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Aggiornato: 1 ora 23 min fa

Morti bianche, berretti rossi e diritti sbiaditi

Gio, 08/09/2018 - 02:53

16 morti e 3 feriti nell’arco di 48 ore, le vittime sono tutte braccianti agricoli extracomunitari caricati su furgoni con targhe straniere al termine di una giornata di lavoro. I 14 braccianti a bordo del furgoncino con targa bulgara e capienza massima per 8 persone che il 6 agosto alle 15:00 si è schiantato contro un tir è quasi certo che viaggiassero in piedi. Sono passate molte ore prima che i corpi venissero portati all’obitorio. L’operazione del riconoscimento dei corpi è avvenuta in loco, anziché nella struttura preposta, come normalmente accade. L’ultimo corpo è stato prelevato dalla strada alle 00.10, dove avere giaciuto 9 ore e 10 minuti sull’asfalto, in attesa che il magistrato ne autorizzasse il trasporto. Con altrettanta prontezza si è trovato un posto all’ospedale per i 3 feriti.

Come ha dichiarato all’Ansa Ludovico Vaccaro, procuratore della Repubblica di Foggia, “questa povera gente ha avuto problemi anche per trovare posto in ospedale”. Due sono le indagini avviate: l’una riguarda l’incidente stradale, anche se sarà difficile ricostruire la dinamica essendo deceduti entrambi gli autisti dei mezzi coinvolti; l’altra, invece, riguarda il caporalato, ed esaminerà nel dettaglio le condizioni offerte dall’azienda agricola dove i braccianti lavoravano. “Non è possibile assistere ad uno scempio del genere, sulla pelle di povere persone che vengono qui con la speranza di potere migliorare le loro condizioni di vita”, ha aggiunto il procuratore.

Sullo sfondo, ancora una volta, il caporalato, fenomeno tutto nostro, italiano, che non deve certo i natali all’immigrazione, ma che dell’immigrazione si nutre. Molti sono gli organi italiani che indagano, analizzano e tracciano il rapporto tra la filiera agroalimentare e la criminalità organizzata in Italia monitorando in particolare l’evoluzione del caporalato e dell’infiltrazione delle mafie nella gestione illegale del lavoro. Tra questi c’è l’Osservatorio Placido Rizzotto, che deve il nome al sindacalista Placido Rizzotto rapito e assassinato dalla mafia a Corleone nel 1948. I suoi resti furono trovati nel 2009, sessant’anni dopo, in una foiba di Rocca Busambra, e vennero riconosciuti mediante l’analisi del DNA soltanto nel 2012. Storia lunga, bisbigliata, eppure sotto gli occhi di tutti quella del caporalato, quasi quanto quella della mafia.

Spostare l’oggetto della discussione sulle ONG, responsabili di “scaricare schiavi irregolari” significa fare disinformazione, dal momento che i braccianti morti lo scorso sabato nei pressi di Lesina erano immigrati in regola. Così come discutere con retorica terzomondista tragedie come queste altro non fa che acuire faide intestine all’interno di una categoria – quella dei manovali non specializzati – che non può proprio permettersi divisioni o lotte interne.

Fra Paola Clemente, la bracciante italiana morta di fatica a 49 anni mentre lavorava all’acinellatura dell’uva nelle campagne dell’Andria il 13 luglio 2015, e Amadou Balde di 20 anni, Aladjie Ceesay di 23 anni, Moussa Kande di 27 anni e Ali Dembele di 30 anni, morti sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri per un “infortunio in itinere” e provenienti rispettivamente da Guinea Bissau, Gambia e Mali, non c’è alcuna differenza.

La differenza, semmai, la dovrebbero fare i sindacati, gli ispettorati del lavoro, il Ministero degli Interni e tutti i restanti organi incaricati, tra le varie cose, di fare applicare la legge 199 (o Legge Martina). Introdotta nel 2016 dal PD e fortemente voluta dall’allora Ministro delle Politiche agricole e forestali Maurizio Martina, la legge si compone di dodici articoli e due sezioni, una preventiva e una repressiva. Oltre a inasprire le pene per chi sfrutta manodopera in stato di bisogno e a prevedere sanzioni durissime nei confronti sia dei caporali sia degli imprenditori che si affidano alle loro mediazioni, la Legge Martina ha introdotto nuovi strumenti repressivi – come la confisca dei beni e l’arresto in flagranza – e premia le aziende che operano nella legalità.

A dispetto del corpus snello – dodici articoli per due sezioni, una preventiva e l’altra repressiva, la legge 199 è estremamente severa. Quando applicata, si è rivelata efficace per combattere le agromafie e diminuire numeri, oggi, a dir poco allarmanti: 15,5% è l’incidenza del lavoro irregolare sul valore aggiunto del settore agricolo, 4,8 miliardi di euro l’illecito derivante dal lavoro irregolare e dal caporalato in agricoltura, di cui 1,8 miliardi sono solo di evasione fiscale.

Stando alle elaborazioni dell’Osservatorio Placido Rizzotto dei dati Istat, Crea, Inps e INL, nel 2017, su circa 1 milione di lavoratori agricoli, 286.940 erano lavoratori migranti, circa il 28%. Di questi, 151.702 (pari al 53%) erano cittadini comunitari mentre 135.234 (pari al 47%) provenivano invece da Paesi fuori dall’Ue. Se si tiene conto anche del lavoro sommerso, il numero dei lavoratori stranieri impiegati in agricoltura sale a 405.000, di cui 157.000 (pari al 38,7%) percepiscono una retribuzione sotto la soglia sindacale, con un ulteriore abbassamento a scapito delle lavoratrici donne, che in media vengono pagate – 20% rispetto ai lavoratori uomini.

Per chiunque, extra-comunitari e italiani, donne e uomini, valgono poche e semplici regole: nessun diritto né tutela, 8-12 ore di lavoro per 20-30 euro al giorno e compensi a cottimo che si aggirano sui 3-4 euro per ogni cassone da 375 kg di raccolto, con beni di necessità quali acqua (1,5 euro) e panino (3 euro) da acquistare in loco.

In attesa di sapere cosa farà il Ministro degli Interni Matteo Salvini per sopperire alla Legge Martina, che a suo dire, “invece di semplificare, complica”, c’è qualcosa che ciascun consumatore può fare: acquistare prodotti ortofrutticoli di cui siano attestati la provenienza e il rispetto dei lavoratori e delle norme ambientali. Chissà che non si avveri una mobilitazione collettiva in grado di ottenere dalle catene della grande distribuzione maggiori certificazioni e garanzie sull’etica perseguita nelle singole filiere.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: Zaratrustra e gli Zoroastriani

Gio, 08/09/2018 - 02:51

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Lego, in arrivo i mattoncini in plastica vegetale

Gio, 08/09/2018 - 02:15

Lego porta la plastica vegetale tra i suoi mattoncini. La compagnia ha iniziato a mettere in commercio un set realizzato con un polietilene ‘bio’, una plastica morbida ottenuta dalla lavorazione della canna da zucchero. La novità, annunciata nel marzo scorso, ha raggiunto per primi i negozi Lego di Germania, Austria e Regno Unito, per poi toccare Usa, Canada e altri Paesi.

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Brasile, le formiche formano un ponte sospeso…

Gio, 08/09/2018 - 02:15
Il nome di “formiche legionarie” viene utilizzato per identificare circa 200 specie di questi insetti particolarmente aggressivi. Alcuni biologi parlano di predazione cronica per spiegare l’eccessiva voracità di questa specie che divora tutti gli artropodi e piccoli vertebrati che incontra durante il periodo di predazione. Solo durante la deposizione delle circa 300 mila uova da parte della formica regina, le attività di caccia sono sospese. In questo video, una falange della colonia costruisce un ‘ponte’ sospeso per attaccare un vespaio. Una formica si unisce all’altra per raggiungere il nido delle vespe seguendo una parabola piuttosto che camminando a testa in giù sul soffitto. Fonte: Repubblica.it

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Le diete più assurde (e pericolose) – Seconda puntata

Mer, 08/08/2018 - 04:33

I Vip non sono come noi!

Cosa non si farebbe per mantenere la linea. Il terrore della prova costume, e poi l’estate con mille tentazioni, ma anche l’autunno se è per questo, e vogliamo parlare di inverno e primavera?
Poi arriva il fatidico lunedì e decidiamo che ora basta, ora ci si mette a dieta. E quale possiamo scegliere?
Beh, possiamo fare un giro nel Web o vedere che scelte hanno fatto i Vip, quelli sempre in forma smagliante che dimostrano 15 anni anche se ne hanno 72.
Molti dichiarano di non seguire alcuna dieta, ma noi sappiamo che non è vero.

Victoria Beckham, per esempio, ha 44 anni, ha avuto 4 figli e sembra la pubblicità della magrezza. È vero che sembra sempre anche imbronciata. Sarà che digiuna?
No, però fa la dieta delle cinque dita: si consumano 5 pasti al giorno e la quantità di ogni pasto deve stare sul pugno di una mano. Della sua, decisamente piccola.

Oppure, per gli amanti della precisione, esiste la Cronodieta: si può mangiare di tutto ma in orari ben precisi. Pane, pasta e derivati di mattina, carne, pesce, uova la sera, frutta lontano dai pasti ma solo fino alle prime ore del pomeriggio.

Tra le star Usa va di moda la dieta Baby e cioè ci si nutre di omogeneizzati a colazione e a cena mentre a pranzo si può scialare con sedano e pesce bianco lesso. Pare, si dice, si mormora che sia la dieta seguita anche da Jennifer Aniston.

Madonna e Demi Moore invece pare seguano la dieta Licantropo o anche detta delle Fasi Lunari. A ogni cambio di luna o durante la luna piena si fa un giorno a liquidi: acqua o succhi di frutta. In fase di luna calante si può mangiare normalmente ma bisogna bere almeno 8 bicchieri di acqua al giorno, mentre in fase di luna crescente si deve mangiare meno del solito (non è specificato quanto meno) e soprattutto mai dopo le 18. E’ una dieta che uccide la vita sociale ma sembra funzioni.

La dieta più divertente, secondo noi è quella di Christina Aguilera che si basa sui colori degli alimenti.
Il lunedì solo cibi bianchi, il martedì rossi, il mercoledì verdi, il giovedì arancioni, il venerdì si esagera: viola e gialli e la domenica finalmente l’arcobaleno.
L’alternanza dei colori e si spera del buon senso dovrebbe garantire una dieta equilibrata.

Quella più estremista è il breatharianesimo, ci si nutre assorbendo la forza trasmessa dagli alimenti ma senza ingerirli. E’ anche quella più economica, una passeggiata nel reparto alimentari e siete a posto per una settimana. Attenzione agli ipermercati, si rischia l’indigestione!

Per leggere la prima puntata clicca qui

 

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7 motivi per non mangiare un gatto

Mer, 08/08/2018 - 02:55

I gatti, certo, sono decisamente di moda: siamo invasi da video, trasmissioni televisive, immagini, libri, tazze con la loro immagine, addirittura una volta mi hanno regalato uno scopino per il bagno a forma di gatto.

E allora quasi quasi… vien voglia di averne uno vero, un gatto coccolone che si acciambelli sulla nostra pancia facendo le fusa. Bella immagine… ma è davvero così?

Ci sono un sacco di aspetti piacevoli nell’avere uno o più gatti, poi ci sono alcune caratteristiche dei nostri amati felini che non sempre ci rendono felici.

Se volete prendervi un micio prima leggete qui.

1. I gatti sono belli. Indubbiamente. A meno che non sia malato o uno di quei gatti nudi un po’ inquietanti, un micio è sempre bello, che sia di razza o semplicemente quello che viene definito un “europeo” (il “politically correct” impedisce di definirlo “bastardo”). E questo aiuta: avere intorno un essere bello rallegra il nostro senso estetico e gratifica la vista.

E questo il gatto lo sa. Sa che siete contenti solo perché esiste ed è bello. Quindi non si fa scrupolo di dormire 18 ore al giorno nei posti più comodi della casa e vi concede pure di nutrirlo a intervalli regolari. Fine del lavoro del gatto. Tutto quello che può fare è un di più ed è una gentile concessione.

2. I gatti sono puliti. Passano ore a leccarsi, strofinarsi, passarsi le zampe sul muso. Alcuni addirittura profumano, una volta ho avuto un gatto che sapeva di talco. E questo è indubbiamente un vantaggio a meno che la bestiola non decida di fare la toilette sul vostro letto mentre state cercando di prendere sonno. Il momento in cui decide di grattarsi le orecchie vi farà sembrare di essere in pieno terremoto e malgrado lo spingiate a terra lui tornerà sul letto, si appoggerà a voi e ricomincerà a leccarsi, strofinarsi e grattarsi. Non c’è niente da fare, dovete solo aspettare che decida di essere abbastanza pulito per la notte e finalmente si metta a dormire.

Voi a questo punto sarete svegli ma l’igiene sarà salva.

3. Addestrare un micio è praticamente impossibile. Avete mai visto un circo con i gatti? Non c’è. Potete al massimo stabilire alcune regole e pregare che funzionino. E non accade quasi mai. Un buon sistema è urlare: animali sensibili i felini domestici non sopportano i rumori forti. Provateci quando starete per cucinare un succulento branzino e lui deciderà che vuole vedere se state seguendo diligentemente la ricetta che gli permetterà di mangiare la pelle del pesce croccante al punto giusto. E per controllare vi salirà sulla schiena per avere una migliore visuale dalla vostra spalla, dopo avervi scorticato la schiena che manco nel migliore sadomaso.

4. Volete una bestiola che quando arrivate a casa la sera vi faccia festa e vi dimostri quanto gli siete mancati? Prendetevi un cane. Se vi va di lusso, quando vi vede il gatto si limiterà ad alzare la testa dalla poltrona dove sta comodamente seduto e a deliziarvi con uno struggente sbadiglio. Fatevelo bastare.

5. Vi piace vestirvi di nero? Sappiate che dovrete scordarvi quel colore per vestiti e qualsiasi altro capo di abbigliamento. E’ praticamente impossibile sfuggire al pelo del gatto. Tenete ben chiusi armadi e cassetti dove riponete i vostri amati cachemire. Li adorano.

6. I gatti amano i contenitori: cesti, scatole, cassetti, tutto quello che li “contenga”. Quindi se avete una bella fruttiera al centro della tavola sappiate che sarà il loro posto preferito per schiacciare i pisoli migliori della giornata. Non prima di aver buttato a terra tutto quello che c’era dentro.

7. Se vivete in campagna sappiate che i gatti sono cacciatori. Aspettatevi quindi che vi portino in casa topini, lucertole, cavallette, grilli e qualsiasi animale sia alla loro portata. Vivi. Inoltre il loro ego richiede di essere gratificati quando la caccia è proficua, e quindi vi guarderanno in attesa di sperticati complimenti e gridolini di gioia. Vedete voi, volete un gatto felice? Ditegli che è stato bravissimo e che desideravate da sempre un topo vivo che vi mangiasse i fili del frigorifero. Oppure fate come faccio io: cominciate a urlare finché il gatto non esce di casa, lasciando lì il topino che comunque si infila sotto il frigorifero. E la storia continua…

Se dopo aver letto questo articolo volete ancora adottare un micio vi posso assicurare che fate bene. Andate in un gattile e prendetelo lì. Lasciate perdere le varie razze, i gatti sono davvero tutti belli e adottatevene uno che qualche imbecille ha abbandonato.

Scopritene il carattere, ogni micio è diverso. Iniziate una lunga avventura dove l’amore non è scontato ma va conquistato con pazienza e attenzione e ci sarà un giorno che vi guarderete e capirete che si è creato un legame.

Ci vuole del tempo, e poi finalmente si realizzerà l’immagine di voi seduti in poltrona con un gatto acciambellato sulla pancia che fa le fusa. Molto meglio di ogni antidepressivo esistente sul mercato.

Buona Giornata Mondiale del Gatto!

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: spaghetti nel deserto

Mer, 08/08/2018 - 02:43

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Otto bufale alimentari smentite dall’I.S.S.

Mer, 08/08/2018 - 02:32
  1. Gli integratori sostituiscono la frutta

Soprattutto nei mesi estivi siamo bombardati da pubblicità di multivitaminici e altre pillole o soluzioni orosolubili miracolose: possono toglierci il senso di spossatezza, migliorare la digestione, farci sentire più vitali o addirittura favorire l’abbronzatura. Come sempre, però, la soluzione più semplice non sempre è la migliore. Questi prodotti non possono sostituire la frutta né dal punto di vista nutrizionale né per la prevenzione di malattie, soprattutto cardiovascolari e croniche. “Una valida alternativa all’assunzione di frutta e verdura non è ancora stata creata e se ne raccomanda l’assunzione almeno 5 volte al giorno” spiega l’Istituto superiore di Sanità.

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A 7 anni Roman e sua madre hanno salvato oltre mille cani dall’eutanasia

Mer, 08/08/2018 - 02:06

Dopo aver scoperto quel mondo di sofferenza, Jennifer e il figlio Roman hanno deciso di fare qualcosa per salvare tutti quegli animali in pericolo di vita. Ed proprio il bambino ad avere la prima idea: «Roman ha deciso di donare i soldi del suo quarto compleanno per aiutare a salvare alcuni animali» racconta la madre a InsideEdition.com.

Mamma e figlio iniziano così a realizzare dei video da pubblicare sul web per far conoscere le storie dei cani ospitati nel rifugio e riuscire così a metterli in contatto con potenziali famiglie per l’accoglienza: Roman presenta gli animali e spiega perché dovrebbero essere adottati rendendo ancora più personale e convincente il messaggio.

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Non solo mare, la plastica avvelena anche i laghi

Mar, 08/07/2018 - 10:39
In vacanza sul lago con plastica e mozziconi. E poi pacchetti di patatine, sacchetti, pezzi di vetro, cotton fioc e impianti di depurazione che non sembrano funzionare a dovere. Lo stato di salute di alcuni dei principali laghi italiani non è poi così distante da quello dei mari: anche loro sono malati di plastica e inciviltà. A raccontarlo è il nuovo report 2018 di Goletta dei Laghi di Legambiente, studio sui rifiuti esaminati in 20 dei più noti e importanti bacini italiani come i laghi Iseo, Maggiore, Como, Garda, Bolsena, Trasimeno e altri. In media sulle spiagge dei nostri laghi sono stati recuperati 2,5 rifiuti ogni metro quadrato di arenile: il 75 per cento di questi era composto da plastica. CONTINUA A LEGGERE SU REPUBBLICA.IT

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Perché le banane non hanno i semi?

Mar, 08/07/2018 - 02:43

È colpa… della domesticazione. La banana è il frutto di un ibrido sterile tra due specie. Per fortuna la pianta, come il fico e l’ananas, è partenocarpica: la produzione dei semi non è cioè necessaria per avere il frutto. Questo significa che la riproduzione della banana commerciale (della varietà “Cavendish”) avviene solo per clonazione: i coltivatori moltiplicano le piante con talee, ottenendo nuovi individui identici.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: le moschee di Shiraz

Mar, 08/07/2018 - 02:40

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Due anziani scappano dall’ospizio per andare a un festival heavy metal in Germania

Mar, 08/07/2018 - 02:25

Erano disposti a tutto pur di partecipare al Wacken Open Air Festival, uno degli eventi più attesi nel mondo dell’heavy metal. Così, due anziani ma arzilli metallari non ci hanno pensato due volte e, nottetempo, sono scappati dall’ospizio che li ospitava e si sono lanciati tra la folla del festival, pronti a godersi una quattro giorni di musica. È successo venerdì sera in Germania, come riporta il Deutsche WelleIl personale della casa di riposo, accortosi che i due anziani mancavano all’appello, ha subito allertato la polizia che ha iniziato le ricerche.

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Che differenza c’è tra un “negro” e un cervello in fuga?

Mar, 08/07/2018 - 02:23

Ogni sbarco, ogni sguardo terrorizzato, ogni cadavere gonfio e ogni sopravvissuto che viene recuperato si trascina dietro un mare di polemiche più grande del Mediterraneo stesso. E, mentre ci accaniamo a parlare di “negri”che “invadono” la “nostra” Italia, i giovani italiani fanno la valigia e se ne vanno all’estero. Tutto questo mentre l’Europa ci bacchetta perché i nostri laureati guadagnano meno e tardano a trovare lavoro, quindi se ne vanno.

Puntiamo il dito contro i migranti e non siamo altro che migranti.

Migranti economici, come i nostri padri e i nostri nonni che abbandonavano in lacrime casa, famiglia e amori per cercare un futuro migliore nel Nord delle grandi fabbriche o all’estero. “Loro però andavano lì a lavorare”, dice oggi qualcuno.

In realtà la differenza tra i migranti di oggi e di ieri sembra essere tutta nella valigia: i nostri nonni avevano quella di cartone, noi invece spostiamo con un dito trolley pesantissimi dotati di rotelle, ma chi sale su un barcone porta con sé soltanto ricordi, speranze e qualche misero avere. Sembra che in base al mezzo di trasporto e alla possibilità di sceglierne uno affidabile classifichiamo migranti buoni e cattivi, migranti che hanno il diritto di migrare e migranti che non lo hanno, ignorando i motivi comuni che spingono a mettersi in viaggio: ogni uomo sogna una vita migliore per sé e per i propri figli.

Se i nostri giovani vanno via, l’Italia si svuota? E ha ragione qualcuno a parlare di “invasione” ad ogni sbarco? Leggiamo i dati. Ci aiutano a capire perché dovremmo preoccuparci di più di chi se ne sta andando e perché, invece di ossessionarci con i numeri su chi arriva, sarebbe più importante riflettere su chi non ce la fa.

Chi arriva in Italia? Calano gli sbarchi, ma l’odio non si placa

Secondo dati Istat aggiornati al 1 gennaio 2018:
– residenti in Italia: 60.494.000
– italiani: 55.430.000
– stranieri: 5.065.000 (8,4%)
Naturalmente, questi stranieri sono quelli in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Considerando i Paesi di provenienza dei cittadini stranieri residenti in Italia, le comunità più numerose sono quella romena (23,13%), albanese (8,6%), marocchina (8,1%), cinese (5,7%) e ucraina (4,6%), con cittadini distribuiti in maniera eterogenea su tutto il territorio nazionale.

Ma l’odio è tutto rivolto verso il mare, verso i barconi. La cieca ignoranza dell’hater lo porta a urlare online che l’invasione è costante e incontrollabile, che questa gentaglia in arrivo dall’Africa è priva di senso civico, che apriamo le porte a potenziali ladri, stupratori e assassini pronti ad annientare i nostri simboli, i nostri valori, la nostra cultura.

Lasciamo parlare i numeri.

I dati diffusi dal ministero dell’Interno sul numero dei migranti sbarcati dal 1 gennaio al 30 luglio 2018, comparati con i dati riferiti allo stesso periodo degli anni 2016 e 2017, parlano di un calo degli sbarchi rispettivamente dell’80,02 e dell’80,60%. Una piccola vittoria per chi ha basato un’intera campagna elettorale sulla necessità dei respingimenti. Lo stesso premier Matteo Salvini esulta e si vanta del calo degli sbarchi sebbene la chiusura dei porti sia roba di un mesetto fa.

L’Italia comunque non è attualmente al primo posto per numero di sbarchi. Non intendiamo negare il problema accoglienza e la necessità di risolverlo insieme all’Europa per gestire in maniera più efficace i flussi in arrivo e poi la permanenza e la ricollocazione di chi sbarca. Ma i numeri hanno il segno meno, i numeri non sono a favore di chi sostiene la tesi dell’invasione. Eppure odio, razzismo e preoccupazione dilagano.

 

Anche i dati dell’UNHCR sono chiari. Questa è la situazione nel Mediterraneo aggiornata al 31 luglio 2018.

La riportiamo perché c’è un dato che dovrebbe colpirci più degli altri, quello sui morti. C’è gente là fuori che muore in mare, mentre noi siamo impegnati a contare quanti ne arrivano e a soppesare se siano troppi.

Non sono numeri, è gente con lo sguardo di Josepha e il corpo di Aylan.

Intanto i giovani italiani si trasferiscono all’estero

“Si trasferiscono”, sia chiaro. Noi andiamo all’estero per costruire un futuro migliore, con tutta la poesia che il suono di queste parole evoca.

Non ci piace definirci “immigrati”, noi mica saliamo su un barcone con l’ansia di non arrivare, noi mica stiamo ore sotto al sole cocente e in mezzo al mare, noi al massimo ci lamentiamo dello spazio ristretto sui voli Ryanair, sul costo del bagaglio trasportato in stiva o del ritardo rispetto all’orario di arrivo previsto. Né il caldo, né la sete, né le onde ci possono strappare via un figlio, un amico, un parente, un compagno di viaggio.

Partiamo con altre ansie, tipiche del nostro mondo. E partiamo da un Paese in crisi, che fatica a rialzarsi. No, chi parte dall’Italia non è sempre un privilegiato che sceglie di emigrare, ma non ha come alternativa la morte né deve temerla ad ogni secondo del suo viaggio.

I numeri, dunque.

Secondo dati della Fondazione Migrantes, al 1 gennaio 2017 gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) sono 4.973.942, + 60% dal 2006. Le mete più gettonate per l’espatrio vedono in testa il Regno Unito seguito dalla Germania.

Cambiano i tempi e non si parte più soltanto dalle regioni del Sud, anzi, si parte soprattutto dalla Lombardia.

Il dato riferito all’anno 2016 vede il 39,2% di espatri di giovani tra i 18 e i 34 anni, su un totale di 124.076 espatriati. Persone con una formazione che li spinge a cercare lavoro là dove le competenze potrebbe essere meglio valorizzate. O almeno così si pensa.

Secondo l’Ue aumenta il rischio di fuga di cervelli dall’Italia

A bacchettare l’Italia ci pensa anche l’Europa. Il rapporto Paese della Commissione Ue dello scorso marzo riferisce che “L’istruzione superiore continua ad essere caratterizzata da tassi di abbandono scolastico elevati e da una durata degli studi relativamente lunga. Il settore è inoltre insufficientemente finanziato: la spesa pubblica è inferiore allo 0,4% del PIL. (…) I laureati italiani guadagnano meno e tardano a trovare lavoro rispetto agli omologhi europei (OCSE, 2016a). Gli incentivi a proseguire gli studi dopo la scuola secondaria sono dunque ridotti, mentre aumenta il rischio di fuga di cervelli”.

Mentre ci accaniamo contro l’ultimo arrivato che ha scampato la morte per miracolo, mentre ci chiediamo a vicenda “Ma tu a casa tua lo accoglieresti davvero?”, i nostri giovani partono verso altre terre promesse. L’Italia, morfologicamente creata per accogliere, vede i suoi figli partire e cerca paradossalmente quell’accoglienza che fatica a concedere.

Già, perché non dovrebbero accogliere con entusiasmo un figlio dell’Italia? Siamo italiani, mica negri…

 

Fonte immagine cover: Hernán Piñera, One Way (Flickr)

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Hiroshima e la bomba atomica che cambiò il mondo

Lun, 08/06/2018 - 15:24

Il 6 agosto del 1945 ancora non esisteva il famoso Orologio dell’Apocalisse, immaginato dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists con lo scopo di raffigurare graficamente il livello di distruzione dell’umanità perpetrato dall’uomo stesso ma, idealmente, fu proprio in quel giorno che iniziò a ticchettare. E cominciò a farlo a Hiroshima. Il mondo entrava nell’era atomica, il periodo degli attacchi nucleari, uno spettro che è continuato ad aleggiare per tutta la durata della Guerra Fredda e che, ancora oggi, fa paura. Basta pensare alle minacce e alle azioni dimostrative di Pyongyang, anche se al momento paiono rientrate. Settantatre anni fa il Giappone non immagina certo la sorte che lo attendeva. Nessuno, del resto, tranne i vertici militari statunitensi, poteva prevedere che, quel giorno estivo, un altro sole – artificiale, in grado di raggiungere milioni di gradi Celsius, avrebbe brillato sul nostro Pianeta. Hiroshima fu scelta tra altre città (Nagasaki che venne colpita tre giorni dopo, il 9 agosto, e Kokura) solo per motivi meteorologici. La mattina del 6 agosto, infatti, a Hiroshima era una bellissima giornata.

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Occhi al cielo per le Perseidi, le stelle cadenti di Agosto

Lun, 08/06/2018 - 12:16

Da sempre gli uomini, attratti dalla bellezza della volta celeste, hanno osservato le stelle cadenti singole o gli sciami. In realtà, non esiste termine più scorretto di “stelle cadenti”, dato che le scie luminose che vediamo nel cielo non possono essere “stelle in caduta libera”, essendo corpi enormi, caldissimi, composti principalmente da idrogeno ed elio, che terminano le loro lunghissime vite (miliardi di anni) esplodendo o spegnendosi in modo più o meno burrascoso.

In ogni caso, ad agosto torna il consueto e suggestivo appuntamento con le “Lacrime di San Lorenzo“, le meteore appartenenti allo sciame delle Perseidi. Sebbene la “pioggia” sia già attiva, il picco dell’attività è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, con una previsione di circa 100/120 meteore l’ora. Nuvole permettendo, la luce della Luna non interferirà con l’evento (il novilunio è l’11 agosto).

Per ammirare le stelle cadenti basterà puntare lo sguardo o gli strumenti di osservazione verso l’area a nordest del cielo, in direzione della costellazione di Perseo, fra Andromeda e Cassiopea (in alto) e il pentagono dell’Auriga (in basso).

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: nella mitica Persepolis

Lun, 08/06/2018 - 02:51

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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Prossimo video domani, poi uno al giorno fino al 15 agosto, continuate a seguirci!

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Và dove ti porta la montagna

Lun, 08/06/2018 - 02:44

I Sentieri senza barriere sono percorsi di montagna adatti anche alle persone con disabilità. Hanno pochi ostacoli, sono semplici da percorrere anche in carrozzina e ne possono usufruire anche persone con ridotta capacità motoria.
People For Planet ha intervistato Paolo Valoti, presidente del Club Alpino Italiano di Bergamo.

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Link di approfondimento:  http://geoportale.caibergamo.it/it/sentieri-senza-barriere

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Olio di cannabis: uno “sballo” per la pelle

Lun, 08/06/2018 - 02:01

Effetti “da sballo” sulla pelle, da quello antirughe a quello antiarrossamento, passando per gli effetti nutritivi e restitutivi. E anche sui capelli, soprattutto su quelli aridi e sciupati: l’olio di canapa, privo di principi attivi psicotropi, è un elisir di bellezza che sta prendendo sempre più piede nei centri estetici, tanto che al Cosmoprof North America, la più grande manifestazione a livello mondiale dell’industria della bellezza da poco conclusasi a Los Angeles, si è svolto un focus dal titolo “High on beauty: the cannabis dilemma”.

L’evento

La tavola rotonda organizzata al Cosmoprof North America ha visto interfacciarsi relatori provenienti da diversi settori – soprattutto esperti in ambito cosmetico, legale, ricerche di mercato e marketing – per confrontarsi e fare il punto sugli effetti di questo prodotto e sui cambiamenti normativi in atto perché negli Stati Uniti varia molto da Stato a Stato la posizione relativa alla commercializzazione dei prodotti contenenti cannabidiolo o Cbd, sostanza presente nell’olio per uso estetico.

Olio prezioso

L’olio di canapa, riporta l’Ansa, ha uno dei più elevati livelli di acidi grassi essenziali (EFA), è ricco di acido linoleico e linolenico, insieme ad acidi grassi omega 3: spalmato sulla pelle è un elisir contro la disidratazione e la secchezza della pelle, un antirughe concentrato e un ottimo nutriente. Inoltre risulta avere anche effetti antinfiammatori in grado di calmare la pelle arrossata dopo l’esposizione al sole. Per essere certi che sia “originale” basta leggere bene l’etichetta e individuare la dicitura: “cannabis sativa seed oil” (ovvero “olio da semi di cannabis sativa”).

Un mercato fiorente

L’olio di canapa è già conosciuto e commercializzato nel nostro Paese. Gli utilizzi più frequenti sono le applicazioni sulla pelle e l’assunzione per bocca soprattutto per il trattamento di problematiche come ansia, insonnia e sonno disturbato (meglio evitare il fai da te e, prima dell’utilizzo, chiedere il parere del proprio medico). Stando a quanto riporta l’Ansa, intere linee cosmetiche a base di olio di canapa per la produzione di creme, oli, detergenti, lozioni per il corpo e prodotti per la cura dei capelli sarebbero già a pieno regime  negli Stati Uniti, in Canada, in Australia e in Europa. E c’è da scommettere che la domanda da parte del mercato non si farà attendere.

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Alla ricerca delle nostre radici persiane: i poeti Persiani

Dom, 08/05/2018 - 02:41

Un viaggio nell’antica Persia visto dagli occhi di tre bambini.

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