesso rimprovero che potrebbe pronunciare l'immancabile Al Zawahiri o il digitalissimo Osama bin Laden, i leader di Al Qaeda impegnati a declinare il terrore contro i civili occidentali e non, alle guerre irachene e afghane? «Impariamo a mirare o desistiamo» chiede il ministro Parisi. A questo punto della missione italiana, non è forse meglio uscire dalla guerra. E desistere.