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Brasile: Indagato il presidente Bolsonaro

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 18:00

Bolsonaro avrebbe nominato un nuovo capo della polizia per depistare indagini

La Corte suprema del Brasile ha accettato la richiesta del procuratore generale di aprire un’indagine sulle accuse mosse contro il presidente Jair Bolsonaro dall’ex ministro della giustizia Sérgio Moro che si è dimesso il 24 aprile. È quanto riporta il giornale di Rio da Janeiro O Globo.

La tempesta innescata dalle dimissioni di Sérgio Moro, una figura nazionale di spicco, si è scatenata rapidamente.

Sérgio Moro accusa il presidente di aver tentato di interferire nelle indagini della polizia federale”, ricorda il giornale.

Chi è Sergio Moro, l’accusatore di Bolsonaro

Figura molto popolare della lotta anticorruzione, l’ex-ministro Sérgio Moro ha sbattuto la porta del governo il 24 aprile, in risposta al licenziamento del direttore generale della polizia federale da parte del presidente brasiliano.

Moro è un ex magistrato, ha guidato l’inchiesta anticorruzione Lava-Jato (“Autolavaggio”), che ha portato in prigione diversi personaggi economici e politici, tra cui l’ex presidente di sinistra Lula, il cui arresto ha poi spianato la strada all’elezione di Bolsonaro.

Il nuovo capo della polizia, un amico di famiglia

Moro accusa il presidente di aver sostituito il capo della polizia federale in modo da poter “raccogliere informazioni” sulle indagini in corso contro i suoi figli e il suo éntourage. Il nuovo capo della polizia nominato da Jair Bolsonaro, Alexandre Ramagem, è un “amico della famiglia Bolsonaro”, sottolinea O Globo. Precedentemente Ramagen era direttore dei servizi segreti brasiliani.

Nella sua richiesta alla Corte suprema, il procuratore generale della Repubblica Augusto Aras ha ricordato che “si tratta di chiarire se Bolsonaro ha commesso un reato e se Sérgio Moro ha detto la verità” lanciando queste accuse.

Le inchieste che preoccupano Bolsonaro

Dietro le quinte”, il licenziamento del direttore della polizia federale ” è attribuito all’apertura di un’indagine sull’organizzazione di manifestazioni favorevoli alla dittatura militare”, domenica 19 aprile “sostenute segretamente dal presidente “, scrive il quotidiano El Pais Brasile, aggiungendo che il presidente teme che i nomi degli organizzatori vicini a lui vengano alla luce.

Ci sono poi le inchieste in corso sui 2 figli di Bolsonaro. La più importante riguarda Flávio Bolsonaro, figlio maggiore del presidente, eletto senatore a dicembre. Secondo le rivelazioni del quotidiano Estado de São Paulo sono state avviate indagini sui “movimenti atipici” sui conti di Fabrício Queiroz, ex assistente di Flávio Bolsonaro, che ha ricevuto per anni somme ingenti di denaro (circa 1,6 milioni di euro)  incompatibili con il reddito di ex ufficiale di polizia militare.

Anche lui amico personale della famiglia Bolsonaro, Queiroz ha lavorato principalmente come autista e guardia del corpo per il figlio. Si sospetta che si sia prestato come “uomo di paglia” per coprire un sistema di tangenti.

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Immagine: Rio De Janeiro

Erri De Luca, il poeta “smuratore” all’epoca dei porti chiusi

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 17:34

Erri De Luca è un poeta, scrittore, filosofo, traduttore, sceneggiatore e attivista italiano, da sempre impegnato nella battaglia atta allo s-muramento dei confini. Paola Zaccaria lo definisce «poeta smuratore di sempre», in quanto, durante l’arco della sua vita, ha promosso una poetica-politica dell’ospitalità, non solo attraverso le lame affilate delle sue parole ma soprattutto perché impegnato attivamente sul campo.

Sbarcato dopo due settimane in mare sulla nave salvagente di Medici Senza Frontiere, ho trovato in terraferma calunnie e voci a vanvera sui soccorritori di naufraghi che ho conosciuto. Reagisco con questa cronaca, una nota in margine a una verità ferita.

E’ questa l’introduzione a Se i delfini venissero in aiuto, un reportage del 2017 che Erri De Luca ha scritto in seguito all’esperienza tenuta a bordo della nave di salvataggio Prudence di Medici Senza Frontiere, i cui volontari si addentrano nel mezzo della “terra di confine”mediterranea al fine di favorire il recupero d’imbarcazioni e corpi – vivi o morti – nelle acque di mezzo del Mediterraneo, nonostante le politiche internazionali siano atte al controllo della frontiera e al successivo respingimento in territorio libico.

Inoltre, a peggiorare la situazione è stato il Decreto firmato lo scorso 8 aprile dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il ministro della Salute, Roberto Speranza, tramite il quale l’Italia ha chiuso temporaneamente i propri porti per via dell’emergenza Covid-19, poiché “non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of Safety (luogo sicuro)”.

Questo decreto rappresenta la costruzione di una frontiera ghiacciata nel bel mezzo dell’acqua, liquida per definizione, in quanto impedisce alle ONG italiane di attraccare sulla terra ferma e, quindi, di salvare vite in mare. I naufraghi sono diventati, ancora una volta, coloro da respingere poiché possibili “vettori” di malattia. In questo momento così difficile, non tutte le vite umane hanno lo stesso valore e non tutti i corpi sono degni di essere salvati, come se la mancanza d’aria dovuta all’annegamento avesse una portata minore rispetto ai problemi respiratori provocati dal coronavirus. Attualmente, le ONG italiane sono ferme perché, al fine di adeguarsi alle misure sanitarie di prevenzione e risposta a Covid-19, stanno riorganizzando i propri assetti e operazioni.

Una di queste organizzazioni è Medici Senza Frontiere, istituita al fine di fornire aiuto medico-sanitario a soggetti e popolazioni bisognosi d’aiuto. Nel caso del Mediterraneo, Medici Senza Frontiere agisce in opposizione alla logica del contenimento, costruendo ponti d’acqua d’accoglienza e d’apertura.

Nel suo breve reportage, Erri De Luca ci mette di fronte alla tematica delle geocorpografie e, quindi, il vortice delle morti in/ per mezzo del mare, spazio colpevole/non-colpevole di uno sterminio legislativamente volontario ma, allo stesso tempo, “marina-mente” involontario:

“Guardo il mare stasera: disteso, pareggiato a tappeto. Non si può affondare senza onde. Bestemmia al mare è affogare quando è calmo, quando non esiste alcuna forza di natura avversa, tranne la nostra. Siamo coi pugni chiusi (…) Non soffro il maldimare, ma stasera soffro il dolore del mare, la sua pena d’inghiottire da fermo i naviganti. E’ creatura vivente il mare che i Latini chiamarono Nostrum, perché nessuno potesse dire: è mio. La nave in cui mi trovo vuole risparmiare al Mediterraneo altre fosse comuni.”

In tale contesto, l’azione svolta da Medici Senza Frontiere è tesa all’intercettazione dei gommoni che, una volta abbandonata la sponda sud, si sono addentrati nel mezzo del mare; la loro missione è quella di diminuire il numero dei naufragi e prevenire il verificarsi di ulteriori stragi dei nameless del Mediterraneo, coloro i quali Filippo Silvestri definisce

Fantasmi [ossia] i senza nome delle navigazioni fantasma, le non-persone che mancano alla conta dei cadaveri delle facili dispersioni/affogamenti in mare. Umani non umani degli spazi lisci improvvisamente striati (…) chiusi-rinchiusi-affogati in uno smisurato lager a cielo aperto che non li concentra ma li disperde: liquidi liquidati nella conta che non conta degli affondamenti, in uno spazio mai definito, dove si scompare senza un documento che attesti quelle che restano scomparendo esistenze in transito.

E’ proprio questa transitorietà che l’opinione pubblica, spinta da tendenze razziste, non riesce ad accettare, tentando di cristallizzare le identità di tali soggetti nello stereotipo dei terroristi, ossia i disturbatori della quiete – piatta – bianca, occidentale, incolpando la comunità internazionale di pronto intervento in mare di essere responsabile dell’arrivo in Italia di un’eccessiva quantità di ‘clandestini’ costretti a sottostare alle leggi del dislocamento transnazionale. Tuttavia, considerato il fatto che tutti i rapporti sulla crescita della popolazione mondiale sono allarmisti, tale ‘regolamentazione selvaggia’ potrebbe essere considerata positiva, in quanto favorirebbe il contenimento della crescita demografica globale e tutto ciò si risolverebbe eliminando individui indesiderati – che procreano senza sosta una quantità sempre maggiore d’individui indesiderati-.

“Se i delfini venissero in aiuto dei dispersi in mare, questi svaporati li accuserebbero di complicità coi trafficanti. In verità la loro fandonia intende accusare i soccorritori d’interrompere il regolare svolgimento del naufragio. Perché siamo e dobbiamo rimanere contemporanei incalliti del più lungo e massiccio affogamento in mare della storia umana.”

Il reportage si sofferma, poi, sul momento del salvataggio, in cui la nave di Medici Senza Frontiere si trasforma in ponte d’ospitalità, distruggendo l’iceberg costituito dal muro legislativo costruito nel bel mezzo del mare: “la nave è un manufatto di congiungimento tra due sponde e aiuta il mare a fare il suo servizio di trasporto delle civiltà, che è semina di uomini”. Gli uomini, le donne e i bambini a bordo sono spesso spaesati, esausti, con gli occhi ancora persi nel vuoto dell’orizzonte blu che congiunge mare e cielo. Tuttavia, tale avvenimento rappresenta un punto cruciale nel viaggio dei migranti, una porta di speranza che viene aperta gratuitamente, una strada d’acqua che raffigura il passaggio da una condizione di trasporto a pagamento a uno stato di accoglienza incondizionata e liberazione dalla morsa dei traghettatori-mercenari, “una parentesi di pausa e di quiete nella vita delle persone chiamate ospiti”.

Sulla Prudence, infatti,si accoglie senza porre alcuna clausola nomenclativa e senza chiedere alcun documento identificativo, in quanto la priorità è il salvataggio di vite umane. Una volta a bordo della Prudence, i migranti vengono informati che saranno traghettati sulla terraferma italiana e lì verranno “smistati” e “scannerizzati” come prigionieri, per poi essere inviati nei campi d’identificazione, altrimenti detti campi di concentramento. La maggior parte di loro pensava che l’arrivo in Italia avrebbe rappresentato un’ancora di salvezza, ignari del fatto che si sarebbero imbattuti in frontiere d’acqua solida, sbarramenti legislativi e cortili di reclusione. Pertanto, in tale contesto di muramento e chiusura della frontiera mediterranea, la nave di salvataggio Prudence di Medici Senza Frontiere rappresenta una via di fuga dalla cartografia dominante, un arco d’aiuto e di rifugio che si apre nel mezzo del mare, simbolo di accesso al portale della salvezza.

Le contro-narrazioni disegnate da Erri De Luca vanno a tracciare nuove rotte nelle mappe mediterranee. Le sue parole aprono un varco nella frontiera ‘ghiacciata’ mediterranea andando a disegnare nuove contro-figurazioni che s-velano le crude dinamiche che hanno luogo nelle terre di mezzo acquatiche, proponendo una visione ‘altra’ e alternativa che si basa sull’accoglienza e l’accettazione delle diversità. La sua scrittura fluida, infatti, si nutre di un lirismo decostruttore al fine di formulare l’idea di un Mediterraneo dai confini liquefatti, privo di muri e sbarramenti, le cui onde si possano infrangere liberamente tra una sponda e l’altra e in cui l’acqua possa essere tra-sportatrice di correnti umane senza porre – o imporre – alcuna condizione.

Fonti:
– “Erranze senza ritorni. Su diaspore, mari e migrazioni” a cura di Lara Carbonara (2017)
– “Se i delfini venissero in aiuto” – Erri De Luca (2017)
Immagine: La voce del popolo

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Covid-19, Fase2: Milano concretizza le sue nuove piste ciclabili

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 17:25

Si fa concreto il piano annunciato da Milano per una mobilità che, dovendo ridurre le persone sui mezzi pubblici, non faccia esplodere le auto in circolazione.

Ventitré nuovi chilometri di piste ciclabili è il progetto illustrato dall’assessore alla Mobilità di Milano, Marco Granelli, in un video postato poco fa su Facebook. In primis si tratta di una direttrice da corso Venezia fino a Sesto Marelli e una da Bande Nere a Bisceglie.

Il progetto è stato descritto dal Guardian ed elogiato da Greta Thunberg: in bocca al lupo Milano!

Trasporti pubblici, bici, ciclabili e sharing a Milano dal 4 maggio in poi

Pubblicato da Marco Granelli su Martedì 28 aprile 2020

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Photo by CJ Dayrit 

Le amicizie sono affetti stabili

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 17:00

Anche un amico, infatti, può essere considerato un ‘affetto stabile’, e quindi si potrà andare a trovarlo dopo il 4 maggio. Lo ha affermato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri intervenendo alla trasmissione di Radio Rai1 “Un Giorno da Pecora”. «Anche un’amicizia può essere un affetto stabile, come un fidanzato – ha spiegato Sileri – se è considerato un amico vero e non è una scusa». La notizia è apparsa su Fanpage.

E ne siamo proprio contenti, basti pensare che il 32% delle famiglie italiane sono unipersonali, parliamo di poco meno di 20 milioni di persone. Quanti di questi siano fidanzati non lo sappiamo ma possiamo immaginare, per difetto, che siano un ulteriore 30%? Rimangono comunque 6 milioni di esseri umani che vivono soli e non hanno relazioni sentimentali.

La fase due – per come è stata annunciata e stando alle indiscrezioni che filtravano su circolari interpretative e faq “apriva” con moderazione alle visite ai congiunti.

Si intuiva parenti, fidanzati, rapporti affettivi stabili.

Non si incoraggiano le feste né gli assembramenti, ma si lasciava un appoggio in più alle famiglie fino a ora divise.

Chi restava fuori?

I soli. Quelli che non hanno parenti o relazioni di coppia.

I soli sono invisibili, i soli restavano ancora più soli.

La decisione aveva aperto una polemica mica da poco. Perchè ogni cittadino deve avere la possibilità di indicare una persona che rappresenti il punto più vicino delle sue relazioni sociali.

Anche “i soli” devono poter indicare la propria relazione stabile, con la quale è consentito avere un rapporto, pur con le dovute accortezze di distanziamento e protezione. Una amica, per esempio, o chi si desidera.

Per quel contatto umano che fa la differenza tra solo e non solo. Tra abbandonato e in rete. Tra invisibile ed esistente.

La mia testimonianza

Ho 42 anni, vivo da sola da parecchio. Mi piace.  Ho i miei 3-4 lavori, un Gatto, autonomia e gestione creativa del mio tempo.

Ho vissuto i primi due mesi con assoluta responsabilità: non sono andata a trovare mamma – 72 anni, immunodepressa – non ho ceduto alle lusinghe di un vicino di casa che proponeva un CoCoCo a progetto, a tema “Quarantena e poi liberi tutti”. Non ho visto amici, ho lavorato da casa. Ho fatto la spesa on line, buttato l’immondizia di notte. Insomma: ho seguito le istruzioni alla lettera. Più che distanziamento sociale, vero isolamento.

Mi sono detta che era giusto così. «Se vuoi bene all’Italia, a mamma e a tre quarti della palazzina tua, sta’ a casa» ha detto Conte. L’ho fatto.

Ma poi c’era la fase due. All’orizzonte, come un traguardo. Perché quando ti accorgi che il suono della tua voce che parla al gatto, alle piante e al forno pregandolo di non bruciare le patate ti sorprende, allora hai bisogno di un briciolo di contatto.

Lo sa il Comitato Scientifico, che apre ai rapporti significativi – pochi maledetti e subito – correggendo il tiro comprendendo anche i fidanzati

Osservo le fattispecie e cerco di trovare la mia: non c’è. Mi butto giù. Con sorpresa, crollo.

Mi sento improvvisamente sola, come non sono mai stata. Il mio affetto stabile è una migliore amica con cui facciamo vacanze e condividiamo pensieri. Nell’elenco dei congiunti, per la rete amicale spazio non c’è.

Mi sembra di sentire delle comari di paese: «Non sei manco stata in grado di trovare un uomo. Potevi sposarti quando quello te lo ha chiesto. Così impari a fare la difficile».

E invece no: io sono felice così. Perché  mi innamorerò e mi fidanzerò sicuramente, ma nel frattempo vorrei anch’io parlare con un’unica persona che sia un umano significativo. Poi, giuro che quando sarà, sarà un affetto stabile e duraturo. Più stabile e duraturo di un Governo italiano.

Insomma, fino a oggi pomeriggio ero proprio triste. Adesso sono felice, potrò rivedere la mia amica del cuore, grazie per l’umanità. Staremo distanti almeno un metro ma questo non ci impedirà di sorriderci.

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Foto di Anemone123 da Pixabay

Come gestire la solitudine in isolamento?

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 15:00

Le nostre abitudini, i tempi delle nostre giornate, le occupazioni, le relazioni sono state stravolte da questa pandemia. Improvvisamente ci siamo trovati in un mondo assurdo, inaspettato, spaventoso; viviamo una situazione che avevamo visto solo nei film catastrofici. Tutti per un attimo ci siamo chiesti: stanno per arrivare gli zombi?

Di fronte a un cambiamento improvviso nella nostra mente si attivano processi fisiologici primordiali: i nostri antenati si sentivano al sicuro quando riconoscevano tutto quel che li circondava e sapevano quindi che non c’erano belve nei paraggi. Quando qualche particolare del loro mondo cambiava scattavano le molecole prodotte dal cervello per rendere i sensi più vigili e i muscoli pronti all’azione. È naturale e importante che questo accada ma se questo stato di allarme si prolunga troppo nel tempo diventa sindrome da stress e non fa bene.

Possiamo però agire e crearci una nuova scansione del tempo in modo tale da ritrovare ogni giorno momenti conosciuti che ci tranquillizzino.

Questo video ti propone semplici consigli per rendere sopportabile il carcere domestico.

L’impatto psicologico al Covid-19 di Ilaria Fontana

Sono ormai passate due settimane dal primo decreto “state a casa” del premier Conte, causa Covid-19. Come hanno reagito gli Italiani a questo stop forzato? Proprio a questa domanda cercheremo di rispondere in questo articolo.

Non dare confidenza agli sconosciuti, che il Covid-19 ti prende e ti porta via.

La Cina è lontana, il virus non arriverà in Italia”, “Non è altro che una brutta influenza”, “Finché non morirà un giovane come me continuerò a uscire di casa”. Espressioni come queste sono indicative di come molti alla notizia di un virus letale abbiano reagito con la Negazione.

Un virus pandemico fa troppa paura per riconoscerne l’esistenza senza battere ciglio, così negare che esista e sminuirne l’importanza è una delle modalità difensive della mente per mitigarne l’impatto emotivo.

Successivamente con l’aumento dell’informazione mediatica il COVID-19 si fa prepotentemente strada nella nostra realtà, anche i più ostinati devono purtroppo arrendersi all’indiscutibile esistenza del problema. E quando il virus si è violentemente impossessato delle nostre abitudini anche la risposta emotiva di molte persone è stata altrettanto accesa.

Il risentimento è stato quasi per tutti la seconda reazione al virus: “Il governo non è stato tempestivo”; “I provvedimenti sono inadeguati”; “Dietro tutto questo c’è sicuramente un complotto”. Queste frasi sono alimentate da un profondo senso di frustrazione, l’impotenza è uno degli stati emotivi più difficili da tollerare per il grasso e grosso ego dell’essere umano. Ma anche la rabbia è un’emozione difficile da sostenere.

Quindi? Quindi è meglio trovare un colpevole contro cui scaricare la propria rabbia per aver scoperto di essere potenzialmente fragili e in pericolo. E’ come dire mi sento così vulnerabile che ho bisogno di incolpare qualcuno per questo, così almeno avrò un oggetto/soggetto contro cui sfogare la mia paura. A poco a poco la rabbia lascia il posto alla tristezza di fronte alla realtà: il virus esiste, siamo tutti potenzialmente in pericolo, è necessario attenersi ai provvedimenti. (Continua a leggere l’articolo)

I canali ufficiali della Dr.ssa Ilaria Fontana: sito web www.ilariafontana.com | e pagina Facebook Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli

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La fase 2 in Francia: aperture differenziate per zone e monitoraggio costante

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 15:00

La fase 2 dall’11 maggio

Il primo ministro francese, Edouard Philippe, ha presentato in parlamento il programma francese per la fase 2 che partirà dall’11 maggio.

Rivolgendosi al parlamento, Philippe ha affermato che il blocco ha salvato circa 62.000 vite in Francia in un mese, ma che è tempo di allentare le misure per evitare un collasso economico.

“Dovremo imparare a convivere con il virus”, ha detto, “fino a quando non sarà disponibile un vaccino o un trattamento efficace”.

Ha riassunto le priorità della Francia in fase 2 così: “Proteggere, testare, isolare”.

Il Parlamento ha approvato a larga maggioranza le sue proposte.

Province verdi e province rosse

Il blocco non sarà alleggerito l’11 maggio se i nuovi casi non resteranno al di sotto di 3.000 al giorno.

La Francia ha visto circa 2.162 nuovi casi al giorno in media nelle ultime due settimane.

Giorno per giorno, alcune province saranno classificate come “verdi” e altre come “rosse”, a seconda del numero di nuovi casi, della capacità di test nell’area e della pressione sugli ospedali locali. Le verdi potranno proseguire la fase 2 mentre le rosse avranno uno stop di questa nuova fase.

Le principali misure di fase 2

Negozi e mercati non essenziali riapriranno le loro porte dall’11 maggio, ma non bar e ristoranti.

I negozi avranno il diritto di chiedere agli acquirenti di indossare maschere e dovrebbero assicurarsi che rimangano a un metro di distanza.

I francesi potranno uscire di nuovo senza autocertificazione

Saranno ammessi incontri pubblici fino a 10 persone.

Anche gli asili nido e le elementari riapriranno, ma con un massimo di 15 bambini in ciascuna classe

Le scuole riapriranno gradualmente

Le scuole fino alle elementari comprese inizieranno ad aprire dall’11 maggio. Le scuole medie nei distretti con focolai più lievi (province verdi) potrebbero essere autorizzate a riaprire dal 18 maggio e le scuole superiori alla fine del mese.

Nelle scuole, i bambini più piccoli non indosseranno le mascherine mentre i bambini della scuola media (di età compresa tra 11 e 15 anni) dovranno indossarle e il governo le renderà disponibili per gli studenti che non possono acquistarle.

Le classi non supereranno i 15 studenti (10 negli asili)

I genitori potranno decidere se inviare o no i figli a scuola, se no dovranno certificare che i figli seguiranno le lezioni a distanza.

Aspre critiche da una parte del mondo della scuola, contrario alla riapertura per il timore dei rischi per la salute.

Le principali restrizioni che rimarranno

I funerali continueranno ad essere limitati a 20 partecipanti

Le cerimonie religiose non potranno essere organizzate prima del 2 giugno

Bar, cinema e ristoranti rimarranno chiusi per ora

Fermo anche il calcio. La stagione dei campionati finisce qui.

Il piano dei test francese in stile coreano per la fase 2

Il governo ha fissato l’obiettivo di eseguire almeno 700.000 test di coronavirus a settimana dall’11 maggio a spese dello stato.

“Una volta che una persona si è dimostrata positiva, inizieremo a identificare e testare tutti coloro, sintomatici o meno, che hanno avuto uno stretto contatto con loro. Tutti questi casi di contatto saranno testati e verrà chiesto loro di isolarsi”, ha detto.

Istituendo “brigate” locali di investigatori per tracciare la scia dell’infezione, ritengono che testeranno in media 20 contatti per ogni persona affetta dal virus.

Coloro che hanno scoperto di avere il virus dovranno isolarsi da soli, a casa con le loro famiglie o negli hotel requisiti a questo scopo.

Chi dovrà indossare le mascherine?

Dall’11 maggio tutti i passeggeri dei mezzi pubblici dovranno indossare una maschera.

Affrontando la carenza di maschere in Francia, Philippe ha affermato che saranno ampiamente disponibili entro l’11 maggio. Ha invitato tutte le aziende a fornire maschere al personale e ha detto che il governo aiuterà le piccole imprese se necessario.

Le maschere saranno inoltre vendute sul sito web dell’ufficio postale francese e ogni settimana verranno messi da parte cinque milioni di maschere lavabili per le persone più vulnerabili.

Il covid-19 in Francia

La Francia ha subito un alto tasso di letalità per Covid-19 in base ai dati ufficiali.

Al 28 aprile il numero di persone morte per il virus era di 23.660. Circa 130.000 persone sono state infettate.

I ricoveri ospedalieri e il numero di pazienti in terapia intensiva sono diminuiti, tuttavia, causando un cauto ottimismo.

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Conte: dal 4 maggio inizia la fase 2

Immagine di Anthony Delanoix

Dopo Moricone il tributo a Vasco con ‘Sally’. Jacopo suona ancora per noi

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 14:00

“Vasco Rossi è uno di quegli artisti che può piacere o non piacere, ma che non si può ignorare. Non si riempiono gli stadi per caso. Il miglior commento alle suo stile credo sia racchiuso nel testo di questa incredibile “Sally” del 1996, a tratti autobiografica per sua stessa ammissione, al di là del nome al Femminile.” Così si legge sui Social di Jacopo Mastrangelo, l’incredibile talento che, durante la quarantena, con le sue note ci ha già rapito altre volte dall’alto di Piazza Navona.

Jacopo Mastrangelo

“… Perché la vita è un brivido che vola via. È tutto un equilibrio sopra la follia, sopra la follia”. Ribelle genio italiano di Zocca.

Ce la faremo, ce la stiamo facendo, ricordando chi non c’è più ed il dolore di chi è rimasto. Serenata per l’Italia

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Caos Fase 2, ogni regione fa a modo suo

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 13:00

Il coronavirus non ha colpito e non sta colpendo tutte le regioni italiane allo stesso modo. Avrebbe quindi senso che quelle meno colpite prendessero più coraggio nell’anticipare le nuove disposizioni nazionali, previste per la Fase 2 dal 4 maggio.

Invece succede il contrario.

Il nord Italia, una delle regioni più colpite al mondo, strappa i precetti e anticipa molte, troppe regole. I più cauti sono Piemonte ed Emilia Romagna, dove il contagio non a caso è stato sempre gestito adeguatamente, anche in fase critica. Tra le contraddizioni, una “economica” la evidenzia bene la Campania, dove, nonostante sia già consentito il delivery, molti avventori rinunciano ad aprire perché i costi (tra stipendi, sanificazioni e controlli) supererebbero i guadagni, in una fase già di profonda crisi economica. In più, disposizione su disposizione, la Campania ha emesso regole contraddittorie, che stanno portando a proteste e ingiustizie, nate dalla impossibilità di capire le regole.

LOMBARDIA: nonostante tutto, anticipa i tempi

Iniziamo dalla regione che è stata ed è la più pesantemente colpita dal coronavirus, o covid-19, e che è stata anche accusata da più e prestigiose parti di aver gestito malissimo questa pandemia. Nonostante tutto, Attilio Fontana ci tiene a restar parte del Nord che vuol mostrare di lavorare, per far fede forse a quel mito che non li vede mai “con le mani in mano”. Da oggi un’ordinanza fa ripartire i mercati scoperti, mentre i cattolicissimi lombardi appoggiano la Cei e il Papa e vogliono anticipare ulteriormente la regola nazionale che probabilmente aprirà alle messe il 10 maggio, nonostante il parere negativo del Comitato scientifico governativo.

VENETO: il re dei ribelli

Il leghista Veneto ha già fatto ripartire le vendite take away da bar e ristoranti: dunque si può entrare in questi negozi e portare a casa da soli il pasto, senza attendere quel 4 maggio disposto da Conte nell’ultimo Dpcm. Luca Zaia ha parlato addirittura di riaprire in anticipo rispetto al resto d’Italia i ristoranti. Non pago, ha aperto alle seconde case: per poi subito ravvedersi. Ci si può andare ma soli, come anche nei camper che si trovino fuori Comune, per verificarne lo stato: “Non si può dormire lì, e si torna subito a casa”. Equiparata allo sport la pesca sportiva.

PIEMONTE: il più cauto

Take away chiusi anche dopo il 4 maggio, nessuno spostamento verso seconde case in regione.

TRENTINO: il più devoto, tra i meno attenti

Da domani, tutti a messa in Trentino. Chiese aperte per la preghiera singola, ma nessuna chiamata di gruppo alle pecorelle smarrite, per ora. Già dal 27 aprile i genitori possono uscire con i figli per piccole passeggiate nei dintorni dell’abitazione. Il leghista Maurizio Fugatti ha dato via libera a recarsi in orti e giardini esterni al proprio Comune di residenza. Si può già fare acquisti mentre si torna a casa dal lavoro, anche fuori comune, ché molti negozi – come i vivai – sono già aperti. Unico obbligo, la mascherina. Aperti e fruibili con mascherina anche i mercati, uffici e in generale luoghi pubblici. Da oggi via ai take away (prenoti e vai a ritirare, sempre con mascherina).

FRIULI VENEZIA GIULIA, in mare i diportisti

Si può uscire e verificare lo stato della propria barca da diporto e sistemarla se necessario. Si può anche andare per mare a Trieste per brevi tragitti di “prova”. Anche le darsene possono essere visitate e sistemate da chi le gestisce.

EMILIA ROMAGNA e SARDEGNA, più realiste del re

Sebbene a livello nazionale non sia mai stata vietata una nuotata in singola per chi abita sul mare, l’Emilia Romagna ha invece deciso di non concedere proprio neppure l’accesso alle spiagge. Più rigida delle indicazioni nazionali anche la Sardegna, che proibisce anch’essa l’accesso all’acqua. Dal 4 maggio però, i sardi potranno nuotare anche provenendo da zone lontane dalle spiagge.

CAMPANIA super pasticcio delivery

Delivery consentito nella Regione di Napoli se si ordina via telefono o web, con orari ridotti (la mattina per i bar e il pomeriggio sera per le pizzerie): come ovunque, ma qui in molti non hanno ritenuto economicamente vantaggioso riaprire, se poi i guadagni sono così limitati. Perplessità che del resto accomuna buona parte di baristi e ristoratori che nel riaprire solo per il delivery rischiano grosso: ci sono i costi di sempre, e meno guadagni, considerato anche le enormi perdite del periodo di chiusura totale. In Campania via libera anche al mattino a librerie e cartolerie: ma sono gli stessi dubbi ad attanagliare i piccoli imprenditori. Riaprire ha un costo altissimo, anche legato all’obbligo di sanificare e controllare le distanze tra clienti, e – tra la paura di uscire e i contingentamenti all’ingresso – ne varrà la pena? Solo famigliari stretti ammessi per le passeggiate e lo sport all’aperto, a distanza di due metri uno dall’altro (suona molto improbabile) e in precise fasce orarie (dall’alba alle 8.30 e dalle 19 alle 22).

La Campania è anche il simbolo di un altro rischio che si corre a muoversi in singola: serve tanta precisione. Il delivery è iniziato nel caos più totale per colpa pare di una dimenticanza nelle ordinanze. Nella prima ordinanza emessa in merito, infatti, venivano espressamente citati “pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie”. Nella seconda, invece, emessa sabato 25 aprile, i pub venivano nominati ma poi cancellati nella divisione per fasce orarie, dove si specifica: “ bar, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie, gastronomie, tavole calde e similari” potevano operare dalle 7 alle 14, e ristoranti e pizzerie dalle 16 alle 23. Il risultato sono state multe e chiusure imposte ingiustamente ai pub dalla polizia locale.

PUGLIA, pesca amatoriale e seconde case

Mentre la Sicilia pensa alle richieste da fare al governo, la Puglia ha stabilito due giorni fa di dare l’ok a spostamenti per la pesca amatoriale (da oggi) e per sistemare le seconde case (dal 4 maggio). Da oggi in Puglia è consentito anche il take away da ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie (con obbligo distanza di un metro, ma anche senza mascherina). Possibile portare il cane nei negozi che fanno toilettatura, ma solo su appuntamento ed evitando (non si capisce bene in che modo) “il contatto diretto tra le persone”.

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: SFIDA IL TUO DRAGO BASTARDO!

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°11 – Sfida Il Tuo Drago Bastardo

Pillole di Yoga Demenziale N.11: SFIDA IL TUO DRAGO BASTARDO!

Passione, audacia, voglia di combinare qualche cosa di grande.Abbiamo bisogno di controbilanciare dolori e frustrazioni compiendo grandi imprese?Pillola di Yoga Demenziale numero 121 prima parte e seconda parte Ridere fa bene (15 marzo)2 Il respiro (lunedì 16 marzo)3 Il movimento rallentato (17 marzo)4 sesso: la penetrazione morbida (18 marzo)5 Migliora la tua voce (19 marzo)6 meditazione Pigra (20 marzo)7 Lo zen e l’amore romantico (lunedì 23 marzo)8 Dove gode il maschio (24 marzo)9 muscoli e emozioni (25 marzo)10 Muscoli e Emozioni seconda parte. (26 marzo)11 Sfida il tuo drago bastardo! (27 marzo) 22 pillole in 22 giorni per spostare il tuo punto di osservare bene alcuni aspetti della realtà che hai davanti agli occhi ma potresti non avere identificato

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 27 marzo 2020

Lezione n°11 – Discussione su Sfida Il Tuo Drago Bastardo

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.11: Sfida il tuo drago bastardo!

Pubblicato da Jacopo Fo su Venerdì 27 marzo 2020

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Covid-19, Usa: distanziamento sociale anche per cani e gatti

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 11:56

Distanza di sicurezza di due metri dagli altri animali e dalle persone in strada mentre si porta a spasso il cane. È la raccomandazione che fa parte delle nuove linee guida del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), l’ente di sorveglianza sanitaria americana. A seguito dell’aumento di animali domestici positivi, e in considerazione del fatto che ancora non è certo come funziona il contagio tra animali e uomini, CDC raccomanda prima di tutto, a chi manifesta sintomi, di stare alla larga dagli animali domestici allo stesso modo in cui si sta lontani e ci si protegge con mascherine dagli altri componenti della famiglia. E quest’ultima era già una raccomandazione anche del nostro Istituto Superiore di Sanità.

Niente giochi tra cani

Il CDC raccomanda di limitare i contatti degli animali domestici con altri animali per strada e nelle aree gioco, ove fossero aperte, e invita a tenere i gatti sempre a casa. Viene consigliato di portare a spasso i cani sempre al guinzaglio, mantenendo una distanza di sicurezza di almeno due metri da altri animali e persone. Inoltre, le autorità raccomandano per le passeggiate con cani di evitare parchi o luoghi pubblici dove ci sono molte persone con animali domestici.

L’Iss controcorrente

Nonostante l’Iss abbia recentemente dichiarato che gli animali domestici non possono infettare l’uomo, non ne è altrettanto sicuro il corrispettivo americano, che lo puntualizza qui. Per questo non è solo necessario stare alla larga dai pets se abbiamo sintomi, per proteggere la loro salute, ma anche – appunto – distanziare gli animali dalle persone quando ci si trova per strada.

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Ponte Morandi: ricostruito in un anno e mezzo

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 11:08

Il cantiere non si è fermato neanche durante il lockdown e come annunciato a due anni dal crollo il ponte Morandi di Genova sarà di nuovo percorribile al traffico.

Come ci si è riusciti?

Sembra quasi un miracolo divino in un Paese dove per costruire un tratto di autostrada di solito ci vogliono 20 anni.  Quando va bene.

Cerca di spiegare il motivo di tanta celerità Luigi Pastore in un articolo su Repubblica.

Meno burocrazia e più cooperazione

Per prima cosa è stata snellita la burocrazia. Merito anche del fatto che al sindaco di Genova Marco Bucci è stato affidato l’incarico di commissario operativo e alla sua esperienza come uomo d’azienda.

Inoltre la direzione lavori è stata affidata alla società Rina Consulting: “Con una catena di comando e comunicazione agile, che ha portato rapidamente a protocolli operativi e di sicurezza nel cantiere”, scrive Pastore.

Terza azione che ha permesso un processo agile di ricostruzione è stata la concertazione con le parti sindacali e con i comitati dei residenti.

La passione di Renzo Piano

E poi Renzo Piano che oltre alla sua firma prestigiosissima su un progetto gratuito, ci ha messo la faccia e la passione che ha galvanizzato la ricostruzione.

E infine la cooperazione tra istituzioni e politica. E tra diverse fazioni di quella politica: il governo di centrosinistra e le amministrazioni di centrodestra.

Senza speculazioni elettorali si è pensato solo al ponte, si è guardato all’obiettivo: “Perchè disporre nuovamente di questo viadotto non significa solo riunire una città spezzata, ma scongiurare l’isolamento del porto di Genova dal resto del Nord ed evitare una paralisi trasportistica destinata a diventare un fardello insostenibile per le imprese” e per i genovesi.

Potrebbe essere una bella lezione per tutti i nuovi progetti. Attendiamo fiduciosi.

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Foto: laregione.ch

Zero Waste: 10 spunti per ridurre i rifiuti in cucina

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 10:00

Come vivere la cucina a rifiuti zero (o quasi)? Un video tutorial che ci mostra come, con un po’ di organizzazione, può essere davvero molto più semplice di quanto si pensi gestire la nostra cucina Zero Waste!

La parola d’ordine è proprio Organizzazione, perché prendersi cura dell’ambiente non è solo un piacere, ma anche un nostro dovere.

Dal canale YouTube di Gloria Rossi 10 spunti da cui partire!

Gloria Rossi

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Covid-19: attenzione agli sforzi fisici intensi

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 08:53

Che la debolezza del sistema immunitario sia uno degli elementi in grado di predire la gravità dell’infezione da SARS-CoV-2 è ormai noto: sappiamo infatti che le persone con il sistema immunitario compromesso (ad esempio gli anziani e i soggetti con altre patologie) sono quelle più a rischio. Ma la gravità del contagio può dipendere anche dall’esposizione cumulativa al virus e dallo svolgimento di esercizio fisico intenso e/o prolungato durante l’incubazione.

A rivelarlo è il primo modello scientifico elaborato da tre ricercatori italiani sulla base delle evidenze pubblicate fino ad oggi e descritto nella pubblicazione “The first, comprehensive immunological model of COVID-19: implications for prevention, diagnosis, and public health measures” a cura di Paolo Maria Matricardi (Charité Universitätsmedizin Berlin, Germany), Roberto Walter Dal Negro (National Centre of Pharmacoeconomics and Pharmacoepidemiology di Verona) e Roberto Nisini (Reparto Immunologia dell’Istituto superiore di sanità) e proposto per la pubblicazione alla rivista Pediatric Allergy and Immunology, dove è attualmente in fase di revisione, e pubblicato come pre print sul sito. Secondo lo studio la severità dell’infezione da Covid-19 si potrebbe definire già nei primi 10-15 giorni dal contagio e può dipendere dalla debolezza immunitaria, dall’esposizione virale o da uno sforzo fisico intenso nei giorni dell’incubazione.

Tre fattori da valutare

Secondo lo studio il virus ha maggiori possibilità di contagiarci se:

  • la risposta immunitaria è debole, condizione che si realizza in molti anziani e nei soggetti privi di anticorpi per difetti genetici;
  • l’esposizione cumulativa al virus è enorme, situazione che si realizza per esempio tra medici e operatori sanitari che hanno curato molti pazienti gravi senza le opportune protezioni;
  • si compie un esercizio fisico intenso e/o prolungato, con elevatissimi flussi e volumi respiratori, proprio nei giorni di incubazione immediatamente precedenti l’esordio della malattia: in questo modo si facilita la penetrazione diretta del virus dalle vie aeree superiori alle vie aeree inferiori e negli alveoli.
Grave infiammazione e complicazioni

Se SARS-CoV-2 supera il blocco dell’immunità innata e si diffonde dalle vie aeree superiori agli alveoli già nelle prime fasi dell’infezione, allora può replicarsi senza resistenza locale, causando polmonite e rilasciando elevate quantità di antigeni. La successiva risposta immunitaria adattativa, ritardata, incontrando grandi quantità di virus nel frattempo già replicato in moltissime copie provoca grave infiammazione e innesca reazioni a catena che portano a complicazioni che spesso richiedono la terapia intensiva e in alcuni casi possono causare il decesso.

Un navigatore per la diagnosi

“Il modello – scrive l’Istituto superiore di sanità in una nota – è di per sé un importante passo avanti nella lotta al virus, perché mette insieme tutte le tessere di un enorme puzzle e offre a medici e ricercatori il primo ‘navigatore‘ per meglio orientarsi nella prevenzione, diagnosi, sorveglianza e provvedimenti di salute pubblica”. Che, si spera, potrà contribuire a orientare al meglio i provvedimenti mirati alla gestione della seconda fase della pandemia nel nostro Paese.

Covid-19: aumento di positivi | Pronto il Ponte di Genova | USA chiude i macelli: bassa la domanda

People For Planet - Mer, 04/29/2020 - 06:25

La Repubblica: Raggiunti i 200mila casi, meno nuovi contagi, 382 decessi. Lombardia, tornano a crescere i positivi;

Il Fatto Quotidiano: Conte: “Non possiamo aprire di più, rischi concreti. Renzi? Libertà di pensiero, a me tocca responsabilità”. Documento – Il report Iss che ha convinto il governo;

Il Manifesto: I «grandi» riaprono di fretta, i «piccoli» rischiano il crac;

Corriere della Sera: In Germania risale l’indice di contagio R0: per Berlino doccia fredda sulla ripartenza;

Il Messaggero: Irene Pivetti indagata per una presunta frode sull’importazione di mascherine dalla Cina;

Leggo: Ponte Genova, pochi metri al completamento del viadotto, le operazioni sotto la pioggia;

Il Giornale: Ultima idea del governo: “Togliere i buoni pasto a chi ora lavora da casa”;

Il Mattino: Coronavirus, Olimpiadi a rischio anche nel 2021;

Tgcom24: Operata al cuore e colpita dal virus a 6 mesi: Erin ha vinto la sua battaglia;

Il Sole 24 Ore: Troppi suini e poche braciole negli Usa: il coronavirus chiude i macelli.

Covid-19: il mistero dell’app Immuni

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 19:00
Che fine ha fatto l’app Immuni?

È stato notato da molti come nella sua conferenza stampa sulla “Fase 2” il presidente del consiglio non abbia fatto alcun accenno a Immuni, l’app che sarebbe stata scelta per contenere l’andamento del virus individuando i contatti dei contagiati.

Vittorio Colao, a capo della task force governativa sulla ripartenza, la considera indispensabile e chiede una “rapida adozione della tecnologia per il contact tracing”.

Nel frattempo dagli ambienti del ministero dell’Innovazione circolano voci sulle difficoltà a far partire l’app che rischia di diventare un fantasma.

Arcuri: “Immuni funzionerà a maggio”. Ma non si sa ancora come

Domenico Arcuri, commissario straordinario del governo per l’emergenza coronavirus, in conferenza stampa oggi, 28 aprile: “Il Premier Conte non ha fatto cenno alla app di contact tracing (Immuni), ma non significa che il lavoro non proceda: stasera abbiamo una riunione di coordinamento. A maggio, può essere anche il primo maggio, con le prime funzionalità sarà in funzione, in tempi ravvicinati saranno attive anche le funzionalità più vicine al diario clinico».

Non è stato ancora deciso se i dati raccolti dalla app per il tracciamento dei contatti saranno conservati sul telefonino del cittadino (sistema decentralizzato) o su un server pubblico (sistema centralizzato), ha spiegato Arcuri sottolineando che la scelta verrà fatta “al momento dello sviluppo” di Immuni.

La differenza (fondamentale) tra modello centralizzato e decentralizzato e cosa c’entra Immuni

I motivi per i quali il Governo ha scelto Immuni, l’app proposta dalla società Bending Spoons con sede a Milano, sono indicati nell’ordinanza firmata dal Commissario straordinario Domenico Arcuri.

Si legge che Immuni “… è stata ritenuta più idonea … per la conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT…” a cui Bending Spoons aderisce (il “modello centralizzato”). Il Consorzio PEPP-PT è una coalizione europea di ricercatori, che punta a creare un approccio standardizzato per le app di tracciamento basato su Bluetooth: un server centrale attribuisce un codice specifico per ogni smartphone e mantiene un elenco di questi codici. Il modello è chiamato “centralizzato” perché i dati sarebbero conservati su un server centrale.

A questo sistema si contrappone come alternativa protocollo DP3T (il “modello decentralizzato”) che prevede, semplificando, che i dati siano decentralizzati, cioè restino sui dispositivi degli utenti e non vadano su un server centralizzato. Apple e Google, che assieme controllano quasi la totalità del mercato degli smartphone, hanno deciso di collaborare per far dialogare i rispettivi sistemi Bluetooth adottando il “modello decentralizzato”.

Secondo gli esperti il sistema “decentralizzato” offre il vantaggio di garantire maggiormente la privacy (nessuno conosce i contatti di tutti gli utenti, ciascuno conosce i propri) e di essere meno possibile oggetto di attacchi dagli hacker di quanto possa essere un server centrale che contenga tutti i dati.

Ascoltando la conferenza stampa di Arcuri si capisce che l’app Immuni potrebbe cambiare, seguendo il modello decentralizzato preferito da Apple e Google. Ha vinto perché ha proposto il modello centralizzato ma potrebbe adottare quello decentralizzato. Una scelta che avverrebbe secondo Arcuri “in fase di sviluppo” di una app “che partirà a maggio, forse il primo maggio”. Sviluppo non ancora avvenuto per una app che dovrebbe funzionare tra pochi giorni?

Si possono cambiare i criteri di aggiudicazione dopo la gara?

Domanda: può essere aggiudicata una gara a una società proprio perché propone il modello centralizzato e poi decidere che forse si applicherà quello decentralizzato? E in questo caso cosa ne diranno altri concorrenti che magari avevano proposto il modello decentralizzato?

Sul sito del ministero per l’Innovazione è stato pubblicato un aggiornamento sull’applicazione Immuni che sembra preannunciare la giravolta. Il sistema di contact tracing, dice il documento, dovrà essere finalizzato tenendo in considerazione l’evoluzione dei sistemi di contact tracing internazionali e in particolare l’evoluzione del modello annunciato da Apple e Google. Appunto, il modello decentralizzato.

Difficile che l’app di Stato possa non tenere in considerazione la soluzione proposta da Apple e Google che, con i sistemi operativi iOS e Android, controllano la larghissima parte dei telefonini in circolazione. Non ci si doveva pensare prima dell’aggiudicazione della commessa?

Nel frattempo l’associazione Luca Coscioni ha presentato istanza di accesso agli atti relativa al processo di selezione dell’app per vederci chiaro su criteri di aggiudicazione, numero partecipanti, punteggi attribuiti.

L’applicazione di Apple e Google: modello decentralizzato

Apple e Google hanno annunciato una collaborazione per sfruttare la tecnologia degli smartphone e aiutare a rintracciare e contenere la diffusione del coronavirus.

La collaborazione aprirà i loro sistemi operativi mobili per consentire la creazione di app avanzate di “tracciamento dei contatti” sui telefoni iPhone e Android.

Le app funzioneranno utilizzando la tecnologia Bluetooth nei telefoni cellulari per tenere traccia sul telefono di ogni altro telefono con cui una persona entra in stretto contatto nel corso della giornata; se la persona in seguito scopre di avere Covid-19, può usare lo stesso sistema per avvisare tutte le persone con cui è stato in contatto che potrebbero avere ricevuto il contagio, restando anonimo.

L’idea è di aiutare i governi a implementare delle app nazionali di tracciamento dei contatti consentendo alle autorità di identificare molto più rapidamente i nuovi cluster di infezione.

Apple e Google hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermano che la privacy e la sicurezza degli utenti sono parte integrante nella progettazione del loro piano.

Il software sarà rilasciato a maggio.

L’app serve solo se è parte di una organizzazione integrata

L’app, comunque vada, avrà una efficacia molto marginale se ai soggetti a rischio non sarà offerta la possibilità di essere sottoposti a test e tamponi. Diversamente resterebbe solo una informazione ansiogena (“potresti essere infettato”) senza possibilità di un riscontro fattuale e, al momento, non risulta che in Italia sia stato formulato un piano sul “dove-come-quando-con chi” effettuare i test.

Gli esperti internazionali di sicurezza rilevano inoltre che la sola tecnologia non è in grado di rintracciare e identificare efficacemente le persone che potrebbero essere state infettate dai vettori Covid-19. Tali sforzi richiederanno altri strumenti e team di operatori sanitari pubblici per tracciare le persone nel mondo fisico, come è stato fatto in Corea del Sud dove i sistemi di tracciamento si sono dimostrati parte integrante ma non esclusiva della strategia vincente di lotta al Covid-19.

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Coronavirus, Papa Francesco: “Obbedienza e prudenza perché la pandemia non torni”

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 18:58

Nella messa a Santa Marta Papa Francesco ha mandato un messaggio a tutti i fedeli: «In questo tempo nel quale si comincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni.»

«Ci sono notizie false, calunnie, che riscaldano il popolo e portano al linciaggio. Accade contro i politici nei colpi di Stato, contro i martiri cristiani, è accaduto nella Shoah. Ma c’è anche un piccolo linciaggio quotidiano che cerca di condannare la gente. Pensiamo a noi, alla nostra lingua: tante volte, coi nostri commenti, cominciamo un linciaggio del genere. Anche nelle nostre istituzioni cristiane abbiamo visto tanti linciaggi quotidiani, nati dal chiacchiericcio. Il Signore ci aiuti ad essere giusti nei nostri giudizi, a non cominciare o seguire questa condanna massiccia che provoca il chiacchiericcio”.

“Oum el Dounia” di Lara Baladi: la versione orientale di Alice nel Paese delle Meraviglie

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 17:00

Lara Baladi, figlia di esuli egiziani traferitisi in Libano, è un’artista, archivista e fotografa multimediale nata a Beirut nel 1969. Ha vissuto e si è formata a Parigi e Londra e attualmente vive al Cairo. Dal 1997 fa parte dell’Arab Image Foundation, un’organizzazione no-profit che promuove la formazione di un archivio fotografico riguardante la diaspora mediorientale e nordafricana, divenendo direttrice delle riviste editoriali e curatrice di esibizioni e residenze artistiche.

Nelle sue opere, spesso sperimentali, la Baladi cerca sempre d’inserire una dimensione politica, soprattutto in riferimento alla rappresentazione degli stereotipi orientalisti in relazione al Medio Oriente e, più in particolare, all’Egitto, ambitissima meta turistica e paradiso ‘artificiale’. Il suo interesse per il digitale è iniziato nel 2000, anno in cui ha esposto alla Fondation Cartier di Parigi la sua prima opera, il collage autobiografico Oum el Dounia, letteralmente ‘Madre della Terra’, ossia l’appellativo attribuito generalmente alla patria egizia. Nel 2007 l’opera è trasformata in un tappeto lungo otto metri attraverso l’uso di un telaio digitale ed esposta alla galleria Brancolini-Grimaldi di Roma.

In Oum el Dounia l’artista s’impossessa della mitologia costruita intorno all’Egitto e la ri-disegna, filtrandola attraverso la sua lente di donna proveniente dall’“altra” sponda del Mediterraneo.

A partire dal 1840, i fotografi si recarono in Medio Oriente per sfruttare la luce abbondante necessaria per lunghe esposizioni e per catturare la “Terra Santa”. L’Egitto era una destinazione particolarmente popolare per i suoi monumenti antichi e i suoi vasti deserti […] nel pensare a come rappresentare la mia esperienza nel deserto, ho guardato fiabe come Alice nel paese delle meraviglie e La Sirenetta, vecchie cartoline illustrate e il mio archivio. Il collage che ne risulta è un viaggio onirico, che capovolge l’immagine stereotipata del deserto.”

In quest’opera, Lara Baladi tenta, quindi, di capovolgere la rappresentazione dell’Oriente inteso come «tableau vivant» con l’obiettivo di riscrivere le relazioni di potere che tendono a creare dualismi pericolosi, col chiaro intento di relegare l’orientale nello stereotipo del retrogrado in cerca di un cavaliere bianco che accorra a salvarlo dalla situazione d’impasse in cui è impantanato. Pertanto, la contro-narrativa proposta dall’artista egizio – libanese consiste nel ri-mappare la «geografia immaginaria» (concetto introdotto da Edward Said) di cui l’Occidente si nutre al fine di creare disparità, ineguaglianza e razzismo e affermare, così, la sua supposta superiorità.

Oum el Dounia

Oum el Dounia (2010) è un collage digitale in forma autobiografica, superficie su cui si concatenano immagini defamiliarizzanti connesse all’esperienza personale dell’autrice, alle sue reminiscenze infantili, che dà come risultato un processo di de-territorializzazione e successiva ri-territorializzazione delle convenzioni create intorno all’immagine stereotipata dell’Egitto; in particolare, la Baladi prende come punto di partenza i personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie e de La Sirenetta, riempiendo la loro estrema bianchezza con l’azzurro del mare e i granelli di sabbia del deserto, invertendone, pertanto, il senso. In tal modo, la Baladi tenta di decostruire la nozione di un Oriente omogeneo, ma, piuttosto, un insieme di voci e visioni. L’arte stessa del collage rimanda all’idea di frammentarietà e molteplicità delle interpretazioni, decostruzione della logica dominante, processo ibrido e creativo.

Oum el Dounia, pertanto, deriva dal frutto della somma di tanti tasselli che vanno a formare un quadro in cui il cielo è un mare blu che si perde nelle dune del deserto, rendendo labili e fluidi i confini tra ‘noi’ e ‘loro’, tra il mondo superficiale e quello sottomarino. Si tratta di una composizione ibrida, popolata da personaggi cui è attribuita un’identità nuova, invertendo le relazioni di potere che s’instaurano tra il fruitore occidentale e il soggetto orientale, di cui viene proposta una rappresentazione fuorviante.

Dando uno sguardo generale al collage, possiamo notare che la Baladi ha inserito vari particolari che possono essere considerati elementi chiave dei dipinti orientalisti, come immagini di deserti, souk e odalische, stravolgendone il senso attribuitogli originariamente. La composizione di partenza del collage (Fig.1) è un’immagine dipinta a mano risalente alla prima metà del XX secolo e rappresenta due beduini seduti sulle dune che osservano il lontano orizzonte, tipici stereotipi riconducibili alla visione-deformazione orientalista. La decisione d’introdurre una cartolina turistica come primo tassello del puzzle è una critica alla rappresentazione standardizzata dell’Oriente. Guardando più da vicino il collage, possiamo notare che la Baladi ha inserito l’immagine della Sfinge di Giza (Fig.2), ritagliandola da un souvenir su papiro, prendendosi gioco della maniera semplicistica, banale e scontata attraverso la quale l’Egitto è rappresentato. I due personaggi femminili che popolano la narrazione sono Alice e Ariel – la Sirenetta – (Fig.3), le cui storie vengono dislocate in chiave antiorientalista; infatti, le due protagoniste, fanno riferimento a due fiabe “estremamente bianche”, riconducibili, cioè, alla tradizione narrativa occidentale. Nel collage della Baladi esse assumono una nuova identità e, il primo tratto caratteristico che le differenzia dalle originali, è il colore della pelle. La figura di Ariel (Fig.4 e 5) rimanda all’immagine di un’odalisca, ricordando, vagamente, i quadri orientalisti; tuttavia, in questo caso, la Baladi decostruisce i miti costruiti intorno a un Oriente sessualizzato e la sirena velata incarnala figura di Madre Terra (Fig.6), la dea femminile che tutto protegge, dotata di energia positiva e detentrice di potere. Con la figura della Sirenetta, Lara Baladi attribuisce un’identità femminile fluida alla divinità, sostituendo il Dio unico, stabile e, soprattutto uomo, con una donna di colore cui viene conferita un’origine Egiziana. In tal modo, la visione orientalista essenzialmente maschilista e unidirezionale, viene completamente dislocata e sostituita con una figurazione femminista e transculturale:

Ci sono due eroine in questa storia. Alice, in abito bianco, rappresenta l’innocenza. La sirena, che rappresenta sia la sorella di Alice sia Maria Maddalena, vive nel mare e simboleggia la ricerca umana di comprensione e amore. È una seducente tentatrice, un angelo caduto, la figlia della dea Mnemosine e l’anima mundi, o anima della Terra.”

Anche la figura di Alice (Fig. 7) perde la sua aura bianca occidentale e viene deterritorializzata e trasformata in una ragazza egiziana di colore, capovolgendo, ancora una volta, il senso e rendendo gli stereotipi orientalisti inabilitabili, attraverso un effetto defamiliarizzante. In tal modo, la Baladi tenta di scrivere una contro-narrativa che si opponga allo sguardo colonizzatore che tende a misurare il mondo in conformità a supposte istanze di purezza e bianchezza attribuibili agli individui occidentali. Inoltre, tutti gli altri personaggi della fiaba escono dalla morsa del regine identitario conferito loro dalla narrativa occidentale e assumono una nuova forma in chiave antiorientalista: la foresta di Alice è sostituita dal deserto su cui sorgono dune a forma di fungo, uno spazio nuovo popolato da figure riconducibili alle tribù beduine nomadi che solcano le sabbie ardenti alla ricerca di oasi; il Brucaliffo si trasforma in un uomo-conchiglia e fuma il narghilè come da tradizione orientale (Fig.8); la Regina di Cuori è un beduino che richiama l’immagine di uno spaventapasseri e solca le dune desertiche portando a spasso un tacchino (Fig.9). Insomma, il collage di Lara Baladi dimostra come le linee di demarcazione che separano «‘Oriente’ da ‘Occidente’ non corrispondono a nessuna realtà stabile esistente come un fatto naturale e queste designazioni geografiche sono una strana combinazione di aspetti empirici e immaginari» (Said).

Oum el Dounia ci aiuta a comprendere che l’Orientalismo deve essere considerato come un fenomeno eterogeneo e multiforme, che non ha bisogno di essere osservato sulla base di concezioni monolitiche di fissità e purezza. Lara Baladi, dal canto suo, disegna un nuovo spazio di consapevolezza, in cui, grazie all’aiuto della dimensione fiabesca, riesce a giocare con gli stereotipi orientalisti, svuotandoli del loro significato omogeneo e universale, capovolgendo il senso e conferendo ai personaggi rappresentati una nuova identità, fluida e in continuo mutamento.

La linea di demarcazione rappresentata dalla ‘frontiera’ che separa l’Oriente dall’Occidente, diviene ondeggiante e il Mediterraneo diventa uno dei protagonisti di questa storia visuale. È l’acqua, infatti, che si fa depositaria di memorie, di narrazioni vecchie e nuove, che va a sfumare il significato, a scomporre il senso, plasmando nuove visioni contro-corrente, che sono blu, come i ricordi, e liquide, come le onde del mare.

Il collage dell’artista egizio – libanese rappresenta un atto di resistenza alla mappatura del Mediterraneo, una contro-cartografia di ribellione. Di particolare rilevanza è la decisione di sostituire a una divinità maschile e patriarcale, monolitica e immutabile, una nuova soggettività femminile e femminista, una Madre della Terra che si capace di creare una contro-narrativa alle relazioni di potere veicolate dal discorso egemonico orientalista.

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Fase 2, ecco come “viaggeremo”

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 16:00

Sappiamo che con la fase 2 – dal 4 maggio – si potrà andare in visita ai “congiunti” se si trovano all’interno della stessa regione, ma mantenendo le distanze di sicurezza e usando la mascherina, senza possibilità di fare assembramenti. Parenti, fidanzati e amici (parrebbe).

Come?

Prenderemo biglietti dei treni preferibilmente in formato telematico e tra i passeggeri ci dovrà essere la distanza interpersonale di almeno un metro. Dovremmo avere mascherine, anche di cotone (ma funzionano?), e guanti. Eviteremo di avvicinarsi o di chiedere informazioni al conducente; nel corso del viaggio, igienizzeremo frequentemente le mani ed evitaremo di toccarci il viso. Nelle stazioni, negli aeroporti, nei porti e sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza ci saranno dispenser con soluzioni disinfettanti a uso dei passeggeri.

Ove necessario, saranno contingentati gli accessi alle stazioni, garantendo il rispetto della distanza minima di un metro. Nella fase di salita e discesa dal mezzo di trasporto, ma anche negli spostamenti all’interno delle stazioni, ci saranno disposizioni per evitare o limitare ogni possibile occasione di contatto.

Sui mezzi niente controllori

Su tram, autobus e metropolitane sarà obbligatorio indossare guanti e mascherina e rispettare il distanziamento sociale. Si troverà il modo – finora non chiaro – per non aumentare gli accessi nelle ore di punta. Sui sedili ci saranno segnaletiche per indicare dove sedersi e dove no. Il conducente potrà saltare le fermate se lo riterrà opportuno per evitare l’ingresso di persone oltre il numero massimo. In caso di infrazioni, se i passeggeri non rispetteranno le norme, il conducente può interrompere il servizio. Insomma, vi consigliamo caldamente la bicicletta (leggi qui, arrivano gli incentivi).

Nelle stazioni metro i flussi saranno monitorati da telecamere intelligenti che allertano in caso di superamento del limite, o in caso di assembramento sulle banchine. Sospesa la vendita e il controllo dei titoli di viaggio a bordo dei treni.

In taxi: ok a due passeggeri

I tassisti non potranno trasportare più di due persone che comunque devono essere distanziate il più possibile sul sedile posteriore e indossare mascherina e guanti. Se uno dei due non ha i dispositivi di protezione potrà viaggiare, ma da solo. Nessun cliente può occupare il sedile accanto al conducente, che a sua volta deve indossare mascherina e guanti sempre. Il tassista è libero di adottare qualunque sistema per garantire la propria sicurezza e quella dei suoi clienti.

Parchi e giardini pubblici

Con la Fase 2 si può andare nei parchi e nei giardini pubblici (a meno che il comune e la Regione di appartenenza non prendano decisioni contrarie). Sarà quindi permesso l’accesso a ville e parchi pubblici, ma rispettando le distanze di sicurezza. “Le aree attrezzate per il gioco dei bambini sono chiuse ove non sia possibile consentirne l’accesso contingentato”.

Sport

Dal 4 maggio ok allo sport all’aria aperta, anche lontano da casa, ma rimane l’obbligo di svolgere l’attività singolarmente e ad almeno 2 metri se si corre, un metro per le altre attività. Si possono portare con sé i figli o persone non autosufficienti per la passeggiata.

20 maschi su 20: è l’Arabia Saudita? No, è il Comitato scientifico scelto in Italia

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 15:33

20 maschi su 20 componenti. Non è l’Arabia Saudita, né l’ultima riunione dei Maya, ma il Comitato tecnico scientifico (Cts) scelto in Italia per superare l’emergenza Covid-19

Se chi è bravo arriva e l’essere uomo o donna non conta nulla, allora semplicemente non ci sono abbastanza donne brave? Pietà, basta con queste stupidaggini.

Anzi, a scanso di equivoci: pensare che in un paese di 61 milioni di persone le 20 persone più competenti e adatte a coprire i ruoli indicati siano tutti uomini è semplicemente ridicolo.

Un’idea ridicola ma purtroppo largamente condivisa da molte donne. Donne che credono che sottolineare l’assenza di donne nel Cts sia chiacchiericcio inutile, polemica da “femministe frustrate”, o addirittura sia sintomo di sessismo (!).

Donne che odiano le “femministe”

“È sessista anche scegliere una donna a prescindere. Se le selezioni sono state fatte secondo un principio meritocratico e basato sulle competenze, non vedo dove sia il problema. Bisogna preoccuparsi della qualità dei propri tecnici, non del loro genere”.

“Assurdo sindacare su questo in questo momento storico e in questa situazione specifica, l’unico requisito che devono avere è la competenza, e speriamo che ce l’abbiano!”

Sono uomini a scriverlo? Macché. Donne. Donne infastidite dal post di Marco Cappato, che via Facebook fa notare il “manel” (così si chiamano, in gergo, i Panel formati da soli uomini) della Protezione civile e scrive: “È stato fatto notare. Ma nulla. Se il Capo dipartimento Borrelli non è in grado di rimediare significa che non è all’altezza del ruolo”.

Recentemente è stata prorogata la validità della legge Golfo-Mosca che prevede dei vincoli di genere (le “quote di genere” o “quote rosa”) negli organi di amministrazione e negli organi di controllo delle società quotate in mercati regolamentati e delle società costituite in Italia, ma pare che il vincolo non sia stato preso in considerazione. Qualcuno potrà obiettare che il Cts della Protezione Civile non è un Consiglio di Amministrazione, e che quei 20 membri – beninteso, senz’altro degni e competenti –  non c’entrino nulla con la vecchia storia dell’ “old boy network“, il circolo dei vecchi amici che scelgono persone solo dentro la propria cerchia, senza posare lo sguardo oltre il proprio giardino.

Come hanno selezionato i 20 maschi del Cts?

Abbiamo provato a cercare le modalità di selezione del Cts, ma sembra che non sia mai esplicitato il criterio con cui sono stati scelti i componenti, né si capisce se questi rappresentino loro stessi o gruppi ed enti di eccellenza. Scorrendo la lista pubblicata dal Ministero della Salute nell’ordinanza 663 del 18 aprile 2020, ci si accorge però che tutti e 20 i componenti sono a capo di enti statali o parastatali, dunque il metodo di selezione, anche se non esplicitato, pare chiaro.

La domanda, allora, non è “perché il governo non ha messo donne nel comitato”, ma la seguente: “perché a capo di questi enti non ci sono donne?”. Non è la Protezione Civile a essere maschilista, né questo specifico Governo. È il sistema, baby.

La parità di genere è più facile sulla Luna che sulla Terra

Le ultime due classi di astronauti della NASA contengono un egual numero di donne e di uomini e l’Amministratore della NASA ha assicurato che almeno una donna farà parte dell’equipaggio che tornerà sulla Luna. Niente retorica, niente obblighi, niente sanzioni, solo la filosofia della affirmative action: la NASA non obbliga i team che chiedono fondi a includere donne e membri delle minoranze, ma piuttosto premia quelli che lo fanno, e che quindi, hanno più probabilità di ottenere i finanziamenti.

Tavole rotonde di soli uomini? No grazie

A riprova che la parità di genere non è una questione femminista, di genere, ma di civiltà, chiudiamo con Francis S. Collins, direttore dei National Institutes of Health (NIH), un’istituzione prestigiosa che domina il panorama della ricerca biomedica americana. Da qualche tempo, Collins ha adottato un chiaro codice di condotta intitolato Time to end the Manel tradition dove dice che non parteciperà più a tavole rotonde composte da soli uomini. Mister Borrelli, do you understand?

Un racconto di terrore: Toni Barra contro gli zombie

People For Planet - Mar, 04/28/2020 - 15:00

Le avventure di Toni Barra investigatore privato al servizio del Sindacato Metalmeccanici.

Jacopo Fo

Mi mancava di fare colazione al bar ogni mattina con cappuccino schiumoso e brioshe calda. D’altra parte eravamo circondati dal virus bastardo e reclusi in casa. Io, Rosa, la donna della mia vita e la piccola Engels (Engels come Marx e Engels).
La mia piccola quella mattina era intenta a una video lezione. Scolastica. Io stavo rileggendo “Il Manifesto del Partito Comunista” e meditavo sulla cattiveria del capitalismo quando sento la maestra di Engels dire, nel computer, che la colonizzazione delle Americhe ha portato progresso e civiltà agli indiani selvaggi. Mi alzo in piedi e mi avvicino al tavolo dove la mia piccola ha appoggiato il portatile per seguire la lezione.
Lei mi guarda e capisce che ho intenzione di dirne quattro a questa bestia reazionaria di maestra e mi snocciola uno sguardo implorante che mi induce a desistere dagli insulti scolastici.
In quel momento suona il telefono: è il Capo del Sindacato Metalmeccanici che senza preamboli mi dice: “Tony, abbiamo bisogno di te, vieni subito al Sindacato!” Poi interrompe la comunicazione senza neanche chiedermi se posso precipitarmi lì con 8 secondi di preavviso… I soliti metodi da dittatore supremo che non sopporto.
Acchiappo un modulo per l’autocertificazione, lo compilo, poi prendo la pistola, una Tokarev calibro 7,62, un revolver sovietico che ha dato un grande contributo alla disfatta dei nazisti.
Scendo in strada. Non c’è mai nessun posto di blocco a Quarto Oggiaro ma quel mattino la mia 4 cavalli viene intercettata da una volante della Ps.
Porgo il modulo all’agente che solleva un sopracciglio mentre legge che la mia motivazione per l’abbandono della detenzione domestica è: sono in missione per conto del Capo del Sindacato Metalmeccanici. Mi guarda, lo guardo con l’espressione che noi comunisti riusciamo a produrre quando il nemico è alle porte, decide che scontrarsi col proletariato insurrezionale alle 9 di mattina è troppo stressante e mi fa cenno con la mano di proseguire sulla radiosa via del socialismo dal volto umano.

Arrivo al Sindacato e si capisce subito che la situazione è grave, decine di compagni con mascherine, guanti e visiere trasparenti sul viso stanno ammonticchiando sacchi di terra per costruire uno sbarramento all’ingresso e per creare postazioni di tiro protette alle finestre, altri stanno stendendo filo spinato tra i pali della luce e quelli della segnaletica, lungo il marciapiede. In un angolo quattro operai dell’Alfa che conosco fin dai tempi delle rivolte studentesche, stanno riempiendo bottiglie di birra da 3/4 con benzina, acido solforico e polistirolo. Scene che non si vedevano da decenni! Ho la sensazione che sia successo qualche cosa di veramente grave. Lungo il corridoio del primo piano vedo davanti a me Simone, uno dalla Face Standard, lo affianco e gli chiedo: “Che succede?” Lui gira la testa e senza rallentare risponde: “Mistero. Ma l’ordine è quello di prepararsi a uno scontro all’ultimo sangue. Sto andando a ritirare un carico di cibo che dovrebbe bastare per un centinaio di combattenti per almeno una settimana”.

Quando arrivo di fronte all’ufficio del Capo la porta è aperta e lui sta urlando: “Non ho chiesto la luna! Ho bisogno di 20 mitragliatrici pesanti, 10 mila proiettili, 500 bombe a mano e una decina di bazooka, e quanto cazzo ci impiego ad avere quel carro armato che mio padre ha seppellito? Vi ho detto dov’è! Quanto ci mettete a trovare una ruspa?”
Il Capo è alto 1,90, ma sembra più alto e ha una voce spaventosa. Di fronte a lui c’è il responsabile della logistica per la Lombardia, Paolo Brambilla che nonostante il suo metro e sessanta non sembra intimidito, parla a voce normale lentamente come se cercasse di comunicare con un bambino stupido. E lo sa che è il modo migliore per far sbarellare il Capo e ci prende gusto: “Non serve un cazzo che alzi la voce. Mi dici dove le trovo le mitragliatrici pesanti? E le vuoi col treppiede. Non mi hai chiesto dei Kalashnikov! Porca puttana. E vuoi pure un carro armato per giunta!”
Lui lo guarda: “Prendi 50 uomini, procurati una ruspa, disseppellisci il carro armato, poi prendete 4 camion, andate alla caserma dell’esercito di Baggio e vi fate dare tutto quello che ci serve. Se fanno resistenza telefonami che glielo spiego io! Porca merda! E se non capiscono mobilitiamo i farmaceutici, li irroriamo di gas esilarante e prendiamo possesso della caserma”
Dopodiché il Capo mi vede e mentre Brambilla esce per realizzare un piano decisamente avventato mi dice: “Toni, è successo il peggio. Un’ora fa una ventina si zombie hanno assaltato il grattacelo della regione facendo una strage di consiglieri, funzionari e agenti. Hanno fatto 18 morti prima che arrivassero i militari di stanza alla Stazione Centrale e aprissero il fuoco con i fucili d’assalto. Mediamente hanno dovuto colpirli 20 volte prima che crepassero del tutto. I Carabinieri hanno chiesto il silenzio stampa assoluto ma ci hanno avvisati. Capisci cosa succede Toni? I morti per Coronavirus stanno resuscitando e vogliono vendicarsi su chi ha gestito l’emergenza scatenando la strage. Molti zombie sono evidentemente vecchissimi pensionati ma i testimoni ci dicono che si muovono alla velocità di giovani centometristi ed hanno una forza muscolare spaventosa. E si sospetta che se ti mordono poi diventi uno zombie anche tu! Ci mancava solo questa! Merda! Siamo capitati in un film di serie B sulla fine del mondo!”
Lo guardai. Era un capo capace di schierare il reparto Fonderie della Breda davanti al battaglione Padova in assetto di guerra, e dire al colonnello: “Scioglietevi o carichiamo!”
Ma non avevo proprio idea di come avremmo potuto affrontare gli zombie ai tempi del Coronavirus.
“Merda!” Dissi. Non era un pensiero profondo ma esprimeva bene il mio stato d’animo.
“Cosa ti serve da me?”
“Toni, non sappiamo un cazzo di questi resuscitati. Abbiamo bisogno di informazioni più del pane. Non so da dove potresti iniziare ma i carabinieri mi hanno sussurrato che nel parco di Monza ce ne sono centinaia e stanno aumentando. Non credo ci vorrà molto prima che calino sulla città. E non oso pensare cosa potrebbe succedere”.
“Ok” dissi “Farò il possibile!”
Lui mi guardò:Il possibile non è abbastanza Toni. Se non scopri qualche cosa di veramente utile ci saranno più morti che per la bomba atomica su Hiroshima!”

Diciamo che il capo è uno che ti sa motivare.
Non sapevo da dove iniziare. Mi serviva un esperto di zombie. Ma non di quelli del cinema.
Poi mi venne in mente Luisa. Non c’era un motivo preciso, anche perché non era una biologa né un’esorcista.
Però mi doveva un favore e conosceva parecchie persone. Era una tatuatrice olistica.
Una giovane esuberante che portava una minigonna nanomillimetrica e una scollatura eccessiva e procace.
Avevo deciso di farmi tatuare una coccinella sulla spalla per contare in quanti, sulla spiaggia mi avrebbero detto: “Hai una coccinella sulla spalla!
Ovviamente mi serviva una tatuatrice iperrealista e Paolo, del Comitato di Lotta Omosessuali Internazionalisti me l’aveva consigliata.
Quando entrai nel suo negozio stava piangendo come la fontana di Trevi.
Non ci misi molto a scoprire che erano appena passati di lì due tipi che le avevano chiesto 500 euro di tassa mafiosa al mese. Una cosa così a Milano non si era mai sentita dai tempi di Bava Beccaris.
Le chiesi di descrivermeli. Telefonai a un paio di compagni del quartiere. E dopo mezzora ebbi un colpo di fortuna e li trovai in un bar che sorseggiavano un mojito tutti contenti perché erano convinti di essere ai vertici della vigliaccheria umana. Poveri scemi. Solo dilettanti. Non avevano idea delle bassezze che si consumano sul retro di Rolls Royce rivestite di pelle di vergini irachene.
Comunque mi presentai: “Buon giorno! Sono il capitano Toni Barra, dell’Armata Rossa divisione Sindacato Metalmeccanici. Sono qui per ammazzarvi tutti e due. Ma prima vorrei stritolarvi le braccia sotto una pressa, qui vicino… All’Alfa Romeo”. Mi guardavano con l’aria imbecille di certa gente sorpresa da uno scherzo televisivo. Ma qualche cosa nei mie occhi gli aveva detto che non era uno scherzo.
Anche perché, alla spicciolata, stavano entrando nel bar una serie di uomini e donne con l’aria veramente incazzata. Facce che se le incontri di notte capisci cosa vuol dire la paura. Operai. Li adoro. Sono il più potente deterrente al di sotto del nucleare.
Gli dissi di tirare fuori i documenti. Uno disse: “Ma…” con l’intenzione di iniziare a esprimere dissenso. Gli diedi un ceffone. L’altro portò la mano sotto la giacca. Simultaneamente Giovanni Prampolini, detto “La Lama” che stava a tre metri da noi, fece una serie di schiocchi con la lingua che nel linguaggio dei sibili e dei grugniti vogliono dire: “Non farlo!”
Il coglione si bloccò. Guardò il Prampolini e notò che lui la mano l’aveva già infilata sotto la giacca, all’altezza dell’ascella.
Desistette. Evidentemente aveva ancora un paio di neuroni nel cranio.
Trascrivemmo i nomi.
Poi io dissi: “Avete diritto a una sospensiva provvisoria dell’esecuzione. Perché noi siamo comunisti ma siamo anche cristiani, quindi crediamo nella redenzione delle teste di cazzo. Però dovete pagare una multa. Intanto. Tirate fuori 2mila euro. Sull’unghia”.
“Ma io…” Disse quello con la manina svelta verso la pistola.
“Va bene. Allora vi ammazziamo”.
Poi mi rivolsi a Prampolini: “Carlo Marx pensaci tu. Ma prima fate un giro alle presse”.
Pagarono. E poi cambiarono città.
I 2mila euro finirono nelle “Fondo Campi Estivi” per i figli di operai caduti sul lavoro.

Intanto che rivedevo i miei ricordi, ero arrivato d’avanti al salone dei tatuaggi di Luisa. Mi stavo chiedendo se avevo peccato a mentire dicendo a quei due che gli avremmo stritolato le braccia prima di ammazzarli. Li avremmo ammazzati ma senza stritolargli le braccia. Siamo comunisti, siamo contro la tortura. In effetti comunque per me peccare non è grave se è a fine di bene. Non sono neanche cristiano. Avevo mentito anche su quello. Ma tanto l’Inferno non esiste.
Luisa mi accolse con una serie di gridolini entusiasti.
Mi offrì un caffè. Causa quarantena non c’erano clienti.
“Luisa ora ti dico una cosa che devi tenere per te”.
Lei cambiò espressione e annuì.
“Siamo sull’orlo del baratro. Alcuni cadaveri da Coronavirus sono resuscitati e ammazzano la gente. Abbiamo bisogno di informazioni. Perché succede? Come li si ammazza? Come si ferma questa mutazione? Insomma non sappiamo un cazzo e abbiamo bisogno di sapere tutto.”
“Tesoro, ma io faccio tatuaggi, mica sono la Cia!”
“Dolcezza, tu sei una ragazza intelligente. Pensaci bene, sicuramente conosci qualcuno che conosce qualcuno che saprebbe dirmi chi cazzo ci capisce qualche cosa.”

Va beh, te la faccio breve perché so che devi andare cambiare la disposizione delle bottiglie di birra in frigo o fare qualche altra attività urgente mentre sei detenuto in casa per colpe che non hai commesso…

Luisa mi passa il nome e il recapito di Manila, una sua amica della scuola che sta con la Parte Oscura della Forza. Coi fascisti insomma. Ci vado. Vive in un’appartamento tutto in stile impero, con cadute nel Barocco e nel Rococò. Allucinate!
Le dico che Luisa mi ha detto che lei sa dove trovare Augusto Castelbarco Visconti, un ultra novantenne ex Rettore Magnifico della facoltà di legge della Statale di Milano ai tempi di Mussolini, quando non insegnavi se non eri iscritto al Fascio. E lui non l’avevano dovuto picchiare per fargli comprare la tessera.
Vado da lui. Mi apre in vestaglia dannunziana, tutta decorata da rune celtiche.
Capisco subito che non si è convertito alla pace nel mondo.
Mi fa strada fino ad un piccolo studio rivestito da libri vecchi o vecchissimi. Sulla scrivania di mogano campeggia un busto di Mussolini. Faccio finta di non vedere. Gli dico: “Siamo in un’emergenza totale. I morti si stanno risvegliando e una banda di zombie ha assaltato la regione facendo una strage. Il Sindacato Metalmeccanici mi manda a chiederti aiuto. Dobbiamo sapere perché resuscitano e come spazzarli via dalla faccia della terra”.
Lui mi guardò in silenzio per quasi un minuto. Aveva il monocolo, il viso rasato, rughe profonde e non dimostrava i suoi 92 anni.
Poi aprì bocca: “Sindacato metalmeccanici… Potreste essere comunisti…”
“Siamo comunisti. Siamo molto comunisti”.

“E lei sa chi sono io?”
“Sì sei un fascista di merda. Ma in questo caso parliamo di ideali che travalicano le ideologie! Parliamo di zombie, di città in fiamme, di donne e bambini calpestati dalla folla impazzita e forse della fine della specie umana. Pare che questi zombie siano infettivi. E mi pesa venire a chiedere aiuto a uno come te! Ed è pure il 25 aprile e tutti i martiri antifascisti mi stanno urlando nella testa la loro disapprovazione. E io non ci posso fare un cazzo! Devo allearmi con te!”
“Che ragazzo emotivo…” commentò lui. Stavo per dirgli che ho 65 anni… Poi lasciai perdere.
“Va bene…” continuò lui. “La soluzione c’è. Non vi piacerà ma c’è. Quello che sta succedendo ha a che vedere con energie entropiche di origine extra universo. C’era un gruppo agli ordini diretti di Hitler che ha studiato a lungo questa questione. Era l’ala mistica del Reich… Comunque quel che serve è un rimedio che potremmo definire omeopatico, oppure vibrazionale se preferisce…. Con loro i proiettili non funzionano, più li fai sanguinare più il contagio zombie si diffonde. Quello che serve è Santissima Acqua Benedetta…”.

Me lo feci ripetere due volte. Poi lo avvisai che se mi stava prendendo per il culo lo avrei stritolato sotto una pressa della Breda. Lui mi disse che la Breda non esisteva più da anni.
Io dissi: “Cazzo, erano grandi…”
Non so se ti è mai capitato di sentire intimamente che un fascista ti sta dicendo la verità e che devi fidarti.
A me non era mai capitato.
Non era una sensazione che mi piaceva. Ma mia nonna una volta mi aveva detto: “non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che prenda i topi!”
Grande donna mia nonna. Una partigiana dei GAP. Quelli che giustiziavano gli ufficiali nazisti per strada. Mi diceva anche: “Se devi sparare a qualcuno mira alla testa. I feriti possono sempre guarire. Generalmente i morti no”.
Meditai su quel G E N E R A L M E N T E.

Tre ore dopo una colonna di idranti che avevamo requisito all’Arma viaggiava rispettando i limiti di velocità verso il parco di Monza.
In realtà gli idranti erano solo parzialmente requisiti perché il generale Santavilla aveva chiarito che non intendevano scatenare la guerra urbana solo perché avevamo osato minacciare la caserma Annarumma con un carro armato; che peraltro nessuna legge della Stato può autorizzare dei comunisti ad andare in giro con un carro armato tedesco anche se è il 25 aprile. Ma comunque col cazzo che ci faceva guidare gli idranti, visto che noi comunisti col cazzo che sappiamo guidare. Quindi i carabinieri ci mettevano i mezzi, gli autisti e gli addetti ai cannoni ad acqua, Tecnologia tedesca che noi cubani del cazzo non potevamo comprendere… E che non rompessimo i coglioni. Poi in aggiunta ci aveva mandato dietro venti gipponi con tutte le teste di cuoio che aveva a disposizione. Ci prestarono anche 200 giubbotti antiproiettile e altrettanti elmetti. Ma quando videro che avevamo i bazooka e le mitragliatrici pesanti ci restarono male. Sono troppo competitivi!

Avevamo fatto riempire le cisterne degli idranti di acqua mentre veniva benedetta con una serie di Pater Noster molto partecipati da Don Luigi di Dio, che per inciso ci aveva costretti tutti a recitare la preghiera in coro. Operai comunisti e carabinieri delle teste di cuoio che pregavano insieme. Una roba più incredibile dell’invasione zombie!!!
Pregai anch’io. Era dal 1963 che non pregavo. E nel 1963 comunque avevo solo 8 anni e lo avevo fatto per far contenta la mia nonna cattolica, da parte di padre. Non ci credevo per niente!

All’altezza di piazzale Loreto iniziammo a vedere una folla che fuggiva, chi a piedi chi in macchina. Accendemmo le sirene e iniziammo a fendere la calca.
Poi il traffico si diradò. Cento metri più avanti la strada era bloccata da una folla di esseri umani. Si muovevano lentamente, con un movimento ondeggiante.
Non ci mettemmo molto a capire che gli zombie erano davanti a noi.
Quando via radio il capo del Sindacato Metalmeccanici urlò: “Avanti bastardi! Azioniamo le pompe!” io mormorai: “Preghiamo che funzioni!”
Il Capo girò la testa per guardarmi e disse: “Noi non preghiamo. Noi facciamo a pezzi gli zombie!”

Funzionò!
Due gocce di acqua benedetta e morivano definitivamente.
Fu così che fermammo l’invasione zombie e salvammo il mondo. Avremmo preferito riuscirci da soli, senza l’aiuto di fascisti e carabinieri, sopratutto il 25 aprile. Ma non sempre si può avere tutto.
Prima di sera il Presidente della Repubblica Mattarella aveva firmato un decreto di grazia per tutti i reati che avevamo commesso quel giorno. Tipo assaltare caserme della fanteria, girare con carri armati senza targa, possesso di armi da guerra, furto di beni dello stato, sequestro di 240 tra autisti, addetti ai cannoni ad acqua e teste di cuoio armate fino ai denti.
Facemmo anche un senso vietato.
Quella sera tornai a casa soddisfatto. Mia figlia sarebbe cresciuta in un mondo senza mostri. Misi a letto la piccola Engels e le raccontai la storia di quando i vietnamiti distrussero la flotta cinese piantando 10 mila pali di bambù sul fondo del mare e usando la bassa marea come arma da guerra. (1)

Poi mi sedetti a fianco di Rosa, la donna della mia vita. Stava guardando il Commissario Montalbano distesa sul divano. Mi sedetti, presi tra le mani il suo morbido piede ed iniziai a massaggiarglielo.
Poi, nel nostro letto, lei mi dimostrò che l’amore, sostenuto da mutua solidarietà e fiducia non ha nulla a che vedere con l’edonismo reganiamo del consumismo sessuale cerebrale che in realtà teme il vero tripudio fisico dei sensi. Poi mi dimostrò che è possibile toccare il cielo con un dito. E anche con tutto il resto.

(1) Nota: è una storia vera! La racconto al link: Come il Vietnam sconfisse la Cina? Ce lo racconta Jacopo Fo