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Aggiornato: 41 min 17 sec fa

E ora i prof hanno paura delle opinioni, martedì (oggi) lanciato il Teacher Pride

Mar, 05/21/2019 - 09:35

Dopo il caso dell’insegnante di Palermo sospesa per mancato controllo su un progetto dei suoi studenti i professori temono di non poter più svolgere il loro lavoro

E ora gli insegnanti nelle scuole hanno paura. Potranno continuare a insegnare come finora hanno fatto decidendo liberamente di che cosa discutere al di fuori degli argomenti strettamente scolastici oppure dovranno limitarsi, cancellare i progetti, censurare sé stessi e i propri alunni?

Due viceministri in campagna elettorale stanno facendo a gara per mostrarsi vicini alla professoressa Rosa Maria Dall’Aria di Palermo sospesa per il video realizzato e mostrato a scuola dai suoi alunni, l’opposizione sta cavalcando la protesta contro la sospensione e le polemiche sono molto accese su come avrebbe dovuto comportarsi la professoressa.

Ma è proprio questo il punto che più spaventa gli insegnanti. La Costituzione tutela la loro autonomia di insegnamento oltre che la libertà di pensiero: ma dovranno aspettarsi polemiche e polveroni politici e mediatici per ogni progetto presentato? È Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, a denunciarlo sul suo profilo Facebook.

«Continuano ad arrivarmi centinaia di lettere e messaggi di insegnanti, letteralmente schifati e impauriti per quello che è accaduto e che rischia di ripetersi. Ne ho scelta una (e comprenderete la decisione dell’anonimato) per renderla pubblica, perché credo renda benissimo lo stato d’animo di una categoria che subisce da anni riforme, controriforme, tagli, blocchi, vessazioni».

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Fonte immagine copertina LASTAMPA.IT

Brasile, la guerra di Bolsonaro agli indigeni. Le loro terre fanno gola ai grandi capitali occidentali

Mar, 05/21/2019 - 08:00

“Perché gli indiani non possono lavorare come tutti gli altri? Perché possono godersi la vita con i soldi delle mie tasse? Smettiamola con questa vecchia storia! Gli indiani sono dei cittadini come tutti gli altri, se vogliono avere gli stessi diritti devono sottomettersi agli stessi doveri!”. Ecco il tipo di commenti che è possibile ascoltare quando si parla dei popoli indigeni in Brasile. Nella Costituzione del 1988 post-dittatura questa popolazione, stimata intorno agli 11 milioni prima dell’invasione dei portoghesi, ora di circa 900.000 persone (lo 0,4% dei brasiliani) e composta da 305 popoli che parlano 274 lingue diverse, si è vista finalmente riconoscere la sua legittimità originaria sulle sue terre ancestrali e il diritto “alla differenza”, cioè il rispetto per la sua organizzazione sociale, le usanze, le lingue, le credenze e le tradizioni. Un diritto garantito anche dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIT, Convenzione 169).

Questo chiaramente non esclude gli altri diritti della Costituzione, ma sottolinea una specificità originaria. Un diritto già riconosciuto dalla Magna Charta, certo, ma che non è affatto applicato e che nei primi cento giorni del governo Bolsonaro sta per essere totalmente smantellato.

Il discorso perverso dell’integrazione

Il presidente Jair Bolsonaro è sempre stato contro i popoli indigeni, ma negli anni ha cambiato stile. Mentre vent’anni fa si rammaricava che la cavalleria brasiliana non avesse decimato tutti gli indigeni come negli Stati Uniti, durante la campagna presidenziale del 2018 ha difeso l’integrazione di quei popoli nella società brasiliana: “Molti vogliono condannarvi a rimanere isolati nelle vostre terre, come qualcosa di raro, come se fosse un parco zoologico. Ma voi non meritate questo. Siete brasiliani e avete tutto il diritto di sfruttare la vostra terra e anche di venderla, se volete”.

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Scegliere le migliori creme solari è possibile!

Mar, 05/21/2019 - 05:22

L’estate si avvicina e ci si trova tutti gli anni alla ricerca della crema solare migliore, quella con più efficacia protettiva e meglio tollerata specialmente da bambini piccoli, da chi ha pelle chiara e delicata, nei o tendenza a sviluppare eritemi. Ma quali sono le caratteristiche da ricercare? Quali sono i migliori preparati in questi termini e anche quelli che maggiormente rispettano l’ambiente?

Un prodotto solare è un qualunque preparato (crema, olio, gel, spray) da apporre sulla pelle per proteggerla dai raggi UV; lo spettro solare è formato da energia elettromagnetica con lunghezza d’onda che si estende da 200 a 1800 nanometri (nm) ed è formato in percentuale dal 3% di raggi UV, 37% di raggi del visibile e 60% di raggi infrarossi. La radiazione ultravioletta è quella più “energetica” dello spettro solare e pertanto è la più pericolosa per la cute: i raggi UV si suddividono in UVC (200-290 nm), molto pericolosi ma che non dovrebbero raggiungere la superficie terrestre perché assorbiti dai gas della stratosfera (sperando che lo strato di “ozono” sia e resti intatto), in UVB (290-320 nm) e in UVA (320-400 nm).

I prodotti solari sono per pelle la più importante arma di difesa nei confronti del sole, di protezione da tutti i raggi UV e l’efficacia e la sicurezza dei cosmetici di protezione solare si basa sul tipo e la quantità delle molecole-anti UV (chimiche o fisiche) contenute, ma anche sull’intera preparazione cosmetica. Ovvero deve trattarsi di un prodotto ben tollerato, meglio se resistente all’acqua e al sudore, facile da applicare e da spalmare, foto-stabile e termostabile, organoletticamente gradevole (odore, colore, consistenza…), formulato con profumi sicuri (almeno non foto-sensibilizzanti) e minime concentrazioni di conservanti.

Le sostanze a uso cosmetico che consentono la protezione dalla radiazione solare sono regolamentate nell’allegato VI del Regolamento cosmetico 1223/2009 che ne definisce il tipo e la massima concentrazione utilizzabile. Sono formalmente suddivisi in base alla natura e al meccanismo di azione in schermi fisici e filtri chimici: i primi sono ingredienti che, grazie alla loro opacità, oppongono un vero e proprio schermo alle radiazioni UV, attraverso processi di riflessione e di diffusione delle radiazioni nocive. Il biossido di titanio (INCI: Titanium Dioxide) è lo schermante fisico più utilizzato; i secondi invece sono molecole in grado di assorbire in modo selettivo le radiazioni UV (A e B), assorbono dunque energia che verrà poi rilasciata sotto forma di calore o fluorescenza. Allo stato attuale, tra schermi e filtri, le sostanze ammesse sono 27, ognuna delle quali caratterizzata dalla sua capacità di filtrare o schermare diverse lunghezze d’onda della radiazione solare.

Entrando nel merito delle formulazioni, ad oggi, in quelle più moderne ed avanzate, vengono impiegati gli schermi cosiddetti fisici piuttosto che chimici, condizione che garantisce comunque un ampio spettro di foto-protezione nella banda UVB e UVA, ma soprattutto una riduzione dei rischi di sensibilizzazione o fotosensibilizzazione. Poiché alcuni schermi fisici per loro natura possiedono un profilo tossicologico più sicuro, ovvero sono potenzialmente meno allergizzanti, la possibilità di utilizzarli da soli in un prodotto di protezione solare riduce in modo considerevole il rischio di sensibilizzazione cutanea individuale e garantisce al tempo stesso un ottimo livello di efficacia protettiva.

I filtri chimici, ancora contenuti però nella maggioranza delle creme solari, sono sostanze di sintesi, alcune più pericolose di altre perché allergizzanti. Bisogna leggere sempre l’INCI sulle confezioni ed evitare, in particolare, questi ingredienti:

  • Diethyl e ethyhexil triazon
  • OD-PABA
  • 4-methilbenzyliden camphor
  • Oxybenzone, uno dei più utilizzati, che è considerato anche un disturbatore endocrino.
  • Derivati petroliferi, siliconi, conservanti e profumi di sintesi.
  • Coloranti/pigmenti con metalli pesanti (Nichel (Ni), Cobalto (Co) e Cromo (Cr), che si sono rilevati in grado di produrre effetti altamente allergizzanti: dermatiti allergiche e irritative).
  • Parabeni (20 tipi, inseriti per evitare lo sviluppo di microorganismi nel prodotto).

I filtri chimici non fanno male solo alla salute ma anche all’ecosistema marino perché sono dannosi per pesci e molluschi e anche per i delicati coralli, messi già a dura prova in aree a grande presenza turistica come mar Rosso, Caraibi e Hawaii. L’ossibenzone, danneggia il DNA dei coralli impedendone il normale sviluppo, i filtri chimici possono favorire lo sviluppo di virus dei coralli e quindi di stati patologici e facilitare il fenomeno dello sbiancamento. Questo fenomeno avviene quando i coralli perdono le specifiche alghe microscopiche con le quali vivono in simbiosi e dalle quali ricavano nutrimento. Alcuni studi condotti in Italia, Spagna, Israele e in Iran hanno confermato anche che i danni sui coralli causati dall’ossibenzone possono avvenire già in concentrazioni infinitesime.

Per queste ragione proprio alle Hawaii è stata recentemente approvata una legge che vieta (a partire dal 2021) la vendita di creme solari che contengono sostanze chimiche come l’ossibenzone (Benzophenone-3 o BP-3) o l’octinoxate (Octyl Methoxycinnamate) proprio per i problemi di sbiancamento delle barriere coralline. Una volta firmata dal governatore delle Hawaii David Ige, la legge vieterà espressamente la vendita e la distribuzione di filtri solari contenenti queste sostanze, con deroghe solo per i prodotti con prescrizione medica. A seguire l’esempio delle Hawaii ci sono anche le Isole caraibiche che hanno deciso di bandire le creme solari troppo impattanti, per salvare l’ambiente. La prima sarà l’isola di Bonaire, famosa per le meravigliose immersioni. La speranza è anche che piano piano tutti i paradisi terrestri seguano questa scia.

Le creme solari eco o bio, ovvero prodotti “amici della natura ed amici della pelle”, esistono e possono essere utilizzate per evitare allergie e danni all’ecosistema marino. I punti cardine della cosmetica attenta a tali problematiche sono la selezione delle materie prime utilizzate nel formulato (ingredienti da agricoltura biologica e da raccolta di piante spontanee, assenza di ingredienti “non ecologici” e potenzialmente poco dermo-compatibili) e l’attenzione nella scelta degli imballaggi (per la riduzione dell’impatto ambientale e per una maggiore riciclabilità).
I prodotti solari eco-bio sono a base di schermi fisici, i più famosi sono biossido di titanio (Titanium dioxide) e l’ossido di zinco (Zinc oxide), a volte sotto forma di nanoparticelle. Queste sono ancora molto discusse, ma gli studi più recenti sembrano smentire i timori che possano penetrare negli strati più profondi della pelle, quindi sarebbero innocui, oltre a rendere la protezione solare più efficace.

In questi anni tutta la cosmesi eco-bio ha fatto notevoli passi avanti, e questo vale anche per i solari: vanno dimenticate le consistenze “effetto” calce, ormai esistono prodotti facilmente spalmabili, dalla consistenza leggera e non untuosa, ricchi di sostanze idratanti e lenitive, privi di coloranti, conservanti e profumi di sintesi, adatti anche alle pelli più delicate.

Anche i conservanti, oltre ai metalli pesanti, sono tra gli ingredienti coinvolti nell’insorgenza di reazioni cutanee di sensibilizzazione, ed è importante sapere che non tutti i prodotti cosmetici necessitano di una concentrazione “standard” di conservanti per non deteriorarsi nel tempo. Questa “capacità” conservativa dipende infatti da molti fattori, tra cui la percentuale di acqua del prodotto, il suo pH, la presenza di altre sostanze che tendono a controllare indirettamente la crescita microbica. È possibile quindi “equilibrare”, con un’attenta formulazione, anche il sistema di conservazione, evitando da un lato la contaminazione del prodotto e dall’altro la comparsa di “effetti indesiderati” per la pelle e trovare formulazioni in commercio dove non sono presenti conservanti.

Immagine: disegno di Armando Tondo


Altre fonti:

http://www.solesicuro.it/parola-agli-esperti-risponde-prof-Leonardo-Celleno.php?aideco=prof-Alessandra-Vasselli

http://www.solesicuro.it/consigli-bambini-dermatologi-AIDECO.php

Indice della salute: Bolzano, Pescara e Sardegna le aree più “sane” d’Italia

Lun, 05/20/2019 - 21:30

L’incidenza delle malattie sul territorio. La possibilità di curarle attraverso i farmaci. E l’accesso alle cure e la disponibilità di personale specializzato, dall’infanzia alla vecchiaia. Oppure, la necessità di spostarsi altrove. Se il solo corpo umano è una complicata macchina con 752 muscoli e circa 260 ossa, il concetto di salute è altrettanto complesso da mettere a fuoco e valutare. Dall’incrocio di ben 12 indicatori è nato l’Indice della salute del Sole 24 ore che incorona Bolzano come provincia più “sana” d’Italia, seguita da Pescara, Nuoro e Sassari.

E, di contro, assegna la maglia nera a Rieti, con Alessandria e Rovigo rispettivamente penultima e terzultima tra le 107 province. Milano, Cagliari e Firenze sono le uniche grandi città nella top ten.

Una fotografia complessa. La classifica finale – seconda tappa di avvicinamento all’edizione della Qualità della Vita 2019, nel trentesimo anniversario dell’indagine che misura i livelli di benessere del territorio – è il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori. Che, a loro volta, incarnano tre aspetti fondamentali della salute: performance demografiche registrate negli ultimi anni (ad esempio, l’incremento della speranza di vita alla nascita); fenomeni socio-sanitari (come la mortalità annua per tumore e per infarto e il consumo di farmaci); livelli di accesso ai servizi sanitari (dall’emigrazione ospedaliera alla disponibilità di posti letto e di medici). I dati più positivi, in generale, arrivano dalle province del Trentino Alto Adige, seguite dalla Sardegna e dalla Lombardia, mentre le performance più negative, sempre su base regionale, sono quelle di Lazio, Basilicata e Campania. Stringendo il focus, emergono alcuni singoli primati.

Record positivi e negativi. La provincia di Gorizia, per esempio, vanta il più alto incremento della speranza di vita media: è salita di ben 4,6 anni negli ultimi quindici anni, toccando quota 83,2 anni (età attesa alla nascita). Al tempo stesso, però, registra un’elevata diffusione dei farmaci per curare l’ipertensione (è all’88° posto nella classifica sui volumi di pillole acquistate)e il diabete (59° posto). Le province in cui muoiono meno persone – in base al tasso standardizzato, calcolato al netto di fattori distorsivi legati all’età della popolazione – sono Pordenone, Trento e Rimini. Se si guarda alla mortalità per tumore, invece, spiccano per la bassa incidenza Sassari, Crotone e Barletta-Andria-Trani. Sassari è prima anche per (minore) numero di infarti miocardici acuti che portano al decesso.

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New York, multa per chi attraversa la strada mentre utilizza lo smartphone

Lun, 05/20/2019 - 19:00

La città di New York contro il cattivo uso degli smartphone. Proposta una nuova legge che punisce quei pedoni che attraversano la strada prestando però attenzione al dispositivo mobile. Servirebbe anche in Italia?

Sembrerà un’ovvietà, ma anche per i pedoni ci sono delle regole da rispettare. E nel caso in cui a mancare siano delle vere e proprie norme, basterebbe usare un po’ di buon senso anche nel compiere azioni quotidiane come, ad esempio, attraversare la strada.

In una città come New York, la più popolosa degli Stati Uniti d’America con 8,5 milioni di abitanti, non tutti sembrano rispettare il codice della strada (ma sarebbe strano il contrario, per qualsiasi altra città del mondo). Purtroppo, anche nei momenti meno opportuni, l’attenzione di molti cittadini e turisti è rivolta allo smartphone, mettendo a repentaglio la propria incolumità (e anche quella degli altri).

Per tale motivo, una nuova proposta di legge per la Grande Mela propone una multa minima di 25 dollari per chiunque stia utilizzando uno smartphone – e non solo – mentre attraversa la strada.

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Svizzera, referendum sulle armi: vince il sì (63,7%) alla legge che inasprisce le norme

Lun, 05/20/2019 - 15:00

Approvata la modifica che stringe le maglie sul possesso di armi, introducendo il divieto per le semi-automatiche dotate di un caricatore di grande capacità: la misura adegua il Paese alla direttiva dell’Unione europea in materia di lotta al terrorismo. Promossa dagli elvetici anche la riforma fiscale che rivede la tassazione privilegiate ad alcune imprese

Gli svizzeri hanno approvato una modifica di legge che inasprisce le norme sul possesso d’armi. Al referendum il  ha vinto con il 63,7 % di voti a favore, solo il cantone del Ticino ha respinto la revisione. Il testo, approvato dal parlamento e contestato da una consultazione popolare, riprende la direttiva dell’Unione europea in materia e si iscrive nelle misure di lotta al terrorismo. La Svizzera, pur non essendo membro dell’Ue, è associata agli accordi europei di Schengen e Dublino: prima del voto il governo aveva avvertito gli elettori che un ‘no’ alla nuova legislazione avrebbe potuto portare a un’esclusione. Approvata anche la riforma fiscale per adeguare la tassazione delle imprese agli standard internazionali.

Il testo che stringe le maglie sul possesso di armi è stato fortemente criticato negli ambienti del tiro sportivo, molto diffuso nel Paese. “Peccato che la popolazione abbia seguito l’argomentazione della paura di uscire da Schengen. È un po’ triste ma accettiamo il risultato”, ha commentato Olivia de Weck, vicepresidente di ProTell, la lobby pro armi che si era fortemente mobilitata contro la nuova legge.

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Ipocrisia dei sindacati bancari

Lun, 05/20/2019 - 14:55

Qualcuno una volta ha detto “l’ipocrisia è il lubrificante della società”. Si può essere più o meno d’accordo con questa affermazione, ma è difficile non accorgersi che quell’ipocrisia è ciò che olia, nelle ultime settimane, gli ingranaggi dei sindacati bancari, “pronti a scendere in piazza!

È un vile attacco, potreste obiettarmi da esterni alla realtà bancaria. Sembrerebbe così. Poi ammettiamolo: nell’epoca occidentale che viviamo, affrontare un discorso critico sull’attività di un movimento (come lo è un sindacato) è come cimentarsi nel rituale “passaggio del soldato”, ove due file di uomini non aspettano altro che colpirti. Eppure voglio farlo.

I sindacati bancari hanno preso le scene: il 25 marzo scorso, durante  una conferenza tenuta a Milano da tutte le maggiori sigle, venute fuori magicamente da un letargo durato circa 20 anni. I rappresentanti dei lavoratori si sono detti stufi: a risvegliarli dal lungo sonno sono state due possibili modifiche del contratto dei bancari che l’Abi sembra approvare: una forma ibrida e un’altra che prevede uno stipendio a due velocità. La versione ibrida è quella già usata da Intesa, dove il lavoro del bancario (meglio ancora del consulente bancario) è suddiviso tra subordinato e autonomo (promotore finanziario). Lo stipendio a due velocità riguarda semplicemente una forma di retribuzione basata su uno standard fisso sommato a una parte variabile che dipende dai risultati.

È successo il finimondo. A queste provocazioni contrattuali hanno risposto con una minaccia, “siamo pronti a scendere in piazza!”, di cui sopra, forte di mille rivendicazioni: «Se le banche sono tornate agli utili e gli azionisti hanno dividendi importanti il merito è dei lavoratori. Certi stipendi di ad e dirigenti di prima fascia e certi compensi ai consiglieri di amministrazioni non sono sostenibili come ciò che proponiamo» (parole di Lando Maria Sileoni, Fabi). Ciò che propongono è un aumento delle retribuzioni del 6,5%. Nel momento in cui il Paese è a crescita zero e il settore bancario attraversa la più profonda crisi della sua storia, loro affermano che gli utili del settore nel 2018 sono stati di 9,3 miliardi di euro. Dimenticando che in Italia ci sono oltre 600 banche, fate un po’ voi la media di utili per singola banca.

C’è, inoltre, una replica a un’accusa, quella di essere privilegiati. Non è vero, tuonano i sindacati bancari, replicando che il fondo esuberi lo autofinanziano praticamente da sempre. Allora, Vincenzo, cosa c’è criticare? Questi sembrano dipinti da DelacroixLa libertà che guida il popolo dei bancari. Regola numero uno: quando i sindacati fanno finta di non capire o recitano la parte delle vittime stanno dimostrando la loro totale ipocrisia, che poi è alla base di tutta la loro voluta e cercata inconcludenza.

Chi vi parla non è un capitalista, ma uno che ha vissuto il rapporto professionale con i sindacati in questione per oltre 20 anni. Ne ho viste di tutti i colori e tutte le misure (sapete che Io so e ho le prove) negli anni delle “vacche grasse”: i delegati delle Rsa nei giorni di sciopero, proclamati dalla stessa sigla, chiedevano giorni di ferie per non vedersi gli stipendi decurtati, i sindacalisti usavano i loro permessi per presentarsi il giorno dopo in ufficio più abbronzati. Gli interessi privati era soventemente mascherati da funzioni nobili. Il numero degli iscritti aumentava, tutti erano soddisfatti e contenti, c’erano benefit e privilegi per tutti.

Contate qualche lamentela di questi organi negli anni d’oro delle banche? All’epoca, dov’erano i sindacati? Quando il tavolo imbandito permetteva a tutti di lasciare la sala pranzo (o riunione) sazi, anche solo di briciole che abbondavano tanto da poter fungere da pranzo completo, chi sentiva l’eco delle loro lamentele? Io sentivo solo stomaci sazi. Ora hanno sete più che fame, perché hanno chiuso i rubinetti, e si arrampicano sui capisaldi obsoleti delle categorie. Non vi accorgete che parlano il linguaggio di 20 anni fa, che vivono un’altra epoca. La sensazione, per certi versi straniante, è di ritrovarsi in un luogo dimenticato. Frittole appunto, dove finirono Massimo Troisi e Roberto Benigni perdendosi in Non ci resta che piangere.

Qualche tempo fa mi chiedevo se l’anacronismo di questi sindacati (i quali rappresentano circa 300mila addetti del mondo degli istituti di credito) fosse da attribuire a un orologio rimasto fermo per circa 20 anni, a un problema di competenze, capacità di analisi o a tanta ipocrisia. Nei mesi ho sciolto i dubbi. Le competenze mancano perché i bravi sono stati allontanati sempre, perché alteravano il sistema, lo sovvertivano, perché non c’è stata l’intelligenza di guardare avanti ma le lancette (di quell’orologio prima citato) si sono spezzate per ipocrisia. L’anacronismo dei sindacati è sintomo e simbolo d’ipocrisia.

Le banche in Italia attraversano il periodo più critico della loro storia. Ecco perché nessuno protestava prima e ora sì. Questo è il futuro che non hanno voluto anticipare, al quale non hanno voluto prepararsi: meglio non perdere quello che si aveva già, sarebbe potuto durare per sempre. Sarebbe, ma nulla dura per sempre, nemmeno i diamanti: questo chi conosce le banche lo sa bene.

Le stesse banche non saranno più le stesse, cambieranno ancora. Avete mai sentito parlato di FinTech? La FinTech prenderà lo scettro della finanza e dell’economia mondiale nel giro di qualche anno. I sindacati di informatica e cibernetica non ne hanno mai parlato, non ne parlano ancora, parlano dei contratti. Ai lavoratori bancari meglio parlare dell’uovo oggi invece che dell’enorme gallina o delle competenze necessarie a superare un processo di mutazione interno – che è incombente e che porterà inevitabilmente a una exit strategy che farà feriti, se non morti. Il passato che si ripete e l’ipocrisia, semplicemente ciò che muove i sindacati.

Mission Dark Sky

Lun, 05/20/2019 - 13:59

l 23 maggio è annunciato il lancio di Mission Dark Sky, Campagna Globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso promossa da CosmobServer, di cui è promotore il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso.

«L’Italia è il Paese del G8 con il tasso di inquinamento luminoso più alto. Non è quindi un caso che proprio dall’Italia parta la campagna globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso MISSION DARK SKY»: così il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso annuncia il lancio della campagna promossa dal progetto di divulgazione scientifica COSMOBSERVER.

«La campagna – spiega il promotore – si avvarrà fin dall’inizio della collaborazione con importanti centri di ricerca scientifica, media partner e prestigiose realtà del mondo della sostenibilità ambientale. Le attività comunicative e strategiche di MISSION DARK SKY saranno supervisionate dal Comitato Etico Scientifico (Co.E.S.) del Manifesto del Marketing Etico».

«Fin dalla sua fondazione, COSMOBSERVER ha dato ampio spazio alla divulgazione del problema dell’inquinamento luminoso e alle sue conseguenze sulla salute umana, la flora e la fauna – spiega Emmanuele Macaluso – Quello dell’inquinamento luminoso è un problema globale, del quale si parla poco, perché al contrario di altre discipline ambientali non porta a litigiosità, in quanto i dati scientifici portano tutti verso le stesse conseguenze. La mancanza di scontri scientifici e sociali non porta visibilità verso questa tematica. Un problema globale merita una campagna di sensibilizzazione globale. Con MISSION DARK SKY daremo voce e risonanza agli istituti di ricerca, e produrremo prodotti divulgativi e virali su scala globale per portare l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’inquinamento luminoso e le sue conseguenze».

FONTE: TERRANUOVA.IT

EcoFuturo Tv: quinta puntata

Lun, 05/20/2019 - 12:03

In questo episodio Licia Colò ci invita a riflettere sullo spreco alimentare; scopriamo insieme i vantaggi della mobilità dual fuel per il trasporto pesante e marittimo; Jacopo Fo ci parla, illustrandolo con la sua penna, del gas liquido; il professor Valerio Rossi Albertini presenta un esperimento sull’inquinamento degli olii esausti; e poi un servizio sul primo autobus elettrico a due piani; il mago Walter Klinkon con uno spunto sulla mobilità leggera; un bel servizio sull’agricoltura di precisione; Michele Dotti ci porta in cucina con una ricetta molto particolare… “La ricetta dell’infelicità”; l’autoproduzione con Lucia Cuffaro che spiega come produrre in casa una crema corpo con ingredienti naturali; Sergio Ferraris con una riflessione sulle comunità energetiche e Fabio Roggiolani che analizza i vantaggi delle ecotecnologie presentate in questa puntata.

In onda ogni SABATO e DOMENICA dal 13/4 al 2/6/2019 su ilfattoquotidiano.it e il circuito di emittenti di Fox Production & Music.

Scarica qui l’elenco delle emittenti del circuito con gli orari di messa in onda della trasmissione

Il saluto fascista è reato, no alla «lieve entità»

Lun, 05/20/2019 - 12:00

Stop al saluto romano che rimanda all’ideologia fascista. Il gesto, che evoca valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza è reato, anche se non é accompagnato da alcuna violenza: perché la legge è finalizzata ad una tutela preventiva, tipica dei reati di pericolo. Partendo da questi principi l a Cassazione, con la sentenza 21409, ha confermato la condanna per un avvocato “nostalgico” del regime che, nel corso di una seduta del Consiglio comunale di Milano, in occasione della presentazione del “Piano Rom” aveva steso il braccio accompagnando il gesto con la frase “presenti e ne siamo fieri” 
GUARDA IL VIDEO / Il saluto fascista è reato: no della Cassazione alla “lieve entità

L’iniziativa era la risposta alla domanda posta da un consigliere che voleva sapere dal presidente se c’erano in aula gli organizzatori di una precedente protesta anti-rom, perché in tal caso, l’avrebbe abbandonata. Dopo l’intervento di un assessore che aveva criticato il suo comportamento l’imputato, aveva iniziato a muovere la mano da destra verso sinistra, e si era difeso dicendo che il braccio alzato serviva solo a segnalare la sua presenza e a salutare l’assessore.

Una trovata “arguta” che non convince i giudici che avevano a disposizione le riprese. Non li convince al punto che negano anche l’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale, che consente, anche in caso di reato, di restare impuniti, quando il fatto è particolarmente lieve. Per la Suprema corte non lo è. Il saluto romano, accompagnato dalla parola “presente” é fuori legge, perché evoca il disciolto partito fascista «che appare pregiudizievole dell’ordinamento democratico e dei valori che vi sono sottesi». Ed è inoltre un “saluto” in uso a organizzazioni o gruppi che diffondono idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale.

Questo basterebbe di per sè a far scattare la condanna. Ma il gesto diventa ancora più grave se, come nel caso esaminato, viene fatto in un contesto istituzionale: una seduta pubblica di particolare importanza, su sicurezza e coesione sociale, che si svolgeva a margine di una manifestazione di protesta organizzata a Piazza San Babila dallo stesso imputato, invitato a prendere parte ai lavori proprio per farlo desistere dal suo comportamento. Anche la frase “presenti e ne siamo fieri” era da collegare – spiegano i giudici – alla precisa volontà di rivendicare orgogliosamente il credo fascista.

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Fonte immagine copertina Il Sole 24 Ore

Genova: “Porti chiusi alle armi, non ai migranti”

Lun, 05/20/2019 - 10:35

C’era persino un gruppo di scout in pantaloncini e fazzoletto al collo, insieme ad associazioni, alcuni esponenti di partiti – in particolare del Partito Comunista – nel corteo indetto dalla Filt Cgil in contemporanea con il presidio organizzato dal collettivo autonomo dei lavoratori portuali, questa mattina, contro l’arrivo della nave Cargo Bahri Yanbu, attraccata alle 6 circa nel porto di Genova, al terminal Gmt.

Fermare le armi per l’Arabia saudita: L’obiettivo dei manifestanti, un centinaio, non era quello di bloccare lo scalo, ma impedire le attivita’ della nave che trasporta materiale bellico. “Stop ai traffici di armi, guerra alla guerra” è  lo striscione dei portuali.

“Non vogliamo essere complici della guerra in Yemen”: “Vogliamo segnalare all’opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen” avevano spiegato in una nota ieri i segretari Filt Cgil Enrico Ascheri ed Enrico Poggi. Non è escluso in mattinata un incontro con il prefetto Fiamma Spena per approfondire la situazione.

[Fonte: Cargo saudita Bahri Yambu attracca a Genova tra le proteste: “Porti chiusi alle armi non a migranti” – RAINEWS.IT]  

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

BAHRI YAMBU, LA NAVE DELLE ARMI, È ARRIVATA A GENOVA. PORTUALI IN SCIOPERO E PRESIDIO DEI PACIFISTI >  I lavoratori: “Attrezzature e droni al servizio delle stragi in Yemen, noi non carichiamo. La nave è entrata in porto perchè è un diritto, noi questo, a differenza di Salvini, lo sappiamo”

La Bahri Yanbu è arrivata all’alba in porto a Genova. I portuali genovesi e la Cgil hanno proclamato sciopero. Un presidio di pacifisti al varco di ponte Etiopia. I portuali: “Attrezzature e droni al servizio del militare: non vogliamo essere complici delle vittime civili in Yemen, non carichiamo”.

Il caso internazionale della nave della compagnia di bandiera dell’Arabia Saudita fa quindi tappa a Genova dopo l’analogo boicottaggio dei portuali francesi a Le Havre, il porto dove dovevano essere caricati gli 8 cannoni Caesar diretti a Gedda e da lì al conflitto in Yemen. Il sito francese d’inchiesta Disclose aveva rivelato con documenti interni dei servizi segreti che i cannoni sono stati utilizzati nella sanguinosa guerra con lo Yemen e hanno provocato vittime civili. Da qui il boicottaggio internazionale che non era scattato in precedenza pur sapendo che la Bahri, che fa rotta da anni su Genova trasportava armi.

Spiegano i portuali genovesi raccolti anche loro nel presidio: “La nave è entrata in porto ed ha accostato perché questo è un diritto assoluto. Solo Salvini pensa di poter chiudere i porti e non far entrare navi, e in quel caso a bordo non ci sono armi come qui a Genova bensì persone. Lo abbiamo ribadito più volte: porti aperti alle persone, chiusi alle armi”. Leggi l’articolo completo… [Fonte: GENOVA.REPUBBLICA.IT – Marco Preve]

NAVE SAUDITA CARICA DI ARMI A GENOVA, I PORTUALI: “NON DEVE ATTRACCARE, È UN PROBLEMA CHE COINVOLGE TUTTA LA CITTÀ”

“È meglio che si sappia: nel porto di Genova non si imbarcano mezzi militari, armi, esplosivi e simili” è definitivo Antonio Benvenuti, console a capo della Compagnia Unica dei mille lavoratori portuali che, di fatto, rendono possibile l’attività del più grande porto italiano. Nei giorni scorsi l’armatore, l’agenzia marittima e il Prefetto di Genova hanno garantito che il cargo saudita Bahri Yanbu, diversamente da quanto trapelato, non trasporterebbe armamenti ma “merci varie“.

[…] “Non intendiamo essere complici di nessuna guerra e tanto meno di quella drammatica che si sta combattendo da anni in Yemen – spiega Luigi Cianci, delegato Filt Cgil della Compagnia Unica – se verrà confermato l’arrivo della nave saudita chiederemo di poter fare un’ispezione per verificare cosa trasporta effettivamente. In nessun caso permetteremo l’imbarco o lo sbarco di armamenti e ribadiamo la nostra posizione: porti aperti alle persone, chiusi alle armi”. Leggi l’articolo completo… [Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT – Pietro Barabino]

YEMEN: LA GUERRA CHE UCCIDE DONNE E BAMBINI. E ANNIENTA DECENNI DI PROGRESSO > 89 miliardi di dollari di danni, 140mila morti tra i bambini sotto i 5 anni, 233mila in tutto. Sono i numeri del conflitto in Yemen secondo l’Undp

«Il conflitto in Yemen ha causato danni tali da aver fatto tornare indietro il Paese di 26 anni in termini di sviluppo umano (circa una generazione), se dovesse terminare nel 2022, 40 anni se dovesse continuare fino al 2030». A fare questa drammatica previsione è un recente rapporto pubblicato dall’Undp, (il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) che ha acceso i riflettori sui devastanti impatti umanitari ed economici della guerra in Yemen, una guerra sanguinosa in corso dal 2015. 

Il report si intitola Assessing the Impact of War on Development in Yemen (Stimare l’impatto della guerra sullo sviluppo in Yemen), è stato commissionato dall’Undp ed è stato realizzato dai ricercatori dal Frederick S. Pardee Centre for International Futures, dalla Josef Korbel School of International Studies e dalla University of Denver.

«Anche se dovesse tornare la pace domani, ci vorrebbero decenni perché lo Yemen torni ai livelli di sviluppo di prima della guerra», ha spiegato Auke Lootsma, rappresentante dell’Undp per lo Yemen.

Una distruzione da 89 miliardi – Secondo i ricercatori ad oggi i danni economici provocati dal conflitto in Yemen ammontano a 88,8 miliardi di dollari. Nel 2030 diventerebbero 657 miliardi di dollari di perdite, con  il 71% della popolazione in condizioni di povertà estrema (dovrebbe cioè sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno), l’85% sarebbe malnutrito. I decessi indiretti, causati dall’impossibilità di accedere a cibo, cure sanitarie e infrastrutture per colpa dei continui bombardamenti – si legge nel rapporto – sarebbero 5 volte superiori ai decessi provocati direttamente dalle bombe.

I bambini, vittime della guerra“Il conflitto più distruttivo dopo la guerra fredda”, l’ha definito il report dell’Undp.  140mila morti tra i bambini sotto i 5 anni, 233mila i decessi totali: di cui 102mila in combattimento e 131mila indiretti, per la mancanza di cibo, di assistenza sanitaria e di infrastrutture. Leggi l’articolo completo… [Fonte: VALORI.IT – Elisabetta Tramonto]  

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Tiroide, “padrona” dell’umore, cuore e fertilità

Lun, 05/20/2019 - 09:59

La tiroide è la “padronà” della nostra salute e gli ultimissimi studi confermano il legame con malattie cardiache, fertilità e anche umore. In occasione della settimana mondiale (settimanamondialedellatiroide.it/) si apre lunedì dedicata alla piccola ghiandola a forma di farfalla gli endocrinologi italiani affiliati alla Società Europea di Endocrinologia hanno deciso di concentrare l’attenzione della popolazione sui controlli e in particolare sulle forme sub-cliniche, ossia quelle in cui i valori non indicano una malattia ma che presentano alterazioni lievi capaci di creare problemi e che per questo devono essere tenute sotto controllo.

VALORI 
«Per monitorare le forme sub-cliniche è necessaria una sensibilità particolare anche perché alcuni (circa il 5%) sono destinati a trasformarsi in ipotiroidismo entro un anno. Sono bandiere rosse che sventolano ma che spesso sono ignorate anche a causa di un dibattito acceso sull’opportunità di trattamento» spiega Andrea Giustina, Presidente della Società Europea di Endocrinologia. Alterazioni ai limiti della norma si riscontrano nel 5-10% della popolazione.

CUORE
l cuore è un bersaglio tipico delle alterazioni tiroidee: un eccesso di ormoni determinano un aumento del ritmo cardiaco, ed è oggi riconosciuto come fattore di rischio per la fibrillazione atriale,in cui il rischio che placche aterosclerotiche possano staccarsi dai vasi e raggiungere il cervello provocando un ictus è più elevato. Sono molti gli studi recentissimi, che confermano il legame fra tiroide e cuore: ipertensione, arterie ostruite, rischio di angina.

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La riscoperta dell’asino e il suo valore aggregativo: V° Ciucoraduno il 15 e 16 giugno

Lun, 05/20/2019 - 08:00

C’è una regione che per fortuna si trova ancora ai margini del turismo di massa, un territorio di colline e montagne che si ergono come una barriera all’incedere dello sviluppo economico selvaggio. In questa terra, di confine e spesso sconosciuta anche ai grandi viaggiatori, ci sono associazioni ed imprese innovative, che guardano a questa marginalità come ad una grande opportunità. Un evento come il Ciucoraduno, un incontro di asini e asinari unico nel nordest Italia, diventa l’occasione per un turismo differente, per un racconto diverso di questo mondo naturale, ancora da esplorare.

Giunto alla quinta edizione il Ciucoraduno è un evento che trascende gli addetti ai lavori, i professionisti e gli appassionati di un animale, l’asino, riscoperto negli ultimi anni. È una manifestazione infatti aperta a chiunque vuole dedicarsi del tempo di qualità, famiglie, genitori single, adulti e bambini che vogliono riscoprire o scoprire per la prima volta il Friuli occidentale, che vogliono passare un weekend a passo lento, ad un’ora di treno da Venezia.

L’associazione che l’ha creato, la Compagnia degli Asinelli, è per sua natura aperta e inclusiva. Nata nei sobborghi popolari di Pordenone nel 2012 si è subito caratterizzata come un gruppo di donne che vuole fornire strumenti concreti alle famiglie: passeggiate con gli asini per conoscere i luoghi dietro casa, corsi di formazione per imparare a conoscere il mondo digitale, a volte troppo bistrattato, laboratori e percorsi estivi per accompagnare i bambini a casa da scuola verso un’educazione creativa e stimolante.

Il Ciucoraduno è diventato allora la festa annuale per poter incontrare gli amici di questi percorsi, le associazioni di volontariato e di promozione sociale, chi si occupa da anni di sostenibilità ambientale, nonché un folto numero di asini, che possono insegnare molto in questi tempi veloci e distratti.

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Amo la Tesla!

Lun, 05/20/2019 - 05:22
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Oms: “I casi di demenza triplicheranno entro il 2050″

Dom, 05/19/2019 - 21:30

COLPISCE circa 50milioni di persone in tutto il mondo. E cresce a un ritmo sempre più sostenuto: ogni anno si registrano infatti circa 10 milioni di nuovi casi di demenza, e stando alle ultime stime entro il 2050 a soffrirne saranno ben 150milioni di persone. Sebbene non esista oggi alcuna cura risolutiva per questa patologia, abbiamo tuttavia molte strategie a disposizione per ridurne il rischio di insorgenza e progressione. A riferirlo è l’Organizzazione mondale della sanità (Oms) che ha appena proposto le sue prime linee guida per prevenire lo sviluppo della demenza. Una lista di interventi indirizzata principalmente a medici e operatori sanitari, che contiene però un consiglio semplice per tutti noi: la chiave, infatti, è seguire uno stile di vita sano.

Le nuove linee guida

Secondo le prime raccomandazioni dell’Oms, per ridurre il rischio di demenza bisogna praticare un’attività fisica costante, evitare il fumo e l’abuso di sostanze alcoliche, monitorare il proprio peso, seguendo una dieta sana ed equilibrata, e mantenere così la pressione sanguigna, il colesterolo e i livelli di zuccheri nel sangue nei valori considerati “salutari”. “Le Linee guida rappresentano la base di conoscenze per gli operatori sanitari che dispensano consigli ai pazienti su cosa possono fare per aiutare a prevenire la demenza”, scrivono gli esperti dell’Oms. “Saranno anche utili ai governi, ai politici e alle autorità per guidarli nello sviluppo di politiche e nella progettazione di programmi che incoraggino stili di vita sani”.

Fattori di rischio

Quali sono i fattori di rischio per la demenza? Come riporta l’Oms, una mole sempre maggiore di studi evidenzia l’associazione tra lo sviluppo della demenza e fattori di rischio legati a uno stile di vita scorretto, come la sedentarietà o l’inattività fisica, il fumo, un’alimentazione inadeguata e il consumo eccessivo di bevande alcoliche.

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Parma, i liceali eliminano le bottigliette: a scuola borraccia e distributore d’acqua

Dom, 05/19/2019 - 15:30

Si chiama Plastophobic il progetto dell’Ulivi per mettere al bando la plastica mono uso

F…k the plastic ! è stato lo slogan inizialmente scelto da Plastophobic, la start-up formata da un gruppo di studenti del liceo scientifico Giacomo Ulivi che, nell’ambito delle attività di alternanza scuola-lavoro, hanno lavorato intorno all’idea di ridurre la diffusione della plastica monouso all’interno dell’istituto.

La riflessione, nata a margine del dibattito mondiale sull’inquinamento da plastica e microplastica, ha cercato di analizzare il problema nell’àmbito della vita quotidiana della scuola per tentare soluzioni su piccola scala ma immediatamente praticabili.

Nel dicembre 2018 un ampio sondaggio interno, accompagnato da un’ispezione delle aule a fine mattina, aveva rapidamente evidenziato come nel liceo Giacomo Ulivi il problema riguardasse soprattutto le bottigliette d’acqua acquistate in grandi quantità (almeno tre pezzi a settimana per studente) e spesso abbandonate ancora semi-piene al termine delle lezioni.

Le conseguenze sono state chiare a tutti: dispendio economico e spreco di una materia prima preziosissima come l’acqua. Per tutti i mesi successivi le decine di sacchi gialli per la raccolta differenziata della plastica hanno continuato a testimoniare l’impatto ambientale provocato dalle abitudini poco avvedute – o poco consapevoli – degli studenti e del personale scolastico.

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Non c’è tempo da perdere

Dom, 05/19/2019 - 14:23

Non c’è tempo da perdere. Non poteva essere più chiaro di così il titolo di un nuovo documento sul tema dell’antibiotico-resistenza pubblicato poche settimane fa da un gruppo di lavoro internazionale delle Nazioni Unite. Documento che intende essere una potente chiamata alle armi per affrontare una volta per tutte “una crisi globale in grado di minacciare un secolo di progressi in ambito sanitario”. Il riferimento è a quei 700 mila decessi all’anno in tutto il mondo per infezioni resistenti ai farmaci e in particolare agli antibiotici, che rischiano di diventare 10 milioni all’anno nel 2050, se non si fa subito qualcosa per arginare la situazione.

Il problema non riguarda solo paesi a basso reddito e scarse condizioni igieniche: secondo le stime dell’Ocse, in assenza di interventi, tra il 2015 e il 2050 2,4 milioni di persone potrebbero perdere la vita in Europa, Nord America e Australia a seguito di infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. Proprio in Italia la situazione è più allarmante che mai, con poco meno di 11 mila decessi l’anno e la previsione di 450 mila morti nei prossimi trent’anni.

Il cuore della questione è semplice: disponevamo di farmaci importantissimi per la lotta contro le malattie infettive – umane ma non solo: pensiamo per esempio agli animali d’allevamento dai quali tanto dipendiamo – che però poco a poco stanno diventando inefficaci perché i microrganismi contro i quali sono diretti sviluppano delle resistenze. “Livelli allarmanti di resistenza – riferisce il rapporto delle Nazioni Unite – sono stati rilevati in molti paesi, con il risultato che malattie comuni e finora tutto sommato innocue stanno diventando intrattabili e che procedure mediche salvavita (come i trapianti, NdR) stanno diventando sempre più rischiose da svolgere”. La posta in gioco è altissima: oltre alla perdita massiccia di vite umane, la diffusione dell’antimicrobico-resistenza potrebbe portare anche a danni economici massicci, paragonabili a quelli provocati dalla crisi finanziara globale del 2008-2009. “Un effetto dovuto all’aumento delle spese sanitarie, all’impatto sui sistemi produttivi alimentari e all’aumento di povertà e disuguaglianze sociali”.

Per prima cosa il documento appena rilasciato fa il punto sui diversi fattori che contribuiscono a questa situazione di crisi, a partire dall’uso inappropriato di antibiotici per la salute umana. Per paesi ad alto reddito come l’Italia questo significa che spesso gli antibiotici sono usati quando non dovrebbero (l’esempio classico è quello degli antibiotici presi per l’influenza, che però è un’infezione virale), con dosaggi e tempi terapeutici scorretti o in generale in modo poco scrupoloso (preferendo prodotti di ultima generazione, da utilizzare invece con il contagocce per evitare nuove resistenze, anche quando andrebbero benissimo farmaci classici). Nei paesi a basso reddito uso inappropriato significa anche ricorso ad antibiotici contraffatti a basso costo, spesso contenenti dosi così piccole di principio attivo da favorire lo sviluppo di resistenze.

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Auto elettrica a energia solare: arriva davvero?

Dom, 05/19/2019 - 12:30

Buona parte dell’energia per il fabbisogno quotidiano di una vettura elettrica si può recuperare direttamente dal sole. Almeno secondo qualcuno

La più grande fonte di energia che conosciamo deriva dal sole ed è una fonte indubbiamente pulita (in realtà brucia, ma a milioni di km di distanza, quindi niente CO2 di cui preoccuparsi). Purtroppo però, per ricavarne abbastanza a far muovere un veicolo per una distanza ragionevole occorrono, insieme a buone condizioni meteo, una superficie esposta molto superiore a quella dell’intero veicolo.

Ma se l’auto 100% solare non è realizzabile, almeno con la tecnologia odierna, non significa che questa preziosa fonte non possa essere sfruttata ugualmente per dare un contributo alla causa delle zero emissioni.

Sion, flessibile anche nella ricarica

Ordinabile da pochi giorni, con consegne dal 2020, e a quanto pare già con un boom di richieste (oltre 20.000): la Sion è una vettura realizzata dalla startup tedesca Sono Motors e presentata per le prima volta nel 2016 con una serie di tour promozionali tra cui uno in Italia.

Si tratta di un’elettrica plug-in con struttura in alluminio e una ”pelle” piena di celle solari, 248 in tutto, capaci secondo i produttori, di recuperare in condizioni ideali energia sufficiente ad aumentare l’autonomia giornaliera di ben 34 km. Non significa poter uscire con la batteria in riserva, specie se tocca fare affidamento sulla totale assenza di nuvole, ma è una delle applicazioni più concrete del fotovoltaico nel settore automotive.

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Tim Cook parla di cambiamento climatico ai laureandi della Tulane

Dom, 05/19/2019 - 12:23

Il CEO di Apple ha tenuto il discorso ai laureandi dell’Università Tulane in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi. Cook ha invitato i giovani a essere più aperti, a pensare in grande e a non dimenticare problematiche quali il cambiamento climatico.

Tim Cook ha tenuto oggi il discorso ai laureandi dell’Università Tulane, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi del 2019. L’evento si è svolto presso il Mercedes-Benz Superdome, uno stadio di New Orleans, Louisiana.

L’amministratore delegato di Apple ha parlato del suo arrivo in Apple, di cambiamento climatico e incoraggiato i laureandi della Tulane a rendere il mondo migliore.

Prima del discorso, riferisce 9to5Mac, Cook ha ricevuto una laurea honoris causa dall’Università. Il CEO della Mela è stato elogiato per avere trasformato “Apple nell’archetipo di azienda di successo e innovazione nell’ambito della tecnologia”.

Cook ha aperto il discorso invitando i laureand a essere più aperti verso gli altri e riconoscere altri aspetti dei problemi. “In un mondo nel quale documentiamo ossessivamente le nostre vite, non prestiamo attenzione a ciò che dobbiamo al prossimo”, ha detto Cook. “La civiltà umana sboccia quando capiamo di poter fare di più per gli altri, un approccio contro le minacce e i pericoli a quella tremolante luce del fuoco che diminuisce man mano che si cresce, qualcosa che, gendo insieme, permetterebbe di ottenere maggiore prosperità, bellezza e saggezza”.

Partendo da questo discorso, Cook ha narrato del suo arrivo in Apple, ricordando l’impegno di Steve Jobs nel voler portare potenti tecnologie a un numero più vasto di persone. L’attuale CEO di Apple ha spiegato che, all’epoca, aveva un lavoro stabile alla Compaq, azienda che sembrava dovesse rimanere sempre sulla cresta dell’onda, mentre Apple sembrava sull’orlo della bancarotta.

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Tumori, scoperto il perché dell’effetto dei broccoli

Dom, 05/19/2019 - 09:00

La scienza dà ragione a mamme e nonne quando insistono a far mangiare broccoli e cavoli perché fanno bene alla salute. Questi vegetali della famiglia delle crucifere sono noti da tempo per le loro proprietà anti-cancro: un gruppo di ricercatori, guidati dallo scienziato italiano Pier Paolo Pandolfi, da tempo negli Usa, ha ora scoperto il perché di questo effetto protettivo, una molecola in grado di spegnere un gene, coinvolto nell’insorgenza di diversi tumori. Lo studio è pubblicato su ‘Science’ e dimostra che, colpendo questo gene con la molecola, estratta dai broccoli, si arresta la crescita tumorale in topi resi in laboratorio vulnerabili alla malattia.

Una scoperta che spiana la strada a una nuova strategia anti-cancro. “Abbiamo identificato – spiega Pandolfi, direttore del Cancer Center e del Cancer Research Institute al Beth Israel Deaconess Medical Centerun nuovo, importante protagonista, che innesca un meccanismo cruciale per lo sviluppo del cancro, un enzima che può essere inibito con un composto naturale presente nelle crucifere. Questo meccanismo – prosegue – non solo regola la crescita tumorale, ma è anche una sorta di ‘tallone d’Achille’ che potremo colpire con diverse opzioni terapeutiche”.

In pratica, la sostanza contenuta nei broccoli attiva un noto e potente gene oncosoppressore, Pten. Le cellule tumorali mostrano bassi livelli di questo gene: l’equipe ha dunque cercato di capire se, riportandolo a livelli normali, questo killer anti-cancro ritorna a svolgere la sua azione.

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