[STAMPA] Jacopo Fo, l'intervista fiume!


Libera fantasia ad Alcatraz, Foto Stefano Sapora
Di Luca Pakarov
 
Insistiamo, perché vogliamo andare a fondo. Perché ci sembra che valga la pena approfondire il discorso. Siamo tornati ad Alcatraz e abbiamo massacrato di domande il padrone di casa.
Allora, per i detrattori è solo il figlio di Dario Fo e Franca Rame e l’Unità lo mise alla porta quando scrisse un articolo intitolato “Anche i comunisti rubano!” sui rapporti fra mafia e Partito Comunista. Gli ammiratori invece lo seguono numerosi sul suo blog e su Il Fatto Quotidiano o lo invitano nelle università per discutere di ecologia e sessualità. Chi lo conosce bene parla di un uomo, padre e nonno, semplice e ispirato. Jacopo Fo attualmente, dopo aver realizzato un centro di saperi fra Gubbio e Perugia, la Libera Università di Alcatraz, uno stimolante luogo di riflessione che ha abbracciato gli stessi principi delle università del Medioevo, cioè essere un punto d’incontro e di scambio di conoscenze, è da più di 18 anni immerso in quello che è il suo progetto più utopico: l’ecovillaggio solare, che detto così può sembrare una mossa di Daitarn 3 nella lotta contro i meganoidi.
Una follia ambiziosa che prevede la prossima costruzione di case ecologiche nel parco umbro, con la particolarità di avere spazi condivisi per garantire la convivenza nel rispetto della libertà di ognuno, la relazione tra famiglie e le proprie regole di vita e, quindi, l’adesione alla propria filosofia di vita, appoggiati da Banca Etica e supervisionato dalla Libera Università di Alcatraz. L’ecovillaggio è anche la storia di mille e mille carte, permessi, calcoli e studi geologici di chi crede sia una maniera diversa di “abitare liberi” in Italia. In un mondo narcisistico in cui si è principalmente spettatori, per edificare un futuro e modificare la direzione della discendente storia contemporanea, la rivolta, come dice lo stesso Fo, deve essere fatta con altri mezzi. E se non fossi stato in quei luoghi e non avessi visto con i miei occhi (se evangelizzassi sarei San Tommaso) gru e progetti, non avrei toccato con mano l’ideale fatto (quasi) realtà. Anzi se quella coppia di Milano che era lì per vedere un appartamento volesse pensare anche ad una cameretta per me, sono pronto a farmi adottare.
 
Nei giorni che ho trascorso felicemente ad Alcatraz, Jacopo Fo non si è risparmiato su nessun argomento, senza divagare, affrontando a viso aperto quello che per lui è, o si augura che sia, il cambiamento. Oltre quattro ore di chiacchierata dense e mai scontate. Non proprio una passeggiata per chi scrive! Quindi, mettetevi comodi, stampatelo, stappate una birretta, non è breve, c’è molta carne sul fuoco, soprattutto perché emerge, per contrasto, la nostra predisposizione all’immobilità, a essere imbrigliati in un sistema che in molti affermiamo di voler combattere ma che riesce ogni qual volta ad allargare i propri confini, inglobando ogni aspetto del quotidiano come l’opposizione e la rivolta senza lasciarci via d’uscita. Non è più sufficiente essere informati quando ormai percepiamo chiaramente che le problematiche (climatiche, energetiche, sociali, etc.) per la loro complessità sono inarrestabili e quindi – non c’è da essere pessimisti – è probabile che prima o poi tutto vada in malora, con un mondo stanco non più disposto a sostenere i nostri comodi ma, pare, nemmeno capace di fermarsi. La segreta devozione al conto alla rovescia, il malinconico ristagno in cui ci crogioliamo, l’angoscia impotente, devono essere superati. L’automobile è stata lanciata a duecento all’ora contro un muro. È chiaro. Ma abbiamo uno spirito di sopravvivenza cazzuto che anche con l’acceleratore bloccato e lo sterzo rotto vorrebbe evitare lo schianto.
La lucida lezione di Jacopo Fo permette di fare il punto. Poi, qualcuno, sono sicuro, alla fine dirà: "Certo, bravo, ma lui se lo può permettere". E da capo si ritorna, a cercare giustificazioni, a compiangersi.

Jacopo Fo con la madre, Franca Rame, Foto Stefano Sapora
 
Jacopo, cominciamo con Alcatraz. Come sei arrivato qui nel mezzo del bosco?
"Avevo una ragazza bellissima a Roma che aveva una casa vicino Gubbio, ci siamo venuti a fare il capodanno nel 1978 e, semplicemente, decisi di voler restare a vivere con lei qua...".
 
Quindi ti ha mollato...
"Ovvio. Mi ha lasciato in una casa diroccata e faceva tanto freddo (ride). Contemporaneamente al lavoro fisico, per aprire dovemmo ricostruire tre case, mi immersi anche nella scrittura dell’Enciclopedia Universale che doveva essere di 22 volumi ma già ne ho editati 28. Lo scopo di questa enciclopedia andava di pari passo con l’idea di fare l’università di Alcatraz, cioè raccogliere nuove idee che venivano dalla Marija Gimbutas o dalla Eisler sulla storia e le società matriarcali o l’antiginnastica delle femministe scandinave, tutte le nuove idee sulla psicologia e le relazioni delle femministe americane, la pedagogia non autoritaria di Malaguzzi... Cioè tutto il patrimonio che della rivolta del ’68 che aveva creato un’enorme cultura diversa ma di cui mancava l’indice... Io modestamente penso di averla catalogata: il sottotitolo era “Come quella di Diderot più sexy. L’unica enciclopedia rilegata ancora viva”.
 
Che rapporti ci sono con il vicinato e con l’immaginario collettivo? Come siete resistiti 31 anni? Io dei fricchettoni avrei paura...
"Ah ah! Non solo te... Comunque, con i vicini nessun problema, con l’immaginario collettivo parecchi. Ogni volta c’è stato qualcuno che mi chiedeva della mia comunità (io stesso la prima volta che telefonai a Fo chiesi se potevo essere ospitato nella sua comunità, N.d.R.). Ho rispetto della comunità ma è un’altra roba. È un posto dove si coltiva l’eccellenza professionale. Siamo rimasti aperti tanto tempo perché Alcatraz ha costituito una rete di professionisti ad altissimo livello. Io sono in grado di lavorare sul mercato ancora oggi perché, per esempio, il 28 luglio dell’anno scorso mi hanno chiesto per il 20 agosto, 20 puntate televisive di un’ora e io ho fatto due telefonate, a un regista e a uno che ha una sala di montaggio. Entrambi mi hanno risposto sì, e ho firmato il contratto. So che quella gente, o è morta o mi consegna il lavoro... In Italia questa cosa è molto rara... Un grave peccato della sinistra è aver rinunciato a due parole: professionismo e onore. Lì c’è la differenza fra farcela e non farcela".
 
Qual è la funzione di Jacopo Fo?
"Per trent’anni è stata non far emergere nessun leader... Oltretutto, caratterialmente non potrei fare il leader di nessuno! Nemmeno facciamo assemblee, le riunioni sono il meccanismo per creare partiti che si scontrano. Non a caso i dirigenti di Google fanno le riunioni in piedi perché non devono durare più di 5 minuti, le riunioni le fanno camminando... Posso essere una persona rappresentativa, ma è un’altra cosa, se chiedono di fare un’intervista sono il figlio di Dario Fo, ecco tutto".
 
A proposito, quanto ha e non ha aiutato provenire da una famiglia così prestigiosa?
"Essere figli di papà è una cosa estremamente vantaggiosa. Essere figlio di mio padre e mia madre ha dei vantaggi particolari perché spesso mi trovo in situazioni in cui incontro persone che mi dicono salutami, soprattutto donne, tua madre perché nei momenti difficili ho pensato a lei e ho trovato la forza. D’altra parte è un problema stare in una famiglia in cui ti rapiscono tua madre e te la rimandano a casa massacrata, ti buttano bombe in casa o a teatro, devi andare a scuola con i carabinieri, a 7 anni la mafia mi ha condannato a morte, con la lettera scritta con il sangue e con tutte le torture che mi avrebbero inflitto prima di sgozzarmi. È chiaro che questo ti crei qualche problema psicologico ma anche una certa determinazione nel senso che poi cresci incazzato e hai voglia di distruggere questo sistema. Ho capito che non ci si può sparare perché facciamo il loro gioco. Ci tengo però a dirti che Alcatraz non è nata come una rinuncia all’opposizione a questo sistema, è la cosa più efficace che potevamo fare essendo noi, altri hanno fatto altre cose importantissime".
 
Ho l’impressione che tutto questo agire e poco parlare possa essere mal digerito dalla politica, già che l’hai tirata in ballo che rapporto hai con la sinistra?
"Ogni tanto, senza far nomi, sono saltati grossi lavori con gruppi editoriali di sinistra perché sapevano che di mezzo c’ero io. Non sono nemmeno laureato e ho parlato di sesso, ecologia, economia alternativa... A certi livelli non è ben vista questa cosa. Ho lanciato un gruppo di acquisto per comprare gli impianti fotovoltaici; un gruppo di sinistra che si mette a fare gli impianti fotovoltaici in tutta Italia per far avere i finanziamenti al 100% da Banca Etica! C'ho messo la faccia di brutto! Quando abbiamo iniziato c’era gente di sinistra che ci diceva: non ce la farete mai! Noi abbiamo organizzato una rete nazionale di installatori quando non esistevano ancora. Ho fatto incazzare pure la CGIL perché nel momento dello scontro con Marchionne feci una domanda semplice: scusate compagni, avete confrontato il sistema FIAT con il sistema Volkswagen? È in crisi l’automobile o il signor FIAT perché non sa lavorare? Quanti pannelli fotovoltaici ci sono sopra gli stabilimenti FIAT? Mi rispondono: non lo sappiamo. Quindi non sapete come la FIAT spende i soldi per l’energia? La Volkswagen produce direttamente tutta l’energia che consuma... La sinistra non parla di questo. A Padova (sindaco del PD) abbiamo fatto tagliare un milione e mezzo di euro all’anno con un investimento ZERO sostituendo tutto il sistema d’illuminazione stradale della città, abbiamo preso il primo premio nazionale per l’amministrazione pubblica per il miglior progetto realizzato in campo del risparmio e dell’efficienza e, guarda un po’, l’Unità non pubblica la notizia... Nel frattempo faccio uno, due, tre, quattro interviste con loro che, casualmente, non escono. Sai perché? Gli altri sindaci di sinistra si erano incazzati perché dicevano che così gli facevano le scarpe... Come dei bimbi scemi...".
 
Chissà si potrebbe fare a meno dei partiti. Gli ultimi scandali mi sembrano emblematici, che ne pensi?
"Non c’è bisogno dei partiti né dei leader: se dovessero gestire una salumeria, questa chiuderebbe dopo due giorni. Il fatto che i leader non sanno come funziona la cassa, al di fuori se poi effettivamente ci siano stati o meno dei furti, è vero! Della gestione finanziaria non conoscono nulla perché è una roba per i servi, le cameriere e i commercialisti. La gestione finanziaria non è la base della politica".
 
Temo che non saranno contenti Jacopo... Che aria tira in Italia ora?
"Ottima. Penso che ci sarà una risposta. Quello che è successo con Beppe Grillo andrebbe unito con il dato di Taranto dove i centri civici, un’unione di organismi di base, pesa il 12%, che rappresenta chi in Italia fa le cose localmente. Nel nostro paese abbiamo un patrimonio di migliaia di associazioni locali con tanti Santi e Superman che fanno un lavoro meraviglioso. Localmente siamo all’avanguardia sulle scelte ecologiche con tipologie di esperienze che vengono imitate in tutto il mondo. Ci sono vecchie idee dominanti ma spero che la crisi attuale porti all’esplosione di un’altra cultura e un altro modo di agire concreto. Sono convinto che sistemi di baratto, la banca del tempo, sistemi di recupero possano fare la differenza, noi buttiamo via cibo per 40milioni di persone all’anno perché sono in scadenza. In Italia abbiamo un consumo di energia medio per famiglia che è tre volte quello tedesco. Non è una società che rischia di finire alla fame come al Medioevo, si tratta solo di buonsenso e di sensibilizzare le aziende e non criminalizzare l’imprenditore. Per esempio le aziende possono agire come gruppi di acquisto per i loro dipendenti facendoli risparmiare di molto".
 
Come ti spieghi il successo di Beppe Grillo?
"Semplice, è l’unico che non prende soldi pubblici e dice le cose come stanno e permette a ogni ragazzo di fare politica. Mi fa ridere che qualcuno s’incazza e ci costruisce intorno delle polemiche perché non va in televisione. Sono vincitori a Parma proprio perché la gente non li vede in mezzo ai politici. La cosa geniale è che Beppe non è candidato, fa solo da garante esterno al potere, il potere ce l’ha il ragazzo sindaco di Parma. Nell’assurdo, oggi, con il premio di maggioranza, potrebbe vincere le prossime elezioni".
 
Boh, scusami ma ti sento tanto ottimista…... Sicuro che veramente cambierà qualcosa?
"Sta cambiando alla velocità della luce! Per me la vittoria di Beppe Grillo è stupenda, se in Italia salisse al potere un vero governo legalitario vedresti che la tangentopoli che fino a ora abbiamo conosciuto è solo il plafone. È finito il gioco perché sono finiti i soldi, la borghesia al momento è esposta al rischio del tracollo economico o dei giustizialisti al potere. Oppure, la terza via, cioè una diversa mediazione fra cittadini e potere, fra industria e lavoratori. Non c’è altra soluzione. Le stiamo vincendo tutte, ci vuole tempo, non servivano i fattacci del Giappone per vincere sul nucleare, era già una truffa, l’obiettivo non era fare la centrale era fare il progetto, l’Enel mi fa un preventivo in cui con il nucleare mi dà il costo dell’energia a 2,8 euro al kW dopo 11 anni quando con le turbine marine mi costerebbe uguale ora. E fra 11 anni le turbine marine mi costerebbero la metà, senza contare che siamo un paese circondato dal mare".
 
È il principio che sta dietro alla TAV...
"Pure quella è indifendibile anche se è più difficile smontargliela, sul nucleare però c’è un prezzo. È conveniente il nucleare? No. Al solito poi la sinistra si è divisa, una parte del PD era d’accordo col nucleare, una parte del SEL non era d’accordo, però tentennava. Chi può sbancare ora in Italia è un partito di tecnici senza un vecchio politico con un programma elettorale vero. La cosa che non ha capito la sinistra è il fattore psicologico, è vero che questo è un governo di tecnici delle banche ma hanno anche l’occasione di entrare sui libri di storia, il loro scopo non è guadagnare 100 milioni di euro, loro hanno la Storia davanti. Il presidente di Confindustria dice dell’articolo 18: non mi frega un cazzo, levateci la burocrazia perché in Italia non si può lavorare, vuol dire che è cambiato qualcosa. Non stiamo parlando delle Brigate Rosse. Se togli la burocrazia levi il potere ai partiti perché il potere dei partiti è determinare se tu farai la TAC oggi o tra sei mesi. Infatti, fingono di fare riforme contro le burocrazie. Anche il capitalista dice: fino a questo momento mi ha convenuto questo sistema, ora stiamo chiudendo. Sono 18 anni che peno per fare l’ecovillaggio, qual è l’imprenditore che aspetta 18 anni? Una parte della lettera dell’Unione Europea, oltre all’articolo 18, ci chiedeva in italiano corrente di far funzionare l’amministrazione e ridurre la lentezza delle leggi... Quella frase è stata saltata da tutti i giornali. Secondo Il Sole 24 Ore la lentezza della giustizia e della burocrazia incide col 20% di tasse in più. Fanno una legge e poi nel giro di qualche mese te la cambiano e ti trovi costi colossali per adeguarti (com’è stato per il fotovoltaico). Oppure, posso secondo te investire in Italia, un paese dove se tu non mi paghi per rivedere i soldi ci impiego 9 anni?".
 
Il problema però è che il potere si difende con le unghie...
"No, non si difendono più, non abbiamo contro un potere organizzato, abbiamo una banda di gente che si accoltella tra di loro. Questa è la cosa grandiosa, che non riescono a fare complotti, dopo poco si tradiscono e si uccidono fra loro. Da un giorno all’altro fanno il culo a Bossi, poi ad Alfano e così via... È una guerra tra bande. Il cambiamento reale è l’unica cosa sensata che conviene a tutti, non a caso l’anno scorso abbiamo fatto l’Ecoshow (un incontro sul web sui temi di ambiente ed ecologia, N.d.R.), i partner erano Alcatraz e Il Sole 24 Ore. Tre anni fa col cazzo che veniva a fare il mio partner con la fama di merda che ho. Noi ci alleiamo con tutti quelli che vogliono cambiare".
 
Perché però dovrebbero starci i poteri forti? Cosa converrebbe loro?
"Nessuno vuole dirlo ma noi siamo falliti, gli altri sono disposti a salvarci il culo se facciamo alcune operazioni. I poteri forti sono andati da Berlusconi e gli hanno detto: "Hai rotto il cazzo". Il sistema mafioso ha anche dei vantaggi, questi signori sono capaci di imporre brutalmente delle decisioni, quello che è in gioco sono le grandi fortune degli italiani, a nessuno conviene fare la fine della Grecia. Quando la situazione precipita poi si finisce tutti nella merda... Prova a farti un giro a Città del Messico con un Rolex al polso... Qui, cioè, si discute dell’assetto esistenziale dei potenti, se hai paura di andare all’inaugurazione della Scala perché temi una bomba, perché in queste situazione si muovono mafiosi, terroristi e pazzi... Quando tu spingi certi livelli sociali rimane la violenza".
 
E Monti, in questo quadro, che figura è?
"Monti, come ti dicevo prima, vuole passare alla storia. È in difficoltà perché non ha un partito, il suo è un potere di ricatto, ma è un potere enorme altrimenti non riusciva a fare quello che ha fatto. È passata la legge contro la corruzione, non era quella che volevamo noi ma è già qualcosa. Sono sicuro che Monti nella sua testa ringrazia Beppe Grillo, perché un coglione lo strizza i poteri forti un altro coglione lo strizza Grillo, questi sono costretti a muoversi".
 
Come ti immagini un’opposizione ideale, scevra da quei compromessi che sembrano irretire ogni atto politico che non sia costruito sulla sterile polemica?
"Quello che manca oggi è un diverso tipo strutturale dell’opposizione che non deve essere solo politica, deve essere politica esistenziale, professionale, è il discorso che facevamo negli anni ’70, non puoi dividere il personale dalla politica, l’economia è politica, come guadagni i soldi a fine mese è politica, se dai la tua intelligenza alle multinazionali del dolore, è politica. La prima proposta che facciamo è non comprare i prodotti dei cattivi e non lavorare per i cattivi, mi sembra elementare. Poi, però, il potere reagisce e non ti fa più lavorare, non ti danno finanziamenti e sei fuori da tutti i giochi. La mia reazione è stata che ho smesso di bere Coca Cola a 13 anni quando bombardavano i vietnamiti. Poi trovo i compagni che mi dicono: sto facendo la raccolta dei punti per prendere la telecamera e devo rinunciare a fare il pieno alla Shell? E allora vaffanculo! E non mi dire che sei pacifista".
 
Come si fa o come deve essere l’opposizione?
"Abbiamo in Italia 5 milioni di oppositori radicali, se centomila decidessero di comprare un tipo di auto in maniera collettiva, vai da un fabbricante dicendogli, contratti alla mano, che comprerai 10mila auto l’anno, però come dici te. La vuoi elettrica, che con due litri faccia 200 km? Cosa vuoi? Vuoi la foto dell’operaio massaggiato nella catena di montaggio? Ecco perché non c’è l’opposizione in Italia, perché ti vuoi comprare l’automobilina per i cazzi tuoi. Siamo, però, arrivati al punto di rottura, comincia a esserci fame e disperazione. Voti ogni volta che fai la spesa, lo disse Gesualdi a suo tempo, anche di questo ne parlai anni fa sul mio libro Come fare il comunismo senza farsi male... Un giorno mi fece una telefonata anonima uno delle Brigate Rosse che mi disse di esserne uscito dopo averlo letto".
 
Esiste un magnetismo, una forza esterna che ci lega a questo modello, perché non si riesce a orientare diversamente le nostre vite?
"Perché sono processi culturali complessi, perché dietro hai tanta disinformazione e bisogna riprendere i valori fondamentali della vita, quella di un’altra civiltà. Ci vuole tempo ma c’è un’accelerazione. Il problema è che tutto il sistema di referenziazione è contro di noi, i vari enti che rendono credibili un progetto, un’idea o una persona ancora non capiscono e guardano altrove".
 
In questo senso va la costruzione dell’Ecovillaggio qui nella valle dove sorge Alcatraz? Non c’è comunque un rischio che si crei un luogo elitario?
"Sono 47 ettari di terra con 70 appartamenti dove ognuno ha il suo pezzettino di verde che va a risolvere un problema fondamentale come la casa. È un progetto esistenziale a cui partecipano persone che non reggono più il tipo di lavoro che fanno, i tipi di relazioni che hanno. C’è il professionista come quello che ha aperto il negozio di collanine. È gente che ha voglia di reinventarsi e che oggi magari fa tre lavori diversi, ma per loro più gratificanti. Ricordati che quando uno vuole cambiare sistema di vita, il modo lo trova".
 
Non ti manca la città?
"Ogni volta che vado in città è una sofferenza, se vado al bar qua vicino mi accolgono sorridendo e scherzando. A Roma o Milano vedere la gente sdraiata per terra lo trovo un orrore, non lo sopporto più. E il comune butta via cento volte i soldi che servirebbero per dare una casa, un salario minimo e un’assistenza psichiatrica a questi poveracci in condizioni mostruose. Quando sono andato a proporre a Veltroni di tagliare 10 milioni di spese del comune di Roma non mi ha concesso un appuntamento nemmeno con il segretario dell’assessore. Ci ho provato per 4 anni, puoi immaginare quante persone conosco che potevano conferire personalmente con Veltroni che sono andate a rompergli il cazzo per me?".
 
Senti, ho visto diverse puntate de La vera storia del mondo (trasmissione di Jacopo Fo in cui si offre una diversa lettura dei maggiori fatti di storia, N.d.R.), perché gli storici avrebbero dovuto raccontarci tante minchiate?
"La domanda è: perché quando racconti queste cose così banali ti dicono che sei cretino? Per riprendere Deaglio, il problema è la banalità del male e anche quella del bene".

Un'altra immagine di Alcatraz, Foto Stefano Sapora
 
In un certo senso, essere immersi in un’esistenza molto discutibile ma allo stesso tempo trincerata fra le righe del suo monografico copione, ci riporta alla metafora di Foster Wallace su Questa è l’acqua, in cui la realtà più lampante, come l’acqua per i pesci, è anche la più difficile da scoprire e osservare, tiranneggiata com’è dalla cecità e dai personali luoghi comuni (anche quelli più sofisticati), che ci fanno interpretare il mondo solo attraverso i nostri occhi (ciechi), che non ci permettono di allontanarci da noi stessi facendoci trascinare da quel frastuono di stimoli definito che ogni filologia (politica, sentimentale, esistenziale, etc.) dispensa a iosa. Nella chiacchierata con Fo i luoghi comuni stigmatizzati sono quelli relativi al nostro illusorio moto di rivolta, che creano con forza schieramenti e fazioni, quelli che mettono dubbi inesistenti, quelli che il capitalismo ha già assorbito proprio al fine di garantire la sua stessa autocelebrazione e in cui, sembra, siamo ingabbiati.
Come nel testo di Wallace, bisogna saper scegliere, saltare fuori dal meccanismo, tornare a considerare meno sicura la nostra conoscenza immediata per poterci distaccare dai bisogni immediati (pensate a quanti si dichiarano di sinistra perché VOTANO a sinistra, per legittimare uno status di cui conoscono appena la teoria), uscire dai facili standard condivisibili e impegnarci per ridimensionare i valori (per esempio, come dice Fo, non criminalizzando ogni imprenditore) per non innalzare solo avamposti e poter opporre, in ogni settore, sforzi concreti. Insomma che opposizione non rimanga solo il sostantivo astratto che ci attraversa la strada solo quando dobbiamo comprare il giornale o cambiare canale.
E adesso vai con le critiche. Io intanto stacco il telefono.
 
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[STAMPA] L'INGORDIGIA DEI MEDIOCRI

la lupa e i porciChi la eccita, l'antipolitica? Questa è la domanda che devono porsi quanti portano la responsabilità di avere selezionato una classe dirigente nazionale, regionale e locale che magari è fatta anche di tante persone perbene ma certo trabocca di figuri impresentabili. Figuri troppo spesso selezionati proprio per questo: perché ambiziosi, mediocri, ingordi, disposti a tutto.
Lo disse anni fa Giuliano Ferrara in un dibattito con Piercamillo Davigo: «Devi essere ricattabile, per fare politica. Devi stare dentro un sistema che ti accetta perché sei disponibile a fare fronte, a essere compartecipe di un meccanismo comunitario e associativo attraverso cui si selezionano le classi dirigenti». Una diagnosi tecnica, non «moralista». Ma dura. E destinata a trovare giorno dopo giorno, purtroppo, nuove conferme. Ci è stato spiegato, per anni, che i controlli erano inutili, che facevano perdere tempo, che ostacolavano l'efficienza e la rapidità delle scelte.
Ci è stato detto che bastavano i controlli «dopo». Magari a campione. Magari a sorteggio. Magari con un progressivo svuotamento delle pene perché ci sarebbe stata comunque «la sanzione politica, morale, elettorale». I risultati sono lì, sotto gli occhi di tutti. E ricordare ai cittadini che devono «avere fiducia nella politica» è solo uno stanco esercizio retorico. Solo la politica può salvare la politica. Cambiando tutto, però.
 
Carlo Taormina, che è stato deputato e sottosegretario (sia pure part time col mestiere di avvocato) dice che la Regione Lazio «è un porcile». Alla larga dal qualunquismo. È vero però che mentre nel cuore dello Stato, da anni sotto i riflettori delle polemiche sui costi della politica, qualcosa ha cominciato lentamente a cambiare, in tante Regioni e non solo nel Lazio (troppo comodo, scaricare tutto lì...) troppa gente ha pensato di essere al riparo dalle ondate, fluttuanti, d'indignazione popolare. Come se tutto, crisi o non crisi, potesse continuare come prima.
 
I cittadini sono sconcertati dai casi trasversali di malaffare? Ogni indagato resta sempre inchiodato lì, senza mollare l'osso mai. Si chiedono perché spendere 36 milioni di euro per l'aeroporto di Aosta? I lavori vanno avanti, anche se non decolla un volo e forse mai decollerà. Non capiscono perché il Molise abbia lo sproposito di 30 deputati regionali divisi in 17 gruppi di cui 10 monogruppi? Dopo le elezioni potrebbe averne 32. Sono furibondi con le dinastie politiche ereditarie tipo quella di Bossi? Sparito il Trota e messo in ombra il figlio di Di Pietro, entra «Toti» Lombardo, candidato alle prossime regionali siciliane dal papà Raffaele che l'altra volta aveva piazzato il fratello.
 
Per non dire della Calabria. Dove, mentre i disoccupati si arrampicano sui tralicci, sono stati appena spesi 140 mila euro per un libretto dal titolo «Il senso delle scelte compiute» che osanna in 65 foto e 125 pagine estasiate il presidente del consiglio regionale Franco Talarico. Il quale ha in dote spese di rappresentanza per 700 mila euro, sei volte più dell'intera assemblea dell'Emilia Romagna, che ha il doppio di abitanti e il quadruplo del Pil.
 
Per questo sono in tanti ad assistere con apprensione allo scandalo che squassa la Regione Lazio. Perché, sotto le sue macerie di centurioni, Batman, bulli e balli mascherati con scrofe e maiali, potrebbero restare sepolte anche le stizzite rivendicazioni di autonomia di tante Regioni amministrate in questi anni in modo sconcertante. Che potrebbero, finalmente, essere chiamate a rispondere dei conti.
 
GIAN ANTONIO STELLA
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[FOTO] Picasso, i falsi d'autore firmati Dario Fo

Uno spettacolo sulla vita di Pablo Picasso, scritto e inscenato da Dario Fo e Franca Rame, al Teatro dal Verme a Milano come introduzione alla mostra del pittore a Palazzo Reale. Fo e Rame ripercorrono dal palco tutti i periodi della vita dell'artista: dal suo rapporto con la Commedia dell'arte all'interesse che il pittore nutriva verso l'arte italiana e, in particolare, verso i maestri del Rinascimento. Fo presenta una serie di tavole di falsi d'autore tratte dai maggiori capolavori di Picasso e da lui rivisitati con la sua 'Bottega d'artista'. Clicca sull'immagine per vedere la galleria fotografica di Repubblica.it
 
dario fo picasso desnudo
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[STAMPA] Dario Fo rifà Picasso: lezioni-spettacolo con falsi d'autore per il Nobel pittore

Il 17 e il 19 settembre al Teatro Dal Verme di Milano "Picasso Desnudo", una nuova lezione d'arte del Nobel e di Franca Rame. Per l'occasione Fo ha riprodotto alcune opere: "non volevamo svenare il Comune"
 
 
dario fo picasso desnudo
Dario Fo ci riprova. Dopo il successo di Bottega d'Artista, la lezione performance dal vivo associata alla sua mostra Lazzi sberleffi dipinti, il Nobel per la letteratura torna in teatro con la moglie Franca Rame, per parlare d'arte. L'occasione questa volta è l'attesissima mostra di Picasso che giovedì 20 settembre aprirà a Palazzo Reale, per la gioia dei 150 visitatori che hanno già prenotato.
 
LEZIONE-SPETTACOLO CON "FALSO D'AUTORE". Lunedì 17 e mercoledì 19 settembre, alle ore 21.00, la coppia Fo-Rame porterà sul palcoscenico del Teatro Dal Verme una lezione-spettacolo inedita, dedicata all'indiscusso genio della pittura del Novecento e scritta proprio in occasione della mostra milanese, grazie ad un importante sforzo documentativo nelle biblioteche di varie città italiane. La vita e le opere di Pablo Picasso rivivranno sul palco attraverso un racconto che ne ripercorrerà tutti i periodi: dal rapporto di Picasso con la Commedia dell'Arte, al grande interesse che il pittore catalano nutriva verso l'arte italiana e, in particolare, verso i grandi maestri del Rinascimento, comprese le loro scelte politiche e anche i loro amori.
 
E non è finita. Per completare il quadro coreografico dell'evento Fo stupirà gli spettatori portando sulla scena anche una serie di tavole di falsi d'autore tratti dai maggiori capolavori di Picasso e da lui rivisitati con la sua "bottega". "Per evitare polemiche con gli eredi del grande artista. E soprattutto per non essere costretti a sborsare cifre esorbitanti", precisa Fo con la sua solita ironia. "Durante le prove dello spettacolo - racconta ora il premio Nobel per spiegare come è nata l'idea - all'improvviso è sorto un dubbio, con tutto che noi, come compagnia teatrale, si stia lavorando a vantaggio della mostra stessa: qualcuno ha ricordato che l'agenzia che raccoglie i diritti d'autore per gli eredi di Picasso, in situazioni analoghe ha bloccato la produzione (in un caso addirittura fatto sospendere un film sull'artista già girato e prodotto) con la richiesta che venissero pagati i diritti sulle opere riprodotte. Nel nostro caso noi mettiamo in scena uno spettacolo completamente aperto al pubblico, a ingresso gratuito, non percepiamo alcun vantaggio economico di sorta. È come se all'istante, in un'Accademia o in una Università, in seguito a una serie di lezioni su un artista di grande valore, pittore, architetto, musicista... si presentassero gli incaricati della società degli autori per riscuotere una congrua mercè. È paradossale, infatti non esiste".
 
E allora lui e la sua compagnia che cosa hanno pensato? Di rifarli. "Abbiamo avuto un'idea, mi permetto di dire geniale  - continua Fo -. Sullo schermo non proietteremo opere originali di Picasso ma soltanto riproduzioni rielaborate da me. Come dire, dei falsi. Sui falsi non si può mettere una tassa. Sono sicuro che nell'aldilà, in questo momento, Picasso se la sta ridendo come un matto". E non ne dubitiamo. Tra l'altro non sarebbe la prima volta che Fo imita Picasso e Picasso... ci scherza su.
 
L'ANEDDOTO. Nel '51, lo studente all'ultimo anno di Brera e futuro Nobel inscenò coi compagni una finta visita del pittore a Milano. "Eravamo andati a Parigi a invitarlo e lui promise che sarebbe venuto, ma poi scelse Roma", ricorda Fo. Così si ordì una vendetta in burla sfruttando la somiglianza di un tizio che lavorava in Accademia. Lo spacciarono per Picasso buggerando giornalisti, salottieri e fan convocati ai filodrammatici per uno spettacolo di clown e jazz, al termine del quale "l'ospite" si tradì con un'imprecazione in milanese, tra l'acclamazione generale. Il clamore suscitato dall'impresa fu tale che giunse perfino all'orecchio di Picasso in persona, il quale ne rimase talmente colpito da escamare: "Non sapevo che i milanesi fossero così spiritosi, ci andrò". Beh, non proprio tutti lo sono. Ma così fece. Due anni dopo arrivò con "Guernica", che sarebbe dovuta rimanere a New York fino alla caduta di Franco, nella Sala delle cariatidi sfregiata dai bombardamenti."
 
PICASSO DESNUDO. L'ironia d'altra parte non mancherà nemmeno nella sua lezione-spettacolo. L'impresa della "falsificazione" è stata, infatti, tutt'altro che facile sul piano artistico e organizzativo perché si è trattato di ridare colore a molti disegni e quadri, cambiar loro le dimensioni, "con i giovani pittori della mia bottega ci siamo rimboccati le maniche: due mesi di lavoro, con la casa invasa dai Picasso... Ho preso così la mano che se anche eseguo la mia firma, scrivo Picasso", scherza Fo. E per fortuna ne ha rifatto solo una selezione.
 
"Picasso desnudo" racconterà anche di questa genialità prolifica di Picasso che in 90 anni di vita si è inventato come artista e come uomo numerose volte. "Picasso aveva un amore straordinario per la pittura italiana e anche per il nostro teatro. - sottolinea Fo - Era un appassionato delle maschere del Teatro all'Italiana, tanto che ha riprodotto più volte nei suoi dipinti i personaggi della Commedia dell'Arte a cominciare da Arlecchino che ha riprodotto in tutte le forme, e nelle situazioni più disparate. Poi c'è la passione di Picasso per Raffaello, gli amori del Maestro di Urbino con la sua Fornarina, che lui porta verso un erotismo esasperato. Picasso ha realizzato centinaia fra quadri e incisioni sul tema del sesso, dell'amore con gusto ironico e grottesco quasi da pochade (genere di commedia, nata a Parigi nel XIX secolo, strutturata su canovacci di vicende amorose, intrighi e colpi ad effetto, NdB)". In fondo il lavoro che Fo e Rame fanno in queste loro lezioni d'arte consiste proprio nell'aprire nuove porte nel racconto e nel disvelamento degli artisti, come si era già visto in quelle sui grandi del Rinascimento da Leonardo, a Mantegna, a Caravaggio che sono stati tolti dalla leggenda e ritrasportandoli nel loro tempo e nella loro storia. "Picasso, per esempio, è interessante anche dal punto di vista politico - conclude Fo - e non solo per un quadro come Guernica. È stato uno dei pochi personaggi illustri coerenti durante il franchismo: aveva dichiarato che non sarebbe mai tornato in Spagna finché il regime non fosse stato definitivamente deposto. E così ha fatto".  
 
Questa sera dunque l'ultima occasione per assistere alla lezione-spettacolo con "falso d'autore" che promette di essere molto "frizzante". L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. In concomitanza con lo spettacolo verrà pubblicato un volume che raccoglie il testo dei dialoghi e delle fabulazioni recitate sul palcoscenico, assieme alle duecento immagini che verranno proiettate durante la lezione.
 
NON SOLO FO. La lezione su Picasso di Dario Fo non è però l'unico evento che la città di
Milano ha voluto tributare alla grande mostra. L'Assessorato alla Cultura ha messo sul piatto diversi eventi per "preparare e accompagnare" la città alla terza volta di Picasso a Milano, segno che si crede molto in questa mostra. E, d'altra parte, non potrebbe essere altrimenti visti i numeri delle prenotazioni. Un successo annunciato.
 
Nella foto di apertura "Le tante vite di Picasso", uno dei 50 dipinti creati da Dario Fo e dalla sua "Bottega". Qui sotto la gallery con le immagini di altre opere.
 
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Dario Fo e Picasso. Due serate al Teatro Dal Verme di Milano, dove il Nobel racconterà l'artista in arrivo a Palazzo Reale

riproduzione di picasso firmata da dario fo
Si intitola "Picasso Desnudo", e si terrà in anteprima stasera e mercoledì alle 21, la nuova lezione sull'arte di Dario Fo e Franca Rame, che analizzerà in maniera introduttiva la grande mostra di Palazzo Reale sull'artista spagnolo, in scena da giovedì.
Una modalità che mira ad entrare nel genio e nella vita dell'artista, raccontandone anedotti e mettendo in mostra riproduzioni celebri come "canovaccio" della rappresentazione. Rappresentazioni? No, sarebbe meglio dire, anche in questo caso, falsi, riproduzioni d'artista: «Durante le prove dello spettacolo
all'improvviso è sorto un dubbio: qualcuno ha ricordato che l'agenzia che raccoglie i diritti d'autore per gli eredi di Picasso, in situazioni analoghe ha bloccato la produzione con la richiesta che venissero pagati i diritti sulle opere riprodotte. Nel nostro caso noi mettiamo in scena uno spettacolo completamente aperto al pubblico, a ingresso gratuito, non percepiamo alcun vantaggio economico di sorta. È come se all'istante, in un'Accademia o in una Università, in seguito a una serie di lezioni su un artista di grande valore, pittore, architetto, musicista si presentassero gli incaricati della società degli autori per riscuotere una congrua mercè» ha dichiarato Fo. Detto fatto, qual è stata la soluzione? Ridipingere Picasso, creare riproduzioni. In fin dei conti Fo e l'ultimo naif che abbiamo in Italia, c'è da scommettere che si sia parecchio divertito: «Sui falsi non si può mettere una tassa. Si è trattato di ridare colore a molti disegni e quadri, cambiar loro le dimensioni, con giovani pittori della mia bottega ci siamo rimboccati le maniche: due mesi di lavoro, con la casa invasa dai Picasso. Ho preso così la mano che se anche eseguo la mia firma, scrivo Picasso», ha scherzato l'autore italiano. Se non volete perdervi la lezione e la conseguente carrellata di falsi del Nobel, un'azione che ha quasi del concettuale, non arrivate tardi stasera. L'ingresso è libero, ma fino a esaurimento posti.
 
fonte: exibart.com
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PICASSO DESNUDO - DARIO FO E FRANCA RAME AL TEATRO DAL VERME - 17 E 19 SETTEMBRE.

PICASSO A MILANO. DARIO FO E FRANCA RAME IN SCENA AL TEATRO DAL VERME CON LA LEZIONE-SPETTACOLO “PICASSO DESNUDO”
 
L’attesissima mostra di Picasso, che aprirà al pubblico giovedì 20 settembre, sarà anticipata da alcuni eventi straordinari, promossi dall’Assessorato alla Cultura per “preparare” la città all’avvento del grande artista.
Lunedì 17 e mercoledì 19 settembre, alle ore 21.00, il premio Nobel Dario Fo e Franca Rame porteranno sul palcoscenico del Teatro Dal Verme una lezione-spettacolo inedita, dedicata all’indiscusso genio della pittura del Novecento e scritta proprio in occasione della mostra milanese, grazie ad un importante sforzo documentativo nelle biblioteche di varie città italiane. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.
 
Dario Fo e Franca Rame porteranno in scena la vita e le opere di Pablo Picasso attraverso un racconto che ne ripercorrerà tutti i periodi: dal rapporto di Picasso con la Commedia dell’Arte, al grande interesse che il pittore catalano nutriva verso l’arte italiana e, in particolare, verso i grandi maestri del Rinascimento, comprese le loro scelte politiche e anche i loro amori. Fo stupirà gli spettatori con una serie di tavole di falsi d’autore tratti dai maggiori capolavori di Picasso e da lui rivisitati con la sua “bottega”.
 
La pittura è un’arte che Dario Fo conosce bene: conclusasi quest’anno la fortunata mostra che ha avuto luogo proprio nello stesso Palazzo Reale che tra poco ospiterà i capolavori picassiani, negli scorsi mesi ha inaugurato due importanti mostre presso Casa Cavazzini di Udine e a San Marino, quest’ultima divisa in tre location (Palazzo SUMS, Teatro Titano e Spazio San Francesco).
 
In concomitanza con lo spettacolo verrà pubblicato un volume – edito da Franco Cosimo Panini - che raccoglie il testo dei dialoghi e delle fabulazioni recitate sul palcoscenico, assieme alle duecento immagini che verranno proiettate durante la lezione.
 
TEATRO DAL VERME – VIA S. GIOVANNI SUL MURO 2 -  TEL 02/87905 www.ipomeriggi.it - INGRESSO GRATUITO FINO AD ESAURIMENTO POSTI
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TERZO MILLENNIO di Franca Rame

Sono su una spiaggia di un’isola tropicale, le onde tiepide mi lambiscono il corpo... Mi stanno cantando in un orecchio... adesso mi parlano fitto-fitto... notizie... Ah sì, è l’auricolare della radiolina... e non sono su di una spiaggia... mi sono addormentata con addosso la tuta della realtà virtuale collegata al computer. Su tutta la tuta ci sono migliaia di microscopici palloncini che gonfiandosi e sgonfiandosi di aria tiepida, calda e fresca danno la sensazione dell’acqua e del sale sulla pelle. Il visore sugli occhi, e un dispenser di profumi nel naso, completano la sensazione di essere veramente ai tropici. Questo bisogno di rumore nel cervello m’è rimasto addosso da quando, nel ’91, ho avuto una depressione tremenda. Me ne stavo tutto il giorno a letto, radio-nell’-orecchio-televisione-accesa, testa assente. Né guardavo. Né ascoltavo. Né mangiavo. Alle otto in teatro, a mezzanotte a letto. E via col rumore addosso, dentro, sino al giorno dopo... sveglia, con gli occhi spalancati... un po’ di torpore di quando in quando.
 
Chi mi parla fitto-fitto? Ah sì, è il giornale radio. “Attentato in Iran. Stupro a Vigevano. Fermato un toscano che cercava di emigrare attraversando la frontiera emiliano-romagnola con passaporto falso. Da quando la Padania è diventata uno stato autonomo l’arresto di clandestini è all’ordine del giorno.”
 
Dico la verità, non avrei mai creduto che il Bossi ce l’avrebbe fatta.
 
Dove sono? Nel mio letto o in albergo?
 
Un attimo e mi oriento. Sono a casa. Dallo spiraglio di un occhio “punto” l’orologio fosforescente al polso: le 6 e 5 minuti. Mi lascio ripiombare con un piacere fisico nel calore del mio letto, striscio adagio accanto a Dario, che nel sonno mi prende una mano. Ho ancora almeno 2 ore di beatitudine... là, nell’isola cibernetica dei tropici.
 
Forse dormo, anche.
 
Intorno alle 8 mi alzo. Bacio adagio Dario che continua a dormire. Bagno. Preparo una borsa con l’indispensabile, questa sera abbiamo uno spettacolo a Torino.
 
Poi mi rendo conto che la borsa non mi servirà a niente... è la forza dell’abitudine.
 
Lo spettacolo è a Torino,  ma io non avrò bisogno di andarci. Reciterò in casa, il pubblico che è a teatro vedrà il mio ologramma ed io vedrò il loro.
 
Sarà esattamente come esserci per davvero ma risparmierò il viaggio.
 
Vado in studio e accendo il terminale multimediale, entro in rete.
 
Arriva Dario.  Facciamo colazione guardando il nostro “sito” quello dei comici pazzi. Siamo tutti collegati, ci scambiamo pareri, pezzi di trasmissioni che abbiamo visto, ritagli di giornali, appelli, inchieste, notizie. La faccia di Paolo Rossi sta raccontando di una nuova tecnica ancora sperimentale per registrare i sogni e poi scambiarseli.
 
Su questo “sito” siamo collegati in un centinaio...  è una specie di televisione tra amici.
 
Cambio sito e sono sintonizzata su Telesogno. Ormai tutti i televisori sono anche computer. Costanzo e Santoro la loro televisione l’hanno fatta via Internet, hanno 150 milioni di abbonati in tutto il mondo... La storia della par-condicio è storia da età della pietra.
 
Suona il videotelefono. Spengo il visore perché la faccia stanca della gente già alla mattina presto mi sconvolge.
 
É mia sorella Pia, riaccendo il visore.
 
A mia sorella ha sempre fatto male qualche cosa. É stata sempre così. Ha avuto persino il morbo di Morton. Forse. Ma adesso che le nuove medicine a base di enzimi l’hanno ringiovanita, non la tiene più nessuno.
 
Io ho 70 anni, Dario 74, quando ci siamo resi conto che avremmo vissuto forse fino a 140 anni abbiamo avuto momenti di perplessità.
 
Rischiare di affrontare altri 70 anni di vitale produttività è scioccante. É come nascere due volte.
 
Negli ultimi due anni non abbiamo smesso di ringiovanire e di recuperare energie. Dario vuole riprendere a fare gare di sci da fondo quando aveva 20 anni. Io gli ho detto che forse esagera. Ma ha più capelli di Little Toni e non mi dà retta.
 
Forse smetterò anch’io di fare l’attrice, ho sempre sognato di diventare Presidente della Repubblica. Ne farei cambiamenti! Affitterei il Quirinale ai giapponesi e mi sistemerei a Montecitorio, ed eliminerei il Senato ed applicherei il Sistema americano per il FISCO: TUTTI A PAGARE le tasse.
 
E poi e poi...
 
Apro la finestra e respiro profondamente. L’aria di Milano non è mai stata così profumata. Le nuove auto, modello Beppe Grillo, scorrazzano per la città ossigenandola.
 
Quelli che abitano in montagna ormai vengono nella mia città ad ossigenarsi i polmoni. Le auto che scindono l’idrogeno, quelle a batterie cinetiche e i generatori di elettricità a fusione fredda, hanno rivoluzionato il mondo. Non c’è più nessuno che muoia per malattie da aria sporca o per le guerre petrolifere.
 
Squilla il telefono, è Giovanni un operaio della Fiat. Mi è simpatico. Accendo il visore e me lo vedo davanti con la sua tuta bianca firmata Armani e il faccione sorridente.
 
“Franca, cosa ne dici se cambiamo tutti i rivestimenti interni delle auto?
 
Avremmo pensato ad una fantasia a fiori e falci e martello, su cotone riciclato, stampato con colori vegetali.”
 
Gli dico che mi sembra un ottima idea. Mi sono simpatici gli operai della Fiat. Da quando sono diventati i maggiori azionisti della fabbrica ci telefonano sempre per avere consigli estetici.
 
Ah, quasi mi dimenticavo che questa sera ho invitato un po’ di compagni, proprio “compagni” ce ne sono ancora, a casa per festeggiare il primo giorno del primo anno del terzo millennio.
 
Mi collego con il “grande centro rifornimento COOP” che ora vendono solo prodotti biologici e manufatti realizzati dalle cooperative del terzo mondo.
 
Così mentre fai la spesa combatti il sottosviluppo e quel che resta dell’imperialismo delle multinazionali. É molto meglio che vincere un servizi di bicchieri di finto cristallo.
 
Mi diverte tanto fare la spesa così, ci si mette un attimo e il tutto ti viene consegnato tramite il tubone pneumatico che ti fionda addirittura la merce sul tavolo della cucina.
 
Alle due mangiamo tutti assieme, collegati in ologramma con Jacopo, Mattea, Gaia, Enrica e i loro figli.
 
Il progresso è proprio una bella cosa!
 
Nel pomeriggio mi dedico ad un po’ di relax con Dario: massaggi, dormire nell’acqua calda, ginnastica nella piramide energetica.
 
Poi ci prepariamo per lo spettacolo. Questa sera reciteremo un testo di Dario. “Come fu che prendemmo il potere ridendo!”
 
Certo che in questo secondo millennio, che finisce ‘stanotte, ne sono successe di cose!
 
Solo 4 anni fa Di Pietro (oggi Presidente degli Stati Uniti) era stato inquisito.
 
Volevano fargli pagare il fatto di aver lottato contro la corruzione e di aver fatto sparire in un anno 5 partiti.
 
In Italia invece il Presidente della repubblica è Beppe Grillo.
 
Lo spettacolo va che è una meraviglia, ci fanno una gran festa. Ho debuttato a 8 giorni in braccio a mia mamma e dopo 70 anni di teatro è bello scoprire che c’è tanta gente che ti vuole bene. Anche a Dario... ma a me di più!
 
Aspettando la mezzanotte stappiamo un po’ di bottiglie insieme al pubblico di Torino e ai nostri amici, ci colleghiamo con centinaia di teatri in tutto il mondo che stanno recitando i nostri testi.
 
Mancano 7 minuti alla mezzanotte ed ecco che sul canale della CNR appaiono i volti di Benigni e Matthau ministri della Sanità mondiale. Hanno un comunicato eccezionale da fare: “Si è scoperto che l’AIDS non è causato dal virus HIV ma da una reazione a catena innescata da varie forme di inquinamento. I dati raccolti nell’ultimo anno mostrano un netto regresso della malattia dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. L’incubo è finito!”
 
C’è un boato di applausi e grida di gioia. Si sentono i claxon suonare in strada. Nei teatri collegati con noi vediamo, qua e là, scoppiare piccole orge.
In una sala di Helsinki sono già tutti nudi. Intanto rintocca la mezzanotte e si sentono le scariche dei fuochi d’artificio.
 
Ormai nel mondo si spara solo per fare festa!
 
Ecco, il terzo millennio è iniziato! Sarà bellissimo!
 
Di nascosto prendo la macchina, quella a benzina, barba e baffi per non farmi riconoscere vado a Vimercate dove c’è una vecchia discarica puzzolente. Ci arrivo e ritrovo altre macchine a gasolio, scendo c’è una puzza di inferno, mi viene da tossire. Che bello! Un tuffo nel passato.

[STAMPA] Dario Fo, il “pitturatore” della contemporaneità

di Alessandro Carli

dario fo

Conosciuto principalmente per la sua fervida (e premiata con il Nobel) attività teatrale, Dario Fo è anche un nobile pittore. Anzi, come lui stesso si definisce, “un pitturatore”.
 
Il Monte si fa in tre: “Dario Fo espone a San Marino” propone infatti un triplice percorso, ficcante e satirico, sponsorizzato unicamente dalla Fondazione San Marino Cassa di Risparmio – SUMS. “Con queste opere in esposizione a San Marino – ha spiegato il Presidente, Tito Masi -, lasciamo a Dario Fo, straordinaria personalità eclettica e Premio Nobel per la letteratura, il compito di indicarci la strada della creatività e del suo inesauribile potenziale nella visione del futuro”.
 
Il Presidente Masi poi ha sottolineato che la Fondazione San Marino Cassa di Risparmio – SUMS “si è sempre impegnata in prima persona nel promuovere la cultura e in particolare l’arte. Siamo orgogliosi di essere presenti sul territorio con questo importante progetto, che ci vede coinvolti in veste di promotori. Questa iniziativa celebra e consolida la sinergia con le Segreterie di Stato alla Cultura e al Turismo, che ha già dato, in passato, ottimi frutti”.
 
Per Dario Fo invece “allestire una mostra in loco significa non essere spettatori transitanti. Deve diventare un fatto di conoscenza. Il teatro, il cinema, la pittura e la musica non hanno alcun significato se non sanno entrare nelle coscienze e nei bisogni della gente. Per quanto mi riguarda, ho faticato non poco sia a dipingere che a stare in scena. Oggi riesco a unire le due esperienze con discreta facilità, ma ci sono voluti almeno 60 anni di lavoro. Per me non c’è differenza tra il ‘pitturare’, il disegnare e il raccontare o interpretare un ruolo in scena. Quando, nell’allestire uno spettacolo, mi trovo in crisi e non riesco a trovare un ritmo o uno svolgimento consono a ciò che vorrei raccontare, mi procuro un grande foglio di carta, un po’ di colori, penna e pennarelli. Il tutto per segnare ritmi e figure che raccontino, in un’altra forma, la storia in questione”.
 
E il risultato è ben visibile: quadri dalle ampie dimensioni (ma anche più raccolti), strutturati e imperniati su colori smaglianti come il verde terribile, il giallo che ride, il rosso che scappa. E che raccontano, in maniera graffiante e satirica, la politica e il sociale.
 
“Le mostre non devono solamente ospitare le opere, ma soprattutto raccontare qualcosa. Siate creativi, e dipingete nelle strade. Io giro in tutta Europa e in America, e noto un approccio diverso: New York, Parigi… in Italia invece si tende ad attaccare i quadri ai muri, senza pensare al pubblico. Tempo fa mi sono recato a vedere un’iniziativa dedicata a Renoir: c’erano due persone che fingevano una conversazione… raccontavano l’artista attraverso vite finte, inventate sul momento. A Milano, quando ho provato a replicare quanto ho visto, mi hanno fatto a pezzi. Occorre reinventare le mostre. Secondo me, non sono ciò che ospitano, ma il modo in cui vengono rappresentate le opere. Dobbiamo iniziare una rivoluzione espressiva”.
 
Cosa rappresenta per lei la pittura?
“I quadri sono come un grandissimo giornale dipinto e permettono alle persone di immaginare qualcosa di più rispetto a quello che leggono. Credo sia importate riuscire a creare una dimensione di rapporto ‘raccontato’ tra lo spettatore e l’artista. Io non amo chi rappresenta il vuoto. In passato, abbiamo insegnato la danza, la musica, la pittura. Quando andiamo all’estero, la nostra impronta è ben marcata. Eppure, molto spesso, siamo noi italiani a non conoscere la nostra arte. Facciamoci conoscere”.
 
Spesso viene chiamato a tenere conferenze sulla sua arte. Cosa “sente”?
“Quando finisco le lezioni, spesso sono stanchissimo e tutto sudato. Raccontare e coinvolgere le persone che hanno un vuoto di conoscenza è un percorso molto faticoso. Quando invece esplodono in un applauso o mi abbracciano, mi sento felice. In occasione dell’assegnazione del Premio Nobel (1997) dovevo tenere un discorso davanti al Re e alla Regina. C’erano un po’ di problemi con la lingua: davanti a me c’erano svedesi, inglesi, italiani, eccetera. Io sono contro il nazionalismo di ogni genere: le bandiere mi fanno pensare alla guerra. Però quando un gruppo di italiani ha iniziato a intonare l’inno di Mameli, mi sono commosso e ho iniziato a piangere”.
 
Curiosa, per un gioco di richiami, l’esposizione all’interno (e sul palco) del teatro Titano: qui va di scena l’allegoria, e le ispirazioni a Leonardo e Michelangelo. Dipinti taglienti, che spaziano nella Grande Storia dello Stivale. Preso a calci dai grandi potenti dell’Europa. Ieri come oggi. Il Nobel si è soffermato a lungo su un dipinto, posizionato di fronte al proscenio del palco.
“Ci ritroviamo in pieno Risorgimento, e incontriamo subito Leonardo – ha spiegato Fo -. Tanto per cominciare, osserviamo con che sottigliezza allegorica riesce a esprimersi a proposito della società del suo tempo, denunciando la politica dell’arraffo e della truffa organizzata”. La tavola, caratterizzata dal color arancione, presenta “uno dopo l’altro i protagonisti della bassa politica di quegli anni. Il disegno originale, in realtà, è di dimensioni ridotte, circa 20 x 30. Io l’ho ingigantito perché così riusciamo a scoprire meglio il discorso satirico di Leonardo. Alla sinistra potete vedere un maschio e una femmina che sembra stiano giocando amorevolmente. La ragazza ha gambe lunghe e belle, e seni tondi. Il ragazzo esibisce un corpo armonioso e un viso piacevole. Si tratta certamente di un re giovane. Il ragazzo tiene in mano uno specchio nel quale si riflette la fanciulla, ma l’immagine che vi appare è quella di un vecchio grintoso. A un’attenta osservazione, ci rendiamo conto che la fanciulla è bifronte. A più di uno studioso è venuto il dubbio che si tratti di un’allegoria della Chiesa”. Fo, in maniera concitata, entra nelle pennellate. “La dama ha abbrancato con una mano il collo di una gallina starnazzante, mentre con l’altra stringe un serpente che si arrotola inferocito. Una muta di cani feroci si lancia contro il volatile, e ognuno cerca di appropriarsene. Dal cielo accorrono uccelli predatori, aquile e falchi, che alludono ai regni di Spagna, Austria e Germania, che non vogliono mancare al banchetto. I cani, ovviamente, rappresentano i vari principi italiani, che stanno facendo a pezzi la grossa gallina. La gallina, in questo dipinto, è l’Italia e i suoi abitanti. Non è male come allegoria”.
 
Sulle pareti della platea, tra gli altri, spicca un altro dipinto, particolarmente giocoso, sempre virato sull’arancione.
“Ecco due angeli incaricati di dare il segnale della fine del mondo – commenta Fo -. L’angelo maggiore spernacchia con la sua tromba in pieno orecchio l’angelo minore. Il poveretto lancia un urlo di dolore e il più grande sghignazza divertito”.
 
Sono oltre 200 le coloratissime opere ammirabili sul Titano esposte in tre diversi spazi: a Palazzo SUMS sono raccolti i monumentali dipinti acrilici più recenti, al Teatro Titano i lavori dedicati alla musica mentre, al Museo San Francesco, si trovano le opere ispirare alla satira della preistoria. Le mostre saranno aperte fino al 14 ottobre.
 
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[VIDEO] Marina De Juli presenta la mostra di Dario Fo

Marina De Juli presenta la mostra di pittura di Dario Fo realizzando una vera e propria narrazione teatrale del lavoro di Dario con il quale collabora da molti anni.
Marina descrive e spiega i passaggi fondamentali della vita professionale di Dario, raccontando il metodo di lavoro, i retroscena e aneddoti che hanno contribuito allo sviluppo di un percorso particolarmente intenso e creativo. Marina De Juli ha allestito la mostra di Udine, dove la presentazione si svolge. Marina, attrice, autrice e regista, da tempo porta in scena con successo gli spettacoli di Dario e Franca, in Italia e all'estero...
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[STAMPA] Mostra Dario Fo a San Marino

dario fo a san marino
IL PREMIO NOBEL
DARIO FO
ESPONE LE SUE OPERE
A SAN MARINO
Dal 13 luglio al 14 ottobre 2012
 
Straordinario uomo di teatro e Premio Nobel per la letteratura nel 1997, Dario Fo è noto anche per il suo impegno civile e sociale. Non tutti però lo conoscono come pittore, nonostante questo linguaggio abbia accompagnato da sempre la sua attività teatrale e l’abbia anzi preceduta.
 
A testimoniare l’inesauribile e imprevedibile creatività dell’artista sono esposte oltre 200 Opere molte delle quali realizzate nel corso dell’ultimo biennio, sotto forma di monumentali acrilici. Un percorso espositivo, questo, che attraversa l’intera ricerca artistica del Maestro all’interno di tre spazi situati nel centro storico di San Marino, sito che dal 2008 è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
 
La prima tappa di questo percorso si sviluppa al Palazzo SUMS, aperto in anticipo (dal 13 luglio al 14 ottobre) esclusivamente per dare al fruitore un assaggio del valore artistico e sociale che racchiude questa mostra; infatti qui l’artista propone una serie di tele che tratta tematiche attuali, e di forte impatto sociale e politico. Dal 3 agosto l’ itinerario culturale prosegue con il tema della satira dalla preistoria a San Francesco presso il Museo Pinacoteca San Francesco e termina al Teatro Titano con un allestimento che privilegia argomenti molto cari a Dario Fo quali la musica e la commedia dell’arte.
 
La mostra “ Dario Fo a San Marino ”, è un’imperdibile occasione in cui sarà possibile, in alcune date prestabilite, incontrare l’artista direttamente all’interno del suo atelier mentre lavora ai nuovi dipinti e che permetterà ai presenti di orientarsi nella lettura delle opere grazie agli interventi del Maestro che si renderà disponibile a spiegare il significato del proprio lavoro!
 
Per sapere le date in cui Dario Fo sarà a San Marino consulta il sito www.greatemotions.com
 
    SUMS - via G.B. Belluzzi, 1

    dal 13 luglio ore 10:00/22:00

    dal 16 settembre ore 09:00/20:00

 
    MUSEO PINACOTECA SAN FRANCESCO - via Basilicius

    dal 3 Agosto ore 08:00/20:00

    dal 16 settembre

    lun-ven 09:00/17:00

    sab-dom 09:00/18:00

 
    TEATRO TITANO - P.za Sant’Agata

    dal 3 Agosto ore 10:00/22:00

    dal 16 settembre ore 09:00/20:00

    *nella giornata del 3 settembre gli orari di apertura del Teatro Titano subiscono una variazione:

    10:00/16:00 – 21:00/23:30

    Ingresso unico ad ognuno degli spazi espositivi € 5

    Ingresso speciale a tutti e tre gli spazi espositivi € 10

 
Informazioni:
www.greatemotions.com
info@greatemotions.com
tel. 388.6910688
Ufficio San Marino Turismo
www.visitsanmarino.com
info@visitsanmarino.com
tel. 0549 882914
 
Organizzazione: www.greatemotions.com
 
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[STAMPA] Fo mette a nudo Picasso. Successo al 'Diego Fabbri'

dario fo
 
Lo spettacolo era un'anteprima. Pioggia di applausi in un teatro stracolmo
 
Forlì, 1 settembre 2012. Un successo per Dario Fo l'anteprima del suo 'Picasso desnudo' al teatro Diego Fabbri, venerdì sera. La coda per entrare era già alle 19, il teatro stracolmo, e gli applausi abbondanti. Fo ha tenuto un lungo monologo in cui la storia artistica di Picasso è stata intercalata con divagazioni in dialetto lombardo.
Rosanna Ricci
 
Clicca qui per guardare le immagini dello spettacolo.
 
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