2005

anno

E se Franca Rame si presentasse?

Di Jacopo Fo:

Stiamo discutendo molto, in questi giorni, sulle prossime elezioni. Solo un pazzo può essere certo che Prodi vinca. E i voti di chi a sinistra ha ormai il rigetto della politica faranno la differenza nei nostri prossimi 5 anni di vita. Berlusconi dice che i suoi sondaggi lo danno in pari. Attenzione alla spiegazione: gli elettori del polo se intervistati tendono a mentire quindi per avere una risposta reale bisogna utilizzare domande indirette.... Al di là che è incredibile che un leader ammetta che i suoi elettori si vergognano a dire che lo votano.... Ma credo che sia così... Per lo stesso motivo dai sondaggi sembrava che Bush avrebbe perso, mentre gli scommettitori lo davano vincente 3 a 1... Le previsioni che facemmo sulla vittoria di Bush erano basate proprio sulle quote delle scommesse... Ma comunque il problema è che lo scarto con la destra sarà minimo e ci serve che tutti votino. Insomma l'ho detto e lo ripeto: dobbiamo trovare candidati decenti da far confluire nell'Unione, possibilmente in modo identificato e indipendente (ad esempio con uno spazio autonomo dentro la Lista Di Pietro come è successo per le Europee per Giulietto Chiesa e Agnoletto)... Da qui la domanda. Che ne direste di rischiare di mandare al Senato Franca? La sua candidatura convincerebbe molti che hanno rinunciato a votare a mettere la loro scheda contro Bellicapelli? Saresti più felice con Franca al parlamento? Votate il sondaggio e sopratutto postate il vostro parere. Apriamo il dibattito. (PS mia madre non sa niente di questo e probabilmente mi strozzerà... Già la candidatura di Dario a Milano è stata un'esperienza scioccante... Ma siamo in guerra, mamma...)

 

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Io sto con i Valsusini

“Abituati al silenzio, rassegnati e oppressi, di fronte a scelte imposte da qualcuno che vuole convincerci siano fatte ad hoc per noi. Com’è possibile che in Val di Susa ci sia tutto questo rumore? Cosa vorranno mai? Cosa pensano di ottenere questi Valsusini? Gente semplice di cui fino a ieri quasi non se ne conosceva l’esistenza, gente insignificante, egoista, e sicuramente ignorante, già perché ignora e combatte le ragioni e le potenzialità di un Treno ad Alta Velocità. Sostengono che l’alta velocità sia inutile perché non sanno che le merci viaggeranno veloci e arriveranno prima a destinazione! Inoltre non la pagheranno solo loro, a tutti aumenteranno le tasse e diminuiranno i servizi! Cosa importa poi se nessuno avrà denaro sufficiente per salire sul TAV! L’importante è avere i soldi per comprare un po’ di quella merce! Montanari sfaccendati che battagliano “solo” per evitare che un’altro treno e altri cantieri gli entrino in casa…animandogli la vita!! In fondo cosa vuoi che sia vivere con un cantiere in casa! Anch’io vorrei avere il privilegio di vivere con un cantiere! Già, mica uno qualunque…un cantiere che non si sposterà per ben 20 anni. Proprio come una badante saprà crescere i loro figli, gli darà cibo ed aria, sabbia per i denti e un po’ di amianto per i polmoni…E comunque si parla dei loro figli, mica dei nostri! Chi si riempirà le tasche grazie a quest’opera, dove abita? In Val di Susa? No! Ecco la soluzione per far mettere il cuore in pace ai Valsusini: dimostrare la grandiosità, la strategicità e la positività di quest’opera comprando una casa in Valle, con badante speciale, che farà crescere i figli in modo speciale. Con le tasche piene, non credo avrà problemi a comprare casa in quella zona che immagino non dovrebbe nemmeno costare troppo!!! Mi sembra chiaro che i valsusini non hanno capito niente di politica…. Loro credono che la politica sia l’arte di governare un popolo! Forse è meglio che qualcuno gli spieghi che la politica è l’arte di governare i soldi.” Era ora che si sentisse urlare a squarciagola con forza e determinazione “NO TAV” che s’interrompesse il silenzio di un popolo che non vuole essere vittima di un treno che sarà naturalmente in ritardo. Questa è vera politica… la gente che difende i propri diritti mettendo in discussione un modello di sviluppo insostenibile… dando prova di vera democrazia! Come si fa a non essere dalla loro parte?

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Guarda in televisione lo spettacolo del Mazdapalace

SUL SATELLITE Piattaforma Sky: 26-27-28 gennaio alle 23.00 Taxi Channel Canale 863
fuori dalla piattaforma Sky: 26-27-28 gennaio alle 21.00 Arcoiris tv Hotbird 1 - 13° est FREQUENZA: 11534 FEQ: 3/4 POLARIZZAZIONE: Verticale SYMBOL RATE: 27.500 Nome Canale: Arcoiris Tv SU INTERNET Per vedere l'emissione in streaming sempre disponibile www.arcoiris.tv SULLE TELEVISIONI LOCALI Venerdì 27 gennaio alle 21.00 Circuito Europa7: LADY TV Veneto 49-67-23-60-29 TV CENTRO MARCHE Marche 40-45-64-49-22 TELEREGIONE Toscana 25 TVR VOXSON Lazio 50 TVQ Abruzzo e Molise 25-28-43-58 RTC - TELECALABRIA E TELEMIA Calabria 27-35-20 TRM - VIDEOMED Sicilia

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All'isola al posto dei Re Magi arrivano le ruspe

Siamo all’Isola, un quartiere storico di Milano.

Un mese fa con Franca avevo partecipato ad una manifestazione del rione. C’erano un gruppo di ragazzi e ragazzine che camminavano in equilibrio su alti trampoli. Il maestro clown era un mio caro amico del quartiere. C’era la Banda degli Ottoni che sparava musica allegra. Eravamo più di mille a manifestare contro il progetto del Comune e della Regione che hanno in programma di trasformare tutta quella zona in un ammasso di palazzi e grattacieli, per l’ammontare di ben un milione di metri cubi di fabbricato. Una decina di ragazzi del gruppo degli Amici di Beppe Grillo, a mo’ di uomini sandwich, portavano indosso enormi lettere che componevano parole di sarcasmo, rivolte agli ideatori di quel mostro in cemento: una specie di drago sparapanzato sul terreno, con tanto di volute a mo’ di serpente che avrebbero schiacciato definitivamente il Bosco di Gioia, una piccola foresta affollata da alberi centenari, alcuni di loro molto rari. Qualche giorno fa si era tutti a un dibattito in un cinema-teatro della Gronda Nord, anche qui per bloccare il progetto di uno scempio urbanistico e stradale, quando Michele Sacerdoti, uno dei più decisi sostenitori della lotta contro il deturpamento dell’Isola, leggeva entusiasta un documento, risultato di un ricorso, che bloccava la determinazione del Comune perché tutto il Bosco di Gioia fosse abbattuto e si iniziasse la messa in opera del cantiere. Un coro di grida e applausi salutò questa splendida notizia. Ma ecco che due giorni dopo Natale, invece di piantare l’Albero dei doni, arrivano degli operai, mandati dal Comune, con l’ordine di abbattere ogni pianta. Ad accogliere i cittadini che accorrono sdegnati c’è un rappresentante del Comune che esibisce un nuovo documento che annulla il precedente: “Si può abbattere.” Punto e basta. Gli operai cominciano a togliere arbusti e stoppie intorno alle radici. Fra poco i tronchi saranno segati alla base. Verrà eseguita una condanna a morte per duecento alberi: l’unica oasi rimasta in Milano se ne va. Ma gli abitanti, trattenuti al di là del recinto di ferro, s’accumulano attoniti, increduli. Un vecchio grida: “Assassini!”. Lo stridente rumore delle seghe a motore inizia un coro davvero insopportabile. Come preceduto da un cigolio simile a un lamento, ecco che cade il primo grande albero. I rami si sfasciano al suolo. Un gruppo di ragazzini tenta di entrare, scavalcando la staccionata. Vengono inseguiti e ricacciati indietro. Ecco: arriva in bicicletta Michele Sacerdoti, l’indomito difensore di quegli alberi. È un uomo di cinquant’anni, ma agile e svelto come un ragazzino. Dribbla gli inservienti e gli operai e con facilità inaudita s’arrampica sul più gigantesco albero: una enorme magnolia, ancor carica di foglie. Sparisce fra le fronde e riappare lassù. I “boscaioli” non sanno che fare. Il dirigente del Comune grida, invitando l’intruso scalatore a scendere, altrimenti dovranno abbattere l’albero con lui sopra. Sacerdoti risponde sghignazzando: “Fate pure. Io di qui non mi muovo. Dovete abbattere anche me.” Adesso la neve vien giù sempre più fitta. Un gruppo di ragazzi intona “Tu scendi dalle stelle”. Tutti ridono, perfino i “boscaioli” che si riparano sotto la grande magnolia a fumarsi una sigaretta. Lunga pausa. Poi di lì a poco ricomincia l’insopportabile cigolio delle motoseghe e uno dietro l’altro altri alberi cadono a terra, sollevando nugoli di neve.

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Gli indesiderati

“Hanno aspettato proprio il momento buono”, commentava una donna del quartiere, guardando in su, verso gli immigrati in equilibrio sui tetti dello stabile di Via Lecco 9 e affacciati al balcone pericolante d’angolo, mentre sotto i poliziotti sfondavano il portone. Hanno aspettato che mettessero nella mangiatoia il bambino, che la gente si sentisse santificata dalla notte di Natale, la pancia piena di cibo e panettoni, per portare a termine il loro colpaccio tranquilli e quasi indisturbati. Carabinieri e guardie di P.S. avevano avuto solo il fastidio di dover spaccare con i grossi tronchesini le catene alle quali si erano legati dei ragazzi. Il portone non s’è spalancato ma si è staccato dai cardini ed è ricaduto verso l’interno, a rischio di schiacciare gli uomini di colore che stavano di là. Poi, con qualche spintone, la forza è entrata, seguita dai rappresentanti dell’Arci, della Caritas e da Don Colmegna. Sono cominciate le trattative. I quotidiani oggi dicono che tutte le soluzioni offerte dal Comune non sono state accettate dagli occupanti e nemmeno quelle proposte dalla Cgil, dalla Cartitas e dall’Arci. Quei cocciuti hanno risposto sempre di no. Ma in che consistevano quelle “ragionevoli” soluzioni d’accomodamento? Il Comune a tutti i 267 rifugiati offriva dei container sistemati in uno scantinato. Io mi trovavo con Franca a qualche metro dal gruppo dei proponitori. Mi scappò, detto a voce alta, che in quelle scatole di ferro ci avrei visto volentieri per qualche notte gli amministratori del Comune. “Sistemare esseri umani in quei bacili è un’idea del tutto crudele”, commentò Don Colmegna. I rifugiati politici rifiutano naturalmente anche la solita sistemazione nei dormitori dove devi sloggiare ogni mattina presto e tornarci al tramonto. E di giorno dove vivi?

Ma gli assessori si dimostrano pieni di risorse e arrivano addirittura a proporre un tendone riscaldato da sistemare in una zona già abitata da numerosi campi nomadi. In questo caso le donne e i bambini sarebbero stati collocati altrove. Oltretutto gli abitanti di quella zona minacciavano di protestare in coro e opporsi a quel nuovo arrivo. A TUTTO QUESTO BEN DI DIO DI PROPOSTE I Rifugiati RISPONDONO: “NO, GRAZIE, PREFERIAMO restare sul marciapiede… in strada.” I poliziotti se ne vanno e con loro i responsabili del Comune: “Risolvano come gli pare, noi il nostro dovere l’abbiamo fatto!” Franca urla: “E così lo spettacolo è finito! Guarda che bel presepe avete combinato! Sta venendo giù perfino la neve. Ci manca giusto l’arrivo di Erode per concludere la festa.” Di lì a poco i disperati, gli scacciati, le coperte e i cappelli degli accampati grondano acqua. Qualcuno si leva in piedi e sbatte le coperte. Alcune donne coi loro bimbi in braccio salgono sul pullman dell’ATM, messo a disposizione come rifugio. Come trascorreranno la notte quegli infelici? Li aspetta una veglia non proprio santa. Si può ben dire che anche qui Gesù s’è fermato, come ad Eboli.

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Risparmiare... non costa nulla

I progetti di risparmio energetico sono necessari per la salute dei cittadini, dell'ambiente e del portafoglio.
Pensate che attuare un progetto di risparmio energetico sia enormemente oneroso? E' quello che qualcuno vuol farci credere. In realtà c'è solo da guadagnare.

Ecco uno spezzone dell'incontro tra Dario Fo e il Prof. Pallante.

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A Milano c’è un’emergenza. Abbattiamo lo smog subito.

A Milano c’è un’emergenza, Albertini intervenga ora: nella settimana di Natale sospenda il traffico a giorni alterni e raddoppi i mezzi pubblici.

Ormai da oltre 135 giorni (100 giorni in più rispetto al limite imposto dalla UE), le centraline dell’Arpa registrano concentrazioni di Pm10 al di sopra della soglia di attenzione. Il prossimo blocco del traffico sembra previsto per il 29 di gennaio 2006, cioè tra ben 50 giorni (e tra l’altro, guarda caso, nel giorno delle primarie dell’Unione a Milano)!
Le decisioni concrete e tangibili occorrono adesso, non l’anno prossimo, anche se queste dovessero risultare impopolari. Oltre a ridurre subito la concentrazione di inquinanti devono servire a far capire che la situazione non è grave ma gravissima. Oppure circa 1300 morti all’anno non sono rilevanti per il nostro sindaco, che pure è responsabile della salute pubblica? Oppure circa 800.000 giornate di lavoro perse in un anno non riguardano l’economia di questa città? (citiamo i dati raccolti dall’Istituto dei tumori di Milano).

Questo sindaco abbia il coraggio di essere impopolare, - tanto non si ricandida più – e ora assuma due semplici ma necessarie decisioni: nella settimana che precede il Natale sospenda il traffico privato a giorni alterni, e moltiplichi le corse dei mezzi pubblici. Al resto penseremo noi quando governeremo questa città, perché le proposte ci sono: dalla città centrifuga con le “isole di scambio”, dove i pendolari possano lasciare le automobili a prezzi contenuti per usufruire della rete di trasporti pubblici potenziati (in questo senso, la decisione di Trenitalia di rivedere l’orario ferroviario è scandalosa: la trasformazione degli Interregionali in Intercity su alcune delle tratte di maggior utilità per i pendolari in entrata e uscita da Milano - e il conseguente aumento dei prezzi – sono infatti un ulteriore deterrente all’utilizzo del trasporto pubblico), alla disponibilità di auto elettriche a noleggio, di un rete vera di piste ciclabili – ricordiamoci che Milano è in pianura -, a ristabilire orari limitati alle ore congestionate per la consegna delle merci, fino alla chiusura del centro cittadino al traffico privato.

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Manifestazione per Piazza Fontana

Il video della manifestazione con gli arazzi creati dalle Accademie Artistiche Italiane con l'intervento di Dario Fo.

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