Il teatro di Franca Rame e Dario Fo

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[LIBRI] L'osceno è sacro

l'osceno è sacroL’osceno, il triviale sono parte del valore lessicale di ogni popolo, ed esiste nella storia un «grande libro dello scurrile poetico», mai veramente considerato.

 

Isuoi autori hanno nomi a volte ignoti, altrevolte noti e celebrati: per esempio Shakespeare e Marlowe, che in scena e nella vita si esprimevano usando «parolacce». L’ebreo di Malta di Marlowe inveiva dando della «testa di fallo» ai suoipersecutori. Nel testo originale Amleto fa allusioni chiare al sesso femminile. Dialogando con Ofelia, sdraiato con lei presso il palco degli attori, le chiede:«Potrei distendermi col viso sul boschetto che tieni in grembo... o è già prenotato?».
Al limite dello sconcio le espressioni recitate da Molière nel Medico per forza e nel Don Giovanni. Per non parlare delle oscenità esibite da Ruzzante,dall’Aretino e da Giulio Cesare Croce il fabbro nel suo Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Ma è sorprendente scoprire come uno dei campioni del turpiloquio fosse Leonardo da Vinci, con una famosa tiritera sul fallo recitata in tutte le sue modulazioni. Riallacciandosi a una tradizione tanto illustre, Dario Fo racconta, da un’angolazione originale, le storie grandiosedei miti greci e romani, dell’Asinod’Oro e delle Mille e una notte, di Dante Alighieri e dei poeti di Provenza, della tradizione napoletana e di quella giullaresca medievale, e molte altre. E mette afuoco la sacralità dell’osceno e della buffoneria, da cui la sessualità esce giocosa e vitale, la donna rispettata e il male scongiurato.

 

l'osceno è sacro

L'osceno è sacro

con 133 disegni dell'autore

a cura di Franca Rame

Guanda, 2010

ISBN: 8860883687

293 pgg.

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[STAMPA] Note di regia di "Mistero Buffo 3D"

mistero buffoProporre Mistero Buffo in un film 3D non è altro che continuare a rinnovare con i linguaggi e le tecniche di oggi una ricerca cominciata da Dario Fo e Franca Rame nel 1966 e che ha prodotto uno dei più importanti testi della cultura contemporanea.

Mistero Buffo è un capolavoro della letterature teatrale, uno delle opere che più hanno contribuito all’evoluzione della storia del teatro nell’ultimo secolo, non a caso consacrata dal Premio Nobel nel 1997. Ma non è solo questo.

Se si consulta il ricchissimo archivio Fo-Rame (www.francarame.it), si scopre come Mistero Buffo sia nato come una ricerca e una riscrittura della cultura popolare fatta anche tramite le immagini da essa prodotte, oltre che attraverso il recupero e la reinvenzione della tradizione scritta e orale.

Già nei primi appunti su Mistero Buffo si trovano scalette di quello che è l’embrione della lezione-spettacolo, con l’indicazione dell’uso di “lastrine”, ovvero immagini tratte dall’iconografia medioevale, che sarebbero state proiettate in scena. E così nelle prime rappresentazioni, proprio a partire da queste immagini, Dario ha cominciato a costruire i prologhi e a creare le sue affabulazioni.

La straordinaria presenza scenica di Fo, la sua arte anti-mimica, ha poi preso il sopravvento e ha fatto sì che Mistero Buffo fosse rappresentato anche senza il contributo visivo, una semplificazione che rimandava all’arte semplice e diretta dei giullari, che non avevano bisogno di teatri o saloni, ma utilizzavano le strade, le piazze, le corti e che, nel Novecento, è stata proficuamente ripresa e ha riaperto la strada a vari filoni della live performance che oggi dominano le scene, dal cabaret all’one-man-show, al fortunato fenomeno che oggi genericamente viene chiamato “teatro di narrazione”.

Ma l’impronta dell’immaginazione visiva - che è alla base della rivoluzione di Mistero Buffo - rimane comunque presente. Dario, che è pittore, prima ancora che attore, drammaturgo e regista, ripropone in scena quello che la cultura “bassa” ha elaborato e trasmesso, oltre che attraverso i canti, i canovacci delle rappresentazioni religiose e le giullarate, anche con i “libri di pietra” delle cattedrali (le statue, i bassorilievi, ma anche le vetrate), con le tessere dei mosaici, con le sculture lignee dei compianti e delle deposizioni, con le miniature dei codici e, naturalmente, con la stupefacente avventura della pittura occidentale.

L’immagine, dunque, come testimonianza e fonte di cultura, ma anche come componente essenziale del teatro che, da sempre, è arte totale per eccellenza.

Ma tutta questa ricerca ha sempre come origine un obiettivo sociale, politico che si può riassumere nella necessità di mettere in scena e di creare non solo per il pubblico, ma insieme al pubblico.

Il pubblico di ieri, che ha contribuito con le sue tradizioni e i suoi miti a trasmettere valori e conoscenze, ispirando, avvalorando e conservando le opere degli artisti del passato, e il pubblico di oggi che, con la sua partecipazione a un evento come il teatro, dà il suo apporto, ispirando contenuti e partecipando alla codifica del testo.

Sulla base di un primo canovaccio scritto e delle immagini – che quando non erano proiezioni erano scenografie, costumi, trovate che facevano scattare l’immaginazione – Dario e Franca hanno sempre interpretato delle performance creative, in continuo movimento, spettacoli in progress, che, replica dopo replica, hanno fatto sì che si sedimentasse un testo (inteso nella complessità di tutti i linguaggi presenti nel teatro) sempre nuovo e reinventato, dove un pubblico vivo e attivo si sente complice e protagonista e non semplice destinatario passivo.

L'idea di riprendere Mistero Buffo in 3D continua in questa direzione. E’ un ulteriore tentativo di far dialogare la narrazione orale, che può essere considerata la più antica forma di rappresentazione, con l'immagine in 3D, che sta creando nuove modalità di fruizione del cinema e della televisione.

La ricerca si arricchisce anche di un aspetto originale, tenta di trovare una strada nuova nella contraddizione tra lo spettacolo dal vivo e la sua riproduzione.

Questo lavoro mette l’accento sul corpo a corpo tra teatro e rappresentazione visiva, che ha nello spettatore la vera posta in gioco. Lo spettatore nella sua funzione creativa, nel suo essere parte integrante ed essenziale di un’arte che abbia un senso profondo per la comunità.

Nel Mistero Buffo in 3D, il pubblico è co-protagonista dello spettacolo, sia per come è costruito, fin dall’origine il testo, sia per come abbiamo creato la scena. Non c’è frattura tra palco e platea, più che una messa in scena, si cerca di ricreare una comunicazione rituale: l'attore non è mai ripreso da solo nelle sequenze, ma è sempre inquadrato insieme agli spettatori che, con la loro presenza, fanno sì che l'evento abbia luogo. Ed è per questo motivo che il pubblico è presente anche sul palcoscenito e fa da “quinta”. In questo modo, nelle riprese si vedono Franca e Dario che raccontano e, contemporaneamente, è sempre presente il pubblico con le sue reazioni; inoltre, il pubblico è anche riprodotto sul fondo del palco, grazie a una schiera di sagome poste su diversi livelli di profondità e si riverbera sul fondale che riproduce una grandi delle icone del popolo: il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo, ridipinto e moltiplicato da Dario.

Questo allestimento scenico è stato pensato così e realizzato proprio per valorizzare il set delle riprese in 3D e ci sembra che, anche metaforicamente, esso ricrei uno spazio collettivo dove può compiersi quell’atto magico in cui una comunità si ritrova e si rappresenta, condividendo con spirito critico valori e prospettive.

Felice Cappa
fonte: cinemaitaliano.info

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[LIBRI] Le médicin malgré lui e Le médicin volant

Due testi di Molière messi in scena da Dario Fo

le medicin malgrè lui

 

"Médecin malgré lui" (Il medico per forza), commedia in tre atti composta nel 1666.

"Médecin volant" (Il medico volante) farsa in prosa in atto unico scritta e messa in scena da Molière a partire dal 1645.

 

Nouvelle mise en scène à la Comédie Française du "Médecin volant" et du "Médecin malgré lui" de MOLIERE, montées par DARIO FO dans la tradition de la Commedia dell arte.

 

 Anno: 1991

 ISBN: 2110811404

 Lingua: Francese

 


[Video] Dario Fo e Franca Rame - L'anomalo Bicefalo

La strana favola del Cavaliere tramutato in anomalo bicefalo...

Con questa piece teatrale, messa in scena alla fine del 2003, Dario Fo e Franca Rame tornano alla satira politica, documentata e d'attualita', con una performance a dir poco esilarante. L'opera ci mostra uno strano personaggio, presidente del Consiglio, al quale, in seguito a un attentato, viene trapiantato il cervello di Vladimir Putin...

 l'anomalo bicefalo

 

 L'Anomalo Bicefalo in DVD+ Libro lo trovate su commercioetico.it
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[VIDEO] Dario Fo "Il Genio Mimico" clip2 - Fallotropia e Viagra del '500

Dallo spettacolo in Bergamo del 1996 "Fallotropia, violenza da impotenza" una saggio di genio mimico di comicità assoluta.

Arlecchino beve una pozione per sbaglio e il suo pene aumenta a dismisura. Cercando di nasconderlo mimetizzandolo con un gatto, fino a farlo esplodere. Parodia in un bergamasco francese, pubblico in delirio, un Dario Fo da pietra miliare nel Grammelot...

clip tratta dal canale Youtube DarioFoVideo

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[VIDEO] Dario Fo e Franca Rame in "ISABELLA, TRE CARAVELLE E UN CACCIABALLE"

Commedia in due tempi di Dario Fo - Musiche di F.Carpi - Regia di Dario Fo.
Prima parte:
1. a) Fides fidelis - b) Concessione alla recita
2. a) Il giovane di Tunisi - b) Isabella
3. a) Felice Colombo racconta - b) La guerra santa - c) Le richieste
4. a) Ogni tanto fa un certo piacere - b) Un cacciaballe
5. Cristoforo Colombo con due facce di bronzo
Seconda parte:
1. a) Gloria - b) Il processo
2. a) Giuriamo - b) Giovanna la pazza - c) Il processo #2 (deviazioni di rotta)
3. a) La terra se vergine si beve i torrenti - b) Il processo #3 (gli schiavi)
4. Di certo non s'è mai visto.

Registrazione della rappresentazione andata in onda su Raidue nel 1977 per la serie televisiva "Il teatro di Dario Fo",allestita alla Palazzina Liberty di Milano.

"Attraverso la parodia dell'impresa di Colombo si ripercorre quel periodo storico della Spagna tardocinquecentesca che portò il navigatore genovese a convincere la regina Isabella ad affidargli tre caravelle per salpare dal porto di Palos, il 3 agosto 1492, alla volta Americhe, circumnavigando la terra.

La rappresentazione viene commentata ad intervalli regolari, con la consueta ironia, da Dario Fo.
Nel 1977, dopo esserne stato bandito per molti anni, Dario Fo, con la moglie Franca Rame, torna in televisione per un ciclo chiamato "Il teatro di Dario Fo". Questa serie di trasmissioni porterà il futuro Premio Nobel ad essere apprezzato da una ancor più vasta schiera di persone, come solo la televisione può fare. Vennero proposte varie pièces allestite nella Palazzina Liberty di Milano.Questa è la registrazione della commedia andata in onda su Raidue nel 1977.

il dvd con lo spettacolo completo di "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe" lo trovate su commercioetico.it

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[LIBRI] Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano

Uno sguardo smaliziato e anticonvenzionale su una straordinaria figura della cristianita'.

Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano

Ambrogio, vescovo della citta' di Milano, viene festeggiato il 7 dicembre; in memoria della sua nascita viene dedicata la premiere musicale al Teatro alla Scala; in quei giorni si inaugura in suo onore la fiera degli O bej o bej, le persone meritevoli vengono premiate con l'Ambrogino d'oro, una moneta su cui e' riprodotto il ritratto del santo, e a lui e' persino dedicato un piatto. Nonostante questo non si sa molto di sant'Ambrogio. Da dove viene? dove nasce? come si e' fatto vescovo? Per quale motivo era rispettato e temuto sia dai barbari germanici che dai sapienti greci? Dario Fo, in modo del tutto originale, ci racconta di quest'uomo che all'eta' di trentacinque anni circa si ritrova con sua meraviglia acclamato vescovo e implorato dalla popolazione ad accettare, a buttare alle ortiche l'abito di uomo del potere imperiale (amministratore, giudice, governatore, cioe' al culmine della carriera), a calzare la stola e a impugnare il bastone del pastore d'anime. Ci racconta di come Ambrogio, che prima del gran volo non professava alcuna fede, completamente estraneo al problema religioso, si sia buttato nel nuovo ruolo con un impegno e una passione stupefacenti. Di come abbia rischiato di essere ammazzato decine di volte, di come abbia sollevato la gente contro l'imperatore e contro la trivialita' dei ricchi.

Ambrogio giunge a Milano nel 370; ha appena ricevuto un ulteriore incarico dall'imperatore Valentiniano I: si tratta, oltre che di amministrare la giustizia dell'Urbe e mantenere l'ordine fra i dipendenti imperiali e il popolo, di occuparsi dei delicati affari politici dello Stato. In quel tempo a Milano si stava vivendo una situazione di fermento riguardo il problema della conduzione religiosa. Il seggio vescovile, per molti anni tenuto da un vescovo di fede ariana, Aussenzio, era da poco vacante. I cattolici pretendevano di porre un proprio rappresentante alla direzione liturgica della citta'. Ambrogio, forte della sua carica e del prestigio di cui godeva, si accollo' il compito di gestire e risolvere con equanimita' il problema della scelta. Ambrogio inizio' con l'ascoltare i vari interventi che designavano i due proposti concorrenti al seggio... Alla fine prese la parola per esprimere il suo punto di vista riguardo ai valori e alle carenze che personalmente egli rilevava in entrambi. Doveva di certo possedere una grande dote di intrattenitore e la facolta' di farsi ben comprendere da chiunque... Non aveva ancora finito di parlare al popolo quando tutti i presenti, abbandonata ad un tratto la collera reciproca, si trovavano a convergere, nella scelta del nuovo vescovo, proprio su quel consigliere di concordia. Al termine della relazione di chiusura esposta da Ambrogio esplose un applauso straordinario, contrappuntato da grida d'entusiasmo. Gridavano che egli fosse subito battezzato "E' lui che dovete eleggere a nostro vescovo: non ci sara' mai un unico popolo cristiano se non ci darete per pastore questo uomo".

 

Libro, 222 pagine, anno 2009
Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano lo trovate su commercioetico.it

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[STAMPA] Dario Fo e Arlecchino, una coppia “contro”

(30 giugno 2011) Chi non è mai stato moderato né ieri né ora è il premio nobel, il giullare, l’affabulatore Dario Fo. Detto questo, il celebre attore e drammaturgo torna in libreria con uno dei suoi testi più sentiti: Arlecchino. La maschera della Commedia dell’Arte che, con il suo temperamento ondivago, tentennante un’arguzia fuori dal comune unita ad una oscillante sbadataggine che sfiora la stupidità, ha consegnato al suo apparire, nel XVI secolo, uno dei caratteri principali dell’italiano. Con la ricostruzione del testo, curato e tradotto nelle sue parti dialettali da Franca Rame e dai suoi collaboratori, contenente anche gli ormai proverbiali disegni-bozzetti-cartoni del maestro, Einaudi rimette in circolo, in edizione dvd, anche la ripresa dello spettacolo che debuttò in anteprima nazionale al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia nell’orami lontano 1985, per le cure del “grotowskiano” Ferruccio Marotti e in occasione dei 400 anni della nascita del personaggio.

Così Fo descrive la sua amatissima maschera:
«Arlecchino era fondamentalmente un amorale. Quelle sue provocazioni suscitarono un successo incredibile; con le sue entrate in scena oscene aveva rotto le normali convenzioni dello spettacolo». Dunque, è un progetto già di spettacolo a venire il lazzo del “personaggio” bergamasco. Il nascondimento è di epoca successiva. Il costume è pezzato ma non losangato che come la maschera arriverà dopo. Le losanghe, infatti, arriveranno con Goldoni, nel 700 più avanzato".

 

FRANCA RAME (a cura di) Dario Fo. Arlecchino,Einaudi Stile Libero, Torino, 2011, pp. 178

 

fonte: ilcittadino.it

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