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A che gioco stiamo giocando?

People For Planet - 10 ore 45 min fa
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“Fui assalito da un desiderio spasmodico di rischiare; forse dopo aver provato così tante sensazioni, l’animo non si sente sazio ma eccitato da esse, ne chiede sempre più altre, sempre più intense, fino alla totale estenuazione”: sono parole di Dostoevskij, scritte nell’ormai lontanissimo 1866 e ancora tragicamente attuali.

Attuali al punto che all’interno del “Contratto per il Governo del Cambiamento” il Movimento 5 Stelle ha previsto una serie di interventi restrittivi riguardanti il gioco d’azzardo per contrastare il fenomeno della ludopatia (patologia legata al gioco): si parla di divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni, aumento della distanza minima dei punti di gioco dai luoghi sensibili come scuole e centri di aggregazione giovanile, obbligo all’utilizzo di una tessera personale per prevenire l’azzardo minorile; imposizione dei limiti di spesa; tracciatura dei flussi di denaro sospetti e altro ancora.

Gioco o non gioco?

E’ notizia di qualche mese fa quella del sacerdote di Spinea (Ve) indagato per appropriazione indebita in quanto ha usato i soldi della parrocchia per giocarseli al Casinò. Parliamo di una bella cifra: 500mila euro.

Il caso ha fatto scalpore perché si tratta di un sacerdote e i soldi erano quelli delle elemosine, destinati ai poveri della parrocchia; altrimenti sarebbe stata una delle mille storie di ludopatia che nel nostro Paese sono all’ordine del giorno e non fanno quasi più notizia.

Tutti abbiamo visto nei vari bar, tabaccherie, ecc. persone di qualsiasi età o ceto sociale con il naso alzato verso il monitor che dava le estrazioni del Lotto oppure abbiamo sentito il rumore delle slot machines costantemente in funzione.

Non c’è niente di male a giocare al Superenalotto, alzi la mano chi non ha mai fantasticato su quello che avrebbe comprato dopo una vincita milionaria o non ha mai acquistato un gratta e vinci.

Ben altro discorso è quando si parla di quello che sul sito del Ministero della salute è indicato come Disturbo da Gioco d’Azzardo, una patologia che rende incapaci di resistere all’impulso di giocare o fare scommesse in denaro: la “ludopatia” è un vero e proprio disturbo psichiatrico che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito tra i “disturbi delle abitudini e degli impulsi”.

La lingua inglese distingue due significati per la parola “gioco”: play, in cui spiccano la capacità e l’abilità del soggetto, e gambling, in cui prevalgono l’azzardo e il fine di lucro.

Come da letteratura internazionale esistono 3 tipi di giocatori:

Tipo 1: giocatori con normale struttura di personalità, condizionati nel comportamento, ossia contaminati solo dal gioco d’azzardo.

Tipo 2: giocatori emotivamente vulnerabili (con disagi precedenti, altre dipendenze, disturbi d’ansia, ecc.).

Tipo 3: giocatori impulsivi antisociali. Ogni giocatore problematico o patologico prima di ammalarsi era un giocatore sociale, occasionale o abituale, che giocava per puro divertimento. E quando cade nella dipendenza da azzardo ogni giocatore non ha più possibilità di scelta e controllo, e quindi di giocare in modo responsabile. La perdita di controllo caratterizza il disturbo.

Secondo alcune stime del Ministero della Salute, (che ha anche istituito un Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave) più della metà degli italiani gioca: una percentuale compresa tra l’1,3% ed il 3,8% della popolazione rientra nel novero dei giocatori “problematici” e un’altra che varia tra lo 0,5% e il 3,2% rappresenta invece il gruppo dei cosiddetti giocatori “patologici”. “Una emergenza sociale in piena regola” così la definisce il Codacons “dipendenza patologica da gioco, malattia che porta i giocatori alla rovina, distruggendo affetti, attività economiche e intere famiglie”.

Per l’Associazione Movimento No Slot “l’azzardo è un’industria e un business che invece di creare valore lo brucia, lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio. (…) Anche quello legale, offerto dallo Stato, va perciò chiamato con il suo nome che non è “gioco” e non è “abilità”. L’azzardo è azzardo, genera crescente povertà, sofferenza. Ed è, in modo sempre più manifesto, una questione di salute pubblica, di legalità e di malessere familiare e sociale”.

I numeri del gioco d’azzardo legale

Qualunque slot machine, ogni punto scommesse, tutte le possibilità di gioco on-line, ciascuna estrazione del Lotto, ecc., esistono perché autorizzate da una concessione pubblica. I fatturati e i profitti delle aziende concessionarie crescono in proporzione all’aumento di consumo di azzardo. E il dilagare dell’offerta di gioco lecito moltiplica le possibilità di cadere nella dipendenza patologica: la sfida alla fortuna può rappresentare per molti italiani, bersagliati da continui stimoli pubblicitari, una potenziale via d’uscita dalle loro difficoltà.

L’Italia è un Paese in preda al gioco, capace nel 2016 di generare una raccolta (giocate) di 96,1 miliardi di euro. Di questi 76,70 sono vincite dei giocatori e 19,5 miliardi di euro sono perdite così ripartite: 10,5 miliardi di euro di introiti fiscali per lo Stato e 9 miliardi di ricavi per le aziende concessionarie.

La panoramica dell’offerta di gioco legale comprende 92 concessionari autorizzati al gioco a distanza per un totale di quasi 300 (299) canali internet, 3 canali televisivi e 11 canali telefonici. 418mila sono le slot machine presenti sul territorio italiano: 3 per ogni bar, 1 ogni 143 abitanti.

Non c’è popolazione in Europa che dissipi in azzardo quanto quella italiana: lo 0,85% del PIL. Il doppio di quella francese (0,41) e più del doppio di quella tedesca (0,31).Un Paese che paga enormi costi sociali, economici e sanitari, stimati nel 2012 tra i 5-6 miliardi di euro. (Dati tratti dalla pubblicazione: Mettiamoci in gioco, I costi sociali dell’azzardo, 2012)

Una curiosità: il Comune italiano nel quale si spendono più soldi nel gioco d’azzardo è Caresanablot, in provincia di Vercelli. I suoi 1.133 abitanti nel 2016 sono riusciti a giocare 24.228 euro a testa (ipotizzando che a giocare siano stati solo i residenti nel paese), come rivela la classifica messa a punto dal sito di Gedi-Quotidiani. Significa oltre 27 milioni di euro spesi in totale e più di 75 mila euro ogni giorno.  

Probabilmente la spiegazione è semplice: in paese c’è una grande sala slot e giochi dal nome scontato di Las Vegas, e Caresanablot è attraversato da una statale che collega le provincie di Vercelli, Novara e Biella e quindi facilmente raggiungibile dai pendolari del gioco.

Caresanablot è un caso estremo, ma non unico. Ci sono nove Comuni italiani in cui si spendono più di 10 mila euro all’anno a testa nel gioco d’azzardo e di questi cinque sono in Lombardia e tre in Piemonte. Ad accomunare queste località è prima di tutto l’alta densità di apparecchi per il gioco: a Caresanablot che ne sono 65 ogni 1.000 abitanti e ad Andalo Valtellino, terzo per soldi spesi da ogni abitante, addirittura 85,5 ogni 1.000 persone.

In cima alla classica regionale c’è la Lombardia seguita da Lazio, Veneto ed Emilia Romagna.

Se in tutta Italia i soldi persi al gioco sono stati nel 2016 quasi 19 miliardi e mezzo (circa 320 euro per ogni italiano, dai neonati agli anziani), nei primi sei mesi del 2017 (ultimo dato disponibile) il trend sembra confermarsi: 9 miliardi e 400 milioni.

La cifra negli ultimi undici anni è costantemente cresciuta, con un aumento del 60% dal 2006 al 2016. Le perdite provocate dalle slot machine sono aumentate invece del 170%.

(Nella seconda parte, di prossima pubblicazione, l’indagine si occuperà della pubblicità del gioco d’azzardo)

Ricerca e fonti a cura di Alessandra Colaiacovo 

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La ricerca dei tartufi e la sostenibilità ambientale (VIDEO)

People For Planet - 11 ore 6 min fa

Se si tagliano gli alberi muore l’habitat dei tartufi.
Ne abbiamo discusso con Alessandro Benvenuti, che nelle Marche ha creato tartufaie controllate e certificate, dove è impossibile disboscare.

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L’Oms toglie la transessualità dalla lista delle malattie mentali

People For Planet - 11 ore 19 min fa

LA TRANSESSUALITA’ non è più classificata dall’Oms come malattia mentale.
“L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale'”, spiega l’Organizzazione mondiale della sanità, sottolineando che “è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender“.

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Carta fatta con la pupù degli elefanti

People For Planet - 13 ore 14 min fa

La carta ecologica al 100% prodotta da…. cacca di elefante! Un’idea sostenibile nel rispetto dell’ambiente, oltre ad aver sviluppato una nuova forma di micro credito e convivenza tra uomo e animale in questo piccolo Paese.

 

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Solstizio d’Estate alla Pietra Calendario di Gela

People For Planet - Mer, 06/20/2018 - 08:51

Scoperta nel 2016 da un gruppo di appassionati, la Pietra Calendario di Gela è tra i monumenti preistorici più importanti in Italia. Il sito di contrada Ponte Olivo, ufficialmente riconosciuto il 18 marzo del 2017 dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e Archeo-Astronomia e dall’Ordine dei Geologi Sicilia, si trova a pochi km dal centro di Gela, inserito in un contesto archeologico di grande rilievo, tra la monumentale necropoli del bronzo medio-finale di Dessueri e gli insediamenti dell’età del rame di Ponte Olivo.

La Pietra Calendario, ribattezzata dai giornali inglesi e americani la piccola Stonehenge, viene datata tra il IV ed il III millennio a.C. e veniva utilizzata dalle popolazioni preistoriche per misurare le stagioni e determinare il momento in cui avviare la semina e il raccolto. Il 21 giugno e il 21 dicembre, in occasione del solstizio d’estate e del solstizio d’inverno è possibile assistere, da un punto di osservazione privilegiato, a un fenomeno unico. Il sole attraversa il foro realizzato dai nostri antenati su di un lastrone di arenaria naturalmente orientato, dando vita a un incredibile spettacolo di luce.

IL PROGRAMMA

Ore 18:30 raduno partecipanti presso il piazzale antistante l’Hotel Sileno (Gela)

Ore 19:00 aspettando il Solstizio, contrada Ponte Olivo.
– Saluto delle Istituzioni che sostengono e patrocinano l’iniziativa
– Incontro con gli scopritori della Pietra Calendario

Ore 20:20 Solstitium! Il sole attraversa la Pietra Calendario

Ore 20:40 Live The Cliffs Celtic: musica e spettacolo.
In contrada Ponte Olivo parcheggio gratuito e punti di ristoro a pagamento
Clicca qui per l’evento su Facebook!

 

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La semina della speranza

People For Planet - Mer, 06/20/2018 - 04:16

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Plastics Strategy: pronto a cambiare il tuo rapporto con la plastica?

People For Planet - Mer, 06/20/2018 - 02:46

 

La vita scorre così velocemente che non abbiamo sempre il tempo di pensare all’impatto delle piccole, quotidiane scelte che facciamo – come usare una tazza di caffè da asporto con un coperchio di plastica o accettare una cannuccia con la nostra bevanda.

Il 43% di tutti i rifiuti marini che inquinano i nostri oceani è costituito da soli 10 tipi di oggetti in plastica monouso; contenitori per alimenti, tazze e coperchi per bevande da asporto, cotton fioc, posate (compresi piatti, agitatori e cannucce), palloncini e bastoncini per palloncini, pacchetti e involucri, bottiglie per bibite, mozziconi di sigarette, prodotti sanitari e borse per il trasporto. Non appena abbiamo finito di usare questi oggetti, spesso finiscono nel mondo naturale; lavato sulle spiagge o immerso nei nostri oceani. Questa spazzatura ha un impatto negativo sugli ecosistemi, sulla biodiversità e persino sulla salute umana. Questo non può continuare.

Dobbiamo essere pronti a cambiare il modo in cui pensiamo alla plastica monouso. L’iniziativa di plastica monouso fa parte del più ampio programma dell’UE sull’economia circolare, tra cui la prima Strategia Plastics al mondo: una spinta a livello UE per aumentare la consapevolezza sui rifiuti di plastica e la nostra transizione verso un’economia circolare più sostenibile. La campagna di sensibilizzazione è stata lanciata per accompagnare e promuovere nuove misure per affrontare il problema alla radice della sua causa, compresi obiettivi di riduzione e raccolta, obblighi per i produttori e misure di sensibilizzazione.

 

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Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC!

People For Planet - Mer, 06/20/2018 - 02:18
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Di seguito l’indice di tutta l’inchiesta di People For Planet sulla nuova canapa legale

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

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Maggiore il numero delle donne ai vertici, minore la corruzione

People For Planet - Mer, 06/20/2018 - 02:11

Quote rosa? Per alcuni è “no grazie”. Il Governo Conte si piazza terzultimo per la presenza delle donne ma il tema rimbalza tra retorica politically correct e retorica anti-politically correct.

L’indagine cross-country condotta su oltre 125 paesi e pubblicata sul Journal of Economic Behavior and Organization  ha rilevato che la corruzione è più bassa negli Stati dove la percentuale della presenza delle donne in Parlamento è maggiore. Un trend che si riconferma nella gestione della politica locale.  

Il Journal of Economic Behaviour and Organization pubblica studi multidisciplinari che indagano le decisioni economiche, l’organizzazione e il comportamento in relazione a tutti gli aspetti dell’economia mondiale. Numerose sono le collaborazioni con testate altrettanto autorevoli, come quella con Helyion, rivista open source di Elsevier. Ma lo studio gode di un’ulteriore garanzia. I ricercatori si sono avvalsi di variabili di controllo (incluse quelle economiche, culturali e istituzionali) e della cosiddetta ‘analisi delle variabili strumentali’, una tecnica statistica che tiene conto di un fattore importante nella lettura dei dati: la casualità.

Secondo uno dei ricercatori, Sudipta Sarangi, professore di economia e capo dipartimento del  Virginia Tech, lo studio «sottolinea l’importanza dell’empowerment delle donne, la loro presenza nei ruoli di leadership e la loro rappresentanza nel governo».

Quante sono le donne nel Governo Conte?
11 donne su 64 membri. La percentuale femminile dell’attuale legislatura giallo-verde è 17,9% contro il 27-29% (dati Openpolis) della scorsa legislatura del PD, che ha registrato l’esecutivo più “rosa”: 8 ministri su 16 erano donne.

‘Quote rosa’ è una di quelle espressioni che si dice sorridendo, stringendo un po’ gli occhi. Con fiducia, se si fa parte dei femministi ortodossi, vecchio stampo. Con sufficienza, se si rientra in quel femminismo contemporaneo e un po’ atipico, diremo eterodosso, contrario alle quote rosa perché insofferente al politically correct di cui sono intrise. (Sul ‘rosa’, del resto, i clichés si sprecano). 

Così è per Matteo Salvini, che in una recente intervista per la rivista Grazia ha dichiarato di non amare le quote, di essere «contrario al concetto stesso di riserva che sia per le donne, gli uomini o i bambini», di avere troppo rispetto per le tutte le donne per riservare loro quote speciali.

Non distante Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e alleata (per lo meno durante la campagna elettorale) di Salvini:

«Già nel verbo riservare c’è una resa culturale: non siamo una riserva, considero le quote rosa un’offesa alle donne. Anzi, siamo l’avanguardia della società. Facciamo la rivoluzione del merito, saranno gli uomini ad avere bisogno delle quote azzurre».

Prima che la legge bipartisan sulle quote rosa fosse approvata nel 2011, la situazione era la seguente: nel 2010 si registravano 4.346 membri degli organi sociali delle aziende quotate, di cui il 92,4% erano uomini. Sebbene la situazione sia migliorata, le quote rosa non sono bastate a garantire alle donne un miglioramento in termine di qualità del lavoro e di potere decisionale all’interno delle aziende. (Molto, inoltre, si potrebbe dire a proposito del fatto che la supremazia maschile sul lavoro viene combattuta nei Cda e non in altre sedi lavorative).

La rivoluzione passa (anche) dal diritto alla mediocrità
Su un piano sociale, mediatico, c’è della verità nelle parole della Meloni, ma questo vale soprattutto per la pars destruens della retorica del politically correct, ossia la tendenza a trattare la donna come esemplare di una minoranza vessata.

Tendenza errata, perché le donne non sono affatto una minoranza (in Italia il rapporto è di 94,9 uomini ogni 100 donne).

Tendenza pericolosa, dal momento che il complesso di sentirsi parte di una categoria minoritaria o svilita troppo spesso inibisce il pensiero libero e instilla l’ossessione della meritocrazia. E qui subentra la retorica dell’anti-politically correct, perché difficilmente si troverà un’affermazione più claustrofobica, competitiva e insopportabilmente declamatoria del «Facciamo la rivoluzione del merito, saranno gli uomini ad avere bisogno delle quote azzurre».  

Perché mai una donna dovrebbe sentirsi in dovere di fare la rivoluzione?
E perché una donna dovrebbe volere adempiere alla propria professione nel miglior modo possibile per ragioni che non pertengano esclusivamente alla sua volontà, sua soltanto, di fare ciò che vuole? Dare il meglio, competere, crescere, oppure dimostrarsi mediocre. Né più né meno.

È ormai ovunque il messaggio che se soltanto si desse l’opportunità alle donne di agire, agirebbero meglio degli uomini, messaggio tanto più avvilente quanto più motivato da un anelito di giustizia. Come se la legittimità del diritto di una donna ad avere le stesse opportunità di un uomo dipendesse dalla qualità con cui essa eserciterebbe tal diritto e dai risultati che dimostrerebbe.

Niente di più ricattatorio.

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Yosemite. Riapre Mariposa Grove

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 09:58

Il sito ospita 500 esemplari dell’albero gigante: era chiuso da 3 anni. Interventi per ridurre l’impatto ambientale del turismo: ora si posteggia a 2 miglia. Piantate migliaia di specie vegetali native per ricreare il sottobosco dove c’era il cemento.

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Tutto quello che credi di sapere sui rom è falso

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 09:22

Quanti sono in Italia? Cosa significa la parola “rom”? Sono davvero nomadi? Quanti soldi gli “regaliamo”?
Commenti sul blog di Salvini, fatti di cronaca (a volte manipolati) e disinformazione a parte, forse gli italiani sanno poco dei rom. Eppure secondo un rapporto del 2014 del Pew Research Center i rom sono la minoranza più discriminata d’Europa. Non c’è alcun dubbio che il vecchio continente, infatti, abbia un’idea negativa delle minoranze, Italia in testa. Dove secondo il Terzo Libro bianco sul razzismo gli atti discriminatori contro i rom sono passati da 11 episodi nel 2011 a 171 nel 2014.

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Domotica, tra sogno e realtà (Infografica)

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 03:08

Sapevi che puoi far aprire e chiudere automaticamente le finestre? Regolare la temperatura degli ambienti? Accendere a distanza l’impianto di irrigazione? E’ la nuova frontiera della casa domotica.
In questa infografica mostriamo alcune applicazioni pratiche.

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

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Un’isola di plastica grande 3 volte la Francia

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 02:39

È grande tre volte la Francia ed è formata da oggetti risalenti anche agli anni ’70. Servizio di Caterina Dall’Olio.

 

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È pronta a salpare la prima rivoluzionaria macchina per pulire gli oceani dalla plastica

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 02:33

La visione di Boyan Slat è diventata realtà. Sono passati cinque anni da quando Slat, appena diciannovenne, ha lasciato gli studi in ingegneria aerospaziale per dedicarsi alla sua missione, pulire gli oceani dalla plastica. Il ragazzo prodigio olandese ha fondato la ong Ocean Cleanup e ha progettato una macchina per raccogliere rifiuti plastici dal mare sfruttando le correnti oceaniche. Dopo uno studio di fattibilità e una campagna di raccolta fondi di successo, il macchinario chiamato Ocean Array Cleanup è pronto per essere testato sul campo.

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Gli esseri umani costituiscono lo 0,01% della vita sulla Terra…

People For Planet - Mar, 06/19/2018 - 02:08

Spero che questo studio possa fornire alle persone una prospettiva sul ruolo dominante che l’umanità ora ricopre sulla Terra

Dal recente studio The biomass distribution on Earth” emergono dati e previsioni allertanti. Condotto da un gruppo di ricercatori con a capo il professor Ron Milo del Weizmann Institute of Science di Israele, e pubblicato anche sulla celebre rivista Pnas, lo studio si prefigge un obiettivo ben preciso: riportare la prima analisi completa della distribuzione della biomassa di tutti gli organismi del pianeta, inclusi i virus, basandosi sulla massa della sostanza vivente, ovvero il peso che ogni organismo ha sul pianeta.

I dati

Secondo questo studio, gli attuali 7,6 miliardi di persone presenti sulla Terra rappresentano solo lo 0,01% di tutti gli esseri viventi. Malgrado ciò, da quando l’uomo si è manifestato sul Pianeta, ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e della metà delle piante, dominando inoltre su larghissima parte di bestiame, componente quotidiana della nostra alimentazione. In termini di vita sulla Terra siamo insignificanti, eppure possediamo completamente il nostro Pianeta tanto da distruggerlo o ridisegnarlo secondo i nostri piaceri e bisogni.

Considerando che gli umani arrivano appena allo 0,01%,la restante vita sulla Terra è così suddivisa: l’82% degli esseri viventi è composto da piante (7.500 volte di più degli esseri umani), il 13% da batteri e il  5% da animali (insetti, funghi, pesci e altre specie). Dai risultati dello studio, emerge che  l’86% della vita si è manifestata sulla terra, l’1% negli oceani ed il 13% nel sottoterra, con un’ampia componente di batteri.

Il risultato? Comparando il totale della massa degli umani troviamo che i virus sono 3 volte di più, i vermi sono 3 volte di più, i pesci 12 volte di più e insetti, ragni e crostacei 17 volte di più. Ma l’impatto dell’uomo sul mondo della natura rimane immenso e ad influire sono anche le scelte alimentari che hanno un’enorme ripercussione sull’habitat di animali, piante e altri organismi, oltre ad avere ripercussioni dirette ed indirette sul cambiamento climatico.

La drammatica verità sui mammiferi

Altro dato interessante è quello che riguarda la composizione dei mammiferi sul nostro Pianeta, così suddivisi:

  • Il 60% sono bestiame (per lo più bovini, pecore e suini da allevamento e poche altre specie)
  • Il 36% sono umani
  • Il 4% sono mammiferi selvatici 

Sì, il 4%: questo è il dato stimato che indica la presenza di animali selvatici quali giraffe, leoni, rinoceronti, orsi, tigri, scimmie o qualunque altro mammifero vi stia venendo in mente.

Anche i dati che riguardano i volatili sono impressionanti, tanto che lo stesso autore dello studio ha dichiarato: “Questo è piuttosto sconcertante perché nei documentari sugli animali selvatici, vediamo stormi di uccelli, di ogni tipo, in grande quantità, e poi quando invece siamo andati a fare una vera analisi completa, abbiamo scoperto che gli uccelli addomesticati sono molto di più di quelli che vivono liberi”.

  • Il 70% degli uccelli sono polli ed altri volatili di allevamento
  • Il 30% sono uccelli selvatici

Distruzione dell’habitat naturale, urbanizzazione incontrollata, agricoltura selettiva, monoculture diffuse, disboscamento e sviluppo industriale sono tra i fattori che hanno portato all’inizio di quella che molti scienziati considerano la  sesta estinzione di massa della vita. Un ulteriore studio ha stimato che circa la metà degli animali esistenti sulla Terra si sia estinta negli ultimi 50 anni a causa dell’uomo, un cambiamento così profondo che ha portato gli scienziati ad essere vicini a dichiarare una nuova era geologica: l’Anthropocene.

Da quando è cominciata la civiltà umana, è scomparso  l’83% dei mammiferi selvatici:

  • Si è estinto l’ 83% dei mammiferi selvatici
  • Si è estinto l’80% dei mammiferi marini
  • Si è estinto l’50% delle piante
  • Si è estinto il 15% dei pesci

A dispetto del titolo di specie dominante che l’uomo si è assegnato da solo, il nostro peso è davvero irrilevante e il nostro impatto troppo distruttivo per essere sostenibile nel lungo periodo.

Scelte alimentari, abitudini quotidiane e più consapevolezza sono le uniche armi che ci rimango per la salvaguardia del nostro Pianeta che, dobbiamo renderci conto, solo nostro non è.

Immagine di copertina: “L’unica crescita sostenibile è la decrescita”

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Conoscete Andreas Wannerstedt?

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 11:35

Le sue animazioni sembrano superare i principi della fisica. Ipnotico!

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Detersivi e saponi più sicuri

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 09:22

Si tratta di sostanze chimiche nocive per il sistema ormonale dell’uomo con cui veniamo ogni giorno a contatto. Contenuti nei detergenti per il corpo e per la casa, sono accusati di provocare diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Dal 7 giugno scorso sono off limits in tutti i prodotti in commercio nell’Ue.

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Cannabis per uso terapeutico

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 03:32

Come si legge sul sito del ministero della Salute è da quell’anno che nel nostro Paese i medici possono prescrivere preparazioni magistrali (ovvero preparati realizzati in farmacia dal farmacista  sulla base di una determinata prescrizione per uno specifico paziente) utilizzando una sostanza attiva vegetale che si ottiene dalle infiorescenze della cannabis coltivata dietro autorizzazione di un Organismo nazionale per la cannabis, essiccate e macinate, da assumere sotto forma di  decotto o per inalazione con apposito vaporizzatore. Dal 2013, inoltre, è anche prescrivibile dai neurologi un prodotto registrato come medicinale a base di estratti di cannabis  per ridurre gli spasmi dolorosi nella sclerosi multipla.

Produzione di cannabis per uso medico

Fino al 2016 per la realizzazione delle preparazioni magistrali con prodotti vegetali a base di cannabis venivano importati in Italia solo i prodotti commercializzati dall’Office of Medicinal cannabis (organismo olandese per la cannabis) del Ministero olandese della Salute. Dal 2016, invece, il nostro Paese ha avviato una produzione nazionale di cannabis per uso medico presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM), in modo da garantire l’accesso a tali terapie a costi adeguati e in modo sicuro: si tratta del prodotto Cannabis FM-2 (contenente tetraidrocannabinolo o Thc 5% – 8% e Cannabidiolo o Cbd 7,5% – 12%).

Quando è possibile prescriverla

Nel nostro Paese la prescrizione di cannabis per uso medico viene effettuata quando le terapie convenzionali o standard sono inefficaci e mira a lenire, secondo il DM 9/11/2015, il dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; la nausea e il vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per l’HIV (il virus dell’immunodeficienza umana); la perdita dell’appetito dovuta a cachessia, anoressia, cure oncologiche, anoressia nervosa, AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita); l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di  Tourette.

INDICE INCHIESTA CANAPA

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

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Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

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L’effetto disposizione è controllato psicologicamente dalle banche

People For Planet - Lun, 06/18/2018 - 02:42

Cosa gli hanno insegnato nei corsi di formazione sulla psicologia economica?

Il comportamento del nostro consulente si basa sul seguente assioma: noi non siamo felici o infelici in termini assoluti e nemmeno in funzione di quello che abbiamo guadagnato o di quello che abbiamo perso, bensì in funzione della differenza tra quello che abbiamo fatto e quello che avremmo potuto fare. In altri termini quando gli eventi del mondo innescano in noi un sentimento di rimpianto non siamo felici. Lo siamo invece quando abbiamo motivo di orgoglio per qualcosa che abbiamo fatto.

Questo meccanismo di soddisfazione o insoddisfazione non in termini assoluti ma rispetto a un determinato punto di riferimento personale si spiega con l’effetto disposizione, per effetto del quale i bancari sono preparati e allenati a sfruttare la tendenza a separare gli investimenti in comparti differenti (non parliamo del rendimento del tuo portafogliocomplesssivo, ma analizziamo singolarment i diversi investimenti) e a ragionare all’interno di bilanci mentali.

Facciamo un esempio
Avete giocato al Lotto gli stessi numeri ogni settimana per un mese. Non sorprendentemente, non avete mai vinto. Un amico vi suggerisce una serie diversa di numeri. Li cambiate?
Ovviamente la probabilità che vincano i nuovi numeri è la stessa dei vostri vecchi numeri (il Lotto non ha memoria).  A seconda di quello che accadrà potete innescare due tipi di rimpianti diversi.
Il rimpianto può sorgere in voi nel caso in cui continuiate a giocare i vecchi numeri e, per caso, i nuovi numeri suggeriti dall’amico vincano.
Questo è un rimpianto da omissione: non avete fatto un’azione che avreste potuto fare.
Potrebbe invece, altrettanto casualmente, succedere che voi passiate ai nuovi numeri e che invece vincano i vecchi: ecco un rimpianto da commissione innescato dall’aver fatto un’azione che fa sorgere spontaneo pensare: «Bastava continuare come si era fatto prima senza cambiare nulla».
In questo secondo caso il rimpianto è più forte che nel primo caso: avevate fatto un investimento cognitivo ed emotivo nella scelta iniziale, l’avete buttato via e per di più vi è a andata male.
Evitare rimpianti e andare orgogliosi per quel che si è fatto è un atteggiamento sano, che ci rende felici e sicuri di noi stessi.
Questo è un passaggio fondamentale del percorso relazionale banca-cliente e soprattutto è una conditio basica del ragionamento degli squali della finanza.
Ma, fatta la premessa, vediamo che rapporto c’è tra i diversi tipi di rimpianto e le decisioni di investimento.

Un gruppo di ricercatori agli inizi degli Anni 90 ha cercato di rispondere a questa domanda per spiegare l’effetto disposizione, un comportamento psicologicamente comprensibile, ma razionalmente non giustificabile.
Provate a confrontare due amici, Tizio e Caio, che hanno la stessa quantità di risparmio e che nel corso dello stesso periodo di riferimento si trovano in queste condizioni.
Tizio ha investito tutto sulla azione A.
Dopo aver perso il 10% passa a B che a sua volta perde il 10%. Nel frattempo l’azione A perde anche lei il 10%.
Caio ha investito tutto sull’azione A. Se la tiene e perde il 20%.
Entrambi partono dallo stesso punto e si ritrovano nello stesso punto di arrivo: perdono il 20%.
Chi sarà più infastidito?
Molto probabilmente Tizio, perché la sua perdita dipende da una sua decisione personale e il rimpianto per commissione ferisce di più di quello per omissione.
Come spieghiamo questa differenza?
L’origine psicologica della differenza sta nella nozione di controllo.
Tizio ha reagito più di Caio.
Cercava di tenere gli eventi sotto controllo mentre Caio, più fatalista o pigro, non ha fatto nulla e prova meno rimpianto.
Quindi quanto più l’impatto di qualcosa di negativo può venire attribuito a eventi che sono fuori dal nostro controllo, tanto più la forza dell’impatto si riduce.
Infatti se il nostro portafoglio perde in un mercato che è calante, noi tendiamo ad attribuire la nostra inefficacia a una sfortuna comune. Se invece perdiamo in un mercato crescente, il nostro disagio è maggiore.

Il bancario è abituato a ragionare all’interno di queste trappole mentali, fissando gli opportuni sistemi di riferimento su cui stabilire le ancore mentali del cliente in modo che queste inneschino dei contro-fattuali che gli arrechino soddisfazione o insoddisfazione.
Quindi a Tizio si dirà: «Mi dispiace ma lei, signor Tizio, ha voluto puntare sull’azione B», spostando l’asse delle responsabilità, mentre a Caio, meno insoddisfatto, si dirà: «Mi dispiace, signor Caio, ma lei doveva puntare a una diversificazione», sfruttando invece l’errore come opportunità di cross-selling.
Tutto questo è studiato.

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