TRE NOBEL A POMIGLIANO

Tre Nobel a Pomigliano d'Arco Pomigliano d'Arco ha ospitato nel mese di Maggio (ah!,maggio) tre nobel: quello per l'energia, per la solidarietà, per la gioia. Il nobel per la gioia è andato a Gianluca. Chi è Gianluca? Un disabile di Pomigliano che, pur incespicando con la glottide e la lingua, parla un italiano correttissimo. Gianluca si muove su una sediaarotelleelettricacarrozzatacoivetri , un po' come l'auto del Papa, ma in miniatura (l'auto, non Gianluca - o no?) e con tanti fogli scritti incollati sui lati di questo strano aggeggio. Dario Fo frequenta la Patafisica, ovvero la Scienza delle Soluzioni Immaginarie, e scommetto che neanche lui sarebbe riuscito a immaginare questo modo di comunicare, escogitato da una persona totalmente disabile.La carrozzella di Gianluca è in fondo anche una metafora della nostra vita perchè, in fondo, siamo un po' tutti disabili in vetrina, con tanti fogli di vissuto appiccicati ai vetri sperando che qualcuno li legga facendoci sentire uomini tra gli uomini.Gianluca ha girovagato per Pomigliano col motore al massimo, gridando (senza balbettare), taciurlava commosso perchè la madre era andata a ritirare una cosa alla posta (ansionsa: nessuno mi scrive mai. Che sarà? L'intimo di sfratto?) ed è quasi svenuta vedendo che si trattatava di un bonifico di 500 euro (il primo di un vitalizio) a favore del figlio che, si sappia, lettori, non ha mai chiesto al comune qualcosa per sè, che pure ha bisogno anche di essere imboccato, ma solo di aumentare le ore di assistenza per i genitori, criticamente malandati anche loro. Ricordo adesso un verso di Apollineare"...e poi c'è la bontà, enorme contrada dove tutto tace" e, che, se parla, grida come Gianluca. Avete apito certamente che a decidere per questo vitalizio sono stati Franca e Dario. Se ho deciso di parlarne a questa misteriosa e forse misterica comunità del blog è perchè questo evento è un fatto etico, che riguarda i comportamenti e in particolare quei comportamenti che rinforzano la nostra coscienza civile, le danno un senso, valgono come la rivoluzione che genera l'amore e il rispetto per il prossimo. Dovete sapere, lettori del blog, per calare bene il senso di questo gesto nel vissuto vesuviano, che a due passi da Pomigliano cv'è un santuario celeberrimo,sede di un importante museo di religiosità popolare, frequentatissmo da antropologi di tutto il mondo, dedicato alla Madonna dell'Arco, che è poi la Grande Madre. Ovviamente, molti di noi vedendo Gianluca e venuti a conoscenza dei suoi exultet è venuto naturale abbinare Franca alla Grande Madre, grande sia per la zolla che è il suo cuore che per i figli che ha adottato, varie decine di disabili. Ma com'è cominciata questa storia con appendici fiabesche? Il 14 aprile il cantore Colasurdo ed Enzo La Gatta organizzano una "Veglia per i diritti" sotto una tenda, davanti ai cancelli dell' Alfa-Avio di Pimigliano. E' una veglia di solidarietà per gli operai cassintegrati ma anche un' occasione per incontrarsi e discutere di un territorio ad altissimo rischio sociale, in cui la camorra governa l'economia ed apre sacche di reclutamento ai disagiati, ai precari (che a Napooi sembrano un po' più precari dei precari), ai giovani disoccupati la cui unica certezza di lavoro è che avranno un posto da disoccupato, agli analfabeti che a sette anni hanno dovuto lasciare la scuola. Franca Rame viene da noi, sosta con noi sotto la tenda, mangia con gli operai e le loro famiglie, discute del futuro dell'Italia, si confronta con i nostri bisogni, le nostre attese. Ci interpreta. Lettori, vi faccio vedere la foto della scena: una tenda verde, sgnagherata; facce sudate e incazzate; Colasurdo con la sua voce araba che come un muezzin intona "fronne" facendo a gara con la sirena della fabbrica (le gambe divbaricate, la mano aperta all'orecchio, potente come un tritone); Enzo La Gatta in questa foto è venuto un po' mosso perchè ha l'2arteteca", come sempre; massaie con odore di detersivo; passanti e curiosi; l'aria intrisa di polvere di ferro e olio industriale; Franca seduta, impassibile (con lo stesso tailleur che indosserà durante lo spettacolo), in posizione di ascolto attivo; voci; voci di voci. Il tutto avviene sotto un albero di tiglio. Dovete sapere che quest'albero era quello intorno al quale nell'antichità si riuniva il popolo per le sue assemblee ed è lo stesso scelto dai rivoluzionari partenoperi del 1799 per simbolegggiare l'albero della libertà. Non so che pensare. Forse sto in una situazione di dejà vu, forse la storia di Napoli richiama stormi sotto quelle fronde ed echi arcaici nelle fronne di Colasurdo. Franca decide di dare un segnale forte di solidarietà e, all'istante, si organizza uno spettacolo con lei e Dario. Viene scelta come data il primo maggio (ma credo che sia stato il primo maggio a scegliere noi). Partono staffette in tipografia, al Palapartenope. Inizia il lancio di e-mails e di comunicati. Tutti i giornali e televisioni ne parlano. Il primo maggio, come sapete, muoiono persone a Sorrento per scarsa sicurezza in un cantiere. L'indignazione per le morti bianche espressa da Franca e Dario è terribile e tellurica. Enzo piange perchè con le "Nuove Nachere Rosse" ha creato una fondazione per le morti bianche a Sant'Anastasia per ricordare gli operai morti nello scoppio di una fabbrica molti anni fa (ma, agli inizi di maggio, un'altra ne è scoppiata a Gragnano). Vogliamo Franca e Dario in testa al corteo che, quest'anno, parte proprio da Pomigliano. Tamburi rullanti, tammorre, nacchere e pugni alzati a percuotere i nembi. Sui ddenti nella bocche spalancate un'antica ruggine. E' la marcia del riscatto di Pomigliano. Il corteo, lungo e flessibile come un serpente cinese col volto di tigre, s'incerchia intorno a Franca e Dario. Li spingiamo sul palco: ci sentiamo rappresentati da loro e non da politici che da anni hanno gettato la spugna, tumefatti e con le idee ammaccate. La sera, dalla tenda di Pomigliano andiamo al tendone del Palapartenope. Franca recita (e, lettori, con quale grazia, potenza e vibrazione) il monologo "Madre coraggio", la storia di Cindy Sheehan che ha perso il figlio in Iraq (ma vuoi vedere che non ho sbagliato a immaginare Franca come Grande Madre? Anche Cindy è una madre. Coincidenza?). Un monologo anche quello di Dario, Storia della tigre,. Il riferimento ai ruggiti del corteo è evidente così come il binomio madrecoraggio-tigre nonchè l'esortazione alla tigre partenopea in sonno afinchè ritrovi la sua dignità attravrso l'indignazione, indignazione che rimonta se Napoli si riconosce nella sua storia, nelle sue cellule memoriali e memorabili perchè, in fondo, dopo Atene, è la città pilota più antica dell'occidente. Gli operai salgono sul palco. Enzo Gragnaniello, Tony Cercola, Marcello Colasurdo cantano gli "inni" di Napoli. Nella tenda esce il sole, richiamato dai tre sciamani. Nel camerino, Franca accoglie molte persone, soprattutto donne. Si intrattiene a lungo con loro. Mi sento di stare assistendo a un incontro di vecchie amiche popolane che si bisbigliano confidenze. Lettori, vi auguro un'esperienza simile perchè se ne esce molto più ricchi, confermati nei propositi quando si vorrebbe buttare anche noi la spugna, ci si sente partecipi alla catena di montaggio di tante storie, coivolti nelle decisioni e non cavalcati e scavalcati da chi è affetto da caligolite (ricorate che Caligola nominò senatore il proprio cavallo?), partecipi dello spirito della Costituzione. Uscito dal Palapartenope, ho pensato che "Rame" nasconde in sè "mare" , solidale nella sua estensione e commovimento con una storia, mille storie, una notte, mille notti come questa. Avrei desiderato correre a Cuma per prendere un ramo di quercia e darlo a Franca. Lo faccio, qui: ti diamo, cara Franca, "il ramo d'oro" della solidarietà. Mi è però rimasta una domanda, che giro all'interessato: come hai fatto,Dario, a ottantuno anni, dopo un'ora e mezza di ruggiti, a mettersi a suonare la tammorra coi cantori vesuviani e, per giunta, cantando? Dario, hai mica bevuto anche tu, come il protagonista del tuo monologo, latte di tigre? Per questo meriti anche il nobel dell'energia. Mimmo Grasso By mimmo grasso at Lun, 2007-05-14 11:00 | elimina | modifica | rispondi


Commenti

Oggi 11 maggio 2007, Vito Molinari su Rai Tre ha ricordato un fatto di Franca e Dario. Nel lontanissimo 1962, in segno di apertura verso la sinistra, la RAI fece condurre alla nostra amabile coppia la famosa Canzonissima… Durò 6 puntate 6. Alla settima furono praticamente cacciati (con relativa causa di dodici anni…) solo perché volevano trasmettere in diretta una scenetta che metteva in risalto il problema delle morti bianche in Italia.
Motivo: c’era lo sciopero degli edili, non si può, censura.
Ma non era solo mera censura. Era prassi. Parlare di problemi alla gente non si poteva. Neppure sotto forma riflessiva, ironica, ecc.
Figuriamoci fare delle testimonianze civili.
Oggi 2007 stiamo peggio. Manco le sei puntate.
Il caro Vito Molinari ricordava però non solo il fatto di censura, ma anche l’impossibilità di recuperare nell’archivio storico della Rai, partito proprio dall’anno successivo. E quindi di non poter ritrasmettere quella canzonissima di Dario e Franca. O recuperare materiale non trasmesso.
La RAI tuona fiera : Abbiamo la tecnologia fra le più avanzate al mondo!
Si, ma, mi scusi signore: se poi la usiamo solo per il grande fratello o per i format di Mediaset, cosa ce ne facciamo ? Capitano lo posso torturare ? Uno che tuona così e poi fa piovere lacrime ?
Produzione televisiva è diventato sinonimo di falsità – tutto falso. L’isola dei falsi che sembrano veri, il gioco dei milionari falsi e falsari – in quanto le vincite sono costruite e non appurabili e i partecipanti sono addirittura, a volte, gli stessi, come delle comparse – i film sono standard e computerizzati – i personaggi da gossip letteralmente inventati dal nulla.
La verità è bandita, sistematicamente. Fosse mai.
Finirà che per avere un po’ di spazio e mezzi di comunicazione ci si specializzerà nel falso talmente bene che non si riuscirà a distinguerlo dalla realtà. E un giorno, una specie di invasione dei Marziani stile Radio Orson Wells, sarà messa in diretta così bene da scatenare il panico vero, per tutte le strade - la gente si rinchiuderà nelle case in attesa della morte, piena di cibo e di muri invalicabili. Senza neppure verificare se è tutto vero. Quindi….
Ci si comporterà come tanta gente si comporta ora. Credendo e basta. Alla talebana, con il rispetto dovuto, perché non so neppure cosa sia un talebano da quanto ne hanno parlato. Sarebbe infatti meglio dire alla cieca. Ma i ciechi giustamente si offenderebbero, visto che ci vedono meglio di noi su moltissime cose. Si crederà come Pinocchio. Ecco, il povero Pinocchio, vittima di se stesso.
Certo. Lo si sa. Per essere vera una cosa falsa ha fatalmente bisogno di una parte di verità. Sennò come si coinvolge il Pinocchio alla Grande Guerra degli Asini nel Paese dei Balocchi?
E come nel 2001 con le Torri Gemelle, cadranno altrettante di torri per postulare la verità assoluta ed unica: quella del falso d’autore. Geni si nasce. Ingannatori si diventa. E così il consenso cresce.
A ME IL CONSENSO FA TERRIBILMENTE PAURA. Loro, i governativi, lo cercano. Le vittime e gli innocenti inorridiscono al solo sentire la parola. CON-SENSO. (Gli fa proprio senso).
Perché ne sono esclusi sistematicamente, con premeditazione.
Finirà che una persona geniale, usando il loro stesso sistema di distruzione psicologica, cambierà il dominio del falso nel mondo. E la verità comincerà a venire a galla molto più facilmente.
Qualcuno che capisce cosa sia il consenso, si metta all’opera, non è mai troppo tardi. Anche se Bush & C. lo fanno da un po’ di tempo.
Hitler lo faceva prima di loro e pure senza tutta questa tecnologia…
Charlie Chaplin lo ha usato in maniera meravigliosa.
Ghandi non lo ha capito del tutto.
Prodi ne fa prosciutti e si becca l’indigestione da carne.
Pensiamo a come rendere inutile questo domino del falso. Non è tardi.
Anche se non sono bastati 45 anni per poter vedere un premio nobel – uno ! Libero da censura.
E neppure 45 anni sono bastati per poter conoscere e vedere una donna come Franca – UNA ! – libera di essere vera, unica, inimitabile, come tante altre che la seguiranno e che non hanno neppure bisogno di seguirla da libere che sono.
Donne che sanno aiutare perché sono donne. Vere. Tangibili. Presenti.
E i falsi personaggi in cerca di autore vadano dai Partiti falsi – dai lecchini falsi - che arrivano ad usare il nome dei poeti morti e storpiano concetti a loro favore per false platee applausi falsi – gettando confusione sulle coscienze.
Tutto è falso e condito con una parte di verità per essere ben digerito dall’ignaronza.
Avete letto bene. IGNARONZA. Parola nuova e libera.
Non solo ignoranza che è la miglior condizione per imparare, ma IGNARONZA, ovvero quella condizione dell’ignaro che viene determinata dal possedere solo una parte di conoscenza.
Ovvero quel mondo in cui tutti cadiamo quotidianamente quando vogliamo restare ignari e non sapere, non approfondire, non conoscere e non fare neppure l’esperienza.
Il mondo dell’IGNARONZA è il mondo del NON. Non voglio, non posso, non devo, non parlo, non sento, e alla fine, non esisto. Ma consumo.
E si gente. E’ falsa RAI, falso STATO, falsa CHIESA, e con quelli non si studia, non si insegna, non s’impara. Quando mai per dire il falso si deve studiare, o Pinocchioni miei ?
Casomai ti devi ingegnare parecchio, come il Gatto e La Volpe. Ma studiare…

Qui no.
Qui si studia, si aiuta e si prova.
Qui Franca Docet.
Et Darium?
Idem.

Un appello a tutti per far cultura: studiamo, aiutiamo e proviamo.
Chissà che fuori ne veniamo…

Bella storia, toccante, bravi.