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Covid-19. La Svezia ammette gli errori: alto il numero di morti

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 18:00

In un’intervista l’epidemiologo Anders Tegnell – che ha implementato la strategia svedese contro il Covid-19 – ha ammesso che alcune cose avrebbero potuto essere fatte diversamente. Il paese, che non ha messo in atto il lockdown, la scorsa settimana ha sperimentato il più alto tasso di mortalità dovuto a Covid-19 nel mondo.

La Svezia conta oltre  4.300 morti, quattro volte di più rispetto al totale delle vittime registrate dagli altri paesi scandinavi.

“Avremmo potuto fare meglio”

“Se dovessimo incontrare la stessa malattia con tutto ciò che sappiamo oggi, penso che finiremmo per mettere in atto una strategia al crocevia tra ciò che la Svezia ha fatto e ciò che hanno fatto tanti paesi che hanno adottato il lockdown. C’era la possibilità di fare meglio rispetto al nostro approccio”. Queste parole, sono state pronunciate dall’epidemiologo Anders Tegnell durante un’intervista alla tv svedese.

Una strategia unica: no lockdown, solo invito alla responsabilità

Spesso considerato l’architetto della strategia pandemica svedese, Tegnel ha in qualche modo riconosciuto errori nella gestione della crisi del coronavirus.

Una dichiarazione che ovviamente non è passata inosservata, poiché il paese scandinavo aveva sorpreso il mondo adottando una strategia unica di fronte all’arrivo del Covid-19.

Basandosi sul senso civico dei suoi cittadini, la Svezia ha solo chiesto – non ordinato – agli anziani o ai malati di non uscire ed evitare viaggi non essenziali. Inoltre sono rimasti aperti negozi, ristoranti e palestre. A Stoccolma, come misure di prevenzione, sono solo state chiuse le scuole per chi ha più di 16 anni e vietate le riunioni di oltre 50 persone

Misure molto più leggere di quelle applicate nella maggior parte dei paesi europei, che hanno spesso imposto un lockdown “hard” ai loro cittadini.

Per settimane Anders Tegnell ha fortemente criticato la strategia di chiusura adottata in altri paesi.

La mortalità per Covid-19 più alta al mondo nell’ultima settimana

Uno dei motivi che potrebbe aver spinto Anders Tegnell a rilasciare la sua parziale autocritica potrebbero essere stati i numeri di svedesi morti per Covid-19, molto alti. In media nei sette giorni precedenti il 2 giugno, il tasso di mortalità pro capite in Svezia per coronavirus è stato il più alto al mondo secondo i dati della pubblicazione scientifica Ourworldindata.org.

Molti morti nelle case di riposo

Metà delle morti svedesi è stata registrata nelle case di riposo.

Il primo ministro svedese, Stefan Löfven, ha ammesso che la strategia svedese non è riuscita a proteggere gli anziani che vivono in questi luoghi.

Tuttavia il primo ministro ha comunque difeso la strategia “giusta” applicata dal suo governo.

Gli svedesi sostengono ancora la strategia del governo

Per il momento gli svedesi sembrano sostenere le scelte del governo poiché, come ricorda il quotidiano britannico Guardian, “i sondaggi hanno dimostrato che una considerevole maggioranza degli abitanti del paese sostiene la strategia meno coercitiva del governo”.

Non la pensano così gli altri paesi scandinavi: Danimarca e Norvegia hanno deciso di non riaprire i loro confini ai cittadini svedesi.

L’economia svedese soffre meno e la Svezia si oppone al recovery fund

Tra i probabili motivi del sostegno al governo da parte dei cittadini il fatto che la strategia “morbida” abbia comportato una forte riduzione delle difficoltà economiche rispetto agli altri paesi UE.

Forse non è un caso che la Svezia sia nel gruppetto dei paesi nord europei contrari al recovery fund proposto dalla Commissione europea a sostegno delle economie soprattutto dei paesi più colpiti dalla pandemia, come Italia e Spagna, essendo la Svezia rispetto ai paesi del Sud Europa in una condizione “privilegiata” dal punto di vista economico per la strategia adottata.

Una scelta, quella di opporsi al recovery fund, che nel quadro della solidarietà internazionale ed europea appare obiettivamente cinica.

Foto di Tomas Williams

Vaccino anti-Covid: dall’Italia 287 milioni alla Gavi (sì, quella di Bill Gates)

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 15:00

L’annuncio del nostro presidente del Consiglio è arrivato durante la sessione conclusiva dei lavori del Global vaccine summit 2020, evento organizzato quest’anno dal Regno Unito allo scopo di raccogliere fondi per la ricerca su un vaccino che possa proteggerci dal Coronavirus. Il denaro di Olanda, Italia, Germania e Francia finanzierà i progetti di ricerca della GAVI Alliance su un vaccino da produrre e distribuire in Ue ma accessibile anche per Paesi come l’Africa. Unire le forze è prezioso anche per contrattare in maniera più efficace ed incisiva con il mondo dei produttori e delle case farmaceutiche.

Cos’è la GAVI Alliance

La GAVI Alliance è una partnership tra soggetti pubblici e privati. Lo scopo è quello di diffondere vaccinazioni in Paesi tipicamente poveri come appunto l’Africa. All’alleanza partecipano anche i governi dei Paesi in via di sviluppo, accanto ai Paesi donatori e ai rispettivi settori di produzione di vaccini. Tra i partner: Organizzazione Mondiale della Sanità, UNICEF, Banca Mondiale. Tra i finanziatori privati, la Fondazione Bill & Melinda Gates e molti altri.
Non si tratta di una realtà nata ai tempi del Coronavirus. Esiste dal 2000, quando ci si rese conto che la distribuzione di vaccini ai bambini delle zone più povere del mondo stava diminuendo, con un conseguente calo dell’immunizzazione. La Fondazione Bill & Melinda Gates stanziò allora 750 milioni di dollari a favore di quei bambini. La GAVI opera oggi in 72 Paesi, il maggior contributo arriva proprio dal Regno Unito, che nel 2020 ha organizzato il summit (qui la diretta).

Coronavirus: i nuovi obiettivi della GAVI

Quest’anno il summit globale sui vaccini si è svolto in videoconferenza. Hanno partecipato i rappresentanti di 50 Paesi del mondo. Risulta indispensabile estendere il più possibile l’Alleanza e raccogliere altri 7,4 miliardi di dollari da destinare alla ricerca sui vaccini; una tranche di denaro aggiuntiva sarà utilizzata per progetti di ricerca sul Covid-19, nuovo fronte di azione della GAVI.

L’impegno dell’Italia

Anche il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha partecipato all’evento e ha annunciato un duplice impegno da parte dell’Italia: un contributo aggiuntivo pari a 120 milioni di euro nei prossimi 5 anni e l’estensione dei finanziamenti alla GAVI Alliance fino al 2030 con altri 150 milioni di euro. In totale l’apporto italiano sarà di 287,5 milioni fino al 2030.

Cosa diranno i complottisti?

Tutto pane per i denti dei complottisti (e dei nostri gilet arancioni), che da mesi ormai attaccano Bill Gates con teorie improbabili. Come abbiamo già scritto, sarebbe “colpevole” di aver previsto la pandemia e di aver affermato che sarebbe stata gestibile agendo preventivamente. Bill Gates è sicuramente uno dei personaggi più cliccati da quanto ha iniziato a diffondersi il Covid-19, su di lui si narrano storie che lo vedrebbero impegnato in prima persona a scatenare l’epidemia, una carneficina utile a ridurre la popolazione mondiale; i vaccini da lui finanziati servirebbero invece ad iniettare microchip negli individui e poterli poi controllare 24 ore al giorno.
Nulla di vero, naturalmente, ma la marea di fake news resta allarmante se guardiamo al futuro: quando partirà una campagna di vaccinazione – ci auguriamo che accada presto –  alcuni soggetti tra coloro che sostengono e diffondono teorie del complotto come quelle ai danni di Bill Gates potrebbero decidere di non vaccinarsi, influenzando il risultato globale dell’opera di immunizzazione.

Ma ecco cosa ne pensa il diretto interessato:

«Non credo che le donazioni dei governi o il lavoro costruttivo che mi eccita sia frenato dalla disinformazione. Quando avremo il vaccino, ci saranno questioni sull’efficacia. Per ottenere l’immunità di gregge devi avere una copertura sopra l’80%. Ci saranno decisioni da prendere su chi includere. La disinformazione potrebbe frenarci ad un certo punto, ma non nello stadio attuale».

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Giornata mondiale dell’ambiente: il videomessaggio dell’ONU

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 12:44

La Natura è sulla soglia del collasso, un milione di animali e piante sono vicine alla scomparsa. In questo videomessaggio l’Onu invita a dare voce ai problemi dell’ambiente verso i nostri leader e politici su tutti i mezzi e con l’hashtag #ForNature

Fonte: Youtube Onu

Covid-19: Cosa significa che il virus è clinicamente morto?

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 12:30

Una bella confusione tra CTS (Comitato Tecnico Scientifico) e Medici “sul campo”: i primi che insistono sulla persistenza del virus in circolazione e i secondi che affermano (specie alcuni) la sua “inesistenza clinica”. Il lettore medio, non addentro agli arcani dei riti laboratoristici e medico-clinici, ne esce perplesso, nel migliore dei casi. Nel peggiore si ritrova spaventato ma non tanto dal virus in se quanto dalla sensazione che chi ha in mano la nostra salute/sicurezza non sappia su che strada si stia camminando e quale sia la meta della strada medesima. Allora mi è venuto in mente di spiegare un po’ cosa accade e dimostrare che entrambi i versanti del contenzioso stanno, da punti di vista differenti, dicendo la stessa cosa: questione di termini.

Il virus è vivissimo, ma…

I TAMPONI POSITIVI denunciano il fatto (e lo si vede dai report della Protezione Civile) che ogni giorno ci sono “nuovi casi” (i numeri si incrementano) e che quindi il virus non è scomparso. I tamponi sono volti all’effettuazione di una metodica di amplificazione genica (RT-qPCR) che serve a rilevare nel campione la presenza dell’RNA virale. Il rilievo però non è soltanto qualitativo (c’è o non c’è) ma anche quantitativo (quanto ne troviamo) e questo è cruciale, perché non basta sapere che un tampone è positivo: occorre anche vedere QUANTO è positivo dato che quest’ultimo parametro rende ragione anche della possibile attività del virus: una grande quantità di materiale fa supporre virus attivo e potenzialmente infettante, mentre una piccola quantità può denunciare frammenti di virus ormai morto (non più infettante e trasmissibile) e che è in fase di eliminazione dall’organismo ma ancora non completamente smaltito.

Non è una differenza da poco. La positività di un tampone, quindi, non va presa come un dato assoluto ma va INTERPRETATA sia da chi in laboratorio analizza i campioni, sia dai clinici che, sul territorio, hanno il polso reale di come procede l’infezione, la sua diffusione, in suo impatto sulla popolazione e la gravità dei sintomi che determina in caso di infezione reale.

Il punto di vista clinico

E qui interviene la visione del clinico, che scruta la stessa situazione da un diverso punto di vista. Ciò che osserva un clinico non è soltanto una malattia, ma anche le varie espressioni della medesima che, a parità di condizioni, possono differire da soggetto a soggetto. Nella vita reale va dunque distinta non solo la presenza di una affezione, ma anche la sua importanza e gravità. Il Primario rianimatore/intensivista ha osservato prevalentemente o quasi esclusivamente i soggetti molto gravi, quelli con le complicanze maggiori. Dal suo punto di vista, dunque, il fatto che le terapie intensive si stiano svuotando, giustifica in modo perfetto la sua affermazione: “Il virus clinicamente non esiste più”. In realtà non ha detto affatto che è “sparita” la malattia ma che è sparita (pressoché inesistente) la sua espressione più funesta. Ancora ci sono, quindi, forme da Covid (asintomatici e inapparenti ma anche affetti da un impegno respiratorio più profondo seppur non così intenso da richiedere trattamenti invasivi ed intensivi).

Il virus è più gestibile

Il significato reale della sua affermazione quindi non si basa sulla constatazione di una “sparizione” del virus ma della sua attuale “gestibilità” che in parte è dovuta a una miglior precisazione diagnostico/terapeutica (ovvero sappiamo individuarlo e gestirlo, anche perché il virus influenzale, con il quale durante l’inverno spesso il covid veniva confuso, è ora scomparso, ndr), dall’altra da una “sembra” testimoniata (lavori in corso) minor aggressività/lesività (il che rientra perfettamente in ciò che storicamente viene osservato in innumerevoli affezioni virali).

Il punto di vista del CTS

La confusione si genera nel momento in cui non si chiariscono i termini del ragionamento che si sta facendo: le critiche reciproche (CTS versus Clinici) sono dovute a un difetto di comunicazione: da un lato (Clinici) la rassicurante constatazione che il numero di casi attivi e significativi stia diminuendo inviterebbe a rallentare i sistemi di contenzione, dall’altro il CTS (Comitato Tecnico Scientifico) teme che una cattiva interpretazione da parte della popolazione non “addetta ai lavori” e stanca di limitazioni a volte apparentemente incomprensibili e farraginose, possa determinare un mancato o assente rispetto delle norme di sicurezza, POTENZIALMENTE responsabili di una nuova riaccensione dei contagi.

La traduzione

Ma noi tutti, che siamo dotati di una buona quantità di neuroni e sappiamo farli lavorare, siamo capaci di osservare che entrambi hanno ragione: i clinici ci dicono, in sostanza: “Guarda che se anche riprende qualcosa noi siamo già in grado di dirti che non sarà così devastante come a marzo/aprile perché ora abbiamo modi e mezzi per combattere e vincere”; il CTS ci suggerisce: “E’ vero quel che dicono i clinici, ma il rispetto delle norme di sicurezza e contenzione del contagio contribuiscono alla limitazione di una eventuale nuova diffusione autunnale/invernale e di conseguenza influiscono sul numero di potenziali malati e sulla possibilità di curarli senza sovraccaricare le strutture”.

Stefano Tasca è Medico Chirurgo e Pediatra Neonatologo presso la Casa di Cura Città di Roma – U.O. Neonatologia II livello. Il messaggio sopra è stato liberamente adattato da un suo post Facebook.

Leggi anche: Il virus è morto? O siamo noi che ci siamo adeguati? Capua: “Il virus non teme il caldo e non si sta indebolendo”

Imprenditoria green e circolare: l’Italia prima in Europa

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 12:20

Siamo proprio bravi, i primi in Europa secondo il Circular economy network ed Enea nel loro Rapporto sull’economia circolare. E se non bastasse il rapporto Greenitaly di Symbola-Unioncamere afferma che in Italia sono impegnati oltre 3 milioni di lavoratori: il 13,4% del totale degli occupati. E se ancora non bastasse: dal 2015 in poi, sono state oltre 432 mila le imprese dell’industria e dei servizi che hanno investito in prodotti e tecnologie green. Una su tre.

Al di là dei numeri parliamo di persone e di quelle ci piace raccontare.

La Cartiera Pirinoli

Una di queste imprese è la Cartiera Pirinoli che si trova a Roccavione in provincia di Cuneo. Dichiarata fallita nel 2015 è ritornata a produrre quando 76 lavoratori hanno costituito una cooperativa che ora conta 96 dipendenti.

L’aiuto è arrivato anche dell’Europa con cinque milioni di investimenti su progetti volti allo sviluppo delle ecotecnologie: «Abbiamo ridotto di un terzo le emissioni e tagliato i nostri costi: risparmiamo il 15-20% di gas»  racconta il presidente Silvano Carletto, «All’uso di materie di riciclo per la produzione di cartoncino si è aggiunto lo sforzo per installare a inizio 2019 una nuova centrale di cogenerazione ad alto rendimento».

L’Europa spinge per l’economia green

Il terzo punto del programma anti-Covid di Bruxelles recita la volontà di “Sostenere la transizione verde verso un’economia climaticamente neutra attraverso i fondi dello strumento Next Generation EU” e tra le altre cose potenzia a 40 miliardi il Fondo per una transizione giusta: l’allocazione per l’Italia salirebbe da 364 milioni a 2,14 miliardi.

Il lusso è verde

Zordan nel vicentino produce arredamenti di lusso per i esercizi commerciali, aeroporti, ecc: «Dal 2007 abbiamo deciso che la sostenibilità sarebbe stata la guida per orientare i nostri comportamenti! ha dichiarato Maurizio Zordan. L’anno dopo la Zordan si è attivata per le certificazioni forestali del legno che impiega nelle sue produzioni.

«Ma non mancano le delusioni» afferma Zordan: «il legno certificato per noi ha costi del 10% maggiori. E capita di perdere alcune gare per ragioni di prezzo. Non ti aspetteresti che grandi marchi preferiscano concorrenti che delocalizzano le produzioni e non le controllano, in cambio di piccoli sconti. Invece accade, ma non per questo torneremo indietro».

E c’è chi pianta alberi nel mondo

Si tratta di Treedom, una piattaforma digitale che è riuscita a piantare 1,2 milioni di alberi piantati in 16 Paesi, finanziando 71 mila contadini del Sud del mondo

Federico Garcea ne è il co-fondatore e ceo. Tutti geolocalizzati e tracciabili, in modo che il cliente che li ‘adotta’ o regala sappia di loro vita, morte e miracoli (intesi come l’assorbimento di oltre 360 milioni di chili di Co2).

E così via, buona giornata dell’ambiente!

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Foto di Jatuphon Buraphon da Pixabay

Covid-19, effetto protettivo per donne potrebbe arrivare da ormoni

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 11:00

Un possibile effetto protettivo per le donne contro l’infezione da Covid-19 in termini di riduzione del tasso di mortalità potrebbe dipendere dagli ormoni femminili. La notizia arriva da uno studio italiano pubblicato sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology che ha riesaminato i dati epidemiologici raccolti dall’Istituto superiore di sanità nei primi mesi della pandemia.

I dati epidemiologici, spiega lo studio, hanno dimostrato come l’infezione da Covid-19 abbia determinato esiti più gravi e mortali negli uomini rispetto alle donne, con un rapporto di 4:1 (cioè una donna ogni 4 uomini) nelle fasce d’età fino a 50 anni (Report Istituto superiore di sanità, periodo 22 febbraio – 19 aprile 2020). Sebbene non ci sia una spiegazione scientifica riconosciuta questa differenza può dipendere da alcuni fattori di rischio come età, patrimonio genetico, stile di vita e fumo. Non sono però state formulate ipotesi del perché la differenza del tasso di mortalità tra i sessi sia cambiata bruscamente e costantemente a partire dalla fascia 50/59 anni: nonostante la mortalità per Covid-19 rimanga inferiore nelle donne rispetto agli uomini in tutte le fasce d’età, è stato infatti rilevato come negli over 50 il rapporto di mortalità uomo-donna sia passato a 4:2.

Il ruolo protettivo degli estrogeni

“Finora l’evidenza epidemiologica non ha chiarito se la mortalità degli individui infetti da Covid-19 cambia in modo diverso tra i sessi con l’età. Per questo abbiamo voluto esaminare da un’altra angolazione il report dell’Iss – spiega Angelo Cagnacci, primo firmatario dello studio, direttore Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica all’Irccs-Ospedale San Martino di Genova, presidente della Società italiana per la menopausa e vice presidente della Società italiana della contraccezione -. Sicuramente saranno necessarie ulteriori indagini, ma possiamo intanto formulare l’ipotesi che questa variazione specifica nelle donne over 50, e quindi in età post menopausale, senza più ormoni circolanti, dipenda da un possibile effetto protettivo degli estrogeni in età fertile. Infatti non solo il tasso di mortalità per Covid-19 è inferiore nelle donne rispetto agli uomini, ma le più giovani hanno meno probabilità di aggravarsi in caso di infezione”.

“In questa analisi sono escluse le donne in gravidanza, periodo caratterizzato da un’elevata presenza di estrogeni. Vediamo che in Italia non ci sono dati rilevanti di mortalità, il che potrebbe rappresentare una riconferma alla nostra ipotesi: ossia che la presenza di estrogeni, anche in eccesso, protegga dall’infezione rispetto all’assenza di ormoni”, conclude lo studioso.

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Residui di cera da candele? 3 idee per un riciclo creativo

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 10:00

Durante una cena in giardino, in casa all’imbrunire o perché no, durante un bagno rilassante di fine giornata… anche voi amate circondarvi di candele?

Come si legge dal canale YouTube SagaceLe candele sono meravigliose: con la loro luce calda e soffusa riscaldano l’atmosfera di ogni ambiente rendendola accogliente. Sfortunatamente, quando arriva il momento di buttare via una candela, ci sono sempre dei residui di cera inutilizzati. Oggi vi mostriamo come effettuare un riciclo creativo con questi residui. Candele personalizzate fai da te, candele antizanzare e un pratico rimedio per le scarpe: ecco per voi 3 idee creative con i residui di cera per candele.

Fonte: Sagace

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Oggi è la Giornata mondiale dell’Ambiente

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 09:24

Festeggiare la Giornata mondiale dell’Ambiente con un esecutivo che sta attualmente discutendo se inserire le auto tradizionali in un decreto chiamato eco-bonus la dice lunga sulla considerazione generale verso la questione ambientale nel nostro Paese e su quali siano le giuste priorità.

Salvare posti vs tutelare la salute

Lo scontro tra Movimento 5 stelle e Pd sulla possibilità di ampliare l’ecobonus anche alle auto a motore termico è nato in vista della imminente conversione in legge del Decreto rilancio, dopo la richiesta giunta da Alessia Morani, sottosegretaria dem allo Sviluppo Economico, di estendere l’incentivo anche alle vetture tradizionali. Un modo per sostenere il settore automotive, profondamente segnato dalla crisi causata dal Covid. Secondo la Morani i costruttori vanno appoggiati durante il periodo di transizione verso la mobilità sostenibile: qualcosa che sentiamo ripetere da circa 30 anni. “Serve tempo per le riconversioni dei processi produttivi”, ha spiegato la sottosegretaria, “e anche per quella delle capacità professionali”.

Quali incentivi vogliono per l’auto

Mentre Pd e M5Stelle litigano, alla Camera l’emendamento firmato Pd, Leu e Iv è stato depositato e prevede un bonus rottamazione per i veicoli che, se approvato, scatterebbe dal prossimo 1 luglio

L’emendamento stabilisce fino al 31 dicembre di quest’anno un contributo statale pari a 2.000 euro più altri 2.000 da parte del concessionario per complessivi 4.000 euro per chi acquista un’auto nuova – Euro 6 con emissioni di CO2 superiore a 61 grammi per chilometro –  rottamandone una di almeno dieci anni di anzianità.

Senza rottamazione, il contributo c’è comunque: 2.000 euro. Nello schema dell’emendamento l’incentivo resterebbe in vigore anche per il 2021 ma con sconto dimezzato per un massimo di 2.000 euro e per l’acquisto di veicoli Euro 6 con emissioni di anidride carbonica tra i 61 e i 95 grammi per chilometro. Di 1.000 euro senza rottamazione.

Addirittura, l’emendamento prevede anche un vantaggio per l’acquisto di auto usate almeno Euro 5, rottamando un veicolo Euro 0, 1, 2 e 3. Non un bonus, ma l’esenzione dal pagamento degli oneri fiscali sul trasferimento di proprietà per chi compra usato. Per le elettriche e le elettrificate (con emissioni di CO2 fino a 60 grammi per chilometro) rimarrebbe lo stanziamento di ulteriori 200 milioni rispetto ai 70 già stabiliti per il 2020, più altri 50 per il 2021.

Contrari i 5 stelle

A dare speranza solo il no secco arrivato due giorni fa dai deputati grillini in Commissione Ambiente, Trasporti e Attività produttive. “Secondo un sondaggio,  il 37% degli italiani – hanno detto i parlamentari M5s – vuole che si punti sulla mobilità sostenibile“. Incentivare le “auto più inquinanti” sarebbe “anacronistico” e “in controtendenza rispetto alle scelte, già adottate da alcune città, di vietare la circolazione di autovetture alimentate con combustibili fossili a partire dal 2024”. I deputati pentastellati ritengono “indispensabile” puntare sulla “decarbonizzazione e sul ricorso alle tecnologie meno inquinanti”. E quindi non vogliono “disperdere energie e risorse nel sostegno a tecnologie che ci farebbero tornare pericolosamente al passato“.  Di contro all’emendamento presentato dal Pd per arricchire il menù degli incentivi con quelli per l’acquisto di auto; i pentastellati hanno fatto altrettanto per aumentare i fondi per il bonus bici, altrimenti largamente insufficienti. Le proposte di modifica al momento solo nel complesso circa 10 mila. Un pasticcio che tira in ballo tutto, e mantiene il governo diviso anche su questioni altrove considerate determinanti. Anche da Paesi che, come il nostro, fondano il proprio Pil sull’industria dell’auto: come la Germania.

Intanto la Germania dice uno storico e secco no

La Germania invece ha appena confermato un piano a favore della sola mobilità sostenibile, con un grande piano di incentivi alla mobilità green. Il maxi-pacchetto di stimoli da 130 miliardi concordato mercoledì sera tra i due partner del Governo tedesco (Cdu e Spd) contiene una storica spinta allo sviluppo delle auto elettriche e lascia completamente fuori i veicoli alimentati a benzina e diesel. Inoltre penalizza i Suv, con un’imposta commisurata alle emissioni di CO2. Il provvedimento varato ieri raddoppia da 3 a 6mila euro il contributo federale all’acquisto di veicoli elettrici puri (BEV) o ibridi plug-in (PHEV) con un prezzo di listino fino a 40mila euro. Sono escluse addirittura anche le vetture ibride non alla spina, oltre a quelle a combustione interna. Se a questi contributi si aggiungono i 3mila euro messi a disposizione dalle case automobilistiche, si arriva a uno sconto di 9mila euro, che porta il prezzo di un’auto alla spina a livelli competitivi con molte rivali tradizionali: una rivoluzione, una scelta coraggiosa e lungimirante.

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Esame di maturità 2020: «una pagliacciata», ragazzi impreparati e smarriti

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 08:00

Nonostante le polemiche, l’esame di maturità si farà, anche quest’anno. Sarà anomalo, come lo sono stati gli ultimi mesi di scuola, per gli studenti non si concluderà con un viaggio in compagnia degli amici di sempre e per gli insegnanti non ci saranno prove scritte da correggere. Mancherà probabilmente anche quella magia solenne che accompagna ogni fine ciclo e non ci si potrà abbracciare in classe l’ultima volta. Dal 17 giugno in poi commissioni di tutta Italia si riuniranno a distanza di sicurezza per valutare 5 ragazzi alla volta, anche se durante questi mesi non se la sono passata proprio bene.

Il punto di vista di una studente

Francesca, 19 anni, frequenta l’ultimo anno al Rebora, Liceo delle Scienze Umane a Rho, in provincia di Milano: «questo esame sembra una pagliacciata, i professori non ci possono passare niente e sinora abbiamo fatto meno della metà di quanto avremmo dovuto». Più di tutto però a Francesca, come a tutti i suoi coetanei, dispiace «aver perso l’ultimo anno, oltre che parte del programma. Sai, dopo 5 anni stringi un legame con i compagni e anche con i professori, si soffre per l’ansia della verifica, si condividono le emozioni. Quest’anno non ce lo darà indietro nessuno».

Ciò che colpisce nel sentir parlare i giovani maturandi in questi giorni di tensione e attesa è il senso di smarrimento, un misto di sopraffazione degli eventi, impotenza e dispiacere. Come nella lettera indirizzata alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, da parte della Consulta provinciale degli studenti di Messina: “la mancanza di linee guida precise, ha contribuito alla confusione nell’organizzazione scolastica e ha lasciato spazio all’arbitrarietà di docenti e discenti, che hanno provato ad andare avanti, nonostante il senso di abbandono, dimostrando un grande sentimento di unità e civiltà”.

Secondo l’ordinanza ministeriale n. 10 del 16 maggio la prova dell’esame di Stato è stata divisa in tre momenti differenti: la discussione di un elaborato condiviso dai docenti, l’analisi del testo di letteratura italiana e il commento e la trattazione di materiali preparati dalla commissione che si colleghino alle altre materie, ad esempio una foto o un articolo di giornale. Una formula d’esame che ha l’obiettivo di sostituire e sopperire alla mancanza delle prove scritte.

Il punto di vista di una insegnante

Studenti e docenti non sono particolarmente d’accordo con la Ministra Azzolina, la raccolta firme per eliminare la prova ha raggiunto sinora quota 60mila adesioni. Si moltiplicano i comitati, gli appelli, gli interventi pubblici contro le modalità predisposte dal Ministero e arrivate molto tardi, a solo un mese dall’inizio degli esami. Tina, docente di letteratura italiana e storia all’IISS Giulio Cesare di Bari, sostiene infatti che «a questo punto l’esame di Stato avrebbero dovuto eliminarlo del tutto e lasciare la valutazione finale ai crediti formativi e quindi sulla base del lavoro che il ragazzo ha fatto in presenza. Purtroppo rispetto alle altre classi le quinte hanno avuto un rallentamento e sono rimaste molto indietro, si sono perse sui passaggi fondamentali del programma».

L’impegno degli insegnanti a tenere vivo il rapporto con gli alunni in questi mesi è stato notevole, nonostante tutte le difficoltà del caso, a partire dai problemi tecnici legati a connessioni e ai device mancanti. Dal Miur sappiamo che sinora «sono 205 mila i dispositivi acquistati e 115 mila gli studenti ai quali è stata fornita la connettività». Ma ci sono stati anche problemi legati all’attenzione, all’interesse e alla serietà dei ragazzi, soprattutto dei più grandi, durante i momenti di didattica a distanza. Prosegue Francesca: «i professori all’inizio ci interrogavano, poi hanno smesso e continuato solo con le lezioni. Chiaramente con videocamera e microfono spenti è facile perdere il filo e se l’argomento non interessa fai un po’ i cavoli tuoi. Ci hanno fatto fare delle verifiche a un certo punto, ma è ovvio che stando a casa tendenzialmente si copia».

Anche dal punto di vista dei docenti non è stato semplice, continua Tina: «la difficoltà è capire se hanno capito, se ti stanno seguendo. Non puoi guardarli negli occhi, perdi il contatto con loro. Poi non sai cosa fanno nel frattempo, spengono la videocamera durante la lezione, o la connessione cade. Così non si possono affrontare temi che richiedono maggiore attenzione come l’analisi del testo, che ha bisogno del corpo, la lettura della poesia e la sua comprensione non si possono affrontare in video».

È contro questa discontinuità nella didattica che sono scesi in piazza il 23 maggio genitori di tutta Italia insieme ai precari: “La scuola deve ripartire in presenza, continuità e sicurezza. Su questo vanno concentrati gli investimenti. Se oggi il distanziamento è la misura di prevenzione più efficace, allora ci vogliono più scuole, più spazi consegnati a studenti e docenti anche per l’educazione all’aperto, più insegnanti e personale Ata” affermano i promotori del Comitato Priorità alla Scuola, sostenuti anche da altre organizzazioni come Non Una Di Meno.

Ma ormai l’anno è andato e questa maturità 2020 si svolgerà in sicurezza e in presenza. Da settembre tuttavia, torneranno in classe, con la mascherina, gli alunni solo fino alla terza media. Per le scuole superiori di secondo grado si continuerà con la didattica online, almeno finché dovremo convivere con il virus. Eppure, «la scuola ha perso moltissimo in questi anni, tagli di risorse e di ore. Al professore oggi è rimasto solo il rapporto con l’alunno, si basa tutto sulle nostre capacità di comunicare con gli studenti e a questo punto è un rapporto irrinunciabile», conclude Tina.

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Voliamo basso: 3 miliardi (ancora) per Alitalia e solo la metà alla scuola

Svolta caso Maddie 13 anni dopo | Floyd «Ucciso da pandemia di razzismo | Estate: costa il 20% in più

People For Planet - Ven, 06/05/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Casapound, nella sede sequestrata risultano residenti 8 dipendenti di Comune, Regione e ministero del Tesoro (in ‘emergenza abitativa’);

Leggo: Reddito di emergenza fino a 840 euro al mese, la domanda va fatta entro il 30 giugno;

Tgcom24: 31 ANNI DOPO – Hong Kong, a migliaia in piazza: scontri e arresti durante la veglia per Tienanmen;

Il Messaggero: Addio a Floyd, folla a Minneapolis «Ucciso da pandemia di razzismo» Sindaco in lacrime davanti alla bara. «George Floyd, l’uccisione una messa in scena contro Trump»: post choc della repubblicana Cynthia Brehm Foto Cina riammette voli dagli Usa, ma fissa quote di sicurezza anti Covid sui passeggeri;

Il Manifesto: Proteste, i generali contro Trump. Oltre 10mila arresti;

Corriere della Sera: Il pedofilo con 17 condanne “tradito” da un amico. «È stato lui a uccidere Maddie» Il passaporto perso e l’arresto a Milano;

Il Giornale: Libia, l’Italia viene fatta fuori. Ma ecco che cosa rischiamo. La guerra in Libia è un gioco tra Putin ed Erdogan, con altre potenze coinvolte. E l’Italia adesso può perdere tutto;

Il Sole 24 Ore: La Bce potenzia il Qe pandemico con altri 600 miliardi e lo proroga di almeno 6 mesi – Mes, prestito a costo “negativo” per il contribuente;

Il Mattino: Turismo, caccia agli affitti: richiesta di case +200% rispetto al 2019: come farlo. Estate, scatta il caro vacanze: traghetti, aerei e case costano il 20% in più. Napoli, il business del post coronavirus: 9 euro per la pizza a casa, è tempo di rincari;

La Repubblica: Il rientro a settembre, Azzolina: “Niente doppi turni, barriere di plexiglass dentro le aule”;

Prima gli altri: ecco i 57 eroi comuni premiati da Mattarella

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 21:00

Nella giornata del 2 giugno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di 57 cittadini che durante l’emergenza Covid-19 si sono particolarmente distinti per l’aiuto che hanno dato alla comunità. Chi ha percorso 1.000 km gratis per portare una bambina all’ospedale, chi ha rinunciato allo stipendio. Sono rider, taxisti, anestesisti, biker, ricercatori, rugbysti, diversissimi per età, professione, nazionalità.

Non c’è fase 2, 3, 4 e 5 senza persone come loro, perciò è bene annotarsi i loro nomi

Annalisa Malara e Laura Ricevuti, rispettivamente, anestesista di Lodi e medico del reparto medicina di Codogno, sono le prime ad aver curato il paziente 1 italiano.

Maurizio Cecconi, professore di anestesia e cure intensive all’Università Humanitas di Milano, è stato definito da Jama (il giornale dei medici americani) uno dei tre eroi mondiali della pandemia.

Mariateresa Gallea, Paolo Simonato, Luca Sostini sono i tre medici di famiglia di Padova che volontariamente si sono recati in piena zona rossa per sostituire i colleghi di Vo’ Euganeo messi in quarantena.

Don Fabio Stevenazzi del direttivo della Comunità pastorale San Cristoforo di Gallarate (VA) è tornato a fare il medico presso l’Ospedale di Busto Arsizio.

Fabiano Di Marco, primario di pneumologia all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha raccontato la tragica situazione della città e dell’ospedale.

Monica Bettoni, ex senatrice e Sottosegretaria alla Sanità, medico in pensione, ha deciso di tornare in corsia a Parma.

Elena Pagliarini è l’infermiera di Cremona ritratta nella foto diventata simbolo dell’emergenza coronavirus. Positiva, è guarita.

Marina Vanzetta, operatrice del 118 di Verona, ha soccorso una anziana donna e le è stata accanto fino alla morte.

Giovanni Moresi, autista soccorritore di Piacenza Soccorso 118, ha offerto una  testimonianza del ruolo degli autisti soccorritori del 118.

Beniamino Laterza, impiegato presso l’Istituto di vigilanza “Vis Spa” e presta servizio nell’ospedale Moscati di Taranto, presidio Covid.

Del team presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma – struttura di eccellenza della sanità pubblica fanno parte:
Maria Rosaria Capobianchi, a capo del team che ha contribuito a isolare il virus;
Concetta Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti; Francesca Colavita, Fabrizio Carletti, Antonino Di Caro, Licia Bordi, Eleonora Lalle, Daniele Lapa, Giulia Matusali, biologi.

Nel team di ricerca dell’ospedale Sacco e dell’Università degli Studi di Milano, poli di eccellenza nell’ambito del sistema sanitario e di ricerca nazionale:
Claudia Balotta a capo del team, ora in pensione. Nel 2003 aveva isolato il virus della Sars;
Gianguglielmo Zehender, professore associato;
Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna, Alessia Lai, Maciej Stanislaw Tarkowski ricercatori.

Ettore Cannabona, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Altavilla Milicia (Palermo), ha devoluto in beneficenza l’intero stipendio mensile.

Bruno Crosato in rappresentanza degli Alpini della Protezione civile del Veneto che hanno ripristinato in tempi record 5 ospedali dismessi della regione.

Mata Maxime Esuite Mbandà, giocatore per le Zebre Rugby Club e per la nazionale italiana, volontario sulle ambulanze per l’Associazione Seirs Croce Gialla di Parma.

Marco Buono e Yvette Batantu Yanzege della Croce Rossa Riccione hanno risposto all’appello della Lombardia che chiedeva aiuto a medici e personale con ambulanze.

Renato Favero e Cristian Fracassi, il medico che ha avuto l’idea di adattare una maschera da snorkeling a scopi sanitari e l’ingegnere che l’ha realizzata.

Concetta D’Isanto, addetta alle pulizie in un ospedale milanese. Fa parte di quella schiera di lavoratori che ha permesso alle strutture sanitarie di andare avanti nel corso dell’emergenza.

Giuseppe Maestri, farmacista a Codogno, ogni giorno ha percorso cento km per recarsi in piena zona rossa.

Rosa Maria Lucchetti, cassiera all’Ipercoop Mirafiore di Pesaro, ha lasciato una  lettera agli operatori 118 donando loro anche tre tessere prepagate di 250 euro.

Ambrogio Iacono, docente presso l’istituto professionale alberghiero Talete di Ischia. Positivo, ricoverato al Rizzoli di Lacco Ameno, ha continuato a insegnare a distanza nei giorni di degenza.

Daniela Lo Verde, preside dell’istituto “Giovanni Falcone” del quartiere Zen di Palermo, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per regalare la spesa alimentare ad alcune famiglie in difficoltà. Suo l’appello per recuperare pc e tablet per consentire ai suoi allievi di seguire le lezioni a distanza.

Cristina Avancini, l’insegnante di Vicenza che nonostante il contratto scaduto non ha interrotto le video-lezioni con i suoi studenti.

Alessandro Santoianni e Francesca Leschiutta, direttore della casa di riposo della Parrocchia di San Vito al Tagliamento (PN) e coordinatrice infermieristica che, insieme agli altri dipendenti, sono rimasti a vivere nella struttura per proteggere gli anziani ospiti.  

Pietro Terragni, imprenditore di Bellusco (Monza e Brianza), in seguito alla morte di un dipendente, Erminio Misani, che lasciava la moglie e tre figli, ha assunto la moglie Michela Arlati.

Riccardo Emanuele Tiritiello, studente dell’istituto Paolo Frisi di Milano. Con il padre e il nonno hanno cucinato gratuitamente per i medici e gli infermieri dell’ospedale Sacco.

Francesco Pepe, quando ha dovuto chiudere il suo ristorante a Caiazzo di Caserta ha preparato pizze e biscotti per i poveri e gli anziani in difficoltà, organizzando una raccolta fondi per l’ospedale di Caserta.

Irene Coppola ha realizzato, a sue spese, migliaia di mascherine. Ha aiutato una associazione per sordi inventando una mascherina trasparente per leggere il labiale.

Alessandro Bellantoni  con il proprio taxi  ha fatto una corsa gratis di 1.300 km per portare da Vibo Valentia all’ospedale Bambin Gesù di Roma una bambina di tre anni  per un controllo oncologico.

Mahmoud Lufti Ghuniem, in Italia dal 2012, fa il rider. Si è presentato alla Croce Rossa di Torino con uno stock di mille mascherine acquistate di tasca sua.

Daniele La Spina in rappresentanza dei giovani di Grugliasco al servizio della città di Torino che hanno portato prodotti di prima necessità a chi ne ha bisogno, in particolare agli anziani soli.  

Giacomo Pigni, volontario dell’Auser Ticino-Olona ha coinvolto una ventina di studenti che hanno iniziato a fare chiamate di ascolto per dare compagnia alle persone sole.

Pietro Floreno, malato da oltre dieci anni di Sla ha comunicato di voler mettere a disposizione della ASL, per i malati di coronavirus, il suo ventilatore polmonare di riserva.

Maurizio Magli, in rappresentanza dei 30 operai della Tenaris di Dalmine che, quando è arrivata la commessa per la produzione di 5mila bombole nel minor tempo possibile, hanno volontariamente continuato a lavorare.

Greta Stella, fotografa professionista, volontaria presso la Croce Rossa di Loano (Savona), ha realizzato un racconto fotografico dell’attività quotidiana dei volontari.

Giorgia Depaoli, cooperante internazionale e si dedica in particolare alla difesa dei diritti delle donne. Ha subito dato la sua disponibilità alla piattaforma “Trento si aiuta” .

Carlo Olmo, ha contribuito nel rifornire gratuitamente Comuni e strutture sanitarie del Piemonte di mascherine, guanti, camici.

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“Non ha senso proprio gnente se nun puoi stare con la gente”

Ventisei anni senza Massimo Troisi

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 18:32

L’attore, sceneggiatore e regista napoletano, che tanto ci ha fatto ridere e pensare, ci lasciava 26 anni fa, a soli 41 anni. Vogliamo ricordarci di lui con la celebre scena tratta dal film “Non ci resta che piangere”, con Roberto Benigni, molto in tema in tempi di chiusure di confini e Regioni…

Fonte: Youtube

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Morte di George Floyd: adesso l’accusa per gli agenti è “omicidio volontario”

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 18:00

La mobilitazione in corso negli Usa sembra dare i suoi primi frutti.

Il procuratore che indaga sulla morte di George Floyd a Minneapolis mercoledì ha riclassificato i fatti come omicidio intenzionale, accusando di “omicidio non premeditato” Derek Chauvin, l’ufficiale di polizia che ha soffocato Floyd, aiutato dagli altri tre agenti presenti, come chiedevano centinaia di migliaia di manifestanti americani al grido di “No Justice No Peace”.

Il poliziotto rischia 40 anni di carcere

L’agente Derek Chauvin, licenziato dalla polizia come i suoi tre colleghi, rischia quindi una pena massima di 40 anni di reclusione, secondo l’accusa dei giudici.

La famiglia della vittima morta il 25 maggio ha accolto con favore l’aggravamento dell’accusa, in una dichiarazione inviata dal suo avvocato, Ben Crump: “Questo è un passo importante sulla strada della giustizia”, ha commentato. “Siamo grati per questo importante sviluppo prima che il corpo di George Floyd sia sepolto”, ha aggiunto la famiglia, riferendosi al funerale della vittima previsto per la prossima settimana. Inizialmente, solo Derek Chauvin era stato accusato per “omicidio colposo”, provocando indignazione diffusa nel paese.

L’aggravamento dell’accusa nei confronti dell’ufficiale di polizia è un fatto eccezionale se raffrontato ad altri casi analoghi avvenuti in passato, dove i poliziotti sono stati chiamati alla sbarra con accuse molto più lievi o addirittura prosciolti prima del giudizio

Indagati per complicità in omicidio gli altri poliziotti

Il procuratore Keith Ellison, in rappresentanza delle autorità statali del Minnesota, ha anche aumentato la cauzione di rilascio a $ 1 milione. I  tre ex colleghi Tou Thao, Alexander Kueng e Thomas Lane  sono accusati di avere aiutato Chauvin nel soffocamento di Floyd che era stata ammanettato e implorava i poliziotti ripetendo più e più volte “I Can’t Breathe”, mentre Derek Chauvin applicava con il ginocchio una pressione fatale sul collo della vittima.

L’avvocato Ben Crump ha chiesto al procuratore Ellison, a cui è stato affidato questo caso esplosivo domenica, di andare ancora più avanti nella sua accusa e di considerare l’omicidio di George Floyd come premeditato.

Mattis, ex-ministro della difesa di Trump: “Il presidente divide il paese”

Dopo le prese di posizione molto dure, tra gli altri di Biden e Ocasio-Cortez in campo democratico, arrivano le prese di distanza dal presidente Usa anche dal campo repubblicano.

Jim Mattis, ex ministro della difesa di Donald Trump, è uscito dal suo riserbo accusando pubblicamente il presidente degli Stati Uniti di voler “dividere” il paese, scosso da un movimento di rabbia storica dopo la morte di George Floyd. “Nella mia vita, Donald Trump è il primo presidente che non cerca di riunire gli americani, che non finge nemmeno di provarci“, ha scritto l’ex 69enne marine in un dichiarazione pubblicata online dal giornale Atlantic e da altri media americani.

“Invece sta cercando di dividerci”, ha aggiunto l’ex soldato, molto rispettato negli Usa, che finora aveva detto che preferiva non commentare il comportamento del presidente. Questa volta ai suoi occhi Trump ha superato il segno: “Paghiamo le conseguenze di tre anni senza un adulto in carica ha detto, accusando il presidente di comportarsi in modo pericolosamente infantile.

La risposta di Trump: “Il generale è un cane pazzo”

Trump ha immediatamente risposto su Twitter, definendo Mattis “il generale più sopravvalutato del mondo” e “un cane pazzo”. “Sono contento che se ne sia andato dal governo!”, ha insistito Trump.

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Sigarette e Covid-19: durante il lockdown c’è chi smette e chi aumenta il numero di “bionde” fumate

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 15:30

C’è chi ha smesso, anche per paura di reazioni peggiori del proprio organismo nel caso di infezione da Covid 19, e chi, invece, ha aumentato il numero di sigarette fumate quotidianamente. Si può sintetizzare in due scenari molto diversi tra loro, praticamente opposti, il rapporto tra consumo di sigarette ed epidemia da Covid-19. Se infatti da una parte durante il lockdown sono diminuiti i fumatori, dall’altra molti di quelli con il vizio delle bionde hanno invece aumentato il numero di sigarette fumate.

I dati arrivano da un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Università Vita-Salute S. Raffaele, l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete Oncologica (ISPRO) e la Doxa, da cui emerge anche che nel periodo della quarantena sono aumentati i consumatori di tabacco riscaldato e sigaretta elettronica, ed è risultato alto anche il numero di chi li ha provati per la prima volta proprio durante questo periodo.

L’indagine è stata effettuata nel mese di aprile 2020 con l’obiettivo di cogliere gli effetti del lockdown sulle abitudini al fumo degli italiani mediante la compilazione anonima di un questionario online. “I dati raccolti – afferma Roberta Pacifici, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell’Iss – ci dicono che il fumatore fortemente motivato ce la può fare a smettere e che situazioni di particolari emergenza sanitaria possono diventare una grande opportunità di salute”.

C’è chi ha smesso di fumare…

Dai dati raccolti è emerso che durante il lockdown la percentuale dei fumatori in Italia è passata dal 23,3% al 21,9%, ovvero 1,4 punti percentuali in meno che corrispondono a una stima di circa 630 mila fumatori in meno (circa 334 mila uomini e 295 mila donne). Rispetto alle fasce d’età hanno cessato il consumo di sigarette circa 206 mila giovani tra 18-34 anni, 270 mila tra 35 e 54 anni e circa 150 mila tra 55 e 74 anni. Inoltre un altro 3,5% della popolazione pur non cessando completamente il consumo dei prodotti del tabacco ha diminuito la quantità consumata.

…e chi ha aumentato il consumo di sigarette

C’è anche però chi ha iniziato a fumare e chi ha aumentato il numero di sigarette quotidiane: il 9% della popolazione, la cui stima è di circa 3,9 milioni di persone (l’8,55% ha aumentato il numero di sigarette fumate al giorno e 218 mila persone sono diventate nuovi fumatori). Il consumo medio di sigarette al giorno è passato da 10,9 a 12,7, ovvero quasi due sigarette in più quotidiane.

L’aumento è soprattutto femminile

Da mettere in evidenza, spiegano dall’Iss, che è particolarmente alta la percentuale di incremento delle sigarette consumate al giorno dalle donne, pari al 15,2%, rispetto al 3,6% riscontrato negli uomini.

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I nuovi Cavalieri del Lavoro sono gli eroi della pandemia

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 14:17

“I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali”, si legge nel sito del Quirinale. Sono 57 persone di varie provenienze geografiche, diversi ruoli e professioni.

Tra di loro c’è Elena Pagliarini, l’infermiera di Cremona ritratta nella foto diventata simbolo dell’emergenza Coronavirus quando è crollata dopo un turno massacrante in terapia intensiva addormentandosi sulla tastiera del computer. Positiva, è guarita.

Ci sembra giusto ricordarli anche qui, direttamente dal sito del Quirinale ecco i nomi:

Annalisa Malara e Laura Ricevuti, rispettivamente, anestesista di Lodi e medico del reparto medicina di Codogno, sono le prime ad aver curato il paziente 1 italiano.

Maurizio Cecconi, professore di anestesia e cure intensive all’Università Humanitas di Milano, è stato definito da Jama (il giornale dei medici americani) uno dei tre eroi mondiali della pandemia.

Mariateresa Gallea, Paolo Simonato, Luca Sostini sono i tre medici di famiglia di Padova che volontariamente si sono recati in piena zona rossa per sostituire i colleghi di Vo’ Euganeo messi in quarantena.

Don Fabio Stevenazzi del direttivo della Comunità pastorale San Cristoforo di Gallarate (VA) è tornato a fare il medico presso l’Ospedale di Busto Arsizio.

Fabiano Di Marcoprimario di pneumologia all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha raccontato la tragica situazione della città e dell’ospedale.

Monica Bettoni, ex senatrice e Sottosegretaria alla Sanità, medico in pensione, ha deciso di tornare in corsia a Parma.

Marina Vanzetta, operatrice del 118 di Verona, ha soccorso una anziana donna e le è stata accanto fino alla morte.

Giovanni Moresi, autista soccorritore di Piacenza Soccorso 118, ha offerto una testimonianza del ruolo degli autisti soccorritori del 118.

Beniamino Laterza, impiegato presso l’Istituto di vigilanza “Vis Spa” e presta servizio nell’ospedale Moscati di Taranto, presidio Covid.

Del team presso l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma – struttura di eccellenza della sanità pubblica fanno parte:
Maria Rosaria Capobianchi, a capo del team che ha contribuito a isolare il virus.
Concetta Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti.
Francesca Colavita, Fabrizio Carletti, Antonino Di Caro, Licia Bordi, Eleonora Lalle, Daniele Lapa, Giulia Matusali, biologi

Nel team di ricerca dell’ospedale Sacco e dell’Università degli Studi di Milanopoli di eccellenza nell’ambito del sistema sanitario e di ricerca nazionale:
Claudia Balotta a capo del team, ora in pensione. Nel 2003 aveva isolato il virus della Sars.
Gianguglielmo Zehender,  professore associato.
Arianna Gabrieli, Annalisa Bergna, Alessia Lai, Maciej Stanislaw Tarkowski ricercatori.

Ettore Cannabona, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Altavilla Milicia (Palermo), ha devoluto in beneficenza l’intero stipendio mensile.

Bruno Crosato in rappresentanza degli Alpini della Protezione civile del Veneto che hanno ripristinato in tempi record 5 ospedali dismessi della regione.

Mata Maxime Esuite Mbandà, giocatore per le Zebre Rugby Club e per la nazionale italiana, volontario sulle ambulanze per l’Associazione Seirs Croce Gialla di Parma.

Marco Buono e Yvette Batantu Yanzege della Croce Rossa Riccione hanno risposto all’appello della Lombardia che chiedeva aiuto a medici e personale con ambulanze.

Renato Favero e Cristian Fracassi, il medico che ha avuto l’idea di adattare una maschera da snorkeling a scopi sanitari e l’ingegnere che l’ha realizzata.

Concetta D’Isanto, addetta alle pulizie in un ospedale milanese. Fa parte di quella schiera di lavoratori che ha permesso alle strutture sanitarie di andare avanti nel corso dell’emergenza.

Giuseppe Maestrifarmacista a Codogno, ogni giorno ha percorso cento km per recarsi in piena zona rossa.

Rosa Maria Lucchetti, cassiera all’Ipercoop Mirafiore di Pesaro, ha lasciato una  lettera agli operatori 118 donando loro anche tre tessere prepagate di 250 euro.

Ambrogio Iaconodocente presso l’istituto professionale alberghiero Talete di Ischia. Positivo, ricoverato al Rizzoli di Lacco Ameno, ha continuato a insegnare a distanza nei giorni di degenza.

Daniela Lo Verde, preside dell’istituto “Giovanni Falcone” del quartiere Zen di Palermo, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per regalare la spesa alimentare ad alcune famiglie in difficoltà.  Suo l’appello  per recuperare pc e tablet per consentire ai suoi allievi di seguire le lezioni a distanza.

Cristina Avancini, l’insegnante di Vicenza che nonostante il contratto scaduto non ha interrotto le video-lezioni con i suoi studenti.

Alessandro Santoianni e Francesca Leschiutta, direttore della casa di riposo della Parrocchia di San Vito al Tagliamento (PN) e coordinatrice infermieristica che, insieme agli altri dipendenti, sono rimasti a vivere nella struttura per proteggere gli anziani ospiti.

Pietro Terragni, imprenditore di Bellusco (Monza e Brianza), in seguito alla morte di un dipendente, Erminio Misani, che lasciava la moglie e tre figli, ha assunto la moglie Michela Arlati.

Riccardo Emanuele Tiritiello, studente dell’istituto Paolo Frisi di Milano. Con il padre e il nonno hanno cucinato gratuitamente per i medici e gli infermieri dell’ospedale Sacco.

Francesco Pepe, quando ha dovuto chiudere il suo ristorante a Caiazzo di Caserta ha preparato pizze e biscotti per i poveri e gli anziani in difficoltà, organizzando una raccolta fondi per l’ospedale di Caserta.

Irene Coppola ha realizzato, a sue spese, migliaia di mascherine. Ha aiutato una associazione per sordi inventando una mascherina trasparente per leggere il labiale.

Alessandro Bellantoni  con il proprio taxi  ha fatto una corsa gratis di 1.300 km per portare da Vibo Valentia all’ospedale Bambin Gesù di Roma una bambina di tre anni  per un controllo oncologico.

Mahmoud Lufti Ghuniem, in Italia dal 2012, fa il rider. Si è presentato alla Croce Rossa di Torino con uno stock di mille mascherine acquistate di tasca sua.

Daniele La Spina in rappresentanza dei giovani di Grugliasco al servizio della città di Torino che hanno portato prodotti di prima necessità a chi ne ha bisogno, in particolare agli anziani soli.  

Giacomo Pigni, volontario dell’Auser Ticino-Olona ha coinvolto una ventina di  studenti che hanno iniziato a fare chiamate di ascolto per dare compagnia alle persone sole.

Pietro Floreno, malato da oltre dieci anni di Sla ha comunicato di voler mettere a disposizione della ASL, per i malati di coronavirus, il suo ventilatore polmonare di riserva.

Maurizio Magli, in rappresentanza dei 30 operai della Tenaris di Dalmine che, quando è arrivata la commessa per la produzione di 5mila bombole nel minor tempo possibile, hanno volontariamente continuato a lavorare.

Greta Stella, fotografa professionista, volontaria presso la Croce Rossa di Loano (Savona), ha realizzato un racconto fotografico dell’attività quotidiana dei volontari.

Giorgia Depaolicooperante internazionale e si dedica in particolare alla difesa dei diritti delle donne. Ha subito dato la sua disponibilità alla piattaforma “Trento si aiuta” .

Carlo Olmo, ha contribuito nel rifornire gratuitamente Comuni e strutture sanitarie del Piemonte di mascherine, guanti, camici.

Maria Sara Feliciangeli, fondatrice dell’Associazione Angeli in Moto, insieme ai suoi amici motociclisti si è impegnata per consegnare i farmaci a domicilio alle persone con sclerosi multipla.

GRAZIE A TUTTI!

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Etiopia: massacrati 8 elefanti africani

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 12:30

La brama di sangue e di denaro è un’attitudine difficile da sradicare: così, nella notte tra il 31 maggio e il 1 giugno, ben 8 maestosi elefanti africani sono stati trovati morti non lontano dal Parco Nazionale di Mago, in Etiopia.

In un momento già complicato a causa della diffusione del coronavirus, gli sforzi messi in atto dalle associazioni animaliste per la conservazione della fauna selvatica e della natura si fanno sempre più difficili.

Gli elefanti si erano allontanati per abbeverarsi e sono stati brutalmente uccisi dai bracconieri che hanno estratto le loro zanne per il commercio illegale di avorio destinato al mercato asiatico. Attualmente, i colpevoli non sono stati identificati.

Specie a rischio estinzione

Questo massacro risulta ancora più tragico poiché gli elefanti africani, i più grossi mammiferi al mondo, sono una specie a rischio estinzione a causa della deforestazione e del bracconaggio illegale: secondo i dati del WWF, ogni anno vengono massacrati circa 20.000 elefanti africani:
Negli ultimi anni si è aggiunto un’ulteriore forma di bracconaggio, molto più devastante e organizzata, legata alle guerriglie e bande armate che utilizzano strumenti tecnologici e armi micidiali per sterminare gli elefanti e finanziare con la vendita dell’avorio le guerre locali.
La seconda minaccia è la deforestazione. Gran parte degli habitat degli elefanti si estende ancora al di fuori delle aree protette, ma il rapido aumento della popolazione umana e l’estensione dell’agricoltura rendono ogni anno più inagibili zone appartenute da sempre a questi splendidi mammiferi che ora sono in via di estinzione.”

Oggi l’Etiopia conta tra i 2.500 e i 3000 esemplari di elefanti africani, rispetto ai 10 mila elefanti presenti negli anni Settanta.

Per preservare l’esistenza di questi maestosi mammiferi e del loro habitat, il WWF si batte da anni “attraverso l’istituzione di nuove riserve, la severa applicazione delle leggi nazionali di protezione e il mantenimento di “corridoi” fra le foreste per facilitare le migrazioni.”

Salviamo gli animali, salvaguardiamo il Pianeta.

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Petrolio nell’Artico, emergenza storica

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 10:20

Stato d’emergenza a seguito della fuoriuscita di oltre 20mila tonnellate di combustibile diesel e lubrificanti in un fiume della Siberia, dopo la rottura di una cisterna di un impianto del gigante dei metalli Norilsk Nickel, fortemente criticata da Vladimir Putin per aver cercato di nascondere l’accaduto.

Una catastrofe storica

La perdita si è infatti verificata lo scorso 29 maggio vicino a Norilsk, oltre il Circolo Polare Artico. Si tratta del secondo più grave incidente del genere nella storia della Russia moderna, in termini di volume di sostanze tossiche fuoriuscite, come ha spiegato Aleksei Knizhnikov, del Wwf russo. Un livello di gravità facilmente comprensibile se si pensa che questa catastrofe è seconda solo alla perdita di petrolio che proseguì per mesi interi nel 1994, nella regione di Komi.

La rabbia di Putin

A quanto si apprende Putin ha fatto avere le sue rimostranze al capo della controllata di Norilsk Nickel che gestisce la centrale, la Ntek appunto. “Devo venire a sapere di situazioni d’emergenza dai social media?”, avrebbe detto il leader russo in teleconferenza. Il ministro delle Emergenze, Evgeny Zinichev, sta raggiungendo il luogo dell’incidente mentre il Comitato investigativo ha annunciato l’apertura di un’inchiesta e ha già posto agli arresti un impiegato della centrale elettrica.

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Geranio (l’antizanzare naturale), come coltivarlo e fare talee

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 10:00

Tra i molti rimedi naturali che possiamo mettere in pratica per tenere lontane le zanzare, le piante del geranio, sono sicuramente uno dei metodi migliori!

Facile da reperire e da coltivare, la pianta del geranio è conosciuta più per le sue qualità decorative, grazie alle generose fioriture che arrivano tra i mesi di maggio e ottobre. Ma forse non tutti sanno che, tra le specie di geranio, il Pelargonium odoratissimum, conosciuto anche come geranio odoroso, ha la caratteristica di emanare dalle sue foglie un profumo pungente di limone e citronella, potente repellente naturale contro le zanzare e i moscerini.

Dal canale YouTube Portale del Verde ecco come realizzare delle talee da una pianta madre e come prendersi cura di questa pianta.

Fonte: Portale del Verde

I mesi di marzo e aprile sono i più indicati per compiere la taleazione, ma si può procedere anche in quelli estivi.

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Covid-19, Oms riavvia sperimentazioni sull’idrossiclorochina

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 09:45

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dato nuovamente il via alle sperimentazioni cliniche sull’idrossiclorochina come potenziale trattamento contro l’infezione Covid-19 causata dal nuovo coronavirus Sars-Cov-2. La decisione arriva dopo che L’Executive group del programma di sperimentazione Solidarity trial, in rappresentanza di 10 paesi partecipanti al trial sperimentale, ha stabilito che “non ci sono evidenze sui dati relativi alla mortalità che giustifichino modifiche al protocollo originale del trial”.

La sospensione del trial

La corsa all’individuazione di uno o più farmaci già esistenti realizzati per la cura di altre patologie che siano in grado di trattare anche il Covid-19 è iniziata ormai diverse settimane fa, con l’obiettivo di trovare, nel più breve tempo possibile, una o più sostanze che possano risultare d’aiuto nella cura dell’infezione. Così sono partite alcune sperimentazioni e tra queste quella che prevede la somministrazione dell’idrossiclorochina, un farmaco antimalarico facente parte dei farmaci antireumatici e utilizzato nella terapia, oltre che della malaria, anche di malattie autoimmunitarie come l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico.

Il 25 maggio, però, l’Organizzazione mondiale della sanità ha sospeso i test sull’idrossiclorochina e sulla clorochina (altro farmaco antimalarico) nei pazienti Covid-19 per problemi di sicurezza: la decisione è arrivata in seguito alla pubblicazione di uno studio su Lancet che aveva messo in evidenza un tasso di mortalità più elevato tra i pazienti Covid-19 in trattamento con questi due medicinali. “L’Executive group del programma di sperimentazione Solidarity trial, in rappresentanza di 10 paesi partecipanti – ha spiegato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus – ha disposto una sospensione temporanea dei trial con questi due farmaci, decidendo di avviare una revisione critica su tutti i dati disponibili sulla sicurezza di questi trattamenti per valutare adeguatamente potenziali danni e benefici“. Di conseguenza, alla luce della decisione dell’Oms anche l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sospeso i 5 studi attivi per la sperimentazione di clorochina e idrossiclorochina.

Ieri la marcia indietro

Ieri la marcia indietro da parte dell’Oms che ha optato per riprendere la sperimentazione sull’idrossiclorochina. La decisione è arrivata dopo che il comitato per la sicurezza e il monitoraggio dei dati del programma Solidarity trial ha concluso che non ci sono motivi per modificare il protocollo originale della sperimentazione. Quanto alla decisione relativa alla sospensione, ha spiegato ieri in conferenza stampa Ghebreyesus, era stata presa “a titolo precauzionale” durante la revisione dei dati sulla sicurezza.

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Se non riapriamo le scuole non andrà affatto tutto bene

People For Planet - Gio, 06/04/2020 - 08:00

Le scuole hanno le serrande abbassate, sono state aperte per qualche riunione tra gli insegnanti, per le pulizie, per consegnare i libri o quanto avessero lasciato i bambini. Le scuole materne e gli asili sono anch’essi chiusi, con i giardini vuoti, l’erba non calpestata, a volte alta. Tutto sta ripartendo, eccetto la scuola.

I danni dell’isolamento per i più giovani

Una batosta a livello psichico per tantissimi ragazzi e ragazze, bambini e bambine, forse peggiore che per gli adulti perché tuttora permane il loro isolamento. Isolamento che per loro significa perdita di energia creativa, di voglia di stare fisicamente con gli altri.
Bambini che non vogliono più uscire di casa neanche ora che potrebbero, ragazzi che non hanno più la sensazione di avere uno scopo o una possibilità nel mondo. E il trattamento che ha riservato la politica all’educazione, tra indecisione e ripensamenti, non li ha certo aiutati: il balletto sulla maturità, la didattica a distanza malgestita, l’incapacità di pianificare una riapertura seria delle scuole, ripensando gli spazi e le modalità.

Riapriamo tutto ma le scuole no

Perché i bambini e i ragazzi nella fascia 0-14 anni, quasi otto milioni di persone, dopo la fine del lockdown, in questa incertezza e assenza di programmazione sono stati letteralmente abbandonati, inesistenti.

Sì, è vero, dalle ultime disposizioni lo sport è di nuovo possibile, anche se solo a porte chiuse, e niente agonismo: allenamento puro. È vero che in piscina ci puoi andare anche se devi arrivare già vestito da nuoto e ti ricambierai a casa. Ed è vero anche che puoi tornare a giocare a basket ma il pallone lo devi portare tu e niente contrasti.

Anche i centri estivi apriranno, ma solo il prossimo 15 giugno, e nel frattempo è passato ancora un mese. Ogni Regione ha un suo percorso e avrà una sua determinazione, per ora non chiarite. Quindi centri estivi sì, possibili anche al chiuso, con modalità precauzionali, ma scuola no.

La scuola, che è insieme socialità, svago, attività fisica e naturalmente educazione. Educazione che, neppure in tutte le scuole né continuativamente, è stata portava avanti con la DAD, la didattica a distanza, che ha rivelato tutti i suoi limiti. Enormi limiti e sono d’accordo sempre più genitori e sempre più esperti pedagogisti che deve essere considerata per quello che è stata, ovvero una necessità, e non può essere una scelta per il futuro.

DAD solo per necessità, adesso pensiamo a riaprire

Ne è convinto anche il pedagogista Daniele Novara, il quale in un articolo sul Fatto Quotidiano dice: “Dobbiamo anche porci una domanda: quale didattica a distanza stiamo facendo? Se si tratta di fare videolezioni o incalzare gli alunni con i voti e le crocette è grottesco. Fare qualcosa di tradizionale in una scuola innovativa è impossibile. In questa fase bisogna dare degli stimoli agli alunni, non farli restare in ascolto davanti a uno schermo”.

E spiega meglio: “Non si può pretendere che un bambino o un ragazzo resti attento davanti allo schermo come in un’aula. Il videonozionismo è la morte di ogni pedagogia. Passare dalle lezioni frontali alle video lezione online è una tortura”.

Nei giorni passati è circolata la notizia che le intenzioni ministeriali potrebbero essere quelle di andare avanti con la didattica a distanza per tutto il 2020 e questo ha scatenato molte reazioni da parte di insegnanti, genitori e pedagogisti, che non vogliono assolutamente che questa situazione permanga oltre settembre. Lo stesso Novara ha lanciato un appello, una cosa molto semplice e fattibile in Italia grazie alle temperature miti e alla ampia disponibilità di spazi aperti: riaprire le scuole a giugno, come sta facendo l’Europa, almeno gli asili nido e le scuole dell’infanzia. È una stagione calda, si potrebbe misurare la temperatura ai bambini, dare le mascherine, lavorare a piccoli gruppi, anche con un tempo più limitato, usare gli spazi all’aperto, far lavare le mani, sanificare gli ambienti in assoluta sicurezza anche per le educatrici.

E allo stesso modo e con le stesse accortezze, perché non riaprire le scuole elementari e medie, con piccoli gruppi e in spazi aperti, con insegnanti a turno e gli accorgimenti necessari? E cercare di recuperare quanto perso, in termini di vita, gioia e ovviamente programma educativo, nei mesi di giugno e, perché no, anche luglio? E poi la sera a casa a fare i compiti come da consuetudine.

“L’alternativa alle scuole e all’istruzione è la depressione” continua Novara “e quindi mi permetto di dire che per educare ci vuole coraggio. Se non c’è coraggio c’è solo depressione, e iperaccudimento e stress dei poveri genitori che non ce la fanno più, sono stremati, ma specialmente, signori, se le scuole restano chiuse il nostro futuro rischia davvero la compromissione”.

La protesta di genitori, lo sciopero della DAD

In tante città sono iniziate forme di protesta per ottenere dal Ministero risposte certe e adeguate, una sorta di boicottaggio della DAD: la richiesta primaria è di avere certezza della riapertura delle scuole a settembre e sarebbe meglio riuscire ad aprirle anche prima. Non essendo pervenuto dal Governo nessun messaggio chiaro riguardo alla riapertura e siccome sarà necessario assumere disposizioni per farlo, pare impossibile che tali disposizioni si possano realizzare in poco tempo. E quindi la prospettiva del proseguimento della DAD si fa tangibile, e allora genitori stanchi e preoccupati per i loro figli, e anche insegnanti frustrati da questo modo innaturale di insegnare, hanno deciso di protestare con uno sciopero a distanza: non facendo collegare i bambini e ragazzi alle lezioni di didattica a distanza. Altri gruppi hanno scritto direttamente al Ministero o al presidente del Consiglio, le voci che si alzano aumentano.

Ogni gruppo organizzato, nelle varie città, al di là delle modalità di comunicazione e protesta scelte, ha una convinzione comune agli altri: la DAD non può andare avanti, se non c’è più la reale necessità, ele scuole devono riaprire in sicurezza.

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