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Anguria: come tagliarla?

People For Planet - Mer, 07/08/2020 - 10:00

L’anguria (o cocomero) è uno dei frutti più dissetanti, rinfrescanti e ricchi d’acqua che possiamo trovare in questo periodo dell’anno! Amata sia dai grandi che dai più piccoli, non manca sulle tavole in questo periodo di caldo.

Se hai voglia di stupire i tuoi ospiti o, più semplicemente, sei alla ricerca di metodi pratici e originali per tagliare questo frutto, allora sei sulla pagina giusta!

Dal canale YouTube GialloZafferano la regina dell’estate non avrà più segreti!

Fonte: GialloZafferano

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Mobilità: studio, «I ciclisti sono considerati subumani»

People For Planet - Mer, 07/08/2020 - 08:00

Un recente studio australiano sulla percezione dei ciclisti li categorizza come non-umani o più precisamente, meno che umani. Lo studio, condotto con un sondaggio tra circa 500 australiani dal dipartimento di Ingegneria civile del Monash Institute of Transport Studies della Monash University di Victoria, sottolinea che, nonostante i numerosi e ben documentati vantaggi che i ciclisti apportano alla comunità, in molti paesi del mondo si mantiene e cresce un atteggiamento estremamente negativo nei loro confronti, che spesso sfocia in violenza verbale o fisica.

Perché?

Prima di tutto perché sono una minoranza, dice lo studio. In altre parole, è questo il motivo per cui se un’auto parcheggia sul marciapiede o in seconda fila è tollerata, mentre se un ciclista non ha strutture adeguate come una ciclabile, e approfitta di un marciapiede per brevi tratti, viene facilmente insultato dagli stessi pedoni. Accettiamo il noto, mentre non accettiamo il nuovo, anche se il primo partecipa attivamente e notoriamente a farci ammalare e a vivere meno (qui i dati Who ), in ambiente meno bello e sicuro (qui le statistiche sugli incidenti stradali ).

Ora, la bici non è propriamente il nuovo. È casomai il vecchio. Ma negli ultimi anni tutti i Paesi sviluppati e non solo hanno rilanciato e promosso l’utilizzo delle bici proprio per ridurre le perdite umane ed economiche che l’utilizzo diffuso dei mezzi a motore privati ha causato nel mondo. La bici oggi è emblema di una rivoluzione dal basso che non accetta più il rischio di morire precocemente, per sé o i propri figli, che chiede strade e piazze più piacevoli e vivibili, e apprezza ed enfatizza i benefici fisici e psicologici che l’attività fisica regala (qui una review scientifica).

Lo studio australiano include tra le possibili spiegazioni del fatto che i ciclisti siano considerati sub-umani la circostanza che difficilmente si vede la loro faccia e che si muovono meccanicamente. Ora, questa sembra proprio una considerazione eccessiva, ma potrebbe bastare il dubbio a promuovere manifestazioni come ad esempio la celebre Milano Fancy Bike Ryde che punta proprio a umanizzare al massimo la bellezza della bici, o i progetti come il Bike to School promossi in molte città d’Italia per sollecitare il buono spirito e l’indipendenza dei bambini, oltre che salvaguardare la loro salute e il futuro del loro pianeta.

In conclusione, è così: la gente non pensa a dedicare monumenti ai ciclisti, come dovrebbe, ma li odia. Come ricorda Paolo Pinzuti, del resto, solo recentemente Il Giornale e Il Corriere della Sera si sono apertamente schierati contro la categoria. Sappiamo anche che l’Italia sembra proprio un Paese inadatto all’utilizzo della ragione, quando si parla di mobilità (qui un buon parallelo, un confronto tra noi e il resto d’Europa). Tuttavia restiamo convinti che tra le meraviglie che solo un ciclista conosce – la velocità, il tempo, l’equilibrio, gli odori e la luce – ci sia in un angolo nascosto anche l’orgoglio di remare controcorrente. Siamo contro il sistema, siamo contro di voi: sentirci esclusi ci rafforza.

“Al via 130 opere per rilancio Paese” | Stop a matrimoni: buco da 15 miliardi| I Comuni non possono bloccare il 5G

People For Planet - Mer, 07/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Scuola, il commissario Arcuri gestirà la ripartenza I neo presidi in fuga dal Nord: «Temono un altro lockdown» ;

Il Giornale: Conte fa un regalo alla Merkel Ecco perché ora va in Europa. Il dl Semplificazioni serviva alla Merkel per placare i “frugali”. Conte va in Portogallo e Spagna: finirà il tour a Berlino;

Il Manifesto: Talia, Malta autorizza sbarco. Il manager della compagnia: «Umanità è salvare le persone»;

Il Mattino: Dl Semplificazioni, Conte: «Via libera a 130 opere, trampolino per il Paese» Dl semplificazioni, via libera del governo: accordo su abuso d’ufficio «salvo intese» Ed ecco i 50 cantieri da commissariare subito: Gronda, Tav e Anello ferroviario di Roma;

Il Messaggero: Bolsonaro: «Sono positivo al Covid» Ma poi si toglie la mascherina. Coronavirus, in Australia 6,6 milioni di persone in lockdown per la prima volta. In Europa 200mila morti Virus, in Italia 138 nuovi casi e 30 morti. Calano i ricoverati Foto ;

llsole24ore: Ponte o tunnel, ora il governo riparte sullo Stretto di Messina – Iter veloce per le grandi opere – Dl semplificazioni, ok «salvo intese» – Sud, solo uno su 5 ha la rete ultra veloce;

Il Fatto Quotidiano:Piazzati sul mercato bond legati alle ‘ndrine”: l’inchiesta del Financial Times. I crediti provenienti da sanità e gestione dei migranti;

La Repubblica: “I Comuni non hanno diritto a bloccare il 5G”. Esperti contro la battaglia dei sindaci anti-antenne;

Leggo: Superenalotto, centrato un “sei” vincente da quasi 60 milioni a Sassari: schedina da tre euro. La sestina vincente;

Tgcom24: Covid, Coldiretti: senza matrimoni un buco da 15 miliardi di euro;

Islam e Cristianesimo: chi è più cattivo?

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 19:00

Vedi la pagliuzza nell’occhi dell’altro e non la trave nel tuo…

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Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 2 luglio 2020 Fonte: Jacopo Fo

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Elezioni Usa, Mr Kardashian tira l’assist a Trump

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 17:00

Non è uno scherzo dunque, Kanye West vuole candidarsi alle elezioni presidenziali del prossimo autunno, concorrendo con Donald Trump e Joe Biden. L’annuncio è arrivato con un tweet “Ora dobbiamo realizzare la promessa dell’America fidandoci di Dio, unificando la nostra visione e costruendo il nostro futuro. Corro per la presidenza degli Stati Uniti”, ricondiviso subito dalla regina dei reality ovvero sua moglie Kim Kardashian, che parrebbe già pronta a diventare First Lady. Non mancano i sostenitori tra le celebrity a stelle e strisce: il miliardario fondatore della Tesla Elon Musk l’ha già annunciato, così come Ty Dolla Sign, altro rapper amico di West, e Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks.

L’amicone di Trump

È nota l’amicizia che lega Kanye West al “vero” candidato repubblicano alla Casa Bianca, la sua mossa infatti non ha scosso più di tanto Trump che dai suoi campi di golf domenica ha twittato: “Siamo in testa nei sondaggi veri perché la gente è stanca di guardare i democratici alla guida di città che affondano. Inoltre, ho il 96% dei consensi del partito repubblicano. Un altro 2016″. I sondaggi direbbero il contrario, ma si sa il tycoon non ama mostrarsi debole, specialmente in campagna elettorale. Tuttavia alcuni rumors fanno riflettere sulla possibilità che la mossa del rapper sia stata dettata dalla volontà di fare un assist a Trump, ovvero di rendersi il “terzo candidato” ideale per battere Biden, sottraendogli parte dell’elettorato afroamericano, orientato sul versante democratico dopo le proteste del movimento Black Lives Matter.

La strategia del “terzo candidato”

Il “terzo candidato” minore rispetto ai due principali è sempre stata un’incognita, talvolta decisiva, nella corsa alla Casa Bianca. Proprio nel 2016 Trump vinse la partita presidenziale grazie ai “terzi candidati” verde e libertario su cui confluirono i voti, poi divenuti determinanti, in Pennsylvania, Michigan e Wisconsin provenienti da elettori sostenitori di Bernie Sanders che avevano rifiutato di votare Hillary Clinton. Ancora non è chiaro se Kanye West presenterà davvero tutte le carte necessarie alla sua candidatura, in ogni caso potrebbe essere un candidato write-in: il suo nome potrebbe essere scritto manualmente sulla scheda, come successe con John Fitzgerald Kennedy, Richard Nixon e Franklin Delano Roosevelt.

Nel dubbio trollare

Mentre tutti gli scenari pian piano si svelano lo star system si è scatenato sui social: da Paris Hilton con il suo “Paris for president” a Hilary Duff che in un messaggio per ricordare le misure per contenere l’emergenza sanitaria e ha concluso dicendo: “Oh, correrò per diventare presidente” fino all’attrice afroamericana Tiffany Haddish.

“Io sono un Dio”

West è sempre stato un personaggio eccentrico, il suo recente annuncio si posiziona a metà strada tra il “cos’altro ha in serbo per noi il 2020?” e il “eccolo con un’altra delle sue”.  Per esempio solo nello scorso anno celebrò una messa al famoso festival musicale Coachella, passione che poi ha coltivato con l’acquisto di un ranch nel Wyoming da 14 milioni di dollari per dare sfogo ai suoi “servizi spirituali”. O quando ha scritto un brano nel 2013 dal titolo “I am God” (e l’ha anche ribadito in alcune interviste a ridosso dell’uscita). Insomma, che altro aspettarci in fondo dal marito della numero uno delle influencer (e del trash) Kim Kardashian?

Foto: Kanye West e Donald Trump di Tessy Infohub/Flickr

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Covid-19: il falso mito della “seconda ondata”

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 16:00

La scienza applicata allo studio del Covid-19 fa i suoi progressi, anche se più lentamente di quanto vorremmo e i mezzi di protezione individuale hanno dimostrato il loro valore, ma la prima ondata della pandemia non è passata mentre i media aspettano la seconda.

“Seconda ondata”

“Seconda ondata” riferita al Covid-19 è una delle espressioni più gettonate del momento. Se ne parla in riferimento alla Cina o alla Corea del Sud, la si teme qui in Europa. Alcuni commentatori si chiedono quale sarà il momento in cui la seconda ondata spazzerà l’Europa …

“Ma il concetto stesso di seconda ondata è traballante e alimenta pericolose idee sbagliate sulla pandemia “ afferma il virologo Jeremy Rossman sul sito TheConversation.com, un sito britannico no proft su cui scrivono accademici e ricercatori. C’è qualcosa di implacabile in questa nozione di “seconda ondata”, come se fosse intrinsecamente legata al comportamento del virus che ci lascerebbe in pace per un po’ e tornerebbe a vendicarsi”.

 D’altra parte secondo il settimanale progressista inglese  New Statesman “l’idea della seconda ondata suggerisce l’idea di un ciclo destinato a ripetersi più volte fino a quando non viene sviluppato un trattamento o un vaccino”.

Rimanda ad un’idea di ineluttabilità rispetto alla quale nulla si può tranne attendere il vaccino salvifico.

La prima ondata non è mai finita

In effetti, la prima ondata dell’epidemia di Covid-19 che colpisce quasi tutti i paesi del mondo non è mai finita.

Basti pensare al dramma attualissimo degli Usa, del Sud America, dell’India, come ricordano i dati raccolti da Jhons Hopkins University e che noi pubblichiamo settimanalmente.

E se c’è un aumento del numero di casi qua e là, come ad esempio in questi giorni in Catalogna dove 200.000 persone sono tornate in lockdown. quando la diffusione del virus è aumentata dopo che le misure di contenimento sono state ridotte o revocate, è di “rimbalzo” che si dovrebbe parlare anziché di seconda ondata.

Continua il virologo Rossman su The Conversation, l’idea della seconda ondata “non tiene conto dell’importanza delle azioni preventive che possiamo attuare e ci descrive come impotenti sotto il potere di questo patogeno”.

Responsabilità individuali e dei governanti

Ci sono buone notizie, afferma The Economist. “Gli epidemiologi hanno capito come fermare il Covid-19”. I famosi gesti di protezione e distanziamento, in particolare, hanno un ruolo fondamentale da svolgere perché sappiamo che prendiamo la malattia in mezzo alla folla, in luoghi chiusi, in stretto contatto con persone infette.

“Esistono delle tattiche per contenere il virus:

-da parte dei cittadini tenere comportamenti consapevoli e responsabili;

– da parte delle autorità testare, tracciare e isolare;

– e, se l’una o l’altra o tutte e due falliscono, confinare, lockdown”,

elenca il settimanale.

 “Non siamo in balia del virus,” insiste Jeremy Rossman . Questa è una buona notizia ma pone l’onere della responsabilità su tutti noi e sui governanti “

E’ richiesto ai cittadini l’adattamento a questa nuova normalità senza abbassare la guardia: lavarsi le mani accuratamente e molto regolarmente, indossare mascherine nei luoghi pubblici, evitare feste con molti ospiti, essere testati, isolarsi se si è malati …

E ai governanti la capacità di mettere in primo piano la salute e il benessere dei cittadini prima ancora che il totem dell’economia e del lavoro. Perché è bene ricordare che per lavorare bisogna essere vivi.

Una nuova fase

Per il New Statesman:

Per “seconda ondata” non dovremmo intendere un nuovo scoppio di casi seguito poi da un declino, secondo la famosa curva a campana, ma piuttosto l’ingresso delle popolazioni in una nuova fase psicologica per quanto riguarda il rapporto con la pandemia.”

Una fase guidata dal senso di consapevolezza e dal senso di misura. Una fase in cui i cittadini sappiano chiamare i loro amministratori a svolgere correttamente ed efficacemente la loro funzione.

Foto di Holger Link

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Covid-19, Bolsonaro ha i sintomi

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 12:49

Sinora ha ostentato sicurezza e perché no anche una buona dose di menefreghismo Jair Bolsonaro, presidente di un Brasile al collasso da mesi per l’emergenza sanitaria, con i contagi saliti a 1,5 milioni e 65 mila morti accertate per Covid-19. Ma si sa il virus non discrimina, e come accaduto a marzo per Boris Johnson, anche per Bolsonaro è tempo di fare i conti a tu per tu con il Covid.

Il capo di Stato, che ha compiuto 65 anni a marzo, ha dichiarato a Cnn Brasil: “Ho i sintomi del Covid”.  Al momento ha 38 di febbre e una saturazione di ossigeno nel sangue pari al 96%. Dopo essersi sottoposto già tre volte al tampone durante questi mesi – sempre con esito negativo – il presidente l’ha dovuto ripetere (e lo farà ancora) e il risultato è atteso in giornata.  

Bolsonaro da domenica lamentando i sintomi ha iniziato ad assumere idrossiclorichina. Per i medici potrebbe essersi contagiato dopo una festa a casa dell’ambasciatore americano, durante la quale pare che nessuno portasse la mascherina.

Il presidente, che non molto tempo fa rilasciava dichiarazioni di questo tipo: “Il 70% della popolazione prenderà il virus, non ci sono altre possibilità” o che “Il Covid-19 è una nevrosi”, ha firmato proprio ieri un decreto che ha posto il veto all’uso obbligatorio delle mascherine di protezione nelle carceri, scatenando le critiche dei rappresentanti sindacali delle guardie penitenziarie.

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Ricette fai da te per bevande estive, sane e rinfrescanti

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 10:00

Nel video Natural Remedies 3 idee alternative per preparare delle bevande estive sane e super dissetanti. Ecco le ricette stuzzicanti e piene di freschezza oltre che di sali minerali, vitamine ed antiossidanti. Davvero l’ideale nelle calde giornate estive!

Fonte: Natural Remedies

Tè marocchino:

  • Una manciata di menta;
  • 6 cucchiaini di tè verde;
  • 1 litro di acqua.

Piña Colada

  • 150 ml di succo di ananas senza zuccheri aggiuntivi;
  • 50 ml di latte di cocco;
  • ghiacchio (facoltativo).

Acqua aromatizzata al cetriolo

  • 3-4 fettine di limone;
  • 2 cm di radice di zenzero fresco ;
  • 1/4 cetriolo;
  • Una manciata di menta piperito;
  • a litro di acqua.

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L’immagine del giorno: Distesa gialla

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 09:44
Distesa gialla

Una distesa di girasoli a Szigetmonostor, nel nord dell’Ungheria. Un paesaggio giallo che sembra un quadro.

Fonte: Epa / Balazs Mohai

Di seguito la gallery delle immagini dei giorni precedenti

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Migranti e rifugiati: curarli conviene

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 08:00

Se non si vuole farlo per ragioni umanitarie, si potrebbe pensare al risvolto meramente utilitaristico: curare i rifugiati e i migranti conviene ai Paesi che li ospitano in termini di salute pubblica e di prosperità economica. A sostenere questa tesi sono due grandi studi: uno realizzato dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (l’Organizzazione mondiale dalla sanità), e l’altro condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, che riporta la più completa rassegna dei dati disponibili su migrazione e salute a livello mondiale.

Tempo di migrazioni

“La migrazione è il problema che definisce il nostro tempo – spiega Ibrahim Abubakar dell’UCL Institute for Global Health, primo autore dello studio condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, di cui è presidente -. Il modo in cui il mondo affronta gli spostamenti degli esseri umani da un Paese all’altro avrà conseguenze sulla salute pubblica e sulla coesione sociale per decenni a venire”.

Miti da sfatare

Abubakar spiega che, oggi, i discorsi populisti divulgati in diversi Paesi demonizzano gli individui che reputano che rifugiati e migranti debbano beneficiare di assistenza sociale e sanitaria. Lo fanno attraverso la diffusione di falsi miti, pervasivi e dannosi tanto per i singoli individui quanto per tutta la società, primi tra tutti quelli secondo cui i migranti sono portatori di chissà quali malattie e rappresentano un eccessivo onere per i servizi sanitari dei Paesi che li ospitano. “Interrogarsi se i migranti ‘meritino’ oppure no di ricevere assistenza alla salute sulla base di credenze inaccurate supporta pratiche di esclusione che danneggiano prima di tutto la salute delle singole persone, in seconda battuta il benessere di intere società e, di conseguenza, le loro economie“, afferma lo studioso.

L’integrazione sanitaria conviene

Al contrario, i sistemi sanitari nazionali dovrebbero prevedere l’integrazione al loro interno delle popolazioni migranti: “La creazione di sistemi sanitari che integrino le popolazioni migranti avvantaggerà intere comunità, con un migliore accesso alla salute per tutti e vantaggi positivi per le popolazioni locali. Non farlo potrebbe essere più costoso per le economie nazionali, la sicurezza sanitaria e la salute globale rispetto ai modesti investimenti richiesti per proteggere il diritto alla salute dei migranti e garantire che possano essere membri produttivi della società”, conclude lo studioso.

Lo studio dell’Oms

Dal canto suo il report dell’Oms, che interessa i 53 Paesi dell’area europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla chiaro a partire dal titolo: “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018)”, ovvero: non può esserci salute pubblica se non viene garantita la salute ai rifugiati e ai migranti.

Istat: test sierologici rischio flop | Veneto: 1000 euro di multa se rifiuti l’isolamento | Morricone, l’ultima confessione

People For Planet - Mar, 07/07/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Usa, la Florida in allarme richiude (tardi) le spiagge Europa, l’estate isolata della Svezia «in castigo»;

Il Giornale: Scaricato da Trump e Merkel. Ora Conte è appeso a un filo. I due leader possono salvare il premier. Ma questo governo è riuscito nel “miracolo” di irritare sia Usa che Germania;

Il Manifesto: Gli Stati popolari irrompono sulla scena politica italiana;

Il Mattino: Covid, l’India supera la Russia: in Australia nuovo lockdown, l’Austria sopra i mille contagi. Emirati Arabi e Israele, storico accordo E adesso bruciano anche i Balcani;

Il Messaggero: Bonus 600 euro per i lavoratori dello spettacolo, ma è polemica: «Non bastano»;

llsole24ore: Le città non saranno più come prima: così cambierà il nostro modo di vivere;

Il Fatto Quotidiano: I test sierologici dell’Istat sono a rischio flop. Tra 10 giorni scadono i reagenti ma solo 70mila persone su 150mila hanno detto “sì”;

La Repubblica: Covid, Veneto: 1000 euro di multa per chi rifiuta l’isolamento;

Leggo: Alex Zanardi, nuovo intervento chirurgico dopo l’incidente: come sta;

Tgcom24: Ennio Morricone, l’ultima confessione: “Ho pianto solo due volte nella mia vita, per ‘Mission’ e per Papa Francesco”;

Israele ha bombardato un sito nucleare iraniano?

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 17:30

Come riferisce il francese Courrier International Teheran ha dato notizia giovedì 2 luglio di un “incidente” nel centro nucleare di Natanz, un complesso che ospita un importante impianto di arricchimento dell’uranio ma i giornali iraniani in genere non hanno dato rilievo alla notizia.

Per trovare traccia dell’accaduto bisogna far riferimento al giornale iraniano di ispirazione riformista Etemaadche ha dedicato la sua prima pagina alla foto dell’edificio bruciato presentato dalle autorità iraniane come il complesso nucleare danneggiato a Natanz,

Centrifughe per la produzione di uranio arricchito

Il complesso nucleare, secondo quanto riferiscono le autorità iraniane, era destinato all’assemblaggio di centrifughe avanzate per la produzione di uranio arricchito.

Consiglio di sicurezza iraniano: conosciamo le cause ma non possiamo divulgarle

“Le cause dell’incidente sono informazioni segrete riservate fino a nuovo avviso”, scrive Etemaad, citando la dichiarazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniana.

Il consiglio supremo di sicurezza ha diramato infatti un comunicato in cui afferma di aver trovato le vere ragioni dell’esplosione a Natanz dopo “indagini approfondite” ma che per “ragioni di sicurezza” non è possibile divulgarle.

Sabotaggio o bombardamento israeliano?

Nel suo articolo per Etemaad, la giornalista Sara Masoumi parla di teorie sollevate dai corrispondenti stranieri nel paese sull’origine di questa esplosione, incluso un possibile atto di sabotaggio israeliano o persino di “bombardamenti israeliani”, “senza poter affermare o negare “ nessuna di queste possibilità, sottolinea nel suo articolo.

“L’ultima goccia che farà traboccare il vaso”

La giornalista riepiloga anche la storia dell’accordo nucleare di Teheran raggiunto nel 2015 con gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Russia, la Cina e la Germania e il ritiro unilaterale dall’accordo del presidente americano Donald Trump nel maggio 2018. “Mentre per un anno da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo nucleare, l’Iran ha continuato a onorare tutti i suoi impegni, nonostante la passività degli europei, questi ultimi eventi potrebbero essere l’ultima goccia che farà traboccare il vaso” scrive Sara Masoumi alludendo a una possibile uscita di Teheran dall’accordo.

“Se l’attacco alle strutture di Natanz si rivelerà vero, dobbiamo aspettarci che l’Iran reagisca e che nuove carte vengano messe sul tavolo da gioco del dossier nucleare iraniano”, scrive ancora, senza dare altri dettagli.

La foto dell’edificio bruciato a Natanz (Isfahan), documento del 5 luglio. FOTO / Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran / WANA (Agenzia di stampa dell’Asia occidentale)

I fantomatici “ghepardi delle patria”

Il 2 luglio, poche ore dopo la conferma da parte di Teheran dell ‘”incidente” sul sito nucleare di Natanz,il canale televisivo della BBC dedicato all’Iran, trasmesso da Londra in persiano, ha pubblicato una dichiarazione di un fantomatico gruppo, ghepardi della patria, che ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. La dichiarazione è stata inviata ai giornalisti poche ore prima che Teheran confermasse l’incidente.

I membri di questo gruppo completamente sconosciuto si presentano come elementi “attivi all’interno delle autorità di sicurezza iraniane” con l’obiettivo di “liberare” il popolo iraniano.

Altri venti di guerra?

Questo 5 luglio, il portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica (OIEA), Behrouz Kamalvandi, ha confermato che nel centro di Natanz “il danno subito è significativo sul piano finanziario” ma confermando che un nuovo sito “più grande e meglio attrezzato” lo sostituirà presto. “Si sta valutando quale sarà il luogo di costruzione del nuovo sito. Potrebbe essere situato nello stesso posto o, tenendo conto delle considerazioni relative al controllo antiaereo, potrebbe essere costruito altrove” ha detto Behrouz Kamalvandi.

Le sue dichiarazioni, e in particolare l’allusione a “considerazioni relative alla difesa aerea”, sembrano sostenere ulteriormente le voci che l’incidente di Natanz sia stato causato da un attacco aereo israeliano.

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Omaggio a Morricone: i 10 migliori western all’italiana

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 16:00

Il cinema western apparteneva agli americani fin dagli esordi del 1903. Negli anni Sessanta il Western in America viveva una profonda crisi d’identità. Forse fu il caso, certo ci fu genio,  ma tutto si deve a Sergio Leone, figlio di un regista del muto che firma con pseudonimo inglese un film che cambierà assetti produttivi italiani e immaginari collettivi dei ragazzi degli anni Sessanta. In tre lustri il cinema tricolore sforna almeno quattrocento titoli (stima per difetto, c’è chi sostiene che furono seicento) che formeranno maestranze, arricchiranno esercenti e distributori, lanceranno un nuovo star system conquistando i mercati di mezzo mondo. Snobbato dalla critica oggi il genere è rivalutato. Molti film erano brutti , alcuni decisamente cattivi, non mancarono i film buoni. Ho scelto i miei migliori dieci

PER UN PUGNO DI DOLLARI di Sergio Leone, 1964 

Un pomeriggio del 1963 il direttore della fotografia Enzo Barboni e il suo collega Stelvio Massi uscendo dal cinema Arlecchino a Roma incontrano Sergio Leone al caffè Rosati. Sono entusiasti della visione del film “L’ultimo samurai” di Akira Kurosawa. Perché non ne facciamo un western? Quasi una sorta di pazzia. Il maestro giapponese l’ha modellato da un romanzo di Dashiell Hammett (quello del Falcone Maltese). Leone sceneggia con Duccio Tessari e Fernando Di Leo. Imbroglio della produzione che non ha pagato i diritti. Si gira in Spagna. Il pistolero solitario che arriva in paese a dorso di un mulo è stato scelto in modo rocambolesco in America. Girava telefilm ed è lo sconosciuto Clint Eastwood, unico vero americano in una locandina che propone pseudonimi ad inganno compreso Ennio Morricone ribattezzato Don Savio. Lo straniero è un Arlecchino servitore di due bande. Il cattivo Ramon è un poco celebre Gianmaria Volontè. Il film rischia di essere vietato ai minori di 18 anni. Revisionato arriva quasi per miracolo in una sala di Firenze. Nasce un passaparola gigantesco che attrae masse spettatori. Un film costato 120 milioni incassa oltre due miliardi di lire dell’epoca e viene venduto in tutto il mondo. Una leggenda metropolitana sostiene che John Ford abbia coniugato il termine “Spaghetti western”. Certo il western era rinato tra Cinecittà e l’Almeria.   

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO di Sergio Leone, 1966 

Chiusura della trilogia del Dollaro. Il primo trattamento scritto da Age e Scarpelli prevedeva solo due protagonisti che cercano un tesoro in mezzo alla Guerra di Secessione. Leone comprende che “i due magnifici straccioni”  non bastano e riscrive adattando per tre. Ennio Morricone che sta già nei juke box grazie alle colonne sonore precedenti compone un capolavoro. Altrettanto il regista che con il montatore Nino Baragli inventano un duello finale a tre ribattezzato “triello” che entra nella storia del cinema per intensità emotiva e perfezione tecnica.  Da vedere a corollario il bellissimo documentario Netflix “Salvate Sad hill” in cui i fan del film recuperano dall’oblio il ricostruito cimitero in Spagna adoperato per il finale. 

GIÙ LA TESTA di Sergio Leone, 1971 

Il Sessantotto lungo italiano si era impossessato del Western spaghetti. Per idee egemoni e per il pubblico pagante che ogni sera andava a cinema dopo la riunione in sezione. Il film si apre con un citazione di Mao che inneggia alla violenza rivoluzionaria. Messico 1913. Fanno coppia antagonista un bandito messicano interpretato da Rod Steiger e un ex militante dell’Ira, grande esperto di esplosivi, magnificamente e con romanticismo decadente portato addosso da James Coburn. C’è anche un ottimo Romolo Valli. Leone era diventato una garanzia di successo e qualità. Giovani di sinistra che passeranno alla lotta armata prenderanno a riferimento del loro agire Sean Mallory. Nuova strepitosa colonna sonora di Morricone

DJANGO di Sergio Corbucci,1966 

Western che fa aumentare a dismisura il tasso di violenza e sadismo, primo vietato ai minori di 18 anni. Stravolgimento dei canoni di Leone. Secondo la definizione del regista il protagonista “non va a cavallo ma a piedi, si muove al freddo e non al caldo, combatte con la neve invece che con il sudore e con la polvere”. Trascina una bara in cui custodisce una micidiale mitragliatrice. Grande successo internazionale anche negli Stati Uniti e lancia Franco Nero come star internazionale. Ancora oggi in Africa chiamano gl’italiani Django. Idolatrato da Quentin Tarantino che cita ne “Le iene” la cruentissima scena del taglio dell’orecchio e ne fa un remake di grande successo con Di Caprio e cameo per Franco Nero. Un seguito ufficiale e un pugno di titoli che per motivi commerciali richiamano il personaggio nato per omaggiare la figura del musicista jazz Django Reinhardt. 

LO CHIAMAVANO TRINITÀ di E. B. Clucher, 1970 

Nessuno lo voleva produrre perché è un western senza morti ammazzati. Invece tutti vogliono vedere le gesta di Terence Hill e Bud Spencer che modulandosi sulle movenze da Stanlio e Ollio danno vita ad una delle più celebri coppie cinematografiche. Pseudonimo per il regista Barboni che dirige alla grande enormi scazzottature e schiaffoni in un film che cerca il comico invece della violenza e che trova grande identificazione del pubblico con le gesta di Trinità e Bambino ed incassa tre miliardi di lire. Tutti ricordano Trinità che si fa trasportare da una slitta con il suo cavallo. Ancora le suonerie telefoniche hanno il suadente tema di Pino Micalizzi. Nella trama ci sono anche i Mormoni da difendere dall’allevatore affarista interpretato da una star internazionale come Farley Granger. 

WEST AND SODA di Bruno Bozzetto, 1965 

Sconosciuto e dimenticato il primo film di Bozzetto è uno straordinario lavoro d’animazione quasi coevo di “Per un pugno di dollari”: senza violenza, con ecologismo ante litteram, dotato d’ironia malinconica muove l’eroe solitario, una fanciulla del West e gl’immancabili cattivi. Secondo Mereghetti: “È contemporaneamente parodia, omaggio e rilettura con squarci surreali del western più classico (da “Ombre rosse” a “Sfida infernale”)”. Bellissime le voci di Nando Gazzolo e Carletto Romano. Purtroppo non ha avuto epigoni. Da recuperare.

TEPEPA di Giulio Petroni, 1969 

Sottotitolo “Viva la Revolucion” a segnalare che durante l’Autunno caldo in Italia si stava dalle parti di Zapata. Scritto da Ivan Della Mea (cantautore militante di Lotta Continua) e supervisionato dal mestiere di Franco Salinas. Tepepa è il rivoluzionario che prosegue la rivoluzione di Francisco Madero. Fantastico Tomas Milian che si doppia in un particolarissimo italocubano che aggiunge freschezza all’antieroe sottoproletario figlio del tempo. Nei panni del cattivo colonnello una meraviglioso Orson Welles

VAMOS A MATAR COMPAÑEROS di Sergio Corbucci, 1970 

Franco Nero questa volta è uno svedese, Tomas Milian acconciato alla Guevara. Ancora una volta ci si arruola per la rivoluzione messicana guidata dall’incorruttibile professore interpretato da Fernando Rey, attore feticcio di Buñuel. Per il cattivo un vero americano affidato al cruento Jack Palance. Corbucci calca la sceneggiatura contro l’imperialismo americano molto alla sbarra per le vicende del Vietnam e dell’America latina. Anche qui ottima colonna sonora di Morricone. Unico film western sequestrato dalla magistratura per il profluvio di parolacce, subito dissequestrato. Le parolacce diventeranno una costante del successivo cinema popolare degli anni Settanta.

CORRI, UOMO CORRI di Sergio Sollima, 1969 

Secondo titolo di una trilogia di western politico che si deve ad uno dei migliori registi artigiani del cinema italiani.  Il personaggio di Tomas Milian è il peone “Cuchillo” già apparso ne “La resa dei conti” e che deve molte suggestioni ai successi di Sergio Leone. Qui il peone prende coscienza  politica contro l’occupante Asburgo grazie alla conoscenza in galera di un poeta idealista. Cuchillo diventerà un mito di riferimento per molti giovani di Lotta Continua che metteranno in pratica la politicizzazione dei detenuti nelle carceri italiane. 

I GIORNI DELL’IRA di Tonino Valeri, 1967 

Una trama classica che si deve al talento di Tonino Valeri. Psicologico e violento mette nei titoli due star del genere come Lee Van Cleef e Giuliano Gemma. Tratto da un romanzo americano mette a confronto lo spietato pistolero che entra in contatto con uno spazzino emarginato da tutti. Ma nella piccola città il pistolero di professione si dovrà molto pentire di aver insegnato a sparare al giovane Scott. Indimenticabile colonna sonora di Riz Ortolani, citata come omaggio di Tarantino in Kill Bill

Andiamo a vivere tutti insieme? Il Cohousing (VIDEO)

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 15:00

Casa del Cuculo è il nome di una casa che si trova sulle colline romagnole, tra Forlì e Cesena. E’ abitata da tre famiglie che condividono pasti, aree comuni e tutte le attività della struttura (che è anche una cooperativa).

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Link di approfondimento: http://www.casadelcuculo.org/

Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

LEGGI ANCHE: Cosa devo fare per andare a vivere in cohousing?

Covid-19, “Il virus circola nell’aria più del previsto”, la lettera shock di 239 scienziati all’Oms

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 14:32

Stare al chiuso anche a distanza superiore ai due metri non è sicuro e quindi per esempio uffici e ristoranti non possono basarsi sulla sola distanziazione per evitare l’uso della mascherina al chiuso. Lo sostiene una lettera di 239 scienziati di primo piano in 32 paesi indirizzata all’Oms. Rivelata in anteprima dal New York Times che richiede di rivedere drasticamente le proprie linee-guida sulle misure consigliate ai governi di tutto il pianeta per il contenimento del Covid-19.

Nello studio, che verrà pubblicato interamente la prossima settimana su una rivista scientifica specializzata, i ricercatori chiariscono un annoso dubbio sulla trasmissione del SARS-CoV-2. Il virus può viaggiare non solo sulle goccioline più grosse e pesanti (i cosiddetti “droplet”), come quelle di qualcuno che starnutisce, e che cadono a terra abbastanza velocemente nel raggio di 1-2 metri dal potenziale infetto, ma anche su quelle più piccole e leggere, che si formano anche semplicemente parlando e che sono in grado di viaggiare anche oltre i due metri. 

Questo significa che non basta la distanza interpersonale, e che in generale le mascherine andrebbero indossate sempre, in ogni caso, se ci si trova al chiuso, nonostante il distanziamento sociale. Lo studio chiarisce quindi la trasmissibilità aerobica della malattia, mentre l’Oms aveva più volte ribadito l’esatto contrario. Questo non deve generare panico,ma -spiegano gli esperti- è importante rivedere i sistemi di ventilazione nelle scuole, negli ospizi, nelle case e negli uffici per minimizzare la movimentazione dell’aria.

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La Banca Popolare di Bari sarà trasformata in spa

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 12:00

Alleluja! Siamo tutti contenti, anche io che la settimana scorsa ho ribadito il “sì” alla trasformazione, ma senza l’approvazione dei soci che hanno sottoscritto l’aumento di capitale nel 2014 e nel 2015. Per i motivi che potete leggere qui .

Ma quello che ci interessa oggi, e che era stato posto come ragionevole dubbio la settimana scorsa, riguarda la consapevolezza dei soci in merito ai “numeri” della banca.

Mi spiego meglio: i soci hanno letto la relazione illustrativa alla situazione patrimoniale della banca al 31 marzo 2020 fatta dai commissari ed inserita nel sito in una pagina di non facile reperibilità ?

E se pure lo avessero fatto avrebbero avuto le idee chiare sul futuro della banca ?

Proviamo a farlo semplificando i concetti.

La trasformazione in spa era necessaria perche’ la Banca Popolare di Bari, per effetto della sciagurata pregressa gestione, aveva azzerato il suo valore e due nuovi soci, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (in pratica tutte le altre banche del sistema) e Banca del Mezzogiorno-MedioCredito Centrale, per farla ripartire ci mettono dentro, come citato nella relazione, “un importo complessivo pari ad Euro 933.246.586 (novecentotrentatremilioniduecentoquarantaseimilacinquecentottantasei)”.

Sempre citando il contenuto della relazione, il punto di partenza del percorso di ricapitalizzazione è rappresentato dalla Situazione Patrimoniale della Banca al 31 marzo 2020, da cui emerge un valore del patrimonio netto negativo, per euro 346,8 milioni, che include il versamento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (di seguito il “FITD”), in conto futuro aumento di capitale e irredimibile, effettuato il 31 dicembre 2019 per euro 310 milioni di euro – senza considerare quest’ultimo versamento il patrimonio netto risulterebbe pari a -656,75 milioni di euro.

L’emersione di un patrimonio netto negativo, con il conseguente sostanziale azzeramento del valore delle azioni della Banca, va ricondotta essenzialmente alla rilevazione contabile delle perdite maturate fino al 31 marzo 2020, pari 1.144 milioni di euro.

In altri termini, nonostante il FITD (e quindi le altre banche del sistema) avesse già versato a dicembre scorso 310 milioni di euro, la scellerata conduzione della banca nel periodo 1 gennaio 2019-30 marzo 2020 (ma il vero danno era stato determinato nel 2019, prima dell’arrivo dei commissari) aveva prodotto una perdita di 1.144 milioni di euro che determinava un patrimonio netto negativo di 346,8 milioni di euro.

Tradotto in soldoni significa che se i commissari domattina vendessero tutto l’attivo della banca (immobili, strutture, crediti, ecc), non riuscirebbero a pagare tutti i debiti (depositi di risparmio soprattutto) ma avrebbero bisogno di altri 346,8  milioni di euro per onorare tutti gli impegni.

Per cui con una immissione di nuovo capitale per 933, 2 milioni di euro, il patrimonio netto dovrebbe ritornare positivo di circa 586,4 milioni di euro.

A questo punto una domanda, parzialmente retorica, viene spontanea: se la banca nel 2020 producesse un altro risultato negativo, anche solo pari alla metà della perdita del 2019 (il che significherebbe un fenomenale recupero di circa 600 milioni di euro !!!), il patrimonio netto si azzererebbe di nuovo e ci sarebbe di nuovo bisogno di un aumento di capitale ?

Perché qualche dubbio sulla performance gestionale del nuovo management, per quanto iperefficiente possa essere, rimane.

Nessuno vorrebbe che la Banca Popolare di Bari, seguendo la storia delle ultime banche fallite, passasse da una malagestio (bilanci falsi, politiche commerciali violente, abusi sui clienti, corruzione, collusione ecc.) ad un governo inefficiente, ovvero quel tipo di direzione che da oltre un decennio non riesce più a fare ricavi e che produce (pochi) utili solo attraverso il contenimento dei costi, quel modello di amministrazione che non si è ancora accorto dell’arrivo della fintech e dei mostri (Yahoo, Amazon, Google, Facebook ecc.), quell’esempio di gerenza che ha perso completamente il capitale di fiducia dei clienti, quel prototipo di guida obsoleto e vecchio (che non è la stessa cosa).

Ma la storia degli ultimi dieci anni ci dice qualcosa di diverso.

Basta guardare l’andamento del FTSE ITALIA ALL SHARE BANKS, l’indice settoriale delle banche italiane quotate, per capire quanto le politiche gestionali dei banchieri nostrani abbiano inciso sulla capitalizzazione (il valore di mercato delle azioni in circolazione) complessiva del sistema.

A fine 2009 l’indice valeva circa 21.640 punti, oggi 7.014 punti. Il 67,5% di riduzione di valore!

Abbiamo sottoposto queste perplessità  ai commissari tramite il cortese ufficio stampa e la risposta, per quanto inizialmente formale ed imbarazzata, e’ stata laconica e precisa: “.…l’aumento di capitale ha ricoperto tutte le perdite ed e’ una ipotesi impossibile quella di andare di nuovo in negativo.”.

Amen

Mi faccio una bella scadenzatura ad un anno e vedremo quanto bravi sono stati i nuovi amministratori.

Fonte immagine copertina Il Qutodiano del Sud

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Come conservare il Lievito Madre durante le ferie?

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 10:00
Fonte: Chef Stefano Barbato

Dopo i tanti sacrifici per realizzare e mantenere in salute il lievito madre durante questi mesi nei quali abbiamo avuto più tempo per riavvicinarci alle tradizioni della cucina, adesso (finalmente!) è tempo di andare ferie...

Come fare per evitare di uccidere il nostro lievito e dover ricominciare tutto da capo? Dal canale YouTube del nostro Chef Stefano Barbato, ecco una soluzione per partire tranquilli e stasera via fino a 3 mesi di tempo. Cose serve:

  • 50 gr Lievito Madre,
  • 30 gr acqua,
  • 60 gr farina.

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Caregiver è donna

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 08:00

Sono infatti nove su dieci le italiane impegnate quotidianamente nel prendersi cura dei familiari con problemi di salute. Figli, partner, genitori e suoceri anziani, anche con disabilità, sia fisiche che mentali: una su tre se ne occupa senza alcun aiuto, circa la metà fa affidamento solo su collaborazioni saltuarie in famiglia e solo nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. E per le donne lavoratrici la situazione si complica ulteriormente, poiché solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo con accesso a modalità flessibili come il part-time o il telelavoro.

Equilibrismo tra diversi ruoli

Il profilo dei caregivers italiani – o, meglio, delle caregivers italiane – arriva dall’indagine “Soprattutto donna! Valore e tutela del caregiver familiare” realizzata da Ipsos per Farmindustria, l’Associazione delle Imprese del farmaco aderente a Confindustria. Dall’indagine condotta su un campione di 800 donne italiane con più di 18 anni emerge che solo per il 14% delle intervistate il coinvolgimento come caregiver è nullo o quasi: per il restante 86% l’equilibrismo tra troppi ruoli e compiti – con diversi gradi di intensità – è una realtà quotidiana. Le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute risultano di competenza delle donne, che sono presenti al momento della prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), sono l’interlocutore privilegiato del medico nella fase della diagnosi (58%) e della terapia (59%).

Stress e stanchezza

Dell’impatto che l’impegno costante dell’essere caregiver può avere sulla qualità della vita e sulla salute delle si è occupata l’edizione 2018 del Libro Bianco “La salute della donna. Caregiving, salute e qualità della vita“, realizzato da Onda (l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) in collaborazione con Farmindustria. In cui si precisa e si spiega che, tra i molteplici impegni cui le donne devono già ottemperare tra la cura dei figli e della casa, ricoprire il ruolo di caregiver comporta un ulteriore carico di incombenze che può costituire una fonte importante di stress psicofisico. E che – semmai ci fosse necessità di specificarlo – per le donne che lavorano la situazione si complica ulteriormente, poiché tre su quattro non possono fare affidamento su alcuna facilitazione. “Il carico di lavoro che il caregiver si trova ad affrontare quotidianamente ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita”, si legge nel Libro Bianco. Chi assume questo ruolo si trova infatti a dover gestire la persona non più autonoma sotto ogni aspetto: da quello proprio dell’accudimento generale, a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, intervenendo anche sui dosaggi dietro indicazioni del medico, fino a mansioni più specificatamente burocratiche. Mansioni che, spesso, si ripetono per tutto l’arco della giornata. E così accade – e sono casi tutt’altro che isolati – che, assorbito dal carico di impegni, il caregiver finisca per “trascurare la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono, rinunciando a sottoporsi a visite mediche, controlli ed esami e a seguire un’alimentazione corretta, e privandosi del giusto riposo notturno e di una regolare attività fisica”.

Rischio isolamento

Chi si occupa di un familiare malato, soprattutto se lo fa senza aiuto, rischia inoltre l’isolamento. “Il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano poi le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento, che si aggrava nei casi in cui il paziente accudito è affetto da patologie come demenze e disturbi psichici su cui a tutt’oggi pesa uno stigma sociale”.

Sindrome da burnout

Il carico di stress e di preoccupazioni continue possono inoltre agire come attivatori di diverse malattie, tra cui la depressione, e portare a un logoramento psicologico che, legato a un carico eccessivo di lavoro e agli altri problemi quotidiani e familiari, può sfociare nella sindrome da burnout (dall’inglese “bruciare completamente”), uno stato patologico di esaurimento emotivo, mentale e fisico che, se non gestito, può evolvere fino al suicidio.

Una risorsa per il sistema sanitario

“Il caregiving è donna. È la donna a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da ‘manager familiare’ fondamentale per il benessere e la cura di tutti  – afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -. Basti pensare al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti, al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica. Spesso le persone anziane non assumono farmaci come dovrebbero e questo porta a maggiori spese per il sistema sanitario nazionale per via delle maggiori ospedalizzazioni”. Un ruolo “grazie al quale abbiamo delle persone più in salute e meno ricoveri ospedalieri”, conclude Scaccabarozzi, che dovrebbe venire valorizzato con il giusto riconoscimento.

Italia indietro

Dello stesso avviso è Francesca Merzagora, presidente di Onda: “La donna è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla sua salute e sulla sua qualità della vita. Si tratta di un esercito di persone che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche ‘affettivo’ per il ruolo che ricoprono. Il nostro Paese ad oggi è infatti uno dei pochi in cui questa figura non gode di sufficiente tutela”. “Il ruolo della caregiver nella nostra società è importante nell’ambito della famiglia e del lavoro ed è un ruolo che deve essere riconosciuto in qualche modo – precisa Adriana Bonifacino, presidente dell’associazione IncontraDonna e responsabile dell’Unità diagnostico-terapeutica di senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma -. Essere caregiver comporta tempo, fatica e stress, come dimostrato da diverse pubblicazioni scientifiche, e quindi il supporto della società e delle istituzioni alla donna attraverso il welfare credo che oggi sia proprio dovuto, la donna lo merita”.

Immagine di copertina: Armando Tondo

Timori per i nuovi focolai | Riforma Fisco, più controlli anti-evasione | Strage di pesci nel Milanese

People For Planet - Lun, 07/06/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Timori per i nuovi focolai: ecco la mappa ;

Il Giornale: Si muovono le portaerei Usa: sale la tensione nel Mar Cinese;

Il Manifesto: A Hong Kong, arriva l’uomo forte di Xi e scappano gli attivisti;

Il Mattino: Riforma Fisco, niente condoni e più controlli contro l’evasione: la bozza del piano di rilancio;

Il Messaggero: Assegni familiari 2020 aggiornati: ecco quanto spetta da luglio ai lavoratori dipendenti;

llsole24ore: Come se la passa Facebook dopo il boicottaggio pubblicitario di 750 grandi brand?;

Il Fatto Quotidiano: Stati popolari, gli invisibili si ritrovano a S. Giovanni. Rider, agricoli, operai: ‘Non siamo corpi da sfruttare’. Le voci dalla piazza: ‘Estate e inverno a 4 euro l’ora’;

La Repubblica: Oms: “Più di 200mila casi in 24 ore“. Stato d’emergenza in Israele. Trump festeggia il 4 luglio e attacca la Cina;

Leggo: Salvini contestato a Milano dal figlio di Selvaggia Lucarelli;

Tgcom24: Strage di pesci nel Milanese: cosa sta accadendo al fiume Olona?;

Come si leggono le etichette alimentari? (VIDEO)

People For Planet - Dom, 07/05/2020 - 17:00

Cosa significano i numerini scritti sulle uova? Cosa bisogna guardare quando si legge un’etichetta alimentare? Lo abbiamo chiesto alla nutrizionista Dott. Chiara di Gianvittorio.
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