Discussione politica

TANGENTOPOLI NON E’ MAI FINITA

Intervista a Furio Pasqualucci, Procuratore Generale della Corte dei Conti

di Roberto Turno, Il Sole 24 Ore , 10/10/2007

 
Tangentopoli vive e lotta con noi. Non è finita, anzi, e la guardia va tenuta a alta. Furio Pasqualucci, 72 anni, da fine agosto Procuratore Generale della Corte dei conti, lancia l’allarme corruzione nella Pubblica Amministrazione. Ma anche quello delle consulenze, sui cui il Governo in Finanziaria ha negato un giudizio preventivo ai magistrati contabili.
E sui costi della politica chiede di ridurre i Ministeri secondo la “Legge Bassanini”.
Ma la Corte ha in serbo altre novità: una circolare che rafforza l’obbligo di denuncia per danno erariale dei dipendenti, esteso ad enti pubblici ed economici, società partecipate e danno ambientale.
 
Furio Pasqualucci, dall’alto dei suoi 42 anni in Corte dei Conti, non soffre il fatto che le vostre denuncie restino spesso inattese?
 
C’è qualche problema, naturalmente. Ma siamo pur sempre in Italia. Le segnalazioni frutto dei nostri controlli richiedono di essere raccolte dagli organi competenti affinché siano messi in atto i correttivi necessari. Così avviene in Inghilterra, in Germania, nella stessa Comunità europea. Da noi invece non c’è una risposta immediata.
 
Sarà causale, ma lei si insedia e trova l’eredità del suo predecessore con una nota interpretativa sull’obbligo di denuncia di danno erariale a tutte le amministrazioni. Come mai adesso? C’è forse, troppo lassismo?
 
Può esser che la nuova circolare sia nata da una rilevazione di non adempimento delle denunce da parte delle amministrazioni. Ma c’è sicuramente una giustificazione tecnica. Perché dopo la circolare del 1998 ci sono state diverse novità. La Cassazione ha riconosciuto la giurisdizione della Corte sugli enti pubblici economici e sulle società partecipate. Così, adesso le nuove note interpretative lo prevedono.
La stessa cosa accade per la giurisdizione in materia ambientale. Anche se, va detto, è bene tornare su questi argomenti: una circolare di dieci anni fa potrebbe essere caduta nel dimenticatoio.
 
Quali sono le patologie di danno erariale che la preoccupano di più?
 
A me preoccupa di più il fenomeno delle tangenti e della corruzione negli apparati dello Stato, che bisogna assolutamente stroncare. Nel 2006 per tangenti, corruzione e concussione abbiamo registrato 170 sentenze di condanna su 638 in totale. E’ un numero significativo e un fenomeno costante.
Dopo quello che si considerava il momento purificatore di Tangentopoli, i casi sono diminuiti. Probabilmente hanno assunto solo forme più sofisticate.
 
Tangentopoli non è finita, la guardia va tenuta alta…
 
Senz’altro. Dai concorsi universitari alla vendita degli immobili, dalla sanità agli appalti. Non c’è quella austerità di costumi che sarebbe necessaria e doverosa. Oggi nessuno più crede che un concorso sia serio…
 
Anche le consulenze rientrano in questa categoria?
Certo, spesso possono essere una forma di erogazione illecita di denaro pubblico. LE consulenze non sempre si giustificano né per il tipo dei problemi da esaminare, né per le professionalità alle quali ci si rivolge.
 
Al Governo avevate chiesto di inserire in Finanziaria una norma per poter esprimere un parere preventivo sugli incarichi di consulenza. Il Governo non vi ha ascoltato.
 
L’obiettivo era bloccare a priori una spesa non giustificata, e non, come adesso, di intervenire a cose fatte. Diciamo che la nostra collaborazione non è stata recepita. Faremo comunque la nostra parte.
 
Le consulenze sono uno degli aspetti dei costi della politica oggi nel mirino. Con quali aspetti dei costi della politica avete oggi più a che fare?
 
La nostra attività giurisdizionale ha risvolti concreti riportabili in senso lato ai costi della politica. Uno degli aspetti principali è senz’altro quello delle società partecipate, che stanno proliferando in maniera spaventosa. Poi c’è l’uso di poteri discrezionali, che potenzialmente produce danno erariale.
Ma attenzione, sparare nel mucchio è sbagliato, si genera solo sfiducia. Certo molto costi possono essere limitati
 
Da cosa comincerebbe?
 
Dal riaccorpamento dei ministeri come previsto dalla “Bassanini”. Meno apparati, meno spese. Sarebbe una cosa utile.
 
 


LETTERA AD UN BIMBO NATO MORTO

di
Antonietta M. Gatti
 
Ti ho aspettato nove mesi con amore e con curiosità.
Nove mesi di attesa sono un tempo lunghissimo per una donna. Ogni giorno sono sensazioni fisiche e mentali nuove, mai sperimentate prima.
Il mio corpo aveva preso anima di una vita che era mia senza appartenermi, indipendente dalla mia mente e dalla mia volontà. E’ una situazione strana che ti mette a disagio. Ci si rende conto per la prima volta che corpo e mente non sono una cosa sola.
Ho ritrovato comunque subito il mio equilibrio nell’amore di coppia e nell’amore verso te: un’entità astratta, un sogno, un desiderio.
Solo quando ho sentito leggeri i primi movimenti, poi le prime capriole e insieme i primi calci mi sono resa davvero conto che un’altra vita, un altro essere che non ero io mi stava crescendo dentro lentamente. Velocemente, anche. E’ un qualcosa che si percepisce già indipendente, eppure confinato all’interno del proprio corpo. E’ su questo qualcosa che i sogni e le speranze di noi genitori-creatori si concentrano. S’inizia a pensare la propria vita in un modo diverso, inserendoci dentro anche questa ipotetica nuova entità con tutte le esigenze che si pensa possa avere.
La vita diventa un piacevole limbo in attesa che questo essere si riveli per ciò che è: corpo e mente.
Nella programmazione della futura vita a tre si dà sempre per scontato che il bimbo - perché quello che senti dentro è un bimbo e la parola ti fa saltare il cuore - sia sano, senza problemi di salute. In una madre, nei meandri della sua psiche alterata da questo suo nuovo stato, c’è sempre in agguato un pensiero nascosto, ansioso, che riguarda l’integrità di questo essere che non era mai esistito prima, ma lo si rimuove sempre perché si pensa, si vuole pensare, che le cose brutte sono rare, molto rare e, comunque, capitano sempre agli altri.
Poi arriva il grande giorno, io e “te” siamo ai pali di partenza. Tu sei impaziente di nascere, io e il mio corpo – vedi che non siamo la stessa cosa – cerchiamo insieme di seguire le tue esigenze. La mente è frenata dal dolore, dall’incapacità di reagire correttamente, dalla paura di non saperlo fare, di essere inadeguata. Dovremmo essere sincronizzati: io o, meglio, la mia mente, il mio corpo e te.
Poi, finalmente, all’improvviso sei fuori di me. Ho sentito chiaramente in mezzo al dolore che non mi appartenevi più così profondamente: ho sentito che una parte di me mi aveva abbandonato per diventare un’altra cosa, per diventare me ma in altra forma.
Ho sentito una voce, un pianto in mezzo al silenzio di quel luogo fatto d’acciaio e di luci. Fino ad allora avevo stretto occhi e pugni per sopportare il dolore, ma sapevo di non essere sola. Attorno a me i medici e le ostetriche che fino ad un momento prima mi avevano incitato ed incoraggiato hanno smesso d’improvviso di parlare. Si guardano. Mi pare che si guardino.
Apro gli occhi. Ti vedo.
Sei un bimbo a pois. Il tuo corpo è ricoperto da piccole macchie blu che  ricoprono per intero la tua pelle bianca. Piangi, ma vedo che ti costa fatica. Respiri, ma l’aria che prendi non serve per la tua vita. 
Il tuo corpo è completo, non mancano le braccia, le gambe, niente. Sembra che tu sia saltato fuori con un vestitino da clown per farmi uno scherzo.
Poi, nel silenzio che nessuno si decide a rompere, non si sente il tuo respiro. Io non lo sento.
Tutto il mio dolore fisico si è tramutato in un altro dolore: sordo, interno, che avviluppa mente e corpo senza risparmiarmi una fibra o un angolo di pensiero. Il mio io è di nuovo riunito: non nella gioia della tua nascita ma nel dolore tanto grande che io stesso non lo afferro del tutto della tua morte. Sì, perché tu sei morto.
Riprendo il controllo di me stessa e mi chiedo: come è possibile nascere e morire nello stesso tempo. Che cosa è successo? Perché ti sei vestito da clown e sei morto?
C’è voluto un pezzo prima che il silenzio si rompesse.
Mi spiegano, molto dopo, che il bimbo è nato con una forma di leucemia e che questa malattia è incompatibile con la vita.
Comincio a tempestare i medici di domande. Perché? Com’è possibile? Qual è la spiegazione? E poi arriva la domanda più difficile, quella che non voglio fare ma che non posso trattenere: E’ colpa mia?
Qualcuno dice che ci sono malattie genetiche… Rispondo che nella mia famiglia, mia e di mio marito, nessuno ha mai avuto questo genere di problemi. Malattie genetiche… Non mi rispondono in modo convincente. Non mi rispondono.
Non posso sopportare l’idea di aver messo al mondo, anche se solo per un attimo, un attimo brevissimo come sono gli attimi e lunghissimo come sono le torture che sai per sempre, un mostro, uno zombie con il suo vestitino da clown.
Devo trovare una spiegazione. Affido il tuo corpo - o il suo corpo? - al medico legale, all’anatomo-patologo, al genetista, al biologo molecolare per avere una risposta, per capire. Affido alcuni pezzetti di quel corpo anche a scienziati convinti che l’inquinamento ambientale sia la causa di alcune nostre malattie, ma soprattutto dell’incremento quasi epidemico di patologie come il cancro. E il tuo è un cancro. Era un cancro.
Non ho risposte da parte dei biologi e dei clinici: solo sigle difficilmente comprensibili, ma nessuno risponde alla domanda chiave: perché?. Il tuo corpo non parla una lingua comprensibile.
Gli altri scienziati, invece, quelli che lavorano sull’inquinamento ambientale mi fanno vedere fotografie sconvolgenti. Sono fotografie di ciò che hanno trovato all’interno dei pezzetti di te che ho dato loro. Mi spiegano: ci sono polveri molti sottili che non appartengono né a me né a te. Sono corpi estranei dalle forme bizzarre. Mi dicono che ci sono detriti d’acciaio, d’antimonio, di ferro-zolfo e mi dicono altri nomi che neanche capisco. Ciò che attrae la mia attenzione è una pallina molto strana. E’ tutta rotonda ed è attorniata da altre palline molto più piccole. Mi sembra una faccina con tanti capelli arrotolati. Mi dicono che una pallina metallica con questa forma così singolare e con dimensioni così piccole può provenire solo da processi di combustione ad alta temperatura. Una simile è stata trovata, anzi, tante ne sono state trovate, sul mio davanzale, quello che guarda i camini a righe bianche e rosse. Non lo sapevo, ma l’aria che ogni giorno entrava dalla mia finestra e che respiravo, ti stava piano piano uccidendo. Sì: te le ho passate io quelle palline, passate attraverso il sangue che credevo di regalarti quando vivevi dentro la mia pancia. Non erano giocattoli quelle palline come non era un vestito buffo quello da clown dentro cui ti sei vestito per morire.
Caro bambino mio, se posso chiamarti così, non eri ancora nato ed eri già pieno di tutte le schifezze che ogni giorno sono costretta a respirare. Io - ti giuro, non lo sapevo - con il mio sangue ti ho trasmesso anche una parte del mondo in cui vivo e con questo il suo inquinamento: tutte le cose che non ci devono essere, che non ci dovrebbero essere se il mondo fosse fatto per noi.
Come dovrei riuscire, adesso, a pensare di procreare ancora quando non posso essere sicura di non avvelenare anche quello che sarebbe il tuo fratellino? Come posso pensare di mettere al mondo una creatura quando non posso darle neanche l’aria necessaria per vivere. Un altro bambino con quel vestitino…
A chi posso chiedere che mi lascino almeno un’aria che contenga ossigeno e non polvere? Gli uomini politici stanno lì apposta. Sono loro che si devono occupare di queste cose. Ma…
D’ora in poi, ogni volta che guarderò le torri bianche e rosse e il fumo che sputano non riuscirò a non avere negli occhi il tuo corpo a pois, e nemmeno lo vorrei, perché quell’immagine è tutto quanto ho di te. E non potrò non vedere quanto è stupido l’uomo che pensa solo al suo portafoglio e non ha rispetto per chi mette al mondo perché continui, perché vada avanti e metta al mondo a sua volta altri bambini, altri uomini e ancora e ancora.
Un uomo così… Una società così è destinata a morire, qualcuno con le tasche piene di soldi, magari, ma a morire. I suoi figli si ammaleranno per quell’inquinamento che lui ha creato? Come si sentirà lui, l’uomo che ha inquinato il suo mondo per ignoranza e per avidità quando la sua stessa fertilità verrà compromessa per quelle polveri che lui ha voluto si liberassero nell’aria, così belle in fotografia e così micidiali nell’organismo? Come ci si sente con le mani sporche di queste stragi degl’innocenti?


gli emendamenti di Calderoli sul costo della politica

Ieri mattina, al Senato è stata approvata la “Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011”. Questo documento è il passo che precede la legge finanziaria, perché identifica e qualifica le risorse a disposizione, dalle quali attingerà la manovra.
Chiaramente, non sono mancati discorsi sul tema dei costi della politica e come al solito, non sono mancate le strumentalizzazioni.  
Su questo argomento sono in molti che si stanno adoperando: sono stati presentati disegni di legge per la riduzione delle indennità parlamentari, altri per il taglio delle pensioni, altri per l’eliminazione delle comunità montane, c’è infine un disegno di legge di Italia dei Valori, pubblicato qualche tempo fa su questo blog, che mette assieme molti di questi aspetti in un testo unitario.
Si stanno impegnando parlamentari, ministri, enti locali. Persino il Presidente Napolitano ha ridotto le spese del Quirinale!
Anche per la finanziaria sono previste una serie di misure: i contenuti del ddl Santagata sul taglio dei costi, una serie di emendamenti a varie firme, e chi più ne ha più ne metta.
In questo clima, e in un’aula ancora “surriscaldata” dalle votazioni sul Viceministro Visco del giorno precedente, arrivano due emendamenti del Sen. Calderoli, che prevedono l’uno l’abbattimento dei membri del Governo, e l’altro il congelamento delle indennità parlamentari. Due proposte più volte giunte sia dal Governo che dal Parlamento, non da ultimo dal Presidente Bertinotti.
Ora la domanda lecita sarebbe: perché questi emendamenti sono stati respinti? Solo perché venivano dall’opposizione?
Innanzitutto si trattava di proposte vaghe, non definite e puntuali, diversamente da molte altre, già nominate ed in arrivo in finanziaria e vari progetti di legge.
E poi in molti hanno avuto il lecito presentimento che si trattasse dell’ennesimo stratagemma. Si, perché il Senatore Calderoli ha spesso utilizzato questo sistema: con il Ministro D’Alema e poi con il Ministro Mastella, presentò mozioni a favore del Governo, per cercare di far votare la maggioranza assieme all’opposizione e poi dichiarare che non esiste più un sostegno al Governo, è necessario salire al Colle, e via così…
Di seguito troverete lo stenografico dell’intervento di Calderoli con le risposte di Morando e Salvi. Ma prima, leggete il bellissimo intervento del Senatore Silvestri!

 
 

SILVESTRI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, debbo denunciare un profondo malessere in relazione alla discussione che stiamo facendo, un malessere che deriva da una precisa questione.
Sono contrarissimo a discutere di democrazia, di istituzioni, di qual è l'assetto migliore per il benessere del Paese in commistione con la questione degli sprechi, della lotta e dell'economicismo.
Rischiamo di far passare l'idea che la democrazia sia un lusso, che la democrazia ha un costo; rischiamo di far passare l'idea che tutto ciò che facciamo e tutto ciò che la democrazia porta è una spesa per il Paese. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo e RC-SE). No, non è una spesa, è una ricchezza, è la fonte vitale di coesione sociale e di rappresentanza.
Allora, sono d'accordissimo nella lotta contro tutti gli sprechi (tra l'altro l'ecologia trova fondamento nella lotta contro lo spreco), sono per una vita sobria ma non pauperista, sono per razionalizzare il tutto, ma non ci sto che la rappresentanza, le forme di partecipazione delle donne e degli uomini di questo Paese, le forme delle decisioni delegate vengano additate - questo sta succedendo - semplicemente come uno spreco, semplicemente come soldi gettati via, perché questa è la strada maestra che porterà all'idea che allora decide uno per tutti e tutto il resto non conta. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo e RC-SE). Stiamo giocando con il fuoco.
Allora, proprio perché sono d'accordo sulla razionalizzazione delle spese, anch'io credo che i Sottosegretari siano troppi, anch'io penso che una riduzione delle nostre istituzioni - non per i costi, ma perché siano più efficienti, più efficaci e rappresentative verso il Paese - possa essere attuata (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).
Abbiamo il dovere di rivendicare non solo l'orgoglio di cercare nella nostra umiltà, nei nostri difetti, di rappresentare il benessere di tutta la popolazione, non di quella regione o categoria ma il benessere di tutto il nostro Paese, ma abbiamo anche il dovere di ricordare che su questa strada davvero la democrazia autoritaria e i plebisciti personali sono la via maestra, oltretutto se accompagnati da un sistema integrato delle comunicazioni di massa che ha ridotto il cittadino a semplice utente.
Vorrei anche esprimere di fronte a tutti l'orgoglio di essere stato eletto. Non credo di sprecare i soldi, non credo di essere inutile, se lo pensassi mi dimetterei. State attenti, però, perché ci stiamo incamminando su una strada che per colpire dei giusti sprechi porta a colpire il senso vero della democrazia della rappresentanza e non ci sarà più futuro per nessuno. (Vivi, prolungati, generali applausi. Molte congratulazioni).
 
 
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, ne approfitterò anche per fare semplici commenti rispetto a quanto vado a proporre.
Il nuovo testo dell'emendamento è il seguente: "Dopo la parola «Governo», inserire il seguente punto: «a prevedere, già in sede di disegno di legge finanziaria, un ridimensionamento quantitativo dell'Esecutivo e dei relativi costi, con particolare riferimento al numero dei Sottosegretari»".
 
PRESIDENTE. Quindi, vengono eliminate le tre righe che precedono l'ultima frase che lei ha letto.
CALDEROLI (LNP). Esattamente.
Onorevoli colleghi, da tanto tempo sento parlare dei costi della politica. Ad oggi, però, l'unico intervento concreto che ho visto fare è la riduzione dei bagni del Senato da sei a tre postazioni. È stato fatto soltanto quello.
Oggi ci troviamo di fronte ad un Esecutivo composto da 103 elementi. Ma non basta sottolineare solo il numero dei componenti perché molti di loro erano senatori eletti (non so se sia accaduta la stessa cosa anche con i deputati) e sono stati fatti dimettere - quando si è riusciti a farlo - portando così ad un raddoppio per la comunità del costo di quel soggetto; infatti, gli viene pagato uno stipendio come senatore ed uno come membro dell'Esecutivo.
Oggi, per la prima volta, disponiamo di uno strumento e ricordo a tutti - come è stato giustamente evidenziato dal presidente Angius - che si tratta di un emendamento ad una risoluzione alla Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria ovvero ad un atto di indirizzo nei confronti del Governo. Quindi, si tratta della sede adatta per sottolineare all'Esecutivo che cosa pensa sulla riduzione di se stesso il Parlamento. Se non lo diciamo oggi, credo non lo diremo mai più.
Vorrei capire perché non si intende esprimere un voto favorevole al riguardo. Mi sarei aspettato che tutti fossero d'accordo e che non si fosse presentato neanche il problema. In realtà, si esprime un voto contrario perché altrimenti da domani metà Governo dovrebbe dimettersi ed andare a casa e qualcuno di quei Sottosegretari non sarebbe neanche più senatore perché nel frattempo è stato fatto dimettere. (Applausi dei senatori Berselli e Mugnai).
Se, dunque, si deve dare veramente un segnale al Paese, dobbiamo darlo oggi e non con un'astensione (al limite, potreste non partecipare al voto) perché, se oggi il Parlamento esprimesse un voto contrario alla riduzione dell'Esecutivo più numeroso, più pesante e più costoso della storia della Repubblica, si contraddirebbe quanto è stato detto tutti i giorni. Oggi lo possiamo fare; se c'è un voto contrario, il Governo sarà autorizzato a non intervenire con il supporto del voto del Senato. (Applausi dai Gruppi LNP, AN e FI).
MORANDO (Ulivo). Domando di parlare.
 
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
 
MORANDO (Ulivo). Signor Presidente, nella formulazione originaria l'emendamento era ammissibile perché ipotizzava che nel collegato, fuori dalla sessione di bilancio, si introducessero norme riguardanti la composizione del Governo in generale. È ovvio il riferimento specifico all'attuale Governo ma la norma avrebbe dovuto avere, secondo la formulazione originaria dell'emendamento, un carattere di tipo generale. È stato detto nel dibattito, e non a caso, che così ritorna in vigore la legge Bassanini, appunto norma di carattere generale senza riferimenti ad uno specifico Governo.
Signor Presidente, come lei sa, il contenuto proprio della legge finanziaria, a differenza del contenuto proprio del collegato, è specificato nella legge n. 468 del 1978. Tale contenuto non è definibile ad libitum e oggi pomeriggio il Presidente del Senato si pronuncerà sul contenuto proprio della legge finanziaria. La Commissione bilancio ha avanzato numerosissime proposte di stralcio (e vedremo cosa deciderà il Presidente al riguardo) proprio perché ieri sera, nel corso di una riunione di quattro ore, ha lungamente esaminato la rispondenza del contenuto della legge finanziaria presentata dal Governo al disposto della legge n. 468 del 1978.
È del tutto evidente che, come modificato, questo emendamento è patentemente inammissibile in quanto la legge finanziaria non può contenere la norma cui esso fa riferimento, essendo una norma di carattere meramente ordinamentale. A mio giudizio, l'emendamento era ammissibile nella sua formulazione originaria, ma nella sua attuale formulazione esso diviene patentemente inammissibile.
PRESIDENTE. L'opinione della Presidenza è diversa da quella del senatore Morando.
In primis, noi stiamo presentando un emendamento alla risoluzione alla Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria e, quindi, non siamo in sede di esame della legge finanziaria.
In secondo luogo, dal punto di vista dei possibili riflessi sul piano della spesa e su quello finanziario, è indubbio che la proposta di questo emendamento abbia tali riflessi.
In terzo luogo, se diamo quell'interpretazione di carattere restrittivo, da lei fornita, circa la funzione ordinamentale dell'emendamento, allora vorrei eccepire che anche alcune norme del disegno di legge finanziaria, così come presentate dal Governo, presentano questa eccezione di regolamentarità rispetto al riflesso che hanno, o dovrebbero avere, nei confronti della legge n. 468 del 1978, cui lei ha fatto riferimento.
 
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
 
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.2 (testo 2), presentato dal senatore Calderoli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
 
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
  
Ripresa della discussione del Documento LVII, n. 2-bis
 
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.3.
SALVI (SDSE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
 
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
 
SALVI (SDSE). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per annunciare il voto contrario del mio Gruppo all'emendamento 2.3, dato che l'indennità parlamentare è materia di pertinenza del Parlamento. È vero che il Governo ha presentato una sua proposta ma, istituzionalmente, tocca al Parlamento deliberare. Soprattutto vorrei dire al senatore Pastore - mi dispiace di averlo interrotto contro la mia abitudine - che le origini dello spacchettamento sono nel Governo Berlusconi: con decreto legge 12 giugno 2001, n. 217, è iniziato lo smantellato della legge Bassanini ed è stato il Governo Berlusconi a superare il numero di 100 membri componenti.
Mi fa piacere questo ravvedimento operoso ma ognuno dovrebbe pensare alle cose sue prima di attaccare quelle degli altri. (Applausi dai Gruppi SDSE, Ulivo, RC-SE).
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
 
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
 
CALDEROLI (LNP). Signor Presidente, non comprendo la contrarietà al mio emendamento 2.3, che recepisce ciò che è stato dichiarato da tutti in questi giorni, cioè che sarebbe stato sconveniente procedere ad un automatico aumento delle indennità dei parlamentari, conseguente ad una legge che ha modificato la materia della giustizia.
Si dice che nella legge finanziaria è già prevista la sospensione per cinque anni dell'aggiornamento automatico. È vero che questo è previsto in sede di finanziaria ma la finanziaria lo sospende per cinque anni mentre la mia richiesta è di intervenire in senso definitivo rispetto a quello che è il tema delle indennità dei parlamentari. Anche perché, non prendiamoci in giro, si è voluto creare un articolo, in risposta forse alle campagne di Grillo, dicendo che questo aumento automatico per cinque anni verrà bloccato. Il problema è che la nostra indennità corrisponde a quella di un magistrato di Cassazione che svolge funzioni dirigenziali. All'interno di questa posizione vi sono 30 gradini e noi siamo collocati a metà. Questo non lo stabilisce la legge ma lo stabiliscono gli Uffici di Presidenza. O si rimette mano, completamente, all'aggancio che noi abbiamo con il Presidente della Corte di cassazione o, viceversa, questa norma manifesto della finanziaria lo bloccherà per cinque anni ma ci sarà tutto lo spazio, negli Uffici di Presidenza, per alzare il livello del gradino e determinare comunque gli stessi effetti senza neppure passare attraverso una legge.
Se oggi vogliamo dare un segnale rispetto a quell'aumento, tra l'altro retroattivo, che ci è arrivato - qualcuno diceva addirittura di volerlo devolvere, cosa che tra l'altro è vietata dalla legge - credo che si possa dare mandato al Governo, in sede di collegati, di affrontare definitivamente la materia in modo tale che non ci sia la possibilità più per nessuno di nascondersi dietro il dito del fatto che è una cosa che accade per una legge già votata. Quella legge l'avete votata voi, noi abbiamo votato contro quell'aumento di stipendio, cari colleghi. (Applausi dal Gruppo LNP).
 
 
 


Per non dimenticare Anna Politkovskaja

di Andrea Riscassi
Il 7 ottobre sarà un anno che Anna Politkovskaja è stata uccisa sul portone di casa sua a Mosca. Chi, a volto scoperto, le ha sparato quattro colpi di pistola è ancora impunito, così come quanti hanno ordinato di far fuoco sulla più coraggiosa giornalista che la Russia ricordi.  Anna in patria era sconosciuta, come ha opportunamente (e delicatamente) ricordato il presidente Putin poche ore dopo l’esecuzione. Lì infatti i libri di Anna sulla Cecenia e sull’involuzione democratica russa faticavano a esser pubblicati. La libertà di stampa è minacciata in Russia da quando il Cremlino è guidato da un ex tenente colonnello del Kgb. Eppure, malgrado minacce e avvelenamenti, Anna non aveva voluto abbandonare la sua terra, la sua Russia. I suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani a Groznj come a Mosca erano noti in Occidente.  Ma nessun rappresentante dell’Unione europea si è sentito in dovere di partecipare ai suoi funerali. Nessun capo di Stato. Nessun premier del mondo che parla di esportare la libertà.  Se la politica è stata disattenta (partecipe invece alla gara per pagare il gas russo qualche spicciolo in meno), il mondo della cultura non può dimenticare Anna Politkovskaja. Chiediamo quindi che, in tutta Europa, giornali, teatri, filarmoniche, orchestre o singoli artisti organizzino per il 7 ottobre 2007 iniziative per ricordare Anna.  Per dire a chi l’ha fatta uccidere: noi non dimentichiamo! 
Per aderire: [email protected]


Il futuro della guerra: sopravviverò?

Sembra che le lotte per le condizioni dei lavoratori, della vita degli esseri umani, non abbiano mai fine.
Sono passati trent’anni da quando Franca e Dario allestivano spettacoli per gli operai cassintegrati della cintura milanese, raccogliendo fondi per sostenere le battaglie sindacali, portando loro cibo e sostegno. Le loro battaglie dovrebbero ricominciare oggi.
 
Vengo a conoscenza della storia della Zastava, una fabbrica di auto un tempo partecipata FIAT al 45%, di Kragujevac, in Serbia, bombardata con munizionamenti all’uranio impoverito durante la guerra. I lavoratori hanno bonificato la loro azienda a mani nude, respirando veleno per giorni e giorni, pur di non rimanere disoccupati. Mi dicono anche che la CGIL della Lombardia si sta occupando di questi operai. Un venerdì mattina, con un po’ di calma, telefono. Parlo con Dora, che si è recata più volte laggiù.
 
Il primo attacco colpisce il settore verniciatura, facendolo esplodere ed immettendo nell’aria 360.000 tonnellate di PCB, oltre alle polveri di uranio. Così, terra, aria, e il fiume che scorre accanto alla fabbrica, saranno inquinati per millenni.
 
Non esistono dati sulle condizioni di salute, perché il Ministero non vuole occuparsi seriamente di questa ecatombe, che non coinvolge solo Kragujevac,ma tutti i teatri bellici: è sotto gli occhi di tutti la dimensione della tragedia. Gli ospedali sono in condizioni terribili, portano ancora i segni della distruzione, e nonostante la grande professionalità dei medici è quasi impossibile curare i molti ammalati serbi.
 
Dora mi racconta di aver visitato la fabbrica poco tempo fà, e di aver visto sui cancelli i manifesti funebri. “Li ho guardati sconcertata- mi dice- era una lenzuolata, e quando mi sono avvicinata per guardare i volti di queste giovani vittime, ho iniziato a contare: sono trenta o quaranta morti al mese”. Parole che pesano come macigni. La mortalità dopo il 1999 è aumentata del 250-300%. Ma la causa non è solo l’inquinamento, è la devastazione che la guerra ha portato con sé, la povertà, la disoccupazione, la disperazione. C’è un altissimo numero di suicidi, in particolare tra i ragazzi. “gli psichiatri dicono che è tutto sommato normale – dice Dora – ma a me sembra allucinante”.
 
Sin dalla fine della guerra, è stato possibile registrare un’impennata di leucemie fulminanti tra i giovani, gli uomini risultano colpiti in particolare da tumori al cervello, mentre le donne all’apparato riproduttivo. Tutto avviene con un andamento di routine. Oggi ci sei, domani la tua foto è sul cancello.
“Un giorno è venuto da me un papà in lacrime, chiedendo aiuto per la figlia sedicenne, a cui era stata da poco diagnosticata una leucemia. Il padre aveva scritto a diversi ospedali ed istituti in tutta Europa, senza alcun risultato”. Dora suggerisce di provare col Vaticano. Neppure un mese dopo la ragazza viene trasportata al Bambin Gesù, ma non c’è nulla da fare, è gravissima. Muore tre mesi più tardi, a marzo. I genitori sono morti entrambi, nei giro di pochi mesi: tumore al cervello lui, utero lei. Questa è la vita di chi ha la guerra nel sangue.
 
Anche a Panchevo non è andata meglio: qui c’era una grossa raffineria, bruciata per giorni a causa dei bombardamenti. Dei 150.000 abitanti di un tempo ne sono rimasti solo 50.000, ed è assolutamente improbabile che ci fossero 100.000 abitanti così pecuniosi da poter emigrare. Forse la metà. L’altra metà, 50.000 persone, sono decedute. La ricchezza qui è appannaggio del malaffare: “Se uno gira in Porsche – dice Dora – è chiaro con che soldi l’ha comprato”. Ma questa è un’altra storia di guerra.
 
cn


MANIFESTO PER LA RIFORMA DELLA POLITICA - di Pancho Pardi

MANIFESTO PER LA RIFORMA DELLA POLITICA
I firmatari di questo manifesto (singole personalità, associazioni, liste civiche, organizzazioni politiche e indipendenti) promuovono una campagna di informazione e di iniziativa politica su questioni che l'attuale ceto dirigente ignora (con la complicità dell'informazione televisiva) poiché affrontarle significherebbe mettere in discussione se stesso e gli equilibri di potere sui quali ha costruito le proprie fortune.
I firmatari si pongono l'obiettivo di restituire dignità alla Politica, intesa come servizio al Paese, di rilanciare Democrazia ed economia, dopo anni di decadenza, attraverso la partecipazione dei cittadini, il controllo democratico sulle azioni del potere politico e l'impegno diretto nella gestione della cosa pubblica.
Centro sinistra e centro destra non sono uguali. Sono complementari ed ormai si sostengono a vicenda. Lo dimostra, tra l’altro come l' attuale proposta di legge sul conflitto di interesse "riprende l'ispirazione di fondo della legge Frattini" , il conflitto di interesse non è tra le 12 priorità di Prodi e nessuna delle cosiddette leggi-vergogna è stata abrogata.

La riorganizzazione del centrosinistra in due poli mantiene i difetti dei partiti preesistenti. Il Partito Democratico si annuncia come la somma di due nomenclature politiche in sella da oltre 20 anni, somma di errorie responsabilità della grave malattia in cui versa il paese.

La sopravvivenza di due piccoli partiti comunisti è garantita da battaglie ideologiche che coprono l’assenza di cultura istituzionale, da carenze progettuali e da pratiche spartitorie. Pertanto, una parte significativa dell'elettorato di centrosinistra non potrà essere rappresentata dai nuovi aggregati ed è ora orientata all'astensionismo. Analogo problema riguarda rilevanti settori moderati del centro destra che hanno a cuore i valori della Costituzione.

Chiedere all'attuale ceto politico di cambiare politica, regole e comportamenti sarebbe come chiederne il suicidio.
Intreccio tra politica, amministrazione ed affari, costi della politica, conflitti di interesse, mettono in crisi la separazione dei poteri e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, principi senza i quali la democrazia è un guscio vuoto e si riduce ad una somma di oligarchie.

Per porvi rimedio è necessario rendere attuali i valori costituzionali riguardanti la responsabilità dei partiti di fronte alla legge, contrastare i conflitti di interesse e ridurre drasticamente i costi della politica.
L'assalto al territorio e all'ambiente e la scarsezza delle risorse producono danni incalcolabili alla salute dei cittadini e distruggono il patrimonio che dovremo consegnare alle future generazioni.
Il potere e la ricchezza delle mafie competono con quelli dello Stato, scoraggiando tutte le forme di economia legale e mantenendo sotto il tallone della sopraffazione intere regioni del territorio nazionale.

Il Comitato promotore, i firmatari del Manifesto e i Garanti, presenteranno nel corso della manifestazione, convocata a Roma in piazza Farnese il 6 Ottobre, il progetto politico con le proposte da dibattere nel paese, le Petizioni al Parlamento e le proposte di legge di iniziativa popolare.
Se i cittadini saranno sensibili e i promotori saranno onesti e credibili, alla conclusione del percorso che ci separa dalle prossime elezioni nazionali, si potrà promuovere una grande iniziativa Civica per garantire rappresentanza politica a quei milioni di elettori che oggi ne sono privi.

Primi Firmatari:
 
Roberto Alagna Gianni Barbacetto Franco Barbato Oliviero Beha Andrea Cinquegrane Armando Della Bella Dario Fo
Gianfranco Funari Beppe Grillo Ferdinando Imposimato Stefano Montanari Cristina Naso Francesco ‘Pancho’ Pardi
Rita Pennarola Franca Rame Lidia Ravera Antonio Tabucchi Sonia Toni Marco Travaglio Elio Veltri Gianni Zamperini
Morena Zapparoli

 


APPELLO: NO ALL’ACQUISTO DEGLI AEREI DA GUERRA F35

chi condivide il contenuto e la richiesta al governo di non acquistare gli f 35 di mandare la propria adesione a [email protected]  indicando cognome, nome, qualifica (professionale, istituzionale, o di impego nl sociale.
 
 
Dopo la firma del “memorandum d’intesa sullo sviluppo del velivolo Joint Strike Fighter F 35” fra Italia e Stati Uniti d’America, il prossimo atto ufficiale in calendario è la decisione che dovrebbe prendere il Governo italiano di acquistarne 131 dalla Lockheed Martin Aeronautics.
Una decisione che, se assunta, comporterebbe per l’Italia una spesa che varia fra i 25 ed i 30 mila miliardi delle vecchie lire a seconda che il pagamento debba essere effettuato in euro o in dollari.
Un onere finanziario per il nostro Paese di inaudita ed ingiustificabile enormità per una operazione assurda ed inaccettabile.
 
Gli F 35 non sono “aerei da difesa” ma supercacciabombardieri progettati ed attrezzati per portare “fulmineamente” morte e distruzione a persone e cose sfuggendo alle intercettazioni dei radar nemici per cui o il Governo li acquista pensando che l’Italia debba risolvere le controversie internazionali con le guerre ed ottiene che il Parlamento cancelli l’articolo 11 della Carta Costituzionale o compera 131 cacciabombardieri che non potranno essere usati né dall’aeronautica né dalla marina italiane.
 
Per il loro acquisto  si spenderebbero decine di miliardi di lire dei cittadini italiani per favorire:
-          enormi profitti agli azionisti della Lockheed Martin Aeronautics
-          la ricerca scientifica e tecnologica di un’azienda americana
-          posti di lavoro a Fort Whort in Texas
 
Non solo. Chi sa di acquisti di aerei afferma, documentando, che tra il prezzo iniziale di progetto e quello finale di vendita vi è una lievitazione impressionante. Tanto è vero che il costo di un F 35 che in sede di progetto era di 31,5 milioni di euro è già triplicato.
 
 Oltre ai 25/30 mila miliardi, quante altre decine di migliaia di miliardi dovrà sborsare lo Stato italiano, cioè noi?
 
Per questa ragioni e nella convinzione che la pace sia un valore assoluto non barattabile e che senza pace non vi possa essere alcun tipo di progresso
Chiediamo al Governo italiano di non acquistare i supercacciabombardieri F 35 ed al Parlamento di non consentire l’enorme spesa necessaria
 
Quelle decine di migliaia di miliardi non utilizzati per acquistare strumenti di morte e di distruzione - e non di difesa – possono costituire o un’ enorme somma risparmiata che non va a gravare sul bilancio dello Stato o essere investite per la ricerca, l’università, la salute, il lavoro dei giovani, le pensioni per gli anziani, gli aiuti ai diseredati del mondo, la riconversione dell’industria bellica.
 
Seguono firme…
 


RISPOSTA DI GIGI MALABARBA A VERGARA

Pubblichiamo con piacere la risposta del Sen. Gigi Malabarba a quanto scritto sul suo conto.
Caro Vergara,
vista la qualità del sito che ospita le sue osservazioni e più in generale comunque per rispetto dei cittadini, vorrei chiarire anche in questa sede il sottile e interessato veleno sparso il primo luogo dal gruppo L’Espresso-Repubblica sulle mie dimissioni da senatore in favore di Haidi Giuliani. Già il Corriere della sera del 20 luglio ha ospitato una mia replica ad un articolo di Gian Antonio Stella che riprendeva come buone le affermazioni del settimanale, che invece non ha ritenuto – alquanto scorrettamente – di voler pubblicare anche la mia versione dei fatti.I gruppi parlamentari e le mie dimissioni dal Senato, preannunciate ben prima delle elezioni perché sono rimasto fedele al principio della rotazione degli incarichi dopo cinque anni di legislatura, nulla hanno a che vedere con un contenzioso che attiene alla mia collaborazione con il partito della rifondazione comunista.Tale collaborazione, iniziata all’epoca del mio licenziamento quand’ero operaio Fiat nel 1998, si è conclusa con un saldo di 110.000 euro, come hanno scritto i ben informati rivelatori del ‘mercimonio’ tra il sottoscritto e la signora Giuliani, omettendo però di dire che contestualmente ho versato al Prc 76.748,20 euro quale contributo volontario da parlamentare per il 2006: entrambi gli atti sono registrati nel bilancio del Prc e all’Agenzia delle entrate. Punto.Se ci si è fermati a questa, chiamiamola così, buonuscita e non si è definita una nuova collaborazione col Prc non è per ragioni economiche, ma per il semplice fatto che la mia componente politica nel partito, quella di Sinistra Critica, non condividendo le scelte di partecipazione al governo, è stata emarginata e il suo principale esponente al Senato, Franco Turigliatto, espulso per non aver votato le politiche di guerra.I veleni fatti circolare dall’Espresso hanno anche una ragione ‘interna’, perché in quel Gruppo c’è chi difende a spada tratta l’operato del capo della polizia, Gianni De Gennaro, e mi ha in particolare antipatia per le mie campagne di segno opposto e che durano, guarda caso, dagli episodi del luglio 2001 a Genova, dove fu ucciso Carlo Giuliani. Poter gettare discredito su di me, sulla madre di Carlo e sul Prc che si batte per la Commissione d’inchiesta non gli è sembrato vero…Quanto al ‘debito con l’Inps’. Quand’ero già parlamentare la Fiat ha rinunciato a ricorrere in Cassazione per contestare la vittoria del mio ricorso contro il licenziamento perché evidente era la ragione politica e antisindacale del suo provvedimento. Sono stato così reintegrato e ho dovuto di conseguenza restituire un anno di indennità di mobilità percepito (il debito). Peraltro poi nel 2004 la mia fabbrica, lo stabilimento Alfa Romeo di Arese, ha chiuso definitivamente la produzione e il mio rientro è diventato ormai solo teorico.Credo che bisogna davvero prestare attenzione ai costi della politica, agli abusi e ai privilegi: dopo 30 anni di catena di montaggio mi sono sentito respinto dalla politica del ‘palazzo’ che mi ero ritrovato a frequentare, così come Franca Rame, Haidi Giuliani, Franco Turigliatto e anche altre brave persone che ci sono. Temo che ci sia qualcuno interessato a fare di tutte l’erbe un fascio per dire che tutti sono comunque uguali… Quando il nostro amico Gino Strada era nell’occhio del ciclone per tentare di restituire a Rahmatullah Hanefi la sua libertà, c’è chi ha messo in giro i conti di Emergency, facendo passare lui e la moglie per affaristi sulla pelle dei feriti di guerra. Ma le bugie per fortuna hanno le gambe corte.Spero di aver dato qualche elemento in più per capire la partita che stiamo giocando. E’ dura, ma contro i privilegi dei cosiddetti politici non abbiamo ancora perso.
Gigi Malabarba


GLI SPRECHI DELLA RAI:quesito a risposta immediata alla societa` concessionaria del servizio radiotelevisivo

Quesito a risposta immediata alla societa` concessionaria del servizio radiotelevisivo, a norma dell’atto di indirizzo approvato il 25 ottobre 2005 (ex artt. 17 e 18 del Regolamento della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi)
RAMEPremesso che:
il settimanale L’Espresso del 12 luglio 2007 ha pubblicato un articolo dal titolo “Va in onda tele spreco. Mezzo milione di euro a puntata per il flop Parietti. Quasi altrettanti per 'Votantonio'. Un dossier rivela le spese folli di RaiDue” di Riccardo Bocca:
Sintesi articolo – Esposto Associazione dei consumatori Codacons, presentato lunedì scorso alla Procura di Roma e alla Corte dei conti del Lazio: costo per costo, tutti i denari che Rai 2 diretta da Antonio Marano ha investito tra il 2006 e il 2007 per costruire la sua offerta catodica.  'Balls of steel' ('Palle d'acciaio'). Costo: “Due milioni 900 mila euro.   programma notturno a base di burle trash che il critico Aldo Grasso ha definito nell'ordine "campione d'insulsaggine", "uno scandalo" e "un modo per buttar via budget e risorse umane".Assurdo? Soprattutto mentre la tv si evolve e punta ai grandi scenari del futuro? C'è molto di più, 'Votantonio', la trasmissione di fantapolitica prodotta da Einstein Multimedia e condotta da Fabio Canino, il 7 maggio scorso ha fatto il suo esordio ed è stato un flop: 4,96 per cento di share con un milione 174 mila spettatori. Dopodiché il programma ha chiuso i battenti, costando però a RaiDue "1 milione 350 mila euro". Anche perché oltre alla puntata trasmessa ne sono state realizzate altre due.'Wild West', il reality prodotto con Grundy Italia e presentato da Alba Parietti, dopo tre puntate ha tolto il disturbo. A che prezzo? "2.722,22 euro al minuto" - "pari a 490 mila euro a puntata e a complessivi 1 milione 470 mila euro". 'Donne', condotto da Monica Leofreddi e prodotto con Endemol,è costato ben 489 mila euro a puntata per un tottale di 2 milioni 934 mila euro.   'La sposa perfetta', format senza troppa fortuna in Italia, prodotto con Magnolia e presentato da Cesare Cadeo e Roberta Lanfranchi: 530 mila euro a puntata – totale: 5 milioni 830 mila euro.  Da queste e altre cifre, scrive nel suo esposto il Codacons, risultano "evidenti danni al bilancio della rete (RaiDue), finanziato come ben si conosce in buona parte dal canone pagato dai cittadini consumatori". Non solo: "A fronte di questi dati", prosegue l'Associazione dei consumatori, "ciò che stupisce è la condotta editoriale tenuta dai vertici di RaiDue (...). Non si comprende bene, per quale motivo spesso non si sia provveduto a interrompere la messa in onda di programmi (...) di scarso gradimento (...). O viceversa perché alcuni programmi siano stati interrotti immediatamente, nonostante fossero state già acquistate e pagate ulteriori puntate".Un attacco, quello del Codacons, dritto al direttore di RaiDue Antonio Marano che di prodotti televisivi se ne intende, come gli riconoscono amici e nemici. Resta il fatto che a colpire, nell'esposto, non è soltanto il costo dei flop, ma anche quello dei programmi di successo. Basti pensare alle serate de 'L'isola dei famosi' (Magnolia), sostenute con 5 milioni 800 mila euro, cioè 193 mila 330 all'ora. O agli appuntamenti con 'Quelli che il calcio...', 7 milioni 953 mila euro complessivi, 203 mila a puntata.In confronto, Michele Santoro fa la figura del poverino. Al suo 'Annozero' sono stati riservati 65 mila euro all'ora: 130 mila euro a puntata, 1 milione 950 mila in totale.”
si chiede di sapere
se quanto riportato nell’articolo in oggetto corrisponda al vero e, in caso positivo, quali ragioni di strategia aziendale abbiano indotto la Rai alla scelta di tali produzioni;se, oltre ai criteri di spettacolarità, che pure secondo i dati Auditel in alcuni casi sono mancati, nello scegliere tali produzioni si siano tenuti presenti i principi dettati alla Rai dal Contratto di servizio, sottoscritto in quanto concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo.
 


10 leggi semplici per cambiare l’Italia

Il Paese ha bisogno di un po’ di buon senso.
Il buon senso non è né di sinistra né di destra.

Abbiamo messo insieme dieci leggi semplici, sulle quali possiamo essere tutti d’accordo.
Ad esempio vogliamo che i beni sequestrati alla mafia siano disponibili rapidamente per iniziative socialmente utili, e il denaro confiscato ai delinquenti non resti in eterno nelle casse delle banche ma venga usato per far funzionare meglio la giustizia.
E vogliamo che anche in Italia, i cittadini possano intentare cause per ottenere risarcimenti collettivi, le Class Action, che in molti Paesi civili sono uno strumento formidabile di difesa dei consumatori.
Abbiamo scelto dieci leggi che riguardano la responsabilità dei funzionari pubblici, la semplificazione dei meccanismi di convocazione degli imputati, e le impugnazioni, modifica del codice delle assicurazioni private, la responsabilità delle aziende in caso di incidenti sul lavoro o danni ambientali e misure di sostegno alle vittime di avvelenamento da amianto.
Infine chiediamo che le vittime di reato possano ottenere la liquidazione dei danni, anche nell'ipotesi di patteggiamento, senza dover ricorrere a un successivo processo civile, disposizione che attualmente lascia le vittime di reati nella condizione assurda di attendere anni per veder riconosciuto il danno economico subito. Esistono già disegni di legge che prevedono questi cambiamenti essenziali e i parlamentari che li hanno presentati hanno deciso di unire i loro sforzi perché vengano tutti approvati, ma se vuoi che il buonsenso prevalga in Parlamento, aiutaci con il tuo diretto sostegno e la tua firma.

Queste leggi sono state presentate e sono sostenute da: Felice Belisario, Marco Boato, Mauro Bulgarelli, Felice Casson, Gerardo D'Ambrosio, MauroFabris, Franco Grillini, Donatella Poretti, Stefano Pedica, Franca Rame

PER SOTTOSCRIVERE,
FIRMA QUI!

10 LEGGI PER CAMBIARE L’ITALIA

AMMINISTRAZIONE PUBBLICA, SICUREZZA SUL LAVORO, AMBIENTE, GISTIZIA, MAFIA E CLASS ACTION

Sprechi nella Pubblica Amministrazione
Delega al governo per la redazione del «Codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei Conti». D'iniziativa della senatrice Franca Rame. AS N.702 link al testo integrale Il pubblico funzionario responsabile di sprechi di denaro pubblico, risponde, per danno erariale nei confronti dallo Stato, davanti alla Corte dei Conti, le cui procedure sanzionatorie vengono ridefinite, in modo da garantire finalmente sentenze pecuniarie adeguate e giudizi celeri, pur nel rispetto dei diritti dell'indagato e delle prerogative della difesa.
Link al testo integrale della legge

Sicurezza sul lavoro

Estensione della disciplina della responsabilità amministrativa di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai reati di omicidio e lesioni colpose gravi conseguenti ad infortuni sul lavoro. D'iniziativa del Senatore Gerardo D'Ambrosio. AS N. 816 link al testo integrale Prevede la possibilità di applicare sanzioni pecuniarie ed interdittive nei confronti delle aziende che abbiano violato le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, il cui drammatico incremento, per numero e gravità, è stato recentemente stigmatizzato dal Presidente Napolitano. Il deterrente economico risulterà più efficace di una sanzione penale detentiva che quasi sempre rimane sospesa e dopo cinque anni si estingue. Questa pdl è attualmente integrata nel DdL governativo n° 2849 in discussione alla Camera: Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega al Governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia. (Art.9)
Link al testo integrale della legge

CLASS ACTION azione collettiva risarcitoria
Primi Firmatari (AC 1882 GRILLINI) (AC 1443 PORETTI) (AC 1834 PEDICA) (AC 1330 FABRIS)
Gli Italiani negli ultimi decenni hanno subito un'interminabile teoria di truffe, crack finanziari e disastri ambientali. Il nostro sistema giuridico non prevede ancora una forma di azione collettiva risarcitoria. Ciò significa che le migliaia di cittadini derubati, taglieggiati e avvelenati da un medesimo “attore”, possono agire contro di esso solo individualmente e a proprie spese. Il confronto tra le parti è impari e costoso e quindi, di norma, i cittadini non agiscono in giudizio e colui che ha inferto il danno rimane impunito. Queste proposte di legge introducono nel nostro ordinamento uno strumento legale capace di garantire risarcimenti congrui alla collettività, in tempi brevi, gratuitamente ed in modalità automatica.

Reati ambientali

Norme sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e sul risarcimento del danno pubblico ambientale.
D'iniziativa del Senatore Mauro Bulgarelli.AS N. 534 link al testo integrale Chi inquina l'ambiente, lede gli interessi della collettività e distrugge o altera un bene dello Stato, perciò, sia esso un soggetto privato ovvero un amministratore pubblico, produce un “danno pubblico ambientale”, ovvero un danno erariale contro lo Stato, che, come tale, deve essere perseguito presso la Corte dei Conti.
Link al testo integrale della legge

Amianto
Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto e dei loro familiari, nonché delega al Governo per l’adozione del testo unico in materia di esposizione all’amianto. D'iniziativa del Senatore Felice Casson. AS N. 23 link al testo integrale Secondo l’Ufficio internazionale del lavoro sono oltre 100.000 i decessi causati ogni anno da tumori provocati dall’esposizione all’amianto. Oggi nel nostro paese l'amianto è stato definitivamente bandito, restano però tre obiettivi da raggiungere: la bonifica del territorio, la realizzazione di forme adeguate di tutela sanitaria e la creazione del «Fondo per le vittime dell’amianto».
Link al testo integrale della legge

Somme sequestrate

Modifiche agli articoli 262 e 676 del codice di procedura penale, in materia di devoluzione allo Stato delle somme di denaro e dei titoli sequestrati e non reclamati. D'iniziativa del Senatore Gerardo D'Ambrosio AS N. 1343 link al testo integrale Ingenti somme di denaro e titoli di credito sottoposti da numerosi anni a sequestro penale giacciono presso le banche e gli uffici postali. Questi enti non corrispondono allo Stato alcun interesse o accreditano, all’eventuale avente diritto, interessi assolutamente ridicoli. Si prevede quindi che dopo cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione, le somme ed i titoli sequestrati, siano devoluti allo Stato.
Link al testo integrale della legge

Riutilizzo beni mafiosi

Riforma della legge 109/96 proposta di modifica testo non disponibile I Senatori D'Ambrosio, Bulgarelli e Casson intendono presentare in Parlamento un DdL in merito ad una riforma della normativa sulla gestione dei beni sottratti alle mafie, in recepimento delle proposte avanzate da Libera e dal suo presidente, Don Luigi Ciotti. Tra le finalità di questa riforma sono state individuate come prioritarie: l'istituzione di un'agenzia professionale per la gestione dei beni sequestrati, la creazione di un database dinamico aggiornato dei beni mobili e immobili confiscati, lo snellimento e il miglioramento delle procedure di assegnazione con particolare attenzione alle loro finalità sociali.

Modifica del codice di procedura penale
AS N. 1373: Modifiche al titolo V del libro II del codice di procedura penale, in materia di notificazioni. link al testo integrale AS N. 1374: Modifiche al titolo VI del libro V del codice di procedura penale, in materia di arresto e di fermo, e introduzione del giudizio nei confronti di imputati arrestati o fermati di competenza del tribunale. link al testo integrale AS N. 1438: Modifiche al codice di procedura penale, in materia di impugnazioni. link al testo integrale D'iniziativa del Senatore Gerardo D'Ambrosio E' indubbio ormai che il vero male che affligge la Giustizia italiana è quello dei tempi di definizione dei processi diventati ormai lunghissimi, troppo lunghi per uno Stato civile. Per conseguire il dimezzamento gli attuali tempi delle procedure, sarebbe sufficiente, alla luce dell’esperienza fatta in questi anni di applicazione, procedere alla revisione solo di alcuni istituti, per renderli più semplici e funzionali ed armonizzarli: − sostituzione dell’attuale giudizio direttissimo con un giudizio nei confronti di imputati arrestati o fermati. − rivedere è il sistema relativo alle notificazioni − riformare del sistema delle impugnazioni

AS N. 1373: Modifiche al titolo V del libro II del codice di procedura penale, in materia di notificazioni.

 

AS N. 1374: Modifiche al titolo VI del libro V del codice di procedura penale, in materia di arresto e di fermo, e introduzione del giudizio nei confronti di imputati arrestati o fermati di competenza del tribunale

 

 

AS N. 1438: Modifiche al codice di procedura penale, in materia di impugnazioni.

Modifiche del codice delle assicurazioni private
Modifiche al codice di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e alla legge 21 febbraio 2006, n. 102, in materia di risarcimento dei danni per le vittime di incidenti stradali D'iniziativa del Deputato Felice Belisario AC N. 1853 link al testo integrale E' necessario tutelare le vittime della strada attraverso la modifica di alcune norme che hanno determinato una involuzione nella sacrosanta attuazione del diritto al giusto risarcimento dei danni provocati da incidenti stradali, con particolare riguardo alla tutela del bene-salute. Questa proposta di legge mira a tutelare i consumatori-contraenti-clienti e non i responsabili dei sinistri, come invece sembra avvenire con l’indennizzo diretto, attualmente in vigore. Vittime di reati
Link al testo integrale della legge

Modifica all’articolo 111 della Costituzione in materia di garanzia dei diritti delle vittime di reato
D'iniziativa del Deputato Marco Boato AC N. 1242 link al testo integrale E' noto come oggi le vittime di reato non trovino alcuno spazio di tutela se non si siano, al tempo stesso, costituite parte civile. La vittima viene emarginata nei procedimenti speciali che eliminano il dibattimento. E' dunque necessario tutelare in maniera più incisiva la vittima del reato, rendendola parte di pieno diritto nel processo penale nella prospettiva che possa finalmente ottenere la liquidazione dei danni, anche nell'ipotesi di patteggiamento, senza dover ricorrere a un successivo processo civile, disposizione che attualmente lascia le vittime di reati nella condizione assurda di attendere anni per veder riconosciuto il danno economico subito. Chiediamo pertanto di modificare l'art.11 della Costituzione inserendo il seguente comma: « La legge garantisce i diritti e le facoltà delle vittime di di reato ».
Link al testo integrale della legge

 


interrogazione sulla presenza di ordigni nucleari in Italia nelle basi americane di Ghedi e Aviano

RAME. - Al Ministro della Difesa

 Premesso che

 l´Italia  ha sottoscritto il 1° luglio 1968 il Trattato di Non Proliferazione per garantire   uno  sviluppo  pacifico,  privo  di  escalation  militari  alle generazioni  future, ed in seguito con il referendum abrogativo del 1987 fu di fatto sancito l' abbandono da parte dell' Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento  energetico per usi civili, preservando quindi lo stato italiano dagli enormi rischi causati dallo stoccaggio di materiale radioattivo;

 

 

 

   nel  febbraio  del  2005  il  Natural Resources Council, Washington D.C., pubblica  il  rapporto  "U.S.  Nuclear Weapons in Europe", per segnalare la presenza   di   armi  nucleari  USA  presenti  in  Europa:  viene  riferita l´esistenza in Italia di 90 ordigni atomici, di cui 50 nella base di Aviano e le restanti 40 Ghedi (BS);

 

 

 

   il  rapporto  informa  che  si  tratta  si   bombe  atomiche B-61 in tre versioni,  la  cui  potenza  va  da  45 a 170 Kiloton (13 volte maggiore di Hiroshima),  ma  è  chiaro che la pericolosità di questo arsenale in Italia non  consiste  semplicemente  nella  nuda cifra  di ordigni qui depositati, quanto  piuttosto  nel  fatto  che  il  nostro Paese, ospitandoli, offre un appoggio alla politica bellica statunitense, esponendo i propri cittadini a gravi pericoli legati al terrorismo internazionale anti-americano;

 

 l’interrogante chiede di sapere

 

 

 

  quale  posizione  intenda  prendere  il Governo in merito alla presenza di ordigni  nucleari  americani  sul nostro territorio, garantendo il rispetto del Trattato di Non  Proliferazione, e quali misure intenda attuare per assicurarne l´applicazione;

 

 

 quali risposte si intenda dare alle crescenti preoccupazioni in relazione alla grave mancanza di informazione sulla presenza dell'arsenale atomico e della relativa  gestione, e quali misure di trasparenza debbano essere garantite alla cittadinanza, con  particolare riferimento agli abitanti delle zone limitrofe ai due depositi nucleari americani.

 

 

 

 

 


Intervista a Franca Rame, in uscita su Vanity Fair

Dounia, vicepresidente dell’Associazione donne marocchine, è stata aggredita per aver partecipato alla manifestazione per Hina. Franca Rame, da senatrice del Gruppo misto, che cosa si può fare per proteggere le musulmane in Italia?
 «Il razzismo è un fatto culturale. Il primo obiettivo dovrebbe essere un intervento pesante che tuteli tutte le donne. Per le immigrate, sarebbe bello garantire l’accesso a servizi sociali e centri di assistenza, possibilità per superare le difficoltà linguistiche, lavorative, economiche. Ma come si può fare in un Paese dove abbiamo migliaia di precari nostri?».
 La Santanchè si è subito schierata a fianco di Dounia, mentre dalla sinistra le prime reazioni sono state tiepide.
  «Brava! Va tutto a suo onore. Da tempo si occupa con passione di queste tematiche, tanto da essere stata anche minacciata. Proprio come Dounia, è bersaglio dell’ottusità degli estremismi. La sinistra può essere apparsa tiepida, ma siamo in molte a fianco delle donne che subiscono, costrette a vite mutilate, private di tutti i diritti. La ministra Pollastrini, Pari opportunità, è attenta ai bisogni delle donne. In Senato c’è un gruppo molto agguerrito: “Donne Italia-Afghanistan” di cui faccio parte con Rosa Villecco Calipari, Haidi Giuliani…».
 Che cosa si potrebbe fare di concreto per le donne immigrate?
«Nel ‘73 alla Palazzina Liberty ospitavamo i primi immigrati di Milano. Quante amiche mi son fatta! E quanto lavoro. Abbiamo visto sofferenze, umiliazioni, trattamenti vergognosi. Oggi è indispensabile una sanatoria per chi è senza permesso di soggiorno. Gli immigrati sono una ricchezza, fanno umili lavori rifiutati dagli italiani. Le donne sono gli angeli delle nostre famiglie, si occupano con amore dei nostri anziani, dei bambini. Dobbiamo contraccambiare questo amore, dar loro una giusta retribuzione, rispettarle. Molte sono madri che hanno lasciato in Paesi lontanissimi i figli». 
 Il processo ai parenti assassini di Hina: che risultato si aspetta?
 «I colpevoli di un delitto devono essere puniti indipendentemente dal colore della pelle o dall’origine. Piccola Hina, asassinata per niente da una famiglia ignorante e crudele».
 Sulle donne è possibile un’intesa fra destra e sinistra?
  «Perché no? Con l’on. Santanchè, per esempio, abbiamo collaborato con serietà per il caso della bimba Bielorussa».
 Perché la destra improvvisamente si prende cura di donne e immigrati?
 «Evviva! Batto sempre le mani quando le persone maturano cambiamenti in meglio. Ma anche la sinistra, sul tema dell’immigrazione, ha appena approvato in Senato un disegno di legge contro il caporalato, una piaga sociale che si abbatte soprattutto sui clandestini».
 Nel ‘73 lei è stata violentata: questo la fa sentire più vicina a Dounia? 
 «Sono vicina a Dounia, ma lo sarei anche se non avessi subito violenza».
 Quanta paura le è rimasta addosso?
 «Non sono uscita da sola per anni».
 Come si fa a liberarsene?

 
  «Non si può. Ti sta nel cervello per la vita. Mi ha aiutato molto un brano che ho scritto e che ho inserito in uno spettacolo, Lo stupro. Mio figlio mi dice sempre: “Mamma, sei andata in analisi davanti a migliaia di persone ogni sera… e questo ti ha un po’ aiutato”. Sì. Un po’».
 Se sua nipote amasse un musulmano, quali preoccupazioni potrebbe avere?
 «Le stesse di tutte le nonne… anzi bisnonne! Non sarebbe l’origine del compagno a farmi preoccupare quanto la sua  capacità di amarla e rispettarla… doti che non hanno colore, razza, religione».
Ora Dounia che cosa dovrebbe fare?
 «Continuare a lottare per i diritti delle donne con coraggio e a testa alta. Troverà senz’altro grande solidarietà».
 La proposta di darle la cittadinanza italiana è un gesto a effetto?
 «Non giudico, deciderà lei se accettare. I diritti esistono quando vengono veramente garantiti, nella quotidianità».
 E noi che cosa dovremmo fare?
 «Tenerla abbracciata stretta, non solo quando la sua storia fa notizia, ma in tutti i giorni che seguiranno».Domani la chiamo.
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 

 
 


LA GUERRA DI TUTTI

Di Dott.ssa Antonietta M. Gatti

  Siamo ogni giorno in guerra e pochi lo sanno. Il nostro corpo, sì: il nostro corpo lo sa e ci avverte, prima gentilmente, con segnali magari appena percettibili, poi via via più forti, fino ad essere tali da farci forzatamente ammettere che siamo malati. Così si va dal medico, gli si elencano i sintomi e quello non ne ricava nulla. Ci prescrive un po’ di tutto, una bella ricetta lunga, un farmaco per ogni sintomo, ma di diagnosi vera nemmeno l’ombra. Malattie psicosomatiche: stiamo diventando tutti matti. Questa è la diagnosi più comoda.

 Di fatto, oggi l’incidenza delle varie malattie non è quella di una tempo, e non parlo di secoli: qualche anno appena. Chi ha mai visto tante allergie, tante intolleranze alimentari come la malattia celiaca, tanto per non fare che un esempio, tanti casi di asma? I bambini di oggi sono incomparabimente più soggetti a queste malattie rispetto a quelli di appena una generazione fa. Ci sono addirittura malattie o, meglio, sindromi, vale a dire collezioni di sintomi, per le quali ci si è dovuti inventare un nome, e basti citare le cosiddette Sindromi del Golfo e dei Balcani.   

 

 Perché? Che cosa è cambiato così radicalmente in un tempo tanto breve? Noi siamo addestrati ad omologare il concetto generale di progresso con quello qualificato di progresso tecnologico. Non è questa la sede per dibattere una questione del genere, ma, dal punto di vista dell’oggettività, è impossibile negare che l’introduzione massiccia di tecnologie abbia introdotto qualcosa nell’ambiente che prima non c’era. Lo so, il concetto, la parola stessa fanno storcere il naso a molti, ma quel qualcosa si chiama inquinamento. Prendiamo ad esempio la polvere cittadina. Trovarci Cerio o Platino dieci anni fa sarebbe stata un’evenienza rara quando non impossibile. Oggi questi metalli ci sono, stanno sospesi in aria a livello del naso, sono in forma di granelli minutissimi di polvere visibili solo a fortissimi ingrandimenti e derivano principalmente dai filtri antiparticolato, i cosiddetti FAP, e dalle marmitte catalitiche. Nei fatti, una pezza che potrebbe essere peggiore del buco, come si dice da qualche parte, e peggiore perché queste polveri sono più fini di quelle che si propongono di eliminare, tentando questo in contrasto con le leggi elementari della fisica. Dunque, quando sono inevitabilmente respirate finiscono altrettanto inevitabilmente nelle parti più profonde dell’organismo da cui, poi, non escono più e dove fanno guai. Piaccia o no, questo concetto è ormai inoppugnabile e lo si trova addirittura sui periodici dell’ARPA (Agenzia per l’Ambiente).

 Noi di utilizzare o finanche di eliminare, questa roba non siamo capaci: il nostro organismo gradisce solo Ossigeno e questo gas è in diminuzione percentuale nell’atmosfera, mentre una miriade d’inquinanti d’ogni specie, tra cui una varietà quasi infinita di nuove polveri, molti dei quali ci sono poco conosciuti o del tutto ignoti, entrano giornalmente nella nostra “dieta gassosa”.

 Diamo un’occhiata al numero 21 del 31 maggio dell'Espresso e all’articolo sul cancro, tutto sommato “buonista”, con tanto di mappe geografiche dei luoghi più incriminati. I dati epidemiologici  indicano che nel nostro Paese, in circa 20 anni, c’è stato un incremento “tra il e il 20 % di linfomi e leucemie, + del 37% di aumento di mesoteliomi nelle donne. +27% di tumore della mammella, + 8-10% di tumori al cervello e+14-20% di tumori al fegato.”

 Ma la cosa più agghiacciante sono i tumori nei bambini “+ 1.3 % anno per tutti i tumori anche se l’aumento maggiore riguarda il neuroblastoma in Piemonte.”

 

 Ma occorre fare molta attenzione a questi dati epidemiologici. Per eseguire una ricerca di questo tipo occorono di norma tempi lunghi, spesso anche ben superiori al decennio, e in questo lasso di tempo occorrerebbe godere di condizioni stabili. Ciò che accade, invece, è che l’inquinamento progredisce a velocità crescente e le condizioni d’inizio ricerca sono lontanissime da quelle di fine ricerca, privando così di una parte di significatività i dati ricavati. Inoltre, esistono malattie che non vengono tradizionalmente legate all’inquinamento e di queste poco o nulla si tiene conto in queste disamine. Tra queste, molte affezioni come il Morbo di Parkinson o il Morbo di Alzheimer la cui relazione con “avvelenamenti” ambientali è sempre più sospetta. Ma con loro, diverse altre patologie neurologiche, della sfera riproduttiva, di quella endocrina, per non dire di quelle cardiovascolari, dagl’infarti alle tromboembolie polmonari.

 Inutile, ingenuo e, soprattutto, deleterio negarlo: “I tumori con forte componente ambientale superano il 50% del totale,” afferma il prof. Lorenzo Tomatis, monumento dell’oncologia internazionale, sempre che vogliamo limitarci a considerare solo queste patologie. E queste patologie, tutte, progrediscono, e a livello di mondo globale, assolutamente in parallelo con il grado d’industrializzazione, un fenomeno che porta con sé non solo fumi con polveri nocive da respirare ma comporta pure una contaminazione forse ancor più subdola dell’ambiente, ad esempio dell'erba che gli animali mangiano e del grano, della frutta e della verdura che ci mangiamo anche noi. E industrializzazione vuol dire anche scarichi di composizione più o meno rivelata che finiscono ovunque, il che significa spesso nelle falde acquifere e in quell’acqua che va nei fiumi e poi al mare.  Lì, nei fiumi e nel mare, quegli scarichi avvelenano alghe, molluschi e pesci che noi mangiamo. Ma forse fanno anche di peggio, pur se la cosa non è immediatamente vistosa: avveleneno il plancton, che è ai piedi della catena alimentare, una catena della quale noi, gli uomini, stiamo al vertice e, minandone le basi, attentiamo efficacemente a noi stessi. Un concetto basilare e ineludibile dell’ecologia è che un essere vivente che distrugge il proprio habitat è inevitabilmente destinato ad estinguersi.

 

 Noi uomini siamo l’unico animale inquinante e l’inquinamento che produciamo non siamo capaci di distruggerlo ma solo, e perché l’universo è concepito in questa maniera e noi non ci possiamo fare nulla, al massimo di trasformarlo, vedi ciò che combinano gl’inceneritori. Nascondiamo pure tutto sotto il tappeto: alla fine, quel tutto ce lo ritroveremo da qualche parte dove non dovrebbe esserci. Magari dentro di noi. Di questi meccanismi ne cominciano, e con apparente sorpresa, a sapere qualcosa i paesi in via di sviluppo, ad esempio la Cina, che hanno visto crescere esponenzialmente patologie letali là dove è arrivata l'industrializzazione senza accanto la consapevolezza di ciò che produce questa varietà di progresso.

 Un esempio per tutti: esiste un luogo, restando in Cina, dove vengono portati i computer di tutto il mondo. Là, operai estraggono tutto quanto abbia un valore commerciale, come piccoli pezzi d'Oro o di metalli pregiati che poi sono rivenduti per qualche dollaro, tanto da permettere loro di mangiare. Questi pezzi vengono dissaldati con piccole combustioni (dissaldature) senza nessuna protezione per l'operatore. In tempi brevi, questi uomini si ammalano di patologie polmonari fino al cancro. E l’India non è da meno: laggiù ci sono bambini che recuperano il Piombo dalle batterie e non sanno che insieme al pane che mangiano senza alcuna consapevolezza e fuori da ogni igiene ne ricavano anche una contaminazione interna che li porta alla morte precocemente.

 L’ho detto: l’organismo prima protesta con educazione, poi reagisce come sa: con la malattia. Le polveri sottili che noi generiamo, ben più sottili di quelle che anche la Natura genera in modesta quantità ad esempio con i vulcani, sono capaci di penetrare nelle parti più profonde del nostro corpo, interagiscono con le cellule e addirittura con il nostro patrimonio genetico, alterandolo in maniera irreversibile. I vari tipi di cancro dei tessuti, duri e molli, sono l'espressione di quello scontro. Il tutto avviene senza clamore, mentre noi siamo a goderci il progresso. Distogliere lo sguardo, coprirsi gli occhi come troppo spesso facciamo non serve: basta solo dare un’occhiata nella giusta direzione e si trova traccia, testimonianza di questi scontri. E' guerra, ma per ora è una guerra in cui il genere umano è destinato a perdere. I farmaci che stiamo mettendo in campo sono rozzi e talvolta molto più insidiosi di questa polvere nuova e inaspettata, di tutti questi inquinanti di cui così poco sappiamo. Alcuni medici, anche di grido, sono immersi fino al collo in questo disastro e non se ne accorgono. Continuano grottescamente a cercare la spiegazione di queste malattie in molecole del basilico o ipotizzano altre facezie, magari tessendo invece le lodi di centrali elettriche al carbone di cui non capiscono neanche il meccanismo ingegneristico o pretendendo d’ignorare le leggi universali della conservazione della materia.

 Nel ’56 a Londra ci fu una strage da smog. La gente respirava polvere di carbone, la nebbia che i londinesi di allora chiamavano affettuosamente “zuppa di piselli” e che era quasi un’attrazione turistica. Si capì che uccideva. Si disse basta al carbone.

 Purtroppo la storia insegna solo a chi è in grado di capire e recepire. Per gli altri, la storia è solo la più fastidiosa e inascoltata delle maestre.

 Ci sono medici che vedono che nella loro città queste patologie crescono e tuttavia non arrivano al ragionamento logico di causa-effetto, pretendendo pigramente “prove sicure”, studi epidemiologici lunghi, costosi e, di solito, mal confezionati, prima di dare il loro autorevole parere. Gli studi epidemiologici sono fatti da medici e basta, e questi sono troppo poco esperti di ambiente, del comportamento in atmosfera degl’inquinanti, di chimica, di processi industriali, di biocompatibilità chimica o fisica delle polveri. Il risultato è che pertanto nello studio non entrerà la causa vera della patologia o, al massimo, entrerà solo qualche ingrediente della ricetta. E un rischio, non certo il solo, è quello di eseguire confronti insensati con altre popolazioni. Se, ad esempio, si farà ciò che si progetta in Emilia Romagna, cioè si valuterà una varietà di patologie entro un raggio di 4 km da un inceneritore e si confronteranno quei dati con patologie sopravvenute entro raggi di poco superiori, il risultato sarà che non ci sono differenze e questo sarà un alibi eccellente per assolvere l’inceneritore. In realtà, le polveri veramente patogeniche, ben inferiori alle PM10, che escono da quegl’impianti si distribuiscono su territori vasti e, dunque, 4 km o 10 farà poca differenza. Tener conto, poi, solo di alcune malattie trascurandone altre è un ulteriore elemento di confusione. Ma questo si fa più o meno ovunque perché le ricerche epidemiologiche sono spesso messe in atto perché diano un risultato prestabilito. E allora si strombazzeranno risultati non solo inutili, ma, in quei casi, fuorvianti. Più interessante e molto meno rischioso, se non altro perché meno manipolabile, sarebbe solo il dato censorio, statistico dell’incidenza di tali patologie.

 Ciò che più è triste è che la guerra per la nostra sopravvivenza non ha alleati.

 L’Espresso mostra una mappa dell’Italia dove ci sono fabbriche con tanto di nome e cognome e intorno cui c’è una grande incidenza di malattie tumorali. Malattie che, chiedo scusa se mi ripeto, sono tutt’altro che le sole da considerare. Ci si aspetterebbe che vi fossero in atto misure di contenimento, di prevenzione. Nossignore: niente di tutto questo. Chi si alza a denunciare la situazione viene zittito, viene tacciato addirittura di “terrorismo” come se terrorista fosse non chi mette le bombe ma chi tenta di disinnescarle, perché la logica degl’interessi economici è forte e prevale su qualche bara, anche se la bara è bianca. Esiste poi la lobby del farmaco. Cancro vuol dire medicine, cioè business, quindi fare prevenzione primaria, quella che evita di ammalarsi, vuol dire perdita di guadagno. Non ha molta importanza se alcune medicine sono più letali della malattia stessa, l’importante è vendere. Con il tasso d’incremento del cancro, le multinazionali del farmaco diventano sempre più ricche. Questo guadagno è in minima parte condiviso con scienziati o, tristemente, pseudo-tali, non certo per studiare come prevenire il cancro, ma come prolungare la vita al paziente. Più questo vive, più farmaci consuma. Allora, è una guerra persa in partenza.

 Ci siamo tutti, ma chi paga il conto più salato di questa industrializzazione sconsiderata e frettolosa, senza che ci si prenda il tempo di controllarne sul serio gli effetti, e di tutto ciò che ne consegue, sono i bambini ed i vecchi. 

 E' la strage degl’innocenti.


ANNOZERO: Sicurezza - di Marco Travaglio

Gentile Ministro Amato, 

 

mi rivolgo a lei perché è in politica da trent’anni come Mastella. Ma lei sa far di conto. Come ha ricostruito Luca Ricolfi sulla Stampa, al tempo del I° governo Prodi, di pari passo con un certo ottimismo per l¹economia, i reati erano diminuiti. Poi arrivò Berlusconi: promise di dimezzarli ma non fecero che salire. 

 

Lui infatti non diminuiva i reati: ne depenalizzava qualcuno, di solito i suoi. A fine legislatura bastò una lieve ripresina economica per farli di nuovo calare. Ma il nuovo Parlamento, sebbene l’economia ricominciasse a tirare, si diede subito da fare per aumentarli e varò il famoso indulto per sfollare le carceri. Una ricetta, come dice Davigo, ispirata a quel che si fa a scuola con gli alunni discoli: chi disturba, fuori! Così chi disturbava dentro va a disturbare fuori. Geniale. E’ un po’ come sfollare i treni dei pendolari gettandone giù qualcuno dal finestrino, o liberare gli ospedali intasati lanciando qualche malato in barella per la strada. 

 

Risultato: nel secondo semestre del 2006 i reati son tornati a salire: +15,2% di furti e +5,7% di rapine: 30 mila furti e 2000 rapine in più solo da agosto a ottobre. Le rapine in banca, che erano scese del 17%, dopo l’indulto sono cresciute del 30,5%. Un trionfo. Si dirà: non si poteva fare altrimenti, le carceri scoppiavano. E’ vero che le carceri scoppiavano, ma si poteva fare altrimenti. Bastava dire la verità. Invece il ministro della Giustizia annunciò che, per liberare 15 mila detenuti, ci voleva un indulto di 3 anni. Gli esperti, come D’Ambrosio, risposero: ne usciranno almeno il doppio, per quei 15 mila basta e avanza un indulto di 1 anno, massimo 2. Ma fu subito zittito come un menagramo. Anche perché un indulto di 1 o 2 anni avrebbe lasciato Previti agli arresti domiciliari. Gliene occorrevano 3 per farla franca con i servizi sociali. E ne ebbe 3. Ora si scopre che in 9 mesi sono usciti non 15 mila, ma 26.201 condannati definitivi, più almeno 10 mila imputati in custodia cautelare: oltre il 100% in più di quelli annunciati. Il preventivo era falso. 

 

A quel punto scattò un’altra balla: quella sui recidivi, cioè sugli indultati che sono rientrati in carcere. Prima erano “solo l’1%”, poi “solo il 2%”, poi “solo il 3%”. Ora sono “solo il 12%”. Ma comunque è un calcolo che non sta in piedi. Intanto perché son passati solo 9 mesi e chi esce di galera senz’alternativa se non tornare all’antico, ha bisogno di riorganizzarsi. Dategli tempo, che diamine! Poi il 12% dei riacciuffati non sono quelli che son tornati a delinquere: ma solo quelli che son tornati a delinquere e sono stati ripresi. 

 

In Italia il 70-90% dei delitti rimane impunito: il 12 andrebbe moltiplicato per 7 o per 9. Tra qualche anno potremmo sentirci dire che i recidivi sono ³solo il 60, il 70, o l¹80%². In ogni caso, quel “soltanto” suona lievemente stonato, agli orecchi delle vittime dei reati: il 12% dei 26 mila indultati corrisponde a 3144 malfattori che han potuto tornare a delinquere, facendo almeno 3144 nuove vittime, che senza indulto non sarebbero tali.

 

A questo punto, terza balla: prima o poi, anche senza indulto, i detenuti sarebbero usciti lo stesso. Bel ragionamento. Ricorda quel tale che aveva ammazzato il padre e si difese dicendo: “Signor giudice, alla sua età mio padre sarebbe morto comunque”. Ci dicono che la recidiva post-indulto è in finitamente più bassa di quella dei detenuti scarcerati a fine pena: “solo il 12% contro il 60-70”. Dunque l’indulto sarebbe molto più dissuasivo del carcere: fa diventare tutti più buoni. E allora perché non istituzionalizzarlo? 

 

Invece di mandare in galera i rapinatori, li condanniamo alla pena dell’indulto. Così escono subito, anzi non entrano nemmeno, e diventano santi subito. Basta sostituire la parola condannati con “condonati” e il gioco è fatto.

 Che qualcosa non quadrasse, lei l’aveva intuito in autunno, quando esplose la criminalità in Campania e fu costretto a sguinzagliare 7 mila nuovi poliziotti per inseguire gli 8 mila indultati.E disse d’aver votato l’indulto “con grande sofferenza”. Visto che non è un passante, ma è il ministro dell’Interno, avrebbe potuto interpellare qualche esperto e farlo conoscere a Mastella.

 Ancora qualche giorno fa Mastella parlava di “reati in lieve ma costante diminuzione”, riferendosi forse alla Scandinavia, mentre il Viminale diceva il contrario: più rapine, più furti, più spaccio di droga: prima era calato dell’11,8%, poi liberando migliaia di spacciatori è tornato a salire: +1,4 per gl’italiani, +10,4 per gli stranieri. La pericolosità degli stranieri è quintupla rispetto a quella degli italiani, per ovvi motivi: ma prima dell’indulto stava diminuendo. Ora risale vertiginosamente, visto che lo straniero ha meno chances di reinserimento. Così il boom dei reati degli extracomunitari rende la vita più difficile ai regolari che lavorano onestamente e sono comunque la stragrande maggioranza.

 Ultimo punto: i dati del Dap dicono che nei primi 8 mesi dopo l’indulto il ritmo di crescita della popolazione carceraria è triplicato (sestuplicato per gli stranieri). Siamo di nuovo ai limiti della capienza (42.702 detenuti su 43.500 posti cella), e il dato crescerà ancora, perchè quelli che entrano sono più di quelli che escono. Ecco, ministro Amato: non sarebbe il caso di ammettere che quel tipo d’indulto è stato un tragico errore? Già che c’è: non potrebbe prendere Mastella da una parte e, con calma e tatto, tentare di spiegargli qualcosa?

 In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti.

                                                                     Marco Travaglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Via gli intoccabili!!!

INDIRIZZI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Presidenza del Consiglio dei ministri
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma - Italy
tel. (+39) 0667791 

[email protected]  [email protected]

Fuori subito tutti i funzionari pubblici condannati per corruzione, reati sessuali e pedofilia.

Il Parlamento sta per prendere in esame la nuova legge sul licenziamento dei funzionari pubblici condannati. Questo è il momento per una battaglia che possiamo vincere. Firma qui la nostra lettera a Prodi! Sui temi di questa petizione ti invitiamo a visionare la puntata di Report trasmessa domenica 19 maggio disponibile su questa pagina.

 

Via gli Intoccabili!!!

Gentile Presidente del Consiglio Romano Prodi, noi cittadini le chiediamo di porre rimedio a un'infamia che mina l'efficienza e l'onestà della pubblica amministrazione. Chiediamo di affermare il patto di correttezza tra lavoratori e aziende anche all'interno della pubblica amministrazione. Chiediamo che tutti i funzionari pubblici condannati vengano automaticamente licenziati senza possibilità di scappatoie. Esiste una un progetto di legge in bozza ,avanzato all'interno della maggioranza, che determinerebbe il licenziamento soltanto per i dipendenti pubblici condannati a più di due anni per corruzione, violenza sessuale, pedofilia. In questo modo il 98% dei condannati resterebbe nella Pubblica Amministrazione! Si tratta di una proposta intollerabile e insultante per i cittadini e i funzionari pubblici onesti!

 

 

 

 

Un funzionario pubblico rappresenta lo Stato. Quindi deve essere persona integerrima. Oggi individui come l'ex ministro De Lorenzo sono ancora sul libro paga delle istituzioni. Addirittura restano al loro posto insegnanti condannati per pedofilia!

 

 

 

 

Se vogliamo rifondare il rapporto tra cittadini e istituzioni è indispensabile partire da qui.

 

 

 

 

Chiediamo che la Pubblica Amministrazione pretenda un risarcimento per il danno di immagine che reati  del genere comportano. Chiediamo inoltre con che insieme a questa legge sul licenziamento dei dipendenti pubblici corrotti sia approvata anche la proposta di legge presentata da Franca Rame sul codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, che annulla il condono emanato dal Governo  Berlusconi, condono  che permette ai funzionari pubblici condannati di evitare il pieno risarcimento dei danni arrecati. Chiediamo infine che sia revocato il trasferimento di Luigi Magistro, creatore del sistema di controllo informatico contro le truffe fiscali dell'Audit: e' mai possibile che una volta che c'è un funzionario che combatte con successo la corruzione lo si debba punire?

 

 

 

 

Nella certezza che Lei vorrà impegnarsi in questa “operazione di pulizia e giustizia” dando un segno forte e chiaro al Paese, La salutiamo cordialmente

 

 

 

 

Associazione “Franca Rame - Basta sprechi!”