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Vaccino nel 2021 | Duplicati i nuovi poveri | Volare, sarà un privilegio per ricchi?

People For Planet - Dom, 05/03/2020 - 06:25

Leggo: Vaccino, test sull’uomo allo Spallanzani: pronto nel 2021;

La Repubblica: Vietate le visite agli amici, Palazzo Chigi: “Non sono affetti stabili“. No agli spostamenti nelle seconde case. Ecco cosa si potrà fare dal 4 maggio · Il nuovo documento Dpcm;

Corriere della Sera:  Il nuovo decreto: bonus Inps a 1.000 euro, 1.200 euro per babysitter (e centri estivi) Incentivi per bici e monopattini: le misure;

Il Giornale: Botta sui pensionati all’estero. Adesso cambiano gli assegni;

Tgcom24: Caritas: sono raddoppiati i nuovi poveri | Sale richiesta di beni di prima necessità;

Il Mattino: Kim Jong un è vivo ma resta il mistero;

Il Messaggero: Grecia, terremoto a Creta di 6.6 con forte replica di 5.4: terrore sull’isola;

Il Manifesto: Voli a terra, pioggia di aiuti di stato alle compagnie aeree;

Il Sole 24 Ore: Fase 2 e trasporti locali: con meno passeggeri si rischia di moltiplicare le code – Volare dopo il virus sarà un privilegio per ricchi?;

Il Fatto Quotidiano: Francia, governo proroga stato d’emergenza e annuncia: “Non ci sarà app per la ripartenza”. Russia, record di contagi: 10mila in un giorno.

Covid-19: I dati mondiali al 2 maggio. Si conferma l’anomalia della Lombardia: letalità al 18,4%!

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 18:00
Le statistiche della Johns Hopkins University

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati, morti e ricoverati in tutti i paesi. Secondo i dati al 2 maggio sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia  è terza per numero di casi e seconda per numero di morti.

Complessivamente nel mondo si registrano 3.346.000 casi (534.000 in più rispetto a 7 giorni fa) e 239.000 morti (42.000 in più rispetto a 7 giorni fa).

Gli incrementi di casi e di morti a livello mondiale nell’ultima settimana sono sostanzialmente uguali alla settimana precedente. Al momento quindi non ci sono segnali di regressione del virus nel pianeta.

Negli Usa quasi 200.000 casi in più nell’ultima settimana

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 905.000  a 1.104.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 52.500 a 65.600.

New York City da sola conta ad oggi oltre 18.000 morti e, assieme alla Lombardia, rappresenta il principale focolaio del covid-19 nel mondo.

Braccio di ferro tra Trump e i governatori. Manifestanti armati nel Michigan

Nonostante questi numeri impressionanti, Trump continua la sua polemica contro i governatori di vari stati Usa che hanno ordinato il lockdown.

Esemplare il caso del Michigan, dove dei manifestanti, alcuni di loro armati, sono entrati nel Campidoglio locale di Lansing per chiedere alla governatrice di revocare le restrizioni imposte per arginare la pandemia di Covid 19. “Direttamente sopra di me, ci sono uomini con i fucili che ci urlano contro”, ha twittato la senatrice Dayna Polehanki.

Directly above me, men with rifles yelling at us. Some of my colleagues who own bullet proof vests are wearing them. I have never appreciated our Sergeants-at-Arms more than today. #mileg pic.twitter.com/voOZpPYWOs

— Senator Dayna Polehanki (@SenPolehanki) April 30, 2020

Questa la reazione di Trump “La governatrice del Michigan dovrebbe concedere qualcosa e spegnere l’incendio. Queste sono brave persone, ma sono arrabbiate. Rivogliono indietro le loro vite, in sicurezza. Le veda, ci parli, faccia un accordo”.

La Cina scompare dalle classifiche dei 10 paesi con più casi e morti.

La Cina, per la prima volta dall’inizio della pandemia, non compare più negli elenchi dei 10 paesi con più casi di covid-19 e con più morti accertati per il virus

Si aggrava invece la situazione in particolare in Russia, Brasile e Regno Unito

L’apparente anomalia dell’Italia

Dalle statistiche della Johns Hopkins si conferma l’apparente anomalia dell’Italia che avrebbe un tasso di letalità molto superiore a qualsiasi altro paese. Confrontando casi accertati e numero di morti dichiarati da ciascun paese, in Italia il tasso di letalità sarebbe del 13,6% contro una media mondiale di tutti gli altri paesi escluso l’Italia del 6,7%.

Gli strani numeri della Lombardia

L’anomalia italiana è in realtà tutta concentrata in Lombardia, dove secondo le statistiche ufficiali con circa 76.000 casi confermati (5.000 in più rispetto a una settimana fa) e circa 14.000 morti (1.000 in più rispetto a 7 giorni fa) il tasso di letalità è addirittura il 18,4%! Al di fuori della Lombardia il tasso di letalità italiano è simile a quello di altri paesi dove il coronavirus è molto diffuso, come ad esempio la Spagna.
È in Lombardia quindi che i conti non tornano. Se poi si ricorda che è ormai pacifico che nella regione i morti per Covid-19 sarebbero stati finora molti di più di quelli attribuiti al virus (vedi la strage nelle case di riposo, con tanti morti per “polmonite”), il pensare che i casi presenti nella regione siano molti di più di quelli ufficiali è più che un sospetto e questo spiegherebbe un tasso di letalità altrimenti incomprensibilmente così elevato.

E la riapertura delle attività in Lombardia il 4 maggio sono oggi fonte di preoccupazione da parte di molti, come confermato da un sondaggio realizzato da People For Planet tra i residenti nella regione.

Le classifiche ufficiali

Di seguito le classifiche dei primi 10 paesi con i dati in migliaia in base alle statistiche ufficiali riferite a: casi confermati; morti per covid-19

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nella posizione in classifica rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 1.104.000 Stati Uniti
  • 213.000 Spagna
  • 207.000 Italia
  • 179.000 Regno Unito (+)
  • 167.000 Francia (-)
  • 164.000 Germania
  • 122.000 Turchia
  • 114.000 Russia (+)
  • 96.000 Iran (-)
  • 92.000 Brasile (+)

Morti

  • 66.000 Stati Uniti
  • 28.000 Italia
  • 26.000 Regno Unito (+)
  • 25.000 Francia
  • 25.000 Spagna (-)
  • 8.000 Belgio
  • 7.000 Germania
  • 6.000 Brasile (+)
  • 6.000 Iran (-)
  • 5.000 Olanda (+)

Energia in comune

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 17:13

Parliamo delle comunità energetiche che saranno le protagoniste delle dinamiche dell’energiarinnovabile – dei prossimi anni e che fin a ora in Italia erano vietate. In pratica tra qualche settimana sarà possibile mettersi assieme, realizzare un impianto a fonti rinnovabili e autoconsumare, oppure vendere l’energia prodotta in comune. Per lo scenario energetico italiano sarà uno sconvolgimento, benefico per i consumatori che potrebbero vedere le proprie bollette ridotte della metà, al quale si sono opposti in parecchi nel recente passato. Al momento del varo della direttiva a Bruxelles furono parecchie le lobby che fecero una feroce opposizione, sia sul fronte europeo, sia su quello nazionale. La presa di posizione dell’Autorità dell’Energia di fronte alla Commissione Attività produttive della Camera che prevedeva il caos energetico all’avvio delle comunità energetiche rappresentò solo la punta dell’iceberg dell’opposizione a questo provvedimento. Del resto la posizione dell’Italia nel Vecchio Continente era isolata su questo fronte. Da anni, infatti, le comunità energetiche sono una realtà consolidata in tutta Europa, che conta oltre un milione di cittadini riuniti in oltre 1.500 cooperative energetiche. Ma, nonostante l’esistenza di migliaia di cooperative energetiche, a Bruxelles non è stato tutto rose e fiori, come ci ha raccontato Dario Tamburrano, eurodeputato nella passata legislatura che è stato uno dei principali attori nel Parlamento Europeo nella creazione della figura dei “prosumer”, ossia i produttori consumatori, e quindi delle comunità energetiche.

«Una delle principali difficoltà è stata quella di dare ai prosumer i diritti dei consumatori senza che avessero gli obblighi dei produttori tradizionali. – ci dice Tamburrano – I prosumer sono una categoria ibrida e il passaggio successivo è stato quello delle comunità energetiche. Su questo schema complessivo abbiamo ottenuto la maggioranza, per cui la posizione del Parlamento includeva la richiesta di proporre un quadro regolatorio per i prosumer con una serie di suggerimenti molto chiari». E dopo questo pronunciamento la Commissione europea ha inserito all’interno delle direttive del Clean energy package” sia i prosumer, sia le comunità energetiche.

Energia in autoconsumo

In Italia le poche comunità energetiche sopravvissute alla nazionalizzazione dell’energia elettrica del 1962 – tutte nell’arco alpino dove era problematico portare la rete elettrica – godono di ottima salute e si sono sviluppate, pur rimanendo nell’ambito locale e con potenze di generazione che arrivano al massimo alle decine di megawatt. Sufficienti però per l’autoconsumo delle comunità locali ed è proprio su ciò che si punta per far fare un salto alle rinnovabili: convincere i cittadini a investire nelle proprie rinnovabili per il proprio autoconsumo con un occhio al clima e uno al portafoglio.

«Noi consideriamo che l’autoconsumo collettivo sia una rivoluzione molto innovativa del sistema energetico italiano e che sia capace di alimentare benefici e opportunità che dobbiamo cogliere in fretta, in particolare in questo momento nel quale dobbiamo tenere iniziative di politica economica rivolte a fronteggiare la crisi creata dal Covid-19 – afferma il Presidente della Commissione attività produttive, commercio e turismo, del Senato, Onorevole Gianni Girotto (M5S) che ci racconta di come abbia voluto bruciare i tempi sul recepimento in Italia della direttiva europea che prevede le comunità energetiche, con un periodo sperimentale – Abbiamo fatto ciò per arrivare preparati al traguardo del recepimento della direttiva grazie a informazioni tecniche e pratiche sulle modalità di funzionamento che verranno acquisite già in questa fase». Con il nuovo quadro normativo saranno, infatti, realizzate delle nuove configurazioni di produzione e consumo d’energia fino ai 200 kWe che prima non potevano essere realizzate.

«Potremo far partire da subito una serie di cantieri e lavori su condomini e attività produttive per ridurre in maniera sensibile le bollette energetiche». E non basta. Gli strumenti messi a punto per le comunità energetiche e l’autoconsumo, infatti, potranno essere impiegati assieme alle detrazioni fiscali che già esistono e che il Ministro Patuanelli ha già dichiarato di voler rafforzare, ossia gli ecobonus. Tradotto sarà possibile usare l’energia autoprodotta per sistemi che fanno perno sull’efficienza. Un esempio per tutti, quello delle pompe di calore. In pratica si potranno installare grazie all’ecobonus, che consente una detrazione del 65%, alimentandole con l’elettricità prodotta dal proprio impianto in comune, pagando così una bolletta più che dimezzata e creando un indotto virtuoso sul fronte economico, visto che l’aumento delle installazioni creerà nuovi posti di lavoro.

Energia sociale

Un’ulteriore riflessione interessante è quella relativa agli aspetti sociali andando oltre alla produzione di reddito aggiuntivo attraverso la produzione energetica, o di risparmio grazie all’efficienza energetica indotta da questi sistemi. Gli aspetti sociali, per esempio, sono quelli motivazionali, etici e la tensione tra libertà e vincolo. Si tratta di aspetti antropologici e sociologici e che per questa loro caratteristica sono stati affrontati molto raramente nel settore energetico. Per conoscerli è necessario prendere in prestito alcune dinamiche proprie di un altro tipo di prosumer: quello attivo sul web. In questo campo l’asimmetria informativa tra i media e gli utenti è molto diminuita, se non addirittura azzerata, quando entrano in gioco “aggregatori informativi” come i social network. Nei social network, infatti, trovano posto dinamiche di produzione, modifica e consumo dell’informazione, mentre negli aggregatori energetici- altra figura introdotta dall’Unione Europea che consente a molte piccole realtà, come le comunità energetiche, di muoversi nel mercato dell’energia alla pari dei soggetti più grandi. Entrambi i modelli possiedono dinamiche sociali simili. La presenza delle persone in queste dinamiche, per esempio, è legata al concetto di autonomia sia energetica sia informativa, mentre quello che prima era solo un consumatore, oggi diventando un prosumer, assurge a un ruolo attivo.

E che dire della convergenza d’interesse? Il prosumer informativo si aggrega a seconda di interessi specifici, come per esempio la mobilità o la cucina, e quello energetico trova il proprio punto d’aggregazione, per esempio, nelle questioni etiche e/o ambientali. O anche più semplicemente nel risparmio. Si tratta di aspetti comportamentali che sarà utile affrontare nell’immediato futuro, perché da queste analisi potrebbero dipendere le sorti delle comunità energetiche, delle rinnovabili sul territorio, per non parlare della lotta ai cambiamenti climatici. E sarà necessario mettere a punto delle dinamiche sociali proprio sui prosumer e sulle comunità energetiche per poi mutuarle nei settori dove sia necessaria la partecipazione attiva dei cittadini.

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Mascherine ai bambini: pediatri e regioni si dividono

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 14:00
No mascherine ai bambini sotto i 3 anni

“Come Società Italiana di Pediatria – dice il suo presidente Alberto Villani – abbiamo proposto un documento in cui non raccomandiamo l’uso della mascherina sotto i 3 anni, piuttosto sono gli adulti che hanno contatti con i piccoli a doverla indossare. Resta cruciale per i più piccini la regola del distanziamento e l’importanza di evitare assembramenti”. 
Alberto Villani fa parte anche del Comitato tecnico scientifico (Cts) scelto in Italia per superare l’emergenza Covid-19, al centro delle polemiche per via del fatto che su 20 membri è composto da 20 uomini, nessuna donna all’appello.

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E in caso di necessità? Un contatto con i nonni o un contesto particolarmente rischioso per qualcuno? 

“La nostra proposta è di realizzare una mascherina fatta un po’ come una fascia per capelli, più larga davanti e più sottile dietro, magari da fissare anche sopra la testa, adatta ai bimbi di 3-5 anni quando è indispensabile portarla”.

Mascherine obbligatorie anche per i bambini, dice la Campania

Anche sul tema delle mascherine ai bambini, la discrezionalità delle Regioni la fa da padrone.
De Luca, Presidente della Campania, ha già fatto sapere che in vista della fase 2 sono state già prodotte 4,5 milioni per adulti e messe in produzione un altro milione e 250 mila per i bambini. “Un’iniziativa unica in Italia”, dice Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, promotori della proposta avanzata in consiglio regionale.

Come sarà la fase 2 per i bambini?

“La fase 2 sarà molto più complicata di quella precedente per bambini e adolescenti: tornare a uscire, con tutte le cautele, dopo mesi chiusi in casa, può essere fonte di paura e ansia. La loro routine è stata interrotta e se ne è impostata un’altra, ora dovranno fare dei nuovi cambiamenti. Non che i tanto vituperati adolescenti si siano comportati male, anzi: “Si sono comportati in modo corretto, specie gli adolescenti che sono stati sempre descritti come allergici alle regole. I nostri ragazzi si sono trovati ad affrontare il lockdown e l’allontamento dai coetanei con grande resilienza e responsabilità” dice Villani.

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In ospedale si fa la parodia del Titanic

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 14:00

Un gruppo di infermieri e medici americani si concede un attimo di svago con una parodia del noto film “Titanic”

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I Queen hanno inciso “You are the Champion” che si può ascoltare gratuitamente

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 12:57

Dal primo maggio We are the Champions, uno dei successi più famosi dei Queen e Freddie Mercury, è affiancato da You are the Champion, una nuova versione registrata dai membri storici del gruppo e dal loro nuovo cantante, Adam Lambert.

Il video della canzone mostra le immagini dei fondatori del gruppo Brian May e Roger Taylor, accompagnati da Lambert, durante la registrazione ognuno a casa propria tra Londra, la Cornovaglia e Los Angeles, intervallate da immagini di operatori al lavoro e città del mondo con strade deserte.

Brian May che ha promosso l’iniziativa l’ha spiegata così: “Medici, infermieri, addetti alle pulizie, facchini, autisti, commessi, fattorini e tutti coloro che rischiano tranquillamente la vita ogni giorno per salvare la vita degli altri. CAMPIONI TUTTI !!! 

I profitti della registrazione saranno donati al Fondo di solidarietà Covid-19, istituito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che fornisce abiti, kit di screening e formazione agli operatori sanitari.

Yoga demenziale con Jacopo Fo: CI VUOLE UN METODO

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°13 – Ci vuole un metodo

Pillole di Yoga Demenziale N.13: CI VUOLE METODO

Pubblicato da Jacopo Fo su Domenica 29 marzo 2020

Lezione n°13 – Discussione su Ci vuole un metodo

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.13: Ci vuole metodo

Pubblicato da Jacopo Fo su Domenica 29 marzo 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

Visita la pagina Facebook di Yoga demenziale

Smart working? Attenzione alla postura davanti al computer

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 11:28

La giusta posizione del monitor, come sedersi, come stare rilassati, gli esercizi per sgranchire la mano che muove il mouse… In tempi di smart working è importante fare attenzione al benessere fisico.

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Coronavirus: ci sono imprenditori generosi e imprenditori ingordi

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 11:00

Cucinelli ha pagato il 100% dello stipendio ai suoi dipendenti anche in periodo di lockdown.

Rana ha dato un aumento ai lavoratori a casa, la Ferrero e Valli hanno realizzato azioni simili.

Insomma in Italia esistono imprenditori che hanno un’idea corretta dell’importanza di chi lavora con loro e che premiano la qualità del lavoro, investono sul senso di appartenenza considerandolo architrave di un’impresa sana, capace di intercettare idee e contributi innovativi.

Poi ci sono imprenditori che sinceramente ci lasciano a bocca aperta. Ad esempio Giovanni Brasso, personaggio in passato giunto agli onori della cronaca per una serie di inchieste nelle quali è incappato.

Oggi parliamo di lui perché da un giorno all’altro la Sestrieres spa che, come raccontano i media, ha chiuso l’ultimo bilancio con 9,2 milioni di euro di utili, ha licenziato 200 dipendenti.

La Sestrieres spa gestisce gli impianti della Via Lattea, il più grande impianto sciistico italiano. Il licenziamento avviene appena parte il blocco in Italia causa coronavirus. Grazie alla “tempestività” della Sestrieres spa la fine del rapporto di lavoro lascia i lavoratori nell’impossibilità di ottenere la cassa integrazione prevista per tutti i lavoratori di lì a 3 giorni dal dpcm “Cura Italia”. Scatta la protesta dei sindacati: la Sestrieres non avrebbe un gran danno se chiedesse la cassa integrazione e tecnicamente potrebbe farlo. Ma la direzione è irremovibile e alle successive proteste i sindacati sostengono abbia risposto che terrà conto di eventuali contestazioni l’anno prossimo… Frase che si presta a essere  interpretata come un’allusione a possibili discriminazioni per i lavoratori stagionali che dovessero proseguire nella protesta.

La trasmissione Report ci informa che la Sestrieres spa gestisce 47 impianti: “31 sono di sua proprietà, gli altri 16 sono dei comuni e sono stati finanziati con soldi pubblici per le Olimpiadi di Torino 2006”. Per questi impianti l’azienda paga un canone d’affitto ridicolo.

Insomma, quando c’è da prendere si prende, quando c’è da dare ci si dà…

Complimenti, Giovanni Brasso.

Foto di Adam Derewecki

Idee fai da te: gel ai Semi di Lino per capelli

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 10:00

Prepariamo qualcosa di casereccio per i nostri capelli! Cose ci serve:

  • 40 grammi semi di lino;
  • 500 ml di acqua;
  • un colino;
  • un pentolino
Gianna Longo Daily Spa Quali sono i benefici dei semi di lino sui nostri capelli?
  • Migliorano l’elasticità del fusto e prevengono la rottura;
  • Nutrono il cuoio capelluto;
  • Favoriscono la crescita;
  • Prevengono la crescita di capelli bianchi. 

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4 maggio: cosa si potrà fare e cosa no

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 07:00

Norme di comportamento previste dal 4 maggio al 18 maggio a livello nazionale. Le regioni possono prevedere norme diverse.

Riaprono le attività produttive? Sì, riaprono la manifattura, le costruzioni e tutto l’ingrosso funzionale ai due settori sul presupposto che le aziende rispettino i protocolli di sicurezza sul luogo di lavoro.

Spostarsi da casa? Sì per comprovate esigenze di salute, lavoro, necessità. Far visite a congiunti o fidanzate/i nella regione.

Uscire per fare sport? Sì, da soli, mantenendo 2 metri di distanza dagli altri, anche lontano da casa.

Uscire per fare una passeggiata? Sì, da soli all’aperto mantenendo un metro di distanza dagli altri, anche lontano da casa.

Andare al parco? Sì, si può andare nelle aree verdi, da soli, mantenendo un metro di distanza dagli altri ed evitando assembramenti.

I bimbi possono uscire? Sì possono fare attività motoria all’aperto accompagnati da un genitore.

Uscire con il cane? Sì, da soli, mantenendo un metro di distanza dagli altri, anche lontano da casa.

L’autocertificazione per uscire è obbligatoria? Sì.

Si torna a scuola? Non prima di settembre, ma il governo sta studiando la possibilità di un’apertura limitata delle scuole per i più piccoli a partire da giugno.

Si può andare a bar i ristoranti? Sì ma solo per acquistare cibo da asporto.

Si può partecipare ai funerali? Sì ma un massimo di 15 persone e indossando la mascherina.

Si può andare a messa? No, al momento sono sospese.

Se ho la febbre posso uscire? No se la temperatura è superiore a 37,5 ed è necessario avvertire il proprio medico curante.

La mascherina è obbligatoria? Sì in tutte le situazioni in cui non si è sicuri di poter mantenere la distanza di 1 metro come ad esempio nei locali chiusi o stando in coda.

Si può uscire dalla regione? Sì ma solo per comprovate esigenze di salute, lavoro o necessità oppure per raggiungere la propria residenza o domicilio.

Si può andare nei musei o nelle biblioteche? No, al momento sono chiusi.

Riaprono barbieri, parrucchieri, centri estetici? No, potrebbero riaprire dall’1 giugno.

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I rider protestano in piazza | Pandemia: a pagare le donne | Ex sardina svela tutti i segreti

People For Planet - Sab, 05/02/2020 - 06:25

Il Mattino: Concertone del Primo Maggio al via: piazza vuota, ma è pieno di star sul web;

Tgcom24: PRIMO MAGGIO, RIDER PROTESTANO IN PIAZZA A BOLOGNA E A TORINO;

Il Messaggero: Berlino, folla in strada per il 1° maggio. I casi in Germania ora risalgono;

Il Manifesto: Oltre 26mila le vittime, la Gran Bretagna verso il triste primato europeo;

Leggo: Conte annuncia: «Se curva dei contagi calerà, riaperture anticipate in alcune zone d’Italia». Scuse sui ritardi dei bonus;

Il Sole 24 Ore: Perché un lockdown più lungo può aiutare la ripresa economica;

La Repubblica: La pandemia aggrava la condizione femminile. Il 72% dei lavoratori che rientrano il 4 maggio sono uomini;

Corriere della Sera: Coronavirus e vacanze estive, le regole delle Regioni: steward al mare e braccialetti anti-assembramenti;

Il Fatto Quotidiano: Di Battista: “Disinnescare Renzi. Altri più potenti brigano per un governo tecnico”. Boccia: “Escludo governo del Pd senza M5s”;

Il Giornale:Le liti, le chat, ci controllava” Ex sardina svela tutti i segreti.

Come sarebbe la Terra se l’uomo si estinguesse?

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 20:00

Gli animali si sono ripresi il proprio territorio, quello che abbiamo sottratto loro con anni di cementificazione e rumore; le polveri sottili ci hanno dato tregua; senza smog dal Nord dell’India si torna a vedere l’Himalaya innevato dopo 30 anni e da Bergamo si vede nettamente lo skyline di Milano. Accade nel 2020, mentre una pandemia globale ha costretto l’essere umano a sospendere quasi tutte le proprie attività. Una situazione eccezionale, non una svolta a favore del Pianeta, decisa a tavolino dai potenti del mondo. Ma ci fa riflettere su come sarebbe il nostro Pianeta se l’essere umano sparisse.

Decine di film hollywoodiani hanno come scenario un mondo post-apocalittico in cui l’umanità si è praticamene estinta a causa di propri errori, della propria noncuranza per le sorti della Terra, o per colpa di virus o incidenti nucleari. La realtà potrebbe non essere tanto diversa, un giorno, e con il Coronavirus l’abbiamo appena sperimentato.
Anche gli scienziati si domandano da tempo cosa ne sarà dell’essere umano nel futuro prossimo e come sarebbe il mondo senza di noi. D’altra parte, sappiamo che sotto i ghiacciai sono conservati virus potenzialmente letali e che ilmutamento delle condizioni climatiche terrestri rischia di liberarli. Uno degli errori che spesso fa scattare l’apocalisse nei film.

La Terra senza l’uomo: un enorme paradiso in rovina

Un report delle Nazioni Unite lo scorso maggio lanciava l’allarme riguardo una grande estinzione già in essere, che mina la sopravvivenza degli esseri umani. Il Pianeta la combatterebbe come essere vivente con tutte le proprie forze. Estinzione per l’uomo, nuovo inizio per altre specie? Dipende dai punti di vista. Una Terra coperta da foreste e praterie verdi, animali che corrono liberi ovunque, ma qua e là i resti della vita di un tempo: pneumatici di vecchie auto, plastica, pentole di acciaio inox in mezzo ai campi, nidi di volatili tra blocchi di cemento armato di vecchi edifici. Le Nazioni Unite nel report parlano di una sesta estinzione di massa, causata proprio dall’essere umano e dal suo dominio indiscusso per secoli.

Ma senza di noi cosa accadrebbe?

Le erbacce si insinuerebbero dentro e fuori le case in cui vivevamo, le tubature congelate prima o poi esploderebbero, le gallerie della metro si allagherebbero, i monumenti simbolo della storia dell’umanità si sgretolerebbero a causa della corrosione dei materiali. Rovine dappertutto, ma la vita esisterebbe. La vita di altre specie, la vita selvaggia. Animali oggi a rischio d’estinzione espanderebbero il proprio habitat occupando le città e il loro numero crescerebbe rapidamente, in Europa vivrebbero elefanti e leoni. Le foreste, sparito il controllo umano, crescerebbero su almeno il 40% della superficie terrestre, sottraendo spazio a terreni che adesso sono agricoli. Naturalmente, il livello dei mari si abbasserebbe e il clima terrestre sarebbe più fresco. Le piante riuscirebbero ad assorbire la CO2 presente nell’atmosfera e a restituire ossigeno. Ma attenzione: la CO2 non tornerebbe ai livelli preindustriali per almeno altri 100 mila anni, nemmeno in uno scenario simile in cui l’essere umano ormai sarebbe estinto.

Le conseguenze dell’Antropocene sarebbero evidenti a lungo

I volti scavati nel granito del Monte Rushmore guarderebbero la Terra per oltre 7 milioni di anni. E la plastica? I miliardi di tonnellate di plastica con cui abbiamo invaso mari e campi si degraderebbero lentamente, le microplastiche andrebbero ad invadere gli ecosistemi; forse con il tempo alcuni batteri si evolverebbero per mangiarla, ma ci vorrebbero comunque milioni di anni. Senza contare le centrali nucleari abbandonate che rilascerebbero materiale radioattivo e provocherebbero la morte o mutazioni genetiche in tantissime specie di animali sopravvissute.
No, la Terra non diventerebbe un paradiso se l’essere umano la abbandonasse all’improvviso.

E se l’essere umano non fosse mai esistito?

Cambiamo prospettiva. Dimentichiamo l’umanità e immaginiamo come sarebbe la Terra senza la comparsa dell’homo sapiens. Secondo le conclusioni di alcuni ricercatori della Aarhus University della Danimarcaripreso qualche anno fa da Luigi Bignamil’Europa sarebbe stata l’habitat di lupi, alci e orsi, ma anche elefanti e rinoceronti. Gli stessi ricercatori avevano precedentemente attribuito all’avvento dell’uomo moderno (homo habilis) l’estinzione in massa dei grandi mammiferi dopo l’ultima era glaciale. Considerando quindi l’essere umano come una delle ragioni principali, hanno provato a capire quale sarebbe stata la distribuzione dei grandi mammiferi (quelli con peso superiore a 45 kg) se questa espansione non fosse avvenuta.

La mappa mostra la densità probabile ogni 100 km quadrati (in rosso le zone con densità maggiore).

Oggi, come sappiamo, questa categoria di animali vive soprattutto in Africa e non è un caso, né la ragione è soltanto climatica: in Africa la presenza dell’umanità è stata minore. Sorprende, dalla mappa, che se l’uomo non si fosse espanso, alcune zone oggi densamente popolate sarebbero un habitat ideale per i grandi mammiferi, Nord America in primis. Non solo: animali come gli orsi che oggi troviamo soprattutto in zone montuose si troverebbero in aree pianeggianti, dimostrazione che si tratta di una scelta necessaria, uno spostamento là dove l’essere umano ha faticato a trasferirsi massivamente.

Copertina: disegno di Armando Tondo

Delfini liberati da reti di mare, ringraziano così

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 17:08

Una famiglia di delfini è rimasta impigliata nelle reti da pesca tra Punta Campanella e Capri. I pescatori li hanno liberati e il ringraziamento dei delfini è uno spettacolo.

Come si legge sulla pagina Facebook di Francesco Rossetti: “Ancora delfini, da noi. Questa volta incastrati in reti di pesca, ma liberati da gente perbene, vera gente di mare”.

Fonte: Francesco Rossetti

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Il futuro sono i jeans a noleggio?

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 15:00
2 miliardi di jeans all’anno

La moda produce un grande impatto ambientale. E i jeans in particolare. Nel mondo si acquistano circa due miliardi di paia di jeans ogni anno e meno dell’1% dei materiali utilizzati per la produzione viene riciclato in nuovi indumenti. Allora c’è chi ha pensato di cambiare: “facciamolo diversamente”. Se si può noleggiare un’auto perché non si possono noleggiare dei jeans?

Lease a Jeans

Nel 2013 MUD Jeans ha introdotto il suo sistema pionieristico Lease A Jeans. Consente di noleggiare un paio di jeans pagando una tariffa mensile. Quando i jeans sono consumati o se hai voglia di cambiare dopo 12 mesi, puoi restituirli e passare a un nuovo paio. Quindi MUD ricicla i materiali creando nuovi capi.

L’uso oltre la proprietà

A MUD dichiarano di promuovere “l’uso oltre la proprietà”. Con il noleggio di jeans e il riciclo dei materiali ci si sposta verso un’economia circolare nel settore della moda. Lease A Jeans è un esempio citato in molte università che si occupano di economia circolare.

Noleggiare è meglio che comprare per il pianeta

In un’economia lineare, un paio di jeans viene fabbricato, venduto, indossato e bruciato come spazzatura o scartato in discarica dove finisce per inquinare l’ambiente. Fine.

Riciclare i vecchi jeans significa non vederli come rifiuti ma come input prezioso per qualcosa di nuovo. Riutilizzare il cotone significa un impatto positivo attraverso la riduzione dell’uso dell’acqua e la riduzione dei rifiuti.

È molto diverso dalla nostra attuale economia “lineare”, che estrae risorse, le trasforma in prodotti e poi li elimina, un ciclo spesso chiamato “take-make-waste”: compri, indossi per un po’ e poi butti via.

La moda circolare

La moda circolare non è l’unico modo per ridurre gli sprechi.

Si sa che ogni volta che evitiamo di dover estrarre qualcosa, fabbricarlo o spedirlo da qualche parte riduciamo l’impronta di carbonio associata a quel particolare prodotto o materiale.

Sebbene la moda circolare possa sembrare rivoluzionaria è esattamente il contrario. Fino a poco tempo fa rammendare, riutilizzare erano la norma, piuttosto che l’eccezione. Cento anni fa erano buon senso.

“De vulpes in horto”. Un dialogo tra uomo e volpe

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 14:00
Saverio Senni

Video di Saverio SenniSostiene la volpe: con la partecipazione straordinaria di Gianni Rodari.

Sabato “santo” è tornata a trovarci la volpe (vedi video). Era quasi un mese che non la vedevamo nel giardino di casa e ci chiedevamo se l’avremmo rivista. Questa volta si è fermata più a lungo e ci ho “parlato”. Non a parole ovviamente. O meglio, io a parole, lei con lo sguardo, vivace come la sua declamata intelligenza.
Ho esordito: “volpe rossa in zona rossa, eh?“. Non ha capito. Sostiene la volpe però che nell’ultimo mese c’è qualcosa nell’aria di diverso. In particolare sostiene che, come trova noi sempre in casa, così trova anche altri umani nelle loro case di campagna. E le riesce più difficile fare incursione nei pollai.
Sostiene inoltre che anche l’aria che respira, e che capta con un fiuto che noi umani neanche possiamo immaginare, sia cambiata. Mi chiede dunque se ne conoscessi il motivo.
Provo a spiegarle sinteticamente (immaginavo infatti che non si sarebbe trattenuta molto a conversare) quello che sta succedendo: le dico del virus, dell’isolamento dell’ognuno a casa propria, del distanziamento per legge. Non so cosa abbia compreso. Sostiene infatti che il distanziamento dovrebbe essere una pratica naturale, da adottare sempre e ovunque: le volpi, sostiene, lo praticano da millenni e non solo con gli umani, ma anche tra di loro, preferendo la vita solitaria o al massimo in coppia.

Mi chiede poi che succederà nel futuro, vicino o più remoto. Non so bene cosa rispondere perché davvero nessuno può dirlo. Le accenno ad una prossima Fase 2, in cui inizierà il graduale ritorno alle normali e consuete attività, almeno per noi Sapiens. A quel punto mi domanda se penso che si tornerà al “Business as usual”, cosi me lo dice, in inglese. Sostiene che, se così sarà, non sarà un buon futuro, non solo per lei, che in qualche modo se la caverà, ma per il pianeta, composto, come anche lei sa, da infiniti microterritori come il suo.
Provo a spiegarle che forse la sostenibilità diverrà davvero una priorità, non solo declamata, ma anche praticata.
Non capisce. La parola “sostenibilità” non esiste nel suo vocabolario, riguarda forse solo gli umani, sostiene la volpe. E visto il mio interesse nei suoi confronti continua sostenendo che umani, volpi e tutti gli altri esseri viventi e non viventi, “inter-sono”, nel senso che dipendiamo tutti da tutti. Dovrebbero essere voce del verbo “interessere”, che non credo esista nel nostro vocabolario (il correttore automatico infatti me lo sottolinea in rosso). Porrò un quesito alla Crusca. Invece c’è in quello delle volpi.
Interessante però, ripensandoci ora.

Mi ha chiesto poi se avessi viti da uva. Ho solo quella da uva fragola, le ho risposto, ma a lei non piace. Però a quel punto mi viene un lampo. Le chiedo di aspettarmi un minuto per andare in casa.
Lei si accovaccia e incredibilmente mi aspetta.
Torno con un libro, “Filastrocche in cielo e in terra” di Gianni Rodari, e le leggo “ALLA VOLPE. Le spiego che questa filastrocca è presa come suggerimento a tener duro, a non mollare e che potrebbe essere adeguata alla condizione umana di questi giorni. Finalmente condividiamo questo pensiero. Sostiene infatti che anche a lei è capitato a volte di dover resistere e non mollare, ma a questo punto mi dice che si è fatto “una certa”, come si dice da queste parti, e deve andare.
E senza un saluto – tra gli animali non usa – se ne va.
Tornerà però, sostengo.

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Quarantena e convivenza: come ritagliarsi i propri spazi?

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 14:00

Le nostre abitudini, i tempi delle nostre giornate, le occupazioni, le relazioni sono state stravolte da questa pandemia. Improvvisamente ci siamo trovati in un mondo assurdo, inaspettato, spaventoso; viviamo una situazione che avevamo visto solo nei film catastrofici. Tutti per un attimo ci siamo chiesti: stanno per arrivare gli zombi?

Di fronte a un cambiamento improvviso nella nostra mente si attivano processi fisiologici primordiali: i nostri antenati si sentivano al sicuro quando riconoscevano tutto quel che li circondava e sapevano quindi che non c’erano belve nei paraggi. Quando qualche particolare del loro mondo cambiava scattavano le molecole prodotte dal cervello per rendere i sensi più vigili e i muscoli pronti all’azione. È naturale e importante che questo accada ma se questo stato di allarme si prolunga troppo nel tempo diventa sindrome da stress e non fa bene.

Possiamo però agire e crearci una nuova scansione del tempo in modo tale da ritrovare ogni giorno momenti conosciuti che ci tranquillizzino.

Pillole antistress ai tempi del coronavirus è una serie di 5 brevi video nei quali Jacopo Fo intervista Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta. L’impatto psicologico al Covid-19 di Ilaria Fontana

Sono ormai passate due settimane dal primo decreto “state a casa” del premier Conte, causa Covid-19. Come hanno reagito gli Italiani a questo stop forzato? Proprio a questa domanda cercheremo di rispondere in questo articolo.

Non dare confidenza agli sconosciuti, che il Covid-19 ti prende e ti porta via.

La Cina è lontana, il virus non arriverà in Italia”, “Non è altro che una brutta influenza”, “Finché non morirà un giovane come me continuerò a uscire di casa”. Espressioni come queste sono indicative di come molti alla notizia di un virus letale abbiano reagito con la Negazione.

Un virus pandemico fa troppa paura per riconoscerne l’esistenza senza battere ciglio, così negare che esista e sminuirne l’importanza è una delle modalità difensive della mente per mitigarne l’impatto emotivo.

Successivamente con l’aumento dell’informazione mediatica il COVID-19 si fa prepotentemente strada nella nostra realtà, anche i più ostinati devono purtroppo arrendersi all’indiscutibile esistenza del problema. E quando il virus si è violentemente impossessato delle nostre abitudini anche la risposta emotiva di molte persone è stata altrettanto accesa.

Il risentimento è stato quasi per tutti la seconda reazione al virus: “Il governo non è stato tempestivo”; “I provvedimenti sono inadeguati”; “Dietro tutto questo c’è sicuramente un complotto”. Queste frasi sono alimentate da un profondo senso di frustrazione, l’impotenza è uno degli stati emotivi più difficili da tollerare per il grasso e grosso ego dell’essere umano. Ma anche la rabbia è un’emozione difficile da sostenere.

Quindi? Quindi è meglio trovare un colpevole contro cui scaricare la propria rabbia per aver scoperto di essere potenzialmente fragili e in pericolo. E’ come dire mi sento così vulnerabile che ho bisogno di incolpare qualcuno per questo, così almeno avrò un oggetto/soggetto contro cui sfogare la mia paura. A poco a poco la rabbia lascia il posto alla tristezza di fronte alla realtà: il virus esiste, siamo tutti potenzialmente in pericolo, è necessario attenersi ai provvedimenti. (Continua a leggere l’articolo)

I canali ufficiali della Dr.ssa Ilaria Fontana: sito web www.ilariafontana.com | e pagina Facebook Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli

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Il lavoro nella Fase 2? Per donne e giovani “non pervenuto”

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 12:45

Alla fine di marzo la virologa Ilaria Capua, ospite della trasmissione “Di Martedì” di La7, affermava che – vista la maggior resistenza delle donne al Covid-19 – si sarebbe potuto pensare a una ripartenza basata su una maggiore presenza della forza lavoro femminile. E – sempre in un’ottica di salvaguardia della salute – dei giovani, verrebbe da aggiungere.
Perché – vogliamo ricordarlo? – non più di una settimana fa la task force capitanata da Colao prospettava addirittura l’ipotesi che in una prima fase gli ultrasessantenni venissero esonerati dal lavoro.

Nessuno vi ha mai creduto davvero ma la suggestione era forte: più donne e più giovani in un sistema-lavoro che cambia alla velocità di un bradipo in letargo. Che occasione… Allora potrebbe essere vero che il mondo “post-coronavirus” non sarà più lo stesso!

Maschi, sessantenni

Potrebbe, sì, ma non nella direzione che auspichiamo.

Uno studio condotto da Alessandra Casarico, Professoressa di Scienza delle finanze all’Università Bocconi di Milano, e Salvatore Lattanzio, dottorando in economia all’Università di Cambridge, ha cercato di dare risposta a chi si chiede quali siano i lavoratori interessati dalla riapertura del 4 maggio.
Per capire quali fasce della popolazione saranno più o meno coinvolte nella Fase 2 si è guardato alla distribuzione sia per genere che per età tra i vari gruppi di attività economiche (cioè i codici ATECO indicati dal Governo) che possono riaprire da lunedì prossimo.

“Il 72 per cento dei lavoratori che tornano al lavoro il 4 maggio sono uomini”

Sappiamo che alcune attività non hanno mai chiuso e che altre non potranno riaprire dal 4 maggio.

Lo studio evidenzia che nelle attività essenziali (quelle rimaste aperte) la distribuzione dei lavoratori è quasi paritaria (50,8 uomini contro 49,2 donne), e così per quelle che restano chiuse (48,9 contro 51,1) mentre lo squilibrio diventa evidente se ci si sposta sulle attività manifatturiere (quelle interessate dalla fine del lockdown) dove la proporzione diventa di 72,4 contro il 27,6.

Su questo scenario si innesta la chiusura delle scuole, con le conseguenti difficoltà per le famiglie con figli di gestire la quotidianità. Le donne, insomma, rischiano di ritrovarsi schiacciate in quei ruoli di accudimento e cura che hanno, sì, un valore incommensurabile ma che non possono essere “unica scelta” senza alternative. Assistenza ai pazienti e agli anziani in isolamento, ai bambini che nelle politiche del governo appaiono più invisibili che mai: è un lavoro di cura non retribuito che ricadrà sulle spalle delle donne, spiegava all’Atlantic Clare Wenham, docente associata di politiche della salute alla London School of Economics: una questione che ci fa tornare indietro di decenni.

Non solo genere

La chiusura delle attività produttive ha interessato in misura maggiore i lavoratori più giovani e nel momento della riapertura non ci sono indici che possano indicare un’inversione di tendenza, anzi.

Nelle attività che restano chiuse un terzo dei lavoratori ha meno di 30 anni e quasi due su tre hanno meno di 40 anni. I meno giovani o non hanno mai interrotto il lavoro, o lo riprenderanno fra pochi giorni.

E se colpisce che nel comitato di esperti di Colao non vi sia nemmeno una donna (20 maschi su 20: è l’Arabia Saudita? No, è il Comitato scientifico scelto in Italia) vi sarebbe da tenere conto anche che nessun membro ha meno di 35 anni.

1 maggio 2020

Ecco perché oggi, 1 maggio, la festa del Lavoro potrebbe avere un sapore un po’ più amaro del solito: perché vi sono due fasce di categorie, quella delle donne e quella dei giovani, che già prima della crisi avevano notevoli difficoltà a entrare con pieni diritti nel mondo del lavoro, e che ora, nel fatidico momento della “ricostruzione”, potrebbero vedersi ricacciati in ruoli comprimari o, peggio, esclusi dai processi produttivi, con prospettive, a fronte di un welfare insufficiente a garantire dignità per tutti, tutt’altro che rosee.

Foto: Manifestazione femminista nel 1979 – Fonte Wikipedia

Primo maggio con Gianni Rodari

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 12:00
Gli odori dei mestieri

Io so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’è un buon odore.

I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’.

Gianni Rodari

Yoga demenziale con Jacopo Fo: COME AVERE IDEE GENIALI

People For Planet - Ven, 05/01/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°12 – Come avere idee geniali

Pillole di Yoga Demenziale N.12: COME AVERE IDEE GENIALI

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 28 marzo 2020

Lezione n°12 – Discussione su Come avere idee geniali

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.12: Come avere idee geniali

Pubblicato da Jacopo Fo su Sabato 28 marzo 2020

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