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Aggiornato: 10 min 23 sec fa

Finalmente in alcuni supermercati il packaging si porta da casa

Ven, 01/17/2020 - 07:00

Solo sei punti vendita della catena Sigma in provincia di Modena e a Bologna più due altri, uno di Ecu e uno di Economy, otto in tutto ad oggi in Italia, permettono finalmente ai loro clienti di acquistare prodotti freschi al banco con contenitori riutilizzabili portati da casa.

Con la circolare del Ministero della Salute dello scorso anno che impedisce l’uso di sacchetti riutilizzabili persino nel settore ortofrutta, si è come tornati indietro, interpretando forse le norme per l’igiene in modo troppo restrittivo, in alcuni settori, e in maniera non uniforme. Anche perché ci sono già esperienze in questo senso attuate all’estero da insegne del Retail come Morrisons e Waitrose nel Regno Unito, Carrefour (in Spagna, Francia e in Belgio) finalizzate a ridurre il consumo di plastica monouso. Dell’esperienza di Carrefour Belgio ne avevamo parlato quando fu avviata, contattando anche Carrefour Italia, i quali avevano risposto che al momento l’iniziativa non sarebbe stata trasferita anche in Italia, ma senza dare altre spiegazioni.

Per cui questa è la prima iniziativa italiana che, se ora è piccola, speriamo possa avere successo e si estenda, permettendo a noi tutti finalmente di poter acquistare solo il prodotto, e non l’imballaggio.

All’interno dell’articolo 7 del Decreto Clima, (D.L. 14.10.19, n. 111, pubblicato il 13 dicembre 2019), che riguarda “misure per l’incentivazione di prodotti sfusi o alla spina” è stato introdotto un contributo a fondo perduto (max 5.000 euro) per gli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura (di cui all’articolo 4, comma 1, lettere d) ed e) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114), che attrezzano spazi dedicati alla vendita ai consumatori di prodotti alimentari e detergenti, sfusi o alla spina, a condizione che il contenitore offerto dall’esercente non sia monouso.

Questa modalità di acquisto offre una risposta, tanto semplice quanto inattuata, alla necessità di ridurre i rifiuti che nel nostro paese stanno tornando a crescere, come rilevato dall’ultimo Rapporto sui rifiuti urbani 2019 dell’Ispra: “È aumentata la raccolta differenziata. Ma la plastica da imballaggi non raggiunge gli obiettivi di riciclo previsti. Inoltre tra i flussi prioritari monitorati dall’Unione Europea rientrano i rifiuti di imballaggio, per i quali il “Pacchetto economia circolare” ha definito obiettivi di riciclaggio più ambizioni al 2025 e al 2030, rispetto a quelli ad oggi vigenti”.

L’iniziativa quindi al momento coinvolge 8 punti vendita in totale della Moderna Distribuzione srl, società proprietaria dei punti vendita appunto: Sigma, Economy ed Ecu, la cui AD Bruna Lami – in una recente intervista rilasciata a Silvia Ricci di ComuniVirtuosi.org – ha spiegato come lei insieme ai suoi consulenti abbiano risolto i problemi derivanti dall’eventuale mancato rispetto delle norme HACCP (un insieme di procedure, mirate a garantire la salubrità degli alimenti, basate sulla prevenzione anziché sull’analisi del prodotto finito).

“Abbiamo inserito nel nostro manuale HACCP la procedura da seguire quando i clienti vogliono utilizzare i loro contenitori: devono essere in materiale trasparente, avere una forma e un coperchio tali da essere facilmente igienizzati, e devono essere consegnati perfettamente puliti e asciutti. L’addetto al banco si riserva il diritto di controllare, ed eventualmente rifiutare, l’impiego di contenitori non ritenuti idonei sotto il profilo igienico-sanitario“. E precisa: “Questa modalità d’acquisto è possibile solamente ai banchi con servizio assistito (gastronomia, panetteria, macelleria, pescheria) e in ogni contenitore può essere inserito un solo tipo di prodotto. Ovviamente il peso del contenitore viene sottratto nel momento dell’inserimento della tara in fase di pesatura”.

L’articolo in questione cita: “Ai clienti è consentito utilizzare contenitori propri purché riutilizzabili, puliti e idonei per uso alimentare. L’esercente può rifiutare l’uso di contenitori che ritenga igienicamente non idonei”.

I punti vendita coinvolti, nel dettaglio, sono: il Sigma di Camposanto – via Falcone 9,  di Cavezzo -via Volturno 73, il Sigma a Bologna in via Corticella 186/12, i due punti di Carpi (via Ugo Da Carpi 62 e via Cuneo 47) il Sigma di Pavullo in via Giardini 346, il punto vendita Economy di Castelnuovo Rangone – via Della Pace 59 e l’Ecu di Pavullo in via XXII Aprile 59.

Fonti:

Eppur si muove: anche in Italia via libera ai contenitori portati da casa nei supermercati ?

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Emergenza climatica, il 2019 è il secondo anno più caldo di sempre

Gio, 01/16/2020 - 15:34

Il 2019 è stato il secondo anno più caldo mai registrato in 150 anni di misurazioni scientifiche. A renderlo noto è lo studio Nasa e Noaa che, assieme ai dati prodotti dal Met Office del Regno Unito e dal servizio europeo Copernicus Climate Change, conferma come il trend del riscaldamento globale sia costantemente salito negli anni. In particolare, gli ultimi 5 sono stati i più caldi di sempre. Prima del 2019, è il 2016 a continuare a detenere il record.

La temperatura media del 2019 è stata di circa 1,1°C superiore alla media del 1850-1900, quando non era ancora iniziata la combustione su larga scala di combustibili fossili. Gli scienziati del mondo avvertono che il riscaldamento globale oltre 1,5°C peggiorerà significativamente le condizioni climatiche terrestri procurando danni e sofferenze per centinaia di milioni di persone. Le previsioni del Met Office per il 2020 indicano che quest’anno potrebbe segnare un altro record, andandosi a collocare tra i primi tre anni più caldi di sempre.

Le temperature registrate nel 2019 nei nuclei dei ghiacciai hanno eguali solo a quelle di 100.000 anni fa. Anche la percentuale di anidride carbonica è la più alta che il pianeta subisce da diversi milioni di anni, quando il livello del mare era superiore ai 15-20 metri.

La valutazione annuale del World Economic Forum sui rischi del prossimo decennio rileva che i cinque principali pericoli sono tutti ambientali, dalle condizioni meteorologiche estreme che derivano dal riscaldamento del pianeta, all’incapacità dei paesi a prepararsi ai cambiamenti climatici fino alla distruzione del mondo naturale.

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Photo by Brad Helmink on Unsplash

Smog, cosa dice realmente il Cnr sul traffico auto

Gio, 01/16/2020 - 15:00

Sta facendo il giro del web – probabilmente tra i tanti automobilisti italiani che in queste settimane si sentono in colpa – l’intervista di Repubblica alla direttrice del Cnr, Cinzia Perrino: la ricercatrice infatti spiega che il solo blocco delle auto nei periodi di emergenza è – come facilmente intuibile – una misura insufficiente. Ma il giornale fondato da Eugenio Scalfari titola: Blocco traffico per smog, il direttore del Cnr: “Il fermo alle auto non serve, le misure dei sindaci sono inutili”. Che è invece un concetto ben diverso, molto diverso. E difatti, tra le numerose condivisioni social che l’articolo ha suscitato, i commenti sono spesso di questo tenore:

Lo svolgimento dell’articolo è poi articolato in modo diverso, e leggendo le parole di Perrino si capisce subito che il senso delle sue parole non è “il fermo delle auto non serve”, ma piuttosto: non serve farlo solo quando c’è l’emergenza. Oltre al fatto che ci sono anche tante altre fonti di inquinamento trascurate, in primis i riscaldamenti: troppo alti e ancora spesso del tipo più inquinante.

Il problema facile dei riscaldamenti

Ma lo sappiamo da tempo: ad esempio, i pellets sono tra le fonti più inquinanti, e l’Italia continua invece addirittura a incentivarli contro il parere della scienza. I camini e le stufe a legna – note fonti inquinante indoor e outdoor – sono accesi anche nelle grandi città italiane, sebbene fuori legge, perché non ci sono controlli; mentre invece una metropoli come Londra, oggi infatti messa meglio di noi in quanto a polveri sottili, ha bandito anche le pizzerie a legna (a meno che non siano munite di appositi e costosi filtri) dal centro cittadino. Questo perché, come sappiamo, ne va della nostra salute, della vita o della morte: l’Italia è prima in Europa per decessi legati allo smog. E poi c’è la questione delle temperature dei riscaldamenti: troppo alte in scuole, ospedali e negozi, oltreché nelle case, mentre – anziché imporsi – le amministrazioni soffocate come Milano “dialogano” con gli esercenti per convincerli a tenere chiuse quelle maledette porte spalancate estate e inverno.

E poi le auto

Quanto incidono? Al giornalista di Repubblica il Cnr risponde: «Il contributo diretto del traffico relativo alle polveri Pm10 è stimabile intorno al 25% (ma poi ci sono tutti i NOx e gli altri veleni che qui non consideriamo, ndr). Vietando la circolazione ai diesel – continua Perrino – incidiamo dunque solo su quel 25%, ma nel frattempo tanti altri veicoli continuano a circolare, più o meno la metà di quelli abituali. A questo punto, il blocco incide per poco più del 12%. Una percentuale piccola, davvero marginale». Ma che non lo sarebbe se vietassimo – o facessimo politiche per limitare – tutti i veicoli. Come ha fatto Oslo, bandendo anche le elettriche e praticamente azzerando i morti da incidente stradale. E come stanno facendo tutte le grandi città europee, come Parigi ad esempio, che grazie alla sua sindaca Hidalgo, ha aumentato del 54% il traffico su bici in un solo anno (dati World Economic Forum) aumentando esponenzialmente il numero e i collegamenti delle ciclabili, e nel contempo scoraggiando l’uso dell’auto a partire da una severa gestione dei parcheggi. L’unica città italiana che aveva destato qualche speranza, nelle promesse di un’amministrazione che ha deluso molti, era Milano.

Sindrome post-traumatica da stress: cura più vicina?

Gio, 01/16/2020 - 12:25

Un gruppo di ricercatori del Center for Addiction and Mental Health di Toronto (Canada) ha individuato un biomarcatore in grado di individuare la sindrome post-traumatica da stress, e ha anche messo a punto – per ora sperimentato però solo a livello preclinico – un composto organico capace di trattarlo.

Cosa è la sindrome post-traumatica da stress

La sindrome post-traumatica da stress è un disordine emozionale che solitamente compare a seguito di esperienze traumatiche vissute direttamente o a cui si è assistito. Chi viene colpito da questo disturbo sono portati a evitare di sperimentare nuovamente l’evento traumatico tendendo a evitare luoghi, persone o altri elementi in qualche modo associati all’evento stesso (reazione di evitamento) e sono estremamente sensibili a esperienze di vita per altri normali (ipervigilanza).

I ricercatori sulle pagine del Journal of Clinical Investigation spiegano che grazie ai loro studi hanno individuato un particolare recettore, il glucorticoide recettore-Fkbp51, i cui livelli aumentano dopo un grave stress e diminuiscono quando lo stress torna a livelli ordinari, mentre nei soggetti colpiti dalla sindrome post-traumatica da stress resta persistentemente elevato. Gli studiosi hanno quindi messo a punto un peptide che, se somministrato dopo un evento traumatico, potrebbe impedire al soggetto di sviluppare la sindrome post-traumatica da stress.

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Capitano Ultimo: tolta la scorta

Gio, 01/16/2020 - 09:39

Sono passati 27 anni ieri dall’arresto di Salvatore Riina da parte della squadra dell’allora capitano e oggi colonnello Sergio De Caprio, alias Ultimo.

Lo si vede spesso De Caprio durante le trasmissioni che raccontano quei giorni sempre con un passamontagna o una sciarpa che gli copre il viso, anche ieri sera durante una bella puntata di Atlantide di Andrea Purgatori.

A condannare a morte Ultimo furono Provenzano e Bagarella nel 1993, e avevano aggiunto pure un miliardo di taglia a chi lo avesse catturato vivo o morto.

E proprio ieri, amara ironia della sorte, al colonnello De Caprio è stata tolta la scorta con una ordinanza del Tar del Lazio. Ci avevano già provato per ben tre volte e stavolta ci sono riusciti.

«Dicono i miei generali che la mafia non è più una minaccia» ha dichiarato il colonnello: «Ma se hanno ragione, come mai i capi di Cosa nostra stanno ancora al 41 bis nei bracci di massima sicurezza? E come mai, tutti gli obiettivi sensibili sono protetti, ex magistrati compresi? Dicono che ho un’arma e posso proteggermi da solo. Benissimo, me ne comprerò un’altra, un Winchester».

Abbiamo sentito dire spesso che la mafia non dimentica, forse questa volta se ne sono dimenticati quelli che hanno deciso di togliere la scorta al colonnello.

Non solo Riina

Ultimo è conosciuto dalla maggioranza delle persone per l’arresto al Capo dei Capi ma durante la sua carriera ha svolto indagini sulla ‘ndrangheta e anche sulla corruzione in Finmeccanica, sullo Ior, la banca vaticana e la sua contabilità nera. Sul disastro ambientale dell’Ilva di Taranto. Su un giro di tangenti nell’Aeronautica militare. Sui famosi 49 milioni spariti dai conti della Lega di Bossi, Maroni e Salvini. Sulla Cpl Concordia, una delle più potenti cooperative rosse. Su Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, pentito dalla memoria intermittente e dalle bugie prodigiose, uno dei caposaldi del processo Trattativa e degli eterni veleni di Palermo.

Insomma, ad avercela con lui sono in molti.
Come scrive Pino Corrias su Repubblica: «Fino al recente caso Consip, Matteo Renzi che lo accusa di “complottare contro di lui”, salvo scoprire che non è lui il titolare di quella inchiesta, semmai la vittima, fucilato dai giornali e falsamente descritto come “un carabiniere esagitato” da Lucia Musti, oggi procuratore di Modena.»

Colonnello, grazie e visto che tra un anno andrà in pensione le auguriamo una lunga e serena vita.

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Avete mai sentito parlare del capodoglio Siso?

Gio, 01/16/2020 - 07:10

Giugno 2017, un capodoglio maschio di 10 metri rimane incagliato in una rete da pesca al largo delle Isole Eolie. Il corpo arriva fino a Milazzo, dove viene trovato da Carmelo Isgrò, biologo, che decide di dedicare all’animale un museo per sensibilizzare le persone sul problema mare e plastica.

Per maggiori informazioni sul museo del Mare di Milazzo clicca qui

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Mobilità: Milano bocciata, “politiche pavide contro lo smog”

Gio, 01/16/2020 - 07:00

Siamo oltre i limiti per l’inquinamento dell’aria da quando brilla il sole sulla pianura padana e sulla sua capitale più asfittica, Milano. Come sempre, anche in questo inizio di 2020, solo la pioggia può limitare – come è stato in autunno – un danno cronico che nei fatti nessuna amministrazione è riuscita a mitigare. Né l’area B o C, né gli “sforzi” fatti per potenziare una mobilità intelligente, che non accorci cioè l’aspettativa di vita dei suoi abitanti così pesantemente (si calcola che in Pianura Padana, con 93mila morti l’anno, si concentrino i danni più gravi d’Europa per smog).

Milano resta la città delle automobili, dove la sosta selvaggia è impunita, i limiti di velocità indicazioni e non obblighi, e dove girare in bicicletta è un azzardo. Solo il Sole 24 Ore, quotidiano economico finanziario, continua a incoronare Milano città più vivibile d’Italia (ché solo Qui lo smog uccide con eleganza, come scriveva Jacopo Fo lo scorso anno).

“Bravi solo a comunicare”

«Penso che in ambito di comunicazione questa sia la miglior amministrazione che Milano abbia mai avuto», commenta Antonella Pesenti, attivista della bici che a Milano ha ideato e gestisce Fridabike. «Hanno centrato perfettamente gli obbiettivi di cui far parlare la stampa: piantare gli alberi, aderire alla lotta all’emergenza climatica, Milano Plastic Free (che vuol dire!?) incentivi a chi rottama diesel e a chi trasforma i tetti e i cortili dei palazzi in suolo verde. Questo è ciò che viene comunicato, in pratica è tutto il contrario. Mentre si vedono gli assessori che piantano alberelli, a Milano si sta realizzando un’ascesa evidente del consumo di suolo (basti pensare agli scali ferroviari, l’ultima chance per Milano di avere dei polmoni verdi al suo interno), i bandi per acquistare cargo bike si sono rilevati inefficaci perché l’Isee richiesto è troppo basso e le condizioni per rientrare ad averne diritto troppo difficili. È l’unica grande città europea in cui i ciclisti sono in diminuzione, i pedoni investiti in aumento e la colpa è dell’amministrazione. Non basta che il sindaco si faccia fotografare mentre va in bicicletta con i bambini, l’assessore alla mobilità deve fare un piano di infrastrutture ciclistiche ragionato e al passo con le richieste dei ciclisti. Ad oggi non esiste un piano per la mobilità ciclistica in questa città e ciò è scandaloso».

Il verde perduto al Politecnico

«Il sindaco Sala ha dichiarato l’emergenza climatica e organizzato il ‘Capodanno per il futuro’, ma il Comune ha dato parere favorevole all’abbattimento degli alberi al Politecnico», ha detto il ricercatore Alessandro Dama il 2 gennaio scorso. Quel giorno, all’alba, difesi dal massiccio dispiegamento di forze dell’ordine a fermare le proteste, gli operai del Comune hanno abbattuto il parco del Campus Bassini dell’ateneo milanese, che da oltre 70 anni era uno spazio verde di 6mila metri quadri di ristoro, riflessione e passeggio per il ‘Poli’, un’oasi rarissima e ora scomparsa in uno dei quartieri più plumbei, quanto a cemento, di Milano. «Le istituzioni sono ambientaliste solo a parole: il Politecnico in due mesi non ha accettato nessun tavolo di trattativa e il Comune non ha vigilato sull’operazione di trasferimento degli alberi, convocando un’altra commissione”. Poi però, microfoni in vista, si sprecano le dichiarazioni su cosa “sarà fatto” per rendere Milano una metropoli verde. In un sempre più vago futuro.

Il car-free day con le auto

Nei fatti sono altre le priorità, come si è spesso dimostrato, talvolta in modo emblematico. Ad esempio in occasione dell’ultimo car-free day, la giornata mondiale delle città senz’auto, alla quale Milano ha formalmente aderito, ma paradossalmente senza vietare la circolazione delle auto (l’evento coincideva infatti con la settimana della moda).

«Dal 2013 sono coordinatrice della Fancy Women Bike Ride – mi dice Pinar Pinzuti – un evento annuale durante la settimana europea della mobilità sostenibile che si svolge in 15 paesi contemporaneamente, dalla Turchia al Regno Unito. L’evento si svolge da 2 anni anche a Milano,  l’unica a non aver aderito al car-free day. Se vogliamo che le persone cambino le loro abitudini, dovremmo far provare loro delle alternative, permettendo di fare esperienze positive, e vivere il cambiamento in prima persona, verificando poi direttamente nei risultati gli effetti sull’aria in termini di polveri sottili e NOx derivanti da una sola giornata senza auto».

Insufficiente coraggio con le bici

«La realtà – mi dice Anna Gerometta di Cittadini per l’Aria, Onlus che a Milano cerca di coinvolgere l’opinione pubblica su un problema che continua a uccidere – è che l’attuale amministrazione sta facendo procedere talune politiche a favore della mobilità e del verde, ma con insufficiente coraggio. È vero, si progettano documenti potenzialmente cruciali (come il PUMS, il Piano urbano della mobilità, e il PGT, il Piano di governo del territorio), ma l’impressione è che questi abbiano insufficiente determinazione e tempi inaccettabilmente lunghi. Milano consente la distruzione di vere aree verdi già esistenti con la promessa di nuove piantumazioni altrove, perdendo il senso della conservazione del verde e della non sostituibilità del verde abbattuto. Si procede a tentoni con la creazione di percorsi per la ciclabilità che è, quest’ultima, ancora una chimera per una città che, avendone la determinazione, potrebbe e dovrebbe spostare oltre il 20% della sua popolazione in bici. Si teme l’adozione di una vera e coraggiosa politica della sosta che da sola consentirebbe di far procedere i mezzi pubblici in corsie sempre preferenziali e la mobilità dolce (ciclisti, micro mobilità) in sede destinata e sicura».

A Milano l’auto è il mezzo più facile

«Credo che le politiche per l’aria portate avanti dal Comune di Milano vadano giudicate nei risultati, più che nelle intenzioni», conferma anche Paolo Pinzuti, milanese fondatore di Bikenomist, un’azienda di comunicazione, formazione e consulenza per tutti coloro che vogliono beneficiare economicamente “dell’era della bicicletta”, ma che sembra arrivata ovunque tranne che da noi. «Area B è un’ottima iniziativa che sarebbe più che adeguata per una città esposta a correnti aeree e circolazione dell’aria, ma è del tutto insufficiente in una grande città della Pianura Padana, il luogo con l’aria peggiore d’Europa. Bisogna avere il coraggio di affrontare la realtà: l’aria a Milano è pessima a causa delle auto che la invadono e per migliorare l’aria bisogna ridurre la circolazione delle automobili con politiche dedicate. Le persone usano l’auto a Milano perché è troppo facile farlo: sali e vai e se poi devi parcheggiare, un marciapiede libero si trova sempre. Le città del Nord Europa che hanno ridotto fortemente l’uso dell’auto hanno iniziato dai parcheggi aumentando i prezzi e facendo rispettare i divieti. Bisogna iniziare a rimuovere auto dalle strade per trasformarle in luoghi ricchi di alberature, con piste ciclabili e trasporto pubblico. Ricordiamoci che le auto non devono entrare per forza in tutte le strade».

E’ possibile cambiare?

Alla fine di questo deludente bilancio, è Gerometta l’unica a lasciare una speranza. «C’è un elemento molto positivo che non va dimenticato nella politica dell’attuale amministrazione meneghina: un maggior dialogo con la cittadinanza che anche la precedente amministrazione faceva fatica a intavolare. In realtà, tanto sta accadendo nella direzione giusta, ma in maniera così lenta e talvolta contraddittoria, da far perdere vera sostanza alle politiche in via di attuazione. Voglio dare un consiglio al sindaco Sala: abbia vero coraggio nel mostrare la propria determinazione verso politiche veramente di trasformazione ecologica della città e l’urgenza della propria pianificazione sarebbe indispensabile per ottenere credito per un secondo mandato».

Probiotici: sul web molte notizie su effetti curativi, ma poche evidenze scientifiche

Mer, 01/15/2020 - 14:25

Online circolano molte notizie sui probiotici e le loro presunte azioni curative, mentre le evidenze  scientifiche sono ancora poche. A parlarne in un articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Medicine sono Marie Neunez dell’università di Bruxelles (Belgio) e Pietro Ghezzi della Brighton and Sussex Medical School (RegnoUnito), che spiegano che da un’analisi del web da loro condotta emerge che su 150 siti web che parlano di probiotici la tipologia più frequente è quella dei siti “commerciali” (43%), seguiti dai siti che si occupano di “notizie” (31%).

Un modello diverso è stato osservato per le prime 10 pagine web restituite da Google, dove la tipologia più frequente era “portale della salute” (44%), seguito da siti web “commerciali” (22%). “Sebbene i siti che si occupano esclusivamente di salute e di notizie sembrino più affidabili – scrivono gli studiosi – le informazioni che forniscono potrebbero essere influenzate dall’interesse di sponsor privati. Si potrebbe presumere che i siti web governativi supportati da fonti pubbliche possano essere la fonte di informazioni più affidabile, ma sfortunatamente sono pochi e nessuno viene restituito tra i primi 10 nella ricerca di Google”.

Leggi anche: Problemi di ansia? Buona alimentazione e probiotici aiutano a contrastarla

Informazioni incomplete

I ricercatori spiegano che, nonostante siano oggetto di ricerca con risultati spesso promettenti, i probiotici non sono attualmente approvati per alcuna indicazione medica dalle autorità regolatorie su farmaci e integratori. E che le informazioni su questi prodotti disponibili online spesso sono incomplete perché, oltre che prive di riferimenti a studi scientifici, non specificano che i probiotici non sono farmaci e la maggior parte delle volte non menzionano gli effetti collaterali a cui si può andare incontro con la loro assunzione (solo il 25% delle pagine web precisa che possono esserci questi possibili effetti).

Nasce il Green New Deal europeo con 7,5 miliardi

Mer, 01/15/2020 - 14:11

Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, al Parlamento Ue. I fondi nuovi sono solo 7,5 miliardi, che secondo la Commissione Ue daranno vita a 30-50 miliardi di investimenti pubblici, a cui si aggiungono fino a 45 miliardi dal vecchio programma di investimenti, e 25 in prestiti alle autorità locali. Nel frattempo, ieri Larry Fink, ceo di Black Rock, la maggior società al mondo di asset management, ha avvertito i manager della finanza: più sostenibilità o vi voteremo contro. Anche senza l’intervento della politica, dunque, qualcosa si muove.

In cosa consiste il Green New Deal europeo

Il Green Deal Europeo è un regolamento che istituisce il Meccanismo per la giusta transizione. Uno strumento finanziario, di complessivi 100 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private, cruciale per sostenere la decarbonizzazione delle regioni europee.

Soprattutto in quei Paesi, come la Polonia ad esempio, con un’economia dipendente dal carbone e da un’industria ad alta intensità energetica.
Un importante piano green ma che per Legambiente può essere migliorato a partire dai criteri per l’utilizzo di queste risorse.

«Ora si apre una nuova fase, nella quale rendere più chiari e rigorosi i criteri proposti per l’utilizzo di queste importanti risorse finanziarie – spiega Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente – escludendo qualsiasi sostegno alle fonti fossili, gas incluso. Solo in questo modo sarà possibile garantire il raggiungimento del loro obiettivo prioritario: la neutralità climatica. Queste risorse devono essere disponibili solo per quelle regioni che si impegnano per la completa decarbonizzazione delle loro economie e devono beneficiarne soprattutto le comunità ed i lavoratori colpiti dalla transizione. Pertanto, i Piani territoriali per la giusta transizione, previsti dal regolamento, devono accelerare l’abbandono di tutte le fonti fossili. Non solo del carbone, ma anche del gas. E investire solo nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica».

Per Legambiente con queste risorse si creano le condizioni necessarie per un aumento al 65% dell’obiettivo europeo per il 2030 in coerenza con l’Accordo di Parigi.

«Al Governo italiano – aggiunge Zanchini – chiediamo di presentare un piano per la transizione in modo da garantire che queste risorse non vengano sprecate e vengano investite nelle bonifiche e rinconversione delle zone industriali inquinanti ad alta intensità energetica a partire da Taranto, il siracusano, Gela, Milazzo e delle aree produttive con presenza di centrali a carbone come Brindisi, La Spezia, Monfalcone, Civitavecchia, Porto Torres e il Sulcis. Fino ad oggi, purtroppo, la chiusura delle centrali a carbone ha visto presentare solo proposte di sostituzione con grandi centrali a gas e nulla altro. Non è questo il modo con cui si consente a questi territori di passare dalle fossili alle opportunità che oggi si possono aprire puntando su rinnovabili, rigenerazione urbana e economia circolare. In ognuna di queste aree si deve aprire un tavolo della transizione climatica per garantire davvero percorsi innovativi attraverso la partecipazione delle comunità e per arrivare a definire progetti di bonifica dei suoli, attesi da decenni, e di riconversione industriale possibili grazie alle risorse europee e al cofinanziamento nazionale e regionale che può consentire di mettere in campo risorse pari a quasi 10 miliardi di Euro».

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Chi è Frans Timmermans, il capo del green new deal europeo?

Hai un gatto? Allora sei ateo

Mer, 01/15/2020 - 12:16

I credenti praticanti, che vanno in chiesa più di una volta a settimana, hanno in media 1,4 mici rispetto ai non religiosi, che invece ne hanno in media 2. Lo rileva uno studio dell’Università dell’Oklahoma, che ha messo il dato in relazione al genere di interazione sociale tipica degli esseri umani. Secondo il ricercatore Samuel Perry, che ha condotto lo studio, gli atei trovano nei gatti ciò che i credenti trovano in Dio: la necessità di votarsi a qualcosa.

Come l’esperto ha spiegato a Times, i gatti sono animali incentrati su loro stessi, non cercano – al contrario dei cani – di compiacere i loro padroni, ma si pongono su un livello individualista di netta superiorità. I gatti vogliono essere e nei fatti spesso sono venerati dai loro padroni, mentre i cani, al contrario, adorano i loro “capi branco” umani e sarebbero loro fedeli a qualsiasi costo. I gatti regolano il rapporto decidendone loro i termini: quanto interagire, se e dove farsi accarezzare. I cani sono in genere proni ai desideri dei padroni.

“In un certo senso i gatti sono sostituti dell’interazione umana” – aggiunge Perry sul quotidiano britannico Daily Mail, e se andiamo in Chiesa siamo già abbastanza gratificati dal ritorno psicologico del rito sociale di gruppo. Lo studio, pubblicato sul Journal for the Scientific Study of Religion, sottolinea in definitiva che i gatti sono parificabili a ciò che si cerca in un dio, perché cercano affetto alle loro condizioni, e ciò ci permette di cercare di guadagnare il loro amore, necessità evidentemente fondamentale per l’animo umano, che in base al proprio vissuto decide semplicemente di soddisfare questo bisogno in modo laico (con i gatti) o clericale.

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La rivoluzione digitale che non c’è

Mer, 01/15/2020 - 09:59

Nell’ultimo Data Rom Milena Gabanelli (santa subito!) con Rita Querzè (cherubina subito!) ci racconta quanto perde lo Stato Italiano a non connettere tra di loro i vari apparati.

Gabanelli fa un esempio chiarissimo: se negli anni Sessanta furono le autostrade a trasformare il Paese rendendo agevoli i collegamenti oggi quando si parla di digitale siamo ancora al tempo delle mulattiere.

Secondo l’indice con cui la Commissione Europea misura la digitalizzazione dei 28 Stati membri, l’Italia occupa il 24° posto e questa inefficienza ci costa 30 miliardi l’anno (2 punti di Pil).

Le indispensabili autostrade digitali

L’anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr)
Avrebbe dovuto completarsi entro il 31 dicembre 2014, ma a ottobre 2016 solo un il Comune di Bagnacavallo era entrato nell’anagrafe.

Dopo una prima spesa di 23 milioni di euro, tre anni fa sono stati investiti altri 14 milioni e a oggi sono 5.300 i Comuni entrati nella piattaforma, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli 8.000 Comuni e 60 milioni di cittadini entro il 2020.

A cosa serve l’Anpr?
Per esempio, spiega Gabanelli, senza l’anagrafe «È complicato controllare se chi chiede il reddito di cittadinanza è residente in Italia da dieci anni; mentre lo studente universitario a carico di genitori benestanti può tranquillamente dichiararsi single e usufruire di sconti e agevolazioni. Come è noto la tassazione dipende spesso dal nucleo familiare e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente è uno strumento fondamentale per la lotta all’evasione fiscale

La banca dati delle prestazioni sociali
Una persona sotto la soglia della povertà può ricevere varie agevolazioni: dal Comune, dalla Regione e dell’Inps. Quello che non si sa è la somma di tutti questi contributi e la mancanza di controlli incrociati favorisce gli evasori a scapito di chi ha veramente bisogno.
«Parliamo di una spesa in prestazioni per 110 miliardi e in continua crescita: più 5% negli ultimi anni»

Banca dati della domanda/offerta di lavoro
I Centri per l’impiego hanno ognuno una loro banca dati che raccoglie le domande e le offerte di lavoro, queste banche dati non sono collegate tra di loro e quindi ogni Regione – e in alcuni casi – ogni Provincia ha una sua banca dati con le conseguenze che si possono facilmente immaginare: «Con una banca dati nazionale l’incrocio domanda/offerta sarebbe invece immediato

Il fascicolo sanitario elettronico
Logica vorrebbe che se una persona si ammala durante una vacanza in Sicilia ed è residente in Lombardia, il medico sia in grado di vedere immediatamente la storia clinica del paziente. E invece non funziona così, o almeno non dappertutto: il Fascicolo sanitario elettronico è stato istituito nel 2015: oggi lo hanno 13 milioni di cittadini e 12 Regioni possono condividere in totale o in parte i loro dati, non tutti ma abbastanza se non fosse che negli ospedali mancano gli applicativi per leggere il Fascicolo e quindi…

E così via, in un mondo sempre più digitale e connesso, la strada per lo Stato è ancora lunga.

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Google Maps: percorsi senza barriere per chi si sposta in sedia a rotelle

Mer, 01/15/2020 - 07:00

Sasha Blair-Goldensohn è il Software Engineer che sta lavorando al progetto di integrazione su Google Maps dei percorsi privi di barriere architettoniche.

Ha racchiuso le sue riflessioni in un post pubblicato sul blog ufficiale di Google in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone disabili, il 3 dicembre.

«Se visitate una città e non vedete nessuno che si sposta su una sedia a rotelle non significa che non esistono persone con disabilità ma che quella città non è stata costruita tenendo conto che queste persone ne fanno parte», dice Sasha Blair-Goldensohn.

A scrivere il post è una delle 65 milioni di persone che nel mondo usano una sedia a rotelle. Non ci sono mezzi termini nelle sue parole: «Ogni giorno vedo il modo in cui le infrastrutture cittadine impediscono alle persone come me di essere attive, membri visibili della società».

Il 29 luglio del 2009, mentre fa il suo giretto mattutino a Central Park, Sasha Blair-Goldensohn viene colpito in testa dal ramo di un albero e si ritrova con la parte inferiore del corpo paralizzata. Da quel momento in poi, si rende conto ogni giorno di quanto sia complicato spostarsi “a bordo” di una sedia a rotelle: a New York meno di una stazione della metro su quattro è provvista di un accesso idoneo e tantissimi luoghi in cui un essere umano ha necessità di recarsi per vivere a pieno ritmo la propria esistenza, dai ristoranti alle scuole, sono off limits. Sono barriere architettoniche di cui non ci si rende conto finché non si smette di camminare sulle proprie gambe, ma anche finché non si mette al mondo un bambino e si inizia a usare un passeggino. Accade a New York, accade in Italia, accade in tutto il mondo.

Nel 2011 Sasha Blair-Goldensohn torna al lavoro. Ha dovuto cambiare il suo percorso da casa all’ufficio: non può prendere la metro come una volta. Ma inizia a condividere la sua esperienza quotidiana con i colleghi e si rende conto che sono in tanti a voler contribuire a cambiare le cose. Il team di lavoro, che oggi fa parte del progetto dedicato all’accessibilità su Maps, inizia a ragionarci nel tempo libero. Negli anni a seguire tutto prende forma ufficialmente e Sasha Blair-Goldensohn lavora insieme alle Local Guides di Google – una community di oltre 120 milioni di persone in tutto il mondo – che ha fornito informazioni a Maps rispondendo a domande del tipo «Questo posto ha un ingresso accessibile in sedia a rotelle?». Domande apparentemente banali, ma preziose a realizzare un data base con oltre 50 milioni di luoghi su Google Maps che riportano questo tipo di variabile nella propria descrizione.

Intanto, alcune Local Guides si sono fatte portavoce informali della causa in tutto il mondo, incentivando l’invio di informazioni sull’accessibilità da parte di altri utenti delle loro comunità.

A beneficiare di questo lavoro saranno tutti, non soltanto le persone con disabilità permanente. Pensiamo a chi ha una mobilità ridotta temporanea, ai genitori con il passeggino appunto, ma anche semplicemente a una persona qualsiasi che porti con sé un trolley. Di un sistema più inclusivo trarranno tutti un vantaggio, prima o poi, così come oggi stiamo tutti perdendo qualcosa se in giro per le città non vediamo molte persone in sedia a rotelle, scoraggiate da tragitti con troppi ostacoli.

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Mafia, quattro arresti per l’omicidio di un uomo freddato davanti alla figlia

Mar, 01/14/2020 - 15:00
I fatti

Catona, provincia di Reggio Calabria. Lo hanno freddato in strada davanti agli occhi della figlia, poi hanno lasciato l’arma sulla scena del crimine. Un messaggio eclatante, che doveva arrivare forte e chiaro a tutto il territorio calabrese: con quelli che non abbassano la testa, noi ci comportiamo così, da infami. È morto con due colpi di pistola calibro 7,65 Bruno Ielo, che non era un boss mafioso, ma soltanto un semplice e onesto tabaccaio, come hanno dichiarato la squadra mobile e la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Ielo non si era piegato alla cosca Tegano, che voleva fargli chiudere l’esercizio commerciale. Ieri lavorava troppo, senza pausa pranzo, il suo bar tabacchi faceva concorrenza alla rivendita di tabacchi di Franco Polimeni, cognato del boss Pasquale Tegano e suo braccio destro.

Ielo, ex carabiniere, non si era fatto intimorire dalle “ambasciate” che aveva ricevuto negli ultimi due anni: minacce, avvertimenti, segnali, fino ad agosto 2016, quando due sicari erano entrati con il casco addosso nella sua tabaccheria e gli avevano sparato in bocca. È morto il 25 maggio 2017, Bruno Ielo, sulla via Nazionale a Catona, a poche centinaia di metri da casa sua, a pochi metri da sua figlia.

L’operazione “Giù la testa” è scattata stamattina, 14 gennaio, all’alba. Franco Polimeni, già detenuto perché coinvolto in un’altra inchiesta antimafia, si è visto notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Karin Catalano su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti della Dda Stefano Musolino e Giovanni Gullo. Come mandante del delitto Ielo, Polimeni è accusato di omicidio aggravato dalle modalità mafiose assieme al complice Cosimo Scaramozzino e all’esecutore materiale Francesco Mario Dattilo.

Anche loro sono stati destinatari dell’ordinanza di arresto così come il quarto coinvolto, il siciliano Giuseppe Giaramita, a sua volta detenuto per un’altra accusa, tentato omicidio. 

«Mio padre era una persona ligia che non avrebbe accettato i soprusi da parte di chiunque – aveva detto la figlia di Ielo. – D’altronde qualcuno, parlando della morte di mio padre, mi ha detto, qualche tempo fa, che ha sbagliato a non andare a presentarsi dal malavitoso che controlla la zona nel momento in cui ci siamo trasferiti».

I dati 

E la mafia, che cosa è? In primo luogo un mucchio di merda, come disse Peppino Impastato. In secondo luogo una emergenza planetaria. Durante l’assemblea generale dell’Interpol, tenuta nel 2019 a Santiago del Cile, i rappresentanti delle polizie di tutto il mondo si sono trovate d’accordo nell’affermare che la ‘ndrangheta è oggi una delle mafie più potenti, influenti e invasive del pianeta. Dello stesso avviso il direttore centrale della Polizia criminale, il prefetto Vittorio Rizzi, che ha dichiarato: «La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più estesa, ramificata e potente al mondo; presente in trenta Paesi di tutti i continenti, principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti». Rizzi, a capo della delegazione italiana in Sudamerica, non ha dubbi: «Essa penetra e inquina il tessuto imprenditoriale e sociale delle realtà che aggredisce grazie all’investimento di flussi enormi di denaro provenienti dalle attività criminali».

Un mucchio di merda, infame, che inquina dallo Stretto di Messina alle Alpi. La pervasività delle ’ndrine è certificata da dati e fascicoli: soltanto nel 2019 sono state portate a termine 40 inchieste in tutta Italia. Oltre tre al mese, quasi un migliaio tra indagati e arrestati

Tra i 949 comuni sciolti per mafia dal 1991 ad oggi in Italia, ben 155 sono calabresi.

Non solo: le infiltrazioni di boss, picciotti e prestanomi negli enti pubblici territoriali hanno portato allo scioglimento di assemblee municipali anche in Piemonte (Leinì, Rivarolo Canavese e Bardonecchia), in Liguria (Lavagna), in Lombardia (Sedriano) e nell’altro teatro delle prossime elezioni regionali, l’Emilia Romagna (Brescello). Eppure per mesi qualcuno ci ha fatto credere che in Calabria il problema fosse Mimmo Lucano, scagionato dalla Cassazione in merito alle presunte irregolarità negli appalti del comune di Riace. Nessuna prova di frode o irregolarità, «non favorì matrimoni di comodo, cercò solo di aiutare Lemlem. Gli appalti assegnati con collegialità e con pareri di regolarità tecnica».

Australian Open, la tennista sta male per l’inquinamento dell’aria

Mar, 01/14/2020 - 13:07

A Melbourne l’aria è talmente inquinata che la giovane tennista slovena Dalila Jakupovic ha avuto una crisi respiratoria durante la partita contro la svizzera Stefanie Vögele. È solo il primo giorno delle qualificazioni per gli Australian Open – che inizieranno il 20 gennaio – ma a quanto mostrano le immagini e i video in rete, non sembra ci siano le condizioni per giocare.

Nonostante un’altra partita sia stata cancellata, Tennis Australia non ha annullato del tutto le competizioni anche se i dati pubblicati dall’Autorità per la protezione dell’ambiente (EPA) hanno qualificato i livelli di inquinamento atmosferico come ufficialmente pericolosi, a Melbourne, da Melton a ovest a Dandenong, a sud-est e Macleod a nord.

Il problema è che dopo l’ondata di incendi che ha colpito il continente australiano, nei grandi centri abitati l’aria è la più inquinata di sempre e obbliga i cittadini a non uscire di casa o almeno a utilizzare mascherine usa e getta. Il disastro ambientaledovuto ai cambiamenti climatici, si riversa adesso tutto nell’aria che i medici hanno più volte segnalato essere altamente rischiosa per la salute delle persone. Addirittura sarebbe più inquinata dell’aria di Pechino.

Leggi anche:
Australia: la colpa non è degli incendi dolosi
L’Australia non sarà più la stessa

Photo by Sam Wermut on Unsplash

Latte materno, raddoppiate le donazioni nel Lazio. Ecco come diventare donatrici

Mar, 01/14/2020 - 12:17

Nel 2019 sono stati donati alla banca del latte umano dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, l’unica banca di questo genere in tutto il Lazio, 758 litri di latte materno, più del doppio rispetto al 2018.

La maggior parte del latte raccolto grazie alle 133 mamme donatrici è stata messa a disposizione di 229 neonati con particolari esigenze terapeutiche ricoverati nell’Ospedale pediatrico della Santa Sede, mentre circa 200 litri – ovvero il 25% del totale – sono stati consegnati ad altre terapie intensive neonatali della regione.

Latte materno alimento salvavita

Il latte materno una volta raccolto viene pastorizzato e conservato. Si tratta di un vero e proprio alimento salvavita destinato, in particolare, ai neonati pretermine o sottoposti a interventi chirurgici all’addome, ad alcuni cardiopatici, ai nefropatici o ai piccoli pazienti con gravi allergie alimentari.

Leggi la nostra inchiesta: Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Diventare donatrici

Ma come si diventa donatrici? A spiegarlo è Aiblud onlus, l’associazione italiana delle banche del latte umano donato. Possono diventare donatrici tutte le mamme:

  • in buona salute
  • con un corretto stile di vita
  • che allattano durante il primo anno di vita del proprio bambino e che producono una quantità di latte superiore alle necessità della propria prole
Come donare

Chi sceglie con sensibilità e responsabilità di offrire una quota del proprio latte alla banca può contattare la banca del latte umano donato più vicina (qui l’elenco completo) e sottoporsi a un semplice screening che consiste nella valutazione della storia clinica e nell’esecuzione di esami sierologici (epatite B, epatite C, infezione da HIV).

Il personale della banca sottopone inoltre alla potenziale donatrice un questionario per individuare le situazioni in cui la donazione è sconsigliata: a causa di particolari condizioni di salute o comportamenti della donna, infatti, può verificarsi il passaggio nel latte di agenti infettivi o tossici, e sebbene in alcune circostanze l’allattamento del proprio figlio possa essere comunque praticato, magari con qualche cautela, la donazione del latte è invece da evitare.

Chi non può donare

La selezione delle donatrici ha lo scopo di individuare le condizioni che controindicano la donazione, non solo nell’interesse del ricevente, ma anche della donatrice e del proprio figlio. L’idoneità della donatrice deve essere accertata da una figura medica mediante un’accurata anamnesi e valutazione dei dati clinici e sierologici. In particolare, non può diventare donatrice la donna:

  • che mette in atto comportamenti a rischio (uso di droghe o di determinati farmaci, fumo di sigaretta, abuso di alcolici e caffè, diete incongrue, ecc);
  • che è affetta da patologie acute o croniche;
  • che è sieropositiva per alcune infezioni virali (epatite B, C, infezione da HIV ecc),
  • che è stata trasfusa recentemente con sangue o emoderivati.

Leggi anche: Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

“La costruzione da dietro”, con Rocco Siffredi

Mar, 01/14/2020 - 12:00

Tu chiamala, se vuoi, costruzione da dietro. È l’ultima – in realtà non recentissima – trovata del nuovo calcio. Un tempo, era uno sport in cui si fronteggiavano due squadre composte da undici giocatori e l’obiettivo era spedire il pallone nella porta avversaria. Ogni volta che il pallone entrava nella porta altrui, veniva assegnato un gol. C’è stato un tempo in cui, molto banalmente, le partite si misuravano esclusivamente in base ai gol segnati. Due a uno, tre a due, zero a zero. E chi vinceva, veniva elogiato. Chi perdeva, criticato o contestato o deriso, a seconda delle situazioni.

Poi, le cose sono cambiate. Da un lato l’opulenza dell’Occidente e dall’altro il crollo delle ideologie accompagnato da un occupazione sempre più precaria, hanno traslato nel campo calcistico la visione utopistica del mondo. In passato le masse si emozionavano, ribollivano, combattevano in nome di una parità salariale e di diritti, in nome della tanto agognata uguaglianza. Poi, messi di fronte a una sconfitta di cui tutti paghiamo le conseguenze – “C’è una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo”, disse Warren Buffett – alcuni, per riuscire a trovare un motivo per alzarsi la mattina, hanno provato a trasferire l’ideologia nel calcio. La conquista dei mezzi di produzione è stata sostituita da una più accessibile conquista pallonara, ossia riuscire a fare calcisticamente gol passandosi continuamente il pallone fino a depositarlo in porta. Il socialismo sul campo di calcio. E il risultato andasse a farsi benedire. Prima il come, poi il quanto.

Pep Guardiola è stato il nuovo Che Guevara. Ovviamente Guardiola era ed è un uomo molto intelligente e quindi ha creato e utilizzato un modello di gioco del calcio che calzava su misura per i suoi giocatori. Il suo Barcellona ha vinto tutto. Aveva Messi ma non è Messi la spiegazione del successo del Barcellona. Non è solo Messi. La rivoluzione è avvenuta. Mentre un tempo venivano sfottuti coloro i quali avevano tanto tempo il pallone tra i piedi senza riuscire a tradurlo in gol – che resta qualcosa di molto prossimo all’atto sessuale – adesso i preliminari sono decisamente cresciuti di importanza nella gerarchia. Oggi vincere è considerato banalotto, quasi volgare. Soprattutto se il successo non è accompagnato da una serie di azioni che soddisfano gli appetiti rivoluzionari.

E uno di questi passaggi, che oggi sono considerati irrinunciabili, è “l’uscita da dietro” o “costruzione da dietro” o ancora “salida lavolpiana” dal nome del suo inventore Ricardo La Volpe. Niente più lancio in avanti che otto su dieci si conclude con la palla consegnata agli avversari, ma impostazione direttamente dalla propria metà campo, anzi dalla propria area di rigore. L’impostazione parte direttamente dal portiere. Oggi non conta più che il portiere sappia parare, oggi il portiere deve saper giocare con i piedi.

Un’ideologia è irrinunciabilmente utopistica, estrema, è la ricerca della perfezione. È icaresca, è la sfida a Dio. E poiché nel frattempo sono cambiati i parametri, poiché nel frattempo – come detto – il gol è diventato meno importante rispetto ai passaggi consecutivi che una singola squadra riesce a mettere in fila, Icaro si spinge sempre più su. E succede che il portiere del Napoli Ospina azzarda un dribbling su Immobile che ovviamente ruba la palla e va in porta. E il portiere della Roma Pau Lopez, invece di rinviare in Curva Sud, la appoggia al limite dell’area e finisce con Dybala che ruba palla e subisce un fallo da rigore. Ne troverete a decine di gol subiti in questo modo. Ma nessuno obietta più nulla. Sono contenti. Il semplice gol, la palla che gonfia la rete, è démodé, è per incolti. È roba da reazionari.

Oggi, senza costruzione da dietro non sei nessuno. Noi già immaginiamo locandine in tutte le città d’Italia del nuovo manifesto calcistico: “La costruzione da dietro”, con Rocco Siffredi.

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Il Pallone d’oro a Messi (senza sponsor, non sei nessuno)
La differenza sempre più sottile tra sport e marketing sportivo
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Foto di AnnRos da Pixabay

C’era una volta una Piccola Farmacia Letteraria

Mar, 01/14/2020 - 10:58

AGGIORNAMENTO 14/01/2020
Elena Molini ha ora pubblicato anche un libro, edito da Mondadori, intitolato “La piccola Farmacia Letteraria“, che racconta la storia di questa avventura.
Noi l’abbiamo intervistata a maggio 2019, ecco cosa ci aveva detto:

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“Ho deciso di aprire la Farmacia Letteraria perché ho lavorato per anni in una libreria di catena e ho notato come le persone chiedessero quasi sempre consigli in base ai propri stati d’animo”. Ci spiega la fondatrice Elena Molini.

La Piccola Farmacia Letteraria di Firenze è una libreria delle emozioni. Buona visione (e buona lettura!).

Lavori socialmente utili da chi percepisce il Reddito di Cittadinanza

Mar, 01/14/2020 - 10:22

La fase 2 del Reddito di Cittadinanza è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio scorso.

In pratica, i beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno dare la loro disponibilità a svolgere gratuitamente attività “in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni”.

Aiuto nella manutenzione del verde pubblico, assistenza agli anziani, accompagnamento agli scuola bus, supporto nell’organizzazione di manifestazioni  culturali e così via, sarà il Comune a decidere in quale ambito impiegare le persone che hanno firmato il patto per il lavoro.

In pratica, mentre sostengono i colloqui previsti dalla legge i percettori del reddito dovranno svolgere attività che aiutino la collettività attivate dai Comuni di residenza o da enti del terzo settore coinvolti nei progetti. Si tratta di un obbligo: coloro che rifiutassero i Puc perderebbero il diritto al reddito.

 Scrive il Fattoquotidiano.it: “In pratica, un ritorno con una nuova formula dei lavori socialmente utili, che furono introdotti per la prima volta nel 1993 per coloro che ricevano la cassa integrazione straordinaria e poi estesi anche ai lavoratori in mobilità e ai disoccupati di lunga durata con il pacchetto Treu del governo Prodi I.”

L’obbligo prevede un impegno che varia tra un minimo di 8 ore a un massimo di 16 ore settimanali e saranno favorite le propensioni individuali, i beneficiari potranno inserire le proprie preferenze in merito alle aree di intervento dei progetti.

Chi è esonerato dal Puc

La partecipazione è solo facoltativa per le persone occupate con un reddito superiore a 8.145 euro per lavoro dipendente e 4.800 euro per lavoro autonomo, per coloro che frequentano un corso di studi o di formazione, per i beneficiari della Pensione di cittadinanza, per gli over 65, per le persone con disabilità, per chi all’interno di un nucleo famigliare deve prendersi cura di minori o persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Sono esonerate dall’obbligo anche le persone che lavorano già più di 20 ore settimanali, che svolgono tirocini, che non si trovano in condizioni di salute idonee (compresa la gravidanza).

Vedi anche:
Reddito cittadinanza: come spendono i soldi gli italiani e le prime rinunce
Reddito di cittadinanza, come funzionerà la card e dove fare domanda
Reddito di cittadinanza, come funziona in 10 punti chiave

Foto di Henning Westerkamp da Pixabay

Ottime idee per intossicarti a pagamento

Mar, 01/14/2020 - 07:00

Se avete aspirazioni zen e vi piace meditare al “profumo” di incenso, pensateci due volte. I bastoncini di incenso, specialmente di bassa qualità – ma non solo – ardono, e dunque producono sostanze altamente tossiche e cancerogene come benzene e toluene, come anche il ministero della Salute ha ribadito più volte. Discorso simile per la candele. Ovviamente un conto è se abitate in una grande città inquinata, altro conto se li accendete in primavera magari durante una cena in terrazza, in piena campagna. Le emissioni di questi esotici bacchetti, o delle classiche candele, sono comunque sempre riconosciute come dannose, quindi valutate voi il caso: se e quando utilizzarle.

Anche in farmacia occhio alle truffe

«Mi è capitato poi di imbattermi in farmacia, in vendita sul bancone, di sedicenti spray utili per abbattere l’inquinamento domestico», mi racconta Ettore Guerriero, dell‘Istituto sull’Inquinamento atmosferico del Cnr-Iia. «Si tratta però di composti che, liberati in atmosfera, producono inquinamento aggiuntivo: una vera e propria truffa venduta per giunta in farmacia, da chi avrebbe titolo e dovere di migliorare e difendere la nostra salute». Moriremmo d’ingenuità, infatti, se pensassimo che tutto ciò che è in commercio venga controllato e sia quanto meno sicuro, almeno non dannoso: «Non è così. Troppo spesso non ci sono controlli e la gente pensa che profumare “faccia bene”. L’incenso è inquinamento puro, questi spray sono peggio ancora. I profumi per ambienti sono fatti da terpeni e loro destino è produrre particolato: vero e proprio smog fotochimico. Tra l’altro se in casa hai luci al neon o i comunissimi led, questi li attivano e fanno aumentare il particolato nell’aria».

Al bando le stufe al bioetanolo

Peggio del peggio, le cosiddette «stufe senza camino o stufe al bioetanolo, che sono micidiali ma la gente pensa che siccome è “bio” significa che fa bene. Si tratta invece di combustione di alcol e formaldeide che aumenta l’inquinamento di una stanza. Si salvano dai controlli perché si vendono formalmente come sistemi di abbellimento, mentre invece presentano anche un alto rischio di ritorno di fiamma e ustioni gravi. Andrebbero tolti dal commercio», conclude l’esperto. Ma, come noto da tempo, ogni stufa o caminetto rilascia alti livelli di particolato, anche quando sigillati: soprattutto all’esterno, inquinando d’inverno zone altrimenti libere da polveri sottili, come l’aperta campagna. Ma anche all’interno delle case, come spiegano in questo decalogo i ricercatori dell’Università Cattolica di Milano in un vasto studio che ha coinvolto numerose università italiane.

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La “bufala” mondiale delle piante da interni che purificano l’aria

Tutti i tipi di yoga (Infografica)

Mar, 01/14/2020 - 07:00

Ashtanga yoga, Bikram yoga, Hatha yoga, fino alla Kundalini. Respirazione, movimenti lenti, equilibrio fisico, flussi di energia. Come funziona la pratica dello Yoga?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui