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L’industria della bioplastica va alla grande: 685 milioni di fatturato nel 2018

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 21:15

Aumentano produzione e aziende, nonostante la piaga dei sacchetti illegali. Versari, presidente Assobioplastiche: “Ci aspettiamo che la direttiva SUP sia recepita tenendo conto dei singoli contesti nazionali e dei relativi sistemi di gestione rifiuti”

È un fatturato in crescita: il 26% in più, circa 685 milioni di euro di fatturato in più nel 2018, una produzione che vede un incremento del 21%, pari a 88.500 tonnellate, un aumento degli addetti dedicati e di aziende del 4%. Insomma, i dati del quinto rapporto annuale di Assobioplastiche parlano di una crescita costante per l’industria delle bioplastiche.

La crescita degli ultimi anni è evidente: basti pensare che dai 143 operatori del 2012 si è arrivati ai 252 del 2018. E proprio considerando questi risultati e i potenziali nuovi entranti è ragionevole prevedere un incremento progressivo del numero di imprese attive nel settore.

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Coca-Cola e Pepsi si buttano sull’acqua

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 17:30

Non quella in bottiglia – dove esistono già – ma quella delle nostre borracce, sperimentando distributori con acqua liscia, aromatizzata o gassata.

Guardandovi in giro negli ultimi tempi – a scuola, all’università o sul posto di lavoro, soprattutto nelle città medio-grandi – avrete notato sempre più persone portarsi dietro una borraccia da riempire con l’acqua di rubinetto, preferendola alle classiche bottiglie di plastica usa e getta. È un’abitudine sempre più diffusa, dovuta soprattutto alla maggiore consapevolezza dell’enorme impatto che la plastica ha sul nostro ecosistema, e delle difficoltà di riciclare efficacemente tutte quelle bottiglie.

Anche per questo motivo Coca-Cola e Pepsi, le società produttrici delle due bevande gassate al gusto di cola più famose al mondo, hanno deciso di entrare in questo settore, introducendo alcuni distributori di acqua potabile che chi vuole può utilizzare per riempire le proprie borracce. La decisione si deve al comportamento dei consumatori. La crisi delle bibite gassate – con la crescente consapevolezza delle loro conseguenze sulla salute dei consumatori – aveva già spinto Coca-Cola e Pepsi a vendere anche acqua in bottiglia, con buoni risultati: lo scorso anno, scrive il Wall Street Journalle vendite di acqua in bottiglia da parte di Coca-Cola sono cresciute del 2 per cento, mentre quelle di Pepsi del 4,6 per cento (il marchio di acqua in bottiglia di Coca-Cola si chiama Dasani, mentre Pepsi possiede Aquafina).

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Istat, 2018 crollo nascite: l’Italia non è un Paese per donne, figurarsi per un figlio

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 14:30

È recessione demografica nera in Italia, dove nel 2018 si è toccato il record negativo di nascite, solo 439 mila bimbi, a rilevarlo è l’Istat nel consueto rapporto annuale. Secondo i dati provvisori relativi al 2018, i neonati iscritti all’anagrafe nel 2018 sono quasi 140 mila in meno rispetto al 2008. Un “declino demografico” che racconta come il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni – qui i dati si fermano però al 2016 – non abbia ancora avuto figli.

Involuzione dei costumi sociali, dice qualcuno, i giovani preferiscono avere un cane o un gatto anziché un figlio.  Le precedenti generazioni, nonostante non avessero gli aiuti sociali che tutti adesso vorrebbero, chiosa il passatista, faceva figli. La recessione demografica è un segno evidente di benessere e di poca vocazione al sacrificio. E aggiunge l’immancabile confronto con gli stranieri, portati, loro sì, al sacrificio, al prolificare, eccetera.

Un mala tempora currunt diffuso e tuttavia contraddetto da un altro dato diffuso da Istat: coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%.

L’Italia non è un Paese per donne, figuriamoci per un figlio. In compenso è il Paese ideale per gli ultracentenari, che sfiorano i 15mila, record europeo assieme alla Francia. Non che gli individui dagli 85 anni in su se la passino male, beninteso: al 1° gennaio 2019 si stima che fossero circa 2,2 milioni, pari al 3,6% del totale della popolazione residente in Italia, che si fregia di un buon 15,6% di over 65 anni.

Laddove per gli uomini le dimissioni volontarie dal lavoro dipendono da un cambio di lavoro, per le donne, nell’80% dei casi, la scelta si deve alle difficoltà di conciliare casa e lavoro. Nel 2016, quasi il 20% delle donne italiane ha motivato la propria assenza dal lavoro, o il ripiego a un part-time, con la carenza di infrastrutture in grado di tenere i propri figli durante il tempo di lavoro.

La legge di bilancio per il 2019 approvata dall’attuale Governo non ha rinnovato il beneficio del «contributo per i servizi di baby-sitting e per i servizi all’infanzia» introdotto in via sperimentale per il triennio 2013-2015 e prorogato per il biennio 2017-2018, e lo stesso bonus asilo nido scadrà il 31 luglio 2019.

La scarsità di asili nido, il modo in cui sono concepiti i congedi parentali in breve l’insieme delle politiche relative alla cura della prima infanzia proposte finora in Italia fanno sì che le donne dedichino mediamente il 19,2% della loro giornata al lavoro familiare contro il 6,7% degli uomini.

«Ti ho sposato per allegria» diceva al marito la simpatica Giuliana interpretata da Monica Vitti nel film omonimo diretto da Natalia Ginzburg nel 1967, e in effetti un po’ di allegria non dovrebbe mancare, neppure nel sacro e serio affair familiare. Come correre il rischio dell’allegria di un figlio se il 17% delle donne che lavorano non ha neppure un conto corrente (dunque nella maggior parte dei casi lavora in nero) e non gestisce il guadagno del suo lavoro? Il 23% delle donne italiane in generale non ha proprio un conto corrente e in alcune Regioni, specie nel Sud, la percentuale tocca il 40%.  Solo il 21% delle donne possiede un conto corrente personale. L’85% delle famiglie monoreddito in condizioni di povertà assoluta, curiosa contraddizione tutta italiana, ha però come riferimento una donna. I dati provengono dal Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) che li ha diffusi in un recente convegno eloquentemente intitolato Donne invisibili  e promosso da AsviS nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile, con lo scopo di istituire una Commissione per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere tramite «l’empowerment femminile».

A tal punto l’Italia non è un Paese per donne che c’è bisogno di «empowerment femminile», «empowerment femminile» in ogni dove, dietro ogni pretesto, fosse anche solo la partita di calcio della nazionale femminile, le cui gesta vengono decantate al cospetto dell’intellighenzia femminista in onda su Rai 3, dove, ospite della trasmissione di Lucia Annunziata, Dacia Maraini si complimenta con le calciatrici italiane perché «non praticano alcuno schema di seduzione, neanche sottilmente».

L’italia non è un Paese per chi pratica la seduzione, figuriamoci per chi voglia fare altro per allegria.

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Combattere le zanzare con rimedi naturali efficaci: il trucco del caffè

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 13:29

Con l’arrivo della stagione estiva arrivano anche le zanzare. In natura esistono più di 3500 specie diverse e una delle più note, ma anche più temute, è la zanzara tigre. Questi insetti vivono generalmente pochi giorni, ma se trovano una casa calda possono raggiungere l’anno di vita. A pungere sono le femmine, i maschi infatti muoiono dopo che si accoppiano.

Esistono diversi rimedi naturali contro le zanzare e fra questi uno è poco conosciuto. Il caffè è un potente repellente, in grado di allontanare i fastidiosi insetti. Il suo aroma non piace alle zanzare che dunque si allontanano.

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Foto di WikiImages da Pixabay

Germania, in paese fanno sparire la birra il festival neonazi è un flop

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 12:15

Un’arma fine di mondo contro i neonazisti esiste, e un paesino della Sassonia lo ha sperimentato con successo. A Ostritz, vicino alla frontiera con la Polonia, sabato sera era previsto un festival dal titolo “Scudo e spada”. E invece di aspettare che passasse la tempesta, che l’orda barbarica di ipertatuate teste rasate devastasse l’arena all’aperto e contribuisse alla reputazione già piuttosto ammaccata della Sassonia, una marea di cittadini si è precipitata il giorno prima nell’unico supermercato di Ostritz e ha comprato tutta la birra disponibile, fino all’ultima bottiglia. Dozzine di volenterosi si sono portati via carrelli della spesa stracolmi con un centinaio di casse che serviranno, dicono, ad animare prossimamente una festa di paese. Un trionfo.

Rimasti a secco della benzina che avrebbe trasformato il concerto nella tipica, rabbiosa manifestazione sbronza di rabbia e odio, più della metà degli skinhead si sono dati. Complice anche una decisione ufficiale in perfetta sintonia con l’umore dei cittadini di Ostlitz: la polizia ha deciso di vietare l’alcol al concerto e ha confiscato miriadi di bottiglie degli irriducibili che se l’erano portate da casa. Nelle immagini del tabloid Bild si vedono disperate teste rasate rovesciare nei tombini bottiglie intere di ‘bionda’.

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EcoFuturo 2019, primo giorno

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 10:46

L’agricoltura 4.0 è in grado di stoccare tutta la CO2 in eccesso sul pianeta per farne di nuovo carbonio e aumentare la fertilità dei suoli.
In diretta dal Fenice Green Energy Park di Padova la sesta edizione del Festival EcoFuturo.

Sessione del mattino

Olimpiadi Milano-Cortina: perché sì e perché no

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 10:35

L’Italia si è aggiudicata l’organizzazione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2026. Ad ospitare i giochi saranno le città di Milano e Cortina. Il comitato organizzatore italiano ha sconfitto quello svedese aggiudicandosi 47 voti contro 34. Le Olimpiadi invernali tornano in Italia dopo 20 anni da quelle di Torino e a Cortina dopo 70 da quelle del 1956. Il Presidente della Repubblica Mattarella è tra i primi ad esultare. Il racconto delle ultime ore di attesa e del successo, con lo sguardo dei social.

[Fonte: canale YouTube RAI]

Panoramica dalla stampa nazionale:

  • MILANO-CORTINA 2026: I PUNTI DI FORZA CHE HANNO CONVINTO IL CIO. E alla fine Milano-Cortina si è aggiudicata le Olimpiadi invernali 2026, con 47 voti a favore, contro i 34 di Stoccolma-Aare (più un astenuto). Nessun testa a testa, il dossier Milano-Cortina ha convinto in modo netto il Comitato olimpico internazionale riunito a Losanna, e la vittoria è stata applaudita in maniera bi-partisan: dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte alle autorità locali che hanno sostenuto il lavoro. Continua a leggere [Fonte: ILSOLE24ORE di Sara Monaci]
  • OLIMPIADI 2026, DAL PALAITALIA AL VILLAGGIO OLIMPICO: ECCO COME CAMBIERÀ MILANO . Il PalaItalia – Le Olimpiadi invernali del 2026 si svolgeranno a Milano e Cortina: lo ha deciso il Cio, votando la candidatura italiana a Losanna e preferendola a quella di Stoccolma-Aare. L’Italia tornerà così ad organizzare un’edizione delle Olimpiadi, 20 anni dopo i Giochi invernali di Torino 2006. Il più noto progetto di riqualificazione legato ai Giochi olimpici 2026 è la costruzione del PalaItalia nel quartiere di Santa Giulia, alla periferia Sud-est della città. L’Arena da 15 mila posti è una struttura privata che fa parte di un più ampio progetto di riqualificazione, denominato Montecity-Rogoredo. Progettazione e realizzazione sono affidate a Risanamento, che proprio a una settimana dall’atteso voto del Cio ha reso noto di aver siglato un patto con la società australiana Lendlease e la Ogv Europe Limited per la costruzione del Palazzetto. Le fasi di lavorazione prevedono l’approvazione del piano integrato di intervento da parte del Consiglio comunale e quella del progetto di bonifica, quindi nel 2020 sarà avviata la riqualificazione dell’area. L’inizio dei lavori è previsto per gennaio 2021 e il completamento nel dicembre 2023.  Costerà 70 milioni di euro. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, aveva chiarito in anticipo che la realizzazione dell’impianto era prevista «indipendentemente dall’esito dell’assegnazione a Milano-Cortina delle Olimpiadi».

Il Villaggio olimpico – Avrà un grande impatto sull’aspetto della periferia Sud anche la costruzione del Villaggio olimpico, che rientra nel progetto di riqualificazione dello Scalo Ferroviario di Porta Romana. Ospiterà gli atleti in gara a Milano su una superficie di 19 ettari. Sono sette in totale gli scali ferroviari che cambieranno volto in città, secondo il Piano di sviluppo Urbano per il 2030. Responsabile del processo di progettazione e costruzione è Fs Sistemi Urbani, società controllata al 100% da Ferrovie dello Stato. Il Villaggio olimpico, da 1260 letti con 70 camere singole e 630 camere doppie, dovrebbe essere completato otto mesi prima dell’apertura dei Giochi. L’avvio dei cantieri è previsto per il giugno 2022. Già deciso anche il futuro della struttura dopo le Olimpiadi: sarà trasformata in un campus residenziale per gli studenti, ovviando alla storica carenza di alloggi per gli universitari. Continua a leggere [Fonte: CORRIERE.IT di Rossella Burattino]

  • OLIMPIADI 2026, ESULTA SALVINI: “20MILA POSTI DI LAVORO”. E PUNZECCHIA I CINQUESTELLE.  Matteo Salvini esulta per l’assegnazione a Milano-Cortina delle Olimpiadi invernali 2026 con una foto che lo ritrae nel suo ufficio al Viminale con il pugno alzato in segno di vittoria, mentre stringe il Tricolore. “Vince l’Italia, vince lo sport. Viva i giochi olimpici e paralimpici invernali del 2026, che significano almeno 20.000 posti di lavoro creati, tanti investimenti e 5 miliardi di euro di valore aggiunto per l’Italia. Grazie, al lavoro”, scrive il Ministro dell’Interno su Facebook.

Continua il momento decisamente no per il Movimento CinqueStelle che, mentre cerca di ritrovare l’appeal perduto,  porta invece virtualmente a casa un’altra batosta. La vittoria della candidatura costringe infatti il M5S a una ardua salita sul carro, dopo aver escluso Torino a cinquestelle dalla corsa delle tre città. Continua a leggere [Fonte: QUIFINANZA.IT]

  • OLIMPIADI 2026, PERCHÉ SÌ E PERCHÉ NO .[…] a confronto due testimonianze: quella di Franco Amicucci, sociologo ed esperto di formazione aziendale, e quella di Fabio Accinelli, esperto di diritto dell’economia. Franco Amicucci: «Perché sì»: Cosa spinge un paese a candidarsi per ospitare e gestire una grande manifestazione mondiale come le Olimpiadi? Come valutare l’equilibrio tra costi e benefici? Sono almeno 5 le dimensioni, proprio come gli anelli olimpici, da prendere in considerazione. Immagine del paese: Le Olimpiadi sono da sempre un catalizzatore dell’opinione pubblica mondiale per un periodo che va oltre la durata della manifestazione perché coinvolge tutta la fase preparatoria ed anche, se pur breve, il periodo successivo. Le caratteristiche del paese ospitante, cultura, storia, paesaggi, per un prolungato periodo di tempo, sono al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Come in tutti i grandi eventi del passato, occorre tenere ben presenti i rischi di potenziali eventi negativi concomitanti, che sarebbero amplificati. Infrastrutture Da sempre le grandi manifestazioni sportive, come le grandi esposizioni universali, sono una grande opportunità per innovare e potenziare le infrastrutture delle aree coinvolte, non solo impianti, ma strade, aeroporti, strutture recettive. […] 

Fabio Accinelli:«Perché no»: I conti non tornano mai e le Olimpiadi sono una vera e propria maledizione continua per le località geografiche dove passa e si svolgono. Di fatto, sono una vera e propria piaga biblica economica, bruciando soldi in spese astronomiche mai preventivate e non preventivabili. Alla domanda se un evento olimpico «faccia bene» al Paese che le ospita bisogna porre in essere una lettura economica nel merito. Di fondo esiste la realtà documentale per le esperienze passate, che per quanto siano mirabolanti le promesse fatte al momento della candidatura, il problema si evidenzi e venga dopo. Infatti, è storicamente accaduto che gli effetti benefici a livello economico siano sempre stati sovrastimati: quelli dei costi, invece, sottostimati. Lo stesso beneficio che dovrebbe nascere nel paese ospitante, il cosiddetto feel good effect, lascia il tempo che trova. Il primo step risulta essere il meccanismo della selezione alla partecipazione del Paese alla gara che farà il comitato politico, il quale prevede una serie di: analisi, piani, stime inerenti a costruzioni, impatto economico, sforzo di marketing, infrastrutture, export e posti di lavoro. Continua a leggere [Fonte: FABIOACCINELLI]

Lo psicologo entra nell’equipe del medico di famiglia nel sistema delle cure primarie

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 10:28

Lo psicologo entra, per norma primaria, nell’equipe che opera insieme al medico di medicina generale nel sistema territoriale delle cure primarie. A stabilirlo un emendamento, in sede di conversione, al decreto Calabria che legittima per legge, la presenza dello psicologo nelle cure primarie. «Si tratta – commenta Lauro Mengheri, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana – dell’inizio di un percorso sul quale costruire la presenza dello psicologo negli studi dei medici di famiglia. Un emendamento che certifica il ruolo fondamentale della psicologia e più in particolare dello psicologo per la tutela della salute a partire dal sistema delle cure primarie».

Il ruolo dello psicologo nelle cure primarie diventa così quello di coadiuvare il medico di famiglia e intervenire nelle fasi di disagio psicologico, iniziando dalla sua individuazione per prevenirne la degenerazione in forme croniche o patologiche.

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Quindi, Adani, Italia-Brasile 3-2 fu una partita cinica e non emozionante?

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 08:07

Dov’è l’emozione in una vittoria cinica? Si chiede Daniele Adani – principe degli opinionisti tattici di Sky Sport – in un’intervista concessa ad Angelo Carotenuto su Repubblica. È in fin dei conti un’intervista in cui Adani, pur cercando di annacquare la propria sete di rivincita, rivendica la propria vittoria culturale su Massimiliano Allegri, alfiere del cosiddetto calcio semplice e sbattuto fuori dalla Juventus dopo cinque scudetti consecutivi. Per far posto al suo opposto, al suo nemico: il “circense” – per dirla alla Allegri – Maurizio Sarri. 

Adani dichiara che nel calcio vincere non basta più. Che nel mondo si gioca per lasciare qualcosa. Testuale. Che la Juve aveva un percorso non più congruo con la grandezza societaria ne’ con le scelte dei club europei la cui identità non dipende dai risultati.

È un principio che sta avanzando ad ampie falcate nel calcio. Anche in Italia. Quest’anno in Serie A sono la maggioranza gli allenatori costruttori di gioco e di emozioni. 

Viene da chiedersi, tra le millanta partite di calcio, come definire Italia-Brasile 3-2 del 1982. Una vittoria cinica? Con tre tiri in porta, che poi in realtà furono più di tre. Forse, però, una delle più emozionanti della Nazionale. Certamente in un posto d’onore, accanto a Italia-Germania 4-3. 

In base a quali criteri si stabilisce se una partita regali o meno emozioni? Ci si può emozionare per una parata che resterà nell’immaginario collettivo, per un salvataggio sulla linea e c’è chi si emoziona per venti passaggi di fila. La presunta superiorità morale di un tipo di gioco – quello contemporaneo, diremmo guardiolista – rispetto a quello più démodé rischia di rinchiudere il calcio in un’unica visione. Come se si potesse giocare soltanto in un modo. Finendo così col minare, invece, una delle ragioni del successo e della immensa popolarità del football. 

Che, anche dopo decenni, regala perle insospettabili. Come quella rivelata da Giovanni Galeone in un’intervista al Fatto quotidiano. Racconta che agli europei del 1988 lui e Arrigo Sacchi (fresco campione d’Italia col Milan) ebbero dalla Federazione due biglietti per Olanda-Inghilterra. E si ritrovarono nel settore degli inglesi, gomito a gomito con gli hooligans. Sacchi gli chiese: e ora che facciamo? Togliti la maglietta e fai finta di niente. La guardarono a torso nudo. Tra fiumi di birra. Forse un filo più suggestivo di quindici passaggi in fila spacciati per la conquista del mondo.

Per trovare lavoro puntate sul verde

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 08:00

Non saranno tanto i big data o la cyber security ad attenuare il problema della disoccupazione. O almeno, non lo faranno tanto quanto i lavori legati all’economia verde e sostenibile. Nei prossimi anni i green jobs, quei mestieri in agricoltura, nell’industria e nei servizi che contribuiscono a preservare o riqualificare la qualità dell’ambiente, creeranno più posti di lavoro del digitale. Lo dicono i dati del Focus Censis e Confcooperative “Smart &Green, l’economia che genera futuro”.

Da oggi al 2023 ogni cinque nuovi posti di lavoro creati in Italia uno sarà nelle aziende ecosostenibili: in tutto ci sarà bisogno di 481mila nuovi professionisti del verde.Oltre il 50 per cento in più di quelli generati dall’altro trend innovativo, il digitale, che non riuscirà ad andare oltre 214mila nuovi occupati. E anche il 30 per cento in più di quelli prodotti da tutte le imprese del settore salute e benessere, che si attesterà a quota 324 mila assunzioni. L’occupazione in ambito green coprirà una quota del 18,9 per cento sul totale del fabbisogno generato fino al 2023.

Nel 2017 il settore delle “eco-industrie” ha già raggiunto 388mila unità di lavoro. Si parla di imprese che si occupano di energie rinnovabili, riciclo, consulenza ambientale e di quelle che forniscono beni e servizi in aree come i rifiuti o i trasporti ecologici. Nello specifico, il 52,2 per cento di questi lavoratori è impiegato nella gestione delle risorse naturali, il 47,8 per cento nelle attività di protezione ambientale.

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Che farina c’è nel tuo sacco?

People For Planet - Mar, 06/25/2019 - 05:13

Da qualche tempo l’Associazione Sportiva Tennis & Squash di Vado Ligure, Savona, ha affiancato alle attività sportive anche laboratori didattici sull’alimentazione e in particolare sulle farine. Integrali, biologiche, raffinate, tipo, 1, tipo 2, tipo 0, tipo 00, che differenze ci sono?

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Anche le piante hanno il battito cardiaco

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 21:00

Le piante potrebbero avere, se non proprio un cuore, un battito regolare, molto lento e costante. Due nuovi studi l’hanno… auscultato. E ne hanno svelato la funzione.

D’accordo, il titolo è un po’ forte. Però è vero che molti alberi attraversano periodici cambiamenti di forma e posizione delle fronde che appaiono sincronizzati per tutte le parti della pianta, e che non dipendono dall’alternanza giorno-notte: l’hanno scoperto ricercatori ungheresi e danesi, che paragonano queste oscillazioni a intervalli regolari a una sorta di battito cardiaco vegetale, legato a un lento, ma costante, sistema di pompaggio attivo della linfa.

Questi impercettibili movimenti sarebbero legati a cambiamenti periodici di pressione dell’acqua attraverso le radici e il fusto: gli alberi la risucchierebbero attivamente in fasi periodiche, della durata di alcune ore. Finora non si credeva che le piante potessero farlo: piuttosto, si pensava che l’evaporazione di liquidi dalle foglie innescasse una risalita passiva di nutrienti dal terreno.

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Cilento, sul belvedere spunta “l’obbligo di baciarsi”

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 16:30

“Kiss, please”. Un cartello stradale originale impone l’obbligo: forma rotonda, colore blu. All’interno, non c’è una direzione o un divieto: più semplicemente, l’icona di un bacio. Accade nel cuore del Cilento, a Trentinara, poco più di 1600 abitanti e l’idea che l’amore vinca su tutto.

Foto Michela Daniele

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Gli Ultimi

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 15:00

Magari è l’esercizio che in UniCredit sta tentando di fare con grande fatica il generale Mustier, senza peraltro essere ascoltato dai suoi colonnelli che, cosi come ribadito su queste colonne, rappresentano i veri portatori di una cultura malata e dannosa. Il vero tumore da estirpare per iniziare un processo di cambiamento culturale e comportamentale è il livello manageriale intermedio rappresentato dai cosiddetti area manager, moderni kapò di un esercito di disillusi.

Infatti se gli ultimi dati BanKitalia ci dicono che i ricavi delle banche nel 2018 sono stabili a 82 miliardi e gli utili in salita del 2%, posso assicuravi che i risultati non sono frutti di cambiamento. Soprattutto, perché gli utili sono stati realizzati con una spending review tutta a carico dei lavoratori con interventi pari a 2,2 miliardi (-7,2%) in meno sui costi del personale, da 30,7 a 28,5 miliardi. Costi che scendono da 56,8 a 54,8.

In banca le pratiche e le abitudini sono sempre le stesse. Come se fossimo fermi a 10 anni fa, pagano sempre gli ultimi.

«Io so e ho le prove» dicevo nel mio primo libro, quello della denuncia ai più blasonati istituti di credito italiani. «Io so e ho le prove» posso ancora affermare in merito alle premesse sinora fatte, in merito a quanto voglio raccontarvi oggi.

Come si fosse in una società qualunque, anche in banca c’è un preciso e ferreo organigramma.
C’è chi legifera e stabilisce piani strategici, chi fa in modo che le leggi e le strategie siano applicate e chi deve applicarle. Insomma, chi decide e chi mette in pratica ciò che altri hanno deciso. C’è uno scarto sostanziale, tenetelo a mente.

A stabilire le direttive, la linea guida è il Top management. I mega direttori galattici direbbe Fantozzi, le figure dirigenziali più alte.
Troviamo poi gli Area manager, gli intermedi. Questi ultimi sono quelli che vigilano, che pressano, che “molestano” (perdonatemi il termine, è forte per darvi la sensazione) affinché ciò che è stato deciso venga messo in pratica.

Gli intermedi non ascoltano ragioni, pretendono dai loro sottoposti che le direttive siano applicate con ferocia e per farlo creano un’atmosfera tesa, un clima asfissiante.

Il Low management (direttori di filiale e consulenti) è accerchiato e spinto in condizioni estreme. Il raggiungimento del budget e degli obiettivi diventa maniacale attraverso pratiche da lavaggio dei cervelli.
Quelli che oggi ho deciso di chiamare ultimi sono continuamente raggiunti da messaggi di controllo del pensiero.
Il plagio psicologico è perseguito attraverso mail incessanti e insistenti, chat personalizzate, ricorrenti dati aggiornati, report sugli andamenti.
Molto è detto soprattutto a voce, perché le parole non lasciano tracce, nessuno può “screenshottarle”.

E sono gli stessi sindacati a denunciarlo, come si evince dal volantino sindacale recapitatoci da fonte anonima

Non puoi stimare, supporre, ritenere, devi applicare assolutamente!

Ma quando non hai il tempo di pensare, sapete cosa succede? Sbagli. La fretta, la pressione e il lavacro inducano all’errore.

L’errore degli ultimi. Gli unici che saranno puniti.

Ti chiedono (ti impongono) di vendere prodotti ad alta marginalità, ad alto profitto per la banca.
Per vendere questi prodotti, devi disinvestire i vecchi. Lo fai. Magari sbavi per l’urgenza, la furia, l’aggressività, qualche piccolo premio

Ad un certo punto mamma banca si accorge dell’errore. Ti accusano di non aver rispettato la durata naturale del vecchio prodotto disinvestito, quindi sei fuori. Ti mandano a casa così come fatto con un direttore di una piccola filiale che, continuando a utilizzare tecniche di vendita basate sulla omissione (ricordate il mantra che mi ripeteva il mio Direttore Generale? «In banca non si dicono bugie ma si omette») ha ricevuto le suddette contestazioni dopo aver semplicemente eseguito gli ordini del suo area manager!

Mamma banca utilizza queste metodologie per puntare il dito contro chi ha commesso l’errore. Nessuno, infatti, si chiede perché, perché si è sbagliato, da dove arriva all’errore. Arriva dall’alto: le strategie arrivavano dall’alto, il doverle applicare dai mediani ma pagano gli ultimi. Lo scarto è sostanziale ma non frega a nessuno.

Hanno scelto chi licenziare, chi mandare a casa, il sacrificabile. Mandare a casa chi non ha fatto altro che applicare gli ordini.

I ricavi (utili – costi) restano postivi per il sacrificio degli ultimi.

Risultati fenomenali senza cambiare abitudini.

Photo by Tim Marshall on Unsplash

Calamari pronti a prosperare a causa dei cambiamenti climatici

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 12:30

Il clima sta cambiando e così lo stanno facendo anche i vari ecosistemi del nostro pianeta. Molte zone stanno subendo dei cambiamenti profondi con pesanti ripercussioni sugli animali. I mari e gli oceani sono tra i più colpiti quindi tutto quello che vive tra queste acque è a rischio, o forse no. Apparentemente i calamari non stanno avendo dei problemi con l’aumento delle temperature e dell’acidità dell’acqua causata dall’anidride carbonica.

Secondo uno studio portato avanti da alcuni biologi, alcune specie di calamari da loro analizzate non stanno subendo cambiamenti dovuti dall’aumento dell’anidride carbonica e secondo loro potrebbero addirittura giovarne. Diversi giorni fa il pianeta Terra ha raggiunto un record ovvero la concentrazione di anidride carbonica presente nell’aria ovvero sopra i 400 ppm. Entro la fine del secolo, se si continua così, potrebbe arrivare a 900 ppm cambiando radicalmente la vita sul pianeta.

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“I deplasticati” puliscono le nostre strade e spiagge

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 10:47

Ha vent’anni e ha deciso di dedicare parte del proprio tempo libero per aiutare l’ambiente. Nello specifico Alessio Bellini, che all’Università studia Comunicazione, raccoglie mozziconi di sigarette e posta le fotografie del suo “bottino” su Facebook per denunciare l’inciviltà di molti e per provare a  convincere altre persone a seguire il suo esempio. In soli quattro pomeriggi, con un’uscite di almeno un’ora ciascuna, ha raccolto più di 1.200 sigarette nel centro storico di Sanremo, dove vive. Quando ha deciso di dedicarsi alla spiaggia, insieme alla sorella, ha visto persone entusiaste aggiungersi spontaneamente alla caccia alle cicche: 704 filtri sono stati estratti dalla sabbia in 45 minuti.

Faccio parte de ‘I deplasticati’, un gruppo di volontari che una volta al mese organizza giornate di pulizia dei luoghi del cuore dai rifiuti. Ma non mi bastava – ha raccontato a Repubblica – mi sono sentito in dovere di fare di più. La mia iniziativa personale è nata così dalla volontà di non dare respiro ai nemici dell’ambiente. Serve costanza e passione, ma non ho alcuna intenzione di fermarmi”. Continua a leggere [Fonte: “Raccolgo mozziconi di sigarette sulle spiagge. La sfida è social” – REPUBBLICA.IT di Claudio Cucciatti]

Panoramica sulla situazione in Italia:

  • SI CHIAMA “PLOGGING” E SI STA DIFFONDENDO RAPIDAMENTE PERCHÉ FA BENE AL CORPO E FA BENE ALLA NATURA
[Fonte: canale YouTube di FANPAGE.IT ]
  • 282 COMUNI – OLTRE 6 MILIONI DI ITALIANI! – VERSO L’AZZERAMENTO DEI RIFIUTI. Strategia Rifiuti Zero: un modello in 10 passi sia pragmatico che utopico. Lo Zero rifiuti è sia pragmatico che utopico: si tratta di progettare e realizzare prodotti per avere un limitato volume di rifiuto, eliminare la tossicità, riciclare-riusare-recuperare tutto in un ciclo teoricamente infinito.

A fine aprile di quest’anno sono 282 i Comuni italiani che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero: un modello in 10 passi – messo a punto da un Comune della Toscana e poi diffuso un po’ in tutta Italia – che si propone di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti, da non considerare più scarti ma risorse da riutilizzare, ovvero le materie prime seconde. Questo modello si contrappone necessariamente all’incenerimento o termovalorizzazione e alla discarica proprio perché tende ad annullare, o almeno diminuire sensibilmente, le quantità da smaltire.

Strategia Rifiuti Zero e Definizione – Il modello si basa su una strategia ben definita in un documento adottato dai partecipanti al 5° Convegno Internazionale sulla Strategia Rifiuti Zero tenutosi a Napoli ormai 10 anni fa, di cui si riportano alcuni passi cruciali:

  1. La strategia “rifiuti zero” è attualmente il modo più veloce ed economico attraverso cui i governi locali possono contribuire alla riduzione dei cambiamenti climatici, alla protezione della salute, alla creazione di posti di lavoro “verdi” e alla promozione della sostenibilità locale.
  2.  La gestione sostenibile delle risorse passa attraverso il raggiungimento di tre obiettivi generali:
    1. responsabilità dei produttori, a monte del processo produttivo: produzione e progettazione
    industriale;
    2. responsabilità della comunità, a valle: modelli di consumo, gestione dei rifiuti e smaltimento;
    3. responsabilità della classe politica, per coniugare responsabilità industriale e della comunità in un contesto armonioso.
  3.  Ognuno di noi produce rifiuti e pertanto è un elemento di una società non sostenibile. Nonostante ciò, con una buona leadership politica, ognuno di noi può essere coinvolto in un processo diretto verso una società sostenibile.
  4.  Una buona leadership politica tratta il cittadino come un alleato chiave nella lotta per la protezione della salute dell’uomo e della terra e nel processo di transizione verso un futuro sostenibile.
  5.  La definizione di “Rifiuti Zero” secondo la Zero Waste International Alliance (Z.W.I.A.)
    “La strategia “rifiuti zero” è al tempo stesso pragmatica ed utopica. Essa cerca di emulare la sostenibilità dei cicli naturali, dove tutti i materiali eliminati diventano risorse per altri. “Rifiuti zero” significa prodotti pensati, progettati e realizzati in modo da ridurne drasticamente il volume ed eliminare la tossicità del rifiuto, conservare e recuperarne tutte le risorse, senza ricorrere a pratiche di incenerimento o sotterramento“.
  6.  “Se un prodotto non può essere riutilizzato, riparato, ricostruito, rinnovato, rifinito, rivenduto, riciclato o compostato allora deve essere ridotto, ridisegnato o rimosso dalla produzione”. Continua a leggere  [Fonte: PEOPLEFORPLANET di Elisa Poggiali]
  • TERMOVALORIZZATORI A PARTE, COME VA L’IMPORT-EXPORT DEI RIFIUTI IN ITALIA? Il dibattito interno alla politica che divide il governo sulla questione dei termovalorizzatori ripropone il grande tema dei rifiuti.Come se la cava l’Italia con l’import-export dei rifiuti, compresi quelli pericolosi?

Novembre, tempo di rifiuti. Il dibattito interno alla politica che mina il governo al suo interno  – con da una parte Matteo Salvini favorevole ai termovalorizzatori e dall’altra il secco “no” di Luigi Di Maio, specie in riferimento al Sud Italia – cade proprio nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) in corso fino al 25 Novembre e giunta ormai alla decima edizione. Tema di quest’anno, i rifiuti pericolosi, vale a dire quei rifiuti urbani (cioè prodotti da privati) oppure speciali (cioè prodotti da attività industriali e commerciali) che contengono parti infiammabili, esplosive e potenzialmente tossiche per la salute delle persone e dell’ambiente. Rifiuti pericolosi possono provenire da cosmetici, vernici, lampadine, pesticidi, RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), eccetera, e sui confini – talvolta labili – tra rifiuti pericolosi e rifiuti semplicemente speciali si sono contese non poche battaglie legali, anche nel recente passato.

Lo smantellamento dei rifiuti, specialmente in regioni come la Campania, è stato una spina nel fianco per ogni governo salito in Italia, e talvolta ha contribuito addirittura a farlo cadere, come nel caso del secondo governo Prodi. Fatta eccezione per eccellenze come le città di Salerno, Mercato S. Severino e Giffoni, e per gli sforzi di città come Napoli, dove lo scorso ottobre la raccolta differenziata ha toccato il record storico del 38%, in Campania, come del resto in moltissime altre regioni, la differenziata continua ad avere percentuali da prefisso telefonico. D’altro canto la Lombardia, con i suoi 21 casi attestati di roghi dolosi, si sta impegnando parecchio per diventare la nuova terra dei fuochi. Piaccia o no, la questione dei rifiuti in Italia non si esaurisce in una partita verticale tra un virtuosissimo Nord e un altrettanto ipotetico viziosissimo Sud, e la differenziata non può sopperire ovunque allo smaltimento dei rifiuti, né costituire l’unica alternativa alla termovalorizzazione, considerato che dei 2,5 miliardi di tonnellate prodotti ogni anno in Europa soltanto l’8% proviene dalla famiglie. Continua  a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET – Stela Xhunga]

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Tumori: on line la mappa dei luoghi di cura

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 09:18

In Italia solo il 27% degli ospedali esegue almeno 70 interventi per cancro al polmone all’anno. E soltanto il 23% dei centri ne esegue almeno venti nel tumore dello stomaco. Dall’altro lato, nel 2017, il 20% degli ospedali ha effettuato almeno 150 interventi chirurgici, lo standard stabilito per legge, rispetto al 16,5% del 2015. Non solo. La proporzione di re-interventi di resezione entro 120 giorni da un’operazione conservativa per carcinoma della mammella si è ridotta nel tempo, passando dal 12,3% del 2010 al 7,4% del 2017, a conferma che alti volumi di attività garantiscono migliore qualità delle cure.

Per orientare i pazienti oncologici e i loro familiari nella scelta del centro a cui rivolgersi per affrontare la malattia, Fondazione Aiom dedica due sezioni del sito (fondazioneaiom.it) a “Dove mi curo” e “Come mi curo”, temi al centro di un convegno che si è svolto a Roma (Palazzo Giustiniani), con il contributo di 3M.

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Fondi di caffè per orto e giardino, così diventano concime naturale

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 08:00

Calcio, azoto, potassio e magnesio: i fondi di caffè sono ricchi di minerali. Tutti preziosi per fertiIlizzare la terra e per nutrire piante e foglie. A costo zero.

FONDI DI CAFFÈ PER L’ORTO – Volete fiori, per esempio quelli delle ortensie, con un colore blu brillante? Usate il riciclo dei fondi di caffè, quelli che abitualmente buttiamo, e sprechiamo, nel secchio della spazzatura: riducono il ph del terreno e creano le condizioni per colori così intensi. I fondi di caffè, inoltre, arricchiscono il compost, oppure essiccati e mescolati con i semi degli ortaggi, migliorano dal primo momento la crescita di queste piante.

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Non c’è dubbio che i fondi di caffè, in un Paese dove tutti siamo abituati a consumare tazzine di espresso durante la giornata, siano una preziosa materia prima, naturale, per curare al meglio, senza sprechi e senza costi, giardini, orti, balconi, terrazze.

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Chi chiacchiera con le balene alzi la mano

People For Planet - Lun, 06/24/2019 - 07:20

Gli scienziati stanno dando credito crescente agli antichi popoli che preparano rituali comunicativi per cacciare le balene. O meglio: per accordarsi con loro.

È noto infatti che le balene comunicano tra loro in modo raffinato, e che, grazie a una lunga infanzia in cui i cuccioli restano a stretto contatto con la madre, che impartisce loro regole e comportamenti, questi animali possiedono e tramandano una vera e propria cultura, cosa che fino a pochi anni fa si pensava essere prerogativa unicamente umana. Ci sono stati poi negli scorsi anni balene addestrate a parlare, per imitazione, o beluga utilizzati come spie.

Il linguaggio delle balene resta comunque non del tutto comprensibile a noi; si ritiene che questi animali si chiamino per nome, segnalino cibo e nemici, e non molto altro è noto. Ma ci sono culture – recentemente oggetto di studio da parte della scienza – che da secoli, per tradizione, comunicano con questi superbi animali su temi addirittura astratti, filosofici o religiosi.

Ne sono un esempio gli Yupik che vivono tra l’estremo oriente della Russia e l’Alaska centro meridionale, sull’isola di St. Lawrence. Si nutrono di balene per tradizione e necessità, ma nel modo più affascinante che si possa immaginare.

Le loro barche hanno speciali incisioni sul fondo, per renderle visibili agli animali. Secondo la tradizione Yupik, oggi oggetto di ricerca scientifica, le balene nuotano sotto le barche e ispezionano le incisioni. Se sono belle e danno fiducia sul rispetto che quegli uomini portano loro, la balena permetterà ai cacciatori di arpionarla. Altrimenti, nuoterà via.

Questo può sembrare strano, e ingenuo, per un osservatore esterno, ma nella cultura Yupik ha un senso preciso. La balena si sarebbe sviluppata da un animale terrestre – e in effetti si sa che il feto di una balena abbozza delle piccole gambe poi destinate a scomparire – e sarebbe sua aspirazione tornare a diventarlo. Per questo, dopo aver ucciso e mangiato una balena beluga, gli Yupik eseguono un rituale sulle sue ossa che consente all’animale di reincarnarsi come animale terrestre. Gli Yupik credono che le balene beluga vogliano subire questo processo per tornare sulla terra, e che questa “comunicazione spirituale” tra uomini e animali si concretizzi in uno scambio di favori.

Una cosa simile avviene tra i popoli Makah e Nuu-chah-nulth, che vivono rispettivamente nello Stato di Washington e nell’isola di Vancouver. Passano otto mesi eseguendo antichi rituali per comunicare con le balene: preghiere, bagni in speciali piscine e canzoni sacre puntano a ottenere il sacrificio della balena. Proprio come gli Yupik, anche queste popolazioni – lontane e in passato isolate tra loro – credono da sempre che una balena cederà la sua vita ai cacciatori di proposito, per poter rinascere. Anche loro decorano il fondo delle barche per lusingarle.

Se la scienza riuscirà in questa quasi paradossale missione di assegnare anche agli altri animali capacità mistiche e una sensibilità religiosa, al momento non è dato sapersi. Quello che è certo è che c’è stato un tempo – e in parte c’è ancora – in cui il rispetto segnava il rapporto tra cacciatore e preda, e la morte di un altro essere senziente non era mai considerata meno di un sacrificio. Per una cultura come la nostra, che accetta e si nutre di animali allevati in batteria, sebbene siano condivise le numerose prove sulla capacità animali di pensiero e sentimento, sembra questo l’insegnamento più importante.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

CAT: dimezzare emissioni entro 2030 o riscaldamento globale toccherà +3°C

People For Planet - Dom, 06/23/2019 - 21:00

Le emissioni globali di gas serra andrebbero dimezzate entro il 2030 se si vuole contenere il riscaldamento globale nei previsti dagli Accordi di Parigi: a rilanciare l’appello è il report di metà anno del Climate Action Tracker (CAT), uno dei più autorevoli consorzi scientifici indipendenti specializzato nel monitorare i livelli di emissioni nell’atmosfera.

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Il report prende in analisi i Piani di contrasto al cambiamento climatico stilati da 32 nazioni in tutto il mondo (l’Unione europea, in questo caso, è considerata come un’unica entità): secondo gli esperti del CAT, anche ipotizzando che tutti gli Stati riuscissero a centrare gli obiettivi dichiarati, le temperature medie mondiali rischiano di aumentare di 3°C entro fine secolo, il doppio rispetto al limite più ambizioso fissato dagli Accordi di Parigi del 2015.

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A preoccupare gli analisti sono soprattutto i recenti trend in materia di emissioni: il 2018 ha visto un nuovo record delle immissioni in atmosfera di CO2, di cui oltre 1/3 causato dall’utilizzo di carbone. Allo stesso tempo, sono aumentate le emissioni generate dal consumo di gas naturale, la cui produzione si è impennata grazie soprattutto all’intensa attività estrattiva degli Stati Uniti, e quelle causate dalle fuoriuscite di metano, molte delle quali correlate al fracking. Di contro, segnala il report, le nuove installazioni di energie rinnovabili hanno visto un sostanziale stallo dopo un decennio di continua crescita.

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Immagini cocoparisienne Pixabay